Festa della Musica: il Sudafrica… a ritmo di jazz! 🎶

Festa della Musica: il Sudafrica… a ritmo di jazz! 🎶

Il jazz in Sudafrica non è solo un genere musicale: è un linguaggio nato nei vicoli polverosi delle township, cresciuto tra repressione e resistenza, e oggi celebrato nei club più prestigiosi del mondo. 

Arrivato negli anni ’20, il jazz ha trovato in Sudafrica un terreno fertile per trasformarsi. È diventato marabi, musica da ballo popolare nei quartieri operai. È esploso nel suono allegro del kwela, con i suoi fischietti e le sue melodie di speranza. E poi si è fuso con l’energia urbana per creare l’inconfondibile Cape Jazz.

Oggi, il Sudafrica è una delle capitali musicali dell’Africa. Ogni anno, il Cape Town International Jazz Festival attira migliaia di appassionati. Il Festival è un mix di jazz locale e internazionale, ragion per cui viene definito “il più grande raduno d’Africa”. Ma il jazz si ascolta anche tra le vie colorate di Bo-Kaap, nei club sotterranei di Maboneng e nel Waterfront di Cape Town.

Lasciati travolgere dall’atmosfera di un jazz club sudafricano

Viaggio in Armenia – Georgia

Viaggio in Armenia – Georgia

LE CIVILTA’ CRISTIANE DEL CAUCASO

Una proposta di viaggio affascinante alla scoperta della cultura cristiana dell’area caucasica, di una terra custode di tesori religiosi e di una cultura millenaria, da sempre crocevia tra Oriente e Occidente.

La vasta area che identifichiamo come Caucaso è sempre stata terra di confine tra popoli sedentari e genti nomadi, punto di separazione e incontro, a seconda dei vari momenti storici, tra Europa e Asia.

Un viaggio in Armenia e in Georgia, fuori dai tradizionali circuiti di massa, permette di farsi un’idea del ricco mosaico culturale, storico e geografico di questi Paesi, in rapida crescita nonostante i tanti problemi derivati da un recente passato post-sovietico. Proprio a causa della loro posizione strategica sono sempre state terre contese e fonte di screzi e invasioni, terre dai confini labili e in continuo mutamento; ma, chiunque li visita, rimane piacevolmente sorpreso dall’ospitalità e dalla simpatia della gente, nonché dall’ottima cucina locale e dal buon vino. Monasteri dall’atmosfera sacra, musei imponenti, laghi d’acqua cristallina e boschi incontaminati; città sorprendentemente europee ma che conservano un’identità fedele alla propria storia, siti archeologici millenari, villaggi cristallizzati nel tempo e cime innevate.

La natura selvaggia e variegata dei paesaggi che si attraversano da Yerevan fino alle cime della catena del Grande Caucaso, contribuisce ad arricchire un viaggio culturalmente molto interessante in una regione antica e ricca di sorprese.

Viaggio in TAGIKISTAN e  UZBEKISTAN

Viaggio in TAGIKISTAN e UZBEKISTAN

BAZAR, MADRASE E STORIE DELL’ANTICA SOGDIANA

Un viaggio in Uzbekistan e Tajikistan, in quell’Asia Centrale che ha avuto la paradossale fortuna di essere stata per secoli dimenticata dallo sviluppo e dalle cronache mondiali. È così che ha potuto conservare il suo fascino senza tempo ancora scandito dalla natura o dallo scintillio delle tessere di mosaico delle imponenti madrase che plasmano quelle che un tempo erano brulicanti città carovaniere. Mausolei silenziosi, moschee finemente decorate, i bazar con i loro odori di spezie, i sorrisi e i vestiti colorati della gente.

Il cuore dell’Asia è qui, è vivo e ci riporta subito nella leggenda: lungo la Via della Seta e, prima ancora, sulle orme di Alessandro Magno. Le seguiamo attraverso le antiche satrapie persiane: la Battriana e la Sogdiana.

Questo è un viaggio che riunisce ciò che la geografia politica ha diviso: Uzbekistan e Tajikistan hanno molto in comune, dalla storia alla lingua alla gastronomia. Il nostro periplo attorno alla Storia, lasciandoci volentieri sedurre dalle numerose poesie e leggende che fioriscono tra le steppe e le montagne, inizia da Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, per avventurarsi subito “fuori rotta”, tra i bazar e le vette aspre del vicino Tajikistan. Khujand, discendente da una delle mitiche città fondate da Alessandro, Penjikent, con i suoi straordinari siti archeologici. Ma, soprattutto, è qui che la Natura si mostra nella sua veste più bella, dalla fertile Valle del fiume Zaravshan ai Sette Laghi che si sviluppano fino a 2.400 metri, come pietre luccicanti piovute dal cielo. Dalla capitale Dushambe, di postura sovietica, rientriamo in Uzbekistan per esplorare un’area poco conosciuta, quella con capoluogo Termez e che ha visto passare persino il buddismo, testimoniato dai complessi religiosi di Fayaz Tepe e Kara Tepe. E, infine, visiteremo le due più ricche e gloriose città lungo la via della Seta: Bukhara e Samarcanda, entrambe Patrimonio Unesco. La prima particolarmente cara al mondo islamico per le sue madrase, le moschee e alla presenza, in passato, di personaggi religiosi e scienziati che ne hanno accresciuto il prestigio. E la seconda, nota anche come “Specchio del Mondo”, “Giardino dell’Anima” o “Perla dell’Est”, grazie ai fasti di Tamerlano e Ulug Bek, conserva una bellezza cristallizzata nel tempo.

Quattordici giorni di viaggio, fermandoci quasi sempre due notti consecutive nello stesso luogo, dalle città carovaniere dell’Uzbekistan alle valli remote del Tajikistan, per lasciarsi stupire da uno stile di vita ancora semplice ma dignitoso e da una cultura che affonda le sue radici, seppur lontane, proprio accanto alle nostre.

La Via Nakasendo, viaggio nel Giappone senza tempo

La Via Nakasendo, viaggio nel Giappone senza tempo

Lungo l’antica strada postale, la scoperta di un Giappone lontano dall’immaginario comune.

Nakasendo in giapponese significa “Strada centrale della montagna”. Il percorso che porta questo nome era una delle cinque arterie principali che, durante il periodo Edo, collegava Kyoto a Tokyo attraverso le Alpi giapponesi.

È un’esperienza per autentici cultori del Giappone, ideale per viaggiatori esigenti che amano la libertà di esplorare, lasciandosi guidare dalla propria curiosità e dalla voglia di approfondire ciò che più fa vibrare l’anima.

Per questo motivo, i travel designer di Ensy7 propongono la Via Nakasendo nell’esclusiva formula individuale: un viaggio in autonomia, ma con la sicurezza di un’organizzazione impeccabile che si prende cura di ogni aspetto – hotel, trasporti, esperienze, assistenza costante.

Il ritmo del viaggio: tradizione e comfort

Il viaggio inizia con l’arrivo a Tokyo, dove lo staff locale Turisanda accoglie l’ospite in aeroporto per il trasferimento in città. Il movimento è quello di una delle più vaste metropoli contemporanee: per chi desidera un approccio guidato, il City Tour in italiano o l’esperienza gastronomica accompagnata aiutano ad orientarsi nella complessità affascinante della capitale.

L’itinerario si tinge di verde appena si prosegue in autonomia verso Hakone, nella regione dei cinque laghi: questa florida vallata termale ai piedi del maestoso Monte Fuji è già un’immersione nel Giappone più autentico. L’accoglienza in un ryokan sintonizza il viaggio sull’ospitalità giapponese. Togliere le scarpe e attraversare le shoji, tradizionali porte scorrevole in carta, è il primo passo per un viaggio indietro nei secoli, nei meandri di una cultura millenaria, tra tatami in paglia di riso sul pavimento, un arredamento minimale in legno e un futon su cui coricarsi per riposare. Il tempo rallenta, scandito dal cerimoniale del bagno termale e dal rituale della cena kaiseki, servita con eleganza minimalista che esalta i sapori stagionali.

La valle di Kiso e l’antica Via Nakasendo

Dopo una mattinata di relax e la visita della rigogliosa vallata di Hakone, il viaggio continua verso Nagoya. Esplorando la Valle di Kiso si incontra finalmente la Via Nakasendo, i cui tratti offrono immagini del Giappone più autentico. Su sentieri lastricati tra foreste primordiali, il muschio ammorbidisce le pietre e l’umidità crea un microclima sospeso fuori dal tempo. La colonna sonora del gorgoglio dell’acqua nei canali stretti e il canto degli uccelli nascosti nel fogliame avvolgono il visitatore in un santuario del verde. Le storiche città-stazione sono capsule temporali viventi. Come nelle antiche stampe, Magome, Tsumago e Narai evocano scene di samurai e mercanti, monaci itineranti e pellegrini.

 

 

Le Alpi dei samurai

Il cuore delle Alpi Giapponesi si tocca tra gli scenari montani di Takayama, città fulcro della regione con le sue strade fiancheggiate da case in legno, le botteghe artigiane e i templi silenziosi.

Il viaggio prosegue verso Kanazawa, con una sosta per ammirare il “villaggio-cartolina” di Shirakawa-go, patrimonio UNESCO dalle caratteristiche case il cui tetto di paglia ricorda mani unite in preghiera. All’arrivo a Kanazawa, conosciuta come la “piccola Kyoto“, si visita liberamente Nagamachi, l’antico quartiere dei samurai. Il distretto Higashi Chaya richiama Gion, il celebre quartiere delle geishe dell’antica capitale. Il giardino Kenrokuen è tra i più caratteristici del Giappone, consiste in un immenso parco dove ogni elemento – pietra, acqua, vegetazione – è accuratamente disposto secondo principi estetici che invitano alla contemplazione.

 

 

Kyoto: l’essenza della cultura giapponese

Dalla lentezza estrema delle montagne si passa all’alta tecnologia dei treni più veloci del mondo per trasferirsi a Kyoto, ma è solo una breve concessione al XXI secolo, perché l’antica capitale conserva l’essenza più pura della cultura nipponica: ogni tempio, ogni giardino, ogni vicolo sono testimoni di storie millenarie.

Scegliendo tra un’escursione guidata in italiano o l’esplorazione autonoma della città imperiale, i ritmi svelano i tesori nascosti nelle forme dei templi silenziosi all’alba, delle cerimonie del tè in angoli appartati, degli incontri fortuiti con artigiani dalle tradizioni secolari.

Il ritorno a Tokyo e il successivo rientro in Italia chiudono un cerchio perfetto. Si torna cambiati. Ai piedi del Monte Fuji, la filosofia giapponese chiama “ma” ciò che questo viaggio offre – lo spazio tra le cose, il vuoto che dà significato al pieno. È in questi interstizi che si nasconde l’essenza dell’esperienza dedicata da Ensy7 a chi viaggia col cuore.

Maratea, la perla lucana è l’attrazione turistica “under 5mila” più cercata d’Italia. Ecco perché

Maratea, la perla lucana è l’attrazione turistica “under 5mila” più cercata d’Italia. Ecco perché

La località della Basilicata è il centro “minore” italiano che riscuote il massimo interesse web (Holidu). Dal Cristo Redentore ai nuovi sentieri ciclabili, dalle taverne storiche al Crithmum – il “liquore del mare” – un racconto che intreccia bellezza e identità.

È la più cercata d’Italia tra le piccole località. Con oltre 111mila ricerche mensili da inizio anno, secondo il portale per le vacanze Holidu, Maratea ha conquistato il podio tra le località italiane sotto i 5mila abitanti più cliccate online, superando icone come San Vito Lo Capo e Positano (al secondo e terzo posto). Un dato che conferma un desiderio diffuso: oggi si ha bisogno di bellezza vera. La “Dea del Mare”, come era chiamata in passato, è esattamente questo. Ha la fama di rifugio e buen retiro, è una soglia tra la montagna e il mare, sospesa tra fede, natura e tradizioni che resistono al tempo. L’unico borgo della Basilicata, inserito tra i borghi più belli d’Italia e che ha conquistato il titolo onorifico di città, ad affacciarsi sul mar Tirreno, conserva il fascino dei luoghi che accolgono senza invadere, che proteggono senza trattenere. Per questo è scelta anche da numerosi personaggi vip, in cerca di isolamento, riposo e stimoli. Cesare Cremonini, ad esempio, ci torna tutte le estati – suo padre aveva acquistato una casa – per rigenerarsi dopo un tour. E fu proprio durante uno dei primi soggiorni, nel 1995, che scrisse la canzone “Vorrei”, ispirato dalla quiete del paesaggio.

Un legame, quello tra viaggiatori e autenticità, sempre più ambito. Secondo Airbnb, per questa estate, questo valore è fondamentale: il 60% degli intervistati infatti lo considera l’elemento decisivo nella scelta della destinazione, insieme alle esperienze da vivere sul posto (importante per l’85% delle famiglie). Maratea, con il suo equilibrio raro tra costa e natura, silenzio e sapori, interpreta perfettamente questa visione. Non a caso è parte attiva del progetto “Basilicata Rurale – Rete rurale dell’accoglienza per turisti, viaggiatori, curiosi”, sostenuto dal PSR Feasr, che valorizza le aree interne, le tradizioni agricole, l’ospitalità diffusa e il ritmo lento dell’esperienza. Un’iniziativa che unisce comunità e territorio, mettendo al centro l’incontro, la memoria, la riscoperta.

 

Maratea e il Cristo dall'alto (foto Apt Basilicata)
Maratea e il Cristo dall’alto 

Trenta chilometri di costa con il verde che s’inchina al blu, e il mare che si infila tra le rocce e cambia colore con la luce. Un confine stretto tra Basilicata e Calabria, attraversato dal fiume Noce e lambito da tre grandi parchi nazionali – il Pollino, il Cilento e l’Appennino Lucano – in attesa di un quarto: l’area marina protetta di Maratea. Diverse le frazioni a creare una mappa di emozioni più che di strade. Ed ecco Acquafredda, con le sue spiaggette incastonate fra le rocce e diverse grotte marine come la Grotta del Sogno, una delle più imponenti della costa; Fiumicello con la spiaggia più grande, circondata da una fitta vegetazione. Seguendo la litoranea in direzione Sud si giunge alla frazione di Cersuta. Qui, da non perdere, lo Sky Walk Cersuta, una passerella in vetro sospesa sul Golfo di Policastro che regala una delle viste più vertiginose e affascinanti del Sud Italia. Insomma, un po’ ovunque il paesaggio si attraversa con lo sguardo.

Ma Maratea (marateawelcome.it) ha un altro sguardo, più alto, più solenne. È quello del Cristo Redentore che svetta sulla cima del Monte San Biagio, a 644 metri d’altezza. Scolpito negli anni Sessanta da Bruno Innocenti, è tra le statue più grandi d’Europa dedicate a Cristo e, con i suoi 22 metri, ricorda il Cristo carioca sulla cima del monte Corcovado a Rio de Janeiro. Ma non è solo una questione di misure. Qui ogni dettaglio ha un senso. Le braccia spalancate -19 metri di apertura – evocano un abbraccio. Il volto, largo 3 metri, rivolto all’entroterra ricorda le radici contadine di questo territorio, più legate alla pastorizia che alla pesca. I piedi nudi poggiano direttamente sulla roccia, senza piedistallo, a indicare un gesto di umiltà che lo radica al suolo e al popolo, mentre il piede sinistro spunta dalla tunica, simbolo di accoglienza. I capelli sono corti, per non mostrare, forse, che la statua è di spalle rispetto a chi la guarda dal mare. Eppure, grazie a un gioco prospettico, da lontano sembra rivolto anche a chi arriva dall’acqua. Poco più sotto, la basilica eretta sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Minerva, porta il nome del Santo protettore e ne conserva le reliquie nella Cappella Regia, accanto a una preziosa statua d’argento realizzata nel 1974.

Lo sguardo sulla costa

Da qui, lo sguardo abbraccia l’intera costa e, nelle giornate limpide, si spinge fino a Punta degli Infreschi, ai monti del Pollino e a quelli dell’Orsomarso e, soprattutto, all’isola di Santo Janni, un piccolo universo selvaggio. Deve il nome a una cappella antica dedicata a San Giovanni. Un tempo abitata da conigli selvatici, oggi è rifugio per specie rare, come la lucertola dal ventre azzurro, chiamata affettuosamente “drago”. Secondo una leggenda, Ulisse vi si fermò nel viaggio di ritorno a Itaca. In epoca romana, era un centro di produzione del garum, la celebre salsa a base di interiora di pesce amata nelle cucine degli antichi romani, e sono stati rinvenuti resti di vasche utilizzate per la lavorazione. I fondali dei dintorni, inoltre, hanno restituito anfore per il trasporto del vino e dell’olio e sessanta ceppi di ancore greche e romane in piombo.

 

 

Scendendo, poi, verso il borgo, Maratea cambia registro, ma non incanto. Il centro storico è un labirinto gentile: strade in pietra, archi, scalinate, balconi fioriti, colori pastello e l’odore dolce dei “bocconotti” appena sfornati. Alla Pasticceria Panza, in uno dei vicoli, da oltre sessant’anni, si prepara questo dolce di pasta frolla ripieno di crema e amarena o cioccolato. Un tempo, era soprannominato il “dolce del pastore” perché si portava durante la transumanza, farcito con sanguinaccio e mela cotogna. Pochi passi e si è in Piazza Buraglia, intima e raccolta, spesso paragonata alla piazzetta di Capri, per la sua atmosfera sospesa nel tempo. Tutto intorno, aprono le porte chiese e cappelle, tanto che la cittadina ha guadagnato pure l’appellativo di “città delle 44 chiese”. Spicca quella dell’Annunziata, con la cupola maiolicata gialla e verde, e due leoni medievali che sorvegliano l’ingresso. Da non perdere anche Santa Maria Maggiore e il Santuario della Madonna degli Ulivi, incastonato tra le colline.

Il “salotto turistico”

La sera ci si ritrova al Porto, con il porticciolo ricostruito dopo la mareggiata del 1987, un vero e proprio “salottino turistico”, con i suoi locali dove sorseggiare aperitivi e drink, i numerosi spettacoli estivi (tra questi, Maratea Yellow Book Marine, festival letterario, dal 10 al 12 agosto, ideato da Simona Bonito e Piera Carlomagno, con ospiti come Maurizio De Giovanni). È anche punto di partenza di numerose escursioni alla volta degli angoli più incontaminati della costa. Qui ha sede l’Associazione Sportiva Fly Maratea che organizza tour in kayak. Per gli sportivi e gli appassionati di bicicletta, invece, non mancano i sentieri e gli itinerari. Come “Basilicata Coast to Coast”, dal nome del famoso film del regista e attore lucano Rocco Papaleo, un itinerario tracciato e segnalato che collega tredici comuni da Maratea a Novasiri, lungo le valli del Noce e del Sinni. Lungo il percorso si sviluppano progetti di mobilità dolce, come la ciclovia parallela, già in parte finanziata, che permetterà di attraversare il territorio in sella a una bici, pedalando tra vigneti, uliveti, paesi silenziosi e antiche masserie.

 

Il Cristo di Maratea alto 22 metri (ph Antonio Calbi)
Il Cristo di Maratea alto 22 metri (ph Antonio Calbi) 

 

Un viaggio lento che restituisce senso allo spostarsi. Proprio come il gusto, che da queste parti non è solo piacere, ma memoria, identità, racconto. Nei vicoli del borgo spiccano gastronomie e negozietti che propongono formaggi – su tutti il caciocavallo podolico, che prende il nome dalla razza bovina allevata in zona allo stato semibrado -, i peperoni cruschi di Senise, i fagioli di Sarconi. Alla Taverna di Zu Cicco, nel cuore del centro storico, il mare si può anche bere. I proprietari hanno ideato uno dei prodotti più originali del territorio: il Crithmum, detto il “liquore del mare”. Deriva dal Crithmum maritimum, una pianta tenace che cresce tra le fessure delle rocce, impregnata di salsedine e sole. Il risultato è un digestivo aromatico, dal gusto salmastro, che racchiude l’essenza della costa in un sorso.

I vicoli da scoprire

In un altro vicolo discreto, si trova la Taverna Rovita, un tempo frateria settecentesca, oggi riconosciuta tra i ristoranti storici d’Italia, con piatti che rendono omaggio alla lucanità, reinterpretata con estro. Non mancano i sapori più veraci, come la treccia della frazione di Massa, da assaggiare al Casale De Filippo, dove i profumi del latte fresco e della manualità contadina si fondono in un equilibrio perfetto. Ma anche i sogni sono cullati. Alla Tenuta Palmieri, adults only, immersa in una pineta che profuma di resina e affacciata sul mare, il risveglio è lento, tra dolci fatti in casa e colazioni con i prodotti locali. Per chi cerca design e bellezza anche nei dettagli, c’è La Casa di Maratea: una residenza vista mare che è anche una collezione d’autore. Ogni stanza custodisce oggetti di Sottsass, Gio Ponti, Gae Aulenti, Rietveld, libri d’arte, arredi ricercati e una terrazza che sembra galleggiare sull’orizzonte.

Forse è per tutte queste cose che, tra decine di destinazioni da sogno, la perla lucana è diventata una delle mete più desiderate d’Italia: perché restituisce l’essenziale. Discreta, profonda, vera. E, proprio per questo, sempre più cercata. E sempre più trovata.

Casina Vanvitelliana, il gioiello del Lago Fusaro

Casina Vanvitelliana, il gioiello del Lago Fusaro

La prima volta che vedi la Casina Vanvitelliana ti viene spontaneo fermarti. È lì, sospesa sull’acqua del Lago Fusaro, come se fosse uscita da un sogno. Un piccolo edificio elegante, collegato alla terraferma da un lungo ponte di legno che sembra condurti in un altro tempo. E in effetti, un po’ è così.

Siamo a Bacoli, a meno di un’ora da Napoli, in un’area dove storia e natura si fondono da secoli. E in mezzo a questo paesaggio, quasi a sorpresa, trovi questa costruzione raffinata e insolita, nata come casino di caccia reale, ma che oggi è un simbolo di bellezza architettonica.

Un progetto firmato Vanvitelli (anzi, suo figlio)

La Casina Vanvitelliana non ha solo un nome che suona bene. Porta con sé una firma importante: quella di Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi Vanvitelli, autore della Reggia di Caserta. È lui che nel 1782 riceve l’incarico di costruire un piccolo padiglione reale per il re Ferdinando IV di Borbone, proprio al centro del lago Fusaro.

Non doveva essere una reggia, ma un rifugio elegante per le battute di caccia e le giornate di svago della famiglia reale. Un luogo appartato ma visibile, raffinato ma in armonia con il paesaggio. E il risultato è un edificio che ancora oggi colpisce per proporzioni e delicatezza.

La struttura è in stile tardo barocco napoletano, su pianta poligonale, con grandi vetrate, tetto a padiglione e un gioco di simmetrie che si riflette nelle acque calme del lago.

Casina Vanvitelliana: Una storia che attraversa i secoli

Nel corso del tempo, la Casina non ha perso il suo fascino, anzi. È stata visitata da personaggi illustri, da Goethe a Mozart, da Rossini fino a Giorgio de Chirico, e ha attraversato decenni di storia, cambiando spesso ruolo. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu persino danneggiata, ma venne restaurata fedelmente negli anni successivi.

Oggi è gestita dal Comune di Bacoli e rientra tra le mete più suggestive da visitare nei Campi Flegrei, anche se rimane una perla ancora poco conosciuta al grande pubblico. Ed è proprio questo a renderla speciale: ci arrivi senza folla, senza caos, e puoi davvero goderti ogni angolo con calma.

Cosa vedere alla Casina Vanvitelliana

Casina Vanvitelliana tramonto

Anche se l’edificio è relativamente piccolo, la visita vale sempre la pena. L’interno si visita su prenotazione, spesso in occasione di eventi culturali, esposizioni, visite guidate o aperture straordinarie. Le stanze conservano ancora l’atmosfera originale, con dettagli d’epoca, pavimenti in maiolica, affreschi e boiserie.

Ma è l’esterno a colpire di più: il riflesso della casina sul lago, il ponte di legno che ti accompagna in mezzo all’acqua, il silenzio interrotto solo dai suoni della natura. Anche se non riesci a entrare, solo ammirarla da fuori vale la visita.

Se ami la fotografia, poi, qui trovi uno dei soggetti più scenografici della Campania. I colori cambiano con la luce: al tramonto, tutto si tinge di rosa e oro, e la casina sembra davvero galleggiare.

Come arrivare

La Casina Vanvitelliana si trova a Bacoli, località Fusaro, in provincia di Napoli.

  • In auto: da Napoli ci vogliono circa 45 minuti, seguendo la Tangenziale in direzione Pozzuoli e poi le indicazioni per Bacoli – Lago Fusaro. C’è parcheggio in zona, ma conviene arrivare presto nei weekend.
  • In treno: puoi prendere la Cumana da Napoli Montesanto fino alla stazione di Fusaro. Da lì, in cinque minuti a piedi, sei davanti alla casina.
  • In bus: diverse linee EAV collegano Napoli e Pozzuoli a Bacoli e Fusaro.

La posizione è strategica anche per combinare la visita con altre tappe interessanti: la vicina Baia con il Parco Sommerso, il Castello di Baia, Miseno con la sua spiaggia e il Monte di Procida con vista su Ischia.

Quando andare alla Casina Vanvitelliana

Casina Vanvitelliana tramonto

La Casina è aperta tutto l’anno, ma dà il meglio di sé nelle mezze stagioni. Primavera e autunno sono perfetti per la luce e il clima, ma anche in estate – magari la mattina presto o al tramonto – regala scorci spettacolari.

Molti eventi locali vengono organizzati proprio attorno alla casina: concerti, mostre, visite teatralizzate. Tieni d’occhio il sito del Comune di Bacoli o i canali social per sapere cosa c’è in programma.

Inoltre, se ci vai, non correre via subito. Dopo aver visitato la Casina, fermati in uno dei piccoli bar del lago per bere qualcosa con vista. Oppure fai due passi lungo la riva, tra panchine e alberi, magari con un libro o in compagnia. È un angolo di tranquillità che non ti aspetti, a pochi chilometri dal traffico di Napoli.

La Casina Vanvitelliana è uno di quei posti che non servono a stupire con effetti speciali, ma con armonia, bellezza e semplicità. È un gioiello discreto, ma autentico. E se ti capita di passarci, non dimenticarla: è il tipo di luogo che resta in mente, e che – dopo averlo visto – ti vien voglia di consigliare ad altri.