Dalle Alpi a Cape Town, i viaggi in treno da fare una volta nella vita

Dalle Alpi a Cape Town, i viaggi in treno da fare una volta nella vita

Solcare le Alpi, attraversando villaggi e gole profonde. Seguire le orme del Danubio tra le città d’arte del Centro Europa. O attraversare le campagne inglesi, scoprendo cittadine storiche e atmosfere georgiane. È un viaggio lento quello che si fa a bordo di un treno storico. Ma il bello è proprio lì, nella possibilità di prendersela comoda, gustare il tragitto e apprezzare i panorami che scorrono dal finestrino. I treni storici di avventure ne hanno viste. Per decenni a bordo di quei lussuosi vagoni soggiornavano reali, nobili e ambasciatori, che partivano per lunghi Gran Tour attraverso l’Europa, alla scoperta. Ora su questi treni leggendari si vive un viaggio in treno fuori dai soliti schemi, che porta gli ospiti ad attraversare non solo paesi e confini, ma epoche e stili.

Con un fascino d’altri tempi, ma la modernità dei comfort, a bordo la nostalgia si trasforma in vacanza, tra atmosfere anni Venti e ambientazioni che riportano in vita l’epoca d’oro del viaggio in treno. E mentre i paesaggi cambiano, in carrozza non ci si annoia mai. Ogni convoglio offre il suo spettacolo, con un calendario di intrattenimenti, dalle serate musicali alle degustazioni gastronomiche, fino ai cocktail d’autore. Per pochi giorni o per lunghe tratte, è un’avventura da provare (almeno) una volta nella vita.

Atmosfera Grande Gatsby

Tra i più noti c’è il Venice Simplon-Orient-Express, il mito su rotaia firmato Belmond, simbolo di un’eleganza che richiama il fascino dei viaggi d’altri tempi. Per rivivere un viaggio in stile Grande Gatsby, l’atmosfera è festaiola come un tempo, e mentre i vagoni sferragliano si sente il tintinnare dei bicchieri di cristallo, con le tovaglie inamidate, i servizi di porcellana, le cabine in legno scuro lucidato e i tessuti preziosi.

 

British Pullman (Mark Fox)
British Pullman 

 

Qui si vive la “Villeggiatura in treno”, con itinerari attraverso l’Italia che rievocano l’atmosfera dei ruggenti anni Venti. Tra le nuove rotte spicca quella verso la Costiera Amalfitana: si parte da Parigi per arrivare a Pompei, con una visita privata alle rovine, per poi proseguire fino a Ravello. Carrozze d’epoca, cene firmate da grandi chef, cocktail d’autore e serate che si accendono nella storica carrozza bar 3674, con tanto di musica dal vivo. Le destinazioni sono tante: il treno attraversa l’Europa collegando città iconiche come Venezia, Portofino e Firenze, trasformando ogni tratta in un viaggio nell’arte di vivere.

Il treno firmato Baz Luhrmann

Piacerà agli amanti del cinema la nuova carrozza di The British Pullman, altro convoglio dello stesso gruppo, che tra i suoi vagoni presenta una carrozza artistica, Celia, ideata e progettata dal visionario regista Baz Luhrmann in collaborazione con Catherine Martin, costumista e scenografa vincitrice di un premio Oscar. Ispirata alla vivace scena teatrale londinese degli anni ’30 e al testo shakespeariano “Sogno di una notte di mezza estate”, è stata illustrata dall’artista Yukiko Noritake e allestita all’interno di un’autentica carrozza Pullman del 1932.

 

Venice SImplon Orient Express
Venice SImplon Orient Express 

 

Offrirà l’opportunità di viaggiare a bordo del più emblematico treno della Gran Bretagna, immersi in un’atmosfera cinematografica: qui si vivrà un’esperienza dedicata alla settima arte, tra musica, intrattenimento e percorsi gastronomici.

Spagna o Danubio

Se ci spostiamo in Spagna, il convoglio più ambito è El Transcantábrico, che offre un viaggio nella sua storia accogliendo tra interni d’antan, boiserie in legno e salottini curati: un vero albergo su rotaia, con tanto di suite spaziose e dotate di ampie finestre panoramiche, ideali per seguire il paesaggio tra le carrozze in stile Belle Époque. Il treno attraversa lentamente il nord della Spagna lungo la costa cantabrica. collegando San Sebastián e Santiago de Compostela, con tappe tra città storiche, villaggi costieri e siti Unesco, lungo un itinerario tra Atlantico e Picos de Europa. A bordo si vive anche un’esperienza gastronomica, gustando i piatti della tradizione cantabrica, asturiana e galiziana, accompagnati da vini del territorio.

Impiega 11 giorni il Golden Eagle Danube Express per attraversare l’Europa centrale, con l’itinerario Grand Alpin Express, che combina città storiche e paesaggi alpini. Si parte da Budapest, tra architetture imperiali e bagni termali, per poi raggiungere Vienna, con i suoi palazzi asburgici e la tradizione musicale. Il viaggio prosegue lungo la Semmering Pass railway, una delle linee ferroviarie più scenografiche d’Europa, tra viadotti e gallerie immerse nella natura.

 

British Pullman (Mark Fox)
British Pullman 

 

Si entra quindi nel Tirolo austriaco, con tappe tra il Lago di Achen e Innsbruck, circondata dalle Alpi. Attraversata la Svizzera, si arriva a Zurigo, per poi proseguire verso il Passo del San Gottardo e il Lago di Como, tra i paesaggi più suggestivi del nord Italia. Il percorso continua con soste a Verona e Trieste, prima di entrare in Slovenia, dove si visitano il Lago di Bled e Lubiana, tra natura e architetture mitteleuropee. Il viaggio si conclude a Venezia, tra canali, palazzi storici e la laguna. Ma le tratte da provare su questo storico convoglio sono tante, dal tour dei Balcani ai castelli della Transilvania, fino ai tesori della Turchia.

Sguardo sull’Africa australe

Per chi se la sentisse di vivere un’avventura più lunga, vale la pena spingersi in Africa e salire a bordo del Rovos Rail. Dalle cabine arredate con mobili d’epoca alla carrozza panoramica per seguire il paesaggio dalle ampie vetrate, tutto è pensato per immergere i passeggeri nella natura circostante, attraverso alcune delle regioni più suggestive del Sudafrica e dei paesi vicini: dalla riserva di Mpumalanga alle Cascate Vittoria-Zambesi tra Zimbabwe e Zambia, dai deserti della Namibia ai paesaggi lussureggianti del Kwazulu-Natal, fino alla celebre Garden Route lungo la costa di Città del Capo, o addirittura fino a Dar Es Salaam in Tanzania.

Ad arricchire il viaggio su rotaia, sono le escursioni a terra: safari, visite culturali e storiche permettono di scoprire il territorio e il patrimonio locale, in un itinerario che unisce il sapore coloniale dei treni d’epoca alla grande bellezza dei paesaggi africani.

 

Venice Simplon Orient Express
Venice Simplon Orient Express 
Sentiero Busatte sul Garda, il trekking di oltre 400 gradini sospesi nel vuoto

Sentiero Busatte sul Garda, il trekking di oltre 400 gradini sospesi nel vuoto

C’è un punto sul Garda dove si cammina tra cielo e acqua, con il lago sotto i piedi. Il Sentiero Busatte–Tempesta, sul versante trentino del Lago di Garda, unisce passerelle e lunghe scale metalliche ancorate alla roccia a vedute che restano incollate nella memoria. Non è un percorso estremo, ma lascia senza parole per il panorama e la verticalità. Ecco come funziona davvero, quando conviene andarci e quale rientro scegliere per evitare di risalire centinaia di gradini.

Dove si trova e cosa rende unico il Busatte–Tempesta

Il tracciato corre sopra la sponda trentina del Lago di Garda, tra il Parco delle Busatte (sopra Torbole) e la località di Tempesta. Oggi è un angolo tranquillo in riva al lago, ma durante l’Impero austro-ungarico Tempesta segnava il confine doganale con il Regno d’Italia.

L’idea iniziale era superare i costoni che precipitano nell’acqua; oggi quel disegno si traduce in un balcone naturale continuo, con parapetti solidi e gradinate in ferro che consentono di «volare» in sicurezza sul blu del lago. Fin dai primi metri, la visuale si apre su Torbole, Riva del Garda e sull’inconfondibile Monte Brione.

Le famose scale sospese: come sono e cosa aspettarsi

Il fascino del Busatte–Tempesta sta nelle tre rampe metalliche incastonate nella parete. Il sentiero alterna tratti nel bosco a passaggi a picco, con l’acqua ben visibile attraverso le grate. L’esposizione è netta, ma l’infrastruttura è protetta e ben mantenuta.

Salt de la Cavra: 116 gradini sul vuoto

La prima scalinata, detta Salt de la Cavra, scende con 116 gradini. I gradini fanno intravedere l’acqua molti metri più in basso: “effetto wow” assicurato anche per chi è abituato alla montagna.

Corno di Bò: la rampa più lunga

Segue il tratto più scenografico, la scalinata del Corno di Bò: 238 gradini sospesi dove l’altezza si fa sentire. Qui si percepisce la potenza della falesia e la sensazione di camminare in quota pur restando vicino al lago.

Valletta di Santa Lucia: l’ultimo salto

L’ultima rampa si trova nella Valletta di Santa Lucia. Superato questo punto, il sentiero diventa più pianeggiante e conduce senza difficoltà fino all’arrivo a Tempesta.

Percorso, durata e difficoltà del sentiero Busatte

Ecco alcuni dati utili prima di mettersi in marcia su questo sentiero così particolare sul Lago di Garda, per un trekking consapevole.

  • Punto di partenza: Parco delle Busatte, sopra Torbole (quota 152 m s.l.m.).
  • Punto di arrivo: località Tempesta, con opzioni di rientro ad anello o in bus.
  • Lunghezza: circa 4 km solo andata; poco meno di 8 km il giro ad anello.
  • Dislivello: circa 300 m positivi (quota massima intorno a 364 m sulla Strada Forestale dei Paloni).
  • Tempi medi: 1h30 per l’andata; 2h30–3h per l’anello a ritmo tranquillo.
  • Difficoltà: Escursionistica (E). Tecnicamente semplice, ma con tratti a gradini impegnativi per le gambe.

Come arrivare e dove parcheggiare

Dal centro di Torbole si seguono le indicazioni per il Parco delle Busatte/Parco Avventura. L’area dispone di un parcheggio comodo (in gran parte gratuito, con possibili limitazioni a disco orario nei picchi estivi).

L’accesso al sentiero avviene dai prati del parco, seguendo la segnaletica CAI per Tempesta. Un breve tratto su strada forestale nel bosco prepara alle prime vedute.

Consigli utili per famiglie e per chi ha cani

Il percorso è adatto alle famiglie, ma i passeggini non possono circolare: con bimbi piccoli serve zaino porta-bebè. I cani sono ammessi al guinzaglio; attenzione però alle grate metalliche delle scale, che possono ferire i polpastrelli. Con cani di piccola taglia è consigliabile prenderli in braccio sulle rampe; con quelli grandi, valutare scarpette protettive.

Le protezioni sono alte e stabili. Tuttavia, la trasparenza dei gradini espone la vista del vuoto: chi soffre di forte acrofobia potrebbe percepire disagio. In caso di incertezza, meglio scegliere giornate poco affollate e procedere senza fretta.

Estate africana: natura primordiale e culture profonde

Estate africana: natura primordiale e culture profonde

Angoli di Africa autentica ti aspettano con questi viaggi estivi che ti conducono alla scoperta di una natura soprendente e di popoli profondamente legati alle proprie tradizioni e identità culturali.

Il Madagascar è più un continente che un’isola, ricco di foreste pluviali e altipiani, canyon e piscine naturali, barriere coralline e piantagioni di tè, abitato da diverse etnie le cui culture arrivano da lontano, da esplorare anche con una navigazione a bordo di un confortevole catamarano tra le Isole Radama, Riserva della Biosfera UNESCO.

Poi la Namibia, con le sabbie rosse del deserto del Namib, la Costa degli Scheletri e la colonia di otarie di Cape Cross, le lagune di Walvis Bay, l’abbagliante “pan” del Parco Etosha, il Fish River Canyon (il più spettacolare ed esteso del continente), le montagne di arenaria del Damaraland e l’incontaminata e remota zona del Kaokoland abitata dai pastori nomadi Himba.

Infine, la terra abitata dal gruppo etnico degli Shona, lo Zimbabwe, da scoprire con un viaggio tra storia, archeologia, natura e safari: dal sito UNESCO di Great Zimbabwe alle spettacolari Matopos Hills, dal Parco Nazionale di Hwange alle maestose e suggestive Cascate Vittoria lungo il fiume Zambesi, al confine con lo Zambia.

Doraemon e Pokémon GO rilanciano il waterfront di Tokyo

Doraemon e Pokémon GO rilanciano il waterfront di Tokyo

Tokyo punta sull’animazione giapponese per rafforzare l’attrattività del suo waterfront. Tra Ariake e Odaiba, nuove infrastrutture e grandi eventi internazionali trasformano l’area in un hub dedicato al turismo esperienziale, con iniziative che coinvolgono icone globali come Doraemon e Pokémon.

Dal 14 aprile e fino al 30 settembre, il nuovo complesso TOKYO DREAM PARK, inaugurato recentemente ad Ariake, ospita la mostra immersiva “100% Doraemon & Friends in Tokyo”. Si tratta di un percorso esperienziale che ricrea ambientazioni iconiche della celebre serie, integrando scenografie interattive e spazi dedicati alle photo opportunity, con l’obiettivo di intercettare un pubblico trasversale, dai fan storici alle famiglie.

Parallelamente, dal 29 maggio al 1° giugno 2026, l’area di Odaiba sarà il fulcro del Pokémon GO Fest 2026: Tokyo, uno dei principali appuntamenti globali legati al gioco mobile. L’evento adotterà la formula del “gioco in città”: già dal 25 maggio e fino al 1° giugno, l’intera area metropolitana – ad eccezione delle isole – sarà coinvolta in un’esperienza diffusa, trasformando Tokyo in un grande spazio di esplorazione digitale. I partecipanti potranno muoversi tra quartieri e attrazioni alla ricerca di contenuti esclusivi e Pokémon rari, in un’integrazione sempre più stretta tra gaming e fruizione turistica.

“Il Pokémon GO Fest di Tokyo, che celebra il decimo anniversario del gioco, sarà il più grande mai realizzato, con l’intera città come palcoscenico. Tokyo è un luogo dove tradizione e innovazione convivono armoniosamente. Attraverso il progetto TOKYO GREEN BIZ stiamo ampliando gli spazi verdi urbani, e invitiamo tutti a scoprire il fascino della nostra città insieme ai Pokémon”, ha dichiarato la Governatrice di Tokyo, Yuriko Koike.

Lo sviluppo del TOKYO DREAM PARK si inserisce nelle strategie urbane della capitale giapponese, in particolare nel progetto TOKYO GREEN BIZ, volto a promuovere sostenibilità e integrazione del verde negli spazi urbani. L’area di Ariake e Odaiba, già nota per attrazioni iconiche come la statua a grandezza naturale del Gundam, consolida così il proprio posizionamento come distretto della cultura pop e dell’intrattenimento digitale.

Accanto agli eventi temporanei, il waterfront offre un sistema articolato di attrazioni permanenti: dal complesso gastronomico Senkyaku Banrai al mercato ittico di Toyosu, dallo spazio immersivo teamLab Planets al museo scientifico Miraikan, fino al parco in miniatura SMALL WORLDS TOKYO e alla nuova Toyota Arena Tokyo. L’intera area è collegata dalla linea automatizzata Yurikamome, che consente spostamenti rapidi con vista sulla baia.

In questo contesto, l’animazione giapponese si conferma leva strategica per lo sviluppo turistico, capace di generare flussi internazionali e di ridefinire le modalità di fruizione della destinazione, sempre più orientate a esperienze ibride tra fisico e digitale.

Bazaruto Islands, le isole che rinascono

Bazaruto Islands, le isole che rinascono

Ancorato sul Canale del Mozambico all’altezza del Tropico del Capricorno, l’arcipelago di Bazaruto è un paradiso ecologico. Di una verginità riconosciuta nel 1971 dal Wwf, assoluta e illibata, “frutto” di una guerra civile che per sedici anni ha isolato il paese e le sue isole lontano dalla pazza folla riducendo alla fame e alla disperazione tre milioni e duecentomila anime. Ma se oggi gli abitanti della terraferma sopravvivono con pochi meticais al giorno (450 dollari all’anno pro capite), ai mille pescatori dell’arcipelago, comodamente sparsi nelle isole di Benguerra, Magaruque, Bazaruto, Bengue e Santa Carolina, del conflitto non è arrivata neanche l’eco. Hanno sempre avuto di che mangiare, pescando o lavorando per un pugno di resorts e game-lodges che al più, ogni settimana, ospitano quaranta clienti: inglesi, americani, sudafricani, francesi e qualche italiano.

Proprio con l’improbabile governo del Mozambico furono due famiglie di Johannesburg e una dello Zimbabwe ad aver preso in concessione vaste porzioni delle tre isole principali: Santa Carolina e Bengue sono ancora escluse.

 

 

 

 

Queste oasi marine, le cui acque mai scendono sotto i 20°, non sono degli atolli maldiviani. Hanno perimetri che variano dai venti ai settanta chilometri ed è proprio la loro dimensione, non così minute da palesarsi in un’ora né così vaste da restare inesplorate in una settimana, a renderle affascinanti.

Incantano le spiagge robinsoniane di Pansy island, una lingua sabbiosa incastonata nel mare turchese di Bazaruto Island, popolate solo da granchi fantasma e pivieri dalle penne bianche e il becco nero, conchiglie esotiche, procellarie bianche, egrette, falconi pellegrini, chiurli, fenicotteri e altri centoquindici specie di uccelli. E sorprendono i rari incontri dei pescatori di origine bantu che, per nulla smaliziati, cuociono su di un improvvisato falò le sardine appena pescate e addentano i saporiti granchi crudi presi durante la bassa marea con un bastoncino biforcuto. Sono indigeni che sorridono mostrando più buchi che denti, spalancano gli occhi acquosi e offrono al turista vagabondo il loro cibo.

 

 

In cambio, esprimendosi a gesti o disegnando sulla sabbia (sulle isole parlano il dialetto di Inhambane, solo i vecchi ricordano qualche parola portoghese e comunque il 41% della popolazione in Mozambico è analfabeta) chiedono sigarette che fumano al contrario tenendo la cenere in bocca. Il filtro bruciato è poi masticato a dovere: una naturale inclinazione ecologica. D’altronde, come sporcare le gigantesche dune alte centoventi metri che, bianche e rosse, dipingono l’arcipelago?

 

 

Mecca della pesca d’altura, le acque del canale sono pescosissime: king fish, black marlin, barracuda e squali-balena, i pesce più grandi del mondo che scivolano maculati, giganteschi ma innocui, accanto ai dhow, i sambuchi dalla chiglia piatta di origine araba e la vela latina. Lo squalo-balena ha una massa gigantesca color castagna, supera anche i venti metri di lunghezza e quando si muove sembra fermo tanto è grande. Proprio al Two Miles Reef che separa Benguerra da Bazaruto, Cousteau girò uno dei suoi più intriganti documentari dedicato, appunto, al grande e innocente squalo.

Più inquietanti sono le acque verdi della laguna Lengue e del lago Maobe, infestate da quattrocentocinquanta coccodrilli che si abbronzano immobili al sole giaguaro ma che non disturbano le passeggiate solitarie. Dove ci si può anche perdere lasciando i sentieri tracciati tra gomitoli di arbusti, piante grasse, lala-palme (Hyphaene natalensis) e casuarinas. Per ritrovare i bungalow di legno, con letti a baldacchino e zanzariere, si seguono le tracce delle jeep dei lodges, gli unici mezzi meccanici che circolano nell’arcipelago. O si spiano i voli dei fenicotteri che, bussole volanti, si alzano e si posano sempre sugli stessi punti. Spesso vicino alle capanne degli abilissimi pescatori.

 

 

Nel 1563 Duant Borbosa fu il primo a divulgare in Portogallo la notizia di un’immenso letto di ostriche disteso nella barriera corallina di Two-Miles Reef. Da allora fino al 1913, quando un forte mareggiata distrusse i preziosi molluschi, la pesca alle “perle belle come quelle di Ceylon” costituì l’attività predominante e fu anche causa di numerosi conflitti tra la Companhina do Pesca das Perelas e il governatorato di Inhambane. Dell’antica ricchezza oggi non rimangono che minuscole perline offerte nel mercato di Vilankulos, il porto che sonnecchia sulla costa a dieci miglia di distanza. Non è certo un bel villaggio, ma è l’unica realtà urbana modellata sul Canale.

 

 

Il faro di Bazaruto è invece l’unica storica architettura rimasta a vigilare su queste terre promesse. Anzi, é proprio la sola edificata (assieme al vecchio e abbandonato albergo di stampo sovietico che annuncia l’isola di Santa Carolina). Fu costruito nel 1913 dai portoghesi, padri padroni del Mozambico per quasi cinque secoli fino al giugno del 1975. Alto 13 metri, svetta in cima alla collina più alta dell’arcipelago con la sua fatiscente struttura pentagonale che abbraccia una lunga torre bianco-verde. Vi vive ancora una famiglia bantu che gelosamente conserva tra chili di polvere e gomitoli di ragnatele i diari dei vecchi guardiani. Le pagine sono ammuffite ma ancora si possono leggere i commenti dei capitani e i nomi di tutte i battelli che per secoli navigarono il canale costeggiando le sue dune color mattone. Come apparvero ai marinai di allora questi galleggianti ritagli di steppa e di savana, così appaiono oggi. Niente é cambiato.

Le stagioni ideali sono primavera e autunno. Fuso orario: GMT +2

 

ARRIVARE
Con due scali e circa 16 ore di volo dall’Italia via Johannesburg-Maputo-Vilanculos con swiss.com luftahansa.com flytap.com.
DORMIRE/MANGIARE
Nei resorts e lodges, di gran gusto e che organizzano diving-tours e gite in barca in cerca dello squalo balena, snocciolati in un paio di isole: Anantara Bazaruto Island Resort, Azura Bengierra Island e Benguerra Island Lodge