Più di 9 milioni di abitanti, che diventano quasi 22 milioni se si considera l’intero Distretto Federale. Sono i numeri di Città del Messico, una delle città più popolate e affascinanti del mondo, ricca di tesori e di bellezze che però, viste le dimensioni, difficilmente si possono scoprire tutte in un unico viaggio. Qui di seguito vi elenchiamo le cose da non perdere nella capitale, prima di immergersi in un tour verso il mare, a caccia di meraviglie coloniali e di natura.
CITTÀ DEL MESSICO/1
I grandi classici sono, come sempre, i monumenti più importanti. Il Castello di Chapultepec, sede del Museo Nazionale di Storia, è un capolavoro barocco e neoclassico in un contesto di grande bellezza, dall’estetica europea. L’anima messicana va cercata in piazza della Costituzione, il famoso Zócalo, una delle piazze più grandi del mondo, luogo di ritrovo sin dai tempi degli Aztechi e circondata da edifici storici che meritano la visita (soprattutto la Cattedrale Metropolitana in pietra di tufo e la facciata del cinquecentesco Palazzo Nazionale, sede del potere esecutivo federale). Bellissimi il Templo Mayor azteco e la moderna Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, patrona del Messico, poi mettete in conto un po’ di tempo (minimo 3 ore) per scoprire Teotihuacan, un sito archeologico immenso in una valle a 40 chilometri dalla città, dove le grandi star sono le piramidi del Sole e della Luna, fra le più imponenti dell’intera Mesoamerica.
CITTÀ DEL MESSICO/2
I musei che meritano una visita? Moltissimi ovviamente, da quello della pittrice Frida Kalho nella Casa Azul (casa Blu) nel sobborgo di Coyoacán, al Palacio de Bellas Artes con i suoi splendidi dettagli Art Nouveau e Art Déco, al Museo Jumex per gli amanti dell’arte contemporanea. Fra le molte anime della metropoli, i mercati, o come dicono i messicani “los mercados”, sono un’esperienza a tutto tondo: un labirinto di bancarelle e cibo fresco quello de la Merced, tempio della “comida callejera che è parente del nostro street food. Un tesoro di antichità e artigianato quello di La Langunilla. Famoso per i cibi esotici quello di San Juan. Mentre nel mercato di Coyoacán si va per la gastronomia tradizionale e per fare incetta di artigianato locale e tessuti tie-dye, tinti in vari colori.
CITTÀ DEL MESSICO/3
Accanto ai monumenti e ai mercati, questa metropoli tentacolare esibisce un’anima viveur da scoprire nei suoi locali alla moda, come il Ristorante Pujol, nella classifica dei 50 migliori al mondo, o come il Restaurante Maximo dalla filosofia farms to table, “dalla fattoria alla tavola”. Handshake Speakeasy è un bar intimo, noto per i suoi cocktail strepitosi che gli sono valsi il titolo di migliore bar al mondo agli ultimi “World’s 50 Best Bars” (lo trovate nel quartiere di Colonia). L’alternativa è la Licoreria Limantour nel quartiere Roma, numero 32 nella prestigiosa classifica. Poi se vi rimane un po’ di tempo per una pausa culturale, segnatevi questi due indirizzi: la Biblioteca Vasconcelos, sbalorditiva con le sue immense librerie sospese, e il murales “Sogno di una domenica pomeriggio” dipinto da Diego Rivera nell’Alameda Central Park: è lungo oltre 15 metri.
PUEBLA
Look coloniale, case dipinte in colori sgargianti (quelle in Callejon de los Sapos, letteralmente “Vicolo dei Rospi”), atmosfere frizzanti. A due ore di macchina dalla capitale, Puebla è una città di un milione e mezzo di abitanti dove il passato pre-ispanico si mescola alla grandeur delle architetture barocche, raccolte attorno al centro storico dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Sullo Zócalo, la Cattedrale è incorniciata da due torri maestose, le più alte del Messico, ma è bellissima anche la chiesa di San Domenico con la scenografica Cappella del Rosario, ricoperta di oro zecchino, che merita sicuramente la visita.
OAXACA
C’è uno Zócalo anche a Oaxaca, con l’ennesima Cattedrale-capolavoro che tutti vanno a visitare. E, sorpresa, c’è anche una Chiesa di Santo Domingo, costruita in stile barocco a cavallo del XVI e XVII secolo, con un interessante Museo delle Culture nell’ex convento. La vera star però è fuori città, sull’altopiano dominato dal Monte Albán, l’antica capitale religiosa del popolo Zapoteco dove le piramidi, le tombe, i bassorilievi, sono immersi in un paesaggio spettacolare. Era un centro religioso zapoteco anche Mitla, sito archeologico dell’VIII secolo non lontano dal Monte Albán, dove i resti dei palazzi decorati con mosaici geometrici regalano un pieno di bellezza. Se durante il viaggio on the road notate distese di agave, sappiate che per i messicani queste piante sono un mito, perché è grazie al loro succo se secoli fa è nato il Mezcal, il distillato un tempo sacro e magico e oggi alla base di molti cocktail mixology. Alcuni dei più importanti produttori artigianali si trovano proprio qui, nelle valli dello Stato di Oaxaca, a due ore dalla città.
HUATULCO
È una perla dello Stato di Oaxaca anche Huatulco, città sulla costa pacifica che regala poetiche escursioni in barca alla volta di piccole baie – Santa Cruz, Organo, Maguey, Cacaluta e Chachacual – incorniciate da lingue di sabbia dorata. Un paradiso della tintarella e dello snorkeling, con tutti i confort turistici ma lontano anni-luce del caos mondano di Cancún e Acapulco, perché qui domina un’anima eco-green rispettosa dell’ambiente naturale. Gli hotel sono sparsi nella vegetazione, e per proteggere tratti di foresta vergine è stato istituito un parco nazionale che da un lato confina con le pendici della Sierra Madre del Sur, dall’altro con mangrovie e dune di sabbia, davanti ai capricci rocciosi della barriera corallina.
I magnifici sette del 2026, secondo Prix Versailles, spaziano dagli Emirati Arabi Uniti alla Cina, dal Giappone all’Uzbekistan, fino alla Lituania e agli Stati Uniti. Sono talmente belli e grandiosi che già da soli valgono il viaggio.
Ridefiniscono gli skyline cittadini, trasformano interi quartieri e attirano visitatori da tutto il mondo attratti dal “contenitore” quanto dal contenuto: i musei di oggi, monumentali, scenografici e spesso firmati da grandi archistar, sono le nuove cattedrali laiche della modernità. E, da soli, valgono un viaggio. Dal Louvre di Parigi, appena svaligiato ma sempre in testa alla lista dei più visitati, al British Museum di Londra, all’ottocentesco e sempre affascinante Ermitage di San Pietroburgo, passando per i vari Guggenheim sparsi per il mondo senza dimenticare i Musei Capitolini a Roma, sono tantissimi i musei da sempre considerati mete imperdibili in qualunque viaggio. Come pensare di visitare l’Egitto senza fermarsi ad ammirare il recentissimo Museo Egizio appena inaugurato – ma già malato di overtourism – al Cairo?
Prix Versailles, che ogni anno individua «le opere più belle del mondo» premiando oltre ai Musei anche Aeroporti, Campus, Stazioni Passeggeri, Impianti Sportivi, Empori, Hotel e Ristoranti sottolineando «il ruolo primario dei vincitori nell’abbellire e migliorare l’ambiente di vita», per il 2026 ha appena scelto le sette strutture museali più belle del pianeta.
Science & Technology Museum, Shenzhen, Cina
Dagli Emirati Arabi Uniti alla Cina, dal Giappone all’Uzbekistan, fino alla Lituania e agli Stati Uniti, spiccano nella loro capacità di trasformare quartieri e attrarre visitatori da tutto il mondo e sfidano i loro predecessori, come quell’ormai antico Guggenheim newyorkese che, inaugurato ufficialmente il 21 ottobre 1959 e progettato dal celebre architetto Frank Lloyd Wright, rivoluzionò l’architettura museale con la sua forma a spirale continua e per primo fece battere il cuore ai viaggiatori.
Quello che Prix Versailles ci indica però è che oggi più che mai i musei non sono soltanto luoghi che custodiscono opere d’arte, reperti o memorie collettive. Strumenti di branding urbano, motori turistici e simboli geopolitici che negli ultimi anni si sono trasformati in icone globali, i moderni musei sono architetture capaci di diventare immediatamente riconoscibili, fotografate, condivise e visitate come vere opere d’arte, che i turisti scelgono spesso come meta di un viaggio proprio per vedere il museo in sé, indipendentemente dalle collezioni ospitate. Musei monumentali, scenografici, spesso firmati da grandi archistar, nei quali il “contenitore” sembra quasi superare per importanza il “contenuto”. «Premiati proprio perché capaci di valorizzare i siti su cui sorgono con uno straordinario potere narrativo» sottolinea Jérôme Gouadain, Segretario Generale del Prix Versailles.
Zayed National Museum, Abu Dhabi
Zayed National Museum, Abu Dhabi
Il giro del mondo a caccia del museo più bello comincia dunque dal cuore di Abu Dhabi, all’interno del grande distretto culturale di Saadiyat Island, dove sorge uno dei musei più iconici del Medio Oriente: lo Zayed National Museum, dedicato alla storia e alla cultura degli Emirati Arabi Uniti, intitolato allo sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, fondatore della federazione e inaugurato all’inizio di dicembre 2025. L’edificio colpisce immediatamente per le sue cinque torri sottili che evocano le ali di un falco, animale profondamente legato alla tradizione emiratina. Le strutture non sono soltanto decorative: sono state progettate per favorire la ventilazione naturale e creare un dialogo costante con la luce e il clima desertico. Progettato da Norman Foster racconta la storia degli Emirati Arabi, integrando reperti archeologici e oggetti storici con installazioni contemporanee, esperienze audiovisive e multisensoriali. A partire dalle prime attività commerciali di perle e ceramiche con l’Iraq circa 8.000 anni fa, passando per le rotte marittime dell’età del bronzo verso il Pakistan, fino ai ritrovamenti romani e alle chiese cristiane secolari sull’isola di Sir Bani Yas.
Science & Technology Museum, Shenzhen
Shenzhen Science & Technology Museum, Shenzhen, Cina
Dagli Emirati Arabi fino in Cina per un museo che sembra arrivare direttamente dal futuro: lo Science & Technology Museum, firmato dallo studio di Zaha Hadid sulla base di un progetto che si sviluppa come una gigantesca forma sferica e che si frammenta in terrazze panoramiche aggettate verso il parco. Concepito come una piattaforma immersiva dedicata al rapporto tra uomo, scienza e tecnologia, il museo mantiene intatta la concezione estetica visionaria che ha reso celebre l’architetta grazie alle sue linee fluide e dinamiche. Ma soprattutto conferma il ruolo di città-simbolo della modernità asiatica di Shenzhen, dove l’architettura diventa linguaggio della crescita economica e dell’ambizione tecnologica cinese.
Xuelei Fragrance Museum, Guangzhou, Cina
Xuelei Fragrance Museum, Guangzhou, Cina
Sempre in Cina, ma in quella meridionale dove sorge Guangzhou, antica porta commerciale della Via della Seta marittima che i portoghesi chiamarono Canton, nasce invece uno dei progetti museali più originali della lista dei premiati: lo Xuelei Fragrance Museum, il più grande museo al mondo dedicato ai profumi. L’edificio si sviluppa su sei livelli collegati da una spettacolare scala a chiocciola che attraversa l’intera struttura, trasformando il percorso del visitatore in un’esperienza sensoriale continua. L’architettura gioca sulla percezione, sui vuoti e sulla luce, cercando di tradurre in forme fisiche qualcosa di immateriale come il profumo.Guangzhou, che non a caso ospita anche la Guangzhou Opera House progettata da Zaha Hadid, rafforza così il proprio ruolo di città aperta agli scambi culturali internazionali, reinterpretando in chiave contemporanea il legame storico con il commercio di essenze e spezie.
MoN Takanawa: The Museum of Narratives, Tokyo
MoN Takanawa, Minato – Tokyo
Ancora in Oriente ma questa volta a Tokyo, dove convivono templi secolari e quartieri ipertecnologici, il Prix Versailles è andato al MoN Takanawa: The Museum of Narratives. Distribuito su dieci livelli, ospiterà programmi culturali che fondono le radici della tradizione giapponese con le tecnologie più avanzate, dall’intelligenza artificiale alle esperienze immersive digitali. L’obiettivo non è soltanto esporre contenuti, ma creare racconti interattivi capaci di coinvolgere emotivamente il visitatore. Inaugurato il 28 marzo 2026, il MoN Takanawa: The Museum of Narratives è un polo culturale che si estende su una superficie di circa 29.000 m², situato all’interno del vasto complesso Takanawa Gateway City, proprio nel punto in cui sorse la prima linea ferroviaria del Giappone. La sua struttura ariosa ed eterea progettata da Kengo Kuma presenta una facciata a spirale ascendente composta da legno e vetro stratificato. Da notare che il museo ospita più di 200 specie di piante e presenta un design insolito, in netto contrasto con i grattacieli e le infrastrutture circostanti.
Il National Medal of Honor Museum ad Arlington
National Medal of Honour Museum, Arlington, Texas
Dall’Asia al continente americano, il Prix Versailles è arrivato anche ad Arlington, negli Stati Uniti, dove il National Medal of Honor Museum trasforma il concetto di memoriale in una potente esperienza architettonica. L’edificio, che appare come un gigantesco blocco di alluminio anodizzato di circa sessanta metri per lato, sospeso a dodici metri d’altezza, è infatti dedicato ai destinatari della Medal of Honor, la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, e punta a raccontare storie di coraggio e sacrificio attraverso installazioni immersive e tecnologie avanzate. Situato in Texas, il Museo della Medaglia d’Onore si caratterizza per le scultoree scalinate a spirale e ascensori interamente vetrati che conducono i visitatori verso gallerie immersive. Sostenuto da cinque mega colonne, ciascuna delle quali rappresenta un ramo delle Forze Armate degli Stati Uniti, il museo è inondato di luce naturale grazie a un oculo al centro, che simboleggia la U.S. Space Force.
Islamic Civilization Center, Tashkent, Uzbekistan
Islamic Civilization Center, Tashkent, Uzbekistan
Tra i progetti più maestosi selezionati dal Prix Versailles c’è anche l’Islamic Civilization Center, destinato a diventare uno dei principali poli culturali dell’Asia centrale proprio in un momento in cui l’Uzbekistan, in una fase di forte rilancio turistico e culturale, si candida a diventare il simbolo della riscoperta dell’eredità della Via della Seta. Situato a Tashkent, il centro si distingue per la sua enorme cupola alta 65 metri rivestita di mosaici turchesi e per i quattro portali monumentali alti trentaquattro metri. Più che un semplice monumento, il museo è anche un importante polo di ricerca, istruzione e promozione, che comprende archivi, una biblioteca, un’accademia islamica, una sala conferenze e spazi di accoglienza. Il suo progetto scientifico coinvolge circa 1.500 ricercatori provenienti da oltre 40 paesi, rendendo il museo uno strumento prezioso per promuovere il dialogo interculturale.
Lost Shtetl Museum, Šeduva, Lituania
Lost Shtetl Museum, Šeduva, Lituania
Il più raccolto e forse il più poetico dei sette progetti è il Lost Shtetl Museum, situato nella cittadina di Šeduva. , il Museo dello Shtetl Perduto racconta la storia degli shtetl, i villaggi ebraici dell’Europa orientale scomparsi durante la Shoah: prima dell’Olocausto, infatti, il Paese contava più di 200 shtetl; ora non ne ha più nessuno. L’architettura si ispira alle tradizionali fattorie lituane: dieci strutture con tetti a capanna, immersi nel paesaggio rurale. L’architetto finlandese Rainer Mahlamäki, in collaborazione in particolare con Enea Landscape Architecture, ha ideato un progetto urbanistico organizzato in “case singole”, ognuna delle quali presenta un capitolo distinto della mostra, come tante gallerie separate. Adiacente al museo, il suo Parco Commemorativo è un’estensione di questa raffinata architettura museale.
Nel cuore del Mar Ionio, appena a sud di Paxos e a poca distanza dalla costa di Corfù, esiste un piccolo angolo di paradiso che ancora sfugge ai grandi flussi turistici. Si chiama Antipaxos, ed è una di quelle isole che sembrano custodire gelosamente la propria bellezza: acque di un turchese quasi irreale, fondali trasparenti e un’atmosfera lontana dal caos delle mete più celebrate.
Antipaxos
L’isola di Antipaxos è talmente piccola che non esiste una vera rete stradale: qui ci si muove solo a piedi. Dalle spiagge principali e dal piccolo porticciolo partono sentieri semplici, che attraversano l’isola tra vigneti, macchia mediterranea e scorci sul mare. Più che spostamenti, sono passeggiate: lente, brevi, ma parte integrante dell’esperienza.
Antipaxos
Come raggiungerla
Arrivare ad Antipaxos richiede un piccolo sforzo organizzativo, ma ne vale assolutamente la pena. Il modo più comodo e diffuso è imbarcarsi su un tour in barca partendo da Paxos o direttamente da Corfù. Prima di prenotare, però, vale la pena verificare che l’escursione preveda una sosta per nuotare e esplorare l’isola, e non si limiti a un semplice giro panoramico.
Chi preferisce più autonomia può prendere il traghetto fino a Paxos e da lì noleggiare un piccolo taxi boat nel porto di Gaios. Per chi dispone di un budget più ampio, il noleggio di una barca privata o a motore resta la soluzione più libera e appagante: permette di organizzare la giornata secondo i propri ritmi, esplorare calette nascoste e godersi l’isola lontano dalla folla.
Antipaxos è una piccola oasi nel Mar Ionio, essenziale e luminosa, dove tutto ruota attorno a tre spiagge che, da sole, definiscono il carattere dell’isola.
Le spiagge di Antipaxos
Voutoumi Beach
Vrika Beach è la più immediata: sabbia chiara, mare turchese e fondali bassi che la rendono accessibile a tutti. È anche la più organizzata, con lettini, ombrelloni e taverne che servono piatti semplici durante tutta la giornata. Proprio per questo, è tra le spiagge più frequentate, soprattutto da chi arriva sull’isola per poche ore.
Voutoumi Beach è la più scenografica. Qui la costa alterna sabbia e piccoli ciottoli, mentre il mare cambia continuamente colore, dal turchese al verde più profondo. I fondali digradano lentamente, quindi è adatta anche a chi non è un nuotatore esperto o viaggia con bambini. Nonostante le dimensioni contenute, è attrezzata e circondata da diverse taverne.
Mesovrika Beach, sul lato nord-orientale dell’isola, è la più discreta. Più piccola e meno battuta, è un tratto di costa di sassi e ciottoli bianchi bagnato da acque chiarissime. Non è attrezzata, e proprio questa sua semplicità la rende interessante, soprattutto per chi ama lo snorkeling. Per mangiare o trovare servizi bisogna spostarsi verso Vrika o Voutoumi.
Tre spiagge, tre modi diversi di vivere Antipaxos: più comoda, più iconica o più essenziale.
Quando andarci e qualche consiglio pratico
Come spesso accade con le isole più belle, Antipaxos non è immune dalla pressione turistica. Nelle ore centrali della giornata le barche si moltiplicano e le spiagge si riempiono. Il momento migliore per godersi l’isola in tranquillità è la mattina presto o il tardo pomeriggio, quando le grandi imbarcazioni si sono già allontanate.
Sull’isola ci sono stabilimenti balneari e qualche taverna, ma i posti si esauriscono in fretta: prenotare in anticipo o arrivare presto è quasi sempre la scelta giusta. Va tenuto presente che Antipaxos non dispone di grandi infrastrutture ricettive, quindi pernottarvi è possibile ma le opzioni sono davvero limitate. La strategia più apprezzata dai visitatori è soggiornare a Paxos, molto più attrezzata, e raggiungere Antipaxos per una o più escursioni giornaliere.
Kyoto avvia una nuova strategia di valorizzazione territoriale orientata a ridistribuire i flussi turistici e a riportare l’esperienza di visita alla sua dimensione autentica.
Kyoto avvia una nuova strategia di valorizzazione territoriale orientata a ridistribuire i flussi turistici e a riportare l’esperienza di visita alla sua dimensione autentica. La Kyoto City Tourism Association (DMO Kyoto) presenta infatti il progetto dedicato agli Hidden Gems, sei distretti periferici che custodiscono paesaggi, tradizioni e ritmi di vita lontani dalle aree più battute. L’obiettivo è ampliare la percezione della città, invitando i visitatori a scoprire un ecosistema culturale che vive oltre i luoghi iconici.
Kyoto non è una città che si mette in posa. La sua identità emerge nei silenzi delle valli di Ohara, nei sentieri di Takao, nelle aie di Keihoku dove l’alba conserva ancora il profumo della legna. È un paesaggio che precede il turismo di massa e che oggi chiede di essere osservato con attenzione. La campagna Hidden Gems nasce proprio per questo: non per sottrarre Kyoto allo sguardo, ma per restituirle respiro, ampliando la mappa e favorendo un approccio più lento e consapevole alla visita.
I sei distretti selezionati rappresentano altrettante declinazioni dell’anima della città. Ohara, a nord, offre un’immersione nella Kyoto rurale, tra templi avvolti dal muschio come il Sanzen-in, giardini sospesi nel tempo e onsen che custodiscono la tradizione termale. Takao, con le tre vette Sanbi e i templi Jingo-ji, Saimyo-ji e Kozan-ji, è un paesaggio di aceri, fiumi e percorsi di trekking che mutano con le stagioni. Keihoku, tra foreste di cedri Kitayama e campi coltivati, propone un’esperienza agricola autentica, fatta di farm stay, raccolti stagionali e artigianato locale.
A queste aree si affiancano Yamashina, con i suoi templi e la suggestiva crociera sul Canale del Lago Biwa — un’opera ingegneristica inaugurata nel 1890 e tornata alla navigazione turistica nel 2018 —; Nishikyo, con foreste di bambù e itinerari ciclabili lontani dalle rotte convenzionali; e Fushimi, antico porto fluviale noto per la produzione di sake e per le esperienze di degustazione nelle cantine storiche.
Parallelamente alla campagna Hidden Gems, Kyoto si prepara a uno degli appuntamenti più attesi del calendario culturale giapponese: il Gion Matsuri 2026, il più antico dei tre grandi festival del Paese. Il cuore della celebrazione è la Yamahoko Junko, la doppia processione dei carri allegorici del 17 e 24 luglio, con strutture alte fino a venticinque metri trainate a mano secondo rituali secolari. A partire dal 1° giugno saranno disponibili posti a sedere in tribuna generale, premium e con commento in lingua inglese e giapponese, per favorire una fruizione più consapevole da parte del pubblico internazionale.
Il Gion Matsuri, tuttavia, non si esaurisce nelle due giornate principali. L’intero mese di luglio è scandito da cerimonie e momenti preparatori che rappresentano la parte più intima del festival. Le serate dello Yoiyama, nelle notti del 14, 15 e 16 luglio e del 21, 22 e 23 luglio, illuminano i quartieri storici con lanterne tradizionali e musiche cerimoniali, mentre le antiche case aprono le proprie stanze esponendo paraventi e tesori di famiglia, in una tradizione che ha valso al festival il nome di Byobu Matsuri.
Il calendario prosegue con il Kujitori-shiki del 2 luglio, la cerimonia che stabilisce l’ordine di marcia dei carri; con l’Omukae Chochin del 10 luglio, la processione delle lanterne; e con il Mikoshi Arai, la purificazione dei santuari portatili nelle acque del fiume Kamo. Il 24 luglio, in parallelo alla seconda processione, si svolge la Hanagasa Junko, corteo floreale con oltre mille partecipanti. Il festival si conclude il 31 luglio con l’Ekijinja Nagoshi-sai, rito di purificazione al Santuario della Divinità della Peste.
La nuova strategia di DMO Kyoto e il ritorno del Gion Matsuri nella sua forma più completa confermano la volontà della città di coniugare tutela culturale, gestione sostenibile dei flussi e valorizzazione delle sue molteplici identità. Kyoto non chiede di essere vista: chiede di essere vissuta.
Pochi quartieri di Londra sono così alla moda come Shoreditch nell’East End, dove il mondo aziendale della City lascia il posto a uno stile originale e alla creatività di strada. Questa guida a Shoreditch vi farà conoscere uno dei quartieri più vivaci della capitale, pieno di energia irriverente e anticonformista, dove la moda è fantastica, la gente è cordiale e la scelta di bar, ristoranti e caffetterie è infinita. I muri decorati con alcuni dei graffiti e della street art più d’impatto della capitale non fanno che rafforzare il carattere urbano della zona. Durante i due anni in cui ho vissuto a Londra, ho fatto rapidamente di Shoreditch il mio posto preferito per caffé, cene e serate divertenti. Quasi ogni giorno percorrevo a piedi i 3 km dal mio appartamento a Bethnal Green per esplorare e scoprire nuovi locali in questa parte divertente della città. Se state cercando un nuovo quartiere da esplorare durante il vostro prossimo viaggio a Londra, non potete assolutamente perdervi Shoreditch. Geograficamente, Shoreditch si estende a nord-est della City, comprendendo Old St, Shoreditch High St e Brick Lane, con altri luoghi di tendenza dell’East End come Spitalfields, Hoxton e Bethnal Green come vicini. Ma quali sono i luoghi da non perdere e dove si trovano i migliori locali? Per aiutarvi a godervi una giornata all’insegna dello shopping, del cibo e della street art, ecco la nostra guida a Shoreditch, nella zona est di Londra.
Clienti a Dray Walk, nel quartiere di Shoreditch a Londra
Come arrivare a Shoreditch e spostarsi nella zona
Uno dei motivi per cui Shoreditch è una destinazione così popolare sia tra i londinesi che tra i turisti è la sua accessibilità. Tutti i luoghi più interessanti della zona sono facilmente raggiungibili a piedi dalla stazione londinese di Liverpool Street, servita da treni frequenti provenienti dall’aeroporto di Stansted e dall’East Anglia, e sono tutti a breve distanza l’uno dall’altro.
Viaggiate dall’interno di Londra? I treni della metropolitana arrivano a Liverpool Street ogni pochi minuti sulle linee Central, Circle, Hammersmith & City, Metropolitan ed Elizabeth, il che significa facili collegamenti con l’aeroporto di Heathrow. I treni Overground della Weaver Line collegano le destinazioni nell’East London, mentre la Windrush Line dalla stazione della metropolitana di Whitechapel offre collegamenti verso nord e sud.
Il centro di Shoreditch dista solo 9 minuti a piedi dalla stazione di Liverpool Street, oppure è possibile raggiungere la destinazione ancora più rapidamente utilizzando gli autobus che fermano proprio davanti all’uscita della stazione su Bishopsgate. La stazione di Old Street, sulla Northern Line della metropolitana, è un altro comodo punto di arrivo.
Una partita a scacchi a Brick Lane
Dove alloggiare a Shoreditch
Essendo vicino alla City, Shoreditch non è la zona più economica per dormire, ma tra i locali più eleganti si trovano anche opzioni economiche.
Risparmio: Se cercate solo un posto dove dormire, lo St Christopher’s Inn Liverpool Street è un ostello in posizione comoda. Si trova a soli 5 minuti dal centro di Shoreditch e offre dormitori e camere singole che non prosciugheranno troppo il vostro budget di viaggio.
Economico: Gli hotel economici a Shoreditch tendono ad essere catene anonime, ma lo Z Hotel Shoreditch non è una cattiva scelta, poiché combina tariffe convenienti con una posizione comoda a pochi minuti da Old St, vicino alla vita notturna.
Di fascia alta: Situato in posizione centrale, One Hundred Shoreditch è un’ottima opzione per un weekend fuori porta.
L’hotel dispone di una caffetteria nella hall – ci venivo spesso per usare il Wi-Fi mentre mi facevo la mia dose di caffeina – oltre a uno splendido bar sul tetto. Se cercate un’atmosfera più intima, visitate il cocktail bar dell’hotel, il Seed Library.
Spendete di più: Virgin Hotels London-Shoreditch è una delle ultime novità ed è di gran lunga uno dei miei preferiti. Quando una camera d’albergo ha una doccia a vapore, una terrazza panoramica e un letto king-size, non c’è molto altro che si possa chiedere. Per un cocktail in un’atmosfera accogliente o uno spuntino veloce – e per ascoltare i brani del Virgin Music Group di ogni epoca – dovete visitare l’Hidden Grooves, il bar hi-fi nella hall dell’hotel, con postazioni di ascolto curate in ogni angolo. Oh, vi ho detto che c’è anche una piscina sul tetto?
Gli amanti del caffè allo Shoreditch Grind
Dove prendere un caffè a Shoreditch
Con tutte le start-up che popolano Shoreditch, non c’è da stupirsi che questo sia un quartiere perfetto per prendersi un caffè. Situato proprio accanto alla stazione di Old Street, Shoreditch Grind è uno dei miei bar preferiti del quartiere. Le pareti in mattoni e l’atmosfera retrò aggiungono un certo je ne sais quoi all’ambiente, e la posizione è perfetta per chi arriva o parte.
Se state cercando un posto dove lavorare da remoto o rilassarvi con un libro sorseggiando un delizioso latte macchiato freddo, FWD Coffee è il posto giusto. La loro filiale di Curtain Rd ha pavimenti e tavoli in legno, proprio nel cuore della zona. Se avete voglia di un dolcetto, del pane e un cappuccino, non c’è posto migliore in zona di Jolene su Redchurch St.
Dove mangiare a Shoreditch
Un tempo, Shoreditch era dominata da squallidi caffè che servivano colazione tutto il giorno e negozi di kebab, ma oggi troverete cibo di qualità proveniente da tutto il mondo. Si consiglia di prenotare per i fine settimana e nelle ore di punta del pranzo e della cena durante la settimana.
Colazione
Per un inizio sano, Ozone Coffee su Leonard St è il mix perfetto tra caffetteria e locale per la colazione. Ci facevo sempre un salto per un caffè moka, un banana bread e la loro classica omelette con tre uova. Se non avete voglia di un pasto completo, va benissimo sedersi solo per un caffè e un dolcetto.
The Breakfast Club Hoxton è il posto perfetto per piatti a base di uova, toast all’avocado e tutto ciò che c’è in mezzo. È una piccola catena con diverse sedi a Londra, e questa filiale è accogliente e informale, con una vaga atmosfera da diner americano. Se cercate una tradizionale colazione inglese completa, Savoy Cafe and Kitchen dovrebbe essere la vostra prima tappa. Offre colazioni e pranzi con dessert, insieme a un’ampia varietà di miscele di caffè.
BAO Noodle Shop a Spitalfields
Pranzo
A Shoreditch il pranzo viene spesso consumato di corsa, ma ci sono alcuni posti carini dove soffermarsi. Uno dei miei più grandi rimpianti del periodo trascorso in questa zona è quello di non aver provato prima BAO Noodle Shop. Serve bao bun, pollo, noodles e altro ancora a prezzi ragionevoli. Se avete intenzione di arrivare nelle ore di punta del pranzo o nel fine settimana, è consigliabile prenotare, ma non è sempre necessario.
Per un’insalata, piccoli piatti, spritz e un’atmosfera unica e chic, fermatevi al Devonshire Terrace. Potete mangiare all’interno o all’esterno; anche in inverno è un ottimo posto per sedersi fuori, poiché ogni tavolo è dotato di una coperta e di una stufa per tenervi al caldo.
Nei giorni più caldi, Strongroom Bar and Grill offre un’accogliente area all’aperto dove potrete mangiare un hamburger e sorseggiare una pinta godendovi il (sporadico) sole londinese. Il menu propone piatti classici da bar come pollo fritto, nachos e dirty fries. L’offerta hamburger, dall’ottimo rapporto qualità-prezzo, include un hamburger, patatine fritte e una bevanda.
Il cocktail bar Hidden Grooves del Virgin Hotel
Aperitivo
Ok, non siamo a Milano, ma fermarsi per uno spuntino e uno spritz (o un cocktail) è comunque un modo molto diffuso per iniziare la serata a Shoreditch. Secondo me, non c’è niente di meglio di un roof bar, e il Boundary Rooftop è il punto di riferimento a Shoreditch. Offre un menu completo, ma la mia scelta di default è ordinare burrata e focaccia da condividere, accompagnate da un Hugo Spritz.
Gli amanti del vino devono assolutamente fermarsi al Vagabond Wines per una degustazione abbinata a piccoli piatti. Mi piaceva incontrare gli amici qui per un bicchiere di vino bianco dopo il lavoro, accompagnato da una quantità esagerata di stuzzichini. I miei preferiti sono le polpette, la burrata e il chorizo. Se siete in un gruppo più numeroso, allora un tagliere da condividere è sicuramente la scelta giusta.
Per qualcosa di più alcolico, Hidden Grooves all’interno del Virgin Hotel è un cocktail bar a tema anni ’70 che serve stuzzichini e una varietà di drink ispirati alle canzoni popolari di quel decennio. Tra i cocktail più famosi c’è il Punk Punch, ispirato a “God Save the Queen” dei Sex Pistols.
L’ingresso principale del Gloria.
Cena
Quando arriva l’ora di cena, è il momento di mettere alla prova l’offerta gastronomica internazionale di Shoreditch. È quasi impossibile visitare Londra senza che qualcuno ti consigli Dishoom, ma credetemi, merita davvero tutte le lodi che riceve. Questo ristorante indiano serve alcuni dei piatti più saporiti della città, con prezzi per i piatti principali a partire da circa 15 sterline, e un’attenzione particolare per i piatti parsi di Mumbai. Probabilmente dovrete prenotare, ma se non lo fate e dovete aspettare nella loro fila tipicamente lunga (ma che scorre velocemente), i camerieri distribuiscono chai e tè alla menta in omaggio.
La cucina italiana sarà sempre il mio punto debole, e nessun posto a Shoreditch fa cucina italiana meglio di Gloria. Le porzioni sono più piccole rispetto ad altri ristoranti italiani in città, ma sono sufficienti per soddisfare l’appetito e lasciare comunque spazio per il dessert. Qui è d’obbligo prenotare.
Gli amanti del cibo thailandese dovrebbero fare un salto allo Smoking Goat, situato proprio di fronte a Dishoom. Questo ristorante ispirato a Bangkok serve una varietà di piatti gustosi e piccanti, dalle fritture al pollo fritto e al curry Massaman. Consiglio di prenotare in anticipo, specialmente nei giorni di maggiore affluenza.
Pubblicità
Pareti dipinte e graffiti nella zona di Brick Lane.
Dove guardare l’arte di strada a Shoreditch
Shoreditch sfoggia la sua arte con orgoglio sui muri delle sue strade. È un posto fantastico dove passeggiare, ammirando i graffiti e i murales e osservando gli adesivi incollati sui cartelli stradali e sui lampioni. Le ore migliori sono la mattina e il pomeriggio nei giorni feriali, evitando la folla dell’ora di pranzo e di dopo il lavoro.
A circa 5 minuti dal centro di Shoreditch si trova Brick Lane, una zona nota, tra le altre cose, per i suoi ristoranti bangladesi specializzati in curry, e piena di negozi dell’usato, caffetterie e ristoranti. Ma vale la pena visitarla anche per i graffiti e i murales: l’arte di strada riveste l’esterno della maggior parte degli edifici, aggiungendo un tocco di colore ovunque si cammini.
C’è altra arte murale nei dintorni della stazione di Old Street; su Cowper St c’è un murale colorato che raffigura persone e creature mitiche – una collaborazione tra gli artisti Jim Vision, Si Mitchell e ThisOne. Anywhere We Roam offre un divertente tour online di street art della zona.
Fate una deviazione verso Rivington St, dove trovate un po’ di arte di strada dal forte contenuto politico. Banksy ha dipinto in passato il suo famoso murale The Guard Dog su uno degli edifici della strada, e molti altri artisti di strada hanno esposto le loro opere nella zona.
Swift’s bar.
Dove andare a bere qualcosa a Shoreditch
Shoreditch è ricca di locali fantastici dove sorseggiare una birra artigianale o un cocktail fresco mentre una band suona dal vivo. Per la buona musica dal vivo e una serata in stile discoteca, fate un salto all’Old Street Records. Ci sono band dal vivo, serate open mic e tanti cocktail originali; nelle serate con musica dal vivo potrebbe essere richiesto un biglietto d’ingresso.
Se siete più da vecchia scuola, Nightjar ha un menu in continua evoluzione di cocktail di alto livello accompagnati da musica jazz dal vivo e un’atmosfera anni ‘20. L’ingresso è quasi nascosto, quindi tenete d’occhio la loro piccola insegna. Se volete allontanarvi dallo status quo, Flight Club è un posto divertente dove passare una serata di giochi – freccette, ovviamente! – e bere qualcosa di delizioso con gli amici, anche se un po’ troppo costoso.
Per una pinta da pub, Crown and Shuttle è uno dei miei posti preferiti, non solo a Shoreditch ma in tutta Londra. Entrate e scoprirete un locale vivace con un ampio giardino all’aperto – un posto fantastico per bere una pinta sia d’estate che d’inverno, con un menu limitato ma gustoso.
Per un locale accogliente dove trascorrere una serata romantica, non trascurate lo Swift. Quando ho visitato questo cocktail bar per la prima volta, ero titubante nel provare i suoi drink più elaborati, ma mi sono subito innamorata del dolce cocktail Rhubarb and Custard. I prezzi delle bevande sono ben giustificati; il bar è piccolo e i tavoli sono vicini tra loro, il che rende l’esperienza molto intima.
BOXPARK Shoreditch.
Dove fare shopping a Shoreditch
A differenza di Knightsbridge e Oxford Street, lo shopping a Shoreditch è all’insegna dello stile trendy e alternativo: pensate alla moda di strada, agli oggetti per la casa in stile metà secolo e ai soprammobili riciclati. Un ottimo punto di partenza è BOXPARK Shoreditch, un centro commerciale ricavato da container marittimi riconvertiti, che ospita una fantastica selezione di boutique, tra cui un negozio d’arte, una pasticceria specializzata in biscotti e una gioielleria.
Gli amanti delle attività all’aria aperta adoreranno The Broken Down Palace, nelle vicinanze di Shoreditch High Street, che vende attrezzature e abbigliamento perfetti per qualsiasi escursione. Per la moda vintage, Atika su Hanbury Street è un’istituzione di Shoreditch; il Brick Lane Vintage Market è un’altra tappa imperdibile, dove si vende di tutto, dai vestiti vintage ai vecchi dischi in vinile.
L’animazione quotidiana del mercato di Brick Lane si estende nei cortili adiacenti della vecchia Truman Brewery, mentre gli amanti della musica si ritrovano al Rough Trade East, di proprietà dell’etichetta discografica che ha lanciato le carriere di The Strokes, The Libertines, The Smiths e Arcade Fire.
Assaggiate lo street food a prezzi accessibili presso le bancarelle della food hall Upmarket o i food truck a Ely’s Yard. In alternativa, prendete un bagel; Brick Lane era un tempo un vivace quartiere ebraico e diversi negozi di bagel di lunga tradizione servono bagel appena sfornati farciti con manzo salato, salmone o crema di formaggio.
Più vicino alla stazione di Liverpool Street, Spitalfields Market si trova fuori dalla zona principale di Shoreditch, ma è il luogo ideale per lo shopping. Aperto tutti i giorni, ma particolarmente affollato nei fine settimana, il mercato ospita decine di venditori che offrono di tutto, dai piatti di barbecue coreano all’abbigliamento vintage e alle borse di tela.
Tra le sponde del Mediterraneo e gli orizzonti sconfinati del Sahara, l’Algeria custodisce alcuni dei deserti e delle testimonianze storiche più affascinanti del Nord Africa. È una terra profondamente legata alla storia di Ensy7, un luogo che chiamiamo “casa” e che continuiamo a esplorare con la stessa curiosità e passione di sempre. Per questo desideriamo accompagnarti alla sua scoperta con diverse proposte di viaggio in partenza dall’estate fino a dicembre.
Dalle regioni settentrionali, dove si incontrano le eredità delle grandi civiltà del Mediterraneo, ai siti archeologici di straordinaria bellezza come Djemila, Lambaesis e Timgad, fino al cuore più autentico del Sahara, l’Algeria attraversa millenni di storia e paesaggi di rara intensità. Qui si aprono gli spazi immensi del deserto: le montagne e gli altopiani del grande Sud, le dune scolpite dal vento, i wadi e i canyon, le sorprendenti formazioni rocciose e le antiche testimonianze di arte rupestre. Luoghi percorsi da secoli dai Tuareg, gli “Uomini Blu”, tra Tamanrasset, porta d’accesso al Sahara centrale, e Ghardaïa, cuore della straordinaria pentapoli mozabita.