Viaggio in Marocco fai da te: cosa vedere in 7 giorni

Viaggio in Marocco fai da te: cosa vedere in 7 giorni

Dalle spiagge dell’Atlantico e del Mediterraneo alle vette dell’Atlante, fino alle dune del Sahara, ecco come organizzare un viaggio in Marocco senza stress.

È una delle destinazioni più affascinanti del Nord Africa, un Paese capace di conquistare i viaggiatori con città imperiali, deserti sconfinati, mercati colorati e paesaggi mozzafiato. Organizzare un viaggio fai da te in Marocco è relativamente semplice grazie ai buoni collegamenti aerei con l’Europa, ai costi contenuti e a una rete di trasporti che permette di spostarsi facilmente tra le principali attrazioni. Un itinerario che racchiude l’essenza del Paese, alternando cultura, natura e tradizioni.

Ecco cosa vedere in Marocco in 7 giorni per vivere un’esperienza autentica e indimenticabile.

Giorno 1: Marrakech, il cuore pulsante del Marocco

La maggior parte dei viaggiatori inizia il proprio itinerario da Marrakech, una delle citta’ imperiali del Marocco e uno dei luoghi più iconici del Paese. Appena arrivati, vale la pena dedicare la giornata all’esplorazione della Medina, patrimonio UNESCO, dove vicoli stretti e labirintici conducono a botteghe artigiane, souk e palazzi storici.

Tra le attrazioni imperdibili ci sono la Moschea della Koutoubia, simbolo della città, il Palazzo Bahia e il Giardino Majorelle, un’oasi di tranquillità caratterizzata da colori vivaci e piante provenienti da tutto il mondo.

Moschea della Koutoubia, Marrakech

Moschea della Koutoubia, Marrakech

La sera, la celebre piazza Jemaa el-Fna si anima con artisti di strada, musicisti e bancarelle gastronomiche che offrono un assaggio della cucina marocchina.

 

Giorno 2: Da Marrakech ad Ait Ben Haddou

Il secondo giorno è dedicato alla scoperta dell’entroterra marocchino. Noleggiare un’auto rappresenta la soluzione ideale per muoversi in autonomia e godersi i panorami lungo il percorso.

Attraversando i Monti dell’Atlante tramite il passo Tizi n’Tichka, si raggiunge il suggestivo villaggio fortificato di Ait Ben Haddou, antica kasbah in terra battuta utilizzata come set cinematografico per numerosi film e serie televisive, nonché uno degli esempi meglio conservati di architettura tradizionale marocchina.

Ait Ben Haddou
Ait Ben Haddou

Giorno 3: Verso il deserto di Merzouga

Proseguendo verso est si arriva gradualmente ai paesaggi desertici che rendono il Marocco famoso in tutto il mondo. Il tragitto è lungo ma spettacolare, con canyon, villaggi berberi e oasi che si susseguono lungo il percorso.

La destinazione finale è Merzouga, porta d’accesso al deserto dell’Erg Chebbi, dove è possibile organizzare un’escursione in cammello tra le dune dorate.

Al tramonto il deserto si tinge di sfumature rosse e arancioni, regalando panorami indimenticabili. Trascorrere la notte in un campo tendato tradizionale consente di osservare un cielo stellato straordinariamente limpido e di immergersi nella cultura berbera.

Merzouga
Merzouga

Giorno 4: Le gole del Todra e la Valle del Dades

Dopo l’esperienza nel Sahara, il viaggio prosegue verso le gole del Todra, le cui pareti rocciose, che raggiungono anche i 300 metri di altezza, attirano escursionisti e appassionati di arrampicata da tutto il mondo.

Successivamente si può raggiungere la Valle del Dades, famosa per le sue formazioni rocciose particolari e per la cosiddetta “Strada delle Mille Kasbah”, tappa ideale per chi desidera conoscere il volto più autentico del Paese.

Le gole del Todra
Le gole del Todra

Giorno 5: Fes, la capitale culturale

Il quinto giorno è dedicato a Fes, considerata la capitale spirituale e culturale del Marocco. La sua Medina è una delle più grandi e meglio conservate del mondo islamico e costituisce una vera e propria città nella città.

Tra i vicoli di Fes si possono visitare le celebri concerie tradizionali, osservare gli artigiani al lavoro e scoprire monumenti storici come la Madrasa Bou Inania e le antiche porte monumentali.

Le concerie di Fes
Le concerie di Fes

Giorno 6: Chefchaouen, la città blu

Tra le mete più amate dagli appassionati di fotografia spicca Chefchaouen, situata tra le montagne del Rif. Conosciuta come la Citta’ Blu , è famosa per le sue case dipinte in varie tonalità di azzurro che creano un’atmosfera unica e rilassante.

Le piazzette tranquille, i negozi di artigianato locale e i panorami sulle montagne circostanti rendono Chefchaouen una delle destinazioni più suggestive dell’intero Paese.

Chefchaouen
Chefchaouen

Giorno 7: Rabat o Casablanca prima del rientro

L’ultimo giorno può essere dedicato a Rabat, l’elegante capitale del Marocco, oppure a Casablanca, principale centro economico del Paese.

Rabat sorprende per la sua atmosfera ordinata e tranquilla. Tra le principali attrazioni si segnalano la Torre di Hassan, il Mausoleo di Mohammed V e la Kasbah degli Oudaya, affacciata sull’oceano Atlantico.

Rabat
Rabat

Casablanca, invece, è famosa soprattutto per la spettacolare Moschea Hassan II, una delle più grandi al mondo, costruita in parte sul mare. La città offre un interessante mix tra architettura moderna e influenze coloniali francesi.

Moschea Hassan II a Casablanca
Moschea Hassan II a Casablanca

Da entrambe le città partono numerosi voli internazionali, rendendo agevole il rientro in Europa.

Consigli pratici per un viaggio fai da te in Marocco

Per visitare il Marocco in autonomia è consigliabile pianificare gli spostamenti con anticipo, soprattutto se si desidera esplorare il deserto e le aree interne. Il noleggio auto rappresenta spesso la soluzione più comoda per ottimizzare i tempi. La primavera e l’autunno sono i periodi migliori per visitare il Paese, grazie alle temperature piacevoli sia nelle città sia nelle zone desertiche. È, inoltre, utile avere sempre con sé contanti, poiché in molte località più piccole i pagamenti elettronici non sono sempre accettati.

Alla scoperta della “vera Irlanda” nella valle di Glen of Aherlow tra natura e tradizioni

Alla scoperta della “vera Irlanda” nella valle di Glen of Aherlow tra natura e tradizioni

Con la catena montuosa più alta dell’Irlanda nell’entroterra, ettari di foresta, siti storici meno conosciuti, la magnifica Glen of Aherlow nella contea di Tipperary merita una deviazione.

Quando si parla dell’Irlanda, la maggior parte dei viaggiatori conosce Dublino. Alcuni si avventurano a sud o a ovest verso Wicklow, Galway o il Connemara, ma persino alcuni abitanti del posto non conoscono una magnifica valle verde che si estende attraverso la contea di Tipperary, a soli 20 minuti dall’omonima città.

La Glen of Aherlow si trova nel cuore dell’Ancient East irlandese, tra la catena montuosa più alta dell’entroterra del paese, i Galtees, e un rilievo di arenaria ricoperto di foreste noto come Slievenamuck. È un luogo adatto ai viaggi più lenti e centrati sulla natura. Qui non si può sfuggire al ritmo della campagna né al panorama: alte montagne color smeraldo che si ergono da prati cosparsi di fiori e pascoli dove brucano le mandrie, punteggiati da miglia di alberi.

Avventuratevi nel paesaggio e scoprirete campi selvaggi che nascondono siti antichi e non segnalati, custodi di tradizioni e usanze tramandate di generazione in generazione da chi cura la terra. Molti di questi siti sono raggiungibili tramite stretti sentieri erbosi (i cosiddetti boreens) che si diramano dai villaggi rurali sparsi tra le colline ondulate e i terreni agricoli.

“Questa è la vera Irlanda”, afferma Ailish O’Donnell Ivory, che vive e lavora con suo marito, John Ivory, nella fattoria di famiglia, Corderry, gestita ormai da sette generazioni. “Qui si incontrano le persone del posto. I viaggiatori vengono perché la zona non è eccessivamente sviluppata dal punto di vista turistico, quindi non si incontrano folle enormi, ma si ha la possibilità di parlare con la gente del posto e imparare da loro. Qui c’è tantissima Storia e patrimonio culturale. I locali conoscono le vecchie storie che andrebbero perdute se non venissero tramandate”, dice Ivory.

“La Glen è frequentata, ma siamo davvero nascosti” dice lo scrittore Jimmy Barry, che ha prestato servizio per due decenni nella squadra regionale di soccorso alpino e ora aiuta i visitatori a scoprire la zona come guida escursionistica. “Alcuni dei nostri luoghi di interesse storico-culturale non sono segnalati con i cartelli marroni”, spiega, riferendosi alla segnaletica lungo le strade che aiuta le persone a individuare monumenti, attrazioni turistiche e siti culturali difficili da trovare. “Ma sono tutti facilmente individuabili [su Google] o con l’aiuto di una guida o recandosi alla “Glen of Aherlow Failte Society”, aggiunge. “La gente del posto saprà come trovarli”.

 

Cosa vedere nella Glen of Aherlow

Per avere un’idea delle dimensioni dell’area, la Glen of Aherlow Scenic Drive, una strada panoramica vi condurrà attraverso la valle, passando davanti al suo punto centrale: un’imponente statua chiamata “Cristo Re”, che domina un panorama vasto e verdeggiante. Ma per conoscere davvero i misteri del paesaggio, il cosiddetto Heritage Trail, un percorso ricco di storia vi condurrà nei suoi angoli più sacri. Pur non essendo un vero e proprio itinerario segnalato, l’Heritage Trail collega un elenco di reperti storici e punti di riferimento da visitare, raggiungibili al meglio in auto o in bicicletta, con qualche tratto da percorrere a piedi. Troverete la pietra ogamica di Mount Russell, che si ritiene risalga al V o VI secolo e su cui è incisa la più antica forma di scrittura irlandese, la scrittura ogamica.

Sulle rive del fiume Aherlow potrete visitare i resti suggestivi e ben conservati di un convento francescano risalente al XIII secolo, chiamato Moor Abbey. L’edificio che si erge oggi fu incendiato poco dopo la sua costruzione nel XV secolo, e in questo luogo si verificarono diversi attacchi. Gli scavi effettuati negli anni successivi hanno portato alla luce antiche lastre funerarie sotto di essa. Sullo Slievenamuck si trova un’antica tomba a corridoio in cima alla collina, risalente a 5.000 anni fa e nota come Shrough Dolmen: si tratta di un altro luogo di sepoltura ben nascosto, nonché l’unico di questo tipo accertato nella contea di Tipperary.

Anche i pozzi sacri, dove da secoli la gente si reca per le acque terapeutiche, sono tappe fondamentali dell’Heritage Trail. “Ogni pozzo sacro ha una storia e una cura ad esso legate”, spiega Barry. “Si cammina sette o otto volte intorno al pozzo e si recita una preghiera. Potrebbe esserci una routine diversa per ciascuno. La gente del posto sa di cosa si tratta”

Il Monumento Nazionale di  St. Berryhert’s Kyle and Well presenta un recinto in pietra di forma ovale lungo il percorso che conduce al piccolo stagno che funge da pozzo. È costituito da lastre incrociate che si ritiene risalgano al VII secolo. Sul suo perimetro, piccole pietre segnano un cimitero per bambini. Le pareti e il terreno circostante sono disseminati di giocattoli, monete, candele, perline e statuette lasciate in segno di riverenza verso il passato. “Se prendi qualcosa dal pozzo, devi lasciare qualcosa in cambio”, aggiunge Barry, riferendosi ai ritagli di stoffa noti come cloots legati agli alberi vicini, lasciati insieme ai ricordi che adornano i tronchi, i rami e il terreno.

Si sa poco della vera storia del sito o del santo a cui è intitolato, ma risale al VII secolo e si dice che un tempo contenesse 72 pietre scolpite. Le prime  fotografie lo mostrano in uno stato molto diverso: un cumulo di lastre e croci sbriciolate. Nel 1946, l’Ufficio dei Lavori Pubblici irlandese ripulì il sito dalla vegetazione incolta e costruì la struttura in pietra che si erge ancora oggi. Il rituale di girare tre volte intorno al pozzo, bere da esso e lasciare dei doni è praticato da generazioni.

Escursionismo, equitazione e apicoltura

Famosa da secoli per l’allevamento e le corse ippiche, la contea di Tipperary è la capitale equestre d’Irlanda, e una visita qui non sarebbe completa senza una lezione di equitazione o una passeggiata a cavallo. Il Ballyhoura Trekking Center e l’ Hillcrest  Equestrian Center offrono entrambe le possibilità.

Per vivere in prima persona com’è la vita di chi coltiva e cura la terra in questa zona, visitate la Corderry Farm degli Ivory, un’azienda agricola sostenibile, per un’escursione nei 100 ettari di terreno coltivati dalla famiglia sin dal 1700. Potrete osservare da vicino le tradizioni agricole e forestali del passato e conoscere la loro pluripremiata mandria di bovini. Nascosti tra le colline della tenuta si trovano diversi siti storici, come due dolmen e una roccia sacra, oltre alle rovine di un cottage e di una famine house (casa della carestia), che saranno lieti di mostrarvi raccontandovi la storia e il folclore della zona. La fattoria dispone anche di due riserve naturali per pipistrelli e uccelli e di un cottage per affitti turistici di breve durata.

Un’altra attività tradizionale della zona è l’apicoltura. I Mac Giolla Coda, una famiglia di apicoltori di quarta generazione, gestiscono oltre 170 colonie di api mellifere nere irlandesi, una specie minacciata, presso la Galtee Honey Farm, situata ai margini di una foresta di tassi, sequoie, cipressi e pini nel Glengarra Wood. Si tratta di una delle prime aree di conservazione istituite per l’ape nera irlandese, che solo pochi decenni fa era sull’orlo dell’estinzione. Fermatevi per seguire un corso o per acquistare un barattolo di miele grezzo di fiori selvatici, idromele, prodotti naturali per la cura della pelle o candele di cera d’api, tutti realizzati a mano in piccoli lotti direttamente nella fattoria.

L’escursionismo è anche uno dei modi migliori per esplorare la Glen. Dalle passeggiate in pianura lungo sentieri boscosi alle escursioni in montagna nei Galtees, potete scegliere tra otto percorsi circolari panoramici di varia lunghezza e difficoltà. Ogni percorso parte dal villaggio di Lisvarrinane o vicino al belvedere di Christ the King. Due escursioni di andata e ritorno, Lough Curra e Lake Muskry, vi condurranno in una passeggiata indimenticabile tra le montagne dei Galtees.

“Per i principianti”, dice Barry, “non avrete alcun problema a raggiungerli. Sono segnalati e offrono bellissime passeggiate in salita”. Per gli escursionisti di livello intermedio ed esperto, “tutti i percorsi dello Slievenamuck sono fantastici”, afferma Barry. Anche il  Ballyhoura  Way , lungo 90 km, e il Tipperary Heritage Way, lungo 55, attraversano la regione. Molti di questi sentieri sono adatti anche a essere percorsi in bici.

 

Dove mangiare e dormire

Se desiderate soggiornare all’interno della Glen, il Glen of Aherlow Caravan and Camping Park offre piazzole per le tende e parcheggi per camper, con docce calde e Wi-Fi gratuiti, oltre a una cucina e una lavanderia. Ma non troverete viste migliori sui Galtees né un fascino rurale irlandese più autentico che all’Aherlow House Hotel, dove il personale è accogliente e le camere sono confortevoli. Il ristorante in loco, The Hunting Lodge Bistro Bar, valorizza gli ingredienti locali provenienti dal cuore agricolo dell’Irlanda, la Golden Vale. È un punto di ristoro affidabile se siete di passaggio o soggiornate nelle vicinanze.

Per un soggiorno davvero eccezionale, guidate per circa 30 minuti per godere di una camera al Cashel Palace Hotel. Questa ex dimora signorile del XVIII secolo è oggi un rifugio che arricchisce la comunità, insignito di due Chiavi dalla Guida Michelin. Dispone di una splendida spa, giardini storici e un concierge equestre per organizzare passeggiate a cavallo nella Glen e non solo. Troverete anche un ristorante stellato Michelin, il “The Bishop’s Buttery”, oltre a opzioni più informali per il pranzo e il tè pomeridiano. E tutto questo con vista sull’imponente Rock of Cashel, un complesso di edifici medievali che si erge da un affioramento calcareo e comprende una cattedrale gotica, un’abbazia e una cappella con gli ultimi affreschi romanici d’Irlanda.

Un po’ più a nord-est di Cashel, l‘Anner Hotel  rappresenta un’altra valida opzione, con camere rinnovate e un ristorante in loco, a circa un’ora e mezza dalle principali città come Cork, Limerick, Waterford e Dublino.

 

Come arrivare

Per raggiungere la Glen of Aherlow, prendete un volo per Cork o Dublino. Da Cork potete noleggiare un’auto e raggiungere la Glen in poco più di un’ora. Da Dublino, il viaggio in auto dura circa due ore e mezza. Per quanto riguarda i mezzi pubblici, sia Bus Eirean, il servizio nazionale di autobus irlandese, sia Irish Rail, il servizio ferroviario nazionale, offrono collegamenti da Cork e Dublino alle città vicine al Glen, Cahir e Tipperary, da cui è possibile proseguire il viaggio.

Tra civiltà sommerse e antichi relitti: quando il viaggio di scoperta è sott’acqua

Tra civiltà sommerse e antichi relitti: quando il viaggio di scoperta è sott’acqua

Tuffarsi in profondità alla scoperta dei segreti di civiltà perdute: per chi ama le immersioni, il mare non è solo l’occasione per ammirare le meraviglie della natura ma un vero e proprio museo da visitare. Da relitti perfettamente conservati ai resti di città sommerse, i fondali spesso custodiscono tesori accessibili solo a chi osa. Alcune escursioni sono consigliate a subacquei esperti, altre adatte anche a semplici appassionati muniti di maschera e boccaglio, ma tutte hanno una cosa in comune: sono luoghi in cui il tempo si è fermato. Dall’Italia ai luoghi più esotici, ecco una selezione di destinazioni ideali per l’archeologia subacquea.

In Sicilia, tra anfore, ancore e mura romane

In Sicilia, imperdibili sono le antiche rotte commerciali e le profondità marine di Ustica, isola del Tirreno meridionale da sempre crocevia di culture e popoli. Le testimonianze del passaggio di Punici, Greci e Romani sono ancora visibili nei fondali di Punta Gavazzi, dove le ancore raccontano la storia di imbarcazioni in cerca di riparo, attraverso reperti di epoca romana e bizantina. A Cefalù, l’itinerario di Kalura, accessibile sia ai subacquei con brevetto di primo livello che agli amanti dello snorkeling, conduce alla scoperta di antiche tracce di naufragi e reperti che risalgono dal V secolo a.C. fino all’età moderna, mentre a Basiluzzo, isola vicina a Panarea, nel cuore delle Eolie, ecco le strutture murarie sommerse dell’antica colonia romana. Infine, ma solo per i subacquei esperti, al largo della costa di Noto tutto da scoprire è il misterioso naufragio delle anfore vinarie, testimonianza – risalente alla metà del IV secolo a.C. e al primo quarto del III secolo a.C. – dell’intenso commercio tra Siracusa e le città greche della Sicilia ionica, oltre che con Gela e Licata nello Stretto di Sicilia.

Porto Cesareo (Getty)
Porto Cesareo 

Puglia, archivio liquido di secoli di navigazione

La Puglia si conferma uno dei più straordinari musei sommersi del Mediterraneo, un luogo magico dove secoli di navigazione, commerci e insediamenti continuano a raccontare la loro storia dall’oscurità dei fondali. In questa Regione l’archeologia subacquea sta vivendo una vera e propria stagione d’oro. Lungo la costa della provincia di Brindisi, si incontra l’antico porto romano (e pre-romano) di Egnazia, uno dei siti di archeologia subacquea più affascinanti e importanti del basso Adriatico. Qui – ci troviamo esattamente a Savelletri di Fasano, in provincia di Brindisi – le prime comunità, dall’Età del Bronzo agli Iapigi e poi ai Messapi, sfruttarono la conformazione naturale della costa rocciosa, con insenature naturali che offrivano riparo ideale per le imbarcazioni e agevolavano la creazione di piccoli scali e approdi commerciali. La caletta più profonda, situata proprio a ridosso della collina dell’acropoli, divenne il cuore pulsante delle prime attività portuali messapiche. Il sito archeologico subacqueo è gestito dal Museo nazionale insieme alla cooperativa l’Anfora. Un viaggio alla scoperta di questo immenso patrimonio non può prescindere dalla digitalizzazione e dalla ricerca scientifica. A giugno è stata infatti presentata la nuova versione aggiornata della Carta Archeologica Subacquea della Puglia meridionale. Sviluppato dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento in collaborazione con il CUIS ed Esri Italia, questo sistema WebGIS (evoluzione della Forma Maris Antiqui) raccoglie oltre 650 testimonianze archeologiche censite lungo le coste adriatiche e ioniche. Navigando sulla piattaforma è possibile geolocalizzare relitti, aree di frammenti ceramici, strutture portuali e singoli reperti isolati, trasformando decenni di indagini subacquee in uno strumento accessibile a scienziati e appassionati. Sempre sul versante salentino, la tutela si è tradotta in realtà tangibile proprio il mese scorso. Il 24 luglio è infatti stato ufficialmente inaugurato il Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo, un progetto di archeologia pubblica finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del bando Smart-In.

Xlendi Underwater Archaeological Park, Gozo
Xlendi Underwater Archaeological Park, Gozo 

L’enorme patrimonio culturale sommerso di Malta

Malta, Gozo e Comino rappresentano mete di grande interesse per gli appassionati di immersioni, tanto da essere costantemente annoverate tra le migliori destinazioni diving a livello internazionale. Tra i punti di forza, le acque limpide, l’ottima visibilità, i fondali molto vari, le correnti generalmente contenute, le temperature miti anche in inverno, le scuole di diving professionali per tutti i livelli, e infine un ambiente sottomarino caratterizzato da una ricca varietà di flora e fauna, grotte, reef e relitti. Lo Xlendi Underwater Archaeological Park di Gozo è uno dei progetti più interessanti nel panorama internazionale dell’archeologia subacquea nonché il primo parco archeologico subacqueo di acque profonde al mondo. Il sito, che si estende su un’area di circa 67.000 m² e raggiunge una profondità di 105-115 metri, è legato alla presenza di un antico deposito di reperti, tra cui ceramiche e anfore, associato a un relitto di epoca fenicio-punica risalente a circa 2.700 anni fa. Il parco è stato aperto ai subacquei nel 2023. Nell’arcipelago di Malta sono 19 i siti di “underwater cultural heritage” attualmente accessibili tramite centri diving approvati (visionabili online sul sito di Heritage Malta). Tra questi anche relitti della seconda guerra mondiale scoperti attraverso tecniche di ricerca archeologica, come JU88, B24 Liberator, HMS Urge, HMS Olympus, HMS Southwold. Molto interessante anche Underwater Malta – The Virtual Museum, che permette di esplorare digitalmente diversi siti del patrimonio culturale sommerso dell’arcipelago, rendendo accessibile questo patrimonio anche a chi non pratica immersioni.

Tra i segreti di un antico naufragio in Grecia

La Grecia ha inaugurato nel 2020 il suo primo museo archeologico subacqueo. Questo luogo unico al mondo si trova nell’area marina protetta dell’isola di Alonissos e permette di viaggiare nel tempo ammirando il celebre relitto di Peristera. L’accesso è aperto a chiunque: la struttura accoglie sia i sub professionisti che i neofiti desiderosi di esplorare i fondali, offrendo a tutti la possibilità di tuffarsi in un mare limpidissimo per osservare da vicino reperti storici millenari. Chi non possiede l’equipaggiamento necessario non deve preoccuparsi, poiché la vicina isola di Skopelos ospita un centro immersioni perfettamente fornito e pronto a rispondere a ogni necessità. In realtà molti centri sub in tutta la Grecia durante le immersioni fanno visitare alcuni resti archeologici: pochi mari come l’Egeo sono pieni di misteri.

Relitto di aereo Junkers, isola di Žirje @ Damir Zurub, CNTB
Relitto di aereo Junkers, isola di Žirje 

In Croazia i resti di duemila anni di navigazione

I fondali dell’Adriatico croato custodiscono un patrimonio archeologico straordinario, frutto di oltre duemila anni di navigazione, commerci e conflitti. Tra relitti, antichi approdi e siti sommersi, il mare conserva le tracce delle civiltà che hanno attraversato e animato queste rotte. Le testimonianze più antiche risalgono all’epoca classica e si concentrano lungo le principali vie marittime che collegavano la Grecia all’Italia e alle colonie della costa orientale dell’Adriatico. Cavtat, Mljet, Korčula, Hvar, Vis, Split, Trogir, le isole Kornati, Šibenik, Zara, Pola e le isole Brionisono tra le aree che custodiscono testimonianze sommerse di questo passato. Tra i ritrovamenti più significativi spicca l’Apoxyomenos di Lussino, uno dei più importanti esempi di archeologia subacquea nell’Adriatico. La statua, un bronzo greco del II o I secolo a.C., è rimasta per circa 2.000 anni sul fondale marino, dove le condizioni naturali ne hanno preservato l’eccezionale stato di conservazione. Fu ritrovata casualmente nel 1996 da un subacqueo nei pressi dell’isolotto di Vele Orjule, vicino a Lussino. Le ipotesi degli studiosi suggeriscono che la statua potesse far parte del carico di una nave romanadiretta verso una delle principali città dell’Alto Adriatico. Non è possibile stabilire con certezza perché sia finita in mare: una delle ipotesi è che fosse stata gettata durante una tempesta per alleggerire l’imbarcazione. Dopo il ritrovamento, l’area è stata identificata e protetta come sito archeologico subacqueo, mentre la statua è stata recuperata e sottoposta a conservazione e studio. Oggi l’Apoxyomenos è considerato un reperto di straordinario valore, anche perché è la più completa e meglio conservata delle sole otto statue di questo tipo conosciute al mondo. Con l’intensificarsi dei commerci nel Medioevo e lo sviluppo delle città costiere, il patrimonio sommerso si arricchisce di nuove testimonianze. A queste si aggiungono, nei secoli XIX e XX, i relitti legati alle numerose battaglie navali e ai conflitti che hanno interessato l’Adriatico. Molti di questi relitti sono ancora oggi accessibili ai subacquei, mentre altri, situati a profondità maggiori, attendono di essere esplorati e studiati. Fra le testimonianze della storia contemporanea c’è il piroscafo Vis, affondato durante la Seconda Guerra Mondiale dopo aver urtato una mina nella baia di Fianona (Plomin). Oggi il relitto è ancora esplorabile sott’acqua e rappresenta una preziosa testimonianza della navigazione e degli eventi bellici del Novecento. Un altro caso significativo si trova nei pressi di Žirje (Regione di Šibenik), dove nel 2014 è stato rinvenuto un bombardiere tedesco Junkers Ju 87 Stuka, uno dei pochi esemplari ancora conservati.

Il mare della Germania, capsula del tempo dei reperti

L’isola di Fehmarn, nel Mar Baltico tedesco, offre affascinanti possibilità di immersione tra relitti storici, scogliere e spiagge naturali. I punti di immersione intorno all’isola sono vari e adatti sia ai principianti che ai subacquei esperti. Dalle acque poco profonde ai siti di immersione profonda con buona visibilità fino a 15 metri ce n’è insomma per tutti i gusti. Straordinaria anche la flora e la fauna in questo tratto di mare: circondati da gamberetti, stelle marine, anguille e aringhe si possono visitare oltre 10 relitti. Le acque fredde e poco salate del Baltico, prive del “verme delle navi” (Teredo navalis, che divora il legno nei mari caldi), hanno restituito i reperti in uno stato di conservazione straordinario. Il sito di Katharinenhof, sulla costa orientale dell’isola, grazie alle sue acque poco profonde, è una delle mete più amate, ideale sia per i principianti che per i subacquei esperti che amano le immersioni rilassate o i tour notturni.

In Estonia tracce dell’età vichinga

L’Estonia conserva importanti testimonianze della navigazione nel Baltico, tra cui le celebri navi di Salme (VIII secolo d.C.), una delle scoperte più significative dell’epoca vichinga nel Baltico orientale, associate alla sepoltura di oltre 40 guerrieri, probabilmente provenienti dalla Svezia. Sebbene le navi di Salme non fossero sommerse al momento della scoperta, dimostrano il ruolo centrale delle coste estoni nelle rotte vichinghe. Nelle acque estoni sono anche presenti moltissimi relitti medievali, moderni e contemporanei, spesso molto ben conservati grazie alle particolari condizioni del Mar Baltico. Negli ultimi anni gli archeologi hanno anche rinvenuto relitti medievali e postmedievali, alcuni riutilizzati nelle opere portuali o come strutture costiere. C’è infine il relitto della MS Estonia: pur essendo un sito contemporaneo e principalmente un luogo memoriale piuttosto che archeologico in senso classico, il traghetto Estonia, affondato il 28 settembre 1994 nel Baltico con 852 vittime, è infatti uno dei relitti più noti associati al paese. Il sito è però protetto da accordi internazionali e le immersioni sono fortemente limitate.

Escursione/crociera nella zona di Narvik, Norvegia
Escursione/crociera nella zona di Narvik, Norvegia 

In Norvegia tra i relitti della Seconda guerra mondiale

In Norvegia, l’area di Narvik, Nordland, è conosciuta per i numerosi relitti legati alla Seconda guerra mondiale; tra quelli citati dalle fonti specializzate ci sono Z2 Georg Thiele e Z12 Erich Giese. Affascinante anche Gulen, Fjord Norway: a nord di Bergen, si può immergersi sul relitto della DS Frankenwald, nave tedesca affondata nel 1940, con possibilità di fare tour guidati verso relitti come il Frankenwald. Altro suggerimento intressante è il relitto della Konsul Carl Fisser nel Valderøyfjord, vicino ad Ålesund, relitto accessibile a molti sub che si trova quasi in posizione verticale, tra circa 20 e 60 metri di profondità. Le Lofoten, infine, possono offrire un taglio più ampio, unendo immersioni, paesaggio artico e storia marittima. Le fonti specializzate indicano che nell’arcipelago sono presenti anche relitti storici, ma precisano che condizioni e accessibilità variano e consigliano quindi di verificare con le guide locali. Mozzafiato l’escursione/crociera nella zona di Narvik, che permette di vedere relitti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale con un drone sottomarino Per tutte le informazioni è possibile consultare il sito Visit Norway.

Le Seychelles e i tesori in fondo al mare

Nell’aprile del 1971, due subacquei erano alla ricerca di proiettili al largo della costa a La Digue Island quando trovarono 11 cannoni navali in bronzo di diverse dimensioni tra i coralli, a una profondità di circa 18 metri. Ci vollero otto uomini e tre giorni per sollevare le pistole e altri enormi pezzi di ferro, probabilmente in passato usati come zavorra in una barca di 40 piedi. Quei preziosi manufatti vennero poi portati a Mahé e alcuni di questi cannoni sono ora nell’edificio della Biblioteca Nazionale. Al momento, si calcola che, nascosti sotto il mare di queste isole, ci siano i resti di non meno di cento naufragi verificatisi tra il 1550 e il 1970. Ci sono anche alcuni relitti sommersi attorno a Mahé dove si può fare diving: tra i più significativi quello dell’Ennerdale, una ex petroliera britannica affondata nel 1970 che oggi rappresenta uno dei siti di immersione più famosi dell’arcipelago, situato al largo dell’isola. La nave è divisa in tre o più sezioni ed è possibile esplorare la zona della poppa, con la timoniera e l’elica facilmente accessibili, ma l’impresa, a causa della profondità e delle possibili forti correnti, è consigliato a subacquei esperti o con brevetto Advanced Open Water.

Nassau, Paradise Island, Bahamas @ BMOT
Nassau, Paradise Island, Bahamas 

Nassau e le Bahamas, l’età d’oro della pirateria

Il 4 giugno di quest’anno, un team internazionale di archeologi subacquei ha annunciato la scoperta di sei relitti risalenti tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo nelle acque attorno a New Providence, Nassau. Tra i reperti recuperati figurano cannoni girevoli, un cannone in ferro, 25 palle da moschetto in piombo e una pietra per affilare le spade, testimonianze di abbordaggi e battaglie che fecero tremare i mari. Fondata attorno al 1670 come porto commerciale, Nassau divenne presto la Repubblica dei Pirati. Tra le sue strade polverose e i vicoli affacciati sul porto si aggiravano Barbanera (Edward Teach), Calico Jack Rackham, Henry Avery e Anne Bonny (travestita da uomo insieme all’altra piratessa Mary Read). I 700 isolotti delle Bahamas e le acque basse che scoraggiavano le navi da guerra britanniche, offrivano il nascondiglio perfetto per organizzare razzie lungo le rotte commerciali più trafficate dell’Atlantico. La svolta arrivò nel 1718, quando il re d’Inghilterra inviò Woodes Rogers come Governatore Reale con un mandato chiaro: ripristinare l’ordine o impiccare chi si opponeva. Trecento pirati accettarono l’amnistia; gli altri — tra cui Barbanera — fuggirono. Nassau tornò alla Corona, ma la leggenda rimase impressa per sempre nelle pietre, nelle acque e nei silenzi dell’isola. L’arcipelago oggi custodisce uno dei più straordinari patrimoni sommersi dei Caraibi, accessibile a subacquei di ogni livello.In particolare, le acque attorno a Nassau custodiscono i celebri “James Bond Wrecks” usati come set cinematografici. Tra i siti più frequentati: il David Tucker II (ex nave della Guardia Costiera USA affondata a scopo ricreativo) e la Bahama Momma, entrambi a 15–27 metri di profondità e ricoperti di spugne e coralli. Stuart Cove’s Dive Bahamas è il principale operatore locale. A soli 50 miglia da Miami, Bimini ospita la SS Sapona, un piroscafo da carico affondato durante un uragano che emerge parzialmente in appena 4–5 metri d’acqua: ideale per snorkeling e prime immersioni. Lungo le acque aperte del Gulf Stream è anche possibile immergersi con squali martello e squali seta. Eleuthera, l’isola meno affollata delle Bahamas, nasconde la “Wreck Alley”: oltre 40 relitti catalogati tra scogliere calcaree, grotte e passaggi subacquei. Visibilità fino a 60 metri, acque tra i 24 e i 29°C da marzo a ottobre. Per chi ama esplorare lontano dalla massa. I fondali di Freeport ospitano infine un freighter da 70 metri affondato intenzionalmente da UNEXSO nel 1982, oggi ricoperto di coralli e popolato da cernie, murene e razze. Ideale per immersioni di penetrazione in acque con visibilità eccezionale.

Cheval Blanc Randheli Maldives

Cheval Blanc Randheli Maldives

lo  Cheval Blanc Randheli si trova su una propria isola privata nell’atollo di Noonu, ma sembra essere tre isole in una.L’isola principale del resort è un giardino paesaggistico di alto livello di frangipani e pino a vite, dove le ville si riversano sulla sabbia polverosa e la laguna si illumina di turchese ad ogni marea. A breve distanza in dhoni si trova la Spa Island, sede della Guerlain Spa e di una piscina a sfioro che sembra fondersi con l’orizzonte. Poi c’è la terza isola: quella che si crea da soli.La filosofia del resort “Art de Recevoir” significa che lo staff non si limita a soddisfare le richieste, ma le anticipa. Il maggiordomo apprende il tuo ordine di caffè il primo giorno e lo aspetta in piscina il secondo giorno. Questo livello di attenzione trasforma una vacanza in qualcosa di più vicino a un rifugio su misura.

L’idrovolante dall’aeroporto internazionale di Velana a Cheval Blanc Randheli impiega 40 minuti e offre una vista a volo d’uccello della collana di isole dell’atollo. La sala del resort all’aeroporto è un tranquillo santuario con asciugamani freddi, succhi di frutta freschi e un angolo per bambini fornito di giocattoli e libri. Una volta atterrato sul molo privato del resort, un buggy ti porta alla tua villa, dove il maggiordomo ha già disimballato i bagagli e raffreddato il tuo vino preferito.

 

“Cheval Blanc Randheli, è un rifugio intimo, lussuoso sull’incontaminato Noonu Atoll. Proprietà esclusiva del gruppo Louis Vuitton Moët Hennessy, l’hotel assicura comfort e classe superiore per una vacanza eccezionale in perfetta sinergia con i suoni naturali dell’isola, la vegetazione lussureggiante e le acque turchesi. L’esperienza unica che offre il Cheval Blanc Randheli inizia già dall’aeroporto di Male, dove si viene accompagnati all’esclusivo ed elegante idrovolante privato che in circa 40 minuti atterra nello splendido atollo di Noonu. Elegante, raffinato e ideato per vivere l’isola, Cheval Blanc Randheli è nato dalla collaborazione creativa con il famoso architetto Jean-Michel Gathy, maestro di design che ha firmato molte strutture ricettive di grande classe: in questo caso ha optato per i toni neutri, in perfetta sintonia con il verde della vegetazione e l’azzurro delle acque, mixando sapientemente elementi tradizionali e contemporanei. L’esclusivo resort offre la possibilità di vivere un’esperienza unica presso la Cheval Blanc Randheli Private Island, un’isola privata facilmente raggiungibile con un ormeggio privato dall’isola principale. Al Cheval Blanc Randheli si trova la quintessenza della privacy, del lusso e dell’esclusività con servizi pensati ad hoc, tra cui il proprio centro benessere, una piscina esterna di 25 metri, ville magnificamente arredate, spiagge incontaminate e splendidi giardini esotici. ”

Le ville arredate con gusto, sono ognuna un rifugio straordinario di lusso e comfort oltre ogni aspettativa. Tutte le ville dispongono di un ampio soggiorno, bagno adiacente, spaziose camere da letto con viste meravigliose, doppi spogliatoi e bagni eleganti e luminosi. All’esterno sono tutte dotate di una grande piscina privata infinity, spaziosi ponti o giardini dedicati. Le Island Villas, immerse nel giardino con il mare a due passi, dispongono di un luminoso soggiorno, una sontuosa camera da letto e un grande bagno outdoor. All’esterno, una giungla di palme e piante esotiche regala un’ombra piacevole alla piscina a sfioro che affaccia sul mare davanti e con un delizioso pergolato attrezzato per mangiare e rilassarsi in totale privacy. Le Water Villas e le Lagoon Villas offrono un’indimenticabile esperienza di vita maldiviana a stretto contatto con il mare, sulle acque trasparenti del Noonu Atoll e collegate tra loro e alla terraferma da pontili di legno. Le Garden Water Villas e Lagoon Garden Villas, tra la terra e il mare, dispongono di una o due camere da letto, cabina armadio, grande bagno e una seconda camera da letto, soluzione perfetta per una famiglia con figli. A disposizione, anche una piscina a sfioro più grande di 12 metri.

L’esperienza culinaria al resort è divertente, sorprendente e deliziosamente varia. Tra i più richiesti, c’è il ristorante Le 1947, immerso in una lussureggiante vegetazione tropicale: rivisita la cucina francese mantenendo l’ispirazione locale; poco prima dell’ingresso, il bar intrattiene i clienti con un’ottima carta dei vini e spumeggiante champagne. Rilassato e contemporaneo, è invece il White, che serve tutti i pasti, dalla colazione  alla cena, un luogo perfetto per rilassarsi in ogni momento della giornata. Il Diptyque propone cucina giapponese da un lato e iberica dal lato opposto, con piatti preparati a vista per un pranzo o una cena speciale, capace d’incuriosire. Il Deelani è un ristorante vivace che prepara piatti di pesce locale e specialità italiane in un ambiente fresco e rilassante, mentre il Table de Partage è uno spazio privato per il pranzo che celebra l’arte conviviale del mangiare insieme con il menù creativo dello chef in sintonia con i desideri dei clienti, con vini pregiati e champagne che rendono l’esperienza ancor più esclusiva. The White bar, a bordo piscina con sdraio e confortevoli sedili, propone cocktail rinfrescanti, snack dolci e salati a tutte le ore del giorno fino a sera, quando vengono preparati eccellenti cocktail alle luci del tramonto.

È ovviamente possibile organizzare pranzi o cene su misura presso le sistemazioni prescelte.

Un dhoni (tipica imbarcazione maldiviana) ti trasferisce sulle rive dell’isola che ospita la splendida Cheval Blanc Spa, dove Guerlain ha creato una gamma di trattamenti e massaggi in esclusiva per il resort. Le ville con vista sulla laguna dedicate ai trattamenti di coppia si aprono sull’orizzonte offrendoti un ambiente unico per vivere un vero momento di relax. Molte le attività che puoi praticare al Cheval Blanc: due campi da tennis, uno splendido e attrezzatissimo centro fitness, gite in dhoni e catamarano, escursioni, crociere al tramonto, sci d’acqua, snorkeling, sessioni di immersioni a tutti i livelli grazie al centro PADI a 5 stelle, windsurf canoe e una meravigliosa piscina.

Appositamente creati per i bambini e i ragazzi, Le Carrousel e Le Paddock propongono una vasta gamma di attività istruttive, ludiche e sportive: yoga, safari sottomarini, caccia al tesoro, una piscina con un divertente scivolo su cui sbizzarrirsi. I ragazzi potranno divertirsi anche con il biliardo, il calcio balilla, il ping-pong e con una postazione multimediale.

La maggior parte degli ospiti  prenota almeno un pomeriggio sull’isola delle terme, dove si sale a bordo di un tradizionale dhoni al molo principale e si attraversa la laguna in cinque minuti. L’isola è piccola: solo la spa, una piscina, una manciata di lettini e un ristorante che serve solo quello che si chiede. La Guerlain Spa offre trattamenti che non ho mai trovato da nessun’altra parte: uno scrub maldiviano a base di agrumi che lascia la pelle luminosa per giorni, un rimedio dopo il sole che profuma di gelsomino e cocco e una terapia orientale all’incenso che ti avvolge nel calore mentre la brezza dell’oceano rinfresca la pelle. La piscina a sfioro è abbastanza lunga per fare un giro, ma la maggior parte degli ospiti galleggia, guardando l’orizzonte inclinarsi tra cielo e mare.Una regola utile è portare un libro che hanno intenzione di leggere; Quando finiranno il primo capitolo, avranno dimenticato perché l’hanno mai imballato.

L’Estonia che cambia colore: viaggio d’autunno tra boschi, saune e atmosfere sospese

L’Estonia che cambia colore: viaggio d’autunno tra boschi, saune e atmosfere sospese

In Estonia l’autunno non arriva mai all’improvviso. Si insinua lentamente, come un respiro che cambia ritmo, come una luce che si fa più morbida. Prima sono le foglie ai margini dei sentieri a tingersi di rame, poi le torbiere che assumono sfumature di ambra, infine l’aria stessa, che diventa più fresca, più sottile, quasi un invito a rallentare. È la stagione del ruska, il foliage nordico che trasforma il Paese in un mosaico di colori mutevoli, un quadro che sembra dipinto ogni giorno da una mano diversa.

Camminare in Estonia in questo periodo significa entrare in un mondo che si sta trasformando. Le foreste, che coprono più della metà del territorio, diventano un mare dorato che ondeggia al vento. I bog, con i loro silenzi profondi, riflettono il cielo come specchi liquidi. Anche Tallinn cambia volto: i viali di Kadriorg si accendono di tonalità calde, i parchi urbani diventano rifugi di quiete, e la città sembra respirare insieme alla natura che la circonda.

Il cuore dell’autunno estone pulsa nel Parco Nazionale di Soomaa, dove l’acqua e il bosco dialogano in un equilibrio antico. Qui il foliage si specchia nei fiumi, le canoe scivolano lente tra le radici degli alberi e i sentieri attraversano torbiere che sembrano sospese nel tempo. È un luogo che invita a lasciarsi andare, a seguire il ritmo della natura, a ritrovare un contatto primordiale con ciò che ci circonda. E quando la giornata si chiude, arriva il momento del rito più autentico: la sauna nella foresta, una piccola capanna di legno che si illumina al tramonto, dove il calore diventa un abbraccio e il silenzio un compagno di viaggio.

Verso la costa baltica, l’autunno rallenta ancora. A Saaremaa, l’isola delle spa, il benessere è un linguaggio antico. Le alghe marine, le foglie di ginepro, i fanghi minerali e l’acqua sorgiva diventano strumenti di cura, mentre il vento porta con sé il profumo del mare. Il sentiero di Koigi Bog è un viaggio dentro la tavolozza dell’autunno: rosso, oro, marrone, ambra. Qui la natura non si osserva soltanto, si vive. Si raccolgono bacche, si annusano piante aromatiche, si ascolta il fruscio delle foglie che cadono come una pioggia leggera.

In Estonia il bosco non è solo un paesaggio: è una dispensa, una tradizione, una memoria. L’autunno porta con sé funghi, mirtilli, mele, selvaggina. I menu si riempiono di sapori che raccontano la terra, e il foraging diventa un gesto quotidiano, un modo per riconnettersi con ciò che è essenziale. Passeggiare tra i sentieri significa scoprire un mondo di profumi e colori che cambiano a ogni passo.

E poi c’è un’altra sorpresa: il vino. Ai confini della viticoltura europea, l’Estonia ha creato una produzione originale, fatta di frutta, bacche e varietà nordiche. L’Eesti Veinitee, la strada del vino estone, attraversa campagne silenziose e cantine che profumano di mele, rabarbaro e caprifoglio. È un viaggio lento, intimo, che racconta un modo diverso di interpretare la tradizione.

L’autunno è anche il tempo delle celebrazioni. A Narva, Capitale d’Autunno dal 2009, il calendario si riempie di eventi che uniscono comunità e visitatori. In tutto il Paese si svolgono festival, mercati rurali, appuntamenti gastronomici. Le antiche ricorrenze di Mardipäev e Kadripäev riportano alla luce tradizioni che parlano di agricoltura, protezione, memoria. È il periodo del Soul Time, quando il confine tra il mondo dei vivi e quello degli antenati si fa più sottile, e le famiglie mantengono vive usanze che raccontano la storia di un popolo.

Quando le giornate si accorciano e la luce diventa più rarefatta, l’Estonia rivela il suo volto più misterioso. Le Black Nights trasformano il Paese in un palcoscenico di cultura e creatività. Il Tallinn Black Nights Film Festival (PÖFF) illumina novembre con cinema, incontri, arte. Le città si riempiono di concerti, passeggiate notturne, cene a lume di candela. Le saune all’aperto diventano rifugi sotto il cielo stellato, e il buio non è più un limite, ma un invito a scoprire un’altra forma di bellezza.

L’Estonia d’autunno è un luogo che non si attraversa soltanto: si sente. È un Paese che cambia colore, che invita a rallentare, che accoglie con il calore dei suoi abitanti e la quiete dei suoi paesaggi. Un viaggio che unisce natura, tradizione, benessere e cultura, e che permette di riscoprire il piacere della meraviglia. Qui, tra foglie color ambra e sentieri che profumano di bosco, ogni passo diventa un momento da custodire.

Trinity college Dublino Book of Kells

Trinity college Dublino Book of Kells

Ci sono luoghi che si visitano. E poi ci sono luoghi che ti restano addosso.

Il Trinity College di Dublino appartiene alla seconda categoria. Non è solo l’università più antica d’Irlanda, non è soltanto la casa della biblioteca più famosa del Paese la Old Library, e nemmeno “solo” il luogo in cui è custodito il leggendario Book of Kells.

È uno spazio che cambia il tuo ritmo, che ti costringe ad abbassare la voce, a camminare più lentamente, a guardarti intorno con attenzione.
È un luogo che ti fa sentire piccolo… ma nel modo più bello possibile.

Il Trinity College: quattro secoli di storia nel cuore di Dublino

Trinity College Dublin: cosa vedere e sapere | Nomado Travel

Fondato nel 1592 dalla regina Elisabetta I, il Trinity College è la più antica università d’Irlanda. Per secoli fu un’istituzione riservata a pochi: prima solo protestanti, poi anche cattolici, e solo nel 1904 finalmente aperta alle donne.

Oggi è una delle università più internazionali d’Europa, con oltre 18.000 studenti, provenienti da tutto il mondo, circa il 60% degli studenti sono donne, più di un terzo degli studenti, proveniente dall’estero.

Un luogo che ha saputo evolversi, senza mai perdere la propria anima.

Eppure, nonostante la modernità, il Trinity College ha conservato un’atmosfera unica, quasi sospesa nel tempo.

Qui, il passato non è mai distante.

Le facoltà e l’eccellenza accademica

Il Trinity College è organizzato in tre grandi aree accademiche che abbracciano praticamente ogni campo del sapere: dalle arti umanistiche alle scienze, dall’ingegneria alla medicina.

Tra le sue scuole più prestigiose troviamo economia, legge, medicina, storia, letteratura, chimica e statistica.
Camminando nel campus, è facile immaginare studenti di epoche diverse seduti sugli stessi gradini, intenti a studiare, discutere, creare idee destinate a lasciare il segno.

Scrittori, presidenti e menti straordinarie

Tra le mura del Trinity College hanno studiato alcune delle figure più importanti della storia culturale e politica irlandese.

Scrittori come Oscar WildeSamuel BeckettJonathan Swift e Bram Stoker hanno camminato negli stessi cortili che oggi attraversano i visitatori.
Qui si sono formati anche presidenti della Repubblica d’Irlanda, come Douglas HydeMary Robinson e Mary McAleese.

Il Trinity College non è solo un’università: è una fucina di idee.

Attraversare il portone: quando Dublino resta fuori

L’ingresso principale su Dame Street è discreto, quasi anonimo. Ma basta varcare il grande portone in legno per sentire immediatamente che qualcosa cambia.

Il rumore della città svanisce.
Ti ritrovi nel cortile centrale, circondato da edifici eleganti, simmetrici, carichi di storie e leggende.

Davanti a te si erge il campanile del Trinity College. Una delle leggende più famose racconta che se uno studente lo attraversa mentre le campane suonano, non si laureerà mai.
Vero o no, nessuno osa sfidarlo.

Il cuore simbolico dell’università

Ai lati del cortile si trovano due edifici gemelli: la Cappella, oggi aperta a tutte le religioni, e l’Aula delle Lauree, dove generazioni di studenti hanno concluso il loro percorso accademico.

Alle tue spalle, sopra il portone principale, l’ufficio del Rettore e un elegante orologio blu con lancette dorate.
Blu e oro: colori che ricorrono spesso negli edifici pubblici irlandesi, simboli di autorità, tradizione e continuità.

Ma lo sguardo viene inevitabilmente attirato verso destra.

La Old Library: quando la conoscenza diventa architettura

La Old Library non si visita: si incontra.

La sua facciata severa sembra avvisarti che ciò che custodisce non è leggero, non è veloce, non è superficiale.
Qui il tempo ha un altro passo.

È la biblioteca più importante d’Irlanda, lunga 65 metri, e per secoli ha custodito oltre 300.000 volumi antichi.
Dal 1801 è una Legal Deposit Library: ogni libro pubblicato in Irlanda e nel Regno Unito deve avere una copia conservata qui, per essere tramandata alle generazioni future.

Ma tra tutti i libri, ce n’è uno che supera ogni altro.

La Old Library

Il Book of Kells: un capolavoro che sfida il tempo

Il Book of Kells non è solo un libro antico. È una dichiarazione di potere culturale, spirituale e artistico.

Creato circa 1200 anni fa da quattro monaci, contiene i quattro Vangeli, decorati con miniature di una complessità tale che ancora oggi ci si chiede come sia stato possibile realizzarle senza strumenti moderni.

Fu scritto sull’isola di Iona da quattro monaci e portato successivamente a Kells per proteggerlo dalle incursioni vichinghe.
Dal 1661 è custodito al Trinity College, dal 1996 lo potete ammirare nella terza sala di una mostra ad esso dedicato, al pian terreno della Old Library..

Arrivare al manoscritto originale non è immediato. Ed è giusto così.

Le stanze del Book of Kells: un percorso che prepara alla meraviglia

La prima stanza: imparare a guardare

La visita comincia lentamente. Qui non sei ancora davanti al libro, ma stai imparando a capirlo.

Sulle pareti trovi riproduzioni di alcune delle pagine più iconiche: croci, intrecci, i quattro evangelisti.
In una teca sono esposti i pigmenti originali: colori ottenuti da minerali, piante, insetti. Alcuni di questi colori, incredibilmente, non siamo più in grado di riprodurli oggi.

In un angolo, quasi in silenzio, trovi l’Ogham, la scrittura più antica d’Irlanda, e volendo puoi scrivere il tuo nome con una scrittura preistorica.

La seconda stanza: simboli, tentazioni e messaggi nascosti

Entrando nella seconda stanza, sulla destra, c’è una pagina che moltissimi visitatori guardano… senza davvero vederla.
È una delle miniature più affascinanti del Book of Kells: The Temptation in the Desert.

A un primo sguardo sembra semplice, quasi essenziale.
Ma più la osservi, più ti rendi conto che nulla è casuale.

La tentazione di Cristo nel deserto non è raccontata in modo diretto. Tutto è simbolico: le proporzioni delle figure, gli animali, le posture, gli sguardi.
È una pagina che parla un linguaggio antico, fatto di allusioni e messaggi teologici profondi.
Senza una spiegazione rischia di passare inosservata; con la giusta chiave di lettura, diventa uno dei momenti più sorprendenti della visita.

Poco più avanti, sempre in questa stanza, troviamo una delle pagine più enigmatiche dell’intero manoscritto.

La Natività: una scena che non sembra ciò che è

La Natività del Book of Kells è uno di quei casi in cui l’arte medievale spiazza completamente il visitatore moderno.

Quasi nessuno, guardandola per la prima volta, riconosce immediatamente la nascita di Gesù.
Non c’è una scena narrativa classica, non c’è una rappresentazione “realistica”. Ci sono simboli, forme, elementi che sembrano astratti… ma che raccontano una storia precisissima.

Qui i monaci non volevano “illustrare” un evento. Volevano trasmettere un messaggio.

È una pagina che dimostra quanto il Book of Kells non sia mai un libro da guardare superficialmente, ma un’opera che va letta, interpretata, spiegata.

la long room in tutto il suo splendore

San Giovanni: uno sguardo che attraversa i secoli

Di fronte alla Natività trovi uno dei ritratti più potenti del manoscritto: San Giovanni Evangelista.

Il suo sguardo è magnetico, quasi inquietante. Sembra seguire chiunque si avvicini, come se fosse consapevole di essere osservato dopo più di mille anni.

Ma soffermandoti qualche secondo in più, noti qualcosa di sorprendente:
accanto a San Giovanni compare un altro personaggio, discreto, quasi nascosto.
Non è un errore. Non è decorativo. Ed è uno dei dettagli più affascinanti dell’intero Book of Kells.

Chi è?
Perché è lì?
E perché così pochi lo notano?

Questa pagina è la dimostrazione perfetta di quanto il Book of Kells sia un’opera che premia chi si prende il tempo di ascoltarla.

Il ritratto di San Giovanni con un personaggio nascosto, tu lo vedi?

La Long Library: quando le parole diventano emozione pura

Il Trinity College di Dublino: informazioni per la visita | Martinaway

Salendo le scale, percepisci già che sta arrivando qualcosa di speciale.
Poi entri nella Long Room… e il tempo si ferma.

È lunga, solenne, elegante.
Scaffali in legno scuro, volte altissime, busti che osservano in silenzio chi passa sotto di loro.

Il mio consiglio è sempre lo stesso:
entra, fai pochi passi, fermati, chiudi gli occhi e inspira.
Stai respirando trecento anni di storia, letteratura, scienza e filosofia.

Anche se oggi molti scaffali sono vuoti per lavori di restauro, la Long Library resta una delle biblioteche più belle non solo di Dublino, ma della tua vita.

I tesori della Long Library

Qui trovi:

 una copia originale della Dichiarazione d’Indipendenza Irlandese del 1916, la leggendaria Brian Boru’s Harp, l’arpa più antica d’Irlanda, esposizioni temporanee che cambiano ogni tre mesi, una copia incredibile del Book of Kells, che puoi comprare si narra, per soli 22.000 Euro.

Sopra la tua testa, una grande sfera chiamata GEA rappresenta la volontà del Trinity College di restaurare libri e biblioteca in modo sostenibile, senza impattare sul pianeta.

Intorno a te, 32 busti di uomini e donne che hanno cambiato la storia dell’umanità, con le loro opere, viaggi e scoperte..
Uno di questi non ha un nome.

Trinity College di Dublino: non fermarti alla Old Library

Visitare la Old Library del Trinity College e la celebre Long Room è uno dei momenti più emozionanti di un viaggio a Dublino. Ma quello che molti visitatori non sanno è che l’esperienza non finisce lì. Anzi: dopo la Long Room, il Trinity College ha ancora moltissimo da offrire.

La New Book of Kells Experience: l’ingresso è già incluso

Probabilmente non ve ne siete accorti, ma acquistando il biglietto per la Long Room e il Book of Kells, avete automaticamente incluso anche l’accesso alla New Book of Kells Experience, una parte moderna e immersiva del percorso.

Come raggiungere la Red Box

Uscendo dalla porta laterale della Old Library, girate a sinistra: dopo pochi metri vi troverete davanti a un edificio moderno di colore rosso acceso, impossibile da non notare. Si chiama Red Box e, sì, è un vero pugno nell’occhio… ma vale assolutamente la visita.

Dentro la Red Box: un viaggio multimediale nel tempo

All’interno del padiglione verrete catapultati in una mostra interattiva e altamente tecnologica, pensata per raccontare la storia del Book of Kells e della biblioteca più famosa d’Irlanda in modo originale e coinvolgente.

I busti che prendono vita

Vi troverete circondati da alcuni dei busti già visti nella Long Room, ma qui accade qualcosa di inaspettato:
i busti parlano tra loro, si interrogano su come sia possibile essere lì… e perfino essere vivi. La narrazione è in inglese, ma anche senza comprenderla perfettamente l’effetto è sorprendente.

Musica medievale e il Book of Kells che si dissolve

Nel percorso vedrete strumenti musicali medievali che suonano autonomamente, diffondendo melodie d’altri tempi.
Uno dei momenti più suggestivi è la scomposizione digitale del Book of Kells, che si disintegra in centinaia di frammenti luminosi: seguendoli, entrerete in una sala circolare.

La storia del Book of Kells e della Long Room

In questa sala viene narrata la storia del Book of Kells, per poi condurvi in un’ultima stanza che richiama la forma della Long Room, dove viene raccontata — sempre in inglese — la storia della biblioteca più iconica d’Irlanda.

Souvenir e un dettaglio fondamentale

Prima di uscire dalla Red Box attraverserete il negozio di souvenir. Un’informazione pratica ma fondamentale:

Qui si trovano anche i bagni, comodissimi prima di continuare la visita del campus.

Il palazzo veneziano-bizantino che pochi vedono

Usciti dalla Red Box vi troverete davanti a un edificio dallo stile veneziano-bizantino, sede dei dipartimenti di Geologia e Geografia.
Purtroppo, da quando è stata inaugurata la Red Box, l’accesso è riservato agli studenti e spesso è presidiato da una guardia. Ma se per caso la trovate assente e riuscite a entrare anche solo per pochi secondi…
vi troverete davanti a uno degli ingressi più belli che abbiate mai visto.

La parte posteriore del campus: natura, sport e relax

Dopo la Long Room e la New Book of Kells Experience, non andate via. Dirigetevi verso la parte posteriore del campus, dove si trovano i campi da cricket e rugby.

In primavera è pura magia

In primavera, passeggiare lungo il viale alberato pieno di fiori è un’esperienza incredibile. È uno dei luoghi più rilassanti di Dublino, perfetto per rallentare e godersi l’atmosfera universitaria.

Una pinta nel pub dell’università

E perché non concludere con una pinta di autentica birra nera irlandese nel pub del Trinity College? Un momento semplice, ma memorabile.

Trinity College di Dublino: una tappa imperdibile

Il Trinity College, con la Old Library e il Book of Kells, è qualcosa che non dovete assolutamente perdere se visitate Dublino.
Che decidiate di affidarvi a una visita guidata con Senza Meta o di esplorarlo in autonomia, una cosa è certa:

Non lasciate Dublino senza essere passati da qui — e senza averlo vissuto fino in fondo.