I migliori cieli stellati d’Africa

I migliori cieli stellati d’Africa

Dal Sahara alla Namibia, guida alle migliori destinazioni africane dove osservare la volta celeste e ammirare costellazioni e pianeti, sfruttando i cieli nitidi delle località più remote

L’Africa, con i suoi vasti paesaggi incontaminati e cieli limpidi, offre alcuni dei migliori scenari al mondo per l’osservazione del cielo notturno. Per ammirare lo spettacolo della volta celeste è necessario allontanarsi dai centri abitati e dirigersi verso le regioni più remote, libere da inquinamento luminoso, che creano condizioni ideali per ammirare stelle, pianeti, e costellazioni, regalando agli appassionati di astronomia esperienze uniche. Qui puoi trovare le destinazioni più suggestive per osservare gli astri nel continente, con i consigli pratici per pianificare un viaggio indimenticabile sotto le stelle. Se si vuole scoprire le bellezze dell’emisfero australe bisogna ovviamente spingersi a sud dell’Equatore, dove il cielo è tempestato di astri come in poche altre parti del mondo.

Deserto del Namib, Namibia

La Namibia è senza dubbio uno dei paradisi mondiali per gli amanti delle stelle. In particolare, il deserto del Namib, una delle regioni più aride e antiche del pianeta, è celebre per i suoi cieli straordinariamente limpidi e la quasi totale assenza di inquinamento luminoso. Il NamibRand Nature Reserve è uno dei pochi parchi naturali certificati come   dall’International Dark-Sky Association, un riconoscimento che attesta la qualità eccezionale del cielo notturno. Qui, è possibile ammirare la Via Lattea in tutta la sua magnificenza e identificare chiaramente costellazioni dell’emisfero meridionale come la Croce del Sud e il Centauro. Per i visitatori, l’esperienza può essere arricchita con pernottamenti in lodge che offrono tour astronomici guidati, sessioni di osservazione con telescopi e persino piattaforme private per dormire all’aperto sotto le stelle. Il periodo migliore per una visita va da aprile a settembre, durante la stagione secca, quando le notti sono limpide e fredde, offrendo una visibilità ottimale. Sossusvlei, con le sue famose dune rosse, è anche un punto di osservazione eccellente per il cielo notturno. Le condizioni climatiche e la bassa umidità del deserto permettono una visione nitida delle stelle e della Via Lattea. Molte strutture nella zona offrono piattaforme di osservazione e organizzano serate astronomiche guidate, con spiegazioni dettagliate delle costellazioni e dei miti legati al cielo australe.

Anche la Riserva dei Monti Gamsberg, a circa 120 chilometri a sudovest della capitale Windhoek, è un perfetto luogo di osservazione della volta celeste. Situata nell’altopiano centrale, questa riserva offre cieli scuri e condizioni atmosferiche favorevoli, attirando sia astrofotografi che astronomi dilettanti e professionisti. Gamsberg è anche conosciuta per ospitare l’osservatorio di HESS (High Energy Stereoscopic System), che si dedica allo studio dei raggi gamma provenienti dal cosmo. I viaggiatori possono soggiornare in lodge specializzati, dotati di telescopi per uso pubblico, e partecipare a workshop di fotografia notturna. La riserva è accessibile tutto l’anno, ma i mesi di giugno e luglio, con notti particolarmente chiare e fredde, sono i più indicati per osservare il cielo.

Monti Drakensberg, Sudafrica

I Monti Drakensberg, che fanno parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO, rappresentano una delle destinazioni più suggestive per l’osservazione del cielo stellato in Sudafrica. Oltre alle spettacolari vette e alle gole scolpite dai fiumi, i cieli limpidi della regione, soprattutto nelle aree più remote del parco, offrono agli astrofili un’esperienza indimenticabile. La scarsa densità abitativa e l’altitudine, che supera i 3.000 metri in alcuni punti, garantiscono un’osservazione priva di disturbi, permettendo di ammirare con chiarezza la Nebulosa di Carena, le Nubi di Magellano, e persino i dettagli dei pianeti come Giove e Saturno nelle giuste condizioni.

Le condizioni climatiche favorevoli durante l’inverno australe, da maggio ad agosto, quando il cielo è più sereno e le notti più fresche, rendono i Monti Drakensberg un luogo perfetto per chi vuole esplorare le meraviglie dell’universo. Diversi lodge e strutture ricettive nella regione organizzano serate astronomiche, durante le quali i visitatori possono partecipare a lezioni di astronomia all’aperto, tenute da esperti, o osservare gli astri attraverso telescopi di alta qualità. In alcune occasioni, queste attività includono sessioni di fotografia astronomica, dove gli appassionati possono imparare a catturare immagini spettacolari della Via Lattea o delle congiunzioni planetarie.

Il Sudafrica offre molti altri punti di osservazione eccezionali, dove la natura e il cosmo sembrano fondersi in un unico spettacolo grandioso. L’agenzia Astro Tours (astrotours.co.za) invita gli astrofili nel remoto villaggio di Prince Albert, nella regione desertica del Great Karoo, sgombra di nuvole e luci, per imparare a riconoscere le costellazioni più splendenti, come la Croce del Sud, insieme alla Grande e alla Piccola Nube di Magellano (due galassie satelliti della nostra, che ad occhio nudo appaiono come due ciuffi lucenti).  E per chi non si accontenta c’è la possibilità di osservare i sistemi stellari più lontani trascorrendo una notte in compagnia dei ricercatori al South African Astronomical Observatory (saao.ac.za), nella località di Sutherland, che dispone di diversi piccoli telescopi utilizzati principalmente per la fotometria, un telescopio di 1,9 metri di diametro e il nuovo telescopio da 11, il Southern African Large Telescope (Salt), il più grande dell’emisfero meridionale.

Parco Nazionale di Hwange, Zimbabwe

Anche il Parco Nazionale di Hwange, situato nello Zimbabwe, è famoso per le sue notti stellate che regalano uno spettacolo naturale mozzafiato. Durante la stagione secca, da maggio a ottobre, i cieli del parco sono particolarmente limpidi, grazie alla bassa umidità e all’assenza di inquinamento luminoso, consentendo una visione chiara del cielo meridionale. È possibile ammirare costellazioni come la Croce del Sud, la Via Lattea e, nei mesi giusti, le piogge di meteore che attraversano il firmamento.

Alcuni lodge situati all’interno del parco o nelle vicinanze offrono esperienze immersive che combinano safari notturni con sessioni di osservazione astronomica. Dopo una giornata di avvistamenti di elefanti, leoni e altri animali selvatici, i visitatori possono rilassarsi attorno a un falò, mentre le guide esperte illustrano i segreti del cielo notturno africano, narrando storie e leggende legate alle stelle. L’osservazione è resa ancora più affascinante dalla quiete del parco, dove il silenzio è interrotto solo dai suoni della natura.

Per un’esperienza completa, alcuni lodge dispongono di telescopi per offrire una visione ravvicinata degli astri, oppure organizzano eventi speciali in coincidenza con fenomeni astronomici significativi, come le eclissi lunari o le congiunzioni planetarie. Questi momenti permettono ai visitatori di esplorare il cosmo in un contesto unico, dove la fauna selvatica e il cielo stellato si fondono in un connubio perfetto di natura e astronomia.

Deserto del Sahara, Marocco

Le dune e le pianure del Sahara marocchino offrono un’atmosfera quasi mistica per l’osservazione delle stelle. Le aree vicine a Merzouga e M’hamid sono tra le più popolari, con il cielo notturno che si estende infinito sopra l’orizzonte desertico. Il Sahara offre non solo uno spettacolo celeste senza pari, ma anche l’opportunità di immergersi in antiche tradizioni legate all’osservazione del cielo, usata per orientarsi nel deserto. Molti campi nel deserto organizzano tour astronomici che includono storie tradizionali berbere e beduine legate alle stelle, accompagnati da serate con telescopi per ammirare stelle doppie, ammassi globulari e galassie lontane. I mesi migliori per il Sahara vanno da ottobre ad aprile, quando le temperature notturne sono più miti.

Okavango e Deserto di Sale, Botswana

Il Botswana, con il suo leggendario Delta dell’Okavango, rappresenta un’altra destinazione di primo piano per gli amanti del cielo notturno. Durante la stagione secca, da maggio a settembre, le condizioni sono ideali per osservare le stelle: il clima è secco e le notti sono estremamente limpide, permettendo di ammirare la Via Lattea e le costellazioni dell’emisfero australe con una chiarezza sorprendente. I safari notturni, organizzati dai numerosi lodge e campi tendati, offrono l’opportunità di vivere la magia del cielo stellato lontano da qualsiasi fonte di inquinamento luminoso, spesso combinando l’esperienza astronomica con quella della fauna selvatica. Nel cuore del delta, i viaggiatori possono esplorare isole remote e rilassarsi sotto la volta celeste, mentre le guide locali condividono racconti e leggende sulle stelle, tramandate dalle culture indigene come quella dei San. Ma forse il posto ideale per ammirare le meraviglie dell’universo è Kubu Island, una piccola isola rocciosa situata nel cuore del Makgadikgadi Pan, uno dei più grandi complessi di saline al mondo. Questo luogo remoto e affascinante, circondato da un paesaggio surreale di saline bianche e alberi di baobab secolari, offre condizioni eccezionali per l’osservazione astronomica grazie all’assenza totale di inquinamento luminoso e alla purezza dell’aria del deserto. Di notte, la superficie bianca delle saline riflette la luce delle stelle, creando un effetto visivo unico che amplifica la sensazione di trovarsi immersi nel cosmo. Kubu Island, oltre a essere una meta straordinaria per gli amanti del cielo notturno, è anche considerata un luogo sacro dalla popolazione locale dei Bakalanga, il che aggiunge una dimensione spirituale all’esperienza di contemplare la volta celeste da questo sito. È consigliabile organizzare il viaggio con attenzione, poiché si tratta di una località remota che richiede veicoli 4×4 e una buona scorta di acqua e viveri. Chi decide di campeggiare sull’isola può godere di notti indimenticabili sotto un cielo tempestato di stelle, accompagnato dal silenzio assoluto del deserto. Le temperature notturne possono essere fredde, quindi è importante portare con sé abbigliamento adatto. Kubu Island rappresenta una vera e propria avventura per gli appassionati di astronomia che cercano un luogo magico dove la natura incontaminata e il cielo notturno si fondono in un panorama di pura meraviglia.

Sud dell’Angola

Il sud dell’Angola, in particolare la regione desertica del Namib, è un luogo ancora poco conosciuto, ma straordinariamente affascinante per l’osservazione del cielo notturno. Qui, le condizioni sono ottimali grazie alla scarsissima presenza di inquinamento luminoso e all’aria limpida del deserto. Le aree intorno al Parco Nazionale di Iona offrono cieli spettacolari, dove è possibile vedere la Via Lattea, le Nubi di Magellano e, nei periodi giusti, le piogge di meteoriti.

Il periodo ideale per osservare le stelle in questa regione va da aprile a ottobre, quando le temperature sono più miti. Il sud dell’Angola, con la sua atmosfera di terra incontaminata e ricca di bellezze naturali, rappresenta una meta perfetta per coloro che cercano un’esperienza di osservazione astronomica lontana dai luoghi turistici più battuti. Si consiglia di pianificare il viaggio con attenzione, preferibilmente in compagnia di operatori locali esperti, per scoprire non solo le meraviglie del cielo notturno, ma anche la natura selvaggia e le tradizioni delle comunità locali.

Deserto algerino

Il deserto del Sahara in Algeria offre un’esperienza di osservazione delle stelle unica e affascinante, caratterizzata da paesaggi rocciosi, dune di sabbia dorata e cieli straordinariamente limpidi. Le regioni di Tamanrasset e del Tassili n’Ajjer sono tra le più suggestive per ammirare la volta celeste. Tamanrasset, situata a sud del Paese, è un’oasi nel deserto circondata da montagne, ideale per osservare le stelle lontano da qualsiasi fonte di inquinamento luminoso. Il Tassili n’Ajjer, invece, è un parco nazionale famoso per le sue formazioni rocciose e le incisioni rupestri, che offrono uno sfondo suggestivo per chi vuole ammirare il cielo notturno in un contesto ricco di storia e cultura. Il clima arido e la bassa umidità garantiscono una visibilità eccellente, mentre le tradizioni delle popolazioni tuareg, che per secoli hanno utilizzato le stelle per orientarsi nel deserto, aggiungono una dimensione culturale interessante all’esperienza. È consigliabile viaggiare con guide locali esperte, che possano organizzare escursioni notturne sicure e affascinanti. I mesi migliori per visitare sono da ottobre a marzo, quando le temperature sono più miti. Verificare sempre le condizioni di sicurezza nella regione tramite il sito viaggiaresicuri.it.

Parchi naturali in Kenya e Tanzania

I parchi naturali di Kenya e Tanzania non sono solo famosi per i safari diurni, ma anche per le incredibili opportunità di osservazione astronomica. Il Parco Nazionale di Amboseli, in Kenya, offre un’esperienza unica, con il maestoso Monte Kilimanjaro come sfondo mentre si osserva il cielo stellato. Le notti qui, soprattutto durante la stagione secca (da giugno a ottobre), sono particolarmente limpide e permettono di identificare costellazioni e pianeti con una nitidezza straordinaria.

In Tanzania, il Parco Nazionale del Serengeti è un’altra meta imperdibile. Le vaste pianure e l’assenza di inquinamento luminoso creano condizioni eccellenti per ammirare la Via Lattea, le Nubi di Magellano e i pianeti più luminosi. Alcuni lodge organizzano “safari astronomici”, combinando l’osservazione della fauna notturna con quella delle stelle. Anche il cratere di Ngorongoro, un sito UNESCO, offre uno scenario mozzafiato per l’osservazione notturna, grazie alla sua altitudine e alla scarsa presenza di luci artificiali. I viaggiatori possono arricchire l’esperienza con racconti delle culture Masai, che usano le stelle non solo per orientarsi, ma anche come parte delle loro credenze cosmologiche. In Kenya e Tanzania, il periodo migliore per il cielo notturno va da giugno a ottobre, quando le notti sono più chiare.

L’altopiano del Madagascar

Il Madagascar, sospeso nelle acque dell’Oceano Indiano, regala stellate superbe. Gli altopiani della grande isola, con la loro elevata altitudine e l’assenza di inquinamento luminoso, rappresentano un luogo ideale per l’osservazione astronomica. Le regioni di Antsirabe e Andringitra, in particolare, offrono cieli limpidi e serate fresche, perfette per scrutare l’universo. Andringitra, noto per la vetta del Pic Boby, la seconda più alta del Madagascar, è un parco nazionale che ospita una straordinaria biodiversità e viste panoramiche incredibili. La cultura malgascia presenta anche affascinanti miti legati al cielo, come le storie sugli antenati che si dice risiedano tra le stelle. Durante l’osservazione notturna, è possibile avventurarsi nei sentieri di montagna, arricchendo l’esperienza con l’incontro di flora e fauna uniche al mondo. L’ideale è visitare gli altopiani tra maggio e ottobre, quando le condizioni meteorologiche sono più stabili e le notti limpide favoriscono la visione degli astri.

Altopiano etiopico

Infine, nel Corno d’Africa, le vette dell’acrocoro etiopico, alte più di duemila metri, sono un punto d’osservazione privilegiato per sfiorare con un dito gli astri a noi più familiari. Non lontano dalla capitale Addis Abeba, l’osservatorio astronomico di Entoto offre agli amanti delle stelle la possibilità di sfruttare strumentazioni e ottiche di grande valore per portare lo sguardo a distanze siderali. La combinazione di altitudine, aria limpida e bassa densità abitativa fa sì che i cieli dell’altopiano etiopico siano eccezionalmente scuri e privi di inquinamento luminoso, offrendo una visione chiara e dettagliata delle costellazioni e della Via Lattea. La regione del Parco Nazionale dei Monti Simien, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, rappresenta uno dei luoghi migliori per godersi il panorama stellato, con il cielo che si distende sopra le cime frastagliate e le vallate profonde.

Le notti sull’altopiano sono spesso fredde, soprattutto durante la stagione secca da ottobre a marzo, quando le condizioni per l’osservazione sono ideali. Alcuni lodge e strutture ricettive situate nelle aree montane offrono serate astronomiche e l’uso di telescopi per ammirare da vicino oggetti celesti come la Nebulosa di Orione, i pianeti e le stelle doppie. L’esperienza è arricchita dalla possibilità di combinare l’osservazione delle stelle con escursioni naturalistiche, alla scoperta della flora e fauna uniche della regione, come il lupo etiope e il babbuino gelada. La cultura locale aggiunge una dimensione spirituale all’esperienza: per i popoli dell’altopiano, il cielo ha un significato profondo, e le storie e leggende legate agli astri sono ancora vive nelle tradizioni orali. Questo rende l’altopiano etiopico una meta ideale per chi vuole scoprire non solo le meraviglie della volta celeste, ma anche la ricchezza culturale e naturalistica dell’Etiopia.

Hai mai camminato in un borgo fantasma? Si trova in Lombardia ed è una destinazione amata da tutti gli appassionati di trekking

Hai mai camminato in un borgo fantasma? Si trova in Lombardia ed è una destinazione amata da tutti gli appassionati di trekking

In Lombardia, a due passi da Sondrio, vi è un suggestivo borgo fantasma: si tratta di Savogno!
Questo villaggio alpino, abbandonato nella seconda metà del XXI secolo, conserva ancora oggi il suo carattere tradizionale con edifici in pietra e stradine strette.
Savogno è una destinazione molto amata dagli appassionati di trekking che giungono qui per vivere un’esperienza davvero unica, combinando l’esplorazione di luoghi storici con l’immersione nella natura circostante. Grazie ai suoi paesaggi montani mozzafiato che la circoscrivono, la zona infatti offre diverse opportunità per favolose escursioni e passeggiate.
Scopriamolo insieme!

Trekking a Savogno: qui il tempo si è fermato

Siamo in provincia di Sondrio in Val Bregaglia, una valle laterale della Val Chiavenna. Le magnifiche Alpi Retiche fanno da sfondo con le bellissime Cascate dell’Acquafraggia. Le rinomate cascate con il loro salto finale, di circa 170 metri, hanno impressionato persino Leonardo da Vinci che le decantò nell’opera del Codice Atlantico.
La valle è circondata da svariate leggende, una di queste è legata al “sas de l’anticrist” ovvero al sasso del diavolo. Si dice che la roccia si trovi lungo il sentiero per giungere a Savogno e rechi la sua impronta. Tra storie e malefici il borgo di origine medievale si sviluppò nel corso dei secoli con un’economia legata all’agricoltura e alla pastorizia.

In passato era un luogo di passaggio importante per quanti volessero giungere a Coira, in Svizzera, la capitale dei Grigioni o Tre Leghe. Nel 1968 venne abbandonato e gli abitanti cominciarono a trasferirsi a valle, nei paesini più facilmente accessibili.

Questo bellissimo borgo alpino in estate si ripopola non solo di turisti ma anche di locali che tornano nelle abitazioni di proprietà. Tra escursioni e passeggiate Savogno inoltre è anche tappa del suggestivo itinerario storico della Via Bregaglia.
Il trekking in Lombardia all’insegna di questo meraviglioso borgo offre un’esperienza davvero straordinaria. Se siete alla ricerca di una meta lontana dai percorsi turistici più tradizionali Savogno è l’ideale. Esploratelo con noi!

Trekking in Lombardia: alla scoperta del borgo medievale fantasma 

Come arrivare a Savogno? Il borgo dista circa 1 ora e 40 da Sondrio. È raggiungibile a piedi tramite una mulattiera di circa 3.000 gradini o percorrendo i sentieri alternativi da S. Abbondio, o dalla Cascata dell’Acquafraggia, con accesso dal parco oppure percorrendo la strada da Villa di Chiavenna. Una volta arrivati qui, camminare in questo borgo fantasma della Lombardia significa imbattersi in un’atmosfera  misteriosa e suggestiva. Le case abbandonate, le strade vuote e gli edifici in rovina creano un ambiente veramente unico.

Oltre alle abitazioni in pietra e legno, dai portoni riccamente decorati, l’edificio che merita una visita è di certo la Chiesa di San Bernardino.

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Costruita nel XV secolo, conserva ancora oggi gli affreschi del tempo e un campanile rinascimentale. Fu Don Guanella, il parroco del paese, a restaurarla verso la fine dell’Ottocento. A lui è dedicato il piccolo museo della ex-casa parrocchiale. Da qui vi è una splendida vista sulla valle circostante. Dirigendosi verso il punto più alto del villaggio troverete una fontana pubblica risalente al XVII secolo. Fu costruita per le cure igieniche nel periodo della peste del 1630.
Savogno accoglie i turisti tutto l’anno non solo grazie all’illuminazione scenografica di cui è stato dotato, che lo rende un borgo fiabesco, ma anche grazie all’omonimo rifugio che ristora gli escursionisti che giungono qui.

La Tanzania è Unique

La Tanzania è Unique

In Tanzania la natura domina incontrastata e i suoi parchi sono tra i più spettacolari del continente, rendendola una destinazione imperdibile per gli amanti dei safari. Scopri la Tanzania in piccoli gruppi (di massimo sei viaggiatori) oppure privatamente in coppia, in famiglia o con gli amici.

Nei grandi parchi, Serengeti, Ngorongoro (con la sua celebre caldera) e Tarangire, ti stupirà la sorprendente fauna. Ma la protagonista estiva è sicuramente la grande migrazione, che vede mandrie di ungulati spostarsi verso nord per attraversare il fiume Mara, inseguite dai predatori. Uno spettacolo che lascia letteralmente senza fiato.

Un viaggio colorato da tramonti infuocati e arricchito da un susseguirsi di emozioni attraverso esperienze firmate Ensy7, come partecipare a un bush dinner organizzato solo per noi, ammirare a bordo di un volo panoramico le mandrie correre nella savana, concedersi un safari notturno nel Tarangire e un raffinato pranzo con vista sul cratere nel Ngorongoro.

Ogni esperienza è accompagnata da sistemazioni accuratamente selezionate: lodge e campi tendati in posizioni privilegiate, perfettamente integrati nell’ambiente, dove comfort, eleganza e autenticità si fondono per un soggiorno immersivo e armonioso con la natura.

Irlanda, le 15 tappe imperdibili lungo la Wild Atlantic Way: fra allevatori di ostriche, birrifici artigianali e paesaggi mozzafiato

Irlanda, le 15 tappe imperdibili lungo la Wild Atlantic Way: fra allevatori di ostriche, birrifici artigianali e paesaggi mozzafiato

Allevatori di ostriche, musei dedicati all’arte dell’affumicatura del salmone e aziende specializzate in prodotti locali. E poi boutique di latticini, enoteche-bar e paesaggi mozzafiato. Il nostro reportage lungo la Wild Atlantic Way, dalla Contea di Clare alle scogliere del Connemara.

Ostriche dal delicato ed elegante gusto dolce e salmastro. Trionfali pie di carne cotta nella birra. E formaggi realizzati con erbe battute dal vento atlantico. Percorrendo la Wild Atlantic Way — fra sentieri che conducono a case dai tetti di paglia e pareti bianche di pietra calcarea e altissime scogliere a picco sull’oceano —, abbiamo incontrato hotel, ristoranti, pub e produttori che tengono viva la tradizione gastronomica irlandese. Alcuni proponendone una versione contemporanea. Altri, continuando gesti antichi carichi di conoscenze tramandate e passione. Li abbiamo raccolti tutti in questa mappa, costruendo per voi un itinerario del gusto che dalla Contea di Clare porta alla natura selvaggia e unica del Connemara.

 

1 | Letterfrack, DK Connemara Oysters

In una baia remota lungo la Wild Atlantic Way si trova DK Connemara Oysters, azienda che alleva in maniera naturale alcune delle ostriche più pregiate dell’Irlanda occidentale. Crescono tre anni — filtrando acqua purissima e nutrendosi di fitoplancton marino — nella cristallina baia di Ballinakill, supervisionate da un team di esperti. Il flusso e riflusso delle maree le modella, donando loro la caratteristica forma a goccia, con una coppa profonda e capiente. L’azienda, oltre a spedirle in tutta Europa, offre quotidianamente ai visitatori la possibilità di fare dei tour per scoprire i metodi di allevamento e lavorazione delle ostriche, nonché l’occasione di degustarle in loco.

2 | Pollacappul, Abbazia di Kylemore

Nel 1860 il politico e uomo d’affari Mitchell Henry costruì quella che oggi è l’Abbazia di Kylemore per la sua amata moglie Margaret, creando un elegante rifugio incorniciato da montagne imponenti e acque lucide. Alla morte improvvisa di lei fece erigere la delicata chiesa in stile neogotico dove oggi riposano vicini. Nei decenni successivi, le suore benedettine ne fecero la loro dimora. Ed oggi i visitatori possono esplorarla camminando fra gli spazi restaurati, il magnifico giardino vittoriano e la sala da tè

3 | Ballynahinch, Ballynahinch Castle

Circondata da una tenuta privata di 700 acri di boschi, fiumi e sentieri, a un’ora d’automobile da Galway, si trova una delle più raffinate strutture alberghiere d’Irlanda. Ballynahinch Castle Hotel, parte di Relais & Châteaux, è il luogo ideale per una vacanza all’insegna di attività nella natura — per le quali la struttura mette a disposizione guide esperte —, ma anche dove godere degli ottimi ingredienti locali, grazie al ristorante gourmet o allo storico pub della struttura

4 | Keeraunagurk, South Mungo Murphy’s Seaweed

Ai margini della baia di Galway si trova una piccola azienda specializzata in frutti di mare locali che offre la chance di partecipare a escursioni per scoprire il lavoro di raccolta, lungo la costa del Connemara, delle alghe nel loro habitat naturale. Mungo Murphy’s Seaweed Co., inoltre, dà la possibilità di degustare una delle più raffinate prelibatezze del mare: l’abalone, mollusco marino del cui allevamento sostenibile questa piccola realtà è leader in Irlanda.

5 | Galway, «KAI Restaurant»

«E te iwi, he haukai tēnei kei tō aroaro, kainga!». Letteralmente: «O popolo, questa è una festa davanti a voi, mangiatene!». Questa frase maori contiene il verbo kai, ossia mangiare, che dà il nome a questa insegna pluripremiata situata — come spiegano sul sito i gestori — «fra una chiesa ed un bar gay» in Sea Road, nel quartiere Westend di Galway. Lo stabile, che prima ospitava un negozio di fiori, è stato rilevato oltre quattordici anni fa dalla neozelandese Jess e da Dave Murphy di Carlow, che hanno trasformato nel 2011 lo spazio in quello che è oggi questo ristorante. L’ambiente è smart e talvolta un po’ caotico, il pavimento in pietra — come le pareti — e i tavoli di legno ravvicinati fra loro richiamano alla mente l’arredamento di una casa. Nata e cresciuta nella piccola città di Wairoa, in Nuova Zelanda, Jess Murphy è sempre stata appassionata di cucina. Tanto che a 15 anni ha lasciato il college per lavorare in un bar e come lavapiatti così da pagarsi gli studi in una scuola alberghiera. A 19 anni si è trasferita a Perth, dove ha iniziato a lavorare nella ristorazione. Da lì, la professione l’ha portata nel 2000 a Manchester e poi, due anni dopo, nella sua regione d’origine. In seguito, si è spostata in Irlanda guidando come chef alcune insegne. Questo fino all’apertura di «Kai» insieme a suo marito. Qui la formula è semplice: prodotti di alta qualità, preferibilmente biologici o selvatici, tutti di provenienza locale e cucinati con intelligenza. Il menu è scritto su una grande lavagna e cambia di continuo: è formato da pochi piatti, tutti del gusto deciso e identitario. Ci sono piattini da condivisione come il Granchio dell’isola di Inis Mor con cavolo rapa e uova. Oppure, il Ceviche di capesante con salsa Macha, pompelmo e ponzu. O, ancora, la Ricotta affumicata con fiore di zucchina in tempura e miele piccante. E, poi, portate principali e sostanziose come la Costoletta di maiale Cloud Picker, servita con insalata di fagioli rosa spagnoli e salsa Romesco, oppure, la Sogliola proposta con finocchio, olive, mandorle e maionese al levistico. E la Bistecca di controfiletto Brady’s con funghi ostrica e burro al chipotle. La carta dei vini, prevalentemente biodinamici ed europei, è costruita con un approccio contemporaneo come lo è la proposta gastronomica di questo indirizzo inserito fra i migliori ristoranti irlandesi dalla Guida Michelin e dalla 50 Best Discovery 

6 | Galway, Sheridans Cheese

Centinaia di tipologie di formaggio artigianale, sia irlandesi che di altre parti d’Europa, sono in bella mostra sui banconi di questa ormai storica boutique dedicata ai latticini. Aperta nel centro di Galway da Kevin e Séamus Sheridan nel 1995, inizialmente come bancarella del locale mercato contadino trasformatasi poi in un negozio permanente, questa attività è un punto di riferimento in città. Al primo piano dello spazio si trova anche una enoteca-bar in cui bere ottimi vini e assaggiare non solo formaggi artigianali, ma anche salumi irlandesi  e tanto altro.

7 | Galway, Mc Cambridge’s

Questa celebre gastronomia è stata fondata nel 1925 dalla stessa famiglia che ancora oggi la gestisce. Da allora McCambridge’s, nel centro antico di Galway, è diventato anche un ottimo ristorante tradizionale — al secondo piano — e un alimentari fornito dei migliori ingredienti sia internazionali che locali di piccoli produttori irlandesi: fra cui salumi, formaggi e ortaggi. Ma, anche: vini, birre e liquori di nicchia. Appena entrati sarete investiti dal profumo di pane e dolci appena sfornati.

8 | Galway, The Huntsman Inn

Gamberi con cavolo rosso marinato e patate fritte con mayo all’aglio. Fish and chips di pescato del giorno in pastella alla birra. E, ancora, la Pie con pesce atlantico, crostacei ed una cremosa salsa al vino bianco. A dieci minuti dal centro di Galway c’è questo gastro-pub con camere in pieno stile irlandese. L’Huntsman Inn, amato tanto dai turisti quanto dai locali, è il luogo ideale per una ricca colazione o un pasto durante tutta la giornata.

9| Kilcolgan, «Morans Oyster Cottage»

Celebrato da testate come il Guardian e il New York Times, frequentato da celebrità quali Julia Roberts e Pierce Brosnan, fra le sue antiche mura ha ospitato tanto la famiglia imperiale del Giappone, quanto il premio Nobel Seamus, che ad un pasto in questo pub si è ispirato nello scrivere la poesia Oyster. Eppure, nonostante il clamore, l’atmosfera che si respira in questo cottage gestito da 250 anni dalla famiglia Moran — ben sei generazioni — è rimasta quella di un tempo. E la sua clientela è colma di famiglie del posto, tanto che trovare posto per un turista non è scontato. Anche la qualità del cibo non è mutata: gli ingredienti sono sempre i migliori sul mercato. Sedendovi ad uno dei tavoli del «Morans Oyster Cottage» conoscerete Michael Moran, campione del mondo di apertura di ostriche, come suo padre prima di lui, che ama raccontare la storia di questo luogo e della sua famiglia. Vi mostrerà le sale dell’insegna che un tempo erano camere da letto e fin dove arrivava l’acqua quando c’era l’alta marea, che lasciava segni sulle pareti intonacate del pub. Vi si arriva attraversando uno stretto ponte di pietra e una tortuosa strada che costeggia la riva. Raggiunto il cottage e varcata la sua porta rossa vi troverete in un tempio del gusto: nel menu vi sono piatti come la celebre Seafood Chowder, una zuppa di pesce cremosa e sostanziosa preparata con una ricca miscela di frutti di mare freschi combinati con tenere verdure. Viene preparata da due secoli e mezzo alla stessa maniera e la sua ricetta è tramandata di generazione in generazione. Poi, ci sono le ostriche: le più pregiate fra le autoctone sono le selvatiche, conosciute come «Galway Flat», impiegano fino a cinque anni per crescere. Il loro sapore è intenso con punte al contempo dolci e sapide. Masticandole si scorgono note di sale marino, acqua salmastra, terra erbosa e legno bagnato. Prima di un finale secco e tannico, quasi metallico. Altre tipologie di ostriche, più grandi e carnose, vengono proposte anche cotte: grigliate con un condimento di pangrattato all’aglio, o alla Thermidor, una vera delizia: i molluschi sono messi in forno con brandy, panna, senape e pane grattugiato al Parmigiano. Imperdibili anche le pregiatissime cozze selvatiche Kelly’s, preparare al vapore in un sugo di vino bianco e aglio.

10 | Ballyvelaghan, «Linnane’s Lobster Bar»

Ci sono le monumentali aragoste grigliate di New Quay. O, la bistecca di controfiletto di manzo Hereford irlandese servita con gamberoni interi e burro all’aglio. «Linnane’s Lobster Bar» è un incantevole locale sulla baia di Galway che lavora solo pesce fresco e ingredienti locali. L’edificio, dalle tradizionali mura bianche di pietra calcarea, è stato costruito oltre 300 anni fa per essere sia l’ufficio postale che il pub della comunità.

11 | Burren, Hazel Mountain Chocolate

Cioccolateria artigianale, caffetteria bio e negozio. Hazel Mountain Chocolate offre la possibilità di assistere alla lavorazione del cacao. E assaggiare prodotti deliziosi realizzati unendo nel corso della produzione ingredienti locali come bacche di sambuco, sale marino e fiori.

12 | Lisdoonvarna, «Roadside Tavern»

Dal 1865 questo pub serve ottimamente i suoi avventori. Al «Roadside Tavern», uno dei migliori locali lungo la Wild Atlantic Way, guidato dallo chef Peter Jackson, sono proposti solo prodotti locali e birre da orzo maltato irlandese del birrificio della struttura: un’eccellenza creata dal master brewer Peter Curtin. La sera non manca mai la musica dal vivo. Provate il loro salmone cotto al forno e la Irish beef and stout pie: non ne troverete un’altra così buona.

13 | Lisdoonvarna, The Burren Smokehouse

Scoprite i segreti dell’affumicatura del salmone irlandese con un workshop alla Burren Smokehouse a Lisdoonvarna: il museo interattivo ideato da Brigitta e Peter Curtin. Poi, degustate i vari tipi del loro pluripremiato salmone bio artigianale: lavorato con fuoco e fumo in un forno brevettato unico. Il tutto in maniera sostenibile: nel processo vengono usati materiali riciclati come legna da ardere ricavata da pallet rotti e trucioli di quercia.

14 | Liscannor, Cliffs of Moher

Suggestive scogliere a picco sul mare, le Cliffs of Moher sono uno dei luoghi più visitati d’Irlanda: il loro punto più alto raggiunge i 217 metri d’altezza sull’Oceano Atlantico. Queste maestose falesie sono state anche set di numerosi film, fra cui Harry Potter e il principe mezzosangue (2009), dove Harry e Silente atterrano su uno scoglio vicino per cercare un Horcrux. Sono apparse anche in La storia fantastica (1987)

15 | Aran Islands, Dún Aonghasa

Sul bordo di una scogliera alta oltre cento metri si trova Dún Aengus: il più celebre dei forti in pietra preistorici presenti nell’arcipelago di Aran. Si trova sull’isola di Inis Mór, caratterizzata da paesaggi selvaggi da scoprire in bici e casette dai tetti di paglia. Vi è anche una ricca colonia di foche, cigni selvatici e uccelli rari. E non mancano allegri café e buoni ristoranti in cui rilassarsi.

Detroit, dalla Motor City alla capitale della cultura: il volto contemporaneo della città americana

Detroit, dalla Motor City alla capitale della cultura: il volto contemporaneo della città americana

Dalle icone dell’automobile ai musei di fama mondiale, passando per una scena musicale che ha plasmato la cultura globale, Detroit offre una finestra diretta sulla vita americana, dove le radici industriali incontrano nuove espressioni creative.

Luoghi storici e istituzioni culturali

Tra i monumenti più iconici della città si trova la Michigan Central Station, una storica stazione ferroviaria in stile Beaux-Arts, rimasta chiusa per decenni e restaurata in modo straordinario da Ford Motor Company, oggi ripensata come campus dedicato all’innovazione, alla mobilità e al coinvolgimento della comunità. Nel cuore della scena artistica cittadina si trova il Detroit Institute of Arts (DIA), uno dei principali musei degli Stati Uniti, che ospita oltre 65.000 opere di diverse epoche e culture. Più che un semplice museo, il DIA rappresenta un vero polo culturale, capace di collegare l’arte internazionale con l’identità locale. Particolarmente significativa è la presenza di opere italiane, tra cui lavori di maestri come Caravaggio, Tintoretto e Modigliani, che evidenziano il legame tra la tradizione artistica europea e il panorama culturale americano.
A breve distanza dal centro, il complesso The Henry Ford racconta la storia dell’ingegno americano attraverso l’Henry Ford Museum of American Innovation — un complesso articolato in tre parti che include Greenfield Village — dove esperienze immersive e ricostruzioni storiche permettono ai visitatori di vivere in prima persona momenti chiave della storia degli Stati Uniti. Tra gli edifici più iconici della città, il Guardian Building, capolavoro Art Déco del 1929, incarna lo spirito ambizioso di Detroit, con interni caratterizzati da intricati mosaici e motivi ispirati alle culture dei nativi americani.

Cultura afroamericana e diritti civili

Detroit è anche uno dei centri più importanti della cultura afroamericana negli Stati Uniti. Il Charles H. Wright Museum of African American History è tra le principali istituzioni al mondo dedicate alla conservazione e alla valorizzazione della storia e della cultura afroamericana, offrendo esperienze immersive e programmi culturali profondamente radicati nell’identità della città. All’interno del complesso The Henry Ford si trova un altro luogo simbolico: la Jackson House, trasferita da Selma, Alabama, dove Martin Luther King Jr. e altri leader pianificarono le storiche marce per i diritti civili. Oggi rappresenta un punto di riferimento fondamentale per comprendere uno dei capitoli più importanti della storia americana.

Storia dell’automobile: un pilastro culturale

La storia dell’industria automobilistica è parte integrante dell’identità di Detroit. Il Ford Piquette Avenue Plant, costruito nel 1904, è il luogo di nascita della Ford Model T, che rivoluzionò la mobilità. Oggi il sito è conservato come museo, con ambienti originali che raccontano le origini dell’industria automobilistica.

La musica che ha cambiato il mondo: Motown e techno

A Detroit, la musica non è solo intrattenimento, ma una componente essenziale dell’identità cittadina. Qui è nato il sound Motown, che ha influenzato intere generazioni e lanciato artisti come Stevie Wonder e Marvin Gaye sulla scena globale. Il Motown Museum, attualmente in fase di grande ampliamento, riaprirà nel 2027 con nuovi spazi, tra cui un teatro, studi di registrazione e installazioni interattive. Accanto a questo patrimonio, Detroit è anche la culla della musica techno. Il museo Exhibit 3000, il primo al mondo dedicato a questo genere, racconta la storia di un movimento nato qui negli anni ’80 e oggi influente a livello globale. Ogni primavera, il Movement Electronic Music Festival attira decine di migliaia di visitatori all’Hart Plaza, nel centro di Detroit, consolidando il ruolo della città come capitale mondiale della techno.

Quartieri creativi e comunità culturali

La cultura di Detroit si respira anche nei suoi quartieri. Midtown rappresenta il cuore artistico della città, mentre Eastern Market, uno dei più grandi mercati pubblici storici degli Stati Uniti, è un luogo di incontro per comunità, arte e gastronomia locale. Corktown, il quartiere più antico di Detroit, è diventato una destinazione vivace sia per i visitatori sia per i residenti, con ristoranti rinomati, negozi indipendenti e la recentemente restaurata Michigan Central Station al centro. Ad Hamtramck, uno dei quartieri più multiculturali della regione, convivono tradizioni provenienti da tutto il mondo, offrendo un’esperienza autentica tra cucina, musica e cultura.

Nuovi progetti e visione futura

Detroit continua a evolversi attraverso nuovi sviluppi urbani e culturali. Tra questi Hudson’s Detroit, un nuovo progetto nel cuore della città, e Cosm Detroit, uno spazio immersivo innovativo dedicato a sport e intrattenimento che combina tecnologia e storytelling. Oggi Detroit si distingue come una destinazione capace di sorprendere i visitatori, dove ogni luogo — dai musei ai quartieri — contribuisce a raccontare una storia di innovazione, cultura e identità.

La Maremma del tufo: Pitigliano, Sovana, Sorano

La Maremma del tufo: Pitigliano, Sovana, Sorano

La strada curva e Pitigliano appare d’un colpo, un’escrescenza di case estratte direttamente dal precipizio. Quella dei tornanti dove sorge il Santuario della Madonna delle Grazie è proprio l’immagine che tutti fotografano, quella che finisce sui calendari.

Poco distante c’è Sovana con le sue tombe etrusche e Sorano che tra grotte rupestri, boschi e muraglie di tufo si erge sopra la vallata del torrente Lente. Si trovano nella parte sud-orientale della Maremma, quasi al confine con il Lazio e si possono visitare in un giorno seguendo la strada tra campagne e boschi. Ma per capirli davvero serve viverci d’inverno, quando il vento entra nelle ossa e non c’è niente da fare se non guardare la pietra.

Pitigliano ©Summit Art Creations/Shutterstock

Pitigliano

Pitigliano, il paese sospeso

Il paese si sviluppa su uno sperone di tufo alto circondato da tre valli che lo rendevano inespugnabile. Le case sembrano crescere dalla roccia stessa, come se qualcuno avesse scolpito un insediamento nel ventre della collina. Sotto, una rete di cantine e grotte scavate nel tufo. Il centro è un groviglio di vicoli in salita, archi medicei, piazze e fontane come quella di Sangallo, nella parte opposta alla Fontana delle 7 Cannelle, con subito dietro il monumento in bronzo al Villano a rappresentare le origini contadine.

C’è il Duomo, la fortezza Orsini e poi il ghetto ebraico con la Sinagoga edificata nel 1598, l’edificio è oggi aperto al pubblico insieme al Museo Ebraico, gestito dall’Associazione Piccola Gerusalemme. L’itinerario nel quartiere ebraico di Pitigliano si snoda attraverso il ghetto creato dai Medici nel 1622, dove si possono esplorare i luoghi cardine della vita comunitaria: il bagno rituale (Miqvé), la tintoria, la cantina, il forno delle azzime e il macello kasher. Il percorso si conclude poco fuori dal borgo antico con il cimitero monumentale, facilmente accessibile con una breve passeggiata. La presenza di una comunità ebraica fin dal Cinquecento le ha valso l’appellativo di Piccola Gerusalemme.

Tra i vicoli di Pitigliano ©Lois GoBe/Shutterstock

Tra i vicoli di Pitigliano

Proseguendo verso la fine del paese, in direzione di Sorano, il paesaggio si apre sul Parco Orsini, un’area che fonde botanica e mito, meta privilegiata per le uscite didattiche grazie alla sua ricca biodiversità di licheni e timo selvatico.

Ho capito presto che il mio paese era molto meno sconosciuto di quanto credessi da adolescente, quando mi sembrava di vivere in un lembo di terra tagliato fuori dal mondo. Gli autobus per Viterbo passavano due volte al giorno (andata e ritorno), qualcuno in più per Grosseto, la stazione ferroviaria più vicina è a 50 chilometri. A un certo punto il cinema ha chiuso. Eppure tutti lo conoscono, più del capoluogo di provincia: ci hanno passato un fine settimana, lo hanno visto in uno di quei programmi Rai sui borghi italiani, ne hanno riconosciuto il profilo in un film o in una serie tv. È stato scelto spesso come set cinematografico – l’anno scorso per il film di Noah Baumbach con George Clooney Jay Kelly – e anni fa si è trasformato addirittura in Caserta per la produzione dei Tudor.

Via Cava © Lucia Antista

Via Cava

Le Vie Cave etrusche

Le Vie Cave restano uno dei miei posti preferiti. Il regista Matteo Garrone ha girato le scene del Racconto dei racconti in questi corridoi angusti e sinuosi. Scavati nel tufo con pareti che sfiorano i venti metri d’altezza, restano avvolti nel mistero: se l’ipotesi archeologica principale li vede come antichi collegamenti sacri tra le necropoli etrusche, il Medioevo li ha riscoperti come vitali arterie di comunicazione. Lungo i dieci chilometri delle Vie Cave che cingono Pitigliano, il cammino si trasforma in un’immersione archeologica tra santuari, edicole votive e antichi graffiti.

L’itinerario tocca le direttrici più suggestive: dalla Via Cava dell’Annunziata a quella di San Giuseppe, passando per i sentieri di Fratenuti e della Madonna delle Grazie. Il percorso include inoltre la Via Cava del Gradone, perla del Museo Archeologico all’aperto “Alberto Manzi”, e la Via Cava di Poggio Cani, che offre un accesso scenografico direttamente dal cuore del borgo, scendendo dalla scalinata di Porta di Sovana.

Sovana © Lucia Antista

Sovana

Sovana, il silenzio sulla via lastricata

Da Pitigliano a Sovana ci sono otto chilometri attraverso campagne, vigneti e aree boschive. Sovana è molto più piccola, quasi irreale: un’unica via lastricata a spina di pesce – pietre rosa e grigie con geometria medievale – che attraversa il paese per cinquecento metri. La chiesa di Santa Maria con affreschi duecenteschi, il Duomo romanico isolato tra i campi.

Intorno si sviluppano le Vie Cave etrusche e le necropoli sono poco fuori: tombe monumentali, tra cui la più famosa la Tomba Ildebranda del III-II secolo a.C., dell’originaria decorazione in stucchi policromi e pilastri zoomorfi restano oggi le imponenti colonne e il timpano, scolpiti direttamente nel tufo e oggi punteggiati dalle caratteristiche patine dei licheni. Dello stesso periodo la tomba “a edicola” della Sirena con raffigurata una donna bicaudata che regge la vela di un vascello affondato.

Sorano © Lucia Mazzieri

Sorano

Sorano, il labirinto verticale

Sorano è aggrappato a uno sperone che domina la valle del Lente. Mentre Pitigliano si sviluppa in orizzontale, questo borgo si arrampica in verticale: case, vicoli e fortezze che salgono uno sopra l’altro in una stratificazione difensiva. Anche qui c’è una fortezza realizzata dagli Aldobrandeschi e ampliata poi dai Conti Orsini che domina dall’alto con bastioni e torri e ospita il Museo Civico Archeologico.

Il centro è un labirinto di scalinate, archi, passaggi che collegano edifici a livelli diversi. Si sale e scende continuamente, d’inverno, quando la nebbia sale dal fiume, i vicoli deserti e le case sembrano fluttuare nel grigio.

La Maremma è un territorio generoso di acque termali, e quelle di Sorano rappresentano la meta più prossima a Pitigliano. Situate a metà strada tra le due “città del tufo”, le sorgenti sgorgano a una temperatura costante di 37,5°C, immerse in un paesaggio rurale dove boschi e pascoli definiscono l’orizzonte.

La struttura si sviluppa attorno a una vasca principale su due livelli, a cui si aggiunge una piscina sportiva per la stagione estiva e un centro benessere. Il punto più suggestivo resta però il Bagno dei Frati: una vasca storica incastonata nel bosco, già frequentata nel XV secolo dai religiosi della vicina Pieve di Santa Maria dell’Aquila e oggi raggiungibile attraverso un breve sentiero naturalistico.

Vivere la pietra

C’era e c’è ancora una frattura netta tra la stagione turistica e quella invernale. D’estate (ma anche in primavera), con la luce e il bel tempo, arriva un’animazione che trasforma completamente il paese. Non solo turisti ma anche lavoratori stagionali a supporto degli agriturismi e dei ristoranti ma anche giostrai e venditori ambulanti. In certi momenti d’agosto, nei vicoli più stretti, quasi non si riesce a camminare. Trovare parcheggio diventa un’impresa. Poi arriva settembre e tutto si svuota.

Il turismo ha trasformato economicamente questi borghi, questo è innegabile. Ma li ha anche trasformati in due luoghi diversi che coesistono senza mai davvero incontrarsi: uno spettacolo d’estate, un palcoscenico vuoto d’inverno.

C’è una dimensione fisica nel vivere qui che è difficile da spiegare a chi viene solo per visitare. È il freddo umido che d’inverno penetra nelle case di tufo, è il silenzio della sera quando il paese torna a essere solo un agglomerato di case su una rupe. È la sensazione di essere sempre osservati, perché nei borghi piccoli tutti conoscono tutti e ogni movimento è pubblico.

È anche la bellezza improvvisa di una luce che colpisce il tufo al tramonto o la possibilità di camminare in una Via Cava alle sei del mattino senza incontrare nessuno ma è anche avere uno standard di bellezza che ti fa mal tollerare certe periferie tutte palazzoni e cemento o zone troppo artificiali.