da Alessandro Marchese | Lug 10, 2026 | Viaggi e Vacanze
Bogotá non si lascia capire subito. La capitale colombiana è immensa, nervosa, sospesa a oltre 2600 metri di quota e stretta tra le montagne andine che sembrano osservarla da ogni lato. Appena arrivati si percepisce soprattutto il ritmo: autobus pieni, venditori di arepas agli angoli delle strade, uomini in giacca che attraversano di corsa Avenida Jiménez e murales giganteschi che compaiono improvvisamente tra edifici coloniali e palazzi moderni. Bogotá è una città che costringe ad alzare continuamente gli occhi.
È anche il momento giusto per scoprirla. Negli ultimi anni la Colombia ha registrato un costante aumento dei visitatori internazionali e la capitale è diventata il punto di ingresso principale per chi vuole conoscere il paese partendo dalle sue trasformazioni urbane e culturali.

Veduta aerea di Bogotà
ANATO, la Colombia che si racconta
Il primo contatto con questa energia avviene dentro gli spazi di Corferias, il grande centro fieristico dove ogni anno si svolge ANATO, la più importante fiera del turismo colombiano. Tra stand regionali, incontri e presentazioni, il paese racconta la propria varietà: Caraibi, Amazzonia, Ande, villaggi coloniali, biodiversità e caffè. Più che una semplice fiera, è il riflesso di una Colombia che sta provando a costruire una nuova immagine di sé attraverso il turismo sostenibile e l’identità dei territori.
Ma è uscendo dalla dimensione istituzionale che Bogotá mostra davvero il suo carattere.

Partecipanti all’ANATO, la più importante fiera del turismo colombiano
Bogotá vista dall’alto: il Cerro de Monserrate
La mattina la città si osserva dall’alto di Monserrate, il santuario che domina la capitale da oltre 3100 metri di quota. La funivia sale veloce attraverso la foschia andina fino al Cerro de Monserrate, meta religiosa amatissima dai bogotani ma anche uno dei punti panoramici più spettacolari della città. Dall’alto Bogotá sembra infinita: un mosaico grigio e rosso che si allunga fino alle montagne orientali, mentre il traffico laggiù appare improvvisamente lontano, quasi silenzioso.

Per le strade della Candelaria
La Candelaria e il volto storico della capitale
Scendendo verso il centro storico si entra nella Bogotá coloniale della Candelaria. Le strade acciottolate si snodano tra facciate color pastello, balconi in legno, piccole librerie indipendenti e caffetterie frequentate da studenti e artisti. In alcuni vicoli il profumo del caffè tostato si mescola a quello dello street food, mentre musicisti di strada improvvisano concerti davanti ai muri coperti di graffiti.
Qui si trova anche il Museo Botero, una delle tappe culturali più importanti della capitale. Fernando Botero ha donato alla Colombia una parte consistente della propria collezione personale e il museo custodisce non solo le sue celebri figure dalle forme esagerate, ma anche opere di Picasso, Miró, Dalí e Monet. Le sale si affacciano sui cortili coloniali dell’antico palazzo e sembrano rallentare improvvisamente il ritmo della città.

’La lettera’, una delle opere di Fernando Botero esposte nel museo a lui dedicato
Quando i muri diventano una galleria a cielo aperto
Ma a Bogotá l’arte non resta chiusa nei musei. Basta camminare per la Candelaria per capire quanto la street art sia diventata parte dell’identità urbana della capitale. I muri parlano continuamente: colibrì giganti, volti indigeni, slogan politici, richiami alla memoria del conflitto e figure psichedeliche che sembrano uscite da un fumetto. Ogni facciata racconta qualcosa di diverso.
Carlos, una delle guide locali, spiega che la scena artistica bogotana è cresciuta soprattutto dopo la depenalizzazione dei graffiti nei primi anni Duemila. Oggi artisti da tutto il mondo arrivano qui per dipingere e sperimentare. Secondo alcune storie che circolano tra gli street artist della città, persino Banksy avrebbe lasciato un intervento anonimo a Bogotá.

Il quartiere Egipto, da scoprire con un social impact tour come Breaking Borders
Egipto, il quartiere che cambia attraverso il turismo
Il volto più interessante di questa trasformazione urbana emerge però poco distante dal centro storico, nel quartiere Egipto.
Per anni considerata una delle zone più problematiche della capitale, questa area collinare sta vivendo una lenta ma significativa rigenerazione grazie a iniziative culturali e progetti sociali. Il più interessante è Breaking Borders, un social impact tour nato per coinvolgere direttamente gli abitanti del quartiere, soprattutto donne e giovani, nella costruzione di nuove opportunità attraverso il turismo.
Il tour attraversa vicoli pieni di murales, terrazze panoramiche e scale dipinte dove ogni disegno racconta un frammento della storia del quartiere. In alcuni punti i bambini giocano a pallone tra le case colorate, mentre piccoli negozi e caffetterie iniziano lentamente ad aprire accanto ai muri dipinti. Il cambiamento qui non è immediato né semplice, ma il turismo comunitario sta diventando uno strumento concreto per creare nuove prospettive economiche e sociali.
È probabilmente questo il lato più sorprendente di Bogotá: la capacità di reinventarsi continuamente.

Le luci della sera di Bogotà, vista dall’Astoria Rooftop Bar
Bogotá al tramonto
La giornata termina con una prospettiva completamente diversa sulla città. Dall’Astoria Rooftop Restaurant, tra cocktail, musica e luci che iniziano ad accendersi sulla capitale, Bogotá appare più morbida, quasi silenziosa. Dopo aver attraversato mercati, quartieri coloniali, street art e progetti sociali, la sensazione è quella di trovarsi in una città che non può essere ridotta a una sola definizione.
Eppure, per capire davvero la Colombia, bisogna lasciare la capitale.

Le casette di Filandia
Dalle Ande urbane alle colline del caffè
Un breve volo verso Pereira cambia completamente scenario. Nel giro di meno di un’ora le Ande urbane di Bogotá lasciano spazio alle colline verdissime dell’Eje Cafetero, la regione del caffè dichiarata patrimonio UNESCO per il suo straordinario paesaggio culturale.
Qui il tempo sembra rallentare. Le strade salgono tra piantagioni, foreste tropicali e piccoli villaggi coloniali come Filandia e Salento. Filandia conserva un’atmosfera tranquilla, quasi sospesa. Le facciate colorate, i balconi decorati e il mirador affacciato sulle montagne raccontano la tradizione paisa di questa parte della Colombia.
Salento, invece, è più vivace e internazionale. Negli ultimi anni è diventato uno dei centri turistici più conosciuti dell’Eje Cafetero grazie alla vicinanza con la Valle del Cocora, uno dei paesaggi naturali più iconici del paese. Nel centro del villaggio le botteghe artigiane vendono caffè locale, tessuti colorati e oggetti in legno, mentre i ristoranti servono trote allevate nelle acque fredde delle montagne circostanti.

Il verde e le palme altissime e sottili della Valle del Cocora
La Valle del Cocora e le palme di cera
Per raggiungere la Valle del Cocora si sale spesso a bordo delle tradizionali jeep Willys, storici fuoristrada introdotti dopo la Seconda guerra mondiale e diventati parte integrante della cultura locale. Le strade si stringono tra pascoli e foreste avvolte nella nebbia fino a quando compaiono loro: le palme di cera.
Alte fino a 60 metri, sottilissime e quasi irreali, le palme della Valle del Cocora sembrano disegnate nel paesaggio andino. In alcuni momenti emergono nitide contro il cielo, in altri spariscono quasi completamente dentro le nuvole basse che attraversano la valle. Camminare qui significa attraversare prati verdissimi, ponti sospesi e foreste umide dove il silenzio viene interrotto soltanto dal vento e dagli uccelli tropicali.

La produzione di caffè in una finca dell’Eje Cafetero
Dentro la cultura del caffè
Ma l’Eje Cafetero non è solo paesaggio. È soprattutto cultura agricola.
Nelle fincas della regione il caffè continua a essere il centro della vita quotidiana. Molte aziende agricole aprono oggi le proprie porte ai viaggiatori per mostrare da vicino la raccolta, l’essiccazione e la tostatura dei chicchi. Tra una spiegazione e l’altra emerge il legame profondo che queste comunità hanno con la terra.

Degustazione di frutta tropicale in una finca
I sapori tropicali della Colombia
In alcune fincas l’esperienza più sorprendente non riguarda però il caffè, ma la frutta tropicale.
Su grandi tavoli di legno compaiono mango maturi, guava, pitahaya, maracujá, granadilla, mangostani e piccoli frutti arancioni chiamati uchuva. Alcuni hanno sapori dolcissimi, altri sono incredibilmente aciduli. Uno dei momenti più curiosi arriva quando viene aperto il frutto del cacao: all’interno, le fave sono ricoperte da una polpa bianca e morbida dal sapore fresco e tropicale, molto diverso dal cioccolato a cui siamo abituati.
È qui che scopro anche l’origine del nome passion fruit. Non ha nulla a che vedere con la passione romantica: furono i missionari spagnoli del XVI secolo a collegare il fiore della passiflora alla Passione di Cristo. I filamenti centrali ricordavano la corona di spine, gli stami i chiodi della crocifissione e i petali le ferite di Cristo. Da qui nacque il nome ‘fiore della passione’, ancora oggi usato per tutta la famiglia botanica del maracujá.

La statua del Cristo Rey a Belalcázar
Tra i villaggi di Caldas
Proseguendo tra le colline del dipartimento di Caldas si incontrano piccoli centri come Viterbo e Belalcázar, dove una gigantesca statua del Cristo Rey domina il paesaggio della valle del caffè. Da qui le Ande sembrano aprirsi in una sequenza infinita di montagne, foreste e piantagioni.

La riserva naturale Barbar Bremen
Nella foresta di Barbas Bremen
L’ultima tappa porta nella riserva naturale Barbas Bremen, una delle aree più ricche di biodiversità della regione. I sentieri attraversano una foresta tropicale fittissima dove crescono alberi da frutto, felci giganti e specie endemiche. L’umidità della giungla avvolge tutto mentre cascate e torrenti emergono improvvisamente tra la vegetazione.
È qui che il viaggio mostra il volto più autentico della Colombia: un paese dove metropoli creative, villaggi coloniali e paesaggi agricoli convivono ancora in equilibrio tra trasformazione, biodiversità e memoria.
da Alessandro Marchese | Lug 10, 2026 | Viaggi e Vacanze
da Alessandro Marchese | Lug 9, 2026 | Viaggi e Vacanze
Il rumore del vento tra gli ulivi, i vicoli in pietra dove il silenzio diventa protagonista e il ritmo antico di comunità che resistono ai tempi moderni diventando custodi di tradizioni, paesaggi e identità, ben lontani dal turismo di massa. Esiste una Turchia con una bellezza alternativa, meno nota e urlata, dove ogni itinerario invita a rallentare e non si racconta attraverso folle, monumenti da fotografare o tour da completare in fretta.
Questa rivoluzione lenta parte dai suoi villaggi, che rappresentano una tendenza inversa al turismo di massa. Qui si incontrano mete capaci di lasciare il segno e non è un caso che lo slow travel stia diventando una delle soluzioni più richieste: secondo l’European Travel Commission, la percentuale dei viaggiatori europei interessati a esperienze immersive è passata dal 22% nel 2025 al 26% nel 2026.
La Turchia, terra dove ogni città è suggestione, raggiunge il massimo della sua intensità tra piccoli villaggi disseminati lungo la costa egea, le montagne dell’Anatolia e gli altopiani della Mesopotamia. Il patrimonio culturale e i paesaggi sempre diversi caratterizzano questi borghi. Tra questi, spiccano Barbaros, Kale Üçağız e Anıtlı, entrati dal 2025 nella lista dei “Best Tourism Villages” di Un Tourism, il programma internazionale che premia le destinazioni rurali in grado di preservare identità locali, tradizioni e modelli di sostenibilità turistica.
Un tour tra autenticità, cultura e sostenibilità
Questo piccolo villaggio dell’Egeo vicino a Urla, ha fatto dell’ospitalità uno stile di vita. Qui sopravvive la tradizione del Çat Kapı, «bussa alla porta»: una consuetudine che invita chi arriva a entrare in casa per condividere il pranzo preparato con ingredienti locali e ricette tramandate da generazioni.
Tra vicoli acciottolati, abitazioni in pietra e botteghe, il ritmo lento delle stagioni scandisce la vita. A settembre, le strade si trasformano in una galleria creativa grazie al Festival degli Spaventapasseri. A breve distanza si trova la Strada dei Vigneti di Urla, area enogastronomica che valorizza vitigni autoctoni e produzioni locali.
Kale Üçağız, dove il mare racconta la storia della Licia
Situato sulla costa mediterranea, Kale Üçağız continua a vivere seguendo il ritmo del mare. È un gioiello sulla Riviera Turca, punto di partenza per esplorare baie appartate, isole, resti archeologici e antiche città sommerse della civiltà licia, da scoprire via terra o in barca.
Qui, una fortezza medievale domina i paesaggi marini e l’itinerario escursionistico rende l’esperienza unica, tra archeologia, natura intatta e memoria delle tradizioni marinare locali.
Anıtlı, nel cuore della tradizione siriaco-cristiana
Al centro della regione storica del Tur Abdin, in Anatolia sudorientale, si conserva una delle più antiche comunità siriaco-cristiane del mondo.
Lingua, liturgia e riti sopravvivono tra monasteri, chiese e celebrazioni radicate nel quotidiano.
Merita una visita il Monastero di Mor Gabriel, fondato nel 397 d.C. e considerato il più antico monastero siriaco ortodosso ancora attivo nel mondo. Oltre alle architetture, si ricordano anche i vini, il pane di ceci e le tradizioni religiose. Per chi cerca un viaggio lento e intenso, questa è una delle migliori destinazioni del Medio Oriente.
Ormana, dove l’Anatolia conserva il suo volto più autentico
Sui Monti del Tauro, Ormana mostra il profondo legame tra uomo e paesaggio. Le “case a bottoni”, costruite con pietra locale e legno di cedro senza cemento, rappresentano un unicum architettonico e oggi diventano boutique hotel per esperienze immersive tra i paesaggi rurali dell’Anatolia.
Tra le meraviglie naturali, la Grotta di Altınbeşik ospita il più grande lago sotterraneo della Turchia e la Piana di Eynif è uno degli ultimi rifugi dei cavalli selvatici. Trekking e fotografia trovano qui il loro spazio ideale, con una cucina montana ricca di formaggi caprini, erbe e funghi. Un viaggio che restituisce il piacere di rallentare seguendo i ritmi della natura.
da Alessandro Marchese | Lug 9, 2026 | Viaggi e Vacanze
Una destinazione bohemien dall’anima serena, dove le giornate sono scandite da pan y tomate, infiniti bagni in mare, altrettanti giri su due ruote con la sabbia sulle caviglie e cene dopo le nove di sera, rigorosamente a cielo aperto.
Mentre la prua del traghetto punta verso Formentera, il cielo si stende come una parete azzurra, il mare scintilla sotto il sole e l’aria profuma di sale. Già durante la traversata si percepisce quella sensazione di leggerezza che appartiene alle migliori vacanze.
Quest’isola di appena 80 chilometri quadrati, sospesa nel cuore del Mediterraneo, è luminosa, ha una forma curiosa ed è caratterizzata da un’indole profondamente serena: una destinazione capace di conquistare con naturalezza. Il ritmo, a differenza di quello della sorella maggiore Ibiza, è più lento e misurato, scandito da colazioni con pan y tomate, lunghi bagni in acque trasparenti, giri su due ruote con la sabbia ancora sulle caviglie e cene che iniziano dopo il tramonto, rigorosamente a cielo aperto.
Formentera, fedele alla sua anima bohémien, combina una vegetazione sorprendentemente rigogliosa e diversificata con affioramenti rocciosi, dune morbide e lingue di sabbia che sembrano dissolversi nel mare. Il paesaggio, rimasto in gran parte fedele alla sua essenza originaria, è punteggiato da piccoli villaggi raccolti, dove la pietra bianca delle case riflette la luce intensa del sole e fatica a trovare riparo.
La più piccola e meridionale delle Baleari conserva un carattere discreto che la distingue dal resto dell’arcipelago. Il suo richiamo non sta nell’eccesso, ma nell’equilibrio: quello tra mare e terra, tra vitalità estiva e una calma che non appare mai forzata. È un’isola che si lascia scoprire lentamente, un tratto di Mediterraneo dove la semplicità continua a essere il vero privilegio. Tra spiagge cristalline, sentieri tra i ginepri e Bougainvillea, piccoli villaggi imbiancati dal sole e piatti semplici ma gustosi: Formentera invita semplicemente a vivere all’aperto e a lasciarsi guidare dal ritmo dell’isola.
Guida viaggio a Formentera per l’estate 2026
Luoghi dove la sabbia bianca e finissima incontra un mare dalle sfumature incredibilmente azzurre. Nonostante il ritmo pigro che contraddistingue questo piccolo lembo di terra, non si può rinunciare a una visita alle spiagge più incantevoli dell’isola: tra le più conosciute ma sempre suggestive, Playa Es Pujols e Playa Ses Illetes; Playa Cala Saona, riparata e dove il sole tramonta per ultimo; la lunga e tranquilla distesa di cinque chilometri di Playa Migjorn e, infine, Cala d’es Mort, un gioiello nascosto tra gli scogli.
Tra calette, scogliere e lingue di sabbia c’è però un comune denominatore: un mare cristallino. Un dono reso possibile dalle vaste distese di posidonia presenti sul fondale marino, un patrimonio essenziale per mantenere l’acqua limpida e pulita. Questa antica pianta del Mediterraneo, dichiarata Patrimonio Mondiale dall’UNESCO nel 1999, è un bene fragile, ancora poco conosciuto ma preziosissimo, grazie al suo ruolo nell’equilibrio dell’ecosistema marino, alle sue proprietà curative e alla sua straordinaria capacità di produrre ossigeno.
Ma Formentera offre anche incantevoli paesaggi pianeggianti, ideali per passeggiate e giri in bicicletta: al mattino presto, quando l’isola si sta ancora risvegliando, o nel tardo pomeriggio, quando la brezza del mare arriva come una carezza. Non può mancare una visita al mercato artigianale di La Mola, che si tiene il mercoledì e la domenica e una tappa a Es Caló de Sant Agustí, un piccolo villaggio con pittoresche capanne di pescatori e ristoranti tipici.
Altri due punti di riferimento dell’isola sono il Far de Sa Mola e Cap de Barbaria. Il primo, che dal 1861 segna il punto più a est dell’isola; il secondo, invece, si aggiudica il titolo di punto più a sud delle Baleari: un luogo panoramico ipnotico e insolito, caratterizzato da un paesaggio quasi extraterrestre.
L’isola custodisce anche un esempio straordinario della ricchezza della biodiversità mediterranea: il Parc Natural de Ses Salines, nella parte nord dell’isola. Un luogo di origine fenicia che oggi non viene più utilizzato per la produzione del sale, un tempo la principale risorsa economica di Formentera ma dove il processo naturale di cristallizzazione continua ancora oggi.
Dove dormire a Formentera?
Carrer Sant Agusti KM 10.7 è l’indirizzo da memorizzare: una piccola strada immersa nella pineta conduce al punto di arrivo, un’oasi chiamata Teranka, dove i pini danzano lentamente al ritmo del vento e i piedi sprofondano nella sabbia. Il boutique hotel, che rientra nella lista di Small Luxury Hotels of the World, dispone di 35 camere e suite suddivise in tre aree distinte: Mar, Tierra e Cielo.
La prima tappa è l’area Mar, ospitata nella struttura centrale e principale dell’hotel, affacciata su Playa Migjorn e su una pineta dal verde intenso. Qui il contrasto tra mare e natura regala una vista incredibile, di quelle che non ci si stanca mai di contemplare. Per chi desidera invece un angolo di natura tutto per sé, Tierra è il rifugio perfetto: spazi luminosi e protetti dove la quiete è la vera protagonista. Ultimo, ma non per importanza, Cielo: un’area più appartata che ospita una serie di monolocali con terrazze private e separate, il luogo ideale per trascorrere le giornate all’aria aperta. Il comune denominatore di tutte le camere è l’inconfondibile profumo di Santal 33 di Le Labo, disponibile per gli ospiti in formato bagnoschiuma e crema: un dettaglio distintivo che accompagna e avvolge durante l’intero soggiorno.
Per quanto sia difficile abbandonare la stanza, nel cuore pulsante della struttura si apre un intreccio di spazi da scoprire: una biblioteca impreziosita da oggetti d’artigianato tipici dell’isola, con libri e coffee table book pronti da sfogliare; il ristorante al primo piano, che accoglie a qualsiasi ora con piatti gustosi e un’atmosfera calma e rilassata. Dalla colazione al pranzo fino alla cena, ogni momento trova il suo spazio tra l’ombra delle foglie d’ulivo e la distesa di sabbia, dove assaporare brandade di baccalà, crudi di pesce e riso all’aragosta. Al calar del sole si sale sul rooftop, uno dei vanti dell’hotel, per godersi un drink o una cerveza con una vista sul tramonto capace di tingere ogni cosa di arancione.
Non ci vuole molto a ritrovare l’armonia in questo luogo. Nel pieno dell’estate, una nuotata in piscina diventa la parentesi perfetta prima di abbandonarsi alle maxi-sdraio all’ombra dei pini profumati: istanti da desiderare all’infinito. Per chi preferisce l’acqua salata, a pochi metri dall’hotel si apre una lunga distesa di rocce e sabbia costellata da localini. Il programma ideale si alterna così tra bagni nell’acqua limpida e fresca e il richiamo dei chiringuito, dove la musica accompagna il ritmo lento della giornata.
Ma a Formentera una giornata non può davvero finire senza una pausa dedicata al benessere: qui prende forma all’interno del Nido, una struttura circolare in bambù dove si tengono lezioni di polates e GAG, sulla terrazza esterna affacciata sull’acqua per praticare yoga, oppure nell’incantevole palestra open air. Gli appuntamenti dedicati al corpo e alla mente si ampliano con sessioni di meditazione sotto le stelle, pratiche di sound healing e passeggiate botaniche nell’entroterra di Formentera.
da Alessandro Marchese | Lug 9, 2026 | Viaggi e Vacanze
Nel Parco Nazionale del Gargano, le Isole Tremiti sono un arcipelago di spiagge e calette, tutte da scoprire.
Un piccolo arcipelago nel cuore dell’Adriatico, dove scogliere bianche e pinete profumate si tuffano in un mare quasi trasparente: le spiagge delle isole Tremiti sono uno di quei posti che restano impressi a lungo. Non ci sono chilometri di lunghe distese sabbiose, ma una costellazione di calette, baie appartate e insenature che rendono ogni bagno un’esperienza diversa dalla precedente. Ecco alcuni consigli pratici su periodi migliori, collegamenti e regole dell’Area Marina Protetta, così da organizzare al meglio una vacanza al mare delle Tremiti.
Le Isole Tremiti: panoramica, mare e fondali
Dal punto di vista naturalistico, il mare delle Isole Tremiti è uno dei più interessanti dell’Adriatico: l’Area Marina Protetta tutela vaste praterie di posidonia oceanica, fondali rocciosi ricchi di pesci, gorgonie e spugne, oltre a grotte sottomarine e passaggi per sub e snorkelisti esperti. Pensando a quello che c’è da vedere alle Isole Tremiti, è utile distinguere tra le tre principali porzioni emerse dell’arcipelago:
- San Domino: l’isola più grande e verde, quasi interamente ricoperta da pineta, ospita la maggior parte delle spiagge e calette balneabili. È il cuore turistico delle Tremiti, con sentieri costieri che raggiungono alcune delle baie più celebri.
- San Nicola: è l’isola storica, dominata dall’abbazia-fortezza. La costa è più ripida e rocciosa, ma non mancano insenature dove fare il bagno in un contesto molto scenografico; molto famosa la casa di Lucio Dalla a San Nicola.
- Cretaccio: un grande scoglio tra le due isole principali, quasi privo di vegetazione, che offre un colpo d’occhio molto selvaggio. Qui non ci sono vere spiagge attrezzate, ma punti di accesso al mare per chi cerca silenzio e natura.
Le spiagge più belle di San Domino
San Domino è il vero “parco giochi” balneare dell’arcipelago: quasi tutte le spiagge isole Tremiti più famose si concentrano qui. L’isola è attraversata da una fitta rete di sentieri costieri che, partendo dal porto o dagli alloggi, raggiungono cale di sabbia chiara, piccole baie rocciose, terrazze naturali sul mare e grotte accessibili solo via mare.
Cala delle Arene: spiaggia delle Isole Tremiti raggiungibile a piedi
Situata sulla costa orientale di San Domino, è anche uno dei primi scorci di mare che molti visitatori incontrano all’arrivo, data la relativa vicinanza al porto. Si tratta di un’ampia baia di sabbia chiara e piuttosto fine, con acqua che rimane bassa per diversi metri dalla riva.
La conformazione semicircolare di Cala delle Arene e la posizione riparata offrono spesso mare calmo, anche quando altre zone dell’isola sono più mosse. È indicata per famiglie con bambini piccoli, chi desidera un accesso al mare immediato e senza difficoltà. Si raggiunge in circa 15–20 minuti a piedi dal porto di San Domino, lungo sentieri e stradine comode.
Cala Matano: la baia simbolo delle Tremiti
Cala Matano (nota anche come Cala Duchessa) è spesso l’immagine da cartolina associata alle isole Tremiti. Qui la combinazione di rocce bianche, vegetazione e acqua turchese crea un colpo d’occhio che ricorda destinazioni tropicali, soprattutto nelle giornate di mare piatto.
Si tratta di una caletta rocciosa incastonata tra le pareti calcaree e la macchia mediterranea. Si arriva seguendo un sentiero che parte dal porto di San Domino, passa nei pressi di Cala delle Arene e prosegue verso ovest. Il percorso è ben battuto ma può includere tratti in pendenza e scalini naturali: sono consigliate scarpe comode, soprattutto per il rientro nelle ore più calde.
Cala Zio Cesare: caletta selvaggia tra scogli e ciottoli
Nella parte meridionale di San Domino, Cala Zio Cesare rappresenta una delle insenature più suggestive e, al tempo stesso, più intime dell’arcipelago. Questa è una piccola baia di ciottoli e rocce, stretta tra costoni calcarei e fitta macchia mediterranea. L’acqua è particolarmente limpida e tende ad assumere tonalità di verde intenso, complice il contrasto con la vegetazione circostante.
Il sentiero per raggiungerla attraversa un tratto di pineta e vegetazione mediterranea, con alcuni punti più ripidi e scivolosi. È indispensabile indossare scarpe chiuse o sandali tecnici; sconsigliate ciabatte o infradito, soprattutto al ritorno.
Spiaggia dei Pagliai: sabbia bianca e massi calcarei nel mare
Tra le spiagge di San Domino più scenografiche, la Spiaggia dei Pagliai occupa un posto speciale. Il nome di questa spiaggia di sabbia delle Isole Tremiti deriva dai grandi blocchi calcarei, simili a pagliai, che emergono dal mare creando uno scenario quasi surreale.
Non esiste un sentiero comodo per arrivarci via terra; la Spiaggia dei Pagliai è raggiungibile esclusivamente via mare. Si può arrivare con gommone, barca privata o partecipando a tour organizzati che prevedono soste bagno nei pressi dei faraglioni.
Spiagge e cale di San Nicola e del Cretaccio
Se San Domino rappresenta il lato più “balneare” delle isole Tremiti, San Nicola e Cretaccio incarnano l’anima più selvaggia e storica dell’arcipelago. San Nicola, con la sua abbazia-fortezza che domina l’Adriatico, regala scorci unici: non è raro fare il bagno guardando in alto verso le mura e i campanili, in un’atmosfera quasi sospesa nel tempo.
Cretaccio, invece, è una grande roccia emersa tra San Domino e San Nicola, con coste frastagliate e pochissimi punti comodi per sdraiarsi, ma con un mare profondissimo e trasparente.
Spiaggia di Marinella: il lido storico di San Nicola
La Spiaggia di Marinella è la principale e quasi unica vera spiaggia di San Nicola. È un luogo che unisce mare e storia: alle spalle, la scogliera bianca e le antiche fortificazioni; di fronte, il blu intenso dell’Adriatico. La mancanza di grande spazio a terra è compensata dal fascino del contesto e dalla qualità dell’acqua.
Si raggiunge tramite un sentiero piuttosto impegnativo che scende dalla parte alta dell’isola verso il mare, con gradini e tratti ripidi. In alternativa è possibile arrivare via mare con piccole imbarcazioni, quando le condizioni lo permettono.
Cala dei Benedettini e Cala del Tamariello
Attorno alle mura e alle scogliere di San Nicola si aprono alcune piccole cale rocciose, ideali per chi vuole combinare un giro culturale sull’isola con un tuffo in acque profonde e tranquille. Tra queste, spiccano Cala dei Benedettini e Cala del Tamariello.
Cala dei Benedettini è situata alla base del complesso abbaziale, è una caletta rocciosa che offre fondali ricchi di vita, adatti a chi pratica snorkeling o immersioni. Cala del Tamariello è una piccola insenatura rocciosa accessibile via mare o tramite sentieri che scendono dalla parte alta dell’isola.
Cala del Diavolo e Cala del Cretaccio
La zona di Cretaccio, insieme ai suoi dintorni, rappresenta l’area più pura e incontaminata delle spiagge sulle isole Tremiti. Qui non ci sono lidi, bar o infrastrutture: solo scogliere, rocce scolpite dal vento e dal mare, e un’acqua che scende rapidamente in profondità. Si tratta dei punti di sosta prediletti per escursioni in kayak, canoe e gommoni: l’accesso, infatti, avviene esclusivamente via mare.
Trattandosi di area interna all’Area Marina Protetta, è indispensabile adottare un comportamento estremamente rispettoso: niente rifiuti, niente prelievo di sabbia, niente ancoraggi fuori dalle zone consentite.
Vivere alle Isole Tremiti
Il piccolo arcipelago dell’Adriatico appartiene al comune di Isole Tremiti in provincia di Foggia (Puglia), abitato stabilmente da circa 500 residenti concentrati soprattutto a San Domino, l’isola più grande e verde, e a San Nicola, sede comunale e cuore storico dell’arcipelago. La quotidianità è scandita dai ritmi del mare: i collegamenti con la terraferma avvengono via traghetto o aliscafo, il che rende l’inverno più isolato e i servizi essenziali — sanità, scuola, spesa — necessariamente ridotti. È una scelta di vita adatta a chi cerca tranquillità, accettando distanze e servizi limitati.
da Alessandro Marchese | Lug 8, 2026 | Viaggi e Vacanze
Hilton annuncia l’apertura di tre nuove strutture nella regione Emea. Si tratta dell’Hilton Chania Old Town Resort & Spa, Creta, dello Skáld Akureyri, Curio Collection by Hilton, Islanda, e del Marina Baie des Anges Hôtel, Costa Azzurra, Francia.
HILTON CHANIA OLD TOWN RESORT & SPA

L’hotel si trova nella famosa area di Chania, lungo la costa di Creta e segna un nuovo importante capitolo per l’ospitalità in Grecia riportando il marchio Hilton Hotels & Resorts in una delle destinazioni più vivaci e culturalmente ricche del Mediterraneo. Situato a soli cinque minuti a piedi dall’ingresso della città Vecchia e a circa venti minuti di auto dall’aeroporto, il nuovo resort permette agli ospiti di vivere il cuore della regione.
La struttura unisce l’eleganza internazionale al carattere autentico e alla cultura di Creta, accogliendo sia viaggiatori business sia ospiti leisure con un servizio di livello internazionale e un’ospitalità genuina.
Il resort urbano, pensato anche per le famiglie, dispone di 85 eleganti camere e suite, ogni camera è dotata di balcone privato con piscina riscaldata, alcune includono sauna in camera e ampie viste sul Mar Egeo.
Nell’offerta, una infinity pool riscaldata sul rooftop con vista sulla costa dell’Egeo, un giardino botanico con vista panoramica sul tramonto, sul mare e sulla città Vecchia, una spa e un centro wellness.
L’hotel propone una selezione di esperienze culinarie pensate per accompagnare gli ospiti in un viaggio tra sapori internazionali e atmosfere raffinate. Poème de la Canée è il ristorante all-day dining disposto su due livelli che offre una cucina con sapori mediterranei, sul rooftop, il secondo ristorante, Céleste, è posizionato di fronte alla piscina con vista panoramica sulla la costa.
Il Fauchon Café Pâtisserie, presente nell’hotel, debutta in Grecia proponendo lungo tutta la giornata la raffinata selezione del celebre marchio francese: pasticceria, dessert, sandwich gourmet e l’iconica esperienza del tè delle cinque. A completare il percorso gastronomico The C Bar, elegante lounge con vista sul mare.
Per chi invece cerca momenti di tranquillità, Little Galaxy è un giardino botanico all’aperto sul rooftop, con erbe cretesi, vista sul tramonto e un’atmosfera immersa nel verde.
La spa, con prodotti L’Occitane en Provence, dispone di quattro cabine trattamento dedicate a rituali viso e corpo, oltre a hammam, saune, bagni di vapore e aree relax pensate per favorire equilibrio e rigenerazione.
Il percorso wellness continua nel fitness center, dotato di tecnologie all’avanguardia e programmi di allenamento personalizzati.
SKÁLD AKUREYRI, CURIO COLLECTION BY HILTON

Hilton apre un nuovo hotel in Islanda dal design ricercato, situato nella storica Hafnarstræti, nel cuore di Akureyri.
La struttura dispone di 71 camere e 15 appartamenti e si ispira alla celebre tradizione islandese di poeti e narratori – richiamata dal significato stesso della parola skáld – con ambienti caratterizzati da riferimenti letterari, materiali nordici lavorati artigianalmente e opere d’arte realizzate su misura.
Il ristorante dell’hotel, Abba-labba-lá, propone una cucina nordica contemporanea che valorizza ingredienti islandesi di provenienza locale e segue il ritmo delle stagioni.
Gli ospiti possono inoltre usufruire del fitness center e di due terrazze panoramiche sul rooftop, pensate per pranzi, aperitivi, eventi e momenti di relax con vista sulla città, sul fiordo e sul paesaggio circostante.
L’hotel, a pochi passi dal centro città, raggiungibile in soli tre minuti a piedi, è vicino al lungomare e alle principali attrazioni culturali. Pensato per accogliere viaggiatori internazionali e ospiti locali, offre un’immersione nella cultura e nello spirito della destinazione, rappresenta inoltre una base ideale per scoprire Akureyri e il nord dell’Islanda.
La struttura è facilmente raggiungibile con un volo di circa 40 minuti da Reykjavík oppure con un suggestivo viaggio in auto di circa quattro ore e mezza lungo la Ring Road islandese. L’aeroporto di Akureyri offre inoltre una rete di collegamenti diretti internazionali e stagionali.
MARINA BAIE DES ANGES HÔTEL

L’hotel, parte di Curio Collection by Hilton, ha appena aperto ed è pronto ad accogliere i suoi ospiti tra Nizza e Antibes, all’interno dell’iconico complesso Marina Baie des Anges.
Ispirato alle curve scultoree della Marina, progettata dall’architetto André Minangoy, l’hotel dispone di 61 camere incluse quattro suite, tutte con balcone privato o vista panoramica sul Mar Mediterraneo.
Il Marina Baie Des Anges propone una selezione di esperienze dedicate al relax e al benessere, in pieno stile della Riviera. Gli ospiti possono godere della laguna e della spiaggia privata, oltre che di una spa di 700 metri quadrati con piscina interna, hammam, sauna, area fitness e sale trattamenti, con prodotti e trattamenti firmati Comfort Zone.
Il Napa Restaurant & Beach Club con 150 posti in terrazza e 90 posti all’interno celebra la cucina mediterranea con specialità di mare ed esperienze gastronomiche ispirate alla Costa Azzurra.
La struttura dispone inoltre di spazi per eventi modulari e illuminati da luce naturale, in grado di accogliere fino a 300 ospiti, pensati per eventi corporate e privati in una cornice affacciata sul Mar Mediterraneo.
In linea con la strategia Travel with Purpose di Hilton, Marina Baie des Anges Hôtel adotta un approccio più responsabile all’ospitalità e agli eventi.
La struttura copre il 73% del proprio fabbisogno energetico grazie a un sistema di energia termica Thalasso e ottimizza attivamente la gestione dell’acqua attraverso il riutilizzo delle acque grigie per l’irrigazione delle aree verdi. Questo impegno ambientale è stato riconosciuto con la certificazione Silver del programma !Bâtiment Durable Méditerranéen”, a conferma dell’impegno dell’hotel nel ridurre la propria impronta ambientale e nel promuovere pratiche più sostenibili e attente al territorio.
Gli ospiti di tutti e tre gli hotel potranno usufruire dei vantaggi di Hilton Honors, il programma fedeltà pluripremiato dedicato ai brand Hilton. I membri Hilton Honors che prenotano direttamente attraverso i canali ufficiali Hilton possono accedere a benefici immediati, tra cui un dispositivo di pagamento flessibile che consente di combinare punti e denaro per prenotare il soggiorno, tariffe esclusive per i membri e wi-fi standard gratuito.