Viaggio in Messico: tradizioni, cultura e curiosità

Viaggio in Messico: tradizioni, cultura e curiosità

Scopri con noi le tradizioni e le cose curiose sul Messico: la celebrazione della vita nel giorno dei morti; Rivera, Orozco e Siquerios; l’antico calendario maya e i colori della bandiera messicana.

El dìa de los muertos: tra sacro e profano

In Messico antiche tradizioni e credenze religiose, alcune di derivazione indios, convivono in perfetta armonia. L’evento tipico maggiormente rappresentativo in tal senso, nonché probabilmente il più sentito dai messicani e più conosciuto a livello internazionale, è la festa dei morti.

Il 2 novembre, durante la tradizionale festa “El Día de los Muertos”, i messicani scendono per le strade con maschere da teschio, colori sgargianti, bande musicali e fanno festa per ore e ore perché non è un giorno dedicato alla morte, bensì una celebrazione della vita. La celebrazione, pur essendo concomitante con la festa cattolica dei defunti, è così antica che risale al periodo precolombiano.

Ogni anno in occasione di questa ricorrenza i messicani fanno visita ai cimiteri e, come in un rito pagano, lasciano sulle tombe dei propri cari candele, fiori, cibo, bevande alcoliche e piatti speciali in onore degli antenati. Ma attenzione a non banalizzare, non è per niente l’Halloween del Messico: il “Día de los Muertos” è così importante per la cultura messicana che dal 2008 è Patrimonio culturale dell’umanità.

Dal Muralismo alla Street Art di Città del Messico

Le grandi composizioni del muralismo messicano di Diego Rivera (marito di Frida Kahlo), José Clemente Orozco e David Alfaro Siquerios, hanno ispirato la fantasia e coltivato l’immaginario figurativo di numerosi street artist. Nato dopo la storica rivoluzione messicana del 1910, nel muralismo le opere venivano realizzate su grandi muri destinati al popolo, dove erano dipinte lotte sociali, aspetti della storia popolare e sentimenti nazionalisti.

La pittura murale si sviluppò e si perfezionò anche nel campo dell’edilizia pubblica e dell’architettura governativa. Molti sono infatti gli edifici governativi dove ancora oggi si possono ammirare gli splendidi murales. Erede della fondamentale esperienza del muralismo degli anni Venti del secolo scorso, il Messico vive oggi, grazie alle nuove generazioni di artisti dello spazio pubblico, un ulteriore significativo movimento d’azione artistica.

La Condesa e La Roma rappresentano nel puzzle degli inesauribili quartieri che compongono il profilo di Città del Messico alcune delle destinazioni più densamente frequentate dagli street artist. Il primo è un quartiere caotico e alla moda, per le strade del secondo si respira un’aria decisamente più bohémien. L’arte urbana è di casa anche a Colonia Doctores, intorno alla sede del Foro Cultural Mujam. Infine, numerosi muri dipinti possono essere facilmente trovati anche nelle strade molto trafficate del centro storico.

Messico, lo sapevi che…?

1. México significa “nell’ombelico della Luna”. Dalla lingua Náhuat “Metztli” (luna) y “xictli” (ombelico). Gli Aztechi lo pronunciavano come “Meshico”, però gli spagnoli lo scrivevano México (perché ancora non esisteva la pronuncia della “j”.

2. Il vulcano più piccolo del mondo si chiama Cuexcomate e si trova in Messico nella città di Puebla. È un vulcano inattivo e misura solo 13 metri di altezza.

3. Il Messico è il maggior produttore di argento del mondo; il maggior consumatore di Coca Cola procapite; il paese che conta più Taxi (circa 60.000); Cittá del Messico è la città con più musei; il servizio telefonico più costoso nel mondo.

4. Il calendario Maya (317 d.C.) e il calendario Azteco (1300 d.C.) contano lo stesso numero di giorni (365) del calendario moderno.

5. Nella bandiera messicana, il verde rappresenta la speranza, il bianco l’unione e il rosso commemora il sangue versato dagli eroi della Nazione. L’aquila e il serpente sul cactus al centro indicano, secondo la leggenda Azteca, la città più importante della civiltà Azteca, su cui poi si sarebbe costruita Città del Messico.

In viaggio con l’autore: libri sul Messico

Ecco le letture consigliate per immergerti sin da ora nello spirito, nella mentalità e nelle tradizioni messicane, del Chiapas e di Città del Messico:

  • La polvere del Messico di Pino Cacucci
  • Sotto le nuvole del Messico di Francisco Solano
  • Viaggio in Messico. Sulle tracce del serpente piumato di Maria Longhena
  • Camminerai con il sole di Alfonso Mateo-Sagasta
  • Il sentiero dell’acqua. Viaggio in Chiapas lungo il Fiume delle Scimmie Sacre di Christopher Shaw.

Tra i film recenti invece ti consigliamo Spectre (2015), il ventiquattresimo film della serie di 007 che vede per la quarta volta protagonista Daniel Craig nel ruolo dell’agente segreto James Bond  (la celebre scena iniziale è ambientata durante il giorno dei Morti nella Piazza della Costituzione e nel centro storico di Città del Messico) e il film di animazione Coco della Pixar uscito nel 2017, un successo di critica e di pubblico incentrato proprio sulla festività messicana del Dia de los Muertos.

In viaggio in Messico con Ensy7

In Messico i luoghi da visitare durante il tuo viaggio ai Caraibi i sono tantissimi. La capitale Città del Messico, la regione del Chiapas e la penisola dello Yucatan, con i famosi resti archeologici, le riserve naturali, la barriera corallina della Riviera Maya e le spiagge bianchissime bagnate dal Mar dei Caraibi.

In questo articolo del nostro Magazine ti abbiamo raccontato alcune tradizioni religiose, culturali e curiosità che puoi vivere di persona durante il tuo soggiorno nella splendida Città del Messico. Nell’articolo dal titolo in vacanza a Cancun con Ensy7  invece scoprirai il cibo, l’artigianato locale e le cose da vedere nella famosa Riviera Maya, mentre nell’approfondimento Siti Archeologici da visitare in Messico con le escursioni Ensy7  trovi informazioni dettagliate sui siti archeologici assolutamente imperdibili da visitare con le nostre escursioni: Cobà, Ek Balam, Chichen Itza e il sito costiero di Tulum. Infine nell’articolo Le attrazioni naturali della Riviera Maya: Isla Contoy,Isla Mujeres e i Cenotes  ti raccontiamo le emozioni che ti trasmetterà la particolare esperienza di immergersi nelle acque dolci e fredde di un cenote e l’escursione a due isole remote e paradisiache a poca distanza dalla costa di Cancun.

I pacchetti di viaggio in Messico di Ensy7 ti consentiranno di ammirare tutto questo nel migliore dei modi grazie alla nostra conoscenza della destinazione e alla perfetta organizzazione dei servizi. Scopri tutti i nostri programmi di viaggio in Messico e ai Caraibi: apri gli occhi e sogna con Veratour!

Vermont : Lo Stato delle Montagne Verdi

Vermont : Lo Stato delle Montagne Verdi

In Vermont, la natura è la vera protagonista. Escursioni da cartolina, il foliage autunnale e accoglienti città sciistiche prosperano qui, in un luogo dove i cartelloni pubblicitari a bordo strada sono vietati in tutto lo stato, lasciando le viste su montagne e villaggi splendidamente libere. Relax ed esplorazione risplendono tra paesaggi mozzafiato e affascinanti comunità dal sapore locale.

Ogni strada e sentiero conduce a viste naturali mozzafiato di cime ondulate, acque cristalline e foreste vibranti.

I sapori freschi di fattoria qui includono sciroppo d’acero artigianale, formaggi artigianali e bevande artigianali.

Scopri villaggi da cartolina che uniscono storia, panorami mozzafiato, delizie locali e calorose accoglienze.

 

La più grande attrazione del Vermont è senza dubbio la sua bellezza naturale. Una campagna scenografica, piccole cittadine vivaci, luoghi storici ed attività locali: una delle migliori destinazioni incontaminate al mondo (National Geographic Traveler) Ammirate le Stelle – i paesaggi rurali del Vermont lo rendono luogo ideale per ammirare la volta celeste: e se siete fortunati, l’Aurora Boreale potrebbe fare capolino…

Lo Stato può vantare 223 rilievi montuosi che superano i 600 mt. di altitudine: le Green Mountains sono molto antiche e sono proprio loro a dare il nome a questo meraviglioso stato del New England, Ver-Mont. Il 80% del territorio del Vermont è costituito da foreste mentre il 10% è adibito a territorio per pascolo.

Al di sotto delle montagne e delle dolci colline si trovano fertili vallate dove vengono prodotte colture cerealicole, prodotti caseari,  frutta e verdura. Lo sciroppo d’acero – Maple Syrup – e il Cheddar Cheese sono i prodotti alimentari del Vermont famosi in tutto il mondo. La maggior parte dei villaggi qui ha un country store, un laboratorio d’artigianato, un negozio di antichità e un  historic site.

Il Vermont è la patria del bike touring. Un’estesa rete di strade secondarie  – poco trafficate – costituisce un vero paradiso per gli amanti di questa attività outdoor.

Percorsi più difficoltosi invece si trovano nei pressi delle località di villeggiatura del Vermont. Un cestino da picnic con formaggio fresco, vino e stuzzichini: cosa c’è di più romantico?

I paesaggi del Vermont

Lake Elmore Reflections

Il Vermont offre inoltre un’ampia scelta di bed and breakfast. Praticamente in ogni cittadina potrete trovare un country inn da libro delle fiabe completo di caminetto acceso in inverno ed un patio per rilassarsi in estate.

Ci sono strutture che combinano storia, lusso ed un tocco di eleganza casual. Oppure se desiderate una maggiore intimità, potrete scegliere di soggiornare in uno degli innumerevoli piccoli alberghi che si possono trovare ovunque, in un grazioso villaggio, su una stradina di campagna, oppure su una dolce collina.

Le fattorie del Vermont aprono le loro porte ai visitatori da più di un secolo.  Il vostro soggiorno in una fattoria comprenderà confortevoli sistemazioni in un antico casolare,  una ricca colazione a base di pancake, uova strapazzate e le classiche hash browned potatoes – una sorta di frittatine a base di patate. Poi, potreste essere invitati a dare una mano con i lavori quotidiani, mungere una mucca,  prendersi cura delle pecore…

Oppure potrete ancora dedicarvi alla raccolta di mele o fragole. In ogni caso vi ritroverete circondati da alcuni dei più bei paesaggi al mondo, tra persone decisamente friendly. I granai – barns –rappresentano il passato ed il presente del Vermont: queste strutture simbolo sono diventate parte integrante del paesaggio.

Le strade migliori per il barn viewing sono la Routes 22A e la 30 nella parte occidentale dello Stato; le Route 12 e 14 nel centro del Vermont, come anche qualsiasi strada nella Franklin County. Corti, lunghi, rossi, bianchi, marroni, aperti, chiusi con o senza finestre… ecco un’altra tipica immagine da cartolina dello stato:  i ponti coperti.

Vermont cosa vedere

Per l’attento viaggiatore LGBT – Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender – l’esperienza di un viaggio in Vermont è magica. Il Vermont accetta e rispetta la naturale identità di chiunque come nessun altro stato degli Stati Uniti d’America. Numerose sono le comunità locali che estendono inviti aperti ad essere visitate.

Curiosità sul Vermont
•    Il Vermont è lo stato più rurale (o il meno urbanizzato, se vogliamo) degli Stati Uniti.  Al di fuori della più grande Burlington, la maggior parte degli oltre 630.000 abitanti vive in piccole cittadine e paesi con una popolazione di meno di 2.500 persone.
•    Montpelier (con una popolazione di 8.250 abitanti) è la più piccola capitale di stato o provincia del Nord America. Ma ha anche più avvocati a testa di qualsiasi altra città degli Stati Uniti, e probabilmente del mondo.
•    Il Vermont vanta più strutture ricettive invernali e piste da sci di qualsiasi altro stato del New England: 20 resort per lo sci alpino, la discesa libera, e lo snowboard e circa 40 centri per lo sci di fondo e le ciaspolate.

Cittadine da visitare in Vermont

Ecco le principali cittadine da visitare in Vermont, mappa interattiva, foto e descrizione a seguire.

Burlington

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Church Street Marketplace

Burlington è la città più popolosa del Vermont pur avendo solo 45.000 abitanti circa. La sua posizione sulle colline che affacciano sul lago Lake Champlain e i numerosi eventi che arricchiscono il panorama culturale della città la rendono un ottimo posto in cui trascorrere diversi giorni durante un tour del Vermont. Church Street Marketplace può essere considerato il fulcro della città con negozi, ristoranti, gallerie d’arte e la chiesa First Unitarian Universalist che col suo alto campanile ha dato il nome all’area. Il Flynn Theater attrae ogni anno artisti nazionali e internazionali.

Da non perdere una visita alla proprietà dell’eroe nazionale del Vermont, la Ethan Allen Homestead, e al vicino parco Ethan Allen Park. Qui troverai una torre di osservazione sull’altro fondamentale protagonista della città: Lake Champlain, il lago che collega il Vermont con lo stato di New York e con una piccola parte del Canada. Goditi le spiagge in riva al lago, una passeggiata lungo il Waterfront Park, un giro in bici sulla Burlington Bike Path, una crociera alla scoperta delle sue isole e magari una visita al suo museo, l’ECHO Leahy Center.

Stowe

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Prendendo da Burlington la Interstate 89 e poi la Route 100, conosciuta anche come ‘The Skiers Highway‘, la ‘strada degli sciatori’ per le numerose montagne e i resort presenti, raggiungerai la pittoresca Stowe. Questa splendida cittadina è forse fra le più fotografate del Vermont e sembra essere realmente uscita da una cartolina. Ti troverai davanti a quella che è la tipica cittadina del New England nell’immaginario collettivo: una chiesa bianca con un alto campanile, la folta vegetazione dai mille colori, un ponte coperto, fattorie bucoliche e una montagna costellata di piste da sci. Non a caso Stowe è, infatti, conosciuta come ‘The Ski Resort of the East‘.

Da non perdere:

  • Recreation Path, un bel percorso che si estende per circa 9 km fra il centro cittadino e TopNotch Lodge
  • Smugglers Notch State Park, un parco con molti sentieri escursionistici alcuni dei quali portano sul Mount Mansfield, la cima più alta delle Green Mountains
  • Waterbury Village Historic District, quest’area storica ospita la maggior parte degli esercizi commerciali dell’area di Waterbury fra cui il mitico Ben & Jerry’s Ice Cream Factory, il cui gelato è conosciuto in tutti gli Stati Uniti
  • Helen Day Memorial Library and Art Center (The Current) è un edificio storico adibito a galleria d’arte che espone opere degli artisti del Vermont
  • Vermont Ski Museum, per comprendere a pieno l’importanza dello sci per questa regione

Shelburne

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Sulle rive del Lake Champlain, la cittadina di Shelburne si trova a soli 10 chilometri a sud di Burlington. La vicinanza al lago tuttavia non è l’unica attrattiva. Lo Shelburne Museum è una delle attrazioni più famose del Vermont: 150.000 opere d’arte e design dislocate in 39 edifici, 25 dei quali sono ricostruzioni storiche. Il punto focale e più famoso del museo è la nave a vapore SS Ticonderoga, ma il ponte coperto del 1845, il faro di Colchester Reef, la casa del fabbro e il fienile pieno di carrozze non sono da meno.

Non lontano dallo Shelburne Museum si trovano le Shelburne Farms, un’area di di oltre 500 ettari con fattorie di fine Ottocento ancora operative. Infine una curiosità: fate un tour della Vermont Teddy Bear Factory per scoprire come vengono prodotti artigianalmente gli orsacchiotti di peluche e disegnarne uno voi stessi!

Grafton

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Proprio come Stowe, Grafton è un’altra delle cittadine considerate fra le più belle del Vermont e del New England. Il centro del paese è il Grafton Inn : inaugurato nel 1801, è una delle strutture ricettive più antiche degli Stati Uniti con anche diversi presidenti come ospiti illustri. Il centro cittadino si sviluppa particolarmente armonioso attorno a Grafton Inn con negozi, belle case, una chiesa e svariati musei fra cui il Turner Hill Interpretative Center sulla vita e fuga di uno schiavo e della sua famiglia, il Nature Museum e il Vermont Museum of Mining and Minerals (NOTA: questo museo purtroppo è stato chiuso definitivamente).

Se sei un buongustaio non devi perderti una visita e un tasting al Grafton Cheese Village per scoprire i formaggi locali e alla Plummer’s Sugar House dove producono da tre generazioni svariati tipi di sciroppo d’acero. Al Grafton Trails and Outdoor Center potrai divertirti con lo sci di fondo o gite in slittino in inverno e a nuotare, andare in canoa e in entusiasmanti escursioni a piedi in estate. A circa 30 minuti a sud di Grafton, nell’area di Brattleboro, si trova la Retreat Farm dove potrai vivere a pieno la vita di campagna fra 9 fienili storici e diversi sentieri escursionistici.

Montpelier

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Vermont State House
Montpelier è la capitale del Vermont ed ha una popolazione di soli 8.000 abitanti, il che la rende la capitale meno popolosa degli Stati Uniti. In realtà si stima che durante il giorno la città arrivi ad ospitare quasi 21.000 persone che quotidianamente si spostano per lavorare qui. Fra gli edifici storici da vedere a Montpelier ci sono la Vermont State House del 1833, la Montpelier City Hall e il Vermont History Museum.

Questa zona è rinomata per la lavorazione e produzione di sciroppo d’acero e se vuoi scoprirne di più, oltre a deliziare il tuo palato, ti suggerisco di visitare la Morse Farm Maple Sugarworks, un’azienda aperta tutto l’anno che da otto generazioni allieta i suoi clienti con questo dolce prodotto e svariati altri. A circa 20 minuti in auto dalla città di Montpelier si trova la Rock of Ages Granite Quarry una grande cava di granito in funzione dal 1812.

Manchester

Hildene
Hildene

La cittadina di Manchester si trova fra le Green Mountains a est e il Taconic Range a ovest e tale posizione la rende un posto perfetto se ami la montagna. In questo caso non perderti una escursione sul Monte Equinox, la vetta più alta delle Taconic. Gli appassionati di shopping potranno trovare qui outlet di grandi marche come Kate Spade, Brooks Brothers e Ralph Lauren oltre a numerosi negozietti.

In centro si trova anche il Northshire Bookstore, una bella libreria indipendente inaugurata nel 1976. L’attrazione principale di Manchester però è Hildene, la casa della famiglia Lincoln. Questa splendida dimora del 1905 con lussureggianti giardini in stile europeo fu la casa di Robert Todd Lincoln, l’unico figlio sopravvissuto del Presidente Abraham Lincoln e di sua moglie Mary Todd.

Woodstock

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Un’altra splendida cittadina con ponti coperti e botteghe di artigianato locale, circondata da verdi boschi e con le tipiche atmosfere del New England è Woodstock. Qui troverai anche due proprietà storiche ricche di fascino:

  • il Marsh-Billings-Rockefeller National Historic Park è un enorme parco con aree boschive ricchi di sentieri e una villa visitabile in stile vittoriano
  • il Billings Farm & Museum è caratterizzato da una dimora ottocentesca e una grande fattoria con moltissimi animali, perfetta per i bambini.

Un’altra fattoria da visitare è la Sugarbush Farm dove potrai assaggiare sciroppo d’acero e vari tipi di formaggi prodotti da loro. A circa 15 minuti di auto, fra Woodstock e Hartford trovi la gola più profonda del Vermont, il Quechee Gorge. La gola è visibile dal ponte della US Route 4 o prendendo i sentieri vicini. Non distante dalla gola c’è il Vermont Antique Mall, un centro commerciale con un’enorme negozio di antiquariato e anche un museo del giocattolo: unico nel suo genere!

Brattleboro

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Brattleboro è considerata una delle più belle città d’arte dello stato. Ogni anno è sede di grandi eventi come concerti jazz, festival di teatro e cinematografici. Inoltre, l’Harris Hill Ski Jump attrae durante la stagione invernale alcuni dei migliori saltatori da trampolino del mondo. Da vedere il Brattleboro Farmers Market il sabato mattina con stand gastronomici e prodotti locali, il piccolo museo Brattleboro Museum & Art Center e se desideri assaggiare lo sciroppo d’acero The Robb Family Farm Sugar House. Se invece sei in vena di qualcosa di più forte prova l’Hermit Thrush Brewery e la Saxtons Distillery.

Bennington

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Dopo Essex e Colchester, Bennington è la terza più grande città del Vermont e qui potrai ammirare anche il monumento più alto dello stato: la statua a forma di obelisco, alta 93 metri, chiamata Bennington Battle Monument. A poca distanza si trova il Bennington Museum dedicato alla storia della città e alla sua arte. Da vedere anche la Old First Congregational Church costruita nel 1805, la Park-McCullough Historic Governor’s Mansion del 1865 con ben 35 stanze e il Robert Frost Stone House Museum, casa del famoso poeta ora adibito a museo. La cittadina ha anche diversi ponti coperti molto belli come il Silk Road Covered Bridge, il Burt Henry Covered Bridge e il Papermill Village Bridge.

Green Mountain National Forest

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Texas Falls, Green Mountain National Forest, Hancock village

Situata nell’area centrale e sud ovest del Vermont, questa foresta è visitabile tutto l’anno anche se esprime il meglio di sé nel periodo autunnale quando i colori del foliage sono sbalorditivi (ecco il nostro articolo sul foliage in Vermont). All’interno della foresta vivono alci, coyote, orsi, cervi, tacchini selvatici e galli cedroni. Visitare la Green Mountain National Forest è gratuito e non esiste un accesso alla foresta vero e proprio. Le cittadine vicine e che ti consiglio di visitare sono: Manchester, Middlebury, Lincoln, Warren, Stowe e Burlington.

La foresta si estende per 400.000 acri ed è divisa in due macro-aree: Rochester Ranger District e Manchester Ranger District. Ecco alcuni luoghi da visitare nella Green Mountain National Forest, soprattutto se la stai esplorando nel periodo del foliage: Smugglers Notch, Middlebury Gap, Buels Gore, che fa parte dell’Appalachian Trail, la Route 100, le cascate di Warren Falls e ovviamente le pittoresche cittadine che troverai lungo quest’area e che ho brevemente descritto a inizio articolo.

Altri luoghi di interesse

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Old Round Church
  • Montshire Museum of Science: il museo di scienze di Montshire è caratterizzato da un’area al chiuso e da numerosi percorsi naturalistici all’esterno per un totale di 40 ettari. Ci sono circa 150 diverse mostre tra cui spiccano le aree con animali come le colonie di formiche, gli alveari e gli animali acquatici e la ricostruzione del sistema solare in scala.
  • Fairbanks Museum & Planetarium: inaugurato nel 1890, il museo si trova a St. Johnsbury ed è una combinazione fra un museo di storia, di scienze naturali e un planetario. La rivista Yankee nel 2010 lo ha dichiarato il secondo migliore museo di storia del New England e nel 2018 ha ottenuto il record mondiale per il più grande evento di osservazione delle stelle con oltre 1500 persone presenti alla lezione di astronomia organizzata dal museo.
  • Old Round Church: la chiesa è un raro esempio di edificio a 16 lati. Fu costruita nel 1812-1813 nella cittadina di Richmond ed è oggi aperta al pubblico e visitabile nel periodo estivo e agli inizi dell’autunno. La costruzione con una struttura in legno ha due piani, sedici lati, un tetto con sedici spicchi e un campanile ottagonale: un piccolo gioiellino architettonico.
  • Wilson Castle: questo edificio storico dal colore rosso-arancio si trova a Proctor ed è considerato l’unico vero castello del Vermont. Costruito in otto anni e inaugurato nel 1867, ha 32 stanze suddivise in tre piani, 13 camini ed è circondato da un rigoglioso parco. La casa museo è aperta da maggio a fine ottobre.

Ponti coperti

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Nel Vermont i ponti coperti sono delle vere e proprie istituzioni, ce ne sono moltissimi. Eccone 4 da inserire nel vostro itinerario:

  • Windsor-Cornish Covered Bridge: con i suoi 137 metri, è stato il ponte coperto più lungo degli Stati Uniti fino al 2008 quando in Ohio hanno inaugurato lo Smolen Gulf Bridge che misura 187 metri. Il ponte è stato costruito nel 1866 e si trova sul fiume Connecticut fra Cornish in New Hampshire e Windsor in Vermont.
  • Pulp Mill Covered Bridge: costruito presumibilmente intorno al 1820, questo ponte fra Middlebury e Weybridge è il più antico ponte coperto del Vermont ed è uno dei più antichi negli Stati Uniti. Inoltre, è uno dei soli due ponti coperti del Vermont ancora utilizzati ad essere a due corsie.
  • West Dummerston Covered Bridge: costruito nel 1872 sul West River dal capomastro Caleb Lamson, questo ponte misura circa 85 metri. Si trova a Dummerston tra la Route 30 e Camp Arden Road.
  • Fisher Covered Railroad Bridge: a sud est di Wolcott, questo è stato l’ultimo ponte coperto ad esser costruito nel 1908 sulla linea ferroviaria St. Johnsbury e Lamoille sul fiume Lamoille. Oggi il ponte è chiuso, ma è certamente un altro splendido esempio di ponte coperto costruito fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in questo magnifico stato.

 

Viaggiare in autunno: da New York al Marocco, il mondo fuori stagione diventa più facile

Viaggiare in autunno: da New York al Marocco, il mondo fuori stagione diventa più facile

Partire a fine estate garantisce prezzi migliori e un clima più mite. Ecco una serie di itinerari e di avvenimenti tra Oman, Vienna, Philadelphia e Azwerbaijan per godersi una vacanza con percorsi alternativi.

Per festeggiare il 27 settembre, giornata mondiale del turismo ( World Tourism Day) ecco un’indicazione degli itinerari internazionali, dall’America al Marocco, che vanno dalle grandi città ai paesaggi immersi nella natura. In tempi di overtourism e di riscaldamento climatico. l’autunno offre nuove occasioni per esplorare il mondo, in destinazioni capaci di raccontarsi attraverso atmosfere, cultura, sapori ed esperienze autentiche.

Vienna

 

Degustazioni a Vienna
Degustazioni a Vienna 

 

Con oltre 600 ettari di vigneti entro i confini urbani, Vienna vanta una produzione enologica di alta qualità intrecciata con la vita cittadina. Il 70% del vino viennese si consuma negli Heurigen, le tipiche taverne immerse nei vigneti, accompagnato da specialità tradizionali come affettati, formaggi e sottaceti. Nella capitale austriaca, l’autunno prende il via il 26 e 27 settembre, con le passeggiate ecologiche, quattro percorsi che permettono di esplorare il panorama vitivinicolo della città in varie tappe. L’itinerario 1 porta da Neustift am Walde a Nussdorf e permette di percorrere un sentiero caratterizzato da luoghi leggendari della cultura del vino e dell’Heurige viennese, come il sobborgo di Sievering, l’azienda vinicola Wien Cobenzl e il sobborgo di Grinzing. Ognuno di essi è collegato direttamente al sentiero, cosicché è possibile percorrere anche solo un tratto del percorso, facendo qualche pausa per degustare i vini e ammirare il panorama circostante. L’itinerario 2, di circa 9,6 km, si snoda fra Strebersdorf e la famosa località degli Heurigen Stammersdorf, lungo una passeggiata che affascina per la bellezza dei suoi paesaggi e la possibilità di oziare e concedersi ai piaceri della tavola nei numerosi Heurigen. Per le famiglie è anche possibile visitare la fattoria dei bambini nella tenuta Magdalenenhof a Bisamberg. L’itinerario 3, con i suoi 2,4 km, è il più breve e conduce attraverso il Paulinensteig a costeggiare il grazioso Castello Wilhelminenberg. Anche qui, lungo il percorso, si possono assaporare proposte culinarie e vino per rinvigorirsi. L’ultimo itinerario, il 4, è il percorso escursionistico-enologico di 4,6 km che attraversa Mauer, ideale per chi conosce già gli altri tracciati. Lungo il cammino si incontra la chiesa di Wotruba: una straordinaria architettura brutalista composta da 152 blocchi di cemento asimmetrici, che sembra una vera e propria scultura monolitica immersa nel verde.

The countryside of Philadelphia

 

The Countryside of Philadelphia
The Countryside of Philadelphia 

 

L’autunno è il momento ideale per scoprire The countryside of Philadelphia, la regione situata tra New York e Washington D.C., a meno di un’ora di macchina da Philadelphia. Tra i principali appuntamenti autunnali ci sono quelli ai Longwood Gardens , nella Brandwine walley, dove la rassegna degli Autumn’s Colors, in programma dal 2 ottobre al 15 novembre, accoglie la stagione con allestimenti dedicati al raccolto, foliage e spettacoli serali. Tra questi, fino al primo novembre sono in programma le Illuminated Fountain spettacoli di fontane danzanti e giochi di luce, mentre il 23 ottobre una speciale performance abbinerà la proiezione del film Nosferatu sui getti d’acqua delle fontane alla musica dal vivo eseguita sul Longwood Organ. Sempre ai Longwood Gardens, dal 16 ottobre torna il Chrysanthemum Festival con oltre 20.000 crisantemi modellati a mano all’interno delle serre storiche del Conservatory. Tra le installazioni spicca il Thousand Bloom Mum, composto da oltre 1.000 fiori nati da un unico stelo. L’autunno nella Brandywine Valley è dedicato ai sapori locali; per esempio, tutti i fine settimana dal 2 ottobre al primo novembre, la Chaddsford Winery propone Ghost of the Grape: A Haunted Wine Walk Through Time, un percorso guidato in cinque tappe che abbina i vini della cantina a dolci di stagione. Dal 15 al 17 ottobre, invece, The Great Pumpkin Carve dà il via all’atmosfera di Halloween con oltre 70 zucche scolpite da artisti e illuminate durante la notte, insieme a musica dal vivo, un labirinto stregato e bancarelle di artigianato. Per chi desidera alternare le attività all’aperto con una visita culturale, il Brandywine Museum of Artcustodisce lungo le sponde del fiume le opere della dinastia di artisti Wyeth, oltre a mostre temporanee. Dal 14 novembre torna Holidays at Brandywin con una storica esposizione di trenini elettrici, case delle bambole e alberi decorati a mano con materiali naturali.

Azwerbaijan

 

I colori dell'Azerbaijan
I colori dell’Azerbaijan 

 

L’Azerbaijan è una meta ideale da visitare in autunno, quando il clima è ancora mite e piacevole. La porta d’accesso è la capitale Baku che incanta per il contrasto tra l’antico centro storico Icherisheher (Patrimonio UNESCO) e le architetture avveniristiche delle Flame Towers e dell’Heydar Aliyev Center firmato da Zaha Hadid. In meno di un’ora dalla capitale si raggiungono facilmente la Riserva di Gobustan – celebre per i vulcani di fango e le oltre 6.000 incisioni rupestri – e la penisola di Absheron, dove scoprire il fascino dello zoroastrismo tra l’antico Tempio del Fuoco di Ateshgah e le fiamme perenni di Yanar Dag. Per chi invece ha a disposizione più tempo, il Paese svela la sua anima più autentica lungo le direttrici del Grande Caucaso e dell’antica Via della Seta. Tappa imperdibile è Shaki rinomata per il Palazzo del Khan e per la possibilità di pernottare in un antico caravanserraglio medievale. Proseguendo verso le alte quote, al villaggio di Khinalug ci si immerge nelle tradizioni locali tra passeggiate d’alta quota ed ecoturismo. Infine, la città di Ganja, raggiungibile in treno da Baku, permette di combinare la scoperta storica con i paesaggi alpini e il trekking attorno al Lago Goygol. A rendere ancora più attraente un viaggio in autunno è un calendario ricco di appuntamenti di rilievo mondiale, che mostrano il volto dinamico, culturale e sportivo del Paese. Tanto spazio anche all’arte e al cinema: dal 21 al 31 ottobre la città ospiterà il Baku international film festival e dal 28 ottobre all’8 novembre il Baku international arts festival.

Oman

 

Il mare in Oman
Il mare in Oman 

 

Durante i mesi autunnali, il Sultanato dell’Oman entra nel vivo della sua stagione culturale e sportiva, con temperature che oscillano in media tra i 25 e i 30 gradi. Nella capitale Muscat si trovano importanti luoghi di interesse come la Grande Moschea del Sultano Qaboos, il Souq di Muttrah con il suo artigianato locale, e ancora la scenografica Royal Opera House , la cui stagione riparte ad inizio ottobre con un ricco programma di appuntamenti tra opera, balli, concerti e molto altro. A meno di due ore in macchina da Muscat si trova l’ex capitale Nizwa, immersa tra oasi di palme e dominata dal forte. Oltre al souq – dove trovare datteri, ceramiche e oggetti di artigianato locale – a poca distanza sorge l’ Oman Across Ages Museum , un polo culturale dall’architettura avveniristica che ripercorre la storia del Paese dalla preistoria a oggi. Per chi ama la natura, il deserto di Sharqiya Sands ospita campi tendati per dormire sotto la volta stellata, mentre nella riserva di Ras al Jinz si ha l’opportunità di partecipare a visite guidate notturne per osservare da vicino le tartarughe marine che nidificano sulla spiaggia. O ancora, gli amanti dello sport velico non possono perdere la Mussanah Race week (15-22 Ottobre 2026), appuntamento di rilievo nel calendario sportivo omanita, mentre per gli appassionati di cultura contemporanea è in programma la Muscat art (28-30 ottobre 2026), una fiera che celebra l’arte internazionale e locale. Infine, nel sud del Sultanato, verso Salalah, si trovano cascate, wadi rigogliosi e antiche piantagioni di incenso, oltre a lunghe spiagge lambite dall’Oceano Indiano.

Autunno a New York City come in Harry, ti presento Sally…

 

New York in autunno
New York in autunno 

 

Dal 1° al 31 ottobre, Arctober porta nei cinque distretti eventi, visite e appuntamenti dedicati all’architettura e al design, con un programma che esplora edifici, quartieri e il rapporto tra città e ambiente. Dal 15 al 18 ottobre, il New York City Wine & Food Festival riunisce a Lower Manhattan chef, produttori e appassionati con oltre 50 eventi tra degustazioni, cene, cocktail party e masterclass, celebrando la scena gastronomica della città. Nel Queens, la campagna arriva in città: il Queens County Farm Museum compie 50 anni e ospita la Queens Agricultural Fair (3-4 ottobre) e l’ Amazing Maize Maze, che trasforma un campo di mais in un labirinto gigantesco, con percorsi e indizi da seguire fino al Victory Bridge, visitabile tutti i weekend fino al 1° novembre e il 12 ottobre. A Brooklyn, la BAM – Brooklyn Academy of Music, invita a scoprire il programma Next Wave 2026 (7 ottobre-6 dicembre), con serate dedicate a teatro, danza, musica e poesia. Nel Bronx, il New York Botanical Garden celebra il Dia de los Muertos , con un nuovo programma attivo dal 3 ottobre al 2 novembre dedicato alla tradizione messicana, alle sue installazioni floreali e alle celebrazioni culturali, tra cui la parata del 1° novembre, giorno in cui le strade dei cinque borough vedranno sfrecciare i partecipanti alla prestigiosa maratona. Novembre corrisponde anche al picco del foliage: dall’immancabile Central Park come in Harry, ti presento Sally… o Prospect Park, il bosco in città a Brooklyn, fino ai parchi meno conosciuti come Van Cortlandt Park e Pelham Bay Park nel Bronx, regno di querce, ginkgo, abeti rossi e pini bianchi che forniscono l’habitat ideale per gufi e civette oppure ancora Greenbelt Nature Center a Staten Island, il segreto per visitarli nel momento giusto è affidarsi al Foliage Tracker di NYC Parks.

Gli Stati Uniti

 

I cieli americani
I cieli americani 

 

L’autunno è un momento ideale per scoprire gli Stati Uniti attraverso esperienze che combinano cultura, natura e tradizioni locali. Il viaggio può trasformarsi in un percorso tra arte, grandi paesaggi e ospitalità, con esperienze che permettono di conoscere i luoghi in modo più personale. A Chicago, in Illinois, il Private Masters Tours of the Art Institute permette di esplorare la collezione del museo accompagnati da una guida privata, tra opere di Monet, Renoir, Picasso e van Gogh, oltre a celebri esempi dell’arte americana. Dalla cultura si passa ai paesaggi del Sud-Ovest con il Grand Canyon With a Navajo Guide, in Arizona, dove Sacred Edge Tours, operatore di proprietà Navajo e gestito dalla comunità, organizza tour privati in 4×4 verso l’East Rim del canyon. L’escursione porta i viaggiatori lontano dalla folla, con una guida che racconta la storia dei Navajo e il significato culturale di questa terra. Per una prospettiva dall’alto, è inoltre possibile scegliere un volo in Papillon’s helicopter attraverso le cavità più profonde del Grand Canyon. In Tennessee, ai piedi delle Great Smoky Mountains, Blackberry Farm combina invece soggiorno, gastronomia e attività all’aria aperta all’interno di una tenuta di 4.200 acri. La proposta comprende anche eventi con guest chef, winemaker, musicisti e artisti. A completare il viaggio verso Nord è l’Alaska Rialroad GoldStar Service, che permette di attraversare i paesaggi dell’Alaska tra Anchorage e Seward o Fairbanks a bordo di carrozze panoramiche. Il servizio offre viste sulle montagne e sulle aree selvagge, una piattaforma all’aperto, ristorazione e una guida a bordo.

Marrakech

 

Hammam in Marocco
Hammam in Marocco 

 

A Marrakech, nel cuore della Medina, Dar Darma Riad propone due esperienze stagionali pensate per chi vuole prendersela con calma: una degustazione di tè marocchini home made e un giro per le boutique accompagnato dal personal shopper, ideale per pensare già agli acquisti Natalizi o a regali davvero speciali. Il tea time marocchino assume una dimensione molto intima a Dar Darma, con la possibilità di trascorrerlo in terrazza, nel salone vicino al camino o nella propria suite. Oltre al classico tè alla menta, da provare quello al timo, delicato e aromatico, che si abbina perfettamente alla piccola pasticceria marocchina. Rilassati ed energizzati, si parte poi alla ricerca del miglior artigianato locale, come vasi decorati, argenteria, tableware e tessuti, senza dimenticare gioielli e capi d’abbigliamento, tra cui giacche in velluto, abiti, camicie in lino e le immancabili babouches. A completare la giornata, niente di più desiderato di un hammam, circondati dal vapore e dalle luci soffuse, in linea con l’atmosfera di Dar Darma.

Spiagge e templi, calma e modernità. Un tuffo nell’“onda coreana”, a caccia dei suoi segreti

Spiagge e templi, calma e modernità. Un tuffo nell’“onda coreana”, a caccia dei suoi segreti

La chiamano da secoli il Paese del Calmo Mattino, ma oggi la Corea del Sud è anche uno dei Paesi più dinamici, tecnologici e culturalmente influenti del mondo. Molti vi arrivano attratti dalla Hallyu, l’“onda coreana” che ha portato ovunque K-pop, cinema, serie televisive, moda e cosmetica. Basta però trascorrervi pochi giorni per rendersi conto che il Paese offre molto di più. E il successo internazionale della cultura coreana non riguarda soltanto K-pop e serie televisive. Nel 2024 Han Kang è diventata la prima autrice sudcoreana a vincere il Nobel per la Letteratura: nei suoi romanzi, da La vegetariana ad Atti umani, ha raccontato con una scrittura insieme lirica e feroce il corpo, la violenza, la memoria e le ferite della storia coreana.

Ci sono città ultramoderne e antichi palazzi reali, templi buddhisti immersi nel verde, mercati rimasti sorprendentemente autentici, spiagge sotto i grattacieli e un’isola vulcanica dove il tempo atmosferico può decidere il programma della giornata. E poi c’è una caratteristica che accompagna quasi ogni tappa del viaggio: una capacità di organizzare la vita quotidiana che, per chi arriva dall’Italia, continua a sorprendere. Basta atterrare a Seoul — che in coreano suona più o meno “Sŏ-ul” — per avere il primo assaggio di questo mondo. La capitale contiene in sé molte città: i grattacieli e le grandi arterie di Gangnam, che non hanno nulla da invidiare agli skyline delle grandi metropoli americane, le strade dei mercati, gli hanok di Bukchon, i palazzi della dinastia Joseon, i quartieri del divertimento e quelli dove nascono le nuove tendenze.

Ma per capire davvero la Corea bisogna anche guardare alla velocità con cui il Paese è cambiato. Dal 1910 al 1945 la penisola coreana fu sottoposta alla dominazione giapponese. Con la resa del Giappone alla fine della Seconda guerra mondiale, nel 1945 la Corea venne divisa lungo il 38° parallelo: a nord si insediarono le forze sovietiche, a sud quelle statunitensi. Nel 1948 nacquero così due Stati distinti, la Corea del Nord e la Corea del Sud.

Nel 1950 fu la Corea del Nord a invadere il Sud, dando inizio alla guerra di Corea, conclusa nel 1953 con un armistizio ma senza un vero trattato di pace. Il 15 agosto si celebra ancora oggi il Gwangbokjeol, la Festa della Liberazione, che ricorda la fine del dominio coloniale giapponese nel 1945 ed è una delle ricorrenze nazionali più importanti del Paese. Da quel dopoguerra difficile è cominciata una trasformazione impressionante. Nel giro di poche generazioni la Corea del Sud è passata da una società ancora in larga parte agricola a uno dei grandi poli mondiali dell’elettronica, dell’automobile e della tecnologia e, più recentemente, dell’industria culturale. Una crescita rapidissima, accompagnata anche da decenni di forte disciplina sociale, industrializzazione e poi democratizzazione. Oggi quella trasformazione si legge ancora nel paesaggio: vecchi mercati, case basse e quartieri popolari convivono con grattacieli, centri finanziari, metropolitane efficientissime e quartieri creativi.

Probabilmente è anche questa compressione della storia in così poco tempo a spiegare alcuni tratti della società coreana: disciplina, forte investimento nell’istruzione, competitività, pressione sociale ma anche una straordinaria capacità di adattamento e innovazione. E la Corea sorprende ancora di più quando si lascia Seoul e si comincia a viaggiare attraverso il Paese. Nelle principali destinazioni si incontra ancora un turismo organizzato, educato, senza troppi eccessi e lontano, almeno per ora, dall’overtourism che ha trasformato molte mete europee. C’è poi un altro vantaggio concreto: grazie anche al rapporto tra euro e won, mangiare, spostarsi e pernottare può risultare meno costoso di quanto ci si aspetti.

Gyeongju, dormire in un hanok nell’antica capitale di Silla

Il nostro itinerario ha inizio da Gyeongju. Se si prevede di ripartire subito verso il resto del Paese, è molto comodo trascorrere la prima notte nei pressi della stazione centrale di Seoul: il mattino seguente basta raggiungere il KTX, il treno ad alta velocità coreano, che è molto più semplice da utilizzare di quanto possa sembrare. I biglietti si acquistano sul sito ufficiale Korail.com — meglio fare attenzione agli intermediari e ai siti che ne imitano l’aspetto — mentre il binario viene comunicato solo poco prima della partenza, in genere una quindicina di minuti prima. Partendo al mattino, si raggiunge Gyeongju con il KTX in un tempo che varia, a seconda del collegamento, dalle due alle tre ore. La stazione ferroviaria si trova fuori dal centro storico, ma per raggiungerlo ci sono autobus e taxi molto convenienti.

 

Seoul. lSeokchonhosu LakeⓒKorea Tourism Organization - Yoo Gyejeong
Seoul. lSeokchonhosu Lake

 

Il cambio di atmosfera è immediato. Tanto verde, edifici bassi, temperature piacevoli e un ritmo decisamente più tranquillo rispetto alla capitale. Si può soggiornare in un hanok nel cuore storico di Gyeongju, nella zona di Hwangnam-dong. Ed è una scelta che vale già da sola l’esperienza: permette non soltanto di entrare in contatto con un’ospitalità calorosa e concreta, di sorseggiare un tè verde nei piccoli giardini, ma soprattutto di vivere la città nei momenti più belli, la sera e nelle prime ore del mattino, quando le strade si svuotano e questi luoghi emanano una sensazione di tranquillità e pace difficilmente percepibile nelle ore più affollate.

Da qui gran parte del centro storico si può esplorare a piedi. Per gli spostamenti in autobus sono molto utili le T-Money, carte ricaricabili acquistabili nei convenience store. I taxi, invece, accettano normalmente le principali carte di pagamento e, sui mezzi abilitati, anche la T-Money. A Gyeongju un giorno e mezzo può essere sufficiente, dedicando almeno mezza giornata ai grandi complessi buddhisti fuori città, due se si vogliono fare le cose con più calma. Per quasi mille anni qui ebbe sede il regno di Silla e Gyeongju viene spesso definita un “museo a cielo aperto”. È una definizione che si comprende passeggiando: i grandi tumuli verdi di Daereungwon, che a prima vista sembrano colline perfettamente modellate, custodiscono le tombe di sovrani e aristocratici, mentre poco distante sorge Cheomseongdae, l’antico osservatorio astronomico diventato uno dei simboli della città.

Ma Gyeongju acquista forse ancora più fascino dopo il tramonto. Vale la pena tornare la sera al Donggung Palace e Wolji Pond: il biglietto costa appena pochi euro e vedere il complesso illuminato, con padiglioni e alberi riflessi nell’acqua, offre una prospettiva completamente diversa rispetto al giorno. Lo stesso vale per il ponte Woljeonggyo, particolarmente suggestivo quando si accendono le luci. Almeno mezza giornata va poi riservata al Bulguksa, uno dei grandi templi buddhisti della Corea, immerso nel verde e visitabile anche con guida in inglese. Qui si comprende bene quanto nel Paese spiritualità e paesaggio naturale siano intimamente legati.Anche il cibo diventa presto parte del viaggio. In Corea non bisogna necessariamente cercare il grande ristorante: spesso si mangia benissimo in locali semplici, specializzati in pochi piatti. Per un pranzo veloce c’è il gimbap, il rotolo di riso avvolto in un’alga e riempito con verdure, carne o pesce, apparentemente semplice ma declinato in moltissime varianti.

Busan, fare il bagno sotto i grattacieli

Da Gyeongju si prosegue verso Busan, raggiungibile in circa mezz’ora di treno. L’impatto con Busan è spettacolare: grattacieli altissimi convivono con case molto più vecchie, neon e architetture avveniristiche con mercati che sembrano appartenere a un’altra epoca. Pulizia e modernità sono ovunque, senza che la città precedente sia stata completamente cancellata. A Haeundae il mare fa parte della vita urbana. Si può fare il bagno in spiagge sorvegliate e attrezzate, con aree dedicate al nuoto e agli sport acquatici, mentre alle spalle si innalzano le grandi torri residenziali. Sul lungomare l’organizzazione coreana arriva nei dettagli più piccoli: docce, aree per cambiarsi, moltissimi bagni pubblici gratuiti, fontanelle per risciacquare i piedi e perfino sistemi ad aria compressa per eliminare la sabbia dalle scarpe.

 

Busan. Gwangan Bridge ⓒKorea Tourism Organization- Lee Byeonghyun
Busan. Gwangan Bridge 

 

In Corea l’organizzazione è quasi una forma mentis. Lo si vede anche nelle città, dove compaiono ombrelloni ai semafori per riparare i pedoni dal sole. E lo si nota osservando i coreani stessi: cappelli, maschere, guanti e copribraccia per proteggersi dai raggi solari anche in piena estate. Un’attenzione quasi ossessiva alla protezione della pelle. Altrettanto evidente è il rispetto delle norme sul fumo. In moltissimi spazi pubblici fumare è vietato e nelle zone più frequentate vengono predisposte aree specifiche. Per chi non fuma, poter camminare, mangiare all’aperto o aspettare un mezzo pubblico senza essere continuamente circondato dal fumo è una differenza tutt’altro che secondaria.

Nel pomeriggio si può raggiungere la celebre Sky Capsule della Haeundae Blue Line Park. Il sistema è perfettamente organizzato: si acquista il biglietto, viene assegnato il proprio turno e si torna all’orario previsto. L’esperienza, va detto, è forse meno straordinaria di quanto suggeriscano Instagram e le guide; vale soprattutto per il panorama sulla costa. Il ritorno a piedi può risultare persino più piacevole. La mattina successiva si parte per lo Haedong Yonggungsa, uno dei templi più spettacolari del viaggio. Sorge sulla scogliera, con una magnifica vista sul mare, ed è imperdibile. Poi si va verso il Gamcheon Culture Village, ormai abbastanza turistico ma comunque interessante come esempio di riqualificazione di un quartiere popolare nato negli anni difficili del dopoguerra.

Un’altra tappa interessante è il grande Jagalchi Market, il mercato del pesce. Qui il cibo racconta immediatamente il carattere marittimo di Busan: vasche con pesci e molluschi vivi, banchi di frutti di mare e ristoranti nei quali ciò che si vede al mercato può arrivare direttamente a tavola. Da Jagalchi si prosegue a piedi verso BIFF Square, con le impronte di registi e attori internazionali legati al Busan International Film Festival, e quindi attraverso Nampo-dong e Gukje Market. È una delle parti più interessanti di Busan: zone commerciali autentiche, piccoli esercizi e bancarelle che progressivamente lasciano spazio a una grande strada commerciale con tutti i marchi internazionali.

La sera si cambia nuovamente scenario con Gwangalli Beach. Il Gwangan Bridge illuminato diventa una gigantesca quinta scenografica sul mare e l’area si anima con installazioni, spettacoli e persino proiezioni cinematografiche in spiaggia. A Busan si può assaggiare uno dei piatti più rappresentativi della cucina locale, il gukbap: una zuppa con riso, spesso preparata con carne di maiale. È un piatto semplice, quotidiano e profondamente legato alla tradizione gastronomica della città.

 

Gyeongju. Gyochon Traditional VillageⓒKorea Tourism Organization - Son Myungkwon
Gyeongju. Gyochon Traditional Village

 

Ed è proprio viaggiando che si comprende quanto sia difficile ridurre la cucina coreana al solo barbecue o al kimchi. Il kimchi, naturalmente, accompagna quasi ogni pasto, ma a tavola arrivano anche i banchan, le piccole preparazioni servite in ciotole da condividere: verdure, germogli, alghe, prodotti fermentati, frittate e altri contorni che cambiano da locale a locale. Non sono semplici accompagnamenti: creano quella tavola piena di piatti che è una delle immagini più tipiche del mangiare coreano. Zuppe e brodi sono altrettanto importanti, così come noodles, riso, carne alla griglia e pesce. E il rapporto con il cibo resta generalmente poco cerimonioso: si condivide, si assaggia, si mettono molti sapori contemporaneamente sul tavolo.

Due giorni sono sufficienti per conoscere Busan, a meno che non si voglia dedicare un’intera giornata alla spiaggia. Prima del volo per Jeju siamo saliti anche allo Hwangnyeongsan Observatory, da cui si apre uno dei panorami più vasti sulla città. Un consiglio pratico però è importante: raggiungerlo in taxi è semplice, trovare un mezzo per tornare giù può esserlo molto meno. Meglio concordare il ritorno in anticipo.

Jeju, l’isola di pietre, vento e donne

Da Busan si vola verso Jeju, si ritira l’automobile e si raggiunge Seogwipo, scelta come base per esplorare l’isola. Jeju è la più grande isola della Corea del Sud, un territorio vulcanico dominato dall’Hallasan, il grande vulcano al centro dell’isola e la montagna più alta del Paese. Tradizionalmente viene chiamata Samda-do, l’isola delle tre abbondanze: pietre, vento e donne. La pietra vulcanica è ovunque, nei muri che delimitano i campi, nelle scogliere e lungo le strade. Il vento accompagna parte del viaggio e il riferimento alle donne rimanda anche a una delle tradizioni più straordinarie di Jeju: quella delle haenyeo, le celebri pescatrici dell’isola che per generazioni si sono immerse in apnea nelle acque intorno a Jeju per raccogliere molluschi, ricci e altri prodotti del mare, assumendo un ruolo fondamentale nell’economia e nella struttura sociale delle comunità costiere. La cultura delle haenyeo è riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale.

Per comprenderla meglio vale la pena visitare il Jeju Haenyeo Museum, sulla costa orientale: piccolo ma molto interessante, racconta attraverso fotografie, strumenti, abiti e testimonianze le tecniche di immersione, la vita quotidiana e il ruolo sociale delle pescatrici sull’isola. Con la pioggia abbiamo attraversato anche Jongdal-ri e Hado-ri, due località costiere ancora strettamente legate alle comunità delle haenyeo. Sulla costa orientale si trova anche Seongsan Ilchulbong, uno dei luoghi simbolo di Jeju: un antico cono vulcanico che si raggiunge con una salita breve ma piuttosto ripida. Molti vengono qui all’alba per vedere sorgere il sole dall’alto, con la costa e il paesaggio vulcanico che si aprono tutt’intorno.

Ma Jeju è soprattutto natura. Se il tempo lo permette, è anche un’isola da percorrere a piedi: ci sono numerosi sentieri e soprattutto il Jeju Olle Trail, una rete di percorsi costieri che attraversa villaggi, campi, scogliere e tratti di natura vulcanica. Un itinerario nel sud dell’isola può toccare Jeongbang Falls, Oedolgae, un tratto del Jeju Olle Trail, Yakcheonsa Temple, Jusangjeolli Cliff e Jungmun Saekdal Beach. Sulla costa occidentale dell’isola si trovano alcune delle spiagge più belle di Jeju, come Hyeopjae e Geumneung, con sabbia chiara, acqua turchese e fondali bassi che nelle giornate limpide restituiscono un paesaggio quasi tropicale.

Poi il viaggio prosegue verso l’O’Sulloc Tea Museum e le piantagioni circostanti. È una visita che merita per il paesaggio delle coltivazioni e per l’ottima selezione di tè. Jeju è famosa anche per gli agrumi, soprattutto i mandarini, diventati uno dei simboli dell’isola. Sono praticamente ovunque: nei mercati, nei dolci, nelle bevande, nei souvenir e nelle vetrine, fino a diventare quasi un segno visivo dell’identità locale. E naturalmente c’è il maiale nero di Jeju, una delle specialità più note dell’isola, servito spesso alla griglia. Qui, come nel resto del Paese, mangiare la carne diventa un rito conviviale: la griglia al centro del tavolo, le foglie nelle quali avvolgere i bocconi, le salse e i banchan che accompagnano il pasto. La sera, Seogwipo Olle Market offre un’altra possibilità di attraversare la cucina locale passeggiando: street food, pesce, carne, dolci e prodotti dell’isola, in un ambiente vivace ma molto ordinato.

 

Jeju, Geumneung Beach - Korea Tourism Organization - Chun Kunyup
Jeju, Geumneung Beach 

 

A Jeju l’automobile è probabilmente il mezzo migliore per spostarsi. Guidare in Corea, del resto, è un’esperienza particolare: telecamere ovunque, limiti che cambiano spesso, navigatori che avvertono continuamente dell’arrivo di controlli. All’inizio la segnaletica può confondere, ma ci si abitua rapidamente e la sensazione complessiva rimane quella di viaggiare in grande sicurezza, anche perché generalmente si procede a velocità moderate. E poi c’è il tempo. Pioggia e vento possono costringere a modificare il programma in poche ore. È forse uno dei pochi elementi del viaggio che gli organizzatissimi coreani non possono controllare.

Seoul, palazzi, mercati, quartieri creativi e vita notturna

Dopo Jeju si torna a Seoul. E a questo punto la città appare diversa rispetto alle prime ore trascorse all’arrivo. Le dimensioni restano gigantesche, ma i quartieri cominciano ad avere un’identità e la metropolitana non sembra più un labirinto. È come se, dopo aver attraversato Gyeongju, Busan e Jeju, si riuscisse finalmente a leggere meglio anche la capitale. Un itinerario può iniziare dalla Seoul storica, quella dei grandi palazzi della dinastia Joseon. Il Gyeongbokgung, il maggiore dei palazzi reali, introduce alla monumentalità della capitale antica, mentre poco distante Bukchon, con le sue case hanok e i vicoli in salita, permette per qualche momento di dimenticare di trovarsi nel cuore di una megalopoli.

Ma uno dei luoghi più affascinanti della Seoul storica è sicuramente il Changdeokgung, soprattutto per il rapporto tra architettura e paesaggio. Il suo celebre Huwon, il Giardino Segreto, è una delle visite che meritano più tempo e volendo si può approfittare della guida in inglese, ad orari ben precisi. Non è un semplice giardino ornamentale: è un vasto spazio naturale concepito come luogo di riposo, studio e contemplazione per la famiglia reale, con padiglioni, boschi, sentieri, stagni e piccoli corsi d’acqua distribuiti in modo da seguire il più possibile la conformazione naturale del terreno. È questa armonia a renderlo così affascinante. A differenza di molti giardini monumentali europei, costruiti secondo geometrie rigide e prospettive studiate, qui tutto sembra più discreto e naturale. I padiglioni appaiono quasi nascosti tra gli alberi, gli specchi d’acqua si aprono all’improvviso e il percorso invita a rallentare. Uno dei punti più suggestivi è l’area del Buyongji Pond, con il padiglione Buyongjeong affacciato sull’acqua, dove architettura e paesaggio sembrano fondersi.

Passeggiando nello Huwon si ha per qualche momento la sensazione di essere molto lontani dalla metropoli, anche se Seoul continua a pulsare tutt’intorno. Ed è proprio questo contrasto a renderlo uno dei luoghi più belli della capitale: un angolo di silenzio e natura custodito nel cuore di una delle città più grandi e frenetiche dell’Asia. Nei palazzi reali si incontra poi una delle immagini più caratteristiche della capitale: ragazzi, coppie e turisti che noleggiano un hanbok, l’abito tradizionale coreano, e trascorrono la giornata passeggiando tra cortili e padiglioni. Indossarlo consente anche l’ingresso gratuito in diversi palazzi reali e questo ha contribuito a trasformare la visita in un piccolo rito contemporaneo. È divertente osservare come la tradizione venga vissuta senza troppa solennità, fotografata e condivisa, ma al tempo stesso mantenuta visibile nella vita della città. Da qui si può proseguire verso Insadong-gil, una delle strade più note per artigianato, gallerie, case da tè e prodotti tradizionali, e la vicina Ikseon-dong, diventata ormai molto turistica ma comunque interessante per osservare come i vecchi hanok siano state trasformati in ristoranti, piccoli negozi e caffè.

 

Busan. Blue Line Park ⓒ Korea Tourism Organization - Design Geulggol
Busan. Blue Line Park 

 

Un’altra Seoul è quella di Euljiro, dove vecchie tipografie, ferramenta, officine e attività artigiane convivono con locali contemporanei, bar e caffè nascosti. È uno dei quartieri nei quali appare più evidente la velocità con cui Seoul riesce a trasformare sé stessa senza cancellare completamente ciò che esisteva prima. Da qui si può raggiungere il Gwangjang Market, uno dei posti migliori per entrare nel rapporto tra la città e il cibo. I tavoli sono spesso direttamente davanti ai banchi, in mezzo al mercato, e si possono assaggiare mandu, noodles, pancake, carne, verdure, gimbap e moltissimi altri piatti. Qui la cucina coreana perde qualsiasi patina da moda internazionale e torna a essere quello che è sempre stata: cibo quotidiano, condiviso, spesso economico e profondamente legato alla vita sociale. Poco distante si può proseguire verso Dongdaemun e il DDP, Dongdaemun Design Plaza, progettato da Zaha Hadid. Le sue forme curve e continue, quasi prive di spigoli, fanno pensare a una grande astronave atterrata nel tessuto urbano. È uno dei simboli della Seoul contemporanea, punto di riferimento per design, moda, mostre ed eventi. Particolarmente suggestivo di sera, quando le superfici metalliche e l’illuminazione accentuano il contrasto con le strade e i mercati circostanti, il DDP racconta bene la capacità coreana di trasformare un quartiere storico in un laboratorio di nuove tendenze.

Un’altra tappa quasi inevitabile è Myeong-dong, uno dei quartieri più vivaci dello shopping di Seoul. Dal pomeriggio fino a sera la zona cambia ritmo: lungo le vie principali si susseguono negozi di cosmetica, moda, grandi marchi e insegne luminose, mentre la sera le bancarelle di street food aggiungono una dimensione ancora più popolare, insieme a piccoli acquisti e a una folla continua. È uno dei luoghi migliori per capire quanto shopping, cibo e intrattenimento siano intrecciati nella vita quotidiana della capitale. Per osservare Seoul dall’alto bisogna invece salire verso Ihwa Mural Village e quindi al Naksan Park, seguendo un tratto delle antiche mura. È una delle passeggiate più belle soprattutto sul finire della giornata. Ci si può fermare in uno dei piccoli locali affacciati sulla città, bere qualcosa e aspettare il tramonto. Poi, lentamente, si accendono le luci della megalopoli sotto di voi. È uno di quei momenti in cui si percepisce davvero la scala di Seoul: le mura antiche alle spalle e, davanti, una distesa quasi infinita di edifici, strade e grattacieli che prende vita con il buio.

Un’altra Seoul completamente diversa è Gangnam, la città verticale e internazionale, quella delle grandi aziende, degli skyline, delle cliniche estetiche, dei ristoranti e dello shopping. Passeggiare lungo Teheran-ro significa attraversare una delle vetrine della potenza economica coreana, tra torri di vetro, sedi aziendali e scorci che gli appassionati di serie televisive riconosceranno immediatamente. Poco distante si trova anche il COEX, uno dei grandi complessi commerciali e congressuali della città. All’interno merita una sosta la spettacolare Starfield Library, con le sue altissime pareti di libri diventate una delle immagini più riconoscibili della Seoul contemporanea. E lì vicino, in netto contrasto con vetro, shopping e grattacieli, sorge il Bongeunsa Temple, antico tempio buddhista che offre un improvviso spazio di quiete nel cuore di Gangnam. Ma Gangnam non vive soltanto di uffici. Intorno a Gangnam Station e nelle strade laterali si apre una Seoul completamente diversa, con negozi, ristoranti e locali che la sera si riempiono rapidamente. Le grandi arterie commerciali invitano allo shopping con i grattacieli a fare da quinta scenografica, mentre basta entrare in una strada laterale per trovarsi in mezzo a una delle tante vite notturne della città.

 

Gyeongiu. Donggung Palace and Wolji Pond (Anapji Pond) ⓒ Korea Tourism Organization - Park Jangyong
Gyeongiu. Donggung Palace and Wolji Pond (Anapji Pond) 

 

E poi c’è un’altra esperienza ormai profondamente associata alla Corea contemporanea: la cura della pelle. Seoul è una delle capitali mondiali della cosmetica e i trattamenti estetici sono molto diffusi e rappresentano uno degli aspetti più visibili della cultura coreana della skincare. Concedersi qualche ora in una clinica o in un centro specializzato, tra pulizia della pelle, idratazione e trattamenti di nuova generazione, significa anche entrare in contatto con un’altra delle grandi attenzioni coreane: la cura dell’immagine. Non soltanto vanità, ma una vera cultura del benessere e della prevenzione estetica.

Se invece si cerca la Seoul internazionale, bisogna andare a Itaewon. È un quartiere con un carattere diverso dagli altri: ristoranti di cucine provenienti da tutto il mondo, negozi curiosi, piccoli locali, bar e spazi creativi. Di giorno mantiene una dimensione più rilassata, ma la sera le strade si animano e la zona acquista un fascino particolare. Itaewon è meno uniforme di Gangnam, meno giovane di Hongdae, ma proprio per questo racconta bene il carattere cosmopolita della capitale. Qui merita una visita anche il Leeum Museum of Art, interessante forse ancora più per la sua architettura che per la collezione. Il complesso riunisce edifici progettati da Mario Botta, Jean Nouvel e Rem Koolhaas, con linguaggi molto diversi che convivono nello stesso spazio. Mattoni, superfici metalliche, vetro, cemento e grandi volumi contemporanei ne fanno una tappa interessante anche per chi non vuole dedicare troppo tempo alle raccolte. Un’altra tappa quasi obbligata è la Lotte World Tower. Salire la sera significa trovarsi davanti a uno dei panorami più impressionanti della città: Seoul si estende in ogni direzione e dall’alto si capisce ancora una volta quanto sia enorme. Ma vale la pena anche passeggiare ai piedi della torre, lungo il lago: le luci riflesse sull’acqua e l’enorme profilo del grattacielo creano uno degli scenari più spettacolari della Seoul notturna.

 

Seoul. Changdeokgung Palace_Huwon ⓒKorea Tourism Organization - Lee Bumsu
Seoul. Changdeokgung Palace_Huwon 

 

E poi ci sono i negozi. Non soltanto moda e cosmetica, ma interi magazzini dedicati a gadget, mascotte, personaggi, blind box, pupazzi e oggetti da collezione. I coreani ne vanno letteralmente pazzi. Si entra pensando di dare un’occhiata e ci si ritrova circondati da migliaia di piccoli oggetti perfettamente esposti, personaggi trasformati in fenomeni commerciali e merchandising che racconta un’altra faccia della cultura pop coreana.

Tra tutte le visite, però, una merita un posto particolare: il Jongmyo Shrine. Il grande santuario confuciano della dinastia Joseon custodisce le tavolette spirituali dei re e delle regine. La sua architettura è austera, quasi severa, molto diversa dall’esuberanza cromatica dei palazzi reali. Qui si celebra ancora il Jongmyo Jerye, il rito ancestrale accompagnato dalla musica e dalle danze rituali di corte. Entrare in questo spazio silenzioso dopo aver attraversato una delle metropoli più tecnologiche del mondo restituisce anche qui il rapporto che la Corea mantiene con il proprio passato. Pochi minuti prima si cammina tra negozi, traffico e schermi; improvvisamente ci si trova davanti a lunghi edifici, cortili vuoti e un silenzio quasi irreale. È uno dei contrasti più forti di Seoul.

E appena scende la sera la città cambia ancora.

A Hongdae, lungo la Red Road, le strade si riempiono di giovani, musica e luci. I busker si esibiscono davanti a piccoli pubblici che si formano spontaneamente, gruppi di ragazzi riproducono le coreografie del K-pop e ristoranti, negozi, bar e noraebang, i karaoke coreani, restano aperti fino a tardi. È qui che la Hallyu, l’onda coreana che ha portato nel mondo musica, cinema e serie televisive, smette di essere una definizione e diventa qualcosa che si osserva direttamente per strada. Seoul sa divertirsi, e molto. Ma anche qui senza rinunciare all’organizzazione: anche quando le strade sono piene, la folla non significa necessariamente caos.

Un’altra faccia della Seoul giovane è Seongsu, ex quartiere industriale trasformato negli ultimi anni in una delle zone più alla moda della capitale. Vecchie fabbriche e magazzini sono diventati flagship store, caffè, pop-up, spazi della moda e della cosmetica. Ma tra un negozio di design e un marchio internazionale sopravvivono ancora vecchie attività e tracce della precedente identità operaia. Ed è proprio questa convivenza a rendere il quartiere interessante: non una zona costruita a tavolino per il turismo, ma una parte della città che sta cambiando pelle sotto gli occhi di chi la attraversa. Ed è forse proprio alternando tutti questi mondi che Seoul stupisce: Gyeongbokgung e Gangnam, Changdeokgung e la Lotte World Tower, Bukchon e Seongsu, Jongmyo e Hongdae, Itaewon e le vie illuminate di Gangnam, Myeong-dong e i suoi mercati, le mura di Naksan al tramonto e i grattacieli accesi nella notte. Non esiste una sola Seoul. Ed è probabilmente questo il suo fascino maggiore.

 

Seoul. Changdeokgung Palace ⓒ Korea Tourism Organization - Seo Munkyo
Seoul. Changdeokgung Palace 

 

Come muoversi in Corea del Sud

Al termine del viaggio uno degli aspetti che rimangono più impressi è la facilità con cui si può percorrere il Paese. Il KTX collega rapidamente le principali città, le metropolitane sono efficienti e capillari, le T-Money permettono di utilizzare con semplicità buona parte dei trasporti e i taxi rappresentano un’opzione tutt’altro che proibitiva.Anche la sicurezza contribuisce alla qualità del viaggio. Si cammina tranquillamente la sera, sui mezzi si parla generalmente a voce bassa, il fumo è fortemente regolamentato e gli spazi pubblici appaiono curati. Sono dettagli, ma dopo un viaggio finiscono per raccontare il Paese quasi quanto i suoi monumenti.

Come arrivare a Seoul dall’Italia

Per raggiungere Seoul dall’Italia si può viaggiare con KLM, che sulla rotta per Incheon utilizza Boeing 787 Dreamliner configurati in tre classi: Economy, Premium Comfort e Business. Lo scalo ad Amsterdam Schiphol è generalmente ben organizzato e, con coincidenze favorevoli, consente di proseguire senza soste troppo lunghe. La Premium Comfort rappresenta un buon compromesso tra Economy e Business, con sedili più comodi, poggiatesta e poggiagambe, una proposta di ristorazione dedicata, kit comfort e servizi prioritari SkyPriority. A rendere il viaggio più piacevole contribuiscono anche la cordialità dell’equipaggio, l’attenzione costante durante il volo e una comunicazione chiara e puntuale, insieme agli snack e alle bevande offerti durante il viaggio e a una selezione aggiornata di film e serie televisive, utile ad alleggerire le lunghe ore necessarie per raggiungere la Corea.

Molto più della Hallyu

Molti arrivano in Corea perché hanno visto una serie televisiva, ascoltato un gruppo K-pop o scoperto la cosmetica coreana. Poi si ritrovano davanti a qualcosa di molto più complesso. Una casa hanok e una torre di cinquanta piani. Un mercato del pesce e una strada piena di insegne al neon. Le haenyeo che ancora entrano in mare e ragazzi che ballano sulle note dell’ultimo successo K-pop. Un tempio sulla scogliera e una spiaggia sotto i grattacieli. Una cerimonia confuciana e una notte a Hongdae. Una tavola piena di banchan e un treno ad alta velocità pronto a partire con precisione. La Corea del Sud corre velocissima, ma continua a portarsi dietro ciò che è stata. Forse è proprio questo, oggi, il significato più interessante di quel vecchio nome di Paese del Calmo Mattino. E quando arriva il momento di partire resta soprattutto una certezza: un viaggio in Corea non basta.

Maldive, Seychelles e Mauritius: tre mete tropicali per tre viaggi da sogno, tra sport, sostenibilità e relax di lusso

Maldive, Seychelles e Mauritius: tre mete tropicali per tre viaggi da sogno, tra sport, sostenibilità e relax di lusso

Siete in cerca di destinazioni lontane per prolungare l’estate e rigenerarvi? Ecco sei proposte per concedersi un break in un paradiso tropicale, tra natura incantata, fondali marini dall’eccezionale biodiversità e infiniti modi di vivere una vacanza da incanto.

Se la prospettiva di avere davanti un lungo inverno vi spaventa, questo è il momento giusto per programmare una fuga verso destinazioni lontane, alla ricerca di sole, mare e clima mite, immersi in veri e propri angoli di paradiso come le Maldive, le Seychelles e Mauritius, isole tropicali circondate da acque cristalline, barriere coralline mozzafiato e una straordinaria biodiversità marina. Ecco come trasformare il vostro sogno in realtà:

Maldive: un rifugio naturale tra snorkeling e biodiversità

Si pensa alle Maldive come destinazione perfetta per una fuga romantica, ma prima ancora di essere una meta per viaggi di coppia, l’arcipelago asiatico è il luogo in cui trovare un contatto vero e profondo con la natura. È sott’acqua, infatti, che si scopre la sua eccezionale biodiversità, vero vanto di questo territorio.

Chi sceglie il Constance Moofushi, resort 5 stelle all-inclusive nell’atollo di Ari Sud, al comfort di una vacanza di lusso aggiunge la scoperta della natura incontaminata, tra immersioni e attenzione all’ambiente. L’isola, infatti, si trova infatti lungo le rotte frequentate da mante, squali balena, delfini e diavoli di mare e vanta una barriera corallina spettacolare che ospita numerose specie di coralli. Raggiungibile con facilità direttamente dalla riva, è ideale per praticare snorkeling e fare la conoscenza dei simpatici abitanti del mare come razze, pesci leone, dentici, pesci pagliaccio e tartarughe marine.

Qua gli appassionati di subacquea possono affidarsi alla professionalità del centro diving italiano Blue Tribe, che offre escursioni con attrezzature all’avanguardia adatte a tutti i livelli e oltre 20 punti di immersione tra i più spettacolari al mondo. Chi preferisce esplorare il mare in superficie, invece, può optare per le attività acquatiche proposte dalla struttura, esclusivamente non motorizzate, come canoe e tavole da paddle trasparenti. Non a caso l’attenzione alla sostenibilità è uno dei principi distintivi del gruppo Constance Hotels & Resorts. Seguendo la filosofia True by Nature, infatti, l’hotel propone ai propri ospiti diverse iniziative dedicate alla salvaguardia dell’ambiente: dalla spiegazione dei corretti comportamenti da adottare in caso di incontro ravvicinato con le tartarughe marine alle attività di ripristino dei coralli, fino alla possibilità di partecipare alla rimozione dei detriti dal reef.

Alle Seychelles per una fuga olistica di benessere

Chi preferisce una vacanza in un’oasi tropicale privilegiando la dimensione del benessere, può optare per il Constance Ephelia, un piccolo mondo perfettamente integrato nella natura dell’isola di Mahé, alle Seychelles. Gli ingredienti di un viaggio da favola ci sono tutti: il verde lussureggiante della vegetazione, il turchese delle acque del Parco Nazionale Marino di Port Launay, il bianco abbagliante delle spiagge e il rosa delle suggestive rocce granitiche.

Qua la Constance Spa, la più grande dell’Oceano Indiano custodita nel cuore del meraviglioso giardino tropicale della struttura con ben 5.000 mq votati al relax, garantisce un viaggio olistico, testimone di antiche tradizioni locali tramandate da generazioni. Così, mentre l’irresistibile profumo aromatico dell’ylang ylang inebria i sensi, le sapienti mani degli esperti rigenerano il corpo e la mente unendo rituali di massaggio esotici ai trattamenti Fito-Aromatici di Sisley Paris. L’esclusiva gamma Deluxe, in particolare, comprende trattamenti per purificare, idratare, ringiovanire e donare nuova luce alla pelle del volto mentre, per il corpo, spiccano rituali per energizzare, rilassare e snellire le varie zone, seguendo le esigenze specifiche di ciascun ospite.

Più che soddisfatti saranno anche gli amanti dello sport, che possono praticare yoga e meditazione guidata all’alba e al tramonto o, più semplicemente, camminare all’aria aperta sulla sabbia a pochi passi dalle onde dell’oceano. Decisamente originale è, poi, il Float Fit, una disciplina acquatica ideata da due sportivi appassionati di fitness per eseguire i classici esercizi di yoga su una superficie fluttuante, circondati dalla bellezza mozzafiato delle Seychelles.

Tutto il meglio di Mauritius

C’è un luogo che più di ogni altro racconta l’essenza di Constance Hotels & Resorts: Mauritius. Nell’isola che ha visto nascere il gruppo prende forma una collezione di resort pensata come un vero e proprio viaggio nella destinazione. Ogni proprietà svela una prospettiva diversa dell’isola, tra spiagge iconiche, natura tropicale e un’ospitalità calorosa che celebra il carattere autentico di Mauritius.

Lungo la spiaggia di Belle Mare, sulla costa orientale dell’isola, si trova il Constance Belle Mare Plage, resort 5 stelle perfetto per chi cerca un equilibrio tra natura, sport e alta gastronomia. Non a caso la suggestiva cantina Blue Penny Cellar fa da cornice a una delle collezioni enologiche più importanti dell’isola: 35.000 bottiglie, 2.300 referenze e vini provenienti da oltre 1.300 cantine internazionali. Tra le esperienze proposte c’è la Wine Flight Coravin, pensata per esplorare diverse etichette attraverso la degustazione al calice, o l’Around Wine per chi vuole abbinarci un percorso gastronomico gourmet fatto anche di aromi e consistenze differenti.

Ma se la Blue Penny Cellar rappresenta il lato più intimo e raccolto dell’offerta gastronomica, il Constance Festival Culinaire, in programma ogni anno a primavera, ne esprime invece la dimensione internazionale. Un’occasione per degustare i migliori piatti preparati da chef stellati, professionisti ed esperti enogastronomici provenienti da tutto il mondo e trasformare, così, la vacanza, in un laboratorio dedicato all’alta cucina e alla condivisione.

Sempre a Mauritius, l’hotel 5 stelle lusso Constante Prince Maurice garantisce agli ospiti la massima privacy e numerosi servizi personalizzati. Attento alla sostenibilità, è certificato Green Globe Platinum e nel 2025 ha ricevuto una Chiave Michelin. Tra le esperienze più suggestive, la cena a lume di candela a Le Barachois, il ristorante galleggiante immerso tra le mangrovie, perfetto per lasciarsi sedurre dalle  prelibatezze locali, come le aragoste, mentre il cielo si tinge delle sfumature più incantevoli al tramonto.

Il Constance Chaland, invece, è un autentico santuario naturale sulla costa sud-orientale di Mauritius, immerso in un paesaggio protetto e incontaminato. Proponendo un lusso in armonia con l’ambiente, offre percorsi organici e panorami spettacolari che invitano a rigenerarsi evocando la piacevole sensazione di essere davvero altrove, senza il pensiero alle incombenze quotidiane. Le numerose attività, pensate per ogni tipologia di viaggiatore, permettono di alternare avventura, esplorazione e momenti di puro relax.

Infine, c’è il Constance Sakoa Boutik, un piccolo boutique hotel affacciato sulla splendida laguna di Trou aux Biches, sulla costa settentrionale dell’isola. Circondato da giardini tropicali e da una spiaggia di sabbia bianchissima, offre un’atmosfera intima e riservata. Sono solo 16 le camere, tutte dal design unico e personalizzato. La vicinanza a Grand Baie permette di combinare in tutta serenità shopping, ristoranti e attività acquatiche garantendo, così, alla vacanza quell’equilibrio perfetto tra relax e divertimento, senza mai venir meno all’autenticità della destinazione.

12 cose da fare a New York in autunno

12 cose da fare a New York in autunno

I veri newyorkesi sanno che l’autunno esalta la loro città. Certo, l’estate è vibrante di energia e la primavera promette giornate lunghe e calde (l’inverno è invece piuttosto tetro, anche se tendiamo a rivestirlo di un’aura di romanticismo). Ma l’autunno, che meraviglia! E non c’è posto migliore di New York per viverlo, con i parchi apparentemente sconfinati in cui passeggiare mentre le foglie cambiano colore, ambientazione naturale di molte deliziose commedie (si pensi ad Harry ti presento Sally, del 1989), e un’agenda fittissima di cose che si possono fare solo qui. Per compilare la lista definitiva di queste cose ho chiesto aiuto ai miei concittadini: ecco dunque il meglio di ciò che si può fare a New York nella stagione più bella dell’anno.

Central Park in autunno. © francois-roux/Getty Images

Central Park in autunno.

1. Godersi i colori di Central Park

Esiste in città un luogo più conosciuto e amato di Central Park? Sebbene sia bellissimo tutto l’anno, in autunno ha qualcosa di speciale: non solo offre uno splendido foliage, ma cambia volto ogni giorno insieme ai mille colori delle foglie.

Passeggiate lungo Bethesda Terrace e smarritevi nel Ramble prima di visitare il Met. Concludete la giornata guardando il tramonto al Cantor Roof Garden Bar, che fa parte del Met stesso.

Corridori felici all’arrivo della maratona di New York. © lev Radin/Shutterstock

Corridori felici all’arrivo della maratona di New York.

2. Incoraggiare i corridori della maratona di New York

I coraggiosi atleti che si cimentano nella maratona attraverso i cinque Distretti meritano tutto il vostro tifo. È incredibile come questo evento sportivo riesca a creare un senso di comunità e di unione tra chi partecipa e chi assiste.

Quest’anno la maratona è in calendario domenica 1 novembre e il primo gruppo di corridori partirà alle 8 del mattino. Tutte le informazioni utili per il pubblico sono disponibili sul sito web della gara.

Consiglio da gente del posto: Ann Douglas Lott, redattrice Lonely Planet, consiglia di posizionarsi a Central Park, circa un chilometro prima dell’arrivo: «È prevalentemente in discesa e i corridori sono così entusiasti di essere vicini al traguardo che l’atmosfera è incredibile».

3. Sorseggiare birre stagionali ad Astoria

Il Bohemian Hall & Beer Garden, nel Queens, è il posto perfetto per trascorrere un pomeriggio domenicale all’insegna di birre fresche e sapori autunnali, con un ampio locale all’aperto che può ospitare gruppi numerosi e una carta di birre stagionali per entrare nello spirito della stagione.

È uno dei posti preferiti di Aqsa Shahzadi, che fa parte del team Lonely Planet: «Ci sono andata con un gruppo di amici, un’esperienza fantastica! Le persone sedute al tavolo accanto si sono unite a noi ed è stata una grande festa».

Arte e natura, uno splendido connubio allo Storm King Art Center. © 365 Focus Photography/Shutterstock

Arte e natura, uno splendido connubio allo Storm King Art Center.

4. Fare una gita di un giorno a Storm King

Una gita di un giorno (o un weekend) fuori città vi regalerà tutte le emozioni autunnali che possiate desiderare. Tra le tante mete scegliete, per esempio, lo Storm King Art Center, un grande museo all’aperto che espone sculture contemporanee nello splendido scenario della Hudson Valley.

Per il pranzo recatevi a Beacon: il Melzingah Tap House, un delizioso locale artistico, prima di esplorare l’affascinante centro città o passeggiare per il Dia Beacon, un altro museo di arte contemporanea.

Musicisti si esibiscono dal vivo all’Ornithology Jazz Club. © Ornithology Jazz Club

Musicisti si esibiscono dal vivo all’Ornithology Jazz Club.

5. Trascorrere la serata sorseggiando cocktail in un bar

Nella stagione più romantica dell’anno non possono mancare le atmosfere intime e le luci soffuse. Che siate o meno inclini ad assecondare questo clima, rifugiarsi in un bar accogliente con musica dal vivo e ottimi cocktail è un’esperienza da vivere almeno una volta a New York.

All’Ornithology Jazz Club, a Bushwick, si ascolta musica dal vivo. Il Monkey Bar a Midtown East ricorda la New York di una volta, e i piatti deliziosi, per quanto cari, contribuiscono alla piacevolezza della serata. Tiny’s & the Upstairs Bar, dal canto suo, è una scelta azzeccata sempre, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Inutile dire che in città si trovano tantissimi bar aperti fino a tarda ora, in cui potrete vivere la vostra serata autunnale perfetta.

6. Curiosare nelle librerie indipendenti

New York City vanta numerose straordinarie librerie indipendenti. Fate una salto all’accattivante Three Lives and Company, nel West Village, e andate poi al Washington Square Park per sfogliare i vostri nuovi acquisti. The Word Is Change a Bed-Stuy, a Brooklyn, tratta libri nuovi e usati. Date anche uno sguardo al calendario delle presentazioni e degli incontri organizzati nelle varie librerie.

Altri indirizzi eccellenti sono Books Are Magic, Troubled Sleep e Sweet Pickle Books.

Una veduta del fiume Hudson. © Rudy Sulgan/Getty Images

Una veduta del fiume Hudson.

7. Rilassarsi con una crociera tra i colori dell’autunno

Non è un’attività tipica di New York, ma perché non provarla? Una crociera tra i colori dell’autunno è un modo insolito e piacevolissimo per ammirare il caratteristico foliage newyorkese. Salite a bordo per un pomeriggio lungo l’Hudson e godetevi il panorama. City Cruises offre il pranzo e un cocktail ai passeggeri; se vi attira di più un’esperienza vintage su una barca in stile anni ’20, rivolgetevi a Classic Harbor Line.

I giardini del Cuxa Cloister, parte del Met Cloisters. © Brian Logan Photography/Shutterstock

I giardini del Cuxa Cloister, parte del Met Cloisters.

8. Tornare indietro nel tempo al Met Cloisters

Nella parte settentrionale di Manhattan si trova la succursale del Metropolitan Museum, il Cloisters. È un po’ decentrato, ma vale davvero la pena spingersi fin qui.

Situato nel Fort Tryon Park, il Cloisters sembra una piccola fortezza in cima a una collina. Costruito negli anni ’30, è l’unico museo americano dedicato all’arte medievale: l’esposizione, molto interessante, è allestita in un edificio di grande pregio architettonico, circondato da giardini meticolosamente curati che esaltano lo spettacolo del foliage.

Se vi sentite in vena di grandi imprese, poi, il Cloisters è un ottimo punto di partenza per camminare lungo tutta Manhattan, da nord a sud.

Consiglio da gente del posto: il biglietto per il Cloisters dà accesso anche al Metropolitan Museum of Art, ed è possibile combinare una passeggiata a Central Park con una visita al Cloisters e al Met in un solo weekend.

Negozi e ristoranti asiatici a Flushing. © Rudi Von Briel/Getty Images

Negozi e ristoranti asiatici a Flushing.

9. Il rito dell’hot pot a Flushing

Non c’è posto migliore di Flushing per celebrare il rito dell’hot pot: questa zona del Queens ospita la Chinatown più grande della città ed è famosa per l’autentica cucina asiatica.

Chiamate a raccolta i vostri amici newyorkesi, se ne avete, e accomodatevi in uno dei fantastici locali del quartiere per cuocere nel brodo i vostri cibi preferiti. Happy Lamb è un posto conveniente e di solida fama che applica la formula all-you-can-eat, mentre Chongqing Lao Zao è un locale molto amato dalla gente del posto, all’insegna dei sapori vivaci e dell’atmosfera autentica: qui l’attesa può essere piuttosto lunga, ma non rimarrete delusi.

10. Godersi il mare di fine stagione nei Rockaways

D’accordo, l’autunno può non sembrare la stagione migliore per andare ai Rockaways. Tuttavia, a New York di solito le temperature si mantengono miti fino a ottobre inoltrato e talvolta anche a novembre.

Per godervi un perfetto pomeriggio di relax a 23 gradi salite dunque su un treno della linea A e raggiungete le spiagge. Se optate per la Beach 86, non mancate di gustare i tacos carnitas di Tacoway, da mangiare rigorosamente con le mani (prendete qualche tovagliolo in più, vi servirà!). Se preferite fermarvi per qualche giorno, il Rockaway Hotel ospita tantissimi eventi, tra cui un DJ set notturno sul rooftop e un festival autunnale.

Consiglio da gente del posto: nelle giornate limpide i traghetti, in servizio tutto l’anno, regalano un punto di vista tutto particolare su New York. Anche i treni della linea S arrivano a Rockaway Beach.

11. Smarrirsi a Red Hook

Trascorrere una giornata a Red Hook significa calarsi nella dimensione di una piccola città costiera. Comodamente raggiungibile in metropolitana, Red Hook è una piccola oasi nella parte occidentale di Brooklyn. Il pomeriggio volerà via degustando vini alla Red Hook Winery prima di cenare all’ottimo Bar Mario, famoso per le specialità italiane. Ammirate quindi il tramonto dal Pier 41 Waterfront Garden prima di assistere a uno spettacolo dal vivo al Sunny’s.

12. Ritrovare la solitudine al Green-Wood Cemetery

Se dell’autunno vi piacciono anche le atmosfere crepuscolari e inquietanti apprezzerete il Green-Wood Cemetery: in funzione dal 1838, acquisì in breve un grande prestigio, anche in virtù della sua stordente bellezza. Per un certo periodo del XIX secolo è stato il secondo luogo più visitato del paese dopo le Cascate del Niagara.

Cominciate la giornata con il delizioso brunch da Slimák prima di recarvi al cimitero. Passeggiate lungo gli innumerevoli sentieri, che serpeggiano all’ombra di ben 7000 alberi: uno spettacolo impagabile nel pieno del foliage.

Questo è un luogo ideale per riflettere e godersi la solitudine, in un ambiente in cui tutto richiama alla pace, con lo skyline di Manhattan sullo sfondo.