Laos in autunno

Laos in autunno

Tre viaggi tra templi, montagne e paesaggi fluviali.

Il Laos invita a rallentare. Si rivela poco alla volta, nel silenzio dei monasteri, lungo le acque dei suoi grandi fiumi, nei villaggi incastonati tra le montagne, dove comunità diverse custodiscono tradizioni, rituali e antichi saperi. Qui il paesaggio è parte integrante del viaggio. Acque, foreste, risaie e rilievi disegnano un Paese in cui la natura dialoga costantemente con l’uomo.

Lasciati ispirare da tre proposte autunnali per scoprirlo, in compagnia dei nostri esperti.

Puoi attraversare il Laos con un viaggio che inizia dalle atmosfere spirituali di Luang Prabang, l’antica capitale del regno Lan Xang. Navighi tra incantevoli scenari fluviali sul Mekong e sul Nam Ou, visitando le splendide grotte di Pak Ou con i 1.000 Buddha, villaggi remoti abitati dalle comunità Ikhor e Hmong. E ancora i suggestivi scenari del Parco Nazionale Nam Kat Yorla Pa e il sito khmer di Wat Phu, il “Tempio Montagna”, considerato uno dei più belli del sud-est asiatico, Patrimonio Unesco.

Oppure puoi visitare il Laos del nord, meno frequentato, nella provincia di Oudomxay con un viaggio a ritmo lento, tra verdi montagne solcate da fiumi e tra le cui foreste sopravvivono numerosi villaggi tradizionali che ospitano ben 40 gruppi etnici differenti. La navigazione lungo il Nam Ou ti consente di raggiungere alcuni di questi villaggi, accessibili solo in barca, per incontrare le popolazioni locali profondamente legate al territorio.

Infine puoi ampliare lo sguardo all’Indocina, unendo Laos e Cambogia in un percorso culturale più esteso. Da Luang Prabang a Vientiane, dal Bolaven Plateau al Mekong meridionale, oltre il confine cambogiano tra villaggi fluviali, templi khmer meno noti e il grande complesso di Angkor, dove architettura, foresta e memoria storica si fondono in uno dei paesaggi più suggestivi d’Asia.

Quarnaro, Croazia: mare, isole e montagne nella destinazione più autentica dell’Adriatico

Quarnaro, Croazia: mare, isole e montagne nella destinazione più autentica dell’Adriatico

Dal mare cristallino alle isole baciate dal sole, fino al fresco verde dell’entroterra…tutto in un solo viaggio. È questa una delle esperienze più sorprendenti della Croazia, dove si può passare dalle spiagge più belle dell’Adriatico alle vette montane nello stesso giorno. Il Quarnaro, Regione europea della Gastronomia e dello Sport 2026, è una terra di delfini, grifoni e linci. Una destinazione dove natura, gusto e movimento si incontrano in armonia.

Rijeka (Fiume), il capoluogo del Quarnaro, da vivere tra mare, storia e panorami 

Una città che unisce cultura, natura ed energia, anche nelle giornate più calde. Il suo cuore è il Korzo, elegante via pedonale tra palazzi storici, caffè e scorci che raccontano l’anima marittima di uno dei principali porti della Croazia. Non mancano aree verdi e percorsi collinari, ideali per una pausa nelle giornate estive. Poi si sale a Trsat, raggiungibile dal centro attraverso la celebre scalinata di oltre 500 scalini. Qui si trovano il Castello di Trsat, antica fortezza con una spettacolare vista sulla città, sul porto e sulle isole del Quarnaro, e il Santuario della Madonna di Tersatto, uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio della Croazia, immerso in un’atmosfera di tranquillità e raccoglimento.

Gorski Kotar, il “polmone verde” della Croazia

A pochi passi dal mare si apre un mondo completamente diverso: fitte foreste, fiumi limpidi, grotte e rilievi che superano i 1.500 metri. Qui l’estate è fresca anche nei giorni più caldi. Nel Parco nazionale Risnjak, oltre 100 km di sentieri segnalati, dalle semplici passeggiate ai trekking più impegnativi, ne fanno una destinazione paradisiaca per gli amanti della vacanza attiva. Più a ovest si apre il Parco naturale Učka, che unisce il Quarnaro all’Istria, si distingue per la sua biodiversità e per la vetta del Vojak (1.401 m). Qui fu costruita una torre in pietra, oggi simbolo del parco e punto prediletto per ammirare il Golfo del Quarnaro, le montagne del Gorski Kotar e il monte Velebit. La meta perfetta per chi cerca aria fresca, silenzio e natura… senza allontanarsi dal mare.

Opatija, perla del Mare Adriatico 

Nota fin da XIX secolo come rinomata località di cure termali, Opatija continua ad attirare visitatori di tutto il mondo grazie al clima mite che la rende una meta perfetta per tutto l’anno. Si trova ai piedi del monte Učka, luogo preferito dagli escursionisti in armonia perfetta con il paesaggio. Tra ville in stile asburgico, centri benessere e spa vista mare, Opatija è il luogo ideale per una pausa rigenerante. Il celebre “Lungomare” di circa 12 km che collega Volosko a Lovran, regala passeggiate tra mare, giardini e scorci sul Golfo del Quarnaro. Simbolo della città è la Ragazza con il gabbiano, una celebre statua affacciata sul mare, diventata uno dei luoghi più fotografati della Croazia, icona di eleganza e della lunga tradizione turistica di Opatija.

Mošćenička Draga, il piccolo gioiello del Quarnaro

Qui il mare incontra la montagna, regalando uno degli angoli più suggestivi della costa croata. Il suo pittoresco porto, le stradine in pietra e l’atmosfera autentica la rendono una meta ideale per chi cerca relax e bellezza mediterranea. Cuore della località è la celebre spiaggia di Sipar, una lunga distesa di ciottoli bianchi bagnata da acque cristalline. Perfetta per famiglie, coppie e per chi ama il mare, regala momenti di puro benessere e panorami indimenticabili. Alle spalle del borgo si trova Mošćenice, un antico villaggio medievale arroccato sulla collina, da cui si gode una vista spettacolare sul Golfo del Quarnaro. Se ami le passeggiate e la vita all’aria aperta, Mošćenice è il punto di partenza ideale per numerosi sentieri escursionistici e trekking.

Poker delle isole, quattro perle dell’Adriatico

A pochi minuti da Rijeka, collegata con un ponte, spicca l’isola di Krk, una delle isole più amate dell’Adriatico. Conosciuta fin dall’antichità come “isola d’oro” per il clima mite e la lussureggiante vegetazione, offre un mix perfetto di mare e natura. Krk è anche l’isola delle Bandiere blu, che sventolano sulle spiagge di diverse località come Krk città, Baška, Malinska, Njivice e Punat. L’entroterra offre numerosi sentieri panoramici e viste spettacolari dal Veli Vrh (541 m) fino alla vetta più alta, Obzova (568 m). Da non perdere la grotta di Biserujka, a nord-est dell’isola, fresca tutto l’anno e perfetta per una pausa dal caldo estivo. A ovest di Krk, sorge l’isola di Cherso (Cres), l’isola croata più estesa, un mondo di natura selvaggia e una storia ricca. Qui si sente il profumo delle erbe selvatiche e dei fiori che nascono fra le rocce,  mescolato alla salsedine e al vento. Terra che nutre 1.400 specie vegetali e ulivi, resa fertile dall’acqua dolce del lago di Vrana. L’isola è anche habitat di molte specie animali, tra cui la pecora, e soprattutto il grifone, un rapace protetto, come testimoniato dal centro di recupero di Beli. Per chi ama l’outdoor, Cherso è un paradiso, con i suoi sentieri panoramici di trekking, bike e calette nascoste lungo le coste frastagliate. Da non perdere Lubenice, antico borgo arroccato su una scogliera ad oltre 300 metri sul mare, con vista spettacolare sull’Adriatico. E poi c’è la splendida spiaggia di Krušćica, una baia tranquilla perfetta per il nuoto, SUP e kayak. Si trova a pochi km da Merag, a est dell’isola. Cherso è silenzio, vento, mare e libertà, un’isola da vivere lentamente, passo dopo passo.
Collegata a Cherso dal ponte di Osor, l’isola di Lussino (Lošinj), conosciuta come l’“isola della vitalità” è un angolo dove natura, mare e benessere si incontrano. Con oltre 250 km di sentieri, è un paradiso per chi ama trekking, bike, snorkeling, immersioni e gite in barca tra calette nascoste. Qui il mare è casa dei delfini, simbolo dell’arcipelago di una biodiversità ancora intatta. Tra i borghi più affascinanti, Lussinpiccolo (Mali Lošinj) e Lussingrande (Veli Lošinj) raccontano l’anima autentica dell’isola. Da non perdere il belvedere Providenca, uno dei punti panoramici più belli dell’isola per ammirare il tramonto sull’arcipelago, tra installazioni che raccontano la storia marittima di Lussino.
Un’altra tappa imperdibile dell’arcipelago, è l’isola di Rab, dove mare e natura si incontrano in scenari da cartolina. Baie e calette da esplorare anche in canoa e kayak, silenzio e mare da vivere lentamente. La penisola di Kalifront, a ovest dell’isola, è tra le più belle dell’Adriatico. Qui si susseguono numerose baie e insenature circondate da boschi di lecci e pini che arrivano fino al mare. Le acque calme e trasparenti la rendono una meta ideale per nuotare e per lo snorkeling. Tra le baie più suggestive, spiccano Čifnata, considerata una delle baie più belle dell’isola, Gožinka, caratterizzata da acque limpide e fondali ideali per il nuoto, e Sveta Mara, uno degli ancoraggi naturali più protetti della costa occidentale. La vetta più elevata di Rab è il Kamenjak (408 m), altopiano carsico che domina l’intera isola. Kamenjak è raggiungibile attraverso diversi sentieri escursionistici segnalati che partono dalla città di Rab, da Mundanije e da altre località dell’entroterra.

Spiagge a numero chiuso in Italia, dalla Baia del Silenzio alla Sardegna: quali sono, quanto costano e come prenotare

Spiagge a numero chiuso in Italia, dalla Baia del Silenzio alla Sardegna: quali sono, quanto costano e come prenotare

Anche la Baia del Silenzio si aggiunge alla lunga lista di spiagge italiane contingentate per l’estate 2026.

Il mare è di tutti, ma per proteggerlo, ormai, in alcune spiagge bisogna contare chi entra. Ogni estate crescono i litorali ad accesso contingentato: arenili fragili, baie da cartolina e calette prese d’assalto dal turismo vengono protette con limiti giornalieri, prenotazioni online, QR code, ticket ambientali o controlli ai varchi.

L’obiettivo non è trasformare il mare in un privilegio, ma evitare sovraffollamento, degrado ambientale, erosione e problemi di sicurezza. La nuova fotografia delle vacanze italiane passa anche da qui: per entrare in alcune delle spiagge più belle del Paese bisogna organizzarsi in maniera anticipata.

Il caso più recente arriva dalla Liguria, dove la Baia del Silenzio di Sestri Levante torna a numero chiuso. Poi c’è la Sardegna, ormai laboratorio nazionale delle spiagge contingentate, con La Pelosa, Cala Brandinchi, Lu Impostu, Tuerredda, Cala Goloritzé e le cale di Baunei tra gli esempi più noti. 

 

Baia del Silenzio – Sestri Levante

 

È una delle spiagge più suggestive della Liguria e una delle poche in Italia a essere incastonata direttamente nel centro storico di un paese. La spiaggia di Portobello, affacciata sulla Baia del Silenzio, sarà ad accesso contingentato dal 1° luglio al 31 agosto.

L’ingresso resterà gratuito e non servirà la prenotazione, ma sulla spiaggia potranno essere presenti al massimo 450 persone contemporaneamente. I controlli saranno effettuati dalle 8.30 alle 17.30 da personale incaricato, con accessi regolati attraverso tre varchi.

 

La Pelosa – Stintino

 

La Pelosa è da sempre uno dei simboli della Sardegna. Acqua trasparente, sabbia chiarissima e fondali bassi l’hanno resa una delle spiagge più fotografate d’Italia, ma proprio a causa della pressione turistica sono state imposte regole assai rigide.

Per la stagione 2026 l’accesso è regolato da prenotazione obbligatoria dal 15 maggio al 15 ottobre. I posti disponibili sono 1.500 al giorno e il ticket costa 3,50 euro a persona. Ogni prenotazione può comprendere al massimo quattro persone. I bambini sotto i 12 anni possono entrare gratuitamente.

 

Cala Brandinchi – San Teodoro

 

Conosciuta anche come la “piccola Tahiti”, Cala Brandinchi è tra le spiagge più frequentate del nord-est della Sardegna.

Dal 1° giugno al 30 settembre 2026 l’accesso è contingentato e la prenotazione è obbligatoria sia per la spiaggia libera sia per le aree degli stabilimenti.

 

La capienza massima è di 1.447 persone al giorno. Il contributo ambientale è di 2 euro per i visitatori occasionali, 1 euro per alcune categorie agevolate, mentre l’accesso è gratuito per residenti, bambini sotto i 12 anni e persone con disabilità. Senza prenotazione è vietato l’accesso sia da terra sia da mare, anche per il solo transito.

 

Lu Impostu – San Teodoro

 

Stesso Comune, stesso sistema di accesso, ma capienza più ampia. Lu Impostu rientra nel piano di contingentamento delle spiagge di San Teodoro insieme a Cala Brandinchi. Anche qui l’accesso è regolato dal 1° giugno al 30 settembre 2026.

La spiaggia può accogliere fino a 3.352 persone al giorno. La prenotazione si effettua online o tramite app, con rilascio di QR code da mostrare all’ingresso.

 

Tuerredda – Teulada

 

Nel sud della Sardegna, Tuerredda è una delle spiagge più iconiche dell’isola. Per evitare il sovraffollamento, anche qui l’accesso è regolato tramite prenotazione.

Per il 2026 i posti disponibili sono 1.100 al giorno. La prenotazione è richiesta dal 2 giugno al 15 ottobre e può essere effettuata dalle 8 del giorno precedente. Il ticket giornaliero è di 3 euro a persona e il controllo con QR code è previsto dalle 8 alle 18.

 

 

Cala Goloritzé – Baunei

 

Cala Goloritzé è una delle spiagge più protette della Sardegna. L’accesso è contingentato e non si può improvvisare: bisogna prenotare online o tramite app Heart of Sardinia.

La capienza massima è di 250 persone contemporaneamente. Il ticket costa 7 euro ed è gratuito per i bambini fino a 5 anni e per i residenti nel Comune di Baunei. L’accesso avviene attraverso il sentiero, mentre lo sbarco via mare sulla spiaggia non è consentito.

 

Cala Mariolu – Baunei

 

Cala Mariolu rientra nel sistema di regolazione degli sbarchi via mare nella Costa di Baunei. Il ticket è obbligatorio per chi arriva e sbarca via mare, mentre l’accesso via terra, dove consentito e documentato, non prevede lo stesso contributo.

Per il 2026 il periodo di regolamentazione va dal 1° maggio al 20 ottobre. La capienza è di 700 posti via mare. Il contributo è di 2 euro per una sola cala e 3 euro per itinerari con più cale.

 

Cala Biriala – Baunei

 

Anche Cala Biriala segue il modello di gestione degli sbarchi via mare della Costa di Baunei. È una cala più piccola e per questo la capienza è inferiore rispetto a Cala Mariolu.

Nel 2026 il periodo regolato va dal 1° maggio al 20 ottobre. I posti disponibili sono 300 via mare. Il contributo è di 2 euro per una singola cala e 3 euro per più cale. Chi viaggia con motonavi, gommoni con conducente o operatori organizzati deve verificare se il contributo è già incluso nel servizio.

 

Cala Coticcio – Caprera

 

Cala Coticcio, sull’isola di Caprera, è una delle spiagge più delicate dell’Arcipelago della Maddalena. Qui non basta prenotare un ingresso: l’accesso è consentito solo con guida autorizzata.

Il sistema prevede numero chiuso, escursioni guidate e contributo ambientale. La regola nasce per tutelare un’area sottoposta a forte pressione turistica e ambientale. Le fonti locali indicano un limite di 60 persone al giorno, divise in turni, con accesso accompagnato da guida e ticket ambientale da 3 euro, escluso dal costo dell’escursione.

 

Cala Brigantina – Caprera

 

Cala Brigantina segue regole analoghe a Cala Coticcio. Anche questa spiaggia si trova in un’area di massima tutela e l’accesso è regolato attraverso escursioni autorizzate.

Il numero chiuso, la presenza obbligatoria della guida e il contributo ambientale servono a limitare l’impatto dei visitatori su un tratto di costa particolarmente fragile. Anche in questo caso il modello è quello dell’accesso controllato, non della semplice prenotazione online.

 

Oasi di Bidderosa – Orosei

 

Bidderosa è un caso diverso rispetto alle spiagge con ticket personale. Qui il contingentamento riguarda soprattutto l’ingresso nell’oasi con auto e moto. L’area si trova nel territorio di Orosei ed è composta da cinque calette immerse in un parco naturale.

L’ingresso in auto e moto è a numero chiuso da maggio a fine ottobre. A piedi o in bicicletta non c’è lo stesso limite stagionale, ma resta obbligatorio rispettare il regolamento dell’area. Il sito di prenotazione indica disponibilità limitate per auto, moto e bici; le informazioni turistiche locali segnalano ticket differenziati per mezzi e persone.

Cina: classici senza tempo e paesaggi d’inverno

Cina: classici senza tempo e paesaggi d’inverno

C’è la Cina delle capitali imperiali, dove tremila anni di storia convivono con le architetture futuristiche. E c’è la Manciuria, dove nacque la dinastia Qing e dove l’inverno trasforma il paesaggio in una straordinaria opera di ghiaccio.

Lasciati ispirare da due itinerari, diversi ma di grande fascino.

A ottobre scopri il “Regno di Mezzo” con un itinerario classico, e tuttavia non scontato, da Shanghai con il Giardino del Mandarino Yu, il Tempio col Buddha di Giada, il Bund, la Via Nanchino e l’avveniristico quartiere di Pudong, prosegue a Xi’an, antica capitale cinese da cui un tempo partiva la Via della Seta, e a Lintong, che accoglie il celebre Esercito di Terracotta (Patrimonio UNESCO). Infine Pechino, con la Città Proibita il Palazzo d’Estate, la Piazza Tien an Men, il Tempio della Pace Celeste e la Grande Muraglia.

A dicembre e gennaio puoi scoprire la Manciuria, all’estremo nord-est del Paese, ai confini con la Russia e la Corea del Nord. Un viaggio per gli amanti dei paesaggi, delle atmosfere e del freddo del Grande Nord che inizia a Pechino, con le sue mete più conosciute, e raggiunge le città di Shenyang, la prima capitale dell’Impero Manciù, di Changchun e di Jilin. E Harbin, con il suggestivo Festival del Ghiaccio e della Neve che ogni anno accoglie artisti provenienti da tutto il mondo per creare vere e proprie opere d’arte che popolano la città con enormi sculture di ghiaccio e neve, illuminate la sera.

Viaggio in Marocco: consigli per il tuo trekking

Viaggio in Marocco: consigli per il tuo trekking

Le montagne del Marocco non somigliano a nessun’altra destinazione di trekking del Mediterraneo: l’Atlante si divide in tre catene distinte, i sentieri non hanno segnaletica fissa, e la vetta più alta del Nord Africa — il Toubkal, a 4.167 metri — si raggiunge da un villaggio berbero a un’ora da Marrakech. Una guida pratica per chi vuole camminare, correre o andare in bici in un paese che premia la curiosità e non perdona l’improvvisazione.

Il Marocco è una di quelle destinazioni che ricompensa i viaggiatori con curiosità e mette alla prova chi cerca il comfort.
Con catene montuose da scoprire, antichi villaggi berberi e sentieri che attraversano alcuni dei paesaggi più straordinari del mondo, c’è molto che ti aspetta oltre le medine.
Se corri, vai in bici o fai trekking, questo Paese merita la tua attenzione.

Marocco: la destinazione perfetta per il trekking

Le montagne dell’Atlante sono l’attrazione principale per chi fa trekking. La catena si divide in tre sezioni distinte: il Medio Atlante a nord, l’Alto Atlante nella zona centrale del paese e l’Anti-Atlante a sud. Ognuna è diversa dall’altra, con opzioni di trekking che spaziano tra diversi livelli di difficoltà. Il paesaggio cambia rapidamente, passando da valli ricche di vegetazione, con meli e mandorli, ad alte creste rocciose dove l’aria si fa rarefatta.

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La cosa migliore del trekking in Marocco è la natura indomita della sua topografia, praticamente priva di sentieri ben segnalati e aree campeggio affollate. Quell’aspetto selvatico è esattamente il fattore più attraente. Non si segue un percorso turistico con cartelli numerati ogni duecento metri ma ci si muove attraverso un paesaggio vivo, tra villaggi di contadini e campi terrazzati, con roccia e cielo a perdita d’occhio.

Toubkal

Il percorso più popolare è il Parco Nazionale del Toubkal, a circa un’ora di auto da Marrakech, dove i trekker possono scalare il monte Toubkal: la vetta più alta del Nord Africa, a 4.167 metri. La salita standard parte dal villaggio di Imlil, richiede due giorni e, chi resiste, può godere di panorami all’alba difficili da descrivere a parole.

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Il livello di preparazione fisica richiesto varia da moderato ad alto. Durante la stagione invernale, le ascensioni richiedono l’utilizzo dei ramponi e l’accompagnamento di una guida alpina.

L’Anti-Atlante e oltre

La città dell’Anti-Atlante di Tafraoute merita una visita di almeno un giorno per un’escursione, ed è il punto di partenza ideale per andare in bicicletta fino alle famose rocce blu e scoprire le vicine incisioni rupestri preistoriche.

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Più a est, la Gola del Todra si apre tra canyon calcarei e offre di tutto, dalle piacevoli passeggiate tra i palmeti ai trekking montani più impegnativi, dove le famiglie nomadi vivono ancora.

Cosa mettere nello zaino

Le montagne marocchine seguono regole proprie quando si parla di clima: le temperature in quota possono oscillare drasticamente tra l’alba e il mezzogiorno, quindi vestirsi a strati è fondamentale. Un buon paio di scarpe da trail, una giacca a vento leggera, protezione solare per viso e mani e acqua sufficiente per le tappe più lunghe: questi sono gli elementi base che non puoi ignorare.

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Data la mancanza di percorsi marcati e la natura del territorio, affidarsi a una guida locale certificata è fortemente consigliato. Queste guide sanno muoversi tra condizioni variabili, barriere linguistiche e cambiamenti di tempo improvvisi, e spesso aprono porte a esperienze che un trekker indipendente non riuscirebbe mai a trovare da solo.

Restare connessi ha la sua importanza quando fai trekking in loco e una eSIM per il Marocco ti consente di mantenere una connessione dati attiva senza grossi problemi: davvero utile quando hai bisogno di mappe offline, aggiornamenti meteo in tempo reale o un modo per chiamare aiuto se qualcosa va storto su un sentiero remoto.

Dopo il trekking

Finire un trekking di più giorni e correre subito in aeroporto non è l’approccio migliore, soprattutto se vuoi esplorare ancora un po’ il territorio. Marrakech è a un’ora dalle montagne e ti permette di riempire due o tre giorni senza sforzo. I souk della medina, le bancarelle di cibo in Piazza Jemaal el_Fna, una sessione di hammam per recuperare dalla fatica del sentiero: non sono cliché turistici, sono modi efficaci per decomprimere dopo uno sforzo fisico.

Marrakech

Se hai più tempo, la cittadina costiera di Essaouira è una gita di un giorno molto accessibile e offre una versione completamente diversa del Marocco. Per chi corre, i sentieri intorno a Imlil sono perfetti anche come base per qualche giorno in più di trail running leggero prima del volo di ritorno.

Quando pianificare il viaggio?

La primavera e l’autunno sono i periodi ideali per affrontare questi itinerari. Tra marzo e maggio e tra settembre e novembre le temperature in quota sono generalmente più miti, il cielo è spesso limpido e i sentieri risultano liberi sia dalla neve sia dall’aridità tipica dell’estate.
Anche la stagione estiva è adatta, soprattutto per le cime più elevate, ma nelle vallate il caldo può essere intenso e particolarmente impegnativo per chi non è abituato. Gennaio e febbraio possono essere bellissimi per i trekker invernali esperti, ma le salite al Toubkal diventano tecnicamente impegnative e non andrebbero affrontate senza attrezzatura adeguata e una guida.
Pianifica il percorso, rispetta il terreno e concediti abbastanza tempo per assorbire davvero quello che il Marocco ti offre.

Le architetture della Costa Smeralda: un itinerario da scoprire

Le architetture della Costa Smeralda: un itinerario da scoprire

Cinque tappe tra architettura d’autore e ginepri in Sardegna: tra Luigi Vietti, Jacques, Savin Couëlle e Busiri Vici il volto più sorprendente della Sardegna.

Tutti arrivano in Costa Smeralda per il mare. Quasi nessuno si accorge delle finestre. Delle scale che sembrano scolpite dal vento, dei muri bianchi che non seguono mai una linea retta, delle terrazze che imitano il profilo del granito e delle piazze costruite come se fossero sempre esistite.

La vera invenzione della Costa Smeralda non è stata il lusso. È stata l’architettura. Per scoprirla bisogna dimenticare per un momento gli yacht e trasformare la vacanza in un itinerario lento, dove ogni curva della strada racconta un’idea diversa di abitare il paesaggio. È un viaggio che comincia nei primi anni Sessanta, quando il principe Karim Aga Khan IV, insieme al neonato Consorzio Costa Smeralda, immagina qualcosa che allora sembra impossibile: costruire senza conquistare, lasciare che siano il granito, il maestrale e la macchia mediterranea a dettare le regole del progetto. Il regolamento del Consorzio impone muri in pietra locale, tetti bassi, colori della terra, volumi spezzati e il divieto di interrompere la continuità del paesaggio. Oggi lo chiameremmo sostenibilità; allora era semplicemente una visione.

Prima tappa. Porto Cervo, dove un paese viene inventato

Si parte da Porto Cervo, ma conviene dimenticare per un attimo le boutique e il porto turistico. Bisogna guardare in alto, verso le logge, le finestre tripartite, i camini e i pergolati. Luigi Vietti costruisce qui un luogo che sembra esistere da secoli. In realtà è un sofisticato collage di architetture mediterranee: vicoli che si stringono, piazze irregolari, archi che incorniciano il mare e scale che obbligano a rallentare. Nulla è monumentale, tutto è pensato per essere scoperto camminando. Lo stesso linguaggio ritorna nella Chiesa di Stella Maris, affacciata sul porto come un faro bianco. Le linee morbide, il campanile essenziale e gli interni luminosi custodiscono opere di El Greco e un crocifisso ligneo seicentesco, dimostrando come spiritualità, arte e paesaggio possano convivere senza ostentazione. Il percorso continua verso il Villaggio Pevero, altro capolavoro di Vietti, dove case, giardini e piazzette si rincorrono senza mai interrompere il profilo naturale della collina. Qui l’architettura sembra crescere insieme ai ginepri e ai massi di granito, mentre terrazze e pergolati trasformano l’ombra in un elemento progettuale. Pochi minuti dopo si raggiunge Villa Tamarisca, nascosta tra il rosmarino selvatico di Piccolo Romazzino. È qui che si comprende davvero il “Metodo Vietti”. La casa non domina il pendio ma lo segue: ogni stanza occupa un livello diverso, la piscina ha una forma organica, le terrazze interrompono il profilo del tetto e l’ingresso costringe a lasciare l’automobile lontana per attraversare il giardino. È un’architettura che insegna a rallentare ancora prima di essere abitata.

Seconda tappa. Pitrizza, dove gli hotel sembrano rocce

La strada piega verso il mare e improvvisamente appare il Pitrizza. O meglio, sembra di non vedere nulla. L’Hotel Pitrizza, dove suite nascoste tra il granito, terrazze sospese sulle calette e piscine d’acqua salata trasformano il soggiorno in un’esperienza immersiva, è uno degli alberghi più esclusivi del Mediterraneo. Progettato da Vietti come una formazione geologica, ha i tetti verdi che scompaiono nella vegetazione, i muri a secco che sembrano appartenere da sempre al promontorio, la piscina di acqua marina che incorpora massi di granito e perfino la clubhouse che ricorda un grande rifugio scavato nella roccia. Negli interni ritornano terracotta, tappeti sardi, travi in ginepro, mobili rustici e grandi aperture sul mare.

Il lusso non è aggiungere ma togliere, fino a far sembrare l’architettura un elemento naturale del paesaggio. Oggi, dopo il rilancio firmato Cheval Blanc-LVMH, questo spettacolare albergo continua a rappresentare un’idea di lusso discreto e silenzioso, dove protagonista resta sempre la natura.

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Terza tappa. Casa Renaredda e il mondo organico di Jacques Couëlle

Proseguendo verso Porto Cervo il paesaggio cambia ancora. Le linee diventano curve, i muri sembrano modellati con le mani, le finestre non hanno quasi mai la stessa forma. È il territorio di Jacques Couëlle, che si definiva più scultore che architetto. La sua Casa Renaredda, affacciata su una piccola spiaggia privata, si sviluppa come un ferro di cavallo aperto verso il mare. Le ali della casa si piegano seguendo il terreno, una scala a chiocciola gira intorno al camino, le gallerie collegano gli ambienti come in un piccolo borgo e la copertura sembra muoversi indipendentemente dalle stanze. Non esistono prospetti principali: ogni lato dialoga con il paesaggio. Poco più avanti compare il suo capolavoro, Cala di Volpe. Da lontano sembra un villaggio di pescatori; da vicino rivela una straordinaria macchina scenografica fatta di archi irregolari, torri, ponti, passaggi coperti e terrazze sospese.

Quarta tappa. Le case invisibili di Savin Couëlle

Il viaggio continua seguendo strade secondarie, quelle dove le ville si intravedono appena tra ginepri e olivastri. Qui lavora Savin Couëlle, che eredita dal padre il gusto per le forme organiche ma lo rende ancora più radicale. Casa Wood sembra appoggiata tra i massi della Gallura: legno, granito e intonaco bianco si alternano senza soluzione di continuità, mentre pergolati e terrazze diventano stanze all’aperto. Poco distante, Casa in Sanatorio dissolve definitivamente il confine tra edificio e natura. Non si entra in una casa: si attraversa un paesaggio fatto di cortili, muri, scale e pergole.

Quinta tappa. Busiri Vici e il Mediterraneo immaginato

L’ultima deviazione porta verso il mondo elegante di Michele Busiri Vici. La sua Casa Studio è un laboratorio di archi, logge e superfici bianche che ritroveremo in tutta la Costa Smeralda. Il quartiere Sa Conca si sviluppa come un piccolo villaggio, con piazzette e percorsi che seguono il profilo della collina invece di modificarlo. Poi arriva Villa Bettina, una delle più raffinate interpretazioni dell’abitare mediterraneo, dove ceramiche, pergolati, camini e terrazze costruiscono un equilibrio quasi silenzioso tra architettura e paesaggio. Il viaggio termina al Romazzino. Più che un hotel è una passeggiata: corti, logge, porticati, archi e terrazze accompagnano lo sguardo verso il mare senza mai cercare di dominarlo.

Alla fine ci si accorge che la Costa Smeralda non è un insieme di edifici ma un unico progetto lungo venti chilometri, costruito da Vietti, Jacques e Savin Couëlle, Busiri Vici e dal Consorzio come un grande racconto corale. Perché il vero capolavoro della Costa Smeralda è il dialogo continuo tra architettura e natura: un museo a cielo aperto dove ogni curva della strada regala una lezione di design mediterraneo ancora sorprendentemente contemporanea.