La località della Basilicata è il centro “minore” italiano che riscuote il massimo interesse web (Holidu). Dal Cristo Redentore ai nuovi sentieri ciclabili, dalle taverne storiche al Crithmum – il “liquore del mare” – un racconto che intreccia bellezza e identità.

È la più cercata d’Italia tra le piccole località. Con oltre 111mila ricerche mensili da inizio anno, secondo il portale per le vacanze Holidu, Maratea ha conquistato il podio tra le località italiane sotto i 5mila abitanti più cliccate online, superando icone come San Vito Lo Capo e Positano (al secondo e terzo posto). Un dato che conferma un desiderio diffuso: oggi si ha bisogno di bellezza vera. La “Dea del Mare”, come era chiamata in passato, è esattamente questo. Ha la fama di rifugio e buen retiro, è una soglia tra la montagna e il mare, sospesa tra fede, natura e tradizioni che resistono al tempo. L’unico borgo della Basilicata, inserito tra i borghi più belli d’Italia e che ha conquistato il titolo onorifico di città, ad affacciarsi sul mar Tirreno, conserva il fascino dei luoghi che accolgono senza invadere, che proteggono senza trattenere. Per questo è scelta anche da numerosi personaggi vip, in cerca di isolamento, riposo e stimoli. Cesare Cremonini, ad esempio, ci torna tutte le estati – suo padre aveva acquistato una casa – per rigenerarsi dopo un tour. E fu proprio durante uno dei primi soggiorni, nel 1995, che scrisse la canzone “Vorrei”, ispirato dalla quiete del paesaggio.

Un legame, quello tra viaggiatori e autenticità, sempre più ambito. Secondo Airbnb, per questa estate, questo valore è fondamentale: il 60% degli intervistati infatti lo considera l’elemento decisivo nella scelta della destinazione, insieme alle esperienze da vivere sul posto (importante per l’85% delle famiglie). Maratea, con il suo equilibrio raro tra costa e natura, silenzio e sapori, interpreta perfettamente questa visione. Non a caso è parte attiva del progetto “Basilicata Rurale – Rete rurale dell’accoglienza per turisti, viaggiatori, curiosi”, sostenuto dal PSR Feasr, che valorizza le aree interne, le tradizioni agricole, l’ospitalità diffusa e il ritmo lento dell’esperienza. Un’iniziativa che unisce comunità e territorio, mettendo al centro l’incontro, la memoria, la riscoperta.

 

Maratea e il Cristo dall'alto (foto Apt Basilicata)
Maratea e il Cristo dall’alto 

Trenta chilometri di costa con il verde che s’inchina al blu, e il mare che si infila tra le rocce e cambia colore con la luce. Un confine stretto tra Basilicata e Calabria, attraversato dal fiume Noce e lambito da tre grandi parchi nazionali – il Pollino, il Cilento e l’Appennino Lucano – in attesa di un quarto: l’area marina protetta di Maratea. Diverse le frazioni a creare una mappa di emozioni più che di strade. Ed ecco Acquafredda, con le sue spiaggette incastonate fra le rocce e diverse grotte marine come la Grotta del Sogno, una delle più imponenti della costa; Fiumicello con la spiaggia più grande, circondata da una fitta vegetazione. Seguendo la litoranea in direzione Sud si giunge alla frazione di Cersuta. Qui, da non perdere, lo Sky Walk Cersuta, una passerella in vetro sospesa sul Golfo di Policastro che regala una delle viste più vertiginose e affascinanti del Sud Italia. Insomma, un po’ ovunque il paesaggio si attraversa con lo sguardo.

Ma Maratea (marateawelcome.it) ha un altro sguardo, più alto, più solenne. È quello del Cristo Redentore che svetta sulla cima del Monte San Biagio, a 644 metri d’altezza. Scolpito negli anni Sessanta da Bruno Innocenti, è tra le statue più grandi d’Europa dedicate a Cristo e, con i suoi 22 metri, ricorda il Cristo carioca sulla cima del monte Corcovado a Rio de Janeiro. Ma non è solo una questione di misure. Qui ogni dettaglio ha un senso. Le braccia spalancate -19 metri di apertura – evocano un abbraccio. Il volto, largo 3 metri, rivolto all’entroterra ricorda le radici contadine di questo territorio, più legate alla pastorizia che alla pesca. I piedi nudi poggiano direttamente sulla roccia, senza piedistallo, a indicare un gesto di umiltà che lo radica al suolo e al popolo, mentre il piede sinistro spunta dalla tunica, simbolo di accoglienza. I capelli sono corti, per non mostrare, forse, che la statua è di spalle rispetto a chi la guarda dal mare. Eppure, grazie a un gioco prospettico, da lontano sembra rivolto anche a chi arriva dall’acqua. Poco più sotto, la basilica eretta sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Minerva, porta il nome del Santo protettore e ne conserva le reliquie nella Cappella Regia, accanto a una preziosa statua d’argento realizzata nel 1974.

Lo sguardo sulla costa

Da qui, lo sguardo abbraccia l’intera costa e, nelle giornate limpide, si spinge fino a Punta degli Infreschi, ai monti del Pollino e a quelli dell’Orsomarso e, soprattutto, all’isola di Santo Janni, un piccolo universo selvaggio. Deve il nome a una cappella antica dedicata a San Giovanni. Un tempo abitata da conigli selvatici, oggi è rifugio per specie rare, come la lucertola dal ventre azzurro, chiamata affettuosamente “drago”. Secondo una leggenda, Ulisse vi si fermò nel viaggio di ritorno a Itaca. In epoca romana, era un centro di produzione del garum, la celebre salsa a base di interiora di pesce amata nelle cucine degli antichi romani, e sono stati rinvenuti resti di vasche utilizzate per la lavorazione. I fondali dei dintorni, inoltre, hanno restituito anfore per il trasporto del vino e dell’olio e sessanta ceppi di ancore greche e romane in piombo.

 

 

Scendendo, poi, verso il borgo, Maratea cambia registro, ma non incanto. Il centro storico è un labirinto gentile: strade in pietra, archi, scalinate, balconi fioriti, colori pastello e l’odore dolce dei “bocconotti” appena sfornati. Alla Pasticceria Panza, in uno dei vicoli, da oltre sessant’anni, si prepara questo dolce di pasta frolla ripieno di crema e amarena o cioccolato. Un tempo, era soprannominato il “dolce del pastore” perché si portava durante la transumanza, farcito con sanguinaccio e mela cotogna. Pochi passi e si è in Piazza Buraglia, intima e raccolta, spesso paragonata alla piazzetta di Capri, per la sua atmosfera sospesa nel tempo. Tutto intorno, aprono le porte chiese e cappelle, tanto che la cittadina ha guadagnato pure l’appellativo di “città delle 44 chiese”. Spicca quella dell’Annunziata, con la cupola maiolicata gialla e verde, e due leoni medievali che sorvegliano l’ingresso. Da non perdere anche Santa Maria Maggiore e il Santuario della Madonna degli Ulivi, incastonato tra le colline.

Il “salotto turistico”

La sera ci si ritrova al Porto, con il porticciolo ricostruito dopo la mareggiata del 1987, un vero e proprio “salottino turistico”, con i suoi locali dove sorseggiare aperitivi e drink, i numerosi spettacoli estivi (tra questi, Maratea Yellow Book Marine, festival letterario, dal 10 al 12 agosto, ideato da Simona Bonito e Piera Carlomagno, con ospiti come Maurizio De Giovanni). È anche punto di partenza di numerose escursioni alla volta degli angoli più incontaminati della costa. Qui ha sede l’Associazione Sportiva Fly Maratea che organizza tour in kayak. Per gli sportivi e gli appassionati di bicicletta, invece, non mancano i sentieri e gli itinerari. Come “Basilicata Coast to Coast”, dal nome del famoso film del regista e attore lucano Rocco Papaleo, un itinerario tracciato e segnalato che collega tredici comuni da Maratea a Novasiri, lungo le valli del Noce e del Sinni. Lungo il percorso si sviluppano progetti di mobilità dolce, come la ciclovia parallela, già in parte finanziata, che permetterà di attraversare il territorio in sella a una bici, pedalando tra vigneti, uliveti, paesi silenziosi e antiche masserie.

 

Il Cristo di Maratea alto 22 metri (ph Antonio Calbi)
Il Cristo di Maratea alto 22 metri (ph Antonio Calbi) 

 

Un viaggio lento che restituisce senso allo spostarsi. Proprio come il gusto, che da queste parti non è solo piacere, ma memoria, identità, racconto. Nei vicoli del borgo spiccano gastronomie e negozietti che propongono formaggi – su tutti il caciocavallo podolico, che prende il nome dalla razza bovina allevata in zona allo stato semibrado -, i peperoni cruschi di Senise, i fagioli di Sarconi. Alla Taverna di Zu Cicco, nel cuore del centro storico, il mare si può anche bere. I proprietari hanno ideato uno dei prodotti più originali del territorio: il Crithmum, detto il “liquore del mare”. Deriva dal Crithmum maritimum, una pianta tenace che cresce tra le fessure delle rocce, impregnata di salsedine e sole. Il risultato è un digestivo aromatico, dal gusto salmastro, che racchiude l’essenza della costa in un sorso.

I vicoli da scoprire

In un altro vicolo discreto, si trova la Taverna Rovita, un tempo frateria settecentesca, oggi riconosciuta tra i ristoranti storici d’Italia, con piatti che rendono omaggio alla lucanità, reinterpretata con estro. Non mancano i sapori più veraci, come la treccia della frazione di Massa, da assaggiare al Casale De Filippo, dove i profumi del latte fresco e della manualità contadina si fondono in un equilibrio perfetto. Ma anche i sogni sono cullati. Alla Tenuta Palmieri, adults only, immersa in una pineta che profuma di resina e affacciata sul mare, il risveglio è lento, tra dolci fatti in casa e colazioni con i prodotti locali. Per chi cerca design e bellezza anche nei dettagli, c’è La Casa di Maratea: una residenza vista mare che è anche una collezione d’autore. Ogni stanza custodisce oggetti di Sottsass, Gio Ponti, Gae Aulenti, Rietveld, libri d’arte, arredi ricercati e una terrazza che sembra galleggiare sull’orizzonte.

Forse è per tutte queste cose che, tra decine di destinazioni da sogno, la perla lucana è diventata una delle mete più desiderate d’Italia: perché restituisce l’essenziale. Discreta, profonda, vera. E, proprio per questo, sempre più cercata. E sempre più trovata.