In campagna vicino Roma l’agriresort con ristorante rurale, piscina e pic nic in pineta

In campagna vicino Roma l’agriresort con ristorante rurale, piscina e pic nic in pineta

A pochi chilometri da Tivoli c’è La Cerra, partito come azienda agricola 70 anni fa e ora aperto per accoglienza di livello nel verde. Cottage tra i boschi, piscina panoramica, escursioni e pranzi al sacco, ma anche un ristorante con prodotti di casa e ricette tiburtine.

Non esistono (quasi) più gli agriturismi di una volta. E meno male, verrebbe da dire. Mentre la prospettiva di investire sulla campagna alzando al contempo l’asticella di ospitalità e ristorazione è sempre più attraente, si fanno più raffinate anche le richieste del pubblico. Li chiamano spesso ‘agriresort’, come nel caso de La Cerra, una struttura rurale a una 40ina di chilometri da Roma e a molti meno dall’affascinante Tivoli, zeppa di tesori Unesco, che da vent’anni è un’ottima via di fuga dalla canicola della Capitale. Ha una piscina panoramica con vista sui boschi, una pineta ombreggiata con possibilità di pic nic, e un ristorante di cucina rurale che lavora i prodotti di casa.

Aperitivo all'Agriresort La Cerra
Aperitivo all’Agriresort La Cerra

 

Storia de La Cerra, da azienda agricola ad agriresort

L’azienda agricola esiste dal ’67, e dunque sta per festeggiare i suoi primi 60 anni, ma è da un ventennio che Paolo De Luca Fabiola De Micheli hanno puntato sull’ospitalità. Piuttosto raffinata, pur trovandosi nel verde della Strada di San Gregorio da Sassola, nei pressi della cittadina della Villa Adriana. Un totale, oggi, di una cinquantina di ettari in cui sono disposti 22 piccoli cottage indipendenti, accomodati intorno a un borgo centrale, col tutto supervisionato da Beatrice De Luca. Tratteggia: “Il nostro stile? Unisce semplicità contadina e comfort contemporaneo”, in un agriresort attivo tutto l’anno che d’estate risulta però particolarmente piacevole.

 

Accoglienza all'Agriresort La Cerra
Accoglienza all’Agriresort La Cerra

 

Ortaggi, allevamento e trasformazione: l’agroalimentare nella campagna di Tivoli

A La Cerra c’è un orto sinergico — impostato secondo i principi del minimo intervento, con varietà scelte per ‘funzionare’ bene insieme le une alle altre e con la fauna locale — uliveti per la produzione dell’olio, un pollaio per le uova, apiari per il miele e vari settori d’allevamento. Parliamo di bovini, ovini, volatili e suini di razza Cinta Senese, che soddisfano per buona parte le necessità del ristorante, di cui diremo, in termini di fresco e stagionato. I prodotti, oltre che a tavola, si possono trovare nel Punto Genuinità, un piccolo spaccio dove scoprirli e fare la spesa per casa.

 

Pomodori col riso dell'Agriresort La Cerra
Pomodori col riso dell’Agriresort La Cerra

 

L’accoglienza in agriturismo, tra piscina, spa e attività

A chi raggiunge l’agriresort si aprono diverse possibilità, per una o più giornate da trascorrere in pace. Mentre per i ‘grandi’ c’è la bella piscina, la spa con bagno turco e sala massaggi, i bambini sono accolti tutti i fine settimana in un mini club con animatori e attività organizzare. La fattoria didattica propone poi esperienze in apiario e corsi di cucina, a cui si aggiunge una parte dedicata agli sportivi.

 

La piscina dell'Agriresort La Cerra
La piscina dell’Agriresort La Cerra

In particolare agli appassionati di equitazione, con un centro di alto livello con scuola specializzata nella monta inglese e nel cross country. Senza trascurare le semplici passeggiate a cavallo nei dintorni, tra cipressi e fioriture selvatiche. 

Cosa si mangia, per pranzo, cena e aperitivo, a La Cerra

In cucina si trasformano i prodotti della tenuta, insieme a quelli di piccoli fornitori fidati a breve distanza, che servono per gli affondi nei ricettari tiburtini. Le proposte estive? Il fusillone con fiori di zucca, zucchine, alici di Anzio e pomodorini semi secchi, poi i cappelletti fatti a mano e i ghiozzi tiburtini all’arrabbiata; come anche le polpette di agnello alla cacciatora, il coniglio in umido alla Sabinese nonché la pesca Melba della casa, con pesca sciroppata di Leonforte (antipasti 11-20€, primi 13-15€, secondi 12-18€, dessert 5-7€).

 

Pic nic all'Agriresort La Cerra
Pic nic all’Agriresort La Cerra

 

Dal 4 luglio al 13 settembre, tuttavia, si presentano possibilità extra. Ad esempio l’aperitivo in pineta del venerdì e del sabato — con formula fissa a 35€, teli e sedute all’ombra degli alberi e pure musica e intrattenimento — oppure il pic nic ‘pronto all’uso’, prenotabile durante tutta la settimana.

 

 

Extraordinary Asia

Extraordinary Asia

Un viaggio in Asia è un’esperienza fatta di antiche tradizioni e tecnologia del futuro, filosofia e spiritualità, paesaggi millenari e metropoli moderne: ti stimola i sensi e ti arricchisce l’anima.

Scopri gli angoli più affascinanti dell’Indocina tra pagode, templi immersi nella giungla, città coloniali e siti archeologici come Angkor. Esplora i villaggi rurali del Delta del Mekong e naviga nella mitica Baia di Halong.

Percorri un singolare itinerario che unisce il Nord e il Sud dello Sri Lanka, da Colombo a Jaffna e fino a Galle, attraverso siti Patrimonio Unesco e meravigliosi paesaggi.

E lasciati affascinare dalla magia dell’autunno in Giappone, con un viaggio che da Tokyo ti porta ad Osaka, attraversando il Paese e visitando luoghi e monumenti significativi della sua tradizione culturale e della sua storia.

L’Asia: non si visita, si vive. Se non ci sei mai stato, preparati a cambiare prospettiva.

Karpathos, terra di contrasti tutti da scoprire

Karpathos, terra di contrasti tutti da scoprire

Volare a Karpathos vale il prezzo del biglietto. L’isola greca del Dodecaneso, immersa nel mare Egeo sulla rotta tra Creta e Rodi, entra nel cuore di chi la visita con la sua autenticità, con la sua natura selvaggia e le sue acque cristalline. Un’isola complessa e semplice allo stesso tempo, ricca di contrasti che invitano alla scoperta, di colori così diversi, di villaggi che la rendono tante destinazioni in una, di persone accoglienti, di buon cibo e di rintocchi di campane che scandiscono il tempo.

Non è semplice comprimere Karpathos in poche righe. È facile però lasciarsi ammaliare dalle mani delle donne greche che preparano i Makarounes e li fanno essiccare al sole, dalle scogliere selvagge che improvvisamente lasciano spazio a spiagge dorate, dal bianco e dal blu degli edifici che restituiscono tutto l’orgoglio dei greci che, non potendo far sventolare i propri colori in tempo di guerra e occupazione, hanno trasformato case, strade e chiese in un’unica grande bandiera.

I turisti italiani che scelgono Karpathos sono tanti, così come in molti arrivano sull’isola greca dal Nord Europa. I voli diretti durante la stagione estiva favoriscono i viaggi dall’Italia: gli aeroporti di Napoli, Venezia, Bergamo, Milano, Bologna, Verona offrono collegamenti diretti con l’isola, che è raggiungibile ovviamente anche con altre soluzioni come lo scalo ad Atene o il traghetto da Rodi. Karpathos conta circa seimila abitanti che triplicano durante l’estate, alcuni villaggi ‘riaprono’ letteralmente solo nei mesi estivi per mostrarsi al mondo in tutta la loro forza, unicità e tenacia.

Karpathos per tutti

Non siamo in un’isola preda del turismo di massa come tante destinazioni greche, soprattutto in estate. Karpathos è un’isola per tutti, da ogni punto di vista. È ideale per le famiglie, che possono scegliere uno degli hotel in formula villaggio, soprattutto nella capitale Pigadia, godendo così di spiagge, spa ed ogni comfort. Senza trascurare, attenzione, escursioni e visite mirate nei luoghi e nei villaggi più caratteristici dell’isola. È perfetta per chi ama il mare: l’acqua è turchese, bellissima, e le spiagge sono di sabbia dorata o di piccoli ciottoli, e sono tante. Puoi sceglierne una ogni giorno e godere sempre di un panorama diverso, di una sensazione diversa sulla pelle. È la meta di chi fa sport: il clima ventoso, soprattutto in alcune zone, rende Karpathos meta di appassionati di surf, kitesurf, windsurf e tutto quanto prevede la presenza di vento. Anche i curiosi di iniziare queste discipline trovano sull’Isola la possibilità di farlo. E non dimentichiamo il trekking. È una vacanza di coppia, romantica, tranquilla e vitale allo stesso tempo, con appartamenti e suite con vista mare. È una destinazione per gruppi che qui trovano tante esperienze diverse in grado di accontentare tutti: degustazioni in cantina, escursioni e pernottamenti nei villaggi, un mix di mare, cultura ed enogastronomia capace di regalare emozioni a ciascuno. E, non da poco, ci sono strutture di ogni tipo e per tutti i budget: alberghi due e tre stelle, appartamenti, hotel cinque stelle, luxury suites, villette. Ogni turista può trovare a Karpathos la struttura ideale, con la sicurezza di incontrare sempre e comunque l’ospitalità tipica dei greci e il mare a due passi.

Villaggio dopo villaggio, spiaggia dopo spiaggia

Chi vola a Karpathos non può non affittare un’automobile (meglio l’auto di uno scooter per muoversi sulle strade e nel vento dell’Isola) e spostarsi di villaggio in villaggio.

Da Pigadia, la capitale, il cuore dell’Isola, dove c’è anche l’aeroporto, è possibile spostarsi di pochi chilometri e raggiungere Menetes, 350 metri sopra il livello del mare, case bianche e finestre azzurre che fanno da contraltare ad una natura selvaggia e rigogliosa. Costruito nel Medioevo dagli isolani in ritirata dai continui attacchi dei pirati, il pittoresco villaggio dona ai turisti una vista spettacolare e scorci che faticheranno a dimenticare. A dominare Menetes, la chiesa di Panagia con la sua terrazza panoramica dove non potranno mancare foto ricordo del colorato villaggio.

Di qui tappa nel villaggio di Arkasa dove passeggiare nel sito archeologico dell’acropoli della città antica di Arkesia, sulla scogliera rocciosa che tende al mare, rendendo vivi quei contrasti di ambienti e panorami tipici di Karpathos.

E poi passaggio obbligato a Finiki, il villaggio dei pescatori, sul lato occidentale dell’isola. Una vera e propria piccola oasi di pace e relax, tra bar e taverne dove mangiare e bere con gli occhi e il cuore puntati sul piccolo porto e sul mare. Un mare turchese, tipico di tutta l’Isola, che lambisce una spiaggia color dell’oro attrezzata con ombrelloni e lettini. Il posto ideale per chi sogna una vacanza o un paio di giorni di totale tranquillità.

Continuando a risalire la costa ovest di Karpathos, meta che tanti turisti apprezzano è la spiaggia di Lefkos, una piccola baia che splende nella natura selvaggia. Ideale per le famiglie e per le coppie che non amano perdersi nella movida o nel caos, la spiaggia di Lefkos, o meglio le tre spiagge di Lefkos, sono un piccolo paradiso di ciottoli e di sabbia bianca che d’estate si sveglia per abbracciare i turisti.

Il viaggio prosegue verso nord fino ad Olympos, la vera essenza di Karpathos, la culla delle tradizioni millenarie dove il tempo, in parte, sembra essersi fermato, dove un popolo si è arroccato per difendersi dagli attacchi dei pirati. A più di 300 metri di altezza, le donne di Olympos ti accolgono tra vicoli, bar e case trasformate in negozi di souvenir o taverne, con un bicchiere di rakì o con i makarounes stesi al sole. Camminare in questo villaggio è una scoperta continua, un’emozione che porta i visitatori avanti e indietro nel tempo, rapiti dai costumi, dai racconti e dal mare che resta sempre sullo sfondo di affacci e balconi in uno scontro naturale con la roccia scoscesa. Qualunque sia la durata della vacanza, qualunque sia l’itinerario costruito, una visita al villaggio di Olympos non può e non deve mancare.

Dopo il tour sul fronte occidentale, è ora di scoprire le bellezze che riserva la costa est di Karpathos. E la spiaggia di Amoopi ne è un esempio. Riparata dai venti, amata per la sabbia finissima e il mare blu, Amoopi è sempre affollata ma merita decisamente di entrare tra le tappe di una vacanza a Karpathos. Altra spiaggia meravigliosa è

Kira Panagia, incastonata tra le rocce come uno scrigno di acqua limpida. Qui la spiaggia lascia spazio ai ciottoli che mantengono intatto il fascino di uno spazio quasi antico, non scalfito dal tempo e dall’uomo. Non solo mare, a Kira Panagia (ma non solo) spazio anche allo snorkeling.

Sempre ad est, il villaggio di Aperi che fu costruito in maniera tale che non fosse visibile dal mare, sempre per sfuggire agli attacchi incessanti dei pirati. Le passeggiate immersi nella natura, i colori luminosi, la chiesa di Kyra Panagia con la sua cupola rossa, il trekking, il profumo degli agrumi e le vie labirintiche tipiche dei villaggi greci fanno di Aperi uno dei punti saldi di chi visita l’Isola.

Passione cibo

Non si può parlare di Grecia senza parlare di cibo. Ogni ristorante, ogni taverna, ogni locale offre ai turisti piatti genuini che riflettono l’autenticità della gente dell’isola: makarounes serviti con formaggio e cipolla, insalata greca (feta, cetrioli, pomodori, cipolla… ma ogni villaggio ne ha una sua variante), Moussaka (melanzana, carne macinata e besciamella), Souvlaki (spiedini di carne e verdura), Saganaki (formaggio fritto), solo per citarne alcuni. La sensazione nei ristoranti di Karpathos, che sia a Pigadia o in un altro villaggio, è sempre quella di assaporare lo spirito greco, di gustare l’essenza più vera di una terra accogliente e ospitale. E se la cena è accompagnata da un tramonto sul mare, o se il pranzo è accompagnato dalla musica tipica del posto, allora la magia è completa.

Infine…

Karpathos seduce. Non è l’Isola di chi cerca il divertimento ‘sfrenato’ ma è sicuramente la destinazione di chi sogna una vacanza in Grecia. Qui il cibo, il mare, la storia, la cultura, la natura si fondono in un’unica terra. I panorami selvaggi che accompagnano il viaggio tra un villaggio e l’altro riportano i turisti indietro nel tempo, ad un amore primordiale con la nostra essenza più vera. E poi le spiagge, tutte diverse e bellissime, l’ospitalità, la musica, il vento che accarezza le case bianche e blu e rende più facile e piacevole passeggiare sotto il sole estivo. Karpathos innamora.

 

La spiaggia di Cavoli, dove il relax incontra la festa all’Elba

La spiaggia di Cavoli, dove il relax incontra la festa all’Elba

La spiaggia di Cavoli incanta con un mare cristallino, il clima mite e un mix unico di relax, natura e divertimento sull’Isola d’Elba.

Nel cuore dell’Isola d’Elba si apre una baia che più di ogni altra incarna il fascino mediterraneo: è la spiaggia di Cavoli, dove il mare sembra farsi specchio del cielo e la sabbia dorata invita a lunghi pomeriggi senza pensieri, rinomata meta balneare amatissima da chi cerca relax e adorata da chi non rinuncia al divertimento.

Protetta a nord dal maestoso Monte Capanne ed esposta al sud, gode di un microclima invidiabile che rende piacevoli i bagni fin dall’inizio della primavera: non è raro vedere i primi asciugamani stesi già a marzo, mentre il profumo della macchia mediterranea si mescola con la brezza marina. Il segreto sta nella posizione strategica, che la ripara dai venti freddi e regala giornate calde e luminose anche quando altrove la bella stagione sembra ancora lontana.

Una bellezza naturale modellata dal granito

Il nome stesso della spiaggia affonda le radici nella storia: “Cavoli” deriva infatti da “cavili“, i blocchi di granito che un tempo venivano estratti nella zona e che testimoniavano l’antica attività estrattiva dell’isola. Oggi, invece, a dominare lo scena sono la sabbia granulosa (quella meravigliosa sabbia che non si incolla alla pelle) e l’acqua cristallina, resa ancora più trasparente dai fondali bassi e rocciosi proprio davanti alla riva.

Cavoli si distende per oltre 350 metri, e abbraccia un’insenatura spettacolare dove la natura si esprime con generosità rara. Il lato est, più ampio e attrezzato, ospita diversi stabilimenti balneari, punti ristoro e servizi di ogni tipo, mentre il tratto ovest, più raccolto, offre un angolo di spiaggia libera ideale per chi cerca un po’ di pace, magari con un buon libro sotto l’ombrellone.

Ai margini, le scogliere diventano un vero e proprio punto di ritrovo per chi ama prendere il sole lontano dalla confusione o per chi non resiste alla tentazione di un tuffo dalla roccia.

La Grotta Azzurra, il segreto nascosto tra le onde

Come se la spiaggia non fosse già abbastanza affascinante, sul lato orientale si apre un gioiello nascosto che pochi conoscono davvero: la Grotta Azzurra, conosciuta anche come Grotta di Mare.

Accessibile solo via mare (in pedalò, in kayak o con una piccola barca) regala un’esperienza che ha il sapore del segreto svelato: le pareti rocciose si tingono di riflessi blu e turchesi, e chi ha la fortuna di entrarvi quando la luce è giusta può comprendere cosa significhi davvero immergersi nella magia.

Famiglie, giovani e beach party

Panorama della spiaggia di Cavoli sull'Isola d'Elba
Veduta panoramica della spiaggia di Cavoli

Nonostante le acque calme e sicure la rendano perfetta anche per le famiglie con bambini, Cavoli è considerata la spiaggia più mondana dell’Elba: nei mesi di alta stagione, in particolare tra luglio e agosto, il litorale si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto con aperitivi al tramonto, DJ set, musica live, cocktail sotto le stelle. È il luogo dove i giovani si incontrano, l’energia si mescola alla leggerezza e ogni giornata può diventare una festa.

E la magia di Cavoli è proprio questa: proporre esperienze differenti a seconda di ciò che si desidera. Silenzio al mattino, ritmo al pomeriggio, poesia al tramonto.

Come raggiungere la spiaggia di Cavoli

Arrivare a Cavoli è piuttosto semplice, anche se in piena estate serve un po’ di pazienza. La spiaggia si trova a circa cinque chilometri da Marina di Campo, lungo l’anello occidentale dell’isola, ed è ben segnalata.

È possibile arrivarvi in auto, in scooter o con gli autobus del servizio locale. I parcheggi non mancano, ma nelle giornate più affollate trovare posto può essere complicato. I più organizzati parcheggiano lungo la strada provinciale e raggiungono la spiaggia a piedi, seguendo i sentieri che scendono tra i cespugli di ginepro e lentisco.

Alle Maldive nasce .Here: il nuovo indirizzo del lusso iper-esclusivo su isola privata

Alle Maldive nasce .Here: il nuovo indirizzo del lusso iper-esclusivo su isola privata

Sarà operativo da dicembre 2025 .Here, nuovo private island resort che punta a ridefinire i parametri del lusso contemporaneo alle Maldive. Distribuito su due isole naturali all’interno di una Riserva della Biosfera UNESCO, il progetto nasce con l’obiettivo di offrire un’esperienza intima, discreta e altamente personalizzata, in un contesto che fonde natura, design e comfort all’estremo.

Le due isole, “Somewhere” e “Nowhere”, ospiteranno nove residenze con bar e ristorante dedicati. L’atmosfera è quella di un rifugio esclusivo pensato per viaggiatori esigenti, con spazi privati che si sviluppano tra giungla e mare, ville overwater e beach villas combinate, infinity pool sospese, aree relax, cucina interna e servizio di maggiordomo personale (Roohu) disponibile 24 ore su 24. I clienti avranno anche accesso alle strutture del vicino resort Finolhu Baa Atoll, per un’esperienza che alterna riservatezza e dinamismo.

“Somewhere” propone sette ville con ampie metrature, fino a quattro camere da letto e piscine di 47 metri. “Nowhere”, invece, è concepita come esperienza completamente privata, con due sole residenze: una villa overwater da 1.000 mq e la Presidential Villa da 2.400 mq, cinque camere, spiaggia privata e piscina da 28 metri. Qui trovano spazio anche la Fehi Spa e il centro fitness dell’isola. La proposta wellness fonde tradizione locale e tecnologie moderne, con trattamenti personalizzati ispirati al concetto di dualità, vero filo conduttore dell’intero resort.

Tutto ruota intorno all’idea di lusso su misura, che si ritrova anche nell’offerta gastronomica del ristorante Safar: piatti fusion, menù personalizzati, servizio in villa, barbecue privati e picnic sulla spiaggia. La progettazione degli spazi è affidata allo studio britannico Muza Lab, che firma un design ispirato ai materiali e ai colori del luogo, richiamando elementi dell’artigianato e della tradizione maldiviana.

Raggiungibile in 30 minuti di idrovolante da Malé, .Here si propone come un nuovo punto di riferimento per chi cerca esclusività, esperienza e autenticità in uno dei contesti naturali più spettacolari del mondo.

Tesori, ruderi e… fantasia: una passeggiata alla scoperta della Milano romana

Tesori, ruderi e… fantasia: una passeggiata alla scoperta della Milano romana

Dalle colonne di San Lorenzo ai preziosi mosaici della cappella di Sant’Aquilino, passando per l’area archeologica di via Brisa: un salto nel tempo per ammirare la maestosa Mediolanum del III secolo.

Alla fine del III secolo d.C., quando Mediolanum era la capitale dell’impero romano, la città doveva essere maestosa. Protetta da una doppia cerchia di mura, ospitava un circo lungo 460 metri dove si correvano spettacolari gare di bighe e quadrighe, un sontuoso palazzo imperiale che fungeva da residenza dell’imperatore Massimiano e da centro amministrativo, un teatro, un anfiteatro, numerosi templi pagani e, naturalmente, il foro, cuore politico e simbolico dell’urbe, situato esattamente dove oggi si trova la Biblioteca Ambrosiana, all’incrocio fra cardo e decumano. Il poeta Ausonio non esitò a celebrarne la bellezza: «Ogni cosa è degna di ammirazione», scriveva, a partire dalle sue costruzioni, «una più imponente dell’altra, come se fossero tra loro rivali» tanto che neanche l’accostamento con Roma ne poteva ridurre la grandezza.

Purtroppo oggi di quel passato glorioso non è rimasta che qualche traccia. Due torri, un’infilata di colonne, un mosaico integro e qualche lacerto, alcuni frammenti di fondamenta diventati nel Novecento siti archeologici. Nonostante questo, un ciclo di itinerari artistici attraverso la città non può che cominciare dai resti imperiali, recentemente valorizzati da una serie di pannelli informativi posizionati nei luoghi chiave della Milano romana dal Museo Archeologico. «In effetti è rimasto poco – spiega Anna Provenzali, conservatrice del Museo Archeologico e guida di questo primo percorso estivo –. E i motivi sono principalmente due: la scarsità di materiale da costruzione, che spinse gli stessi romani a smatellare interi edifici per recuperare nuove pietre, e alcuni atti legislativi che, insieme all’editto di Tessalonica, portarono all’abbandono dei templi che costellavano la città. Prima fu interrotta la manutenzione, poi soppressa l’elargizione dei fondi e infine, nel 391 d.C., fu proibito il culto pagano. Così gli edifici sacri divennero vere e proprie cave da cui attingere prezioso materiale che oggi ritroviamo altrove».

 

Le colonne di San Lorenzo
Le colonne di San Lorenzo

Un esempio evidente è la basilica di San Lorenzo, punto di partenza della passeggiata. Le celebri colonne antistanti, oggi rumoroso ritrovo serale, provengono da un tempio del II secolo d.C e furono riutilizzate come ingresso monumentale del quadriportico della chiesa originaria (la facciata attuale risale all’Ottocento). «Le fonti antiche la descrivono come la chiesa più bella d’Italia, interamente decorata all’interno con nastri di marmo policromo e mosaici. Di queste decorazioni restano solo le due lunette della cappella di Sant’Aquilino, dove sono custodite le reliquie del santo, simili per qualità a quelle di Ravenna. Consiglio di visitarla la mattina presto quando la luce filtra dalle finestre e illumina tutto lo spazio. Da non perdere anche il portale che collega l’atrio alla cappella, anche questo fatto con materiale riutilizzato. Ci si è chiesto perché costruire una chiesa così sfarzosa fuori dalle mura: si pensa che avesse una funzione funeraria e fosse un mausoleo imperiale per la famiglia di Teodosio».

E se la statua di Costantino da Terano che si staglia davanti all’ingresso della chiesa è una copia voluta da Mussolini e posizionata nel ‘36, è originale il tratto di torre appartenente al circuito romano tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. che si nasconde al Carrobbio, dietro l’hotel Ariston. Per scorgerla bisogna posizionarsi all’inizio di via Medici e guardare oltre il dehors dell’albergo, sulla parete dell’edificio che ospita il ristorante Pane e Vino. Una parte delle fondamenta si possono vedere anche dall’interno del locale, che consente ai visitatori di scendere in cantina.

Proseguendo lungo via del Torchio e via Circo si passa accanto a ciò che resta del circo romano per raggiungere il Museo Archeologico, tappa fondamentale per ricostruire la storia della città grazie anche al grande plastico in legno che all’ingresso mostra la sovrapposizione tra la planimetria moderna e quella della città duemila anni fa, restituendo in un colpo d’occhio l’idea della sua antica grandiosità. Nelle sale di corso Magenta 15 si conservano reperti eccezionali – sono di epoca imperiale due pezzi unici come il Piatto di Parabiago e la Coppa Diatreta, raffinato vaso di vetro policromo con la scritta “Bevi che tu possa vivere molti anni” – e si possono ammirare i resti più imponenti dell’antica civiltà romana, affacciati entrambi sul cortile interno: la torre poligonale, parte delle mura ampliate nel III secolo da Massimiano, e la torre del circo da cui partivano le quadrighe, aperta solo una volta al mese per visite straordinarie (la prossima è il 22 agosto alle 18.30). Entrambe furono annesse al monastero Maggiore e per questo sono così ben conservate. In particolare nella torre poligonale, oggi parte del percorso museale, ha resistito nei secoli un affresco di scuola giottesca, «traccia della lunga storia di questa importante istituzione monastica, che trasformò una torre di difesa in un’aula di preghiera».

La passeggiata si conclude in via Brisa dove, nella prima area archeologica istituita a Milano, si possono vedere le tracce del vasto palazzo imperiale che si estendeva dall’attuale via Ansperto fino al Carrobbio. I ruderi visibili appartengono a una sala di rappresentanza destinata alle cerimonie ufficiali. Un frammento del pavimento originale resiste nascosto sotto una botola di vetro, situata dietro al torre Gorani, che invece è di epoca medioevale.