Dalle colonne di San Lorenzo ai preziosi mosaici della cappella di Sant’Aquilino, passando per l’area archeologica di via Brisa: un salto nel tempo per ammirare la maestosa Mediolanum del III secolo.

Alla fine del III secolo d.C., quando Mediolanum era la capitale dell’impero romano, la città doveva essere maestosa. Protetta da una doppia cerchia di mura, ospitava un circo lungo 460 metri dove si correvano spettacolari gare di bighe e quadrighe, un sontuoso palazzo imperiale che fungeva da residenza dell’imperatore Massimiano e da centro amministrativo, un teatro, un anfiteatro, numerosi templi pagani e, naturalmente, il foro, cuore politico e simbolico dell’urbe, situato esattamente dove oggi si trova la Biblioteca Ambrosiana, all’incrocio fra cardo e decumano. Il poeta Ausonio non esitò a celebrarne la bellezza: «Ogni cosa è degna di ammirazione», scriveva, a partire dalle sue costruzioni, «una più imponente dell’altra, come se fossero tra loro rivali» tanto che neanche l’accostamento con Roma ne poteva ridurre la grandezza.

Purtroppo oggi di quel passato glorioso non è rimasta che qualche traccia. Due torri, un’infilata di colonne, un mosaico integro e qualche lacerto, alcuni frammenti di fondamenta diventati nel Novecento siti archeologici. Nonostante questo, un ciclo di itinerari artistici attraverso la città non può che cominciare dai resti imperiali, recentemente valorizzati da una serie di pannelli informativi posizionati nei luoghi chiave della Milano romana dal Museo Archeologico. «In effetti è rimasto poco – spiega Anna Provenzali, conservatrice del Museo Archeologico e guida di questo primo percorso estivo –. E i motivi sono principalmente due: la scarsità di materiale da costruzione, che spinse gli stessi romani a smatellare interi edifici per recuperare nuove pietre, e alcuni atti legislativi che, insieme all’editto di Tessalonica, portarono all’abbandono dei templi che costellavano la città. Prima fu interrotta la manutenzione, poi soppressa l’elargizione dei fondi e infine, nel 391 d.C., fu proibito il culto pagano. Così gli edifici sacri divennero vere e proprie cave da cui attingere prezioso materiale che oggi ritroviamo altrove».

 

Le colonne di San Lorenzo
Le colonne di San Lorenzo

Un esempio evidente è la basilica di San Lorenzo, punto di partenza della passeggiata. Le celebri colonne antistanti, oggi rumoroso ritrovo serale, provengono da un tempio del II secolo d.C e furono riutilizzate come ingresso monumentale del quadriportico della chiesa originaria (la facciata attuale risale all’Ottocento). «Le fonti antiche la descrivono come la chiesa più bella d’Italia, interamente decorata all’interno con nastri di marmo policromo e mosaici. Di queste decorazioni restano solo le due lunette della cappella di Sant’Aquilino, dove sono custodite le reliquie del santo, simili per qualità a quelle di Ravenna. Consiglio di visitarla la mattina presto quando la luce filtra dalle finestre e illumina tutto lo spazio. Da non perdere anche il portale che collega l’atrio alla cappella, anche questo fatto con materiale riutilizzato. Ci si è chiesto perché costruire una chiesa così sfarzosa fuori dalle mura: si pensa che avesse una funzione funeraria e fosse un mausoleo imperiale per la famiglia di Teodosio».

E se la statua di Costantino da Terano che si staglia davanti all’ingresso della chiesa è una copia voluta da Mussolini e posizionata nel ‘36, è originale il tratto di torre appartenente al circuito romano tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. che si nasconde al Carrobbio, dietro l’hotel Ariston. Per scorgerla bisogna posizionarsi all’inizio di via Medici e guardare oltre il dehors dell’albergo, sulla parete dell’edificio che ospita il ristorante Pane e Vino. Una parte delle fondamenta si possono vedere anche dall’interno del locale, che consente ai visitatori di scendere in cantina.

Proseguendo lungo via del Torchio e via Circo si passa accanto a ciò che resta del circo romano per raggiungere il Museo Archeologico, tappa fondamentale per ricostruire la storia della città grazie anche al grande plastico in legno che all’ingresso mostra la sovrapposizione tra la planimetria moderna e quella della città duemila anni fa, restituendo in un colpo d’occhio l’idea della sua antica grandiosità. Nelle sale di corso Magenta 15 si conservano reperti eccezionali – sono di epoca imperiale due pezzi unici come il Piatto di Parabiago e la Coppa Diatreta, raffinato vaso di vetro policromo con la scritta “Bevi che tu possa vivere molti anni” – e si possono ammirare i resti più imponenti dell’antica civiltà romana, affacciati entrambi sul cortile interno: la torre poligonale, parte delle mura ampliate nel III secolo da Massimiano, e la torre del circo da cui partivano le quadrighe, aperta solo una volta al mese per visite straordinarie (la prossima è il 22 agosto alle 18.30). Entrambe furono annesse al monastero Maggiore e per questo sono così ben conservate. In particolare nella torre poligonale, oggi parte del percorso museale, ha resistito nei secoli un affresco di scuola giottesca, «traccia della lunga storia di questa importante istituzione monastica, che trasformò una torre di difesa in un’aula di preghiera».

La passeggiata si conclude in via Brisa dove, nella prima area archeologica istituita a Milano, si possono vedere le tracce del vasto palazzo imperiale che si estendeva dall’attuale via Ansperto fino al Carrobbio. I ruderi visibili appartengono a una sala di rappresentanza destinata alle cerimonie ufficiali. Un frammento del pavimento originale resiste nascosto sotto una botola di vetro, situata dietro al torre Gorani, che invece è di epoca medioevale.