Castelrotto, l’Alpe di Siusi e lo Sciliar. Le Dolomiti della natura top. E delle streghe

Castelrotto, l’Alpe di Siusi e lo Sciliar. Le Dolomiti della natura top. E delle streghe

Quando nel tardo pomeriggio, quasi ogni giorno, lampi e fulmini illuminano il cielo scuro dietro la sagoma inconfondibile dello Sciliar, monte simbolo dell’Alto Adige, non si può non pensare alle streghe che qui, dice la leggenda, erano di casa. Perché, sempre secondo la leggenda, erano proprio le streghe, che volavano sulle scope di legno e di saggina, a scatenare temporali e avversità meteorologiche. Per questo c’è un modo particolare di attraversare il territorio altoatesino: non seguendo soltanto la geografia delle sue meravigliose montagne, ma lasciandosi guidare anche dalle sue leggende. Che poi tanto leggende non sono.

È un viaggio che parte dai grandi prati verdi dell’Alpe di Siusi, sale alla Bullaccia, passa per le case decorate di Castelrotto, guarda verso la Val Gardena e arriva infine alle mura di Castel Prösels, passando per Fiè allo Sciliar dove la leggenda lascia il posto alla storia, quella documentata e drammatica dei processi alle streghe, donne sfortunatissime che proprio da questo paese arrivavano. Natura, tradizione popolare, artigianato e memoria raccontano un’unica storia. Perché qui le streghe non sono soltanto personaggi delle fiabe: il loro nome è rimasto impresso nei sentieri, nelle rocce, nelle malghe, nelle iniziative locali e nelle sculture di legno che punteggiano i percorsi, raccontando però anche una pagina reale della storia europea, fatta di accuse, processi e persecuzioni. E di condanne a morte.

La Bullaccia, dove comincia la leggenda

 

Castelrotto (@MgFilippi)
Castelrotto 

 

Compaccio, sull’Alpe di Siusi, può essere il punto di partenza di questo ideale percorso che affianca il classico escursionismo di montagna a richiami culturali e storici. La prima tappa è la Bullaccia, o Puflatsch, una montagna che raggiunge i 2.176 metri e che offre uno dei più affascinanti balconi panoramici dell’Alpe. Da qui il paesaggio si apre in una delle sue forme più spettacolari: prati immensi, malghe, boschi e, sullo sfondo, la sagoma inconfondibile dello Sciliar che corre orizzontale fino a quando non si frantuma nelle due cime più famose, Punta Santner, con i suoi 2413 metri e l’Euringer, che spicca a 2394 metri.

Il giro della Bullaccia, a cui si arriva con la panoramica Cabinovia Alpe di Siusi – Seiser Alm Bahn a cui segue la più breve Seggiovia della Bullaccia (le mucche che pascolano sotto le cabine sospese nel vuoto accompagnano il tragitto verso l’alta quota) può partire direttamente dal Rifugio Bullaccia o Puflatsch, che con le due gigantesche scope folcloristiche perfette per i selfie davanti alla sua terrazza panoramica, introduce subito al mondo delle leggende. I grandi tavoli in legno affacciati sulla spettacolare vista a 360° sono il punto di partenza ideale per aprire le grandi mappe che segnalano sentieri e percorsi.

 

Il Sentiero delle Streghe (@MgFilippi)
Il Sentiero delle Streghe  

 

Si parte dopo una birra fresca e due chiacchiere con i gentilissimi ristoratori (anche per un consiglio sul percorso da scegliere) verso i grandi prati d’alpeggio: non a caso l’Alpe di Siusi è considerato l’alpeggio più grande d’Europa con i suoi 52 km quadrati ad una quota altimetrica compresa tra i 1680 e i 2350 metri sul livello del mare. Siamo nel cuore delle Dolomiti occidentali tra la Val Gardena a nord, il Gruppo del Sassolungo a nord-est e il massiccio dello Sciliar a sud-est. Da qui si vedono, e si ammirano le cime più belle: il Gruppo del Sella, il Seceda, il Catinaccio, la Marmolada, che circondano come una corona l’Alpe verde e fiorita di pascoli in estate, pianeggiante di neve perfetta per lo sci di fondo in inverno.

Cavalli sauri e streghe scolpite nel legno

Qui, partiti dalla Bullaccia, si prosegue incontrando cavalli dalle criniere biondissime liberi al pascolo e mucche sornione ben pasciute, ci si ferma per un godibilissimo uovo al tegamino con speck locale e patate al forno al Rifugio Arnica, e si continua a camminare al cospetto di streghe scolpite nel legno – la Val Gardena è infatti una delle grandi capitali dell’intaglio ligneo alpino – che indicano la via verso le celebri Panche, dove due grandi massi di porfido, modellati in forme che ricordano enormi sedili, sono conosciuti come le Panche delle Streghe. Secondo la tradizione, questo sarebbe stato uno dei luoghi in cui le streghe dello Sciliar si riunivano e si riposavano prima di volare verso la cima del maestoso massiccio.

La spiegazione storica e archeologica è naturalmente più prudente: la particolare disposizione delle rocce potrebbe indicare un antico luogo di culto, forse legato al sole. Il paesaggio tutto intorno è spettacolare: da lassù lo sguardo arriva fino alla Val Gardena, mentre sotto si riconoscono prima Ortisei, poi Castelrotto, i prati di Marinzen e le valli che circondano lo Sciliar. Scendendo dalla Bullaccia anche nel bosco sopra Castelrotto, il filo delle leggende continua a comparire quasi come una traccia nascosta. Proprio nei pressi della Malga Schafstall, infatti il percorso incontra le cosiddette Sedie delle Streghe, due blocchi di pietra che sembrano poltrone gigantesche, raggiungibili seguendo i sentieri 7 e 8 nella zona di Tiosels. Documenti non ce ne sono, ma la suggestione è tanta.

 

Vista del Gruppo delle Odle dalla Magdalena (@MgFilippi)
Vista del Gruppo delle Odle dalla Magdalena 

 

Castelrotto: il paese ai piedi dello Sciliar

Cuore dell’Alpe di Siusi è Castelrotto, o Castelruth, dominato dal grande campanile e dove quasi ogni facciata dei palazzi è decorata elegantemente. Il pittore, Eduard Burgauner, alla fine dell’800 voleva infatti trasformare Castelrotto in un’opera d’arte. Si devono a lui le decorazioni che accompagnano il visitatore fin alle porte del paese, con richiami allo stile liberty che si mescola alle tradizioni locali. Un esempio tipico è quello della facciata dell’ex albergo Zum Wolf, a pochi passi dalla centralissima piazza Krausen, quella della torre a campanile. Le streghe che portavano il maltempo erano probabilmente di casa anche a Castelrotto, dove ogni anno, tra luglio ed agosto, vengono ancora oggi celebrate con serate folcloristiche. Ma per comprendere quanto profondamente il mito delle streghe sia entrato nell’identità contemporanea del territorio bisogna dirigersi verso Fiè allo Sciliar e Castel Prösels.

Dal mito alla storia: Castel Prösels

L’ultima tappa del percorso è Castel Prösels, sopra Fiè allo Sciliar. Austero e fiabesco allo stesso tempo, appare già dalla tortuosa strada che, staccatasi con una curva a gomito dalla provinciale 24, si ferma proprio sotto i vigneti che tappezzano le colline su cui sorge fin dal 1279, come testimoniano le prime menzioni ufficiali. Costruito dai signori di Fiè allo Sciliar, che si stende praticamente ai suoi piedi ancora oggi, per secoli è stato rifugio e castello residenziale per i funzionati ministeriali del vescovo di Bressanone. Fino all’arrivo di Leonhard von Völs-Colonna tra la metà del ‘400 e la metà del ‘500. Leonhard, tiranno che dotò il castello della più moderna tecnologia militare, fu anche colui che lo consegnò alla storia come il castello delle streghe. Perché è lui, in qualità di giudice, a sentenziare la sorte tremenda per otto donne dei dintorni, accusate di stregoneria e condannate a morire di fame e di freddo, sepolte vive nei sotterranei del castello.

 

Cavalli all'Alpe di Siusi (@MgFilippi)
Cavalli all’Alpe di Siusi 

 

Qui, quindi, il racconto delle streghe cambia radicalmente tono. A Castel Prösels, infatti, non siamo più soltanto nel territorio della leggenda. Perché dei due processi per stregoneria che si svolsero nel 1506 e poi nel 1510 raccontano i documenti dell’epoca. Anzi, quello del 1506 è considerato uno dei più antichi processi di questo genere celebrati in Tirolo e molti studi storici hanno cercato di ricostruire il contesto sociale e culturale nel quale si svilupparono le persecuzioni di queste donne accusate in buona sostanza, come ricorda la guida altoatesina che ci accompagna nella visita, «di saperne di più dello stesso Leonhard». Le “streghe” che furono giustiziate per il loro sapere sceglievano le erbe per i loro poteri e le loro qualità, sapevano maneggiarle e trasformarle in infusi e pozioni, medicine diremmo oggi. Quelle streghe che nella memoria mitica ballano, volano, si siedono sulle rocce e governano, secondo la fantasia popolare, i fenomeni atmosferici, a Castel Prösels appartengono drammaticamente invece a una pagina reale della storia europea, fatta di accuse, processi e persecuzioni.

Il laghetto di Fiè allo Sciliar

Per distogliersi da una memoria così dolosamente reale anche se antica nei tempi, poco lontano c’è il Laghetto di Fiè, dove i bambini saltano in acqua dai pontili di legno e dove tutto intorno in estate si esercitano le cicale. Il laghetto, creato nel XVI secolo dallo stesso Leonhard von Völs-Colonna come vivaio di pesci, è balneabile d’estate (è profondo soltanto 3 metri e mezzo) e dedicato al pattinaggio sul ghiaccio d’inverno (quando gela).

 

Castello di Presul (@MgFilippi)
Castello di Presul 

 

Adagiato com’è sotto lo Sciliar, ci ricorda ad ogni passo che siamo sì nel cuore delle Alpi, ma anche nel mondo a parte rappresentato dalle Dolomiti. E mentre le Alpi centrali e occidentali presentano profili arrotondati e vette glaciali, le Dolomiti sono torri verticali, guglie e pareti a strapiombo. Se a scolpirle fosse stato un artista sarebbe stato il più drammatico degli artisti già a partire dalla scelta della roccia che le compone. La scienza ci spiega, infatti, che circa 250 milioni di anni fa quelle rocce, ricche di dolomia, emersero dai fondali marini, mescolate ad antichi coralli e resti del mare. Queste guglie affilate che sembrano avere forma e sostanza diversa da ogni altra montagna e si lasciano ammirare da ogni angolatura – patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2009 per il loro “eccezionale valore universale” dal punto di vista paesaggistico e geologico – con il loro colore chiaro, quasi bianco durante il giorno, rosa e arancione al tramonto grazie al fenomeno dell’enrosadira, hanno nel Gruppo delle Odle, tra la Val di Funes e la Val Gardena, la loro rappresentazione più intensa. Per osservarle, nella loro assoluta e perfetta bellezza, c’è un punto esatto, ed è Santa Magdalena, perfetto per quest’osservazione quasi mistica. Una sorta di finestra sulla bellezza più pura, a cui si accede con una passeggiata un po’ più intensa, che lascia storditi ma anche immensamente felici di essere stati al cospetto di tanta natura.

 

Laghetto di Fiè allo Sciliar (@MgFilippi)
Laghetto di Fiè allo Sciliar 
Viaggio a Edimburgo tra castelli, musei, il famoso Festival omonimo, i luoghi di Trainspotting

Viaggio a Edimburgo tra castelli, musei, il famoso Festival omonimo, i luoghi di Trainspotting

Edimburgo vista dalla cima di Arthur's Seat

Ogni agosto va in scena il Festival, una manifestazione di livello internazionale, in città non mancano i vicoli medievali e gli eleganti quartieri georgiani, e soggiornare in un hotel a Edimburgo nei pressi dell’Old Town, significa apprezzare l’anima della città in tutta la sua autenticità, vivendo l’esperienza di viaggio in un luogo inserito nel patrimonio Unesco.

Anche la New Town è inserita nel patrimonio UNESCO, diversi sono i musei, i pub caratteristici e anche i panorami dove ammirare la città. Una zona unica è il porto di Leith, quartiere indipendente dalla capitale fino agli inizi del ‘900, famoso perché è la scenografia naturale di Trainspotting: romanzo cult scritto da Irvine Welsh, poi diventato la famosa pellicola omonima di Danny Boyle.

Il Castello di Edimburgo e la Royal Mile
La strada più iconica è la Royal Mile, che percorre tutta la Vecchia Città e si srotola dal Castello che domina il paesaggio, dove è possibile visitare il Museo della Guerra, la Cappella di St. Margaret’s, i gioielli reali e tante altre curiosità di importanza storica inestimabile. Ai piedi del Castello lungo Royal Mile c’è la piazza vivace di Grassmarket, circondata da pub tipici, ristoranti e negozi.

I resti dell'abbazia di Holyrood ad Edimburgo

I Musei e il Festival di Edimburgo
Sono diversi i musei presenti a Edimburgo, quindi è fondamentale approfondire secondo le proprie passioni, soprattutto se si ha poco tempo a disposizione. Il National Museum of Scotland propone la storia scozzese nella sua totalità, mentre il Writers Museum è legato alla tradizione letteraria della Scozia. Nei pressi del Castello c’è anche il Museo del Whisky, con tanto di tour degustativo.

Da non perdere ogni mese di agosto è il Festival di Edimburgo, che trasforma tutta la città in un grande palcoscenico di esibizioni teatrali, danza, musica e cinema. In generale dura quasi tutto il mese, con un programma molto vasto che abbraccia ogni prospettiva dell’arte.

Panorami, quartieri caratteristici e parchi La soluzione più semplice per ammirare i meravigliosi panorami di Edimburgo è Calton Hill, mentre per chi ama i panorami a 360 gradi e anche le passeggiate più impegnative, Arthur’s Seat è il luogo perfetto. Il porto di Leith e il suo quartiere, è stato annesso alla città soltanto nel 1920, per questo conserva tutte le sue caratteristiche più antiche, perché prima era un villaggio di pescatori.

I luoghi di Trainspotting: dal romanzo al film 
Il celebre romanzo cult poi diventato il film Trainspotting ha prodotto un’eco enorme e diversi luoghi caratteristici soprattutto dell’opera letteraria di Irvine Welsh, sono oggetto di tour e pellegrinaggi dai fans.

Attenzione però, perché nel romanzo ci sono tantissime ambientazioni oltre al quartiere di Leith con il suo porto e il Walk, la strada che attraversa la zona, mentre nel film l’unica scena in cui la città è presente è quella iniziale, quando i protagonisti corrono per Princes Street, prima di essere investiti all’altezza del Calton Street Bridge, anche se le scale sono quelle di Leith Walk. Altre ambientazioni come pub e discoteche non esistono più: ironia della sorte, molte scene sono state girate nei locali di Glasgow.

Il turismo del silenzio: dormire nei monasteri per staccare da tutto

Il turismo del silenzio: dormire nei monasteri per staccare da tutto

Soggiorni che non sono semplici vacanze, ma opportunità per rigenerarsi. Tra un digiuno guidato e un rituale di purificazione nella natura.

A volte si viaggia non (solo) per scoprire posti nuovi ma per ritrovare l’equilibrio perduto. Sono viaggi che spesso si fanno da soli, immersi nel silenzio e nella Storia. Magari scegliendo di soggiornare in una abbazia o in un monastero, rinunciando a ogni tipo di comodità. Da antica tradizione di accoglienza per pellegrini a nuova frontiera del turismo lento e della disconnessione digitale, l’ospitalità religiosa permette di condividere la quotidianità con i monaci, sperimentare il digiuno guidato o provare rituali di purificazione nella natura. Offrendo in cambio un decisivo rinnovo interiore e in molti casi anche panorami spettacolari. Dalle vette dell’Alto Adige alle colline dell’Umbria, fino alla Francia e al Giappone, ecco una selezione dei luoghi che in Italia e nel mondo permettono di staccare da tutto e riscoprire il valore della quiete.

Abbazia di Monte Maria, Alto Adige @ Maria-Gapp
Abbazia di Monte Maria, Alto Adige 

In Alto Adige l’abbazia Benedettina più alta d’Europa

L’ospitalità religiosa in Alto Adige trova il suo simbolo nell’Abbazia di Monte Maria, situata a Malles, in Val Venosta. Si tratta dell’abbazia benedettina più alta d’Europa, dove da oltre 900 anni la vita si svolge secondo la regola di San Benedetto. Un vero luogo di pace, forza, lavoro e preghiera. La foresteria, aperta tutto l’anno (eccetto dal 6 gennaio al 6 febbraio), accoglie gli ospiti in 8 stanze singole e 1 doppia con doccia/WC. I prezzi a notte per persona con colazione sono di 55 euro per la singola e 50 per la doppia (più tassa di soggiorno, con supplemento di 15 euro per i soggiorni di una sola notte). Gli animali domestici non sono ammessi. Durante il soggiorno, i visitatori possono partecipare alla preghiera mattutina dei monaci o richiedere un colloquio spirituale con un padre. Inoltre, viene fornita la Vinschgaucard per viaggiare gratis sulla Ferrovia della Val Venosta e sui mezzi pubblici altoatesini.

Istituto Bambin Gesù, Umbria
Istituto Bambin Gesù, Umbria 

Sentieri dello spirito in Umbria

Nel cuore della regione, la città di Spoleto custodisce gemme d’accoglienza. Qui troviamo l’Istituto Bambin Gesù, una struttura accogliente gestita dalle suore. Poco distante, lo storico Monastero di S. Ponziano , che unisce spiritualità e accoglienza monastica in una cornice suggestiva. Per un’immersione totale nello spirito eremitico c’è poi il Convento di San Francesco a Monteluco, chenon è una struttura ricettiva standard ma può fornire occasionalmente ospitalità a pellegrini e a chi desidera un vero ritiro spirituale. L’ospitalità religiosa in Umbria ha però il suo fulcro ad Assisi, la città di San Francesco, dove l’accoglienza unisce fede, silenzio e natura. Nel centro storico, la Casa Madonna della Pace offre un ritiro intimo gestito dalle suore. Fuori dalle mura, la Domus Laetitiae e la Domus Pacis donano ampi spazi di preghiera e condivisione.

In Toscana tra meditazione e natura

L’ospitalità religiosa in Toscana è un’esperienza che unisce storia, spiritualità e bellezza paesaggistica. Tra i luoghi più suggestivi spicca l’Eremo delle Celle di Cortona, un santuario francescano fondato da San Francesco d’Assisi nel 1211. Immerso nella natura, con strutture accoglienti come Le Casette, questo luogo è perfetto per ritiri spirituali e momenti di meditazione profonda. Sempre a Cortona, le Clarisse del Monastero Santa Chiara e la Casa di Accoglienza Santa Margherita, in Piazzale Santa Margherita, offrono ospitalità a pellegrini e visitatori in un clima di profonda serenità. Le strutture distano circa 20 km da Castiglione del Lago. La tradizione di accoglienza non si limita ovviamente ad Arezzo, ma attraversa tutta la Regione: dai complessi del Casentino come Camaldoli e La Verna, fino ai monasteri della via Francigena.

Monastero di Santa Scolastica a Subiaco, Lazio @ Getty
Monastero di Santa Scolastica a Subiaco, Lazio 

Lazio, ospitalità lungo i cammini di fede

L’ospitalità religiosa nel Lazio si sviluppa lungo i cammini di fede, offrendo rifugi di silenzio e storia. Tra i luoghi benedettini più celebri al mondo spicca la Foresteria del Monastero di Santa Scolastica a Subiaco (RM), tappa del Cammino di San Benedetto, che unisce comfort moderno, Wi-Fi e ristorazione. Nel rietino, l’Abbazia di Farfa accoglie gruppi e famiglie in un antico complesso, mentre il Monastero delle Clarisse Eremite a Fara in Sabina (RI) propone soggiorni in pensione completa con prodotti locali e spazi di profondo raccoglimento. Per chi percorre la Via Francigena, la Casa di Accoglienza Regina Pacis a Viterbo (VT) mette a disposizione oltre 35 camere essenziali e ampi giardini per la meditazione. Infine, la Foresteria dell’Abbazia di Casamari (FR) conserva un’accoglienza tradizionale e rigorosa, orientata quasi esclusivamente a piccoli gruppi di pellegrini e ritiri spirituali. Strutture ideali per rigenerare corpo e spirito nel cuore d’Italia.

In Puglia fra trulli, ulivi e abbazie millenarie

L’ospitalità religiosa in Puglia si sviluppa lungo antiche vie di pellegrinaggio, tra muretti di pietra e ulivi. A Lecce, il Monastero Benedettine di San Giovanni Evangelista apre le porte nel cuore del barocco, mentre nel Salento il Monastero Cistercense di Martano fonde spiritualità e tradizioni monastiche. Spostandosi a Noci, l’Abbazia Madonna della Scala è un faro di preghiera, parallelo alla bellezza del Monastero Benedettine San Pietro di Ostuni, la Città Bianca. Sul Gargano, l’Abbazia Santa Maria di Pulsano offre un eremo millenario affacciato sul golfo, ideale per la meditazione. Per un’esperienza tipica pugliese, la Casa Trullo dell’Immacolata alla Selva di Fasano accoglie i visitatori nei celebri trulli, immersi nella quiete. Infine, il Monastero di Santa Chiara ad Altamura custodisce una secolare tradizione delle Clarisse.

Con i monaci sull’isola di Saint-Honorat in Francia

Il Monastero di Lérins sull’isola di Saint-Honorat, di fronte a Cannes, offre un soggiorno molto particolare: non è un hotel, ma un’esperienza di ospitalità monastica e ritiro nel silenzio. La comunità attuale è composta da monaci cistercensi e accoglie persone che desiderano trascorrere alcuni giorni nell’isola condividendo, in parte, la vita della comunità. Gli ospiti possono partecipare alle preghiere liturgiche nella chiesa abbaziale, passeggiare tra i vigneti coltivati dagli stessi religiosi e assaporare vini e liquori artigianali locali. Per vivere questo momento di profonda spiritualità e pace a contatto con la natura mediterranea, è però fondamentale prenotare con notevole anticipo a causa della grande richiesta. Non esiste un prezzo fisso per notte: l’abbazia definisce la propria struttura una hôtellerie monastique e indica un costo orientativo di gestione, lasciando all’ospite la possibilità di contribuire secondo le proprie possibilità.

Monastero di Lérins sull’isola di Saint-Honorat, Francia @ Laurence Clement
Monastero di Lérins sull’isola di Saint-Honorat, Francia

L’hôtellerie del monastero offre un’accoglienza molto semplice, con circa 40 camere suddivise in singole, con lavabo e servizi igienici separati, e doppie con bagno privato, destinate soprattutto alle coppie o a persone con esigenze particolari. C’è anche una camera accessibile specificamente attrezzata per persone con mobilità ridotta. Per preservare la semplicità del luogo, viene richiesto di portare da casa le proprie lenzuola (o un sacco a pelo) e gli asciugamani. Gli ospiti sono anche invitati a collaborare concretamente alla vita della casa, occupandosi della pulizia della propria camera e, se necessario, degli spazi comuni. I pasti vengono consumati nel refettorio e sono parte integrante dell’esperienza monastica. In linea con la tradizione del monastero, si svolgono in silenzio. La condivisione passa anche attraverso piccoli gesti di servizio quotidiano: gli ospiti aiutano ad apparecchiare e a lavare i piatti. Durante il soggiorno, le giornate possono essere scandite da ritmi personali e momenti di condivisione. Gli ospiti possono partecipare alla Messa e condividere i pasti con gli altri ospiti, dedicarsi alla lettura e trascorrere il tempo nel silenzio, passeggiare nella natura incontaminata dell’isola, chiedere un colloquio spirituale con un monaco o accostarsi alla confessione. Per prenotare è necessario scrivere o telefonare direttamente alla comunità per sapere se la data richiesta è disponibile. L’accoglienza è aperta a uomini e donne, singoli, coppie e gruppi, fino a un massimo di 35 persone. Il soggiorno deve essere di almeno 3 notti e massimo una settimana. L’hôtellerie rimane chiusa per tutto il mese di novembre. L’isola di St. Honorat, infine, è un luogo straordinario: lunga circa 1,5 km e larga 400 metri, con 8,5 ettari di vigneti, l’abbazia, il chiostro medievale, la torre-monastero e sei cappelle. Per arrivare bisogna prendere un battello dal porto di Cannes. La traversata è breve, circa 15-20 minuti, e porta direttamente al piccolo imbarcadero di Saint-Honorat, davanti all’isola.

 

Cortile interno del monastero di Wernberg, Austria
Cortile interno del monastero di Wernberg, Austria 

Tre oasi di pace in Austria, da Wernberg a Pernegg

L’Austria offre molte alternative affascinanti per una vacanza all’insegna del silenzio e dell’introspezione. Tra le tante, il Convento Wernberg in Carinzia, arroccato in una posizione idilliaca sopra la Drava, vicino a Villach. Nel castello rinascimentale di Wernberg attività spirituali e corsi creativi offrono l’opportunità di riconnettersi con sé stessi in un ambiente di rara bellezza. Dal 1935, le suore missionarie del Preziosissimo Sangue custodiscono e gestiscono il castello con dedizione, seguendo il principio di un “rapporto responsabile con il creato e con tutto ciò che è stato creato”. L’Abbazia Heiligenkreuz nel Wienerwald, fondata nel 1133, sorprende invece per la sua vitalità: la maggior parte degli 80 monaci ha meno di 50 anni. Molti hanno scoperto la loro vocazione proprio attraverso il web, grazie all’uso dei nuovi media da parte dei benedettini, che diffondono la propria missione nel mondo con strumenti moderni. Chi desidera essere ospite in questo luogo di pace deve compiere un solo gesto: abbracciare il silenzio. Perché qui, il silenzio è sacro. Infine, il Monastero Pernegg nel Waldviertel: qui, al ritiro nel silenzio è sempre associato il digiuno. Guide professionali accompagnano il cambiamento alimentare scelto al momento della prenotazione di una settimana. Quasi tutte le attività si svolgono all’aperto: nel giardino del monastero, nel bosco, sul prato, e ogni settimana ha un tema diverso: dallo yoga terapeutico tibetano alla scrittura, dal golf al canto, fino al digiuno escursionistico nel Waldviertel, alla danza, alla pittura o al teatro.

A Montserrat in Catalogna per un vero ritiro spirituale

La Hostatgeria de Montserrat è uno spazio all’interno del celebre monastero catalano – situato a circa 30 km da Barcellona, in Spagna – offerto a chiunque desideri dedicarsi al lavoro spirituale e interiore. Non è un hotel né una pensione ed è soggetto a specifiche regole di orario e alimentazione. La struttura è aperta ad accogliere, individualmente o in gruppo, tutti coloro che cercano una pausa basata su silenzio, preghiera, ritiro, studio, riflessione o meditazione, per uno o più giorni, a seconda della disponibilità. L’accesso richiede infatti una prenotazione specifica da effettuare in anticipo tramite i canali ufficiali della Abadía de Montserrat. Le camere sono semplici, essenziali e prive di fronzoli moderni, proprio per favorire il distacco dalle distrazioni esterne. C’è anche la possibilità di combinare la permanenza con un’esperienza di volontariato.

Rovine del convento di Pirita, Estonia
Rovine del convento di Pirita, Estonia 

In Estonia tra silenzio, memoria e vita consacrata

Alle porte di Tallinn, in Estonia, il Convento di Santa Brigida di Pirita offre la possibilità di soggiornare non in un ex monastero trasformato in hotel, ma nel complesso di una comunità religiosa tuttora attiva. La storia del luogo risale agli inizi del Quattrocento: la costruzione dell’antico monastero cominciò nel 1417 e la sua chiesa fu consacrata nel 1436. Il complesso, un tempo il più grande monastero femminile dell’antica Livonia, subì le conseguenze della guerra di Livonia e fu gravemente devastato nel 1577 dalle truppe dello zar Ivan IV, conosciuto come Ivan il Terribile, durante l’assedio di Tallinn. Dell’antico monastero rimangono oggi l’imponente facciata della chiesa, parte delle mura, le cantine e il cimitero. Accanto alle rovine sorge il nuovo convento, consacrato nel 2001 e sede delle suore dell’Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida, che gestiscono una foresteria destinata all’accoglienza degli ospiti. Aperta a persone di ogni appartenenza religiosa, la foresteria permette di vivere un soggiorno improntato alla quiete, alla contemplazione e alla spiritualità: chi lo desidera può partecipare alla preghiera liturgica nella cappella, assistere alla Messa o dedicarsi alla meditazione personale.

Santuario Musashi Mitake, Giappone
Santuario Musashi Mitake, Giappone 

La magia degli alloggi templari in Giappone

In Giappone gli shukubo sono alloggi tradizionali nati per ospitare pellegrini e fedeli, legati non solo ai templi buddhisti, ma in alcuni casi anche ai santuari shintoisti. Oggi alcuni di essi accolgono i visitatori, offrendo la possibilità di soggiornare in un ambiente tranquillo e spirituale e, a seconda della struttura, di partecipare a pratiche ed esperienze legate alla tradizione religiosa locale. Anche a Tokyo è possibile vivere questo tipo di esperienza, in particolare sul Monte Mitake, da secoli considerato una montagna sacra e sede del santuario Musashi Mitake, storica meta di culto e pellegrinaggio. Qui sorge Seizanso, uno shukubo custodito da una famiglia di sacerdoti shintoisti fin dal periodo Edo. In questa oasi montana, il benessere sposa la dimensione spirituale. Lontani da smartphone e schermi, gli ospiti possono sperimentare la meditazione respiratoria, il crystal bowl healing e l’intenso rituale del Takigyo (la purificazione sotto una cascata ghiacciata). Immersi nel silenzio delle vette e avvolti dall’aria pura, la disconnessione digitale diventa lo strumento per riscoprire una connessione autentica con la natura e con sé stessi. Seizanso sarà chiuso da ottobre 2026 a marzo 2027 per lavori di ristrutturazione.

Sardegna: trekking tra fiumi, cascate e boschi della Barbagia. Nella terra dei centenari

Sardegna: trekking tra fiumi, cascate e boschi della Barbagia. Nella terra dei centenari

Antiche mulattiere e vecchi sentieri dei carbonai. Boschi selvaggi e altipiani brulli. Tradizioni ancestrali e un fiume che prova a lenire la sete della terra e disegna luoghi incantevoli, conservati come scrigni segreti. È la Sardegna interna, quella più lontana dalle spiagge affollate, dalle acque cristalline del mare e dal turismo di massa. Un luogo senza tempo dove comunità e tradizioni sopravvivono in una terra impenetrabile e misteriosa alle pendici del Gennargentu, nei territori che si stringono intorno al borgo di Seulo. Siamo in Barbagia, dove il mito dell’Accabadora (la levatrice del paese che toglieva la vita ai malati terminali, liberandoli dalle sofferenze, figura resa famosa dall’omonimo libro di Michela Murgia) e di riti al confine con la magia come il malocchio (s’ogu malu) si fondono e ruotano intorno alla figura della donna, detentrice, anzi monopolista, del confine esistenziale.

La terra dei centenari

Ma la Barbagia è anche una delle cosiddette blue zone del mondo, le terre dei centenari e il luogo più “longevo” d’Italia. Tanti studiosi (e anche una docuserie tv) hanno provato a scoprire il segreto della longevità in questa terra. “Siamo una comunità molto unita”, spiega Giovanni Locci, detto Pisciucheddu – 92 anni e uno sguardo vispo – quando gli chiediamo il perché ci siano così tanti centenari in questa terra. Lui è uno dei custodi dei segreti della Barbagia. Per Giovanni, quindi, è la comunità e una forte rete di relazioni a fare la differenza.

 

Escursionisti tra i monti e i boschi della Barbagia (Foto: Not Ordinary Studio / Proloco Seulo)
Escursionisti tra i monti e i boschi della Barbagia 

 

Ma quando camminiamo al suo fianco tra sentieri appena accennati, impressiona la sua abilità nel salire e nello scendere su e giù per le montagne e nei boschi, tra pietre e pendii sabbiosi. In quei luoghi impervi in cui ha trascorso gran parte della sua vita di pastore. Aria aperta e incontaminata, contatto con la natura, movimento. Forse anche questo è un altro segreto della longevità di questo luogo.

I trekking di Seulo, il “Quadrifoglio blu”

E proprio per consentire di scoprire questo territorio, rivivere quel mondo senza tempo dei pastori e per frenare lo spopolamento delle aree interne, la comunità di Seulo sta sviluppando un”quadrifoglio” di otto sentieri intorno al borgo, sul Gennargentu, alla scoperta del Flumendosa e delle bellissime e particolarissime cascate di Sa Stiddiosa. “Essere la comunità più longeva al mondo non è un marchio da esibire, è una responsabilità”, spiega Enrico Murgia, sindaco di Seulo. “Questa longevità è nata su questi sentieri, tra fatica quotidiana, aria pura e legami di comunità. Questo progetto serve a restituire tutto questo, con rispetto, a chi arriva e a chi qui vuole rimanere”.

Il segreto della longevità è forse scritto in questi sentieri che scivolano tra i crinali spazzati dal vento, tra le pietre di Is Sciuscius e tra le foreste di Forau Murgia e Archennui. Foreste, pietre e crinali che hanno visto la fatica degli uomini, hanno assorbito il loro respiro affannato e li hanno avvolti come coperte nelle lunghe notti trascorse sotto un tetto di stelle. Sono sentieri non particolarmente lunghi (il più breve misura poco più di 5 chilometri, il più lungo 25), senza dislivelli eccessivi, almeno sulla carta. Tuttavia, non sono segnalati, talvolta effimeri e piuttosto sconnessi. Inoltre, raramente troverete la rete telefonica. Per questo è fortemente consigliato percorrerli con una delle guide che l’Ecomuseo dell’Alto Flumendosa di Seulo mette a disposizione.

 

La "piscina" di Sa Stiddiosa dall'alto (Foto: Not Ordinary Studio / Proloco Seulo)
La “piscina” di Sa Stiddiosa dall’alto 

 

Un trekking selvaggio

Per un’esperienza veramente selvaggia, consigliamo il trekking n. 2 Tracalassoa (13 km e 750 metri di dislivello). Si parte dall’alto e il paesaggio brullo della sommità dei monti presto lascia spazio alla foresta che cresce tra le pareti scavate per millenni dal Flumendosa. Il percorso, in discesa verso il fiume, prosegue per un vecchio sentiero dei carbonai dei primi del ‘900. Il bosco si fa fittissimo e la luce del sole penetra appena. Tracalassoa è un antico terrazzo fluviale, coperto da lecci, un tempo rifugio di banditi e oggi scelto dai seulesi come luogo di bivacco, soprattutto nei periodi della pesca alla trota. Si prosegue per una delle zone più intatte del territorio della Barbagia: Is Sciuscius. Qui talvolta si incontrano gli antichi ovili e i corni lasciati dai mufloni. Si prosegue lungo l’ansa del fiume che ogni tanto regala limpide piscine naturali e si giunge a sfiorare la località di Forau Murgia dove c’è una fonte e una zona di bivacco. Poi una carrareccia in salita riporta al punto di partenza.

In cima alle montagne

Un sentiero facile ma decisamente affascinante è il n. 1 Perdedu (5,5 km e 160 metri di dislivello). Il percorso prende il nome dall’omonimo brullo monte dal quale si può ammirare un paesaggio unico sul Gennargentu. Nel raggiungere la sua sommità si incontrano greggi di pecore e capre, ma anche cavalli e vacche che riempiono il silenzio con il suono dei loro campanacci. Più in alto si possono scorgere talvolta i mufloni e l’aquila reale, mentre dalla terra salgono – alternandosi – i profumi di elicriso e timo. Il percorso termina in un’area di sosta sotto l’ombra di aceri montani, nei pressi di una sorgente.

Mucca al pascolo serale sul monte Perdedu (Foto: Not Ordinary Studio / Proloco Seulo)
Mucca al pascolo serale sul monte Perdedu 

 

Tra fine luglio e inizio agosto, l’Ecomuseo dell’Alto Flumendosa rievoca l’antica tradizione di portare d’estate verso sera sul monte Perdedu le greggi. L’evento si chiama Sa Passillada a Murigada e richiama per questo trekking al tramonto tra le 80 e le 100 persone, turisti e abitanti del luogo. La camminata termina proprio alla sorgente dove viene organizzata una cena a base di prodotti locali, come la zuppa di cereali e verdure e la carne alla brace.

Verso il paradiso in terra

Sa Stiddiosa dà il nome al sentiero n. 6 (8 km e 500 metri di dislivello). È il sentiero che conduce nel luogo più bello: questa piscina naturale balneabile è stretta tra rocce scoscese ricoperte da un lato da un’infinità di piante di capelvenere, unica e verdissima. La piscina è in parte sovrastata da una roccia calcarea dalla quale cade una pioggia continua di gocce che penetrano per un effetto carsico. Sembra davvero un luogo magico e silenzioso, dove rimanere in contemplazione. Solo l’acqua che cade, solo i colori che cambiano con lo spostarsi del sole.

 

Corona ‘e Toni, nei pressi di Sa Stiddiosa (Foto: Not Ordinary Studio / Proloco Seulo)
Corona ‘e Toni, nei pressi di Sa Stiddiosa 

 

Ricorda alcuni paesaggi delle Blue Mountains in Australia, a ovest di Sydney. Tanta bellezza, però, va guadagnata. Il percorso è a tratti scosceso ed esposto. Quindi è bene arrivarci equipaggiati con acqua, scarpe e abiti da trekking. Si prosegue tra sali e scendi lungo una mulattiera nella fitta vegetazione. Lungo il percorso si incontra S’Arcu ‘e su Cuaddu, un dolmen naturale e poi un grande leccio secolare sulla sommità di una roccia e ancorata a essa attraverso le radici che nel tempo l’hanno fessurata. Pochi metri avanti c’è Corona ‘e Toni, uno sperone calcareo dai riflessi rosa che ricorda il Grand Canyon. Il percorso prosegue su uno scosceso sentiero con stretti tornanti che conduce giù al fiume.

I giovani che salvano gli animali (e le tradizioni)

Per combattere lo spopolamento e per ridare forza al territorio, oltre a questo progetto di sentieri, alcuni under 30 hanno deciso di creare una ong, Arrexini Asula, con l’obiettivo di creare un santuario per giovani e animali, per far avvicinare le persone alla natura e alla cultura locale. Il contatto con gli animali è il focus del progetto, rivolto soprattutto a chi vive problemi di disagio e difficoltà, come i neurodivergenti, e a chi proviene da contesti complessi. Oltre alla tutela dell’ambiente e degli animali e allo sviluppo delle aree rurali, l’ong promuove anche uno scambio tra generazioni, per mantenere vive le tradizioni locali.

 

Scorcio di Sa Stiddiosa, con la parete verdissima di Capelvenere (Foto: Not Ordinary Studio / Proloco Seulo)
Scorcio di Sa Stiddiosa, con la parete verdissima di Capelvenere 
Navigare alle Isole Egadi: 5 baie da sogno dove ancorare

Navigare alle Isole Egadi: 5 baie da sogno dove ancorare

Navigare a vela alle Egadi significa immergersi nel cuore di una delle Aree Marina Protette più grandi d’Europa (oltre 53.000 ettari). L’arcipelago offre uno scenario orografico ed idrografico radicalmente diverso dalle vicine Eolie: qui non trovate i picchi vulcanici e i fondali a sbalzo, bensì un altopiano calcareo sottomarino con ampie secche, fondali sabbiosi compatti, distese di Posidonia.

Calare l’ancora o prendere una boa alle Egadi richiede una pianificazione attenta perché oltre al meteo – condizionato dai venti dominanti di Maestrale e Scirocco – occorre conoscere la zonazione dell’AMP (gestita dal Comune di Favignana) e i relativi permessi d’ingresso, ancoraggio ed ormeggio.

1. Cala Rossa (Favignana) – La cattedrale di calcarenite

Cala Rossa

Coordinate: 37°55′.6 N – 012°22′.1 E

Ridosso: Venti dal II e III quadrante (Scirocco, Libeccio) | Esposta a: Maestrale, Tramontana, Grecale

Fondale: Sabbia chiara ad altissima tenuta (4 – 9 metri) tra chiazze di Posidonia

Posta sull’estremità nord-orientale di Favignana, tra cave di tufo dismesse a picco sul mare e un’acqua che sfuma dal turchese allo zaffiro, è la rada più famosa dell’arcipelago.

Consiglio tecnico: Si cala l’ancora su 5-8 metri. La sabbia offre un’ottima presa, ma la baia è un “catino” che accumula facilmente la risacca non appena il vento gira a Nord-Ovest. Per trascorrere una notte tranquilla, verificate che il bollettino escluda l’ingresso di qualsiasi onda da O/NW. In estate il traffico diurno è intenso: arrivate al mattino presto o nel tardo pomeriggio per trovare la posizione migliore sul corridoio sabbioso.

Normativa & AMP: Situata in Zona C. L’ancoraggio all’ancora è consentito esclusivamente su fondale sabbioso. È tassativamente vietato dare fondo sulla posidonia. In stagione sono spesso attivi i gavitelli dell’AMP; l’ormeggio richiede il pass o l’autorizzazione di stazionamento rilasciata dall’Ente Gestore.

2. Cala Preveto e Pirreco (Favignana) – Il ridosso del Sud

Coordinate: 37°54′.8 N – 012°19′.4 E

Ridosso: Venti dal IV e I quadrante (Maestrale, Tramontana, Grecale) | Esposta a: Scirocco e Mezzogiorno

Fondale: Sabbia e ciottoli su matrice calcarea (3 – 7 metri)

Sulla costa meridionale di Favignana, di fronte al piccolo isolotto del Preveto, questa cala è il vero punto di riferimento quando il Maestrale spinge forte sulla costa nord.

Consiglio tecnico: L’isolotto offre un buon ridosso dal mare formato da NW, ma attenzione al passaggio nel canale tra l’isola madre e l’isolotto (fondali bassi e scogli affioranti, da percorrere con cautela solo se si ha pescaggio ridotto). In rada il fondo sabbioso tiene bene, ma lo spazio utile di manovra si riduce quando la baia è affollata.

Normativa & AMP: Ricade in Zona B. In questa fascia valgano vincoli stringenti per le imbarcazioni: l’ancoraggio è autorizzato principalmente alle unità a vela e l’accesso richiede l’autorizzazione preventiva dell’AMP (pagabile online o presso gli uffici della marina). Rispetto rigoroso dei 300 metri dalla costa per la balneazione.

3. Cala Fredda e Cala Minnola (Levanzo) – Acque cristalline a ridosso del pino

Coordinate: 37°59′.3 N – 012°20′.7 E

Ridosso: Venti dal III e IV quadrante (Ponente, Maestrale, Libeccio) | Esposta a: Scirocco e Levante

Fondale: Sabbia, roccia e posidonia (6 – 12 metri)

Situate sul versante sud-orientale di Levanzo, a poca distanza dal piccolo borgo di pescatori, offrono uno scenario selvaggio con pinete che arrivano quasi a toccare il mare.

Consiglio tecnico: Il fondale è variabile con alternanza di chiazze di sabbia, scogli piatti e macchie di posidonia. Filate catena con attenzione individuando prima la chiazza chiara (sabbia) su cui far lavorare l’ancora. È fortemente raccomandata l’uscita in rada con grippiale per evitare di incattivare la marra tra le rocce o le radici.

Normativa & AMP: Ricadono in Zona B e C. L’AMP ha posizionato in questa zona un campo boe per la nautica da diporto al fine di tutelare il sito archeologico subacqueo di Cala Minnola (famoso per il relitto romano delle anfore). L’ancoraggio all’ancora è vietato nelle immediate vicinanze del relitto protetto ed è preferibile e raccomandato l’uso dei gavitelli dedicati.

4. Cala Dogana (Levanzo) – Davanti al paese

Coordinate: 37°59′.2 N – 012°20′.1 E

Ridosso: Venti dal IV e I quadrante (Maestrale, Tramontana) | Esposta a: Mezzogiorno e Scirocco

Fondale: Sabbia e ciottoli (4 – 8 metri)

La baia principale dell’isola, proprio di fronte alle case bianche con le finestre blu di Levanzo. Offre un’atmosfera senza tempo, ideale per una sosta tranquilla.

Consiglio tecnico: Dando fondo al centro della cala su circa 5-7 metri di profondità, la tenuta è soddisfacente su sabbia. La baia è stretta e risente dell’effetto risacca prodotto dal transito periodico dei traghetti e degli aliscafi diretti al molo commerciale vicinissimo. Assicuratevi di non intralciare la rotta di manovra dei mezzi di linea.

Normativa & AMP: Mantenere libera la zona di rispetto per l’atterraggio degli aliscafi. Le regole dell’AMP impongono il possesso del pass di navigazione/ormeggio e la massima attenzione al divieto di scarico delle acque nere.

5. Conca del Cretazzo e Cala Marina (Marettimo) – All’ombra della montagna

Coordinate: 37°57′.8 N – 012°04′.4 E

Ridosso: Venti da Nord-Est, Est e Scirocco (a seconda della cala) | Esposta a: Ponente e Libeccio

Fondale: Sabbia grossolana e roccia (8 – 15 metri) ad altissima trasparenza

Marettimo è la più lontana e incontaminata isola delle Egadi: una montagna di quasi 700 metri che sorge ripida dal mare. Conca del Cretazzo (a Sud-Est) o lo specchio acqueo antistante il paese (Cala Marina) sono le soste chiave.

Consiglio tecnico: Qui il mare sprofonda rapidamente. Dare fondo richiede di manovrare su batimetriche sostenute (spesso oltre i 10-12 metri) vicini alla costa. Assicuratevi di avere almeno 40-50 metri di catena calata. Marettimo non perdona colpi di vento improvvisi: le raffiche catabatiche (i “groppi” che scendono dalle cime della montagna) possono essere violente.

Normativa & AMP: Marettimo ospita le zone a maggior tutela dell’arcipelago. La Zona A (Riserva Integrale) si estende lungo tutto il versante Ovest (da Punta Libeccio a Punta Troia): qui sono vietati navigazione, ancoraggio, ormeggio e balneazione. Nelle restanti aree (Zone B e C) l’ancoraggio è fortemente limitato ed è obbligatorio utilizzare i campi boe stagionali predisposti dall’AMP per i non residenti.

 

Viaggio in Marocco fai da te: cosa vedere in 7 giorni

Viaggio in Marocco fai da te: cosa vedere in 7 giorni

Dalle spiagge dell’Atlantico e del Mediterraneo alle vette dell’Atlante, fino alle dune del Sahara, ecco come organizzare un viaggio in Marocco senza stress.

È una delle destinazioni più affascinanti del Nord Africa, un Paese capace di conquistare i viaggiatori con città imperiali, deserti sconfinati, mercati colorati e paesaggi mozzafiato. Organizzare un viaggio fai da te in Marocco è relativamente semplice grazie ai buoni collegamenti aerei con l’Europa, ai costi contenuti e a una rete di trasporti che permette di spostarsi facilmente tra le principali attrazioni. Un itinerario che racchiude l’essenza del Paese, alternando cultura, natura e tradizioni.

Ecco cosa vedere in Marocco in 7 giorni per vivere un’esperienza autentica e indimenticabile.

Giorno 1: Marrakech, il cuore pulsante del Marocco

La maggior parte dei viaggiatori inizia il proprio itinerario da Marrakech, una delle citta’ imperiali del Marocco e uno dei luoghi più iconici del Paese. Appena arrivati, vale la pena dedicare la giornata all’esplorazione della Medina, patrimonio UNESCO, dove vicoli stretti e labirintici conducono a botteghe artigiane, souk e palazzi storici.

Tra le attrazioni imperdibili ci sono la Moschea della Koutoubia, simbolo della città, il Palazzo Bahia e il Giardino Majorelle, un’oasi di tranquillità caratterizzata da colori vivaci e piante provenienti da tutto il mondo.

Moschea della Koutoubia, Marrakech

Moschea della Koutoubia, Marrakech

La sera, la celebre piazza Jemaa el-Fna si anima con artisti di strada, musicisti e bancarelle gastronomiche che offrono un assaggio della cucina marocchina.

 

Giorno 2: Da Marrakech ad Ait Ben Haddou

Il secondo giorno è dedicato alla scoperta dell’entroterra marocchino. Noleggiare un’auto rappresenta la soluzione ideale per muoversi in autonomia e godersi i panorami lungo il percorso.

Attraversando i Monti dell’Atlante tramite il passo Tizi n’Tichka, si raggiunge il suggestivo villaggio fortificato di Ait Ben Haddou, antica kasbah in terra battuta utilizzata come set cinematografico per numerosi film e serie televisive, nonché uno degli esempi meglio conservati di architettura tradizionale marocchina.

Ait Ben Haddou
Ait Ben Haddou

Giorno 3: Verso il deserto di Merzouga

Proseguendo verso est si arriva gradualmente ai paesaggi desertici che rendono il Marocco famoso in tutto il mondo. Il tragitto è lungo ma spettacolare, con canyon, villaggi berberi e oasi che si susseguono lungo il percorso.

La destinazione finale è Merzouga, porta d’accesso al deserto dell’Erg Chebbi, dove è possibile organizzare un’escursione in cammello tra le dune dorate.

Al tramonto il deserto si tinge di sfumature rosse e arancioni, regalando panorami indimenticabili. Trascorrere la notte in un campo tendato tradizionale consente di osservare un cielo stellato straordinariamente limpido e di immergersi nella cultura berbera.

Merzouga
Merzouga

Giorno 4: Le gole del Todra e la Valle del Dades

Dopo l’esperienza nel Sahara, il viaggio prosegue verso le gole del Todra, le cui pareti rocciose, che raggiungono anche i 300 metri di altezza, attirano escursionisti e appassionati di arrampicata da tutto il mondo.

Successivamente si può raggiungere la Valle del Dades, famosa per le sue formazioni rocciose particolari e per la cosiddetta “Strada delle Mille Kasbah”, tappa ideale per chi desidera conoscere il volto più autentico del Paese.

Le gole del Todra
Le gole del Todra

Giorno 5: Fes, la capitale culturale

Il quinto giorno è dedicato a Fes, considerata la capitale spirituale e culturale del Marocco. La sua Medina è una delle più grandi e meglio conservate del mondo islamico e costituisce una vera e propria città nella città.

Tra i vicoli di Fes si possono visitare le celebri concerie tradizionali, osservare gli artigiani al lavoro e scoprire monumenti storici come la Madrasa Bou Inania e le antiche porte monumentali.

Le concerie di Fes
Le concerie di Fes

Giorno 6: Chefchaouen, la città blu

Tra le mete più amate dagli appassionati di fotografia spicca Chefchaouen, situata tra le montagne del Rif. Conosciuta come la Citta’ Blu , è famosa per le sue case dipinte in varie tonalità di azzurro che creano un’atmosfera unica e rilassante.

Le piazzette tranquille, i negozi di artigianato locale e i panorami sulle montagne circostanti rendono Chefchaouen una delle destinazioni più suggestive dell’intero Paese.

Chefchaouen
Chefchaouen

Giorno 7: Rabat o Casablanca prima del rientro

L’ultimo giorno può essere dedicato a Rabat, l’elegante capitale del Marocco, oppure a Casablanca, principale centro economico del Paese.

Rabat sorprende per la sua atmosfera ordinata e tranquilla. Tra le principali attrazioni si segnalano la Torre di Hassan, il Mausoleo di Mohammed V e la Kasbah degli Oudaya, affacciata sull’oceano Atlantico.

Rabat
Rabat

Casablanca, invece, è famosa soprattutto per la spettacolare Moschea Hassan II, una delle più grandi al mondo, costruita in parte sul mare. La città offre un interessante mix tra architettura moderna e influenze coloniali francesi.

Moschea Hassan II a Casablanca
Moschea Hassan II a Casablanca

Da entrambe le città partono numerosi voli internazionali, rendendo agevole il rientro in Europa.

Consigli pratici per un viaggio fai da te in Marocco

Per visitare il Marocco in autonomia è consigliabile pianificare gli spostamenti con anticipo, soprattutto se si desidera esplorare il deserto e le aree interne. Il noleggio auto rappresenta spesso la soluzione più comoda per ottimizzare i tempi. La primavera e l’autunno sono i periodi migliori per visitare il Paese, grazie alle temperature piacevoli sia nelle città sia nelle zone desertiche. È, inoltre, utile avere sempre con sé contanti, poiché in molte località più piccole i pagamenti elettronici non sono sempre accettati.