Valtur entra nel segmento crociere con un caicco premium tra le baie di Bodrum, portando il suo modello di ospitalità in mare.
Dopo l’alta quota, il mare. Nel percorso di evoluzione del proprio modello di ospitalità, Valtur introduce una delle operazioni più originali della sua storia recente e del panorama turistico internazionale, portando il brand nel segmento delle crociere in chiave esclusiva con il lancio del Caicco Valtur: un’elegante barca a vela tradizionale che dalla prossima estate navigherà tra il turchese spettacolare delle baie e delle insenature della costa di Bodrum.
L’iniziativa si inserisce in una precisa strategia di ampliamento del perimetro esperienziale del marchio, già avviata con The Sky Club – Valtur Cervinia, il rifugio affacciato sul Cervino, a Plan Maison, a 2.650 metri, che ha segnato il debutto del brand in un format esterno alle strutture resort tradizionali. “Aver portato a compimento questa attivazione nello stesso anno in cui abbiamo inaugurato il rifugio a 2.650 metri di Plan Maison, che sta raccogliendo un successo oltre le attese sia dal punto di vista dei numeri sia per l’apprezzamento del format, è per noi motivo di grande soddisfazione. Non tanto per il semplice lancio di una novità, per quanto interessante possa essere, ma perché entrambe le iniziative – il rifugio alpino e il caicco – riflettono con grande coerenza una stessa filosofia upper upscale, capace di imprimere la cifra dell’Italian Lifestyle in contesti internazionali molto diversi tra loro, con l’ambizione di segnare uno spartiacque nel panorama del tour operating e dell’hospitality”, commenta Isabella Candelori, Direttore Commerciale Trade Italia. “A Cervinia questa ambizione si è tradotta in un format che combina Italian street food di grande qualità, proposte di alta cucina e intrattenimento d’autore, con momenti in chiave lounge on the slope che dialogano con l’atmosfera unica di una delle vette alpine più iconiche: il Cervino. Con il Caicco Valtur la stessa logica si trasferisce sul mare: un progetto che non nasce semplicemente come una nuova proposta di viaggio, ma come una formula di ospitalità in cui il brand entra in relazione con l’identità del territorio che lo ospita, costruendo un dialogo originale tra stile italiano, raggio di azione globale e dimensione esperienziale itinerante”.
Il resort diventa itinerante
Il Caicco Valtur nasce infatti con un’idea precisa: trasferire su una barca a vela il modello di servizio di un Valtur Resort, fondato sulla personalizzazione del viaggio a misura di desiderio del cliente, mantenendo gli standard di accoglienza, offerta enogastronomica e assistenza tipici del brand, declinati, però, in una dimensione mobile, dove il movimento si fa parte integrante della formula di soggiorno.
Plus in sé è già il mezzo: una barca a vela tradizionale in legno lunga 47 metri e larga 8,4, con tre alberi e una capacità massima di 32 ospiti. Costruita nel 2013 e completamente rinnovata nel 2024, conserva il fascino della navigazione classica turca, reinterpretata secondo standard di ospitalità premium. Il risultato è una proposta che coniuga design della tradizione marittima e comfort contemporaneo, con spazi progettati per garantire un’atmosfera intima e conviviale durante la navigazione.
Un hub lifestyle galleggiante
15 appena le cabine rifinite in legno, sofisticata espressione artigianale di esperti maestri d’ascia. Sono tutte dotate di aria condizionata e servizi privati con doccia, lavabo e asciugacapelli. Le dimensioni variano tra 11 e 13 metri quadrati, con configurazioni che comprendono cabine doppie e due sistemazioni triple.
Gli spazi comuni comprendono una sala da pranzo climatizzata con Wi-Fi e TV, mentre la vita a bordo si sviluppa prevalentemente sul ponte superiore, attrezzato con raffinati lettini prendisole, e zone relax da cui seguire la navigazione o godere delle soste nelle baie. A prua, è localizzata, invece, l’area con i tavoli per la ristorazione e per i momenti lounge, nonché il bar con servizio al tavolo, operativo fino alle tre del mattino, per godersi l’atmosfera piena di incanto del ponte nelle ore notturne.
Durante le soste in rada gli ospiti possono accedere direttamente al mare grazie alla scaletta di discesa e utilizzare diverse attrezzature per attività in acqua, tra cui canoe, stand up paddle e kit per lo snorkeling, in una dimensione che alterna momenti di veleggiata a pause dedicate al bagno e all’esplorazione delle baie.
Experience Manager e Wellness Designer: il valore aggiunto dell’esperienza Valtur tra scoperta della destinazione, benessere e F&B
L’esperienza gastronomica riflette la filosofia Valtur di attenzione alla qualità delle materie prime e valorizzazione dei prodotti locali. Il trattamento previsto è di pensione completa, con una cucina che combina ingredienti freschi del territorio con una riconoscibile impronta italiana e una grande attenzione per esigenze alimentari e nuovi stili di vita, grazie a menù specifici senza glutine, senza lattosio o vegani.
A garantire il funzionamento dell’imbarcazione è un equipaggio composto da sei/otto membri, affiancato da due figure dedicate Valtur che rappresentano uno degli elementi distintivi del progetto, votato alla creazione di esperienze uniche, letteralmente esclusive, dove i desideri e le aspirazioni degli ospiti trovano soddisfazione pressoché in real time: l’Experience Manager li accompagna alla scoperta delle tappe dell’itinerario e delle peculiarità della destinazione, mentre il Wellness Designer cura momenti dedicati al benessere e al relax, contribuendo a costruire un ritmo di viaggio che alterna itinerari in mare, attività modellate in chiave tailor made e pause rigeneranti.
L’itinerario tra le baie della Costa Turchese
Il Caicco Valtur navigherà dal 3 al 31 agosto nell’area di Bodrum, lungo la cosiddetta Costa Turchese, alternando soste in rada e approdi in alcune delle baie più suggestive del tratto egeo: le partenze sono previste ogni lunedì e la durata del viaggio conta otto giorni, dal momento dell’imbarco e a quello dello sbarco. Tra le tappe previste figurano l’isola di Orak, l’arcipelago delle Seven Islands (Yedi Adalar) e l’Isola di Sedir, dove si trova il sito archeologico di Kedrai. L’esperienza combina piacere dello stare a bordo in un elegante contesto, mare cristallino ed esplorazione del territorio, permettendo di alternare giornate dedicate al relax in acqua a brevi incursioni a terra tra villaggi e siti storici.
Le partenze strategiche di spalla con estensione a Istanbul
Nel calendario operativo 2026 il prodotto sarà inoltre proposto, nelle settimane di spalla di fine luglio e inizio settembre, anche in formula tour combinata con Istanbul, con partenze previste il 27 luglio – 3 agosto e 31 agosto – 7 settembre. Questa opzione prevede che la crociera lungo la costa egea sia affiancata da un soggiorno nella capitale culturale turca, con visite guidate ai principali siti storici della città, una crociera sul Bosforo e momenti dedicati alla scoperta della gastronomia locale.
Fresca di nomina, la città marchigiana ha avviato un progetto di trasformazione di cui la stessa cultura vuole essere il propellente. Scopriamone i punti di forza, dalla Pinacoteca Civica al Duomo alle opere vanvitelliane.
Il titolo è ufficiale: Ancona sarà Capitale italiana della Cultura 2028. Ma la vera notizia è un’altra: non serve aspettare per visitarla. La città è già in movimento, attraversata da un’energia nuova che si percepisce tra il porto e le colline, nei vicoli del centro storico e negli spazi restituiti alla collettività.
Il dossier-manifesto
Il dossier Questo. Adesso., ispirato alle parole del poeta anconetano scomparso nel 2021 Francesco Scarabicchi è più di un programma: è una dichiarazione di metodo che vede la cultura come motore di trasformazione urbana. È un tempo che chiede di essere vissuto, abitato e condiviso per rigenerare, connettere, aprire. Il segnale più evidente è la riapertura della Pinacoteca Civica Francesco Podesti, chiusa per due anni e oggi di nuovo accessibile con un allestimento che restituisce centralità alla storia artistica della città.
Anfiteatro romano
Qui si entra subito nel cuore di Ancona. Le sale attraversano cinque secoli di pittura, mettendo in dialogo scuole e territori. Spiccano la Pala Gozzi e la Crocifissione di Tiziano Vecellio, accanto alla Circoncisione di Olivuccio Ciccarello e alla Madonna con Bambino di Carlo Crivelli. La Pala dell’Alabarda di Lorenzo Lotto restituisce tutta la tensione narrativa dell’artista, mentre l’Immacolata del Guercino sembra aprire un dialogo silenzioso con il mare poco distante.
Le stratificazioni rivelatrici
Fuori dal museo, la città si svela per stratificazioni. Basta salire verso piazza San Francesco alle Scale per incontrare la chiesa omonima, dove il portale rinascimentale di Giorgio Orsini da Sebenico introduce a uno spazio dominato ancora da Lorenzo Lotto con la sua Assunzione. Poco più avanti, nel Palazzo Ferretti, il Museo Archeologico Nazionale delle Marche amplia lo sguardo: dalla preistoria alla civiltà dei Piceni, fino alla città greca e romana affacciata sull’Adriatico.
Arco di Traiano
Ancona è fatta anche di aperture improvvise. Nella parte alta, la Chiesa del Gesù, progettata da Luigi Vanvitelli, si distingue per la facciata curvilinea in cotto locale e pietra d’Istria che dialoga con il porto. All’interno, tra luce e proporzioni, si conservano opere come la Circoncisione di Orazio Gentileschi. Più in basso, tra piazza del Senato e via Birarelli, l’Anfiteatro romano di Ancona riaffiora come una delle presenze più sorprendenti della città antica, oggi nuovamente accessibile e animato da visite e iniziative culturali.
Ineguagliabile saliscendi
Poi c’è il punto più alto, simbolico e reale: il Duomo di San Ciriaco. Costruito sull’antica acropoli greca, domina il porto e restituisce in un solo sguardo la geografia e l’identità di Ancona, città da sempre rivolta al mare.
La discesa riporta tra chiese e stratificazioni: la Chiesa di San Domenico, con l’Annunciazione del Guercino, e la Chiesa di Santa Maria della Piazza, dove il romanico si sovrappone a tracce paleocristiane e greche.
Veduta di Ancona
Il percorso si chiude sul fronte del porto antico, dove Ancona ritrova la sua vocazione più profonda. L’Arco di Traiano segna ancora oggi l’ingresso monumentale alla città romana. Poco oltre, l’Arco Clementino e la Mole Vanvitelliana raccontano il passaggio dei secoli. La Mole, progettata ancora da Luigi Vanvitelli, è oggi uno spazio vivo: mostre, cinema all’aperto, il Museo Tattile Statale Omero, unico nel suo genere, che invita a scoprire scultura, architettura e design attraverso il tatto, e il Lazzabaretto, luogo di ritrovo affacciato sul mare.
Non solo promessa
Ancona, dunque, non è soltanto una promessa proiettata al 2028. È già adesso una città che cambia, che si racconta, che si lascia attraversare. E che invita a essere scoperta prima che diventi, ufficialmente, una destinazione.
Nel distretto di uThukela, nell’entroterra delle Midlands del KwaZulu-Natal, il territorio di Inkosi Langalibalele ruota attorno alla cittadina di Estcourt, situata lungo l’autostrada N3 tra Durban e Johannesburg. A sud-ovest di questo hub economico si estende la Weenen Game Reserve, 5.000 ettari di praterie ondulate attraversate dal fiume Bushman, habitat di rinoceronti, giraffe e oltre 250 specie di uccelli. A est della città si trova invece la Wagendrift Dam Nature Reserve, intorno a un bacino artificiale apprezzato per pesca e nautica. L’area è incorniciata da colline erbose e altipiani interni, con un paesaggio rurale punteggiato da siti dell’Età del Ferro e affioramenti fossili. Nella parte più occidentale della provincia si trova l’uKhahlamba-Drakensberg Park, patrimonio dell’umanità, che ospita il Drakensberg, ossia la catena montuosa conosciuta come Monti dei Draghi, la cui estremità settentrionale si piega verso ovest, formando il confine con il Lesotho.
L’uKhahlamba-Drakensberg Park
Estcourt, un avamposto di frontiera
Estcourt è una cittadina di pietra e mattoni rossi che si allunga lungo la confluenza del Bushman’s River e del Little Bushman’s River, a 1.196 metri sul livello del mare. L’autostrada N3 passa vicino alla città, collegandola al resto del paese. Ha l’aspetto ordinato dei centri coloniali britannici: vie larghe, edifici bassi in arenaria locale, qualche chiesa anglicana, un forte che domina la collina.
Questo è il territorio di Inkosi Langalibalele, il capo hlubi del XIX secolo che si oppose al dominio coloniale e che nel 1873 rifiutò di registrare le armi da fuoco come ordinato dalle autorità britanniche. La sua resistenza gli costò la libertà ma il suo nome oggi identifica l’intero municipio, istituito nel 2016 dalla fusione di due amministrazioni locali.
Il paesaggio delle Midlands intorno a Estcourt è un alternarsi di colline erbose, altipiani interni e valli fluviali. Le praterie ondulate si estendono verso l’orizzonte azzurro del Drakensberg, che si innalza quarantuno chilometri a ovest della città. Non è un paesaggio spettacolare nel senso convenzionale del termine è piuttosto una bellezza orizzontale, fatta di ampiezza, di luce che cambia sulle colline, di nuvole che proiettano ombre lunghe sulle praterie. Le fattorie producono mais, bestiame, latticini. L’economia della zona si basa ancora sull’agricoltura, con grandi stabilimenti di lavorazione della carne – Estcourt ospita il più grande impianto di produzione di bacon del Sudafrica – e altre industrie alimentari come Nestlé, che produce caffè Nescafé Ricoffy per l’esportazione in tutta l’Africa.
Il paesaggio intorno a Estcourt
La cittadina conserva Fort Durnford, costruito nel 1874 dall’ingegnere militare tenente colonnello Durnford come base per la Natal Mounted Police. È una struttura massiccia in arenaria locale, con muri spessi due piedi che si innalzano per trenta piedi, due torri quadrate agli angoli, finestre pesantemente sbarrate e feritoie ovunque. C’erano persino serbatoi d’acqua nel seminterrato, un ponte levatoio, un fossato e due tunnel segreti. Oggi ospita il museo della città e una collezione di uova di uccelli donata da Godfrey Symons.
Una giraffa nella Weenen Game Reserve
Safari in una riserva riconosciuta dall’UNESCO
A sud-ovest di Estcourt, la Weenen Game Reserve si estende per 5.000 ettari di praterie ondulate e boscaglia di acacie attraversate dal Bushman’s River, che scava una gola nelle rocce. La riserva fu istituita nel 1975 su terreni agricoli degradati e il lavoro di riabilitazione condotto da Ezemvelo KZN Wildlife l’ha restituita al suo antico splendore. Oggi ospita rinoceronti bianchi e neri reintrodotti, giraffe, kudu, zebre, antilopi, struzzi. Altre specie come il duiker grigio, il bushbuck, lo steenbok, lo sciacallo dal dorso nero e l’iena hanno ricolonizzato l’area naturalmente. Oltre 250 specie di uccelli sono state registrate nella riserva, e due capanni di osservazione posizionati presso pozze d’acqua permettono di vedere mammiferi e uccelli acquatici senza disturbarli.
A dispetto di altri parchi più noti questa è un’opzione meno battuta: gli animali non sono addestrati, non ci sono guide e nessuno ti garantisce che vedrai alcun tipo di animale. Ho percorso le strade sterrate della riserva dall’alba al tramonto, quando l’erba alta dell’estate in alcuni punti rendeva l’avvistamento degli animali più difficile ma eravamo due auto all’interno dell’intero parco. Le giraffe apparivano improvvisamente contro l’orizzonte delle colline azzurre, le zebre si spostavano in gruppi compatti, e in lontananza si intravedeva la sagoma massiccia di un rinoceronte bianco adulto in compagnia di un esemplare più giovane. I cartelli ti avvisano di stare attento ai leoni: se scendi dalla macchina, è a tuo rischio e pericolo ma non ho avvistato né leoni né leopardi.
C’è un’Africa fatta di spazi, panorami e incontri autentici che ti invitiamo a scoprire con noi.
In Zambia e Malawi scopriamo un ambiente primordiale fino al “cuore caldo d’Africa”: un viaggio che inizia con il South Luangwa National Park e raggiunge il Parco Liwonde, il grande lago Malawi e l’altopiano di Mulanje, tra foreste, villaggi dalla straordinaria accoglienza e piantagioni di tè.
Il Sudafrica svela la sua anima più elegante da vivere con un itinerario classico, hotel selezionati e lodge di charme. Si parte da Johannesburg e si incontrano i famosi Big Five in una riserva privata adiacente al Parco Kruger, scoprendo l’attività della Black Mamba Anti-Poaching Unit, la prima unità anti-bracconaggio al mondo tutta al femminile. Poi l’eclettica Città del Capo e la sua splendida Penisola, casa per otarie, pinguini e balene che nel periodo da giugno a novembre si riproducono a Walker Bay.
In Kenya puoi vivere un viaggio per veri appassionati d’Africa che unisce l’aspetto etnografico a quello naturalistico. Un itinerario inusuale fuori dalle rotte più battute per incontrare alcune tra le etnie più arcaiche del continente, scoprire i parchi e i laghi della Rift Valley e inoltrarsi tra montagne laviche, crateri, deserti e foreste fino al lago Turkana, un vero paradiso che richiama le origini dell’uomo.
Se invece vuoi partire in autunno, a Gibuti ti attende un viaggio d’esplorazione itinerante tra isole, baie e insenature di rara bellezza, alla scoperta di una natura incontaminata: vulcani e bianchissime spiagge, acque color turchese, reef mozzafiato e bellissimi e innocui squali balena.
C’è una città negli Stati Uniti che è conosciuta per essere la culla della libertà. Si tratta di Boston, in Massachusetts, perché proprio qui iniziò la Rivoluzione Americana quando, nel 1773, un gruppo di coloni ribelli gettò nel porto della città casse di tè per protestare contro le tasse della Corona britannica, dando così il via a una rivolta che avrebbe cambiato la storia del mondo. Dal Boston Common al Bunker Hill Monument, passando per chiese, cimiteri e sale di assemblea, la città custodisce con orgoglio le radici della democrazia americana. E il modo migliore per scoprirle è seguire il Freedom Trail, il sentiero rosso della libertà.
La Old State House a Boston
Il Freedom Trail
Il Freedom Trail è un percorso pedonale lungo quasi 4 chilometri che collega 16 siti storici fondamentali per la storia degli Stati Uniti. Si parte dal BostonCommon, il parco pubblico più antico degli Stati Uniti, dove si trova anche il Robert Gould Shaw & the 54th Regiment Memorial, dedicato al primo corpo militare afroamericano della Guerra di Secessione. Poco oltre, si trova la MassachusettsStateHouse, riconoscibile dalla sua cupola dorata. Approfittate della visita guidata gratuita per entrare nelle sale storiche del governo. Proseguite poi verso la Park Street Church, nota come “Brimstone Corner”, e la King’s Chapel, dove si trova una campana fusa da PaulRevere – il patriota che con la sua cavalcata notturna nel 1775 avvertì i coloni dell’arrivo delle truppe britanniche –, e la panca su cui sedette George Washington.
Il Freedom Trail a Boston
Il percorso tocca poi il sito della prima scuola pubblica americana, l’Old Corner Bookstore, dove furono pubblicate opere di Hawthorne e Thoreau, e l’Old South Meeting House, teatro della protesta del Boston Tea Party. Proseguite verso l’Old State House, l’edificio coloniale in mattoni rossi che è stato centro del governo prima della Rivoluzione. Dal suo balcone fu letta per la prima volta la Dichiarazione d’Indipendenza il 18 luglio 1776. Di fronte, un cerchio di ciottoli segnala il sito del Massacro di Boston del 1770, il primo scontro violento della Guerra d’Indipendenza. Il 5 marzo di quell’anno, una folla di manifestanti lanciò sassi contro i soldati britannici, che aprirono il fuoco uccidendo cinque persone.
Il cammino prosegue verso il North End, il quartiere italiano della città, dove si trova la Paul Revere House, e la Old North Church, la più antica di Boston. Dopo il Copp’s Hill Burying Ground, dove ci sono le lapidi di alcuni dei personaggi più illustri della Boston coloniale, tra cui il rivoluzionario Daniel Malcom, si raggiunge il Charlestown Navy Yard, dove è ormeggiata la USS Constitution, la più antica nave da guerra ancora in servizio. Il Freedom Trail si conclude al Bunker Hill Monument, un obelisco di granito alto 67 metri. Salite i suoi 294 gradini per avere una vista mozzafiato sulla città e sul porto.
Park Street Church Tower, Boston
Vivere Boston da protagonisti
Non si può visitare Boston senza immergersi nella sua storia attraverso esperienze indimenticabili. Il terzo lunedì di aprile, il Patriots’ Day anima la città con sfilate e rievocazioni storiche che commemorano l’inizio della Guerra d’Indipendenza. Il Boston Tea Party Ships & Museum permette di partecipare ai dibattiti del tempo e di gettare simbolicamente casse di tè nel porto, proprio come fecero i coloni nel 1773 per protestare contro le tasse imposte dalla Corona britannica.
Lo spettacolo della natura e l’incontro con le popolazioni
Oggi parliamo ancora di Africa, una destinazione capace di donarti esperienze e ricordi intensi, attraverso sei viaggi nelle regioni australi del continente.
Tra Botswana e Zimbabwe scopri un ambiente incontaminato, tra savane immense, foreste di acacie, piane alluvionali, parchi nazionali, lagune e quasi tutte le specie di mammiferi dell’Africa meridionale. Il Delta dell’Okavango, il fiume Chobe, il Makgadikgadi Pans con le sue saline, la Riserva di Moremi: scenari unici da vivere con un’immersione totale nella natura, navigando a bordo di un tipico mokoro, volando a bassa quota su paesaggi indimenticabili e godendo di tramonti infuocati e notti in confortevoli campi tendati. E poi le spettacolari Cascate Vittoria, dove le acque del fiume Zambesi si gettano nel vuoto creando continui arcobaleni.
In Mozambico l’itinerario, di impronta naturalistica e storica-culturale, si svolge nella parte centro-meridionale del Paese, poco esplorata e poco toccata dal turismo di massa. Dalla fauna selvatica del Gorongosa National Park ai boschi di palme da cocco, baobab, campi coltivati, villaggi e mercati colorati, fino alle chilometriche spiagge di sabbia bianca lungo la costa e alle escursioni in barca all’Arcipelago di Bazaruto per ammirare le meravigliose creature della barriera corallina facendo snorkeling.
Infine un emozionante viaggio di esplorazione in un’Africa ancora vergine, tra zone desertiche, popolazioni sconosciute e l’oceano, che dalla Namibia si dirige a nord per visitare le zone meridionali dell’Angola. Si entra in contatto con la cultura e abitudini delle popolazioni che abitano la regione, come i Mucawana, gli Himba, i Muila, e si viaggia nel misconosciuto e selvaggio parco nazionale di Iona, abitato da diverse specie animali. Poi ancora più a nord, fino a raggiungere la stupenda e incontaminata Baia dos Tigres, dove enormi dune striate si tuffano nell’Atlantico disseminato di relitti arenati tra i quali nuotano i delfini.