Fresca di nomina, la città marchigiana ha avviato un progetto di trasformazione di cui la stessa cultura vuole essere il propellente. Scopriamone i punti di forza, dalla Pinacoteca Civica al Duomo alle opere vanvitelliane.
Il titolo è ufficiale: Ancona sarà Capitale italiana della Cultura 2028. Ma la vera notizia è un’altra: non serve aspettare per visitarla. La città è già in movimento, attraversata da un’energia nuova che si percepisce tra il porto e le colline, nei vicoli del centro storico e negli spazi restituiti alla collettività.
Il dossier-manifesto
Il dossier Questo. Adesso., ispirato alle parole del poeta anconetano scomparso nel 2021 Francesco Scarabicchi è più di un programma: è una dichiarazione di metodo che vede la cultura come motore di trasformazione urbana. È un tempo che chiede di essere vissuto, abitato e condiviso per rigenerare, connettere, aprire. Il segnale più evidente è la riapertura della Pinacoteca Civica Francesco Podesti, chiusa per due anni e oggi di nuovo accessibile con un allestimento che restituisce centralità alla storia artistica della città.

Qui si entra subito nel cuore di Ancona. Le sale attraversano cinque secoli di pittura, mettendo in dialogo scuole e territori. Spiccano la Pala Gozzi e la Crocifissione di Tiziano Vecellio, accanto alla Circoncisione di Olivuccio Ciccarello e alla Madonna con Bambino di Carlo Crivelli. La Pala dell’Alabarda di Lorenzo Lotto restituisce tutta la tensione narrativa dell’artista, mentre l’Immacolata del Guercino sembra aprire un dialogo silenzioso con il mare poco distante.
Le stratificazioni rivelatrici
Fuori dal museo, la città si svela per stratificazioni. Basta salire verso piazza San Francesco alle Scale per incontrare la chiesa omonima, dove il portale rinascimentale di Giorgio Orsini da Sebenico introduce a uno spazio dominato ancora da Lorenzo Lotto con la sua Assunzione. Poco più avanti, nel Palazzo Ferretti, il Museo Archeologico Nazionale delle Marche amplia lo sguardo: dalla preistoria alla civiltà dei Piceni, fino alla città greca e romana affacciata sull’Adriatico.

Ancona è fatta anche di aperture improvvise. Nella parte alta, la Chiesa del Gesù, progettata da Luigi Vanvitelli, si distingue per la facciata curvilinea in cotto locale e pietra d’Istria che dialoga con il porto. All’interno, tra luce e proporzioni, si conservano opere come la Circoncisione di Orazio Gentileschi. Più in basso, tra piazza del Senato e via Birarelli, l’Anfiteatro romano di Ancona riaffiora come una delle presenze più sorprendenti della città antica, oggi nuovamente accessibile e animato da visite e iniziative culturali.
Ineguagliabile saliscendi
Poi c’è il punto più alto, simbolico e reale: il Duomo di San Ciriaco. Costruito sull’antica acropoli greca, domina il porto e restituisce in un solo sguardo la geografia e l’identità di Ancona, città da sempre rivolta al mare.
La discesa riporta tra chiese e stratificazioni: la Chiesa di San Domenico, con l’Annunciazione del Guercino, e la Chiesa di Santa Maria della Piazza, dove il romanico si sovrappone a tracce paleocristiane e greche.

Il percorso si chiude sul fronte del porto antico, dove Ancona ritrova la sua vocazione più profonda. L’Arco di Traiano segna ancora oggi l’ingresso monumentale alla città romana. Poco oltre, l’Arco Clementino e la Mole Vanvitelliana raccontano il passaggio dei secoli. La Mole, progettata ancora da Luigi Vanvitelli, è oggi uno spazio vivo: mostre, cinema all’aperto, il Museo Tattile Statale Omero, unico nel suo genere, che invita a scoprire scultura, architettura e design attraverso il tatto, e il Lazzabaretto, luogo di ritrovo affacciato sul mare.
Non solo promessa
Ancona, dunque, non è soltanto una promessa proiettata al 2028. È già adesso una città che cambia, che si racconta, che si lascia attraversare. E che invita a essere scoperta prima che diventi, ufficialmente, una destinazione.
