Ad ogni equinozio la piramide Maya di Kukulkan mette in scena uno spettrale spettacolo di luci antiche.
Un trasferimento di poco più di due ore da Cancun conduce nell’antica capitale dello Yucatán Maya, Chichén Itzà. Durante gli equinozi di primavera e autunno, è tradizione radunarsi intorno alla piramide per ricreare le feste di mille anni fa e per assistere alla “discesa di Kukulkan”. Un’atmosfera magica riempie il prato circostante con suoni di tamburi e musica tradizionale e festante.
Secondo la leggenda, due volte all’anno quando il giorno e la notte sono in equilibrio, questa piramide dedicata a Kukulkan, il dio serpente piumato, viene visitata dalla divinità. Durante l’equinozio, Kukulkan torna sulla terra per comunicare con i suoi adoratori, fornire la benedizione per un raccolto completo e augurare buona salute prima di entrare nell’acqua sacra, bagnarsi e continuare, attraversandola il suo cammino verso gli inferi.
Facendo un battito di mani vicino alla base della piramide si sentirà un insolito eco cinguettante, che si dice replichi il richiamo del sacro uccello quetzal.
Leggenda a parte, l’architettura astuta e matematicamente brillante combinata con la rotazione naturale della Terra crea un’immagine sorprendente e un po’ inquietante di un serpente gigante che striscia nel tempio. Per cinque ore un’illusione di luci e ombre crea sette triangoli sul lato della scala partendo dall’alto e scendendo lentamente fino a collegare la piattaforma superiore con la gigantesca testa di pietra del serpente piumato in basso. Per 45 minuti questa impressionante ombra rimane nella sua interezza prima di rallentare la discesa dalla piramide e scomparire insieme al chi si è giunto lì per vederla.
La Piramide di Kukulkan, conosciuta anche come El Castillo, un nome datole dai conquistatori spagnoli, è il centro di Chichén Itzà e fu costruita su un tempio preesistente tra l’800 e il 900 d.C. È la più grande piramide di Chichén Itzà; la sua base misura 53,3 metri di larghezza su tutti e quattro i lati. Si erge sopra gli altri monumenti alti 24 metri con un tempio di 6 metri in cima alla piattaforma più alta. Prima che l’accesso alla sala del trono della piramide fosse vietato, si poteva salire sulla sommità e, in una giornata limpida, vedere la cima della grande piramide nel vicino sito in rovina di Ek Balam.
Il fascino mesoamericano e la conoscenza della matematica e dell’astronomia sono molto evidenti quando si esaminano i dettagli della sua architettura. Ciascuno dei quattro lati ha 91 gradini, quinei 364 gradini in totale, con il tempio in cima alla piramide considerato un gradino aggiuntivo per un totale di 365. Ogni gradino rappresenta un giorno nel calendario. Inoltre, le nove fasi della piramide, divise in due da una scala su ciascun lato, rappresentano i diciotto mesi dell’anno del calendario Maya. La piramide è stata costruita per essere una rappresentazione fisica del Calendario Maya (lo stesso calendario che prevedeva la fine del mondo nel 2012), mentre si ritiene che il suo orientamento, leggermente a nord-est, sia stato calcolato per creare il fenomeno noto come la “discesa di Kukulkan”.
Questo fenomeno viene ricreato ogni notte (artificialmente) durante lo spettacolo di luci e suoni alle 19:00. in inverno e alle 20:00 in estate.
Chichén Itzà è una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo e patrimonio mondiale dell’UNESCO. Il sito archeologico presenta varie strutture raggruppate in gruppi principali. Il gruppo più famoso e visitato è la Grande Piattaforma a Nord dove, oltre alla Piramide di Kukulkan, si trovano il Tempio dei Giaguari e il Grande Campo da ballo.
Tra tombe nabatee patrimonio UNESCO, astroturismo, trekking nelle oasi e luxury resort.
Una destinazione che, già da sola, vale il viaggio in Arabia Saudita: AlUla è la fuga ideale per gli amanti dei deserti esclusivi e glamour, dove il passato, ancora quasi inesplorato, si svela in tutta la sua autenticità tra antiche tombe nabateee e straordinarie formazioni rocciose che diventano set, al tramonto, di scenografici aperitivi. Raggiungibile con due ore di volo dalla capitale Riyadh, questa meta apprezzata perché ricca di storia e di meraviglie naturalistiche geologiche, consente pure di immergersi in affascinanti osservazioni del cielo stellato. Senza dimenticare le sue oasi verdeggianti per insoliti trekking tra i palmeti di datteri, i lussuosi desert resort e i ristoranti dove fare glamping con gusto, i centri artigianali d’atmosfera e le strutture contemporanee vocate all’arte che riflettono il paesaggio mozzafiato circostante, per l’imperdibile scatto da riportare a casa.
La meraviglia dei siti patrimonio UNESCO di Hegra e Jabal Ikmah
Il sito patrimonio UNESCO di Hegra
Un’esplorazione dorata e dal sapore d’antan, a bordo di una Land rover vintage senza capote. L’escursione ad alto tasso di stile conduce alla scoperta dell’affascinante Hegra, il primo sito patrimonio mondiale dell’Unesco in Arabia Saudita (dal 2008), per una sorprendente immersione nell’antica civiltà nabatea. Tracce di vita vissuta dai mercanti giunti in questa terra da Petra in Giordania per controllare le rotte commerciali, dopo essersi stabiliti nella vicina Dadan, l’antica AlUla (tra il cento prima e dopo Cristo), importante snodo commerciale sulla rotta dell’incenso. Sfrecciando comodamente seduti sul veicolo a quattro ruote, lungo le polverose strade puntellate di acacie, naturale riparo per beduini, dromedari e capre, si scende per ammirare gli spazi di adorazione delle divinità e le maestose tombe familiari, finemente decorate, tra simboli identitari come la medusa e ricche iscrizioni in aramaico scolpiti nella roccia arenaria rossa. Si riscopre così il prezioso sito modellato nei secoli dal vento e dalla pioggia, con 132 facciate delle 500 stimate, riportate al loro antico splendore. La prima tappa è Jabal Ithlib, uno sperone montuoso naturale caratterizzato da uno stretto e misterioso passaggio verso un’area che, in passato, fungeva da luogo di culto ed era lo spazio per le riunioni dei leader della città. L’avventura “on the road” continua alla volta dei solenni siti di sepoltura, per osservare da vicino, tra le altre, la Tomba Di Lihyan figlio Di Kuza, la più grande di Hegra con i suoi 22 metri di altezza, lasciata incompiuta nella parte inferiore (non è scalpellata) e mai utilizzata. Eppure, si tratta di una presenza ricca di significato: il monumento funerario, simbolo di potere, si vedeva infatti in tutta la sua magnificenza dalla città vecchia di Dadan. Si percepiva in questo modo la potenza della famiglia che l’aveva commissionata. Il viaggio ancora più indietro nel tempo conduce a Jabal Ikmah, sito Unesco inserito nel Registro Internazionale della Memoria del Mondo. Il tesoro pre-nabateo, come una grande libreria in un canyon risalente a tremila anni fa, permette di vivere un’esperienza narrativa speciale nella pietra, con oltre 300 iscrizioni di rilevanza storica. Testimonianze scritte che raccontano scene di vita quotidiana, compresi i rituali religiosi, nelle lingue dei Dadaniti e Lihyaniti, due potenti regni arabi antichi, fioriti nell’oasi di AlUla.
Gli emozionanti e scenografici aperitivi a Elephant Rock e Harrat
Il punto panoramico di Harrat
L’incredibile scultura di roccia di 55 metri di altezza, conosciuta come Elephant Rock per la somiglianza al mammifero e rinomata per essere la location del festival internazionale di musica Azimuth organizzato da MDL Beast, è magica al tramonto. Un sito divenuto “the place to be” al calar del sole, per uno scenografico aperitivo davanti a una meraviglia naturale con la forma di un pachiderma, modellata da milioni di anni di erosione e considerata una tappa imperdibile per sorseggiare un drink in un luogo speciale, scaldati dal falò di un salottino nella roccia, nella calda atmosfera che si accende di rosso intenso. Un’altra location da non perdere, per il colpo d’occhio mozzafiato dall’alto che regala, è Harrat, un affaccio naturale per ammirare, in tutta la sua vastità, il villaggio e la oasi che si sono stratificati nei secoli. Antichi insediamenti di AlUla, da ammirare al meglio nel punto panoramico con locale a cielo aperto ospitato a 1160 metri di altitudine.
La foto spettacolare al Maraya Concert Hall
Maraya Concert Hall
Uno specchio che riflette ogni bellezza del paesaggio circostante: è la superficie esterna dell’incredibile Maraya Concert Hall, la stupefacente struttura a forma cubica, completamente riflettente, con le facciate che restituiscono il fascino del deserto e delle antiche formazioni rocciose tutt’intorno. Raggiungendola, si riporta a casa una foto-ricordo speciale del viaggio. Uno scatto vicino a una meraviglia architettonica senza pari, voluta dalla Royal Commission for AlUla, che per realizzarla ha incaricato il team italo-tedesco di Giò Forma, con Black Engineering a gestire il progetto. Lo spazio, inaugurato nel 2019, attira i turisti per l’interessante contrasto tra il paesaggio ancestrale che lo avvolge e la sua moderna struttura che se ne appropria.
Una location da ammirare a lungo, per la sua unicità, prima di accedere al suo interno – dove in passato si è esibito anche il tenore italiano Andrea Bocelli – animato nel corso dell’anno da musica live, mostre e spot pubblicitari, come quelli realizzati dai brand del lusso Cartier e Rolls-Royce.
Al-Gharamel: l’astroturismo nel bivacco beduino
Astroturismo ad Al-Gharamel
Nel sito di Al-Gharamel, scaldati dal “Farwa”, il mantello dei pastori con lana di pecora, dopo l’immancabile “Hafawa”, il benvenuto saudita con datteri e caffè al cardamomo, e la cena al buffet in stile beduino in un bivacco illuminato solo da candele, ci si accomoda al buio su un comodo divano. Nel magico salotto “en plein air” nel deserto di AlUla, un’oasi certificata DarkSky, si assiste a un’affascinante favola notturna sulle stelle. A narrarla è un esperto di corpi celesti, protagonisti di un racconto che alterna mitologia e osservazioni astronomiche, in uno spazio ideale, per l’assenza di inquinamento luminoso. Un’esperienza coinvolgente che non è solo un viaggio “slow” e ancestrale verso luoghi lontani del firmamento. Il momento è contemplativo, per connettersi in modo autentico con il paesaggio circostante, così remoto e magnetico, tra pinnacoli di roccia che sembrano voler farsi notare proprio dalla placida volta celeste che sussurra storie di amore e vendette.
Il trekking nell’oasi di palme da datteri
L’oasi di palme da datteri
Un rigoglioso eden terrestre, dove ripercorrere gli antichi sentieri che, in passato offrivano ristoro, in cambio di un balzello, a chi viaggiava attraverso il Paese come mercante o pellegrino, passando per AlUla. Un ombreggiato “trail” attraverso i canali di irrigazione e le preziose palme di datteri, considerate fonte di vita, nonché vera ricchezza in una terra arida in cui si lotta per la sopravvivenza, tanto da essere presenti nella bandiera nazionale saudita. Un microcosmo in cui immergersi per ammirare da vicino pure le case di fango e fieno, con il soffitto coperto dalle palme e l’ingresso reso sicuro dalle porte di legno degli alberi del deserto. Un villaggio che si anima ogni anno, da giungo ad agosto, durante la stagione del raccolto, quando viene abitato dalla comunità agricola locale proprietaria dei palmeti. Un periodo propizio, che genera una produzione stimata in 90mila tonnellate di datteri.
Lo shopping nella Città Vecchia di AlUla
La Città Vecchia di AlUla
Abitata fino a mezzo secolo fa, la Città Vecchia di AlUla è una tappa di viaggio ammaliante, complice l’atmosfera magica che si respira, grazie alle lanterne che rischiarano la notte, alle autentiche botteghe d’artigianato del distretto artistico di Al Jadidah e alle labirintiche strade dove affacciano antiche case in mattoni di fango. Dimore che, nel caso del Dar Tantora, sono state trasformate in hotel da sogno: nessuno resta indifferente alle 1800 candele che, ogni sera, indicano la via verso l’ingresso della struttura; né tanto meno alle sue stanze, dove il tetto è il cielo stellato, per una romantica sessione di astroturismo di coppia. Altrettanto suggestiva è la passeggiata nel ventre artigianale della Città Vecchia, con le rocce a fare da cornice alla shopping. Imperdibili, come souvenirs, sono i datteri di Tomoor AlUla, una bakery dove viene proposto anche il caffè saudita premium. Per manufatti realizzati da meritevoli alunne selezionate per divenire artigiane di ceramica, gioielli, tessuti e candele, l’atelier da raggiungere è, invece, Madrasat Addeera.
Il luxury desert resort Our Habitas AlUla e il pranzo al ristorante Harrat del Banyan Tree
Il luxury desert resort Our Habitas AlUla
Un lussuoso resort diffuso nel deserto, dove fare campeggio glamour a cinque stelle. La struttura da non perdere per un glamping da mille e una notte è Our Habitas AlUla, una location che permette di immergersi nel paesaggio più iconico della destinazione, e dove regnano il comfort e la squisita ospitalità saudita. L’attrazione per la clientela, da raggiungere anche con la divertente fat bike elettrica parcheggiata fuori dalla propria tenda, è la già iconica piscina tra le rocce rossastre, dove una non casuale passerella sull’acqua è presa d’assalto per lo scatto da postare che ispirerà ogni singolo follower sui social network. E se il pranzo a bordo vasca è vivace e all’insegna di mezzé, tacos, halloumi (formaggio fritto) e pollo con riso speziato e anacardi, ci si ritaglia un momento più intimo e privato ai tavoli di Harrat del resort 5 stelle lusso Banyan Tree, regno del benessere unito al gusto, tra ingredienti locali pensati per creare piatti di completo equilibrio tra consistenze e sapori, grazie alla mano attenta di chef Gede Widyarsana. Un balinese talentuoso di grande tecnica e altrettanta creatività, che supporta con la sua cucina le aziende agricole locali. Un indirizzo da tenere d’occhio, perché nei prossimi mesi accoglierà “Cielo”, un ristorante italiano che non può mancare nella meta saudita più amata dai viaggiatori del Belpaese.
A partire dal 2026 collegamenti fino all’esercito di terracotta in Cina. E in Europa l’alternativa alle compagnie aeree sarà reale.
Viaggiare è forse l’esperienza più bella che un essere umano possa fare e la speranza, in tempi di overtourism, è di riuscire a farlo in modo sempre più sostenibile per il pianeta. In questo senso, il treno è uno dei mezzi più completi, capace non solo di garantire un notevole abbattimento delle emissioni di CO?, ma anche di portare i passeggeri in giro per il mondo in modo comodo e sicuro, ammirando il paesaggio che cambia.
Cina, con l’ultima AV a scoprire l’esercito di terracotta
Farà dunque piacere sapere che, dal 2026, sarà possibile andare a vedere il famoso esercito di soldati in terracotta sepolti, in Cina, proprio su rotaia, grazie alla nuovissima rete cinese di treni ad alta velocità. Una realtà che ormai, con l’apertura di un nuovo collegamento ferroviario, ha superato i 50.000 chilometri di linee operative. Il nuovo collegamento, secondo Cctv, porta da Xi’an, famosa per l’esercito di terracotta, a Yan’an, due città della provincia dello Shaanxi, nel nord del Paese. La rete ferroviaria cinese – fa sapere l’azienda pubblica China Railway – è stata ampliata di circa un terzo (+32%) dal 2020 e la linea Xi’an-Yan’an è stata progettata per treni con una velocità massima di 350 km/h, che permette di percorrere i 299 chilometri in 68 minuti. Una media altissima. Ma la nuova linea cinese è solo uno dei tanti collegamenti spettacolari che verranno inaugurati nell’anno che sta per cominciare. Dai servizi overnight economici alle “crociere terrestri” di lusso, la gamma dei viaggi ferroviari continua ad espandersi, facendo ormai seriamente concorrenza all’aereo. E suggerendo l’idea che forse il nostro modo di viaggiare – e pensare – sta cambiando.
Italia, Germania, Austria e Svizzera sempre più vicine
Sul fronte delle rotaie il nostro paese è all’avanguardia, con Trenitalia e Italo che nel 2026 aumenteranno le frequenze dei viaggi in Europa. I Frecciarossa, già ampiamente operativi verso Spagna e Francia, con l’anno nuovo viaggeranno sempre più spesso verso Austria e Germania e Italo ha intenzione di potenziare i collegamenti per Berlino, Monaco, Francoforte e Amburgo.
Novità anche per i treni notturni, con la cooperativa belga-olandese European Sleeper che a marzo 2026 rianimerà la rotta Parigi-Berlino, correndo anche tre giorni alla settimana; è inoltre previsto il lancio di una nuova linea che collegherà Amsterdam e Bruxelles con la Svizzera e di un’altra che porterà da Colonia, in Germania, a Berna e Briga, in Svizzera, punto di snodo per il Glacier Express, il treno panoramico che collega Zermatt a St. Moritz attraverso le Alpi svizzere. I treni fermeranno anche a Stresa, vicino al Lago Maggiore, da e per Milano.
Lusso e avventura tra British Columbia e Alberta
Il Rocky Mountaineer è un celebre treno di lusso che si muove lungo rotte spettacolari attraverso le Montagne Rocciose di Canada e Stati Uniti. Si tratta di un servizio esclusivamente diurno, con i passeggeri che trascorrono la notte in hotel lungo il percorso, così da non perdere neanche un minuto dei panorami naturali. Una filosofia di viaggio affascinante, proiettata verso l’esterno, al punto che le carrozze hanno finestre molto ampie e cupole di vetro panoramiche (soprattutto nel servizio GoldLeaf), con viste spettacolari a 360° su laghi e foreste, in un’esperienza che combina lusso e avventura naturalistica.
Il Rocky Mountaineer
Ebbene, nel 2026 il Rocky Mountaineer si arricchirà di un nuovo itinerario, il “Passage to the Peaks”, esclusiva tratta di due giorni attraverso British Columbia e Alberta, tra Banff e Jasper (o viceversa), che si immerge nel cuore delle montagne canadesi, passando per laghi glaciali, foreste e cime imponenti come il Monte Robson, disponibile solo nei mesi di giugno e luglio. Gli itinerari vanno da una a nove notti e includono hotel ed escursioni guidate fuori treno, tra cui il Columbia Icefield, le cascate dell’Athabasca, e una crociera in barca sul lago Minnewanka. Il team del Rocky Mountaineer ha anche creato il Canyon Spirit, treno con vagoni a cupola di vetro e cucina di ispirazione locale. Il viaggio parte da Denver e i passeggeri possono scegliere un itinerario di due o tre giorni tramite Glenwood Springs, in Colorado, e Moab, nello Utah. Dal 2026, i viaggiatori potranno anche continuare da Moab a Salt Lake City, alla scoperta di canyon incredibili e del Moffat Tunnel, storica galleria ferroviaria e idrica del Colorado che attraversa il Continental Divide nelle Montagne Rocciose. A bordo, una voce accompagna con tanti approfondimenti sulla fauna selvatica, la storia e i paesaggi del territorio da favola attraversato.
Il “Sogno del deserto” dell’Arabia Saudita
Anche l’Arabia Saudita sta facendo del suo meglio per entrare nel mercato ferroviario di fascia alta, e nel 2026 lancerà il suo primo treno di ultra-lusso “Dream of the Desert”, nato dalla collaborazione tra la compagnia nazionale Saudi Arabia Railways (SAR) e l’italiana Arsenale Group, creatore di treni di lusso come l’Orient Express “La Dolce Vita”. Con le sue 41 cabine di costruzione italiana, questo treno da sogno esplorerà il deserto del regno e i suoi paesaggi montani lungo un itinerario di 1200 km che si estende dalla capitale, Riad, ad Al Qurayyat, vicino al confine giordano.
Dream of the Desert, interno
Tante le escursioni che da sole valgono il viaggio, a partire da quella alla Riserva Naturale Reale King Salman bin Abdulaziz, la quarta terrestre più grande del mondo e la più grande del Medio Oriente. Punto forte sarà la ristorazione, con influenze internazionali e saudite. Anche gli Emirati Arabi Uniti faranno il suo debutto ferroviario nell’alta velocità nel 2026 con il lancio della rete passeggeri Etihad Rail, che collegherà 11 città in tutti e sette gli emirati. I servizi iniziali opereranno tra Abu Dhabi e Dubai, impiegando 57 minuti e viaggiando fino a 200 km orari. Alimentati a diesel, i treni sono stati progettati per far fronte a condizioni di calore e deserto estreme, con circa 400 posti in tre classi: economica, family e prima.
Tanti nuovi collegamenti anche nell’Europa dell’est
I treni diretti tra Budapest, capitale dell’Ungheria, e Belgrado, capitale della Serbia, sono stati sospesi dal 2019, e nel frattempo la sezione serba della ferrovia è stata completamente ricostruita con il sostegno dalla Cina. Nuovi treni, stazioni e binari oggi trasportano passeggeri attraverso la Serbia settentrionale e da marzo 2026 gli operatori hanno intenzione di introdurre fino a sei servizi di andata e ritorno al giorno tra le due capitali, riaprendo un collegamento regionale chiave.
I treni ComfortJet di costruzione ceca
A partire da maggio 2026 partirà anche una joint venture tra ferrovie ceche, tedesche e danesi che farà correre nuovi treni ComfortJet tra Praga e Copenaghen – via Dresda, Berlino e Amburgo – due volte al giorno in ogni direzione. I treni di costruzione ceca possono raggiungere la velocità di 230 km orari e dispongono di bar-ristorante, Wi-Fi e area giochi per bambini. Il nuovo tragitto impiega circa 11 ore per coprire circa 850 km, con partenze da Praga alle 6:30 e alle 10:30. In estate, un terzo treno partirà alle 4:30 del pomeriggio e viaggerà durante la notte.
Giappone, verso l’isola di Kyushu sul Seven Stars
Il 2026 sarà anche l’anno di uno dei treni di lusso più esclusivi al mondo, il giapponese Seven Stars di Kyushu, gestito da JR Kyushu. Capace di ospitare solo 28 passeggeri e per questo già interamente prenotato con anni di anticipo, il treno è rifinito con una elegante livrea color vino rosso e dettagli in oro, e ha un salone panoramico, una sala da tè e due suite deluxe. Progettato per mostrare il meglio della terza isola più grande del Giappone, porta i passeggeri alla scoperta dell’artigianato, delle tradizioni, della cultura e della cucina delle sette prefetture dell’isola di Kyushu.
Un arcipelago composto da circa settantacinque isole dalla straordinaria bellezza paesaggistica: Zanzibar è la destinazione perfetta per chi ricerca relax, cultura e un clima piacevole tutto l’anno.
L’isola delle spezie, così chiamata poiché nei secoli è stata un importante crocevia per il commercio e l’esportazione di spezie pregiate, oggi attira principalmente gli amanti del turismo balneare. Zanzibar è rinomata, oltre che per le sue piantagioni, anche per le sue bianchissime spiagge; la cultura swahili; la città storica di Stone Town e la fauna marina. Il territorio insulare, abitato per secoli dalle popolazioni Bantu, è stato successivamente dominato dai portoghesi che esercitarono un controllo soprattutto sulle rotte commerciali. Il loro dominio terminò verso la fine del 1600 con l’arrivo degli Omaniti, permettendo all’isola di ritrovare la sua importanza commerciale. Con l’espansione del sultanato di Zanzibar, la capitale dell’Oman, Muscat, venne spostata a Stone Town. Divenne un centro nevralgico per il commercio delle spezie, avorio e schiavi. Con il protettorato britannico, nel 1890, la Gran Bretagna ottenne il controllo di Zanzibar. Vennero costruiti edifici coloniali e abolita la schiavitù. Il 10 dicembre del 1963, l’isola ottenne l’indipendenza dal Regno Unito diventando una monarchia costituzionale. L’anno dopo, in seguito ad un colpo di stato capeggiato dalla popolazione africana, venne proclamata la Repubblica Popolare di Zanzibar e l’unione di Zanzibar con il Tanganica. Si formò, così, la Repubblica Unita di Tanzania. L’isola delle spezie, oggi saprà accogliervi e farvi innamorare dei suoi paesaggi. Le spiagge della zona di Nungwi sono perfette per le lunghe passeggiate, sono caratterizzate da sabbia bianchissima e acque cristalline. Le maree sono meno evidenti in quest’area, poiché il fondale digrada rapidamente: il posto ideale per chi ricerca una spiaggia sempre balneabile. Stone Town, il cui centro storico è stato dichiarato PatrimonioMondiale dell’Unesco, vi sorprenderà con la sua architettura mista, risultato delle diverse etnie che l’hanno attraversata. Caratteristici i portoni in legno dagli intagli molto elaborati e i vicoli del centro storico. Imperdibili le visite al Palazzo delle Meraviglie, il primo edificio moderno della città costruito nel 1883; il Forte Arabo, l’edificio più antico; la casa natale di Freddie Mercury; la Cattedrale Anglicana, ubicata nella piazza in cui un tempo si teneva il più grande mercato degli schiavi. È consigliato sicuramente muoversi con una guida locale. L’isola di Prison Island, a venti minuti di traghetto da Stone Town, vi offrirà paesaggi spettacolari. Qui potrete visitare un vero e proprio santuario in cui risiedono le tartarughe giganti, alcune delle quali superano i cento anni di età. Il luogo perfetto anche per gli amanti dello snorkeling, grazie ai fondali ricchi di pesci variopinti e coralli. Non lontano sorge Nakupenda, una lingua di sabbia bianca che emerge con la bassa marea e si riduce molto con l’alta marea. È considerato un luogo magico, quasi irreale. A circa tre chilometri dalla costa nord-orientale di Zanzibar, sorge Mnemba Island, un atollo caratterizzato da una fitta vegetazione e circondato da una bellissima barriera corallina. Con un’escursione in giornata potrete rilassarvi sulle fantastiche lingue di sabbia finissima, fare snorkeling o nuotare con i delfini. L’isola è privata ed ospita un facoltoso resort. La visita al “The Rock Restaurant” o al “The Island Pongwe Lodge Restaurant”, vi offrirà un’esperienza panoramica unica. Entrambi sono luoghi suggestivi, raggiungibili a piedi durante la bassa marea, in barca durante l’alta marea. Lo scenario paesaggistico muta con il trascorrere delle ore, sia con l’avanzare del mare che con il suo ritirarsi, regalando emozioni sempre diverse. Un fenomeno che disorienta ma al tempo stesso incanta. Se invece vorrete scoprire l’aspetto più autentico dell’isola, potrete visitare la Foresta di Jozani. Una riserva naturale situata a circa quaranta minuti da Stone Town e considerata la più estesa dell’isola. Qui potrete trovare più di quaranta specie di uccelli, oltre cinquanta di farfalle, ma soprattutto la scimmia redcolobus di Zanzibar, specie endemica e a rischio di estinzione. A Zanzibar la vita scorre lenta, senza frenesia, al ritmo di “pole-pole” (piano piano). Non sarà difficile ritrovare la pace interiore e la tranquillità, lontani dalla routine quotidiana. Scoprirete un luogo che non smetterà mai di stupirvi. Ogni giorno, sia che vogliate rilassarvi in spiaggia o partecipare a qualche attività escursionistica, saprà regalarvi emozioni intense, ricche di colori, profumi e sorrisi impossibili da dimenticare.
Il lago di Sorapiss, situato nel cuore del Bellunese, è una delle gemme naturali più affascinanti delle Dolomiti. Con le sue acque turchesi cristalline e circondato da maestose pareti rocciose, questo lago offre un panorama da cartolina che lascia senza parole chiunque lo visiti. Raggiungere questo luogo incantevole è un’esperienza unica, sia per gli amanti della natura che per gli appassionati di escursioni. Scopriremo insieme come arrivare al lago di Sorapiss, le attività disponibili e alcuni consigli utili per rendere la visita indimenticabile.
La bellezza del lago di Sorapiss
Il lago di Sorapiss è famoso per la sua rara colorazione turchese, dovuta alla presenza di polveri di marmo che riflettono la luce in modo particolare. Questo specchio d’acqua è incastonato tra le vette delle Dolomiti, creando un paesaggio di straordinaria bellezza che attira migliaia di visitatori ogni anno. La natura incontaminata che circonda il lago è l’ideale per chi cerca un momento di tranquillità e relax. Inoltre, i sentieri che si snodano attorno al lago offrono panoramicissimi punti di vista, rendendo ogni scatto fotografico un’opera d’arte naturale.
La bellezza del lago non è solo visiva; qui si possono ascoltare il cinguettio degli uccelli e il fruscio delle foglie al vento, rendendo l’atmosfera ancora più magica. La flora e la fauna che abitano questa area sono variegate, con molte specie tipiche delle montagne dolomitiche. Durante la visita, si possono anche scorgere diverse specie di uccelli e piccoli animali selvatici, particolarmente attivi nei periodi primaverili ed estivi.
Come arrivare al lago di Sorapiss
Arrivare al lago di Sorapiss è un’avventura a sé. Da Cortina d’Ampezzo, si può raggiungere il punto di partenza dell’escursione in auto, parcheggiando nei pressi della cappella di Campo di Sotto. Da qui, inizia un sentiero ben segnalato che porta direttamente al lago. Il percorso è contrassegnato con il numero 220 ed è di media difficoltà, adatto a escursionisti con un minimo di allenamento. La durata dell’escursione è di circa 2–3 ore, a seconda del passo e delle soste effettuate per ammirare il paesaggio.
Il sentiero attraversa boschi di abeti e radure panoramiche, affacciandosi su vallate incantevoli, e culmina in un’esperienza mozzafiato al lago di Sorapiss. È importante considerare che il percorso può essere impegnativo in alcuni tratti, quindi è consigliabile indossare scarpe adatte e portare con sé acqua e snack per rimanere idratati e carichi di energia.
Attività e attrazioni nei dintorni
Oltre alla visita al lago, ci sono molte altre attività da fare nelle vicinanze. Gli itinerari di trekking sono numerosi e variano per grado di difficoltà, rendendoli adatti sia a famiglie che a escursionisti esperti. Per esempio, ci sono ottime opportunità per escursioni nel Bellunese che portano a vedere altre bellezze naturali della zona, comprese cascate e panorami mozzafiato. Non mancano nemmeno le occasioni per praticare sport all’aperto come arrampicata e mountain bike, grazie ai numerosi sentieri ad accesso libero.
In estate, il lago diventa un luogo ideale per picnic e relax, mentre in inverno la zona circostante offre l’opportunità di praticare sci e snowboard nelle famose località sciistiche della zona. La magica atmosfera delle Dolomiti in inverno è impagabile, e un’escursione al lago di Sorapiss in questa stagione potrebbe offrirti scenari da fiaba, con i laghi ghiacciati e le montagne innevate.
Consigli utili per i visitatori
Per rendere la tua visita al lago di Sorapiss ancora più piacevole, è utile seguire alcuni consigli. Prima di partire, verifica il meteo: le condizioni atmosferiche possono cambiare rapidamente in montagna. Porta con te un abbigliamento adatto e a strati, per poterti adattare a eventuali sbalzi di temperatura durante la giornata.
Non dimenticare di portare con te una macchina fotografica o uno smartphone per immortalare i meravigliosi scenari che incontrerai lungo il percorso e una borraccia per rimanere idratato. Considera anche l’idea di portare un pranzo al sacco; troverai dei posti stupendi dove fermarti e goderti il panorama durante la tua escursione. Infine, ricorda di rispettare l’ambiente: è fondamentale mantenere la natura intatta e seguire le indicazioni per la conservazione del territorio.
Conclusione
Il lago di Sorapiss nel Bellunese è una meta ideale per chi desidera immergersi in una natura incontaminata e vivere un’esperienza unica. Con un panorama da cartolina e attività per tutti i gusti, questo luogo magico offre qualcosa di speciale a ciascun visitatore. Seguendo le indicazioni su come arrivare al lago di Sorapiss e dedicando qualche ora alla scoperta della zona, potrai creare ricordi indimenticabili e vivere un’avventura tra le meraviglie delle Dolomiti. Non esitare a mettere in programma questa visita: la bellezza del lago ti rapirà, lasciandoti la voglia di tornare.
Le Maldive, spesso ridotte a carte da parati con resort scintillanti e acque trasparenti, nascondono qualcosa di più complesso. Sotto quella superficie perfetta c’è una geografia fatta di intrecci naturali e confini amministrativi, non sempre lineari. L’arcipelago poggia su una base vulcanica sommersa, plasmata lentamente dalle colonie di corallo che hanno creato gli atolli. Ecco però un dettaglio: i confini amministrativi non sempre coincidono con la continuità fisica delle isole, e questo influisce sull’esperienza di chi decide di venire qui.
Non tutte le isole valgono allo stesso modo, sia dal punto di vista ecologico che paesaggistico. Ci sono quelle nate “spontanee”, con sabbia corallina e barriere che si intrecciano in un ambiente abbastanza intatto. Altre, invece – e non è raro – sono state costruite o modificate dall’uomo; nate per turismo o per abitazione, con strutture all’apparenza un po’ fuori posto rispetto alla natura originale. Insomma, un dettaglio che fa la differenza per chi vuole capire cosa significhi davvero vivere o visitare un posto così fragile e unico.
La geografia naturale sotto i riflettori
Spicca l’atollo di Baa, noto più per la conservazione que per altro, adesso Riserva della Biosfera. Qui, il paesaggio naturale resta pressoché intatto, sostenuto da un ecosistema corallino ricco e vario che racconta l’evoluzione delle Maldive prima degli interventi umani. Dharavandhoo, un’isola abitata in questo atollo, presenta costruzioni che non stonano troppo con la natura intorno. E poi, c’è un dettaglio non da poco: dalla spiaggia si può raggiungere direttamente l’house reef, ovvero la barriera corallina, un vero tesoro per chi cerca un contatto diretto con il mare.
Un fenomeno curioso accade a Hanifaru Bay, riserva marina famosa per eventi che sembrano quasi uno spettacolo: in certi periodi, centinaia di mante e squali balena si radunano per nutrirsi di plancton. Uno spettacolo naturale forte, che mostra la ricchezza biologica di queste acque in tutta la sua complessità. Lo notano bene quelli che abitano l’arcipelago: ogni stagione porta con sé il ritmo vero della natura, ecco perché lo spettacolo si ripete, immutato.
Resort di lusso si affacciano sulle placide acque delle Maldive, rivelando la complessa geografia degli atolli corallini.
Le isole che conservano l’origine naturale
Nel Sud dell’atollo di Malé c’è Fihalhohi, un’isola dove la vegetazione è fitta e offre ombra, cosa rara con il sole equatoriale che picchia forte. Qui la natura sembra regnare sovrana, in netto contrasto con alcune zone più urbanizzate dell’arcipelago. Il particolare: il reef che avvolge quasi tutta l’isola, accessibile con facilità, è una rarità tra le Maldive moderne. E quindi lo snorkeling si fa senza difficoltà, immersi in un ambiente modellato principalmente dai processi naturali, dopo millenni di lavoro lento e continuo.
Per chi cerca uno scenario in divenire, ma sempre vicino alla natura marina, Kuramathi nell’atollo di Rasdhoo è quasi un caso da manuale. Qui c’è un sandbank, una lunga lingua di sabbia che cambia continuamente forma e dimensione, seguendo le maree. Camminarci sopra è un’esperienza che accende i sensi: colori, movimenti del mare, una natura in evidente controllo. Anche se è una delle isole più grandi, conserva un carattere selvaggio, con vegetazione densa e un reef che pullula di vita marina. Una combinazione interessante per chi vuole sentirsi parte di un ambiente autentico e dinamico.
La natura in continua evoluzione di Veligandu
Nel North Ari, c’è Veligandu, un’isola che racconta lo spirito “vivo” del territorio maldiviano. A differenza di tante isole modificate dall’uomo, questa si muove – quasi letteralmente – con le stagioni, plasmata dai monsoni e dalle correnti marine. La sua caratteristica lingua di sabbia cambia continuamente: forma, posizione, dimensione. Ogni volta è un volto nuovo, una testimonianza delle forze naturali che modellano incessantemente il paesaggio. Gli esperti del settore lo certificano, e chi c’è stato lo può toccare con mano.
Ma c’è dell’altro: Veligandu mantiene intatta la sua vegetazione rigogliosa, dando quella privacy che oggi è oro, oltre a proteggere l’isola. Nel reef vicino, la fauna marina prospera da lungo tempo – segno che tutto qui è rimasto saldo, lontano dalle derive turistiche standard. Chi sceglie questa destinazione lo fa perché desidera mettersi in ascolto di un ecosistema imprevedibile e complesso, non facile da trovare altrove. Insomma, un aspetto spesso dimenticato, ma che spiega molto della vera natura delle Maldive.