Tra tombe nabatee patrimonio UNESCO, astroturismo, trekking nelle oasi e luxury resort.
Una destinazione che, già da sola, vale il viaggio in Arabia Saudita: AlUla è la fuga ideale per gli amanti dei deserti esclusivi e glamour, dove il passato, ancora quasi inesplorato, si svela in tutta la sua autenticità tra antiche tombe nabateee e straordinarie formazioni rocciose che diventano set, al tramonto, di scenografici aperitivi. Raggiungibile con due ore di volo dalla capitale Riyadh, questa meta apprezzata perché ricca di storia e di meraviglie naturalistiche geologiche, consente pure di immergersi in affascinanti osservazioni del cielo stellato. Senza dimenticare le sue oasi verdeggianti per insoliti trekking tra i palmeti di datteri, i lussuosi desert resort e i ristoranti dove fare glamping con gusto, i centri artigianali d’atmosfera e le strutture contemporanee vocate all’arte che riflettono il paesaggio mozzafiato circostante, per l’imperdibile scatto da riportare a casa.
La meraviglia dei siti patrimonio UNESCO di Hegra e Jabal Ikmah
Un’esplorazione dorata e dal sapore d’antan, a bordo di una Land rover vintage senza capote. L’escursione ad alto tasso di stile conduce alla scoperta dell’affascinante Hegra, il primo sito patrimonio mondiale dell’Unesco in Arabia Saudita (dal 2008), per una sorprendente immersione nell’antica civiltà nabatea. Tracce di vita vissuta dai mercanti giunti in questa terra da Petra in Giordania per controllare le rotte commerciali, dopo essersi stabiliti nella vicina Dadan, l’antica AlUla (tra il cento prima e dopo Cristo), importante snodo commerciale sulla rotta dell’incenso. Sfrecciando comodamente seduti sul veicolo a quattro ruote, lungo le polverose strade puntellate di acacie, naturale riparo per beduini, dromedari e capre, si scende per ammirare gli spazi di adorazione delle divinità e le maestose tombe familiari, finemente decorate, tra simboli identitari come la medusa e ricche iscrizioni in aramaico scolpiti nella roccia arenaria rossa. Si riscopre così il prezioso sito modellato nei secoli dal vento e dalla pioggia, con 132 facciate delle 500 stimate, riportate al loro antico splendore. La prima tappa è Jabal Ithlib, uno sperone montuoso naturale caratterizzato da uno stretto e misterioso passaggio verso un’area che, in passato, fungeva da luogo di culto ed era lo spazio per le riunioni dei leader della città. L’avventura “on the road” continua alla volta dei solenni siti di sepoltura, per osservare da vicino, tra le altre, la Tomba Di Lihyan figlio Di Kuza, la più grande di Hegra con i suoi 22 metri di altezza, lasciata incompiuta nella parte inferiore (non è scalpellata) e mai utilizzata. Eppure, si tratta di una presenza ricca di significato: il monumento funerario, simbolo di potere, si vedeva infatti in tutta la sua magnificenza dalla città vecchia di Dadan. Si percepiva in questo modo la potenza della famiglia che l’aveva commissionata. Il viaggio ancora più indietro nel tempo conduce a Jabal Ikmah, sito Unesco inserito nel Registro Internazionale della Memoria del Mondo. Il tesoro pre-nabateo, come una grande libreria in un canyon risalente a tremila anni fa, permette di vivere un’esperienza narrativa speciale nella pietra, con oltre 300 iscrizioni di rilevanza storica. Testimonianze scritte che raccontano scene di vita quotidiana, compresi i rituali religiosi, nelle lingue dei Dadaniti e Lihyaniti, due potenti regni arabi antichi, fioriti nell’oasi di AlUla.
Gli emozionanti e scenografici aperitivi a Elephant Rock e Harrat
L’incredibile scultura di roccia di 55 metri di altezza, conosciuta come Elephant Rock per la somiglianza al mammifero e rinomata per essere la location del festival internazionale di musica Azimuth organizzato da MDL Beast, è magica al tramonto. Un sito divenuto “the place to be” al calar del sole, per uno scenografico aperitivo davanti a una meraviglia naturale con la forma di un pachiderma, modellata da milioni di anni di erosione e considerata una tappa imperdibile per sorseggiare un drink in un luogo speciale, scaldati dal falò di un salottino nella roccia, nella calda atmosfera che si accende di rosso intenso. Un’altra location da non perdere, per il colpo d’occhio mozzafiato dall’alto che regala, è Harrat, un affaccio naturale per ammirare, in tutta la sua vastità, il villaggio e la oasi che si sono stratificati nei secoli. Antichi insediamenti di AlUla, da ammirare al meglio nel punto panoramico con locale a cielo aperto ospitato a 1160 metri di altitudine.
La foto spettacolare al Maraya Concert Hall
Uno specchio che riflette ogni bellezza del paesaggio circostante: è la superficie esterna dell’incredibile Maraya Concert Hall, la stupefacente struttura a forma cubica, completamente riflettente, con le facciate che restituiscono il fascino del deserto e delle antiche formazioni rocciose tutt’intorno. Raggiungendola, si riporta a casa una foto-ricordo speciale del viaggio. Uno scatto vicino a una meraviglia architettonica senza pari, voluta dalla Royal Commission for AlUla, che per realizzarla ha incaricato il team italo-tedesco di Giò Forma, con Black Engineering a gestire il progetto. Lo spazio, inaugurato nel 2019, attira i turisti per l’interessante contrasto tra il paesaggio ancestrale che lo avvolge e la sua moderna struttura che se ne appropria.
Una location da ammirare a lungo, per la sua unicità, prima di accedere al suo interno – dove in passato si è esibito anche il tenore italiano Andrea Bocelli – animato nel corso dell’anno da musica live, mostre e spot pubblicitari, come quelli realizzati dai brand del lusso Cartier e Rolls-Royce.
Al-Gharamel: l’astroturismo nel bivacco beduino
Nel sito di Al-Gharamel, scaldati dal “Farwa”, il mantello dei pastori con lana di pecora, dopo l’immancabile “Hafawa”, il benvenuto saudita con datteri e caffè al cardamomo, e la cena al buffet in stile beduino in un bivacco illuminato solo da candele, ci si accomoda al buio su un comodo divano. Nel magico salotto “en plein air” nel deserto di AlUla, un’oasi certificata DarkSky, si assiste a un’affascinante favola notturna sulle stelle. A narrarla è un esperto di corpi celesti, protagonisti di un racconto che alterna mitologia e osservazioni astronomiche, in uno spazio ideale, per l’assenza di inquinamento luminoso. Un’esperienza coinvolgente che non è solo un viaggio “slow” e ancestrale verso luoghi lontani del firmamento. Il momento è contemplativo, per connettersi in modo autentico con il paesaggio circostante, così remoto e magnetico, tra pinnacoli di roccia che sembrano voler farsi notare proprio dalla placida volta celeste che sussurra storie di amore e vendette.
Il trekking nell’oasi di palme da datteri
Un rigoglioso eden terrestre, dove ripercorrere gli antichi sentieri che, in passato offrivano ristoro, in cambio di un balzello, a chi viaggiava attraverso il Paese come mercante o pellegrino, passando per AlUla. Un ombreggiato “trail” attraverso i canali di irrigazione e le preziose palme di datteri, considerate fonte di vita, nonché vera ricchezza in una terra arida in cui si lotta per la sopravvivenza, tanto da essere presenti nella bandiera nazionale saudita. Un microcosmo in cui immergersi per ammirare da vicino pure le case di fango e fieno, con il soffitto coperto dalle palme e l’ingresso reso sicuro dalle porte di legno degli alberi del deserto. Un villaggio che si anima ogni anno, da giungo ad agosto, durante la stagione del raccolto, quando viene abitato dalla comunità agricola locale proprietaria dei palmeti. Un periodo propizio, che genera una produzione stimata in 90mila tonnellate di datteri.
Lo shopping nella Città Vecchia di AlUla
Abitata fino a mezzo secolo fa, la Città Vecchia di AlUla è una tappa di viaggio ammaliante, complice l’atmosfera magica che si respira, grazie alle lanterne che rischiarano la notte, alle autentiche botteghe d’artigianato del distretto artistico di Al Jadidah e alle labirintiche strade dove affacciano antiche case in mattoni di fango. Dimore che, nel caso del Dar Tantora, sono state trasformate in hotel da sogno: nessuno resta indifferente alle 1800 candele che, ogni sera, indicano la via verso l’ingresso della struttura; né tanto meno alle sue stanze, dove il tetto è il cielo stellato, per una romantica sessione di astroturismo di coppia. Altrettanto suggestiva è la passeggiata nel ventre artigianale della Città Vecchia, con le rocce a fare da cornice alla shopping. Imperdibili, come souvenirs, sono i datteri di Tomoor AlUla, una bakery dove viene proposto anche il caffè saudita premium. Per manufatti realizzati da meritevoli alunne selezionate per divenire artigiane di ceramica, gioielli, tessuti e candele, l’atelier da raggiungere è, invece, Madrasat Addeera.
Il luxury desert resort Our Habitas AlUla e il pranzo al ristorante Harrat del Banyan Tree
Un lussuoso resort diffuso nel deserto, dove fare campeggio glamour a cinque stelle. La struttura da non perdere per un glamping da mille e una notte è Our Habitas AlUla, una location che permette di immergersi nel paesaggio più iconico della destinazione, e dove regnano il comfort e la squisita ospitalità saudita. L’attrazione per la clientela, da raggiungere anche con la divertente fat bike elettrica parcheggiata fuori dalla propria tenda, è la già iconica piscina tra le rocce rossastre, dove una non casuale passerella sull’acqua è presa d’assalto per lo scatto da postare che ispirerà ogni singolo follower sui social network. E se il pranzo a bordo vasca è vivace e all’insegna di mezzé, tacos, halloumi (formaggio fritto) e pollo con riso speziato e anacardi, ci si ritaglia un momento più intimo e privato ai tavoli di Harrat del resort 5 stelle lusso Banyan Tree, regno del benessere unito al gusto, tra ingredienti locali pensati per creare piatti di completo equilibrio tra consistenze e sapori, grazie alla mano attenta di chef Gede Widyarsana. Un balinese talentuoso di grande tecnica e altrettanta creatività, che supporta con la sua cucina le aziende agricole locali. Un indirizzo da tenere d’occhio, perché nei prossimi mesi accoglierà “Cielo”, un ristorante italiano che non può mancare nella meta saudita più amata dai viaggiatori del Belpaese.






