Favorita dal clima e dalla varietà del suo territorio, l’isola al centro del Mediterraneo è diventata una delle mete preferite dagli amanti della vita all’aria aperta.
Il mare resta l’attrattiva principale d’estate, ma nelle altre stagioni stanno ottenendo crescente successo cicloturismo, trekking, arrampicata e kayak .
Duramente colpito dalle restrizioni della pandemia, il turismo si è risollevato ad una velocità che nessuno aveva previsto. Nell’arco di poche stagioni non solo ha recuperato tutto il terreno perso, ma ha anche fatto segnare i nuovi record di sempre. Secondo i dati diffusi dall’Istat il 2023 si è chiuso con oltre 134 milioni di arrivi e 451 milioni di presenze negli esercizi ricettivi presenti lungo tutto lo stivale. Rispetto al 2022 il balzo è stato rispettivamente del 13,4% (arrivi) e del 9,5% (presenze). L’anno scorso sono però stati superati anche i livelli pre-pandemia (2019): gli arrivi sono stati 3 milioni in più (+2,3%) e le presenze 14,5 milioni in più (+3,3%).
Questi numeri certificano la ritrovata voglia di viaggiare dei cittadini, sia italiani che europei, dopo le rinunce del triennio 2020-2022, ma raccontano anche come stia cambiando il loro approccio al viaggio. Non più la meritata pausa estiva dal lavoro, ma il desiderio di passare più tempo possibile all’aria aperta – anche qui i lockdown stanno facendo sentire i loro effetti – impegnati in attività che facciano bene al corpo e alla mente.
Pur restando concentrato per ovvi motivi d’estate, il turismo sta conoscendo un crescente successo nei cosiddetti periodi “fuori-stagione”, quando l’affollamento è minore e le temperature consentono anche attività che richiedono un buon impegno fisico.
Per comprendere queste dinamiche è utile guardare a quanto sta accadendo in Sardegna, dove questi trend sono amplificati da un clima favorevole alle attività outdoor praticamente 12 mesi all’anno e dalla varietà del suo territorio che la rende una metà ideale per qualsiasi attività sportiva (con l’unica eccezione di quelle invernali). Nel 2023 la Sardegna, che ha visto gli arrivi crescere complessivamente del 4,4% a 3,9 milioni di turisti e le presenze del 2,4% a 16,2 milioni di pernottamenti nelle strutture ricettive isolane, ha fatto registrare un vero e proprio boom turistico nei mesi da gennaio a maggio. Rispetto al 2022 gli arrivi sono balzati del 50% a gennaio, del 29% a febbraio, del 37% a marzo, del 20% ad aprile e del 10% a maggio. Con la sola eccezione di gennaio, i turisti non solo sono arrivati più numerosi ma hanno anche deciso di trascorrere sull’isola una vacanza più lunga rispetto all’anno precedente. Lo stesso fenomeno si è verificato, seppur in misura ridotta, nel periodo settembre-gennaio.
Dietro il successo della Sardegna nel “fuori stagione” ci sono i turisti stranieri che, dopo l’inevitabile calo dovuto al Covid, sono tornati a rappresentare più della metà degli arrivi. Sono loro che si concedono una pausa dal lavoro in inverno e primavera per dedicarsi al trekking e al cicloturismo, coniugando queste loro passioni con meritati momenti di relax nei centri wellness, visite culturali, shopping e, ovviamente, tour alla scoperta della gastronomia sarda.
Sono i tedeschi gli estimatori più fedeli delle bellezze della Sardegna, anche se le loro presenze sono rimaste sostanzialmente stabili – i pernottamenti sono diminuiti dello 0,5% a 2,2 milioni di notti. Un vero e proprio boom è stato fatto registrare dai francesi, le cui presenze sono quadruplicate (+300%) negli ultimi otto anni (nel 2023 hanno fatto registrare un +1% a 1,13 milioni di pernottamenti). Un deciso progresso è stato inoltre fatto registrare dagli inglesi (+4% a 558mila nel 2023). Restano infine una presenza molto importante gli svizzeri (-2,5% a 874mila) che, in rapporto alla popolazione (sono 9 milioni), sono di gran lunga il primo mercato.
Con un territorio poco antropizzato, distese di boschi, montagne, altopiani lunari e un mare considerato da tutti tra i più belli al mondo la Sardegna è il paradiso degli amanti del cicloturismo e del trekking. Dalla punta più a nord di Santa Teresa di Gallura fino a quella più a Sud sono presenti innumerevoli itinerari adatti sia alle bici da strada che alle mountain bike. Essi possono essere suddivisi in sei gruppi a seconda degli interessi: ci sono quelli che attraversano le vigne e quelli che raggiungono i siti nuragici, quelli in riva al mare e quelli in montagna (nel Gennargentu si sfiorano i 2000 metri). Ci sono infine le ciclovie che toccano i borghi più belli e quelle che consente ai ciclisti di immergersi nei parchi naturali.
Lo stesso criterio è stato adottato per le escursioni a piedi, che presentano distanze e dislivelli adatte a qualsiasi livello di allenamento. La Sardegna ospita due parchi nazionali, quattro parchi regionali, sette aree marine protette e 24 monumenti naturali. La scelta per chi ama camminare è praticamente sconfinata ed è proprio per questo motivo che la maggior parte dei turisti torna più volte.
La Sardegna è poi una meta molto ambita per chi pratica l’arrampicata. Questa pratica sportiva ha preso piede fin dalla fine degli anni Ottanta, quando i free climber hanno scoperto le spettacolari falesie a strapiombo sul mare. Quelle di Cala Gonone e Ulassai sono le più frequentate, ma non sono certamente da meno le rocce baunesi.
Conosciuta in tutto il mondo per la bellezza del suo mare, la Sardegna attira appassionati di immersioni, wind surf, canoa, kayak e vela da tutto il mondo.
Il litorale sardo è una sorta di grande comprensorio diving, lambito in ogni suo tratto da un mare ricco di tesori sommersi, siano essi relitti o la ricchissima fauna. Per chi preferisce rimanere sopra il pelo dell’acqua le destinazioni più famose il tratto di litorale fra Torre del Pozzo e Poglina (a cavallo fra le province di Sassari e Oristano) per la canoa e il kayak e il Molo Ichnusa (Cagliari), Torregrande (Oristano) e Porto Pollo (Palau) per chi è alla ricerca di onde e vento per praticare wind surf e kite.
L’offerta è tale che tempo per prendere il sole sulle spiagge sarde ne resta poco. Un’esperienza però che andrebbe fatta. In fondo la Sardegna è famosa per quello.
Dal 2010 si tiene in Sardegna la Bitas, la borsa del turismo internazionale. Si tratta di un evento il cui obiettivo è quello di promuovere l’offerta turistica sarda. Fin dalla sua prima edizione la Bitas ha messo al centro della sua programmazione le attività outdoor. L’appuntamento, che ha visto l’ultima edizione (2023) svolgersi ad Alghero (la sede cambia ogni volta), favorisce l’incontro tra seller sardi e buyer nazionali e internazionali interessati a ricercare nuovi partner commerciali nell’ambito del turismo attivo, esperienziale e sostenibile. In ogni edizione circa cento tour operator internazionali, oltre a un nutrito numero di giornalisti e blogger, incontrano gli operatori dell’offerta locale. Ad Alghero la fiera è stata aperta dalla seconda edizione degli Stati generali del turismo attivo, un’occasione di confronto per sviluppare nuove proposte, rilevare e mappare le realtà presenti sul territorio e sostenere le attività delle società di servizi turistici operanti nell’isola. Le prossime due edizioni, la settima e l’ottava, si svolgeranno nel biennio 2026-2027.
Posata la bicicletta, tolte le scarpe da trekking o l’imbragatura da arrampicata inizia la seconda parte della vacanza in Sardegna, quella dedicata al relax, alle visite culturali e, ovviamente, alla scoperta delle prelibatezze della cucina. Caratterizzata da sapori decisi e genuini, la gastronomia sarda oscilla tra terra e mare, abbracciando sia la ricchezza della sua tradizione pastorale che l’abbondanza delle coste. Nell’entroterra dominano i piatti a base di carne, simbolo di una cultura fondata sull’allevamento, come dimostra l’attenzione nella lavorazione del maialino da latte e dell’agnello. Lungo le coste, invece, il mare diventa protagonista, regalando una straordinaria varietà di pesci, crostacei e molluschi. Le ricette che ne derivano sono spesso semplici, concepite per esaltare la freschezza del prodotto. Prima di sedersi a tavola è però d’obbligo una visita ai siti culturali – la Sardegna è stata nei millenni uno dei più importanti crocevia del Mediterraneo – e ai vivaci centri cittadini, dove negozi “alla moda” convivono vicino a botteghe tradizionali, che mantengono viva la ricca tradizione artigianale dell’isola.
In un’ipotetica classifica turistica delle “città europee intermedie” — non metropoli, né capitali —. Bruges sarebbe assai probabilmente nella parte alta .
Il fascino nordico, l’atmosfera silenziosa dei canali, la qualità dell’offerta artistica la rendono molto attraente e non sono pochi coloro che ritengono l’inverno la stagione migliore per visitarla. Siamo nelle Fiandre, la porzione di Belgio che si affaccia anche sul Mare del Nord e Bruges — Brugge in fiammingo — è a pochi km dalla costa e dal suo porto che appunto si chiama Zeeebrugge.
Il profumo del mare arriva sino ai canali di cui si diceva e che si intrecciano nel centro storico, scavalcati da numerosi ponti; tra questi, il Ponte del Beghinaggio, quello del Lago dell’amore, il Ponte Gouden-Handrei e l’antico Ponte degli Agostiniani.
In un fitto dialogo tra attrazioni outdoor e al coperto si può subito citare qui il festival December Dance che si innesta su una forte tradizione locale per la danza. Il festival (dal 4 al 15 dicembre) propone un programma variegato e quest’anno creatori belgi si uniscono a grandi nomi internazionali.
Dettaglio del Trittico “Madonna e Santi” di Hans Memling
Dettaglio del Trittico “Madonna e Santi” di Hans Memling
Si è al coperto anche nella soffitta medievale del Museo Ospedale di San Giovanni, custode delle magnifiche opere di Hans Memling. Qui a partire dal 12 dicembre ci si potrà immergere nelle atmosfere del grande artista scoprendo le sue tecniche di prospettiva e il gusto per il dettaglio raffinato grazie a un’esperienza immersiva digitale dal nome evocativo: Closer to Memling, vicino a Memling.
Sempre in tema di esperienze digitali, presso il Teatro Municipale i visitatori possono utilizzare un visore in realtà aumentata che permette di rivivere ambienti e atmosfere della Bruges del XV secolo, ricchissima piazza mercantile e finanziaria. Si incontra una compagnia internazionale di mercanti, osti e cambiavalute che si riunisce nella piazza davanti alla locanda della famiglia Van der Beurze e commercia tra tettoie e bancarelle. Non è finita, perché sempre grazie a un visore VR in piazza Jan Van Eyck e a un tavolo di realtà aumentata presso il Municipio ci si muove lungo attraverso la città medievale.
Ma è tempo di tornare all’aperto dove, sino al 5 gennaio 2025, si tiene la sesta edizione di Bagliore d’inverno, il marchio che raggruppa tutte le iniziative invernali e natalizie. Quest’anno il filo conduttore della vera e propria passeggiata all’insegna della luce — e che può essere seguita con una app disponibile in 6 lingue — è “Fuoco e ghiaccio”. Nel quartiere di Sant’Anna e in parte dei Bastioni sono infatti allestite dieci installazioni, alcune infuocate e altre ghiacciate.
Potevano mancare i mercatini di Natale? Ovviamente no. Si trovano nella Piazza del Mercato e in Piazza Simon Stevin e immancabile è anche la pista di pattinaggio artistico galleggiante sul Lago dell’amore così come le luminarie natalizie e gli oltre 250 alberi di Natale che costellano il centro.
Inutile illudersi: le giornate invernali a Bruges non sono certo calde ed è perciò che si apprezzano maggiormente i caffè e le cioccolate tonificanti. Proprio il caffè, frutto della lunga tradizione commerciale e coloniale, è qui proposto in decine di varianti, grazie anche ad attive e storiche torrefazioni; alcuni nomi di locali: Coffee Birds, Kaffee Kamiel, Brazila, I Love Coffee, Coffeebar Adriaan. Da Stera plants & coffee è possibile scegliere piante e accessori mentre assaporate la bevanda calda. Altri indirizzi: We Are Coffee Makers, Matubu Coffee e attenti a non farvi scappare i Brugse kletskoppen, biscotti sottilissimi e croccanti, perfetto accompagnamento per il caffè.
Resta da citare il capitolo “acquisti”. Anzitutto, non bisogna sottovalutare gli shop dei musei di Bruges, poi per le vie della città il consiglio è quello di cercare gli artigiani titolari dell’etichetta Handmade in Brugge.
Oltre alle spiagge bianchissime e i tramonti mozzafiato, c’è un turismo che può fare la differenza.
ll mare e le spiagge rappresentano il cuore pulsante di Antigua, una risorsa che non solo la definisce, ma che la rende una delle mete più ambite dei Caraibi. Dalla sabbia bianca di Dickenson Bay e Runaway Bay, fino alle suggestive Pillars of Hercules, la costa offre una varietà di scenari marini in grado di incantare ogni tipo di viaggiatore.
Situata sulla costa nord-occidentale dell’isola, Dickenson Bay è una delle spiagge più famose di Antigua. La sua sabbia bianca e fine, unita a un mare calmo e turchese, ne fanno una meta ideale per chi cerca una vacanza all’insegna del relax, ma anche per gli amanti degli sport acquatici. Questa baia è un punto nevralgico del turismo dell’isola, grazie alla presenza di resort di lusso come il Sandals Grande Antigua, che si affacciano direttamente su queste acque. Dickenson Bay non si limita a offrire un panorama mozzafiato, è anche una porta d’accesso a escursioni e crociere che permettono di scoprire altre meraviglie naturali dell’isola, rendendola il punto di partenza perfetto per un viaggio alla scoperta dell’isola.
A pochi minuti da Dickenson Bay si trova Runaway Bay, una spiaggia più appartata e tranquilla, perfetta per chi cerca intimità e pace. La sua bellezza incontaminata è caratterizzata da sabbia dorata e acque poco profonde, ideali per una nuotata rilassante o per immergersi nello snorkeling, lontano dalle zone più frequentate. All’estremità meridionale, vicino al porto storico di English Harbour, sorgono invece le Pillars of Hercules, uno spettacolo naturale unico che combina la forza del mare con la maestosità delle scogliere calcaree. Queste formazioni rocciose, modellate dalle onde e dai venti, emergono dal mare come sentinelle, offrendo un panorama drammatico e affascinante. Sono una meta prediletta per gli appassionati di fotografia e per chi vuole esplorare il lato più selvaggio e spettacolare di Antigua.
Ogni angolo della costa di Antigua racconta una storia diversa e offre esperienze uniche, come la Half Moon Bay, a forma a mezzaluna, con le onde perfette per i surfisti, e Hawksbill Bay con le sue quattro spiagge, inclusa una dedicata al naturismo. Ciascuna di queste località è un gioiello che contribuisce a rendere Antigua un paradiso per i viaggiatori di ogni tipo, dagli avventurieri ai romantici in cerca di panorami mozzafiato. Da non perdere anche il Nelson’s Dockyard, patrimonio mondiale dell’Unesco, e ogni giovedì e domenica sera il Shirley Heights Lookout, la festa al tramonto con barbecue e musica dal vivo nel più iconico punto panoramica di Antigua: un punto di osservazione militare restaurato con vista mozzafiato sull’English Harbour che al calar del sole brilla d’oro.
In fondo c’è ben più di un motivo se i Caraibi rappresentano una delle destinazioni turistiche più ambite al mondo, con milioni di viaggiatori scelgono queste isole non solo per il loro fascino naturale, ma anche per l’accoglienza calorosa delle comunità locali e la possibilità di vivere esperienze autentiche. Ma il turismo nei Caraibi non è solo un motore economico, può essere una vera e propria forza trasformativa, capace di migliorare le vite delle persone che abitano queste isole, ma a partire dalle scelte che fanno gli stessi turisti e albergatori.
Un esempio virtuoso arriva da Sandals Foundation, che reinveste nel sociale e nella tutela dell’ambiente in tutte le isole caraibiche su cui sorgono i loro resort. Un turismo ben strutturato porta con sé l’effetto moltiplicatore: ogni dollaro speso da un visitatore si traduce in ulteriore ricchezza, poiché stimola la domanda di beni e servizi locali. Ed è così che Antigua ci mostra come una vacanza possa trasformarsi in un’opportunità per contribuire attivamente al futuro di una comunità.
Al momento del check-in, gli ospiti del Sandals Grande Antigua possono donare un proprio contributo per sostenere iniziative che migliorano la qualità della vita delle comunità locali, oppure portare in valigia fino a due chilogrammi di materiale da donare.Ma non si tratta solo di un semplice contributo economico: i turisti possono anche partecipare in prima persona, facendo la differenza con le loro azioni. Ed ecco come una vacanza ad Antigua può diventare molto più di un soggiorno in paradiso.
Il Sandals Grande Antigua è stato incoronato come il resort più romantico dei Caraibi. Una struttura per soli adulti che sorge sulla spiaggia più lunga di tutta l’isola e offre una formula Luxury Included, dove proprio tutto è incluso, dalla ristorazione di alto livello agli sport acquatici. Un’oasi verde sul mare con 11 ristoranti, sei piscine e tante attività per vivere appieno il meglio che Antigua ha da offrire.
Una delle esperienze più significative offerte ai visitatori è il programma Community Routes, che consente di esplorare Antigua in modo autentico, entrando in contatto con la gente del posto e contribuendo ai vari progetti in corso. Su tutti il Reading Road Trip, dove si ha l’opportunità di far visita in una delle scuole sostenute da Sandals Foundation e trascorrere del tempo con i bambini dai 5 ai 7 anni, leggendo loro storie e aiutandoli con esercizi di lettura. Si diventa dei veri e propri tutor, affiancando i bambini e contribuendo a migliorare le loro capacità di ascolto e comprensione. Allo stesso tempo, i visitatori possono apprendere di più sulla cultura locale e su come il sistema educativo di Antigua stia cercando di evolversi nonostante le sfide economiche. Questi momenti di scambio umano diventano un’occasione per contribuire a un miglioramento tangibile delle condizioni di vita e, al contempo, diventano un ricordo prezioso da portare a casa.
“Aprendo le braccia ai visitatori per oltre quattro decenni, abbiamo scoperto il legame tra il viaggio e l’amore per la comunità come trampolino di lancio per speranze e sogni sotto il sole dei Caraibi. La Sandals Foundation è il quadro formale che incarna questa mentalità, fondata come estensione filantropica e senza scopo di lucro dei Sandals Resorts nella comunità”, fanno sapere dalla Fondazione, che in 15 anni di attività ha aiutato 1,5 milioni di persone. “L’empowerment è il nostro obiettivo fondamentale e il motivo per cui migliorare l’accesso all’istruzione è fondamentale per tutto ciò in cui crediamo e facciamo. Poiché Sandals Resorts sostiene tutti i costi associati alla sua amministrazione e gestione, il 100% di ogni dollaro donato va al finanziamento di iniziative in materia di istruzione, comunità e ambiente”.
Viaggia con noi attraverso i colori, i suoni e le tradizioni che animano i Festival più affascinanti del Sud America e dell’Asia!
Vivi il carnevale di Barranquilla, in un viaggio tra le bellezze storiche e archeologiche della Colombia e il mosaico multicolore della sua gente, e partecipa alle celebrazioni dell’Inti Raymi, in Perù: una tradizione del popolo degli Incas in occasione del solstizio d’inverno che ancora oggi è uno dei più coinvolgenti e partecipati eventi popolari sudamericani.
In India sono ben tre le occasioni di scoprire le storie e le tradizioni di questo grande Paese. Dal Festival di Kavant, una vivace festa pagana che si tiene nei pressi di Chhota Udepur in Gujarat, ad una delle più antiche celebrazioni hindu della stagione primaverile in Rajasthan, il Festival di Holi a Jaipur, fino alla straordinaria festa di Holla Mohalla in Punjab, la terra dei Sikh.
A Paro, città del Bhutan dominata dalle massicce mura del Rinpung Dzong, l’omonimo Festival (Tsechu) ti porta a contatto con il buddhismo tibetano e uno straordinario insieme di musiche sacre e danze in costume, con maschere rituali, eseguite da monaci e da laici.
A Dali, nella bella e multietnica regione cinese dello Yunnan, partecipa alla colorata Festa della Terza Luna, Sanyuè Jiè, evento di origine religiosa che celebrava la manifestazione di Guanyin, dea buddhista della misericordia, e che oggi celebra anche la cultura, lo sport e il commercio di tutti i gruppi etnici locali.
E infine, in Giappone, ti attende una delle più solenni manifestazioni storiche del Paese: il Festival Toshogu di Nikko, località nella regione del Kantō, è una grande parata di samurai e arcieri a cavallo che accompagnano al sacro tempio di Toshogu le spoglie di Tokugawa Ieyasu, il più grande shogun di tutti i tempi.
Lasciati ispirare da culture lontane, unite dalla gioia di festeggiare!
Si fa presto a dire Berenice, parlando del Mar Rosso e zone limitrofe, ma quale si intende?
Si dovrebbe distinguere fra quella in Sudan e l’altra in Egitto e, per essere pignoli, si dovrebbe parlare di Berenice Pancrisia, nell’odierno Sudan e Berenice Trogloditica, in Egitto.
Beh, proprio per non essere pignoli, se oggi un amico vi dice che va a farsi una vacanza di una settimana a Berenice, state sicuri che sta partendo per l’Egitto.
E ora capirete perché.
Le due Berenice
Andiamo in ordine cronologico e parliamo della più antica: Berenice Pancrisia, già nota ai faraoni del Medio Regno, circa 2000 anni prima di Cristo.
Pancrisia alla lettera significa “tutta d’oro”.
Non a caso, in effetti, la città sorgeva in un territorio ricchissimo di questo prezioso minerale, appena a sud del 22° parallelo, in pieno deserto nubiano.
Guardando dalla costa, questi rilievi sono nel Deserto Orientale
Il faraone ne era l’unico proprietario ed a lui doveva essere recato ogni grammo d’oro che la sua terra poteva donare.
L’oro era considerato la carne degli Dei e la luce di Ra.
Non dimentichiamo, tanto per darvi un esempio, che il sarcofago di Tutankhamon, che pesava un quintale, era tutto di oro massiccio.
Ma l’oro veniva usato ovunque nell’antico Egitto.
Statue, monili, punte di obelischi, persino pavimenti delle regge risplendevano dell’aurea luce, simbolo dell’eterno.
E l’ottanta per cento dell’oro utilizzato proveniva da Berenice Pancrisia.
Teniamo presente che per ottenere il prezioso metallo occorreva tanta acqua…e si era in mezzo al deserto.
In epoche successive l’estrazione fu condotta dagli arabi che nel IX secolo la ribattezzarono “Ma’din ad-dahab” ovvero “Miniera d’oro”.
A Berenice si cavò oro fino al XII secolo.
Successivamente, però, proprio per mancanza di acqua, non fu più conveniente tenere in piedi l’attività.
Così, velocemente, di Berenice Pancrisia se ne perse le tracce e la memoria.
La scoperta
Ma fu proprio un’antica mappa araba che riportava il sito fra la prima e la seconda cataratta del Nilo, a condurre al traguardo due archeologhi italiani, i fratelli Castiglioni, non molti anni fa, nel 1989.
Fu una scoperta tanto importante da dare il via a una nuova branca dell’archeologia: la Nubiologia.
E quello che si trovarono davanti i due archeologhi fu davvero eccezionale.
Ebbero a scrivere nel loro diario:
“Le rovine sono costituite da due roccaforti, da un nucleo abitativo pianificato e da costruzioni sparse lungo un’ansa del uadi el-Allaki per circa due chilometri.Il centro è attraversato da un asse viario intersecato ortogonalmente da strade secondarie che delineano una piazza e diversi quartieri” (rif.: https://www.museocastiglioni.it/2015/07/12/berenice-panchrysos-la-citta-fantasma-del-deserto-nubiano/)
Tutto questo indicava che Berenice Pancrisia era tutt’altro che solo un piccolo avamposto nel deserto.
Da qua passava la Carovaniera dei dodici giorni
L’altra Berenice
E si arriva al III secolo a.C.
Il faraone Tolomeo II Filadelfo ha diversi problemi da risolvere.
Ha bisogno di elefanti da combattimento, ma storici nemici dell’Egitto gli impediscono di servirsi di quelli asiatici, così deve usare quelli africani che arrivano da Etiopia e Eritrea.
Navigare lungo le coste è pericoloso per le tante barriere coralline e per la presenza di pirati.
Quindi ha bisogno di un porto nel sud del Regno.
Osserva che c’è una penisola che si propende nel Mar Rosso creando un sicuro ridosso ai venti dominanti che soffiano da nord.
Ed è lì che costruirà un porto che dedicherà all’amata madre da poco defunta: Berenice.
Da lì è poi semplice fare arrivare gli animali via terra fino al Nilo.
Inoltre, è lì che arriva anche la “Carovaniera dei dodici giorni” di cui ci parla anche Plinio e che porta le ricchezze dell’interno del Deserto Orientale: oro e smeraldi.
Così Berenice Trogloditica – o nella Trogloditica, regione dell’Africa sul Mar Rosso – si sviluppò velocemente e divenne anche per i Romani un vitale centro commerciale, con ricchi scambi con i mercati orientali.
Fu tracciata l’arteria stradale Hadriana che da Tebe arrivava fin qui e ben presto surclassò anche il porto di Myos Hormos.
Da qua le rotte andavano verso la Penisola Araba e proseguivano per l’Oriente, oppure risalivano verso le terre dei Nabatei, e quindi transitavano sulla cosiddetta “via delle spezie” per Petra, la Siria e Roma.
Era quindi un vero emporio commerciale dove transitava tutto quello che il mondo allora ambiva.
Vi passavano animali rari, spezie, pietre preziose, oro, avorio ma anche vino, grano, seta, incenso, mirra come pure schiavi, attrezzi e armi.
Il corallo sulla costa di Berenice
Berenice, oggi
Se cercate una vacanza fatta di discoteche e locali alla moda, scordatevi Berenice.
Qua il deserto si tuffa direttamente nel Mar Rosso e ci sono solo pochissimi comodi e curati resort con relativi diving center.
Sì, perché qua, pur con l’innalzamento della temperatura dell’acqua, il reef è ancora in ottimo stato, più che a Marsa Alam, proprio grazie alla bassa antropizzazione.
In quest’area si trova il Wadi el-Gemal National Park che copre sia il deserto che il fondo marino.
Questo garantisce immersioni fantastiche non solo per i tanti tipi di coralli, ma anche per la fauna che va da una colonia stanziale di delfini alle tartarughe e al dugongo.
Con la scusa, poi, di osservare le 24 ore fuori da immersioni prima del volo di ritorno, una escursione nel deserto fino ai resti delle miniere di smeraldi sarà un’esperienza indimenticabile.
L’area delle mangrovie
Ma non sarà da meno neanche andare un pomeriggio a prendere un caffè al cardamomo con i beduini che vivono lungo la costa nella zona delle mangrovie.
Non lontano, il sabato, potreste anche assistere ad un mercato particolarmente colorito, quello dei cammelli che si tiene regolarmente a Shalatin, vicino al confine col Sudan.
E in questo caso, esperienza nell’esperienza, non perdetevi un assaggio di carne di cammello…roba da gourmet!
Natale e Capodanno alle Hawaii: un sogno tropicale con un tocco di magia!
Immagina di svegliarti il mattino di Natale non con la neve, ma con il sole caldo che filtra attraverso le palme, il suono delle onde che si infrangono dolcemente sulla riva e un cielo azzurro che sembra infinito. Le Hawaii, con la loro bellezza naturale e la cultura unica, offrono un’alternativa paradisiaca per celebrare le festività, lontana dalla tradizionale atmosfera invernale.
Le tradizioni hawaiane durante le festività
Le festività alle Hawaii mantengono un equilibrio affascinante tra tradizioni locali e celebrazioni occidentali. Nell’arcipelago il Natale non è solo un evento religioso, ma una celebrazione della comunità e della natura. Una delle tradizioni più affascinanti è il Mele Kalikimaka, la versione hawaiana di “Merry Christmas”. La canzone, resa famosa dal film National Lampoon’s Christmas Vacation, evoca immagini di feste sulla spiaggia con collane di fiori e la musica dell’ukulele.
A Honolulu, la capitale delle Hawaii, le luci natalizie decorano le palme lungo Kalakaua Avenue, e l’atmosfera festiva si mescola con la brezza marina. Il Ward Village organizza eventi speciali a tema natalizio, dove famiglie e amici possono godere di spettacoli di hula, mercati artigianali e, naturalmente, di una parata di barche illuminate nel porto di Ala Wai.
Un Natale differente
La natura delle Hawaii offre un palcoscenico unico per le festività. Immagina di fare snorkeling tra i pesci tropicali il giorno di Natale o di celebrare il Capodanno con un tramonto mozzafiato su una spiaggia deserta di Maui. L’Aloha spirit infonde una sensazione di pace e amore che rende ogni festività speciale.
Nei villaggi e nelle città più piccole, come Hilo a Big Island, la comunità si riunisce per celebrazioni che includono canti natalizi in hawaiano, incontri culturali e la condivisione di piatti locali come il kalua pig e il poi. È qui che la cultura polinesiana si intreccia con le festività occidentali, creando un’esperienza indimenticabile.
Curiosità hawaiane
Il pesce di Stato: Il pesce dello Stato delle Hawaii è l’humuhumunukunukuāpua’a, un nome che significa “pesce a scatto con un muso simile a un maiale”. È una delle parole più lunghe nella lingua hawaiana e rappresenta la biodiversità marina dell’arcipelago.
La festa dei Lei: Il primo maggio è dedicato alla festa dei Lei, un evento che celebra queste ghirlande di fiori, simbolo di affetto e ospitalità alle Hawaii. Durante le festività, queste tradizioni si mescolano con le celebrazioni natalizie, creando un’atmosfera unica.
Cibo e cultura: le Hawaii sono famose per il loro cibo fusion, influenzato da culture diverse. Durante le feste, non è raro vedere poke bowls e huli huli chicken a tavola insieme ai dolci natalizi tradizionali.
L’Isola di Big Island: dove la lava incontra il cielo
Se stai cercando un’esperienza davvero unica durante le festività, Big Island offre un paesaggio che sembra essere uscito da un altro pianeta. Questa isola è la più grande dell’arcipelago e vanta un contrasto affascinante tra il verde lussureggiante e il nero della roccia vulcanica.
Foreste di eucalipto e cascate: la Ohia Lehua Trail vicino alla località Volcano offre un’escursione attraverso foreste di alberi di eucalipto, dove l’aria è impregnata di aromi freschi. Non lontano, le Akaka Falls e le Rainbow Falls offrono spettacoli d’acqua che sembrano opere d’arte naturali, perfetti per una riflessione sui miracoli della natura durante le festività.
Paesaggi lavici: il Parco Nazionale dei Vulcani delle Hawaii è un must-see, dove potete testimoniare la potenza della natura con il vulcano Kilauea, spesso attivo, creando nuovi terreni con la sua lava incandescente. È un luogo dove il Natale diventa un’esperienza visiva e tattile, con il calore della terra che si mescola alla freschezza della stagione.
Osservatori astronomici: Big Island è anche la patria dei Mauna Kea Observatories, dove 13 telescopi scrutano il cielo notturno, uno dei più limpidi dell’emisfero boreale. Durante le feste, visitare questi osservatori può trasformarsi in un’esperienza spirituale, guardando verso le stelle e riflettendo sui misteri dell’universo sotto un cielo stellato che celebra la nascita del nuovo anno.
Emotività delle festività alle Hawaii
C’è qualcosa di profondamente emozionante nel trascorrere le festività in un luogo dove il tempo sembra rallentare, dove le preoccupazioni quotidiane si dissolvono nel calore del sole e nella bellezza del paesaggio. Le Hawaii offrono non solo un cambio di scenario, ma un’opportunità per connettersi con la natura, per apprezzare la semplicità della vita e per celebrare l’amore e la gioia in un modo che è sia esotico che profondamente umano.
Immagina di iniziare il nuovo anno con un’escursione tra le foreste pluviali di Kauai, dove l’aria fresca e i suoni della natura ti ricordano la bellezza del mondo. Le Hawaii non sono solo una destinazione; diventano parte del tuo racconto di festività, un capitolo di gioia, scoperta e pace che rimarrà per sempre nel tuo cuore.