Quali sono i fari piu’ belli d’Italia.

Quali sono i fari piu’ belli d’Italia.

Originali baluardi che sfidano gli elementi naturali: i fari, sentinelle delle coste italiane, non svolgono soltanto la loro funzione di protezione e di avviso di pericolo, ma spesso diventano attrazioni turistiche e un vero e proprio patrimonio storico per il Paese. Quali sono i fari più belli d’Italia? Scopriamoli insieme.

  •  Faro della Vittoria, Trieste

Possiamo definirlo una vera opera d’arte: il Faro della Vittoria di Trieste, imponente e alto ben 67 metri, è stato realizzato negli anni ‘20 e ancora oggi guida la navigazione del Golfo. Svetta sulle colline intorno alla città, a 60 metri sul livello del mare. Presenta due sculture, realizzate da Giovanni Mayer: il Marinaio Ignoto in Marmo e la Vittoria Alata in bronzo.

  • Lanterna di Genova 

Faro storico e simbolo della città di Genova, la Lanterna è una torre medievale trecentesca. È uno dei fari più antichi d’Europa ed è alto addirittura 117 metri, caratteristica che lo rende il faro più alto del Mediterraneo e il quinto nel mondo.

  • Faro di Capel Rosso, Isola del Giglio 

Inaugurato nel 1883 e alto 20 metri, il Faro di Capel Rosso sorge nella zona più a sud dell’Isola del Giglio. Oggi è un centro polifunzionale che promuove incontri a tema sul mare. Potreste aver visto la sua struttura bianca e rossa ne La Grande Bellezza di Sorrentino.

  • Il Fanale, Livorno 

È il faro vecchio del porto di Livorno e risale all’epoca medievale. È stato ricostruito perché distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un tempo apparteneva alla Repubblica Marinara di Pisa. La sua luce ha un raggio molto ampio e raggiunge una distanza di ben 36 miglia dalla costa.

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  • Faro di Ponza 

Viene chiamato anche Faro della Guardia: il Faro di Ponza spunta da uno sperone roccioso sulla punta meridionale dell’isola. Caratteristico e suggestivo, racchiude un hotel di lusso con quattro suite e un ristorante.

  • Faro di Punta Carena, Isola di Capri

Il faro di Punta Carena è datato fine Ottocento e ha pianta ottagonale e un caratteristico color mattone. È il secondo faro dopo quello di Genova per luminosità. Sorge sulla penisola di Limmo, nell’estremità sud ovest di Capri. Si raggiunge camminando per un sentiero.

  • Faro di Capo d’Otranto 

Viene chiamato anche faro di Punta Palascìa, perché si erge proprio su questo promontorio a picco sul mare. È uno dei cinque fari del Mediterraneo tutelati dalla Commissione Europea e il luogo ideale per vedere il tramonto e l’alba.

  • Faro dello scoglio Mangiabarche, Isola di Sant’Antioco 

È forse uno dei fari più suggestivi d’Italia per via della sua posizione, che non è sulla terraferma: si trova infatti sullo scoglio di Mangiabarche, davanti all’isola di Sant’Antioco, in Sardegna. In questo tratto di mare sorgono tante rocce e il faro ha proprio lo scopo di segnalarle. Quando il mare in burrasca lo travolge.

  • Faro di Capo Spartivento, Chia 

In Sardegna, sull’omonimo promontorio, si trova il faro di Capo Spartivento, costruito nel 1854 dalla Marina Militare per fini difensivi. È stato ristrutturato nel 2006 e trasformato in un hotel di lusso dopo che durante la Seconda Guerra Mondiale venne colpito dagli americani.

  • Faro di San Vito Lo Capo, Trapani 

È stato progettato e costruito negli anni tra il 1800 e il 1850, durante il Regno dei Borboni: il faro di San Vito Lo Capo è uno dei più importanti della Sicilia e la sua luce riesce ad arrivare fino a oltre 20 miglia marine. Ha un ruolo fondamentale nel segnalare le rocce appuntite che costa si estendono per circa due miglia dalla costa verso nord.

  • Faro di Strombolicchio, Stromboli

Sorge in cima alle rocce dell’isolotto di Strombolicchio, al largo dell’isola di Stromboli, nelle Eolie. Costruire questo faro non deve essere stato semplice: la roccia impervia ha richiesto infatti di scavare una terrazza e 200 gradini nella roccia per poterlo raggiungere.

 

Mappa dei fari italiani

Di seguito trovate la mappa completa dei fari più importanti d’Italia

La città di Gibuti.

La città di Gibuti.

La città di Gibuti, capitale dell’omonimo stato, è un luogo geografico di capitale importanza geopolitica e allo stesso tempo un non-luogo urbanistico, storico e culturale.
Questa città si trova infatti al centro nevralgico di una delle aree più calde per la politica internazionale (Somalia, Etiopia, Eritrea, Yemen, Arabia, Sudan…): è l’unico porto sicuro nel mezzo di un’area pericolosissima e, allo stesso tempo, la porta del mar Rosso, che è la via d’accesso all’Europa per tutti i cargo asiatici (e viceversa). Nell’800 i Francesi, una volta creato il canale di Suez, staccarono questo pezzettino di Africa e lo occuparono, creando una mini-regione che non aveva altro senso se non il suo porto naturale e il controllo dello stretto.
Nel ‘77 il Gibuti ha acquistato la sua indipendenza, ma non esistono né un popolo gibutino (metà sono Afar etiopici e metà Issa somali), né una lingua ufficiale (infatti per capirsi fra di loro parlano francese), ma neppure una comune tradizione culturale. Qui sembra che nessuno abbia niente da fare, gli uomini masticano qat tutto il giorno (compreso il nostro autista!) e guardano gli stranieri che si affaccendano al porto o i camionisti etiopi che trasportano quantità prodigiose di merce nel proprio Paese senza mare.
Poco più in là ci sono le ambasciate dei principali Paesi e le gigantesche basi navali e aeronautiche francesi, americane, cinesi, giapponesi, che controllano tutta l’area circostante, ospitando decine di migliaia di soldati ed impiegati. Infine ci sono i rifugiati eritrei e somali che cercano di attraversare le pericolosissime acque dello stretto per scappare in Yemen e da lì in Arabia Saudita.
Insomma, sembrerebbe il luogo perfetto di un incredibile melting pot, un crocevia delle genti di tutto il mondo ed il punto di contatto ideale fra l’Africa e l’Asia.
In realtà non è così: Gibuti city è una non-città, un luogo senz’anima dove i diversi gruppi vivono giustapposti uno accanto all’altro senza mai mescolarsi. Ognuno vive nelle sue zone ben protette, e gli unici posti dove vedi le varie comunità incrociarsi sono i moderni shopping malls.
Mi aspettavo un centro coloniale, ma i Francesi non hanno lasciato neppure quello. Non c’è un piano regolatore, non ci sono parchi pubblici, strade commerciali… l’unica anima di Gibuti city è il suo mercato centrale, quello sì vivace e animato: la povera gente un modo di convivere lo trova sempre.
La definirei una città interessante nella sua bruttezza, perché ricorda da vicino un film da Day after, o il luogo ideale di una guerra di spie; intendiamoci, nulla di memorabile: giusto l’aeroporto dove prendere il volo di ritorno dopo un viaggio in Dancalia.
Ecco, la Dancalia, invece, non la dimenticherò mai.

Pescia Romana.

Pescia Romana.

Pescia Romana è un paesino di circa 2600 abitanti ed è situata proprio al confine territoriale tra Lazio e Toscana. Dista circa 70 Km da Viterbo e una decina da Montalto di Castro di cui è una frazione.

La spiaggia di Pescia Romana

E’ facimente raggiungibile tramite la via Aurelia direzione Grosseto e appena fuori dall’uscita di questa arteria stradale si trova il centro di Pescia Romana.

Il territorio è votato alla produzione agricola di cereali,frutta e verdura e le sue campagne sono pianeggianti e ben tenute.

Il paesino dista dalle bellissime spiagge solo 4 Km, di per sé non offre moltissimo agli amanti delle vacanze movimentate ma di contro propone un ambiente naturale e marino di primissimo livello,dove la tranquillità e il buon vivere la fanno da padroni.

Va da sé che nel periodo estivo,soprattutto in agosto,anche le splendide spiagge di Pescia si riempiano di vacanzieri,ma soprattutto ad inizio e fine estate si può godere di giornate meravigliose lungo tutto il grande arenile di sabbia fine lungo 8 Km.

La spiaggia incontaminata di Pescia Romana

La spiaggia propone alcuni stabilimenti balneari di piccole dimensioni con bar-ristorante, ombrelloni e tantissima spiaggia libera con alle spalle le dune di sabbia con vegetazione mediterranea.

Un bel tramonto sulla spiaggia di Pescia Romana

Il paese si riduce ad un nucleo centrale molto piccolo che però offre tutto il necessario alla vostra vacanza. Qualche negozio,la panetteria,qualche bar,un paio di piccoli supermercati,i negozi di ortofrutta,la farmacia,la banca ecc.

Oggi Pescia Romana è un luogo di villeggiatura dotato di strutture turistiche ancora in espansione ma che mantengono una dimensione ancora familiare.

Stabilimento balneare a Pescia Romana (VT)

Si possono poi effettuare escursioni naturalistiche o artistico culturali nei dintorni. Capalbio,Monte Argentario,Sovana, Saturnia, Oasi WWF di Burano, Vulci (Parco archeologico, Museo etrusco e Oasi WWF), Montalto di Castro, Tarquinia è tutto a pochi chilometri di distanza da Pescia.

Pescia Romana Oasi WWF di Burano

Scopri la magia di Capalbio, incantevole e affascinante borgo della Maremma Toscana.

Scopri la magia di Capalbio, incantevole e affascinante borgo della Maremma Toscana.

Storia millenaria, paesaggi mozzafiato, tradizioni autentiche: ecco i luoghi da visitare per un’esperienza indimenticabile.

Capalbio, pittoresco borgo medievale sulla costa tirrenica della Toscana, in Maremma, offre un mix unico di storia, cultura e bellezze naturali. Caratterizzata dal suo centro storico circondato da imponenti mura, famosa per il magnifico Giardino dei Tarocchi e le lunghe spiagge incontaminate, immersa nella natura selvaggia della Riserva naturale del Lago di Burano (Oasi WWF) e conosciuta per la grande tradizione gastronomica locale; Capalbio è un luogo che riesce a catturare l’essenza della Maremma, offrendo momenti di autentica bellezza e benessere ai suoi visitatori.

Il Borgo Medievale di Capalbio: un viaggio nel tempo tra le strade antiche, le imponenti mura e la Rocca Aldobrandesca

Per immergersi nella storia e nell’atmosfera affascinante di Capalbio la cosa migliore è addentrarsi con curiosità per le stradine del suo borgo medievale strette e lastricate: percorsi che guidano il visitatore tra case di pietra, bellissime torri e antiche botteghe artigiane a testimonianza del ricco patrimonio storico del borgo. Una passeggiata con cui ammirare le imponenti mura merlate che circondano il centro storico, formate da un doppio circuito murario con camminamenti di ronda a livelli differenti in gran parte ancora percorribili e visitare la maestosa e massiccia Rocca Aldobrandesca, costituita da una torre e da un elegante palazzo signorile, Palazzo Collacchioni, addossati fra loro su un lato: una fortezza che svetta sul borgo e domina il panorama circostante. Salendo sulle mura e arrivando alla Rocca, infatti, si può godere di una vista panoramica mozzafiato sulla campagna circostante e il Mar Tirreno fino a scorgere alcune isole dell’Arcipelago Toscano.

Capalbio - mura medievali

Il Giardino dei Tarocchi: un’esperienza artistica unica, immersa nella natura tra sculture monumentali e colori vivaci

Tra le attrazioni più affascinanti di Capalbio, spicca il Giardino dei Tarocchi. Creato dalla celebre scultrice franco-americana Niki de Saint Phalle, questo parco artistico incanta i sensi del visitatore grazie alle grandi sculture colorate, ispirate alle figure degli arcani maggiori dei Tarocchi, che si integrano perfettamente con la natura circostante e rivelano densi significati simbolici ed esoterici. Si tratta di ventidue imponenti figure in acciaio e cemento ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate. Esplorare i percorsi tortuosi del giardino, ammirare le opere d’arte monumentali e lasciarsi trasportare dalla magia e dall’energia che emanano, è la principale raccomandazione per una visita che sappia cogliere ogni aspetto di questo luogo così particolare e colorato dove si integrano alla perfezione arte e naturatradizione e contemporaneitàforme e colore ma anche materia e spirito.

L'imperatrice | Giardino dei tarocchi | Capalbio

Le spiagge, il mare cristallino, le incantevoli coste incontaminate: immersa nella natura Capalbio è un luogo di relax senza eguali

Capalbio vanta anche splendide spiagge che si estendono per chilometri lungo la costa tirrenica, caratterizzate da dune sabbiose e acque cristalline.

Un unico litorale che si estende per 12 km, caratterizzato da una vasta distesa di sabbia dorata, dune naturali e una vegetazione rigogliosa che crea un’atmosfera selvaggia e suggestiva:  meritano particolare menzione le spiagge di Macchiatonda, del Chiarone e della Torba, spiagge con differenti caratteristiche dove trovare dalle feste glamour degli stabilimenti più rinomati, alla tranquillità assoluta della spiaggia libera.

Molto suggestivo il tratto della cosiddetta Torre di Buranaccio: siamo in un’oasi del WWF (Lago di Burano) e si arriva alla spiaggia percorrendo una strada che attraversa campi dove è molto facile incontrare mucche e cavalli che pascolano allo stato brado.

Si tratta di un’area protetta che offre una varietà di habitat unici, tra cui lagune, dune, boschi e paludi. Esplorando i sentieri che si snodano attraverso paesaggi incontaminati si scopre una ricca biodiversità, con la possibilità di avvistare uccelli migratori e specie protette. La Riserva naturale di Burano è il luogo perfetto per gli amanti della natura e per coloro che desiderano trascorrere del tempo immersi nella quiete e nella bellezza selvaggia della Maremma.

Spiaggia Capalbio

La Cucina Maremmana: un percorso enogastronomico tra sapori autentici e prelibatezze locali

Capalbio è anche una meta culinaria di grande rilievo, celebre per la sua cucina maremmana, dove assaporare il gusto autentico di questa parte di Toscana attraverso piatti tradizionali, e numerose eccellenze fra selvaggina, carne, prodotti dell’orto, pesce fresco, olio e vini locali (da non perdere l’occasione di visitare le cantine della zona per degustare e acquistare pregiati prodotti enogastronomici).

Dalle acque cristalline del Mar Tirreno, arriva ogni giorno pesce freschissimo e di pregevole qualità. La Maremma è la terra che ha ispirato la nascita dei ristoranti Vivo, ed è proprio nelle vicinissime acque dell’Argentario che opera la flotta del Gruppo Manno, di cui Vivo fa parte. L’offerta di Vivo è caratterizzata da semplicità, tradizione e legame con il territorio, un’offerta che varia ogni giorno a seconda della disponibilità e stagionalità del pescato dove primeggia la grande qualità di crudi e crostacei, e una ineguagliabile selezione di ostriche e altri molluschi. La cucina di Vivo esalta la materia prima senza eccessivi condimenti, per farvi assaporare il gusto del pesce freschissimo e riscoprire la tradizione marinaresca rivisitata in chiave contemporanea, anche grazie all’accostamento con frutta e verdura locali di stagione.

Proprio vicino al borgo di Capalbio, in località la Torba, si trova il primo dei ristoranti Vivo. Un locale moderno e confortevole con un ampio spazio esterno, dove gustare le nostre freschissime crudités di mare dopo aver passato la giornata in spiaggia o dopo aver visitato le numerose attrazioni offerte dal territorio, o dove andare per un’ottima cena, a base del pesce migliore della zona.

Giamaica: relax e avventure, reggae e caffè.

Giamaica: relax e avventure, reggae e caffè.

Giornate all’insegna dell’avventura, tra canyon, rapide e foreste, ma anche del relax su spiagge caraibiche, tramonti a ritmo di reggae, e un pizzico di magia, con cieli stellati e lagune luminose.

In Giamaica ti aspetta un viaggio alla James Bond, non prima di aver preso un buon caffè, anzi, un eccellente caffè. Si chiama “Giamaican Blue Mountain” ed è considerato il migliore al mondo: chicchi spessi e rossi, dall’aroma intenso e corposo, amatissimo anche da Sean Connery che nel 1962 girò Agente 007 – Licenza di uccidere proprio su quest’isola. Quale migliore location se non dove è nata la leggenda del detective più famoso al mondo, frutto della creatività di Ian Fleming che qui scrisse bene 11 romanzi dedicati alle sue peripezie. Lo stesso personaggio sembra descrivere l’anima di questo Paese, rocambolesca e un po’ sorniona, incredibilmente affascinante.

In Giamaica è facile alternare momenti di pura adrenalina al relax assoluto, magari in qualche spiaggia paradisiaca lambita dalle acque cristalline del Mar dei Caraibi, dove praticare snorkeling ed entusiasmanti immersioni, per poi addentrarsi nel selvaggio entroterra, disegnato da montagne e piantagioni di cacao e caffè. Qui serpeggiano le acque del Black River, il fiume considerato la casa dei coccodrilli, e quelle impetuose del Rio Grande, circondato dalla fitta foresta pluviale, territorio in cui scrosciano vertiginose cascate e le grotte sprofondano in misteriosi mondi ipogei.

L’interno del Paese è da esplorare partecipando ad avventurose escursioni, sentieri che l’attraversano, dove di tanto in tanto spuntano piccoli villaggi dove la vita scorre lenta e rilassata, un invito a godere di piccoli attimi e magari a lasciarsi cullare per qualche minuto da un’amaca sospesa tra due alte e ombrose palme da cocco, ascoltando il fruscio delle fronde e il canto degli uccelli. Ed ecco che ai suoni della natura ci si trova a canticchiare qualche motivetto di Bob Marley, quasi il subconscio fosse complice del genius loci dell’isola. Canzoni simbolo di una spensieratezza responsabile che inneggia all’uguaglianza e alla libertà.

La Giamaica è un invito ad apprezzare la bellezza dei contrasti, un’occasione per uscire dagli schemi e trascorrere un viaggio ricco di sorprese. “Everything’s gonna be alright”, soprattutto con le proposte Ensy7.

Relax e tramonti indimenticabili

Prima di qualsiasi avventura, la Giamaica invita a rilassarsi. Le magnifiche spiagge e l’atmosfera che le circonda sono paradisi caraibici dove lo stress diventa un lontano ricordo. Lasciati conquistare dai colori del tramonto a Negril, una delle località balneari più famose del Paese dove spazia l’incantevole spiaggia di Seven Mile Beach, considerata tra le più belle al mondo: 7 chilometri di sabbia fine lambita da un mare limpido dalle mille sfumature di blu, una cartolina che sembra essere incorniciata dal profilo della maestosa Negril Cliff. Questa destinazione è molto frequentata soprattutto durante la golden hour, quando impazza la movida e si brinda al calar del sole nei numerosi locali che la costeggiano. Tip da appuntare: un aperitivo caribeño al famoso Ricks Cafe.

Nella splendida località di Negril si trova una proposta per un soggiorno esclusivo firmato Ensy7: Azul Beach Resort Negril, situato lungo uno dei più bei tratti della spiaggia Seven Mile Beach, struttura fronte mare che combina un’atmosfera rilassata e caraibica, perfetta per rilassarsi e riconnettersi con la natura circostante. Per chi desidera concedersi una vacanza davvero indimenticabile, le “Ocean View deluxe suites” sono la soluzione. Chi invece viaggia con i bambini, le “Family suite” sono pensate appositamente per le famiglie, con camera da letto matrimoniale e una zona soggiorno separata con un divano letto progettato per ospitare 2 bambini, perfetta per attimi di condivisione, gioco e riposo.

L’Azul Beach Resort Negril è il soggiorno che risponde a tutte le esigenze, così ai piccoli e grandi desideri da soddisfare, compresa la buona tavola. All’interno del complesso si trovano 5 ristoranti che spaziano dalle specialità locali e caraibiche, alla cucina italiana, dai piatti orientali al barbecue in perfetto stile giamaicano per pranzare direttamente sulla spiaggia. Immancabili anche gli attimi di meritato benessere e qualche coccola al Vassa Spa che dispone di aree per trattamenti e relax ispirate all’atmosfera Zen, salone di bellezza, strutture per l’idroterapia e area massaggi con vista mare. E poi l’immancabile dimensione balneare, un continuum dalla spiaggia all’area piscine, ben 7, tra cui una esclusiva per bambini dai 4 ai 12 anni, e il divertentissimo “Children Splash Park” pensato appositamente per i più piccoli. Il resort si distingue per gli ottimi servizi proposti, uno dei migliori hotel di Negril in cui vivere vacanze indimenticabili in coppia, con amici e in famiglia.

Escursioni da non perdere

Dopo il meritato relax è tempo di andare all’avventura ed esplorare le bellezze dell’isola. Ensy7 propone delle entusiasmanti escursioni, tra le più elettrizzanti il Safari Black River e YS Falls, due spettacoli della natura che svelano interessanti capitoli della storia locale. Le bellissime cascate YS e il territorio che le circonda, per esempio, vennero acquistate nel 1887 dalla famiglia Browne, tutt’oggi proprietaria. Un tempo questo eden era una fattoria di canna da zucchero, con tanto di zuccherificio funzionante. Gli alberi della proprietà fornivano legna da ardere e le tinture naturali da esportare in Europa, commercio fiorente prima dell’avvento delle soluzioni sintetiche.

Dopo il piacevole relax in quest’angolo di pace, tra racconti del passato, qualche tuffo nei laghetti e tante fotografie, navigherai le acque del fiume più lungo dell’isola che serpeggia tra palme da paglia, noci del Brasile e mangrovie rosse, il Black River, patria del coccodrillo giamaicano. Anche questo scorrere racconta il passato nel suo lento fluire in quanto uno dei canali di trasporto merci più utilizzato dell’isola. Il porto era un importante scalo marittimo, fondamentale per l’esportazione dei tronchi di legno, nonché destinazione di arrivo per tanti schiavi che arrivavano dall’Africa occidentale. Il molo Town Wharf (Farquharson Wharf) testimonia questo capitolo buio della storia, oggi, un approdo per la memoria.

Un’altra escursione che esplora la natura e la cultura dell’isola è Cascadas Dunn’s River Falls e Nine Miles, pittoresco villaggio situato nella splendida parrocchia di St. Ann, conosciuta come la “contea giardino” della Giamaica per la bellezza naturale. Non tutti sanno che qui nacque Bob Marley e dove riposano le sue spoglie, un angolo di Giamaica autentica, per sempre legata al suo mito. Dopo la quiete di questo piccolo centro, visiterai l’attrazione naturalistica numero uno del Paese, le cascate del fiume Dunn, un salto di 180 metri dove la potenza dell’acqua lascia senza fiato. Nel parco ti aspetta un magnifico percorso che esplora la natura circostante, modellata da gradoni scoscesi e lagune balneabili immerse in una vegetazione lussureggiante.

Con le proposte Ensy7 potrai partecipare ad itinerari bellissimi dall’alba al tramonto. Durante la golden hour non perdere il tour che percorre la Spiaggia di Negril e fa tappa al leggendario Rick’s Café, mentre per la notte ti aspetta un’esperienza davvero unica, l’escursione a Laguna Luminosa.

La Luminous Lagoon è creata dall’acqua dolce del fiume Martha Brae che incontra l’acqua salata del mare, un habitat particolarissimo, circondato da mangrovie dove vivono milioni di organismi microscopici che, se stimolati, emettono luce fluorescente. Questo fenomeno può essere osservato solo in quattro luoghi al mondo e questo incantevole angolo della Giamaica è considerato il posto migliore del pianeta per sperimentarlo.

Giamaica: relax e avventure, reggae e caffè
“Io, abitante dell’isola più remota del mondo. Qui peschiamo aragoste e non esiste criminalità”.

“Io, abitante dell’isola più remota del mondo. Qui peschiamo aragoste e non esiste criminalità”.

Intervista a Randal Repetto, giovane di Tristan Da Cunha, nell’Oceano Atlantico, dove non ci sono porti né aeroporti. È il discendente di un naufrago italiano che arrivò sull’isola alla fine dell’800.

Seconda stella a destra. L’isola che non c’è esiste davvero. Esiste e parla italiano.
Si trova nel cuore dell’Oceano Atlantico. A quasi tremila chilometri da Città del Capo. La abitano 234 anime. Si chiama Tristan Da Cunha, e per raggiungerla non si possono prendere navi o aerei di linea. Semplicemente perché non ci sono porti, né aeroporti. Chi vuole andare sull’isola deve imbarcarsi su un peschereccio: sette giorni di navigazione da Città del Capo, se tutto va bene.
L’isola britannica di Tristan Da Cunha viene considerata la più remota del mondo. Ma due degli otto cognomi sono italiani. Genovesi, per l’esattezza: Repetto e Lavarello. Questo perché nel 1892 l’equipaggio di una nave italiana, che trasportava carbone dalla Scozia al Sudafrica, naufragò al largo di Tristan, all’epoca abitata da qualche decina di persone. E quando una nave venne a recuperare i naufraghi, due di loro, Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, si rifiutarono di tornare a casa, nella loro Camogli, Genova. Nonostante gli ordini del capitano, restarono a Tristan. Ed ebbero molti figli.

 

Ma i contatti con il loro paese di origine, Camogli, non vennero mai interrotti del tutto. I loro discendenti hanno continuato a mantenere dei legami con i lontani parenti italiani. E uno di loro sull’isola ci è andato davvero: “Tristan fa parte della mia famiglia – racconta Gianfranco Repetto, vigile urbano di Camogli – era nei racconti dell’infanzia, nei miei sogni di bambino. Per arrivarci ci sono voluti 14 giorni di navigazione, perché il motore del peschereccio si è rotto e siamo dovuti tornare indietro. L’isola è un posto incantevole, dovevo restare solo una settimana, e alla fine sono stato 40 giorni. Gli abitanti sono un po’ diffidenti, ma persone meravigliose”.
Parlare con uno di loro, in effetti, non è stato facile.
Alla fine ci siamo riusciti: Randal Repetto, 22 anni, è il pronipote diretto del naufrago.

Randal, lei è nato proprio sull’isola?

“Esatto, sono nato su questa bellissima isola”.

Che lavoro fa?

“Sono un idraulico, ma anche il barista dell’unico bar dell’isola. E sono anche un pescatore”.

Qual è la parentela con i naufraghi genovesi?

“Il mio bisnonno da parte di madre era il figlio di Gaetano Lavarello e il bisnonno di mio padre era il figlio di Andrea Repetto”.

E lei lo parla l’italiano?

“No, non conosco molte parole di italiano, a parte grazie e ciao, ma mi piacerebbe impararlo”.

 

 

Ci racconta come è la vita a Tristan Da Cunha?

“Vivere qui è un sogno, è un posto così bello e remoto… Siamo liberi, non esiste la criminalità, e tutti conoscono tutti. Abbiamo il privilegio di avere tante risorse naturali: pesce, aragoste, patate, manzo e montone”.

Nel 1817 fu sottoscritta la Carta dell’isola, che prevede l’equa distribuzione dei profitti: è ancora in vigore.

“Sì, siamo come una grande famiglia in cui tutti si aiutano a vicenda”.

Ha mai lasciato l’isola?

“Solo alcune volte per andare in Sudafrica”.

Pensa di vivere per sempre qui o pensa di cambiare, un giorno?

“Vivere qui è meraviglioso, ma non escludo di poter lasciare l’isola. Mi piacerebbe vivere nel Regno Unito, sarebbe più facile, dato che siamo cittadini britannici”.

Vive con la sua famiglia?

“Sì, con mia madre, mio padre e mio fratello maggiore”.

Siete tutti molto legati all’isola?

“Sì, molto. Ma qualcuno sogna di andarsene e altri si sono già trasferiti all’estero”.

 

 

Ci sono le scuole?

“Certo. Dalla materna fino alle superiori: dai 3 ai 16 anni. Per proseguire gli studi bisogna andare all’estero, a Città del Capo o nel Regno Unito”.

Siete solo 230 abitanti. Cosa fate nel tempo libero?

“Andiamo al pub, facciamo barbecue o andiamo a fare delle gite dall’altra parte del villaggio, verso i campi di patate”.

 

 

Quali sono le vostre tradizioni?

“Abbiamo molte tradizioni, come il Kings Day, la giornata in cui si celebra il compleanno del Re. Del resto siamo cittadini britannici. In quel giorno organizziamo sfide e gare di vario genere. Abbiamo poi il Ratting Day: squadre di isolani devono catturare quanti più topi possibile e raccogliere le code. Vince chi ne ha di più. C’è poi un giorno di festeggiamenti prima delle vacanze di Natale, con rinfreschi e grigliate. E poi il 31 dicembre i giovani si vestono con abiti spaventosi e vagano per il villaggio visitando e spaventando gli isolani. Prima della grande festa dell’ultimo dell’anno”.

È felice?

“Sì, sono felice. Amo vivere sulla mia isola”.