Ultimamente mi capita di sentire spesso una domanda che suona più o meno così: “Con l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, ha ancora senso la figura del consulente di viaggi?” È normale porsi questo interrogativo, soprattutto se si pensa ai cambiamenti che l’AI sta portando in diversi settori. Ogni volta che ci troviamo di fronte a un’innovazione tecnologica di grande portata, i sentimenti più diffusi sono l’incertezza e la preoccupazione. Tuttavia, accanto a questi timori, esiste sempre un lato di opportunità che spesso viene trascurato, ma su cui vale la pena soffermarsi.
Una domanda legittima: l’AI ci sostituirà?
Chi ha bisogno di un viaggio ben strutturato non sceglie un consulente online solo per avere qualche informazione generica su un hotel o un volo. Potrebbe farlo da solo su qualsiasi portale di prenotazione. La differenza la fanno la competenza, la capacità di ascoltare le esigenze specifiche del cliente e di tradurre quei desideri in un itinerario perfetto.
Proprio come Booking.com o altri siti non hanno mai cancellato il valore aggiunto del consulente, allo stesso modo un tool di Intelligenza Artificiale che elabora un possibile percorso di viaggio non avrà mai la sensibilità e la visione d’insieme di un professionista. L’AI parte, infatti, dalle informazioni e dalle “domande” che riceve; se il cliente non sa quali domande porre o non conosce abbastanza la destinazione, rischia di ritrovarsi con un pacchetto realizzato alla cieca.
Il rischio di un “viaggio in e-commerce”
Non basta ricevere una lista di tappe e di luoghi da visitare, se poi non si ha la consapevolezza necessaria per comprendere e personalizzare davvero quel programma. A molti dei nostri viaggiatori manca il tempo, la voglia o la capacità di costruire il proprio pacchetto in autonomia, e preferiscono affidarsi a un professionista che conosca la meta e sappia dare consigli mirati.
Con l’Intelligenza Artificiale, esiste sì la possibilità di ottenere in pochi secondi uno schema di vacanza, ma un conto è avere l’itinerario teorico, un altro è renderlo adatto alle esigenze del cliente. Senza l’occhio critico e l’esperienza di chi lavora da anni nel settore, il risultato finale può rivelarsi piuttosto deludente. Senza considerare inoltre che i viaggi più autentici e con tariffe migliori, si realizzano anche grazie ad una rete di contatti che i nostri consulenti si sono costruiti con anni di esperienza nel campo.
Focus sulle opportunità
In Ensy7 ci contraddistingue da sempre una forte propensione all’innovazione. Per questo stiamo integrando l’AI nei nostri strumenti, dalle schede prodotto alle procedure aziendali, con l’obiettivo di rendere il lavoro dei consulenti più fluido ed efficace, non certo di sostituirli.
Attraverso l’AI, possiamo ottenere informazioni veloci e aggiornate, che il consulente poi arricchisce con le sue competenze. Ma non solo, alcune procedure di ricerca o verifica possono essere snellite, lasciando più tempo per creare valore nella relazione con il cliente. Inoltre, gli strumenti di Intelligenza Artificiale possono migliorare la comunicazione con i viaggiatori, aiutando a personalizzare proposte o anticipare necessità specifiche.
In pratica, stiamo investendo nelle nuove tecnologie per offrire ai nostri consulenti un supporto in più, un alleato che massimizzi la loro professionalità e la loro presenza sul mercato.
Essere protagonisti del cambiamento
Quando ci si affaccia a una realtà in rapidissima evoluzione, la paura di essere superati dalle macchine è un aspetto comprensibile. Ma la tecnologia, da sola, non basta. Senza emozione, interpretazione e relazione umana, nessuna piattaforma può eguagliare l’empatia che si crea tra un consulente di viaggi e il suo cliente.
Soprattutto, l’AI può essere la chiave per una crescita ancora più rapida e consapevole. Lungi dall’essere un rivale, può diventare un partner prezioso: affianca nella parte operativa, lasciando al professionista l’interpretazione e la personalizzazione del viaggio, due valori che i nostri clienti ricercano ogni giorno.
Nel settore dei viaggi online, l’Intelligenza Artificiale non rappresenta una minaccia in grado di far scomparire il consulente, ma piuttosto uno strumento potente che, se ben adottato, può esaltare e valorizzare il suo ruolo. Noi di Ensy7 puntiamo a potenziare il servizio erogato dai nostri professionisti, fornendo strumenti innovativi e all’avanguardia, perché crediamo che l’unione tra tecnologia e competenza umana sia la carta vincente per il futuro dei consulenti di viaggi online.
La Liguria è una delle regioni più belle d’Italia, e non solo per l’incantevole paesaggio delle Cinque Terre, per la bellissima città di Genova o per i panorami suggestivi che lasciano a bocca aperta chiunque li ammiri ma anche per i numerosi borghi presenti sia nell’entroterra che lungo la costa. Stiamo parlando di meravigliose gemme dal fascino senza tempo, avvolte in un’atmosfera super rilassata e ricche di attrazioni da non perdere! I borghi della Liguria, in qualsiasi parte della regioni si trovino, sono la destinazione perfetta per una gita fuoriporta o per un weekend indimenticabile, all’insegna del relax, dell’esplorazione e di specialità gastronomiche locali da far leccare i baffi.
Questo borgo di mare in Liguria è un sogno ad occhi aperti
Ma quali sono i più belli da non perdere assolutamente? Partiamo subito da Noli, un borgo marittimo della Riviera ligure di Ponente, annoverato tra i Borghi più belli d’Italia. Situato in provincia di Savona, tra Spotorno e Varigotti, Noli è famoso per il suo mare dalle mille sfumature di blu, per le spiagge bianche ma anche per il suo centro storico particolarmente caratteristico, noto per i tipici caruggi liguri, esempio della vera essenza della Liguria. Insomma, si tratta di una perla a tutti gli effetti da visitare almeno una volta nella vita! Scopriamo insieme qualche dettaglio in più…
Tutto quello che c’è da sapere su questo bellissimo Borgo: dal passato al presente
Spesso ci limitiamo a visitare un borgo senza sapere nulla della sua storia, di quali sfide ha affrontato negli anni o di cosa ha dovuto passare per diventare com’è oggi, specie da un punto di vista storico, culturale e architettonico. Parlando di Noli però, è impossibile non menzionare la sua storia! Questo bellissimo borgo ha un passato di grande rilievo poiché fu una delle celebri Repubbliche Marinare d’Italia, insieme a Genova, Pisa, Venezia e Amalfi. A rendere la città tanto importante fu sicuramente la sua posizione strategica lungomare, il ché fece di Noli un importante porto del Mediterraneo, un ruolo ancora oggi molto sentito. Insomma, sebbene sia tutto fuorché una metropoli, questo bellissimo borgo è sempre stato essenziale per l’economica e il commercio dell’Italia, un aspetto da prendere assolutamente in considerazione prima di andare alla scoperta del suo centro storico.
Le attrazioni da non perdere assolutamente, per scoprire la vera essenza di Noli
Noli è senza dubbio uno dei centri storici più belli del Ponente Ligure. Iniziate il tour del centro storico passando per Porta di Piazza, l’ingresso principale che porta al Palazzo Comunale, un tempo centro della vita politica ed economica della Repubblica. Ritagliatevi del tempo per ammirare la sua facciata e per visitare la torre del Comune, posizionata proprio accanto al Palazzo Comunale e posta su un basamento realizzato in pietra verde locale. Continuate il giro di Noli passando sotto i due grandi archi della Loggia della Repubblica che vi poteranno a Piazza Dante, dove sorge la torre della Marina, eretta nel XIII secolo. Proprio accanto alla torre, avrete la possibilità di ammirare il palazzo Viale-Salvarezza, un edificio storico sempre molto affascinante. L’ultima torre da non perdere è torre di Papone, situata poco fuori la prima cinta muraria e simbolo (insieme alle altre) del borgo di Noli! Durante la vostra visita in questa meravigliosa cittadina, dovete assolutamente visitare il castello dei marchesi Del Carretto, il palazzo Vescovile, oggi trasformato in albergo, e la chiesa di Nostra Signora delle Grazie, costruita nel Seicento e restaurata poi nel 1769. Particolarmente suggestiva anche la Chiesa di San Pietro, realizzata in stile romantico con blocchi di pietra grigia ma poi ristrutturata in epoca boracca. Terminate poi il tour di Noli visitando un altro grande simbolo della città ovvero il Castello di Monte Ursino, che grazie alla sua posizione dominante su una collina, fu costruito per difendere il centro storico del borgo.
Durante la camminata lungo le stradine del borgo, vi imbatterete nei carüggi, ovvero i caratteristici vicoli stretti e tortuosi dei centri storici liguri, un tempo studiati per proteggere dal vento e dal sole. La parte del borgo dove si possono ammirare divinamente è quella della Torre del Comune!
Il piatto tipico del borgo, un’esplosione di gusto e sapore
Prima di lasciare Noli, c’è un’ultima cosa da fare assolutamente: assaggiare il piatto tipico locale, ovvero il “cappon magro”, una vera goduria per il palato. Conosciuta come “il piatto dei dogi”, questa prelibatezza è fatta a strati: uno di verdure e un altro di pesce cappone, il tutto accompagnato da un pane biscottato che dona un tocco in più al piatto.
È difficile cogliere l’anima delle Filippine. Senza dubbio il protagonista di un viaggio in questo immenso arcipelago è il mare! Bohol, Boracay, Sumilon, Palawan, El Nido… Sono solo alcuni dei nomi che evocano un paradiso marino tropicale fatto di pinnacoli di roccia calcarea, deserte spiagge bianche, lagunedai colori azzurro- turchese e verde-smeraldo, acque cristalline in cui immergersi alla scoperta di meravigliosi giardini di corallo… non sorprende che Alex Garland sia stato ispirato prorpio dal mare delle Filippine nello scrivere “The Beach”!
Le 7.000 isole che formano l’arcipelago delle Filippine sono l’angolo più remoto del Sud Est Asiatico. Un viaggio che coglie gli aspetti più significativi di una terra molto frammentata e dalle innumerevoli peculiarità. Dalle più alte e antiche risaie al mondo, capolavoro di ingegneria idraulica realizzato dal popolo Ifugao, a Vigan, la più bella città coloniale spagnola del continente asiatico; dal fiume sotterraneo di San Paolo, una delle sette meraviglie naturali del mondo, alle splendide isole di El Nido, con impressionanti formazioni rocciose, grotte a cattedrale e bianchissime spiagge lambite da un mare cristallino.
Suggeriamo alcuni luoghi imperdibili da selezione per il vostro viaggio nelle Filippine:
Le isole e il mare cristallino di El Nido, paradiso marino.
Le risaie terrazzate degli Ifugao nel nord dell’Isola di Luzon, Patrimonio dell’Unesco.
La partecipazione al Festival Ati-Atihan a Kalibo, la colorata festa delle Filippine.
La città di Vigan, Patrimonio dell’Unesco, considerata la più bella città coloniale ispanica del continente asiatico.
Le paradisiache cascate di Pagsanjan dove sono state girate alcune scene del famoso film Apocalypse Now.
La Mongolia: un nome che evoca spazi infiniti dove cavalcano solitari cavalieri eredi di un mondo antico, quello dell’impero di Gengis Khan.
Sono trascorsi quasi otto secoli, ma i nomadi, con i loro costumi, le tradizioni ancestrali e gli sconfinati paesaggi naturali, sono rimasti quasi come al tempo di Marco Polo. Ma questo Paese dell’Asia orientale non è solo steppe e incontri con i cavalieri nomadi e le loro bianche ger.
È anche la capitale Ulaanbaatar, con i suoi musei. È il deserto del Gobi, vero oceano di dune. Sono le verdissime valli della Mongolia centrale, con mandrie di cavalli e yak e greggi di pecore e capre. È l’antica capitale Kharakorum con il monastero e i templi di Erdene Zuu. Sono le province occidentali di Uvs, Bayan-Ulgii e Khovd, famose per i loro splendidi paesaggi mozzafiato con alte montagne, laghi unici e animali selvatici. Sono gli straordinari petroglifi di Bayangiin Nuruu e il sito paleontologico di Bayanzag, famoso per il ritrovamento di uova fossili di dinosauro.
I nostri viaggi sono esperienze indimenticabili in una terra dai cieli immensi e dagli orizzonti infiniti, in contatto diretto con la natura e le genti. Come il Festival del Naadam, la principale celebrazione nazionale della Mongolia, soprannominato l’Olimpiade della steppa, che vede lottatori, arcieri e cavalieri mongoli sfidarsi anche nelle località più remote. E il Festival delle Aquile, tra gli spettacolari Monti Altay, nell’estremo ovest del paese, durante il quale i cacciatori kazaki nei loro tradizionali costumi si esibiscono con le loro aquile, utilizzate abitualmente per la caccia.
Maldive: ecco il primo resort su un atollo esclusivamente dedicato al benessere. Tra meditazione, fitoterapia e turismo ecosostenibile.
Una vacanza che cura l’anima. Alla ricerca di un perfetto equilibrio tra corpo e anima per disconnettersi dal caos. Non solo un luogo di lusso accessibile a pochi, ma un ritiro dove ritrovare sé stessi. È l’ultima novità delle Maldive: Joali Being, nell’isola di Bodufushi, atollo di Raa, è il primo resort dedicato esclusivamente al benessere.
Inaugurato a fine 2021, offre programmi completamente personalizzati in uno dei paesaggi più belli e rasserenanti del Pianeta.
Gate of Zero, la base d’arrivo a Joali Being, progetto di Seckin Pirim
Joali Being: le perfette vacanze alle Maldive
Si arriva con quaranta minuti di idrovolante dall’aeroporto dall’isola capitale Male.
Ed è subito relax. Joali Being è un luogo dedicato alla remise en forme veramente speciale. Un’immersione totale nella natura scandita da programmi di “trasformazione e life balance”. Qui il soggiorno trascorre tra spazi dedicati alla meditazione all’alba sull’Oceano, allo yoga e al pilates, alla terapia del suono, esperienze di idroterapia e molto altro.
Un vero e proprio wellness retreat per riconnettersi al proprio io più profondo. Ritrovando la pace che molti hanno perso negli ultimi anni.
Joali being: mare e bellezza
La pace inizia dallo scenario, fatto di sabbia bianchissima e mare trasparente, con tutto lo spazio per dedicarsi a sé stessi.
Il progetto architettonico delle sessantotto ville e degli spazi comuni come i ristoranti Flow o Mojo, la spa Areka o lo spazio dell’erboristeria Aktar, sono firmati dallo studio Autoban dell’architetto Cüneyt Bükülmez con sede a Istanbul.
Ma c’è anche la collaborazione preziosa di Seçkin Pirim, artista e scultore turco che ha progettato il padiglione Gate of Zero”, che accoglie all’arrivo sull’isola con la sua geometria in legno bianco e acciaio ispirato alla spirale della gonna dei dervisci rotanti. L’ideale per entrare all’arrivo nello spirito del luogo, così come i tetti ondulati dove non si percepiscono mai angoli. Tutto è come un abbraccio.
Maldive 2022: un’isola dove cambiare vita
Nella vita quotidiana fatta di stress e lavoro, talvolta si imboccano curve sbagliate che ci fanno sentire appesantiti e privi di energia. Al Joali Being le parole d’ordine per rimettersi in asse sono i “four pillars”, i quattro pilastri della mente, l’energia, la pelle e il microbioma intestinale che in molti chiamano “secondo cervello”. A questi quattro elementi base dell’equilibrio umano sono dedicate tutte le cure per ritrovare ciascuno il proprio mondo fuori dal mondo.
A ogni ospite viene assegnato uno jadugar, un “mago”, sorta di angelo custode che provvede a tutte le esigenze. Giorno e notte, tanto che appena arrivati nella propria villa gli ospiti ricevono un telefono con memorizzato il numero del proprio jadugar.
A tavola e al bar
La trasformazione interiore passa anche dal cibo. Obiettivo: leggerezza. Nei due ristoranti Mojo e Flow la prima colazione è servita sul mare, con grande attenzione a ingredienti per pane e dolci senza glutine per celiaci, mentre una ampia zona è riservata a semi di ogni tipo, bacche di goji, papaya e frutta esotica, yogurt e breakfast salato.
Per il pranzo e la cena i menu sono curati dallo chef ayurvedico Kuntal Kumar, tra piatti leggeri o più sostanziosi che cambiano ogni giorno, ciascuno con il conteggio delle calorie e i prodotti di filiera controllata.
In stanza appena arrivati c’è una bottiglia nella glacette con ghiaccio. Niente vino, solo tea sparkling. Sull’isola viene servito poco alcool e al posto del cocktail pomeridiano è a disposizione la tea lounge affacciata sull’Oceano.
È la giovane Paulina di origini russe a introdurre gli ospiti nel magico mondo del tè con degustazione di bevande ambrate verdi, nere o bianche che provengono da tutto il mondo. Profumi speziati o più dolci tra oolong, darjeeling o Bai Hao Yin Zhen, un’ora per avvicinarsi al mondo del tè.
La terapia del suono
La sound therapy nell’area Seda si svolge in un giardino musicale passeggiando e suonando strumenti da soli. Si passa poi in una stanza zeppa di gong di diverse misure, xilofoni, conchiglie e piccoli tamburi. Durante la seduta, sdraiati su un lettino in legno e con gli occhi chiusi, gli strumenti suonati con diversa intensità stimolano le onde “theta”, quelle della meditazione. Effetto relax assicurato.
Alle Maldive in bicicletta
All’arrivo gli ospiti trovano parcheggiata di fronte alla loro villa una bici personalizzata con tanto di nome scolpito in una targhetta di legno sotto il sellino. Girare per il resort magari all’alba o al tramonto è ancora più piacevole sulle due ruote. Sono i dettagli di una vacanza nuova, unica per ogni ospite.
Joali Being: ripartire con gli eperti
Indispensabile per dare il via al “reset” la visita dalla nutrizionista che, con l’ausilio di un computer e di sensori posti sulle tempie, registra i “blocchi energetici”. Segue l’incontro con una naturopata ed esperta di iridologia.
Ancora, a disposizione c’è anche il personal trainer che, mediante una “pedana propriocettiva”, analizza la postura degli ospiti per capire se gli appoggi sono giusti quando si cammina o si fa ginnastica.
Nella stanza della crioterapia si riattivare la circolazione, nell’hammam si lavora sulla salute della pelle.
Nello spazio Areka, dedicato alla Spa, con più di trenta cabine, ninfee nella piscina e fiori ovunque, si può prenotare il massaggio “four pillars” a base di olio a base di lavanda, mirto, incenso oppure ginger, coriandolo, lavanda e salvia. La massaggiatrice effettua un lungo trattamento di 90 minuti che insiste sulla pancia, sulla schiena o sugli arti inferiori secondo le necessità. Sconfigge anche l’insonnia.
Joali Being, lo spazio Aktar per i prodotti d’erboristeria
Joali Being: piante e fiori
Per essere edotti sull’uso delle piante, degli olii per massaggi e delle tisane migliori per il biotipo di ciascuno si fa una chiacchierata con la responsabile dello spazio Aktar, che consiglia secondo la personalità di ciascuno olii e tisane preparate al momento. Con grande attenzione alla materia prima locale.
Con lei si impara tutto sul Pandanus. È un genere di piante della famiglia Pandanaceae molto diffusa sull’isola. Le foglie vengono usate in cucina accanto a curry masala o altre spezie. Radici e foglie vengono usate anche per ricavarne olii terapeutici, tisane e medicamenti. Le piante possono raggiungere anche i dieci metri d’altezza e hanno radici aeree.
Maldive da difendere
Due biologhe marine residenti del Joali Being sono impegnate nel progetto di conservazione e restauro del reef, la barriera corallina dell’atollo, gestiscono il vivaio di coralli. Con il loro team hanno allestito quella che chiamano la “nursery” sott’acqua, una struttura geometrica simile a un tavolo che facilita la proliferazione del corallo.
Nel resort inoltre è stato creato un percorso per lo snorkeling utilizzando cornici di corallo che attirano più vita marina affinché gli ospiti possano fare snorkeling relativamente vicino alla riva.
Inoltre, per incrementare la pesca sostenibile, tutti lavorano a stretto contatto con i pescatori maldiviani dell’atollo di Raa che forniscono tutto il pesce servito nei loro ristoranti a chilometro zero.
Completamente plastic free, Joali Being sta per ricevere l’Earth Check Certified, certificazione ambientale e benchmarking leader a livello mondiale per l’industria dei viaggi e del turismo.
Osteria Senz’Oste, così si chiama l’insegna, è il sogno di Cesare De Stefani, un piccolo rifugio tra i filari del Prosecco dove degustare il vino esattamente nel luogo in cui nasce.
l cuore di un’osteria che si rispetti è ovviamente il suo oste, accogliente, capace di accompagnarci durante il pasto e in grado di accontentare le nostre esigenze. Nel bel mezzo delle colline di Valdobbiadene, note a tutti per il Prosecco, c’è un’osteria molto particolare dove ogni cliente è libero di servirsi in autonomia, dove l’oste insomma non è presente fisicamente ma lascia segno tangibile del suo passaggio: siamo da Osteria senz’Oste.
Da casale di famiglia a osteria: la storia di Cesare
L’insegna dell’osteria
L’oste che non c’è si chiama Cesare de Stefani. Tutto nasce dall’acquisto di un terreno con un casale molto rustico, in cima al colle del Cartizze. Cesare e la sua famiglia erano soliti salire fin là per scampagnate e pranzi all’aperto. Da qui l’idea di trasformare il casale in un’accogliente osteria e sé stesso in oste, visto che fino a quel momento faceva tutt’altro mestiere. “L’iniziativa è andata molto oltre la mia visione iniziale” racconta Cesare a CiboToday “Circa 30 anni fa ho acquistato questo terreno nel cuore delle terre del prosecco, un cru ristretto dove c’è il top della qualità. Dopo una decina di anni che avevo questo luogo un giorno mi venne l’ispirazione, vedendo che il mio casale attraeva l’attenzione di qualche passante che si intrufolava nella proprietà”.
Tutto è iniziato con una bottiglia di vino e due bicchieri
La vista dall’Osteria Senz’Oste
“Ho immaginato così che all’interno di questo casolare senza elettricità, senza nulla ma con la porta sempre aperta e un tavolo con quattro sedie, potevo creare una sorpresa mettendo il vino sul tavolo qualche bicchiere capovolto e un’indicazione con su scritto ‘servitevi liberamente’. Ma non finisce qui: per creare la condizione di prendere, sentendosi liberi senza pensare di abusare, misi un valore simbolico di 10 euro a bottiglia. Completai poi il tutto incrociando della legna nel camino con ceppo e accetta a simboleggiare che il padrone di casa aveva preparato il fuoco per quando sarebbe tornato, prima o poi”.
In un vecchio casolare, un’osteria senza oste
Facciata esterna del casale
Effettivamente l’idea di Cesare di bere il prosecco esattamente dove nasce è senza dubbio unica. “Volevo che chi fosse venuto alla mia osteria diventasse lui stesso un ambasciatore di emozioni e promotore del territorio”. Il successo non è arrivato subito, c’è voluta pazienza e perseveranza ma dopo qualche mese Cesare ha trovato la bottiglia di vino vuota e dei soldi accanto. Così con il passare del tempo sono aumentate le bottiglie vuote e con esse anche i bicchieri che non bastavano mai. “In primavera portai su un vecchio frigorifero degli anni ’50 per tenere in fresco il vino, poi anche dei biscotti e pian piano vidi che erano apprezzati. Un giorno trovai un pacchetto di sigarette aperto con una scritta e pensai di mettere un libro per le dediche.” Da quella dedica ad oggi Cesare conta un centinaio di volumi con più di 50mila pensieri.
Bottiglia dopo bottiglia l’osteria ha preso sempre più la sua forma ben definita. Visto il successo, Cesare ha voluto puntare in alto, nel vero senso della parola, precisamente a 361 metri ovvero la cima della collina. Qui ha disposto un distributore automatico di cibo per invogliare i suoi clienti ad arrivare in vetta e da qui godere dello splendido panorama tra il Monte Grappa e il tempio del Canova. Qui, quest’estate, è arrivata l’ultima novità.
La sagoma dell’oste che non c’è
La scultura all’Osteria Senz’Oste del fabbro Valentino Moro
“Ho installato un’opera d’arte in ferro battuto alta circa quattro metri, che rappresenta l’oste che non c’è. L’opera è composta da due grandi lamiere sagomate all’interno e mettendosi in una posizione precisa, si vede la figura dell’oste, se poi ti sposti di un metro di lato l’oste scompare. Mi piacerebbe che diventasse il simbolo degli osti d’Italia”. L’amore dei clienti ha superato ogni aspettativa “Ormai arriviamo quasi alle 300 persone per il weekend. L’osteria è cambiata con il tempo anche per accontentare le esigenze fiscali, oggi abbiamo una cassa automatica che stampa lo scontrino”.
Cosa si mangia e cosa si beve nell’osteria di Cesare?
Il tagliere misto con salumi, formaggi e vini di cui alcuni autoprodotti
“Ovviamente non manca il Prosecco nelle sue varie forme, spumantizzato e a fermentazione naturale spontanea in bottiglia. Per accompagnare la bevuta c’è cibo semplice come pane, salame, formaggi e le mie amate uova sode. Insomma tutto quello che serve per uno spuntino o un aperitivo abbondante”. Sia i vini che gli affettati sono di produzione propria: Cesare, infatti, prima di essere un oste era un produttore di salumi e viticoltore. Quindi non ha fatto altro che mettere insieme le sue passioni. “Ecco perché non esiste un’altra osteria senz’oste. Tra l’altro quest’iniziativa mi ha aiutato a sviluppare nuovi prodotti”.
Interni dell’Osteria senz’Oste
Come raggiungere l’osteria Senz’oste
Una volta arrivati nel centro cittadino di Valdobbiadene bisogna prendere la strada che porta verso Guia, proprio lungo la strada del Prosecco e dei Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene, la più antica strada del vino italiana.