Osteria Senz’Oste, così si chiama l’insegna, è il sogno di Cesare De Stefani, un piccolo rifugio tra i filari del Prosecco dove degustare il vino esattamente nel luogo in cui nasce.

l cuore di un’osteria che si rispetti è ovviamente il suo oste, accogliente, capace di accompagnarci durante il pasto e in grado di accontentare le nostre esigenze. Nel bel mezzo delle colline di Valdobbiadene, note a tutti per il Prosecco, c’è un’osteria molto particolare dove ogni cliente è libero di servirsi in autonomia, dove l’oste insomma non è presente fisicamente ma lascia segno tangibile del suo passaggio: siamo da Osteria senz’Oste.

Da casale di famiglia a osteria: la storia di Cesare

 

L'insegna dell'osteria
L’insegna dell’osteria

 

L’oste che non c’è si chiama Cesare de Stefani. Tutto nasce dall’acquisto di un terreno con un casale molto rustico, in cima al colle del Cartizze. Cesare e la sua famiglia erano soliti salire fin là per scampagnate e pranzi all’aperto. Da qui l’idea di trasformare il casale in un’accogliente osteria e sé stesso in oste, visto che fino a quel momento faceva tutt’altro mestiere. “L’iniziativa è andata molto oltre la mia visione iniziale” racconta Cesare a CiboToday “Circa 30 anni fa ho acquistato questo terreno nel cuore delle terre del prosecco, un cru ristretto dove c’è il top della qualità. Dopo una decina di anni che avevo questo luogo un giorno mi venne l’ispirazione, vedendo che il mio casale attraeva l’attenzione di qualche passante che si intrufolava nella proprietà”.

Tutto è iniziato con una bottiglia di vino e due bicchieri

 

La vista dall'Osteria Senz'Oste
La vista dall’Osteria Senz’Oste

 

“Ho immaginato così che all’interno di questo casolare senza elettricità, senza nulla ma con la porta sempre aperta e un tavolo con quattro sedie, potevo creare una sorpresa mettendo il vino sul tavolo qualche bicchiere capovolto e un’indicazione con su scritto ‘servitevi liberamente’. Ma non finisce qui: per creare la condizione di prendere, sentendosi liberi senza pensare di abusare, misi un valore simbolico di 10 euro a bottiglia. Completai poi il tutto incrociando della legna nel camino con ceppo e accetta a simboleggiare che il padrone di casa aveva preparato il fuoco per quando sarebbe tornato, prima o poi”.

In un vecchio casolare, un’osteria senza oste

 

Facciata esterna del casale
Facciata esterna del casale

Effettivamente l’idea di Cesare di bere il prosecco esattamente dove nasce è senza dubbio unica. “Volevo che chi fosse venuto alla mia osteria diventasse lui stesso un ambasciatore di emozioni e promotore del territorio”. Il successo non è arrivato subito, c’è voluta pazienza e perseveranza ma dopo qualche mese Cesare ha trovato la bottiglia di vino vuota e dei soldi accanto. Così con il passare del tempo sono aumentate le bottiglie vuote e con esse anche i bicchieri che non bastavano mai. “In primavera portai su un vecchio frigorifero degli anni ’50 per tenere in fresco il vino, poi anche dei biscotti e pian piano vidi che erano apprezzati. Un giorno trovai un pacchetto di sigarette aperto con una scritta e pensai di mettere un libro per le dediche.” Da quella dedica ad oggi Cesare conta un centinaio di volumi con più di 50mila pensieri.

 

Bottiglia dopo bottiglia l’osteria ha preso sempre più la sua forma ben definita. Visto il successo, Cesare ha voluto puntare in alto, nel vero senso della parola, precisamente a 361 metri ovvero la cima della collina. Qui ha disposto un distributore automatico di cibo per invogliare i suoi clienti ad arrivare in vetta e da qui godere dello splendido panorama tra il Monte Grappa e il tempio del Canova. Qui, quest’estate, è arrivata l’ultima novità.

La sagoma dell’oste che non c’è

 

La scultura all'Osteria Senz'Oste del fabbro Valentino Moro
La scultura all’Osteria Senz’Oste del fabbro Valentino Moro

 

Ho installato un’opera d’arte in ferro battuto alta circa quattro metri, che rappresenta l’oste che non c’è. L’opera è composta da due grandi lamiere sagomate all’interno e mettendosi in una posizione precisa, si vede la figura dell’oste, se poi ti sposti di un metro di lato l’oste scompare. Mi piacerebbe che diventasse il simbolo degli osti d’Italia”. L’amore dei clienti ha superato ogni aspettativa “Ormai arriviamo quasi alle 300 persone per il weekend. L’osteria è cambiata con il tempo anche per accontentare le esigenze fiscali, oggi abbiamo una cassa automatica che stampa lo scontrino”. 

Cosa si mangia e cosa si beve nell’osteria di Cesare?

 

Il tagliere misto con salumi, formaggi e vini di cui alcuni autoprodotti
Il tagliere misto con salumi, formaggi e vini di cui alcuni autoprodotti

 

Ovviamente non manca il Prosecco nelle sue varie forme, spumantizzato e a fermentazione naturale spontanea in bottiglia. Per accompagnare la bevuta c’è cibo semplice come pane, salame, formaggi e le mie amate uova sode. Insomma tutto quello che serve per uno spuntino o un aperitivo abbondante”. Sia i vini che gli affettati sono di produzione propria: Cesare, infatti, prima di essere un oste era un produttore di salumi e viticoltore. Quindi non ha fatto altro che mettere insieme le sue passioni. “Ecco perché non esiste un’altra osteria senz’oste. Tra l’altro quest’iniziativa mi ha aiutato a sviluppare nuovi prodotti”.

 

Interni dell'Osteria senz'Oste
Interni dell’Osteria senz’Oste

 

Come raggiungere l’osteria Senz’oste

Una volta arrivati nel centro cittadino di Valdobbiadene bisogna prendere la strada che porta verso Guia, proprio lungo la strada del Prosecco e dei Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene, la più antica strada del vino italiana.