Lucca e la Lucchesia. Idee per scoprirle a piedi e in bici. Magari in un weekend.

Lucca e la Lucchesia. Idee per scoprirle a piedi e in bici. Magari in un weekend.

Una città che sa di antico, tra torri medievali e la piazza anfiteatro. Una provincia di mare e collina da scoprire lentamente, a cominciare dalla ciclovia Puccini .

Una città che sembra essere uscita da un sogno antico. Lucca, con le sue mura maestose che abbracciano i suoi stretti vicoli acciottolati, è un luogo dove il tempo sembra scorrere più lentamente, dove ci sono angoli nei quali invece si è proprio fermato. Un luogo intimo. Qui le torri medievali si ergono sui tetti della città come sentinelle silenziose, testimoni di secoli di storia, mentre i giardini nascosti svelano il loro fascino solo a chi si avventura oltre le mura che li circondano. Lucca è un libro di poesie, dove i versi sono sostituiti dai vicoli, e le parole dai colori dei muri e dal suono delle risate che risuonano nelle piazze acciottolate. Un’ambra incastonata in un territorio verde, tutto da scoprire, con una storia dura e affascinante.A piedi o in bici per il centro

Da Porta San Pietro verso Piazza San Michele

È uno degli ingressi più suggestivi che permettono l’accesso al centro storico è la cinquecentesca Porta San Pietro. Porta cinquecentesca. Sulla sua facciata si possono ancora notare le feritoie dove passavano le catene che azionavano il vecchio ponte levatoio, testimonianza di un tempo antico. Appena passata la porta si raggiunge via Garibaldi, dove si trovano diversi locali dove fare uno spuntino o affittare una bici per girare nel centro storico.

Da qui si raggiunge Piazza Napoleone, conosciuta dai lucchesi come Piazza Grande. Qui si trova il palazzo Ducale, centro della politica cittadina dell’800. Poco prima di entrare in Piazza San Michele, a Corte del Biancone c’è la Piazzetta del Libro, un mercatino di libri usati, gemellato con Les Bouquinistes di Parigi. Qui ci sono bancarelle tematiche dove trovare chicche e rarità. A pochi passi, su via Roma c’è anche la Mondadori che è ospitata da un palazzo storico caratterizzato da un soffitto in vetro lavorato dal fascino unico.

Da Piazza San Michele alla via dello shopping

Piazza San Michele è probabilmente la più bella e suggestiva della città. L’omonima chiesa è caratterizzata da un’imponente e suggestiva facciata che si innalza al di sopra di una scalinata. Sul fianco sud è possibile vedere alcuni misteriosi graffiti probabilmente quattrocenteschi, forse realizzati durante il mercato cittadino. Raffigurano barche, torri e bandiere. Sempre nella piazza si trova la pasticceria storica Taddeucci, dove è possibile assaggiare il tipico pane dolce della città: il Buccellato.

In Piazza Cittadella, a poche decine di metri da San Michele, c’è una statua dedicata a Giacomo Puccini nei pressi della casa natale del compositore lucchese, oggi Puccini Museum. La statua, in bronzo, ritrae il maestro in una posa un po’ irriverente: con le gambe accavallate e una sigaretta tra le mani.Ritornando a Piazza San Michele, alle spalle della Chiesa c’è via Santa Lucia, dove è possibile andare alla scoperta delle botteghe storiche come da Prospero, il Forno Giusti, Ortofrutta e l’enoteca Vanni.

 

Piazza dell'Anfiteatro - Foto di R. Giomi (CC-by-nc-sa-4.0)
Piazza dell’Anfiteatro

 

Lì vicino c’è Piazza San Salvatore con la statua al centro di Naiade che i lucchesi chiamano pupporona per il suo seno scoperto. A pochi metri dalla Chiesa di San Michele c’è uno stretto vicolo dalle atmosfere tipicamente medievali: Chiasso Barletti. Qui, nascosti tra le mura degli edifici, si trovano qui ristoranti tipici e botteghe artigiane. Bastano pochi metri per raggiungere Via Fillungo. È il salotto e l’anima della città, la strada storica dello shopping di qualità. Qui è ancora possibile ammirare le insegne storiche di molti negozi dell’800 e dei primi del ‘900 che hanno lasciato il posto anche a grandi firme, e gioiellerie antichissime come Carli, Pellegrini e Chiocchetti.

Raggiungere poi la Torre delle Ore è un attimo. Il suo orologio da qualche secolo segna l’ora di Lucca (circa 19 minuti di differenza con quella “nazionale” di Roma). Si può visitare salendo i suoi 207 scalini, da percorrere con calma, ammirando gli ingranaggi dell’orologio settecentesco che accompagnano la salita fino alla sommità dove le due campane scandiscono il tempo della città.

Nei dintorni di Piazza dell’Anfiteatro

Dalla via Fillungo si raggiunge la suggestiva piazza san Frediano e la sua chiesa che lascia senza fiato con la sua faccia a mosaico. Qui c’è l’elegante caffè Santa Zita dove si respira l’atmosfera più raffinata di Lucca. Poco più a sud c’è Palazzo Pfanner, l’edificio più scenografico della città, set del kolossal “Ritratto di signora” di Jane Campion e della pellicola in prossima uscita “Lucca Mortis” del regista Peter Greenaway, con Dustin Hoffman ed Helen Hunt. Nei decenni scorsi fu anche una delle location del film “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli. Riaprirà in primavera dopo un’accurata riqualificazione del suo magnifico giardino barocco disegnato da Filippo Juvarra, architetto dei Savoia, colui che ideò la Venaria Reale. Si giunge quindi all’angolo più suggestivo e pittoresco della città: Piazza dell’Anfiteatro. Questo spazio urbano unico riprende la forma dell’antico anfiteatro romano e ne conserva nei vicoli intorno alcune strutture originarie.

Qui i lucchesi si ritrovano per un drink e per cenare nei locali e nei dehor in un’atmosfera veramente intima. Poco più a sud della piazza c’è la Torre Guinigi. Anche questa è visitabile ed è caratterizzata da un particolarissimo giardino pensile che ospita ben sette lecci. Un bosco verticale ante litteram. Ora è anche possibile visitare il vicino Palazzo Guinigi, recentemente riaperto al pubblico. A pochi metri da qui, lungo via Sant’Andrea, c’è una bottega molto particolare: La tela di Penelope. Qui si fanno prodotti di alta qualità e si curano persone fragili.

 

Le antiche Mura di Lucca - Foto di R.Giomi (CC-by-nc-sa-4.0)
Le antiche Mura di Lucca

 

Si tratta di un punto vendita di un laboratorio di alta tessitura (ricordiamo che Lucca è stata capitale della lavorazione della seta nel ‘300 e nel ‘400) dove viene impiegato personale molto speciale: donne e uomini fragili, che sono stati assistiti dai servizi di salute mentale della Asl e, grazie a questa attività gestita dall’Associazione Culturale di Promozione sociale Archimede, si stanno reinserendo nella società. Anche se il laboratorio è in funzione solo dal 2021, si tratta di una tradizione ormai secolare a Lucca: nei primi del Novecento a Lucca i ricoverati nell’Ospedale psichiatrico venivano curati anche attraverso la possibilità di lavorare agli antichi telai del manicomio di Maggiano.

Il manicomio è stato chiuso, ma è rimasta l’idea originaria. Nella bottega, oltre a poter acquistare tessuti preziosi, è possibile ammirare anche alcuni antichi telai dal fascino unico, simboli di una tradizione quasi millenaria. Sempre da Piazza dell’Anfiteatro camminando verso est lungo via della Fratta, si raggiunge Piazza San Francesco. Si tratta di un altro piccolo salotto cittadino con locali e dehor, in un contesto tranquillo, perfetto per un incontro romantico.

Verso sud, seguendo il Fosso

Da Piazza San Francesco si prosegue verso sud lungo la suggestiva via del Fosso, caratterizzata al centro dalla presenza di un rivo d’acqua che regala alla strada riflessi unici e romantici. Lungo la via c’è anche un ampio giardino protetto da un alto muro. Si tratta dello spazio verde di Villa Bottini, un edificio cinquecentesco immaginato come una villa di campagna ma in pieno centro. Proseguendo verso sud lungo via del Fosso e lasciandosi sulla destra Porta San Gervasio, si raggiunge l’Orto Botanico. Questo spazio verde si estende per circa due ettari e ospita una straordinaria varietà di piante, provenienti da ogni angolo del mondo.

 

Il telaio conservato nella bottega "La Tela di Penelope" (foto Paolo RIbichini)
Il telaio conservato nella bottega “La Tela di Penelope”

 

Da non perdere il Giardino dei semplici, un’area dedicata alle piante medicinali e aromatiche, utilizzate fin dall’antichità per le loro proprietà curative. Si ritorna quindi al punto di partenza, ma visitando prima il Duomo di San Martino, caratterizzato da una facciata asimmetrica in stile romanico lucchese, realizzata con marmi bianchi e verdi, ricca di decorazioni, tra cui spiccano le sculture di Nicola Pisano e i rilievi che raffigurano scene della vita di San Martino.

Alla scoperta delle Mura

Tornando a Porta San Pietro, può ora iniziare il giro delle mura. Perfettamente conservate e integre, sono un parco dove passeggiare, camminare, correre, fare sport. E soprattutto andare in bicicletta. Sono lunghe circa 4,2 chilometri e includono 11 bastioni e sei porte principali. Ora il comune punta al riconoscimento dell’Unesco come patrimonio dell’Umanità. Il classico giro offre differenti scorci e prospettive sulla città. Ci sono anche ristori lunghi i viali alberati sopraelevati, dallo storico ottocentesco Caffè delle Mura gestito da giovani lucchesi alla Caffetteria San Colombano tra antiche rovine delle Mura alla Casa del Boia. Da scoprire anche i sotterranei ancora poco conosciuti attraverso la mostra Ri-conoscere le Mura nel sotterraneo di Santa Croce.Eventi e sapori localiLucca è famosa in tutto il mondo per il Comics (importantissima mostra di fumetti e anime, tra le prime al mondo) che si tiene dal 29 ottobre al 2 novembre, e per il Summer Festival, rassegna musicale internazionale che anima la città tra giugno e luglio.

Ma ci sono anche altri eventi più piccoli e comunque interessanti. A partire da Lucca Gustosa che si tiene quest’anno dal 14 al 16 marzo. L’edizione 2025 sarà un mix di cibo, cultura, arte e tanta musica. Ci sarà anche un mercato tipico per acquistare direttamente dai produttori agricoli del territorio. Saranno aperte le botteghe storiche e verranno organizzate cene a tema nelle osterie Slow Food, ben otto nel territorio della Lucchesia.

Altro importante evento che apre la stagione primaverile è il Lucca Collezionando (22 e 23 marzo), spin off del Lucca Comics & Games. Poi dal 23 al 27 aprile si tiene Lucca Classica. La città di Puccini ospiterà tra i suoi vicoli, i suoi palazzi e le sue chiese piccoli concerti e musica.Alla scoperta del territorio

La ciclabile Puccini, da Lucca al mare

Nel territorio di Lucca c’è una facile ciclovia che parte dalla valle del Serchio e arriva in Versilia, passando appunto per la città toscana. Lega i luoghi più importanti della vita del compositore Giacomo Puccini, del quale si sono recentemente celebrati i 100 anni dalla sua morte. Dalla terra di origine della sua famiglia, alla Versilia dove ha vissuto la maturità, passando per Lucca dove è nato, e per Torre del Lago dove amava comporre nella sua villa.

 

Lungo la Ciclovia Puccini (foto Paolo Ribichini)
Lungo la Ciclovia Puccini

 

Lasciando la città, si raggiunge la località Ponte a Moriano, pochi chilometri a nord. Qui comincia il percorso che costeggia il fiume Serchio per circa 40 chilometri, pedalando nella campagna lucchese tra filari di pioppi, case coloniche e campi coltivati. A Ponte san Quirico, la ciclabile si innesta sul percorso del Parco Fluviale del Serchio fino a Ponte san Pietro in località Nave. Il percorso prosegue in direzione Filettole poi sulla strada bianca della Costanza, si percorre il tratto che arriva al ponte sul Fossa Nuova per poi raggiungere il Lago di Massaciuccoli, esattamente all’altezza della piazza del porticciolo di fronte alla sede della LIPU, in un contesto veramente naturale, da vivere in silenzio, ascoltando il vento tra le canne e il cinguettio degli uccelli. Qui un traghetto consente di attraversare il lago con bici al seguito fino a Torre del Lago.

L’imbarcazione si muove lenta sulle acque ferme in un contesto veramente affascinante con le Alpi apuane a regalare uno sfondo scenografico unico. Raggiunta l’altra sponda, è possibile visitare Casa Puccini, un vero e proprio museo con i suoi più importanti cimeli, dai quadri, agli arredi, senza dimenticare il suo importantissimo strumento di lavoro: il pianoforte. Ancora qualche chilometro sui pedali e si raggiunge il lungomare di Viareggio con i suoi storici stabilimenti. Questa ciclabile, premiata nel 2023 con l’Oscar del cicloturismo, è caratterizzata dalla presenza di segnaletica con qr code che consente, inquadrando con lo smartphone, di ascoltare le opere di Puccini mentre si pedala.

La Lucchesia a piedi

Oltre alla ciclabile, in inverno (da dicembre a marzo) vengono organizzati trekking alla scoperta del territorio della Lucchesia, in una stagione desueta ma ricca di suggestioni. Tra le nebbie del mattino, le guide ambientali condurranno i più curiosi alla scoperta di una terra antica. Le escursioni sono tutte gratuite ma è richiesta la prenotazione.

Once in a Lifetime. Viaggi unici in Indonesia, Australia Papua Nuova Guinea e Malesia.

Once in a Lifetime. Viaggi unici in Indonesia, Australia Papua Nuova Guinea e Malesia.

Ci sono viaggi unici, in tutti i sensi. Ecco sei proposte da vivere una volta nella vita.
In Indonesia puoi scoprire l’isola di Bali, detta anche ”Isola degli Dei”, per immergerti nella sua cultura millenaria e nella sua rigogliosa natura, tra montagne, risaie e spiagge. Navigando a bordo di un tipico veliero indonesiano, che rende il viaggio un’esperienza indimenticabile, puoi scoprire di uno degli ultimi paradisi terrestri: l’arcipelago di Raja Ampat, situato nel centro del cosiddetto “Coral Triangle”, è il luogo con la maggiore biodiversità marina del pianeta. E puoi anche scegliere un itinerario esaustivo tra le isole di Sulawesi, Giava e Bali. Tre realtà diverse per cultura, religione e paesaggi da scoprire in un unico viaggio, alla scoperta di etnie, tradizioni, luoghi Patrimonio UNESCO e meraviglie naturali.
In Australia ti attende un viaggio attraverso un continente immenso. Dalla moderna informale Perth alla città più antica e animata del Paese, Sydney, con l’iconica baia e l’Opera House. Un viaggio da ovest ad est, passando per le aree remote e selvagge del Kimberly, ammirando i capolavori di arte rupestre del Kakadu National Park. E poi per il Queensland, con la barriera corallina più vasta del pianeta, e l’Outback, l’immenso deserto rosso australiano con il misterioso monolite Uluru, sacro agli aborigeni.
Poi la Papua Nuova Guinea, dal ricchissimo patrimonio antropologico che conta oltre settecento tribù. Un viaggio per incontrare i popoli delle lowlands e delle highlands: un’esperienza naturalistico-antropologica per assistere a riti e manifestazioni tradizionali come il Festival del Coccodrillo di Ambunti e il Sing Sing di Mount Hagen, tra colori, canti, acconciature, musica e danze.
E infine la Malesia, con due affascinanti viaggi tra foreste, popolazioni e primati nel Borneo, la maggiore isola dell’arcipelago indonesiano, regno della foresta pluviale equatoriale – l’ecosistema più antico della Terra – che vi permane intatta, protetta da parchi nazionali e progetti di conservazione.
San Quirico d’Orcia . Nel cuore della campagna toscana.

San Quirico d’Orcia . Nel cuore della campagna toscana.

Piccolo borgo della Val d’Orcia, San Quirico d’Orcia è una meta turistica davvero da non perdere. Tutte le informazioni sulla località e sulle cose da vedere.

Nel cuore della campagna toscana, in provincia di Siena, si trova il centro abitato di San Quirico d’Orcia. Un comune che in tutto fa soltanto 2500 abitanti, ma che è considerato una delle perle della regione. Questo perchè, al di là dell’innegabile fascino del suo borgo storico, è anche un’ottima base per esplorare la Val d’Orcia, pittoresca e rinomata zona della Toscana fatta di dolci colline, filari di vigneti e antichi casali convertiti in agriturismi di charme, tutelata dall’UNESCO come parte della lista dei patrimoni dell’umanità. San Quirico d’Orcia è quindi il ritratto della Toscana, e arrivandoci in auto si ha proprio l’impressione di essere finiti in una cartolina o in un poster, in uno dei paesaggi più cari ai numerosi turisti stranieri che, ormai da diversi anni, popolano soprattutto d’estate le colline della Val d’Orcia. Sia che decidiate di alloggiare in pieno centro storico, sia che preferiate un agriturismo o un casolare tipico in aperta campagna, trascorrerete una splendida vacanza, all’insegna dei tipici paesaggi toscani, del buon vivere e, ovviamente, della buona cucina, fatta di cibi semplici e tanto buon vino.

Cosa vedere a San Quirico d’Orcia 

San Quirico d’Orcia ha un centro storico piccolo e compatto, ma alcune delle sue principali attrazioni si trovano qualche chilometro fuori città. Ecco una lista di cose da vedere a San Quirico d’Orcia per non perdersi davvero niente durante un soggiorno da queste parti.

Borgo storico

Iniziate la vostra vacanza a San Quirico d’Orcia esplorandone il piccolo borgo storico. E’ un classico paesino della campagna toscana, completamente pedonale, con case in pietra e stradine strette, eccezion fatta per le direttrici principali, in questo caso rappresentate dalle centralissime via Dante Alighieri e via Poliziano. Anzichè cercare di visitare i monumenti, le chiese o i musei, provate a perdervi, prendendo stradine laterali senza una meta precisa: soltanto così scoprirete gli angoli più caratteristici e pittoreschi di San Quirico, fatti di fiori alle finestre o scorci panoramici davvero imperdibili. Naturalmente non perdetevi poi una passeggiata lungo via Dante Alighieri, che taglia tutto il borgo: qui troverete gran parte dei negozi, dei ristoranti e degli alloggi.

Pieve dei Santi Quirico e Giulitta

Durante la vostra permanenza all’interno del borgo antico di San Quirico d’Orcia, visitate la Pieve dei Santi Quirico e Giulitta, informalmente nota come collegiata di San Quirico. E’ un’imponente chiesa cattolica in stile romanico all’esterno e barocco all’interno; i lavori per la costruzione iniziarono nel XII secolo, ma la struttura è stata rimaneggiata diverse volte nel corso dei secoli. Oggi è possibile ammirare l’interno con pianta a croce latina e navata unica, dove ci sono alcuni dipinti e opere d’arte davvero interessanti, e l’esterno con i tre magnifici portali.

Cipressi di San Quirico

A circa 6 chilometri dal centro di San Quirico d’Orcia, percorrendo la Via Cassia (strada SR2) in direzione nord-est, si arriva ai famosi cipressi di San Quirico. Non sono nient’altro che una fila di cipressi, posti su una collinetta in località I Triboli, ma sono un simbolo sia della Val d’Orcia che, per estensione, di tutta la Toscana. I cipressi di San Quirico sono infatti spesso raffigurati in souvenir e cartoline, e sono diventati uno dei punti di riferimento più fotografati dai turisti che visitano questa zona della regione. Il gruppo collinare sul quale si trovano i cipressi divide la Val d’Orcia dalla valle dell’Ombrone.

Cappella della Madonna di Vitaleta

In direzione opposta rispetto ai cipressi di San Quirico, percorrendo la strada SP146 di Chianciano si arriva a una deviazione ben segnalata, da cui parte una strada sterrata che, dopo pochi minuti, raggiunge la cappella di Vitaleta per poi proseguire fino a Pienza. E’ una piccola cappella situata in aperta campagna, circondata da uno splendido paesaggio fatto di colline a perdita d’occhio, in un ambiente davvero rilassante e piacevole. La cappella della Madonna di Vitaleta, piccola chiesa privata di origine rinascimentale, è stata ristrutturata completamente tra il marzo e il luglio 2021. Il 18 luglio 2021 sono stati terminati i lavori, con la benedizione dell’altare fatta dall’arcivescovo di Siena.

Horti Leonini

Torniamo in centro a San Quirico d’Orcia: a est del centro storico si trova lo splendido giardino degli Horti Leonini, aperto tutti i giorni dalle 8 alle 19:30 con ingresso gratuito. E’ un classico giardino all’italiana risalente al XVI secolo, prende il nome dal proprietario originario del terreno, Diomede Leoni. Oggi proprietà del comune di San Quirico, gli Horti Leonini sono grossolanamente divisi in due parti: una inferiore, recintata da muri e lecci, con numerose aiuole triangolari, e una superiore, più naturale. Qui, dall’alto della scalinata è possibile avere uno splendido colpo d’occhio sulle geometrie della parte inferiore, create dalle siepi basse molto ben rifinite e curate. D’estate il parco degli Horti Leonini ospita anche interessanti installazioni d’arte.

Dove dormire a San Quirico d’Orcia

Il centro abitato di San Quirico d’Orcia, sia nel borgo storico che nella città nuova situata immediatamente a sud, conta diversi alberghi, appartamenti, case vacanze e bed and breakfast. Chi invece volesse godersi al meglio la Val d’Orcia e vivere una vacanza nel cuore della campagna toscana, nel completo relax e nella tranquillità più assoluta, farà bene a spostarsi di qualche chilometro: l’intero territorio comunale è infatti disseminato di agriturismi, di tutte le categorie e prezzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mammoth Lakes: tra parchi e natura.

Mammoth Lakes: tra parchi e natura.

 

 

Avvolta da montagne e panorami mozzafiato, Mammoth Lakes è un vero e proprio paradiso naturalistico. Una delle più rinomate aree sciistiche della California durante l’inverno e ritrovo di famiglie, ciclisti ed escursionisti nei mesi estivi, Mammoth Mountain è una destinazione per tutte le stagioni.

A 2,715 metri di altezza sorge la caratteristica cittadina di Mammoth, una base ideale non solo per scoprire le ricchezze che gli 1,2 milioni di ettari di parchi e foreste, laghi e cascate della zona hanno da offrire, ma anche un ottimo punto di partenza per visitare alcuni dei più famosi parchi californiani.

Il ricettivo alberghiero dell’area propone una grande varietà di alloggi, alberghi in stile alpino, B&B a gestione familiare, resort lussuosi. Vasta scelta anche nella ristorazione: più di 60 ristoranti diversi, pub e locali per tutti i gusti.

Dirigendosi verso nord, in soli 45 minuti si arriva a Yosemite National Park. Tra i parchi più visitati del National Park Service per sue cascate vertiginose, le imponenti pareti di granito e le sequoie giganti di Mariposa Groove, Yosemite è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 1984.

A 100 chilometri da Mammoth si trova un luogo molto particolare, Bodie State Historic Park. Riconosciuta come sito storico nel 1962, Bodie è la città fantasma meglio conservata del west, abitata tra il 1877 e il 1888 dai ricercatori d’oro.

Tutt’altra atmosfera si respira invece a Mono Lake, 35 minuti da Mammoth Mountain. La Mono Lake State Natural Reserve presenta una biosfera unica al mondo. Il lago di acqua salata e le colonne di tufo che si ergono dal terreno creano un paesaggio quasi lunare.

Più a sud un tesoro geologico, il Devils Postpile National Monument costituito da migliaia di colonne di basalto formatesi 100.000 anni fa a seguito di una colata lavica. A pochi metri Rainbow Falls, cascata di 30 metri famosa per gli arcobaleni che ne colorano le acque.

Scenari unici e meravigliosi, facilmente raggiungibili da Mammoth Lakes.

 

La valle di Katmandu.

La valle di Katmandu.

Grande Mandala dell’Himalaia

La valle di Katmandu, costituita da un’ampia conca ellittica di origine lacustre, è stata descritta da diversi appassionati della cultura orientale come il centro di un grande mandala himalaiano: uno spazio protetto dai monti con una continuità storica ed artistica che pone le sue origini in epoca precristiana, dove si sono incontrate le più importanti scuole mistiche e spirituali provenienti dall’india, forgiando un insieme di rappresentazioni artistiche di qualità elevatissima ed unica. Qui nel corso dei secoli i maestri d’arte hanno sviluppato forme plastiche con elementi fortemente sincretici tra le rappresentazioni mistiche del buddismo e dell’induismo, producendo uno stile unico ed inimitabile che troviamo nelle incredibili cesellature su legno e pietra, nelle rappresentazioni fatte con fusioni metalliche e, non ultimo, nella pittura. L‘arte statuaria e rappresentativa, che viene prodotta ancora oggi, fu presa a modello anche in Tibet dove si sviluppò grazie agli artisti nepalesi newari.

La valle di Kathmandu conserva la gran parte delle opere d’arte del Nepal, è ricchissima di testimonianze storiche e siti induisti e buddisti di tradizione tantrica; a differenza di quanto successe nell’India del nord, le orde musulmane iconoclaste qui giunsero solo una volta, nel 1349, e possiamo così trovare intatte le tracce di questa preziosa cultura.

Una visita approfondita dei siti richiede diversi giorni, perché, oltre alle tre capitali storiche di Patan, Baktapur e Katmandu, ai grandi Stupa di Bodnath, Swayambhunath ed al santuario di Pashupatinath, che offrono una ricchezza impensabile, sarebbe opportuno includere Changu Narajan, Kirtipur, Vajrayogini, Pharping ed altri siti – per dei suggerimenti in merito si possono consultare i Percorsi su misura pensati per il Nepal ed anche lo storico dei viaggi di gruppo . La sincera opinione di chi scrive è che anche un tempo minimo trascorso qui, se ben utilizzato, risulterà comunque molto appagante; e, all’interesse culturale, si aggiunge la profusione di offerta di prodotti di artigianato ed altro per cui i negozi e le botteghe della valle sono famosi nel mondo.

Di seguito dei brevi cenni su alcuni dei principali luoghi, oltre a Katmandu stessa, che necessitano di una visita:

  • lo Stupa di Swayambunath,
  • lo Stupa di Bodnath,
  • Pashupatinath,
  • Patan,
  • Baktapur.

Lo Stupa di Swayambhunath

Lo Stupa di Swayambhunath si erge ai margini occidentali della valle di Katmandu su di un panoramico colle adornato di tempietti,  attorno alla cui base vi è un percorso di circumambulazione arricchito da muri Mani, ruote e bandiere di preghiera; nei pressi e sulle adiacenti colline di Manjushri e Saraswati vi sono diversi templi ed anche grandi statue con le figure principali del buddismo tibetano.

È un sito che affonda le proprie radici nel mito e nella leggenda, ed è il luogo di maggior sacralità per i buddisti newari, la tradizione che ha prosperato nella valle sin dai tempi di Ashoka. Gli storici ne hanno stabilito la fondazione nel VI secolo e nei suoi 1500 anni di storia si sono susseguiti diversi restauri, ma sembra che la struttura dello Stupa sia rimasta la medesima.

Ma quel che più conta per la gente di Katmandu è la genesi mitologica. Si narra infatti che Sakyamuni Budda giunse nella valle di Kathmandu per insegnare il Dharma e rendere omaggio al santuario di Swayambhu. Giunto sul posto dove sorge l’attuale stupa, dopo essersi prostrato tre volte, dichiarò di avere reso omaggio al signore di Swayambhu altre volte nelle vite passate. In quel luogo, in un lontanissimo passato, c’era un lago in cui era stato gettato un seme di loto. Da quel seme sbocciò un meraviglioso loto dai mille petali e sopra apparve la sacra luce, simbolo della vacuità (shunyata). Fu predetto che da quella luce sarebbe nata la dea Nairatma, la divinità del non sé. Così, secondo questo racconto, il luogo dove oggi sorge lo Stupa di Swayambunath è sacro al Budda da tempo immemorabile e, secondo la tradizione, anche il Budda del futuro, Maitreya, vi si recherà per rendere omaggio alla sacra luce autogenerata.

La costruzione espone i contenuti del buddismo tantrico Vajrayana ed è strutturata secondo il mondo simbolico del Mandala; racchiude molti significati: l’occhio rappresenta il Dharmadatu, ovvero la vacuità che tutto pervade, i tredici dischi di metallo dorato della sommità indicano i tredici livelli spirituali che l’adepto deve superare per raggiungere l’Illuminazione, e così via.

Lo Stupa di Bodhnath

L’altro Stupa importante della valle di Kathmandu è Bodhnath, o Boudha, una gemma posta nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Secondo la mitologia lo Stupa sorge sopra le reliquie di Budda Kashyapa, l’Illuminato che precedette Shakyamuni nel nostro evo cosmico. Gli storici ne hanno fissato l’origine tra il V e il VI secolo mentre sull’origine mistica dello Stupa si tramandano varie leggende, con alcune differenze tra le tradizioni newari e tibetana; secondo quest’ultima pare che Padmasabhava, il re Trison Detsen ed altri importanti personaggi, che ebbero una grande importanza nella diffusione del buddismo in Tibet, abbiano avuto un ruolo nella costruzione dello Stupa. È simile come struttura allo Stupa di Svayambhunath, anche se di dimensioni maggiori, poggia su un basamento stellato a gradoni, con scale su tutti quattro i lati che conducono alle base della grande cupola. Il basamento è circondato da un basso muro che ospita i tipici mulini di preghiera tibetani. Tutt’intorno alla cupola vi sono 108 piccole statue di Budda Amitaba. Ad ogni ora del giorno si vedono i devoti che lo circumambulano recitando i mantra e, di prima mattina e verso il tramonto, vi si raccoglie una piccola moltitudine di pellegrini.

Il contesto all’intorno è molto piacevole, con case tipiche adiacenti l’un l’altra dove sono stati aperti diversi ristorantini panoramici, ed i visitatori spesso osservano con piacere ed attenzione la miriade di negozietti che fanno di questa bello spazio circolare un interessante mercatino.

Pashupatinath

L’antichissimo santuario indù di Pashupatinath dedicato a Shiva sorge lungo le rive del fiume Bagmati: è il più importante luogo di pellegrinaggio induista del Nepal, dove s’incontrano anche molti pittoreschi Sadhu. Il tempio, che contiene una rappresentazione aniconica di Shiva in forma di lingam, non è accessibile ai turisti; ma le parti più interessanti sono all’esterno. Ai suoi piedi vi sono le gradinate che portano al fiume, dove avvengono le cremazioni, e la sponda opposta è adorna di tempietti che preservano dei sacri lingam mentre, oltre il ponte di pietra, vi è il ricovero che ospita i pellegrini, dove sostano molti Sadhu. Salendo da qui lungo le scalinate si giunge sulla collina di Mrigashtali, coperta di alberi e sulla quale secondo la tradizione Shiva visse nella forma di una gazzella; è un mondo da scoprire, con diversi antichi tempietti immersi nel verde, tra cui quello di Ghoraknath che conserva sulla pietra le impronte dei piedi di questo storico, e mitico, mahasiddha, con adiacente il monastero dei suoi ascetici seguaci, gli yogi Nath. Completa lo straordinario quadro mistico del luogo la gola da cui da nord emergono le acque del fiume, dove in alcune grotte hanno trovato rifugio importanti yogi eremiti, tra cui i grandi santi tantrici buddisti Naropa e Tilopa, capostipiti del lignaggio Kagyu.

Patan

Patan in origine si chiamava Lalitpur, la città della bellezza, ed è la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu (le altre sono e Baktapur e Katmandu); in corrispondenza dei quattro punti cardinali della città ed al suo centro si individuano le rovine dei cinque Stupa, fatti erigere secondo la tradizione dall’imperatore buddista Ashoka (304 – 232 a.C). La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari, con alcuni templi e il Palazzo, dove vi è un interessante museo. Nella zona circostante i due templi più importanti sono il Kumbeshwor ed il Tempio d’Oro, che è il più importante tempio buddhista newari della valle, ancora oggi attiva sede di culto per la popolazione di Patan. Un monumento particolare di Patan è conosciuto come Mahabuddha, una curiosa replica del famoso tempio di Bodhgaya. Su ogni mattone dell’edificio, interamente realizzato in terracotta, è rappresentato il Budda, come pure scene della vita dell’Illuminato. Per questa grande quantità d’immagini sacre, l’edificio è chiamato “il tempio dei mille Budda”.

Ancora oggi la maggior parte degli abitanti è di etnia newari e religione buddista, e moltissimi di loro sono artigiani dediti alla scultura in pietra ed in metallo, con l’impiego di tecniche e di tradizioni iconografiche millenarie: da sempre capitale dell’artigianato del bronzo nella valle, a Patan fin dal settimo secolo furono sviluppate speciali tecnologie per la lavorazione del metallo, come la fusione a cera persa e la fusione dell’oro, che la resero un importante centro di produzione e scambio, soprattutto con il Tibet da cui l’oro veniva portato qui per essere coniato in monete o lavorato in gioielli. Per questo motivo Patan è il luogo dove si concentrano gran parte delle botteghe d’arte statuaria della valle; alcune famiglie sono qui al lavora da … alcuni secoli! È possibile organizzare di vedere gli artigiani al lavoro.

Sulla piazzetta principale si affacciano alcuni ristorantini panoramici, punti gradevolissimi per una rilassante sosta.

Bhaktapur

Bhaktapur, con Katmandu e Patan, è una delle tre antiche capitali della valle di Katmandu. Delle tre è quella che preserva meglio il carattere tradizionale, e consente di rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della “civiltà” moderna. Bhaktapur significa “città dei devoti”, e i segni della pratica religiosa effettivamente accompagnano i nostri passi. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre gli esempi più belli di architettura newari, tra cui la stupenda Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Dubar, Tumadhi e Dattatraya.

   

L’Aeroporto di Lukla: La Porta d’Accesso al Campo Base dell’Everest.

L’Aeroporto di Lukla: La Porta d’Accesso al Campo Base dell’Everest.

Nascosto tra le vette imponenti dell’Himalaya, l’aeroporto di  Lukla  in Nepal è una porta d’accesso fondamentale per gli avventurieri che sognano di sfidare l’Everest. Conosciuto anche come Aeroporto di Tenzing-Hillary, questo piccolo scalo aereo è noto per la sua pista corta e la sua posizione unica, offrendo un’esperienza unica sia per i piloti che per i viaggiatori.

L’aeroporto prende il nome dai famosi scalatori Tenzing Norgay e Sir Edmund Hillary, i primi a conquistare la vetta dell’Everest nel 1953. Lukla, situato a un’altitudine di circa 2.860 metri, serve come punto di partenza per le spedizioni che affrontano la sfida di raggiungere la cima del mondo.

L’Aeroporto di Lukla (Tenzing-Hillary Airport), in Nepal, è considerato l’aeroporto più pericoloso del mondo. Situato a 2.845 metri sul livello del mare, è il principale punto di accesso per gli alpinisti diretti al Monte Everest.

Ecco alcune delle caratteristiche che lo rendono così rischioso:

1.- Pista corta e inclinata: La pista è lunga solo 527 metri e ha una pendenza di circa 12 gradi, il che facilita il decollo ma rende l’atterraggio estremamente complicato.

2.- Posizione tra le montagne: L’aeroporto è circondato da montagne e scogliere, limitando le manovre e aumentando la difficoltà di atterraggio.

3.- Condizioni meteorologiche imprevedibili: Il meteo cambia rapidamente, con forti venti, nebbia fitta e scarsa visibilità, rendendo decolli e atterraggi ancora più pericolosi.

4.- Mancanza di strumenti avanzati: A differenza dei grandi aeroporti, Lukla non dispone di sistemi di atterraggio strumentale, costringendo i piloti a basarsi esclusivamente sulla loro esperienza e visione diretta.

Per questi motivi, solo piloti altamente esperti con addestramento specifico sono autorizzati a volare su questo aeroporto.