Kudadoo Maldives Private Island di Hurawalhi è un’isola privata esclusiva e intima che comprende solo 15 residenze Over Water e dove tutto è incluso: dalla cucina raffinata alle avventure dentro, sopra e sotto l’acqua, fino ai trattamenti termali di lusso. Situato sull’atollo di Lhaviyani, a soli 40 minuti in idrovolante dall’Aeroporto Internazionale di Male, Kudadoo è stato progettato con l’eleganza contemporanea giapponese dell’architetto di fama mondiale Yuji Yamasaki. Il resort è definito da aria e luce, sia nel design delle ville sia nell’edificio principale centrale a due piani – The Retreat. Come parte essenziale della linea architettonica di Kudadoo, i pannelli solari che forniscono 300 kw di energia sono incorporati nel tetto spiovente di The Retreat, grazie ai quali viene alimentata completamente l’isola, che è quindi il primo resort di lusso eco-sostenibile del suo genere alle Maldive. L’attenzione all’ambiente non finisce qui: solo piante e alberi nativi sono presenti sull’isola, posizionate strategicamente vicino al litorale per prevenirne l’erosione. Di più, un impianto di imbottigliamento dell’acqua è utile per ridurre sostanzialmente il consumo di plastica dell’isola; un programma di riciclaggio per il cibo e una collezione di serre locali che producono prodotti freschi per gli ospiti. Tutti insieme questi elementi garantiscono che la protezione dell’ambiente naturale è qui una priorità, così come il comfort degli ospiti di Kudadoo. La struttura dispone anche di una speciale accoglienza all’arrivo all’aeroporto: dopo le formalità doganali gli ospiti sono accolti dall’esclusivo team aeroportuale di Kudadoo e scortati al terminal degli idrovolanti in un veicolo privato con aria condizionata. L’eventuale attesa per la partenza viene trascorsa nella sala Kudadoo Lounge presso il terminal degli idrovolanti, che ha già tutti i confort che ci sono a Kudadoo.
Kudadoo vanta 13 Ocean Residence di 300 metri quadrati con una camera da letto e 2 con doppia camera da letto, per ben 380 metri quadrati. Tutte offrono privacy, spazio e comfort con servizi come un maggiordomo dedicato, letti super king size, alcune delle più grandi terrazze private delle Maldive, una piscina di 44 metri quadrati, bagni interni, impianti audio Bang & Olufsen e IPTv (incluso Netflix e Spotify). Queste dotazioni sono uniche alle Maldive.
Il ristorante è aperto tutto il giorno e tutta la notte e offre una cucina senza regole preparata da chef personali. Gli ospiti sono invitati a scegliere qualsiasi cosa vogliano mangiare, ogni volta e ovunque vogliano: in villa, sotto le stelle o anche sulla spiaggia deserta. È possibile decidere di gustare la colazione nella Residence e un brunch con champagne durante il giorno. Il ristorante è dotato di aria condizionata ma offre anche una sala da pranzo all’aperto. Un’altra sala è dedicata ai formaggi mentre il tutto è valorizzato da un’impeccabile cantina per i vini. Per una salute consapevole, c’è una vasta gamma di opzioni superfood e vegan. Un bar separato e una sala giochi al The Retreat si affacciano su una piscina a sfioro di acqua dolce direttamente sulla spiaggia.
La barriera corallina che circonda Kudadoo è riconosciuta come una delle più abbondanti e inesplorate alle Maldive. Gli ospiti di Kudadoo sono in grado di fare snorkeling direttamente dalle loro terrazze, per magari unirsi nel nuoto con i delfini che spesso passano direttamente davanti alle residenze. C’è anche una grande spiaggia per gli ospiti. Kudadoo mette a disposizione un proprio biologo marino per permettere agli ospiti di conoscere gli abitanti dei mari circostanti. Oltre a nuotare con mante, tartarughe e delfini, è possibile praticare kite-surf, windsurf, snorkel light blu di notte, paddleboard all’alba e jet ski, wakeboard, kayak e immersioni subacquee con gli squali o pesca d’altura per pesci vela o marlin. Tutte le attività sono private e gratuite. La Kudadoo Wellness Retreat, che va oltre la Spa con l’offerta di un benessere integrato, nasce per connettere, immergere e accompagnare l’ospite nel suo viaggio di benessere. Qui sono usati prodotti biologici Living Ocean da Healing Earth. Il tema Anything Anytime Anywhere continua anche nella Spa, così gli ospiti possono godersi trattamenti termali e esperienze gratuite ovunque e ogni volta che desiderano durante il loro soggiorno. Collocata dentro a The Retreat, la Spa include una Himalayan Salt Room – un’altra esclusiva per le Maldive -, il trattamento per le unghie, bagno turco, sauna e sale per trattamenti vari con vista sull’orizzonte. Completa le dotazioni della struttura una palestra perfettamente attrezzata, dove sono presenti un personal trainer, l’istruttore di yoga e guru della meditazione. Su Hurawalhi Private Island, che si raggiunge in soli cinque minuti in motoscafo privato, si possono praticare attività tra cui tennis, badminton e beach volley, così come mangiare al 5.8 Undersea Restaurant – il più grande delle Maldive (prezzo non incluso nel soggiorno al Kudadoo) e il ristorante Aquarium che serve street food asiatico moderno e Teppanyaki (prezzo incluso nel soggiorno Kudadoo).
J1 Beach, la più recente ed esclusiva destinazione di Dubai, ridefinisce il lusso fronte mare ed eleva la rinomata scena gastronomica della città. Situato nel cuore di Jumeirah, Il J1 Beach by Merex Investment ospita 13 ristoranti di livello mondiale provenienti da celebri capitali culinarie come Parigi, New York, Miami, Londra, Tulum e la Riviera Francese.
Questi locali di alto livello offrono agli ospiti un viaggio gastronomico eccezionale, con il mare come cornice. Gli ospiti possono inoltre accedere direttamente alla spiaggia mentre gustano piatti raffinati con la vista mozzafiato del Mar Arabico. Grazie a un servizio di valet parking dedicato, J1 Beach promette un’esperienza completa, in cui gli ospiti possono esplorare e assaporare la vita con lo stile autentico della Riviera.
J1 Beach è molto più di una semplice destinazione gastronomica: offre un’esperienza immersiva che va oltre la cucina, invitando i visitatori a rilassarsi in spiaggia, a bordo piscina e a godere di un’atmosfera cosmopolita, dal sorgere al tramonto. Con i suoi locali esclusivi che si adattano sia a cene intime che a celebrazioni festose, è destinato a diventare il punto di riferimento di Dubai per il relax e il divertimento.
Tra i ristoranti al J1 Beach troverai:
Gigi Rigolatto
Con il suo menu curato nei minimi dettagli e un design accattivante e intricato, porta l’essenza dello stile di vita italiano sulle rive di Dubai.
Gitano
Offre cene ed esperienze di ballo coinvolgenti. I suoi piatti messicani in chiave moderna e i cocktail d’autore, catturano l’ospite nella sua atmosfera gitana.
Almayass by the sea
Rinomato per offrire una premiata cucina fusion libanese-armena, questo ristorante propone una combinazione unica di sapori.
Couchou
Con la sua esclusiva beach house francese riservata ai membri, propone un viaggio di puro relax unito ad un’esperienza culinaria imperdibile.
African Queen
Questo ristorante fonde i sapori della tradizione francese e quelli dell’Africa. Il tutto contornato da un’ambiente esotico.
Sakhalin
Ridefinisce il concept di cucina “mediterrasiatica”. Una fusione di sapori sotto la guida dello chef stellato Michelin, Vladimir Mukhin.
Non solo mare e temperature roventi: in Marocco c’è una splendida località di montagna molto amata dagli sciatori. Andiamo alla scoperta della città di Ifrane.
Il Nord Africa vanta paesaggi davvero affascinanti e ricchi di sorprese: uno dei Paesi più visitati è sicuramente il Marocco, lambito dalle acque dell’Oceano Atlantico e del Mar Mediterraneo.
Ma le spiagge da sogno e le città pittoresche non sono certo le sue uniche attrattive. Nell’entroterra, c’è una cittadina davvero deliziosa, incastonata tra le montagne. È la meta ideale per chi ama sciare e, qui, le temperature sono decisamente molto più basse di quanto non si possa pensare. Andiamo alla scoperta di Ifrane, un luogo magico.
Ifrane, la città marocchina dove si scia
Il Marocco non è solo il luogo dove concedersi una vacanza relax al mare o a frugare tra i tanti suq ricchi di artigianato e stoffe dai mille colori. Quella che vogliano scoprire oggi è una piccola città dal fascino unico al mondo, con una storia davvero particolare. Ifrane, situata a ben 1700 metri di altitudine tra i Monti del Medio Atlante, venne fondata in tempi piuttosto recenti: nacque sul finire degli anni Venti del ‘900, quando il Paese era ancora un protettorato francese.
Essendo il clima marocchino decisamente troppo caldo per le famiglie europee che vi abitavano, si decise di costruire un villaggio di montagna per poter godere di estati più fresche ed inverni caratterizzati da abbondanti nevicate.
L’influenza francese si può notare ancora oggi: Ifrane è un borgo graziosissimo, che richiama in qualche modo lo stile dei classici paesi alpini. Tanto che in passato è stato soprannominato la “piccola Svizzera”, un angolo di paradiso molto lontano dall’idea del deserto e delle temperature roventi che nell’immaginario comune ricorda il Marocco.
Pian piano, la cittadina si sviluppò sempre più e divenne una rinomata meta turistica interna, sia durante la stagione estiva (per chi vuole cercare un po’ di refrigerio) che durante quella invernale. Negli ultimi anni, sono nate diverse piste da sci che hanno subito attratto gli amanti dello sport sulla neve. E se pensate che in Marocco non possa poi fare così tanto freddo, sappiate che è proprio Ifrane a detenere il record: nel 1935, qui la colonnina di mercurio raggiunse i -23,9°C, la temperatura più bassa mai segnata in Africa.
Cosa fare a Ifrane e dintorni
Il centro di Ifrane, che dista poche decine di km da Fes, è una meraviglia: tra chiese e moschee, ci sono molte architetture che vale la pena vedere. Ma il posto più bello è il Parc La Prairie, ampia zona verde nel cuore della città. Tra giardini rigogliosi e laghetti dall’aria decisamente romantica, spunta all’improvviso il profilo maestoso del Palazzo Reale.
Costruito nel ‘900 per il sultano Muhammad ibn Yûsuf, è ancora oggi la residenza estiva del Re e della sua famiglia. Uno dei simboli di Ifrane è poi il Leone: si tratta di una grande scultura realizzata negli Anni Trenta da un soldato tedesco, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Pare che sia un omaggio all’ultimo leone del Medio Atlante, ucciso poco prima che la statua venne progettata.
Nei dintorni della città, a dominare è la natura selvaggia: le montagne offrono infinite possibilità per chi vuole concedersi un po’ di trekking, e le piste da sci sono una vera calamita per i turisti. Assolutamente da visitare è il Parco Nazionale di Ifrane, che ospita una ricca fauna selvatica.
Qui è possibile ammirare alcuni esemplari di macaco barbaresco, un animale in via di estinzione, ma anche tante altre creature dei boschi e moltissimi volatili. Tra i suoi paesaggi più belli ci sono quelli d’acqua, con i ruscelli che sgorgano impetuosi e piccole cascate spumeggianti da visitare.
Il piccolo emirato sta conoscendo un crescente successo nei periodi fuori stagione, quando i viaggiatori sono alla ricerca di Paesi con un clima mite. La vasta offerta culturale e le numerosissime attività di svago e relax attirano visitatori da tutto il mondo.
Anche gli italiani stanno scoprendo le vacanze fuori stagione. Anzi, sono ormai molti quelli che preferiscono non mettersi in viaggio a luglio e agosto. Questa scelta è frutto delle mutate esigenze rispetto al passato: molto spesso oggi chi viaggia è alla ricerca di esperienze che facciano bene al corpo e alla mente. Dunque attività culturali e all’aria aperta, possibilmente lontano dalla folla. Per queste persone la stagione ideale per partire è la primavera, che offre anche il vantaggio di spezzare il lungo periodo lavorativo che va dalla fine delle vacanze natalizie alle tradizionali ferie d’agosto. Una delle mete che si sta affermando in questo scenario è Dubai, che nel mese in cui inizia la primavera offre a questa particolare tipologia di turisti tutto ciò che desiderano: un clima mite adatto alle attività all’aria aperta, escursioni nel deserto, spiagge da sogno, mostre ed eventi culturali e la tradizionale ospitalità araba.
Nei primi mesi dell’anno, le temperature a Dubai oscillano tra i 20 e i 30 gradi e il clima è ideale per escursioni nel deserto che permettono di vivere esperienze autentiche, dai safari tra le dune alle passeggiate a dorso di cammello, con la possibilità di cenare sotto un cielo stellato in luoghi suggestivi come il Dubai Desert Conservation Reserve o The Fort – Lisaili. Per gli amanti del mare, le spiagge offrono occasioni di relax e sport acquatici, dal kitesurf allo snorkeling, mentre il parco acquatico Aquaventure World garantisce divertimento per tutta la famiglia. Gli appassionati di sport possono inoltre approfittare dei numerosi campi da golf di livello internazionale e delle strutture urbane dedicate a jogging, ciclismo e fitness all’aperto.
La primavera a Dubai è caratterizzata da un calendario ricco di eventi. A marzo, il quartiere finanziario ospita le DIFC Art Nights, due serate dedicate all’arte e al design con mostre, installazioni e performance musicali. Per gli appassionati di sport, il Dubai Duty Free Tennis Championships porta nella città alcuni dei migliori giocatori al mondo con un torneo ATP 500. Un’altra attrazione imperdibile è il Dubai Miracle Garden, aperto fino a maggio, che con milioni di fiori disposti in scenografie spettacolari offre uno spettacolo unico nel suo genere.
A marzo, pur mantenendo il suo consueto ritmo di vita con ristoranti, bar e locali aperti regolarmente, la città offre ai visitatori la possibilità di partecipare a un’esperienza unica come il Ramadan, aprendo ai turisti gli iftar tradizionali, i pasti serali ospitati in tende e majlis decorati, dove è possibile gustare piatti tipici e vivere un momento di condivisione. Le strade si illuminano con spettacolari lanterne che trasformano la città in un ambiente fiabesco, mentre i mercati serali come il Ramadan District e il Ramadan Wonders Souk offrono artigianato locale, prodotti tipici e intrattenimento.
La vera cifra di Dubai è la combinazione di modernità e tradizione. Nell’emirato si trovano il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo che domina lo skyline con la sua vista panoramica sulla città, il Dubai Mall con il suo acquario, la pista di pattinaggio e gli spettacoli delle Dubai Fountains e The Palm, l’iconico arcipelago artificiale che ospita hotel di lusso e beach club esclusivi. A poca distanza da queste attrazioni “moderne” si trovano il quartiere di Al Fahidi, con le sue case tradizionali, gallerie d’arte e caffè storici, e i souk dell’oro e delle spezie, dove tra profumi e colori si respira l’atmosfera autentica della Dubai di un tempo.
Dubai è infine una delle capitali mondiali dello shopping, con un’offerta che spazia dai grandi centri commerciali ai mercati tradizionali. Il Dubai Mall e il Mall of the Emirates ospitano boutique di lusso e flagship store internazionali, mentre il Gold Souk e il Souk Madinat Jumeirah sono il luogo ideale per chi cerca gioielli, spezie e artigianato locale. In primavera, la città si anima anche con numerosi bazar temporanei e outlet, perfetti per chi vuole scoprire pezzi unici e offerte vantaggiose.
Il piccolo emirato arabo è facilmente raggiungibile dall’Italia grazie ai collegamenti diretti di Emirates, che opera in ben quattro scali lungo lo stivale: Milano (Malpensa), Roma (Fiumicino), Bologna e Venezia. La durata del voli è di circa sei ore e, mentre nei due scali minori la frequenza è giornaliera, in quelli maggiori le possibilità di partenza sono ben due. Emirates opera nel nostro Paese dal lontano 1992 (Roma), ma è negli ultimi vent’anni che si è decisamente rafforzata: il collegamento con Venezia è stato inaugurato nel 2007 e quello con Bologna nel 2015. Uno sviluppo in linea con quello a livello globale, che l’ha portata a essere una delle maggiori linee aeree al mondo.
Nella graduatoria delle 50 spiagge più belle del mondo appena stilata dal sito web Big 7 Travel trionfa la filippina Port Barton con White Beach. Perfetta cartolina che in una baia racchiude un arco di sabbia chiara tempestato da palme curvate dal vento, fronteggiato da fondali blu e spalleggiato da rilievi foderati di foresta pluviale.
Port Barton è meno spettacolare dei vortici di sabbia immacolata delle australiane isole Whitsunda. Non ha l’orizzonte dominato dai vulcani come le lingue di sabbia che imprigionano la laguna di Bora Bora in Polinesia Francese. Nè l’arenile rosa dell’indonesiana Komodo. Quelli farinosi e bianco latte della Giamaica. O quelli neri di tanti litorali vulcanici. Non ha i faraglioni che spuntano come funghi dal mare come la thailandese Krabi. E non è lunga come la Ninety Miles Beach sulla costa settentrionale del Western Australia. Ma – nel pianeta globalizzato in cui si muovono un miliardo e mezzo di turisti l’anno – ha l’ormai singolare pregio di essere remota, fuori rotta e raggiungibile con fatica. É quindi meravigliosamente intatta, senza albergoni e cemento, senza rete elettrica, bancomat, porto e aeroporto. Dalla sua pace naturale sono esclusi i clienti dei viaggi organizzati e i croceristi. Ci arrivano viaggiatori disposti a lunghi viaggi su improbabili strade, o skipper che approdano tra isole e coste della sua incantevole baia. A Port Barton non esiste il turismo di massa.
É situata sulla costa centro-settentrionale dell’isola di Palawan, la prosecuzione geografica del Borneo. La regione con la natura più integra delle Filippine, un’isola lunga 400 km e larga 40, circondata da una miriade di isolotti. É chiamata «la frontiera vergine» perché custodisce il 40% delle mangrovie, un terzo delle barriere coralline ed è in gran parte coperta da giungla sudante in un Paese dove le selve umide sono state ridotte dall’originale 96 ad appena il 7% del territorio.
La situazione stradale nel nord di Palawan è molto migliorata, i 257 km che collegano Puerto Princesa al turistico El Nido (ambedue collegati da voli a Manila) sono stati in gran parte asfaltati, ma la deviazione per Port Barton è ancora su una sterrata percorsa dai minivan che dal capoluogo impiegano da 4 a 5 ore per coprire 160 km. Fino a pochi anni fa si raggiungeva Port Barton solo in jeepney, i colorati gipponi assemblati con motore giapponese 4×4 di seconda mano e carrozzeria in lamiera stampata artigianalmente: esperienze da survival tra passeggeri sul tetto, polvere e fango su piste disastrate tra gomme forate e impantanamenti. Si viaggia attraverso un paesaggio fantastico tra fiumi orlati di palme e di mangrovie, risaie arate dai bufali, cespugli di ibischi con fiori di tutti i colori, capanne di bambù e un’infinità di farfalle.
Formata da due sole strade, dove la giungla precipita nella baia, Port Barton è un luogo tranquillo, trasognato, per ritmi indolenti e paesaggi ricorda i Mari del Sud, anche se si trova a nord dell’Equatore. Si alloggia in guesthouse con l’energia prodotta da generatori che arriva solo prima del tramonto, ma anche in un paio di club muniti di ogni comfort. Barche a bilanciere conducono nelle isole della baia. A Exotic Island, due isolette divise da una secca, dove si fa snorkeling tra fondali corallini. A Paradise Island, isola privata con un piccolo resort. E chi cerca una full immersion nella natura può campeggiare (affitano le tende) e nuotare con le tartarughe a German Island.
Da Port Barton si raggiungono le Papuwyan Falls con un trekking di un’ora e mezza: fatica compensata da un tuffo nell’acqua fresca della pozza formata dalla cascata.
Venire a Monaco e non immergersi nelle acque che la bagnano sarebbe insensato e dunque cercate la sua spiaggia per il vostro battesimo monegasco: la Promenade du Larvotto, nella parte più orientale, è il lungomare che costeggia la spiaggia più grande del Principato, completamente smoke free, luogo vivace con locali e ristoranti, postazioni per noleggiare bici elettriche, attrezzature sportive per allenamenti open air, ascensori per raggiungere il mare, tutto firmato da Renzo Piano. E quando avrete voglia di fare un tuffo, troverete un’acqua trasparente e piena di pesci che vi nuotano attorno: Monaco ha ben due riserve marine, una proprio al Larvotto, l’altra detta delle Spélugues. Questo è in linea con la politica voluta da S.A.S. il Principe Alberto II di Monaco a sostegno della biodiversità, la gestione delle risorse e la riduzione dei gas a effetto serra.
Poco più di 2 km² e 48 ore di tempo a disposizione, qualcuno penserà: un gioco da ragazzi. Ma forse state sottovalutando che qui, nel Principato di Monaco, baciato dal sole per oltre 300 giorni l’anno, uno degli stati più cosmopoliti al mondo, tra grattacieli e bolidi che sfrecciano, le sorprese sono dietro l’angolo e potreste goderne anche visitando lo stato esclusivamente a piedi.
Panorama del Principato di Monaco
Giorno 1: Monaco green, proiettata al futuro e con tanti spazi verdi
Venire a Monaco e non immergersi nelle acque che la bagnano sarebbe insensato e dunque cercate la sua spiaggia per il vostro battesimo monegasco: la Promenade du Larvotto, nella parte più orientale, è il lungomare che costeggia la spiaggia più grande del Principato, completamente smoke free, luogo vivace con locali e ristoranti, postazioni per noleggiare bici elettriche, attrezzature sportive per allenamenti open air, ascensori per raggiungere il mare, tutto firmato da Renzo Piano. E quando avrete voglia di fare un tuffo, troverete un’acqua trasparente e piena di pesci che vi nuotano attorno: Monaco ha ben due riserve marine, una proprio al Larvotto, l’altra detta delle Spélugues. Questo è in linea con la politica voluta da S.A.S. il Principe Alberto II di Monaco a sostegno della biodiversità, la gestione delle risorse e la riduzione dei gas a effetto serra.
Percorrendo tutto il lungomare da est a ovest, ci si trova davanti a un assaggio del paese del Sol Levante: sarete pervasi dalla filosofia zen visitando le Jardin Japonais, voluto dal Principe Ranieri III nel 1994. È un luogo perfetto per passeggiare tra ponticelli, piccoli laghi con carpe Koi che nuotano tra ninfee e fiori di loto, cascate, lanterne e una la casa del tè, con materiali che arrivano direttamente dal Giappone.
Un’altra passione della famiglia Ranieri è quella per le automobili, che si traduce nella Collection Automobiles di S.A.S. il Principe di Monaco, su Port Hercule a due passi dal circuito automobilistico, dove sono esposti una settantina di modelli che il Principe Ranieri III iniziò a collezionare alla fine degli anni Cinquanta. Ci sono auto che hanno fatto la storia della Formula 1 nel Principato e modelli storici come la Chrysler Imperial che Ranieri III aveva appositamente fatto venire dagli Stati Uniti per andare a prendere la principessa Grace al porto.
Port Hercule.
A proposito di porto, proprio di fronte al museo la vista si apre su Port Hercule, il porto turistico più moderno e pratico del Mediterraneo Occidentale, ampliato tra il 2002 e il 2014 con una diga semi galleggiante. E se anche in viaggio volete tenervi in forma, sappiate che proprio qua si trova lo Stade Nautique Rainier III, un complesso sportivo con una piscina olimpica per piacevoli sessioni di nuoto e corsi di acquagym. Da maggio a ottobre si viene a nuotare qui, sulla Route de la Piscine, mentre da dicembre a marzo diventa una pista di pattinaggio sul ghiaccio di 1.000 mq per divertirsi con tutta la famiglia.
Su Port Hercule si trovano anche il Théâtre du Fort Antoine, un teatro all’aperto per spettacoli che si tengono nei mesi estivi, proprio qui dove sorgeva una fortezza settecentesca voluta dal principe Alberto I, che fu distrutta poi nel ‘44. Fu ricostruita negli anni Cinquanta del Novecento dal principe Ranieri III, conservando parte dell’architettura militare. Continuando verso il mare c’è l’Esplanade Stefano Casiraghi dove trovate un solarium, una stazione sportiva gratuita all’aperto e uno spazio dedicato al parkour. E se avete voglia di attraversare rapidamente il porto, salite a bordo del bateau bus elettrico.
Le Rocher.
Giorno 2: il fascino del Casinò e del quartiere storico Le Rocher
Non bisogna essere appassionati del tavolo verde per entrare nel Casinò di Monte Carlo, tempio del gioco d’azzardo in stile barocco, ricco di affreschi e sculture, edificato nel 1863 dall’architetto Charles Garnier, per volontà del Principe Carlo III che volle la costruzione di un nuovo quartiere chiamato Monte Carlo. L’edificio è stato progettato attorno a un atrio d’onore circondato da 28 colonne in onice che sorreggono una galleria con balaustra coperta da un soffitto in vetro inciso, luogo che si attraversa per entrare nelle sale da gioco, come la leggendaria e opulenta Sala Europa, la più antica del Casinò. Ma la vera gemma è la Salle Garnier, un teatro d’opera dall’eccellente acustica in stile Belle Epoque da poco più di 500 posti, che si rifà alla sorella maggiore parigina tra velluti rossi, stucchi e fregi. Se avrete la fortuna di trovare un biglietto per un’opera, non lasciatevelo sfuggire.
Marché de La Condamine.
Una volta usciti, per riprendervi da tanto splendore, fate un tuffo nella normalità e, come i monegaschi, venite a fare la spesa a La Condamine, mercato che si tiene in Place d’Armes, una delle zone più antiche del Principato dove troverete colorati banchi di frutta e verdure locali, in un’area ornata da portici sotto i quali si mangia, si chiacchiera, si legge il giornale o si fa uno spuntino da Chez Roger, chiosco dove assaggiare la socca, una farinata di ceci davvero deliziosa. A questo punto alzate la testa e vedrete davanti a voi la Rampe Major, la salita che dalla Condamine conduce direttamente a Place du Palais. Una volta in cima, sarete nel cuore di Monaco, il Quartier du Rocher, la parte antica, dove ci sono i palazzi del potere e dove potrete assistere al cambio della guardia, ogni giorno alle 11.55 spaccate, solenne rituale che coinvolge i Carabinieri del Principe che, dal 1817, hanno in capo la sicurezza di Sua Altezza Serenissima e della sua famiglia e si muovono al motto di onore, fedeltà e dedizione. Tanto sono coordinati e perfetti che sembrano un impeccabile corpo di ballo.
Jardin du Casino.
Non si muove soltanto a passo veloce e costante verso il futuro, ma il Principato di Monaco preserva anche il suo cuore più antico, ve ne renderete conto camminando per queste stradine medievali, attraversando la pittoresca place Saint Nicolas, ammirando la Chapelle de la Miséricorde, il Palais de Justice e le Palais Princier de Monaco, residenza privata di cui, in alcuni periodi dell’anno, si possono vistare i Grandi Appartamenti. Qui respirerete tutta la storia di questo straordinario stato. E poi c’è la Cathédrale de Monaco, edificio romanico-bizantino, eretto nel 1875 con pietre bianche de La Turbie, e avvolto nella sacralità più assoluta: custodisce, una accanto all’altra, le tombe, sempre ornate di profumati fiori, del Principe Ranieri III e dell’amatissima Grace Kelly, una delle icone indimenticate del Principato. La cattedrale vanta anche uno stupefacente organo con 4 tastiere, 79 registri e 7000 canne, uno strumento unico nel genere.
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Les jardins Saint-Martin.
Non andatevene senza aver visitato Les jardins Saint-Martin, tra il Museo Oceanografico e la Cattedrale, primo giardino pubblico di Monaco, creato, pensate, nel 1816 per dare lavoro agli abitanti del Principato durante un periodo storico difficile. Sui fianchi della rocca dei Grimaldi, ecco specie esotiche, affacci sul profondo blu del mare, sculture, un laghetto ed esempi di arte botanica che lasciano intendere che essere un giardiniere nel Principato non è una cosa per tutti.
Cinque minuti a piedi ed ecco il Musée Océanographique de Monaco, famoso in tutto il mondo, che ospita più di 6000 specie e ha una bellissima terrazza sul mare. Ideato dal Principe Alberto I, da oltre un secolo promuove la tutela e la conoscenza degli oceani e stupisce i visitatori con quattro ambienti d’acquario dove restare a bocca aperta davanti ai coralli fluorescenti e alla laguna degli squali e scoprire specie protette o del passato, in ambienti che ricordano i romanzi di Jules Verne, ma anche curiosità legate al mare. C’è pure un centro di cura per tartarughe e cavallucci marini e una stanza che simula l’immersione nella grande barriera corallina. Insomma, si sogna a occhi aperti.
Jardin Hotel de Paris.
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Dalla storia alla modernità: nella parte più occidentale di Monaco c’è Fontvieille, un quartiere nuovo, con appartamenti di lusso, parchi, musei, un porticciolo per yacht e il Roserarie Princesse Grace, dove ritagliarsi una pausa poetica. Creato nel 1984 per volontà del Principe Ranieri III in ricordo di sua moglie, la Principessa Grace, questo roseto di 5.000 m², progettato secondo i dettami dei giardini all’inglese, con 315 varietà di coloratissime rose dal profumo inebriante, ha festeggiato nel 2024 i suoi primi quarant’anni. Un totem interattivo permette di localizzare ogni roseto su una mappa e, inquadrando i QR code dei pannelli illustrativi, si può identificare ogni pianta di rose. A Fontvieille, ci sono anche lo Chapiteau de l’Espace Fontvieille, tendone dove si tiene ogni anno il più importante festival di circo al mondo, l’Eliporto di Monaco che in sette minuti collega il Principato con l’aeroporto di Nizza e lo Stade Louis II, che, con più di 18 mila posti, è la casa della squadra dell’AS Monaco, ma ospita anche concerti e altri eventi sportivi, grazie a una piscina olimpica e un campo polivalente indoor. La versione che vedete oggi è quella inaugurata nell’85 ed è il luogo di culto del tifo monegasco.
A fine giornata fatevi un regalo, una cena allo storico Café de Paris, inaugurato nel 1868 e riaperto nel novembre 2023 completamente rinnovato, anche se l’atmosfera è stata mantenuta grazie a marmi, boiserie, ampie vetrate e un diffuso fascino art nouveau. Una brasserie dove si incontrano anche i monegaschi davanti a un caffè o una zuppa di cipolle gratinata. Pensate che qui, alla fine dell’Ottocento, nacque la crêpe Suzette, una crêpe flambée al liquore e profumo d’arancia che conquistò il futuro Re d’Inghilterra Edoardo VII, che la chiamò come la sua accompagnatrice, una ballerina che rispondeva al nome di Suzette. Da allora questo dolce non ha mai cambiato nome.
Alla fine di questo weekend vi sorprenderete per aver scoperto una Monaco che, forse, non vi aspettavate così ricca di spunti, capace di stupirvi a ogni curva. Un po’ come accade con quelle leggendarie del suo circuito.