Addis Abeba è la capitale dell’Etiopia e sede centrale dell’Unione Africana.
La città sorge ai piedi delle montagne di Entoto, ad un’altitudine di 2.407 metri e ciò contribuisce a rendere il clima temperato e umido, con precipitazioni abbondanti anche nei mesi più secchi.
Addis Abeba venne fondata dall’imperatore Menelik II, come nuova capitale etiope nel 1889.
Prima della fondazione della città, numerosi siti nelle vicinanze funsero da capitali temporanee del regno di Scioa (una regione storica etiope): Wechecha, Yerrer, Entoto e soprattutto Ankober: quest’ultima, posta a 160 km a nord di Addis Abeba e capitale durante la seconda metà del XVIII secolo, presenta ancora le rovine del palazzo reale, poste sul ciglio di una grande scarpata famosa per il suo panorama.
C’è da dire però che a causa della costante penuria di legna da ardere, cui dovette fare fronte la popolazione di Addis Abeba in rapida espansione, Menelik II decise di trasferire la capitale in un’altra città di nuova fondazione: nel 1896 iniziò quindi la costruzione di Addis Alem, a circa 40 km a ovest di Addis Abeba.
Nel 1903 vennero avviati i lavori per la realizzazione della prima strada pavimentata d’Etiopia tra Addis Abeba e la nuova capitale.
Menelik introdusse inoltre numerosi alberi di eucalipto, ancora oggi ben visibili, lungo le principali strade della città.
Il 5 maggio del 1936, al termine della guerra d’Etiopia, Addis Abeba fu conquistata dalle truppe italiane guidate dal generale Pietro Badoglio e quattro giorni dopo l’impero d’Etiopia venne aggregato all’Africa Orientale Italiana insieme a Eritrea e Somalia.
Nel 1938 il governo italiano predispose un ambizioso piano regolatore per la città, prevedendo la realizzazione di nuovi quartieri; i lavori furono avviati con la costruzione di una serie di strade ed edifici, che modernizzarono in parte il volto della capitale.
Tuttavia, l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale il 10 giugno del 1940 causò una brusca interruzione di molti di questi progetti, che in tal modo non furono nemmeno avviati.
Durante la campagna dell’Africa Orientale Italiana, nel marzo del 1941 il fronte sud della Somalia britannica, conquistata dagli italiani l’anno precedente, non resistette alle forze inglesi, che unitamente ai combattenti etiopi, raggiunsero alla fine di aprile Addis Abeba; la città, ormai indifendibile, fu abbandonata per decisione del viceré Amedeo di Savoia, che raggiunse un accordo con gli inglesi per evitare rappresaglie contro i numerosi civili italiani.
Hailé Selassié rientrò quindi trionfalmente ad Addis Abeba il 5 maggio del 1941, esattamente dopo 5 anni di occupazione.
L’Imperatore negli anni seguenti operò una serie di interventi volti a dotare la città di nuove infrastrutture e servizi, mentre in ambito politico internazionale incoraggiò la fondazione dell’organizzazione dell’unità africana nel 1963, con sede nella città.
Nel 2002 questa organizzazione venne dissolta e sostituita dall’Unione Africana.
Fra i principali luoghi d’interesse della città a carattere religioso, ricordiamo la cattedrale della Santissima Trinità, uno dei più importanti edifici sacri dell’Etiopia di rito ortodosso copto e luogo di sepoltura dell’imperatore Hailé Selassié e di altre figure di vittime e patrioti che combatterono contro l’occupazione italiana.
Un altro luogo noto è la moschea di Grand Anwar, il più grande edificio dedicato al culto islamico ad Addis Abeba, costruito durante l’occupazione italiana e la cattedrale della Natività, di rito cattolico romano.
Addis Abeba presenta inoltre vari importanti edifici storici, legati alle varie fasi politiche vissute dall’Etiopia nell’ultimo secolo e mezzo:
-il Palazzo di Menelik II, attualmente sede del governo cittadino;
-il Palazzo Guenete Leul, che un tempo era la residenza principale dell’imperatore Haile Selassie e in seguito diventato parte del complesso dell’Università Haile Selassie che venne ribattezzata Università di Addis Abeba nel 1974;
-il Palazzo Nazionale, conosciuto anche come Palazzo del Giubileo, edificato dall’imperatore Selassié per i 25 anni di regno e attualmente sede del presidente della Repubblica d’Etiopia.
La città presenta anche numerosi monumenti, tra cui quello del leone di Giuda, che simboleggia l’imperatore dell’Etiopia e la statua equestre di Menelik II, che celebra la vittoriosa battaglia di Adua.
Addis Abeba è una città legata alla cultura museale, infatti tra i suoi diversi musei, citiamo ad esempio il Museo Nazionale dell’Etiopia, sede di numerosi reperti della civiltà etiope e in particolare dei resti originalidell’ominide Lucy, il Museo di storia naturale etiope e quello delle ferrovie.
Infine è considerata la città “sacra” del rastafarianesimo, ovvero della religione fondata dal sindacalista e scrittore giamaicano Marcus Garvey, in quanto quest’ultimo aveva predetto l’incoronazione in Africa di un Re nero, che avrebbe cacciato il colonialismo, estirpato il male e preparato il continente africano al ritorno della sua gente.
Di conseguenza, quando nel 1930 ras Tafari, divenne l’ultimo imperatore d’Etiopia, con il nome di Hailé Selassié, molti neri giamaicani videro l’avverarsi di questa profezia e diedero quindi vita al movimento del rastafarianesimo e Marcus Garvey venne riconosciuto come una sorta di profeta.
Per tale motivo Addis Abeba, ospita una statua in onore del leggendario cantante reggae giamaicano Bob Marley, che è stato uno degli esempi più famosi al mondo proprio della cultura rastafari.
Interessante città africana, da visitare insieme a noi!
Dormire in un riad della Medina, perdersi nel souk, mangiare con una famiglia berbera e avvistare i macachi tra le cascate della valle dell’Ourika: ecco le esperienze più insolite e curiose per vivere quest’angolo di Marocco in modo sorprendente.
Marrakech, conosciuta anche come la “città rossa”, è una delle principali destinazioni turistiche del Marocco, nota in tutto il mondo per la coloratissima Medina, dichiarata Patrimonio dell’Umanità, i souk che pullulano di vita e l’enorme piazza Jemaa el Fna, che la sera si trasforma in un delirio di luci e danze al suono etnico del tamburo. La primavera, complice il clima piacevole, è la stagione ideale per programmare un weekend lungo in questo angolo del Marocco. L’itinerario che vi proponiamo fa base in città, per poi allontanarsi dai circuiti dell’overtourism e fare rotta sui caratteristici villaggi berberi dell’imponente catena montuosa dell’Atlante, a circa un’ora e mezza in auto da Marrakech. Il consiglio è di affidarsi ad un servizio di driver in loco per queste escursioni, e a guide locali nei villaggi per i percorsi di trekking, facili o di media difficoltà e non privi di dislivelli.
Kasbah Tamadot
Vivere un weekend lungo come i “local”: la top 6 delle esperienze da non perdere, in autentico spirito berbero
Il canto del muezzin che scandisce le ore al ritmo della preghiera, i profumi degli hammam tradizionali, l’aroma delle spezie, il pane appena sfornato nei vicoli della Medina: Marrakech è folklore e pura vita, ma anche storia, arte, spiritualità, cultura, architettura islamica, come testimoniano i palazzi storici El Bahia ed El Badi, la Madrasa Ben Youssef, le Tombe Saadiane, la Moschea della Koutoubia e i Giardini Majorelle, con gli interessanti musei dedicati all’artigianato berbero e a Yves Saint Laurent. Le strade labirintiche dei souk e la raffinata architettura islamica attirano milioni di visitatori ogni anno. Il prossimo step auspicabile? Un turismo più consapevole, che eviti di fomentare lo sfruttamento degli animali (scimmie, cavalli, cobra, tartarughe) ad oggi ancora tenuti in condizioni disdicevoli per compiacere gli stranieri. Ecco, invece, un percorso che vi permetterà non solo di scoprire la città nel suo volto più vero, ma anche di vedere gli animali in libertà, in particolare i macachi berberi.
Passeggiata nel souk, Marrakech
Passeggiare nel souk, senza fretta e senza meta, alla scoperta dell’artigianato berbero e dell’Africa Nera
La piazza delle spezie, il souk del cuoio, quello dell’argento, o dei tappeti lavorati a mano con maestrìa dalle donne berbere, fino alle botteghe piene di maschere delle tribù africane più remote: a Marrakech verrete letteralmente “catturati” da una girandola di ispirazioni, tanto che è impossibile lasciare la Medina senza aver ceduto alla tentazione dello shopping etnico. Fra vicoli stretti e antiche porte di legno, troverete cortili, banchetti che vendono dolci al miele e frutta secca, e un tripudio di cosmetici all’olio di argan e all’olio di fico d’india berbero, elisir di giovinezza per la pelle. Dimenticate il navigatore, nei souk c’è davvero il rischio di perdersi piacevolmente. Niente paura, però: la città è molto sicura, e ritroverete comunque la strada.
Angolo del souk nella Medina di Marrakech
Le Jardin Secret
Esplorare angoli nascosti, via dalla pazza folla: le Jardin Secret e Palazzo Er Bacha, paradiso del caffè
Ci sono luoghi, a Marrakech, meno battuti dalle flotte dei turisti internazionali. Qui vi sembrerà di riprendere respiro dal caos che imperversa in città, e troverete ancora artisti impegnati a disegnare sul loro taccuino scorci di architettura musulmana e flora tropicale, palme e alberi in fiore. Segnate nella vostra agenda di viaggio una visita a Le Jardin Secret, meravigliosa oasi di quiete e natura, nonché uno dei più belli esempi di giardino islamico del Marocco, dove sentirete solo il piacevole canto degli uccelli come colonna sonora. Poco distante non perdete Dar el Bacha, stupendo palazzo nobiliare, costruito nel 1910 da Thami el Glauoi, pacha di Marrakech dal 1907 al 1956. Al suo interno il Musée des Confluences, con interessanti raccolte di arte contemporanea, arte negra e artigianato berbero. Se trovate fila è per via del Bacha Coffee, vera istituzione di Marrakech: in ambiente ispirato all’Art Déco e all’eleganza vittoriana, questo è il paradiso degli amanti del caffè, con miscele da tutto il mondo tostate al momento, accompagnate da raffinati pasticcini.
Bacha Coffee, palazzo Dar El Bacha
Interno del Riad Dalia
Dormire in un vero Riad, e rilassarsi con il Sat Guru Charan
Se volete vivere davvero qualche giorno come i “local”, scegliete di alloggiare in un riad anziché in un hotel. I riad sono le abitazioni tradizionali della Medina, al cui centro si trova un giardino (abbellito dalle caratteristiche maioliche dai motivi moreschi) con una fontana al centro, scrigno di pace e silenzio separato dall’esterno da alte mura perimetrali. Nei riad potrete anche gustare le tradizionali “Tajine” (vegetariane o di pollo), il cous cous, il delizioso tè alla menta accompagnato dalla pasticceria locale a base di miele, pasta di mandorle, pistacchio, semi di zucca, burro di arachidi. Alcuni riad sono anche oasi di benessere per il fisico e per la mente. Nel Riad Dalia (risalente agli anni Trenta, vicino Palazzo Dar el Bacha), per esempio, ci si può rilassare in terrazza (con il suggestivo panorama della Medina) sperimentando il Sat Guru Charan, massaggio dei piedi con approccio meditativo, trattamento olistico di riflessologia plantare che ritempra corpo e anima: ideale dopo un giorno di camminata nei souk o dopo il trekking sui monti dell’Atlante.
Rilassamento con il Sat Guru Charan, Riad Dalia
Trekking al villaggio di Imlil
Pranzare in una casa berbera nel villaggio di Imlil
Ad un’ora e mezza da Marrakech, i monti dell’Atlante rappresentano il paradiso degli escursionisti. Il villaggio berbero di Imlil, fra i 1740 e i 1800 metri di altitudine, è il punto di partenza per le escursioni verso la cima del Jebel Toubkal, il monte più alto del Marocco e dell’intera catena dell’Atlante (4167 metri slm).
Il percorso che vi proponiamo è decisamente meno impegnativo, e prevede la salita (in circa un paio di ore) ad una delle case della parte alta del paese, dove potrete vivere l’esperienza di mangiare in una casa berbera, con il pranzo preparato dalle proprietarie dell’abitazione. Il benvenuto è sempre con un aromatico tè alla menta: per degustarlo ci si toglie le scarpe e si entra nel salotto interamente foderato di tappeti, per accomodarsi sui caratteristici pouf di cuoio. A seguire, vi verranno serviti pane appena sfornato, tajine di carne o verdure, e arance aromatizzate alla cannella.
Pranzo nella casa berbera
Macaco berbero, Valle dell’Ourika
Avvistare i macachi berberi nella Valle dell’Ourika
Dall’altro versante della montagna rispetto ad Imlil, il villaggio di Setti Fatma, tra i 1500 e i 1874 metri di altitudine, è famoso per le sue cascate e i panoramici sentieri escursionistici, ma anche per i “ristorantini salotto” berberi lungo il corso del fiume Ourika, che fanno la gioia degli influencer su Instagram. La particolarità di questo luogo, però è che sugli alberi dei boschi, così come sui tetti delle case di mattoni di terra cruda, potrete vedere le simpatiche scimmie Macaca sylvanus, ovvero i macachi berberi, in libertà. Si tratta di dell’unica specie di macaco presente al di fuori dell’Asia. Dal villaggio partono i trekking per ammirare in quota le cascate, e lungo il percorso in montagna vedrete all’opera gli artigiani dell’alabastro, mentre scolpiscono maschere e monili. A fine percorso niente di meglio che sedersi sui tappeti e i pouf in uno dei colorati bar lungo il fiume Ourika, per ascoltare musica etnica suonata dal vivo e sorseggiare un tè marocchino.
Le “sale da tè” en plein air lungo il fiume Ourika
Anima Garden
Come in un sogno: visitare il Giardino Anima, oasi paradisiaca di arte e natura
Immaginate un angolo di verde lussureggiante in mezzo a distese rosse di rocce sedimentarie di arenaria. A circa 30 minuti in auto da Marrakech, sulla via che porta alla Valle dell’Ourika, Anima (considerato dal New York Times uno dei giardini più belli al mondo) è frutto dell’ispirazione di Andrè Heller, artista, poeta, attore e cantante austriaco che ha creato quello che viene definito “le retour du Paradis”, fondendo in magica alchimia natura lussureggiante, installazioni di arte contemporanea e percorsi meditativi ispirati al Buddismo tibetano. Esplorare questo parco significa immergersi in una dimensione onirica sospesa al di fuori dello spazio e del tempo: un’esperienza che farà felici adulti e bambini.
Da Chioggia a Trieste passando per Venezia, la Litoranea Veneta si trasforma in un corridoio slow tra lagune, fiumi e piste ciclabili.
C’è un itinerario continuo e quasi nascosto che si srotola come un nastro tra terra e mare attraversando porti, borghi, isole, spiagge e aree naturali lungo l’arco costiero dell’Alto Adriatico.
Unisce le città di Chioggia, Venezia e Trieste ed è un antico sistema di vie d’acqua interne fatto di lagune, fiumi e canali navigabili.
Corre per 127 chilometri parallelamente all’Adriatico collegando la Laguna di Venezia al Delta del Po, fino alle foci dell’Isonzo, a Monfalcone e al golfo di Trieste.
La Litoranea Veneta Fluviale, così si chiama, permette di scoprire il volto meno noto del Nord-Est.
Ma non è una rotta turistica tradizionale: è un corridoio “lento” di esplorazione che si percorre in barca o in bicicletta, seguendo un paesaggio d’acqua dove emergono ambienti lagunari, territori bonificati e comunità legate a tradizioni antiche.
Litoranea Veneta Fluviale
Veneto lento: fiumi, bici e borghi
Attraverso i 24 centri urbani e lungo i 100 chilometri di piste ciclabili che comprende, nell’ambito della Litoranea Veneta entro il 2027 prenderà forma un sistema di itinerari integrati che unisce acqua e terra, città e natura. È il cuore del Masterplan della Litoranea Veneta Fluviale, promosso dal Comune di Caorle insieme ai 22 comuni della Conferenza dei Sindaci del Veneto orientale, con il coordinamento operativo della Compagnia della Litoranea Veneta.
L’obiettivo è quello di promuovere un modello di turismo sostenibile, che mette insieme paesaggi naturali, cultura locale e mobilità dolce, rafforzando il legame tra i territori e chi li vive.
Come?
Rendendo la navigazione più facile e sicura, per scoprire il territorio dall’acqua.
Sviluppando una rete ciclabile continua e connessa, con pontili e punti di attracco integrati ai percorsi esistenti.
E valorizzando i cammini a piedi, tra borghi rurali, testimonianze storiche e scenari fluviali.
Litoranea Veneta Fluviale
La Litoranea Veneta: da rotta storica a rivoluzione slow
Dal punto di vista storico, la Litoranea nasce come infrastruttura strategica già in epoca veneziana e austro-ungarica: serviva a garantire collegamenti sicuri e riparati per il trasporto di merci e persone, evitando la navigazione in mare aperto. Nel tempo è stata ampliata e regolata con opere idrauliche, canali artificiali e sistemi di bonifica che hanno modellato profondamente il territorio costiero. Oggi la Litoranea Veneta è una infrastruttura capace di integrare navigazione fluviale, ciclovie e valorizzazione territoriale in un sistema coordinato e innovativo. “Il progetto di valorizzazione si inserisce in un percorso più ampio di promozione territoriale avviato insieme agli operatori locali – spiega l’assessore al turismo del Comune di Caorle, Mattia Munerotto – In questo contesto rientra anche il potenziamento dei servizi di passo barca, con i collegamenti già attivi tra San Gaetano e Falconera-Brussa, la prossima riattivazione della tratta Caorle-Bibione e l’obiettivo di attivare un ulteriore collegamento tra Duna Verde e Caorle.
Litoranea Veneta Fluviale
La Litoranea consentirà di rafforzare il collegamento naturale tra mare, laguna ed entroterra, contribuendo a creare un turismo capace di distribuire i flussi durante tutto l’anno, generare nuove opportunità per le attività e le imprese locali e mettere in rete le tante eccellenze del territorio”.
Due metri sotto il mare: la sfida contro clima e acqua
La configurazione geologica e idrografica dell’area attraversata dalla Litoranea Veneta Fluviale, posto sotto il livello del mare, è molto fragile ma le opere di bonifica e di gestione delle acque fin qui portate avanti hanno consentito di garantire la sicurezza idraulica delle zone interessate dai percorsi: “Le arginature che si trovano a due metri sotto il livello del mare verranno rialzate in diversi step, prima a due metri e mezzo entro i prossimi 10-15 anni e poi fino a tre metri entro 20 anni, per limitare le conseguenze – tracimazione e risalita dell’acqua salata – dell’innalzamento del livello del mare Adriatico provocato dal cambiamento climatico”, spiega Sergio Grego, direttore del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale.
Dalle ‘Acque Antiche’ al cicloturismo
Già dagli anni’90 le vie d’acqua sono state oggetto di una grande mole di studi che hanno riportato l’attenzione sul loro valore storico e culturale, con diversi lavori di ricerca sulla Litoranea Veneta Fluviale, come “Acque Antiche”, che hanno cominciato a porre in evidenza le potenzialità dell’infrastruttura non solo come via di trasporto ma anche per la navigazione da diporto e leva di sviluppo territoriale per il Veneto Orientale, grazie ai collegamenti con altre vie d’acqua interne, verso est e verso ovest, che ne espandono la portata come percorso di navigazione. “Nel corso del tempo gli argini della Litoranea sono divenuti assi ciclabili che, insieme ad altri interventi per la realizzazione di ulteriori percorsi ciclabili realizzati negli ultimi decenni, hanno dato notevole impulso all’offerta cicloturistica che si integra con quella della navigazione lungo le vie d’acqua interne”, puntualizza Giancarlo Pegoraro, direttore di Vegal – Agenzia di sviluppo del Veneto Orientale che aggiunge: “Attualmente è in via di ultimazione la ciclovia Trieste-Venezia che attraversa tutto il Veneto Orientale inserendosi nel contesto dell’offerta vitivinicola del territorio, in particolare nell’area di Lison Pramaggiore. A maggio ripartiranno anche le iniziative promosse dall’Ecomuseo Aquae, la rete partecipata che valorizza e promuovere, nell’ambito della Venezia Orientale, i patrimoni ambientali, storico artistici, nonché quelli immateriali fra tradizioni, saperi, eventi, enogastronomia, itinerari, didattica e ricerca, attraverso la partecipazione attiva e consapevole della comunità: Enti, scuole, associazioni e cittadini”.
Acque turchesi, sabbia bianchissima e scogliere a picco sul mare: Entalula Beach è stata incoronata la spiaggia più bella del mondo nel 2026
È stata incoronata come la più bella del mondo nel 2026 nell’ambito delle World’s 50 Best Beaches, la classifica internazionale che ogni anno individua le spiagge più spettacolari del pianeta, e basta osservare le immagini per comprenderne il motivo: Entalula Beach è una distesa di sabbia chiarissima e soffice lambita da acque limpidissime dagli intensi riflessi turchesi, abbracciata da imponenti scogliere calcaree che cadono a picco sul mare.
Non si tratta solo della sua indubbia bellezza da cartolina: questa baia naturale dal paesaggio tropicale estremamente scenografico è “chiusa” e raggiungibile solo via mare, un dettaglio fondamentale che la rende estremamente protetta e incontaminata… e quindi unica al mondo.
Com’è fatta la spiaggia più bella del mondo
Incastonata nell’arcipelago di El Nido, questa meraviglia naturale delle Filippine si distingue da tutte le altre per una combinazione di elementi geografici e ambientali che la rendono unica nel panorama delle spiagge tropicali.
La conformazione della baia, racchiusa tra pareti rocciose verticali tipiche della regione, genera un effetto di isolamento naturale. Ed è proprio la sua accessibilità limitata a renderla speciale, tanto da aggiudicarsi il titolo di spiaggia piu’ bella del mondo 2026. Non essendo raggiungibile via terra e inserita nei circuiti regolati di island hopping, la spiaggia è perfettamente conservata e l’impatto turistico molto limitato rispetto ad altre mete paradisiache più esposte.
Il contrasto tra il mare turchese, le rocce e la vegetazione a Entalula Beach
La lingua di sabbia (bianca e finissima) che caratterizza Entalula Beach è lunga circa 700 metri, mentre il mare che la bagna è generalmente calmo e trasparente, con fondali chiari che amplificano la luminosità dell’acqua, creando sfumature che vanno dal verde al blu intenso man mano che ci si allontana dalla costa.
Con queste caratteristiche, l’area è ideale per il nuoto e lo snorkeling tra gli splendidi giardini di corallo popolati da pesci tropicali, ma anche per il kayak e il paddleboard, che consentono di esplorare le suggestive baie e grotte circostanti. Chi vuole semplicemente godersi momenti di relax assoluto può farlo riparandosi all’ombra delle palme che contrastano con le tonalità della roccia scura e del mare turchese.
La meravigliosa spiaggia Entalula Beach, a El Nido
Dove si trova e come raggiungerla
Entalula Beach si trova nell’omonima isoletta dell’arcipelago di El Nido, a Palawan (Filippine). Affacciata sul Mar Cinese Meridionale, si raggiunge solo in barca: è necessario arrivare prima a El Nido, generalmente tramite voli interni da Manila o Cebu (o in alternativa via Puerto Princesa, con tempi di trasferimento più lunghi via terra), e da qui prendere una barca che impiega dai 30 ai 60 minuti circa. A disposizione dei viaggiatori ci sono diversi tour in barca organizzati, i classici island hopping dell’area, che includono diverse tappe tra isole e lagune.
L’accesso alla spiaggia è regolamentato e soggetto a controlli per preservarne l’equilibrio naturale, perciò è importante informarsi sulle regole locali vigenti prima di raggiungerla. Sull’isola si trova anche un piccolo resort privato, ma ampi tratti di spiagge restano pubblici e privi di strutture permanenti, contribuendo alla conservazione dell’ambiente. Anche per questo motivo, è necessario portare con sé acqua e generi essenziali.
Quando viaggiare verso questo paradiso terrestre? I mesi migliori sono quelli secchi, che vanno da dicembre a maggio e offrono condizioni ottimali di mare calmo e visibilità elevata.
Appena varato nei Chantiers de l’Atlantique, Paesi della Loira, Francia, il capolavoro ingegneristico capace di viaggiare a 12 nodi con 20, nonostante le sue 15mila tonnellate. Prime crociere extralusso nel Mediterraneo.
Si chiama Orient Express Corinthian, è stato varato il 29 aprile nel molo Joubert a Saint-Nazaire, nella Loira Atlantica in Francia, ed è il più grande yacht a vela del mondo. Alla base di questo capolavoro battente bandiera francese, due realtà di eccellenza come Orient Express – artigiani del viaggio dal 1883, specializzati treni di lusso, hotel e yacht un vela – e Chantiers de l’Atlantique, riferimento mondiale nell’ingegneria navale da oltre centosessant’anni.
Orient Express Corinthian
Una risposta alla sfida della decarbonizzazione
Lunga 220 metri e pesante 15mila tonnellate, la nave è dotata del sistema di propulsione eolica SolidSail a tre vele e tre alberi, ciascuno con una superficie velica di 1.500 m² e un’altezza superiore ai 100 metri, completamente automatizzati e in grado di garantire una propulsione eolica al 100% in condizioni di vento favorevoli. Un risultato frutto di dieci anni di ricerca e sviluppo. Ruotando a 360 gradi, gli alberi in carbonio assicurano un assetto ottimale a ogni andatura, indipendentemente dalla direzione del vento. Inclinabili fino a 70 gradi, progettati e realizzati tra Bretagna e Paesi della Loira, permettono di superare senza difficoltà i principali ponti del mondo.
Orient Express Corinthian
Questo sistema innovativo è accompagnato da una propulsione ibrida a gas naturale liquefatto e da varie soluzioni per l’efficienza energetica che permettono alla nave di ottenere il miglior Indice di Progettazione dell’Efficienza Energetica della sua categoria. Il tutto assistito da intelligenza artificiale, così da monitorare l’eventuale presenza di mammiferi marini e ridurre al minimo il rischio di collisioni. Il sistema di posizionamento dinamico permette inoltre evitare il ricorso all’ancoraggio, proteggendo così i fondali. Durante le prova a febbraio, con 20 nodi di vento, la Orient Express Corinthian ha raggiunto i 12 nodi navigando esclusiva a vela. Un risultato senza precedenti per una imbarcazione da crociera di queste dimensioni. Uno yacht che è insomma molto più di uno yacht ma una risposta alla sfida della decarbonizzazione, e che segna l’inizio di una nuova era del viaggio, tra l’eccellenza dell’artigianato francese e le più avanzate innovazioni navali. Seguendo tempi lenti.
Un viaggio su misura
La Orient Express Corinthian salperà ufficialmente da Saint-Nazaire sabato 2 maggio diretta verso la Riviera francese, pronta per la stagione inaugurale. Da maggio a ottobre 2026 navigherà nel Mediterraneo e nell’Adriatico, per poi attraversare l’Atlantico in autunno e trascorrere l’inverno nei Caraibi. Nel 2027 sono previsti itinerari anche nel Mediterraneo orientale e in Nord Europa. I viaggi, da una a quattro notti, offriranno una flessibilità rara, perché ogni tratta potrà essere combinata con un’altra, così da creare un viaggio completamente su misura.
Gli interni dell’Orient Express Corinthian
Gli interni ispirati all’età d’oro del viaggio
Gli interni di Orient Express Corinthian si ispirano all’età d’oro del viaggio, quella dell’Orient Express e dei grandi transatlantici, reinterpretata in chiave contemporanea. Interamente costruita in Francia da circa 2000 tra artigiani, artisti e atelier guidati da Chantiers de l’Atlantique e dalla visione dell’architetto Maxime d’Angeac, direttore creativo di Orient Express, l’imbarcazione ospita 54 suite (da 45 a 230 m²), distribuite su quattro ponti. Ogni suite ha una finestra panoramica di 3,60 metri e un’altezza interna superiore di 25 cm rispetto agli standard del settore. A definire gli ambienti, pelli, finiture in legno pregiato e marmi, e ogni suite è assistita da un maggiordomo. Cinque ristoranti e sale private sono stati affidati alla direzione culinaria dello chef pluristellato Yannick Alléno, e ci sono poi otto bar, tra cui uno speakeasy in stile Art Déco, un cabaret da 115 posti e uno studio di registrazione. A completare l’offerta, la spa Guerlain, una corsia di nuoto di 16,5 metri, una piscina e una marina privata, a disposizione degli ospiti per tutta la durata del viaggio in formula all inclusive. Presso il molo di Penhoët, sempre a Saint-Nazaire, la nave gemella di Orient Express Corinthian, Orient Express Olympian, è attualmente in fase di allestimento, dopo il lancio avvenuto il 17 aprile 2026.