Il Sentiero Martel è una spettacolare tappa della Grande Randonnée: un itinerario panoramico nel cuore delle Gole del Verdon, in Francia, tra rocce e acqua, in uno dei più celebri canyon europei.
Il Sentiero Martel: un itinerario nel cuore delle Gole del Verdon
Il Sentiero Martel, noto anche come Blanc-Martel, è il percorso più noto delle Gole del Verdon e uno dei modi migliori per entrare davvero a piedi in uno dei canyon più famosi d’Europa.
Si sviluppa nel Parco naturale regionale del Verdon, tra lo Chalet de la Maline e Point Sublime, seguendo per lunghi tratti il corso del fiume tra pareti calcaree, boschi, ghiaioni, passaggi scavati nella roccia e tratti a picco sulla gola.
Il nome richiama Alfred Martel e Isidore Blanc, protagonisti delle esplorazioni che all’inizio del Novecento contribuirono a far conoscere questo settore del Verdon.
Qui il paesaggio cambia di continuo: scorci aperti sulle falesie bianche, passaggi ombrosi nel bosco, punti in cui il torrente scorre vicino al sentiero e settori più severi, dove la gola si stringe e la roccia domina la scena.
Si tratta di un itinerario lineare di circa 15 chilometri, da affrontare con una buona abitudine al cammino e mettendo in conto una giornata piena.
In genere si considerano 6-7 ore con le soste, anche perché il tracciato alterna lunghi tratti scorrevoli a passaggi che richiedono più attenzione.
Non è una passeggiata: ci sono discese, risalite, scale metalliche, gallerie e un fondo che in diversi punti resta irregolare.
Proprio per questo il verso più usato resta quello classico, dallo Chalet de la Maline a Point Sublime, che consente di seguire l’andamento più logico del percorso e di organizzare meglio il rientro.
Dallo Chalet de la Maline al fondo della gola
Dal rifugio de la Maline il sentiero perde quota con una lunga serie di tornanti che scendono verso il Verdon.
È una prima parte già molto spettacolare, perché apre subito la vista sulle grandi pareti del canyon e fa capire la dimensione dell’ambiente.
Più in basso si raggiunge il Carrefour des Cavaliers; una breve deviazione permette di arrivare al ponte di Estellié, mentre il tracciato principale continua verso il cuore della gola.
Dopo il Pré d’Issane si cammina a lungo vicino al fiume, tra bosco, pietraie e aperture panoramiche che mostrano tutta la verticalità delle pareti calcaree.
In questo tratto il Verdon accompagna l’escursione con il suo colore caratteristico, che cambia secondo la luce e la stagione, passando da tonalità verdi a riflessi più turchesi.
Il sentiero resta ben segnato, ma non va sottovalutato: anche quando non presenta difficoltà tecniche vere e proprie, richiede passo sicuro e attenzione, soprattutto nei punti più sassosi o umidi.
La Mescla e la Brèche Imbert
Superato il settore delle Guègues si arriva al bivio della Mescla, una delle deviazioni più note del Sentiero Martel.
Vale la pena percorrerla: in circa mezz’ora tra andata e ritorno si raggiunge il punto in cui l’Artuby confluisce nel Verdon, in uno degli angoli più suggestivi del canyon.
Da qui si torna sul percorso principale e si riprende a camminare verso uno dei passaggi simbolo dell’intera traversata, la Brèche Imbert.
La Brèche Imbert è il tratto che più di ogni altro distingue il Sentiero Martel da una normale escursione.
Qui la progressione avviene su una lunga scala metallica con oltre 250 gradini, appoggiata alla roccia e affacciata sulla gola.
È un passaggio da affrontare con calma, senza fretta e con la dovuta prudenza.
Superata la scala, il sentiero rientra progressivamente nel paesaggio del fondo valle e riprende a seguire il Verdon in un ambiente severo, inciso e molto riconoscibile per la continuità delle pareti calcaree che chiudono il canyon.
I tunnel, il Couloir Samson e l’arrivo a Point Sublime
Più avanti si raggiunge il settore del Trescaïre e poi quello dei tunnel, altro elemento caratteristico del percorso.
Il più lungo è il tunnel del Baou, che si percorre al buio per diverse centinaia di metri e richiede una torcia o, meglio ancora, una lampada frontale.
All’interno si possono trovare tratti umidi e un fondo non sempre regolare, mentre le rare aperture laterali restituiscono scorci improvvisi sulla gola.
Usciti dalle gallerie, il sentiero attraversa il Couloir Samson, dove il canyon si stringe e il paesaggio torna a cambiare ancora una volta.
È l’ultima parte davvero immersa nella forra, prima della risalita finale verso la strada e verso Point Sublime.
Anche qui è bene non abbassare la guardia: dopo diverse ore di cammino, la fatica si fa sentire e l’ultimo tratto richiede ancora energia.
L’arrivo a Point Sublime chiude la traversata.
Informazioni utili per affrontare il Sentiero Martel
Per il Sentiero Martel servono scarponcini o buone scarpe da trekking, torcia, acqua abbondante e qualcosa da mangiare.
I cani non sono ammessi per la presenza di scale e passaggi ripidi.
Il percorso non è adatto a chi soffre di vertigini e non va affrontato con leggerezza solo perché molto famoso: resta una lunga traversata escursionistica in ambiente di canyon.
Il bagno nel Verdon, lungo questo itinerario, non è consentito ed è pericoloso.
Primavera e inizio autunno sono in genere i momenti più favorevoli, mentre in piena estate l’escursione può diventare molto più faticosa.
Organizzare il rientro è importante quanto la camminata.
Poiché il percorso è lineare, prima di partire conviene verificare il funzionamento della navetta stagionale oppure lasciare un’auto all’arrivo, a Point Sublime.
Affrontato con queste attenzioni, il Sentiero Martel resta una delle escursioni più belle e più complete delle Gole del Verdon, il sentiero che meglio di ogni altro permette di conoscere questo canyon.
Nel 2026 la Catalogna celebra Gaudí, Casals e l’architettura mondiale con 365 giorni di eventi tra Barcellona e il territorio.
Nel 2026 la Catalogna celebra la cultura, quella con la “C” maiuscola: il genio di Antoni Gaudí, la musica di Pau Casals, la grande architettura mondiale e 365 giorni di eventi all’aperto, nei musei, al cinema e a teatro.
Tutti in festa per l’Anno Gaudí
Nel 2026 la Catalogna festeggia l’Anno Gaudí, un tributo al genio che ha trasformato l’architettura moderna. A cent’anni dalla morte, Antoni Gaudí torna al centro della scena con un ricco programma di eventi, mostre e celebrazioni capaci di rendere la visita un’esperienza immersiva. Da Reus, la città natale, fino a Barcellona, dove il suo talento ha trovato piena espressione, Gaudí ha sviluppato uno stile inconfondibile, ispirato alla natura e influenzato dall’incontro con Eusebi Güell. Da questa collaborazione sono nati capolavori come Casa Batlló, La Pedrera, Park Güell e la Cripta della Colònia Güell. Tra gli appuntamenti più attesi: l’inaugurazione della Torre di Gesù della Sagrada Família. Ma le celebrazioni si estendono oltre Barcellona, coinvolgendo la Costa Daurada e località come Reus e Riudoms, e valorizzando il modernismo di Jujol, Domènech i Montaner, Puig i Cadafalch e Martinell, celebre per le sue “cattedrali del vino”. Il programma include inoltre una grande mostra al Museu d’Història de Catalunya, dedicata a una nuova interpretazione dell’eredità gaudiniana e affiancata al podcast “The Ghost Station. Gaudí’s Secret”, prodotto dall’ACT (Agenzia Catalana del Turismo).
Musica e pace nel segno di Pau Casals
Il 2026 sarà il 150° anniversario della nascita di Pau Casals, un’occasione per celebrare non solo un grande musicista, ma anche una figura simbolo di cultura, impegno civile e umanità. Per Casals, la musica era molto più che arte: era un linguaggio universale di pace, capace di unire i popoli e rafforzare l’identità culturale della Catalogna nel mondo. Il programma della Fondazione Pau Casals è ricco e vario, con più di 60 iniziative tra concerti, mostre, attività educative ed eventi, sia in Spagna che a livello internazionale. Barcellona sarà uno dei centri principali delle celebrazioni, con concerti speciali, il Pau Casals Day e tanti eventi nei luoghi simbolo della musica come il Palau de la Música Catalana, l’Auditori e il Gran Teatre del Liceu. Tra gli appuntamenti da segnalare anche la mostra “Pau Casals, un artista al servizio della pace” al Palau Robert. E a El Vendrell, città natale del violoncellista, si potrà visitare il Museo Pau Casals, sul mare, per un vero viaggio nella sua vita e nella sua musica. Qui si terrà anche il Festival Internazionale di Musica Pau Casals che nel 2026 proporrà un’edizione speciale con artisti di grande livello della scena classica mondiale.
365 giorni per vivere l’architettura
Nel 2026, Barcellona è stata nominata dall’Unesco-UIA come Capitale Mondiale dell’Architettura, un momento speciale per raccontare la città con uno sguardo alternativo, più vivo e contemporaneo. Per un anno, Barcellona e tutta la Catalogna, attraverso più di 1.500 eventi, si trasformano in un laboratorio a cielo aperto dove edifici, spazi urbani e creatività si intrecciano con le storie di chi, la città, la vive ogni giorno. L’idea è proprio quella di mostrare l’architettura non solo come patrimonio del passato ma come qualcosa che continua a evolversi e a parlare al presente. Per l’occasione, il Col·legi d’Arquitectes de Catalunya (COAC) ha creato una serie di percorsi tematici inediti alla scoperta del territorio: itinerari dedicati agli architetti e passeggiate declinate a seconda dei vari stili e tipologie di edifici da fare a piedi, in bici o in auto, tutti pensati per vivere l’architettura da vicino, senza filtri. E non finisce qui: anche il turismo gastronomico entra in gioco con tappe che uniscono architettura, cibo e vino. Senza dimenticare che il 2026 coincide con i 150 anni dalla scomparsa di Ildefons Cerdá, l’urbanista catalano artefice della metamorfosi di Barcellona.
E ancora teatro, arte, musica e cinema
Nel 2026, oltre alle grandi celebrazioni ufficiali, la Catalogna sarà costellata di altri eventi, rassegne e iniziative che daranno spazio a tante forme di arte. Si creerà, così, una specie di “mappa culturale” viva, sempre in movimento, capace di coinvolgere persone diverse e di far incontrare più stili, generazioni e tradizioni. Tra gli appuntamenti più importanti, a Barcellona, ci sono i cinquant’anni dello storico Teatre Lliure, festeggiati insieme al Grec Festival, uno degli eventi teatrali più importanti e seguiti della città. Ci sarà anche molta attenzione per le arti visive, con mostre importanti come quella su “Sant Pere de Rodes e il Maestro di Cabestany”, ospitata al MNAC (Museu Nacional d’Art de Catalunya) e la celebrazione dei cent’anni dell’artista tessile Aurèlia Muñoz, con una mostra al MACBA (Museu d’Art Contemporani de Barcelona). Anche la musica avrà un ruolo chiave, mescolando scene indipendenti e sperimentali, spesso in dialogo con il cinema. E proprio la “settima arte” sarà protagonista dei premi cinematografici congiunti Gaudí e Goya a Barcellona, un momento imperdibile per valorizzare le eccellenze dell’industria del grande schermo in Catalogna e in Spagna.
Viaggio nella città che ha rifondato sé stessa tra memoria, musica elettronica, arte, installazioni e nuovi sapori. La guida: «La città per chi crede in un mondo multietnico».
«Sarajevo non è una città per tutti. È la città per quelli che hanno un grande cuore. Non è una città per nazionalisti, ma per quelli che credono in un mondo multietnico». Nermin Kahriman che undici anni fa ha fondato il suo Bella Bosnia Tours con cui, assieme a 9 ragazzi e ragazze dai 18 ai 45 anni tutti vissuti in Italia e ora tornati in città, organizza tour soltanto in lingua italiana, lo spiega con grande semplicità: «Sarajevo è la città dove puoi incontrare ragazze musulmane, ebree, cristiane e cattoliche ortodosse, velate e non velate. credenti o non credenti, sedute insieme al tavolo di un bar a fumare narghilè».
È lui, nato in Italia e tornato nella sua città a sedici anni, ad accompagnarci alla scoperta, a trent’anni dalla fine dell’assedio sofferto tra il ‘92 e il ‘96, della città che non è più soltanto il simbolo di una delle pagine più drammatiche della storia europea recente ma ha mostrato di essere capace di trasformare la memoria in una forza creativa e di reinventarsi come una delle destinazioni più interessanti e inaspettate del continente. I numeri lo confermano: secondo i dati dell’Ente per il Turismo del Cantone di Sarajevo, nel 2025 si è registrato un aumento stabile del numero di turisti, con una crescita costante che ha portato a 108 mila arrivi, con un ulteriore incremento nel mese di agosto. Autenticità, cultura, storia e nuove energie urbane sono le attrattive maggiori di una città che resta struggente proprio perché non ha cancellato le sue cicatrici, ma ha saputo trasformate in una nuova forma di bellezza.
Città ibrida, tra Oriente e Occidente
Lontani dall’overtourism che impazza in Europa, passeggiare per Sarajevo significa attraversare epoche e identità diverse in pochi isolati. «Chi viene a Sarajevo non deve aspettarsi una metropoli ma arte, musica, un po’ di jugonostalgia e soprattutto l’amore che questa città ti dà» aggiunge Nervin. Un mosaico urbano unico in cui quartieri ottomani si fondono con l’eredità austro-ungarica e con architetture socialiste, dove le tracce di una sanguinosa storia ancora troppo recente si mescolano ad architetture di rara bellezza, rigenerate, ricostruite, restaurate o appena nate. Ma quello che colpisce, in questa città unica che una volta conosciuta si ama per sempre, è la vitalità culturale contemporanea: gallerie indipendenti, spazi creativi ricavati da edifici industriali e musei immersivi raccontano un mondo e un popolo che vuole guardare avanti.
L’energia della città esprime la vitalità tipica dei sarajevesi, quella di quelle ragazze e ragazzi che, anche dentro l’assedio contemporaneo più lungo della storia moderna – iniziò con la conquista dell’aeroporto nella notte tra il 4 e il 5 aprile ‘92, durò 1.425 giorni, più di 11.000 persone persero la vita, tra cui 1.601 bambini, e 50.000 rimasero ferite – seppero continuare a incontrarsi di notte per ballare; che reagirono alla chiusure dei teatri fondando il Teatro di Guerra di Sarajevo (SARTR) che mise in scena oltre 2000 spettacoli; che stremati da tre anni di assedio riuscirono ad inaugurare il Sarajevo Film Festival che ogni estate continua a portare in città oltre 100 mila appassionati di cinema (l’edizione 2026 sarà dal 14 al 21 agosto). I sarajevesi non si rassegnarono mai alla guerra e inventarono un’incredibile resistenza culturale.
La nightlife diventa cultura
La rinascita di Sarajevo passa, moltissimo, dalla notte. E, in pieno spirito sarajevese, il collettivo Garden of Dreams ne è oggi il simbolo. Fondato nel 2016 da un gruppo di DJ, promotori e operatori culturali, organizza eventi di musica elettronica in luoghi non convenzionali – musei, cortili ottomani, edifici brutalisti – trasformando la città in un palcoscenico diffuso che reinterpreta luoghi iconici e spesso trascurati, come musei, tetti e piazze pubbliche, in esperienze culturali immersive. Sarajevo è da sempre famosa per la sua scena musicale. Lo era al tempo della Jugoslavia e lo è rimasta ancora oggi, capace di riconquistarsi un posto d’onore fra le scene artistiche internazionali. Sarajevo Matinée è uno degli eventi che, soprattutto nella stagione estiva, incanala la vivacità culturale della città. Dedicato alla musica elettronica e all’arte trasforma luoghi storici in esperienze immersive coinvolgendo scene artistiche locali e internazionali, musica elettronica e tecno.
Non lontano dalla scalinata di via Pruščak si trova la sala concerti Sloga. Salendo o scendendo le scale, dedicate ai musicisti che vi hanno lavorato, è possibile fermarsi presso uno dei carillon interattivi e ascoltare i successi di alcune band leggendarie di Sarajevo come Indexi,Por-Arte, Bijelo Dugme, Merlin, Prijatelji, New Primitives, oltre alla musica del concerto Rock under the Siege. Ma se sei a Sarajevo non puoi far finta che non esista il genere musicale più bosniaco che ci sia: la Sevdha, tutta passione, amore e dramma. Un’ottima possibilità per ascoltarla è al Kuca sevdaha, vero e proprio museo dedicato all’iconico canto tradizionale oppure, se siete fortunati, in un concerto per pochi intimi organizzato in case private dove si può aver la fortuna di ascoltare il più famoso tra i nuovi interpreti, Damir Imamović, e la sua sevdah venata di jazz. Infine, non vi aspettate interni raffinati ma un’atmosfera accogliente e molto calda (soprattutto il lunedì sera) al Kino Bosna, pub iconico per la musica dal vivo e amatissimo dai sarajevesi.
Tra memoria e futuro: itinerari insoliti
Il passato resta presente, ma viene raccontato in modo nuovo. A restituire quel mondo che si frantumò proprio con l’inizio dell’assedio nell’aprile del ’92 c’è Planet Sarajevo, viaggio emozionale nella città che fu capitale culturale della Jugoslavia. La sua storia, dal secondo dopoguerra agli anni ’90, prende vita attraverso installazioni immersive, archivi rari e racconti personali.
Le rose di Sarajevo, rosse come il sangue, punteggiano le strade come installazioni urbane permanenti. Sono le cicatrici lasciate nell’asfalto dalle quotidiane esplosioni delle granate serbe che martoriarono la città e la sua popolazione durante l’assedio. Ne caddero così tante – una media di circa 329 esplosioni al giorno con un massimo di 3 777 bombe sganciate il 22 luglio ’93 – che i sarajevesi decisero di riempirle di indistruttibile resina rossa proprio per renderle ricordo e monito, ferite mai completamente guarite. Nel centro città il Ponte Festina Lente – con quel nome latino affrettati lentamente che dal 2012 suggerisce di rallentare e godersi il panorama – progettato dai tre studenti dell’Accademia di Belle Arti di Sarajevo Adnan Alagić, Amila Hrustić e Bojana Kanlić, rappresenta il dialogo tra passato e futuro.
Nella città che custodisce orgogliosamente – e orgogliosamente la protesse durante l’assedio – la Haggadah di Sarajevo, una delle più antiche haggadah sefardite del mondo, originariamente realizzata a Barcellona intorno al 1350 e attualmente conservata presso il Museo Nazionale della Bosnia ed Erzegovina dove è esposta permanentemente come simbolo della lunga tradizione multiculturale e multireligiosa della città, non mancano monumenti più insoliti. ICAR, conosciuto come il monumento alla carne in scatola, è certamente uno di questi: ironico e amaro ricordo degli aiuti umanitari durante l’assedio. Inaugurata nel 2007 quest’opera, creata da Nebojša Šerić Šoba, raffigura una grande lattina di carne di manzo realizzata in acciaio verniciato. “Monumento alla Comunità Internazionale da parte di tutti i grati cittadini di Sarajevo” recita l’iscrizione incisa sulla base in marmo con un’ironia sarcastica tipica dei sarajevesi: molti degli aiuti arrivati negli anni della fame dell’assedio consistevano infatti in cibo scadente, in alcuni casi risalente alla guerra del Vietnam.
Musei che guardano al futuro
Altra tappa fondamentale è il Museo dell’Infanzia in Guerra, primo museo al mondo dedicato all’esperienza dei bambini durante i conflitti, con oggetti quotidiani, lettere e testimonianze. Da non perdere anche il progetto museale Ars Aevi (in latino “arte dell’epoca”, ma anche parziale anagramma della parola Sarajevo): una collezione di circa 150 opere donate a Sarajevo già durante i duri anni dell’assedio da prestigiosi artisti internazionali (tra cui Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Marina Abramovic, Joseph Kosuth, Maja Bajevic e molti altri) in una suggestiva gara di solidarietà alla rinascita civile, etica e culturale della città. Oggi, in attesa del museo commissionato a Renzo Piano, le opere sono in parte esposte presso la storica Vijećnica, sede della Municipalità che però tutti ricordano come la splendida ex Biblioteca Nazionale, affacciata sul fiume Miljacka, il più vasto e rappresentativo edificio del periodo austro-ungarico in tutta Sarajevo, distrutta dall’incendio causato dalle granate serbe il 25 agosto ‘92 assieme alla maggior parte del milione e mezzo di volumi e più di 155.000 libri rari e manoscritti che vi erano custoditi.
Sarajevo da mangiare: tradizione che evolve
Come in Italia anche in Bosnia, e soprattutto a Sarajevo, la cucina resta uno dei pilastri dell’identità locale, ma anche qui soffia un vento nuovo. Accanto ai piatti tradizionali come ćevapi, burek e zuppe come la begova čorba, emergono contaminazioni e sperimentazioni. E mentre non diminuisce l’interesse per le ricette della memoria, quei piatti nati durante l’assedio che oggi sono riscoperti come patrimonio culturale e simbolo di resilienza, l’enogastronomia di alto livello offre indirizzi notevoli in città. Nel quartiere di Džidžikovac, lontana dai turisti e dal trambusto cittadino, si trovano diversi ristoranti di cucina internazionale con piccoli giardini. Alla fine degli anni Ottanta questo quartiere era il centro della vita notturna di Sarajevo, dal Cafe Bar Bugatti all’SOS Bar.
Proprio da queste parti si trovano tre ristoranti con giardini unici: Avlija (Il Cortile) dove rilassarsi e godersi il giardino in qualsiasi periodo dell’anno; il Ristorante Dunja (Mela Cotogna), in un’antica casa bosniaca con un ampio giardino; e Četri sobe Gospođe Safije (Le quattro stanze della signora Safija), un ristorante che narra la leggenda dell’amore proibito tra la signora Safija e il conte austriaco Johan. La casa di Safija fu costruita nel 1910 e la ricostruzione ne ha miracolosamente restituito lo splendore architettonico. A Drvenija invece si incontra il Delikatesna radnja, uno dei bar più frequentati della città, luogo ideale per rilassarsi che però spesso ospita mostre temporanee di designer e artisti bosniaci-erzegovini. Girovagando di sera il palcoscenico all’aperto dell’Accademia di Arti Performative di Sarajevo o l’Academy Café, hanno sempre qualcosa da proporre.
Turismo lento e natura: la “sorgente” della Bosnia
In un’epoca segnata dall’overtourism, Sarajevo rappresenta una controtendenza. Sempre più viaggiatori scelgono questa destinazione per sfuggire alle mete affollate, attratti da un ritmo più lento e da un contatto diretto con la natura. A pochi chilometri dal centro, le montagne olimpiche come Jahorina e Bjelašnica si sono reinventate: non più solo sci invernale, ma trekking, bike trail ed escursioni estive. Ancora più suggestiva è la Sorgente del fiume Bosna, che sgorga da una serie di sorgenti carsiche a un’altitudine di 492 metri, alla fine di un lungo un viale alberato di platani e castagni, che si raggiunge a piedi o in taxi, ai piedi del monte Igman. Un piccolo straordinario parco con numerosi corsi d’acqua che formano laghi e isolette. Tutte diverse, tutte uguali fra loro, come gli abitanti di Sarajevo.
Non soltanto spiagge sabbiose e mare cristallino, ormai il Paese è all’avanguardia per i trattamenti benessere grazie a terme naturali, spa immerse nella natura e centri specializzati anche nel recupero del sonno. Dalle piscine a 96 gradi alla criosauna, tutto per ritrovare forma e energia, davanti a un mare da favola.
Non solo spiagge, si potrebbe dire per la Croazia. Anche se la lunga linea costiera affacciata sull’Adriatico e punteggiata da oltre mille isole rimane sempre un fantastico richiamo per chi è alla ricerca di quel mosaico di paesaggi che alternano spiagge luminose a entroterra verdi e silenziosi, la Croazia del wellness, dalle terme naturali, alle spa immerse nella natura, ai centri specializzati con programmi dedicati al sonno, fanghi terapeutici e olii essenziali, è sempre più attrattiva.
La tradizione terapeutica del Quarnaro
Trattamenti terapeutici, attività all’aria aperta e percorsi dedicati sia al benessere respiratorio che alla riduzione dello stress sono infatti i benefits più ricercati per una vacanza in Croazia e, più precisamente, nella regione del Quarnaro che grazie ad un microclima unico già nel corso dell’Ottocento e del Novecento era considera rinomata meta di cura. Le località come Opatija (Abbazia), Crikvenica e l’isola di Lussino erano allora, come oggi, i posti perfetti per la riabilitazione. A queste mete oggi si è aggiunta l’isola di Rab, che si distingue per l’elevato numero di ore di sole e il clima favorevole. Lovran e l’area del Gorski kotar sono invece perfette per ritrovare ritmi lenti e favorire il recupero mentale con programmi dedicati al sonno.
Opatija, terme
Il perfetto mix dell’isola di Krk
La meta che si propone come mix perfetto tra l’offerta balneare e quella terapeutica è certamente l’isola di Krk (Veglia) famosa per le sue spiagge premiate per ben quindici volte con la Bandiera Blu. Si può scegliere a seconda delle preferenze tra le spiagge di Pesja, Kijac, Vantačići, Jert, Ježevac, Porporela, Oprna, Surbova, Punta Debij, Vela Plaža, Vrženica, Potovošće, Zgribnica, Sv. Marak, Meline e Soline: dalle più piccole e selvagge a quelle ampie e sabbiose.
Ma a Krk non si va soltanto per le spiagge, o almeno non solo. Perché l’offerta dell’isola si completa con esperienze naturali come quella dei fanghi terapeutici a Nin, dove si trova Kraljičina plaža (Spiaggia della Regina), la spiaggia più lunga della Croazia, e dove sgorga una delle principali fonti di fango curativo del Paese, apprezzata fin dal tempo della regina Jelene per le sue proprietà rigeneranti tanto che dal 1960 Nin è diventata ufficialmente una località termale di mare.
Biševo. Grotta Blu.
Qui, a pochi passi dall’arenile, tra passeggiate tra passerelle di legno che attraversano habitat naturali unici e ricchi di biodiversità, c’è una delle maggiori fonti di fango curativo della Croazia e il Centro medico termale Nin durante i mesi estivi, da quasi 60 anni, offre ai propri pazienti una serie di trattamenti terapeutici.
Acque fino a 96 gradi o criosauna fino a meno 190
Ma la Croazia si colloca anche in cima alla lista dell’UNESCO per la ricchezza d’acqua in Europa e nel mondo e dispone di un gran numero di centri termali con ben centotre sorgenti di acqua minerale. Dalle terme di Topusko, con acque è di origine vulcanica, adatte per la cura e la riabilitazione del sistema nervoso, muscolare e dell’apparato locomotorio, alle terme di Bizovačke toplice per nuotare nella parte più calda del Mare Pannonico con acque che raggiungono i 96 gradi, alle Stubičke, nelle vicinanze di Zagabria, dove si trovano i cosiddetti “Stubaki”, noti per la criosauna – l’esposizione del corpo a temperatura estremamente basse (dai 110 ai 190 gradi sotto lo zero), con un effetto benefico sulla pelle e sul sistema immunitario e sulla perdita del peso, fino al centro di cura Naftalan dove non ci si cura soltanto con l’acqua ma con olio naftalan, che dà il nome all’istituto e di cui qui si trova il secondo giacimento nel mondo e l’unico in Europa.
Spiaggia di_Kraljičina
Le terme degli antichi romani e la fangoterapia
A soltanto 70 chilometri a nord di Zagabria, le Terme di Varaždinske Toplice con le famose acque solforose che sgorgano alla temperatura di 58°C, continuano a richiamare visitatori sin dall’inizio del I secolo d.C. quando i romani vi fondarono uno stabilimento termale. Ingresso a 10/15 euro a persona al giorno per le piscine termali e, in aggiunta, trattamenti terapeutici e rilassanti in centri specializzati in riabilitazione fisica, idroterapia e fangoterapia. Nella meno turistica Slavonia, le Terme di Daruvar sono tra le più antiche: temperatura di circa 47 gradi, famose per le loro proprietà curative, particolarmente efficaci nel trattamento di reumatismi, artriti e problemi ginecologici. Tra i trattamenti più richiesti ci sono la fangoterapia, la terapia inalatoria e i massaggi terapeutici. L’ingresso giornaliero alle piscine termali costa circa 10-15 euro.
Biševo, Grotta Blu
Le altre spiagge da non perdere
E mentre Nin rappresenta l’incontro perfetto tra spiaggia e terapia naturale, altre località completano il quadro balneare croato con scenari di rara bellezza. L’isola di Biševo, nel geoparco dell’arcipelago di Vis riconosciuto dall’UNESCO, è giustamente celebre per la Modra špilja, indimenticabile grotta dall’intenso blu, mentre poco lontano, spiagge come Mezoporat e Porat offrono un contatto diretto con un ambiente ancora incontaminato.
La spiaggia di Punta Rata, con il suo mare dalle intense sfumature turchesi e la roccia di Brela simbolo che emerge dall’acqua, è diventata un’icona della riviera di Makarska, più volte annoverata tra le spiagge più belle al mondo, mentre la baia di Šunj, sull’isola di Lopud, è la più nota della riviera di Dubrovnik. A Zaton, infine, le spiagge di sabbia finissima e il mare dolcemente digradante e limpido rendono il litorale ideale per famiglie – anche aree gioco dedicate – e per chi cerca relax all’ombra dei pini.
Vacanze a Rodrigues tra natura incontaminata e cultura locale
Un viaggio organizzato nell’Isola di Rodrigues ti porterà alla scoperta di uno dei gioielli meno conosciuti dell’Oceano Indiano. Situata a circa 600 chilometri a nord-est di Mauritius, la più piccola delle Isole Mascarene ti incanterà con le sue spiagge incontaminate, le sue lagune turchesi e la sua atmosfera tranquilla. Qui il tempo sembra essersi fermato: Rodrigues ti offrirà le esperienze più autentiche e rigeneranti, lontane dalle rotte turistiche più battute. L’isola è un vero paradiso per chi cerca il contatto con la natura e un ritmo di vita più lento e genuino.
Con un tour dell’Africa, potrai esplorare le meraviglie naturali dell’isola attraverso escursioni e attività acquatiche. Le lagune di Rodrigues sono perfette per lo snorkeling e le immersioni: nel canale Passe Saint François, lungo un chilometro e che scende fino a 30 metri di profondità, potrai ammirare la vibrante barriera corallina. Non perdere l’opportunità di fare una gita in barca tra le isole circostanti e abbandonarti sui litorali più remoti e sereni. Le tue vacanze a Rodrigues saranno un’esperienza esclusiva, che ti lascerà senza fiato!
Il viaggio a Rodrigues ti darà anche l’occasione di immergerti nella cultura locale. Partecipa a una serata di musica tradizionale sega, tipica dell’isola, e assapora i piatti locali a base di polpo, cucinati con ingredienti freschi e naturali. Visita i piccoli villaggi per conoscerne l’artigianato, come i prodotti tessili e le ceramiche fatte a mano, due simboli culturali di grande importanza. La forte influenza creola dell’Isola di Rodrigues si riflette nelle tradizioni, nella musica e nella gastronomia del territorio: sarà incredibile scoprirne tutte le sfumature!
Se sei in cerca di avventure, Rodrigues non ti deluderà. Prova l’emozione del kitesurfing nelle acque cristalline dell’isola o partecipa a un’escursione a piedi attraverso le colline e le valli verdi. Dopo le giornate all’aperto, concediti dei momenti di relax e prenota un trattamento in uno degli esclusivi centri benessere con vista sull’oceano. Vuoi vivere il romanticismo durante il viaggio di nozze a Mauritius? Allora una cena sulla spiaggia sotto il cielo stellato sarà il modo perfetto per concludere una giornata indimenticabile. I ricordi che ti regalerà una vacanza a Rodrigues saranno indelebili!
6 attrazioni da non perdere
Île aux Cocos
La laguna che circonda Rodrigues è costellata da 17 piccole isole, la più interessante delle quali è probabilmente Île aux Cocos, che misura circa 1,5 chilometri di lunghezza e soltanto 150 metri di larghezza. Île aux Cocos è una riserva naturale, nonché l’unica isola dell’Oceano Indiano dove si riproducono quattro specie diverse di uccelli marini: la sterna stolida minore, la sterna stolida bruna, la sterna bianca e la sterna scura.
La riserva è gestita da Discovery Rodrigues, il cui il personale attende le imbarcazioni in arrivo e fornisce ai visitatori una descrizione delle caratteristiche dell’isola. Non sono loro, tuttavia, a organizzare il trasferimento in barca, per il quale dovrete prendere accordi con il personale del vostro albergo o con un tour operator, oppure rivolgervi direttamente ai proprietari delle barche.
La maggior parte delle imbarcazioni parte da Pointe du Diable, ma è consigliabile verificare con il proprietario al momento della prenotazione. Se non disponete di un autoveicolo, i proprietari delle barche potrebbero essere disposti a venire a prendervi presso il vostro albergo. Di solito si salpa tra le 7 e le 10 del mattino a seconda della marea, e la traversata richiede un’ora circa per tratta. Dal momento che in genere sull’isola si trascorrono circa tre ore, potrebbe essere una buona idea portare con sé il necessario per una nuotata.
Veduta dalla cima del monte Limon
François Leguat Reserve
Nel 1691, François Leguat scrisse che Rodrigues era popolata da così tante testuggini che ‘uno poteva fare più di cento passi camminando sui loro carapaci senza toccare terra’. Purtroppo, la versione di Rodrigues della testuggine gigante è scomparsa, come il dodo, ma in questa riserva è stato avviato un progetto che mira a ricreare in questa porzione di terra l’Eden descritto nei giornali di bordo dei primi esploratori. L’iniziativa ha già raggiunto risultati soddisfacenti: la riserva ospita centinaia di testuggini (risultato di un programma di ripopolamento), e negli ultimi quattro anni sono stati piantati circa 100.000 alberi endemici.
All’interno della François Leguat Reserve ci sono alcune grotte che è possibile visitare accompagnati da guide molto appassionate, che vi faranno vedere rocce dalle forme curiose e vi illustreranno l’interessante storia dell’isola dal punto di vista geologico. Nel corso della visita fate caso alla tibia di un solitario di Rodrigues che spunta dal soffitto di una delle grotte.
Una piccola recinzione ospita diversi esemplari di volpi volanti di Rodrigues (l’unico mammifero autoctono dell’isola) e alcune testuggini angonoka, endemiche del Madagascar. Queste ultime, introdotte di recente nella riserva, sono una specie gravemente minacciata dal pericolo di estinzione. Nel museo della riserva viene ripercorsa la storia dell’isola e dei primi insediamenti, e inoltre c’è una sezione dedicata al solitario di Rodrigues, un uccello estinto al pari del dodo.
Il mercato del sabato a Port Mathurin
Port Mathurin
Questa piccola cittadina portuale è il centro amministrativo, commerciale e industriale dell’isola, nonché la sua località più grande e la sua ‘capitale’. Sebbene Port Mathurin possa apparire un po’ ‘soporifera’, durante il giorno questa cittadina ha un’atmosfera accogliente e abbastanza vivace, soprattutto nella zona del mercato del sabato. È il posto migliore dell’isola dove recarsi se si ha intenzione di acquistare souvenir o prodotti ortofrutticoli freschi. È aperto anche il resto della settimana, ma si anima veramente soltanto il sabato, quando buona parte degli abitanti dell’isola viene qui per fare la spesa. Si trova accanto al ponte, vicino all’ufficio postale. Dopo le 10 la confusione che vi regna è davvero sorprendente.
La spiaggia di Graviers
Da Graviers a Saint François
Il sentiero più famoso di Rodrigues è una classica camminata di due ore circa lungo il tratto di costa compreso tra Graviers e Saint François, nella zona orientale dell’isola. Lungo il tragitto passerete accanto alle spiagge più affascinanti di Rodrigues, tra cui Trou d’Argent, una delle insenature più belle dell’Oceano Indiano, delimitata quasi interamente da basse scogliere, dove pare che sia nascosto il tesoro di un pirata.
Se fate affidamento sui trasporti pubblici, vi consigliamo di partire da Graviers – gli autobus che raggiungono Graviers effettuano servizio regolare al mattino, ma diventano piuttosto sporadici nel pomeriggio, quando invece troverete maggiori possibilità di collegamento a Saint François.
La Passe Saint François
In generale, l’ambiente marino di Rodrigues è ancora molto ben conservato; i migliori siti di immersioni si trovano al largo della costa orientale e di quella meridionale.
I principali centri immersioni hanno sede presso gli alberghi, e anche coloro che non dovessero soggiornare presso la struttura saranno sempre i benvenuti – è preferibile, comunque, telefonare in anticipo. Il periodo migliore in cui dedicarsi alle immersioni coincide con l’alta stagione sull’isola. Tra ottobre e dicembre troverete acque limpide con ottima visibilità e mare molto calmo con temperature sopra i 28°C, e inoltre avrete la possibilità di avvistare le balene. A gennaio e febbraio le condizioni sono simili, ma c’è il rischio di cicloni. Da marzo a settembre di solito soffiano venti più forti e la temperatura dell’acqua potrebbe scendere fino a 23°C.
Uno dei luoghi migliori in cui immergersi è la Passe Saint François, un canale dall’acqua cristallina lungo un chilometro che scende fino a 30 metri di profondità, offrendo la possibilità di osservare tutte le specie della barriera corallina.
Polipo lasciato a essiccare sulla spiaggia
La cucina di Rodrigues
Sarebbe davvero un peccato soggiornare a Rodrigues senza gustare i piatti della cucina tradizionale locale in una delle numerose tables d’hôtes dell’isola. Gli abitanti di Rodrigues preparano una serie di ricette molto differenti rispetto a quelle dei cugini mauriziani, utilizzando meno spezie e pochissimo olio. E benché i piatti a base di polpo abbiano colonizzato Mauritius, la passione per il poulpe e l’ourite – e gran parte della materia prima – provengono da Rodrigues.
Secondo l’opinione di Françoise Baptiste, scrittrice, proprietaria di una chambre d’hôte e cuoca straordinaria, le principali specialità dell’isola sono:
Ourite – insalata di polpo condita con cipolle, succo di limone, olio d’oliva, pepe e sale. La variante con polpo essiccato ha un gusto molto marcato e non è gradita a tutti i palati.
Vindaye d’ourite – tenero polpo bollito e insaporito con curcuma grattugiata, aglio, aceto, succo di limone e un mix di spezie locali.
Saucisses créole – una varietà di carni essiccate e stagionate localmente.
La torte Rodriguaise – una piccola torta a base di papaya, ananas o cocco arricchita con una crema preparata con una radice del posto chiamata corn- floeur.