Sri Lanka: in treno nella tratta più bella del mondo, da Kandy a Ella

Sri Lanka: in treno nella tratta più bella del mondo, da Kandy a Ella

ll viaggio ferroviario più fotografato dell’Asia è da molti considerato il più bello del mondo. Tuttavia, oggi la tratta che collega Kandy a Ella sta diventando simbolo di un turismo esasperato, rischiando di compromettere il suo straordinario fascino.

Salire a bordo significa vivere emozioni uniche davanti a panorami indimenticabili: foreste tropicali, cascate, villaggi sperduti e paesaggi avvolti da nuvole basse. Tuttavia, sono pochi i passeggeri che rimangono seduti ad ammirare tranquillamente questi scenari. L’attenzione si concentra soprattutto vicino alle porte del treno, dove decine di persone aspettano l’occasione giusta per la foto “instagrammabile”. «Il vento che scompiglia i capelli, curve tra montagne e piantagioni di tè: ogni istante è lo sfondo perfetto per uno scatto». Con il convoglio che avanza lentamente, tutto sembra sospeso, quasi fuori dal tempo, anche quando ci si sporge troppo per farsi avvolgere dalla magia di un paradiso ancora in parte preservato.

Il treno che attraversa le nuvole

In Sri Lanka, la tratta dei sogni si estende per circa 157 km nel cuore del Paese, tra montagne e cielo. Per percorrerla servono dalle sei alle sette ore. Il treno scivola dolcemente tra altopiani, antichi ponti coloniali e stazioni dal sapore retrò. La parte più spettacolare si trova tra Nanu Oya (per Nuwara Eliya), Haputale ed Ella, quando i binari scompaiono letteralmente nel verde intenso. Costruita dagli inglesi tra Ottocento e Novecento per trasportare tè e caffè verso i porti coloniali, la linea ferroviaria ha conservato intatto il suo fascino originale.

Tutti pazzi per il viaggio da Kandy a Ella

L’attrazione per questa tratta è spiegabile: la diffusione virale delle immagini sui social network ha incrementato enormemente la fama del viaggio. Più cresce la notorietà, però, maggiore diventa il rischio che la tratta e i vagoni subiscano un eccesso di sovraesposizione turistica.

Ma il fascino non sta soltanto nella fotografia: il tour da Kandy a Ella trasmette l’idea di un itinerario autentico. Nessun lusso, solo paesaggi e silenzio, mentre nei vagoni si incontrano famiglie locali, venditori di samosa, studenti e molti viaggiatori stranieri. Il treno rappresenta così un microcosmo unico e differente dalle tradizionali esperienze panoramiche “solo per turisti”.

Da dove parte e dove si ferma

La maggior parte dei viaggiatori parte dalla stazione ferroviaria di Kandy, raggiungibile facilmente da Colombo. Lungo il percorso ci sono diverse fermate, le più amate sono: Hatton (porta di accesso alla Adam’s Peak), Nanu Oya (per Nuwara Eliya), Haputale (piccolo paradiso del tè) ed Ella. Poco prima di Ella, il celebre Nine Arch Bridge offre la prospettiva perfetta per una delle foto ferroviarie più iconiche dello Sri Lanka.

Quanto costa davvero?

Nonostante le sue suggestioni, questo è uno dei viaggi più economici al mondo rispetto alla fama: i biglietti standard comprati in stazione costano spesso meno di 3 euro per la classe base. Per i posti riservati o in seconda e terza classe tramite agenzie, i prezzi possono arrivare a 15-25 euro. Il vero problema oggi è trovare posto: durante l’alta stagione i biglietti si esauriscono settimane prima, e molti viaggiatori restano in piedi per ore, spesso accalcati nelle zone vicino alle porte. «Per lo scatto perfetto, molti sono disposti a sacrificare la comodità».

Non solo Instagram: i rischi per la linea

Il turismo di massa non è l’unica minaccia. Negli ultimi anni, anche le condizioni meteo estreme sembrano mettere alla prova la linea ferroviaria.

Piogge torrenziali, alluvioni e frane hanno spesso interrotto il servizio nello Sri Lanka centrale, costringendo spesso a sospensioni temporanee. Il treno attraversa montagne ripide, terreni instabili e zone colpite sempre più di frequente da eventi monsonici violenti.

 

Perché non deve mancare durante un viaggio in Sri Lanka

Partire dal caos di Kandy e salire verso l’entroterra significa scoprire tutte le sfumature del Paese: ritmo, colori e temperature cambiano insieme ai paesaggi. Molti viaggiatori scelgono la sequenza migliore: Colombo, Kandy, treno panoramico fino a Ella e poi le spiagge del sud.

Più questa tratta viene fotografata, più il suo equilibrio risulta fragile. Ma quando il convoglio rallenta e le nuvole invadono i finestrini, diventa chiaro perché nessuno voglia rinunciare a questa esperienza unica, perfetta sintesi fra natura selvaggia e storia coloniale.

Tra deserti, steppe e città della Via della Seta

Tra deserti, steppe e città della Via della Seta

Il grande racconto dell’Asia Centrale

Il Turkmenistan, il Kazakistan e l’Uzbekistan: Paesi dell’Asia Centrale che rappresentano una delle ultime frontiere del turismo, dove il viaggio è un’esperienza profonda e sorprendente, tra antiche civiltà e paesaggi sconfinati.

In Turkmenistan visita la moderna capitale Ashgabat e a seguire scopri gli spettacolari panorami delle rocce colorate del canyon di Yangykala. Attraversa il Deserto del Karakum e trascorri una notte ai bordi dello straordinario cratere di fuoco di Darwaza, la “Porta dell’Inferno”. E raggiungi il sito di Gonur Depe, culla dello zoroastrismo, la città carovaniera di Merv e l’antica capitale del Regno dei Parti, Nissa.

Il Kazakistan si svela nella sua bellezza con un’emozionante spedizione in fuoristrada nel deserto del Mangystau, a est del Mar Caspio, con le sue suggestive gole, bianche formazioni rocciose, misteriose moschee sotterranee e antiche necropoli. Ma anche con il Parco Altyn-Emel, con il tumulo di Issyk, che fu sepoltura del famoso “Uomo d’Oro”, con il Mausoleo di Yasaui, capolavoro dell’arte timuride, e con i resti di Otrar, antica città lungo la Via della Seta.

In Uzbekistan, che ospita il più ricco patrimonio storico e culturale dell’Asia Centrale, viaggia da Tashkent alla scoperta delle città carovaniere: Khiva, Bukhara e la leggendaria Samarcanda. E nel mentre attraversa la Repubblica autonoma del Karakalpakstan, che si sviluppa sulla piana dell’antica Corasmia, per scoprire antichi tesori e fortezze, cimiteri di navi fantasma e insospettabili musei d’arte moderna.

Lasciati ispirare e percorri le antiche vie nel cuore dell’Asia Centrale.

Svezia Occidentale: il viaggio lento tra arcipelaghi, laghi e silenzi nordici

Svezia Occidentale: il viaggio lento tra arcipelaghi, laghi e silenzi nordici

Qui la natura non è uno scenario, ma una presenza costante. Il 70% del territorio è coperto da foreste, i laghi sono oltre 95.000 e le isole superano le 267.000: più di qualsiasi altro Paese al mondo. Eppure, tutto appare ordinato, accessibile, mai eccessivo. Anche quando ci si trova a pochi chilometri da Göteborg, seconda città del Paese e porta d’ingresso naturale a questo mondo sospeso tra terra e mare. La regione si articola in tre anime distinte. Il Bohuslän è la costa che si apre sull’Atlantico: un arcipelago di oltre 8.000 isole, villaggi di pescatori e scogliere di granito rosa modellate dai ghiacci. Il Dalsland è invece un interno più raccolto, fatto di foreste fitte e laghi che si rincorrono come corridoi d’acqua. Il Västergötland unisce natura e memoria storica, tra il grande lago Vänern e antichi percorsi che attraversano un paesaggio dichiarato patrimonio UNESCO.

Muoversi in questa parte della Svezia significa accettare un ritmo diverso. Nel Bohuslän si viaggia tra isole quasi tutte pedonali, raggiungibili in traghetto o con mezzi pubblici. Località come Marstrand, Smögen o Käringön conservano l’essenza dei villaggi marittimi nordici, dove il tempo sembra scandito dalle maree e dalle stagioni della pesca. Il mare è anche una delle chiavi gastronomiche della regione. Göteborg è il suo centro più dinamico, con una scena culinaria tra le più interessanti del Nord Europa: sei ristoranti stellati Michelin, bistrot contemporanei e mercati storici come il Feskekörka, la “chiesa del pesce”, dove il pesce diventa racconto quotidiano. Lungo la costa, piccoli ristoranti affacciati sull’acqua servono crostacei appena pescati, in un rapporto diretto tra territorio e cucina. Più che altrove, qui il viaggio diventa esperienza. Si può salire a bordo di una barca per un safari di ostriche o gamberi, partecipare alla pesca dell’aragosta o semplicemente osservare il mare cambiare colore nel giro di poche ore. Le fredde acque del Mare del Nord restituiscono una materia prima considerata tra le più pregiate d’Europa.

Marstrand_ Photo Cred Per Pixel

Ma la Svezia Occidentale è anche movimento lento su due ruote. Il Canale di Göta, una delle grandi opere ingegneristiche del Paese, si percorre oggi in bicicletta lungo una pista eletta “migliore ciclovia d’Europa”. Per 390 chilometri si pedala tra chiuse storiche, piccoli porti e villaggi, in un itinerario che collega la costa occidentale a quella orientale. La storia riaffiora poco più a nord, nel sito UNESCO di Tanum, dove migliaia di incisioni rupestri raccontano la vita dell’Età del Bronzo. Qui il paesaggio è un museo all’aperto. Più a sud, sull’isola di Tjörn, l’arte contemporanea entra in dialogo con la natura nel Pilane Sculpture Park, dove sculture monumentali emergono tra pascoli e roccia.Il territorio invita anche al cammino. Il sentiero costiero Kuststigen segue la linea del mare fino alla Norvegia, alternando scogliere, riserve naturali e piccoli centri abitati. Nell’entroterra, i cammini di pellegrinaggio attraversano una Svezia più intima, fatta di boschi e silenzio. La cultura urbana trova invece la sua espressione a Göteborg, dove festival, musei e spazi creativi definiscono un’identità aperta e contemporanea. La città ospita eventi diffusi, come il Göteborgskalaset, che trasforma le strade in un palcoscenico collettivo, e istituzioni culturali di rilievo internazionale, dal Museo d’Arte alla Röda Sten Konsthall.

Accanto alla modernità, la regione conserva una forte dimensione storica. Sull’isola di Marstrand la fortezza di Carlsten domina il mare, mentre sulle rive del Vänern il Castello di Läckö racconta una Svezia barocca immersa nella natura. E poi ci sono le città di legno come Hjo, i caffè di Alingsås dove nasce il rito della fika, e i soggiorni fuori dall’ordinario: fari trasformati in hotel, cabine di vetro immerse nei boschi, case affacciate su silenzi assoluti. Raggiungere la Svezia Occidentale è semplice: voli diretti collegano l’Italia a Göteborg, mentre da lì treni e autobus rendono la regione facilmente esplorabile. Ma più del come arrivarci, conta il modo in cui la si attraversa. Perché questa non è una destinazione da visitare in fretta. È un paesaggio da abitare lentamente, dove il viaggio coincide con la misura del tempo e con la capacità di lasciarsi andare a una geografia che non impone nulla, ma suggerisce tutto.

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Otto città da scoprire lontane dal turismo di massa

Otto città da scoprire lontane dal turismo di massa

Da Trieste a Ragusa Ibla, passando per Urbino, Spoleto, Mantova e Bosa, esistono luoghi che custodiscono lo stesso valore culturale delle grandi città turistiche, ma senza il loro sovraffollamento. Scoprirli significa dare spazio a un’Italia meno rumorosa.

Andare a Roma per il Colosseo, a Firenze per la Galleria degli Uffizi, a Venezia per Piazza San Marco e a Milano per il Quadrilatero della Moda. È il copione più classico del viaggio in Italia. Ma dietro le icone più fotografate del Paese esiste un altro turismo: città d’arte meno battute dove la storia scorre più lentamente e il viaggio non si trasforma in una corsa contro il caos. Basta spostarsi di qualche centinaio di chilometri – a volte anche meno – per scoprire luoghi altrettanto ricchi di cultura e paesaggio, dove il viaggio torna a essere esperienza e non scenografia affollata.

Da Nord a Sud, passando per le isole, l’Italia custodisce piccole perle che sembrano vivere ‘nell’ombra’. Città eleganti, borghi sospesi nel tempo, centri rinascimentali e porti affacciati sul mare che raccontano un Paese meno rumoroso, ma altrettanto sorprendente. Andateci ora, prima che anche queste destinazioni vengano travolte dalle rotte del turismo globale.

Tra overtourism e undertourism

Nel 2025 l’Italia ha registrato oltre 476 milioni di presenze turistiche e circa 146 milioni di arrivi, in crescita rispettivamente del 2,3% e del 4,7% rispetto al 2024, secondo le stime dell’istituto di ricerca Demoskopika. La distribuzione dei visitatori, però, resta fortemente squilibrata: poche province – come Venezia, Rimini e Bolzano – concentrano una quota molto elevata dei flussi, mentre molte aree interne e del Sud rimangono relativamente poco frequentate.

Secondo il report dell’Osservatorio Turismo di Visit Italy, presentato alla Bit – Borsa Internazionale del turismo2026, l’Italia registra anche uno dei livelli più alti di saturazione turistica in Europa: circa il 40% di occupazione media delle strutture ricettive, più di Spagna (38,5%), Francia (37,2%) e Grecia (36,8%).

Per misurare meglio la pressione del turismo sui territori, Demoskopika ha elaborato l’Indice complessivo di sovraffollamento turistico (Icst), che analizza cinque fattori: densità turistica, densità ricettiva, intensità dei flussi, occupazione delle strutture e produzione di rifiuti. Il risultato? Alcune città simbolo del turismo italiano – tra cui Venezia, Firenze, Roma e Milano – presentano livelli molto elevati di pressione turistica. Il fenomeno opposto è quello dell’undertourism: territori ricchi di patrimonio culturale e paesaggistico con flussi molto inferiori rispetto al loro potenziale.

Secondo diverse analisi del settore, oltre il 60% dei comuni italiani non rientra nei principali circuiti turistici, nonostante la presenza diffusa di centri storici, siti culturali e paesaggi di grande valore. Spesso si tratta di città d’arte di medie dimensioni o borghi storici penalizzati da collegamenti meno immediati o da una minore visibilità internazionale. Ed è proprio in queste destinazioni meno affollate che si trovano alcune delle esperienze di viaggio più sorprendenti del Paese.

Otto perle d’arte italiane lontane dal turismo di massa

Borghetto sul Mincio

Un piccolo villaggio medievale sospeso sull’acqua, in una frazione di Valeggio sul Mincio. Mulini ad acqua, case in pietra e ponti antichi creano uno scenario quasi fiabesco lungo il fiume Mincio. Pur trovandosi vicino al popolarissimo Lago di Garda, Borghetto resta una meta di nicchia perfetta per uno slow travel.

Bosa

Uno dei borghi più colorati della Sardegna. Le case pastello lungo il fiume Temo e il Castello Malaspina creano uno scenario pittoresco unico sull’isola. Mentre la Costa Smeralda è sinonimo di turismo internazionale, Bosa resta una destinazione più autentica, destinata ai curiosi.

Ferrara

Una delle città rinascimentali meglio conservate d’Italia. Il maestoso Castello Estense e il centro storico patrimonio Unesco raccontano il potere della famiglia d’Este e l’urbanistica innovativa del Rinascimento.

Mantova

Una elegante città lombarda circondata da laghi artificiali. Il monumentale Palazzo Ducale e il Palazzo Te raccontano la grandezza della corte dei Gonzaga. Nonostante il suo straordinario patrimonio artistico, Mantova resta spesso fuori dai grandi circuiti turistici dominati da Milano e Verona.

Ragusa – Ibla

Il cuore barocco della Sicilia sud-orientale. È un labirinto di vicoli, scalinate e palazzi barocchi che culmina nella spettacolare Duomo di San Giorgio (Ragusa). Rispetto a città siciliane molto visitate come Palermo o Taormina, Ragusa Ibla conserva un ritmo più rilassato.

Spoleto

Città umbra elegante e stratificata tra Medioevo e Roma antica, è dominata dalla Rocca Albornoziana e attraversata dal suggestivo Ponte delle Torri. In molti la considerano un piccolo gioiello architettonico immerso nei paesaggi verdi dell’Umbria.

Trieste

Una città di confine dal fascino cosmopolita, spesso ignorata dalle rotte turistiche internazionali. Affacciata sull’Adriatico, vanta l’elegante piazza Unità d’Italia, tra le più grandi piazze europee sul mare, caffè storici frequentati all’epoca da scrittori e un’identità culturale unica, sospesa tra mondo latino, germanico e slavo.

Urbino

Piccola capitale rinascimentale immersa nelle colline marchigiane, è conosciuta per il Palazzo Ducale di Urbino e il centro storico patrimonio Unesco che raccontano l’età dell’oro della città dei Montefeltro. L’atmosfera è vivace, ma raccolta grazie alla presenza dell’università.

 

Toscana. Percorsi sonori, teatri nel verde e mulini: così rinascono i borghi-gioiello del Casentino

Toscana. Percorsi sonori, teatri nel verde e mulini: così rinascono i borghi-gioiello del Casentino

Una natura incontaminata, a tratti selvaggia, scandita da ruscelli, boschi lussureggianti, mucche al pascolo e borghi medievali. Il Casentino, una delle quattro vallate principali della Provincia di Arezzo, è un’area geografica dotata di un magnetismo particolare, che deve il suo fascino in parte all’isolamento geografico e in parte alla storia, legata a doppio filo alla spiritualità e alla vita del Santo più amato e simbolico, Francesco, che elesse il monte della Verna a luogo di eremitaggio, preghiera e penitenza tra il 1214 e il 1224. Un luogo magico e ancora non deturpato dall’overtourism, che cerca di preservare la propria autenticità con progetti di rilancio che puntano sul turismo lento e sul recupero delle tradizioni locali.

Borghi da scoprire

Siamo stati a Raggiolo, uno dei Borgi piu’ belli d’Italia, paesino medievale immerso nel Casentino, e a Chiusi della Verna, anch’esso nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, un luogo suggestivo, famoso per il santuario francescano, dove San Francesco ricevette le stimmate. In questi due borghi-gioiello della Toscana le case del centro storico sopravvivono al tempo con le loro pietre grigie e accompagnano il visitatore lungo un percorso fatto di strette vie acciottolate e scorci sulla valle.

Raggiolo @ Fernando Bernardi
Raggiolo 

Le finestre sussurrano, le porte accolgono, i fiori che spuntano dai davanzali sono il sorriso che cerchi al termine dell’ennesima salita, dopo aver sudato lungo uno dei tanti sentieri. Raggiolo e Chiusi della Verna hanno in comune una storia fatta di inverni rigidi e primavere rigogliose, una natura selvaggia e aspra e al tempo stesso generosa di frutti e profumi, un tempo in cui la castagna era alla base dell’alimentazione e l’acqua sorgiva il bene più prezioso, perché capace di produrre energia. L’essere umano viveva in armonia con una natura difficile, lottava ogni giorno, giova di una giornata di sole, di un pasto diverso dal solito, di un momento di socialità condivisa. Resisteva. E soprattutto rimaneva qui, sul versante casentinese dell’Aretino, a 600 metri di altitudine, arroccato al bene e al male della vita, all’amore e all’odio per questa montagna così splendida e vera, consolato solo dalla fede.

Santuario della Verna @ Luca Becattini @ giraborghi
Santuario della Verna 

 

Un progetto per contrastare lo spopolamento

Quanta fatica, quanta verità, quanta bellezza raccontano questi luoghi. Oggi la vita è più semplice e lunga, lontana dai luoghi selvaggi. Lo spopolamento sta lasciando deserte molte zone dell’Appennino, vissute giusto due tre mesi l’anno dagli amanti del trekking, e il tempo che scorre rapidissimo rischia di cancellare per sempre una parte di questa incredibile storia. Per contrastare un fenomeno che sembra inarrestabile l’Ue e il ministero della Cultura hanno promosso il bando “Attrattività dei borghi storici”, finanziato nel 2023 nell’ambito del PNRR, e grazie a questo i Comuni di Ortignano Raggiolo e Chiusi della Verna hanno riscoperto una seconda vita, avviando tutta una serie di di interventi – riuniti sotto il titolo di “Laudato Si’” – che puntano a rilanciare i due borghi puntando su tutela del patrimonio, innovazione culturale e sostenibilità. L’idea di fondo parte proprio dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco – che a sua volta deriva dal Cantico delle Creature di San Francesco – promuovendo modelli di sviluppo rispettosi del patrimonio naturalistico e dell’identità delle comunità locali, a partire dal recupero e dalla rimessa in funzione di edifici storici e spazi pubblici. Sia a Raggiolo che a Chiusi della Verna, i centri storici dei piccoli paesi sono stati riqualificati tutelando gli edifici più antichi e migliorando l’accessibilità, e in entrambi i paesi sono stati creati spazi dedicati alla socialità, luoghi – biblioteche, ostelli, centri di aggregazione – pensati per permettere alla gente del posto di incontrarsi e restare. Presidi di identità e cultura, fondamentali per garantire la sopravvivenza dei borghi, pietre fondanti di un progetto che punta a risvegliare il cuore dei luoghi che furono di San Francesco, scommettendo sul turismo lento e consapevole.

Raggiolo, Festa di castagnatura
Raggiolo, Festa di castagnatura 

In particolare, a Chiusi della Verna, sede del celebre Santuario, i percorsi legati alla spiritualità e ai cammini francescani sono stati integrati con itinerari naturalistici e culturali, mentre a Raggiolo, nella natura mozzafiato del Casentino, si è puntato su esperienze dirette, capaci di mettere al centro il rapporto tra essere umano e natura. In entrambi i casi, fulcro dell’accoglienza turistica sono gli strumenti digitali – piattaforme informative, contenuti multimediali, sistemi di narrazione interattiva – pensati per rendere accessibile tutto questo patrimonio a un pubblico più ampio possibile. Anche le attività artigianali e produttive sono al centro di questa operazione di rilancio, così come le iniziative culturali, perché è solo così che si favorisce il ritorno dei residenti nei centri storici.

Suoni della natura e percorsi fluviali

Per capire la portata di questa opera di rivitalizzazione si può partire dall’area verde lungo il torrente Barbozzaia a Raggiolo, arricchita con quattro postazioni sonore, un vero e proprio percorso musicale nel Parco Fluviale della Mercatella. Il progetto si chiama “I suoni della natura” ed è stato realizzato dal Comune di Ortignano Raggiolo col contributo del PNRR. Le quattro postazioni, molto ben integrate nel contesto naturale, permettono di riprodurre e amplificare i rumori tipici del bosco, da “La macchina del tuono”, a “La macchina della pioggia”, a “Lo xilofono del vento” fino a “La voce dell’uomo”. Il Parco Fluviale, sviluppato su oltre seimila metri quadrati, è stato realizzato recuperando e riqualificando l’area che, nei secoli, ha ospitato il mercato del borgo, trasformata in un luogo vivo che oggi ospita angoli per il relax e la meditazione, un’area pic-nic, uno spazio per la messa in scena di spettacoli e il percorso dedicato ai suoni.

L'area del torrente Barbozzaia, Raggiolo
L’area del torrente Barbozzaia

“Vivere il fiume Corsalone (affluente dell’Arno, n. d. r.), percorso di outdoor culturale” è invece il nome di un itinerario creato lungo il fiume per promuovere il turismo sostenibile nel tratto che dall’abitato di Corsalone nel Comune di Chiusi della Verna arriva ai confini col Comune di Bibbiena, in un’area molto frequentata ma solo d’estate. Tra camminamenti protetti, aree attrezzate per la sosta e il pic-nic, e il collegamento con la ciclopista dell’Arno così da inserire il percorso all’interno di una rete più ampia dedicata alla mobilità dolce, il tragitto fluviale risulta moderno e accessibile, pensato per un modello di turismo attento all’ambiente e all’identità del luogo. Fondamentale la collaborazione del Consorzio di Bonifica Alto Valdarno, che ha lavorato alle opere di difesa spondale e all’adeguamento delle infrastrutture lungo il Corsalone.

Un palcoscenico diffuso nel verde

Altra opera innovativa e destinata a rilanciare questi posti unici al mondo è l’anfiteatro naturale realizzato dal Comune di Chiusi della Verna, anch’esso con i fondi del Pnrr. Un luogo destinato a diventare un punto di riferimento per le attività culturali del paese casentinese. L’Anfiteatro Naturalis, all’interno del Parco Martiri della Libertà, è infatti stato concepito come uno spazio performativo immerso nel verde, dove il pubblico vive l’esperienza artistica a diretto contatto con l’ambiente. Qui le rassegne culturali fondono teatro, musica, laboratori artistici e trekking narrativi con performance nel bosco, con un obiettivo: trasformare il borgo in un “palcoscenico diffuso”.

Chiusi della Verna @ Fernando Bernardi
Chiusi della Verna 

 

Centri di socialità e presidi culturali

Per contrastare lo spopolamento Raggiolo ha invece puntato tutto sulla socialità, a partire dall’infopoint di piazza San Michele, realizzato dal Comune di Ortignano Raggiolo con fondi PNRR e gestito dalla cooperativa Oros, punto di riferimento per conoscere e vivere il borgo tra mappe, pubblicazioni, suggerimenti di itinerari, informazioni sulle tradizioni locali e sulle attrazioni storiche, culturali e naturalistiche. Un centro di socialità nato anche per ospitare un calendario di iniziative gratuite, promosse dalla cooperativa Oros, creare aggregazione e raccontare il territorio. Altri due centri di questo tipo sono stati realizzati a Badia a Tega e a San Piero in Frassino, con biblioteca e ostello; ed è stato anche creato un nuovo Infopoint a Chiusi della Verna. Sempre a Chiusi, è nata nel 2024 la Biblioteca comunale “Fratello Sole, Sorella Luna”, realizzata con fondi PNRR M1C3 nel progetto “Laudato Si” e con finanziamenti del Comune di Chiusi della Verna. Punto di riferimento per cittadini, scuole e realtà associative grazie a iniziative, laboratori e collaborazioni, è un vero e proprio presidio di cultura e partecipazione. Proprio qui è stato attivato il progetto delle Botteghe della Salute – sportelli per prenotazione di visite ed esami, stampa di referti medici, pagamento ticket e scelta del medico online – ed è stato sottoscritto un accordo di collaborazione con l’Anci Toscana che permetterà, per il biennio 2026-2027, di attivare percorsi di miglioramento dei servizi di sanità digitale, facilitazione dell’accesso ai servizi sanitari online e orientamento ai cittadini. Ancora nell’ottica di contrastare l’abbandono dei centri abitati, sono stati realizzati, in collaborazione con Miniconf, azienda locale nel settore moda e abbigliamento, corsi di formazione per approfondire le possibile opportunità lavorative in questo ambito. L’obiettivo è quello di favorire la formazione professionale, l’acquisizione di nuove competenze e il confronto tra gli studenti universitari.

La rinascita del Mulino di Morino

Al centro del progetto di rilancio anche il Mulino di Morino, uno dei più significativi esempi di archeologia rurale del Casentino: alimentato dalle acque del torrente Barbozzaia, questo testimone dei tempi che furono un tempo era al centro di un sistema produttivo legato alla lavorazione dei cereali e delle castagne, per secoli alla base dell’economia locale. Oggi inserito nel circuito dell’Ecomuseo della Castagna e della Transumanza, il mulino è stato oggetto di interventi di recupero importanti, a partire da pannelli e installazioni che illustrano il funzionamento delle macine e il ruolo sociale del mulino nella vita comunitaria, fino alla rimessa in funzione e valorizzazione con la riattivazione delle macine in pietra. Oggi il mulino è un vero e proprio laboratorio didattico per scuole e visitatori (le visite guidate sono organizzate dall’associazione Brigata di Raggiolo), un presidio di cultura materiale, tappa fondamentale di percorsi legati al paesaggio e alle tradizioni locali. Un luogo che tramanda saperi e che valorizza un patrimonio immateriale prezioso, che custodisce la storia di tutti noi.