Fuggire dallo stress: le sette isole più remote dell’Oceano Pacifico

Fuggire dallo stress: le sette isole più remote dell’Oceano Pacifico

Ci sono alcuni momenti in cui l’idea di un viaggio è sufficiente a riposare la mente, a mettere ordine nel caos della vita quotidiana. E quando c’è bisogno di un luogo in cui rifugiarsi un’isola deserta  è la prima cosa che viene in mente, il topos d’eccellenza. Ma che vogliate raggiungerle davvero o sognarle con più dettagli a disposizione, ecco qui sette isole remote che vi aspettano nel Pacifico per liberare la mente e scoprire paesaggi e culture sensazionali.

Le isole remote del Pacifico non hanno solo spiagge da offrire, ma una cultura antica, in grande connessione con la natura©Matteo Colombo/Getty Images

Le isole remote del Pacifico non hanno solo spiagge da offrire, ma una cultura antica, in grande connessione con la passione per la natura

1. ‘Atiu, Isole Cook

Grotte, uccelli e bevute secondo l’uso locale. 

Prima dell’arrivo degli europei, ‘Atiu aveva un discreto potere nella regione e i suoi guerrieri erano noti per la ferocia e crudeltà in combattimento. Oggi invece quest’isola rocciosa contornata dalla barriera corallina è conosciuta per ragioni assai meno cruente: ‘eco-capitale’ delle Isole Cook, è un paradiso per i naturalisti e gli amanti del birdwatching, ma è anche un’ottima meta per i viaggiatori alla ricerca di un’isola legata alle tradizioni.

Cosa vedere e fare

Le profonde grotte calcaree celate nei meandri del makatea ricoperto di vegetazione sono la peculiarità più celebre di ‘Atiu. È indispensabile avere con sé una torcia elettrica e calzare scarpe robuste, perché il corallo è affilato come un rasoio. Le grotte principali si trovano su una proprietà privata e per visitarle avrete bisogno di una guida. Molte grotte venivano usate per le sepolture; tenete presente che è tapu (tabù) recare disturbo alle ossa, se non volete essere perseguitati da una maledizione.

Il Lake Te Roto è noto per le itiki (anguille) che ospita, una rinomata prelibatezza dell’isola. Sulla sponda occidentale, una grotta conduce fino al mare passando per il makatea.

Se avete voglia di andare in spiaggia, vi consigliamo:

• Taunganui Harbour
e Oravaru Beach Il posto più adatto per nuotare è Taunganui Harbour, sulla costa occidentale, dove l’acqua è trasparente e profonda.

• Taungaroro e Tumai A sud di Oravaru Beach ci sono Taungaroro e Tumai, le due spiagge più frequentate per la balneazione.

• Takauroa Beach Si può nuotare nelle tre incantevoli doline a ovest di Takauroa Beach soltanto con la bassa marea, quando fra Takauroa Beach e Matai Landing la laguna si prosciuga attraverso queste cavità e i pesci rimangono intrappolati in un acquario naturale conosciuto con il nome di Coral Garden (‘Giardino di Corallo’).

Veduta aerea dell'isola di Raivavae, Polinesia Francese

Veduta aerea dell’isola di Raivavae, Polinesia Francese

2. Raivavae, Polinesia Francese

Magnifica come Bora Bora, ma con una delle culture più autentiche del paese. 

Raivavae è un paradiso, non soltanto per la sua ampia laguna blu, per gli splendidi motu di sabbia bianca e l’entroterra montuoso dominato dalla vetta quadrata del Mont Hiro (437 metri), ma anche per la calorosa accoglienza dei polinesiani e per la straordinaria occasione di entrare in contatto con lo stile di vita tradizionale. Curiosamente, pur essendo considerata una delle grandi bellezze del Pacifico meridionale, l’isola è raggiunta da pochissimi turisti.

Che cosa vedere e fare

L’incantevole laguna di Raivavae, brulicante di fauna marina e circondata da motu coperti di alberi di guaiaco, è uno dei tesori del Pacifico meridionale. Il Motu Piscine (letteralmente ‘motu piscina’; Motu Vaiamanu) è il motu più conosciuto, orlato di spiagge bianche e con un canale dalle acque turchesi e trasparenti, ricche di pesci tropicali, che lo separa dal motu vicino. Assolutamente favoloso.

3. Ta’u, Samoa Americane

Megattere, uccelli, montagne spettacolari, una costa accidentata… e poco altro. 

Sulla spettacolare costa meridionale di questa isola lontana e scarsamente popolata si ergono alcune delle scogliere più elevate al mondo. Le fitte foreste pluviali dell’isola sono l’habitat di volpi volanti e di numerose specie autoctone di uccelli. Ta’u è anche l’unico habitat in cui vive il boa del Pacifico.

Che cosa vedere e fare

Sito di Saua 

Questo sito sacro è il luogo in cui Tagaloa creò i primi uomini prima di inviarli in Polinesia. Il luogo è avvolto da un’atmosfera antica e quasi sovrannaturale ed è caratterizzato da massi di origine vulcanica, onde fortissime e una spiaggia spazzata dal vento. Alcuni brevi sentieri conducono alla principale area archeologica e diversi fale sono stati eretti come riparo.

Judds Crater (Luatele Crater) 

Il trekking fino a questo enorme cratere vulcanico dovrebbe essere tentato solo da escursionisti di grande esperienza, accompagnati da una guida; contattate il National Park of American Samoa con grande anticipo per ingaggiarne una per l’escursione. La camminata richiede circa tre ore (per la sola andata) dalla strada nei pressi di Fiti’uta.

La valley of giants 

L’atmosfera ultraterrena dell’isola non è limitata alla terra: le acque circostanti ospitano una delle più grandi, antiche e misteriose colonie di corallo del pianeta. Conosciuta come Valley of Giants, questa straordinaria barriera corallina è popolata da enormi ‘sassi’ di corallo vivo del genere Porites. Il più grande è il gigantesco Big Momma, che raggiunge un’altezza di 6,4 metri e una circonferenza di 41 metri, e si ritiene abbia almeno 530 anni.

L'incantevole spiaggia di Uoleva, Tonga ©LimeWave - inspiration to exploration/Getty Images

L’incantevole spiaggia di Uoleva, Tonga

4. Uoleva, Tonga

Un paradiso per gli amanti delle spiagge, con le balene che transitano al largo. 

Avete rapinato una banca? Volete fuggire da un’accusa di evasione fiscale? L’isola di Uoleva, appena a sud di Lifuka, è il luogo ideale per nascondersi. Abitata esclusivamente dai gestori delle guesthouse (non ci sono villaggi), offre un’esperienza del Sud Pacifico autentica e con poco altro da fare che nuotare, dedicarsi allo snorkelling, andare a pesca, leggere e rilassarsi (e studiare la via di fuga migliore nel caso i poliziotti bussassero alla porta). Qui le balene nuotano vicino alla costa durante le migrazioni (da giugno a ottobre) e a volte le si vede compiere grandi balzi appena al largo dell’isola.

Pernottamento e pasti

Su Uoleva non ci sono negozi o ristoranti. Portatevi scorte alimentari a sufficienza o mangiate presso il vostro alloggio.

5. Isole Maskelyne, Vanuatu

Entrate in contatto con la vita del villaggio, andate in un kava bar e assaggiate il granchio indopacifico. 

Le attrattive principali, oltre alla vita tranquilla che si svolge nel villaggio, sono le barriere coralline e le riserve marine, il nuoto, lo snorkelling (dovrete portarvi la vostra attrezzatura), la canoa e le battute di pesca; starà a voi poi decidere se organizzarvi in modo indipendente o partecipare a un tour organizzato.

L’isola principale del gruppo, Uliveo (Maskelyne), è una località accogliente nella quale si trova l’unica struttura ricettiva: qui potrete vedere gli abitanti intenti a costruire canoe, a intrecciare oggetti d’uso quotidiano, a confezionare collane e a perlustrare la costa alla ricerca di creature marine commestibili quando cala la marea.

Che cosa vedere e fare

Partecipate all’escursione guidata a bordo di una canoa polinesiana fino alla riserva naturale Ringi Te Suh
Marine Conservation Area, una barriera di 100 ettari tutelata dagli abitanti del villaggio di Pellonk (il nome della riserva significa ‘lasciatelo in pace’). Si può fare snorkelling sopra lo splendido Giardino di Tridacne Giganti e un picnic su un’isola artificiale.

Il reef delle Sawa-I-Lau Caves, nelle Fiji

Il reef delle Sawa-I-Lau Caves, nelle Fiji

6. Gruppo delle Lau, Fiji

Spingetevi fino a queste splendide isole incontaminate e poco conosciute. 

Il Gruppo delle Lau costituisce l’ultima frontiera delle Fiji: una sessantina di isole sparse nell’angolo sud-orientale del vasto arcipelago e visitate da pochi viaggiatori. Chi si spinge fin qui trova innumerevoli baie, atolli deserti circondati dal reef e isole poco popolate con entroterra montuosi.

Gli abitanti delle Lau sono famosi per l’arte di intagliare il legno e la lavorazione del masi (tessuto di corteccia); la loro cultura risente della forte influenza della vicina Polinesia. Nonostante il clima sia più secco che nel resto delle Fiji, possono scatenarsi violente tempeste, tanto che alcune baie vengono utilizzate dagli yacht di passaggio come rifugio dagli uragani.

Una laguna sull'isola di Maré, Nuova Caledonia

Una laguna sull’isola di Maré, Nuova Caledonia

7. Maré, Nuova Caledonia

Scoprite la cultura kanak nelle Isole della Lealtà. 

Con la sua pittoresca linea costiera orlata da splendide spiagge e frastagliate scogliere coralline, un entroterra che racchiude interessanti piscine naturali negli anfratti del terreno e un misterioso edificio di pietra, non c’è da meravigliarsi che le peculiarità geografiche di Maré abbiano ispirato diverse leggende.

Che cosa vedere e fare

Aquarium Naturelle 

Circa 3 chilometri a sud di Tadine, una grande piscina naturale scavata tra le rocce è una sorta di acquario collegato al mare da un canale sotterraneo: qui si possono ammirare pesci Napoleone, pesci pappagallo, labridi e talvolta anche tartarughe che nuotano nell’acqua traslucida. Il sito è indicato da cartelli presso un’area di parcheggio accanto alla strada principale.

Trou de Bone 

A circa 3 chilometri dalla strada La Roche–Tadine, sulla strada per Thogone, c’è il Trou de Bone, una profonda cavità rocciosa i cui fianchi ripidi scendono verso un rigoglioso giardino tropicale e una piscina naturale.

Shabadran

Questa splendida e isolata spiaggia all’estremità sud-orientale di Maré, circondata da scogliere e boschi, può essere la meta di una fantastica camminata da compiere in giornata. È necessario essere accompagnati da una guida

Il Golfo di Baratti: I Caraibi in Toscana

Il Golfo di Baratti: I Caraibi in Toscana

Siete mai stati in un paradiso caraibico senza salire su un aereo? Strano, penserete, ma non impossibile! Il Golfo di Baratti è un piccolo scorcio di natura (quasi) incontaminata che si insinua tra il Mar Tirreno e il Mar Ligure, a pochi passi da Piombino, sul tratto litorale toscano che da Livorno prosegue verso Grosseto. Una meta a portata di mano (e di tasca!) per chiunque sia in visita della Toscana e voglia apprezzare un angolo di mondo in cui natura, storia ed arte si uniscono dando vita ad un luogo senza tempo.

Brevi cenni storici

Il tratto del litorale toscano di cui stiamo parlando fu sede di uno dei più importanti insediamenti della civiltà etrusca mai esistiti; sul promontorio che domina il golfo si erge, infatti, Populonia, un’antica città etrusca di notevole rilevanza, dove ancora oggi possiamo ammirare alcuni resti di quella che fu la splendente civiltà dell’Etruria.

L’attuale Golfo di Baratti costituiva, un tempo, uno dei porti etruschi più importanti del litorale toscano, un attivo e popolato luogo di scambio di merci e, non meno importante, di lavorazione del ferro. Questa seconda attività costituisce in parte la ricchezza e la particolarità di questo luogo…Perchè, vi chiederete voi, si trattava di ferro, mica di oro! Beh, fate un salto sulle sabbiose spiagge di Baratti e adagiatevi a godervi un pò di sole e di tranquillità, capirete immediatamente ciò di cui sto parlando! Tutt’oggi, infatti, il colore della sabbia presenta una peculiare caratteristica nera-argentea che brilla sotto i raggi del sole. Sono i residui ferrosi dell’antica lavorazione del ferro, talvolta se ne possono trovare persino interi pezzetti scavando qua e là.

Il porto

Oggi a Baratti è presente un piccolo porticciolo turistico, che contribuisce nell’insieme a creare quella sorta di atmosfera senza tempo che avvolge l’intero golfo. Un tempo, però, l’attività portuale era ben più importante e redditizia e le dimensioni del porto ben diverse, ma soprattutto diversa era la sua posizione: col tempo, infatti, il mare ha eroso gran parte del golfo, portando via sempre più spiaggia (fenomeno che purtroppo avviene tutt’oggi); si presume, infatti, che l’antico porto sia adesso ad una cinquantina di metri dalla riva, sommerso dalle miti acque del golfo ed eroso dall’inesorabile passare del tempo.

Un tesoro…di natura

Ma la particolarità di Baratti non finisce qui! La splendida spiaggia, che si cala dolcemente nelle acque del golfo, è salvaguardata alle sue spalle da una folta pineta che ogni anno, all’arrivo della primavera, si popola di famiglie, bambini e ragazzi, pronti a godersi i primi cenni della bella stagione. E se siete appassionati di snorkeling e immersioni, Baratti è un vero tesoro tutto da scoprire: la sua ricchezza di flora e fauna vi farà perdere la cognizione del tempo (forse, se non siete provvisti di una buona muta, la temperatura dell’acqua ad un certo punto vi riporterà coi piedi sulla terraferma!), ma i veri tesori potrebbero anche nascondersi tra le rocce alle estremità del golfo o sotto i fondali sabbiosi che di tanto in tanto restituiscono i resti di quella civiltà così lontana ma al tempo stesso così presente, come la famosa anfora d’argento, trovata ormai quasi 40 anni or sono ed oggi custodita nel museo di Piombino.

Resti di un’antica civiltà

E se alle spalle della spiaggia si estende la bellissima pineta di Baratti, attraversando la stretta strada che percorre il golfo fino alla sua estremità meridionale ci imbattiamo in un vero e proprio museo a cielo aperto: la necropoli, oggi parte del Parco Archeologico di Baratti e Populonia, uno scorcio di civiltà etrusca che pare aver trapassato la dimensione temporale per insinuarsi lì, tra i numerosi turisti che ogni anno si rilassano sulle spiagge prospicenti ed i passanti, che si fermano, magari per un caffè ed una foto, o per uno sfizioso pranzetto in uno dei graziosi e caratteristici ristorantini.

Lì, proprio dietro a tutto questo brulicare turistico, si erge la necropoli etrusca, dove la vita terrena cessava e il corpo si accingeva a riposare per l’eternità. Può sembrare una descrizione un pò melancolica forse, ma vi assicuro che questa è la sensazione che si riceve visitando questi luoghi. Ma se siete dei tipi avventurosi e non amate le visite guidate tra percorsi stabiliti, potete oltrepassare queste magnifiche tombe a tumulo (anche se meritano una visita) ed addentrarvi nel percorso tra i boschi per raggiungere Buca delle Fate, una cala vicina di una bellezza incomparabile: seppur nascosti tra gli alberi e non proprio definiti come lo sono le tombe della necropoli, alcuni tumuli ergono dal suolo… C’è chi dice che anch’essi siano resti di quella che fu l’antica città dei morti…Vedere per credere!

Da qualche anno, inoltre, visitare la spiaggia di Baratti è diventato una vera e propria scoperta archeologica! Alcuni scavi sono emersi proprio a ridosso del litorale, circondati da nastri che ne impediscono (purtroppo solo ‘formalmente’) l’ingresso ai non addetti ai lavori, e che rivelano, seppur in parte, resti dei vecchi insediamenti. Purtroppo la mancanza di fondi impedisce che questi lavori siano portati a termine e spesso vediamo questi scavi lasciati in balia del tempo, ad invecchiare precocemente sotto il sole, la pioggia e l’opera dei vandali, come se fossero tuttora isolati da ciò che li circonda, e dunque mi chiedo: perché rischiare di perdere parte di quell’eredità che dovremmo vantare di aver scoperto?

Come arrivare

Spero di avervi invogliati almeno un pò a visitare questo splendido angolo di paradiso, ma a questo punto mi sento in dovere di fare un piccolo appunto: credo che per tanti, come per me, costituisca un tesoro di ricordi, un luogo dall’immenso valore affettivo. Una simile meraviglia non può essere nascosta agli occhi del mondo, è importante, però averne rispetto, non solo di Baratti, di qualsiasi posto visitiate.

A questo punto, ecco le indicazioni per arrivare: la macchina è senz’altro il mezzo più comodo per raggiungere il golfo. Dalla superstrada che collega Livorno a Grosseto, prendere l’uscita ‘San Vincenzo’ o la successiva ‘Venturina’ e proseguite in direzione di Piombino. Troverete l’indicazione per Baratti sulla destra.

In treno, è possibile arrivare a San Vincenzo, piccola località turistica ad una quindicina di chilometri, e prendere un bus in direzione di Piombino (il tratto di strada che dall’arteria principale, chiamata Principessa, si snoda verso Baratti, sarà percorribile a piedi…una camminata di una ventina di minuti); è presente, inoltre, una stazione ferroviaria a Populonia, collegata poi con il golfo di Baratti tramite bus e navette anche se con menor numero di terni, per quello arrivare a San Vicenzo risulta più semplice.


Buona visita!

Sarajevo si rilancia come city break estivo

Sarajevo si rilancia come city break estivo

Un’offerta che punta a intercettare il segmento dei city break brevi, sostenuti da collegamenti low cost diretti da Milano Bergamo e Roma Fiumicino.

Estate di eventi tra musica, teatro e cinema

Durante i mesi estivi la capitale bosniaca propone un calendario culturale diffuso che contribuisce a rafforzarne il posizionamento turistico. Tra gli appuntamenti principali figurano “Kultura na ulice!”, rassegna che da giugno a settembre porta performance artistiche negli spazi pubblici, e “Baščaršijske noći”, in programma a luglio, che trasforma il centro storico in un palcoscenico a cielo aperto.Evento di riferimento della stagione resta il Sarajevo Film Festival, in programma dal 14 al 21 agosto 2026, tra i principali appuntamenti cinematografici dell’Europa sud-orientale e motore importante di attrattività internazionale per la città.

Una città stratificata tra culture e religioni

Definita spesso la “Gerusalemme d’Europa”, Sarajevo si caratterizza per la convivenza di più tradizioni religiose e culturali nello stesso spazio urbano. Nel giro di poche decine di metri convivono moschee, chiese, sinagoghe e cattedrali, in un tessuto cittadino che riflette la storia multiculturale dei Balcani. Il percorso “Where Cultures Embrace” attraversa in pochi minuti diversi luoghi di culto, offrendo una lettura diretta della coesistenza culturale che definisce l’identità della città. A questo si affiancano esperienze come “Sarajevo through stories”, che valorizza il racconto urbano attraverso testimonianze di artisti, guide e residenti. Tra le tappe culturali più significative figura anche il Museo dell’Infanzia in Guerra, che ripercorre il periodo dell’assedio attraverso oggetti personali e testimonianze legate all’infanzia durante il conflitto.

Centro storico e identità urbana

Il centro storico di Sarajevo si sviluppa in un perimetro compatto e percorribile a piedi. Il quartiere di Baščaršija conserva l’impronta ottomana con botteghe artigiane e caffè tradizionali, mentre la vicina via Ferhadija segna il passaggio verso l’eredità austro-ungarica. Tra i luoghi simbolo figurano la Vijećnica, ex biblioteca nazionale ricostruita dopo la guerra, e il Ponte Latino, legato agli eventi che hanno segnato la storia europea del Novecento.La dimensione quotidiana della città si riflette anche nella gastronomia e nelle abitudini locali, dal rito del caffè alla cucina tradizionale delle aščinice, fino alle specialità come ćevapi e pita.

Natura a pochi minuti dal centro

Uno degli elementi distintivi dell’offerta turistica è il rapporto immediato tra città e natura. Dal centro urbano è possibile raggiungere in pochi minuti la funivia che conduce al Monte Trebević, storica infrastruttura costruita negli anni ’50, distrutta durante la guerra e riaperta nel 2018. Il collegamento consente di passare dal cuore della città a un contesto montano in meno di dieci minuti, con viste panoramiche su Sarajevo e accesso a sentieri escursionistici e aree verdi.

Collegamenti dall’Italia e posizionamento turistico

La destinazione è servita da collegamenti diretti con l’Italia grazie ai voli da Milano Bergamo e Roma Fiumicino operati da vettori low cost, elemento che rafforza la sua competitività nel segmento dei city break brevi. Sarajevo si conferma così una destinazione in crescita, in grado di integrare cultura, eventi e natura in un’offerta urbana compatta e accessibile, sempre più orientata al turismo europeo di breve durata.

Sembra un sogno di Gaudì, invece è un giardino meraviglioso nel cuore della Maremma Toscana

Sembra un sogno di Gaudì, invece è un giardino meraviglioso nel cuore della Maremma Toscana

Sulle colline di Capalbio, c’è un giardino visionario ispirato ai tarocchi che ricorda da vicino i colori di Gaudí, tra sfingi abitabili, specchi e arcani giganti.

Nel 1998, su una collina della Maremma grossetana, ha aperto al pubblico un giardino di sculture che sembra uscito da un sogno catalano. Prima ancora di vedere le opere, si incontra un lungo muro di tufo caldo, firmato da Mario Botta, bucato soltanto da un varco perfettamente rotondo.

Fuori ci sono campi, lecci, odore di macchia mediterranea e di salsedine lontana. Dentro, l’esplosione: specchi, ceramiche, mosaici coloratissimi, figure gigantesche. In molti lo definiscono il “Parc Güell della Toscana”, ma il suo nome vero è Giardino dei Tarocchi e si trova a Garavicchio, frazione di Pescia Fiorentina, nel comune di Capalbio.

Foto di tarot

Dov’è il Giardino dei Tarocchi e perché ricorda Barcellona

Secondo il sito ufficiale, il Giardino dei Tarocchi occupa circa 2 ettari di collina terrazzata in Maremma. Ventidue sculture-architetture monumentali, alte fino a circa 15 metri, interpretano gli arcani maggiori dei tarocchi.

Il richiamo a Gaudí è immediato: linee curve, nessun angolo netto, superfici rivestite da mosaici di specchi, vetro e ceramica come a Parc Güell. Solo che qui, invece della città, lo sfondo è il silenzio della campagna toscana, con la luce che rimbalza sulle tessere colorate e sugli ulivi.

La visione di Niki de Saint Phalle, da Parc Güell alla Maremma

L’ideatrice del Giardino dei Tarocchi è l’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle. Come ricordano diverse ricostruzioni storiche, l’illuminazione arriva dopo una visita a Parc Güell di Gaudí e al Parco dei Mostri di Bomarzo. Da lì nasce il desiderio di creare un giardino fantastico “mediterraneo”, tutto suo.

I lavori iniziano nel 1979 e vanno avanti per circa diciassette anni. Il parco apre al pubblico nel 1998, ma per Niki diventa molto prima un luogo di vita quotidiana. Collabora con l’architetto Mario Botta, che progetta l’ingresso in tufo, con il marito Jean Tinguely, autore delle strutture metalliche e delle “macchine” in movimento, e con l’artista Pierre Marie Le Jeune, che firma le panchine sinuose.

Il risultato è un insieme barocco e luminoso, dove l’arte contemporanea incontra la tradizione dei giardini storici italiani, ma con la libertà cromatica che a Barcellona abbiamo visto sulle panchine ondulate di Gaudí.

Foto di niki de saint phalle

Entrare nel sogno: cosa vi aspetta nel Giardino dei Tarocchi

Oltrepassato il cerchio nel muro di tufo, ci si ritrova in una piazza centrale che sembra un piccolo anfiteatro. Al centro una vasca d’acqua, intorno le prime figure: Papessa e Mago, fusi in un’unica struttura. Il Mago è rivestito di tessere a specchio che moltiplicano il sole in centinaia di riflessi, mentre l’acqua scende dalla bocca della Papessa lungo una scala blu.

Tutto attorno, le panchine di Le Jeune, onde rivestite di mosaici in cui sedersi a guardare con calma il caos colorato del parco. Da qui si capisce che non si tratta solo di una collezione di opere, ma di un percorso simbolico in cui ogni arcano è una tappa.

Sulla collina spiccano due presenze “gaudiane” in chiave maremmana: l’Imperatrice-Sfinge e l’Imperatore. L’Imperatrice è una figura femminile gigantesca, morbida, rivestita di ceramiche, che nasconde all’interno una vera casa. Pareti interamente specchiate, una sala centrale abbagliante, una scala che porta ai due seni trasformati in camera da letto e cucina. Qui Niki ha vissuto a lungo durante il cantiere: un ventre di specchi in cui la vita quotidiana e il sogno si confondevano.

L’Imperatore, poco distante, è una sorta di cittadella in miniatura. Colonnati, logge, passaggi sopraelevati, vasche, dettagli ironici, vetri di Murano incastonati nei mosaici. È il punto in cui l’affinità con Gaudí è più evidente: stessa gioia delle superfici curve, stessa tentazione di guardare ogni centimetro da vicino.

Foto

Proseguendo si passa sotto il Sole, un grande uccello multicolore, e si incontra il Papa, costruito da Tinguely con una struttura metallica filiforme. Tra i sentieri compaiono l’Eremita blu con il cuore rosso, la Stella immersa in una vasca, la Temperanza trasformata in piccola cappella a specchi con foto degli amici e compagni di lavoro dell’artista.

Nella zona più boscosa appaiono figure potenti e un po’ inquietanti: l’Impiccato dentro un albero invaso da serpenti, la Giustizia con dentro una macchina cigolante, la Morte sorridente a cavallo, il Diavolo dalle curve esagerate, infine il Mondo con un globo che ruota grazie a un congegno meccanico. La Ruota della Fortuna muove l’acqua che alimenta la fontana iniziale, collegando idealmente tutto il percorso.

Lungo i sentieri di cemento, Niki ha inciso frasi, numeri, schizzi, appunti. Leggerli mentre si cammina trasforma il parco in un diario a cielo aperto: si sente la sua voce che commenta, ride, si arrabbia, spera.

 

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Consigli pratici per visitare il Giardino dei Tarocchi

Secondo le informazioni aggiornate diffuse dai gestori, il Giardino dei Tarocchi è aperto indicativamente dal 1° aprile al 15 ottobre, tutti i giorni nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 19.30, con ultimo ingresso intorno alle 18.15. Orari e calendario possono variare, quindi conviene sempre verificare sul sito ufficiale prima di mettersi in viaggio.

La capienza giornaliera è limitata e il consiglio è di acquistare il biglietto online con anticipo, soprattutto nei weekend e in piena estate. Per la visita calcolate almeno due-tre ore: tra sculture, dettagli e foto, il tempo vola.

Si arriva comodamente in auto percorrendo la statale Aurelia e uscendo in zona Capalbio, poi seguendo le indicazioni per Garavicchio. Chi viaggia in treno può scendere a Capalbio Scalo, a circa dieci chilometri, e proseguire con taxi o auto a noleggio.

Il periodo migliore? Primavera e inizio autunno, quando la luce è morbida e il caldo più gestibile. Indispensabili acqua, cappellino, crema solare e scarpe comode: il percorso è tutto all’aperto, su cemento e sterrato, con poche zone d’ombra. Le superfici a specchio e le macchine di Tinguely creano rumori e riflessi continui, splendidi ma intensi per chi è molto sensibile agli stimoli.

Perché sembra un sogno di Gaudí ma è tutto toscano

Il Giardino dei Tarocchi è uno di quei posti che ribaltano l’idea di “gita in Toscana”. Non ci sono cipressi ordinati e casali in pietra, ma un tripudio di mosaici, sculture pop, simboli esoterici in mezzo alla campagna.

Chi ama Barcellona ritroverà le curve e i colori di Gaudí, però immersi nel paesaggio ruvido della Maremma, con il vento che arriva dal mare. Ogni carta dei tarocchi diventa una tappa di un piccolo viaggio interiore, dal Mago al Mondo. E quando si riguardano le foto, tra sfingi variopinte e draghi verdi, viene spontaneo giocare con gli amici: indovinate dove sono? Nessuno pensa a Capalbio. Ed è proprio questo il bello.

Foto di sculptures

Europa: 13 destinazioni da sogno tra città, natura e lusso

Europa: 13 destinazioni da sogno tra città, natura e lusso

Dalle capitali creative ai borghi nascosti, passando per isole selvagge e rifugi discreti: una selezione di mete da non perdere.

In un momento in cui il lusso del viaggio non è più soltanto la distanza percorsa, ma la qualità dell’esperienza vissuta, l’Europa torna a imporsi come la scelta più intelligente e sofisticata per chi desidera partire.

Vicina, culturalmente inesauribile e sorprendentemente diversificata, offre oggi una combinazione rara di accessibilità, fascino e autenticità. Dalle coste meno battute del Mediterraneo ai villaggi alpini sospesi nel tempo, fino alle capitali creative che reinventano il concetto di lifestyle urbano, il continente europeo custodisce destinazioni capaci di stupire anche il viaggiatore più esperto.

In un’epoca in cui il viaggio premia l’esperienza più della distanza, restare in Europa non significa rinunciare all’avventura: significa sceglierla con maggiore consapevolezza.

Valencia in primavera: la nuova capitale mediterranea del lifestyle

Con l’arrivo della primavera, Valencia si rivela nella sua espressione più affascinante: luminosa, sofisticata e perfettamente bilanciata tra heritage storico e visione contemporanea. Tra facciate dal tocco moderno, boutique hotel di design e piazze animate da terrazze all’aperto, la città incarna una nuova idea di lifestyle mediterraneo, più raffinata e internazionale.

Il cuore verde dei Giardini del Turia, uno dei parchi urbani più scenografici d’Europa, attraversa la città come un boulevard naturale, oggi ulteriormente valorizzato da nuovi interventi dedicati alla biodiversità e alla mobilità sostenibile. A pochi minuti dal centro, le spiagge ancora tranquille durante la stagione primaverile sono perfette per lunghe passeggiate sul mare e aperitivo al tramonto fronte acqua. Sul fronte culturale, il 2026 segna l’apertura del nuovo Museo Sorolla nel Palacio de las Comunicaciones, consolidando il ruolo di Valencia come una delle città culturalmente più dinamiche d’ Europa.

Lago Balaton: il rifugio chic dell’Europa centrale

Più sofisticato di quanto il suo profilo ancora under-the-radar lasci immaginare, il Lago Balaton è la risposta dell’Europa centrale alle grandi destinazioni lacustri del continente. A poco più di un’ora da Budapest, questo iconico specchio d’acqua, conosciuto come il “mare degli ungheresi”, offre un mix irresistibile di natura, e lusso slow.

Le sue rive punteggiate di vigneti, boutique guesthouse e piccoli porti turistici invitano a un ritmo più lento, fatto di giornate in barca a vela, degustazioni di vini locali al tramonto e pedalate panoramiche lungo la costa. Poco distante, la penisola di Tihany aggiunge un tocco quasi provenzale con i suoi celebri campi di lavanda, trasformando il Balaton in una delle fughe più inattese della stagione.

Grecia: il lusso discreto della conoscenza

C’è un modo diverso di viaggiare in Grecia. Non quello delle isole affollate o delle cartoline già viste, ma un’esperienza più raffinata, costruita intorno a ciò che questo Paese offre di più prezioso: la sua eredità culturale. È la proposta firmata Gattinoni Travel, pensata per chi considera il viaggio un investimento in conoscenza, oltre che in bellezza. Il percorso si apre ad Atene, dove la visita all’Acropoli di Atene assume un tono completamente diverso grazie alla presenza di un’archeologa professionista.

L’itinerario prosegue verso Delfi, un tempo crocevia spirituale del mondo antico, oggi meta che continua a esercitare un fascino quasi intatto. A seguire, Micene, dove il racconto si sposta sulle origini del potere e sulle prime forme di organizzazione statale nel Mediterraneo.

Non manca Olimpia, luogo in cui nacque l’idea stessa di competizione internazionale. Visitare questo sito oggi significa comprendere come sport, politica e cultura fossero già allora profondamente intrecciati. Il viaggio si conclude con una delle esperienze visive più sorprendenti d’Europa: le Meteore. I monasteri arroccati su pilastri di roccia offrono un esempio raro di armonia tra natura e spiritualità, riconosciuto anche dall’Unesco.

Monaco: il lusso che impara a rallentare

Nel momento in cui il lusso globale insegue sempre più spazio e privacy, Monaco fa una scelta controcorrente: valorizzare la densità. Qui tutto è vicino, calibrato, quasi coreografato, dal glamour di Monte-Carlo alla quiete sospesa della Rocca. Ma la vera svolta è nel ritmo: meno ostentazione, più benessere.

La riapertura del Jardin Exotique de Monaco non è solo un evento botanico, è un segnale culturale. Monaco non cambia pelle, affina il proprio linguaggio: resta esclusiva, ma diventa più contemplativa. E in un’Europa che cerca destinazioni sicure, accessibili e sempre più “walkable”, il Principato gioca una partita sorprendentemente attuale.

Gozo: dove il Mediterraneo torna essenziale

Se Malta è energia e stratificazione, Gozo è sottrazione. Un’isola che non ha mai inseguito il turismo di massa e che oggi, proprio per questo, acquista un valore nuovo nel panorama mediterraneo: quello dell’essenzialità.

In primavera, la luce diventa materia. Disegna le Xwejni Salt Pans, scolpisce le scogliere battute dal vento e accompagna i sentieri che attraversano campi punteggiati da muretti a secco. Il paesaggio non è solo scenario, ma ritmo: qui tutto invita a rallentare.

Le giornate si costruiscono su esperienze che non sono ancora affollate come in stagione: kayak lungo coste ancora silenziose, soste gastronomiche tra formaggi di capra e vini locali, itinerari che collegano siti millenari come i templi di Ġgantija Temples a realtà agricole contemporanee che reinterpretano la tradizione. Anche l’ospitalità segue questa filosofia. Più che grandi resort, l’isola propone boutique stay, farmhouses restaurate e dimore diffuse, dove design e autenticità convivono senza forzature.

Vienna: l’Eurovision come leva di soft power urbano

Nel 2026 Vienna si riafferma come una delle capitali culturali più dinamiche d’Europa ospitando l’Eurovision Song Contest, evento capace di generare un impatto che va ben oltre la musica. Per la città, si tratta di un’occasione strategica di posizionamento internazionale: un acceleratore di turismo, visibilità e investimenti, che trasforma Vienna in un hub creativo temporaneo dove convivono heritage imperiale e contemporaneità.

Durante la settimana dell’evento, dal 12 al 16 maggio, la città si espande in un palinsesto diffuso fatto di concerti, eventi collaterali, installazioni e nightlife, coinvolgendo quartieri storici e nuove aree urbane. Il risultato è un’esperienza immersiva che merita un weekend di visita.

Sul piano pratico, la destinazione resta facilmente accessibile grazie ai numerosi collegamenti diretti, inclusi quelli operati da EasyJet, rendendola una scelta competitiva anche in termini di tempo e costi.

Scozia: Galloway, laboratorio di lusso sostenibile e narrazione territoriale

Nella parte sud-occidentale della Scozia, la regione del Galloway si sta affermando come una delle destinazioni più interessanti per chi cerca esperienze autentiche lontane dai circuiti mainstream. Qui il viaggio diventa racconto: un intreccio di paesaggi incontaminati, patrimonio storico e progettualità contemporanee legate al turismo rigenerativo.

Tra le tappe simbolo che ha scelto Stilla travel agency, spicca il Caerlaverock Castle, raro esempio di castello triangolare medievale, che introduce a una Scozia meno conosciuta ma estremamente identitaria.

Questa visione si inserisce nella filosofia del “slow travel”, promossa anche dalla presentatrice Jean Johansson nella campagna di Historic Scotland, che invita a riscoprire itinerari secondari ma ad alto valore esperienziale.

Il soggiorno al Knockinaam Lodge completa il posizionamento upscale dell’itinerario: una residenza vittoriana affacciata sul Mare d’Irlanda, con ristorante fine dining e una forte identità storica. Qui si intrecciano letteratura e geopolitica, con episodi come l’incontro tra Winston Churchill e Dwight Eisenhower in vista del D-Day.

A elevare ulteriormente l’esperienza si può provare il nuovo tour delle Highlands firmato Belmond, che trasforma il viaggio in una narrazione esclusiva tra paesaggi iconici e ospitalità d’eccellenza.

Armenia: il lusso raro di una frontiera culturale

C’è una destinazione che sfugge alle rotte più battute ma che, per profondità e autenticità, parla lo stesso linguaggio dei grandi viaggi culturali: l’Armenia. Un Paese che non si limita a stare tra Europa e Asia, ma che ne incarna il punto d’incontro più sofisticato, dove tradizioni millenarie convivono con una scena creativa in piena evoluzione. E che, per tradizione, è pura Europa: il Paese è il primo al mondo per seguire la religione cattolica, prima ancora di Roma.

Il cuore pulsante è Yerevan, una delle città più antiche al mondo, ma anche sorprendentemente contemporanea. Qui l’architettura sovietica dialoga con caffè eleganti, gallerie indipendenti e una nightlife sempre più curata.

Il momento ideale per scoprirla? Maggio o settembre, quando la città ospita la Yerevan Cocktail Week, appuntamento ormai imprescindibile per gli appassionati di mixology internazionale. Ideata dal bartender Gegam Kazarian, la manifestazione trasforma Yerevan in un laboratorio creativo a cielo aperto, dove i migliori bar della città collaborano con ospiti internazionali, offrendo un accesso privilegiato a una scena ancora poco esplorata ma di altissimo livello.

Ma l’Armenia non è solo capitale. A breve distanza si apre un paesaggio che sembra costruito per il viaggio lento e consapevole. Il monastero di Khor Virap, con la vista iconica sul Monte Ararat, offre una delle immagini più potenti del Paese. Più a nord, il monastero di Geghard, scavato nella roccia e protetto dall’Unesco, rappresenta un capolavoro di integrazione tra architettura e natura.

Hammerfest, in Norvegia: dove il concetto di città si spinge al limite

Nel profondo nord della Norvegia, oltre il 70° parallelo, Hammerfest mette in discussione l’idea stessa di urbanità. Definita , non senza dibattito, la città più a nord del mondo, è un luogo che esiste in equilibrio tra estremi: paesaggi artici quasi disabitati e una sorprendente dimensione urbana fatta di servizi, cultura e vita quotidiana. Arrivare qui non è solo un viaggio geografico, ma una dichiarazione d’intenti.

Hammerfest non è una destinazione di passaggio: è una meta che si sceglie. Con poco più di 10mila abitanti e una storia che risale al 1789, rappresenta uno degli avamposti più radicali della cultura europea, nata come centro di pesca e caccia artica e oggi evoluta in hub contemporaneo tra energia, turismo e ricerca. Il vero asset, però, è il tempo. Qui assume una dimensione quasi astratta: il sole non tramonta per settimane in estate (il momento migliore per visitarla), e scompare completamente in inverno, trasformando la percezione delle giornate e ridefinendo il concetto stesso di ritmo.

Hammerfest è anche una destinazione che gioca sull’idea di esclusività non costruita. Non ci sono grandi attrazioni iconiche da consumare rapidamente, ma simboli discreti come la Royal and Ancient Polar Bear Society, che certifica il viaggio come un rito di passaggio per pochi viaggiatori determinati.

Ribeira Sacra: la Spagna che sussurra

Nel nord-ovest della Galizia, lontano dalle rotte più battute, la Ribeira Sacra è un paesaggio che si rivela attraverso canyon profondi, vigneti terrazzati e una concentrazione unica di monasteri romanici disegnano un territorio dove il tempo sembra essersi fermato. Si parte quasi sempre da Santiago de Compostela, a poco più di un’ora e mezza di distanza: città-mondo e meta finale dei cammini europei, con la Cattedrale di Santiago de Compostela a segnare un passaggio, più che una semplice tappa.

Da qui, il viaggio cambia ritmo e si fa più intimo. Tra i fiumi Sil e Miño, la natura domina la scena: pareti verticali, boschi fitti, silenzi interrotti solo dall’acqua. È qui che nasce la “viticoltura eroica”, praticata su pendii estremi, e raccontata oggi da cantine come Finca Míllara o Regina Viarum, dove ogni vino è un frammento di paesaggio. Monasteri come il Monastero di Santo Estevo de Ribas de Sil o il Monastero di Santa Cristina de Ribas de Sil emergono tra i castagni come presenze silenziose, mentre i belvedere aprono scorci su una delle geografie più spettacolari della Spagna.

Grignan, la Provenza meno nota: l’eleganza discreta di un borgo che vive di lettere, lavanda e luce

Ci sono luoghi che sembrano nati per essere raccontati. E poi c’è Grignan, che racconta della Drôme Provençale, una Provenza più silenziosa, meno esposta, dove i campi di lavanda e le vigne non fanno scena ma sostanza. E proprio qui, su una collina che domina la valle del Rodano, appare il profilo del Castello di Grignan: imponente, luminoso, quasi teatrale.

Nato come fortezza medievale e trasformato nel XVI secolo in una residenza rinascimentale, oggi è uno dei riferimenti architettonici più eleganti del sud-est francese. Ma il castello, da solo, non basta a spiegare Grignan. Serve una figura, una voce.

Quella di Madame de Sévigné, la marchesa che nel XVII secolo rese celebre questo luogo attraverso le sue lettere. Qui viveva la figlia, qui lei soggiornava, osservava, scriveva. E ancora oggi, passeggiando tra le stradine acciottolate, tra rose antiche e facciate in pietra, sembra di percepire quella stessa intimità colta, quasi domestica. Laboratori come Colophon Atelier-Musée de l’Imprimerie raccontano una cultura materiale fatta di carta, inchiostro e lentezza: un lusso contemporaneo, in un’epoca che ha perso il senso del gesto.

Grignan vive anche di stagioni culturali. Le notti estive si accendono con le rappresentazioni teatrali nel cortile del castello, mentre il 2026 segna un anniversario importante: i 400 anni dalla nascita di Madame de Sévigné, celebrati con un programma che attraversa tutto l’anno e restituisce centralità a una figura che, più di ogni altra, ha trasformato questo borgo in narrazione.

Islanda: la terra che si legge dall’oceano

Orizzontale, primordiale, attraversata da vento, lava e luce mutevole. Un’isola che è un fenomeno naturale in continuo movimento. L’idea più interessante oggi è leggerla dal mare.

Le crociere che circumnavigano l’isola permettono di coglierne la totalità senza la complessità degli spostamenti interni. Compagnie come Norwegian Cruise Line hanno reso questa esperienza più fluida e sorprendentemente accessibile, trasformando il viaggio in una sequenza continua di approdi.

Si entra spesso dal sud-ovest, tra le piscine geotermiche della Blue Lagoon, dove il contrasto tra acqua lattiginosa e campi di lava nera sembra quasi irreale. Poco più avanti, il cosiddetto Golden Circle concentra alcune delle meraviglie più iconiche: la cascata di Gullfoss, il geyser di Geysir che dà il nome a tutti gli altri nel mondo, e il parco nazionale di Þingvellir, dove si cammina letteralmente tra due placche tettoniche.Navigando lungo la costa, la scena cambia continuamente.

A nord, la regione del lago Mývatn sembra un pianeta alternativo: crateri, campi lavici e vapori che emergono dal terreno. Più a est, il fiordo di Seyðisfjörður appare come una cartolina sospesa, con casette colorate e montagne che scendono dritte nel mare. Il lato più spettacolare arriva però quando la nave costeggia le scogliere dove nidificano le pulcinelle di mare, soprattutto nelle zone di Vestmannaeyjar. Non perdete le escursioni su ghiacciai come il Vatnajökull, bagni termali naturali nascosti tra le montagne, o la semplice sensazione di attraversare fiordi infiniti senza incontrare nulla se non natura allo stato puro.

Algarve: l’eleganza atlantica del Sud Europa

C’è un Portogallo che va oltre Lisbona e Porto, e che negli ultimi anni si è imposto come una delle destinazioni più raffinate del Mediterraneo allargato. L’Algarve è questo: un equilibrio riuscito tra natura spettacolare, ospitalità di alto livello e uno stile di vita rilassato ma sofisticato.

I collegamenti con Tap Air Portugal permettono di arrivare comodamente via Lisbona, trasformando il viaggio in un itinerario fluido e ben orchestrato, ideale anche per chi desidera combinare più destinazioni. Il tratto distintivo dell’Algarve è la sua costa: scogliere dorate scolpite dal vento e dall’oceano, interrotte da calette intime e spiagge iconiche come Praia da Marinha, spesso citata tra le più belle d’Europa.

Località come Lagos e Albufeira offrono un mix calibrato di storia, gastronomia e vita serale, mentre Faro, spesso considerata solo un punto di arrivo, rivela un centro storico elegante e autentico. Per chi cerca un’esperienza più esclusiva, l’entroterra regala sorprese: villaggi bianchi, produzioni locali e una dimensione più intima del viaggio, come il borgo di Pedralva, oggi un hotel diffuso. Il tutto accompagnato da una cucina che valorizza pesce freschissimo, ingredienti semplici e una crescente attenzione alla qualità.