Cerimonia del kava per una vera esperienza tongana

Cerimonia del kava per una vera esperienza tongana

Partecipare a una cerimonia del kava è un’occasione imperdibile per chi desidera avvicinarsi alla cultura e alle tradizioni più autentiche di Tonga. La kava è una bevanda ricavata dalla radice di una pianta indigena, il Piper methysticum, utilizzata da secoli nei riti sociali e religiosi delle isole del Pacifico. In passato, questo rito era riservato ai capi villaggio e agli anziani, ma oggi è aperto anche ai visitatori, che possono così vivere in prima persona una delle tradizioni più sacre dell’arcipelago.

La cerimonia del kava è molto più di un semplice momento conviviale: rappresenta un’occasione di condivisione e rispetto reciproco. Durante il rito, i partecipanti si siedono in cerchio e, mentre la bevanda viene preparata, si ascoltano racconti di leggende e storie ancestrali. Il kava viene servito in una coppa di legno, passata di mano in mano con un preciso rituale, e ogni sorso viene accompagnato da parole di ringraziamento e gratitudine.

Il sapore del kava, leggermente amaro e terroso, ha un effetto rilassante e favorisce un’atmosfera di calma e riflessione. Partecipare a una di queste cerimonie offre non solo la possibilità di assaporare un aspetto della cultura tongana, ma anche di instaurare un legame profondo con la comunità locale, che accoglie i visitatori con calore e sincerità. Un’esperienza che permette di toccare con mano l’anima di Tonga e il suo rispetto per la tradizione e il senso di comunità.

Le Isole Yasawa: il lato selvaggio delle Fiji

Le Isole Yasawa: il lato selvaggio delle Fiji

Avventura e Natura alle Isole Yasawa: Il lato selvaggio delle Fiji

Le isole Yasawa, un remoto gruppo di isole a nord-ovest di Viti Levu, sono il paradiso per gli amanti dell’avventura e della natura incontaminata. Lontane dal turismo di massa, queste isole offrono esperienze uniche, dalle immersioni nelle grotte marine alle escursioni attraverso giungle lussureggianti.

Immersioni nelle grotte di Sawa-i-Lau

Le grotte di Sawa-i-Lau, spesso definite “l’ombelico delle Yasawa”, sono uno spettacolo naturale mozzafiato. Queste grotte calcaree, erose dal mare nel corso di millenni, offrono ai visitatori la possibilità di nuotare in acque cristalline all’interno di caverne nascoste. Per i più avventurosi, è possibile immergersi in una seconda caverna accessibile solo attraverso un passaggio sottomarino.

Escursioni a Waya Island

Per chi ama il trekking, l’isola di Waya è il luogo ideale. L’escursione verso il Monte Waya Lailai, la vetta più alta delle Yasawa, è impegnativa ma ricompensante. Dalla cima, si gode di una vista panoramica su tutto l’arcipelago, con l’oceano che si estende a perdita d’occhio. Durante l’escursione, si attraversano foreste pluviali e si incontrano villaggi tradizionali, dove i visitatori possono fare esperienza della vita quotidiana locale.

Snorkeling e incontri con la fauna marina

Le Yasawa sono famose per le loro barriere coralline, che ospitano una ricca varietà di vita marina. Le acque intorno alle isole sono l’ideale per lo snorkeling, con la possibilità di avvistare tartarughe marine, razze e, per i più fortunati, anche gli squali pinna bianca. Alcuni resort organizzano escursioni per nuotare con le mante, un’esperienza indimenticabile che consente di osservare da vicino questi giganti gentili del mare.

Le isole Yasawa sono perfette per chi cerca un’esperienza avventurosa e immersa nella natura, lontana dalle rotte turistiche più battute, ma ricca di emozioni e scenari naturali indimenticabili.

Sulle orme dei dinosauri: itinerari unici in Australia per scoprire i giganti preistorici

Sulle orme dei dinosauri: itinerari unici in Australia per scoprire i giganti preistorici

In questa terra antichissima, il passato non dorme sotto la polvere: respira tra le rocce rosse, sussurra tra le gole remote e ruggisce ancora nelle storie che la natura racconta. In Australia il tempo non si misura, si attraversa, viaggiando lungo epoche storiche antichissime e ricche di fascino che ancora oggi si fanno intuire in paesaggi millenari potenti e immensi.
E c’è forse un’epoca più antica e affascinante di quella dei dinosauri? Per chi sogna un’avventura fuori dall’ordinario ripercorrendo i passi di queste maestose creature che da sempre incantano grandi e piccini, l’Australia propone itinerari e attrazioni per fare un tuffo nell’immensità della storia, dove ogni passo racconta l’eco di un mondo perduto ancora pronto a stupire.
I dinosauri vissero tra i 250 e i 65 milioni di anni fa e ci sono numerosi resti fossili a dimostrazione del fatto che svariate specie popolavano l’Australia in quel periodo.

Dove trovarli?

Winton, Queensland – L’unica “carica dei dinosauri” e la più grande collezione di fossili di dinosauri australiani al mondo

Nel Queensland si può intraprendere un vero e proprio roadtrip a tema dinosauri, seguendo l’Australian Dinosaur Trail, un viaggio di cinque giorni tra i paesaggi primordiali di Hughenden, Richmond e Winton.
Lungo il percorso si possono seguire le orme di questi giganti preistorici con una visita al sito dell’unica carica dei dinosauri conosciuta al mondo. Queste impronte fossili di dinosauro, lasciate impresse nel terreno fangoso da un numeroso branco di dinosauri di piccola taglia in fuga da un esemplare carnivoro, hanno ispirato la scena della carica dei dinosauri nel famoso film Jurassic Park.
Non lontano da questo sito si trova l’Australian Age of Dinosaurs Museum, un museo dedicato alla storia evolutiva dell’Australia che ospita la più grande collezione al mondo di fossili di dinosauri australiani. Il museo mette in mostra la scoperta, la conservazione e la ricerca sui dinosauri australiani, rappresentando, allo stesso tempo, una risorsa educativa, un interessante spazio interattivo, un centro di ricerca e un’attrazione turistica che vale la pena inserire nel proprio itinerario. La struttura dispone di un laboratorio di preparazione dei fossili, di un percorso denominato Dinosaur Canyon con dinosauri in bronzo a grandezza naturale, e offre ai visitatori la possibilità di lavorare su autentici fossili di ossa di dinosauro di 95 milioni di anni scoperti nell’area di Winton, oggi una piccola cittadina dell’outback australiano che conta circa 1.000 abitanti.

Eromanga, Queensland – il più grande dinosauro mai scoperto in Australia

Gli straordinari resti di sauropodi di Eromanga, nel Queensland, sono custoditi presso l’Eromanga Natural History Museum. Tra questi spicca Cooper, l’Australotitan cooperensis vissuto circa 95-98 milioni di anni fa, considerato il più grande dinosauro mai scoperto in Australia. Rinvenuto nel 2006 e studiato con il supporto del Queensland Museum, Cooper rappresenta una testimonianza unica della presenza di giganti preistorici nell’antico Gondwana. Visitare Eromanga significa rivivere la grandezza di questi colossi del Cretaceo.

Broome, Western Australia – Le impronte nella roccia

A Broome, sulla spettacolare costa occidentale dell’Australia, lungo la Dinosaur Coast si possono ammirare le impronte di dinosauro impresse nella roccia oltre 130 milioni di anni fa, un’attrazione che lascerà meravigliati i più curiosi. Qui si può partire per un’avventura emozionante in compagnia del paleontologo Steve Salisbury e dei suoi racconti sulle caratteristiche principali del sito, cercando insieme le impronte che si trovano solo nella roccia conosciuta come Broome Sandstone.

Sydney, New South Wales – Un museo interattivo per scoprire che odore ha il Mesozoico e che verso facevano i dinosauri

A Sydney, l’Australian Museum accompagna lungo un viaggio multisensoriale nell’era mesozoica, dove la scienza incontra la fantasia e i dinosauri tornano a vivere davanti ai nostri occhi. Dal Muttaburrasaurus, che un tempo vagava indisturbato per l’Australia, all’indiscusso re dei dinosauri, il T-Rex; dall’impressionante cranio di un Centrosaurus agli uccelli Bambiraptor, gli unici dinosauri che oggi vivono ancora nella loro evoluzione come uccelli. Con le esposizioni interattive si può addirittura scoprire l’odore del mondo del Mesozoico, imitare i richiami dei dinosauri e persino vedere il mondo dalla prospettiva di uno di loro.
Dinosaur Experiences Australia invita i visitatori a esplorare le meraviglie del mondo paleontologico. Seguire le orme dei dinosauri in Australia non è solo un viaggio nel tempo, ma un incontro con la grandezza della natura e la meraviglia della scoperta: dalle coste scolpite dal mare alle distese infinite dell’outback fino agli indirizzi della cultura che preservano i ritrovamenti che ci hanno aiutato a ricostruire un mondo perduto che continua a parlarci. Un’avventura che unisce scienza e immaginazione, capace di affascinare tanto i viaggiatori più curiosi quanto gli amanti delle grandi storie.

Digital detox in Valtellina, gli itinerari in natura più belli per la Giornata Mondiale della Disconnessione in programma il 7 marzo

Digital detox in Valtellina, gli itinerari in natura più belli per la Giornata Mondiale della Disconnessione in programma il 7 marzo

Neve, monti, boschi incontaminati, dove la flora e la fauna alpine sono grandi protagoniste, ma anche terme e rifugi. Oltre lo sci, la Valtellina a marzo offre un caleidoscopio di esperienze rigeneranti, per chi vuole staccare davvero la spina dallo stress “hi tech”.

Disconnessione in Valtellina, ecco dove staccare la spina

Pronti per il 7 marzo? A livello internazionale questa sarà la Giornata Mondiale della Disconnessione, un’iniziativa che invita tutti, worldwide, a trascorrere 24 ore lontano dai dispositivi digitali, troppo spesso fonte di ansia, agitazione e tensioni muscolari. Il vero lusso contemporaneao? Spegnere lo smartphone. In provincia di Sondrio la Valtellina, nota anche come “il piccolo Tibet italiano”, si preparara a far vivere ai turisti invernali questa “pausa” in maniera davvero multisensoriale, fra borghi, rifugi e vallate per ritrovare equilibrio, silenzio e benessere.

 

Paesaggio alpino della Valtellina

 

Alpi e detox digitale, un binomio perfetto

La Giornata Mondiale della Disconnessione punta a sensibilizzare giovani, adulti e senior a staccarsi da cellulari, computer e dispositivi digitali per 24 ore. In Valtellina questa ricorrenza si trasforma in un’esperienza concreta: un detox che permette di immergersi nel silenzio benefico delle Alpi, rallentare il ritmo intenso della vita moderna e ritrovare un tempo più autentico, circondati dalla bellezza e dalla quiete dell’ambiente montano. Una vacanza invernale, dunque, che non si limita allo sci ma vive anche di passeggiate o ciaspolate nei boschi, pendii innevati e tempo ritrovato: soggiornare nei rifugi e camminare immersi nel bianco manto nevoso diventa un’occasione autentica per riconnettersi con la natura e con sé stessi. Le valli alpine che si diramano dal fondovalle valtellinese offrono tutte le caratteristiche ideali per chi cerca una pausa lontana dal rumore e dalla frenesia. Cambiano, infatti, le priorità dei viaggiatori: oggi chi parte cerca esperienze che facciano stare bene, come disconnettersi dalla tecnologia e godersi questo privilegio che solo alcuni luoghi sanno offrire. Silenzio e cura di sé prendono il posto di notifiche e social network.

 

Alpi Orobie, panorama

 

Atmosfere di mistero e rifugi di charme in quota: disconnettersi in Valchiavenna

Un primo punto dove praticare digital detox è in Valchiavenna, nei pressi delle cascate dell’Acquafraggia: qui il borgo “fantasma” di Savogno, che attira da sempre visitatori e ghost hunters, incanta chi ama i luoghi fuori dal tempo. Raggiungibile a piedi attraverso una scalinata di 2886 gradini immersa nel bosco, offre un’esperienza di totale raccoglimento, dove è possibile alloggiare al Rifugio di Savogno, aperto tutto l’anno, con camere, ristorante, una curata carta dei vini valtellinesi e cucina tradizionale. Non lontano da Savogno, a circa 8 km da Chiavenna in un piccolissimo abitato chiamato Daloo a mezza costa (1200 metri di altitudine), si trova Chalet Res Albert: 4 antichi fienili trasformati in rifugi di charme, rinnovati con un equilibrato mix di materiali antichi e contemporanei. Il belvedere si affaccia sulla valle sottostante e regala una vista che spazia dal Lago di Mezzola alla svizzera Val Bregaglia.

 

Ciaspolata in Valtellina, crediti Livigno Next

 

Avventurarsi sul Sentiero del Pane a Baruffini

Risalendo la Valtellina, dopo Tirano, sul versante sud del monte Masuccio si incontra Baruffini, piccolo centro storico montano, a circa 800 metri di altitudine: affacciato sulla Val Chiosa, regala un panorama ampio sulla Valle dell’Adda e sulle Alpi Orobie, visibile anche dalla panchina gigante, luogo simbolico di pausa e riflessione. Da qui parte il Sentiero del Pane, un percorso di circa 2 km fino a Roncaiola, recuperato grazie a un progetto di memoria storica locale e al CAI.

 

Paesaggio innevato valtellinese

 

Full immersion di natura e silenzio in Val di Mello

La disconnessione richiama turisti in cerca di momenti lenti e riflessivi. Alcune attività all’aperto stimolano la meditazione e la contemplazione del paesaggio, riducendo il bisogno di connessione digitale: come avviene all’interno della Riserva Naturale Val di Mello (in Val Masino), un paradiso per gli amanti della flora e della fauna. Il fondovalle è ideale per una facile passeggiata anche per i più piccoli, in un contesto naturale di rara bellezza. Questo luogo magico è bello tutto l’anno, ed è ideale da scoprire con le ciaspole in inverno.

 

Val di Mello

 

Riconnettersi con i suoni dei boschi e dei monti in Val Tartano

Se la Val di Mello rappresenta una delle espressioni più iconiche di questa riconnessione lenta e contemplativa, altre vallate meno conosciute offrono esperienze altrettanto immersive, dove il suono di un torrente guida il ritmo del cammino. È il caso della Val Corta, in Val Tartano, dove il contatto con la natura si traduce in un itinerario pensato per rallentare e ascoltare.

Si può seguire un percorso ad anello di livello base (300 m di dislivello, circa 1 ora e 45 minuti di percorso). Qui la passeggiata diventa un’esperienza di digital detox: il rumore dell’acqua sostituisce le notifiche e le suonerie del telefono, accompagnando il cammino fino al Giardino Botanico delle Orobie. Lungo il sentiero, alcuni elementi naturali raccontano il valore di questa risorsa preziosa, mentre il torrente Tartano e la Marmitta dei Giganti offrono scorci suggestivi, immersi nell’ambiente delle Alpi lombarde.

 

 

Bosco valtellinese ammantato di neve

 

Avventure slow con le ciaspole, nel Parco Nazionale dello Stelvio

Ritrovarsi offline durante esperienze attive all’aperto, come camminate o escursioni, sta diventando parte di una nuova filosofia di viaggio che favorisce il benessere fisico e mentale. In questo contesto, si inserisce la Stelvio Natural Winter Walk “Conca Bianca”, un itinerario con le ciaspole ai piedi del Parco Nazionale dello Stelvio. Il percorso si sviluppa in un contesto naturale aperto e panoramico, caratterizzato da viste spettacolari sulle cime circostanti e sulla vallata di Bormio. Si tratta di una ciaspolata adatta a chi è abituato a camminare in ambienti montani e desidera vivere un’esperienza autentica a contatto con la natura, lontano dalle aree più affollate. L’itinerario segue tracciati segnalati e si presta sia a escursioni individuali sia in compagnia delle guide, permettendo di apprezzare il silenzio, i paesaggi e la biodiversità tipica del territorio del Parco. Durante la camminata non è raro osservare tracce di fauna selvatica e ammirare angoli suggestivi che cambiano con le condizioni di luce e neve, rendendo ogni uscita diversa dalla precedente.

 

Ciaspolata in Valtellina

 

Montespluga: sci alpinismo e night camp al confine con la Svizzera 

Circondata da cime che superano i 3000 metri, Montespluga, frazione del comune di Madesimo, è una terra incontaminata al confine con la Svizzera. Qui da fine novembre a primavera inoltrata, anche grazie alla chiusura del passo stradale, si può godere di uno scenario alpino immacolato dove praticare sport invernali nel silenzio. Montespluga è la casa di Homeland, punto di riferimento per gli amanti dello sci alpinismo, dove è possibile noleggiare tutta l’attrezzatura necessaria per le escursioni con gli sci o con le ciaspole, ma anche partecipare a corsi e uscite con le Guide Alpine. Inoltre, è possibile vivere l’esperienza di un vero night camp, con notte in tenda e due giorni di esplorazioni panoramiche.

 

Paesaggio prealpino in Valtellina

 

Relax nei rifugi alpini dalla Val di Rezzalo alla Val Belviso

Il rifugio è il luogo, per antonomasia, dove staccare davvero la spina e disconnettersi dalla tecnologia. La maggior parte delle strutture apre con la bella stagione (tra fine maggio e inizio giugno, fino a fine settembre primi di ottobre), eppure ci sono alcuni rifugi aperti anche in inverno, che offrono tutte le caratteristiche per un’esperienza di digital detox. Durante la stagione invernale, il Rifugio La Baita in Val di Rezzalo, sopra Sondalo, è raggiungibile solo a piedi, con una passeggiata o ciaspolata di circa un’ora dal parcheggio di Fumero. È generalmente aperto nei fine settimana da dicembre ad aprile, con aperture infrasettimanali disponibili su richiesta per gruppi. La Baita è inserita nel magnifico scenario del Parco dello Stelvio, zona di tutela ambientale, permette di trascorrere un weekend o qualche giorno, lontano da distrazioni e frenesia. Proseguendo in direzione est verso Teglio si può raggiungere il Rifugio Cristina in Val Belviso, accessibile anche in inverno, solitamente aperto nei fine settimana; la strada veicolare è chiusa dal 1 novembre al 30 aprile, rendendo necessario un percorso a piedi di circa 3,7 km dal punto di chiusura. L’ambiente offre cucina tipica valtellinese al caldo del camino, mentre all’esterno si possono intraprendere semplici passeggiate verso il Lago di Belviso o escursioni più impegnative con sci da alpinismo o ciaspole, verso mete più elevate. Tornando in direzione Aprica si può salire verso Caregia del Palabione, seguire i sentieri locali o prendere la cabinovia e raggiungere il Rifugio Valtellina, direttamente sulle piste: è situato a 1920 metri nel Parco delle Orobie Valtellinesi, accessibile durante la stagione sciistica tramite gli impianti di risalita dell’Aprica e offre la possibilità di cenare in quota con trasporto serale con il gatto delle nevi; questo rifugio dispone di circa 25 posti letto ed è conosciuto per la sua cucina tradizionale valtellinese.

 

Salumi valtellinesi da assaporare dei rifugi

 

Livigno: la Via dell’Acqua, da vivere offline

In alta quota, il digital detox scorre anche nell’elemento acqua, seguendo i ritmi naturali di sorgenti e ruscelli. A Livigno, l’area Alpine Wellness di Aquagranda è pensata per rallentare consapevolmente: piscine interne ed esterne, saune alpine e ambienti ovattati dove il telefono perde importanza e l’attenzione torna a sé stessi. Il tempo cambia ritmo e la mente si alleggerisce, accompagnata dall’energia naturale della montagna. Piscine e nuoto diventano parte integrante dell’esperienza: movimenti lenti, immersione nell’acqua e ascolto delle proprie sensazioni per ristabilire armonia tra corpo e mente, lontano dalla frenesia quotidiana. Nell’area sportiva AQ1816 Fitness and Pool di Livigno, lo sport diventa uno strumento naturale per staccare dal mondo digitale. Nuotare in una piscina da 25 o 50 metri a 1816 metri di altitudine, come gli atleti professionisti, è una forma di disconnessione profonda.

 

Aquagranda, piscina esterna

 

Benessere termale a Bormio

La Valtellina beneficia di una risorsa naturale unica: l’acqua termale di Bormio, calda e naturalmente mineralizzata (solfato bicarbonato alcalino terrosa, possiede proprietà disintossicanti, antinfiammatorie e miorilassanti), favorendo un rilassamento profondo e immediato. Il calore e il silenzio delle montagne aiutano a sciogliere le tensioni accumulate e ritrovare il benessere generale. È un’esperienza che invita a disconnettersi dal frastuono, per riconnettersi con il proprio ritmo naturale. Ma non soltanto in Alta Valtellina si può beneficiare dell’acqua come elemento rigenerante: dopo una giornata di ciaspolate o scialpinismo, a Madesimo c’è lo spazio dedicato al recupero e alla disconnessione, ovvero il centro benessere centro ICE Well, con saune, bagni di vapore, aree relax e massaggi, ideali per concludere la giornata di digital detox.

 

Da Orvieto immersa nel tufo a Coober Pedy scavata nel deserto aussie: le città sotterranee nel mondo

Da Orvieto immersa nel tufo a Coober Pedy scavata nel deserto aussie: le città sotterranee nel mondo

 

Da Napoli a Edimburgo, dal Canada al South Australia: guida pratica ai luoghi abitabili e abitati che per diverse ragioni sono stati creati sotto terra.

Sotto i nostri piedi si aprono mondi silenziosi, scavati nella roccia. Città sepolte che non conoscono la luce, gallerie che scorrono come vene nel cuore della Terra, santuari di pietra dove la storia ha trovato rifugio. Il nostro viaggio comincia in Italia, tra le profondità di Napoli, Perugia, Orvieto, per poi proseguire verso l’Europa e altri continenti, inseguendo le tracce di chi, spesso per necessità, si è trovato a vivere nascosto. Itinerari originali e affascinanti che attraversano lo spazio e il tempo, dall’antichità ai giorni nostri.

Napoli, quei rifugi negli acquedotti

Una città che sorge sotto piazze magnifiche e vicoli pittoreschi. È Napoli sotterranea, formata da una vasta rete di cavità artificiali, nate nell’antichità soprattutto come acquedotti e poi utilizzate in epoche successive. Vennero, in particolare, impiegate come rifugi antiaerei nel corso della Seconda guerra mondiale, quando il capoluogo campano subì i bombardamenti alleati. Durante le visite guidate, i viaggiatori possono scendere a circa 40 metri di profondità e, camminando attraverso stretti passaggi, raggiungere il Giardino, dove le piante crescono solo con la luce fioca e l’umidità. In un’altra sezione possono, invece, attraversare in zattera un bacino idrico, una sorta di piscina ipogea.

La catacomba di Perugia

La catacomba di Villa San Faustino, nei pressi di Perugia, rappresenta una testimonianza del cristianesimo in Umbria, che intreccia storia e spiritualità. La struttura consiste in un corridoio principale di circa 22 metri scavato nella collina, dal quale si diramano quattro gallerie laterali (due per lato) con volta a botte schiacciata. Lungo le pareti si allineano file di loculi di varie dimensioni. Si ritiene che le tombe, prive di decorazioni e chiuse da tegole di terracotta, appartenessero a defunti di un ceto sociale modesto. Anche in questo caso, i cunicoli furono utilizzati come rifugi durante l’ultimo conflitto mondiale. Oggi il sito è visitabile su prenotazione.

Orvieto, i segreti nascosti nel tufo

 

 

Questa città cela un tesoro invisibile (nella foto sopra, il Pozzo di San Patrizio): un intricato sistema di cavità ricavato nella rupe di tufo, che tra grotte, cunicoli, pozzi, cisterne supera le 1.200 unità. Opere frutto di quasi tremila anni di attività umana: dagli Etruschi al Medioevo fino all’età moderna. Ancora oggi, percorrendo gli spazi, si vedono le tracce lasciate nelle diverse epoche. Un patrimonio unico che rivela come la cittadina abbia continuato a pulsare attraverso i secoli.

Francia, la città invisibile di Naours

Nella Piccardia, a pochi chilometri da Amiens, si estende la città invisibile di Naours. Scavata a partire dal Quattrocento, nacque come cava ma fu presto trasformata in rifugio per la popolazione nei periodi più turbolenti della storia francese. Con il tempo, il complesso ha raggiunto dimensioni di rilievo: 28 gallerie principali e più di 300 camere sotterranee, oltre a cunicoli, botole, passaggi segreti. Durante la Prima guerra mondiale, il sito divenne un luogo di passaggio e riposo per migliaia di soldati, che vi lasciarono iscrizioni e graffiti visibili ancora adesso. Nella Seconda guerra mondiale fu, invece, utilizzato come deposito dall’esercito tedesco. Oggi, grazie a un percorso guidato, gli spazi sono visitabili tutto l’anno: non solo un sito archeologico, ma un pezzo di memoria collettiva.

Mary King’s Close, Edimburgo che più gotica non si può

Nel cuore di Edimburgo si nasconde un posto che sembra uscito da un romanzo gotico: il Mary King’s Close, un intrico di condotti e stanze il cui nome richiama quello di una mercante vissuta qui nel Seicento. Un luogo, questo, che venne sepolto nel Settecento, quando sopra sorse il Royal Exchange, oggi sede del municipio. Rimasto inaccessibile per secoli, il sito è stato riaperto al pubblico nel 2003, diventando una delle attrazioni più affascinanti della capitale scozzese. Accompagnati da una guida in costume d’epoca, i turisti possono scoprire un mondo sospeso nel tempo. Tra botteghe, cucine annerite dal fumo, camere minuscole, si può rivivere la quotidianità di commercianti e artigiani del passato, anche grazie a effetti scenici e proiezioni.

Turchia, in Cappadocia rifugio per 20mila persone

Nell’area centrale della Turchia, in Cappadocia, si trova l’antica città sotterranea di Derinkuyu, una delle più grandi al mondo. È profonda circa 85 metri e comprende 18 piani di tunnel e stanze, tra cui case, stalle, cantine, pozzi, cucine e persino cappelle. Costruita forse all’inizio dell’epoca bizantina, fu ampliata nel corso dei secoli diventando un rifugio durante le invasioni e le persecuzioni religiose, grazie alle sue pesanti porte che potevano bloccare gli ingressi dall’interno. Era in grado di ospitare fino a 20mila persone con bestiame e provviste. Un labirinto scoperto per caso nel 1963, oggi visitabile in parte. A pochi chilometri da qui si incontra Kaymakli, l’altra importante città sotterranea della regione, alla quale si aggiungono oltre 36 cittadine di questo tipo e numerosi villaggi scavati nelle pareti tufacee.

 

 

In Australia una città per sfuggire al caldo

Nell’Australia Meridionale, sotto il sole accecante del deserto, le temperature estive possono superare i 45 gradi. Per sfuggire al caldo, la maggior parte degli abitanti di Coober Pedy vive in case scavate nel terreno, ricavate da ex miniere di opale o da grotte modellate a mano. I visitatori giunti fin qui possono soggiornare in hotel sotterranei, entrare in chiese aperte nella roccia e persino sorseggiare un drink in un bar incavato nella terra.

.. e a Montréal quella nata per ragioni opposte

Canada. Celata al di sotto delle vivaci vie del centro di Montréal, si trova una città chiamata Réso, un insieme di tunnel pedonali, centri commerciali, stazioni di transito. Sviluppata gradualmente a partire dagli anni Sessanta, copre un’area di circa 12 chilometri quadrati, con 2mila negozi e 1.200 aziende, oltre a cinema, alberghi, ristoranti, banche, musei, tutti collegati tra loro. Ogni giorno, mezzo milione di persone circola nei corridoi nascosti, utilizzandoli per spostarsi o per evitare le intemperie. Un capolavoro di ingegneria urbana, oltre a un elemento che definisce l’identità della metropoli.

Dìxià Chéng, Pechino, figlia della Guerra Fredda

Celati dalle strade trafficate di Pechino, vivono rifugi antiatomici comunemente chiamati Dìxià Chéng, commissionati all’epoca della Guerra Fredda dall’allora presidente cinese Mao Zedong. A partire dal 1969, oltre 70mila cittadini, molti dei quali volontari, scavarono il labirinto a mano, utilizzando strumenti di base. Il risultato è stato sorprendente: i tunnel si estendono per oltre 30 chilometri, coprendo un’area di circa 85 chilometri quadrati e raggiungendo profondità comprese tra gli 8 e i 18 metri. Dato che la capitale non fu attaccata, la città sotterranea non venne mai utilizzata per lo scopo originario. Per decenni è rimasta un segreto di Stato, inaccessibile al pubblico. All’inizio degli anni Duemila, una parte del complesso è stata aperta alle visite guidate, che hanno consentito ai visitatori di vedere vecchie apparecchiature di ventilazione, lampade a olio, letti a castello, mappe del sistema di protezione civile. Nel periodo successivo, varie sezioni sono state chiuse di nuovo per problemi di sicurezza e per ristrutturazio