Quello per i Monti Azzurri è un viaggio che non si limita a mostrare luoghi, ma crea emozioni, costruisce connessioni.
Il verde brillante della natura, il contrasto con l’azzurro vivace del cielo, le pennellate dai colori caldi dei piccoli borghi in mattoncini disseminati sul territorio. Il tutto immerso in un’atmosfera intrisa di arte, cultura, profumi. Si tratta dell’esperienza avvolgente offerta dai Comuni dell’area dei Monti Azzurri nelle Marche, tra località come San Ginesio, Loro Piceno, Serropetrona, Tolentino, Caldarola e tanti altri, mete ideali per un turismo lento e una mobilità dolce, tra cammini, ciclovie, strade panoramiche.
A valorizzare ancor più questo ricco territorio è il progetto realizzato dall’Unione Montana insieme a Loquis, prima piattaforma al mondo di travel podcast geolocalizzati: Le Vie dei Monti Azzurri, sette itinerari narrativi che accompagnano i visitatori alla scoperta di quest’area in tutte le sue sfaccettature. «È un’esperienza che consente di essere soli senza sentirsi isolati, oppure di essere in compagnia mantenendo intatta la propria autonomia», così lo descrive l’architetto Sandro Polci, coordinatore del progetto.
I primi passi
Cuffiette nelle orecchie, l’app di Loquis aperta, la voce rotonda di Neri Marcorè e quella delicata della scrittrice Lucia Tancredi ad accompagnare il tour e gli acquerelli dei Monti Azzurri come vivace scenografia. Così prende forma un viaggio che non è solo geografico, ma culturale, fatto di borghi, storie e gesti antichi.
Ci fermiamo a Loro Piceno. Il sindaco sorride, indica, spiega: qui tutto ruota attorno al vino cotto. Non è solo un prodotto, ma una tradizione domestica: tante case conservano ancora la “callara”, il grande recipiente in cui il mosto viene fatto bollire lentamente. E poi lì, dice, c’è un forno storico che sembra quasi parlare: racconta di due giovani arrivati dal nord che lo hanno rimesso in funzione, scegliendo di lavorare grani antichi coltivati da loro stessi. Non è solo un’attività, ma un punto di incontro, un forno di comunità dove ci si ritrova per recuperare il carbone inutilizzato o sfruttare il calore residuo per cucinare. Davanti c’è il castello, che oggi è diventato un museo delle due grandi guerre e al cui interno sono esposti cimeli originali raccolti nel corso dei decenni – e poi donati – da Luca Cimarosa con l’obiettivo di aiutare a «ricordare e riflettere».
Loro Piceno, il museo (sinistra) e il forno antico (destra)
Salendo, il Parco della Rimembranza apre lo sguardo – e il cuore: è il punto più alto, il più panoramico. Da lì l’occhio abbraccia tutti i comuni circostanti. Poco distante si nasconde l’Orto dei Pensieri, a lungo chiuso perché accessibile solo dalla casa di riposo, oggi riaperto e restituito alla comunità. D’estate diventa uno spazio vivo, attraversato da incontri e dialoghi su filosofia e cultura.
Il percorso prosegue verso l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra. Una visita veloce e poi si passeggia per il parco, tra giacchetti distesi al sole, chiacchiere, un gelato o una bibita al tavolo. Sazi di vita si riparte e si arriva a Serrapetrona per una (deliziosa) pausa nell’azienda agricola di Alberto Quacquarini, culla della Vernaccia DOCG.
Qui si produce uno degli spumanti più particolari al mondo, unico per il suo processo a tre fermentazioni: una prima immediata, una seconda che nasce da uve selezionate e appassite, e una terza direttamente in bottiglia. Una lavorazione complessa che restituisce un nettare che è molto più che una bevanda: è identità. Quello dolce si gusta con qualche tozzetto, una ciambellina, un po’ di cioccolata. Dopo l’ultimo boccone ci si muove poco più su, si entra nella chiesa di San Francesco e si ammira il brillante Polittico di Lorenzo d’Alessandro.
Si sale a Monte San Martino, un borgo di appena 620 abitanti dove però non manca nulla: servizi, una pinacoteca, un teatro recentemente restaurato, le opere dei fratelli Crivelli custodite nella chiesa. Basta entrare nel bar storico del paese per cogliere il senso del luogo: aperto nel 1963, oggi è alla terza generazione. Dietro al bancone c’è Andrea, che mentre fa il caffè ci racconta una vita soddisfacente lì, fatta di gesti quotidiani, di comunità: «Ognuno cura il paese», dice. E indica le foto appese sulle pareti: i nonni, il padre con la giacca bianca e la sua: «Ormai non ci sono più i capelli, ma sono io».
Panorama di Monte San Martino
Poi le parole di uno degli abitanti incontrati lungo la strada, pronto a raccontare con entusiasmo il profondo legame con il territorio. Così spunta fuori un’altra chiave di lettura: «Qui vivi la magia, il tempo ha un peso, ha un valore. Mangi a chilometro zero perché sai vita, morte e miracoli di chi la mattina impasta il pane, di chi fa il formaggio».
Un’altra tappa a Penna San Giovanni, dove è d’obbligo ammirare il teatro settecentesco in legno – appena 86 posti – che restituisce l’idea di una comunità che investe nella cultura. Un tempo i palchetti erano proprietà privata, oggi sono stati acquisiti dal Comune e restituiti al pubblico. «Lo abbiamo riconsegnato con soddisfazione, perché la nostra comunità vuole puntare su un turismo culturale. Non c’è il mare, ma un panorama meraviglioso», racconta il sindaco. E lo sguardo va già oltre: «Riconvertiremo la chiesa in osservatorio».
Teatro di Penna San Giovanni (sinistra) e Polittico nella chiesa di San Francesco (Serrapetrona)
Quello per i Monti Azzurri è un viaggio che non si limita a mostrare luoghi, ma crea emozioni, costruisce connessioni. Tra passato e presente, tra comunità e paesaggio, tra memoria e futuro. C’era il terremoto, ora c’è una rinascita. E alla fine lascia una sensazione precisa: qui non si viene solo per vedere, ma per vivere.
A circa un circa un’ora di motoscafo da Malè, l’isola offre accesso diretto ad alcuni dei fondali più spettacolari dell’Oceano Indiano.
Alimathà, piccola isola situata nell’Atollo Vaavu, è considerata una delle mete più apprezzate delle Maldive per gli appassionati di immersioni subacquee. Raggiungibile in circa un’ora di motoscafo da Malè, l’isola offre accesso diretto ad alcuni dei fondali più spettacolari dell’Oceano Indiano.
L’atollo dei Kandu
L’Atollo Vaavu, noto anche come Felidhoo Atoll, è celebre tra i sub per i cosiddetti “kandu”, i canali naturali che collegano la laguna interna al mare aperto e che generano correnti capaci di attirare una ricchissima fauna marina. In queste acque è frequente incontrare squali grigi di barriera, squali pinna bianca, squali nutrice, aquile di mare, barracuda, tonni e, in alcune stagioni, anche mante e squali martello.
Le grotte
Le “grotte di Alimatha’” non sono cavità terrestri, ma grandi anfratti corallini, tunnel e passaggi naturali presenti soprattutto nei siti di immersione dell’atollo. Il più famoso è Fotteyo Kandu, considerato da molti uno dei migliori dive site delle Maldive grazie alle sue pareti ricoperte di coralli molli, canyon e cavità popolate da una straordinaria varietà di pesci tropicali. Le immersioni sono possibili durante tutto l’anno, ma il periodo compreso tra novembre e aprile è generalmente considerato il migliore per visibilità e condizioni del mare.
La Corea del Nord è uno dei paesi meno visitati al mondo a causa delle sue regole restrittive per i visitatori stranieri e della sua natura conservatrice. Tuttavia vanta tanti luoghi belli da visitare, che spaziano dalle moderne metropoli ricche di verde ai paesaggi rurali e montuosi punteggiati da villaggi e templi. Se siete curiosi di scoprire questo paese poco conosciuto, iniziate da questa selezione di luoghi migliori da visitare.
Pyongyang
Il Monumento alla Riunificazione di Pyongyang tra storia e speranza
Pyongyang è la capitale e il centro politico, culturale ed economico della Corea del Nord. Si trova nel nord-ovest della penisola coreana, con il fiume Taedong che scorre attraverso la città, e venne ricostruita quasi interamente da zero dopo la sua distruzione nella guerra di Corea. È una metropoli verde per via dei numerosi parchi e giardini, ma offre anche molti siti turistici popolari come ad esempio il famoso Arco di Trionfo fu costruito per commemorare l’indipendenza del paese. Una dolce passeggiata sulla rilassata collina Moran Hill offre l’occasione di vedere la gente del posto fare picnic e godersi il sole.
Kaesong
Giorno in bici nel cuore di Kaesong
Kaesong è una città commerciale che fu molto importante nei tempi antichi e oggi è uno dei centri culturali ed educativi più importanti del paese. Sebbene alcuni degli edifici antichi della città siano stati distrutti durante la guerra, rimangono molti templi, tombe e palazzi che sono stati restaurati e alcuni dei quali sono stati designati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. La città è famosa anche per la produzione di ginseng di ottima qualità che sin dai tempi antichi viene esportato in Cina e nei paesi del sud-est asiatico.
Monte Kumgang
Fiume tra i massi di Mount Kumgang
A 337 km da Pyongyang, il Monte Kumgang è una montagna alta 1.638 m nota sin dai tempi antichi per la sua bellezza paesaggistica grazie al suo fogliame autunnale emozionante, alle formazioni rocciose di granito e alle rumorose cascate che sfociano in piscine cristalline. L’escursione alla vetta include pittoresche vedute a 360 gradi delle cascate di Kuryong sottostanti e lungo il percorso che dura circa quattro ore vi imbatterete in templi e santuari nascosti tra la vegetazione.
Hyangsan
Grande campana nel tempio Pohyon-sa
Hyangsan è una città delimitata dal fiume Chongchun da un lato e dal torrente Myohyang dall’altro. La città è famosa soprattutto per ospitare l’hotel a forma di piramide Hyangsan Hotel, immerso nello splendido scenario della montagna Myohyang. Descritto come “la struttura più elegante della Corea del Nord”, l’Hyangsan Hotel è un lussuoso hotel a 6 stelle con interni dorati e in marmo dove molto spesso i visitatori della zona si fermano a pranzo in uno dei tanti ristoranti o a soggiornare, rilassandosi tra centro benessere, palestra e una miriade di servizi. Hyangsan è un’ottima base per fare un’escursione al Tempio di Pohyon e alla grotta di Ryongmun.
Pyohon Temple- Myohyang
Il tempio buddista più storicamente importante della Corea del Nord, Pyohon risale al 1044, nonostante sia stato restaurato diverse volte nel corso dei secoli. Presenta diverse piccole pagode e una grande sala che ospita statue del Buddha, oltre a un museo in cui sono esposte scritture buddiste preziose. Il tempio si trova sulla montagna Myohyang, a pochi passi dall’International Friendship Exhibition, all’ingresso della Sangwon Valley. La montagna di Myohyang è considerata un sito sacro, la casa del re Tangun, il padre del popolo coreano. Ci sono vari sentieri che consentono di passeggiare ed ammirare meglio la natura della zona e fare tappa nei vari templi che punteggiano i pendii.
Ryongmun Big Cave
Situata vicino al monte Myohyang, la Grotta Calcarea Ryongmun, conosciuta anche come “grotta del dragone”, è una popolare attrattiva dell’area. Formatasi migliaia di anni fa, la grotta è una rete lunga 6 km che racchiude enormi caverne e un gran numero di stalattiti e stalagmiti di varie forme, sfumature e dimensioni. I tour guidati durano circa un’ora e mezzo.
Monte Paekdusan
Il monte Paekdusan, uno dei luoghi più belli della penisola coreana, si trova a cavallo del confine cinese-coreano nella punta nord-orientale del paese. Oltre ad essere la montagna più alta del paese con un’altezza di 2.744 m, è un vulcano spento con un vasto e profondo lago che ne occupa il cratere. La bellezza naturale del vulcano è resa ancora più magica dalla mitologia che avvolge il lago: la leggenda narra infatti che qui venne fondata la nazione coreana. I viaggi in questa zona sono rigorosamente organizzati in quanto si tratta di una regione di confine sensibile e una zona militare. Una volta arrivati alla stazione nella parte inferiore della montagna si sale in funicolare per poi raggiungere in circa 10 minuti di passeggiata il punto più alto della montagna, da cui si hanno meravigliose vedute sul lago del cratere.
Nampo
Nave cargo attraversa la monumentale diga di Nampo
Sul delta del Taedong, 55 km a sud ovest di Pyongyang, si trova Nampo, il più importante porto e centro dell’industria della Corea del Nord. Non c’è molto da vedere nella città stessa, anche se offre uno sguardo interessante sulla vita provinciale del Nord Corea. La grande attrazione qui è il West Sea Barrage, conosciuto anche come Nampo Dam, un grande sistema di dighe lungo otto chilometri che consentono il passaggio di navi e al tempo stesso “chiudono” il fiume Taedong fuori dal Mar Giallo per prevenire il mescolamento di acqua dolce e acqua di mare.
Zona demilitarizzata (DMZ)
Soldato al confine della DMZ di Panmunjeom
La zona demilitarizzata si trova al confine tra Corea del Nord e del Sud e non è consentita la visita al di fuori di un tour guidato. Durante i tour otterrete maggiori informazioni sulla storia della guerra di Corea e potrete visitare siti affascinanti come il parco Imjingak, il ponte della libertà, i tunnel di infiltrazione scavati durante la guerra e la sala espositiva della DMZ. All’Osservatorio di Dora potete anche guardare attraverso il binocolo per osservare la vita del villaggio nella Corea del Nord.
Wonsan e Songdowon
La città portuale di Wonsan è una sosta interessante soprattutto per chi ama le atmosfere di mare. Wonsan è una città giovane, un grande centro culturale con 10 università e una rinomata località di villeggiatura per i nordcoreani, con incantevoli spiagge sul vicino lago Sijung e sul lago Tongjong. La città è circondata da montagne verdeggianti mentre nel centro svettano i grattacieli.
Per chi cerca una spiaggia pulita e tranquilla in cui rilassarsi c’è la vicina spiaggia di Songdowon con sezioni esclusive per turisti stranieri.
La parola riad deriva dall’arabo riyad, che significa “giardino”.
E non è un caso: il cuore di queste dimore tradizionali è quasi sempre una corte centrale, spesso decorata con fontane, piante, alberi di arancio, mosaici e giochi d’acqua. Un piccolo paradiso nascosto… invisibile dalla strada.
I riad nascono dall’incontro tra cultura araba e tradizione andalusa.
Da qui quell’architettura così elegante e armoniosa:
archi scolpiti
colonne raffinate
zellige (mosaici marocchini)
soffitti in legno di cedro intagliato
stucchi lavorati a mano
geometrie perfette e dettagli pieni di simbolismo
Ma una cosa sorprende spesso chi arriva per la prima volta: le camere non hanno finestre verso l’esterno ma hanno finestre, spesso molto piccole, all’interno della corte .
Non è un errore. È una scelta architettonica precisa, pensata secoli fa.
Perché?
Per proteggersi dal caldo: muri spessi e poche aperture esterne mantengono l’ambiente fresco anche nelle estati marocchine.
Per garantire privacy e riservatezza: nella cultura tradizionale la casa era un luogo intimo, protetto dagli sguardi esterni.
Per vivere verso l’interno: tutta la vita della casa ruotava attorno al patio centrale, dove entravano luce, aria fresca e il suono rilassante dell’acqua.
Passeggiando nei vicoli della medina potresti vedere porte semplici, quasi anonime… ma dietro quelle porte spesso si nascondono veri gioielli.
Ed è proprio questo il fascino dei riad:
fuori il caos della medina… dentro pace, silenzio e bellezza senza tempo.
Nel labirinto delle città marocchine si trova una gemma nascosta: il Riad, un santuario del lusso tradizionale e della tranquillità. Entrare in un Riad è come entrare in un mondo in cui il tempo si ferma e l’eredità dell’ospitalità marocchina si dispiega in tutto il suo splendore.
La storia dei Riad in Marocco
La storia dei riad è un racconto intessuto nel tessuto culturale del Marocco, che riflette un’eredità che attraversa i secoli e incarna l’essenza della vita tradizionale marocchina. L’esistenza del riad risale almeno all’XI secolo, quando fu importato durante il regno di Ali Ben Youssef.
Storicamente, i riad venivano tramandati di generazione in generazione, preservando i legami familiari e le tradizioni. La loro architettura si è evoluta nel tempo, influenzata da varie dinastie, tra cui gli stili arabo, andaluso e berbero, ognuno dei quali ha contribuito alla fusione unica di elementi di design che si vedono oggi nei riad.
Con il mutare dei tempi e lo sviluppo urbano, molti riad sono stati trascurati o riadattati. Negli ultimi decenni, tuttavia, si è assistito a una ripresa del loro restauro e del loro rilancio. Molti riad sono stati meticolosamente ristrutturati e trasformati in boutique hotel, pensioni o residenze private, conservando il loro splendore architettonico e invitando i visitatori a immergersi nel patrimonio marocchino.
Oggi, soggiornare in un riad non offre solo un alloggio, ma un’esperienza culturale coinvolgente, un’occasione per fare un salto indietro nel tempo e vivere tra le meraviglie architettoniche che simboleggiano la ricca storia, l’arte e l’ospitalità del Marocco. I riad sono una testimonianza delle tradizioni del Marocco e continuano a incantare i viaggiatori che cercano uno sguardo autentico sul passato del Paese.
Un’oasi incantevole
I riad, case tradizionali marocchine incentrate su un cortile interno o un giardino, accolgono gli ospiti con un senso di serenità in mezzo al caos vibrante della città. Racchiusi da alte mura, questi rifugi intimi emanano un’aria di mistero dalle strade trafficate.
Eleganza architettonica
L’architettura dei Riad è una testimonianza dell’artigianato marocchino. Le pareti e i pavimenti sono impreziositi da un’intricata decorazione di piastrelle, chiamata Zellige, mentre gli intagli in legno e gli elaborati disegni a stucco creano una sinfonia visiva. Questi eleganti dettagli riecheggiano la ricchezza culturale e il patrimonio artistico del Marocco.
Cortili e giardini
Il cuore di un Riad è il suo cortile o giardino, spesso caratterizzato da una fontana o da una piscina rinfrescante ornata da piastrelle a mosaico. Il verde lussureggiante, i profumati alberi di agrumi e le fioriture colorate creano un’oasi di tranquillità, un rifugio perfetto dopo una giornata di esplorazione.
Ospitalità intima
L’ospitalità del Riad è intrisa di calore e intimità. Con un numero limitato di camere, gli ospiti ricevono un’attenzione personalizzata e un servizio eccezionale. Dall’assaporare il tradizionale tè alla menta al gustare la deliziosa cucina marocchina, ogni esperienza è studiata su misura per immergere gli ospiti nella cultura locale.
Un assaggio di tradizione
Soggiornare in un Riad offre la possibilità di assaporare l’autentica cucina marocchina. Assaporate le sontuose tagine, il couscous aromatico e i dolci che deliziano i sensi, tutti preparati con ricette secolari tramandate da generazioni.
Tranquillo riposo nella Medina
I riad sono situati all’interno della medina e offrono un rifugio tranquillo dal caos della città. La loro posizione centrale offre un comodo accesso ai vivaci mercati, ai siti storici e alle esperienze culturali, consentendo agli ospiti di immergersi completamente nella vita marocchina.
Un’eredità da conservare
Ogni Riad racconta la propria storia, conservando tra le sue mura secoli di eredità marocchina. Dagli opulenti Riad a conduzione familiare, ogni soggiorno promette un’esperienza autentica e indimenticabile.
Il fascino dei Riad marocchini non risiede solo nel loro splendore architettonico, ma anche nell’esperienza accattivante che offrono. Dal momento in cui si varca la soglia, il Riad diventa un portale verso un’epoca passata, dove il lusso è definito dalla tradizione, dall’eleganza e da un radicato senso dell’ospitalità. Soggiornare in un Riad non è solo una scelta di alloggio, ma un’immersione nella magica essenza del Marocco.
Una città il cui cuore batte al ritmo della musica, non solo country. Poi degustazioni di whisky e villaggi per andare a caccia di fantasmi: un viaggio nell’America più autentica.
Un cappello da cowboy, un paio di boots e una canzone nel cuore. Nashville, in Tennessee, è la meta dove tutti i grandi appassionati di musica, aspiranti cantanti e musicisti dovrebbero andare in pellegrinaggio una volta nella vita. La musica è ovunque, anche quando non la cerchi. È il motore che muove tutto. Un mondo fatto di honky tonk e insegne luminose, chitarre che ruggiscono, palchi condivisi, note che vibrano lungo le strade e accarezzano le orecchie dei passanti. È un fotogramma di quell’America che abbiamo visto sul grande schermo, un sogno che abbiamo accarezzato.
La strada degli honky tonk a Nashville
La musica è il motore che muove tutto
Broadway Street è una vecchia diva vestita di paillettes e lustrini che non si spegne mai: c’è una chitarra elettrica che suona da sola, stanca, in un locale vuoto a notte fonda; una giovane che sembra la copia di Taylor Swift e canta sotto il sole di mezzogiorno con il trucco che le cola. La folla marcia allo stesso ritmo e indossa cappelli poco sobri e stivali di pelle. Ci sentiamo tutti cowboy. Dove vado per sentire buona musica? “Ovunque fanno buona musica, ma Robert’s è una garanzia”, mi suggerisce Luke, il nostro autista, che nella vita fa il cantante e il musicista. Porta con sé una chitarra da viaggio in fibra di carbonio e quando ci fermiamo la sera in hotel ci concede due o tre canzoni live.
Qui è cominciato il sogno di Johnny Cash, che ha registrato a Nashville i suoi brani più iconici, tanto che nel museo a lui dedicato è stato ricostruito il suo studio di registrazione. A Dolly Parton, una fra le icone più amate della musica country, è dedicata una sezione della Country Music Hall of Fame and Museum con esposti i suoi outfit eccentrici. Chiamarlo museo è limitante, ci troviamo piuttosto in un tempio della musica americana. Guardando le vetrine succede più volte di sgranare gli occhi e pensare ad alta voce “Oh my God”: davanti al pianoforte di Aretha Franklyn, per esempio, fotografando le iconiche “koi fish guitar” di Taylor Swift, vedendo il primo completo nero da palco di Johnny Cash e gli abiti di scena di June Cartere, oppure gli stivali western di Charline Arthur, diventati un simbolo.
Uno dei locali che fa musica dal vivo a Nashville
I cimeli delle star
Non stupisce trovare l’automobile di Elvis Presley parcheggiata al centro di una sala. E poi pareti cariche di dischi da far girare la testa, fra cimeli incredibili appartenuti alle grandi star della musica americana. Un luogo storico è il Ryman Auditorium, costruito nel 1892, che oggi conserva le sedute originali e offre un ricco calendario di concerti con oltre 200 spettacoli all’anno. Da non perdere anche il Museo nazionale della musica afroamericana, dedicato alla conservazione e alla celebrazione dei generi musicali creati e ispirati dagli afroamericani come il gospel, a cui è dedicata una sezione molto ricca, con tanto di esperienza interattiva in cui si può cantare assieme a un coro virtuale di professionisti.
La Country Music Hall of Fame and Museum
Il palco più importante al mondo per la musica country compie cento anni: al Grand Ole Opry si respira ancora l’atmosfera di gloria e leggenda che l’hanno reso un luogo iconico per gli Stati Uniti. Quasi ogni sera ci sono concerti che riempiono la grande sala e chi partecipa, anche se il genere non lo appassiona, non smette di battere le mani. Non si può lasciare la città senza aver provato l’hot chicken. Il pollo fritto piccante, molto croccante e gustoso, pare sia stato inventato da Prince’s Hot Chicken shack, dove si può assaggiare scegliendo il livello di piccantezza (il più basso è molto piccante). Gli americani amano accompagnarlo con il Mc&cheese, cosa invece poco raccomandata agli italiani. Indirizzo da segnarsi per una cena bbq come si deve è Edley’s Bar-b-que: le carni vengono affumicate lentamente a bassa temperatura e i piatti signature sono il brisket e il budino alla banana.
Il Grand Ole Opry
La caccia ai fantasmi nel villaggio vittoriano
Lo storico penitenziario statale di Brushy Mountain, sulla strada da Nashville a Rugby, mette soggezione già in lontananza. Il carcere di massima sicurezza dove vennero rinchiusi spietati criminali come James Earl Ray, l’assassino di Martin Luther King Jr, era noto allora per le pratiche brutali nei confronti dei detenuti. Oggi è uno dei luoghi più infestati d’America: più di qualcuno giura di aver sentito urla nelle celle abbandonate e rumori di porte che si chiudevano da sole. In compenso, dopo la visita si può pranzare al ristorante Warden’s Table che propone succulenti piatti di carne.
Lo storico penitenziario statale di Brushy Mountain
A Wartburg, capoluogo della Morgan County immersa tra le montagne degli Appalachi, i punti di riferimento sono due: il Tanners Historic Cafe, costruito nel 1906 come prima banca della contea, oggi conserva ancora gli arredi d’epoca ed è gestito con amore da Jacob e Heidi Stabler, una giovane coppia che ha scelto di mantenere vivo un luogo storico. L’altro è il MoCo Brewing Project, dove Matt ed Emily Graber preparano birre di svariati gusti e bevande a base di caffè aromatizzate. Fuori dal finestrino del van scorrono le foreste del Tennessee, un mare verde immenso, mentre ci arrampichiamo sull’altopiano di Cumberland per raggiungere Rugby, un villaggio vittoriano inglese inserito nel registro dei luoghi storici d’America. Rugby è uno di quei posti che non riesci a togliere dalla testa. Talmente surreale che resta attaccato ai ricordi con il nastro ultra-adesivo. Qui il tempo si è fermato per davvero e le case con i tetti a punta riportano una fotografia di fine Ottocento molto nitida.
Le case vittoriane di Rugby
Per cogliere appieno l’atmosfera bisogna soggiornare al Grey Gables Bed & Breakfast & Dinner gestito dalla signora Linda, 88 anni e una grande passione: “La mia missione è far rilassare gli ospiti che vengono qui in cerca di tranquillità”. Linda cucina divinamente – ha scritto anche un libro con le sue ricette – e coccola i forestieri come se fossero figli. Le stanze sono deliziose, ricche di dettagli e oggetti vintage. Gli abitanti di Rugby (85 in tutto) tengono viva la tradizione del Road Bowling irlandese: si lancia una pallina di ferro in mezzo alla strada e quando passa una macchina si urla “car”. Vince la squadra che arriva al traguardo con meno lanci, ma più che una competizione è un modo per socializzare e divertirsi.
Il Grey Gables Bed & Breakfast & Dinner gestito da Linda
Quando cala il buio, il villaggio è avvolto da un’atmosfera da brividi, scenario perfetto per il tour “Rugby after dark”. Kristy e Miranda ci accompagnano alla luce di una lanterna in una passeggiata notturna, fra storie di fantasmi che sembrano spaventosamente vere anche per chi non ci crede. Nella vecchia scuola ci vengono consegnati i dispositivi per rilevare le presenze paranormali e ci sediamo in cerchio per rievocare il fantasma di Margareth. Quella notte non è stato facile prendere sonno. Già vederlo in lontananza il RM Brooks General Store ti trasporta in un’altra America, remota e verace. È un punto di riferimento fin dal 1917 e da allora nulla è cambiato. Il locale racconta tante storie attraverso le fotografie d’epoca e gli oggetti retrò. All’ora di colazione i tavoli sono pieni: sembra che l’intera popolazione di Rugby si sia data appuntamento qui. E per una buona ragione, visto che Tiffany, la proprietaria, vizia i clienti con torte fatte in casa e una chicca: il panino con Bologna arrostita, che non è la nostra mortadella, ma un mix fra prosciutto cotto affumicato e würstel.
Il RM Brooks General Store
Knoxville fra gallerie d’arte e foresta urbana
Il Sunsphere è il simbolo di Knoxville, una torre di osservazione alta 81 metri, con una sfera dorata in cima. Da qui si vedono le Smoky Mountains, da cui prende il nome l’iconico parco nazionale a 45 minuti di auto. La particolarità di questa città è che possiede una Urban Wilderness a una manciata di minuti dal centro: un’area verde immensa, oltre 96 chilometri dove fare escursioni, arrampicata, nuotare nei laghi o andare in bicicletta. Per le strade sono collocate diverse statue dedicate al suffragio femminile, come il Tennessee Woman Suffrage Memorial che rappresenta tre attiviste che si sono battute per il diritto di voto alle donne.
Il Sunsphere, simbolo di Knoxville
La nostra guida Kristen ci mostra quanto sia viva questa città con le sue gallerie d’arte e il Market Square pieno di ristoranti, il Tennessee theatre costruito nel 1928 e i locali alla moda come il Vida, che al piano di sotto nasconde uno speakeasy molto elegante e ristoranti consigliati dalla Guida Michelin come Potchke, ideale per le colazioni. C’è anche una pizzeria che, incredibile ma vero, prepara una pizza napoletana degna di essere chiamata così. Il motivo è che i proprietari di A Dopo hanno vissuto in Umbria prima di aprire qui l’attività.
La Urban Wilderness di Knoxville
Da queste parti ho sentito dire che in tutta l’America non esiste un’altra città più bella di Nashville. O per lo meno che possa vantare il suo fascino. Un po’ ci credo, perché sono bastate 48 ore per farmene innamorare. Il Tennessee – verdi colline, musica country e villaggi suggestivi, ma anche whiskey e il calore delle persone – rende bene l’idea della bellezza senza filtri e dell’accoglienza “come a casa” che si trova nel Sud degli Stati Uniti.