Così a Istanbul il design contemporaneo vive grazie allo splendido passato
Non solo moschee suggestive e straordinarie architetture romane, bizantine e ottomane: la perla del Bosforo oggi è uno specchio del presente grazie a nuove realtà, architetture futuristiche, musei all’avanguardia, quartieri rinnovati, biennali ed esposizioni.
Istanbul non è più soltanto un ponte. Per secoli la città che fu Bisanzio e poi Costantinopoli, è stata il ponte per eccellenza: tra Oriente e Occidente, tra Islam e cristianesimo, tra antico e moderno. Oggi bastano pochi giorni tra le sue strade affollate da 17 milioni di abitanti, tra le salite ripide che collegano la città bassa a quella alta, tra gli affacci che si aprono improvvisi sul Bosforo luccicante, a farne riconoscere la nuova vocazione di metropoli che sperimenta e produce contemporaneità, che usa la cultura come leva per reinventare sé stessa, per ripensare il proprio ruolo nello scenario internazionale. Istanbul, forse, da ponte si è trasformata in un mosaico in movimento in cui nuovi attori e nuove realtà, architetture futuristiche, musei all’avanguardia, quartieri rinnovati, tensioni artistiche e culturali del presente si vanno ad incastrare nelle straordinarie testimonianze di un passato così ricco da essere ancora, e sempre, sorprendente.
Lungo la Istanbul Cultural Route
Hagia Sofia e la Moschea Blu, affollate ma irripetibili, come la splendida Cisterna Romana continuano ad incantarci e a toglierci il respiro ad ogni passo (e ad ogni visita) ma per immergersi in questa evidente trasformazione vale la pena cominciare dal l’AKM (Atatürk Kültür Merkezi) il centro culturale Atatürk della immensa piazza Taskim che, proprio come tanti edifici di questa città è andato distrutto per poi risorgere dalle sue ceneri.
«Progettato nel 1956 dall’architetto Hayati Tabanl?o?lu era nato per l’Opera di Istanbul e, quando venne inaugurato nel ’69, era considerato il quarto centro d’arte più grande del mondo – ci spiega Ay?em Ergino?lu che scorta magnificamente i turisti alla scoperta dell’anima di questa città con la passione e la disinvoltura di una navigata storica dei luoghi e che sarà il mio Caronte per traghettarmi tra i segreti di Istanbul. – Icona imprescindibile della città, venne ricostruito dopo un grave incendio del 1970 e in questa versione inaugurata nel ’77 è rimasto attivo fino al 2008. Ma è nel 2018 che il presidente Recep Tayyip Erdo?an e dal suo ministro della Cultura e del Turismo, Mehmet Nuri Ersoy immaginano di dargli nuovo lustro facendolo rinascere completamente ma conservando la riconoscibilissima facciata vetrata, dietro la quale si intravede la semisfera ricoperta da 15.000 ceramiche appositamente realizzate in smalto rosso fuoco che non può che evocare il rosso della bandiera turca».
Il nuovo Atatürk Kültür Merkezi, firmato da Murat Tabanl?o?lu, figlio del primo architetto, grazie alla cupola rossa che risalta anche nella notte, rappresenta davvero il cuore rosso di piazza Taksim. I suoi cinque edifici costruiti in meno di due anni e mezzo, includono la spettacolare Turk Telekom Opera Hall, dove si può assistere in uno dei suoi oltre 2000 posti a sedere a spettacoli di danza e di musica dal vivo, un teatro di prosa, una galleria, un cinema, una sala polivalente, una biblioteca (specializzata su musica, arte, architettura e design), un centro d’arte per bambini. In questi giorni e fino a fine anno si possono visitare le mostre Salvador Dali: Masterpieces of Surrealism at AKM Gallery e Henri Matisse: Towards a Simplification of Shapes at AKM Multi-Purpose Hall.

L’energia di una città in continuo cambiamento
Ma è proprio partendo da piazza Taksim e scendendo lungo ?stiklal Street, l’arteria che conduce a Galata Tower nel cuore di Beyo?lu, che la città inizia a mostrarsi in tutta la sua inesauribile energia, caos sublime, secondo alcuni. ?stiklal Street, che significa viale dell’Indipendenza, infatti, accompagna la Istanbul Cultural Route, che si snoda tra edifici storici e moderni intrecciando arte, architettura, spettacolo. Come lo storico cinema Atlas, proprio a metà della grande arteria cittadina, che ha riaperto dopo un restauro completo e ora funge da cinema e da museo ed ospita attualmente, nell’ambito dell’Istanbul Cultural Route, la mostra The Art of James Cameron, dedicata al percorso creativo del regista di fama mondiale, che rimarrà aperta per sei mesi. Arrivare fino alla Torre di Galata, attraversando l’antico distretto di Pera, significa anche la possibilità di farsi completamente affascinare dal Pera Palace Hotel, concedendosi il lusso di immedesimarsi, con una tazza di tè nella mano e un pasticcino nell’altra, in Agatha Cristhie che proprio qui, nella famosa stanza 411, scrisse il suo Assassinio sull’Orient Express.

E se anche non salirete nella sua suite, completa di biblioteca con i testi della scrittrice e di una replica della sua macchina da scrivere, per entrare nel ruolo basterà uno dei tanti divani illuminati dagli specchi di un soffitto così sontuoso da sembrare cinematografico. Splendido, nella sua semplice linearità, il complesso architettonico del Galata Mevlevihanesi (Loggia dei Dervisci) con la sua antica porta, che si incontra poco più avanti sempre percorrendo quella che un tempo si chiamava Grande Rue de Pera e che rimane ad oggi uno dei luoghi nevralgici della città. Superata la Torre di Galata, indubbiamente uno dei più famosi simboli della città e della presenza dei figli della Repubblica Genovese dove, pena una lunga fila, si può salire fino alla cima per una splendida vista del Bosforo, la discesa conduce da Beyo?lu a Kad?köy.
Il Tünel, l’antica funicolare sotterranea
In questo continuo rimando tra passato e presente, tra antico e moderno, si può approfittare del Tünel per far riposare le gambe e scoprire l’orgoglio con cui i turchi conservano la prima linea funicolare della città. Un vagone rosso e bianco, un minuto e mezzo e circa di percorso netto e due sole stazioni (partenza e arrivo) che, oltre a raccontare la storia di quest’opera inaugurata nel 1875 come la seconda più antica linea sotterranea urbana al mondo dopo la metropolitana di Londra, collegano l’alto e il basso e sostituiscono una sfilza infinita di gradini o di viuzze in discesa ripida, come la bella Bankalar Caddesi, la via delle banche, dove vale la pena di fermarsi per un caffè (o per un drink) da Salon Galata, un locale restaurato nel 2021 con legno originario del Mar Nero che vi folgorerà con due splendide fotografie di Ara Güler, forse il più famoso fotografo turco che qualcuno ricorderà anche grazie alla retrospettiva che si tenne in Italia al Museo di Roma in Trastevere nel 2020. Le sue immagini in bianco e nero restituiscono una Istanbul sgranata e malinconica dal fascino insuperabile che gli valsero il soprannome di “Occhio di Istanbul”.
Biennale d’arte, una porta sul contemporaneo
Il contemporaneo ritorna prepotentemente sul percorso della Cultural Route grazie alle varie sedi espositive della Biennale d’Arte di Istanbul che si incontrano, ormai in piano, procedendo verso il Galaport, il grande intervento di riqualificazione del porto storico affacciato sul Bosforo.

La Biennale di Arte Contemporanea di Istanbul rappresenta un punto di riferimento imprescindibile in questa scoperta di una città che non esaurisce la bellezza nel suo maestoso passato che pure, non dimentica mai di apparire in qualche angolo sotto forme di mosche, di bazar o di hammam disseminati in tutta la città. Organizzata dalla IKSV (Fondazione per la Cultura e le Arti di Istanbul), la Biennale si è affermata negli anni come una delle più importanti del panorama internazionale. Non solo per la qualità degli artisti coinvolti, ma perché è riuscita negli anni a rendere protagonisti temi sempre più attuali come identità, migrazione, ecologia, memoria, spazio pubblico.
La scelta delle sedi espositive – spesso spazi industriali riconvertiti, edifici storici, o zone periferiche – contribuisce ogni anno a dare nuovi contorni alla geografia culturale della città, riuscendo a portare spesso l’arte là dove prima non c’era. È il caso, ad esempio, del Külah Fabrikas? che Ay?em ci porta a scoprire nascosta tra i vicoli coloratissimi e affollati di Karaköy, dalla sua facciata in mattoni grezzi ricoperta di graffiti. «Lo spazio espositivo – ci racconta – un tempo era uno stabilimento per la produzione di coni gelato. Oggi è diventato uno spazio di sperimentazione culturale diversificata che ha portato in mostra in questi giorni in occasione della Biennale, le opere di Doruntina Kastrati e di Claudia Pagès Rabal».
Galataport e il Museo di Renzo Piano
Per attraversare le linea del reticolo di stradine che si estende verso il porto, si può agevolmente sfruttare il passaggio del Faruk Güllüo?lu a Karaköy per assaggiare, a pochi passi dal lungomare, un’infinita declinazione di baklava dolci e salate, rituffandosi per un momento nella tradizione antica e mai abbandonata della pasticceria più dolce del pianeta. È solo un tuffo, anche se di estrema dolcezza, nel passato ancora attuale. Perché a pochi passi arriva l’Istanbul Modern, il museo firmato da Renzo Piano, che si presenta come un altro tassello di quel mosaico in movimento, capace di raccontare una città viva, complessa e in perenne trasformazione.
Il Galataport, concepito come un hub multifunzionale che unisce terminal crocieristico, spazi commerciali, ristoranti, uffici e aree pubbliche, è indubbiamente il volto di una città che guarda al futuro. «Ha restituito agli abitanti – ci spiega Ay?em – un’area chiusa e fatiscente da duecento anni»

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E nel cuore del Galataport, che spaventa con la sua ambizione di attrarre, con il primo terminal crocieristico sotterraneo al mondo, «circa 1,5 milioni di passeggeri via mare e, più in generale, 25 milioni di visitatori all’anno, di cui 7 milioni di turisti stranieri» che si staglia l’opera architettonica del nostro Renzo Piano, vero simbolo di questa trasformazione. L’Istanbul Modern, il Museo d’Arte Moderna di Istanbul che, inaugurato nel 2023, sorge proprio sul lungomare di Karaköy. Ay?em ci spiega con passione come Renzo Piano abbia voluto nel suo progetto omaggiare e rendere protagonista il Bosforo che, a pochi passi, diventa mare e specchio, fonte di luce e di riflessi che trovano spazio nell’architettura sobria e luminosa in un dialogo armonioso che crea un affascinante paesaggio marittimo e urbano. La collezione, all’interno, spazia dal moderno al contemporaneo, con particolare attenzione alla produzione artistica turca, ma molti sono anche gli artisti internazionali che trovano spazio nelle sue sale.
L’arte dove si costruivano palle di cannone
Poco distante, basta attraversare la piazza che che connette al parco di Tophane, è ad accogliere i visitatori c’è un altro bellissimo esempio di architettura storica dal passato millenario riadattata ad accogliere il contemporaneo. É il MSGÜ Tophan-i Culture and Art Center che fino alla fine dell’anno accoglie, nell’ambito della Istanbul Cultural Route la mostra le fotografie di Steve McCurry per la mostra Haunted Eye Exhibition.
La storia di questo centro culturale è esemplare: il sultano II Mehmet volle una fabbrica di fusione di palle di cannone e il Tophane-i Amire divenne il luogo in cui venivano prodotte per l’esercito e la marina ottomana. Dopo il 1850, l’edificio divenne il centro dell’industria e del commercio di armi. Oggi racconta l’anima di questa città che ha saputo trovare nella cultura e nel bello la spinta ad una nuova visione di sè, che nasce e finisce nel Bosforo che la circonda e la bagna come mille e mille anni fa e si muove al canto dei muezzin che gli altoparlanti, simbolo della modernità, diffondono ovunque.







