No, non è un indirizzo; la Via Vandelli è uno dei tanti cammini che attraversano la Toscana per la gioia degli amanti del trekking.
Collega, oggi in sette tappe, la Provincia di Modena con quella di Massa Carrara ed attraversa, quindi, l’Appennino e le Apuane.
Già dicendo questo potete immaginare la potenza emozionale degli scenari che può offrire e le sensazioni che questi possono suscitare.
Parliamone, quindi, un po’.
Sul Monte Tambura
La Via Vandelli, una storia non antichissima
Nel 1741 il figlio del Duca Francesco III d’Este, Ercole, impalmò Maria Teresa Cybo-Malaspina che era Duchessa di Massa e Principessa di Carrara.
Non è dato sapere se fra i due ci fosse amore, ma, come usava spesso fra i nobili di allora, c’era sicuramente convenienza e, comunque, questo a noi poco importa.
Per certo il matrimonio permise al Ducato di Modena e Reggio di avere un importantissimo sbocco al mare.
E per sfruttare questo a Ercole venne la splendida idea di aprire una strada con la quale merci e persone potessero raggiungere il porto sul Mar Ligure.
Ma, è il caso di dirlo, “fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.
Si trattava di attraversare Appennino e Apuane con la Garfagnana popolata da briganti e misteri che già avevano a suo tempo tolto il sonno a Ludovico Ariosto, governatore per gli Este di queste contrade dal 1522 al 1525.
Ercole, però, sapeva di avere a corte la persona giusta per realizzare questo progetto: l’Abate Domenico Vandelli, matematico, architetto e cartografo.
La “Finestra Vandelli”
La realizzazione del progetto
La cosa, come si diceva, presentava già di per sé diverse difficoltà, ma il Duca decise di complicare ulteriormente la situazione imponendo un capitolato ferreo.
Prima di tutto voleva costi contenuti e tempi di costruzione rapidi.
L’opera doveva durare nel tempo e prevedere un impegno di manutenzione minimo.
Inoltre, doveva consentire il passaggio di carri pesantissimi per i quali era tassativo evitare pendenze troppo ripide.
Il tracciato doveva, poi, passare lontano da centri abitati e non doveva entrare nei territori della Repubblica di Lucca, né del Granducato di Toscana, né dello Stato Pontificio.
Nonostante ciò, nel 1751 la Via Vandelli si può dire che fosse realizzata.
Restavano solo da costruire le stazioni di posta, gli ostelli, gli alloggi per i militari, le guardine per il pagamento dei pedaggi, spallette di sicurezza nei punti più arditi, cippi e altre strutture del genere.
Inoltre, si dovevano collegare piccole località, fabbriche, cave di pietra e di marmo e miniere che si trovavano nei pressi.
Ma occorreva ancora un po’ di tempo, anche perché i costi avevano già superato di gran lunga quanto preventivato grazie alle difficoltà intrinseche e a quelle create.
In questo l’Abate Vandelli dimostrò indubbiamente le sue non indifferenti qualità di ingegnere, geografo, matematico nonché direttore dei lavori.
Concepì, fra l’altro, nuove metodiche cartografiche che introdussero l’inserimento dei valori altimetrici.
Sue sono le Isoipsae Vandellis, linee che collegano tutti i punti ad uguale quota.
La Via Vandelli si può percorrere anche in mountain-bike
La Via Vandelli, un po’ di storia e un po’ di leggenda
Nel 1754 l’Abate presentò al Duca Ercole la relazione definitiva sul progetto realizzato, allegando le relative mappature quotate, convinto di aver fatto un lavoro eccellente per quei tempi e così realmente era.
Ma il Duca non apprezzò, anzi espose svariate critiche che turbarono il Vandelli che finì addirittura per suicidarsi.
La strada, tuttavia, fu subito apprezzata per quello che meritava.
Ebbe un immediato successo e venne frequentata da mercanti, viandanti e militari che affrontavano la dura avventura di percorrerla.
Fu persino organizzato un regolare servizio postale che la sfruttava.
I problemi si evidenziavano specialmente in inverno, con la neve ed il gelo.
Il Santuario di San Pellegrino in Alpe
Chi si avventurava in questa stagione su questa strada doveva affidarsi alla benedizione di San Pellegrino, un venerato viandante ex-brigante le cui spoglie riposano nel Santuario di San Pellegrino in Alpe.
La sua chiesa-ospizio risale al 1100 e si trova al culmine della salita a oltre 1500 m.s.l.m., dove passava anche una antichissima “Via del Sale”.
Ma la protezione del santo non fu sufficiente alla fine del XVIII secolo ad un gruppo di mercanti ferraresi.
Incapparono in una tremenda tempesta di neve e perirono tutti travolti da una valanga che li fece precipitare in quella che fu ribattezzata la “Fossa dei Morti”.
Si dice che salendo verso il Monte Tambura quando nevica si possano sentire ancora le loro grida disperate.
E si dice anche che a queste si accompagni il fantasma vagante di Domenico Vandelli.
In più, poi, ci sarebbe anche quello di un brigante che avvolto in un tabarro e con una lanterna in mano, appare all’improvviso, abbranca l’ignaro viandante per il collo e lo scaraventa giù nel precipizio.
I percorsi della Via Vandelli
Ai giorni nostri
La Via Vandelli ha due punti di partenza in Emilia, Sassuolo e Modena, che confluiscono un po’ prima di Pavullo sul Frignano su un unico percorso.
Nel primo caso si percorrono circa 150km per raggiungere Massa, nel secondo una ventina di più.
Si fanno comunque sette tappe, raggiungendo la quota massima di 1659m.s.l.m. del Passo della Focolaccia sotto il Monte Tambura (1895m.).
La si può percorrere sia facendo trekking che usando un’adeguata mountain-bike e si incontrano tre palazzi ducali, numerose torri, una cittadina fortificata, chiese e borghi.
Ma soprattutto si hanno davanti agli occhi costantemente dei vastissimi panorami che lasciano senza fiato.
Il “Passaporto del Viandante” con relativo brevetto
Per chi vuole documentare la sua impresa esiste anche un “Passaporto del Viandante” che non dà diritto a nessuno sconto o facilitazione ma che costituirà un piacevole ricordo di questa avventura.
I luoghi di ospitalità o gli uffici turistici dei paesini attraversati sono ben lieti di apporre il loro timbro.
Ecco due proposte per il tuo prossimo viaggio invernale, due itinerari per visitare un Giappone dall’indiscusso fascino delle tradizioni e della natura, alla scoperta della sua cultura e dei suoi straordinari scenari.
Puoi vivere un Capodanno autentico tra spiritualità e tradizione a Kyoto, con l’opportunità di assistere all’antica cerimonia dei 108 rintocchi della campana più grande del Paese al Tempio Chion-in. E, lungo il viaggio che inizia a Osaka, visitare il Kinkaku-ji, il famoso tempio zen con il suo Padiglione dorato, il Castello di Himeji, i templi di Nara e Uji e concludere l’itinerario a Tokyo, metropoli futuristica ma che conserva anche l’anima del Giappone antico.
Se invece preferisci viaggiare a gennaio, l’Hokkaido – terra degli aborigeni Ainu, la regione più sconosciuta del Giappone – ti attende per il famoso festival della neve e del ghiaccio a Sapporo e, soprattutto, per un’immersione nella Natura allo stato puro: una neve polverosa e impalpabile unica al mondo su cui sciare in pista o fuoripista come non hai mai provato, immense foreste, animali liberi e senza paura dell’uomo, laghi ghiacciati, vulcani, sorgenti termali e il mare di Okhotsk da percorrere sulle navi rompighiaccio come nell’Artico.
Una prima assoluta per Ensy7: un viaggio in Nigeria, intenso e autentico, pensato per viaggiatori con grande spirito di adattamento, alla scoperta di un Paese che sorprende ad ogni passo, dove la modernità convive con tradizioni millenarie e le celebrazioni popolari si trasformano in esperienze indimenticabili.
Dalla giovane capitale Abuja, con i suoi grandi viali, la Moschea Nazionale e i villaggi circostanti, proseguiamo verso Sokoto, antica città, oggi centro culturale e religioso di grande fascino, e poi alle rovine di Surame, un sito straordinario e poco conosciuto, testimone della grandezza di un regno del XVI secolo.
Raggiungiamo la regione di Kebbi, con una sosta ad Argungu, città ed emirato tradizionale sul fiume Sokoto, dove visitiamo il Museo Kanta, un palazzo in argilla trasformato in museo. E, soprattutto, assistiamo al celebre Argungu Fishing Festival, uno degli eventi culturali più iconici della Nigeria. Ogni anno, sulle rive del fiume Matan Fada, le comunità si riuniscono per partecipare ai quattro giorni di festeggiamenti. Migliaia di uomini si tuffano per catturare con le mani il pesce più grande, tra gare di canoa, lotte tradizionali, canti e celebrazioni collettive che trasformano l’intera città in una festa travolgente. Il Festival Internazionale della Pesca e della Cultura di Argungu nasce prima dell’indipendenza del Paese ed è oggi un simbolo di identità e un mezzo di coesione tra le comunità di Argungu e Sokoto.
Il viaggio si conclude con l’esplorazione delle antiche pitture rupestri di Birnin Kudu, testimonianza di civiltà preistoriche che hanno lasciato sulle rocce immagini di vita quotidiana e simboli rituali. Un patrimonio unico che collega passato remoto e presente, ricordando le radici profonde di questa terra.
Città delle 4 culture, questo angolo d’Europa in Africa si sta aprendo al turismo internazionale, ed è una destinazione tutta da esplorare, in un mix di influenze berbere, tradizioni ebraiche e induiste, arte sacra cattolica e Modernismo.
Il profumo delle spezie del Maghreb si fonde con i sapori della cucina ebraica e andalusa, e le divinità indù troneggiano a pochi isolati dalle cappelle dove sono protagoniste le sculture barocche dell’Addolorata, finemente abbigliate. Benvenuti a Melilla, enclave spagnola sulla costa mediterranea del Marocco, meta che non può mancare nel “palmarès” dei viaggiatori, dove l’estate sembra non finire mai. Città d’incontro fra Europa e Africa, qui convivono in alchimia 4 culture (cristiana, musulmana, induista ed ebraica) e una minoranza gipsy. Melilla è raggiungibile via mare o con voli diretti da numerose città spagnole; da Roma o Milano si fa scalo a Madrid o Malaga, per poi arrivare in soli 45 minuti in questo piccolo angolo d’Europa (12 chilometri quadrati di superficie, per un totale di quasi 87mila abitanti) nel cuore dell’Africa. Fra palme e alberi di tulipano africano (con i fiori di colore arancione vivo), Melilla va vissuta davvero in maniera “multisensoriale”, ed è una destinazione tutta da scoprire per chi ama una vacanza no stress e slow, fuori dalle rotte dell’overtourism.
Melilla La Vieja
Cosa fare, vedere e mangiare in città: la Top Ten delle esperienze da non perdere
Melting pot di culture, atmosfere e sapori, Melilla è sospesa fra Europa e Africa, in una dimensione che sembra fuori dal tempo e dallo spazio, dove lo stress è una parola sconosciuta agli abitanti locali. La città si può visitare in un weekend, girando comodamente a piedi, e le spiagge, come la lunghissima spiaggia San Lorenzo (dove ancora si può fare il bagno, complice il clima africano), sono tutte accessibili. La nuova sfida per Melilla, adesso, è fare il grande salto dal turismo spagnolo a quello internazionale. Città Autonoma della Spagna dal 1995, Melilla (il cui nome originario era Rusadir) ha una storia molto antica: su queste coste arrivarono i Fenici nel VII secolo a.C., seguiti dalle dominazioni dei Cartaginesi, dei Romani, dei Bizantini poi e degli Islamici (VIII secolo d.C.), ai quali si deve il nome di “Malilla” (che significava “pietra bianca”, per il colore delle scogliere locali). La conquista spagnola della città avvenne nel 1497, e quel che oggi si può vedere dell’agglomerato urbano antico è la parte che risale principalmente al Cinquecento. Per organizzare al meglio il vostro viaggio potete consultare i siti web www.melillaturismo.com e www.spain.info. Quello che vi suggeriamo è un itinerario all’insegna di 10 esperienze culturali e gastronomiche imperdibili in città.
1 Atmosfere gotiche e panorami mozzafiato: esplorare La Ciudadela
Melilla La Vieja, nota anche come La Ciudadela o El Pueblo, è la parte più antica ed enigmatica della città, dominata dai forti del Rosario e di Las Victorias: dichiarata ufficialmente Patrimonio di Interesse Storico e Artistico, questa fortezza costruita tra il XVI e il XVIII secolo ha ben 4 cinte murarie, ed è un dedalo di bastioni, cisterne, piazze, fossati, ponti, grotte, vicoli abbelliti da murales. La cosa migliore è iniziare il percorso dalla suggestiva Plaza de Las Culturas, punto di ritrovo degli abitanti locali (fra bar e caffè), attraversare la porta di Santiago, per poi sostare ad ammirare dall’alto la spiaggia dell’Insenatura delle Galápagos e l’unica cappella gotica dell’Africa, ovvero la Cappella di Santiago, costruita dall’architetto Miguel de Perea nel 1551. Continuate ora il vostro cammino fino al Museo Històrico Militar (con ingresso libero) per ammirare uno dei più spettacolari scenari della città vecchia a picco sul mare. Da non perdere la vicina Chiesa de la Purìsima Concepciòn, recentemente restaurata.
Street art nei vicoli di Melilla La Vieja
Veduta del mare dall’interno delle Grotte del Conventico
2 Alla scoperta delle Grotte del Conventico
Una delle destinazioni più affascinanti della città vecchia di Melilla sono le Grotte del Conventico, scavate nella roccia a picco sul mare, con scorci di panorama davvero mozzafiato. Le grotte sono collegate al Convento omonimo, e fanno parte della muraglia della Cruz. Questo sito, misterioso nel suo genere, durante la prima e la seconda Guerra Mondiale, veniva utilizzato come rifugio e magazzino, e qui erano celebrate le funzioni religiose. Ancora oggi sono visibili le nicchie scavate dai soldati, per dormire durante gli assalti.
Scalinata della Moschea Centrale
Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
3 Dalla moschea alle divinità indù: percorrere la Ruta de Los Templos
Per capire a fondo lo spirito di Melilla e dei suoi abitanti, e l’integrazione di culture che rappresenta l’essenza della città, dovete dedicare una mattinata alla Ruta de Los Templos, l’itinerario guidato dei luoghi di culto delle 4 culture presenti nella città, che si può effettuare contattando direttamente l’Ente del Turismo locale. Si inizia con la Moschea Centrale, fulcro della cultura berbera in città, realizzata in stile modernista neoarabico nel 1945 da Enrique Nieto, iconico architetto del Modernismo melillense, allievo di Gaudì. Si prosegue poi con la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, dove sono custodite la statua della Madonna patrona di Melilla (Nostra Signora della Vittoria) così come diverse rappresentazioni della Vergine Addolorata e della Passione di Cristo, dove il “pathos” dell’arte barocca spagnola simboleggia la fede autentica che oltrepassa la religione. A questo punto ci si dirige verso la Sinagoga Or Zaruah (“Sacra Luce”), finita di costruire nel 1924. Il giro si conclude con il pittoresco Tempio Hindù, con il pantheon delle divinità indiane e il libro sacro della Bhagavadgita, non solo sede della minoranza di culto induista, ma anche centro di attività olistiche (come i seminari di yoga) e di attività di beneficenza.
Interno della Sinagoga Or Zaruah
Interno del Tempio Induista
4 Architettura, che passione: l’itinerario Modernista
Una sola città, mille sfaccettature: l’altro volto di Melilla, davvero sorprendente considerato che ci troviamo nel continente africano, sono i palazzi modernisti, la maggior parte dei quali ad opera dello scultore (originario di Barcellona, ma trasferitosi a Melilla) Enrique Nieto. Una passeggiata per l’Ensache Modernista, meglio se in compagnia di una delle guide dell’Ente del Turismo melillense, è un viaggio nell’urbanismo modernista e nell’Art Deco.
Si parte dal Palacio de la Asemblea (il Municipio, finito di costruire nel 1949), sede del Governo della città, e si prosegue attraverso l’Edificio El Acueducto, la Casa Vicente Martìnez, la Càmara del Comercio, la Casa David Melul e l’Edifico della Reconquista. Questo itinerario guidato, in estate, si può fare anche di notte.
Il Modernismo a Melilla
Palazzo in stile modernista a Melilla
5 Rilassarsi nel Parco Hernàndez
Il Parco Hernàndez, che affaccia sulla centralissima Plaza de Espana, è un altro must to see di Melilla: al suo ingresso spicca la statua di Isabella di Castiglia la Cattolica. Fra palme, piante di banano, statue in stile neoclassico e giganteschi alberi di ficus magnolioide, ecco il contesto ideale per fare una pausa rilassante e magari leggere un libro seduti su una panchina nel verde, immersi nel suono degli uccelli che, in questo caso, sostituiscono i gabbiani, che sentireste predominanti sulla spiaggia e al porto.
Un angolo del Parco Hernàndez
Il Mercato Centrale
6 Full immersion di spezie nel Mercado Central
Se amate le spezie, i sapori esotici e lo street food, il Mercado Central è la tappa che fa per voi. Tripudio di karkade, cumino, chiodi di garofano, cannella, mandorle, anacardi, la vivace atmosfera del mercato è una gioia per tutti i sensi.
Cous cous marocchino in sala medievale, La Muralla
Sala da tè in stile berbero, Teteria Nazarì
7 Viaggiare nei sapori: dal cous cous ai churros
Melilla è una meta da tenere a mente anche per i buongustai: raramente potrete fare una full immersion di sapori internazionali così diversi fra loro in un territorio tanto piccolo. Se volete assaporare il meglio della cucina berbera, fra cous cous, pane tachnift (il pane marocchino con semola) e pastella de pollo marroqui, l’indirizzo da segnare in agenda è La Muralla, nella città vecchia, mix di atmosfere medievali e cucina marocchina. Per un lunch dai gusti fusion, dove assaggiare l’uovo fritto con jamon iberico spagnolo e pimientos (peperoncini) del Padròn annotate sul vostro taccuino di viaggio il gastrobar La Cala, sul mare. Il piatto tipico di pesce melillense è il Rape alla Rusadir (rana pescatrice in umido, con patate). Se amate la cucina di pesce, e anche i crudi, così come le zamburinas gallegas (simili alle capesante) il ristorante più “in” è La Traviata. Se invece volete tapear, ovvero assaggiare una serie di tapas accompagnate dal tipico Vermut di Melilla, fate rotta sul Victoria Cafe Bar, trionfo di tortillas de patata e polpo a la gallega. Per fare merenda con i caratteristici churros (le frittelle lunghe a base di farina, acque a pasta madre, servite spolverate con lo zucchero) allora il must è churreria El Mantelete, del 1955, la più antica della città. Concedevi poi un break per il tè marocchino in una sala da tè dove vi sembrerà davvero di non essere in Europa, ma in salotto delle Mille e una Notte: stiamo parlando della Teteria Nazarì, fra i cui “cavalli di battaglia” c’è la lemonada con hierba buena. Last but not least, se volete riportare con voi in Italia il meglio della pasticceria berbera, programmate uno stop over alla Confiteria Montemar, la migliore per i dolci magrebini e spagnoli home made: buonissimi i “polvorones”, i tipici pasticcini andalusi super friabili.
Pasticcini berberi, Confiteria Montemar
8 Salire sul Faro
Se volete ammirare uno dei più vasti panorami di Melilla, che spazia fino al Marocco e al monte Gurugu (famoso per le sue scimmie), allora salite i 38 gradini che vi portano sulla cima del Faro che affianca la Ciudadela. Naturalmente il momento più suggestivo per ammirare il Faro stesso è al tramonto, quando la sua luce intermittente si accende al calar del sole.
Il Faro visto dai bastioni della Città Vecchia
9 Shopping etnico per tutti i gusti
Caftani colorati, prelibatezze della tradizione kosher, incensi indiani, bijoux etnici, babouche marocchine in pelle, mani di Fatima beneaugurali per la casa, profumi speziati ed elisir di cosmetica berbera per la giovinezza del viso, come l’olio di fico d’India. Senza dimenticare un vero e proprio Duty Free in centro città. Lo shopping fra i bazar nel cuore di Melilla è multietnico. Il simbolo che troverete più ricorrente è la Mano di Fatima, nota anche come Khamsa, antico talismano magrebino di protezione contro le energie negative.
Dettaglio di un bazar a Melilla
Una tomba dei primi del ‘900 nel Cimitero della Purissima Concezione
10 Il cimitero artistico, dove i gatti sono custodi delle anime
Sapevate che Melilla è una città piena di colonie feline, dove i gatti stanno particolarmente a cuore agli abitanti? Una meta davvero fuori dalle rotte ordinarie è il Cimitero della Purissima Concezione, che risale al 1892, dove è sepolto Enrique Nieto e dove si trovano diverse tombe dal raffinato gusto artistico dei primi del Novecento. Qui i mici della colonia felina locale sono diventati un po’ i “custodi” delle anime, e se vi aggirate fra le lapidi li troverete adagiati e rilassati, pronti a fare le fuse ai visitatori.
Gatto della colonia felina nel Cimitero di Melilla
Dal trend “Mindescape” al fascino dei treni regionali, il Giappone invita a un viaggio lento tra paesaggi, tradizioni e suggestioni che parlano a ogni generazione.
In un mondo che corre sempre più veloce, cresce la voglia di rallentare e riscoprire il valore di un viaggio lento. In questo contesto, si è affermato il trend “Mindescape”, un approccio che vede nel treno il mezzo ideale per attraversare paesaggi inaspettati e vivere il territorio in modo intimo, lontano dalla frenesia urbana e dal turismo di massa.
Il Giappone, con la sua perfetta fusione di tradizione e modernità, si propone come destinazione perfetta per chi cerca un’esperienza profonda. Un’occasione per celebrare il tempo, la riflessione e la bellezza dei dettagli dove ogni momento diventa nutrimento per corpo e anima.
Salire su uno dei treni regionali giapponesi è un invito a lasciarsi trasportare da scenari che sembrano quadri, dove ogni piccolo particolare ha il potere di affascinare: i riflessi dorati del sole su un campo di riso, il sussurro del vento tra le foglie di bambù, il sorriso discreto di un contadino in una stazione di un villaggio remoto. Il viaggio diventa una meditazione in movimento: ogni fermata apre la porta a piccole meraviglie, tradizioni antiche e sapori genuini.
A ogni generazione il proprio itinerario
Gen Z: avventure e scenari da anime sulle linee panoramiche dello Shikoku
La Generazione Z, sempre alla ricerca di esperienze immersive, troverà nello Shikoku un autentico paradiso di emozioni visive e culturali. La regione vanta una natura incontaminata, tra montagne, fiumi e mare, e le ferrovie che l’attraversano, offrono panorami da togliere il fiato.
Corre sui binari dello Shikoku il treno Anpanman. Ispirato al popolare manga e anime, è molto più di un semplice mezzo di trasporto: con i suoi interni colorati e le aree gioco, rappresenta un’attrazione ideale per chi desidera combinare divertimento e scoperta. Una veduta imperdibile? L’attraversamento del Ponte Seto-Ohashi. Un’esperienza sospesa tra cielo e mare, che regala la sensazione di sorvolare un arcipelago infinito: piccole isole punteggiate di case tradizionali e vegetazione rigogliosa, immerse in uno scenario da cartolina.
Lungo la Linea Yosan, nella sua tratta più vicina alla costa, il treno sembra invece scivolare sull’acqua. Il paesaggio si apre senza filtri: l’oceano si stende immenso, regalando viste spettacolari. Dal finestrino si scorge anche il Santuario Tsushima, situato su un’isola sacra accessibile solo due giorni l’anno. Una tappa imperdibile è la Stazione di Shimonada, considerata una delle più affascinanti del Giappone e set di numerosi film e serie. Qui, il tempo sembra rallentare: i tramonti si specchiano nel mare tingendolo di rosa e i viaggiatori appaiono come comparse di un film d’autore.
Millennials e il richiamo del Giappone rurale: lungo le linee Tadami e Kominato
I Millennials, più che semplici itinerari, cercano esperienze che privilegiano il contatto diretto con la natura, la cultura locale e la bellezza silenziosa dei luoghi meno battuti.
In questo senso, la regione del Tohoku rappresenta una meta ideale, in particolare lungo la suggestiva linea ferroviaria JR Tadami, che collega la prefettura di Fukushima a quella di Niigata. I suoi ponti iconici si snodano tra vallate e corsi d’acqua, offrendo vedute di rara intensità. Ogni stagione regala sfumature diverse ma è l’inverno il periodo più magico dell’anno che avvolge l’intero percorso in un’atmosfera fiabesca. Imperdibile lo scorcio dal ponte sul fiume Tadami n.1, tra i luoghi più fotografati del Paese.
Nella prefettura di Chiba, invece, il viaggio assume un ritmo diverso, ma altrettanto coinvolgente. Qui, tra paesaggi rurali e stazioni di legno preservate nel tempo, si snoda la storica ferrovia Kominato, dove treni diesel scorrono lentamente lungo binari che raccontano il passato.
A bordo, si ha la sensazione di attraversare un Giappone intimo e autentico, dove il tempo sembra essersi fermato. La stazione di Kazusa Tsurumai, rimasta intatta dagli anni ’30, è un esempio vivido di conservazione storica e cultura ferroviaria. Un itinerario che attraversa campi coltivati, fiumi, gole e villaggi artigiani. Le vecchie stazioni in legno, i mercati locali e gli artigiani del posto restituiscono un’idea di Giappone profondo e sincero, perfetto per chi desidera vivere un’esperienza di slow travel.
Generazione “over 45”: un viaggio fra le prefetture di Nagano e Hokkaido
Per i viaggiatori più “maturi”, amanti di luoghi carichi di storia e cultura, Nagiso rappresenta una piccola oasi di autenticità.
Nel cuore della valle di Kiso, questo villaggio storico conserva intatte le atmosfere del Giappone antico: gli edifici in legno raccontano storie di epoche passate, mentre le strade silenziose invitano a una scoperta lenta e contemplativa. I visitatori possono entrare nelle antiche dimore e concludere il loro percorso con specialità locali come castagne arrosto o tofu fritto con radice di loto, sapori semplici ma profondamente legati al territorio.
Nagiso è facilmente raggiungibile con il JR Pass: da Nagoya, un treno locale conduce in meno di un’ora alla stazione di Nakatsugawa, da cui partono autobus e taxi per il villaggio.
Per chi desidera aggiungere un’esperienza esclusiva e profondamente immersiva nella natura, vale la pena spingersi fino in Hokkaido, a bordo del celebre Kushiro Shitsugen Norokko Train.
Dal 1989, questo treno percorre lentamente la più vasta zona umida del Giappone, quella di Kushiro, offrendo una vista impareggiabile su paesaggi incontaminati e fauna selvatica. Le ampie finestre delle carrozze, datate ma affascinanti, permettono di godere della brezza fresca e di osservare da vicino aironi, cervi e altri animali nel loro habitat naturale. Il treno, sostenuto con dedizione dalla comunità locale, conserva carrozze e locomotive con oltre quarant’anni di storia. Tuttavia, la sua corsa è destinata a concludersi: il servizio terminerà nel 2026, rendendo questo viaggio ancora più prezioso per chi desidera viverlo da protagonista.
Dal patrimonio storico alla Cité de l’Espace, la “Ville Rose” punta a diventare base ideale per esplorare l’Occitania e attrarre i visitatori italiani con itinerari, cultura e sostenibilità.
Tolosa conferma il suo appeal sul mercato italiano, registrando nei primi sette mesi del 2025 oltre 13.000 pernottamenti, stabile rispetto all’anno precedente e in crescita rispetto al 2023. La città non si limita più a essere meta di brevi city break: l’obiettivo è diventare un vero e proprio punto di partenza per scoprire borghi medievali, le valli dei Pirenei e le città vicine, valorizzando l’ampiezza e la varietà della regione dell’Occitania. In questa intervista, Adrien Harmel, Vice Direttore di Toulouse Team e responsabile dell’ufficio del turismo, racconta le strategie per aumentare la permanenza dei visitatori, le esperienze culturali e scientifiche che rendono unica Tolosa e le opportunità per il mercato italiano tra formazione per agenti di viaggio, eventi dedicati e collegamenti diretti con l’Italia.
Quali sono i numeri dei turisti italiani nel 2025 rispetto agli anni precedenti e quali azioni state adottando per aumentare la permanenza media dei visitatori e diversificare la stagionalità del turismo?
Nei primi 7 mesi del 2025, a Tolosa sono stati registrati 13.276 pernottamenti prenotati da visitatori italiani, un dato stabile rispetto allo stesso periodo del 2024 e in crescita di +3 punti rispetto al 2023. Per aumentare la durata del soggiorno e diversificare la stagionalità, non presentiamo più Tolosa solo come una destinazione per city break di breve durata, ma incoraggiamo i visitatori a venire a Tolosa per poi farne un « campo base » per scoprire tutte le città e i villaggi degni di nota nei dintorni: Carcassonne, Albi, i Pirenei, i borghi più belli di Francia nel Tarn e altri. Insistiamo sulla ricchezza della destinazione in termini di esperienze da vivere, che si tratti di patrimonio, storia, gastronomia o aviazione e spazio. Tolosa permette di esplorare sia il passato che il futuro.
Tolosa è famosa per il suo patrimonio storico, culturale e scientifico, con attrazioni iconiche come la Basilica di Saint-Sernin e la Cité de l’Espace. Dal punto di vista del turismo esperienziale, su quali offerte e attività punta la città per attrarre un numero sempre maggiore di turisti?
La prima esperienza da vivere a Tolosa è quella di lasciarsi trasportare e vivere al ritmo locale, condividendo momenti di calma e gioia con gli abitanti della città. Ciò significa passeggiare per i vicoli del centro storico, assaggiare i prodotti locali nei mercati emblematici di Tolosa, fare una sosta nei parchi storici. Proponiamo, inoltre, di approfittare della ricca offerta culturale, attraverso una visita guidata dell’Ufficio del Turismo, una mostra d’arte contemporanea o moderna, o andando a un concerto. Tolosa è stata nominata City of Music dall’UNESCO e l’offerta musicale è davvero eclettica, ad ognuno il suo stile musicale! La volontà è inoltre di promuovere sempre più le esperienze che permettono di staccare un po’ dalla routine, senza dover andar lontano. Ad esempio, fare una passeggiata lungo il fiume Garonna e il Canal du Midi, che attraversano Tolosa, un vero e proprio cambiamento di scenario, un modo per assaporare la città rallentando il ritmo sfrenato del nostro quotidiano. Durante la bella stagione si possono fare altre svariate attività sul fiume che permettono di sentirsi fuori città. Siti come la Cité de l’espace o il Museum di storia naturale (il secondo più importante di Francia dopo quello di Parigi) offrono al pubblico esperienze interattive e partecipative, come ad esempio il LuneXplorer (aperto a fine 2023), che permette di vivere un decollo e un “allunaggio”, risentendo le sensazioni che vivono gli astronauti nello spazio.
Come si colloca Tolosa all’interno di un itinerario più ampio in Francia? Quali combinazioni con altre destinazioni consigliate e come valorizzate la città nel contesto di un tour regionale o nazionale?
Al crocevia di numerosi itinerari, Tolosa è situata nel cuore della regione dell’Occitania (la più grande di Francia), ricca di luoghi fantastici come Carcassonne, Lourdes o Albi. Un soggiorno con base a Tolosa è un’ottima opzione perché permette di combinare città e natura, e di scoprire anche molti borghi medievali rinomati, a meno di 2 ore dal centro. Va sottolineata la vicinanza alle montagne: Tolosa è la porta d’accesso ai Pirenei. Gli amanti della montagna selvaggia troveranno pane per i loro denti, potendo fare escursioni o semplicemente contemplando una natura ancora molto preservata. Consiglio le valli dell’Ariège o dell’Alta Garonna, che sono delle vere e proprie “cartoline”. Infine, la vicinanza con i nostri vicini spagnoli permette di immaginare itinerari che combinano Tolosa e l’Andorra, oppure Tolosa e la Catalogna, con Barcellona come tappa imperdibile. Tolosa è senza dubbio la più spagnola delle città francesi.
Quali sono oggi le opzioni principali per raggiungere Tolosa dall’Italia, sia in aereo che via terra, e quali soluzioni offre la città per muoversi in modo sostenibile e accessibile una volta arrivati?
Siamo molto ben collegati con l’Italia, con quasi una decina di città servite, sia al nord che al sud, senza dimenticare le grandi isole italiane (Venezia, Milano, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Olbia).
La rete ferroviaria è molto fitta fino a Tolosa e nei dintorni, e permette di scoprire in modo semplice le altre perle della regione. Infine, stiamo avviando un vero e proprio programma di azioni per accogliere ancora meglio i cicloturisti, che sono numerosi lungo il canale. Nei prossimi anni saranno creati molti itinerari da Tolosa, rendendo la città un vero e proprio crocevia del cicloturismo.
La Regione Occitania offre un patrimonio culturale e naturalistico rilevante. Quali sono i punti di forza della regione e come viene percepita Tolosa dal mercato italiano dal punto di vista delle agenzie di viaggio?
Tolosa sta iniziando ad apparire sulla mappa delle agenzie di viaggio, anche se abbiamo ancora molto lavoro da fare affinché questo riconoscimento sia all’altezza della bellezza della città. Ma essere meno conosciuta è anche un vantaggio: Tolosa ha conservato sia una forte identità che una vera e propria dolcezza di vivere, lontana dagli eccessi del turismo che talvolta caratterizzano altre destinazioni urbane. Siamo molto felici di vedere che sempre più agenzie ci contattano, ma siamo anche molto attenti su questo punto. Oltre alla ricchezza di Tolosa, il primo punto di forza della regione è la sua dimensione e la sua diversità, dalle spiagge del Mediterraneo alle cime innevate, passando per regioni rurali e preservate. Un tour di una settimana permette di ammirare paesaggi davvero diversi, e di scoprire atmosfere molto diverse! Con un unico punto in comune: l’amore per i prodotti di qualità e il buon cibo.
Sono previste attività specifiche per il mercato italiano volte a promuovere la destinazione Tolosa, come webinar, corsi di formazione, partecipazione a fiere o altri strumenti dedicati agli adv?
Parteciperemo al roadshow organizzato da Atout France Italia, che si terrà a Bari e Lecce il 22 e 23 aprile 2026. Questo evento rappresenta un’ottima opportunità per promuovere la destinazione Tolosa presso le agenzie di viaggio italiane, attraverso incontri e sessioni di formazione mirate. La presenza di voli diretti per Tolosa costituirà un vantaggio importante per attirare questi professionisti del turismo. Inoltre, siamo disponibili tutto l’anno ad accogliere tour operator e agenti di viaggio nell’ambito di viaggi di studio. Queste visite immersive consentono loro di scoprire la ricchezza della Ville rose e di valorizzarla meglio presso la loro clientela.
Qual è oggi la capacità ricettiva della città di Tolosa, nei diversi segmenti dal lusso alle strutture più economiche, sono previsti nuovi investimenti o aperture alberghiere per rafforzare l’offerta nei prossimi anni?
Con quasi 12.000 camere, oggi disponiamo di un parco alberghiero che copre tutte le categorie, da quelle economiche agli hotel a 5 stelle. Abbiamo molti hotel di charme, hotel indipendenti nel centro della città che, pur non essendo lussuosi, consentono di assaporare la rinomata ospitalità dei tolosani e di sentirsi davvero a Tolosa e in nessun altro posto. Negli ultimi anni ci sono stati molti lavori di ristrutturazione e il settore alberghiero di Tolosa è in continua evoluzione.