Castelnuovo di Porto, suggestivo borgo medievale alle porte di Roma

Castelnuovo di Porto, suggestivo borgo medievale alle porte di Roma

Castelnuovo di Porto è un’oasi di pace e tranquillità in cui poter trovare riparo per una gita fuori porta o nel weekend..

Se vuoi prenderti una pausa dal caos e dalla frenesia della città, ecco il posto giusto che fa per te. Castelnuovo di Porto è un borgo medievale a misura d’uomo, che conserva la sua naturalità e offre ai suoi cittadini, i castelnuovesi, una vita genuina. Potrai inoltre godere dei parchi naturali che con i loro colori donano vivacità al centro storico. In particolare, gli amanti del trekking e del ciclismo possono sfruttare i lunghi sentieri qui presenti. Il paese infine promuove la sostenibilità ed è diventato uno dei pochi borghi plastic free. Castelnuovo di Porto potrebbe essere dunque la tua meta ideale per una gita nel weekend! Scopri le attrazioni e i piaceri di uno dei borghi più belli d’Italia.

Dove si trova Castelnuovo di Porto

Castelnuovo di Porto è un borgo che si erge su uno sperone di roccia nella vicina Valle del Tevere. Sebbene la distanza tra Roma e Castelnuovo di Porto sia di 30 km, il borgo è immerso in un’area naturale invidiabile. Con i suoi 14.980 ettari, il Parco regionale di Veio è tra i più grandi del Lazio e protegge ciò che rimane della biodiversità. Oltretutto, nei dintorni è possibile ammirare alcuni siti archeologici e i resti delle necropoli etrusche.

Castelnuovo di Porto: cosa vedere

Il borgo di Castelnuovo di Porto riprende il caratteristico impianto medievale: si sviluppa infatti intorno al castello Rocca Colonna in cerchi concentrici, con le case che degradano rispetto alla rocca stessa. Nato come insediamento militare, il castello è stato successivamente adibito a palazzo rinascimentale. Poco più a nord sorge invece la grande Collegiata di Santa Maria Assunta, di forma barocca e affiancata ad occidente dal Palazzetto Cardinalizio. Nel centro storico troviamo anche la chiesa dell’ospedale dei SS. Agostino e Antonio Abate. Potrete concludere il vostro itinerario con un escursione nel vicino Parco Regionale di Veio per visitare le tre mole di Castelnuovo e 5 cascate che fanno dell’area uno dei più grandi acqua trekking della regione.

Perchè si chiama Castelnuovo di Porto

Per chi si fosse chiesto quali sono le origini del borgo, ecco che il toponimo di Castelnuovo di Porto ha origini ben lontane. Si presume infatti che il castello recente sia stato ricostruito sui resti di quello più antico, risalente al 1074 e realizzato dai monaci Benedettini di San Paolo.

Cosa mangiare a Castelnuovo di Porto: prodotti e piatti tipici

La tradizione enogastronomica del borgo ha radici contadine ma nel corso del tempo ha saputo diversificarsi. I piatti tipici della cosiddetta “cucina povera” sono la Pizza con i fiori di zucca e le Stroppe, una pasta spessa condita con salsa di pomodoro. Tra le eccellenze del borgo si annoverano vini delicati, come il Bellone, il Malvasia del Lazio e il Trebbiano, che potrete degustare nei numerosi ristoranti e cantine presenti nella zona. Castelnuovo di Porto è anche terra di ingredienti bio e prodotti artigianali. La maggior parte della carne proviene infatti da allevamenti locali mentre il formaggio e la pasta di grano duro si caratterizzano per la filiera corta. Si aggiungono infine lo zafferano e le bacche di goji. Per concludere, non può mancare a tavola la tipica crostata con le nocchie, un dolce di pasta frolla e nocciole che farà innamorare i palati più golosi. In alternativa, potrai scegliere di provare le ciambelle al vino o i tozzetti, chiamati anche cantucci.

Eventi e ricorrenze a Castelnuovo di Porto

In occasione della festa patronale, a fine agosto, si svolge la Rievocazione storica. Un’occasione di festa che coinvolge l’intero paese in un’atmosfera medievale. Nel mese di ottobre il borgo ospita nella Rocca Colonna il festival “Castelnuovo Fotografia”. L’evento coinvolge diverse mostre, per lo più a tema naturale e paesaggistico. Per i buongustai, la sagra degli gnocchi e quella della polenta sono programmate nel mese successivo. Evocano grande fascino anche la festa organizzata dalla Confraternita di Sant’Antonio Abate e dalla Confraternita di San Sebastiano. Il castello è inoltre sede di concerti musicali per l’intera durata dell’anno.

Come raggiungere Castelnuovo di Porto

Dato che la distanza tra Roma e Castelnuovo di Porto è breve, potrai raggiungere facilmente il borgo con diversi mezzi di trasporto:

  • auto: se non sai come arrivare a Castelnuovo da Roma, percorri l’A1 in direzione Roma Nord e prendi l’uscita Castelnuovo di Porto. Dopo 20 km sarai giunto a destinazione.
  • treno: la stazione Castelnuovo di Porto è a pochi minuti dal borgo. Non ti resta che camminare una decina di minuti e raggiungerai il centro.
  • aereo: l’areoporto di Roma Ciampino è il più vicino e dista 40 km. Potrai successivamente noleggiare una macchina e raggiungere il centro abitato.
I mercatini di Natale nei piccoli borghi: leggende, prodotti di qualità in un’aura d’altri tempi

I mercatini di Natale nei piccoli borghi: leggende, prodotti di qualità in un’aura d’altri tempi

Dal Trentino all’Abruzzo fino alla Sassonia, viaggio tra le bancarelle in luoghi poco conosciuti e affascinanti.

Novembre è uno splendido mese di transizione, un periodo dell’anno in cui si tirano le somme e ci si prepara ad accogliere l’ultimo scampolo dell’ennesimo pezzo di vita, verso una fine che è anche un inizio. I mercatini di Natale di questa festosa malinconia sono l’emblema più antico e romantico, un punto di incontro e momento di condivisione. Lontano dai circuiti del consumismo più sterile, in Italia e in Europa ce ne sono veramente tanti, alcuni inseriti in borghi piccolissimi, popolati da poche decine di abitanti. In questi microcosmi il Natale ritrova il suo senso, che sta poi nel bisogno umano di introspezione e riconciliazione, nella voglia quasi infantile di ritorno alle origini. Abbiamo selezionato dieci piccoli borghi che organizzano mercati natalizi: luoghi deliziosi da visitare, dove lo shopping di Natale contribuisce a tenere vivo il tessuto economico e sociale.

1) Siror, il borgo degli affreschi e delle leggende

Situato a 765 metri sopra il livello del mare, Siror è il paese più settentrionale della Valle di Primiero, nel Trentino orientale, e conta circa 1.200 abitanti. Le sue grandi fontane poligonali in pietra e gli affreschi popolari sulle facciate delle case donano al centro storico un che di magico ed è qui ogni anno si svolge un rinomato e suggestivo mercatino di Natale (queste le date: 30/11, 14/12, 21/12 e dal 06/12 all’ 08/12). Passeggiando tra la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, costruita nel XIV secolo e ricostruita nel 1720, e la vecchia sede municipale con affreschi cinquecenteschi, si scopre un luogo senza tempo, immerso in una valle delle Dolomiti nota per il suo paesaggio spettacolare. Tra le viuzze del paese si trova anche il Sentiero delle Leggende (in dialetto locale “El trói dele S-Cione”), una curiosa esposizione permanente con bassorilievi in legno che si ispirano alle leggende della Valle di Primiero.

 

Presepe vivente a Egna, Trentino-Alto Adige
Presepe vivente a Egna, Trentino-Alto Adige 

 

2) La magia del presepe vivente di Egna

Egna è un comune di 5500 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige e rientra nella guida dei Borghi più belli d’Italia. Ogni anno in questo borgo la magia del Natale accoglie i visitatori con bancarelle di prodotti tipici, presepe vivente della Heimatbühne, laboratori artigianali, gite in carrozza e musica dal vivo. A pochi km, nel piccolo borgo di Laghetti, c’è poi il “Natale sul Sentiero del Dürer” (21 dicembre e 22 dicembre 2025), dove una mostra di presepi e laboratori per bambini si mescolano al profumo di spezie e all’abbraccio delle luci natalizie. L’affascinante frazione di Laghetti conta circa 1.300 abitanti e dista circa 5 km dal capoluogo di comune. Tale distanza, oltre a rendere il paesino autonomo, ha contribuito nel tempo a preservarne l’identità.

3) Un viaggio nel medioevo a Ricetto di Candelo

Questo borghetto di circa 200 edifici di epoca medievale situato a Candelo, in Piemonte, è una meta turistica dall’atmosfera affascinante che ogni anno richiama gli appassionati di medioevo. La struttura è infatti tra quelle del periodo medioevale una delle meglio conservate in Europa, e tra gite di scolaresche e manifestazioni varie, la vita culturale e sociale di Ricetto di Candelo è tutt’altro che monotona. Non poteva dunque mancare il mercatino di Natale, con l’intero borgo che per l’occasione diventa il “Borgo di Babbo Natale”. Tutti i weekend dal 22 novembre al 14 dicembre i bambini saranno potranno lasciare la letterina nella casella di posta e incontrare il loro beniamino, e tutte le letterine con l’indirizzo del bambino scritto sopra riceveranno risposta. Il mercatino offre un’ampia scelta di regali e prelibatezze gastronomiche, con oltre 150 espositori che presentano a rotazione prodotti artigianali piemontesi lungo le caratteristiche stradine del Ricetto.

 

Santa Maria Maggiore, Piemonte
Santa Maria Maggiore, Piemonte 

 

4) A Santa Maria Maggiore, tra prodotti di alta qualità

Santa Maria Maggiore è il capoluogo della Val Vigezzo e si trova all’apice settentrionale del Piemonte, tra il Canton Ticino e il Lago Maggiore. Qui, da sabato 6 a lunedì 8 dicembre, oltre 210 bancarelle con tettuccio rosso e chalet in legno esporranno prodotti rigorosamente artigianali e di 40 produttori enogastronomici operanti esclusivamente tra i monti e i laghi della provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Qualità e numeri che rendono questo mercatino di Natale uno tra i più grandi e apprezzati d’Europa, riconosciuto per l’alta qualità degli espositori e per l’atmosfera incantata del borgo. In particolare, venerdì 5 dicembre alle 18 nella centralissima Piazza Risorgimento l’appuntamento sarà con il grande abete illuminato e decorato dai piccoli abitanti del paese, spettacolo accompagnato dai canti di un coro gospel e dall’arte del disegno con la sabbia. Tra le novità di quest’anno anche la “Via della musica”, in via Cadorna, con tre punti musicali di esibizioni dal vivo.

5) A Greccio, dove San Francesco creò il primo presepe al mondo

Greccio è un comune 1400 abitanti in provincia di Rieti, nel Lazio, ed è il borgo dove nel 1223 San Francesco creò il primo presepe al mondo. Anch’esso inserito tra i Borghi più belli d’Italia, questo splendido paesino è gemellato con Betlemme. L’appuntamento con i mercatini di Natale è per i primi di dicembre e le bancarelle durano fino al 6 gennaio, con decine di espositori che espongono prodotti di artigianato, presepi artistici, prodotti tipici e idee regalo di ogni tipo. Gli stand gastronomici fanno da cornice al bellissimo borgo medievale, completamente ristrutturato.

6) Collalto Sabino, il paese di Babbo Natale

Collalto Sabino, con i suoi 370 abitanti, è un altro splendido borgo in provincia di Rieti, nel Lazio, che festeggia il Natale sposando la tradizione e strizzando un occhio ai bambini. Per l’undicesimo anno di fila, “Il paese di Babbo Natale” (23 e 30 novembre 7, 8, 14 e 21 dicembre) accoglierà i più piccoli con sei giornate di festa che trasformeranno il centro storico. Per i più grandi, le cantine del borgo verranno aperte per ospitare artigiani e piccoli produttori locali, e i vicoli saranno pervasi dalla musica degli zampognari. All’ora di pranzo nella piazzetta della chiesa uno stand della ProLoco metterà a disposizione panini con salsiccia e verdura, zuppa di legumi e box di fritti misti e nel pomeriggio, nella piazzetta della fontana, sarà possibile gustare pop-corn, crêpes e zucchero filato, nonché dell’ottimo vin brûlé.

 

Tussio, Abruzzo
Tussio, Abruzzo 

 

7) A Tussio, il feudo che incanta

Sabato 29 novembre e domenica 30 novembre torna l’evento “Natale nel Borgo di Tussio” con stand con palline colorate, luci, oggetti d’artigianato, decorazioni, prelibatezze locali, musica e sorprese per i più piccoli. Tussio – frazione nel Comune di Prata d’Ansidonia, in provincia di L’Aquila – si trova a circa 800 metri sul livello del mare ed è abitato da poco più di 80 abitanti. Il nome deriva da San Tussio, che pare abbia trovato riparo e silenzio nelle sue grotte, ma per tanti potrebbe aver origine dal latino Tutius (“sicurezza”), perché da queste parti l’aria è talmente pulita che ammalarsi è difficile. Pestilenze e malarie negli anni furono evitate diverse volte dagli abitanti, da qui la leggenda legata al benessere che si ricava dal vivere in questi luoghi. Dell’antico borgo fortificato di epoca medievale oggi sono rimasti solo la Chiesa di San Martino Vescovo, la Congrega di San Giuseppe e la suggestiva chiesa della Madonna di Loreto. Durante il periodo dei mercatini, tra queste viuzze, in ogni cantina si possono scoprire strenne artigianali e antichi mestieri e fra i prodotti del territorio non mancano tartufo, ceci e lo zafferano aquilano. Il merito dell’organizzazione va all’associazione Il Borgo di Tussio, che con questo evento caro ai residenti da anni tiene accesa l’anima di questo piccolo gioiello aquilano.

8) Nei dintorni di Dresda tradizioni autentiche e secolari

Allontanandoci un po’ dall’Italia, una meta interessante sono i dintorni di Dresda, con borghi e castelli che mettono in scena un Natale da fiaba. Con i suoi archi luminosi che decorano le finestre, figure in legno intagliate a mano che adornano le case e il profumo del Christstollen appena sfornato, la Sassonia è il luogo ideale per un weekend fuori porta. Per chi cerca borghi nascosti dall’atmosfera d’altri tempi, imperdibili sono i villaggi della regione Monte Metalliferi, a 30 minuti da Dresda, culla dell’artigianato e di simboli del Natale come lo Schiaccianoci. Da Seiffen a Annaberg Bucholz, da Freiberg a Marienberg, fino a Schneeberg, questi piccoli meravigliosi borghi sono custodi di tradizioni natalizie autentiche e secolari. In particolare, il Mercatino di Natale Originale di Seiffen, nel 2025 festeggia il suo 33° anniversario, e accoglierà i visitatori con oltre 40 bancarelle del centro storico e i celebri manufatti in legno degli artigiani locali.

 

Montbéliard, Francia
Montbéliard, Francia 

 

9) Le luminarie natalizie di Montbéliard

Montbéliard è un paese del dipartimento del Doubs, nella regione Borgogna-Franca Contea, in Francia, celebre per le sue elaborate e suggestive luminarie natalizie. Il mercatino di Natale è noto per essere uno dei più belli del Paese e per la sua atmosfera tradizionale. L’appuntamento principale, “Les Lumières de Noël”, è un tripudio di luci e musica, accompagnato dalla figura della fata locale “Aunt Airie” che distribuisce doni ai bambini. Il mercatino riprende invece le tradizioni del Württemberg, fra bancarelle di artigianato, gastronomia locale e internazionale ed eventi musicali. I prodotti venduti sono realizzati rigorosamente a mano, dalle ceramiche alle sculture in legno, dai tessuti alle decorazioni in vetro e stoffa, e si possono gustare specialità locali come la salsiccia di Montbéliard, il formaggio comté, il vin brulé (vin chaud) e il kirsch.

10) Il Natale sotterraneo di Valkenburg

Valkenburg aan de Geul è un comune olandese nella provincia del Limburgo famoso per il suo mercatino sotterraneo nelle grotte, considerato il più grande e antico mercato di questo tipo in Europa. I corridoi dell’antro si illuminano di luci suggestive e gli addobbi natalizi creano un’atmosfera difficile da spiegare a parole. Le grotte coinvolte sono principalmente due: la Gemeentegrot (Grotta Comunale, con ben 50 bancarelle) e la Fluweelengrot (Grotta di Velluto) e passeggiando tra le bancarelle è possibile ammirare sulle pareti di roccia antichissimi murales a carboncino e sculture rupestri. Pur non trattandosi propriamente di un micro borgo, Valkenburg aan de Geul offre ai visitatori un’esperienza unica e fuori dal tempo, certamente di nicchia.

I dieci migliori hotel di Manhattan per un viaggio indimenticabile a New York

I dieci migliori hotel di Manhattan per un viaggio indimenticabile a New York

Dalle eleganti strutture in stile Art Déco del Greenwich Village ai lussuosi alloggi vicino ai principali teatri di Broadway, ecco una selezione dei migliori hotel per vivere la città da protagonista.

Delimitati da Central Park a nord e dallo storico Battery Park a sud, i quartieri di Midtown e Lower Manhattan racchiudono gran parte di ciò che i visitatori desiderano vedere della città. Ci sono le attrazioni simbolo di New York - l’Empire State Building, Broadway, Grand Central - rese familiari dalle loro apparizioni sullo schermo nel corso dei decenni. E ci sono i piccoli dettagli che occupano altrettanto spazio nella memoria: i venditori di hot dog agli angoli delle strade, i clacson assordanti dei taxi gialli e i musicisti di strada che fanno fermare i passanti. Anche gli hotel riflettono questa diversità, dai grandi hotel stellati ai boutique stravaganti, ognuno con il proprio stile caratteristico.

I dieci migliori hotel di Manhattan in cui soggiornare durante un viaggio a New York

Nonostante la sua apertura relativamente recente nel 2023, l’hotel The Fifth Avenue attinge alla decadenza dell’età d’oro di New York City negli anni Venti.

I dieci migliori hotel di Manhattan in cui soggiornare durante un viaggio a New York

L’hotel si è saldamente radicato nel quartiere di NoMad grazie al suo ristorante di lusso Café Carmellini e ai cocktail creativi del suo Portrait Bar.

1. The Fifth Avenue Hotel

Ideale per: gioiosa opulenza
Il glamour giocoso è la parola d’ordine al Fifth, un hotel che ricorda i giorni dell’età dell’oro. Dalla sua apertura nel 2023, si è saldamente radicato nel quartiere di NoMad, attirando gente elegante da tutta la città per i piatti italiani del suo ristorante di lusso Café Carmellini e i cocktail creativi del suo Portrait Bar dall’illuminazione soffusa. Ogni spazio dell’hotel attira lo sguardo, dalla stravagante carta da parati realizzata su misura e dalle lampade in vetro di Murano alle audaci opere d’arte e alle stampe fotografiche che ritraggono scene di New York. Anche le camere da letto sono ricche di colori, dalle pareti verde erba ai tappeti fantasia, e sono così confortevoli che vorrete rimanere lì, cosa resa ancora più facile dal maggiordomo personale disponibile 24 ore su 24, che vi porterà tutto ciò che desiderate, da un Martini preparato alla perfezione a un delicato tè pomeridiano, direttamente alla vostra porta. Camere a partire da 1099 $.

I dieci migliori hotel di Manhattan in cui soggiornare durante un viaggio a New York

La lounge in stile anni Settanta dell’Apartment at The Manner è uno spazio riservato agli ospiti per socializzare.

2. The Manner

Ideale per: chi ama stare al passo con le tendenze
Elegante, discreto e intimo: soggiornare al The Manner di SoHo è come trasferirsi per un po’ in un club privato. Inaugurato alla fine del 2024, l’hotel trae ispirazione dall’arredamento degli anni Settanta, con piastrelle strutturate, pavimenti in marmo lucido e tappeti a pelo lungo negli spazi comuni, pareti ocra e mobili in velluto nelle camere da letto. The Apartment è uno spazio comune riservato agli ospiti, dove i residenti possono fare colazione e gustare un aperitivo serale attorno al camino centrale, fingendo di rilassarsi nel proprio appartamento di Manhattan. Anche il Rooftop at The Manner è riservato agli ospiti ed è un ottimo posto all’aperto per un aperitivo al tramonto con vista sulla città. Se il tempo cambia, recatevi allo Sloane’s, un bar gioiello al secondo piano, con sedute a divanetto, luci soffuse e cocktail artigianali. Camere a partire da 772 dollari.

I dieci migliori hotel di Manhattan in cui soggiornare durante un viaggio a New York

 

Al Gemma, il ristorante italiano del Bowery Hotel, vengono serviti pasta fresca e pizza in un’atmosfera vivace.

3. The Bowery Hotel

Ideale per: chi ama l’epoca vittoriana
Immaginate un salotto vittoriano poco illuminato trasportato nell’East Village e pieno di persone alla moda di New York, e avrete un’idea di come sia il Bowery. Costruito nel 2007, l’hotel ha un’atmosfera cinematografica, con portieri in bombetta che vi accolgono in una hall arredata con mobili antichi in legno scuro e un camino in pietra acceso tutto l’anno. Gli ospiti possono gustare un cocktail qui prima di recarsi al ristorante italiano Gemma, un locale vivace dove il personale allegro serve pasta e pizza fatte in casa in un ambiente con pavimenti in cotto e pareti rivestite in legno. Le 135 camere da letto hanno un’atmosfera meno stravagante, sono più luminose e ariose, con finestre a tutta altezza e bagni rivestiti in marmo. Camere a partire da 571 $.

 

4. Arlo NoMad

Ideale per: chi apprezza lo stile a prezzi accessibili
Le 249 camere in stile capsula sono ultra-minimaliste, con poco più che letti queen size giapponesi, biancheria da letto bianca e pannelli in noce. L’attenzione degli ospiti è invece attirata dal panorama urbano pieno di grattacieli che si vede dalle finestre a tutta altezza. L’uso gratuito delle biciclette Citi Bike è un tocco di classe, così come gli eleganti spazi di coworking. Ricaricatevi al Diner, che offre classici americani con un tocco di originalità (ad esempio, è possibile aggiungere l’aragosta ai maccheroni al formaggio con gouda). C’è anche un bar sul tetto, con una splendida vista sull’Empire State Building. Camere a partire da 232 $, B&B.

I dieci migliori hotel di Manhattan in cui soggiornare durante un viaggio a New York

Dalle camere più alte del Walker Hotel, gli ospiti possono svegliarsi con una vista mozzafiato su Manhattan.

5. The Walker Hotel

Ideale per: chi ama lo stile art déco
Dal momento in cui entrerete al The Walker Hotel nel Greenwich Village, vi sembrerà più di essere in un ritrovo di quartiere che in un hotel. Ogni sera gli ospiti si ritrovano nella hall per bere sidro caldo gratuito, accompagnati dalla musica jazz di musicisti locali. La colonna sonora serale è in linea con gli interni nostalgici. I soffitti in metallo goffrato, le pareti con mattoni a vista e le spesse tende di velluto del bar Parlour al piano terra creano l’atmosfera giusta per la carta da parati in stile art déco, le lampade retrò e i telefoni che decorano le camere al piano superiore. Scegli una camera ai piani alti per goderti una vista mozzafiato su Manhattan e non perderti la cucina “dal mercato alla tavola” del Society Cafe dell’hotel. Camere a partire da 395 $.

I dieci migliori hotel di Manhattan in cui soggiornare durante un viaggio a New York

 

Senza dubbio la caratteristica distintiva del Gansevoort Meatpacking NYC è la piscina sul tetto di 14 metri con vista su Manhattan.

6. Gansevoort Meatpacking NYC

Ideale per: una pausa rilassante sul tetto
È raro trovare una piscina di 14 metri su un tetto a Manhattan, il che rende il Gansevoort piuttosto speciale. Mentre vi rilassate in costume da bagno, potrete godere di una vista panoramica su Lower Manhattan, l’Hudson e le piattaforme erbose di Little Island. Inaugurato nel 2004 e rinnovato nel 2021, l’hotel è cresciuto insieme al quartiere Meatpacking e trasmette un’atmosfera naturalmente cool; la sua collezione d’arte curata include un Banksy nella hall e nel seminterrato si trovano uno speakeasy a tema anni Settanta e una pista da bowling. Le camere hanno uno stile mid-century-modern, con testiere in mogano, e sono dotate di altoparlanti Bluetooth Marshall. Camere a partire da 470 $.

 

7. Freehand New York

Ideale per: chi vuole socializzare
Situato nel quartiere Flatiron, Freehand è un hotel che offre puro intrattenimento. I suoi ristoranti e bar sono sempre pieni di gente. Vai al Broken Shaker al 18° piano per un aperitivo sul tetto; al rinomato Cómodo per piatti di ispirazione latinoamericana; e al Bar Calico e alla Georgia Room per i DJ set. Ogni spazio, dalle pareti dei bagni rivestite con le copertine del New Yorker al mezzanino ricco di piante, rimane fedele alla filosofia di Freehand: divertente, sobrio e alla moda. Le spaziose camere sono caratterizzate da disegni personalizzati sulle pareti. Camere a partire da 197 $.

I dieci migliori hotel di Manhattan in cui soggiornare durante un viaggio a New York

 

Il maestoso esterno del Peninsula New York, restaurato, risale al 1905.

8. The Peninsula New York

Ideale per: chi ama lo shopping
Ci sono 219 camere e suite nascoste all’interno di questo discreto hotel storico che si affaccia sulla Fifth Avenue, l’iconica via dello shopping di Midtown. Questo indirizzo storico è stato completamente ristrutturato nel 2024 e tutto appare fresco e rinnovato. Una volta superati i portieri in divisa elegante, attraversate le porte girevoli vintage e passate sotto il gigantesco lampadario di cristallo, gli ospiti salgono una splendida scala in marmo finemente decorata fino alla reception. Nascosto su questo piano si trova anche il Clement Restaurant, che serve piatti diversi come poke bowl di tonno e bistecche con uova. Le camere al piano superiore sono caratterizzate da un’eleganza semplice, con tonalità crema e mogano e un buon isolamento acustico. Inoltre, l’hotel dispone di una piscina coperta, un centro benessere e spa e un bar sul tetto dall’atmosfera rilassata. Ciliegina sulla torta, gli ospiti possono prenotare la Mini Cooper del Peninsula per spostarsi a Manhattan, con un autista che si occuperà delle borse della spesa. Camere: a partire da 1.600 $.

 

9. Civilian Hotel

Ideale per: gli appassionati di teatro
Non c’è posto più vicino ai 41 teatri di Broadway del Civilian. Il suo stile art déco essenziale, che si estende alle pareti delle camere in blu navy o bordeaux intenso e ai tessuti in velluto, crea un’atmosfera teatrale tutta sua. Il Rosevale Cocktail Room ospita jazz dal vivo dal giovedì alla domenica, mentre la Blue Room espone cimeli di Broadway. Godetevi il menu pre-teatro al Rosevale Kitchen e, dopo lo spettacolo, recatevi allo Starchild Rooftop Bar & Lounge, dove i DJ suonano fino alle prime ore del mattino. Camere: a partire da 175 $.

I dieci migliori hotel di Manhattan in cui soggiornare durante un viaggio a New York

Precedentemente sede della Jarmulowsky Bank, il Nine Orchard ha ristrutturato la sala sportelli bancari trasformandola nel ristorante The Swan Room.

10. Nine Orchard

Ideale per: chi vuole lusso e relax
Caratterizzato da un’atmosfera di confortevole eleganza, il Nine Orchard non lascia trasparire nulla della meticolosa trasformazione decennale che ha subito per passare dalla Jarmulowsky Bank a uno dei migliori hotel di New York, inaugurato nel 2022. Le sue caratteristiche in stile Beaux Arts, risalenti al 1912, sono state magnificamente restaurate, con il ristorante Swan Room come punto forte. È difficile non passare il pasto a bocca aperta davanti al soffitto a volta con cornici e alle pareti in marmo rosa dell’ex sala cassieri della banca. C’è anche il vivace bistrot Corner Bar, che serve cocktail di gamberetti e bistecche di manzo insieme a ottimi Martini. Le camere sono rifugi perfetti, arredate con mobili su misura in stile metà secolo e tonalità di rosa tenue e verde felce. Considerata la vivacità della zona di Chinatown in cui si trova l’hotel, le camere sono anche piacevolmente tranquille. Al primo piano c’è una sala per gli ospiti, dove i divani accanto al camino con piastrelle blu sono i posti più ambiti. Un ultimo punto di forza: i biscotti che compaiono sui cuscini dopo il servizio di couverture serale. Camere: a partire da 576 dollari.

10 esperienze imperdibili da fare in Sudafrica

10 esperienze imperdibili da fare in Sudafrica

Dalla visita alle antiche pitture rupestri alla degustazione di vini nei safari enologici, ecco le avventure più straordinarie da vivere in Sudafrica lontano dalle località turistiche più affollate.

Dall’antica arte rupestre ai sentieri di montagna epici, dalla cucina piccante ai safari senza folla, il Sudafrica offre una miriade di attrazioni e attività per i turisti. Eppure, nonostante il paese sia molto grande, sono solo due le destinazioni che dominano l’agenda dei turisti: la città costiera di Citta’ del Capo e il famoso Parco nazionale Kruger. Si tratta indubbiamente di attrazioni imperdibili, ma resta il fatto che i turisti si perdono molto non viaggiando in altre destinazioni. “È un vero peccato”, afferma Helen Bolton, responsabile delle vendite di New Frontiers Tours, un tour operator sudafricano business to business. “Perché il resto del paese è fantastico. Non è nemmeno necessario allontanarsi troppo dalle piste più battute”. Ecco quindi 10 esperienze imperdibili che i viaggiatori dovrebbero considerare di aggiungere al loro itinerario quando visitano il Sudafrica.

 

1. Un bunny chow di Durban

Probabilmente il piatto più famoso del Sudafrica, il bunny chow ha le sue origini a Durban, la terza città più grande del paese, sulla costa orientale. Si tratta di una pagnotta svuotata e riempita di curry, che si ritiene sia stata creata dai membri della numerosa comunità indiana della città come pasto da asporto o da portare via negli anni ’40. Justin Perumal, fondatore di Wild Routes Africa, che organizza tour giornalieri a Durban, afferma che “come abitante di Durban di origini indiane” sa bene di cosa parla. “Niente è meglio del bunny  di Gounden“, dice, suggerendo CaneCutters nella località turistica di Umhlanga Rocks come secondo classificato. “Credetemi, li ho provati tutti!”.

Gli escursionisti del Sentinel Hike sono ricompensati con una vista panoramica delle cascate Tugela, situate nelle montagne Drakensberg in Sudafrica.

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2. Surf a Jeffreys Bay

Sulla costa meridionale dell’Eastern Cape, a circa un’ora di macchina dalla città di Gqeberha, Jeffreys Bay è famosa tra i surfisti per un tipo di onda molto apprezzata, il suo point break destro, detta Supertubes, una tappa fissa del Championship Tour della World Surf League. Ma la J-Bay non è una destinazione solo per surfisti incalliti. A dirlo è Etienne Venter che ha fondato la Jeffreys Bay Surf School nel 2000: “Puoi cavalcare la Supertubes, una delle onde migliori al mondo, o due chilometri più avanti, puoi andare in quella che è probabilmente una delle spiagge più adatte per imparare a surfare in Sudafrica”, dice Venter, che consiglia un pranzo post-surf al Kitchen Windows, con vista sulla baia.

 

3. Escursione sul Drakensberg

Una catena di cime frastagliate che prende il nome dalla sua somiglianza con la schiena di un drago – il suo nome zulu, uKhahlamba, significa “barriera di lance” – il Drakensberg si estende per quasi 1.000 km lungo il fianco orientale del Sudafrica. Caiphus Mthabela guida gli escursionisti attraverso l’area di Mnweni, gestita dalla comunità locale, lungo il confine montuoso tra Sudafrica e Lesotho. “I panorami sono bellissimi”, dice. “Si incontrano persone Basotho con gli asini… in cima al Rockeries Pass c’è una colonia di avvoltoi”. L’area ospita anche le cascate Tugela, le seconde più alte al mondo. Risparmiate spazio nei bagagli noleggiando l’attrezzatura da campeggio da Scuttle. Oppure soggiornate al Cathedral Peak Hotel, dove vengono offerte diverse escursioni giornaliere.

Durante una visita guidata, i visitatori di Samara Karoo, una riserva privata nell’Eastern Cape, possono seguire le tracce dei ghepardi a piedi.

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Dal campo di Samara Plains si possono ammirare le giraffe.

Non solo il Parco nazionale Kruger e Città del Capo: 10 luoghi da non perdere in Sudafrica

4. Safari nel Karoo

Il Kruger è famoso per il suo paesaggio di cespugli bassi e la ricca fauna selvatica, ma un safari nella vasta regione semidesertica del Karoo, che si estende nell’entroterra del Sudafrica, è piacevolmente diverso. Samara Karoo è una riserva privata composta da terreni agricoli ripristinati nell’Eastern Cape. “È un progetto incredibilmente appassionante”, afferma Bolton di New Frontiers Tours. I safari a Samara prevedono il seguire le tracce dei ghepardi a piedi, l’osservazione di leoni ed elefanti durante i game drive, l’assaggio di un aperitivo al tramonto su una collina che domina vaste pianure o il pernottamento sotto il cielo notturno in un “letto stellato” all’aperto. I voli da Città del Capo o Johannesburg a Gqeberha e il trasferimento in auto di 2,5 ore sono gratuiti per soggiorni di almeno quattro notti.

 

5. La famosa migrazione delle sardine

La migrazione delle sardine si svolge nei mesi di giugno e luglio, quando milioni di questi pesci risalgono la costa orientale del Sudafrica, attirando sule tuffatrici, grandi gruppi di delfini, squali e persino, occasionalmente, balenottere di Bryde. Per i subacquei e gli amanti dello snorkeling che non temono le lunghe giornate in mare e il freddo, è un viaggio da sogno. “Ho fatto molte immersioni in tutto il mondo e niente è paragonabile a ciò che si vive durante la corsa delle sardine”, dice Walter Bernardis di African Watersports, che organizza tour per la corsa delle sardine da 35 anni. “Ogni anno è una nuova sorpresa. Puoi incontrare orche, squali volpe o enormi banchi di sgombri come quelli che abbiamo visto quest’anno”. Consiglia di scegliere un operatore esperto con un aereo dedicato per dirigere la barca verso i luoghi dove viene avvistata la fauna marina.

 

6. Le stelle nei cieli bui di Sutherland

Visitare Sutherland (a quattro ore di macchina da Città del Capo) è un’esperienza davvero straordinaria secondo Lisa Crause, scienziata dell’Osservatorio astronomico sudafricano (SAAO). Le condizioni del cielo notturno nella provincia scarsamente popolata del Capo Settentrionale sono “seconde solo dal deserto di Atacama in Cile”, afferma Crause. È anche un luogo incredibile per osservare le stelle e fare astrofotografia. Lei suggerisce di prenotare un tour SAAO “quando la luna è calata e idealmente in pieno inverno [giugno-agosto], quando il centro della Via Lattea è sopra la vostra testa”.

Gli appassionati di cultura possono visitare la Cederberg Wilderness Area per vedere l’arte rupestre dei San (Boscimani), che comprende migliaia di antiche pitture rupestri in numerose località, come il Servilla Rock Art Trail.

Non solo il Parco nazionale Kruger e Città del Capo: 10 luoghi da non perdere in Sudafrica

7. Il centro di Johannesburg

Se atterrate all’aeroporto internazionale OR Tambo, prendetevi un giorno o due per conoscere la città più grande del Sudafrica. Johannesburg (nota anche come Joburg o Jozi) è difficile da battere per la sua combinazione di storia, cultura, ristoranti, diversità e “incredibile energia”, afferma Asanda Daza, Chief Experiences Officer del marchio alberghiero locale Curiocity. Lei consiglia un tour a piedi del Centro Citta’ che include l’arte di strada e gli studi di design del Maboneng Precinct e mostra “come la città viene continuamente rimodellata dalla sua gente”.

 

8. Le storie di guerra degli Zulu

Non è necessario essere appassionati di storia per apprezzare le capacità narrative delle guide che accompagnano i visitatori sui passati campi di battaglia della provincia di KwaZulu-Natal, teatro, tra gli altri, dei conflitti zulu del XIX secolo e della guerra anglo-zulu del 1879. Le guide zulu raccontano le storie tramandate dai loro nonni e bisnonni su eventi come la decisiva vittoria sugli inglesi nella battaglia di Isandwlana.  “È stata una delle peggiori sconfitte mai subite da un esercito moderno contro le forze indigene”, afferma la guida Bryan Mncube. Soggiornate al Fugitives’Drift Lodge, a circa quattro ore da Durban. Potete spezzare il viaggio facendo tappa in una riserva safari, come Babanango.

 

9. L’arte rupestre millenaria nel Cederberg

A due o tre ore di macchina a nord di Città del Capo, il Cedeberg è una zona montuosa nota per i suoi sentieri escursionistici impervi. È l’unico luogo in cui viene coltivato il profumato tè rooibos e ospita opere di arte rupestre San ben conservate che risalgono a migliaia di anni fa. Per vedere queste ultime, fate un salto al Sevilla Rock Art Train, dove un percorso di quasi 5 km da percorrere senza guide tocca nove diversi siti; in alternativa, il Cederberg Ridge Wilderness Lodge  offre visite guidate per gli ospiti.

 

10. Un bicchiere di vino a Hemel-en-Aarde

Due ore a est di Città del Capo, deviando dalla Whale Coast (Costa delle Balene), chiamata così, ovviamente, per i mammiferi marini che vi si avvistano spesso, troverete Hemel-en-Aarde (Cielo e Terra). Questa valle vinicola non è famosa come Stellenbosch e Franschhoek, ma ospita alcune delle migliori cantine del Sudafrica per il pinot nero, il sauvignon blanc e lo chardonnay.

Andateci per le degustazioni, i ristoranti (Creation’s è imperdibile), gli splendidi panorami e i safari enologici (per cui non serve neanche un guidatore designato).

Indo, Padre delle Epoche

Indo, Padre delle Epoche

E così, di nuovo qua, su questo fiume che dà il nome a una nazione in cui non scorre quasi. Su questo fiume, Padre delle Epoche. Su queste acque figlie d’Himalaya e del monte Kailash, dimora di Shiva e centro dell’universo del buddhismo tibetano, e sorelle del Brahmaputra, e in parte del Gange, madre dell’India.

 

Ecco, laggiù scorre l’Indo, gorgogliando tumultuoso e grigio in fondo alla valle scura, in questa terra di montagne piena di vento e di frane. In questa tratta, nel Kohistan pakistano, tra Dasu e Besham Qala, il fiume detta la direzione alla Karakoram Highway, la strada del Karakoram, sunto d’asfalto dei millenari cammini della Via della seta. Ora è la via della Cina verso l’Oceano Indiano, opera ardita, cavata a suon di sangue dalla pietra, in bilico sugli strapiombi e presidiata giorno e notte da invisibili squadre operaie, pronte a intervenire con le ruspe per liberarla dai massi che, a tratti, piovono come fosse dal cielo.  

Come questo nastro d’asfalto – negli ultimi anni mondato dalle buche e ampliato a due vere corsie con guard rail dalle ambizioni planetarie cinesi (già provvidenziali artefici della prima versione degli anni Settanta del Novecento) – anche il suo mentore acquatico scende dal Karakorum, anzi lo lambisce, vi s’insinua, drenandone le acque cinerine dei ghiacciai. All’inizio del suo corso, e per un bel pezzo, l’Indo è un fiume d’altopiano. La sua sorgente fu individuata nel 1907 presso il monte Kailash da Sven Hedin, esimio esploratore svedese autore di scorribande perlustrative in tutta l’Asia interna e di mappature, rinvenimenti di storiche città e relativo (usuale!) accaparramento di centinaia di preziose antichità (soprattutto volumi sanscriti buddhisti e induisti). Per centinaia di chilometri scivola a oltre 4.000 metri tra sabbioni deserti e gole d’altura nel Tibet occidentale, prima in territorio cinese, poi in quello indiano, in Ladakh, dove la sua valle si popola di millenari monasteri del buddhismo lamaista, o gompa, che in questo Piccolo Tibet, dalle sue acque traggono sostentamento.  

I fasti della civiltà Vallinda

Poi smette di parlar buddhista. In queste regioni di annose contese politiche condite di frequenti scontri a fuoco, lui passa l’invalicabile confine pakistano senza colpo ferire e, nel Baltistan, altro magico altopiano himalayano, prende l’accento d’islam sotto gli occhi altezzosi di monti supremi come il K2 (8.611 metri) o il Gasherbrum I (8.068 metri) e dello splendore orografico di Settemila come il Masherbrum (o K1), il Rakaposhi o il Nanga Parbat. Il tutto, tra ghiaioni, strapiombi o vallate con oasi d’altura che l’estate serpeggiano verdi e cariche di frutta lungo le sue rive o su per quelle dei suoi affluenti, su, fino a sbattere contro insormontabili pareti di roccia.  

È dopo il Kohistan dell’Indo, più a valle, che quei monti, tra i quali ci si sente formica sull’altare di San Pietro, cominciano a digradare. Le vette s’arrotondano, gli spigoli si smussano e si fan colline.  

Lì, il fiume si riversa nelle pianure del Punjab, che rende fertili e pullulanti vita. Vita che diventa civiltà urbana sofisticata fin dai tempi più remoti. È sulle sue rive, infatti, che sorse quella che da esso prende il nome: la civiltà Vallinda, o di Harappa, dal sito in cui i britannici realizzarono i primi ritrovamenti, nel 1857, durante la costruzione della ferrovia Lahore-Multan. Era il III millennio a.C., l’epoca dell’Antico Regno egizio e dei sumeri, dei primi insediamenti sul Fiume Giallo, e quella in cui fiorì Caral, in Perù. Era l’alba della storia. Sorsero così decine di città per tutto il bacino del fiume, dall’oceano Indiano al Karakorum, dal Baluchistan fino al Gujarat (in India) e oltre. Avevano alti palazzi, fognature (le più antiche al mondo, pare), una pianta ortogonale, una scrittura (ancora non decifrata), e le loro navi commerciavano con la Mesopotamia, l’Egitto, il mondo d’allora. 

Lungo i suoi 3.180 chilometri di corsa verso il Mare Arabico, l’Indo ne ha fatta, di storia. Nella sua valle si sono riversati (quasi) tutti gli invasori del subcontinente Indiano. I primi furono gli indo-arii, a metà del II millennio a.C., con i loro Rig-Veda e il sanscrito, e l’induismo, e le caste. Sono coloro che hanno posto le basi della cultura locale, che è arrivata fino a noi. Su questa si è inserita quella di altri popoli venuti da lontano. I persiani di Dario I (VI sec. a.C.) e i greci di Alessandro (IV sec. a.C.), per esempio, del cui impero l’Indo fu il limite più orientale. Furono loro a portare il suo nome in Occidente, traendolo da Sindhu, che suonava Oceano e che ancora indica la provincia pakistana intorno alla sua foce: il Sindh. Da lì all’iranico Hendu e al greco Indòs il passo fu breve. E determinante. Ci viene dalle Storie di Erodoto, che parla delle ricognizioni del navigatore greco Scilace, commissionate proprio da Dario.  

Monasteri buddhisti e moschee

Il regno lasciato dal Macedone sviluppò una cultura sincretica unica, mista di indiano ed ellenico, che fu detta del Gandhara, dal nome dell’antico regno sulla sua riva destra, che gravitava sull’odierna Peshawar e la valle dello Swat. Lì, dal III secolo a.C. in poi, sorsero e prosperarono enormi complessi monasteriali e culturali buddhisti, a Taxila, a Mingora, a Takht-i-bahi, che formarono gli intellettuali e i monaci che portarono la loro dottrina lungo la Via della seta, oltre l’Hindukush e il Karakoram, fino all’Asia Centrale, a Bukhara, a Bamyian, e verso l’Estremo Oriente, in Tibet e fino alla Corea e al Giappone.  

Poi arrivò l’islam e, sulle prime, ci arrivò via mare. Il delta dell’Indo, un’enorme zona acquitrinosa non lontano da Karachi, ospita una delle prime moschee del subcontinente. Fu eretta all’antico porto di Banbhore nel 727, dopo la prima incursione navale araba, che risalì il fiume fino al Punjab, realizzandone la sottomissione al califfo di Damasco. Da allora, l’islam cominciò a diffondersi lungo il suo corso attraverso i passi montani d’Occidente, soprattutto dall’Iran, da dove proveniva la maggior parte dei sufi predicatori, che ora sono venerati come santi nei luoghi delle loro sepolture, splendidi mausolei che costellano le città e i villaggi della valle. Da Multan a Bahawalpur, a Uch Sharif, a Sukkur, a Lahore, che per un periodo fu anche la capitale dell’impero Moghul, pure islamico, fondato da Babur, pronipote di Tamerlano. 

Nonostante sia navigabile a partire dalla confluenza con il Kabul, tra Peshawar e Islamabad, l’Indo non ha un corso molto regolare, ragione per cui non esistono linee di navigazione che lo risalgano. Se n’erano accorti anche i britannici che, prima di provarci, l’avevano ambìto per decenni proprio perché pensavano di poterlo utilizzare per inoltrarsi a nord del Subcontinente e penetrare, da lì, anche in Asia Centrale. Infatti, subito dopo la conquista costruirono, sulle sue rive, la ferrovia, meno soggetta ai capricci della natura. Nel 1932 realizzarono anche una enorme diga, a Sukkur, per controllare il flusso delle acque e distribuirle nella pianura circostante, creando uno dei maggiori sistemi di irrigazione del Pianeta.  Nelle mie peregrinazioni lungo l’Indo, proprio qui mi sono imbattuto in una popolazione che molti dicono essere tra gli eredi dei primi abitanti del Subcontinente: i mohanna, il cui nome alcuni appunto accostano a quello di Mohenjo Daro. Li ho conosciuti sulle rive del fiume, poco a monte dello sbarramento. È una comunità sparuta, in via di estinzione perché, come mi diceva Ahmet, ormai è oggetto di una sorta di persecuzione: “In città diamo fastidio. Guarda qui, hanno quasi bloccato ogni accesso al fiume, per isolarci. Ma dove dovremmo andare? Ci hanno avvelenato il lago Manchar, che ora non ha quasi più pesce. Ci cacciano, se ci avviciniamo troppo alle città… Non so dove andremo a finire!”. Sono nomadi acquatici, i mohanna. Grandi pescatori e ingegneri navali, se così si può dire, considerando la grande varietà di imbarcazioni che costruiscono.  

L’Indo di oggi, è figlio della decolonizzazione. Anzi, della Partizione, la separazione del Pakistan dall’India, del 1947. E così, ora, sulle sponde del grande fiume, che ospitarono adoratori del sole, templi giainisti, santuari indù, stupa buddhisti, divinità ellenistiche e forse anche ateshkadé zoroastriani, non risuonano ormai che parole d’islam, inni sacri, canti di pellegrini nei mausolei… e da lassù, dai minareti, i richiami alla preghiera del muezzin. 

AMAALA, la nuova destinazione Red Sea Global che rivoluziona il turismo di lusso

AMAALA, la nuova destinazione Red Sea Global che rivoluziona il turismo di lusso

AMAALA, la pioneristica destinazione turistica di Red Sea Global sulla costa del Mar Rosso Saudita ha avviato il conto alla rovescia per accogliere i suoi primi ospiti in assoluto.
Sviluppata su una superficie di oltre 4.200 km² all’interno della Riserva Reale del Principe Mohammed bin Salman, AMAALA è destinata a imporsi come una delle destinazioni più incontaminate al mondo ed è pronta a ridefinire i codici del viaggio di lusso, unendo esperienze di benessere all’avanguardia, un territorio naturale diversificato, un ricco patrimonio storico e un profondo impegno verso la rigenerazione ambientale.
Alimentata interamente da energia rinnovabile, la destinazione offre l’opportunità di vivere soggiorni trasformativi che attingono profondamente alle tradizioni di ospitalità dell’Arabia Saudita fondendole con una visione lungimirante del lusso di oggi.

La prima fase di AMAALA, sviluppata a Triple Bay, sarà inaugurata entro la fine dell’anno. Ecco cinque motivi per cui gli esploratori più esigenti l’hanno già inserita nella bucket list dei viaggi da non perdere per il 2026.

1. Destinazione benessere: dove scienza e ritualità si incontrano
AMAALA offrirà alcuni tra i resort più innovativi al mondo, ognuno con una propria prospettiva sul benessere e la longevità: dalla medicina scientifica alle tradizioni olistiche, fino ai programmi multi-generazionali. Clinique La Prairie, Jayasom, Six Senses, Equinox e Four Seasons proporranno approcci complementari alla salute preventiva, alla rigenerazione e alla performance fisica e mentale. Il cuore del progetto sarà il percorso benessere outdoor, un sentiero paesaggistico che collega i resort lungo la Triple Bay, invitando gli ospiti al movimento, alla meditazione e alla scoperta della natura locale.

2. Un ecosistema raro tra mare, deserto e montagne
Circondata da montagne, wadi e mare, AMAALA sorge in un luogo di rara bellezza dove il microclima beneficia della sinergia tra brezza marina e aria montana, garantendo condizioni ideali per attività all’aria aperta tutto l’anno. Oltre 300 ettari di paesaggi incontaminati ospitano canyon, mangrovie e baie cristalline popolate da delfini maculati, squali di barriera e tartarughe verdi. I wadi di AMAALA, valli desertiche spesso scambiate per aride, si rivelano inoltre corridoi rigogliosi di vita: alberi autoctoni come il miswack e l’acacia, alcuni dei quali secolari, offrono riparo e sostentamento a volpi, uccelli e impollinatori. Nel sito sono state registrate oltre 260 specie di piante che creano un ritratto vivente di resilienza e bellezza naturale. I percorsi naturalistici permettono di esplorare a piedi o a cavallo questa biodiversità sorprendente che invita alla riflessione e alla consapevolezza, offrendo un inaspettato senso di vitalità nel deserto e incarnando la promessa di benessere di AMAALA, radicata nella salute dell’ambiente.

3. Architettura in sintonia con la natura
L’architettura di AMAALA interpreta il benessere attraverso luce naturale, spazi fluidi e un profondo dialogo con l’ambiente circostante. Resort firmati da studi internazionali come John Heah, Antonio Citterio e Patricia Viel, e Foster + Partners valorizzano il paesaggio, adottando materiali locali, cortili ombreggiati e layout climaticamente sensibili. Le strutture emergono come rifugi contemporanei in cui privacy, silenzio e natura convergono per favorire rigenerazione e ispirazione.

4. Alla scoperta di un Patrimonio millenario
AMAALA custodisce oltre 800 siti archeologici, dalle antiche rotte commerciali nabatee alle fortezze e i pozzi storici dove tovavanoriparo i pellegrini in cammino verso La Mecca. Il ricco passato dell’Arabia Saudita e questi tesori conferiscono alla destinazione un profondo senso di appartenenza, e ispiarano la visione di AMAALA. Passeggiate interpretative, visite guidate e curati incontri culturali daranno vita alla storia del Regno e offriranno agli ospiti un’immersione autentica nelle tradizioni saudite, consentendo di comprendere l’eredità storica del Paese e permettendo loro di condividerla con il resto del mondo.

5. AMAALA per il futuro degli Oceani
Il legame di AMAALA con il mare si traduce in azioni concrete per la conservazione marina.
Le acque del Mar Rosso rappresentano un mondo naturale straordinario che ospita tartarughe verdi e tartarughe embricate, specie in via di estinzione che tornano sulle stesse spiagge per nidificare di generazione in generazione, insieme a oltre 170 specie di coralli e foreste di mangrovie che formano ecosistemi vitali. A questa ricchezza naturale si aggiungono le praterie di fanerogame marine, che forniscono un habitat essenziale per la vita marina e contribuiscono alla salute del Mar Rosso. Per aiutare gli ospiti a comprendere ed entrare in contatto con questi ecosistemi così fragili, all’interno di AMAALA sorgerà Corallium, il Marine Life Institute firmato Foster + Partners che offreun centro di ricerca e un’esperienza immersiva per gli ospiti. Attraverso laboratori, vasche interattive e una delle più grandi barriere coralline artificiali al mondo, sarà possibile scoprire specie rare e imparare l’importanza della tutela degli oceani per le generazioni future. A questo si aggiungono il centro immersioni Galaxea, gli sport acquatici WAMA e l’AMAALA Yacht Club, nuovo hub nautico internazionale destinato a ospitare eventi di portata globale.

Esperienze che uniscono generazioni

AMAALA promuove il benessere famigliare con programmi dedicati ad adulti e bambini, laboratori creativi, equitazione terapeutica ed esperienze marine. La topografia unica della destinazione offre infatti lo scenario ideale per una varietà di esperienze immersive sia sulla terraferma sia in mare che favoriscano connessione, apprendimento e meraviglia condivisa fra grandi e piccini. Gli ospiti possono avventurarsi nelle profondità del Mar Rosso con Galaxea, il centro immersioni dedicato di AMAALA, esplorare baie e insenature grazie a una varietà di sport acquatici promossi da WAMA e scoprire sentieri, vivere esperienze di osservazione delle stelle e partecipare a incontri culturali grazie alle avventure nell’entroterra organizzati da Akun. Ogni esperienza è ideata per far vivere ai visitatori la sensazione autentica di scoperta e connessione con qualcosa di nuovo, assicurando che ogni escursione lasci ricordi indelebili dei paesaggi straordinari e delle tradizioni uniche dell’Arabia Saudita.