Dalle sfide di Beast Land agli spettacoli di Noor Riyadh, dalla musica internazionale agli eventi sportivi di alto profilo, la capitale saudita offre un inverno di esperienze immersive e intrattenimento globale.
Mentre l’Europa si avvolge in cappotti e brina, Riyadh offre un inverno dal clima ideale, tra 15° e 20°C, trasformandosi in un enorme festival a cielo aperto grazie alla Riyadh Season 2025-26. Passeggiando tra le strade illuminate della capitale saudita, la città sembra un enorme palcoscenico, dove ogni quartiere racconta un’esperienza diversa, pronta ad accogliere visitatori da tutto il mondo.
Beast Land: l’universo di MrBeast prende vita La vera novità di questa stagione è Beast Land, il primo parco a tema dedicato a MrBeast (Jimmy Donaldson), lo YouTuber con oltre 450 milioni di iscritti. Su 188.000 m² prende vita il suo universo di sfide, con 15 attrazioni, un bungee jump da 50 metri e la Beast Arena, dove i visitatori possono mettersi alla prova in veri e propri game show dal vivo. Luci al neon, scenografie sonore, performer itineranti e musica ad alta energia trasformano l’area in una delle zone più “instagrammabili” della città. Tra le attrazioni più popolari, il Viking Coaster e il Phantom XXL catturano l’attenzione dei più giovani, mentre i giochi interattivi rendono l’esperienza un’avventura immersiva unica. Beast Land si conferma così una calamita per le generazioni Z e i fan del gaming globale.
The Groves e Noor Riyadh: eleganza e arte tra le luci della città Per chi cerca un ritmo più lento e raffinato, The Groves (Chapter IV) offre vicoli in stile giardino, terrazze lounge e musica acustica sotto le stelle, accompagnata da cucine internazionali e cocktail signature. L’atmosfera serale si fonde con la magia dell’inverno, creando spazi dove rilassarsi senza perdere il ritmo del festival.
Parallelamente, Noor Riyadh trasforma la città in una galleria a cielo aperto. Grattacieli illuminati da proiezioni mappate, spettacoli di droni e installazioni luminose interattive animano i quartieri storici, regalando passeggiate notturne tra arte e tecnologia, perfette per scoprire la capitale in una veste nuova e scintillante.
Boulevard Riyadh City & Boulevard World: il cuore pulsante della Riyadh Season Questi quartieri rappresentano l’anima della stagione. Tra percorsi gastronomici, teatri pop-up, spettacoli di strada e lounge notturne, il festival offre esperienze diversificate senza mai allontanarsi dal centro. Boulevard World aggiunge un tocco internazionale, con aree culturali a tema (questa stagione Indonesia, Corea e Kuwait) e installazioni pop immersive. Qui ogni angolo è pensato per sorprendere, dalla street food experience agli eventi VR, rendendo Riyadh un polo globale dell’intrattenimento.
Sport e grandi eventi internazionali La città ospita anche momenti clou sportivi e musicali. Il 22 novembre 2025 il The Ring IV: Night of the Champions ha visto sul ring David Benavidez e Anthony Yarde, mentre dal 11 al 13 dicembre Soundstorm 25 accoglierà nomi come Cardi B, Post Malone e Calvin Harris. L’evento più atteso è il WWE Royal Rumble, previsto per il 31 gennaio 2026, che segna la prima volta in cui uno dei leggendari “Big Four” del wrestling si svolge al di fuori del Nord America.
Organizzare il viaggio: semplice e veloce Raggiungere Riyadh è agevole: il visto eVisa è ottenibile online in 30 minuti fino a un massimo di 24 ore, valido un anno con ingressi multipli e soggiorni fino a 90 giorni. Tra i voli diretti, ITA Airways collega Roma Fiumicino alla capitale saudita in circa cinque ore, mentre altre compagnie offrono collegamenti con scalo. Gli hotel sono ben collegati e accessibili, a partire da €40 a notte vicino alla metro, e gli spostamenti in città sono facilitati da Uber e dalla nuovissima metropolitana di Riyadh.
Riyadh in inverno: un’esperienza totale Dall’adrenalina di Beast Land all’eleganza di The Groves, dai colori e luci di Noor Riyadh al ritmo di Boulevard City, la città invita a vivere un inverno indimenticabile, fatto di avventure, cultura, arte e grandi eventi. Riyadh Season non è solo un festival: è una mappa di esperienze da attraversare, una città che celebra l’intrattenimento in tutte le sue forme, a sole cinque ore dall’Italia.
Se vuoi scoprire le Maldive senza spendere una fortuna e senza chiuderti in un resort, Thoddoo è l’isola giusta. In questa guida ti racconto la mia settimana in una local island: come si arriva, com’è la vita sull’isola, dove ho alloggiato, cosa ho fatto ogni giorno e perché questa esperienza è diversa dalle Maldive classiche. Un racconto pratico, utile e che può aiutarti a organizzare un viaggio autentico.
Quando andare alle Maldive
Sono partita da Milano Malpensa verso Malé tra fine ottobre e inizio novembre, un periodo considerato di transizione perché può rientrare nella stagione delle piogge. Il periodo “migliore” per visitare le Maldive va da dicembre a gennaio, quando il clima è più secco… ma ti dico la verità: io ho trovato una settimana di sole e nessun momento di pioggia.
Una fortuna? Forse. Ma alle Maldive il meteo è sempre un po’ imprevedibile, quindi sì: si può rischiare… e io lo rifarei subito. Appena atterrata a Malè il team che ha organizzato il viaggio, HolidayMaldives, mi attendeva all’uscita dall’aeroporto e insieme abbiamo preso la barca veloce verso l’isola di Thoddoo. Dopo circa un’ora di viaggio da Malè abbiamo messo piede in paradiso, letteralmente!!
Benvenuti a Thoddoo: l’isola delle angurie e dei sorrisi
Thoddoo è un’isola locale con circa 2000abitanti. È verde, tranquilla, accogliente e famosa per le sue piantagioni di frutta tropicale, soprattutto angurie e papaya. Ho mangiato più frutta in una settimana su quest’isola che in tutta la mia vita, era davvero buonissima!
Thoddoo è una delle isole piùgrandi delle Maldive, ci sono diversi ristorantini e bar, due Bikini Beach (le spiagge per noi turisti dove stare in costume), alcune guesthouse, una scuola, un asilo, il comune, un tribunale, la stazione di polizia e vari supermercati. La prima cosa che ho notato? La gentilezza delle persone che la abitano.
A Thoddoo ti salutano tutti, ti sorridono tutti, si interessano a te in modo genuino e semplice e secondo me è una delle cose più belle!
È questo il motivo principale per cui scegliere una local island: qui conosci davvero i maldiviani. Puoi vivere un viaggio autentico e non chiuderti in un posto con soli turisti, ma per una settimana ti senti come loro.
Le due BikiniBeach (ovvero spiagge dove i turisti possono indossare il costume, nel rispetto della cultura musulmana locale) sono circondate da verde. Una ha una distesa di sabbia lunghissima (che tra l’altro non scotta), con varie altalene, palme, tavoli e ombrelloni a disposizione e alcune sdraio mentre l’altra è un po’ più piccola ma altrettanto meravigliosa con più verde ed amache super rilassanti appese alle palme!
Dove dormire: Lagoon Villa Guesthouse
Per la mia settimana ho soggiornato al Lagoon Villa, una guesthouse pulitissima, ben curata, con tanto verde e a soli 5/10 minuti dalle due Bikini Beach dell’isola. Un alloggio semplice ma perfetto con camere private, colazione e cena incluse con un buffet ricco di piatti maldiviani e non. Il personale è sempre stato a disposizione ed era molto gentile. Una cosa che ho apprezzato era un tavolo con l’acquapotabile, tè e caffè a disposizione degli ospiti gratuiti ogni giorno. La considero un’ottima soluzione per vivere le Maldive in modo autentico, senza rinunciare alla comodità.
HolidayMaldives: il team che ha reso tutto speciale
Il nostro viaggio è stato organizzato da HolidayMaldives, agenzia creata da Ma-Al, un maldiviano che vive oggi in Slovenia e che conosce queste isole meglio di chiunque altro. Durante il viaggio c’erano: Ma-Al, mente e cuore dell’agenzia, Barbara, accompagnatrice che parla italiano (preziosissima!) e Marko, sempre presente e disponibile! Hanno saputo organizzare al meglio ogni esperienza, ogni attività e soprattutto una cosa che ho davvero apprezzato è stato l’equilibrio tra le attività in gruppo ed il tempo libero per esplorare l’isola in autonomia. Poi, scegliere un’agenzia creata da un vero maldiviano ti permette davvero di goderti le Maldive autentiche senza dover pensare proprio a nulla!
Cosa fare a Thoddoo
Una settimana è perfetta per vivere il meglio dell’isola. Più avanti trovi alcune informazioni pratiche molto preziose, ma ora parliamo di tutte le escursioni e le attività che ho fatto:
La lingua di sabbia: La mia preferita. Un banco di sabbia bianchissimo in mezzo al mare: sembra finto, sembra un sogno. Qui mi sono sentita davvero in paradiso e fuori dal mondo, volevo davvero restare lì per sempre!
Nuoto con gli squali nutrice: Un’esperienza che all’inizio può intimorire, ma sono animali tranquilli e abituati alla presenza umana. È stato davvero emozionante poter nuotare con loro.
Snorkeling con le tartarughe: sulla Bikini Beach ho nuotato a pochi metri da delle tartarughe meravigliose. Sono davvero stupende ed è stato il mio primo snorkeling in assoluto. Mi sono davvero emozionata a vederle!
Alla ricerca delle mante: Probabilità del 50%, non sempre si vedono. Ma quando compaiono… è magia pura. Noi abbiamo avuto la fortuna di vederne qualcuna e nuotare insieme. Sembra che danzino nell’acqua, quanto meravigliosa può essere la natura?
Visita all’isola locale di Mathiveri: Piccola, calma e perfetta per capire ancora meglio la vita dei maldiviani. Qui il mare è davvero uno spettacolo, la nostra sosta è stata breve ma mi è entrata nel cuore.
Azienda agricola di frutta esotica: Papaia, angurie, frutta tropicale: Thoddoo è una grande giungla agricola e vale la pena scoprirla. Il team HolidayMaldives ha organizzato una visita con il gruppo per scoprire come coltivano la frutta e ce l’hanno anche fatta provare!
Visita guidata dell’isola: Per conoscere storia, tradizioni e quotidianità dei maldiviani. Abbiamo visitato il paese, una casa locale e tutte le strutture (scuola, centro medico, comune…) e ci hanno raccontato tantissime informazioni e curiosità su questo paese meraviglioso.
Degustazione di Hedhika: Gli snack tipici maldiviani: venivano consumati dai pescatori dopo le 16 quando rientravano dalla giornata in barca. Alcuni sono piuttosto dolci mentre altri piuttosto speziati e piccanti. Credo che sia fondamentale assaggiare anche il cibo per conoscere una cultura.
Festa con musica Bodu Beru: Tamburi, danze, cena tipica maldiviana e un’atmosfera che non dimentichi più. Questo è quello che abbiamo vissuto l’ultima sera per salutarci e salutare il lato soleggiato della vita.
Perché scegliere una local island invece di un resort
Se stai valutando cosa scegliere, ecco perché una local island può essere la soluzione giusta:
Costa molto meno
vivi la vera cultura maldiviana
puoi muoverti liberamente sull’isola e vivere il paese
la barrieracorallina è accessibile direttamente dalla spiaggia
incontri persone del posto, non solo turisti
supporti l’economia locale
E sì: il mare è straordinario ESATTAMENTE come nei resort.
INFO PRATICHE
Periodo migliore: dicembre–gennaio, ma novembre può sorprendere (come è successo a me!) Durata ideale: 1 settimana Tipo di viaggio: perfetto per coppie, amici, famiglie e piccoli gruppi Costi: nel prossimo articolo ti racconterò tutto nei dettagli! Consigli: porta rispetto per la cultura locale (soprattutto al di fuori della Bikini Beach). Non si può girare in costume per il paese.
Il kami non è un dio nel senso occidentale del termine, ma forza spirituale, presenza sacra. I kami possono essere elementi naturali (montagne, fiumi, alberi), antenati, eroi, fenomeni atmosferici, o concetti astratti come fertilità, purezza, verità. Questa immanenza del sacro nello Shintoismo è uno degli aspetti più distintivi e radicati della spiritualità giapponese.
Il mito della creazione giapponese inizia con il caos primordiale. Da questa massa indistinta, emergono i primi esseri divini che, successivamente, danno vita ad altri dèi (kami), come per emanazione. Questi, a loro volta, generano ogni essere, animato e inanimato, che porta dunque in sé una scheggia di divino. Il sacro è immanente, è ovunque, secondo un concetto profondamente diverso da quello a noi ben noto di un Creatore che plasma le sue Creature, che sono un suo prodotto, più che una sua emanazione.
Il senso del sacro nello Shintoismo (che significa via degli dèi) è uno degli aspetti più distintivi e profondamente radicati della spiritualità giapponese. A differenza delle religioni monoteiste o dottrinali, lo Shintō non propone una verità rivelata o un dio trascendente unico, ma una visione del mondo in cui il sacro è immanente, ovvero presente nella natura, negli oggetti, nei luoghi e negli eventi. Il centro del sacro è il kami, che non è un dio nel senso occidentale del termine, ma forza spirituale, presenza sacra. I kami possono essere elementi naturali (montagne, fiumi, alberi), antenati, eroi, fenomeni atmosferici, o concetti astratti come la fertilità, la purezza, la verità.
Non sono eterni né onnipotenti, ma manifestazioni del sacro nella realtà quotidiana. Lo Shintoismo ne riconosce migliaia, per questo il Giappone è spesso chiamato “la Terra degli ottomila kami” (Yaoyorozu no kami), a indicare la loro pluralità e diffusione. La mitologia shintoista, che rappresenta dunque l’insieme delle credenze religiose e narrative autoctone del Giappone, è stata formalizzata nei testi antichi Kojiki (712) e Nihon Shoki (720), uniformando una tradizione orale parcellizzata e varia in un corpus che ha fissato la genealogia divina al fine di legittimare il potere imperiale giapponese.
Matrice animista con elementi di sciamanesimo
Lo Shintoismo è una religione profondamente naturalistica. Il sacro non è separato dal mondo, ma si manifesta nella natura stessa. Un albero particolarmente maestoso, una cascata, una roccia isolata possono essere considerati yorishiro, ossia “ricettacoli” del kami. Non sono tanto simboli del divino, quanto manifestazione del divino stesso. Non a caso, i santuari shintoisti sono spesso immersi nella natura, senza statue o immagini sacre elaborate: è il luogo stesso a essere sacro. La Natura è lo spazio degli dèi, il villaggio quello degli uomini, ed esistono confini che, opportunamente segnalati (con i tipici portali detti torii), vanno rispettati.
Matrice animista con elementi tipici dello sciamanesimo, lo shintoismo non presenta un canone teologico rigido o una figura suprema onnipotente, ma una visione panteistica. L’universo shintoista non è dunque dominato da un unico dio, ma si configura come una rete dinamica di forze spirituali, in perenne equilibrio tra sacro e profano. I kami sono numerosi e possono incarnare elementi naturali (come fiumi, montagne, rocce), fenomeni atmosferici, concetti astratti o anche spiriti ancestrali, antenati, eroi che hanno compiuto gesta particolarmente eclatanti per le loro comunità, in un intreccio di narrazioni cosmologiche, genealogie divine e leggende locali. Non sono eterni né perfetti, ma manifestazioni viventi del sacro.
Questa fluidità e plasticità dei kami ha permesso l’attecchire nel Paese di una seconda tradizione religiosa, il Buddhismo, arrivato in Giappone nel VI secolo (intorno al 552 d.C.) dalla Corea e dalla Cina. All’epoca, lo Shintoismo (termine che nacque a posteriori per definire il culto autoctono dei kami) non era una religione organizzata con testi sacri o dottrine, ma un insieme di pratiche animistiche e rituali legate alla natura e agli antenati.
Buddhismo e Shintoismo
Inizialmente, il Buddhismo, visto come una religione straniera e dotta, non entrò in conflitto diretto con lo Shintoismo. Anzi, i due sistemi cominciarono presto a coesistere e integrarsi, a essere percepiti come complementari: lo Shintō si occupava della vita, della natura e della purezza, mentre il Buddhismo offriva risposte sul dolore, la morte e l’aldilà.
Questo sincretismo, tratto distintivo della tradizione giapponese, si concretizzò nella credenza del honji suijaku, che letteralmente significa “la realtà originaria e la sua manifestazione”. Secondo questa visione, i kami sono manifestazioni locali, tracce (suijaku) di divinità buddhiste superiori (honji). Amaterasu, dea del Sole, ad esempio, massima divinità shintoista, viene interpretata come manifestazione di Dainichi Nyorai (Vairocana), il Buddha cosmico. Una sorta di “localizzazione” che permise da una parte al Buddhismo di legittimarsi culturalmente, senza cancellare ma anzi assorbendo i kami nel suo pantheon, e dall’altra agevolò l’avvicinamento del popolo giapponese alle pratiche e al messaggio salvifico buddhista. Si svilupparono così siti religiosi misti dove santuari shintoisti (jinja) e templi buddhisti (tera) coesistevano nello stesso complesso, pratica detta Shinbutsu-shūgō, cioè “fusione tra kami e Buddha”. I monaci buddhisti spesso officiavano anche riti per i kami, e viceversa i sacerdoti shintoisti si ispiravano a pratiche buddhiste.
Solo in epoca recente i due culti, che convissero in maniera sincretica per secoli, vennero separati forzatamente, in seguito all’affermazione del cosiddetto Shintō di Stato (Kokka Shintō), forma politicizzata e istituzionalizzata dello shintoismo sviluppata nel periodo Meiji (1868–1912) e durata fino alla fine della Seconda guerra mondiale (1945). Si differenzia dallo Shintō tradizionale e popolare per la sua funzione centrale come strumento ideologico e politico nazionale, volto a rafforzare l’identità giapponese e legittimare il potere imperiale. In questo senso lo Shintoismo ha fornito le basi ideologiche per il potere imperiale e continua a permeare la cultura, le arti e le cerimonie giapponesi moderne.
I mondi creati dal regista Miyazaki
Ancora oggi la vita delle persone anche oggi è scandita da una serie di pratiche e riti legati agli antichi dei e il rispetto per i ritmi della Natura si celebra con l’entusiasmo locale per la fioritura dei ciliegi in primavera, o per il foliage autunnale degli aceri. Anche il cinema di Hayao Miyazaki è profondamente influenzato dal senso del sacro e della natura tipico dello Shintoismo. Le sue opere non ne sono semplicemente “ispirate”, ma incarnano in forma narrativa e visiva i suoi principi fondamentali: il rispetto per la natura, la presenza dei kami, l’importanza della purezza spirituale, l’equilibrio tra mondo umano e mondo naturale. I mondi creati da Miyazaki sono abitati da spiriti che ricordano da vicino i kami: non divinità onnipotenti, ma esseri ambigui, a volte benevoli, a volte vendicativi, che esprimono la vitalità e il mistero del mondo. Dal momento che lo Shintoismo non concepisce un dualismo di opposti dicotomici, ma di opposti in armonia tra loro, anche il rapporto uomo-natura non viene rappresentato solo nel suo aspetto negativo di conflitto, ma anzi si incoraggia la scelta di una visione che esalta interdipendenza e rispetto.
In Princess Mononoke, non esistono buoni e cattivi. Così, la città di ferro (Tatara) rappresenta il progresso umano, ma non è interamente negativa, è lo sfruttamento violento della foresta a scatenare la furia degli spiriti. Il messaggio centrale è: l’uomo deve imparare a vivere in equilibrio con il mondo naturale, senza pretendere di dominarlo.
Miyazaki, in linea ai principi originali dello Shintō, rifiuta una visione antropocentrica e propone l’armonia tra tutte le forme di vita. I suoi mondi sono profondamente shintoisti per sensibilità, estetica e filosofia. Il senso della natura come sacro, vivo e degno di rispetto è al centro della sua poetica. Le sue opere ci ricordano che il sacro non è lontano, ma intorno a noi, nei fiumi, nei boschi, negli spiriti che abitano le cose. E non solo in Giappone.
La fondazione dedicata a Elserino Piol, padre della tecnologia informatica italiana, ha aperto la sede in un borgo isolato. La sfida di EpiHub tra formazione di giovani talenti, rilancio del turismo lento e sviluppo di startup.
Chi ha detto che i territori rurali non possano diventare centri di innovazione e sviluppo. Quanto sta avvenendo a Valmorel, unpiccolo centro in provincia di Belluno sembra proprio confermare che anche un borgo di montagna può essere un luogo all’avanguardia. In cui restare invece di andarsene. Paese di origine di Elserino Piol, uno dei personaggi più influenti della tecnologia informatica e padre del venture capital in Italia, la Fondazione che porta il suo nome ha deciso di aprire la sua sede proprio in questo borgo di montagna. Si chiama EpiHub ed è uno spazio che occupa un edificio del 1920, ma che è molto di più della tradizionale sede di una fondazione. Sì perché quanto sta avvenendo tra le montagne in Veneto sembra quasi una sfida: far diventare un paese isolato un catalizzatore ditalenti e di idee. Una mission per diventare un punto di riferimento per i giovani, sostenerli nello sviluppo di progetti in ambito soprattutto tecnologico. Una strategia moderna per contrastare lo spopolamento.
Un modello replicabile
Dalle Dolomiti nasce quindi un modello replicabile che guarda al futuro delle aree rurali italiane ed europee. “Questo spazio nasce dal sogno di mio padre di ridare vita a Valmorel – racconta a Andrea Piol, presidente della Fondazione – EpiHub è un motore di trasformazione territoriale, uno spazio dove dare voce alle idee, un ponte tra radici e progresso. Un modello che speriamo possa ispirare altre comunità. Vogliamo dimostrare che dall’Italia dei borghi può nascere l’innovazione del futuro”
Con i suoi 600 mq ospita spazi di coworking, una biblioteca, aree formative. L’edificio racconta da vicino la storia di Elserino attraverso timeline interattive ed exhibit della sua biblioteca personale –oggi parte del più grande Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN) – con oltre 1300 volumi di business e ICT management. Un dialogo continuo tra passato e futuro per attrarre giovani, stimolare nuovi business e rendere Valmorel un luogo di opportunità concrete. Tra gli ultimi progetti quello realizzato in Nepal insieme alla FAO, che ha portato le competenze casearie della vallebellunese tra i pastori di yak dell’Himalaya. Ma è solo uno dei progetti.
Elserino Piol, il manager che per Olivetti ha lanciato sul mercato il primo personal computer della storia
Elserino Piol, padre dell’innovazione tecnologica
Manager visionario dell’informatica e delle telecomunicazioni, per oltre cinquant’anni tra i primi a intuire il potenziale di internet. Con Olivetti ha contribuito a scrivere la storia dell’high-tech italiano e, investendo in realtà come Tiscali e Yoox, ha promosso l’imprenditorialità digitale. Convinto che la tecnologia potesse essere una leva di sviluppo economico e sociale, Piol ha voluto applicare la sua visione anche al suo paese di origine, certo che i borghi isolati e le comunità locali possano fare rete e diventare terreno fertile per sperimentarenuovi modelli di crescita.
La Fondazione che porta il suo nome, costituita nel 2023 dai figli Andrea, Alessandro e Marinella Piol, nasce proprio per tenere viva la sua eredità culturale e la sua visione facendo qualcosa di concreto soprattutto verso i giovani. E così è accaduto.
Il sostegno ai giovani talenti, la biblioteca, il turismo sostenibile, le startup
Il programma di mentoring e networking è un pilastro centrale e accompagna le giovani generazioni nel dare forma alle loro idee, aprendo il contatto a professionisti, imprese e università. EpiHub offre infatti tirocini, stage, borse di studio e iniziative di formazione scuola-lavoro, oltre al coinvolgimento di istituti scolastici e realtà accademiche in progetti innovativi. A questo si affianca l’Osservatorio Bandi, un comparto specializzato nella ricerca di fondi e finanziamenti impiegati a sostegno dei progetti interni alla Fondazione e che, grazie alla partnership con la startup torinese “BandoSubito”, utilizza strumenti di intelligenza artificiale che facilitano e ottimizzano questo processo.
Parallelamente, vengono portate avanti iniziative per il rilancio del territorio. Nell’ambito dell’Ospitalità sostenibile (OSO) promuove lo sviluppo di un nuovo modello di turismo capace di contrastare lo spopolamento montano. Attraverso programmi come “Laborel”, il laboratorio di idee nato grazie al confronto con la popolazione locale per capire come migliorare lo sviluppo turistico sostenibile della valle.
Tecnologia 4.0 alle filiere tradizionali montane
C’è poi il settore dell’AgriTechche sostiene invece l’applicazione di tecnologie 4.0 alle filiere tradizionali montane,dall’allevamento all’apicoltura, dalla caseificazione alla silvicoltura, per aumentare produttività e sostenibilità preservando l’autenticità territoriale. Un esempio è Malga Van dove la collaborazione con la Fondazione ha permesso alla cooperativa agricola Pascolando di introdurre in malga strumenti innovativi come il virtual fencing: sistemi di dissuasione contro i predatori e sensori per il monitoraggio della salute animale, garantendo tracciabilità e qualità del prodotto finale.
Tra le iniziative più innovative della Fondazione c’è poi elserAIno, un progetto di intelligenza artificiale sviluppato in partnership con Dune che digitalizza l’intero patrimonio culturale di Elserino Piol. Libri, documenti e corrispondenze dell’Archivio Storico Olivetti diventano così una risorsa formativa interattiva, un ecosistema connesso e facilmente accessibile. Tutto questo per invertire il paradigma che vede nei piccoli paesi solo aree da assistere, anziché territori da cui ripartire.
Se si viaggia in Argentina o Brasile la visita alle Cascate di Iguazù dovrebbe essere inclusa in itinerario. Non credo di dire una sciocchezza se affermo che queste cascate siano uno degli spettacoli naturali più sbalorditivi ed imponenti del pianeta. Sarebbe davvero un peccato perdersele.
Nel corso dei miei viaggi, ho avuto l’opportunità di visitare numerose cascate, ma la magnificenza delle Cascate di Iguazù si è rivelata senza pari rispetto a quanto visto in precedenza. Basti pensare che le Cascate d’Iguazù rappresentano uno dei più estesi sistemi di cascate al mondo, le cascate si estendendono per circa 2,7 km e sono composte da circa 270 cascate, le cui altezze variano tra i 60 e gli 82 metri.
Motivi sufficienti per essersi guadagnate il titolo di Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO ma anche quello di una delle Nuove 7 Meraviglie della Natura.
Sono tornata in Sud America dopo un paio di anni. Ritornare a Iguazù non era tra i miei programmi ma non sono riuscita a resistere alla tentazione di rivivere quelle emozioni e così, partita in autobus da Buenos Aires, dopo 18 ore di viaggio, eccomi di nuovo qui nell’umido della foresta subtropicale, in balia di zanzare di varia grandezza… ma felice.
È molto difficile descrivere cosa si prova quando, per la prima volta, ti si presenta d’avanti agli occhi lo spettacolo di 275 cascate gigantesche che fanno sembrare le cascate del Niagara e le Cascate Vittoria delle piscine comunali.
In questo articolo, ti fornirò tutte le informazioni necessarie per visitare le Cascate d’Iguazù, lato argentino e brasiliano, inclusi i consigli su come arrivare, il periodo migliore per la visita, quali tour scegliere e dove alloggiare.
Qualcosa a proposito delle cascate di Iguazù
Le cascate di Iguazu si trovano al confine tra Argentina e Brasile. Vi si può accedere da due città principali: Foz do Iguaçu in Brasile e Puerto Iguazú in Argentina.
Le cascate si trovano all’interno del Parco nazionale dell’Iguazú in Argentina e del Parco nazionale dell’Iguaçu in Brasile, entrambi dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il fiume Iguazu scorre attraverso questi parchi e forma le magnifiche cascate prima di fondersi con il fiume Paraná.
La storia delle cascate di Iguazu inizia molto prima dell’arrivo degli europei in Sud America. L’area circostante le cascate era abitata 10.000 anni fa dai cacciatori-raccoglitori della cultura Eldoradense, poi soppiantati dal popolo Guaraní. Le cascate furono incontrate per la prima volta dagli europei nel 1541, quando il conquistador spagnolo Álvar Núñez Cabeza de Vaca ne registrò l’esistenza.
Dal punto di vista geologico, le cascate si sono formate in seguito a un’attività vulcanica avvenuta circa 100 milioni di anni fa. Il fiume Iguazu scorre serenamente fino alle cascate, dopodiché diventa furioso e tremante prima di tornare alla calma quando raggiunge la foce nel fiume Paraná, dove si incontrano i confini di Argentina, Brasile e Paraguay.
Dove dormire a Puerto Iguazù (Argentina)
Se stai viaggiando in Argentina sicuramente farai base a Puerto Iguazù. Questa piccola cittadina è generalmente molto calda ed umida, soggiornare in un hotel con piscina è sicuramente un vantaggio per rinfrescarsi dopo lunghe giornate afose.
Selva de Laurel è letteralmente avvolto dalla giungla, le camere sono molto belle e spaziose e bellissime aree comuni.
Loi Suites Iguazu, un bellissimo hotel nella giungla con camere spaziose e confortevoli e tre piscine collegate tra loro.
O2 Iguazu è invece un hotel nuovo che offre vista spettacolare dal rooftop ed una piscina. Le camere sono moderne e vicino al centro che si può raggiungere a piedi.
Infine il bellissimo Tupa Lodge immerso nella giungla con vista fiume e Paraguay. Le camere sono bellissime ed il servizo impeccabile.
Informazioni pratiche per visitare la cascate di Iguazu
Il Parco Nazionale di Iguazù lato Argentina è aperto tutti giorno dell’anno a partire dalle 8 alle 18. È consentito entrare nel parco fino alle 16:30 del pomeriggio, ma è necessario uscire entro le 18.
Il Parco Nazionale di Iguazù lato Brasiliano è aperto tutti giorno dell’anno a partire dalle 9 alle 18. È consentito entrare nel parco entro le 16:30 del pomeriggio, ma è necessario uscire entro le 18.
Il costo di ingresso ai due parchi per i non residenti costa 20.000 pesos (circa $39). Se convalidi il tuo biglietto alle biglietterie in fase di uscita, potrai beneficiare di uno sconto del 50% sulla tua seconda visita (che deve avvenire il giorno successivo).
Se volete visitare entrambi i lati dovrete pagare i biglietti di ingresso per entrambi i parchi
È possibile effettuare il pagamento sia in contanti (in pesos) che con carta di credito.
Il biglietto include tutti i servizi ovvero: l’accesso a tutti i sentieri pedonali verso le cascate (circuito superiore, circuito inferiore e Gola del Diavolo), il traghetto gratuito per raggiungere l’Isola di San Martino (altamente consigliata) e l’uso del Tren de la Selva.
All’interno del parco si trovano ristoranti e bagni
All’interno del parco è vietato l’utilizzo dei droni
Per raggiungere il parco puoi prendere un autobus dalla stazione di Puerto Iguazu oppure un comodo tour con trasporto condiviso. Non c’è bisogno di noleggiare un’auto ad Iguazù.
Il periodo migliore per andare ad Iguazù
Le Cascate d’Iguazù sono accessibili durante tutto l’anno. Non esiste davvero un “periodo migliore”. La scelta dipende principalmente dai tuoi interessi personali: assistere alla portata massima delle cascate, godere di cieli sereni e azzurri o evitare le folle.
I mesi estivi, da Dicembre a Febbraio, sono solitamente i più piovosi, il che significa che il livello dell’acqua del fiume sarà al suo picco e le cascate appariranno particolarmente maestose. Durante la mia visita a Dicembre, il tempo era bello e soleggiato, intervallato solo da qualche breve rovescio.
Per maggiori probabilità di trovare cieli limpidi e soleggiati, pianifica la tua visita tra Aprile e Settembre, i mesi meno piovosi. Tuttavia, considera che giugno, luglio e agosto sono anche i mesi più freddi.
Se desideri evitare la folla, tieni presente che le Cascate dell’Iguazù attirano il maggior numero di visitatori in gennaio-febbraio (che corrispondono al picco dei mesi estive), durante la settimana di Pasqua e a Luglio (durante le ferie invernali locali).
Come visitare le cascate di Iguazù – Una delle 7 Meraviglie della Natura
Questa regione, immersa nella foresta subtropicale e conosciuta come Triplice Frontiera, è un’area attraversata dai fiumi Paranà e Iguazù, che creano il confine naturale fra i tre Paesi.
Esattamente al confine ci sono tre città: Ciudad del Este (Paraguay), Puerto Iguazù (Argentina) e Foz do Iguaçu (Brasile). Sia Puerto Iguazù che Foz do Iguaçu dispongono di aeroporti internazionali.
È possibile accedere alle cascate (Cataratas) di Iguazù sia dal lato argentino che da quello brasiliano e consiglio la visita di entrambe perchè le prospettive sono molto diverse ed entrambi i lati meritano di essere scoperti.
Per la visita delle cascate si consigliano almeno due giorni, di cui uno intero per il lato argentino e mezza giornata per quello brasiliano. Ma entriamo nel dettaglio dei due lati!
CONSIGLIO
Il Parco Nazionale è enorme ed esplorarlo tutto in un giorno può essere complicato. Se desideri tornare sul lato visitato il giorno successivo prima di lasciare parco chiedi al personale di convalidare il tuo biglietto, così potrai tornare il giorno successivo con uno sconto del 50%.
Come arrivare al Parco Nazionale di Iguazu dal Puerto Iguazu da Puerto Iguazù
Per raggiungere il Parco Nazionale di Iguazù presupponendo che faccia base a Puerto Iguazù, quindi in Argentina, ci sono diversi modo per entrare nel parco: con bus o con tour che prevede prick up presso gli hotel.
Da Puerto Iguazu alle cascate di Iguazù lato Argentino
Per raggiungere le cascate di Iguazù lato Argentino da Puerto Iguazù ci sono 2 principali opzioni: bus e tour con trasporto.
Se hai scelto di prendere il bus devi andare alla stazione centrale degli autobus di Puerto Iguazu, gli autobus partono ogni 20-30 minuti, a partire dalle 7 di mattina. Non c’è bisogno di acquistare in anticipo il biglietto dell’autobus. È possibile semplicemente acquistare un biglietto per il prossimo autobus disponibile al vostro arrivo. Alcune compagnie che coprono questa tratta sono: Rio Uruguay ed El Practico bus. La durata del viaggio è di circa mezz’ora a 40 minuti, il costo è di circa €8. Il bus lascia di fronte l’entrata del parco. Per il ritorno dovi avere il biglietto della compagnia e devi prendere obbligatoriamente il bus prenotato, quindi occhio a non salire su quello sbagliato. Mi raccomando di verificare a che ora è l’ultimo bus per rientare.
L’alternativa comoda e abbastanza economica è quella di prenotare un tour pacchetto che comprende il trasporto di andata e ritorno da Puerto Iguazu. Se non te la senti di perderti tra i tanti bus e temi di non riuscire a rientrare in tempo questa è sicuramente la soluzione che consiglio. Il tour costa €14. Si parte alle 7 del mattino e si rientra per le 19. Qui puoi prenotarlo direttamente.
DA SAPERE
Il lato Argentino delle cascate è più grande rispetto quello brasiliano quindi considera un giorno intero per visitarlo, soprattuto se vuoi seguire tutti i circuiti. In aggiunta alla classica visita consiglio di prenotare il Gran Aventura, che è un tour in 4×4 e gommone che porta vicinissimi alle cascate. A me è piaciuto molto e lo consiglio vivamente. La combo trasporto + Gran Aventura cosa €85. Prenota il tour.
Da Puerto Iguazù alle cascate di Iguazù lato Brasiliano
Per visitare il lato brasiliano delle cascate come prima cosa devi ricordare di portare con te il passaporto perchè si dovrà passare la frontiera. Senza non puoi accedere. Anche in questo caso i trasporti sono 3: bus pubblico, tour che include il trasporto e taxi privato.
Il bus Rio Uruguay parte dalla stazione dei bus Ominibus di Puerto Iguazù. L’autobus costa 100 ARS a tratta (ma l’inflazione in Argentina fa cambiare i costi velocemente quindi potrebbe essere differente al momento della visita). L’autobus si riempie rapidamente durante le ore di punta, la mattina presto, quindi consiglio di essere in stazione con largo anticipo. Gli autobus passano ogni 20-30 minuti. Tieni presente che stai attraversando un confine bisogna passare per la migrazione. Il tempo di guida è di circa 40-50 minuti.
La seconda opzione, che è quella che raccomando e per cui ho optato, è il tour che include il trasporto. Lo consiglio perchè evita di perder tempo aspettando bus che non hanno orari precisi e si viene presi e lasciati presso il proprio hotel. La cosa che per alcuni potrebbe essere un limite, ma il lato Brasiliano è piccolino e si visita benissimo in mezza giornata, è che si parte alle 8 e si rientra per le 13. Costa €21 per persona. Questi tour NON includono il costo di ingresso al parco nazionale. Prenota il tour da Puerto Iguazù alle cascate lato Brasiliano.
Infine rimane il taxi privato che permette di organizzare la giornata come si preferisce senza limite di orario di partenza, comunque il taxi aspetta agli ingressi quindi in genere il tempo di attesa è di circa 4 ore.
Foz do Iguazu – Visitare il lato Brasiliano delle cascate di Iguazù
Foz do Iguaçu è una città di oltre 300.000 abitanti ed è servita molto bene dai servizi pubblici. Con pochi Real (moneta corrente) è possibile prendere un comune autobus cittadino che dall’aeroporto raggiunge il centro della città (lo stesso autobus porta anche alle cascate). Il Parco Nazionale di Iguaçu fa parte dell’UNESCO.
Il biglietto di ingresso costa 52 Real per i turisti stranieri ed include anche il trasporto all’interno del parco. Un Hop-On Hop-Off bus parte dall’ingresso del parco e si ferma all’inizio dei vari sentieri. E’ anche possibile fare altre attività come climbing, rafting, sorvolare le cascate in elicottero.
A mio parere, una delle cose più belle di questo parco è la vista sul Parco Nazionale Argentino, che comprende l’80% delle cascate.
L’area del parco accessibile ai visitatori non è molto grande e si può comodamente visitare in poco più di mezza giornata in quanto il percorso si limita alla passerella che porta fino alla base di uno dei salti.
Dopo la visita al parco delle cascate, avendo tempo a disposizione, consiglio di visitare anche il Parque da Aves (Parco degli uccelli), che si trova di fronte al Parco Nazionale delle cascate, basta attraversare la strada! La visita si può fare in poco più di un’ora e ne vale davvero la pena. In questo parco si possono ammirare pappagalli di svariati colori e misure, tucani, anaconda, colibrì, farfalle variopinte e tanto altro.
In alternativa per chi volesse vivere una esperienza UNICA, consiglio il volo aereo sulle cascate.
Tour consigliati da Foz do Iguazù
Il lato brasiliano di Iguazù si visita generalmente in mezza giornata, a differenza di quello argentino che richiede un giorno intero, ma le attività extra da abbinare alla vista sono numerose e molto interessanti. Le principali che consiglio sono le seguenti:
Visita guidata con guida parlante italiano e trasporto (€25) – Questo tour include il trasporto per le cascate lato Brasiliano ed anche una guida parlante italiano. Il biglietto di ingresso al Parco non è incluso. Potete anche scegliere l’opzione con il Parque da las Aves
Giro in elicottero sulle cascate ***SUPER CONSIGLIATO – Questa è l’attività che consiglio vivamente, volare sopra le cascate è sicuramente una di quelle esperienze di viaggio tra le più indimenticabili ed uniche. Il volo dura circa 10 minuti, ma dall’altro si potrà ammirare l’imponenza di questa meraviglia naturale!Prenota online il tuo volo.
Parque de las Aves – Per vedere una moltitudine di uccelli tropicali nei loro habitat naturali.
Visitare le Cascate di Iguazù dal lato Argentino
Puerto Iguazù è una cittadina di appena 80.000 abitanti ed sarà la base che molto probabilmente avrete per visitare le cascate se decidete di pernottare in Argentina. Sfortunatamente Il Parco Nazionale non è raggiungibile con mezzi di trasporto pubblici. Si possono utilizzare taxi e gli autobus che partono ogni 15 minuti dal terminal sito al centro della città, al costo di 200 pesos per il tragitto di andata e ritorno.
L’ingresso al Parco Nazionale, anche questo parte dell’UNESCO, costa 260 pesos e deve essere pagato ESCLUSIVAMENTE IN CONTANTI. Se avete voglia di avventura, comprate anche il biglietto per il “Great Adventure”: un giro in gommone con “doccia” sotto le cascate Il parco argentino è molto grande, per visitarlo tutto ci vuole sicuramente un giorno intero.
CONSIGLIO
Consiglio vivamente di prenotare il tour che include il trasporto per il Parco nazionale ed il safari in gommone Gran Aventura che porta fino a sotto le cascate. Il tour permette di coprire i tre circuiti principali del parco argentino e termina con l’escursione in gommone che fa avvicinare fino al Salto San Martín. Prenota il tour delle cascate di Iguazu + Gran Aventura.
I circuiti del lato Argentino di Iguazu
I vari punti panoramici sono raggiungibili attraverso dei lunghi sentieri o con un trenino ecologico. L’highlight del parco è sicuramente la Garganta del Diablo (Gola del Diavolo), il gruppo di cascate più profondo e alto. L’inizio del percorso per la Garganta si può raggiungere solo in treno, spesso dopo una lunga fila! Consiglio di visitare la Garganta del Diablo nel pomeriggio, per poter ammirare le decine di arcobaleni che si formano sulle cascate.
I circuiti del PArco lato argentino sono 4.
DA SAPERE – IL TREN ECOLOGICO DE LA SELVA Per muovervi all’interno del parco e coprire alcune distanze che potrebbero essere troppo grandi, il parco nazionale mette a disposizione dei suoi visitatori il Tren ecologico de la selva. Il treno utilizza un carburante speciale che non emette fumo o rifiuti solidi, risultando quindi estremamente rispettoso dell’ambiente. Inoltre, non fa rumore per garantire la tranquillità agli animali. Il treno ha una capacità di 250 persone. Le fermate si fanno a tre stazioni: la prima si trova presso il centro visitatori, la seconda è posizionata nel mezzo del parco, vicino al faro, e infine l’ultima stazione dista circa 2 km dalla Garganta del Diavolo. Il treno ha una frequenza di circa 15-20 minuti a seconda del flusso di persone presenti al momento.
Circuito Superiore
Questo circuito permette di avere una visuale panoramica delle Cascate dell’Iguazù dalle passerelle superiori (esclusa la Garganta del Diablo). Da questa prospettiva, puoi intravedere anche parti del percorso inferiore. Lungo il tragitto di circa 1,75 chilometri, potrai godere di una vista dall’alto su cascate come Dos Hermanas, Chico, Ramirez, Bosetti, Adan y Eva, Mendez e Mbiguá.
Alla fine del percorso godrai di vista mozzafiato che abbraccia sia il parco nazionale argentino che quello brasiliano. Da qui potrai, per esempio, scorgere l’Isola San Martin, il circuito inferiore. Torna alla stazione del Tren de las Cataratas e prosegui per la Garganta del Diavolo
Lunghezza: 1750 metri.
Difficoltà: Nessuna, non ci sono scale.
Tempo stimato: Circa 2 ore.
Circuito inferiore
Questo circuito ti porta all’interno della giungla mediante una serie di scale e passerelle da dove si gode di viste panoramiche stupende delle cascate.
Mentre ti addentri lungo il percorso noterai gradualmente in lontananza, la Garganta del Diablo, l’Isola San Martin e le Cascate Bossetti. Proseguendo, incrocerai alcune scalinate che ti porteranno alla cascata Dos Hermanas. Qui troverai un angolo riposante dotato di sedili dove potrai fermarti e rilassarti. Se continui a seguire il sentiero, ritornerai al punto di partenza. Il percorso presenta una salita ripida, che può risultare impegnativa per alcuni.
Distanza: 1700 metri.
Difficoltà: Media specialmente a causa di alcune scalinate e del tratto in pendenza nei pressi dell’angolo.
Tempo stimato: Circa 2 ore.
Circuito della Garganta del Diablo
La Gola del Diavolo (Garganta del diablo) è una delle principali attrazioni delle Cascate d’Iguazù perchè è la cascata più impressionante del parco nazionale. Per raggiungere la Gola del Diavolo, devi prendere il Tren Ecologico de la Selva, che attraversa il parco. Il treno circola tutto il giorno e passa ogni 15 minuti. Se preferisci, puoi anche camminare lungo la strada fino alla Stazione Garganta, ma tieni presente che si tratta di un percorso lungo (circa 2 chilometri).
Dlla Stazione Garganta segui il sentiero di circa 2 chilometri, con alcune aree sosta, che ti porta direttamente alla Gola del Diavolo.
Alla fine del percorso, troverai la piattaforma che affaccia sulla Gola del Diavolo. Considera che di solito ci sono molte persone, quindi armati di pazienza. Se si soggiorna al Melia Iguazu, dentro il parco, consiglio di prendere il primo treno del mattino per arrivare per primi e con molta meno genete intorno.
Distanza: 2200 metri.
Difficoltà: Bassa, la distanza è piuttosto lunga ma il percorso è pianeggiante e offre numerosi posti a sedere per riposarsi.
Tempo stimato: Circa 2 ore.
Sentiero Macuco
Il Sentiero Macuco è un circuito di circa 7,7 chilometri (andata e ritorno) che offre l’occasione di esplorare un ambiente totalmente incontaminato dall’uomo. Lungo questo cammino non troverai costruzioni o strutture artificiali, ma solo un sentiero ben delineato per facilitare l’hiking.
Lungo questo percordo potrai osservare un’ampia varietà di specie animali e vegetali uniche in tutto il parco nazionale, come per esempio le scimmie caí tra gli alberi. Per questioni di sicurezza, è vivamente sconsigliato tentare di avvicinarsi o di nutrirle. A termine del sentiero, ti attende la cascata di Arrechea, un piccolo salto d’acqua di 20 metri che rappresenta il perfetto colophon della visita.
DA SAPERE
I servizi igienici sono presenti solo all’inizio del percorso. Pertanto, ti consigliamo di utilizzarli prima di iniziare l’escursione, dato che per oltre 3 ore non incontrerai strutture simili.
Distanza: Circa 3600 metri.
Difficoltà: Media; i primi 3 chilometri sono tranquilli e non richiedono particolare sforzo, mentre la parte restante presenta una difficoltà leggermente maggiore.
Tempo stimato: Circa 3 ore. Il sentiero è aperto soltanto dalle 8:00 alle 15:00.
I tre circuiti principali si possono coprire tutti quanti in una giornata piena. Mi raccomando di arrivare non più tardi delle 9 del mattino.
Ti consiglio anche di includere il safari avventura in gommone che vi porta fin sotto le cascate da dove potete vedere le cascate da un punto di vista differente e fenomenale. Ti bagnerai sicuramente quindi non dimenticare di portare un impermeabile!
Per facilitare il cammino fino alla Garganta del diablo è possibile prendere un trenino che copre i km necessari per raggiungerla.
Importante: il Parco Nazionale in Argentina non accetta pagamenti con carta di credito, solo cash. Se non sei munito di un mezzo puoi prenotare la visita guidata con guida parlante italiano che include anche il trasporto dall’hotel e costa €25 per persona. Non è incluso il costo del biglietto di ingresso al parco. Il tour dura circa 8 e 9 ore.
Attraversare il confine Argentina- Brasile
Se vi trovate in Brasile, potete visitare il lato argentino (e viceversa) in diversi modi: autobus, taxi, tour guidato. In ogni caso ricordate di portare il passaporto per attraversare il confine!
Il taxi ha un costo fisso sia sul lato argentino che brasiliano (al momento, 300 pesos in Argentina e il corrispondente in Real sul lato brasiliano).
I tour facilitano il trasporto alle cascate e si è accompagnati da una guida. Per avere una idea di costi controlla questo link il costo medio è di €25 per persona.
L’autobus è probabilmente il mezzo più economico, ma preparatevi a lunghe attese in dogana. Il conducente vi chiederà di scendere dall’autobus ed attraversare il confine a piedi per mettere il timbro sul passaporto; in “teoria” l’autobus vi aspetterà dall’altra parte del confine, in pratica preparatevi ad aspettare un altro autobus. Questo vale anche per il ritorno.
Migliori punti panoramici delle cascate di Iguazu
Per quanto riguarda i migliori punti panoramici delle cascate di Iguazu sul lato argentino, ci sono diversi punti notevoli che meritano una visita. Uno dei punti panoramici più popolari è la Garganta del Diablo (la gola del diavolo) che è la cascata più grande e più impressionante del sistema delle cascate di Iguazu. Può essere vista da vicino sia dal lato argentino che da quello brasiliano, offrendo due esperienze distinte e mozzafiato.
Oltre alla Gola del Diavolo, altri punti panoramici sul lato argentino che offrono viste mozzafiato delle cascate sono il Circuito Superiore e il Circuito Inferiore.
Il Circuito Superiore permette di ammirare le cascate dall’alto, offrendo una vista panoramica delle cascate e della lussureggiante vegetazione circostante.
Il Circuito Inferiore offre una visione più ravvicinata delle cascate, consentendo ai visitatori di sperimentare da vicino la potenza e la bellezza dell’acqua scrosciante.
Sul lato brasiliano delle cascate di Iguazu, il punto di osservazione principale è la passerella nota come “Sentiero della gola del diavolo” (“Trilha das Cataratas”).
Questo sentiero offre una vista panoramica mozzafiato della Gola del Diavolo e di altre impressionanti sezioni delle cascate. Il punto di vista offre una prospettiva unica, consentendo di assistere all’immensità e alla grandezza delle cascate da un’angolazione diversa.
Tieni presente che vivere le cascate di Iguazu sia dal lato argentino che da quello brasiliano offre punti di vista e prospettive diverse, ognuna con una bellezza e un fascino unici. Consiglio di visitare entrambi i lati per apprezzare appieno in questa meraviglia naturale.
Centrale idroelettrica di Itaipu
Se hai tempo extra (come me) fate un salto alla gigantesca Centrale idroelettrica di Itaipu, situata esattamente al confine tra Brasile e Paraguay e considerata una delle 7 Meraviglie del Mondo Moderno. La diga è condivisa equamente dai due Paesi e si può visitare da entrambi i lati. La visita è gratuita in Paraguay.
E’ un’opera di ingegneria maestosa, che ha eccitato molto i miei compagni maschietti di viaggio (io ho iniziato a sbadigliare dopo il ventesimo minuto di visita). Maggiori info qui: http://www.itaipu.gov.br/en
Punto dei tre confini a Puerto Iguazu
Visto che sicuramente dormirai a Puerto Iguazù nel pomeriggio assicurati di visitare il Punto dei tre confini che segna il punto in cui si incontrano i confini di Argentina, Brasile e Paraguay.
Il punto di riferimento è composto da tre diverse strutture, una per ciascuno dei tre Paesi, dipinte con i colori delle bandiere di ciascun Paese. Da qui si gode di una spettacolare vista sul fiume da ognuna delle tre strutture e allo stesso tempo permette di conoscere la ricca storia e cultura della regione. Il tramonto è particolarmente bello con le tre bandiere illuminate nella notte
Quanti giorni servono per visitare le cascate di Iguazu?
Per visitare sia il lato argentino che quello brasiliano delle Cascate d’Iguazù, è consigliabile dedicare almeno due giorni. Sebbene sia fattibile esplorare entrambi i lati in un’unica giornata, per coloro che dispongono di poco tempo e ci sono anche tour organizzati di 8 ore che lo permettono, per godere appieno della maestosità delle cascate e assaporare la bellezza di questo luogo senza fretta, suggerisco di riservare un giorno per ciascun lato.
Lato Argentino o lato Brasiliano? Quale è il migliore?
Entrambi i lati delle Cascate dell’Iguazú offrono esperienze uniche e vale la pena visitare sia il parco brasiliano che quello argentino per avere un quadro completo, il mio consiglio è infatti di visitarli entrambi. Questo però non significa che non ci siano differenze tra i due lati.
Il parco nazionale brasiliano è più ridotto rispetto a quello argentino e consiste in un unico percorso di circa 1500 metri. Ma una differenza sostanziale rispetto al lato argentino è che lungo tutto questo tragitto si gode di una vista panoramica costante sulle Cascate dell’Iguazú, che permette di apprezzarle da molteplici angolazioni. A causa delle sue dimensioni, questo parco può essere visitato in circa 4 ore. Quindi se hai un volo pomeridiano può considerare anche di lasciare Puerto Iguazu il giorno stesso.
Il parco argentino, invece, è più esteso, conta tre percorsi principali e uno secondario per gli appassionati di trekking (Sentiero Macuco). Questi percorsi principali offrono modi diversi di vivere le cascate, ma richiedono ovviamente più tempo per la visita, in genere un giorno intero.
La decisione su quale lato visitare dipende dal tempo a disposizione. Consiglio di vedere entrambi i lati. Ma se si dispone solo del tempo per un unico parco, suggerisco di visitare quello più vicino all’aeroporto di arrivo. Se per esempio atterri a Puerto Iguazu allora conviene che visiti il lato Argentino così risparmi il tempo necessario per attraversare il confine.
Tra lagune turchesi e spiagge bianchissime nel cuore della Polinesia, le isole Cook sono un mosaico di 15 isole dove il sorriso della gente ti fa sentire a casa!
Inebriati del profumo salmastro del Pacifico e del canto degli uccelli tropicali mentre esplori le Isole Cook, un arcipelago di 15 isole dove la natura domina e la cultura polinesiana pulsa con vitalità. A metà strada tra Hawai’i e Nuova Zelanda, queste isole offrono spiagge di sabbia bianca come quelle di Rarotonga, con acque cristalline perfette per snorkeling tra coralli e pesci colorati, e lagune mozzafiato come quella di Aitutaki, spesso definita la “più bella del mondo”.
– Isole Cook
La natura rigogliosa si rivela nel Parco Nazionale di Rarotonga, con sentieri tra foreste pluviali e cascate, mentre isole remote come Atiu e Mangaia invitano a birdwatching e grotte sotterranee. La cultura locale, con danze tradizionali e mercati vivaci, è intrecciata a un’ospitalità calorosa, dove il ritmo della vita è lento e autentico. Dalle isole esterne come Manihiki, culla di perle nere, a Suwarrow, riserva naturale per uccelli marini, le Isole Cook sono un invito a un viaggio che unisce relax e avventura, con lo spirito del Sud Pacifico.
Isole Cook: le isole giardino del Pacifico
Le Isole Cook si trovano a metà strada tra le Hawaii e la Nuova Zelanda. Vantano un clima idilliaco, avventure infinite, romanticismo e relax allo stato puro. È molto semplice arrivarci, con voli Air New Zealand, Virgin Australia, Jet Star ed Air Tahiti, e semplice volare tra le isole con la compagnia di bandiera: Air Rarotonga.
Dal punto di vista geografico e culturale appartengono alla Polinesia, mentre politicamente sono uno Stato autonomo in libera associazione con la Nuova Zelanda: hanno un proprio governo, ma i cittadini sono neozelandesi e la difesa è garantita dalla Nuova Zelanda.
Rarotonga: cammina su spiagge incontaminate
Rarotonga – Isole Cook
La semplicità e la facilità con la quale si visita quest’isola la rendono Rarotonga diversa da qualsiasi altra del Sud Pacifico. Solo 32 Km di circonferenza, 40 minuti in auto. Una diversità di panorami, attività, alberghi, ristoranti e bar, poco importa dove sei o cosa vuoi fare. Tutta l’isola è il tuo resort.
Il calore del sole tropicale ti circonda, il profumo del frangipane ti bagna, la decisione più urgente che devi affrontare: dovresti scalare la vetta della maestosa vetta vulcanica dell’isola, o esplorare le acque turchesi cristalline e nuotare con i banchi di tropicale pesce? In ogni caso sai che ti godrai la tua vacanza in questo paradiso tropicale che chiamiamo Rarotonga.
Aitutaki: il paradiso terrestre delle lagune
Aitutaki – Isole Cook
Spesso definita ‘Paradiso Terrestre’, Aitutaki è il luogo dove rilassarsi in un puro Paradiso.
A soli 50 minuti di volo a nord di Rarotonga, con una laguna meravigliosa di forma triangolare circondata da 15 piccoli motu (isolette). L’acqua cristallina ospita una varietà cospicua di pesci tropicali e le sue spiagge sono appartate e bianchissime. Tony Wheeler, il fondatore di Lonely Planet, ha definito Aitutaki “la laguna più bella del mondo”.
Dopo Rarotonga, Aitutaki è la seconda isola più visitata delle Isole Cook. Appartata e romantica, ha un fascino irresistibile per i viaggi di nozze, molti dei quali scelgono questo paradiso per tutta la durata del loro soggiorno. Puoi aspettarti giorni languidi e piacevoli semplicemente godendoti la reciproca compagnia e l’ambiente circostante sbalorditivo. Lavora sulla tua abbronzatura oziando sotto una palma da cocco, rilassati con un massaggio o esplora l’isola in bicicletta o in scooter.
Fuori dai soliti itinerari: le isole remote
Per i più avventurosi, le isole sorelle, ancora poco sviluppate, esercitano un fascino remoto e incontaminato sull’esploratore che è in ognuno di noi. Dopo Rarotonga e Aitutaki, sette isole sorelle costituiscono il resto del Gruppo Meridionale, mentre altre sei si trovano a nord. Alcune sono raggiungibili con voli locali, tutte sono raggiungibili occasionalmente in barca. Lontane dai sentieri battuti e distribuite su 180.000 chilometri quadrati dell’Oceano Pacifico meridionale, la loro unicità e la loro atemporalità sono di per sé una ricompensa.
Atiu: l’isola degli uccelli e del caffè
Sede di circa 400 orgogliosi guerrieri, sono rimasti pochi luoghi incontaminati al mondo come Atiu. Un’isola datata 8 milioni di anni fa, antica, remota, con una densa e rigogliosa foresta che arriva fino alla costa. Conosciuta come l’isola degli uccelli, le sue dimensioni sono circa la metà di Rarotonga. I villaggi sono nell’altopiano centrale dove il terreno è ricco e dove viene coltivato in modo totalmente biologico il miglior caffè del Sud Pacifico. Atiu è un paradiso per gli amanti dell’eco.
Essendo una delle tre isole del gruppo meridionale note come Nga-Pu-Toru, Atiu attira lo spirito dell’esploratore. Senza locali notturni, praticamente senza township e un paio di caffè insieme a poco traffico prezioso: questa è una vera fuga. La vita è praticamente la stessa di circa 25 anni fa e quindi offre una visione davvero genuina della vita su un’isola con i suoi cinque piccoli villaggi di Tengatangi, Areora, Ngatiarua, Mapumai e Teenui annidati nel centro. I giardini prosperano sul terreno fertile di Atiu e in certi giorni il morbido aroma dei chicchi di caffè coltivati biologicamente si diffonde nelle piantagioni che producono alcuni dei migliori caffè Arabica del Pacifico.
Mangaia: la più antica del Pacifico
Il suo nome indigeno è Auau enua. I geologi hanno stimato in circa 18 milioni di anni fa la nascita di questa isola, definendola la più antica di tutti il Pacifico. Mangaia è la seconda isola più grande e la più a sud dell’arcipelago. Questa isola è formata da corallo solidificato emerso dall’oceano ed al suo interno ci sono numerose grotte e caverne sotterranee.
Mauke: il giardino dell’Eden
Il nome tradizionale di Mauke è Akatokamanava che significa: ‘dove riposa il mio cuore’. È un nome appropriato per questo piccolo Giardino dell’Eden, che ruba il cuore dei visitatori che giungono fino qui. Spesso descritta come l’isola giardino delle Isole Cook, è abbracciata da una barriera corallina molto vicina alla riva dove gli abitanti si procurano i loro pasti.
La pace regna sovrana su questa minuscola isola, pedalando pigramente lungo le strade coralline che curvano dolcemente tra palme da cocco e alberi di legno duro. Ogni tanto emerge una piccola spiaggia sabbiosa delimitata da rocce coralline. È il luogo perfetto per distendersi e rilassarsi con frutta e bere noci di cocco raccolte fresche per te. Lo stile di vita di quest’isola ti farà sentire rigenerato e rivitalizzato. Con una piccola comunità di 290 persone, le persone sono tra le più cordiali e amichevoli del Pacifico meridionale. Dal momento in cui scendi dall’aereo sei accolto come uno di loro.
Mitiaro: grotte e piscine naturali
Dormire sotto un tetto di paglia con il solo suono delle onde sembra la fuga ideale? Conosciuta anche come Nuku, Mitiaro è una delle più belle e remote isole nel Pacifico. Ha una storia particolare ed un fascino unico dettato dalle meraviglie delle sue grotte e piscine naturali sotterranee.
“Con Itiki (anguilla locale – che è come il caviale per gli isolani), orate e gamberi che riempiono le piscine cristalline di Mitiaro, la vita marina è abbondante su quest’isola. Parte del gruppo meridionale Nga-Pu-Toru (“Le tre radici”), Mitiaro era un tempo un vulcano che affondò nell’oceano, diventando un atollo corallino che poi, circa 10.000 anni fa, si innalzò di 20 piedi sul livello del mare per diventare l’isola piatta che conosciamo oggi. A causa di questo processo geologico unico, sull’isola troverai grotte calcaree con piscine sommerse da esplorare che fanno parte di questa formazione corallina fossilizzata.”
Le isole esterne: un sogno remoto
Difficili da raggiungere, attirano esploratori, avventurieri, scrittori ed artisti. Descritti come “la cosa di cui sono fatti i sogni”.
Le isole esterne hanno un fascino remoto e incontaminato per l’esploratore, l’autore e l’artista che è in tutti noi. Otto isole sorelle si trovano nel gruppo meridionale e altre sette si trovano a nord. Alcuni sono accessibili con voli locali, tutti sono accessibili in barca. Fuori dai sentieri battuti e distribuiti su 2 milioni di km quadrati dell’Oceano Pacifico meridionale, la loro unicità e atemporalità sono la loro ricompensa.
Manuae: la laguna dal cielo
Manuae si trova a circa 100 km a sud-est di Aitutaki. Quando il tempo lo consente, la splendida laguna di Manuae può essere vista dall’alto quando si vola da Aitutaki ad Atiu.
Manuae è una delle isole più remote delle Isole Cook. Disabitata dall’uomo; brulicante di vita marina e tartarughe marine, questa piccola isola è un vero atollo corallino, incastonato sulla cima di un vulcano sommerso che si tuffa in profondità nel fondo dell’oceano.
Takutea: santuario degli uccelli
Gli uccelli marini di Takutea prosperano su questa piccola isola incontaminata e disabitata che si trova a poche miglia al largo della costa nord-orientale di Atiu. Questo santuario della fauna selvatica è amministrato da un trust e il permesso per le visite è necessario dal presidente del Trust e dall’alto capo Rongomatane Ariki.
Un piccolo gioiello in un mare cristallino, Takutea è l’archetipo dell’isola tropicale con il suo centro color smeraldo contornato da una sabbia corallina.
Manihiki: perle nere e laguna turchese
Manihiki è un atollo composto da 40 minuscoli isolotti corallini, che formano un anello attorno a un’enorme laguna blu chiara e profonda. Una vera fuga dal mondo moderno, il tempo qui si ferma. Il centro di allevamento di perle delle Isole Cook, leggendari allevamenti di perle nere costruiti da famiglie locali su affioramenti di corallo sono sparsi nella laguna turchese.
Penrhyn: la laguna più grande del Pacifico
Penrhyn è l’isola più settentrionale del gruppo delle Isole Cook. La sua caratteristica più spettacolare è l’immensa laguna di acqua blu chiusa che copre 233 chilometri quadrati, una delle più grandi del Pacifico meridionale, gran parte della quale è circondata dallo scintillante guscio di perle e dal bordo di un anello di corallo. Ci sono due insediamenti su isolotti alle estremità opposte della laguna: Omoka e Tetautua.
Rakahanga: bellezza incontaminata
Le due isole principali e i sette isolotti di straordinaria bellezza circondano la laguna di Rakahanga, che è pittoresca e incontaminata. L’accesso è disponibile solo in barca tra le isole dalla sua isola sorella Manihiki, situata 42 km a sud-est.
Uno degli avamposti più isolati del Pacifico, Rakahanga si trova a quarantadue chilometri a sud della sua isola sorella Manihiki. Rakahanga è descritta dall’autore australiano Julian Hillas (alias Dashwood) come un luogo dove “per sempre e domani non arriva mai; dove gli uomini vivono e muoiono, banchettano e soffrono, mentre il vento e le onde giocano sulla sabbia bagnata e sulle scogliere scintillanti”.
Pukapuka: tradizioni immutate
Uno dei luoghi incontaminati e appartati più belli del Pacifico, la lontananza di Pukapuka ha anche contribuito a mantenere le meravigliose tradizioni e la cultura della sua gente in gran parte immutate per secoli. Dista 1150 km da Rarotonga ma raggiungibile in aereo. Pukapukan è una delle due lingue ufficiali delle Isole Cook.
Immortalata dal defunto scrittore di viaggi americano Robert Dean Frisbie (alias Ropati), Pukapuka è unica tra le 15 isole dei Cook. Si dice che discenda da soli 15 polinesiani e dai loro figli sopravvissuti a uno tsunami catastrofico circa 300 anni fa, circa 600 persone ora vivono in questo luogo remoto.
Nassau: l’Eden delle Isole Cook
Spesso descritta come l’Eden delle Isole Cook, Nassau ospita circa 70 persone (censimento 2016). Si trova 83 km a sud di Pukapuka, di cui è la sorella minore. Misura solo un chilometro quadrato, è l’unica isola delle Isole Cook settentrionali senza laguna. L’accesso è garantito da una barca tra le isole da Pukapuka.
Suwarrow: riserva naturale per uccelli
Il Parco Nazionale di Suwarrow è il primo Parco Nazionale delle Isole Cook. È una riserva naturale disabitata e un importante terreno fertile per uccelli marini e tartarughe. I custodi vivono sull’isola da aprile a novembre, quando gli yacht da crociera spesso visitano durante il transito nel Pacifico meridionale.
Palmerston: l’isola dei discendenti
Palmerston è straordinariamente bella, ma è l’isola più remota del gruppo settentrionale. Palmerston fu reso famoso dall’inglese William Marsters che vi si stabilì nel 1863 con le sue tre mogli. Sull’isola vivono circa 60 discendenti che ha sei adorabili motu e una grande laguna blu larga 11 km. Palmerston ospita occasionali navi da crociera e yacht da crociera.
Palmerston si trova come una collana delicata nel corpo blu del Pacifico, la sua barriera corallina e le spiagge bianche punteggiate da sei motu sabbiosi sparsi attraverso di essa e una vasta laguna circostante. I piccoli isolotti, Palmerston, North Island, Lee To Us, Leicester, Primrose, Tons e Cooks coprono una superficie totale di circa un miglio quadrato, ma la barriera corallina è di circa 3.600 acri che delimitano una laguna blu scintillante larga sette miglia.
Le Isole Cook sono un invito a un viaggio autentico, dove la natura incontaminata e la cultura polinesiana si fondono in un paradiso eterno.