Dalla Maiella all’Alta Murgia. Natura, verde e miniere storiche. Guida ai Geoparchi del Centro-sud

Dalla Maiella all’Alta Murgia. Natura, verde e miniere storiche. Guida ai Geoparchi del Centro-sud

Ci sono luoghi in cui il paesaggio, oltre a essere bello da vedere, invita a essere letto con attenzione. I geoparchi aderenti alla Rete Europea e riconosciuti dall’UNESCO nascono proprio con questo spirito.

Ci sono luoghi in cui il paesaggio, oltre a essere bello da vedere, invita a essere letto con attenzione. I geoparchi aderenti alla Rete Europea e riconosciuti dall’UNESCO nascono proprio con questo spirito: territori di particolare valore geologico, dove lo sviluppo turistico non consuma ma valorizza e la tutela del patrimonio naturale si intreccia con la vita delle comunità locali. Non parchi “recintati”, ma paesaggi abitati, da attraversare a piedi o in bicicletta, lungo sentieri, borghi e strade minori, scegliendo un turismo sostenibile, curioso e lento.

Nel Centro-Sud Italia i geoparchi riconosciuti sono sette e invitano a un viaggio che attraversa l’Italia minore, tra montagne, altopiani, coste e aree interne ancora poco frequentate.

Il primo incontro, scendendo lungo la dorsale appenninica, è con il Geoparco della Majella, in Abruzzo, un grande massiccio montuoso che si innalza a pochi chilometri dall’Adriatico. Qui il paesaggio è fatto di altipiani d’alta quota, gole profonde come quelle dell’Orfento e dell’Alento, boschi e pareti rocciose che ospitano eremi scavati nella pietra. È una meta ideale per il trekking e per chi cerca silenzi e spazi aperti, con borghi come Caramanico Terme, Pacentro o Guardiagrele che permettono di unire cammini, terme, artigianato e cucina locale.

 

Geoparco del Cilento
Geoparco del Cilento 

 

Proseguendo verso sud si entra nel cuore della Puglia più interna, quella del Geoparco dell’Alta Murgia, un altopiano carsico che si estende tra le province di Bari e Barletta-Andria-Trani. Qui il viaggio è fatto di orizzonti larghi, doline, pascoli pietrosi, boschi e campi coltivati. Il paesaggio racconta un rapporto millenario tra uomo e natura, visibile nei muretti a secco, nelle vecchie miniere di bauxite, negli jazzi e nelle masserie. Castel del Monte e Gravina di Puglia sono i riferimenti più noti, ma il geoparco si scopre soprattutto lentamente, attraversando i piccoli comuni e le strade bianche dell’entroterra.

Tra Basilicata e Calabria si apre poi uno dei territori montani più vasti e spettacolari d’Italia: il Geoparco del Pollino, che coincide con il più grande parco nazionale del Paese. Le alte cime del massiccio del Pollino e dei monti di Orsomarso ospitano i celebri pini loricati, simbolo del territorio. Dai punti più elevati, come la Serra Dolcedorme, lo sguardo abbraccia ampi panorami che giungono fino al mare. È un luogo perfetto per l’escursionismo, il canyoning e il turismo nei borghi, dal borgo arbëreshë di Civita a Morano Calabro, dove la montagna detta ancora i ritmi della vita quotidiana.

 

Geoparco dell'Aspromonte
Geoparco dell’Aspromonte 

 

Più a ovest, in Campania, il Geoparco del Cilento Vallo di Diano e Alburni offre uno dei paesaggi più vari del Sud Italia. Dalla costa tirrenica alle montagne interne, il territorio alterna grotte, canyon, fiumi, altopiani e siti archeologici di fama mondiale come Paestum e Velia, insieme alla Certosa di Padula. Qui il turismo sostenibile è già una pratica diffusa, tra sentieri costieri, aree interne poco affollate, agriturismi e piccoli musei, in un territorio che ha fatto della Dieta Mediterranea un patrimonio culturale oltre che alimentare.

Scendendo ancora si raggiunge l’estremo sud della Calabria, dove il Geoparco dell’Aspromonte sorprende per la sua natura aspra e insieme spettacolare. Le montagne si innalzano rapidamente dal mare e sono incise da profonde fiumare e canyon che hanno modellato la roccia nel corso dei millenni. Dai belvedere naturali lo sguardo spazia sullo Stretto di Messina, sull’Etna e sulle isole Eolie. È una destinazione ideale per chi cerca luoghi autentici, tra foreste, cascate, sentieri e borghi grecanici ancora poco toccati dal turismo di massa.

 

Geoparco Rocca di Cerere
Geoparco Rocca di Cerere 

 

Attraversato lo Stretto, in Sicilia, il viaggio continua nel Geoparco delle Madonie, a nord dell’isola, tra la costa tirrenica e l’entroterra montano. In uno spazio relativamente ridotto si concentrano vette, boschi, grotte, sorgenti e una biodiversità sorprendente. I borghi delle Madonie, come Castelbuono e Petralia Sottana, sono punti di partenza ideali per escursioni, visite ai musei geologici e attività all’aria aperta, offrendo una Sicilia diversa, lontana dalle rotte più affollate.

Nel cuore dell’isola, attorno a Enna, si estende infine il Geoparco Rocca di Cerere, un territorio segnato da paesaggi di gesso e zolfo, miniere abbandonate e altopiani che raccontano una storia profonda legata alla terra e al lavoro umano. Il Parco Minerario di Floristella-Grottacalda è una tappa significativa, così come Piazza Armerina con la sua Villa Romana del Casale, patrimonio UNESCO. Qui il turismo sostenibile passa attraverso la valorizzazione della memoria, dei piccoli comuni e delle produzioni locali.

 

Geoparco Madonie
Geoparco Madonie 

 

I geoparchi UNESCO del Centro-Sud Italia sono un invito a viaggiare con uno sguardo diverso: non solo per vedere, ma per capire. Luoghi dove il paesaggio diventa racconto e il turismo una forma di conoscenza, capace di rispettare la terra e chi la abi

Magico viaggio tra le Dolomiti: un borgo incantevole tra legno antico e cime maestose

Magico viaggio tra le Dolomiti: un borgo incantevole tra legno antico e cime maestose

Le Dolomiti, con le loro vette maestose che si ergono come sentinelle nel cielo, offrono un panorama che lascia senza fiato. Ma non è solo la bellezza naturale a catturare l’attenzione: ci sono borghi incantevoli che raccontano storie di tradizioni, artigianato e cultura. Uno di questi è il borgo di Oricchio, un gioiello incastonato tra le montagne, dove il legno antico e la storia si intrecciano in un abbraccio affascinante. Passeggiando per le sue strade, si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo, in un’epoca in cui la vita era scandita dai ritmi della natura e dal lavoro manuale.

Un viaggio nel tempo: il borgo di Oricchio

Oricchio è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Le case, costruite in legno e pietra, raccontano di un passato ricco di storia e tradizioni. Ogni angolo del borgo è curato con attenzione, e i residenti si prendono cura delle loro abitazioni come se fossero opere d’arte. Questo attaccamento alle radici è palpabile, e chi vive qui lo sa bene: ogni tavolo di legno, ogni finestra dipinta di colori vivaci, ha una storia da narrare.

La vita quotidiana in questo borgo è semplice e genuina. Le persone si conoscono tutte e spesso si ritrovano nei locali del paese per scambiare due chiacchiere, un caffè o un buon bicchiere di vino locale. È un aspetto che molti sottovalutano: il calore umano e la convivialità sono elementi fondamentali che rendono Oricchio non solo un luogo da visitare, ma un posto dove sentirsi a casa. Te lo dico per esperienza: non c’è niente di meglio che gustare un buon caffè in compagnia di un amico, mentre si ascoltano storie di vita locale.

Il legno: protagonista indiscusso

Un elemento che caratterizza profondamente questo borgo è il legno. Utilizzato non solo per la costruzione delle abitazioni, ma anche per l’artigianato locale. Gli artigiani di Oricchio sono veri maestri nel lavorare questo materiale, realizzando oggetti unici che riflettono la tradizione e la passione per il proprio mestiere. Ogni pezzo racconta di ore trascorse a scolpire, levigare e curare ogni particolare, e questo è un aspetto che molti visitatori apprezzano. I souvenir che si possono acquistare qui non sono semplici oggetti, ma pezzi della cultura locale.

Inoltre, il legno non è solo un materiale da costruzione o un supporto per l’artigianato: è parte integrante della vita quotidiana degli abitanti. Le stufe a legna scaldano le case durante l’inverno, creando un’atmosfera accogliente, mentre i mobili in legno raccontano storie di famiglia e di tradizioni tramandate di generazione in generazione. Ho imparato sulla mia pelle che questi dettagli sono ciò che rende un viaggio indimenticabile. In un mondo sempre più digitalizzato, la presenza di questi elementi naturali ricorda l’importanza delle radici e della sostenibilità.

Le tradizioni culinarie di Oricchio

Un altro aspetto da non perdere è la cucina tipica di Oricchio. La gastronomia locale è un vero e proprio viaggio nei sapori autentici delle Dolomiti. I piatti sono preparati con ingredienti freschi e di stagione, spesso provenienti da coltivazioni locali o da allevamenti di montagna. La pasta fatta in casa, i formaggi stagionati e i salumi sono solo alcune delle delizie che è possibile gustare nei ristoranti del borgo.

Un esempio tipico è il canederlo, un piatto che unisce tradizione e sapori genuini. Realizzato con pane raffermo, speck e formaggio, è un piatto che narra di come la cucina popolare abbia saputo trasformare ingredienti semplici in vere e proprie prelibatezze. Durante le festività, il borgo si anima di eventi gastronomici che celebrano la tradizione culinaria locale, permettendo ai visitatori di immergersi completamente nella cultura del luogo. Detto tra noi, non puoi lasciare Oricchio senza aver assaggiato almeno un piatto di canederli!

In questo contesto, non si può dimenticare il vino. I vitigni che crescono sulle pendici delle montagne offrono produzioni locali di grande qualità, il cui sapore è in grado di raccontare la storia del territorio. Questi vini, spesso biologici, arricchiscono ulteriormente l’esperienza gastronomica, creando un connubio perfetto tra cibo e vino. Una scelta che molti amanti della cucina tradizionale apprezzano, con l’intento di valorizzare sempre più i prodotti del luogo.

FAQ

  • Quali sono le principali attrazioni del borgo di Oricchio? Oricchio è famoso per le sue case in legno e pietra, l’artigianato locale e l’atmosfera accogliente. I visitatori possono esplorare i vicoli storici e assistere al lavoro degli artigiani che creano oggetti unici.
  • In che modo il legno è utilizzato nella vita quotidiana degli abitanti di Oricchio? Il legno è fondamentale per la costruzione delle abitazioni, l’artigianato e persino per il riscaldamento in inverno tramite stufe a legna. Rappresenta un legame profondo con le tradizioni locali.
  • Ci sono eventi culturali particolari a Oricchio durante l’anno? Il borgo ospita vari eventi che celebrano le tradizioni culinarie e artigianali locali, permettendo ai visitatori di immergersi nella cultura di Oricchio e interagire con gli abitanti.
  • Qual è l’importanza del vino locale nella comunità di Oricchio? Il vino locale è una parte essenziale della convivialità nel borgo, con i residenti che si riuniscono nei locali per gustarlo insieme. Rappresenta anche un’importante tradizione culinaria da scoprire.
  • Come si può raggiungere Oricchio dalle principali città vicine? Oricchio è facilmente raggiungibile in auto dalle principali città delle Dolomiti, con strade panoramiche che offrono viste mozzafiato. I mezzi pubblici possono essere un’alternativa, ma le opzioni possono variare.
Fenomeno sleep tourism, quando la vacanza ha un unico obiettivo: dormire

Fenomeno sleep tourism, quando la vacanza ha un unico obiettivo: dormire

Sempre più numerosi in tutto il mondo gli hotel che lanciano pacchetti specifici. Un mercato che nel 2024 valeva 72,6 miliardi di dollari e che ne varrà ben 237,9 entro il 2034.

Orari irregolari, dispositivi elettronici, caffeina, alcol, ansia, stress: sono loro i nuovi nemici della salute, fattori che rovinano silenziosamente, giorno per giorno, la nostra qualità della vita, insinuandosi nella quotidianità come coinquilini innocui, per poi prendere il sopravvento e diventarne i padroni. Tra le conseguenze principali e più pericolose ci sono i disturbi del sonno, ovvero insonnia, apnee notturne, narcolessia, sindrome delle gambe senza riposo e parasonie come il sonnambulismo. Avere difficoltà ad addormentarsi o soffrire di sonno frammentato può letteralmente distruggere, negli anni, la salute fisica e mentale di una persona, portandola a sentirsi costantemente stanca e nervosa e a soffrire di mal di testa invalidanti. Eliminare per un po’ le cattive abitudini e “staccare” da tutto ciò che ci stressa è dunque fondamentale per ricaricarsi, e le vacanze sono ormai l’unica finestra di tempo disponibile per provarci. Da qui nasce lo sleep tourism, o turismo del sonno, una tendenza del settore wellness che spinge i viaggiatori a scegliere la propria meta non in base alla bellezza del paesaggio o alle attrattive culturali, ma alla sua capacità di migliorare la qualità del riposo. Un fenomeno che racconta molto del presente in cui viviamo e che risponde a problemi drammatici e sempre più diffusi come l’insonnia da stress e il burnout digitale. Solo nel nostro Paese, secondo le stime dell’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (AIMS), sarebbero circa 12 milioni le persone che hanno problemi a dormire. Una cifra importante, spia di un fenomeno globale che ha portato alla nascita, nel 2008, della Giornata Mondiale del Sonno, che si celebra ogni anno nel venerdì che precede l’equinozio di primavera (quest’anno il 13 marzo).

Gli hotel diventano “santuari del sonno”

Per i turisti del riposo, l’obiettivo della vacanza non è più l’esplorazione di un posto nuovo ma il recupero dell’equilibrio psicofisico, a partire dalle ore notturne. Una domanda crescente, per rispondere alla quale, nel 2025-2026, molti hotel in tutto il mondo si sono evoluti trasformando le camere in veri e propri “santuari del sonno”. Alberghi di questo tipo offrono materassi che regolano temperatura e rigidità durante la notte, camere insonorizzate, tende oscuranti totali e illuminazione circadiana in grado di favorire la produzione di melatonina. Anche la scelta dei cuscini è particolarmente curata, prediligendo materiali come il lattice, la piuma e il cirmolo e profumazioni rilassanti. Il kit di benvenuto, coerentemente, comprende maschere per gli occhi, coperte ponderate – ovvero appesantite, per favorire il sonno e ridurre l’ansia – e diffusori di oli essenziali come la lavanda o la camomilla.

Gli hotel specializzati in sleep tourism mettono anche a disposizione consulenti che assistono gli ospiti nelle attività serali per ottimizzare il riposo e trattamenti SPA con sessioni di ipnoterapia, bagni di suoni e meditazione guidata. Senza dimenticare l’alimentazione, perché anche i menù – soprattutto quelli serali – sono studiati per facilitare la digestione, con tisane specifiche e cibi ricchi di triptofano.

 

Un fenomeno in crescita esponenziale

Dal dormire in igloo alle case sugli alberi agli hotel subacquei, molti alberghi di lusso hanno lanciato iniziative originali e pacchetti specifici in tutto il mondo. Particolarmente indicate per questo tipo di esperienza le strutture “adults only”, capaci di garantire il silenzio assoluto necessario per il recupero, ma c’è da credere che presto si attrezzeranno in modo efficace anche gli hotel per famiglie. Secondo un’analisi 2025 dell’agenzia HT Market Intelligence, nel periodo 2020-2033 il mercato globale del turismo del sonno crescerà del 7,8% l’anno, mentre secondo i dati 2025 di Market.us questo mercato che tra hotel di lusso, boutique hotel, resort, alloggi in famiglia e ville nel 2024 valeva circa 72,6 miliardi di dollari, ne varrà ben 237,9 entro il 2034, ed è dunque destinato a crescere del 12,6% l’anno nel periodo 2025-2034. Una nicchia emergente all’interno della più ampia industria del turismo del benessere, pensata per aiutarci a fuggire dalle fonti di stress della vita quotidiana. O, più prosaicamente, da noi stessi.

Bologna, città delle acque dimenticate: viaggio lungo i canali nascosti

Bologna, città delle acque dimenticate: viaggio lungo i canali nascosti

Un tempo Bologna, prima di essere la città dei portici, era una città di acque e canali, con chiuse e mulini per la lavorazione della seta e, dal Cinquecento, anche con un fiorente porto fluviale. Ma cosa rimane oggi di questo passato che per secoli ha definito la storia di Bologna? Seguire le sue vie d’acqua, oggi perlopiù nascoste, permette di ricostruire un sistema urbano complesso e di imbattersi in scorci di pura poesia, lontani dall’immagine più conosciuta della città.

Il Canale di Reno dalla Finestrella di Via Piella ©ValerioMei / Shutterstock

Il Canale di Reno dalla Finestrella di Via Piella

Il sistema idraulico di Bologna prende forma a partire dal Medioevo, quando la città decide di sfruttare le acque dei fiumi Reno e Savena deviandole artificialmente. Vengono così costruiti diversi canali, fondamentali per alimentare mulini, opifici e altre attività manifatturiere. Tra il XII e il XIII secolo Bologna è uno dei centri produttivi più avanzati d’Europa, soprattutto grazie alla lavorazione della seta. A partire dall’Ottocento, e poi con l’espansione novecentesca, la funzione produttiva dei canali viene meno e molte vie d’acqua progressivamente scompaiono.

Questo itinerario alternativo alla scoperta di una Bologna segreta parte dalla Finestrella di via Piella, un piccolo e poetico affaccio che si apre su un tratto del Canale delle Moline, derivazione del Canale di Reno, noto anche come ‘la piccola Venezia’. Qui l’acqua riemerge improvvisamente tra edifici e passerelle, trasportando lo sguardo in un tempo che non c’è più.

Il verde di Bologna ©Giorgio Rossi / Shutterstock

Il verde di Bologna

In Via Malcontenti e Via Oberdan si possono osservare altri tratti del Canale delle Moline che, come dice anche il nome, alimentava numerosi mulini già in epoca medievale. Sempre sul Canale delle Moline si affaccia il mulino Leone Aposa, considerato uno dei più antichi mulini della città. Poco distante si trova lo spazio per il coworking Capo di Lucca, ricavato all’interno di un ex mulino affacciato sul canale con un restauro conservativo che ha preservato le travi in legno e diversi dettagli originali.

Un altro luogo chiave per conoscere questa parte della storia di Bologna è la Chiusa di Casalecchio, una delle opere idrauliche più antiche ancora in funzione in Europa. Da qui parte il Canale di Reno, che per secoli ha garantito l’approvvigionamento idrico necessario alle attività produttive e alla vita nella città di Bologna.

La Chiusa di Casalecchio © Paolo Grandi / Shutterstock

La Chiusa di Casalecchio

Per approfondire la storia delle vie d’acqua di Bologna vi consigliamo di visitare il sito ufficiale Canali di Bologna, che raccoglie mappe, approfondimenti storici e itinerari tematici dedicati ai canali (anche a quelli oggi sotterranei), alle chiuse e ai mulini. Inoltre, propone diversi tour guidati e iniziative culturali per tutta la famiglia.

Vacanza nei fari, i più belli del mondo. Dalla Toscana alla Norvegia

Vacanza nei fari, i più belli del mondo. Dalla Toscana alla Norvegia

Arrampicati sulle scogliere battute dal mare, con le grandi lampade segnalavano la costa ai naviganti. Ora i fari offrono camere di un lusso spartano a chi cerca una vacanza di fascino.

Ciclopi dall’occhio di luce: le sentinelle del mare sono lanterne che illuminano la notte dei naviganti. Pietra contro mare aperto, ingegneria posata sulla burrasca, i fari sono opere funamboliche, costruzioni nate contro ogni probabilità tra acqua e roccia.

 

Prendiamo l’Eddystone, al largo di Plymouth. Abbattuto due volte dalla forza della tempesta, la terza resiste grazie all’intuizione dell’ingegnere John Smeaton: incastrare i blocchi di granito come vertebre. Era il 1759. Quasi un secolo dopo nel Mare del Nord, al largo di Arbroath, in Scozia, il Bell Rock venne innalzato in condizioni estreme, tanto da essere considerato una delle sette meraviglie del mondo industriale. Alto 35 metri, il faro è tra i più antichi sopravvissuti.

Poi c’è l’Enfer de la Bretagne, costruito in uno dei punti più pericolosi dell’Atlantico. Ci sono voluti quindici anni per portarlo a termine: i muratori marinai si calavano con una fune dalla nave su una minuscola scogliera al largo dell’isola di Sein. «Tempi duri, da veri eroi» disse Yves Peland, guardiano del faro bretone che iniziò la sua professione proprio lì, ad Ar Men. «A volte eravamo certi che la torre potesse cedere: il mare sembrava deciso a sfondare tutto e per giorni restavamo isolati. Ogni mattina, sull’isola di Sein, correvano a guardare se era ancora in piedi».

Il Faro de Cudillero, nelle Asturie, nel nord della Spagna.

Vacanza nei fari, lusso del minimalismo

Da secoli queste torri nel mare parlano la lingua della resistenza. Nate per salvare vite, finiscono per custodirne altre: guardiani, artisti, spiriti inquieti. Virginia Woolf ne fece il centro di uno dei romanzi più intimi del Novecento, Gita al faro; per il poeta americano Henry Wadsworth Longfellow la luce era una «colonna di fuoco nella notte», una promessa di salvezza. Per chi viaggia oggi, è un richiamo. Negli ultimi anni il turismo dei fari è cresciuto del 40 per cento in Europa: molti sono stati riconvertiti in residenze, piccoli hotel, rifugi di mare. Si prenotano d’estate, ma è l’inverno a mostrarne l’autenticità: giorni corti, luce radente. Luoghi dove l’assenza diventa un lusso: una scelta controcorrente. Dalla Toscana alle Lofoten, dalla Cornovaglia a Ischia, la rotta segue lo stesso ritmo.

Faro del Giglio, un costone di roccia

Faro Capel Rosso sull’Isola del Giglio, in Toscana.

All’Isola del Giglio, la strada che conduce al Faro Capel Rosso  attraversa colline di granito e macchia scura, con il mare che appare e scompare tra le curve. L’aria è pulita, il vento arriva senza ostacoli dal Tirreno, il traffico estivo è un ricordo. Si procede a piedi lungo un sentiero di poco meno di un chilometro. Si cammina nel silenzio, come se l’isola avesse ridotto il volume. La torre bianca e rossa costruita dalla Marina Militare nel 1883 è una residenza d’autore. «L’inverno rivela l’essenziale» dice Viola Mura, che con le sorelle ha guidato il recupero. «Non c’è nulla che distragga. La luce è più bassa, il mare cambia ogni ora, gli ospiti si adattano al ritmo della natura. Si vive con ciò che c’è: il cielo, il vento, la tavola apparecchiata per pochi, la lanterna che ruota lenta alla sera».

All’interno, quattro camere e spazi condivisi che mantengono l’impronta originaria del faro: muri spessi, finestre alte, arredi recuperati con eleganza. L’isola fuori stagione ha una dimensione più leggibile, sentieri liberi, spiagge vuote dove passeggiare o restare con un libro in mano. Strade e piazze appartengono a chi ci abita, il tempo cambia passo. Di giorno si cammina, si entra in una cantina per un bicchiere di Ansonica e alla sera la lanterna ruota segnando il passaggio tra un giorno e l’altro. Il Faro Capel Rosso apre dal 20 marzo; prima, su prenotazione.

Una sala di Faro Capel Rosso, sull’Isola del Giglio. costruzione militare riconvertita in hotel.

Faro di Ischia, la voce della tempesta

Anche a Ischia le stagioni fredde hanno il loro fascino, asciutto e spesso ventoso. L’isola lavora a ritmo ridotto: reti tirate a terra, vigne a riposo, strade interne che tornano scorrevoli. Il promontorio di Punta Imperatore è il suo estremo occidentale, una falesia di roccia vulcanica affacciata sul Tirreno. Il faro, 164 metri sopra il mare, è attivo dal 1884. Lo si raggiunge lungo via Costa, poi salendo 155 gradini scavati nel tufo tra cespugli di mirto e fichi d’India. Quattro camere, ciascuna con il nome di un vento, colori naturali, eleganza.

Al piano terra il ristorante Lucì, omaggio a Lucia Capuano che fu la prima guardiana d’Italia. In cucina lo chef ischitano Antonio Monti, che lavora in equilibrio tra tradizione isolana e ricerca vegetale, pesce del giorno dalle barche di Forio, erbe dall’orto del faro. Con il camino acceso e il mare in primo piano, d’inverno si cena all’interno. Il progetto di Punta Imperatore fa parte di una rete europea di fari recuperati dal gruppo Floatel , che da anni lavora su un’idea precisa: trasformare luoghi esposti e difficili in rifugi contemporanei. «Dei fari mi affascina l’intimità: un tempo case dei guardiani ne custodiscono la storia» dice Tim Wittenbecher, uno dei fondatori.

Il Faro di Punta Imperatore, trasformato in un resort sull’Isola di Ischia.

Avventure, di faro in faro

Appartiene al progetto Punta Cumplida, a La Palma, una torre rotonda in pietra vulcanica con poche suite affacciate sull’Atlantico e una piscina a filo roccia dove, nelle giornate limpide, si avvistano delfini e balene. Poi Cudillero, nelle Asturie, un faro sospeso tra boschi e scogliere, con una cucina attrezzata che invita a restare dentro quando il vento si alza. In ognuno c’è una piccola biblioteca dedicata ai fari nella letteratura e nel cinema. «D’inverno, dormire all’interno di un faro durante una tempesta è un’esperienza da fare una volta nella vita» aggiunge Tim Wittenbecher.

A Nord, dove la luce cambia

Il faro di Litløya, piccola isola in Norvegia, un rifugio isolato che offre pernottamento.

La Norvegia, con la sua costa di oltre 100mila chilometri, ha più di 200 fari, una sessantina aperti al pubblico. In molti è possibile dormire, anche in inverno, come al Faro Marsteinen . Su un isolotto all’ingresso del Korsfjorden, per attraccare serve meteo favorevole. Automatizzato nel 1987, è gestito da William Bernardsen. Poche camere, interni essenziali, la dimensione del tempo lento è l’esperienza. Diversi studi hanno dimostrato come i giorni trascorsi in aree costiere, senza inquinamento luminoso e acustico, possono ridurre in modo significativo i livelli di stress.

 

Succede anche a Litløya , piccola isola in norvegese. Si raggiunge dopo una breve traversata (organizzata dai gestori del faro) e 300 gradini. Il faro, del 1912, è oggi un affascinante b&b: l’unica casa dell’isola. Elena Hansteensen lo abita e lo custodisce. In questi mesi è chiuso per manutenzione: riaprirà a fine giugno, con gli stessi ritmi lenti che lo caratterizzano. Si potrà venire per una visita, per una notte, o restare più a lungo, lavorando in smart working con l’oceano intorno. Arrampicato sulle rocce dove nidificano le pulcinella di mare si può fare kayak, trekking, oppure semplicemente rimanere fermi a contemplare il paesaggio. Intorno alla tavola, insieme agli altri ospiti si mangia pesce fresco delle isole Vesterålen.

New York City si prepara ai Mondiali 2026: calcio, cultura e esperienze per tutti i gusti

New York City si prepara ai Mondiali 2026: calcio, cultura e esperienze per tutti i gusti

New York City si appresta a diventare uno dei punti focali della Coppa del Mondo FIFA 2026. Ospitando otto partite del torneo, tra cui la finale al New York New Jersey Stadium (MetLife Stadium), la città si prepara ad accogliere tifosi da tutto il mondo con un calendario di eventi e attività parallele che vanno ben oltre le sfide sul campo.

Per aiutare i visitatori a orientarsi tra partite, fan zone e iniziative culturali, NYC Tourism + Conventions ha realizzato una guida completa che include luoghi per seguire le partite, eventi collaterali, ristoranti, bar sportivi e suggerimenti di viaggio. “Il countdown è ufficialmente iniziato: New York City non vede l’ora di accogliere i visitatori di tutto il mondo per la Coppa del Mondo FIFA”, ha dichiarato Julie Coker, Presidente e CEO di NYC Tourism + Conventions. “Ci sarà davvero tanto da fare in tutti i cinque distretti, indipendentemente dal budget a disposizione. Nessuno crea eventi di portata mondiale come NYC”.

Alex Lasry, CEO del FIFA World Cup 26 New York New Jersey Host Committee, aggiunge: “Dal FIFA Fan Festival a Liberty State Park fino alla Fan Zone nel Queens e al Fan Village presso il Rockefeller Center, vogliamo portare l’atmosfera dei Mondiali in tutta la città, creando esperienze accessibili e coinvolgenti per ogni tifoso”.

Fan zone e attività per i tifosi
Il FIFA Fan Festival™ NYNJ al Liberty State Park in New Jersey si svolgerà dall’11 giugno al 19 luglio e offrirà maxischermi per le dirette, concerti, attività per famiglie, apparizioni di celebrity e merchandising ufficiale. La NYNJ World Cup 26 Fan Zone nel Queens, al Louis Armstrong Stadium, aprirà dal 17 al 28 giugno, con attrazioni, street food e pacchetti VIP. Dal 4 al 19 luglio, il Fan Village al Rockefeller Center trasformerà la celebre pista di pattinaggio in un campo da calcio, con attività interattive e spazi dedicati agli otto Paesi vincitori delle precedenti edizioni della Coppa.

Anche i locali dei cinque distretti saranno pronti a trasmettere le partite: da Clinton Hall nel Bronx, FancyFree a Brooklyn, The Football Factory at Legends a Manhattan, fino a Rivercrest nel Queens e Ralph’s Sports Bar a Staten Island.

Dove alloggiare
Gli hotel vicini a Penn Station rappresentano una scelta strategica per raggiungere lo stadio tramite New Jersey Transit. Tra le strutture consigliate: Arlo Midtown, The Langham New York, Moxy Times Square, New Yorker by Lotte Hotels, Renaissance New York Midtown Hotel e voco Times Square South. Alcuni hotel propongono esperienze tematiche legate ai Mondiali: Gansevoort Meatpacking offre sistemazioni in stile loft e rooftop con piscina riscaldata, Hyatt Regency Times Square allestisce campi da calcio pop-up per gli ospiti, mentre il Kimpton Theta New York – Times Square trasmette tutte le partite con menù dedicati e pacchetti Stay & Play completi di gadget.

Sport, cultura e nuove aperture
Oltre al calcio, la città propone iniziative culturali legate al torneo. L’American Museum of Natural History presenterà Mignone Halls of Gems and Minerals con trofei e medaglie storiche, mentre il Children’s Museum of Manhattan offrirà attività artistiche e giochi ispirati alle 48 nazioni partecipanti. Il Whitney Museum of American Art proporrà DJ set, tour e eventi interattivi legati ai Mondiali durante la Whitney Biennial 2026.

Il 2026 vedrà anche importanti aperture e rinnovamenti infrastrutturali: il Nuovo Terminal One dell’aeroporto JFK aprirà nuove hall e gate; Harlem ospiterà il rinnovato Studio Museum con esposizioni come From Now: A Collection in Context; il New Museum si espanderà con nuovi spazi espositivi; il New York Historical presenterà la mostra Tang Wing for American Democracy; Ellis Island Museum verrà rilanciato con nuove aree espositive e spazi interattivi; le AIRE Ancient Baths apriranno una sede nell’Upper East Side.

Il filo conduttore della città
New York City per i Mondiali 2026 non sarà solo una tappa sportiva, ma un vero e proprio palcoscenico globale. Dallo sport alla cultura, dal divertimento alle esperienze immersive, ogni quartiere offrirà attività e punti di incontro per tutti i tipi di viaggiatori, dai tifosi più appassionati alle famiglie, dagli amanti dell’arte ai visitatori curiosi. La città si prepara a trasformare l’entusiasmo calcistico in un’occasione di scoperta, promuovendo una narrativa che unisce sport, cultura e lifestyle in un’esperienza unica e memorabile.