La spiaggia più bella del mondo è…

La spiaggia più bella del mondo è…

Come ogni anno, Tripadvisor ha pubblicato la classifica delle migliori destinazioni, cose da fare, hotel e ristoranti di tutto il mondo, decisa in base alle votazioni degli utenti. La Travellers’ Choice Best of the Best si basa sulle recensioni e i punteggi raccolti negli ultimi 12 mesi e, tra le varie categorie, c’è anche quella dedicata alla spiaggia più bella del mondo. Per decidere qual è la Miglior Spiaggia, i parametri sono diversi: dalla bellezza naturalistica della costa, alla limpidezza delle acque, fino ai servizi, il relax e le avventure subacquee. Venendo al sodo: ecco dov’è la spiaggia più bella al mondo.

Varadero Beach© YAMIL LAGE – Getty Images

Tra le mete selezionate nella top 10 si nota una grande varietà, dall’Est del mondo fino ai Caraibi, senza dimenticare l’Europa, che conquista le primissime posizioni. Si parte dal decimo posto, dove troviamo Varadero Beach, a Cuba, definita senza mezzi termini “una spiaggia da cartolina”. Rimaniamo nel continente Americano con Siesta Beach, alle Florida Keys e la sabbia soffice di Eagle Beach, ad Aruba. Alla settima posizione c’è l’Australia, con la sua Manly Beach, situata a pochi passi dal centro di Sydney eppure di grande valore naturalistico, sorpassata da Anse Lazio, nell’isola di Praslin delle Seychelles. Quinto posto per la barriera corallina di Grace Bay, a Turks e Caycos, mentre secondo gli utenti Tripadvisor il miglior relax si mette in pratica sotto alle palme di Ka’anapali Beach alle Hawaii. L’approdo in Europa è con la spiaggia di La Concha che si trova a San Sebastain, nel cuore dei Paesi Baschi, descritta come vivace e ideale per bambini e famiglie.

Isola dei Conigli, Lampedusa© Fabrizio Villa – Getty Images

E qui arriva il bello perché la seconda spiaggia più bella del mondo è quella dell’Isola dei conigli, a Lampedusa. L’ingresso è consentito solo previa prenotazione (gratuita) per salvaguardare al meglio l’ambiente naturale. L’acqua cristallina è densa di fauna, così come la sabbia bianca delle dune dove si possono osservare specie come il gabbiano reale e una particolare specie di lucertola, la psammodromus algirus. In modo singolare, qui non si trovano conigli, sembra infatti che il nome derivi da una traduzione errata del nome Rabit Island, trovato in una carta dell’ammiraglio Smith (1824) e che si riferiva in realtà al termine arabo rabit ovvero che collega.

Praia Da Falesia© unsplash – Hearst Owned

A sorpresa, per la spiaggia più bella del mondo ci allontaniamo dall’Italia, che pure avrebbe molto da offrire tra Sardegna, Puglia e Calabria per dirne alcune, e ci spostiamo in Portogallo. La miglior spiaggia secondo Travellers’ Choice Best of the Best è Praia da Falésia, in Portogallo. Una lunghissima distesa di sabbia rossa, circa cinque chilometri che vanno da di Olhos de Água situata nel concilio di Albufeira fino a Vilamoura situata nella freguesia di Quarteira concilio di Loulé. Oltre alla sabbia dai riflessi ambrati, la particolarità naturalistica di questa zona sono le alte scogliere, anch’esse rossicce, con folta vegetazione. Alla Praia da Falésia, dicono gli utenti, si può fare il bagno nelle acque dell’Atlantico, ma anche immergersi nella natura attraverso lunghe passeggiate, attraversando il piccolo ponte in legno che collega Praia da Falésia a Vilamoura e scoprire le bellezze incontaminate del Parque Ambiental de Vilamoura. Attorno alla spiaggia non mancano nemmeno i servizi, tra campi da golf, bar e ristorantini caratteristici. Questo la rende, quindi, la spiaggia più bella del mondo.

Lanzarote: un paradiso di origine vulcanica.

Lanzarote: un paradiso di origine vulcanica.

Lanzarote è l’isola delle Canarie più vicine alle coste dell’Africa; è una terra selvaggia e avventurosa, perfetta da esplorare a piedi, in auto o in motocicletta. Con i suoi spettacolari paesaggi vulcanici pronti per essere immortalati, Lanzarote è conosciuta come la “terra del fuoco”. I suoi panorami mozzafiato e selvaggi faranno sognare ogni viaggiatore in cerca di emozioni. L’isola è amatissima dai turisti sia per le meraviglie naturalistiche e i beni Unesco disseminati tra le montagne e il mare, sia per l’incredibile clima che bacia questa terra ogni giorno dell’anno. Infatti Lanzarote è la destinazione perfetta per un viaggio in ogni stagione . Che tu sia in cerca di avventura, relax o divertimento.

Lanzarote: una natura patrimonio dell’umanità

La varietà del paesaggio è uno dei punti di forza di Lanzarote. Oltre agli spettacolari scorci lungo la costa, ci sono stupendi altipiani che offrono viste mozzafiato. Selvaggia e affascinante, Lanzarote è una meta imperdibile per chi cerca una terra incontaminata, con lunghe distese di terra vulcanica, cactus di ogni tipo e strade che si snodano attraverso panorami magnifici. Lanzarote ha ricevuto il prestigioso riconoscimento di riserva della biosfera dall’UNESCO che ha attestato il suo inestimabile valore naturale e ambientale. Il riconoscimento significa che Lanzarote è considerata un modello di sviluppo sostenibile, dove l’uomo e la natura coesistono in perfetta armonia. Infatti, in questo ecosistema unico, la popolazione locale ha saputo creare un equilibrio armonioso per sopravvivere e convivere con la ricchezza paesaggistica.

Il Parco Nazionale di Timanfaya è un’altra tappa imperdibile nel cuore della “terra dei fuochi”: una vasta distesa vulcanica che al suolo dà vita a sfumature di azzurro, giallo e rosso. Anche le spiagge di Lanzarote sono uniche e varie: si va dal bianco, al dorato fino al sorprendente nero vulcanico. Famara è ad esempio famosa per lo specchio d’acqua che si forma durante la bassa marea, mentre le intime spiagge di Papagayo sono veri e propri paradisi nascosti.

Anche l’arte qui si fonde perfettamente con la natura. Il lavoro di César Manrique, il celebre artista locale, è divenuto il simbolo di questa simbiosi. Da non perdere sono il Jardin de Cactus e i Jameos del Agua, vere e proprie opere d’arte naturali.

Hotel La Mamounia Marrakech.

Hotel La Mamounia Marrakech.

Appena fuori dalla medina, quasi di fronte al Minareto de la Koutoubia, si trova un hotel talmente sinonimo di Marrakech che i suoi miti e le sue leggende sono gli stessi della città. Questa è La Mamounia, inaugurata nel 1923 e completamente rivitalizzata in una ristrutturazione del 2020.

Winston Churchill una volta lo definì “il luogo più bello del mondo intero” e, seduto in un giardino di centinaia di aranci e migliaia di cespugli di rose, non è cambiato molto di questo palazzo mediterraneo. È ancora la grande dama incontrastata della scena alberghiera di Marrakech e, dopo una completa ristrutturazione per mano dei designer Patrick Jouin e Sanjit Manku, sta vedendo una nuova alba. Le 135 camere e le 71 suite sono state completamente reinventate, combinando l’artigianato marocchino con un arredamento più contemporaneo, e le aree comuni sono state trasformate con 2 nuovi ristoranti, un’enoteca sotterranea scavata sotto la piscina e un nuovo cinema, per citare alcuni nuovi arrivati. C’è L’Asiatique e L’Italien, supervisionati dallo chef Jean-Georges Vongerichten, e The Churchill Bar, che è stato riconfigurato in uno spazio più piccolo ed esclusivo per champagne e caviale. L’hotel è anche sede di Le Marocain, dove i più grandi classici della Città Rossa vengono rivisitati al ritmo dei musicisti andalusi. Poi, naturalmente, un piatto forte a La Mamounia è anche la spa: marmo liscio, curve arrotondate, fasce di tadelakt e oltre 2.500 m² di spazio. Nascosto sotto le scale illuminate da lanterne, è un vero santuario di sapone nero, argilla Ghassoul, olio di Argan e acqua di rose, nascosto alla vista e riparato dal mondo.

Vivi La Mamounia, un viaggio sensoriale

Appena arrivati, è l’occhio che viene subito catturato dall’armonia del luogo, dalla nobiltà dei materiali, dall’eccellenza del saper fare tradizionale che si rivela in ogni dettaglio.

Ovunque lo sguardo cada, è concentrato sulla bellezza nella maestosità. Una bellezza che si vuole toccare con mano per sentire la morbidezza del velluto o della pelle, il rilievo dell’intonaco cesellato e delle piastrelle zellige, la freschezza del marmo.

I soffitti Zoouac e la mashrabiya si fondono delicatamente con elementi contemporanei, creando un’atmosfera calda che favorisce il relax.

Dalla biancheria da letto e dagli asciugamani in spugna ai morbidi tappeti e ai tessuti più sontuosi, tutte le attrezzature delle nostre camere e la perfezione dei dettagli vi invitano a prendervi del tempo per voi stessi.

Decorate in marmo e punteggiate da zellige, tutti i bagni delle nostre camere sono dotati di docce e vasche da bagno e sono completamente attrezzati.

Per esaltare questo momento, i prodotti di benvenuto firmati La Mamounia, con i deliziosi profumi agrumati dei Giardini, sono a vostra disposizione e mettono immediatamente a riposo la mente e il corpo.

Camere Classic, Camere Superior, Camere Deluxe…

Situate sui diversi livelli dell’hotel, le nostre camere riservano a ciascuno di voi, nelle sue più piccole attenzioni, che miglioreranno il vostro soggiorno e lo renderanno indimenticabile.

La loro vista sui giardini, sul quartiere di svernamento o sulla moschea La Koutoubia, alcune con terrazze dove è bello leggere o riposare, il loro comfort e la loro morbidezza: le camere di La Mamounia sono sontuosi inviti a sospendere il tempo nel modo più delizioso possibile.

Due straordinarie varianti sono apparse sulla mappa di L’asiatico di Jean-George : un sontuoso menu “Kabuki” servito in cinque atti e un’anatra alla pechinese di due portate, una preparazione imperiale che risale all’antica Cina.

Il menu degustazione “Kabuki” è stato costruito ispirandosi a questo magnifico genere tradizionale che unisce l’arte del teatro, della danza e del canto. Gli ospiti sono invitati a vivere un vero e proprio viaggio in cinque atti, dal preludio (“Onnagata”) all’epilogo (“Wagato”), ogni tappa dei quali riflette l’eccellenza del know-how dello chef Jean-Georges Vongerichten. Nigiri, edamame e sushi, gnocchi di pollo o gamberi, tempura di melanzane, orata al vapore e pepe di manzo, brioche esaltata dalle note del limone candito secondo una composizione di Pierre Hermé… Un intero viaggio da condividere per vivere una parentesi eccezionale.

La trattoria romana, così fresca e luminosa, di Italiano di Jean-Georges vi invita a scoprire ogni sabato dalle 12:30 alle 15:00 una nuova esperienza di condivisione: uno straordinario “Sabato Italiano”, un menu composto per essere gustato da più persone, prendendosi tutto il tempo necessario per apprezzare ogni specialità.

Il piacere dell’ozio legato al fine settimana, di questa dolce vita disinvolta ed elegante tipicamente romana, il Sabato Italiano è l’emblema di un’arte di vivere raffinata e rilassata al tempo stesso. A La Mamounia, lo interpretiamo in un menu “family style” servito in quattro tempi, nella grande tradizione del pasto italiano: antipasti composti da tante proposte fresche e leggere, pizza e pasta o risotti meravigliosi nella loro semplicità, piatti di carne, pesce o vegetariani, dessert gourmet… Ogni proposta unisce note e sapori in deliziosi matrimoni, che la condivisione rende ancora più buoni!

Single malt, blend, rarità dal Giappone e da altre parti, whisky e bourbon… Novità nel Bar Churchill, il menu del whisky rende un omaggio esigente e completo alla bevanda preferita di Sir Winston.
Due anni di lavoro sono stati necessari per comporre questo menù di oltre 50 referenze, una selezione esclusiva, nitida e raffinata che delizierà gli amanti del vino.
Questi ultimi troveranno denominazioni emblematiche ma anche etichette sconosciute, molteplici varianti floreali, torbate o iodate, il mitico Sazerac così come gli imperdibili Lagavulin e Laphroaig, whisky, i più antichi dei quali risalgono agli anni ’70: un Brora del 1978 o un Bunnahabain del 1979, distillerie in attività, si affiancano alla famosissima distilleria sull’isola di Islay di “Port Ellen” che ha chiuso i battenti all’inizio degli anni ’80. E se la Scozia è la culla della bevanda divina, non è da meno il paese del Sol Levante, rappresentato attraverso la più ampia selezione offerta in Marocco.

Con preziose bottiglie da scoprire da 3 o 6 cl, e un menù che continuerà ad evolversi nel tempo, il Churchill è oggi il bar di riferimento per tutti gli amanti del whisky.

 

ISLANDA – LE SFUMATURE ROSSE DEL LAGO KERID.

ISLANDA – LE SFUMATURE ROSSE DEL LAGO KERID.

Questo strabiliante lago dalle acque color zaffiro è circondato da roccia vulcanica rossa

In Islanda non puoi solo trovare un lago meraviglioso. No, deve essere anche all’interno di una caldera vulcanica. E a volte non è nemmeno abbastanza, quindi il Paese più appariscente del mondo offre qualcosa come Kerid Crater Lake, che è un lago quasi blu al neon che si trova in un vulcano circondato da rara roccia vulcanica rossa.

Situato nel sud dell’Islanda lungo il cosiddetto Golden Circle, Kerid è unico tra i laghi vulcanici in quanto la sua caldera probabilmente non si è formata da un’esplosione come la maggior parte. Si pensa che il vulcano Kerid si sia formato quando il magma al centro si è semplicemente esaurito e la camera vuota sottostante è crollata. Indipendentemente dalla minuzia geologica che ha portato alla creazione del lago, il suo luminoso arcobaleno di colori sembra ultraterreno.

Oltre alle acque luminose color zaffiro, i ripidi pendii della conca della caldera sono quasi interamente ricoperti di roccia vulcanica rossa. C’è un lato meno ripido del pendio che è ricoperto di muschio verde intenso, come se il lago non fosse abbastanza colorato.

Durante l’inverno, tuttavia, Kerid si trasforma da luogo vivace a luogo di desolazione islandese. In verità, non è meno bello o impressionante in inverno, solo diverso.

Il lago stesso si ghiaccia e diventa una gigantesca pista di pattinaggio sul ghiaccio per i turisti più avventurosi. Il resto del cratere, come il paesaggio circostante, è ricoperto di ghiaccio e neve. Anche se desolante, è forse più facile sentire la vastità e la forza pura delle forze naturali che governano l’Islanda.

Il lago può essere visitato insieme ai tour del Circolo d’Oro… cerca solo di non perderti nel suo bellissimo occhio azzurro.

Da Lat: la “città dell’eterna primavera” giace intorno a un lago sugli Altopiani centrali nel Sud del Vietnam.

Da Lat: la “città dell’eterna primavera” giace intorno a un lago sugli Altopiani centrali nel Sud del Vietnam.

Immersa nella natura, circondata da pinete, laghi e cascate sugli Altopiani centrali nel sud del Vietnam, Da Lat giace su un altopiano intorno a un lago e a un famoso campo da golf a 1500 m di altitudine.

Capoluogo di Lâm Đồng, Da Lat è conosciuta come la “città dell’eterna primavera” grazie al suo favorevole clima temperato ed è una nota destinazione turistica.

Da Lat

Le temperature medie, infatti, non scendono sotto i 10 °C in inverno e non superano i 25 °C in estate, grazie all’altitudine in cui si trova Da Lat, e il clima dolce favorisce numerose varietà di colture di fiori e di frutti per cui la città è famosa.

Furono i francesi a iniziare a costruire la città di Da Lat nel 1907 seguendo lo stile architettonico classico della Francia di quel periodo storico, edificando lussuose ville, hotel, palazzi e campi da golf orientati prevalentemente ad accogliere i cittadini francesi durante le loro vacanze estive.

Anche la presenza di numerosi laghi, circondati da splendide colline montagne, ha trasformato la splendida Da Lat in un luogo di grande attrattiva turistica sin dall’inizio del secolo.

Da Lat

Considerata il luogo più romantico del Vietnam, Da Lat attrae coppie in cerca di ispirazione e amore, ma anche visitatori che amano trascorrere una vacanza all’aria aperta circondati da splendidi paesaggi naturali lontani dal caldo eccessivo presente nel sud del Paese.

Da Lat è conosciuta come la “piccola Parigi” in quanto ospita una piccola replica della Tour Eiffel nel cuore della città e viene spesso scelta da novelli sposi per trascorrere la loro Luna di Miele o da coppie desiderose di scambiarsi nuove promesse d’amore. I turisti alla ricerca di una vacanza sportiva trovano numerose opportunità per praticare attività sulle colline, lungo i sentieri di montagna e nei numerosi laghi che circondano Da Lat, tra cui la canoa, la mountain bike, il rafting o il trekking.

Da Lat

Nota, inoltre, come la “città dei fiori”, Da Lat si contraddistingue per l’abbondanza di frutta, verdura e magnifici fiori provenienti dalle coltivazioni dei terreni presenti nel territorio circostante, una delle aree agricole più fertili del Paese. Numerosi giardini offrono la possibilità di ammirare molte varietà di fiori e piante native. Grazie alla sua altitudine, lungo i versanti collinari sono presenti numerose piantagioni di caffè che producono chicchi di ottima qualità diffusi in tutto il Vietnam e apprezzati anche oltre confine.

Vicino al lago Xuan Huong, cuore pulsante della città, le bancarelle del mercato locale sono un’esplosione di colore, ricche di fiori e frutta che spiccano tra gli edifici in stile art déco, le chiese e la stazione ferroviaria. Al lago Xuan Huong si intrattengono sia turisti che persone locali in cerca di tranquillità e intimità, passeggiando lungo le sue rive o rilassandosi su piccole barchette che scivolano sulle sue tranquille acque.

Da Lat

La stazione ferroviaria risale agli anni ’30 del secolo scorso e, nonostante attualmente non sia più collegata alla linea nord-sud del Vietnam, un treno conduce i passeggeri attraverso paesaggi mozzafiato seguendo un breve percorso, lungo circa 7 chilometri, fino al villaggio di Trai Mat dove si trova la pagoda di Linh Phuoc, uno dei templi buddisti più importanti del Vietnamrivestita da meravigliosi mosaici che raccontano varie storie, tra cui quella della vita del venerato Buddha.

Da Lat

Le aree intorno alla città di Da Lat ospitano numerosi campi da golf, tra cui il Dalat Palace Golf Club, il più antico del Paese, la cui inaugurazione risale al 1933. Il progetto prese vita grazie all’imperatore Bao Dai, il quale, venuto a conoscenza di questo sport durante un viaggio in Francia, decise di costruire un campo da golf, con solo 6 buche iniziali, inserendolo nel piano architettonico cittadino.

Dopo varie ristrutturazioni e vicissitudini, intorno agli inizi del ’90, l’americano milionario Larry Hillblom diede una nuova veste al Golf Club trasformandolo in un campo da golf da campionato a 18 buche e nel tempo il Dalat Golf Club ha consolidato la sua posizione diventando il principale campo da golf del Vietnam e uno dei primi in tutto il continente asiatico. Il campo gode di una vista fantastica sul famoso lago Xuan Huong e si articola tra maestosi alberi di pino, che creano un ambiente golfistico naturale piuttosto impegnativo.

Da Lat

Una visita a Da Lat non è completa se non si visitano i suoi numerosi mercati diurni e notturni dove l’incontro con la popolazione permette di conoscere la cultura e le tradizioni locali. Oltre alla vendita di fiori e dei tipici prodotti alimentari freschi, come frutta, infusi e zenzero, soprattutto nelle ore serali, i mercati si animano di musica e danze con esibizioni di artisti locali e i visitatori amano essere circondati da un’atmosfera frizzante mentre degustano i cibi vietnamiti preparati al momento.

Da Lat

Da Lat è una località molto tranquilla, ma ai turisti più vivaci offre una discreta scelta di locali notturni dove il divertimento e buoni drink non mancano.

Da Lat è un luogo che offre molteplici opportunità di svago e di visita, per chi ama stare in relax o impegnati in attività sportive circondati da un paesaggio naturalistico incredibilmente bello e affascinante.

Da Lat

 

Lucignana, borgo nascosto in Garfagnana rinato grazie ai libri, alla natura e al silenzio.

Lucignana, borgo nascosto in Garfagnana rinato grazie ai libri, alla natura e al silenzio.

Il tour delle vacanze fuori dai circuiti tradizionali arriva nella Valle del Serchio, dove una scrittrice ha ridato vita a una comunità di 180 abitanti aprendo uno “chalet letterario”. Tra ruscelli e gole, in questa terra di anarchici e briganti dove Pascoli creò il suo “cantuccio”, il pensiero è: mi fermo qui, per cercare la pace.

Se avete fame a Lucignana dovete bussare in canonica, davanti alla chiesa di Santo Stefano che si affaccia sul verde elettrico delle Apuane, in un’aia dove il vento leggero anche d’estate caccia via l’afa e regala spicchi d’ombra, i lecci e i castagni sembrano tracciare la linea dell’orizzonte, il passo si fa lento e il respiro si placa. Davanti all’infinito della natura, uccelli, ruscelli, fiumi, sentieri, orridi, gole, canyon, praterie di giunchiglie e di elicriso, brughiere di violette e violaciocche, il pensiero è: adesso mi fermo, lascio andare, assaporo la pace, mi faccio assordare dalle cicale mentre ascolto il silenzio e medito sulla vita, in questo angolo remoto di Garfagnana, terra di briganti e di anarchici, di eremi e di solitudini.

 

 

Il “cantuccio d’ombra romita” di Giovanni Pascoli

Ne scriveva Giovanni Pascoli che da queste parti, a Castelvecchio, decise di creare il suo “cantuccio d’ombra romita”, nel giardino c’è la tomba dell’amatissimo cane Gulì, in casa le tre scrivanie sulle quali lavorava, i vestiti nell’armadio, i liquori sulla tavola, l’alcolismo fu il tormento di Pascoli, visitare questa villa di campagna, intatta come se il poeta e sua sorella Mariù fossero appena usciti, è un’esperienza letteraria e tattile da non mancare.

 

Lo studio di Giovanni Pascoli a Castelvecchio Pascoli
Lo studio di Giovanni Pascoli a Castelvecchio Pascoli 

 

Il Ponte del Diavolo

Per trovare la pace bisogna deviare, salire, fare fatica. Non è un caso che la “frontiera” per giungere quassù, digressione dalla Toscana più nota anche se la Versilia è a un passo e Lucca a una manciata di chilometri, sia un ponte, il Ponte del Diavolo, nella valle del Serchio, a Borgo a Mozzano, stranissimo ponte a tre arcate voluto, si dice, da Matilde di Canossa. Qui si approda per lasciarsi alle spalle qualcosa – ognuno sa cosa – e ricominciare. Come ha fatto Alba Donati, scrittrice e poetessa che a Lucignana, 180 abitanti di cui ben 20 bambini, è tornata per aprire una minuscola, stupefacente libreria, uno chalet di legno azzurro azzurro appoggiato su un poggio che era l’orto incolto di famiglia, diventata oggi con una scommessa ardita una delle 20 librerie più belle d’Europa.

 

Gli esterni della libreria Sopra la penna
Gli esterni della libreria Sopra la penna 

 

Meta di viandanti letterari, di pellegrini curiosi di parole che nel giardino di Alba fanno scorta di volumi, sorseggiano tè freddo in tazze inglesi fine bone China, tra le rose selvatiche, le peonie e il plumbago blu, in dichiarato omaggio ad Alice nel paese delle meraviglie, ma anche a Emily Dickinson Jane Austen. Niente menù, né prezzo fisso alla canonica di Lucignana, borgo di pietre dell’anno Mille rinato grazie a Sopra la penna, la libreria di Alba Donati, qui ognuno mangia e lascia quel che può, del resto un ristorante non c’è e nemmeno il bar o un’osteria.

 

L'interno della libreria Sopra la penna
L’interno della libreria Sopra la penna 

 

Il cielo stellato nel buio assoluto

Così due signore di Lucignana si sono organizzate per dare ristoro e magari una spartanissima stanza a chi proprio a valle non vuole scendere. Del resto come rinunciare a un cielo stellato nel privilegio di un buio assoluto? E se – e sottolineo se – capitate nel giorno giusto, quando Rosita Francesca aprono la cucina della casa del prete, infornano le lasagne e stendono i maltagliati, friggono la pasta fritta, affettano salame, prosciutto e lardo profumato, tagliano il pecorino servito con miele di castagno e pane di patate, mentre l’odore del ragù inonda l’aia, l’esperienza sarà mistica. Il mio viaggio in Garfagnana, amore adulto, tra gli Appennini e le Alpi Apuane, è iniziato così, dalla libreria “Sopra la penna”, scoperta la prima volta sotto una pioggia scrosciante con conseguente arcobaleno sulle montagne rasate di Prato Fiorito che a primavera si coprono di giunchiglie. Un viaggio mosso dallo stupore che un luogo di libri, raffinatissimo e sorprendentemente in attivo, dove domina la letteratura femminile e una ricercata selezione di titoli, potesse far rinascere tra i borghi montani che si spopolano una comunità e una nuova micro-economia.

 

La finestra della libreria Sopra la penna che si affaccia sulle Alpi Apuane
La finestra della libreria Sopra la penna che si affaccia sulle Alpi Apuane 

 

“Quella gara di solidarietà”

Racconta Alba che qui è cresciuta, poi partita e infine tornata dopo lunghi anni dedicati all’editoria, seduta sui gradini dello chalet tra cuscini a forma di gatto e vasetti di “marmellate letterarie”: “Oggi insieme a me in libreria lavorano amiche d’infanzia e giovani nipoti, arrivano visitatori da tutto il mondo, naturalmente sembrava una cosa da pazzi mettersi a vendere libri in un paese di 180 abitanti, invece grazie al crowfunding il sogno ha preso forma, a due mesi dall’apertura, nel 2019, lo chalet era andato a fuoco, l’abbiamo ricostruito con l’aiuto di tutti, conosciuti e sconosciuti, in una gara di solidarietà che ancora mi commuove. Ogni mattina, prestissimo, scendo in giardino e guardo le piante, quando è ancora tutto fresco, penso ai libri di Pia Pera, anche lei aveva un giardino da queste parti, a Tereglio, respiro profondamente e ringrazio per questa bellezza”. Ogni estate libraie volontarie, ospitate nella canonica, arrivano da ogni parte d’Italia per aiutare Alba e vivere Lucignana.

 

I giardini segreti e gli antichi lavatoi

Dunque è a Tereglio che bisogna salire (e poi a Barga, all’orrido di Botri e al fiume Lima, all’eremo di Sant’Ansano) seguendo i consigli di Alba che all’avventura di “Sopra la penna” ha dedicato diario letterario biografico e sentimentale La libreria sulla collina (Einaudi) già tradotto in dieci lingue. Tereglio è una strada stretta e lunga, dimenticate l’auto, per conquistare lo stupore bisogna passare per la porta stretta, in questo piccolo borgo della Val Fegana nel comune di Coreglia Antelminelli si può entrare soltanto a piedi o con un’Ape, camminare lenti perché le salite mordono, le pietre sono calde a toccarle mentre si segue la perfetta cinta delle mura che porta al castello, in un nascondersi di orti e giardini segreti, vecchie fontane e antichi lavatoi.

 

Il campanile di Lucignana
Il campanile di Lucignana 

 

La “densità del silenzio” di Tereglio

Ma Tereglio è soprattutto Giovanna Niccoli e la sua “Fagiana”, Bed and Breakfast incantevole e incantato di ardita architettura, ristrutturato da Giovanna e suo marito Massimo Duranti, approdati qui 35 anni fa, anche loro per lasciarsi alle spalle qualcosa e ricominciare. “A Lucca era in atto una gentrificazione selvaggia, come in tutta la Toscana, Tereglio ci colpì per la densità del silenzio, questo palazzo nobile era poco più di un rudere, Massimo faceva l’avvocato ma voleva cambiare vita, io l’ho seguito lasciando il mio lavoro all’università. Abbiamo passato anni meravigliosi. Oggi Massimo non c’è più, sono io che accolgo gli ospiti nelle nostre sei stanze”.

 

Giovanna Niccoli alla "Fagiana" di Tereglio
Giovanna Niccoli alla “Fagiana” di Tereglio 

 

“Al giardino non l’ho ancora detto”

Letti magnifici e stanze ariose, ma è la colazione ad essere un vero dono. Dal miele alla ricotta, dal burro alle marmellate al latte fresco, dal dolce di lamponi alla torta di salata di patate, tutto arriva, dice fiera Giovanna “da piccole o minuscole produzioni locali”. Ma Tereglio è anche la storia di una scrittrice, slavista, botanica, Pia Pera, che di Massimo e Giovanna era amica e qui aveva comprato una minuscola casa con un minuscolo giardino, dopo (anche lei) aver lasciato qualcosa – nel suo caso Milano – essersi trasferita nel podere di famiglia vicino a Lucca per riscoprire un legame con la terra, una filosofia del coltivare raccontata ne L’orto di un perdigiorno, essersi ammalata di Sla e aver lasciato un libro bello e straziante Al giardino non l’ho ancora detto, verso di Emily Dickinson, prima di morire, a 60 anni soltanto.

Arrivare a Barga, novemila abitanti, dopo Lucignana, centottanta abitanti e Tereglio, centocinquantanove, è quasi come ritrovarsi in città. Il Duomo è sì imponente bello e cupo, ma per me, alla fine, è ancora la deviazione che conta, verso Castelvecchio Pascoli appunto, casa del poeta e dei “Canti di Castelvecchio”. Fa strada tra le stanze Sara Moscardini, della Fondazione Pascoli, bravissima. E si esce con la sensazione di essere entrati in un luogo segreto, fabbrica di poesie sempre conosciute e mai conosciute davvero.