In alta quota tra i rifugi e le malghe della Valtellina: ecco i 6 itinerari da non perdere per una vacanza estiva nel piccolo Tibet d’Italia.

In alta quota tra i rifugi e le malghe della Valtellina: ecco i 6 itinerari da non perdere per una vacanza estiva nel piccolo Tibet d’Italia.

Paesaggi alpini mozzafiato, sapori autentici del territorio, silenzio, relax, clima mite e contatto con la natura; la Valtellina punta sul turismo green e slow, per una fuga rigenerante d’estate.

Fuggire dal clima afoso e rigenerarsi fra monti e boschi: sono oltre 70 i rifugi sparsi nella provincia di Sondrio che permettono agli escursionisti di vivere un’esperienza autentica in alta montagna. Qui, infatti, i turisti possono sperimentare la calda accoglienza della gente del luogo, che apre le porte dei propri rifugi permettendo così ai visitatori italiani e stranieri di godere di vedute da cartolina e degustare i piatti tipici del territorio.

Vacanze “detox”, fra sapori del territorio e camminate in paesaggi mozzafiato

Tra panorami straordinari e un’ospitalità calorosa, i rifugi in Valtellina offrono un’esperienza unica per gli amanti della montagna. Situati tra le Alpi Retiche e le Alpi Orobie, questi rifugi fungono da punti di sosta ideali per escursionisti e alpinisti. Molti di essi sono accessibili solo a piedi, garantendo un’immersione totale nella natura incontaminata. Oltre a fornire riparo e ristoro, i rifugi spesso offrono piatti tipici della cucina tradizionale valtellinese, come i pizzoccheri e gli sciatt. Aperte in diverse stagioni, queste strutture sono perfette per escursioni estive o per praticare sci alpinismo in inverno. L’atmosfera accogliente e l’ambiente circostante rendono i rifugi della Valtellina un punto di riferimento per chi è alla ricerca di avventure montane autentiche (info: www.valtellina.it) .

La Top Six dei rifugi valtellinesi: ecco i luoghi più suggestivi da cui poter ammirare i paesaggi e le vette della provincia di Sondrio

1) Il Rifugio Pirata in Val Tartano

Il Rifugio Pirata si trova in Val Tartano, nel mandamento di Morbegno, ed è un rifugio escursionistico aperto tutto l’anno. È situato in un luogo incontaminato all’interno dell’antico borgo di Arale, nel cuore del Parco delle Orobie Valtellinesi, dove l’unico rumore sono i suoni della natura. Nato a seguito della ristrutturazione di una stalla del 1800, il rifugio Pirata è il luogo perfetto per gli escursionisti che si trovano in zona e che sono alla ricerca di un posto dove poter degustare piatti tipici della Valtellina; inoltre, grazie ai suoi posti letto è in grado di ospitare fino a 10 turisti. Il Rifugio organizza spesso per i suoi ospiti attività, laboratori e percorsi di avvicinamento alla montagna, per insegnare ai turisti il senso di rispetto nei confronti della montagna e della natura che ci ospitano.

2) Lungo il sentiero “Il legno è vita” ad Aprica

Il sentiero tematico “Il legno è vita” si trova nella zona di Aprica ed è un percorso educativo immerso nella natura, dedicato alla scoperta dell’importanza del legno e della biodiversità forestale. Lungo il sentiero, gli escursionisti troveranno pannelli informativi e installazioni artistiche che illustrano le diverse specie arboree, gli usi tradizionali del legno e il ruolo cruciale che hanno le foreste nell’ecosistema. Il percorso, perfetto per tutti i tipi di preparazione, si snoda attraverso boschi secolari, offrendo scorci panoramici sulla valle e la possibilità di ammirare la fauna locale. Lungo questo itinerario si trova l’Agriturismo Malga Magnolta, una piccola struttura situata in una posizione panoramica sul lago Belviso e sul Monte Torena, a quota 1945 metri di altitudine. Le attività pensate per i più piccoli, come la mungitura del latte, lo rendono una meta perfetta per le famiglie. Sempre lungo l’itinerario si trova il Rifugio CAI Valtellina, a quota 1.920 metri.

Grazie alla sua posizione privilegiata, gli escursionisti da qui potranno partire alla scoperta di alcune bellezze naturali della zona come il Dosso Pasò, a quota 2.575 metri (la cima più alta di Aprica), e la Croce del Monte Palabione.

 

3) Tra i rifugi dell’Alta Via della Valmalenco

L’Alta Via della Valmalenco è un percorso escursionistico che si estende circa 110 chilometri, tra le Alpi lombarde. Lungo tutto l’itinerario gli escursionisti sono accompagnati costantemente da panorami spettacolari, come ghiacciai, laghi alpini e le maestose vette di questa zona come il Pizzo Scalino e il Monte Disgrazia. Il trekking è suddiviso in nove tappe e ognuna di queste offre rifugi accoglienti come il Rifugio Cristina e il Rifugio Carate, che forniscono ristoro e pernottamento. L’Alta Via è indicata per escursionisti esperti: il percorso, infatti, alterna tratti di facile percorrenza a passaggi più impegnativi che richiedono una buona preparazione fisica e attrezzatura adeguata.

4) Il Rifugio Quinto Alpini, nel Parco Nazionale dello Stelvio

Situato nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, il Rifugio Quinto Alpini è uno dei rifugi più rinomati delle Alpi Retiche, ed è situato a Valfurva ad un’altitudine di 2.877 metri di altitudine. Il lungo e impegnativo percorso per raggiungere il rifugio richiede un importante impegno fisico, ma la vista maestosa che si ha sui ghiacciai e le cime circostanti, una volta raggiunta la vetta, ripaga tutti gli sforzi della salita; non sono da meno i ricchi piatti tipici della tradizione valtellinese e la calda accoglienza che i gestori del rifugio (Elena e Michele) riservano ai loro ospiti. La struttura è aperta prevalentemente in estata e funge sia da punto di arrivo sia da punto di partenza per ascensioni a cime come il Monte Zebrù e l’Ortles. Inoltre, il Quinto Alpini, insieme al Rifugio Forni fa parte del Giro del Confinale,  un trekking della durata di diversi giorni che può essere affrontato sia da famiglie sia da escursionisti esperti.

5) La Malga Federia a Livigno

La Malga Federia, situata nell’omonima valle a Livigno, è un accogliente rifugio situato a 1.800 metri. La struttura è rinomata tra gli escursionisti per i prodotti caseari che vengono realizzati con metodi tradizionali: burro e formaggi sprigionano fin dal primo assaggio i sapori dell’alta montagna. Gli escursionisti possono scegliere se raggiungere la malga a piedi o in bicicletta, lungo un itinerario sterrato che attraversa la valle e porta alla scoperta di paesaggi da cartolina; i più fortunati potranno avvistare da lontano delle simpatiche marmotte, riconoscibili dal classico fischio che emettono. Oltre a essere un punto di arrivo, la malga è anche un ottimo punto di partenza perfetto per tutti coloro che desiderano partire per ammirare i paesaggi della valle.

6) Il Rifugio Bertacchi a Madesimo

Il Rifugio Bertacchi, situato a un’altitudine di 2.200 metri, è un accogliente rifugio alpino situato nei pressi del lago Emet, facilmente raggiungibile grazie ai due sentieri perfetti per i diversi tipi di preparazione: uno indicato per escursionisti esperti e uno perfetto per famiglie. La struttura, fondata nel 1924 e intitolata al poeta e patriota Giovanni Bertacchi, è un punto di riferimento conosciuto tra gli escursionisti e amanti della montagna che desiderano scoprire la Valle Spluga, e ammirare i panorami che regala questo angolo della provincia di Sondrio. I piatti caldi della tradizione valtellinese e lombarda diventano una golosa occasuione, per gli escursionisti, di scoprire la tradizione gastronomica di questo territorio.

 

Il mondo incantato di Aldabra.

Il mondo incantato di Aldabra.

L’Oceano Indiano è un mondo incantato ovunque, sopra e sotto la superficie dell’acqua, ma ad Aldabra si trovano cose veramente uniche.

Pensate che ci sono addirittura delle specie date per estinte e che poi sono riapparse in questo fantastico atollo.

Vediamo di annotare poche cose, giusto per stimolare la fantasia di un viaggio veramente oltre i confini.

Il Gruppo di Aldabra

Circa 360 km a nord del Madagascar, nelle cosiddette Outer Islands, si trova il Gruppo di Aldabra composto dall’ Atollo omonimo e da altre tre isole: AssomptionAstove e Cosmoledo.

Siamo in territorio delle Seychelles e oggi vogliamo parlarvi delle meraviglie dell’Atollo di Aldabra.

Il mondo incantato che vive sull’Atollo di Aldabra

Una conformazione di corallo

Questo atollo è il più lontano da Mahé, 1150 km, è composto da quattro grandi isole – Grand TerreMalabarPicard e Polymnie – oltre che da qualche isoletta e con i suoi 100 km di circonferenza è il più grande al mondo.

Per la ricchezza e varietà della sua natura è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1982.

L’isolamento geografico di Aldabra, il terreno accidentato e la scarsità di acqua dolce hanno scoraggiato l’insediamento di grandi popolazioni umane.

Era comunque noto ai navigatori arabi fino dal X secolo e furono proprio loro a battezzate questo atollo “al Chadra”, l’isola verde.

L’atollo è un rifugio per molte specie uniche e in via di estinzione.

Fa parte di un hotspot di biodiversità globale e una delle meraviglie naturali del mondo.

Solo pochissimi viaggiatori sono arrivati fin qua, e ancora meno hanno trascorso più di qualche ora in questo atollo selvaggio e bellissimo.

Aldabra, l’ambiente naturale

Le tartarughe giganti di Aldabra

L’atollo in realtà è il bordo del cratere di un vulcano sprofondato dopo un’eruzione milioni di anni fa.

Le conformazioni coralline si sono create a seguito delle variazioni di livello dell’Oceano durante le varie ere geologiche ed attualmente l’elevazione massima sul livello del mare raggiunge appena gli 8 metri.

In questa situazione, solo alcuni scienziati ci vivono in modo permanente e sorvegliano una stazione di ricerca della Seychelles Islands Foundation.

Per il resto i turisti sono autorizzati a visitare l’isola solo nell’ambito di un viaggio in crociera o di una visita giornaliera e con un permesso speciale.

Già in passato alcuni scienziati e amanti della natura – tra cui anche Charles Darwin – combatterono contro lo sfruttamento ambientale di Aldabra.

Il risultato fu di conservarne quasi interamente il biotopo, così come la più grande colonia al mondo di tartarughe giganti selvatiche.

Più di 150.000 esemplari vivono qui, molti di più che alle isole Galapagos.

Inoltre, sia le tartarughe caretta che le tartarughe marine verdi, che sono specie acquatiche, raggiungono le sue spiagge per la nidificazione.

Qui si trovano granchi del cocco che possono arrivare a dimensioni anche di 60 cm.

Il granchio del cocco

Altrettanto impressionante è la varietà di uccelli che vivono e nidificano ad Aldabra: fenicotteri, fregate, aironi, ralli, fetonti, nettarinidi, ibis, sterne e molti altri pennuti.

In particolare, fra le novantasette specie endemiche, il “Rallo di Cuvier”, un uccello incapace di volare, che si estinse e successivamente è ricomparso come una nuova evoluzione sempre inabile al volo.

Otto diversi tipi di mangrovie originarie delle isole sono l’habitat naturale per numerose specie di uccelli.

La volpe volante è l’unico mammifero nativo, mentre la Lumaca di Aldabra che era sparita nel 1997, venne riscoperta nel 2014 durante gli studi per la stesura di un inventario.

Oltre agli arbusti, che di solito non superano i 3-4 m di altezza, ci sono 200 diverse piante da fiore, di cui 40 esistono solo in questo luogo.

Per gli atolli corallini tale varietà vegetale è eccezionale.

Aldabra sott’acquaaltro mondo incantato

Un muro di Platax

Anche sott’acqua l’atollo di Aldabra è un paradiso unico.

I rarissimi coralli fungo non esistono in nessun altro luogo.

La pesca è severamente vietata, di conseguenza numerosi e colorati pesci di barriera nuotano accanto liberamente a cernie, razze e sgombri.

L’immersione in corrente con il montare dell’alta marea è un’esperienza unica per subacquei esperti.

Si troveranno a nuotare con miriadi di pesci grandi e piccoli dentro milioni di metri cubi di acqua che si riversano dentro la laguna.

E fuori, in mare aperto, balenesquali e delfini.

Tutto questo in solo 150 kmq…..che dite: è o non è un mondo incantato?

Viaggio alle Maldive: come scelgo l’isola giusta?

Viaggio alle Maldive: come scelgo l’isola giusta?

Viaggio alle Maldive: spesso chi non c’é ancora stato, pensa che i resort alle Maldive e le isole siano tutte uguali; pensa magari che le strutture differiscano solo dal numero di stelle come per gli Hotel.
Niente di più diverso…
Se stai pensando alle Maldive come prossima meta di un fantastico viaggio e ti sei posto la domanda: “come scelgo l’isola giusta?” e se vuoi capire meglio cosa aspettarti, devi assolutamente leggere questo articolo!

Sarai poi in grado di scegliere la tipologia di isola più adatta per te.

Viaggio alle Maldive: due tipologie di isole

Possiamo infatti dividere in due categorie le isole alle Maldive. Isole con barriera corallina vicina e poca laguna ed isole lagunari che hanno una vasta laguna e dove la barriera corallina è molto lontana. Prendiamole in considerazione una alla volta.

Isole coralline

Le isole con barriera corallina vicina che chiamiamo per velocizzare Isole coralline, sono spesso tondeggianti e di dimensioni abbastanza ridotte. La spiaggia è ridotta nella profondità e se esiste una zona con spiaggia più ampia, può variare a seconda della stagione e quindi delle correnti che tendono ad accumulare la sabbia da una parte o da un’altra.

Queste isole sono sicuramente perfette per chi vuole fare snorkeling in autonomia in quanto la barriera è raggiungibile spesso in più punti della circonferenza dell’isola e direttamente dalla riva.
Per lo stesso motivo si potranno anche fare immersioni in House-reef senza bisogno di prendere un’imbarcazione.

Attenzione sempre alle correnti soprattutto se vogliamo portare bambini e ragazzi a vedere le meraviglie del reef, sempre meglio chiedere al diving center presente su tutte le isole, quando e dove è meglio immergersi.

Isole lagunari

Le isole lagunari invece, generalmente sono più grandi ed allungate e sono circondate per gran parte da una vasta laguna. Laguna significa acqua bassa a volte meno di un metro, colori fantastici dovuti alla sabbia bianca sul fondo. Spesso alcune zone del fondale sono ricoperte da una prateria di fanerogame. Sono macro alghe un po’ come un prato e quindi una nursery per piccoli pesci e crostacei. Con una maschera e molta pazienza anche qui si possono fare incontri particolari e macrofoto di soddisfazione.

La laguna è ottima per chi non è un nuotatore esperto e si vuole rilassare magari sdraiandosi sulla battigia con acqua sempre calda e calma… e la sabbia non si attacca visto che la sabbia corallina si stacca facilmente e non si appiccica…
Queste isole sono meno adatte per chi ama fare snorkeling in autonomia che dovrà sempre rivolgersi al diving center o al resort per poter fare delle escursioni in barca.

Viaggio alle Maldive: la dimensione delle isole

Facciamo una piccola premessa: alle Maldive esistono tanti tipi di alloggi. Piccoli hotel su isole abitate da locali, guest-house sempre nei paesini maldiviani ma di queste tipologie vi parlerò in un altro articolo. Oggi parliamo di resort ossia di quelle isole che hanno un solo hotel/resort interamente dedicato alla clientela.

Queste isole possono essere di tutte le dimensioni, da minuscole (250 mt x 150 mt) a medie o grandi (1600 mt x 400 mt). Quindi il grande è sempre relativo. Il numero delle camere è parzialmente relativo alle dimensioni dell’isola. Parzialmente perché molte isole, la maggioranza oramai, hanno aumentato il numero delle camere costruendo dei lunghi pontili sul plateau corallino e che si allungano nelle lagune. Da questi pontili si accede alle famose over-water! le camere su palafitta… di cui vi parlerò sempre in un altro articolo.

Isole piccole

Su di un’isola piccolissima avremo meno cose da fare … passeggiate brevi visto che si gira l’isola in poco tempo, spesso non c’è una piscina … ma serve? e per il resto avremo di sicuro una SPA dove poter fare i massaggi e che consiglio vivamente, un diving center con cui poter uscire per escursioni di mare, snorkeling e immersioni, un piccolo negozio di souvenir e… basta. Anche i ristoranti a disposizione saranno probabilmente meno di quelli su di un’isola un po’ più grande.

Isole grandi

Isola grande infatti vuol dire principalmente spiagge lunghe e quindi passeggiate, una palestra generalmente super attrezzata, più ristoranti anche se a la carte e non inclusi nel trattamento previsto.

Troveremo campetti polivalenti per pallavolo o basket e campi da tennis ma anche campi da golf a 8 buche o minigolf. Ci saranno anche spazi attrezzati con intrattenimenti per i bambini. Sulle isole più grandi si può anche passeggiare attraverso l’isola percorrendo (anche scalzi) i vialetti sempre ben manutenuti. La vegetazione spesso è rigogliosissima anzi un’isola ha un pregio maggiore quando la sua vegetazione è fitta e ricca in diversità. Per chi ama la natura, uno spettacolo, piante che qui da noi abbiamo in vaso, lì sono alberi fioriti e dai profumi incredibili. Una vera scoperta!

Viaggio alle Maldive: come raggiungere le isole

La terza discriminante su come scegliere l’isola giusta è in base a come la si può raggiungere. Ovvio in aereo… fino a Male, poi però per spostarsi su quei piccoli paradisi, abbiamo bisogno di un mezzo e sono tre: motoscafo, volo interno, idrovolante.

Motoscafo

Il motoscafo o barca veloce si prende quando c’è una distanza ridotta fra Male e l’isola da raggiungere. Traduzione: se il trasferimento è di massimo un’ora, ok per il motoscafo, vuol dire che siamo all’interno dell’Atollo di Male nord o Male sud ma se dovesse essere di più … sconsiglio vivamente. Probabilmente andiamo in un altro Atollo e quindi attraversiamo un tratto di oceano in zona quindi meno protetta e il mare può anche essere agitato, meglio evitare il mal di mare…

Volo interno

Quindi se vado oltre l’Atollo di Male nord o sud che sia, che mezzo prendo? dove possibile, un volo interno…
Il governo maldiviano ha stanziato negli anni molte risorse per incentivare e migliore i trasporti sia per motivi turistici che per la popolazione locale. Sono stati costruiti sulle isole più grandi piste di atterraggio tali da consentire un viavai di aerei che lì, sono un pò come i bus per noi.

Si arriva su di un’isola grande, la più vicina all’isola che abbiamo scelto e poi con un breve tragitto in motoscafo si arriva a destinazione. Gli aerei non sono piccolissimi e sicuramente sono molto panoramici e chiariamolo … una meraviglia del viaggio alle Maldive è vedere le isole dall’alto e nel loro insieme.

Idrovolante

Terza soluzione, ove possibile, l’idrovolante… ASSOLUTAMENTE FANTASTICO! il volo è molto divertente e quindi lo definisco un’esperienza in più, un viaggio nel viaggio… a cominciare dall’equipaggio…
I due piloti infatti hanno una bellissima divisa con camicia a maniche corte e bermuda e spesso sono scalzi o al massimo in ciabatte infradito! L’idrovolante ci porterà direttamente sull’isola e visto che vola a bassa quota il panorama sarà davvero unico. Unico neo, è il trasposto più costoso dei tre descritti.

Il mio consiglio? isola medio/medio grande con almeno parziale barriera corallina raggiungibile facilmente e se il budget lo consente, raggiungibile con idrovolante. Ricordatevi che sull’idrovolante si possono portare massimo 15kg di bagaglio a persona… ma del resto, alle Maldive serve poco: costume, pareo e maschera soprattutto se come me si ha la maschera ottica… tutto il resto è un optional!

Cinque destinazioni che non possono mancare in un viaggio in Qatar.

Cinque destinazioni che non possono mancare in un viaggio in Qatar.

Come il Giano bifronte il Qatar mostra due volti agli antipodi. Uno è rivolto al passato, alle plurisecolari tradizioni, l’altro guarda prepotentemente al futuro, seguendo un progresso che si muove con ritmi impressionanti.
L’evoluzione del Qatar ha cambiato completamente i suoi connotati in un breve lasso di tempo, creando microcosmi quasi fantascientifici in un ambiente apparentemente idiosincratico, tra souk e realtà rurali.

Pur essendo una delle nazioni più piccole del Golfo Persico, il paese ha un PIL pro capite di 100.889 dollari che lo proietta tra le nazioni più ricche del mondo. Grazie alla presenza di risorse preziose come petrolio e gas naturale, il Qatar vanta un’economia particolarmente florida, che ha permesso la sua trasformazione architettonica, culturale, modificando la forma mentis dei suoi abitanti.

Un viaggio in Qatar permette di ammirare i contrasti di questo paese, che desidera mantenere le sue tradizioni e la sua memoria, depositaria di una lunga storia, nonostante la sua virata verso il lusso e l’iper tecnologia.

Ma quali sono le cose da vedere assolutamente durante un viaggio in Qatar? Scopriamolo insieme!

Souq Waqif

Souq WaqifSulle rive del Wadi Musheureb un tempo sorgeva l’antico mercato di Doha, che con i suoi colori, profumi e rumori animava la città nel diciannovesimo secolo. Prima dei grandi cambiamenti, dei grattacieli, del presente che ha il forte retrogusto del futuro.

Costruito sul suolo dell’antico mercato, il Souq Waqif è un luogo che ha mantenuto inalterata la sua anima tradizionale e che ora appare in netto contrasto con il resto della città, la cui imponente verticalità sembra quasi avvolgerlo e proteggerlo, come prezioso luogo di aggregazione. Gli edifici color fango, realizzati seguendo l’architettura originale, rimarcano il collegamento con un’era passata e fungono da collante sociale. Il mercato è ancora oggi infatti un centro vitale fondamentale, con i suoi vicoli pieni di persone, chiacchiere e trattative. Qui si possono comprare alimenti (dai samosa alle foglie di vite ripiene fino agli stufati di carne e agli gnocchi dolci), vestiti tipici, ma anche falchi! La falconeria è infatti uno sport tradizionale in Qatar e il Souq Waqif è sede di un mercato di falconi, che si possono acquistare (ovviamente solo i qatarioti) o ammirare da vicino.

Ras Abrouq

Ras AbrouqSulla costa occidentale si trova una regione dalla conformazione e dall’aspetto decisamente particolare: Zekreet. In particolare nella località di Ras Abrouq, le rocce calcaree regalano alla zona un aspetto quasi lunare: il vento ha infatti scolpito la superficie, creando effetti che sembrano ultraterreni. I bizzarri connotati geomorfologici dell’area sono particolarmente apprezzati dai turisti, che raggiungono questa regione proprio per i suoi paesaggi decisamente unici. Oltre alle spettacolari formazioni rocciose, sono qui presenti splendide spiagge incontaminate e scogliere, da cui ammirare il vasto orizzonte.

Si possono inoltre visitare forti militari abbandonati che sembrano location cinematogafiche, attorno a cui passeggiano cervi selvatici; la fauna di Zekreet  è contraddistinta poi dall’orice arabo, animale che è diventato il simbolo nazionale del Qatar.

I musei di Doha

Musei DohaLa rinascita economica del Qatar è coincisa con un’attenzione particolare per la cultura e per il mantenimento delle tradizioni. Proprio nell’ottica di abbinare allo strepitoso rilancio tecnologico e architettonico, uno sguardo verso il proprio passato e la propria storia, sono stati aperte o ammodernate numerose strutture museali, tappe imperdibile durante un viaggio in Qatar.

Per conoscere e comprendere la cultura qatariota e quella islamica tout court, non c’è niente di meglio di una visita al museo dell’arte islamica. Frutto del mecenatismo dell’emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, la struttura è stata realizzata nel 2008 su un’isola artificiale a ridosso della Corniche, il lungomare di Doha. La particolarità architettonica dell’edificio è attribuibile all’estro di Ieoh Ming Pei, architetto modernista cino-americano, Premio Pritzker nel 1983. Nei quattro piani, che comprendono mostre permanenti e temporanee, sono presenti oggetti provenienti dall’ intero mondo islamico, comprendente Spagna, Asia e India, e storicamente assimilabili al periodo che va dal settimo al diciannovesimo secolo. Il museo ospita inoltre una libreria dedicata interamente al patrimonio librario qatariota, con un’enorme collezione di ben 21.000 libri.

Altro museo che merita attenzioni, sia per motivi culturali che per ragioni estetiche e architettoniche, è il National Museum, anche conosciuto con l’acronimo di NMoQ.  La struttura, aperta il 28 marzo del 2019, è stata progettata dall’architetto francese Jean Nouvel che, per la scenografica forma, si è ispirato alla rosa del deserto.

La Corniche

La CornicheNell’immaginario comune Doha viene abbinata ad una miriade di grattacieli, simbolo di opulenza e materializzazione delle sterminate ricchezze che il Qatar ha maturato negli ultimi decenni, grazie al petrolio e al gas naturale.

Per apprezzare lo skyline caratteristico della capitale qatariota e averne una spettacolare visione d’insieme, l’ideale è una passeggiata sulla Corniche, la panoramica promenade cittadina, che si estende per chilometri dinanzi agli scintillanti palazzi che popolano la città e si affacciano sull’altra costa del Golfo Persico.

Uno degli edifici simbolo è la Doha Tower, vincitrice del Pritzker Architecture Prize, il cui caratteristico rivestimento in alluminio omaggia la “mashrabiya“, un elemento architettonico tipico dell’Islam il cui scopo era proteggere dai raggi del sole.

Sul lungomare è possibile visitare anche il Monumento alla perla, bizzarra scultura che rimanda alla pesca alla perla, attività che per secoli ha rivestito un’importanza fondamentale per l’economia del paese.

Inland Sea

Inland Sea

Oltre ai grattacieli e agli elementi culturali, il Qatar offre innumerevoli spunti anche di carattere prettamente paesaggistico e naturalistico, come abbiamo già visto per la regione di Zekreet. A 60 chilometri da Doha è possibile visitare una riserva naturale, diventata patrimonio Unesco, conosciuta con il nome di Khor Al Adaid e conosciuta a livello internazionale come Inland Sea. La peculiarità della riserva è che si tratta di un vero e proprio mare, circondato dalle dune. Il bacino è infatti un braccio del golfo Persico completamente circondato interamente dalla sabbia.

La fauna locale è ben rappresentata dalla presenza di falchi pescatori , dugonghi e tartarughe. Ad alimentare poi la spettacolarità del luogo c’è anche un curioso effetto sonoro: il movimento dei granelli delle dune con il vento crea una sorta di mormorio, rinominato “canto della sabbia”.

Alla scoperta degli atolli più famosi della Polinesia Francese: Bora Bora, Moorea, Tikehau e Rangiroa.

Alla scoperta degli atolli più famosi della Polinesia Francese: Bora Bora, Moorea, Tikehau e Rangiroa.

Un eden terrestre

La Polinesia Francese rappresenta la destinazione ideale per chi vuole vivere una vacanza da sogno in uno degli ultimi eden naturali del pianeta.

Immagina scenari fatti di bianche spiagge da cartolina bagnate da un mare cristallino, fondali perfetti con barriera corallina e palme agitate da un vento gentile. Questi luoghi sono magici e ti stupiranno con una natura tutta da abbracciare e da scoprire, tra atolli verde smeraldo incastonati nel blu dei Mari del Pacifico del Sud e lagune di una bellezza straordinaria.

Il concetto stesso di “isola paradisiaca” sembra stato coniato proprio pensando alla Polinesia Francese, dove sin dal primo momento potrai sentirti protagonista di un’avventura fantastica in un vero eden tra sole, mare e cieli sconfinati. Anche le persone che abitano questi luoghi sono da annoverare tra le meraviglie che ti sorprenderanno. Si tratta infatti di un popolo ospitale, cordiale e gentile che ti saprà conquistare con le proprie tradizioni, i sapori, la musica e i suoi balli tipici. Oggi le nostre guide ti portano a scoprire i paradisi tropicali di Bora BoraMooreaTikehau Rangiroa: sono i gioielli polinesiani più belli, in cui soggiornare per qualche giorno dopo essere atterrati a Tahiti, l’isola principale dell’arcipelago e sede dell’aeroporto internazionale di Papeete.

Bora Bora

Bora Bora è un piccolo atollo del Sud Pacifico che si trova a nord-ovest di Tahiti nella Polinesia Francese, facente parte dell’arcipelago delle Isole della Società.

Del complesso vulcanico originario, poi sprofondato in mare, resta al centro dell’atollo la vetta del monte Otemanu, circondata da piccoli isolotti sabbiosi e da una laguna di acque turchesi protetta dalla barriera corallina e delimitata a nord e a est da due lunghi motu, chiamati rispettivamente Motu Mute (su cui sorge anche l’aeroporto di Bora Bora) e Motu Piti Aau.

A Bora Bora non solo troverai spiagge bianche e mare limpidissimo ma anche Matira, una delle più incantevoli lagune di tutto il mondo. Per gli appassionati di immersione poi, l’isola è davvero il massimo, grazie alla possibilità di esplorare la famosa fossa delle mante. Ti emozionerai vedendo le balene di Rurutu e resterai senza fiato di fronte alla straordinaria bellezza dell’atollo di Fakarava, che l’UNESCO protegge come patrimonio dell’umanità. Tra i tesori di questi luoghi non va dimenticato il popolo indigeno, sempre gentile, cordiale ed ospitale. La loro cultura ti affascinerà, così come i loro usi, i costumi e la gastronomia. Parliamo di una popolazione che è riuscita a creare una perfetta simbiosi con la natura e che è famosa per la proverbiale solarità.

Moorea

Altro paradiso vulcanico facente parte della Polinesia e famosa tra i turisti internazionali è Moorea, grande circa metà dell’isola d’Elba e separata da Tahiti dal cosiddetto “Mare della Luna”. Moorea significa “ramarro giallo” in tahitiano. Un antico nome per l’isola è Aimeho, a volte scritto Aimeo oppure Eimeo.

Anche Moorea fa parte delle Isole della Società ed è la tappa successiva del tuo viaggio fantastico; nonostante si tratti di un’isola vulcanica dall’aspetto massiccio, anche qui non mancheranno spiagge perfette dove trovare divertimento, sport e relax al cospetto di una natura mozzafiato. Moorea ti conquisterà con i suoi alti picchi montuosi ricoperti di vegetazione lussureggiante e con un tipo di rude e selvaggia bellezza che non potrai dimenticare. E’ una grande gemma verde dove la natura è rimasta incontaminata e dove l’uomo ritrova una dimensione ormai dimenticata.

Nella parte nord potrai visitare i due fiordi e il meraviglioso scenario che creano, con le baie di Cook e Opunohu e la magnifica laguna, dove immergesi è una vera meraviglia. Qui i fondali e il reef sono fantastici; immersioni e snorkeling sono all’ordine del giorno, grazie al diving center e alle indispensabili attrezzature che metterà a tua disposizione. Gli abitanti sono solo ventimila, quindi avrai modo di trovare anche intimità e spazi tutti per te, dove poterti rilassare, godere la tua privacy e sentirti davvero libero.

Tikehau

L’atollo di Tikehau si trova nell’arcipelago delle Tuamotu, a 300 km da Tahiti ed a solo 12 km ad ovest rispetto a Rangiroa.

E’ costituito da un anello sabbioso con incredibili spiagge di color bianco e rosa che emergono qua e là; a differenza di Bora Bora è totalmente privo di una isola o montagna centrale.

Gli amanti della natura si danno qui appuntamento per godere di quello che è universalmente riconosciuto come l’atollo più incontaminato di tutta la Polinesia, una vera e propria gemma nei Mari del Sud. Chi ama le immersioni ha a sua disposizione il bellissimo reef e le colorate specie marine che lo popolano per ore e ore di divertimento. Oltre allo splendore della sua costa, Tikehau ti offre l’accoglienza dei suoi simpatici e gentili abitanti e la possibilità di familiarizzare con la loro cultura così unica, un valore aggiunto da non sottovalutare. Potrai sperimentare i canti, i balli, la cucina e il famoso massaggio polinesiano, un vero toccasana.

Rangiroa

Rangiroa è il più grande atollo delle Tuamotu e uno dei più grandi del mondo, situato a 12 km ad est di Tikeahau, formato da circa 250 motu e da un centinaio di hoa, i passaggi tra di essi.

La sua laguna ti offre acque calde e uno scenario naturale mozzafiato, come una grande piscina naturale circondata da palme da cocco.

Se ami le immersioni non puoi perdere The big chill, il luogo che Jacques Cousteau classificò come uno dei più belli e ricchi della Terra. Estremamente affascinante la località delle sabbie rosa, dove ammirerai i continui cambi di forma dei banchi di sabbia, così come l’isola dei coralli dove ne vedrai di magnifici fossilizzati. Altra località tipica di Rangiroa è la laguna all’ingresso del passaggio di Tiputa, chiamata Le Lagon Bleu, dove i delfini si esibiscono in spettacolari acrobazie. È facile incontrare anche innocui squali pinna nera e nuotare in mezzo a loro.

Lago dell’Accesa.

Lago dell’Accesa.

Il Lago dell’Accesa si trova nel territorio delle Colline Metallifere Grossetane, a sud del comune di Massa Marittima. Si tratta di una delle principali aree naturalistiche ed archeologiche della Maremma Toscana, sede oggi di un Parco Archeologico.

La storia del lago

L’area attorno al lago vide presenza umana sin dal periodo etrusco, esistevano infatti degli insediamenti già nel VI secolo a.C. Grazie soprattutto alla vicinanza ai giacimenti di ferro, oro, argento e piombo. I primi villaggi etruschi si svilupparono nell’area collinare, a testimonianza della presenza etrusca, rimangono oggi numerose tombe e ruderi di abitazioni.
Anche in epoca romana proseguì l’attività industriale sull’area, tale attività si protrasse fino al XVIII secolo. Presso la località Forni dell’Accesa sono visibili ancora oggi i resti degli antichi altiforni che venivano utilizzati per la trasformazione dei metalli estratti.
Le attività estrattive sul Lago dell’Accesa venne interrotta in concomitanza con l’inizio dell’opera di bonifica attuata dai Lorena.

Esiste una leggenda su questo lago, si narra che il 26 Giugno, Sant’Anna, il proprietario del terreno costrinse i suoi contadini a lavorare non rispettando le celebrazioni per la santa, il lavoro si protrasse fino a tarda sera e durante la notte si udì un rombo fortissimo e in quel preciso istante si aprì una voragine nel terreno che inghiottì i carri trainati dai buoi e i contadini a lavoro, e nel medesimo posto nacque il lago. La leggenda racconta che ancora oggi, nella notte di Sant’Anna, si possono udire i lamenti dei buoi e lo stridio delle ruote dei carri.

Il lago

Il Lago dell’Accesa si trova a circa 7km dalla cittadina di Massa Marittima, è circondato da dolci colline ricoperte da fitti boschi, si tratta dell’unico bacino naturale dei territori settentrionali della provincia di Grosseto ed ospita alcune importanti specie vegetali autoctone della zona. Le acque del lago sono straordinariamente limpide e cristalline, profonde – in alcuni tratti raggiungono anche i 50 mt -. Il lago non è molto esteso, ha una superficie complessiva di soli 14 ettari.

Flora :

La particolare conformazione delle sponde del lago e la bonifica dell’area palustre ha limitato la prolificazione di specie autoctone delle zone umide, ciononostante il lago ospita una interessante varietà vegetale, ninfea comune, ranuncolo delle passere, potamogeton coloratus e ludwigia palustris. Lo specchio d’acqua è completamente circondato da un canneto di cannuccie di palude e falasco, dove nascono spontaneamente anche vilucchio bianco, altea comune e luppolo. Molto diffuse anche la gramigna altissima e il cardo di Montpellier. Nella zona sud-occidentale, sorgono alcune specie particolarmente resistenti alla siccità Juncus conglomeratus, Scirpo Romano, trifoglio palustre, salici, pioppi e frassini. Abbondanti anche le Ciperacee, nello specifico Carex distans, Carex Otrubae, Clidemia hirta, Cyperus flavescens e Giunco odorato. Molto interessanti anche le orchidee, anche se più rare, Elleborina Palustre e Orchidea di Palude.

Fauna :

La fauna ittica che popola il lago non è autoctona ma composta da specie introdotte dall’uomo, persico trota, gambusia, carpa erbivora, persico sole e persico reale.

Parco Archeologico del Lago dell’Accesa

All’interno dell’area archeologica si distinguono cinque quartieri ed altrettante necropoli. I diversi siti archeologici coprono un arco temporale che va dal VII al VI secolo a.C., anche se alcune tombe a fossa e a pozzetto potrebbero essere più antiche e risalite al IX-VIII secolo a.C.
Con molta probabilità la comunità del Lago dell’Accesa era posta sotto il controllo della potente Vetulonia.