Chiusdino è un antichissimo borgo arroccato su un cucuzzolo delle Colline Metallifere, sulla strada che da Siena porta a Massa Marittima.
Sembra che risalga addirittura al tempo della dominazione longobarda, il che lo colloca nel VI secolo.
Inizialmente si trattava di un piccolo castello con una cinta muraria non eccezionale e senza un’importanza strategica rilevante.
Probabilmente aveva solo la funzione di controllare i passi per riscuotere i dazi.
Fu a cavallo fra l’XI e il XII secolo che acquistò importanza, forse anche grazie allo sviluppo che ebbe tutta quella zona.
Infatti, nelle valli del Merse e del Feccia sorsero due grosse abbazie, quella di Serena ormai scomparsa e quella di San Galgano, oltre a venire aperta nei pressi di Montieri una miniera di argento.
Le abbazie dettero un enorme impulso all’agricoltura e dettero vita ad una serie di mulini assai produttivi.
Sta di fatto che Chiusdino divenne tanto interessante da trovarsi contesa fra il Vescovo di Volterra e i Conti della Gherardesca.
Il cuore del piccolo centro storico
Chiusdino oggi
Il centro storico è suggestivo e intatto con le sue pittoresche stradine che presentano ancora l’antica architettura medievale.
Imperdibile soprattutto la Propositura di San Michele Arcangelo con la sua severa facciata in stile romanico.
All’interno una reliquia eccellente: la testa di San Galgano, il santo ex-guerriero nato e morto nel paese nel XII secolo.
Nel cuore del borgo, poi, dal 2015 è aperto in un edificio storico un interessante museo dedicato proprio a San Galgano.
Ma dopo queste doverose visite, allargatevi il cuore e i polmoni godendovi lo spettacolare panorama che da quassù si gode sulla Valdimerse.
Panorama sulla Valdimerse da Chiusdino
I dintorni
Abbiamo parlato di San Galgano e la prima cosa che assolutamente non dobbiamo trascurare è l’abbazia che porta il suo nome, a pochi chilometri da Chiusdino.
La sua imponente architettura gotica e romanica del XII secolo e le sue navate a cielo aperto percorse dalle fughe degli archi a sesto acuto la rendono veramente unica.
Da un leggero rilievo a nord la domina la Cappella dell’Eremo di Montesiepi.
E qui si entra nella leggenda.
Non sono gli affreschi del Lorenzetti a solleticare la fantasia di grandi e piccini, qua c’è la vera, reale, tangibile “Spada nella Roccia”, altro che Re Artù!
Galgano Guidotti – poi San Galgano – dopo una vita, anche se breve, di dissolutezza e violenza, si convertì ed infilò la sua spada in una roccia in modo che diventasse una croce davanti a cui pregare.
Siccome questo atto richiamò attorno a lui tanti fedeli, tre “monaci invidiosi” (così furono chiamati) cercarono di impadronirsi della spada e così facendo la spezzarono.
San Galgano la dovette conficcare di nuovo nella pietra e lo fece, forse un po’ inquietato dall’evento, spingendola fino quasi all’elsa, ed è così che la vediamo ancora oggi.
Il suggestivo interno dell’Abbazia di San Galgano
Oltre a questi due luoghi riconducibili al Santo, a pochi chilometri si trova il borgo-castello di Frosini.
Era una proprietà dei Conti della Gherardesca fino dall’ XI secolo e, diversamente da Chiusdino, aveva un sicuro ruolo strategico, tanto che nel XIII secolo entrò a far parte della Repubblica di Siena.
Attualmente non si trovano più le strutture di fortificazione a causa della sua trasformazione in dimora signorile.
Ma è testimoniata la presenza dei Templari che lo avevano adibito a ricovero per viaggiatori e pellegrini col nome “Mansio Templi de Fruosina”.
Al giorno d’oggi è proprietà privata, usata per organizzare eventi di vario genere e soprattutto matrimoni.
Altri punti interessanti nei dintorni
Ma c’è materia per trascorrere un interessante week-end rimanendo in un raggio di pochi chilometri da Chiusdino.
Il più vicino non è un monumento ma è solo una curiosità.
Nei pressi del bivio che dalla statale Massetana porta a Chiusdino, c’è una strada che dirigendosi in direzione opposta attraversa il fiume Feccia e raggiunge il Mulino delle Pile.
Frosini
E cos’è? ci direte. Non è altro che il “Mulino Bianco” della Barilla.
Magari vicino ci sono i ruderi, scarsi, dell’Abbazia di Serena a cui abbiamo accennato prima.
Ma vale la pena fare un tragitto di circa venticinque chilometri per visitare anche Sovicille e vedere la stupenda Pieve di San Giovanni al Ponte allo Spino.
Oppure rimanere più vicino ed arrivare a Monticiano, a Montieri o a Gerfalco.
Vedrete in ogni caso qualcosa di estremamente interessante.
Tanti sono i tour che è possibile fare in Chianti e tutti vi faranno immaginare di vivere una fiaba.
La natura, le dolci colline ornate da antichi casali e da cipressi affusolati che delineano silenziosi sentieri, e distese di prati, di vigneti e di campi di girasoli: uno scenario che non potrà non farvi innamorare di questi luoghi eterni.
Quali fare
Intanto iniziamo a dire che la maggior parte degli itinerari che vi suggeriamo sono su strade sterrate e scarsamente frequentate, ma questo non vi faccia venire idee rallystiche.
Anzi, noi vi suggeriamo di farli in bicicletta, magari una e-bike o al massimo con una Vespa 125, ma sicuramente con tutta calma!
Tenete presente che sia in estate o in inverno, in primavera o in autunno, i percorsi in bici nel Chianti sapranno regalare sempre emozioni uniche.
Godersi questo magico paesaggio, respirando aria pulita e chiacchierando a ritmo di pedalata con i compagni di viaggio trasmetteranno sensazioni di spensieratezza e gioia che faranno bene al corpo e all’anima.
L’imponente Castello di Brolio
Il Tour delle Cantine
Il tour delle cantine del Chianti classico vi porterà al Castello di Brolio a Gaiole in Chianti per la degustazione dei vini della cantina Ricasoli.
La fortezza risale al medioevo quando divenne la dimora della famiglia Ricasoli, appunto.
Il castello è circondato da milleduecento ettari di terra, di cui duecentoquaranta a vigneto.
Un’altra tappa del tour porta al Castello d’Albola a Radda in Chianti, un angolo di paradiso dove degustare i migliori vini del Chianti e farsi avvolgere da un’atmosfera quasi irreale.
Il Tour dei castelli
Partendo da Radda in Chianti dopo due chilometri il primo colpo di magia.
Trovate Villa Vistarenni, una villa imponente in stile cinquecentesco.
Proseguite e arrivate al Castello di San Donato in Perano, ex struttura militare in epoca romana, oramai divenuta villa privata.
Le emozioni non finiscono perché percorrendo la strada bianca, una tra le più famose della zona, arrivate al Castello di Vertine.
Non è assolutamente consigliabile evitare la visita a questo piccolo borgo ancora fortificato ed abitato.
Il Castello di Meleto
Arrivate poi a Meleto, un vecchio Castello di origine militare, negli anni soggetto a dispute tra la repubblica di Firenze e quella di Siena.
Continuando con le vostre e-bike tra i vigneti e panorami stupendi toccherete piccoli borghi come Castagnoli, Rietine e San Martino al Vento.
Dopo un leggero scollinamento risalirete al Castello di Ama, ex villaggio etrusco poi divenuto borgo fortificato.
Solo due chilometri vi separano da Poggio San Polo per un tipico light lunch in una piccola fattoria a base di salumi locali, un ottimo piatto di pasta ed un bel calice di Chianti.
Dopo, non resta che rientrare a Radda.
Il Tour di Poggio San Polo
Piccola variante del tour precedente.
Partendo sempre da Radda in Chianti, pedalerete sulla famosa strada bianca dell’Eroica, circondati da vigneti, oliveti e boschi di quercia.
Dopo alcuni chilometri trovate Vagliagli, un piccolo borgo chiantigiano il cui nome deriva da “valle degli agli”.
Proseguendo passerete da Dievole, dove percorrendo un affascinante viale alberato la sosta è obbligatoria per una foto e un po’ di sano relax.
Ripartendo scenderete a costeggiare il torrente Arbia, citato addirittura da Dante Alighieri nella Divina Commedia.
A questo punto riprenderete il programma precedente con le tappe al Castello di Ama e la sosta a Poggio San Polo.
Tipica location rustica per un light lunch in fattoria
A Volpaia
Partendo sempre dal centro di Radda in Chianti percorrerete due chilometri di strada statale dirigendovi alle pendici del Monte San Michele, il più alto del Chianti con i suoi 900 metri scarsi.
Abbandonerete la statale per salire in un chilometro alla Pieve di Santa Maria Novella, una chiesa romanica risalente al decimo secolo che fa parte del vecchio territorio di Borgo Castelvecchi.
La fatica che abbiamo fatto a salire viene ripagata da una vista sulla vallata di Radda che vi lascerà senza parola.
Da Castelvecchi si inizia a percorrere una strada sterrata in mezzo ad un bosco fiabesco per poi trovarsi dopo alcuni chilometri a Lamole con una veduta spettacolare sulla valle in cui sorge Firenze.
Giunti a metà percorso è l’ora di riprendere il cammino su strade bianche per raggiungere Volpaia, il borgo di origine medievale più famoso del Chianti.
Il Borgo di Volpaia
È la sede giusta per una meritata sosta deliziata con un light lunch tipico toscano.
Dopo il pranzo non può mancare la visita del borgo per poi rientrare a Radda.
Il viaggio sulla linea che da Winnipeg, il capoluogo del Manitoba, poco lontano dal confine con il North Dakota, porta alla Hudson Bay, e che è l’unica via per accedervi aereo escluso. Due giorni in treno da nord a sud, per ammirare dalle vetrate panoramiche un paesaggio che cambia con lo scorrere dei chilometri. E magari un’aurora boreale.
Un viaggio a tutta lentezza che da poco oltre il Midwest Usa porta nella Hudson Bay, immensa baia che altro non è che un mare secondario dell’Artico, cui è connessa a Nord da una serie di passaggi e canali separati da isole piccole e grandi. Milesettecento chilometri nord sud, attraverso la provincia canadese del Manitoba, dal suo capoluogo Winnipeg, città di quasi 800mila abitanti a un centinaio di chilometri dal confine con il North Dakota. Fino a Churchill, che poggia sulla baia, non molto distante dal 70mo parallelo di latitudine. Una piccola comunità di neanche 1000 anime, che ha una qualche notorietà anche dalle nostre parti, perché luogo al mondo dove è più facile avvistare gli orsi bianchi, che, in autunno, ripiegano in quell’area per svernare (senza andare in letargo, al contrario dei bruni) e vengono osservati attraverso speciali veicoli a ruote altissime che consentono avvistamenti sopraelevati in sicurezza. Un tour che si comincia a fare proprio in questa stagione, e che d’inverno si arricchisce dell’opportunità di ammirare, al coperto in questi particolarissimi veicoli, le aurore boreali. Come se non bastasse, tra giugno e settembre, la propaggine sud della baia di Hudson diventa la capitale mondiale delle balene beluga.
Travel Manitoba
Winnipeg e Churchill non sono collegati da strade. Per andare dall’una all’altra si può solo scegliere tra l’aereo e il treno. Quest’ultimo, molto più economico, sembra battuto in partenza in considerazione del tempo di percorrenza, tra le 45 e le 49 ore. Ma la tipologia di viaggio panoramico, alla scoperta della tundra, sta attirando crescenti quote di appassionati del turismo slow. Un reporter dell’agenzia Associated Press lo ha provato, da Nord a Sud. Suggerendo un’opzione che potrebbe attirare anche un turista europeo. Un viaggio a Churchill per ammirare l’orso polare e le aurore boreali, con stop a Winnipeg e rotta verso la Hudson Bay: andata in aereo, ritorno in treno (o, a nostro avviso meglio, anche solo per la gratificazione finale dopo il due giorni su rotaia, al contrario. Ecco il racconto.
A Churchill solo in treno o aereo
Il sole al tramonto illumina una panoplia incontaminata di pini di diverse dimensioni e specie. La campagna dell’estremo nord del Canada scorre al ritmo lento, vista attraverso il ponte superiore, chiuso in vetro da uno speciale vagone con vetrate panoramiche. Onde di verde e marrone in sfumature leggermente diverse passano. Non esiste un Wi-Fi funzionante che possa interrompere con e-mail o social media che richiedono attenzione. È affascinante e calmante. Due o tre ore passano tranquillamente senza preavviso. Ora ripeti. Ripeti ancora. E ancora. Due ore diventano due giorni.
Travel Manitoba
Per spostarsi tra Churchill e Winnipeg, le opzioni sono un volo in aereo di due ore e mezza che costa, solo andata, 1.000 euro, o questa opzione su rotaia, da 180-190 euro. Che dal soffitto del vagone tutto vetro diventa un viaggio in treno con pochi eguali, una “avventura panoramica”, secondo la definizione della ferrovia canadese.
Tundra, foreste… poi alci
Partendo da sud, inizia con una vista della tundra priva di alberi ma non del tutto sterile, quindi attraversa ore di alte foreste. Alla fine lasciano il posto a terreni coltivati ??più curati con qualche animale occasionale, persino un branco di alci. Il tramonto brilla su un lago. Quando arriva la notte, c’è la speranza di un avvistamento dell’aurora boreale che si estende ovunque. Se non ci sono aurore scintillanti, c’è una bellezza speciale nel buio pesto esterno, interrotto solo dalle luci del treno.
Si va avanti per 1.697 chilometri. Ci sono 10 fermate elencate lungo il percorso, alcune solo per pochi minuti e altre per poche ore.
Sebbene sia promosso a scopo turistico, il treno è in realtà un’ancora di salvezza per Churchill. La comunità dispone di strade all’interno dell’abitato e per alcuni chilometri fino alla periferia, ma non c’è nessuna via interurbana verso le altre comunità. Quindi, la scelta obbligata è quella citata sopra.
Travel Manitoba
I treni, a frequenza bisettimanale, trasportano turisti, residenti, posta, cibo, carburante e altri beni di prima necessità. Da maggio 2017 a ottobre 2018, parte della linea ferroviaria era stata spazzata via a causa di temporali e scarsa manutenzione, bloccando un’intera comunità. I beni di prima necessità dovevano essere consegnate per via aerea e il carburante propano veniva portato via nave attraverso la Baia di Hudson. I prezzi in città salirono alle stelle, tanto che furono intentate cause legali su chi fosse responsabile dei costi di riparazione.
“Non abbiamo avuto un servizio ferroviario per circa 18 mesi, il che significa che i cittadini di Churchill non potevano andarre in treno a visitare le loro famiglie in altre parti del Manitoba”, ha detto il sindaco di Churchill Mike Spence. “È stato devastante.”
La linea sopravissuta grazie ai First Nations
La città e alcune comunità First Nations (comunità di nativi del Canada) della zona hanno rilevato la linea ferroviaria che è tornata a funzionare. Spence ha detto che, con la comunità che sta versando decine di milioni di dollari per le riparazioni, le linee dovrebbero rimanere aperte anche se il clima mondiale dovesse peggiorare le condizioni dell’area.
Travel Manitoba
Sul treno sono disponibili cuccette, insieme a cabine doccia delle dimensioni di quelle di una camera d’albergo di New York o Parigi, ma per chi viaggia a un prezzo più basso o prenota in ritardo, ci sono posti standard in cabina. I sedili sono reclinabili, per lo più. Ma non vanno giù completamente.
Anche il cibo è limitato. C’è una piccola “cambusa” sotto il ponte di osservazione. Offre delle porzioni che possono essere riscaldato con un microonde. Il treno serve birra, ma di marche limitate. I pendolari abituali e coloro che fanno le loro ricerche sanno di portare i propri spuntini a bordo e di sfruttare al meglio i ristoranti nelle soste più lunghe nelle città lungo il percorso.
Le soste lungo il percorso variano notevolmente: a Dauphin, i passeggeri aspettano fuori da una storica stazione di mattoni costruita nel 1912, ma a Wabowden, un unico cartello giallo inchiodato a un palo vicino al binario con la scritta Muster Point avvisa i passeggeri della fermata.
I residenti lasciano la macchina a metà itinerario
Per i residenti delle comunità più piccole lungo il percorso, lontane da strade e senza aeroporto, il treno è l’unico collegamento con le altre parti del Manitoba e del mondo. Molti prendono il treno settimanalmente, viaggiando da e per Thompson. Con circa 13.600 residenti, è la comunità più grande dove ferma il treno, esclusa Winnipeg, con servizi come grandi magazzini e ristoranti. Thompson, a poco meno della metà strada tra Churchill e Winnipeg, è il luogo in cui termina il viaggio in treno di molti
residenti della piccola comunità sulla Hudson Bay.
Una buona quota di chi, a Churchill, possiede un’automobile la lascia in questa piccola città, dove arrivano e ripartono in treno, per guidare fino e da Winnipeg. In questo modo possono risparmiare 17 ore di viaggio. Tutti i passeggeri tranne due dozzine scesero a Thompson, la comunità più vicina e più grande collegata al resto del Manitoba tramite strada. Lasciata Thompson, il treno si dirige verso le remote comunità della Prima Nazione su entrambi i lati del percorso. E anche se il percorso, in chilometri, è breve, ci vogliono ore in treno, con molti passeggeri che passano il tempo giocando a carte e chiacchierando tra loro nel vagone ristorante.
Travel Manitoba
“Sconfinamento” extra-schedule
La località di Pas, dove il treno fa la sosta più lunga del percorso, comprende un bar proprio accanto alla stazione. Ma la capotreno aveva avvertito i passeggeri, che non si aspettassero particolari lusso o comfort. A Thicket Portage, una località di circa 150 abitanti, i residenti si riuniscono alla fermata per incontrare i passeggeri che tornano, in quella che è una piccola baracca di legno vicino ai binari. Qui scaricano i bagagli e altri beni, cibo, pannolini e altri beni di prima necessità. Il treno a un certo punto sconfina in una zona diversa, nel Saskatchewan orientale, fino a fermarsi nel grazioso centro di Canora, che non era nell’orario dei treni per le fermate.
Mentre ci dirige sempre più a sud, il paesaggio cambia, la foresta settentrionale lascia il posto a campi coltivati ??e bestiame mentre il percorso si avvicina a Winnipeg. dove, finalmente, si arriva, dopo 49 ore. Un tuffo nella meravigliosa monotonia delle vaste distese di alberi incontaminati e tundra marrone chiaro. Per qualcuno è il viaggio di una vita. Per altri è semplicemente troppo lungo.
Unica chiesa del Rinascimento genovese, la Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano è progettata a partire dal 1549 dall’architetto perugino Galeazzo Alessi, per la nobile famiglia dei Sauli.
La sua posizione, sulla collina di Carignano, la rende uno degli elementi maggiormente riconoscibili della città e il più affascinante belvedere di Genova. Il monumentale edificio a pianta centrale è sormontato da una maestosa cupola sorretta da poderosi pilastri, all’interno dei quali sono custodite le straordinarie sculture barocche dell’artista francese Pierre Puget.
Scopri la storia di questo gioiello dell’architettura genovese e raggiungi i camminamenti, unici nel loro genere, che attraversano la basilica a livello dei tetti. Dall’alto del cupolino potrai ripercorrere l’evoluzione urbanistica della città e ammirare uno splendido panorama su Genova: una vista ineguagliabile sul territorio, dalla Lanterna al Porto Antico, dall’entroterra fino al promontorio di Portofino.
Il famoso Kruger National Park è uno dei più grandi parchi nazionali dell’Africa, situato all’estremità nord-orientale del Sudafrica, si estende sulla provincia di Mpumalanga e Limpopo. Il parco si estende per 352 chilometri (20.000 chilometri quadrati) da nord a sud lungo il confine con il Mozambico. Unaqualsiasi delle riserve private circostanti ha rimosso le recinzioni (dando a questo parco le sue dimensioni!) e permettendo alla fauna selvatica di vagare liberamente tra le riserve. Questo ha creato un’area faunistica come nessun’altra, e la sua bellezza lascerà un’impressione permanente su chiunque visiti questo luogo vario.
Storia del parco
Prima della proclamazione del Parco Nazionale Kruger nel 1926, c’erano oltre 300 siti archeologici registrati. Il Presidente della Repubblica Sudafricana alla fine del 1800 (Paul Kruger) proclamò l’area, che era abitata dal popolo Tsonga, “un santuario per la protezione della sua fauna selvatica”.
Il parco è stato inizialmente creato per controllare la caccia e per proteggere il numero diminuito di animali nel parco, e in seguito sarebbe stato conosciuto come Sabi Game Reserve. Una seconda riserva fu proclamata nel 1903, l’adiacente Shingwedzi Game Reserve, e nel 1926 queste due riserve, insieme alle fattorie vicine, furono unite per creare il Kruger National Park. Durante i decenni successivi tutte le tribù native furono rimosse dalla riserva fino agli anni ’60.
Le prime tre auto turistiche entrarono nel parco nel 1927, passando a 180 auto nel 1928 e 850 auto nel 1929. Nel 1960 i confini occidentali e settentrionali furono recintati, seguiti dal confine orientale con il Mozambico. Lo scopo della recinzione era quello di frenare la diffusione di malattie, facilitare il pattugliamento delle frontiere e inibire il movimento dei bracconieri.
Poi, alla fine degli anni ’90, le recinzioni tra il Kruger Park e la Klaserie Game Reserve, l’Olifants Game Reserve e la Balule Game Reserve sono state abbattute e incorporate nel Greater Kruger Park con 400.000 ettari aggiunti alla Riserva. I sentieri nella natura selvaggia, così come i safari a piedi, sono stati sperimentati in Sudafrica negli anni ’50 e ’60 da visionari ambientalisti sudafricani, dando vita al Kruger National Park accessibile che conosciamo ed amiamo.
Clima nel Parco Nazionale Kruger
Il clima del Parco Nazionale Kruger è subtropicale, con la stagione delle piogge da settembre a maggio e la stagione secca da giugno ad agosto.
Le temperature durante i mesi secchi sono molto piacevoli, con giornate calde e notti fredde. La vegetazione rada attira gli animali verso le pozze d’acqua per bere ogni mattina e sera, rendendo più facile l’osservazione della selvaggina durante il Safari. La possibilità di pioggia durante i mesi invernali secchi è molto bassa, con il sole che splende quasi costantemente durante questo periodo. In inverno le temperature diurne non differiscono troppo, ma le temperature notturne possono precipitare.
Il mese più caldo è gennaio, con una temperatura media di 27ºC (81ºF) e il mese più freddo è giugno con una temperatura media di 16ºC (61ºF).
Scopri di più sul clima e sul periodo migliore per visitare il Sudafrica.
Fauna selvatica nel Parco Nazionale Kruger
Il Parco Nazionale Kruger ospita un numero impressionante di specie: 147 mammiferi, 507 uccelli, 114 rettili, 34 anfibi, 49 pesci e 336 alberi. Questa è la terra dei baobab, degli alberi della febbre, delle spine a manopola, della marula e del mopane ed è la patria dei BIG 5. Ci sono anche 254 siti del patrimonio culturale noto nel Kruger, tra cui 130 siti di arte rupestre. Ecco alcuni degli animali che puoi aspettarti di vedere in un’avventura safari nel Kruger Park.
1. Leoni
Una delle esperienze più indimenticabili di un safari africano è sentire il ruggito di un leone di notte! Con una stima di 1600 leoni all’interno dei confini del parco, questa è una possibilità molto reale quando si visita il Kruger National Park. Possono essere trovati a caccia di prede nelle praterie dove zebre e gnu tendono a riunirsi, poiché questa è la loro principale fonte di cibo. Sono più popolati nelle sezioni meridionali e centrali, e il terreno aperto intorno al campo di sosta di Satara è famoso per avvistare i leoni, c’è un orgoglio che ama gironzolare intorno alla S100.
2. Leopardi
I leopardi sono i meno socievoli – e forse i più belli – dei grandi felini africani. Di solito se ne stanno in disparte, in agguato nella fitta boscaglia fluviale o intorno ai koppies rocciosi, emergendo per cacciare nel tardo pomeriggio o di notte. Il bacino del fiume Sabie Sand all’interno del parco è uno dei luoghi più probabili per avvistare un leopar in Africa. Amano fare ombra tra gli alberi fitti durante il giorno, ma sono anche noti per camminare attraverso le strade, le canne e le rocce lungo i fiumi. Quindi qualsiasi posto lungo un fiume, dove ci sono grandi alberi con rami cespugliosi è un buon posto per vedere un leopardo.
3. Rinoceronti
Il Kruger National Park è uno dei pochi luoghi in Africa dove è ancora possibile vedere questi straordinari animali in natura. I rinoceronti hanno sofferto terribilmente per mano dei bracconieri, con il loro numero drasticamente ridotto, motivo per cui vedere un rinoceronte in natura è un evento così prezioso. Si stima che il Parco Nazionale Kruger ospiti circa 7.000-8.000 rinoceronti, di cui circa 5.000 vivono in un’area protetta intensiva. Durante il giorno amano oziare all’ombra o in una pozza di fango, o in una giornata molto calda possono essere trovati a sonnecchiare sotto un albero.
4. Elefanti
Il Kruger National Park protegge grandi branchi di elefanti e, grazie a una rigorosa conservazione, la popolazione di elefanti in Sudafrica è cresciuta da una stima di 120 nel 1920 in quattro località, a oltre 10.000 in 40 località fino ad oggi! È possibile osservare gli elefanti all’interno del parco tutto l’anno, anche se alcuni dei periodi migliori per visitarlo sono durante i mesi secchi, quando si affollano nelle pozze d’acqua. Con la fiorente popolazione di elefanti, è possibile avvistarli in tutto il parco nazionale, spesso in gruppi di circa 30 persone.
5. Bufalo
Come gli elefanti, i bufali venivano cacciati dai cacciatori di grossa selvaggina, anche seoggi il parco è ricco di bufali e potrai osservare più di 27.000 bufali durante la tua visita. Possono essere visti in tutto il parco in branchi fino a 200!. A loro piace vivere nelle savane boschive e spesso si trovano a pascolare nei pascoli erbosi.
Incontrerai anche ghepardi, giraffe, impala, ippopotami e molto altro ancora!
Una costellazione di 118 isole nell’immensità del Sud Pacifico, tanto distanti dai continenti da sembrare una dimensione parallela. Per certi versi la Polinesia Francese lo è per davvero: qui il tempo sembra scorrere più lentamente, e la vita ha tutt’altro sapore. Sorrisi gentili, collane di fiori e gonne dalle foglie di palma ondeggiano con l’andare rilassato dei locali, orgogliosi delle tradizioni e della natura straordinaria che li circonda. La frutta gonfia di sole trabocca sulle bancarelle dei mercati, manghi dorati e ananas dolcissimi considerati tra i più buoni al mondo, così le noci di cocco, basta una sciabolata per assaporarne l’ambrosia del succo, i gusci poi diventeranno “bikini” per le ballerine di “Ori Tahiti”, veneri dai capelli lucenti e corvini che inscenano la danza tradizionale, la “Danza di Tahiti”. Molto più di una coreografia, i passi eleganti e i movimenti suadenti hanno lo scopo di tramandare le usanze, celebrare la natura e consolidare il forte legame con le proprie origini, così i tatuaggi, vezzi d’inchiostro considerati la massima espressione artistica locale, una pratica utilizzata per suggellare i ricordi, celebrare atti di coraggio o invocare la benevolenza degli dei con qualche simbolo di protezione. La Polinesia è un Paese intriso di spiritualità ed energia, quella che i locali chiamano “Mana”, la forza che secondo la leggenda, ha generato gli arcipelaghi stessi.
Le incantevoli “Isole di Tahiti” costituiscono un micromondo di tranquillità nel bel mezzo dell’oceano impetuoso, piccole realtà circoscritte da lagune dalle acque calme e trasparenti, popolate da giardini di coralli e pesci coloratissimi. Un’Arcadia tropicale di straordinaria bellezza. Forse è per questo che gli abitanti esprimono alla natura grande devozione, che si rispecchia anche nella raffinata cultura, particolarmente celebrata durante l’Heiva, la festa più importante del Paese nella quale è possibile assistere a spettacoli di danza, ammirare l’artigianato dell’intaglio del legno e della lavorazione dei gioielli con le tipiche perle nere, ma anche seguire competizioni di canottaggio e gare di apertura delle noci di cocco, per poi perdere la notte in musica ascoltando il dolce suono dell’ukulele e il ritmo scoppiettante del toere, un tamburo ricavato da un pezzo di legno cavo che rimbomba allegro al tocco dei percussionisti.
Tante isole, ognuno la sua
Con Ensy7 avrete l’occasione di immergervi nella vita polinesiana e di scoprire tutte le meraviglie che vi circondano. Qualunque sia la meta, una o più destinazioni tra i 5 arcipelaghi che costituiscono il Paese, troverete un mare da favola dove tuffarvi e praticare snorkeling, immersioni indimenticabili tra i colori di un mondo sommerso tra i più belli del pianeta, come i fondali di Rangiroa e Fakarava. Se cercate un incontro davvero esclusivo sappiate che ogni anno maestose megattere navigano proprio le acque della Polinesia con i loro canti rilassanti e ipnotici, soprattutto nelle zone di Moorea, Tahiti e Rurutu. Bora Bora è invece un richiamo per una fuga romantica e per le coppie in luna di miele. Considerata da molti la meta più bella di tutta la Polinesia, e per alcuni addirittura del mondo, incanta per le sfumature color smeraldo della laguna a contrasto con l’indaco dell’oceano, un acquario naturale costellato da motu, isolotti verdissimi puntellati da bungalow sulla spiaggia e over water con jacuzzi sul mare.
Se invece siete amanti del trekking e cercate il lusso della semplicità, zaino in spalla e via all’avventura, a piedi o in sella ad un cavallo lungo le valli di Tahiti o i sentieri di Moorea, tra banani giganti, papaye, alberi del pane e alberi di cocco, natura incontaminata dell’entroterra che svela magnifiche cascate impetuose. Chi invece desidera un’esperienza davvero indimenticabile, non resta che decollare a bordo di un parapendio o di un elicottero: solo dall’alto potrete ammirare tutte le sfumature acquerello del mare polinesiano, e luoghi d’incanto come Tikehau e Taha’a, una manciata di piccoli isolotti color madreperla tra le pennellate turchesi della laguna. Queste e tante altre mete del sogno vi aspettano, paradisi tropicali comodamente raggiungibili partendo da Tahiti, l’isola principale dove atterra Air Tahiti Nui, la compagnia polinesiana che effettua voli intercontinentali con destinazione Papeete. Un lungo viaggio che raggiunge l’altra parte del mondo, ma la vacanza inizia già all’imbarco: “Maeva”, la parola tahitiana che significa “benvenuto”, un sorriso, il suono dell’ukulele, l’incantevole profumo del “Tiare Tahiti” offerto a bordo dei “Tahitian Dreamliners” vi faranno decollare con il sorriso. Questa è l’inconfondibile accoglienza polinesiana della compagnia Air Tahiti Nui, da 25 anni la scelta numero uno per volare alla scoperta de Le Isole Di Tahiti, un viaggio che inizia tra le nuvole, un sogno che diventa realtà.
Isola di Tahiti: Papeete che passione
Tahiti è considerata la porta d’accesso alla Polinesia, il punto di partenza per esplorare il Paese, ma non consideratela un semplice transito: l’isola è bellissima e tutta da scoprire. Qui si trova l’animata Papeete, la capitale dall’atmosfera caotica e dalla pittoresca confusione. Il suggerimento è quello di dedicare del tempo per visitarla, soprattutto il folkloristico mercato Le Marché, dove trovare ogni sorta di specialità locale e prodotti realizzati in tutte le isole della Polinesia Francese, il luogo ideale in cui fare acquisti. Dai coloratissimi parei, al Monoi, il benefico unguento tahitiano ricavato da olio di cocco e fiori di tiarè. Per un pensiero ancora più speciale, lasciatevi incantare dai bellissimi monili impreziositi dalle tipiche perle nere di Tahiti, le più amate dalle donne polinesiane.
In città scoverete numerosi caffè in stile parigino dove fare dei piccoli break, ma per mangiare qualcosa di tipico fermatevi in qualche chioschetto-furgoncino per assaggiare l’agrodolce della cucina locale, che sia un pollo fāfā, con foglie di taro, zenzero, lime e latte di cocco, o un poisson cru, piatto di pesce marinato, per finire con un delizioso budino di frutta tropicale chiamato poe. A Papeete avrete molte occasioni per scoprire la cultura locale, dalla cucina alle arti, soprattutto le affascinanti esibizioni di Ori Tahiti, e le esposizioni del Robert Wan Pearl Museum, magari dopo una passeggiata che affaccia sulla laguna e ai Giardini Paofai, oasi urbana tropicale.
Alla scoperta di Tahiti
Un consiglio per chi si ferma a Tahiti è quello di noleggiare un’auto, uno scooter o una bicicletta, qualunque mezzo è l’ideale per una bellissima avventura on the road. La dimensione dell’isola consente di esplorarla in lungo e in largo, scoprire i luoghi d’interesse e le spiagge più belle, da quelle vulcaniche con la sabbia nera come pece lungo il tratto del litorale di Papara situato a sud-ovest, ai nastri di sabbia bianchi come zucchero della costa occidentale, oppure la zona peninsulare di Tahiti Iti tutta a sud-est, nota come Penisola di Taiarapu, o “Piccola Tahiti”, dalle belle sfumature dorate e amatissima dai surfer di tutto il mondo.
Tahiti è la destinazione perfetta per chi desidera praticare sport acquatici: dal surf al paddle, dal kitesurf al windsurf, e immersioni per ogni livello, dai principianti agli esperti, sempre tra una miriade di pesci tropicali, tartarughe giganti, delfini, squali martello, razze e mante. Se invece amate il trekking, siete nell’isola giusta: qui potrete percorrere le spettacolari valli di Tahiti, note per le scenografiche cascate, oppure seguire i percorsi delle escursioni in montagna per collezionare panorami bellissimi. La salita al Monte Marau è tra le più entusiasmanti dell’isola, con scorci che spaziano sino alla vicina Moorea.
Isole Marchesi, uno spettacolo di cultura e natura
Per scoprire la Polinesia più “alternativa” e meno nota, le Isole Marchesi non deludono mai. Situate a 1.500 km a nord-est dell’isola di Tahiti, si estendono su 12 isole, di cui 6 abitate. La principale è Nuku Hiva, facilmente raggiungibile con voli quotidiani domestici che partono da Papeete. Questo arcipelago è altresì noto come le “Terre degli Uomini”, appellativo che ne svela la peculiarità: è proprio il forte legame con la terra che ha reso queste isole la “culla” della Polinesia, un profondo legame testimoniato da siti archeologici e migliaia di resti pre-europei che raccontano il passato dei nativi. Nelle Isole Marchesi si promuovono le tradizioni anche attraverso le arti come la danza e l’artigianato, antiche abilità tramandate da generazione in generazione.
Iniziate il tour da Nuku Hiva, centro amministrativo nonché importante punto di riferimento culturale dell’arcipelago, per poi fare tappa a Hiva Oa per ammirare il patrimonio delle statue Tiki, le famose opere polinesiane raffiguranti divinità, e i preziosi petroglifi, le incisioni rupestri presenti in molte parti dell’isola. Da non perdere il sito archeologico di Me’ae à Puama’u, dove si trova “Takaii”, la più grande statua tiki dell’arcipelago che misura ben 2,5 metri di altezza. Le Isole Marchesi sono uno spettacolo di cultura e natura, incorniciate da picchi primordiali e verdissimi, scogliere imponenti che svelano baie paradisiache. I loro habitat sono considerati tra i più selvaggi ed incontaminati del Paese, un paradiso per praticare trekking, escursioni a cavallo o in 4×4, e godere del blu che le lambisce. Lo stesso idillio incantò anche Gauguin che proprio in questo arcipelago dipinse alcuni dei quadri più famosi. Forse fu proprio la vita quotidiana intrisa di storia e leggende in un luogo da sogno che ispirarono il suo estro, pennellate che descrivono la Polinesia in tutta la sua essenza.