New York, Stati Uniti: The Beam, “La Trave”, la nuova attrazione del Rockefeller Center.

New York, Stati Uniti: The Beam, “La Trave”, la nuova attrazione del Rockefeller Center.

«The Beam», «La Trave» è la nuova attrazione a 250 metri d’altezza sul grattacielo Top of the Rock, a New York pensata per rievocare la celebre fotografia degli anni Trenta in cui gli operai fanno pausa pranzo sospesi sulla città (ma voi sarete a un’altezza di soli 4 metri).

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“Lunch Atop a Skyscraper,” Rockefeller Center 1932 – Courtesy Tishman Speyer and The Beam Rendering – Courtesy Tishman Speyer

Cosa fare a New York? Semplice, stare seduti su una trave d’acciaio a 250 metri da terra, con sotto Manhattan. Oltre le punte dei grattacieli, sopra i ponti e le cime degli alberi di Central Park. Si vede anche il Bronx. Da lassù la sensazione è quella di abbracciare con la vista tutta la Grande Mela. Un brivido lungo la schiena un po’ per il freddo, un po’ per l’emozione di stare seduti a gambe all’aria, sospesi ad ammirare una fra le più belle città del mondo. Come in una fotografia già vista, un po’ sbiadita, in bianco e nero. Ed è così.

«The Beam» è la nuova attrazione del Rockefeller Center di New York che si ispira alla celebre foto degli anni Trenta «Lunch atop a skyscraper», diventata popolare fra i newyokersi e i turisti, che hanno condiviso migliaia di video virali su TikTok e Instagram.

La foto più celebre di Manhattan a New York

Già fare una vacanza a Manhattan è un po’ come vivere in un film per qualche giorno, adesso è anche possibile farsi immortalare in una fotografia che ha fatto la storia della città. Almeno una volta sarà capitato di vedere «Lunch atop a skyscraper», l’immagine di un gruppo di operai in tenuta da lavoro, alcuni a torso nudo, altri con la coppola in testa tipica di quegli anni, mentre riposano durante la pausa pranzo seduti su una trave d’acciaio sospesa nel vuoto.

Sotto di loro si riconosce facilmente quello scorcio di Upper West Side a New York con i grattacieli che iniziavano a popolare la città e un angolo di Central Park. La foto è stata scattata molto probabilmente dal fotografo Charles Clyde Ebbets il 20 settembre 1932, sul grattacielo 30 Rockefeller Plaza durante la fine dei lavori. L’immagine, che risale ai tempi della Grande depressione, oltre al valore pubblicitario è anche un omaggio alle centinaia di lavoratori immigrati da tutto il mondo che hanno contribuito alla realizzazione del celeberrimo skyline newyorkese.

Un’immagine iconica che ha fatto il giro del mondo e che gli americani hanno deciso di trasformare in un’esperienza reale. Perché si sa, New York non è mai monotona, non smette di stupire i suoi visitatori. L’idea è quella di provare la stessa emozione di dominare la città sopra a una trave, ma ovviamente senza buste per il pranzo e sigarette in bocca: lì sopra non è consentito avere niente in mano.

E proprio nel cuore di Midtown a New York, fedele alla fotografia, in cima al Top of the Rock, uno dei grattacieli più famosi a New York che offre una vista spettacolare a 360 gradi sulla città, che è stata inaugurata a metà dicembre la nuova attrazione.

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Sospesi su una trave sì, ma in sicurezza

«La trave» si trova sulla terrazza panoramica dell’osservatorio sulla Fifth Ave. Acquistando il biglietto per salire al 69esimo piano del grattacielo (il costo del biglietto varia in base all’orario di salita, fra i 40 e i 55 dollari per adulto), con 25 dollari in più si può includere nel pacchetto l’esperienza del The Beam.

Bisogna avere un po’ di coraggio e soprattutto non soffrire di vertigini per salire sulla trave d’acciaio che si innalza per quasi quattro metri e resta lì per qualche minuto, sospesa, per far ammirare ai visitatori lo skyline della città che fa sognare turisti di tutto il mondo, in maniera unica.

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Il tempo di scattare una foto, perché un’esperienza così si fa soltanto una volta nella vita. Ci si mette in coda, qualcuno è incerto fino all’ultimo se salire o no, l’altezza spaventa anche gli adulti più spavaldi. Ma tutto avviene nella massima sicurezza: sulla trave salgono sette persone alla volta (e non 11 come nella foto in bianco e nero) e prima di salpare bisogna allacciarsi introno alla vita una cintura di sicurezza che tiene incollati alla seduta.

La trave ruota di 180 gradi per consentire una vista privilegiata su Manhattan, poi una voce all’autoparlante annuncia di prepararsi e mettersi in posa per la foto sfoggiando un bel sorriso. «Amazing», strilla una ragazza da lassù, sopraffatta da una risata di gioia, qualcuno fa il simbolo della vittoria e stacca per un secondo le mani dalla trave, ma un soffio di vento forte le rimette a posto.

Un giovane innamorato grida il nome della sua dolce metà che rimbomba nel cielo azzurro di Manhattan, fa il giro dei grattacieli e sicuramente raggiungerà anche il cuore della sua Carol. Scesi a terra tremano le gambe: «È una botta di emozione, vale la pena una volta nella vita». L’experience dura qualche minuto e alla fine viene rilasciata una foto digitale gratuita.

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DIANE BONDAREFF

«La Trave» attrazione anche per le celeb

Tra i video dei tiktoker e personaggi noti che hanno deciso di documentare la loro esperienza sul The Beam c’è anche David Beckham, che assieme alla figlia Harper, la più piccola in famiglia, ha provato la nuova esperienza sul grattacielo in una giornata di sole in città. Il calciatore ha pubblicato sui social le foto del viaggio a New York con l’inseparabile Harper, commentando: «Fun few days in NYC».

E nei giorni a ridosso del Natale, quando la pista di pattinaggio brilla sotto il grande albero a Rockefeller Plaza, la città si cala nella sua veste più magica e il flusso di turisti in città diventa quasi ingestibile, anche Babbo Natale è salito sulla trave per lanciare un augurio speciale alla città.

Qual è il momento migliore per salire sul The Beam? Sicuramente una giornata di sole. Ancora meglio all’ora del tramonto, quando il cielo di Manhattan si colora delle sfumature giallo-oro. Ma ha il suo fascino anche la sera, avvolti dal buio, mentre le luci della città scintillano sotto i piedi e l’atmosfera è pura magia. Le sorprese non sono finite al Top of the Rock: a breve verrà anche inaugurato lo Sky Lift al 70esimo piano dell’edificio, una struttura che solleverà i visitatori di nove metri sopra il tetto più alto del rooftop tramite una piattaforma circolare di vetro offrendo una vista spettacolare su New York City. Sempre più in alto, fino a sfiorare il cielo.

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Thailandia, il Paese della felicità.

Thailandia, il Paese della felicità.

Dalle alte montagne a Nord, alle isole tropicali del Sud che spuntano nel mare cristallino delle Andamane. La forma di questo Paese sembra la testa di un elefante, fantasia di una lunga penisola del sud-est asiatico che promette meraviglie, dai magnifici templi ai mercati galleggianti, paesaggi verdissimi e cieli azzurri puntellati di aquiloni.

Si parte per la Thailandia per regalarsi una vacanza, per esplorare una nuova cultura, per divertirsi e vivere entusiasmanti avventure, ma lo si fa anche per la propria anima: questo Paese è una ricetta per la felicità. La chiamano “Thainess” ed è un concentrato di leggerezza quotidiana e di un passato dalle radici profonde, quelle di una cultura millenaria che si racconta ancora nelle tradizioni. Questa terra è stata accreditata dagli archeologi come una delle civiltà dell’Età del Rame più antiche del pianeta. Il primo vero stato indipendente e il luogo di nascita della cultura Thai è Sukhothai, situato a nord del Paese, che significa “Alba della Felicità”: la gioia di vivere è un legame atavico in questo angolo di mondo.

Spiritualità, cultura, benessere e relax, ma anche divertimento e avventura, la Thailandia offre tutto questo e molto di più. Una destinazione ideale per ritrovare se stessi, magari tra le palme da cocco e i generosi banani delle province del sud, famose per le incantevoli spiagge dorate e il mare verde smeraldo dove emergono numerose formazioni calcaree, i tipici monoliti e le isolette che costeggiano il litorale. Questo è solo uno dei classici paesaggi thailandesi, uno dei territori più diversificati di tutto il sud-est asiatico.

Dalla fertile pianura centrale, disegnata dal corso dei fiumi e dalle geometrie ordinate di risaie, campi di canna da zucchero e piantagioni di frutta di vari tipi, alle verdi e rigogliose montagne settentrionali, culla dei primi regni thailandesi, impreziositi da raffinate architetture. E poi le animate città come Phuket Bangkok: affollate, caotiche, antiche e moderne, mistiche e frizzanti, un vero e proprio concentrato di energia a colori. Soprattutto nella capitale Bangkok, scoprirai che il commercio è un’arte, che sia in un mega mall griffato, o in un mercato di strada che propone le migliori offerte tra bancarelle ricolme di ogni bene, avvolte dal dolce profumo della frutta tropicale e dalle nuvole di fumo di qualche marmitta rumorosa che si tuffa nel traffico urbano di questa realtà tentacolare. Mille paesaggi e infinite esperienze, scopri la magia della Thailandia con le proposte Francorosso.

Spiaggia e mare, tutto il bello di una vacanza tropicale

Sogni di rilassarti in un paradiso esotico, con il ritmo delle onde e una dolce brezza marina che ti accarezza il volto e fa ondeggiare le fronde delle palme che ombreggiano la sabbia in un gioco di chiaroscuri. Davanti a te, tutte le sfumature del mare che si perdono nel blu intenso di un orizzonte tropicale: benvenuto nell’isola di Phuket, esattamente sulla punta meridionale della costa orientale, la bellissima e tranquilla località di Cape Panwa.

Qui spunta il SeaClub Cape Panwa, una proposta Ensy7 a circa un’ora d’auto dall’aeroporto internazionale di Phuket. La struttura è immersa all’interno di una piantagione di palme da cocco e abbarbicata sul fianco di una collina, posizione privilegiata che offre una splendida vista panoramica sul mare delle Andamane e sulla spiaggia privata di 300 metri, perfetto place to be per un soggiorno all’insegna del relax. Il resort offre il massimo comfort e servizi d’eccellenza, come l’esclusiva Cape SPA con sauna e un’ampia gamma di massaggi e trattamenti benessere.

Al SeaClub Cape Panwa potrai trascorrere una vacanza balneare perfetta: nonostante il mare delle Andamane sia soggetto a maree, questo tratto di mare è calmo e cristallino, poiché lambisce una zona protetta dai venti. La struttura è inoltre un comodo punto di partenza per raggiungere l’incantevole Coral Island, o Ko He, come la chiamano i locali, un piccolo paradiso situato al largo della punta nord-orientale (precisamente a 10 km dalla costa), noto per le spiagge immacolate di sabbia bianca bagnate da acque limpidissime che svelano un’incredibile barriera corallina dove praticare snorkeling. Il resort offre il servizio di collegamento gratuito per gli ospiti Francorosso, un’escursione indimenticabile all’insegna delle atmosfere tropicali e tuffi emozionanti nelle profondità di mille colori.

Città e spiagge, tra cultura e divertimento balneare

La Thailandia attrae per il mare da favola e le spiagge da cartolina, ma anche le città sono un richiamo irresistibile, lì dove il caos si dissolve nei silenzi dei templi, o nel volo leggiadro di qualche aquilone: li chiamano Thai kites e farli decollare sembra essere quasi uno “sport” nazionale, amatissimo dai locali e praticato persino nei piccoli spazi urbani tra il cemento. Anche le metropoli come Phuket Bangkok rivelano la magia della “Thainess”, mista ad un’incredibile energia che si respira lungo le strade e nei mercati, miriadi di bancarelle sulla terra o sull’acqua, quelli galleggianti sono spettacoli tipicamente thailandesi.

L’ in Tour Bangkok e Spiagge è l’itinerario perfetto per trascorrere una vacanza al mare senza perdere l’opportunità di esplorare le grandi città. 310 km da percorrere con tappe a Phuket e Bangkok. La capitale è una metropoli di dieci milioni di persone, chiamata “la città degli angeli”, caotica ma allo stesso tempo mistica ed affascinante, lo scoprirai visitando luoghi come il Wat Phra Kaew, tempio in cui è custodito il Buddha di Smeraldo, e il Wat Pho, il più antico della città, famoso per il Buddha reclinato. Sempre in compagnia di una guida esperta parlante italiano, arriverai fino alle sponde del fiume Chao Phraya dove ti addentrerai tra i canali meglio conosciuti come “klong”, detti anche i canali della vecchia Bangkok. Qui brulica la vita autentica tra domanda e offerta dei mercati galleggianti su barche colorate, ricche di ogni tipo di merce: scoprirai che il mercanteggiare è una vera e propria arte in Thailandia, non solo nello spuntare il prezzo migliore, ma nel saper inscenarla nelle location più incredibili come il Damnoen Saduak, il mercato galleggiante più famoso del Paese, a poco più di un’ora da Bangkok.

Il tour prosegue con un volo interno per Phuket. Dalle luci della città, alla pace delle località balneari a poca distanza. Il tour include la possibilità di un soggiorno anche a Khao Lak, piccolo centro ad un passo dalle lunghe distese di sabbia orlate da colline boscose, bagnate da acque cristalline, lo scenario di un soggiorno esclusivo in una località da sogno.

Il nord, l’essenza della Thailandia

Per chi desidera immergersi nelle atmosfere più autentiche del Paese, il viaggio orienta la bussola anche verso il Nord del Paese. Con l’ in Tour Thailandia Magica, percorrerai 1.480 km partendo da Phuket per poi fare rotta a Bangkok, e infine raggiungere le montagne verdissime della parte settentrionale. Il Nord della Thailandia racchiude i tesori più antichi del passato, dove sono custoditi i templi e i palazzi più rappresentativi. Viaggerai fino ai confini con Myanmar e Laos, alla confluenza del fiume Mekong e del famoso Triangolo d’Oro, con tappe presso i siti più importanti. Visiterai Ayutthaya, l’antica capitale del Regno del Siam dal XIV al XVIII secolo, oggi Parco Archeologico Patrimonio dell’Umanità UNESCO, orlata dalle architetture dei templi di Wat MahathatWat Na Phra Meru Wat Lokayasutharam, tra le più rilevanti gemme del passato, e a Sukhothai, un susseguirsi di templi costruiti per rispettare l’antico ordine religioso e mantenere il contatto con NmaNaga e Meru, rispettivamente l’acqua, il serpente e la montagna sacra. Anche questo luogo suggestivo è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Questo bellissimo e ricco tour termina a Chiang Mai, vegliata dal monte Doi Suthep dove spunta l’omonimo tempio, tra i più belli della zona. Situata tra le montagne più elevate della Thailandia, la città è ad oggi considerata il centro di riferimento di tutta l’area settentrionale del Paese. Qui si contano più di 300 eleganti architetture religiose che contribuiscono a conferirle un’aura mistica e un fascino unico, la tappa finale di un viaggio che esplora una nuova cultura, colleziona nuove esperienze ma soprattutto rivela il segreto della “Thainess”, la ricetta per la felicità.

Thailandia, il Paese della felicità
In bicicletta alla scoperta delle saline e dei mulini di Gran Canaria.

In bicicletta alla scoperta delle saline e dei mulini di Gran Canaria.

Gran Canaria è un’isola ricca di storia, dalle vestigia aborigene ai mulini e alle saline, testimonianze di ingegno e tradizione. Pedalare tra questi luoghi permette di esplorare il bianco delle saline, il verde delle valli e i mulini a vento che caratterizzano il territorio.
Le saline sono una parte fondamentale della storia di Gran Canaria, usate in passato per conservare i cibi, oggi ne restano solo quattro attive, tutte meritevoli di visita per la loro bellezza e valore culturale. Lungo la costa sud-orientale si trovano le saline di Bocacangrejo, La Florida, e Arinaga, dichiarata Bene di Interesse Culturale. Poco distante, le saline di Tenefé, a Pozo Izquierdo, offrono un suggestivo spettacolo, specialmente al tramonto, con acque dalle sfumature rosate.
Proseguendo il percorso, si scoprono i mulini di Gran Canaria, antichi macchinari usati per pompare acqua o macinare grano, oggi simboli storici. Tra i più noti c’è il Molino de Gofio de San Mateo, dove si produce ancora il tradizionale cereale tostato. A nord, il Molino de Firgas, restaurato e trasformato in museo, offre un affascinante viaggio nel passato. A sud, nella valle di Mogán, il Molino Quemado, ricostruito dopo un incendio, è circondato da un suggestivo giardino di cactus e curiosità, rendendo la visita unica.  Per una pedalata avventurosa, si consiglia il percorso da La Aldea de San Nicolás ad Agaete, che passa accanto a mulini a vento e offre panorami mozzafiato su oceano e scogliere.

Per gli appassionati di ciclismo, l’evento da non perdere è la Gran Canaria Bike Week, in programma dal 1 all’8 dicembre. È un’occasione ideale per ciclisti di ogni livello, con sette percorsi in otto giorni e sfide impegnative come la Gran Fondo Pico de Las Nieves. La Bike Week permette di esplorare l’isola su due ruote, ammirando paesaggi mozzafiato e incontrando ciclisti da tutto il mondo.

Punta Ala ha un fascino indiscutibile.

Punta Ala ha un fascino indiscutibile.

Oggi tutti apprezziamo il fascino di Punta Ala: è una località turistica esclusiva, con il Golf Hotel, lo Yacht Club, e il porto turistico, ma in pochi conoscono la storia della sua nascita.

Per esempio, sapete da dove viene il nome Punta Ala?

Bene, ve lo spiego subito!

Il fascino di Punta Ala…un po’ di storia recente

Fu Italo Balbo che nel 1936 la chiamò così dopo aver acquistato il Castello di Punta Ala (allora Torre di Punta Troia).

Da aviatore, sorvolava spesso questo promontorio e fu ispirato dalla forma che disegnano gli scogli dei Porcellini e dello Sparviero.

Lo Scoglio dello Sparviero (o Troia) seguito dai Porcellini

L’attuale scoglio dello Sparviero, con la torre di avvistamento costruita su di esso dagli Appiano di Piombino nel XIV secolo a difesa dalle scorribande dei Pirati, si chiamava Troia.

Ma da dove veniva questo nome un po’ irriverente?

La leggenda narra che una scrofa di cinghiale (troia è un sinonimo di scrofa) con i suoi porcellini fosse inseguita dai cacciatori.

Cadde in mare trasformandosi nello scoglio davanti alla punta (oggi scoglio dello Sparviero), mentre i suoi piccoli si trasformarono negli scogli affioranti che ancora oggi sono chiamati i Porcellini.

Al di fuori della leggenda, si pensa derivi dall’antico nome di Portus Traiani.

Nel ‘500 era un punto di osservazione strategico tanto che Cosimo I de’ Medici ci fece costruire una torre in primis a difesa dai pirati turchi che imperversavano nell’arcipelago.

Ma voleva anche tenere sotto controllo il confine tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino.

Qua c’erano già torri di difesa in tutto il Golfo di Follonica fino, appunto, alla torre della Troia Vecchia.

La nuova torre medicea, oggi inglobata nel Castello di Punta Ala, si chiamò Troia Nuova.

Fino all’800 la torre medicea svolse un ruolo di avamposto difensivo, collegata alle altre torri erette sul territorio come la torre di Punta Hidalgo o la torre delle Rocchette.

Nei secoli fu più volte ristrutturata e ampliata, fino a diventare una dimora privata.

I campi da golf a Punta Ala, in vista del mare

Punta Ala in tempi moderni

Nel 1932, come dicevo, Italo Balbo acquistò questa vasta area.

In questi anni iniziò lo sviluppo urbanistico del territorio di Punta Ala con la creazione di poderi, la realizzazione di strade, l’arrivo dell’acqua corrente e i primi impianti elettrici.

Fino agli anni ‘70 rimase un luogo di scampagnate, caratterizzato da una natura prorompente, boschi e pinete.

Era l’ideale per passare una giornata al mare in compagnia e fermarsi a mangiare il pesce alla “Baracca”.

Ma la sua vocazione turistica è nata quando, nel 1959, gli eredi di Italo Balbo vendettero i territori di Punta Ala e fu costituita la Punta Ala S.p.A. con lo scopo di creare un centro residenziale.

Negli anni ‘60 Punta Ala fu teatro di concorsi ippici, tornei di Polo, Rally automobilistici e altri eventi che sfruttavano il suo fascino naturale.

Ma il vero sviluppo partì nel 1973 con la posa della prima pietra del porto turistico.

Diventò subito un punto di riferimento per la vela, italiana e non solo, e trascinò lo sviluppo turistico della località, portando un turismo di élite con la realizzazione di hotel e infrastrutture di pregio.

Oggi Punta Ala è anche rinomata per aver saputo mantenere il suo aspetto selvaggio.

Il Marina di Punta Ala

I suoi boschi di lecci e sugheri e soprattutto la pineta bordano le spiagge incontaminate di sabbia fine e mare cristallino con i suoi profumi.

Eppure, guardando il sole che tramonta dietro l’Isola d’Elba, ci sembra quasi di scorgere qualche galeone pirata che ancora aspetta il momento favorevole per sbarcare.

Esplorare le Galapagos: Crociera VS soggiorno.

Esplorare le Galapagos: Crociera VS soggiorno.

Le Isole Galapagos, un arcipelago vulcanico situato nell’Oceano Pacifico a circa 1.000 chilometri dalle coste dell’Ecuador, sono uno dei pochi luoghi al mondo in cui la natura sembra aver preservato la sua autenticità più pura.

Un viaggio alle Galapagos è una delle cose da fare almeno una volta nella vita per chi ama la natura, l’avventura e la biodiversità dato che qui vivono tantissime specie animali che non si trovano in nessun altro posto al mondo.

Non ci credi? Pensa che circa l’80% degli uccelli terrestri, il 97% dei rettili e dei mammiferi terrestri, più del 20% delle specie marine e oltre il 30% delle piante sono endemici, ossia esclusivi dell’arcipelago!

Le Isole Galapagos

Le Galapagos sono famose in tutto il mondo per la loro incredibile biodiversità e per essere state la fonte d’ispirazione per la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin. Dall’albatros delle Galapagos all’iguana marina, dal cormorano attero al pinguino delle Galapagos, fino ai fenicotteri, alle balene e ai delfini, ai leoni marini e chi più ne ha più ne metta: a seconda del periodo dell’anno potrai avvistare alcuni degli animali più curiosi del mondo.

Visitando le isole avrai infatti l’opportunità di osservare da vicino queste creature in un habitat naturale rimasto ancora integro. Ogni isola delle Galapagos è un piccolo mondo a sé, con paesaggi che spaziano dalle spiagge bellissime alle formazioni vulcaniche imponenti, passando per foreste tropicali e distese desertiche.

Ma la domanda più frequente è questa: è meglio visitare le isole Galapagos con una crociera o con dei soggiorni a terra? In entrambi i casi raggiungere le Galapagos richiede un po’ di pianificazione.

Crociera alle Galapagos

Se ami il dondolio dell’acqua e gli spazi sconfinati del mare allora una crociera alle Galapagos è un sogno ad occhi aperti. Che si tratti di navi o yacht, la regola di ogni crociera che si rispetti è quella di raggiungere quante più isole possibili. A seconda del tempo a disposizione infatti, potrai inoltrarti nelle isole più remote che non possono essere raggiunte con delle semplici escursioni giornaliere.

Stando in mare gran parte della giornata inoltre potrai aumentare la possibilità di incontri indimenticabili: pensa all’emozione di ritrovarti accerchiato da decine di delfini che giocano con la nave!

Tra avvistamenti, relax, aperitivi e tramonti il tempo scorrerà veloce e potrai raggiungere ogni giorno un’isola diversa senza quasi accorgertene e spesso potrai avere il privilegio di esplorare l’isola senza le orde di turisti che arrivano con i tour in giornata perché le crociere attraccano anche di notte.

Gli yacht da crociera inoltre accolgono solitamente un massimo di 16 persone a bordo quindi potrai condividere momenti di allegria, ma anche ritagliarti i tuoi spazi senza problemi e soprattutto senza pensieri: nelle crociere tutto è già stato pianificato.

Soggiornare nelle isole delle Galapagos

Se invece hai un budget minore puoi scegliere di soggiornare a terra nelle isole delle Galapagos. In media risparmierai 1/3 rispetto alla crociera tra le isole, ma se non ami il mare o vuoi più libertà di movimento potrebbe essere la scelta giusta.

La principale difficoltà in questo caso sarà quella di capire come ottimizzare il tempo della tua vacanza: quale isola scegliere? Quali sono le escursioni giornaliere da non perdere? Dove vedere alcuni degli animali più particolari delle Galapagos?

Soffri il mal di mare? Nessuna paura, con una buona pianificazione potrai comunque scegliere di spostarti con dei voli interni tra le isole maggiori e optare per siti raggiungibili a piedi o in auto.

Safari nella Conservation Area Ngorongoro: il cuore dell’Africa.

Safari nella Conservation Area Ngorongoro: il cuore dell’Africa.

L’area del Ngorongoro in Tanzania è sicuramente una delle meraviglie del mondo! Questa estesa e ininterrotta caldera vulcanica è uno dei luoghi più magici dell’Africa dove si concentrano tutti gli ecosistemi del Continente africano, oltre ad un’incredibile varietà di animali.

Secondo me, si tratta di un vero e proprio must visit per gli amanti della natura!

La Conservation Area Ngorongoro

L’Area di conservazione di Ngorongoro, è un’area naturale protetta della Tanzania che si estende nella zona della caldera di Ngorongoro, nella pianura del Serengeti, a nord-ovest della città di Arusha e ad est del Parco del Serengeti.

L’area è famosa in particolare per il cratere di Ngorongoro che misura più di 16 chilometri di diametro e si trova a 2.200 metri sul livello del mare. Grazie alla buona piovosità, agli stagni, ai piccoli laghi e torrenti, la zona è divenuta un vero e proprio concentrato di tutti gli ecosistemi dell’Africa e l’area è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Il cratere Ngorongoro

Il cratere Ngorongoro è la più grande caldera intatta del mondo, si tratta di un’ampia conca che si è formata a causa del parziale svuotamento di una camera magmatica conseguente ad un’imponente eruzione. Le ripide pareti vulcaniche celano oggi un ambiente incontaminato di ampie savane, macchie di acacie, scintillanti laghi e paludi nelle quali pascono branchi di animali selvatici.

Nel cratere infatti la concentrazione di fauna è impressionante: si calcola che sia abitato da oltre 25000 animali di grossa taglia. Gnu, zebre, gazzelle, bufali fanno da contrappeso ai grandi predatori in agguato, i leoni, mentre le iene si aggirano furtive in attesa del loro momento.

Qui potrai avvistare enormi branchi di zebre, gnu ed elefanti, un centinaio di leoni che rappresentano la popolazione a maggiore densità di tutta l’Africa, bufali, ippopotami, ghepardi, leopardi, nonché alcuni esemplari del raro rinoceronte nero, ultimi superstiti di una specie sull’orlo dell’estinzione.

Il Ngogongoro non è un Parco Nazionale, ma una Riserva, e qui infatti le tribù Masai possono circolare liberamente portando al pascolo il proprio bestiame, cosa che non avviene in nessun altro parco della Tanzania.

Le Gole dell’Olduvai

Oltre al cratere omonimo, la riserva di Ngorongoro include anche altri otto crateri di dimensioni minori, nonché l’importantissimo sito archeologico delle Gole dell’Olduvai, conosciute come “la culla dell’umanità”.

È proprio qui infatti che vennero rinvenuti dei resti di uomini primitivi risalenti a circa 1.75 milioni di anni fa e svariati fossili di animali risalenti all’età della pietra. Il sito, o meglio il gruppo di siti, lungo più di 5 Km con una profondità di oltre 100 metri, racchiude circa 2 milioni di anni della nostra storia.

La grande migrazione

I Big Five, le mandrie di gnu e gazzelle e le innumerevoli specie di uccelli attratte dalla riserva (in particolare i fenicotteri, che qui costituiscono una delle colonie più grandi di tutta l’Africa) partecipano ad una delle 10 meraviglie del mondo naturale: la grande migrazione che interessa la Tanzania.

Il movimento circolare si svolge tutto l’anno e per questo motivo solo un esperto saprà indicarti il posto migliore per gli avvistamenti in base al periodo del tuo viaggio. E dopo lo spettacolo della savana e del bush africano… che ne dici di qualche giorno al mare nelle incantevoli isole di Pemba e di Mafia oppure tra le spiagge rinomate di Zanzibar e delle Seychelles? Il viaggio della vita ti aspetta!