Maldive autentiche: la selezione degli esperti per viaggiatori consapevoli.

Maldive autentiche: la selezione degli esperti per viaggiatori consapevoli.

Per ogni volta che manteniamo viva la capacità di meravigliarci, che ci incantiamo davanti a un orizzonte, che vediamo una nuvola e immaginiamo un racconto, le Maldive materializzano la vacanza di una vita con resort che incantano.

Le Maldive sanno appagare i sensi come pochi altri lembi del nostro pianeta: appena i piedi nudi accarezzano le loro sabbie, quando gli occhi iniziano a perdersi nei turchesi del mare e nei blu del cielo, si comprende di essere alle soglie di un’esperienza indimenticabile. Per scoprire l’autenticità dell’arcipelago più desiderato al mondo e vivere un viaggio indimenticabile, bisogna affidarsi a chi ha fatto dell’accoglienza un’arte che esalta i sensi.

Per questo motivo i Travel Designer di Ensy7 hanno selezionato due proposte che materializzano l’idea del paradiso naturale in cui immergersi, sperduti nell’Oceano Indiano in eco-resort esclusivi, a tu per tu con mante, squaletti e tartarughe giganti alla scoperta di isole sommerse, tra coralli e giardini di gorgonie.

Relax senza limiti

Negli atolli di sud ovest, il Diamonds Thudufushi  contempla il mare aperto lasciando godere l’incanto dell’Oceano Indiano in un’armonia tra passato e presente, offrendo le due anime della vacanza maldiviana. Da un lato, i piedi affondano nella sabbia calda degli accoglienti Beach Bungalow, dall’altro le eleganti Water Villa si protendono sull’oceano lungo il sinuoso pontile che è già una fiaba percorrere accarezzati dalla tiepida brezza marina. Accesso diretto al mare e l’opzione della Jacuzzi sul terrazzo privato sono solo alcuni dei dettagli che incantano.

 

 

Anche la cucina del Diamonds Thudufushi è un viaggio sensoriale tra storie di terre e tradizioni. Nel ristorante principale Maakana, la scuola italiana declina un buffet ricco e vivace tra live cooking e griglie. Per gli ospiti delle Water Villa e Beach Suite, il ristorante Aqua Over Water è un palcoscenico di sapori europei e asiatici. Il Farivalhu Maldivian, propone una cena romantica attraverso piatti degli chef locali. Al Thila Japanese, dodici ospiti vivono lo spettacolo del Teppanyaki, con i cuochi esperti che trasformano la preparazione in performance. Al Kakuni Sea Food, gli amanti del pesce cenano sotto un cielo stellato assaporando il pescato dell’oceano.

Rigenerarsi aiutando il pianeta

Essere alle Maldive, significa trovarsi in uno degli ecosistemi più spettacolari e delicati. Anche in questo, la scelta del Diamonds Thudufushi appaga. Bastano poche bracciate per essere circondati dai coloratissimi branchi di pesci. Se l’oceano invita al relax e alla meditazione, gli amanti della vacanza attiva hanno nel trattamento all inclusive canoa, sup, windsurf, ping pong, beach volley, acquagym e stretching. L’esperienza di fare snorkeling al tramonto o volare sull’acqua in catamarano, sono solo alcune delle attività extra.

 

 

C’è poi un plusvalore che si può vivere unicamente qui. Protagonisti come in un documentario delle serie Nature, si può prendere parte, al fianco di biologi marini esperti, al “Coral Conservation Project”. In questo modo sarà possibile contribuire a preservare la barriera corallina e impegnarsi in un turismo più consapevole. Infatti, gli ospiti che scelgono questa attività sviluppata in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca, partecipano attivamente al ripristino della barriera corallina aiutando scienziati e tecnici specializzati ad inserire in acqua colonie di coralli vivi.

 

 

Per la cura del corpo, la “Serena Spa” rigenera tra tradizione indiana e tecniche orientali, con un’ampia varietà di massaggi ayurvedici e trattamenti rinvigorenti per il corpo e il viso basati sull’utilizzo di sostanze organiche come miele, sesamo, cocco, yogurt, papaya e arancia.

Tra foresta e oceano

Orizzonti sconfinati, relax e sport anche nella parte nord dell’arcipelago maldiviano, dove si trova il Brennia Kottefaru, paradiso tropicale selezionato da Ensy7  nell’atollo di Raa. La sabbia disegna un cerchio perfetto nelle acque turchesi, le suite fondono elegantemente lo stile contemporaneo con l’autenticità locale in cui la privacy è accentuata del design delle architetture nel paesaggio esotico. Le sistemazioni sublimano chi cerca la comodità di una villa sulla spiaggia, alcune con piscina privata, ma anche chi chiede il fascino della suite sospesa sul mare, con le due appendici rappresentate dai pontili che si allungano verso le Water Villa sulle acque cristalline dei litorali opposti.

 

 

La barriera corallina che fa da corona all’isola è un’occasione per la pratica dello snorkeling ed emozionanti immersioni subacquee grazie al centro diving attrezzato per accogliere principianti ed esperti. Per chi preferisce la dimensione relax delle Maldive, è disponibile la grande piscina fronte mare, un’ampia Spa con trattamenti mirati e lo Sport Bar fronte oceano.

Anche al Brennia Kottefaru la ristorazione è un viaggio gastronomico che spazia dalla cucina mediterranea internazionale a quella orientale, con ristoranti a buffet e à la carte che propongono pietanze interpretate in un viaggio creativo dei sapori.

La Napoli di Maradona, sulle orme del Pibe de Oro.

La Napoli di Maradona, sulle orme del Pibe de Oro.

Napoli e Maradona sono un binomio inscindibile, una storia d’amore che ha segnato la città e la sua gente in maniera indelebile. Il “Pibe de Oro” ha fatto di Napoli una leggenda, con le sue giocate da sogno e con la passione che ha trasmesso alla città intera. Oggi, visitando Napoli, è impossibile non imbattersi in tracce di Diego Armando Maradona, che attraverso murales, statue e luoghi simbolo, continua a vivere nel cuore dei napoletani. Vi invitiamo a percorrere con noi la Napoli di Maradona, alla scoperta dei luoghi più significativi legati alla sua figura.

Un murales di Diego Armando Maradona nei Quartieri Spagnoli ©SimoneAmi /Shutterstock

Un murales di Diego Armando Maradona nei Quartieri Spagnoli

I luoghi di Maradona a Napoli

Murales Maradona: arte che celebra il mito

Uno dei modi migliori per immergersi nell’eredità di Maradona è camminare per le strade di Napoli e ammirare i tanti murales Maradona a Napoli. Tra i più celebri, quelli che adornano i Quartieri Spagnoli, dove il volto del campione argentino è dipinto in tutta la sua magnificenza. Questi murales raccontano la Napoli di Maradona, quella che ha vissuto ogni suo gol, ogni sua vittoria, come una propria conquista. Ogni angolo dei Quartieri Spagnoli sembra raccontare la sua leggenda, come l’altarino: un piccolo altare dove i napoletani continuano a rendere omaggio al loro idolo, portando fiori, candele e messaggi di gratitudine.

Il cuore pulsante di Napoli: lo Stadio Diego Armando Maradona

Non potete visitare Napoli senza fare tappa allo Stadio Maradona Napoli (precedentemente noto come Stadio San Paolo), il tempio del calcio che ha visto Diego trionfare in campo. Qui, ogni angolo trasuda la sua presenza, con il nome inciso in modo indelebile. Lo stadio è il cuore pulsante della città calcistica, un luogo sacro per ogni tifoso partenopeo, dove Maradona ha regalato il primo scudetto alla squadra nel 1987 e ha scritto pagine indimenticabili della storia del calcio. Se avete la fortuna di visitarlo in un giorno di partita, capirete cosa significava per Napoli il “D10S” argentino.

Lo Stadio Diego Armando Maradona ©PhotoLondonUK /Shutterstock

Lo Stadio Diego Armando Maradona

Il Museo Maradona Napoli: un viaggio nella leggenda

A pochi passi dallo stadio, vi aspetta il Museo Maradona, un tributo alla carriera del campione. Questo piccolo, ma emozionante spazio custodisce cimeli, foto e trofei che raccontano la sua storia con la maglia azzurra. Il museo non è solo un luogo di culto per i tifosi, ma una vera e propria immersione nella cultura calcistica napoletana, dove Maradona è considerato un Dio vivente. Ogni oggetto esposto, dalla maglia numero 10 alle scarpe da gioco, racconta un capitolo della sua epopea napoletana.

La statua di Maradona: un simbolo immortale

La statua di Maradona, dopo un certo girovagare, è stata posizionata all’interno della pizzeria nella zona dei Quartieri Spagnoli, a pochi passi dal famos murales dedicato al Pibe de Oro. Questa statua è un simbolo dell’amore incondizionato che la città ha sempre nutrito per lui. La sua immagine, immortalata nel gesto di dribblare un avversario, è diventata un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono rendere omaggio al campione.

La casa di Maradona a Napoli: dove visse il mito

Se vi state chiedendo dove abitava Maradona a Napoli, dovete recarvi al Rione Sanità, uno dei quartieri più vivi e caratteristici della città. Qui, Maradona visse durante i suoi anni a Napoli, come uno del posto, tra la gente, senza mai distaccarsi dalla realtà napoletana. La sua casa, sebbene privata, è un luogo di pellegrinaggio per i tifosi, che spesso si fermano a guardare la facciata dell’edificio in segno di rispetto. Il Rione Sanità è anche la zona che più di tutte conserva l’autenticità della Napoli popolare, dove il calcio e Maradona sono tutt’uno con la vita quotidiana.

Il culto di Maradona risuona in tutta Napoli ©DinoPh /Shutterstock

Il culto di Maradona risuona in tutta Napoli

Largo Maradona: il ricordo in una strada

Un altro punto di riferimento, non solo per i tifosi, è Largo Maradona, una delle piazze più celebri della città, che ha preso il nome proprio in onore del campione argentino. Qui, oltre a godere di una vista mozzafiato sulla città, potrete sentire l’eco dei ricordi legati a Maradona, che continuano a essere celebrati dai napoletani con entusiasmo e passione.

Il Bar Nilo e il culto di Maradona

Infine, non potete fare a meno di visitare il Bar Nilo, un piccolo ma iconico locale che si trova nel cuore del centro storico. Questo bar è famoso non solo per i suoi caffè e la sua atmosfera caratteristica, ma anche per essere uno dei luoghi simbolo della devozione a Maradona. Le pareti del bar sono tappezzate di fotografie, memorabilia e omaggi a Maradona, che ancora oggi rappresenta un legame indissolubile con la città di Napoli.

Forte dei Marmi: cinque motivi per scoprire la località glamour anche fuori stagione.

Forte dei Marmi: cinque motivi per scoprire la località glamour anche fuori stagione.

Forte dei Marmi per tutte le stagioni: la famosa località della Versilia non vive solo in estate, con le feste e la mondanità. Quando le vie del centro sembrano svuotarsi, la grande e lunga spiaggia sabbiosa si fa quasi deserta e, in certe giornate, il vento di libeccio soffia forte spazzando il mare, è il momento giusto per vivere un’atmosfera diversa in un angolo di litorale toscano celebre in tutto il mondo. Ecco 5 buone ragioni per visitare il Forte senza l’assillo della folla estiva, dedicandosi alla scoperta del territorio, della cultura, della gastronomia e per approfittare di questo rigenerante periodo fuori stagione.

Forte dei Marmi tramonto

Tramonto sul Pontile con vista sulla spiaggia e le Alpi Apuane

Il Pontile e il piacere del “mare d’inverno”

Il Pontile che si protende per circa 300 metri nel blu del Mar Tirreno è senza dubbio uno dei simboli della stazione balneare toscana. Oggi è la meta immancabile di ogni passeggiata di turisti e locali. “Noi gente di Forte dei Marmi, senza il pontile perdiamo l’orizzonte” raccontava lo scrittore Fabio Genovesi, fortemarmino doc, quando nel 2019 venne chiuso a causa dei lavori di ristrutturazione per metterlo in sicurezza. Oggi ha una funzione esclusivamente legata al loisir, ma non bisogna dimenticare che le sue origini si fanno risalire addirittura al XVI secolo, quando Michelangelo Buonarroti sceglieva il materiale per le sue sculture sulle Apuane di Seravezza e i blocchi scendevano fino al Forte lungo la “strada del marmo” prima di essere imbarcati. Il pontile precedente all’attuale risaliva al 1877: era in legno, largo 5 metri e sulla piattaforma era montata una gigantesca gru soprannominata “La Mancina”, perché girava solo a sinistra. Venne fatto saltare dai Tedeschi durante la seconda Guerra Mondiale per evitare lo sbarco degli Alleati, ma prima aveva fatto incantare (e passeggiare) personaggi come Thomas Mann, Riccardo Bacchelli, Curzio Malaparte, Aldous Huxley, Giacomo Puccini. Per citare solo alcuni dei tanti scrittori, artisti, musicisti che hanno amato e frequentato Forte dei Marmi. Ricostruito in cemento armato a partire dal 1955, il Ponte diventa un scenario meraviglioso al tramonto, quando lo sguardo abbraccia tutto l’arco ligure fino alle montagne del Ponente.

Pietrasanta: Piazza Duomo vista dal drone

L’Antro del Corchia, un’avventura nel cuore delle Apuane

Non solo mare, perché le Alpi Apuane sono la cornice imprescindibile del Forte. Basta alzare lo sguardo per incontrare vette e creste che arrivano a sfiorare i 2000 metri. Imboccata la valle del fiume Versilia e poi quella del Vezza si sale vertiginosamente fino al borgo di Levigliani. Con le navette del Corchia Park si arriva fino all’imbocco dell’Antro, uno dei più grandi ambienti ipogei d’Europa. Gli speleologi provenienti da tutto il mondo hanno già esplorato circa 70 km di grotte, ma si pensa che il complesso carsico si estenda per 150 km. I turisti ben equipaggiati (la temperatura interna è di 7°) possono percorrere 2 chilometri su un itinerario attrezzato con comode passerelle. È un susseguirsi di ambienti fiabeschi ricchi di stalattiti e stalagmiti, piccoli laghetti, cascatelle. Passando dalla Galleria Franosa alla Galleria degli Inglesi (in onore degli esploratori britannici) si arriva all’anello finale, il più spettacolare di questo breve trekking nelle viscere del Monte Corchia. Nella bella stagione, all’ingresso della grotta vengono organizzate degustazioni di prodotti tipici versiliesi (salumi e formaggi) accompagnati da bottiglie di vino ipogeo. Infatti, alcuni piccoli produttori locali affinano il loro vino in una speciale cantina ricavata all’interno dell’Antro del Corchia.

Il paesaggio delle cavedi marmo di Carrara e delle Alpi Apuane ©Alessandro Colle/Shutterstock

Il paesaggio delle cavedi marmo di Carrara e delle Alpi Apuane

Le cave di marmo: nelle cattedrali dell’oro bianco

Il marmo di Carrara e delle Alpi Apuane è legato indissolubilmente alla storia dell’arte, basti citare il Mosé di Michelangelo. La cave del Monte Altissimo, oggi proprietà della Henraux S.p.A., vennero esplorate nel 1517 dal Buonarroti che vi individuò vasti giacimenti di marmo statuario. Caduta poi in disuso, l’attività estrattiva sull’Altissimo venne riattivata nel 1821 dal francese Jean Baptiste Alexandre Henraux, ex ufficiale napoleonico. Questa società attiva da oltre due secoli ha legato il suo nome a opere grandiose quali, a titolo di esempio, la cattedrale di Sant’Isacco a San Pietroburgo, l’abbazia di Montecassino ricostruita negli anni Cinquanta del Novecento e il pavimento policromo di San Pietro in Vaticano. Henraux vanta innumerevoli realizzazioni contemporanee, come il Bulgari Hotel di Londra, e collaborazioni con artisti del calibro di Tony Cragg, Mimmo Paladino, Craig Copeland e Renzo Maggi.

La cave di marmo sono ancora oggi un ambiente affascinante, in alcuni casi delle vere e proprie cattedrali dell’Oro bianco. Per avere un piccolo assaggio di cosa significa questa lunga tradizione legata all’attività estrattiva, ci si può affidare a un “marmo tour”. Il Corkia Park organizza delle visite guidate che in alcuni casi prevedono anche la colazione o la merenda del cavatore, a base di lardo (quello famoso di Colonnata viene prodotto non molto lontano da qui). In alternativa, alcuni alberghi (come il Grand Hotel Imperiale) organizzano escursioni in 4×4 a cave ancora in funzione. Dall’alto, a oltre mille metri di altitudine, la vista a picco sul litorale toscano e, nelle giornate serene, sulle isole di Gorgona,Capraia e sulla Corsica sarà un ricordo indimenticabile.

Lo scultore Renzo Maggi ha il suo studio all’interno della sede di Henraux a Forte dei Marmi © Photo Dario Bragaglia/Lonely Planet Italia

Lo scultore Renzo Maggi ha il suo studio all’interno della sede di Henraux a Forte dei Marmi

Arte e cultura, il Forte luogo preferito da artisti e scrittori

Non ci sono solo le cave nella storia di Forte dei Marmi. Fra i tanti artisti che hanno legato il loro nome alla località toscana (Giorgio De Chirico, Henry Moore, Marino Marini) c’è anche Carlo Carrà, a cui è stato dedicato un percorso artistico. Fra la Chiesa e la piazza del Fortino Leopoldo I del 1788 (da qui nasce il nome), fra il lungomare e la località Fiumetto sono state installate trenta riproduzioni a dimensione reale di opere del pittore legato al movimento futurista. Si può visualizzare la mappa su Google o richiedere il depliant all’Ufficio Informazioni turistiche. L’itinerario può essere completato anche in bicicletta. La Ciclovia della Versilia da Viareggio a Forte dei Marmi scorre a pochi metri dal litorale ed è uno dei modi più belli per scoprire questo tratto di costa. Sul fronte culturale, da non mancare la visita all’incantevole borgo di Seravezza con il suo Palazzo Mediceo (Patrimonio Unesco) che ospita mostre temporanee e il Museo delle tradizioni della Versilia.

Seravezza, sulle Alpi Apuane ©federico neri/Shutterstock

Seravezza, sulle Alpi Apuane

Gastronomia e relax: le tentazioni della tavola e i locali mitici

Volete degustare un piatto di pasta alla trabaccolara? Il posto giusto è il ristorante L’Olivo del Grand Hotel Imperiale, accessibile anche ai clienti esterni. È una ricetta tipica della cucina versiliese. In origine nasce dalla tradizione dei pescatori di San Benedetto del Tronto che nel periodo fra le due guerre abbandonarono l’Adriatico per spostarsi in Versilia. Le loro barche erano dette trabaccoli, da cui deriva il nome del condimento ottenuto dalla sfilettatura dei pesci che avevano meno mercato. Un piatto povero della tradizione viareggina che oggi si può trovare, in versione più ricca, nei ristoranti della Riviera Apuana. Anche le altre ricette di Mario Cucchiara, chef de L’Olivo, affondano nella tradizione mediterranea e toscana: dagli spaghetti alle arselle realizzati con pasta fresca fino alla classica pappa con il pomodoro. E poi una bella selezione di pecorini, prosciutti e olii toscani disponibili in hotel anche al momento della prima colazione. La serata può concludersi (o iniziare) al Golden Bar con un signature drink del barman Diego Frediani.

Al Forte i locali per divertirsi anche fuori stagione non mancano, a partire dalla Capannina, il locale aperto da Achille Franceschi nel 1929 che nei decenni è diventato uno dei punti di riferimento della vita notturna. Negli anni ’30 era frequentata da nobili come gli Sforza, i Della Gherardesca, i Rucellai e da poeti come Montale e Ungaretti. Poi negli anni ’60 e ’70, sul palco sono saliti, fra i tanti, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Edith Piaf, Gloria Gaynor, Edoardo Vianello e Gino Paoli. E ritornelli come quelli di “sapore di sale” e “con le pinne il fucile e gli occhiali” hanno contribuito a creare un mito che dura ancora oggi, sull’onda nostalgica dei film con Christian De Sica e Jerry Calà.

Kansai, il cuore autentico del Giappone tra tradizioni millenarie e scenari mozzafiato .

Kansai, il cuore autentico del Giappone tra tradizioni millenarie e scenari mozzafiato .

Il Giappone è una terra di contrasti, dove la modernità convive armoniosamente con una cultura antica e profondamente radicata. Il Kansai, regione storica del Paese, ne è l’emblema perfetto: un luogo dove ogni angolo racconta storie di samurai e monaci, di pellegrini e mercanti, di sapori raffinati e paesaggi senza tempo. Con Expo 2025 in arrivo a Osaka, questa è l’occasione perfetta per andare oltre le città più battute e lasciarsi avvolgere dall’autentica essenza del Giappone.

Un viaggio nel sapore: tra manzo pregiato, sakè e tradizioni secolari

Nel Kansai il cibo è molto più di un semplice piacere: è un rituale, un’esperienza sensoriale che racchiude secoli di storia. Qui nascono due delle carni più pregiate al mondo: la Kobe beef, dalla marezzatura perfetta, e la Matsusaka beef, ancora più ricca e delicata. Ma il viaggio nei sapori della regione non si ferma qui: gli Ise udon, morbidi e avvolgenti, si sciolgono in bocca con il loro brodo intenso, mentre i giganteschi tsu gyoza, dorati e croccanti, stupiscono con il loro ripieno saporito.

E poi c’è il sakè, nettare raffinato che ha trovato in Kansai il suo paradiso. Basta perdersi tra le storiche cantine di Nada Gogo, nei pressi di Kobe, per comprendere l’arte di questa bevanda millenaria. Qui, tra le note di riso fermentato e le degustazioni in vecchie case di legno, il tempo sembra rallentare, regalando un assaggio dell’anima più autentica del Giappone.

Alla ricerca della spiritualità: i sentieri sacri di Koyasan e Ise

Per chi cerca un’esperienza che vada oltre il tangibile, il Kansai offre due tra i luoghi più sacri del Giappone: il monte Koya e i santuari di Ise.

Koyasan, culla del Buddismo Shingon, accoglie i visitatori con la sua foresta di cedri secolari e l’atmosfera mistica del cimitero di Okunoin, dove le tombe di samurai e poeti riposano in un silenzio avvolgente. Percorrere il sentiero di pellegrinaggio Choishimichi, un’antica via lastricata che conduce al complesso monastico, è un’esperienza che riporta indietro nel tempo, tra il profumo del muschio e il suono lieve dei campanelli dei monaci.

Dall’altra parte della regione, nella prefettura di Mie, sorgono i santuari di Ise, il cuore dello Shintoismo giapponese. Qui, tra le fronde degli alberi centenari e le architetture di legno che si rinnovano ogni vent’anni in un rito millenario, si respira un’energia speciale. Camminare lungo i viali sacri di Naiku e Geku, dedicati agli dei del sole e del cibo, è un viaggio interiore prima ancora che fisico.

Natura e relax: tra terme millenarie e paesaggi incantati

La natura del Kansai non smette mai di stupire. Il lago Biwa, il più grande del Giappone, offre panorami di rara bellezza, con la sua pista ciclabile che si snoda per 200 km e l’isola sacra di Chikubu, un luogo avvolto da leggende. Qui, il tempio Hogonji e il santuario Tsukubusuma-jinja sembrano emergere direttamente dalla nebbia mattutina, regalando scenari di una quiete quasi irreale.

Per chi cerca il massimo del relax, il Kansai custodisce alcune delle migliori onsen del Giappone. Arima Onsen, con le sue acque dorate e argentate, è tra le più antiche del Paese e un rifugio perfetto dopo una giornata di esplorazione. Kinosaki Onsen, invece, seduce con il suo fascino senza tempo: passeggiare in yukata tra i sette bagni pubblici, attraversando ponticelli di legno e antiche locande, è come entrare in una cartolina del passato.

I castelli del Kansai: dove la storia prende vita

Ogni pietra del Kansai racconta storie di epoche lontane, e nessun luogo lo fa meglio dei suoi castelli. Himeji-jo, con il suo candido profilo che si staglia nel cielo, è un capolavoro di eleganza e imponenza, conosciuto come il “Castello dell’Airone Bianco”. Non meno affascinante è Hikone-jo, immerso in un paesaggio che in primavera si accende di rosa grazie ai ciliegi in fiore. Qui, il tempo sembra essersi fermato, e passeggiando nei suoi giardini si può quasi sentire il sussurro dei signori feudali che un tempo vi trovavano riposo.

Ma il Kansai è anche il regno delle storie epiche, come quella dei 47 ronin, che riecheggia ancora tra le mura del castello di Ako. E poi c’è Omi-Hachiman, piccolo gioiello sulle sponde del lago Biwa, con i suoi canali e le antiche case mercantili che raccontano di un tempo in cui l’acqua era la via maestra per il commercio.

Un viaggio indimenticabile

Il Kansai è un viaggio nei sensi, nella storia e nello spirito. Ogni passo conduce a una scoperta nuova: un aroma, una leggenda, un panorama che toglie il fiato. Con l’arrivo di Expo 2025, questa regione è pronta a mostrarsi al mondo in tutta la sua straordinaria bellezza. Ma il vero segreto è perdersi tra i suoi vicoli, lasciarsi guidare dai profumi e dai colori, e scoprire che il cuore autentico del Giappone batte proprio qui.

Polinesia: la chiamata del paradiso tra acque turchesi e profumi esotici.

Polinesia: la chiamata del paradiso tra acque turchesi e profumi esotici.

Hai mai sognato di atterrare in un luogo dove il blu dell’oceano Pacifico si fonde con l’azzurro del cielo, mentre profumi intensi di fiori esotici e canti antichi risuonano nell’aria calda? Se la risposta è sì, allora la Polinesia è la destinazione che fa per te, in questo articolo scopriremo i segreti di un arcipelago che ha incantato artisti, esploratori e viaggiatori di tutto il mondo.

La Polinesia è conosciuta soprattutto come la meta ideale per i novelli sposi, ma è molto di più: un intreccio di tradizioni, paesaggi da cartolina e avventure che possono rendere felici anche le famiglie in cerca di tranquillità e divertimento. Inoltre, per chi non vuole fermarsi a un unico angolo di paradiso, esiste la possibilità di combinare il viaggio con altre destinazioni come la California o il Giappone, rendendo il proprio itinerario un’esperienza davvero completa. Preparati a volare con la mente verso queste isole remote e affascinanti, perché ogni angolo di Polinesia trasuda bellezza, energia e autenticità.

La Polinesia e il suo fascino senza tempo 

Quando si pensa alla Polinesia, il primo pensiero va alle isole dalle acque color smeraldo, alle altissime palme che contornano spiagge di sabbia finissima, ai resort di lusso con i caratteristici bungalow overwater e a un clima che sembra essere perennemente sereno. Eppure, dietro a queste immagini da sogno, si nasconde un mondo incredibilmente ricco di storia, tradizioni e leggende. Queste isole hanno ispirato esploratori come Herman Melville e pittori come Paul Gauguin, i quali ne hanno raccontato i colori, gli odori e i sapori, imprimendone il ricordo in romanzi e tele famose in tutto il mondo. Basta evocare i nomi di Bora Bora, Moorea o Tahiti per sentirsi trasportati in un tempo sospeso, dove la natura regna sovrana e l’oceano racchiude segreti che spesso sorprendono anche i viaggiatori più esperti. La Polinesia Francese, in particolare, è composta da cinque arcipelaghi principali: le isole Australi, le isole della Società (suddivise in Isole del Vento e Isole Sottovento), le Tuamotu, le Gambier e le Marchesi. Ciascuno di questi possiede caratteristiche uniche, che vanno dalle formazioni vulcaniche drammatiche e selvagge alle distese di atolli corallini punteggiati di lagune turchesi. Alcune zone, come le Marchesi, sono così incontaminate e ancestrali da essere considerate veri e propri santuari culturali, mentre altre, come Bora Bora, attirano turisti da ogni parte del globo grazie ai resort esclusivi e alle attività in mare aperto. È difficile descrivere a parole la sensazione che si prova atterrando in questo spicchio di mondo lontano da tutto: un misto di meraviglia, curiosità e stupore di fronte alla potenza della natura.

Un paradiso per i viaggi di nozze

Non è un caso se la Polinesia è costantemente in cima alla lista delle destinazioni più ambite per i viaggi di nozze. Le fotografie dei bungalow sospesi sulle acque cristalline di Bora Bora o di una coppia che si gode la quiete di una spiaggia deserta a Moorea hanno fatto il giro del mondo, diventando quasi un simbolo del romanticismo per eccellenza. Ogni isola sembra progettata per regalare agli innamorati momenti di intimità e stupore, tra cene a lume di candela sulla riva e massaggi di coppia sotto un pergolato di fiori. Inoltre, la popolazione locale ha un vero e proprio culto dell’ospitalità, e sa accogliere con calore e gentilezza chiunque si presenti in cerca di relax o avventura. Le cerimonie tradizionali, che spesso includono balli e canti tipici, risuonano di energie primordiali e trasmettono un senso di connessione con la natura che diventa subito contagioso. Immagina di sorseggiare un cocktail di frutta tropicale mentre il tramonto colora il cielo di sfumature rosa e arancio, con la persona che ami al tuo fianco: non è forse la migliore definizione di “luna di miele” che si possa immaginare?

Una destinazione su misura anche per le famiglie

Ci sono persone che, pensando alla Polinesia, la associano unicamente alle vacanze di coppia o ai viaggi di nozze. In realtà, queste isole riservano una calorosa accoglienza anche alle famiglie con bambini, desiderose di vivere un’avventura in un luogo sicuro e lontano dal caos del turismo di massa. Il suono dell’ukulele che accoglie i visitatori all’aeroporto, le collane di fiori profumatissimi che vengono donate all’arrivo, le danze tribali che animano le serate nei villaggi: tutto contribuisce a rendere il soggiorno in Polinesia un’esperienza entusiasmante per i più piccoli, che resteranno affascinati da una cultura così diversa da quella di casa. Molte strutture, infatti, sono pensate per ospitare famiglie, offrendo sistemazioni con camere comunicanti o piccoli bungalow adatti anche a chi viaggia con bambini piccoli. Nei resort o negli hotel di charme più raccolti, si entra facilmente in contatto con le abitudini e le tradizioni degli abitanti locali, assaporando la loro cucina tipica e partecipando a momenti di convivialità che restano a lungo nella memoria. Per chi cerca un pizzico di avventura in più, la Polinesia offre escursioni sulle montagne dell’entroterra, gite in barca alla scoperta di barriere coralline brulicanti di pesci, oppure semplici giornate di relax in riva al mare, dove i bambini possono divertirsi a osservare i pesci tropicali anche in pochi centimetri d’acqua. Il tutto in un’atmosfera tranquilla, dove la criminalità è pressoché assente e la cordialità della gente del posto fa sentire chiunque a proprio agio.

Oltre l’oceano: come unire la Polinesia ad altre destinazioni

Un altro aspetto molto interessante della Polinesia è la possibilità di abbinare il soggiorno a ulteriori tappe, trasformando così una vacanza già speciale in un vero e proprio tour dei sogni. Gli scali aerei consentono di creare itinerari combinati che uniscono, ad esempio, la scoperta delle grandi metropoli americane come Los Angeles o San Francisco a una settimana (o più) tra le acque turchesi degli arcipelaghi polinesiani. Per molti viaggiatori, il contrasto tra la frenesia urbana della California e la quiete assoluta delle isole risulta quasi poetico: uno sguardo al Golden Gate, a Hollywood o alle spiagge di Santa Monica, seguito da un volo che atterra in un mondo fatto di sabbia bianca, pesci variopinti e meraviglia senza fine. Un’altra meta gettonata da abbinare alla Polinesia è il Giappone, che di norma funge da sosta intermedia durante la traversata dell’oceano Pacifico. Immagina di visitare Tokyo, con le sue luci e i suoi templi millenari, e poi di saltare su un volo che ti porta dritto a Tahiti, dove il ritmo di vita è talmente differente da sembrare un altro pianeta. Da un lato, l’iper-modernità nipponica, dall’altro, l’ancestrale quiete delle lagune coralline. È un connubio che attira sempre più appassionati, desiderosi di portarsi a casa una visione completa del mondo, fatta di contrasti culturali e paesaggistici davvero unici.

Natura, cultura e tradizioni: un tuffo nel cuore dell’oceano

Chiedere alla Polinesia di mostrarsi in tutta la sua bellezza è come aprire un libro pieno di storie, ciascuna con un proprio ritmo e un proprio profumo. Le isole Australi, tanto remote quanto affascinanti, promettono paesaggi scarsamente battuti dal turismo di massa, montagne rigogliose e comunità locali che vivono di pesca e agricoltura, il tutto in un’atmosfera sospesa nel tempo. Le Tuamotu, invece, sono un vero paradiso per chi ama gli sport acquatici e la vita sottomarina, grazie ai loro atolli corallini che formano lagune protette di incredibile varietà. Basta immergersi anche solo con maschera e boccaglio per vedere pesci di ogni forma e colore, circondati da coralli antichi e sorprendenti giardini marini. Le Isole della Società, più conosciute, offrono il meglio in termini di ospitalità e infrastrutture. È qui che si trovano località iconiche come Tahiti, Moorea, Bora Bora e Raiatea, dove il turismo si è sviluppato in armonia con la natura, grazie a norme che preservano gli equilibri ambientali e tutelano i patrimoni culturali. La forte componente vulcanica di molte isole regala panorami mozzafiato, con picchi montagnosi che dominano la vegetazione circostante e cascate che si gettano in torrenti dall’acqua fresca e limpida. Se cerchi l’autenticità e la magia, potresti persino spingerti verso le Marchesi, un arcipelago ricco di foreste lussureggianti e tradizioni antiche, dove l’incontro con gli abitanti locali può trasformarsi in un vero e proprio viaggio nel passato. In tutte queste destinazioni, la danza, la musica e i rituali tradizionali sono parte integrante della vita quotidiana. Il tiarè, fiore simbolo della Polinesia, inebria l’aria con il suo profumo delicato, mentre i tamburi e le chitarre risuonano nella notte, animando feste e cerimonie che coinvolgono visitatori di ogni età. È la celebrazione stessa dell’oceano e dell’abbondanza che la natura ha regalato a queste terre, ed è impossibile non farsi trascinare da un’energia collettiva che sembra aver origine in tempi antichissimi.   La Polinesia non è solo un gruppo di isole incastonate nell’oceano Pacifico più vasto del pianeta. È un insieme di emozioni, ricordi, storie e leggende che si intrecciano con la bellezza incontaminata della natura e con la cordialità di un popolo che sembra aver fatto della gioia di vivere il suo biglietto da visita. Che tu stia progettando il tuo viaggio di nozze o desideri portare la tua famiglia in un luogo sicuro e ricco di stimoli, queste isole sanno regalare un senso di pace e meraviglia difficilmente replicabile altrove. Se poi non vuoi fermarti qui, i collegamenti con la California o con il Giappone possono rendere l’esperienza ancora più intensa, cucendo insieme mondi diversi in un unico itinerario. Davanti a una meta così variegata, la possibilità di affidarti a professionisti esperti assume un valore aggiunto inestimabile. Ogni viaggio, che si tratti di una fuga romantica o di un’avventura con i propri cari, può essere creato su misura, coniugando comfort, scoperta e quella dose di autentica magia che solo la Polinesia sa regalare. Chiudi gli occhi e immagina di camminare a piedi nudi su una sabbia così bianca da abbagliare, mentre l’acqua ti accarezza dolcemente le caviglie. Pensa a un tramonto che incendia l’orizzonte di rosso e arancio, mentre i canti tradizionali echeggiano in lontananza. Aprili di nuovo e renditi conto che tutto questo non è un sogno: è la Polinesia, e ti aspetta. Non importa quale sia la tua idea di vacanza perfetta, qui troverai sempre un angolo di paradiso pronto a sorprendere i tuoi sensi e a farti riscoprire il gusto dell’avventura, dell’amore e della vita. E, come spesso succede ai viaggiatori che tornano da queste isole, sentirai subito il desiderio di ripartire.

Viaggio nei luoghi dello sbarco in Normandia.

Viaggio nei luoghi dello sbarco in Normandia.

Seguiteci lungo questo emozionante itinerario sulla costa della Normandia, tra spiagge tranquille e monumenti toccanti: una lezione di storia vivente della Seconda guerra mondiale.

Mulberry harbours, ad Arromanches-lesBains;© olrat /Shutterstock

Mulberry harbours, ad Arromanches-lesBains

Oggi le spiagge e le scogliere ventose della costa della Normandia sono silenziose. Al di fuori dell’estate, a parte qualche trampoliere e alcune foche, sono desolatamente silenziose. La penetrante solitudine stimola la quiete interiore e rende ancora più inquietante il pensiero dell’incongrua cacofonia dei cannoni, degli spari e del terrore umano che squarciò questi lidi pacifici durante la Seconda guerra mondiale.

Lo sbarco in Normandia (nome in codice Operation Overlord) fu la più grande invasione via mare della storia. Nelle prime ore del 6 giugno 1944, le spiagge del nord della Normandia furono raggiunte da schiere di mezzi da sbarco che facevano parte di un’armata di oltre 6000 navi da guerra e cacciatorpediniere. I soldati alleati, carichi di pesanti zaini, cinture di salvataggio e armi, si riversarono sul suolo francese. Circa 160.000 sbarcarono su cinque spiagge sabbiose – chiamate in codice Sword, Juno, Gold, Omaha e Utah – lungo il tratto di costa di 90 km tra Ouistreham e Sainte-Marie-du-Mont. Paracadutisti britannici e statunitensi si lanciarono nell’entroterra.

Il cimitero americano © Joop Zandbergen /Shutterstock

Il cimitero americano

La prospettiva del nemico

Iniziate il vostro viaggio nel D-Day a Caen, capoluogo della Normandia, oggi ricostruita dopo essere stata quasi completamente distrutta nelle accanite battaglie seguite allo sbarco. Le interessanti esposizioni del Caen-Normandie Mémorial, 3 km a nord-ovest del centro, offrono un’eccellente panoramica di tutta la guerra. Solo nei 76 giorni della battaglia di Normandia, gli Alleati contarono 210.000 caduti, tra cui 37.000 fanti; durante questi scontri morì anche un terzo di tutti i civili francesi uccisi durante la Seconda guerra mondiale. Filmati, animazioni e testimonianze audio offrono spunti di riflessione sulla realtà della guerra, le tribolazioni dell’occupazione, la gioia della liberazione e la fragilità della pace.

Dal museo, una corsa in auto di 20 minuti verso nord lungo la D515/D514 offre il primo scorcio sul mare nel porto peschereccio di Ouistreham. Dopo il faro e il porto dei traghetti si trova Le Grand Bunker – Musée du Mur de l’Atlantique, un imponente e minaccioso vecchio bunker nazista che faceva parte delle fortificazioni tedesche del Vallo Atlantico, create per difendere 4000 km di costa dalla Norvegia alla Francia meridionale. Salite sulla postazione telemetrica per ammirare il panorama sull’estuario dell’Orne, il porto di Le Havre, la Baie de Seine e la distesa dorata delle cinque spiagge dello sbarco. È impossibile immaginare cosa abbiano pensato i soldati tedeschi guardando il mare da qui il 6 giugno.

Mont Saint-Michel è uno dei luoghi più iconici della Normandia ©Kanuman/Shutterstock

Eroi ignoti

Un breve tragitto in auto o una passeggiata meditativa in riva al mare verso ovest vi porterà a Sword Beach. Su questa splendida spiaggia, alle 7.25 del 6 giugno 1944, le truppe britanniche – sostenute da consistenti unità canadesi, del Commonwealth, della Francia libera e della Polonia – sferrarono l’attacco. La resistenza tedesca fu rapidamente sopraffatta e in poche ore la spiaggia fu conquistata. Tra i circa 29.000 uomini che scesero da imbarcazioni da sbarco a fondo piatto, attraverso acque profonde e sotto il fuoco nemico, su sabbie infide disseminate di pali con trappole esplosive, filo spinato e mine, c’era anche Lord Lovat, comandante dei British Commandos della 1st Special Service Brigade. Il Lone Piper Memorial a Sword Beach rende omaggio al suonatore di cornamusa personale di Lovat, William ‘Bill’ Millin, che – disarmato – suonò sul campo di battaglia mentre intorno a lui esplodevano le granate e i suoi compagni venivano uccisi.

Il Musée du Débarquement a Utah Beach© Pim Kraster /Shutterstock

Il Musée du Débarquement a Utah Beach