Ferrara, idee per un weekend a tutta lentezza. Anche con una “bike night”

Ferrara, idee per un weekend a tutta lentezza. Anche con una “bike night”

Tra Medioevo, Rinascimento e sapori locali, un itinerario alla scoperta della città riconosciuta Patrimonio Unesco trent’anni fa. Che è la città italiana delle biciclette ante litteram: tanto da organizzare pedalate in notturna e festival a tema.

Per tutti è la città delle biciclette, tanto che da qui ogni estate prende avvio la Bike Night, suggestiva pedalata notturna fino al mare, e che qui si organizza il Festival del Ciclista Lento, che celebra il ciclismo slow come stile di vita. La nomea di città ecosostenibile ammanta da sempre Ferrara di un fascino tutto suo, richiamando alla mente un tempo lento che oggi si insegue a fatica e un contesto urbano amico dell’ambiente, sempre più difficile da incontrare altrove. A dispetto della frenesia generale, la città dell’Emilia Romagna resta invece saldamente ancorata ai propri ritmi e accoglie il visitatore con un’atmosfera elegante e silenziosa, in un centro storico unico nel suo genere perché diviso in due – una parte medievale e una rinascimentale – e ricco di arte, storia e cultura.

Consapevoli del fatto che per visitare una qualunque città d’arte un fine settimana non basta e che è sempre bene tornarvi due o tre volte, ecco la nostra proposta di itinerario di un weekend alla scoperta delle meraviglie di un centro storico che ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio UNESCO nel 1995, esattamente trent’anni fa.

 

Castello Estense, Ferrara
Castello Estense, Ferrara 

 

Castello Estense, dove il tempo si è fermato

Il giro comincia la visita al Castello Estense, fortezza simbolo circondata dall’acqua, una delle poche in Europa ad avere questa caratteristica. Circondato da un fossato e ponti levatoi, il castello si staglia maestoso nel centro cittadino e permette ai turisti di immergersi a pieno nell’atmosfera di quando fu costruito. La prima pietra venne posata nel 1385 quando, preoccupato per le crescenti proteste del popolo oppresso dalle tasse, il marchese Niccolò d’Este decise di far costruire una fortezza collegata alla sua residenza, l’attuale Palazzo Comunale.

Intitolato a San Michele e costruito da Bartolino da Novara, diventò col tempo la residenza di corte. Le imponenti quattro torri – impossibile non fotografare quella dei Leoni – i balconi in marmo, il cortile d’onore dalle linee cinquecentesche e i sontuosi appartamenti affrescati fanno di questo edificio il simbolo indelebile della grandezza e della magnificenza degli Estensi.

 

Via delle Volte, Ferrara
Via delle Volte, Ferrara 

 

Immergersi nel Rinascimento ferrarese a Palazzo Schifanoia

Altro luogo-simbolo dello splendore di Ferrara è Palazzo Schifanoia, con un percorso espositivo suddiviso in tre tappe dopo l’imponente lavoro di restauro e valorizzazione effettuato a seguito del terremoto del 2012. Il nuovo allestimento offre ai visitatori un museo moderno e coinvolgente che – come indica il nome dell’edificio – evita qualsiasi forma di noia (da qui il nome: “Schivare la noia”). Il palazzo suburbano concepito da Alberto d’Este nel XIV secolo è anche strettamente legato alla figura del duca Borso d’Este, signore della città tra il 1450 e il 1471, a cui si deve l’ampliamento e la decorazione del palazzo secondo il gusto rinascimentale.

Con l’app Museum-MIX, la visita al Museo diventa un’esperienza immersiva che trascina il visitatore, col supporto della realtà aumentata, nell’atmosfera del grande Rinascimento ferrarese.

 

Le mura di Ferrara @ PierLuigi Benini
Le mura di Ferrara

 

Le mura cittadine, tra storia e attività all’aria aperta

Anche le mura cittadine, lunghe 9 chilometri e che cingono Ferrara quasi interamente, restituiscono un itinerario storico affascinante.

È questo infatti uno dei circuiti murari più completi e variegati del nostro Paese, un anello rappresentativo dei periodi più significativi dell’architettura militare italiana, oggi immerso nel verde dei terrapieni e del vallo. Oltre a testimoniare l’importante passato della città, le mura sono oggi il luogo d’incontro perfetto per fare rilassanti passeggiate o dedicarsi allo sport all’aria aperta.

 

Palazzo Diamanti @ PierLuigi Benini
Palazzo Diamanti

 

Dalla Certosa Monumentale a Palazzo dei Diamanti

Altra tappa imperdibile è la Certosa Monumentale, vero e proprio museo a cielo aperto, nonché ottimo punto di partenza per conoscere la storia della città nelle sue varie epoche, dal Rinascimento alla modernità, alla scoperta dei suoi principali personaggi locali.

Per capire però il valore di Ferrara in termini di Patrimonio UNESCO è necessario visitare il Quadrivio degli Angeli uno dei punti più significativi dell’Addizione Erculea. L’ambizioso progetto urbanistico è infatti valso alla città dell’Emilia Romagna il riconoscimento UNESCO in quanto città del Rinascimento e permette di ammirare uno dei luoghi più caratteristici della città, il Palazzo Diamanti, senza dimenticare la Pinacoteca Nazionale e due fantastiche aree verdi: il parco Massari e l’Orto Botanico dell’Università

A spasso nel Medioevo lungo Via delle Volte

Ma è forse solo camminando lungo Via delle Volte, protagonista del commercio cittadino fin dal periodo medievale, che è possibile comprendere lo sviluppo e l’anima di Ferrara. Passeggiare lungo questa via, solcata in più punti da archi e voltoni, significa letteralmente sentirsi trasportare in un’altra epoca: lunga più di 2 km e collocata al centro del quartiere medievale cittadino, la strada nasceva dal luogo in cui sorgeva il misterioso Castel Tedaldo dove, nel novecento, venne edificato l’Acquedotto Monumentale. Percorrendo l’acciottolato in pietre di fiume, si arriva al cuore del primo sviluppo urbanistico della città, sulle rive del fiume Po, che passava poco vicino.

 

Piazza del Municipio, Ferrara
Piazza del Municipio, Ferrara 

 

La coppia ferrarese, regina della tavola ferrarese

Gli spunti storici e culturali, insomma, non mancano. Ma Ferrara non è soltanto biciclette, musei e vicoli perfetti per un salto nel tempo. Le strade del centro storico pullulano di negozi eleganti e ottimi ristoranti dove gustare gli eccellenti piatti della tradizione, dai cappellacci di zucca al pasticcio ferrarese, fino alla regina della tavola, la coppia, ovvero un pane dalla classica forma a croce, ottenuto da due rotoli di impasto, i “grustin”, che si uniscono al centro, formando un cuore morbido, “il mulinott”. Leggenda vuole che nasca come omaggio a uno dei personaggi storici più noti della città: Lucrezia Borgia.

 

Coppia ferrarese @ PierLuigi Benini
Coppia ferrarese

 

Da non perdere nel 2025

Dopo 25 anni, quest’anno, il 25 marzo tornerà a Ferrara la Settimana Internazionale Coppi Bartali, storico evento sportivo del ciclismo professionista a tappe. Sempre quest’anno la città ospiterà, il 17 giugno, il passaggio della Mille Miglia, “la corsa più bella del mondo”, mentre maggio sarà il mese dell’antico Palio, con la storica competizione tra le otto contrade di Ferrara; a Palazzo dei Diamanti si può ammirare Giovanni Boldini e Alphonse Mucha (22 marzo 2025 – 20 luglio 2025), mentre il Castello Estense sarà sede della mostra fotografica Art Kane. Oltre il reale (2 febbraio 2025 – 8 giugno 2025).

Dai templi di Angkor Wat a Phnom Penh: viaggio in Cambogia con una jeep Ford Mutt del 1961.

Dai templi di Angkor Wat a Phnom Penh: viaggio in Cambogia con una jeep Ford Mutt del 1961.

Parte dell’Indocina francese e fino al XIII secolo epicentro del più grande impero del Sudest asiatico, la Cambogia ha un passato tanto grandioso quanto tragico ed il percorso stradale dai templi di Angkor Wat a Phnom Penh, è un’esperienza dal potente impatto emotivo. La patria degli Khmer – terra prevalentemente pianeggiante resa fertilissima dal clima tropicale monsonico e dagli imponenti corsi fluviali di Tonle Sap e Mekong – conserva maestosi reperti archeologici ma anche profonde cicatrici per via delle circa 500.000 tonnellate di bombe lanciate dagli americani nel vano tentativo di fermare i rifornimenti lungo la Ho Chi Minh trail, seguite dal genocidio di Pol Pot che sterminò quasi metà della popolazione e quindi da una sanguinosa guerra civile in cui le parti in causa disseminarono milioni di mine antiuomo su gran parte del paese. Di conseguenza, percorrere a piedi (ma anche in moto ed in macchina) i sentieri meno battuti, è tutt’oggi potenzialmente letale. Per arginare la perdita di vita umane causate dalle mine inesplose, associazioni umanitarie come Apopo hanno addestrato una particolare specie di topi originari dalla Tanzania che pesando meno di 5 kg non detonano gli ordigni, e fiutando il terreno aiutano gli sminatori ad individuare il Tnt sommerso nel suolo. Se la complessa storia moderna ed i trascorsi coloniali francesi hanno inevitabilmente influenzato lo sviluppo del paesenonostante le avversità e specie nell’itinerario da Siem Reap alla capitale, la Kampuchea assicura uno dei viaggi on the road più atmosferici, avventurosi ed interessanti del mondo.

Viaggiare su un mezzo storico

 

 

 

Dato che il tragitto di circa 500 Km prevede qualche sterrato e prevalentemente strade asfaltate da 50 km/h di velocità media, scegliamo come compagna di viaggio un intrigante restomod locale, che ha come protagonista la jeep Ford M151 Mutt del 1961. La vettura fornita da Royal Angkor Tours è uno dei tanti residuati bellici della guerra in Vietnam presenti nel paese e che a distanza di 50 anni dall’epilogo del conflitto, ha trovato nuova vita come veicolo da turismo. Il modello conserva la carrozzeria originale con l’aggiunta di qualche ritocco estetico (tra cui il tappo del serbatoio e dadi delle ruote) mentre per incrementarne l’affidabilità sulle lunghe distanze, il cambio automatico ed il motore provengono da una Toyota Corolla.

 

Sussurri dall’Indocina al Raffles Grand Hotel d’Angkor

Dopo aver preso dimestichezza con la jeep girovagando nei lunghi viali alberati che caratterizzano l’impianto urbanistico in stile francofono della cittadina cambogiana, la partenza del viaggio avviene al cospetto del Raffles Grand Hotel d’Angkor. L’edificio novecentesco più ammirato di Siem Reap fu inaugurato nel 1932 dopo che nel 1929, una riproduzione di Angkor ammaliò i parigini all’expo dell’epoca. Costellato di preziosi reperti in stile indocinese, l’albergo è uno dei fiori all’occhiello del gruppo Accor che oltre alla piscina più grande della Cambogia, racchiude nei suoi spazi il celebre Elephant Bar, il grande parco con campi da tennis ed un impareggiabile senso del luogo che trasporta gli ospiti indietro nel tempo mentre i ventilatori in tek, roteano pigri diffondendo il profumo dei frangipane e delle essenze aromatiche.

Ammirare l’alba su Angkor Wat

 

 

Con Siem Reap ancora illuminata dalla luna, ci dirigiamo con la jeep Mutt verso il parco archeologico di Angkor Wat per ammirare il sorgere del sole sull’omonimo tempio edificato dall’impero Khmer nel XII secolo. Al mattino l’aria fresca filtra nell’abitacolo e man mano che il cielo si tinge di riflessi rosati, la fisionomia del tempio dedicato alle divinità induiste (prima della conversione al buddismo, la cultura Khmer fu plasmata dalle migrazioni partite dall’India che lasciarono in eredità la scrittura in Sanscrito) si riflette nei laghi antistanti alla struttura in cui galleggiano i fiori di loto. La visione di Angkor Wat al nascere del sole è semplicemente straordinaria e vale da sola il viaggio.

Visitare i set d’Indiana Jones e Tomb Raider

 

 

Con circa 300 edifici di culto distribuiti s’un’area archeologica di 400 Km quadrati, il complesso di Angkor Wat meriterebbe almeno una settimana di esplorazioni dedicate. Se il tempo a disposizione è limitato, due tappe imperdibili sono il defilato Ta Nei (un tempio solitario nascosto nella foresta dove raramente si scorgono turisti) ed il ben più affollato Ta Prohm. Noto per il simbiotico rapporto tra gli alberi e le millenarie pietre abbracciate dalle serpeggianti radici del fico strangolatore, Ta Prohm è stato immortalato nel film Tomb Raider con Angelina Jolie. A circa 50 Km di distanza, George Lucas scelse invece un altro edificio degli Khmer per le riprese d’Indiana Jones; Il Tempio Maledetto.

I mille volti di Bayon

 

 

Tornati al volante della Mutt seguendo alla lettera i determinanti consigli della guida Ly di Royal Angkor Tours, percorriamo un off-road nella boscaglia. Sullo sfondo della fitta vegetazione, la vettura evoca fotogrammi di Platoon e viene da chiedersi se sia effettivamente appropriato guidare un mezzo militare legato al distruttivo decennio (1965-75) che sconvolse tre paesi del Sudest asiatico. La risposta dei cambogiani è “non ha più importanza” ed a ben guardare, sia a Siem Reap che ad Hanoi e Ho Chi Minh City circolano numerosi fuoristrada dell’esercito statunitense, convertiti da uso ludico. Usciti dall’ombra della vegetazione, torniamo sulle strade secondarie per raggiungere i diversi accessi al complesso archeologico, dislocati nei quattro punti cardinali dove come accade nel magnifico tempio di Bayon, i portali in pietra sono ornati da raffigurazioni di demoni e divinità.

Cambogia on the road tra tuk-tuk, pick-up e remork

 

 

Tra una visita e l’altra, la Cambogia rurale straripante di alberi da frutta da cui penzolano manghi, papaye, jack fruit, rambutan e tamarindi, presenta un divertente distillato della variopinta mobilità nazionale. I tuk-tuk di fabbricazione indiana trasportano i turisti da tempio a tempio e bisogna prestare sempre attenzione ai pick-up americani ed ai fuoristrada specialistici, che sfrecciano sull’unica corsia mettendo due ruote nella polvere sfiorando motorini e biciclette. Le altre macchine in circolazione sono prevalentemente di fabbricazione giapponese o coreana mentre i remork (scooter con dei carretti attaccati) vengono utilizzati in egual misura per merci e persone; alcuni sono equipaggiati con un’amaca utilizzata dai conducenti per riposarsi tra le corse.

La cultura del cibo di strada

 

 

Altro elemento insito nella cultura popolare di quasi tutti i paesi del Sudest asiatico, è il cibo di strada che non prevede tanto stuzzichini mordi e fuggi quanto veri e proprio piatti cucinati al momento su fornelli portatili e trainabili. Di conseguenza, a Siem Reap come in ogni altra città cambogiana si può mangiare tanto e bene spendendo 3 euro a persona. Per scegliere i “carretti” giusti, basta selezionare quelli più affollati e dopo essersi accomodati sul ciglio della strada nelle lillipuziane sedie in plastica, si utilizzano consunti menù ed illustrati da foto per ordinare i tipici piatti locali quali amok, manzo al curry, noodles saltati nel wok, zuppa di fori di banana e l’insalata di papaya condita con salsa di pesce fermentato.

Tarantole e larve sulla strada verso Phnom Penh

 

 

Nell’unica strada a due corsie e doppio senso di marcia che collega Siem Reap con la capitale, l’unica soluzione sensata è procedere adagi. Superati i 50 km/h, le turbolenze invadono l’abitacolo della jeep Mutt ed il tremore della carrozzeria è direttamente proporzionale alla velocità. Ai margini dell’asfalto delimitato da case costruite sulle palafitte (durante la stagione monsonica il terreno è spesso alluvionato) il perpetuo via vai di bambini, bici e motorette contromano suggerisce ulteriore prudenza. Ancor più particolare è l’offerta gastronomica lungo la via dove oltre ai punti di ristoro che offrono spiedini di carne grigliata, chips di banane fritte e mango essiccato, ci sono venditrici con vassoi ricolmi di tarantole, grilli, larve e di un’ampia varietà d’insetti, insaporiti da peperoncino e kroeung (mix di erbe e spezie)

Raffles Le Royal, la Grand Dame di Phnom Penh

 

 

Se nel corso del Novecento la capitale cambogiana ha vissuto massicce trasformazioni e migrazioni, alcuni edifici come il Raffles Le Royal continuano a rappresentare un filo conduttore tra passato, presente e futuro. Aperto nel 1929 ed oasi di tranquillità nel bel mezzo della frenetica canicola urbana, l’edificio Art Deco è caratterizzato da eleganti interni in stile coloniale con l’aggiunta di elementi Khmer. Le scalinate ed i mobili in mogano, i pavimenti piastrellati, le sculture indocinesi e le zanne d’elefante ad annunciare l’ingresso del cocktail bar (con gin a marchio Elephant distillato a Phnom Penh) più famoso della città, compongono un raffinato affresco di diversi stili ed epoche. Non stupisce dunque che nel suo primo secolo di storia, Le Royal abbia sedotto Capi di Stato, politici, uomini d’affari e personalità dal mondo dello spettacolo, del cinema e della moda. L’indirizzo merita una visita anche solo per ammirare la bellezza degli arredi d’epoca e dei molteplici cimeli prodotti dai più rinomati artigiani d’oriente.

Le due facce della capitale cambogiana

 

 

Attraversata dal fiume Tonle Sap, la capitale cambogiana alterna case diroccate e avveniristici grattacieli, gli splendori del Palazzo Reale e luoghi carichi di orrori come i “killing fields”. Quest’ultimi sono i campi di sterminio dove gli Khmer Rossi guidati da Pol Pot, uccisero quasi 3 milioni di cittadini (donne e neonati inclusi) in 3 anni con metodi disumani. Per avere una vaga idea dell’atroce passato, bisogna visitare la scuola elementare di Tuol Sleng convertita nel 1975 in centro di detenzione e rieducazione. Sul pavimento delle aule, ci sono ancora le macchie di sangue dei prigionieri e le brande in metallo a cui erano incatenati durante le torture.

MALDIVE – Thari Fushi Maldives Boutique House.

MALDIVE – Thari Fushi Maldives Boutique House.

Nuova Boutique House di lusso nata con l’intento di stupire i fortunati ospiti, e regalare loro una vacanza indimenticabile .
Dotato di sole 6 camere , è posizionata sull’isola di Thinadhoo, nell’atollo dì Vaavu ,a sud dì Male a soli 80 minuti di speed boat oppure 20 minuti di idrovolante dall’aeroporto Internazionale di Male.
È un nuovo concetto di vacanza nato per soddisfare l’esigenza di chi vuole vivere le emozioni delle vere Maldive , in un contesto romantico e dalla location esclusiva . Le nostre quote comprendono il soggiorno in pensione completa e un programma quotidiano di escursioni ricco di attività .
Thari Fushi si trova direttamente su una spiaggia bianchissima , davanti al mare, in un punto speciale dell’isola , dove è posizionato anche il suo bar e ristorante che serve una deliziosa cucina locale e italiana davanti ad una vista mozzafiato.
Sull’isola di Thinadhoo si può fare uno snorkeling eccellente perchè a pochi metri dalla riva c’è una barriera corallina ricca di pesci colorati .

DOVE: isola di Thinadhoo , nell’Atollo dì Vaavu ,a Sud dì Male a 80 minuti di barca veloce oppure 20 minuti di idrovolante dall’aeroporto Internazionale di Male.
E’ un’isola in parte abitata anche dai locali, curata e con una rigogliosa foresta dove è possibile passeggiare internamente, oltre a poter girare per le vie dell’isola e incontrare i sorrisi dei maldiviani o visitare qualche piccolo negozio locale di souvenir o bar gestito dai locali. Subito di fianco alla struttura inizia la parte di spiaggia attrezzata con lettini e capanne ombreggianti per rilassarsi e fare bagni nelle limpide acque turchesi dell’Oceano Indiano.

CAMERE: Si trovano sulla spiaggia , inserite all’interno di una struttura molto bella, con l’ingresso fatto a nido e un percorso che conduce alle camere formato da intrecci di rami , arbusti e affiancato da piante e fiori tropicali . L’arredo delle camere di Thari Fushi è realizzato a mano con l’utilizzo di legno , tessuti e materiali naturali, in perfetta sintonia con la foresta maldiviana e l’Oceano Indiano. Hanno ingresso indipendente , con una piccola zona relax esterna e sono suddivise in Tharita Suite di circa 30 mq ,adatte ad ospitare 2 persone , e in Thari Suite di circa 44 mq che possono ospitare fino a 3 persone . Sono dotate di aria condizionata , ventilatore a pale al soffitto , frigobar , bollitore per il thè e il caffè , prodotti detergenti per il corpo , asciugacapelli , prese USB, cassaforte . Vengono forniti teli mare . Wi-Fi gratuita presente in camera e nelle aree comuni .

BAR E RISTORANTE Si trova in una posizione incantevole , posizionato sulla sabbia , davanti al mare , in un bellissimo contesto , serve piatti di cucina locale e di cucina Italiana , a base di pesce fresco, pollo, tanta frutta , verdura e prodotti freschissimi . Potrete godere di cene romantiche sotto le stelle a lume di candela e profumo di mare .Una volta a settimana viene organizzata la serata maldiviana con cena a base di piatti tipici locali. E’ importante sapere che sulle isole abitate delle Maldive non è possibile consumare alcolici

ESCURSIONI : escursioni giornaliere (2 escursioni di una intera giornata e le altre di mezza giornata) a bordo del Dhoni privato che verranno concordate con lo staff la sera precedente (in base alle condizioni del tempo e del mare )prevedono:

2 uscite settimanali di una giornata intera su isole deserte con il pranzo che verrà servito direttamente sulla spiaggia dell’isola,

Escursioni di mezza giornata:

Snorkeling guidato nei posti più belli dell’atollo di Vaavu sotto la visione del nostro staff
Giro per l’avvistamento delle mante ( disponibile a seconda della stagione )
Giro per l’avvistamento dei delfini
Visita ai Sand Banks
Relitto trip (suggestivo snorkeling ad una nave affondata in mezzo al mare circondata da pesci multicolori )
Pesca bolentino al tramonto
Snorkeling con gli squali
Per gli amanti della pesca è inclusa un’uscita gratuita all’alba

Disponibili a pagamento uscite per battute di pesca sportiva organizzabili in loco con il nostro staff di bordo

IMMERSIONI: L’Atollo di Vaavu dispone di punti di immersione in grado di soddisfare tutti i livelli. Siamo convenzionati con un Centro Diving locale che vi offrirà la migliore assistenza per la vostra esperienza subacquea.

Le 10 isole remote più incredibili dove disconnettersi dal mondo.

Le 10 isole remote più incredibili dove disconnettersi dal mondo.

Isola Praslin, Seychelles

Isole perfette dove lasciarsi andare al relax più totale.

Nel mondo ci sono ancora numerose isole sconosciute o poco accessibili al turismo di massa, luoghi di straordinaria bellezza, spesso incontaminati e intatti. Questi angoli nascosti del pianeta, lontani dalle rotte turistiche più battute, conservano paesaggi mozzafiato e un ecosistema ancora selvaggio.

Molte di queste isole sono difficili da raggiungere, ma proprio per questo offrono un’esperienza autentica, lontana dalla frenesia del turismo di massa. Ecco quindi 10 isole paradisiache che aspettano di essere scoperte da chi cerca un viaggio unico e lontano dalla folla.

Pitcairn

Nel cuore remoto dell’Oceano Pacifico, le Pitcairn Islands ospitano i discendenti degli ammutinati del Bounty. Questo arcipelago vulcanico, composto da quattro isole, ha Pitcairn come unica isola abitata, dove si trova anche la capitale che dà il nome all’arcipelago. Un aspetto affascinante di questa destinazione è che si tratta dello Stato meno popolato al mondo.

Canton

Nell‘arcipelago della Fenice, sempre nell’Oceano Pacifico, sorge Canton, un piccolo atollo che rappresenta un vero Eden naturale. Acque cristalline e una natura incontaminata caratterizzano questo angolo di paradiso, che si trova vicino a due barriere coralline sommerse, un vero spettacolo della natura.

Svalbard

L’isola di Hopen, situata nell’estremo sud-est delle Svalbard, in Norvegia, è un piccolo paradiso tra i ghiacci e il vento. Parte di una riserva naturale, offre panorami mozzafiato con onde che si infrangono sulla costa ghiacciata. È il posto ideale per chi cerca un luogo incontaminato e lontano dalla civiltà.

Cocos Island

Le Isole Cocos, situate a solo 7 km a nord di La Digue nell’arcipelago delle Seychelles, sono un angolo di paradiso incontaminato. Completamente disabitate, le isole ospitano specie rare di uccelli e farfalle, e il mare cristallino ne fa una meraviglia naturale.

Rapa Iti

Rapa Iti, la più grande delle Isole Bass nella Polinesia francese, è un’isola remota dove la natura alterna mari e montagne. Le sue montagne proteggono la baia come un gioiello nascosto. Nelle vicinanze si trovano gli isolotti disabitati di Martotiri, un altro angolo di tranquillità incontaminata.

Bouvet

Bouvet è un’isola vulcanica sub-antartica situata nel sud dell’Oceano Atlantico, quasi interamente ricoperta dal ghiaccio. Si trova vicino al Capo di Buona Speranza, in Sudafrica, e dipende dalla Norvegia. Considerata una delle isole più remote al mondo, rappresenta un angolo isolato e incontaminato del nostro pianeta.

Tristan Da Cunha

L’Isola di Tristan da Cunha, nell’Atlantico meridionale tra l’Africa e il Sud America, è celebre per i suoi paesaggi spettacolari e i suoi francobolli rari. L’arcipelago è composto da cinque isole, tra cui le tre di Nightingale e quella di Gough. Con meno di 300 abitanti, la comunità locale non è incline all’uso di nuove tecnologie. La loro principale fonte di reddito proviene dalla vendita di francobolli rari, molto richiesti dai collezionisti di tutto il mondo.

Pietro I

L’Isola Pietro I, completamente ricoperta di ghiaccio, è un vulcano estinto che prende il nome dallo zar russo Pietro I. Durante l’estate, è possibile intravedere qualche pezzetto di suolo, ma per la maggior parte dell’anno rimane impraticabile. La Norvegia ne rivendica la sovranità e la sua posizione non è lontana dalla costa dell’Antartico occidentale.

Raiavavae

Raivavae, spesso soprannominata la “Bora Bora” dell’Australia, è una piccola isola montuosa situata a circa 700 km da Tahiti, a sud del Tropico del Capricorno. Qui si celano antichi templi polinesiani, circondati da un paesaggio incantevole, fatto di piccoli isolotti corallini e spiagge bianche mozzafiato, una vera oasi da esplorare.

Napuka

Nel cuore dell’arcipelago delle Tuamotu, nella Polinesia francese, si trova Napuka, un piccolo atollo corallino. Conosciuta, insieme a Tepoto, come l’‘Isola della Delusione’, questo nome non riflette certo la sua bellezza straordinaria, bensì è legato a un incontro storico con nativi ostili, durante il quale l’esploratore che le scoprì rimase deluso. Un soprannome che non rende giustizia alla meraviglia del luogo.

Le 10 città più antiche al mondo che puoi ancora visitare.

Le 10 città più antiche al mondo che puoi ancora visitare.

Sei appassionato di storia? Ecco allora un elenco di mete perfette per visitare città ricche di storia.

Esistono luoghi nel mondo che conservano il fascino di storie antiche e che, ancora oggi, trasmettono l’energia di un passato ricco di leggende. In questi posti, le costruzioni moderne si fondono perfettamente con le tracce della storia, creando un’atmosfera unica. Scopri le città più affascinanti e ricche di storia del pianeta, e preparati a vivere un’esperienza straordinaria che ti farà sentire immerso nel mito e nella tradizione!

Varanasi

Le origini di questa città sono avvolte nel mistero, e la data della sua fondazione rimane incerta. Tra ricerche moderne e leggende millenarie, si stima che abbia una storia che va dai tremila ai cinquemila anni. Un luogo davvero straordinario, dove ogni angolo racconta storie affascinanti e misteriose

Atene

Atene, la capitale della Grecia, non è solo una delle città più affascinanti, ma è anche il cuore pulsante della filosofia, della democrazia e delle radici della civiltà occidentale. Un luogo ricco di storia, cultura e bellezza che rappresenta un’esperienza unica, assolutamente imperdibile per chi desidera immergersi nelle fondamenta del nostro pensiero e della nostra cultura.

Larnaca

Larnaca, una splendida città di Cipro, fu fondata dai Fenici ed è ancora oggi una meta privilegiata per chi cerca sia il relax sulle sue bellissime spiagge, sia l’opportunità di esplorare luoghi di grande valore storico. Un posto incantevole che unisce la bellezza naturale a una ricca eredità culturale, perfetta per chi desidera un’avventura indimenticabile.

Matera

Matera, conosciuta come la “città dei sassi”, è una delle città più antiche del mondo, e nel 2019 è stata eletta Capitale della Cultura. Tra storia, leggenda e realtà, ti sembrerà di passeggiare per le strade di un sogno, in un paesaggio unico che racconta secoli di vita e tradizioni. Un luogo da scoprire assolutamente, capace di lasciare senza fiato.

Gerusalemme

Una città straordinaria, Gerusalemme ricca di fascino e sorprese, che custodisce luoghi antichissimi e mete di grande importanza religiosa per diverse fedi. Chiunque abbia la fortuna di visitarla rimane incantato dalla sua bellezza e dal suo spirito unico. Davvero un luogo mozzafiato!

Cadice

Cadice, fondata dai Fenici e fondamentale punto strategico durante le guerre di Annibale, è oggi una piccola gemma della Spagna, capace di trasportare chi la visita indietro nel tempo. Le sue strade affacciate sul mare, il suo patrimonio storico e la sua atmosfera autentica rendono questa città davvero fenomenale.

Lisbona

Lisbona, una delle città più antiche e affascinanti del mondo, è famosa per la sua atmosfera giovane, dinamica e vibrante, che attira visitatori da ogni angolo del pianeta. Le sue affascinanti strade di pietra bianca, così caratteristiche, sono un vero e proprio simbolo della città, mentre i suoi monumenti storici, ricchi di bellezza e significato, lasciano chiunque li osservi senza parole, rapiti dalla loro maestosità.

Tebe

Antica e popolosa, la Grecia è senza dubbio una delle terre più ricche di città storiche, ognuna delle quali custodisce un patrimonio artistico e culturale di immenso valore. Tra queste, dopo Atene, Tebe spicca per la sua rilevanza. Qui, oltre a poter esplorare scavi archeologici di straordinaria bellezza, avrai la possibilità di percorrere le storiche vie che raccontano secoli di civiltà e leggende.

Beirut

Beirut, la capitale del Libano, è celebre per la sua vitalità, la sua energia giovanile, e la sua straordinaria multiculturalità. Sebbene sia una città moderna e dinamica, Beirut vanta una storia che affonda le radici in almeno cinquemila anni, rendendola una delle città più antiche e affascinanti del mondo.

Plovdiv

Plovdiv, in Bulgaria, è una delle destinazioni europee più in voga degli ultimi anni, e non potrebbe essere altrimenti. Questa città, un tempo abitata da romani, bizantini e ottomani, è oggi un perfetto connubio tra storia e modernità. Tra le sue bellezze storiche e le nuove tendenze culturali, Plovdiv è sicuramente una meta da non perdere per chi cerca un viaggio che unisca passato e presente in modo armonioso.

Opatija, la Nizza della Croazia: da stazione di cura per nobili a meta romantica sul mare.

Opatija, la Nizza della Croazia: da stazione di cura per nobili a meta romantica sul mare.

“Abbazia” nella nostra lingua, la cittadina sull’Adriatico a poco più di un’ora da Trieste, ricorda la “capitale” della Costa Azzurra per le sue ville e gli hotel storici sul litorale. A dare il via al turismo nell’Ottocento era stato un imprenditore italiano.

Gli innamorati passeggiano mano nella mano per i viali alberati del parco di Villa Angiolina, poi si fermano davanti alla statua della ninfa sul mare, incastonata nella roccia, e si danno un bacio al sapore di salsedine. Le onde accarezzano gli scogli e in lontananza si vedono i delfini che nuotano e giocano fra loro, regalando uno spettacolo meraviglioso per chi ha la fortuna di trovarsi sulla riva. Opatija, perla della Riviera di Liburnia, è sicuramente una destinazione romantica, dove anche i cani e i proprietari vanno a spasso avvolti da un alone di dolcezza. Siamo nel nord adriatico, nel Golfo del Quarnero, che comprende anche le località di Volosca-AbbaziaIkaIciciBersezioDraga di MoschienaLaurana e Medea. A una manciata di chilometri da Fiume, con il suo porto importante e la storia di città contesa, e a un’ora in auto da Trieste.

 

Il lungomare (foto di Marko_Vrdoljak)
Il lungomare

 

E’ ancora inverno ma non è difficile immaginare il clima vacanziero che c’è qui durante la bella stagione, che comincia a fine aprile e termina ormai a fine ottobre: bar e ristoranti sul mare, lingue di spiaggia con i sassolini dove i bambini giocano spensierati, panchine sul lungomare dalle quali ammirare il paesaggio. “Qui si può trovare tutto quello di cui si ha bisogno: mare pulito, aria buona e il monte Ucka (Maggiore) che offre panorami mozzafiato e passeggiate adatte a tutti. Non fa mai né troppo caldo né troppo freddo e il vero lusso è il relax”, mi racconta Lily, guida turistica locale che durante l’estate organizza escursioni sulla barca Riviera Secrets assieme al marito Ronie e accompagna i turisti in esplorazione dell’isola di Kerso.

 

La passeggiata di Opatija
La passeggiata di Opatija 

 

“Per i miei ospiti preparo pesce fresco alla griglia, acciughe sotto sale, insalata dell’orto e le crepes alla marmellata con le uova delle mie galline”, spiega con una punta di orgoglio, perché anche la componente gastronomica ha un peso rilevante per il turista che sceglie la Croazia. “Dieci anni fa ad Abbazia venivano tanti italiani, apposta per mangiare il pesce che qui viene cucinato molto bene, come in Italia, ma costa meno”, continua Lily, adesso invece il turismo è principalmente di tedeschi, austriaci e sloveni. Opatija, in italiano Abbazia, venne scelta alla fine dell’Ottocento dai nobili dell’impero austro-ungarico come meta per trascorrere le vacanze e negli anni la trasformarono in un piccolo gioiello. I fasti dell’epoca sono ancora visibili nelle ville eleganti che si affacciano sul mare e nei maestosi hotel che dominano la Riviera e conservano all’interno la storia passata, tanto che Abbazia è stata soprannominata la “Nizza croata”. Il più antico è l’hotel Kvarner – inaugurato il 27 marzo 1884, il più antico edificio alberghiero classico sulla costa orientale dell’Adriatico – imponente fortezza sul mare con tanto di salone dove ancora oggi a fine settembre viene organizzato il Ballo viennese, rievocando quell’atmosfera fiabesca.

 

Il ballo viennese nel salone dei Cristalli
Il ballo viennese nel salone dei Cristalli 

 

Costruito in stile neoclassico dalla Società delle Ferrovie meridionali austroungariche, inizialmente era un sanatorio e una casa di cura di lusso per la nobiltà che arrivava principalmente da Vienna. Aveva due complessi balneari: uno costruito in un padiglione accanto all’edificio e forniva cure termali con bagni di mare e d’acqua dolce con l’applicazione delle cure balneologiche, allora consuete. Il padiglione, collegato all’edificio abitativo da un lussuoso corridoio vetrato, fu successivamente rimosso per la costruzione della Sala dei Cristalli. Il secondo complesso era principalmente una zona balneare recintata con le cabine-spogliatoio e un’area per prendere il sole nella terrazza sul tetto. Nella sala ristorante dell’hotel sono ancora conservate le pareti con le decorazioni originali.

 

Oggi come allora Opatija è una destinazione glamour, con boutique che vendono vestiti di marca e antichi caffè dove bere una cioccolata calda e gustare una torta sacher di tutto rispetto. A dare il via al turismo qui è stato un imprenditore italiano, Iginio Scarpa, dopo che costruì vicino al monastero di San Giacomo la Villa Angiolina, dedicata alla moglie, che oggi è il Museo croato del turismo: qui soggiornarono l’imperatore austro-ungarico Francesco Giuseppe e l’imperatrice Maria Anna. Il museo è aperto al pubblico, fresco di ristrutturazione, nelle sue sale è possibile conoscere la storia del luogo, con le belle cartoline e le locandine in esposizione. Nel salone dell’atrio vengono ospitati concerti e sempre al piano terra è conservata la scultura della Madonna del Mare, voluta dalla famiglia del conte Arthur Kesselstadt, morto in quel tratto di mare nel 1891.

 

Il Museo croato del turismo
Il Museo croato del turismo 

 

Il fatto curioso è che Opatija è nata come destinazione turistica non tanto per l’estate, come si potrebbe immaginare dal suo lungomare, ma come luogo di villeggiatura per la stagione di autunno-inverno, dato che nell’Ottocento ebbe il suo boom turistico come stazione di cura climatico-balneare del ceto medio-alto. “I medici in vacanza qui scoprirono il grande potenziale salutare del microclima di Abbazia, adatto per chi soffriva di problemi polmonari, malattie nervose, cardiopatie e per le persone anemiche e debilitate”, mi racconta Lily, spiegando che ancora oggi i grandi alberghi del gruppo Liburnia, come il Kvarner e l’Ambassador, hanno dedicato uno spazio importante alla spa e ai trattamenti per il benessere.La Riviera, che venne chiamata Liburnia dai Romani e ancora oggi conserva questo nome, vanta un lungomare unico che si estende per 12 chilometri per una passeggiata sul mare che collega Volosca a Laurana, con panchine, scorci idilliaci dove scattare foto e bagni pubblici. E durante la passeggiata è d’obbligo fermarsi ad ammirare il simbolo di Opatija, la Ninfa con il gabbiano, statua collocata su uno scoglio aguzzo. Dal mare si passa alla natura dei giardini – dal parco San Giacomo ai Giardini americani – fra i più pittoreschi c’è il parco dedicato ad Angiolina, con 150 varietà di piante nel suo giardino, tra camelie, la foresta di bambù, l’abete americano e il cipresso dell’Himalaya, per citarne alcuni.

 

La statua della Ninfa con il gabbiano
La statua della Ninfa con il gabbiano 

 

Qui si trova anche la statua dedicata a Isadora Duncan, la fondatrice della danza contemporanea, che soggiornava spesso a Villa Amalia: ispirata dal movimento delle palme che vedeva dalle finestre della villa, creò nella sua danza il leggero fluttuare delle braccia delle mani e delle dita che poi la resero famosa.La sera i lampioni si accendono e illuminano i giardini, le luci delle ville brillano e si riflettono nel mare blu cobalto, sul lungomare due gatti giocano fra loro e regna il silenzio. Mi riempio i polmoni con il profumo del mare e l’aria buona: c’è una bella atmosfera di benessere e pace.

 

I giardini di Villa Angiolina (foto di Marko_Vrdoljak)
I giardini di Villa Angiolina (foto di Marko_Vrdoljak) 

 

Qui ad Abbazia ci si può ancora concedere una vacanza da re e regine, a prezzi contenuti nella bassa stagione, alloggiando in hotel storici che hanno conservato gli spazi originali, come l’Heritage hotel Imperial, il secondo hotel più antico della città costruito nel 1885 in stile Secessione, o l’hotel Palace Bellevue, costruito alla fine del XIX secolo in stile neobarocco e Art Nouveau. La Villa Biedermann, ex villa Reyer, edificata nel 1885, è stata demolita per realizzare l’hotel Ambassador dove si trova la suite di Tito, camera dove il presidente socialista della Jugoslavia era solito alloggiare quando veniva qui. Questa struttura ospita il ristorante Cubo, con una bella vista sul mare dalle vetrate e piatti raffinati sia di pesce che di carne. A giugno, quest’anno dal 26 al 28, la città si anima con la grande festa vintage RetrOpatija: auto e motorini d’epoca, ragazze pin-up, ballerini, giocolieri e musicisti di strada fanno compiere un viaggio a ritroso nel tempo che combina anche la musica dallo swing leggero al riff rock, improvvisazioni jazz e ritmi elettronici delle discoteche. Ancora oggi ad Abbazia c’è una forte comunità di italiani, che nel 1946 diede vita al Circolo italiano di cultura per preservare la cultura e la lingua italiana.

 

La Riviera di Liburnia
La Riviera di Liburnia