Isola di Koh Mak Perla della Thailandia.

Isola di Koh Mak Perla della Thailandia.

Koh Mak è una piccola bomboniera, una lingua di sabbia e palme circondata da acque incredibilmente trasparenti. È in tutti i sensi possibili una tipica isola tropicale da cartolina: ci sono infatti lunghe spiagge con le palme, l’oceano è trasparente e i tramonti sono una favola. Per nostra e vostra fortuna è a oggi ancora una meta turistica relativamente poco conosciuta e per questo motivo non è mai troppo affollata. Scopriamola insieme e vediamo le sue migliori spiagge.

Immaginate 16 chilometri di spiagge, un mare di cristallo pieno di coralli e pesci tropicali, e la natura più rigogliosa e selvaggia. Poi aggiungete il sole della Thailandia e il sorriso della gente e, forse, vi sarete avvicinati vagamente alla bellezza di Koh Mak. Le Phi Phi Island, splendide isole della Thailandia, nonché scenario del film The Beach sono sicuramente bellissime. Ma se siete alla ricerca di un intero litorale bello quanto la  piccola baia in cui si immerge Di Caprio, allora state cercando Koh Mak. Un’isola da oscar. Così come dichiarato dal celebre magazine Sunday Times, che nel 2010 ha incluso l’isola di Koh Mak nella classifica delle 10 località più belle del mondo. E soprattutto, aggiungiamo noi, ancora sconosciute al turismo di massa!

 

Baia Nord di Koh Mak

Natura di Koh Mak

La piccola Koh Mak è un’isola prevalentemente pianeggiante, con un dolce tratto collinare che non supera mai i 150 m di altezza sul livello del mare. Questa caratteristica la rende unica tra le altre isole dell’arcipelago e vi permetterà di muovervi agevolmente sia a piedi che in bicicletta.

Koh Mak fa parte dell’arcipelago di Koh Chang, che conta circa 180 isolette, molte delle quali sono all’interno di riserve marine o parchi naturali. I suoi abitanti, poco più di 400, vivono di pesca,  coltivazione della palma da cocco e caucciù. Solo negli ultimi anni hanno iniziato a dedicarsi alla ricezione turistica.

Spiaggia nord ovest di Koh Mak

Le vostre vacanze a Koh Mak saranno quindi all’insegna della meraviglia. Lunghe spiagge di sabbia bianca che degradano dolcemente nel mare verde, barriere coralline e una maestosa a foresta pluviale (che ricopre quasi l’80% dell’isola) vi aspettano!

Molo di Cococape

 

Lo sviluppo turistico di Koh Mak  è cominciato qualche anno fa con la costruzione dei primi resort e l’isola ha subito riscosso un certo successo fra i viaggiatori che preferiscono mete più ricercate e tranquille al turismo di massa. Inoltre, grazie all’impegno costante delle istituzioni e degli stessi abitanti dell’isola, oggi persegue uno sviluppo eco-sostenibile, che continua a preservare lo splendore del suo litorale e l’entroterra. Uno speciale regolamento dell’isola proibisce la fabbricazione di edifici alti più di 3 piani, vieta l’apertura di Go Go Bar, l’utilizzo di moto d’acqua e la pratica di altre attività che potrebbero mettere a repentaglio l’identità dell’isola.

Veduta di Koh Mak

Queste norme vogliono preservare il patrimonio naturale del luogo e difendere quello che è a tutti gli effetti, un piccolo paradiso tropicale. Per questo scegliere una vacanza a Koh Mak diventa anche sinonimo di  sintonia con la natura e di turismo responsabile.

Vacanze a Koh Mak: ideali per tutta la famiglia

A Koh Mak sono stati recentemente realizzati percorsi di trekking e piste ciclabili che vi permetteranno di esplorare l’isola senza fatica, attraversando i punti più panoramici.

Litorale di Koh MakL’assenza di auto (solo pochi locali e resort possiedono un pick-up per trasporti e approvvigionamenti nell’isola) e moto d’acqua, rende l’isola di Koh Mak un posto particolarmente sicuro e adatto per vacanze con la famiglia. Un posto ideale anche per le coppie e per quei visitatori alla ricerca di tranquilli e romantici scorci. Non dimenticate in ogni caso, che Koh Mak è circondata da numerose altre isole come Koh Rang (splendido Parco Marino), Koh Kradat (l’isola dei cervi), Koh Kham, Koh Rayang e Koh Phi. Rappresenta quindi un perfetto punto di partenza per praticare snorkeling e immersioni.

Tramonto a Koh Mak

La piacevolissima atmosfera che si respira nell’isola, spesso informale e giovane, è creata anche dai suoi piccoli locali e ristoranti. Qui potrete degustare prelibati piatti a base di pesce e trascorrere divertenti serate sempre in compagnia di nuovi amici. Le dimensioni dell’isola, la relativa vicinanza a Bangkok (solo 280 km rispetto ai 600 di Koh Samui e ai 1000 km di Phuket) e il nuovo aeroporto di Trat che permette veloci trasferimenti verso la capitale, sono fattori che contribuiranno a fare dell’isola di Koh Mak una delle località più esclusive di tutto il sud-est asiatico. Un’autentica Perla della Thailandia.

Opportunità di business a Koh Mak

Negli ultimi anni l’isola di Koh Mak è divenuta anche una terra di opportunità. Molti sono, infatti, i turisti che dopo un primo soggiorno sognano di trasferirsi nell’isola, o investire in una casa dallo stile tropicale per tornare più volte all’anno in Thailandia.

Cosa vedere a Seborga, il principato nell’entroterra ligure.

Cosa vedere a Seborga, il principato nell’entroterra ligure.

Viaggio alla scoperta di Seborga, il piccolo paese ligure diventato famoso per il Principato che rivendica la propria indipendenza.

C’è un luogo in Liguria che è davvero particolare e unico nel suo genere, per arrivarci si deve raggiungere l’area più occidentale della regione, a ponente, nel territorio della provincia di Imperia. Lì, nel mezzo della natura, si incontra Seborga. A guardarlo potrebbe sembrare il tipico borgo dell’entroterra ligure, ma in realtà rappresenta qualcosa di straordinario.

Perché non è solo un paese, ma è un Principato con la sua Principessa, le sue leggi e anche la sua moneta. Ovviamente questo luogo fa parte dell’Italia, ma rivendica una sua indipendenza: basta fare un giro sul sito ufficiale per leggere nero su bianco le motivazioni che vengono portate come dimostrazione del fatto che è un luogo a sé. Decisamente un posto affascinante e in cui il passato si intreccia e intiga i suoi visitatori.

Oltre a questa sua peculiarità è anche un luogo dove la storia antica riecheggia nelle tante testimonianze che si possono incontrare per strada, un borgo ricco di bellezze da scoprire: tutto quello che devi vedere a Seborga.

Seborga, il principato ligure: la storia della sua indipendenza

La storia di Seborga è molto antica e pare possa essere fatta risalire al V secolo a. C. quando sembra che le incursioni dei pirati fecero trasferire gli abitanti dalla costa verso l’interno. Le vicende legate a questo territorio si legano alle conquiste che hanno caratterizzato ogni epoca. Dai Romani, agli Ostrogoti, fino ai Bizantini e all’impero Carolingio con Carlo Magno.

Tra i documenti storici ve n’è uno particolarmente importante datato 954, poiché ne attesta il passaggio in dono ai monaci benedettini dell’Abbazia di Sant’Onorato di Lerino. Una data fondamentale perché è quella che viene considerata cruciale per la sua indipendenza. Successivamente, nel 1079, divenne Principato. È nel 1729 che sarebbe stata venduta dai monaci a Vittorio Amedeo II di Savoia, ma vengono segnalati alcuni punti che – secondo il sito ufficiale del Principato – renderebbero l’annessione al Regno d’Italia prima e alla Repubblica poi, unilaterali e illegittime.

Facciamo un salto in avanti a tempi recenti quando, il 14 maggio 1963, la cittadinanza elegge principe Giorgio Carbone. Vengono così riportati in auge la bandiera, il motto, lo stemma sovrano. Vengono, successivamente, eletti un governo costituente, il Consiglio della Corona e vengono approvati gli Statuti generali e il Regolamento. Hanno poi ricoperto il medesimo ruolo dal 2010 Marcello Menegatto e, dal 2019, Nina Menegatto che è l’attuale principessa di Seborga.

Cosa vedere a Seborga

Seborga e’ un borgo di grande bellezza che vale la pena raggiungere perché incastonato come un gioiello prezioso in un territorio bellissimo, ma anche perché custodisce alcune meraviglie che vale la pena vedere.

Una passeggiata qui permette di farsi un’idea di come sia strutturata questa piccola cittadina in provincia di Imperia. E qualche luogo migliore dal quale partire se non il belvedere in piazza Martiri Patrioti? Un posto che si incontra prima dell’arrivo al centro storico. Da qui si gode di una vista strepitosa che spazia sul territorio: dalle vallate alla Costa Azzurra, Principato di Monaco compreso.

Si possono ammirare nel medesimo luogo due garitte, ovvero due costruzioni adibite a riparo per le sentinelle, e un cannone. Il sito ufficiale riporta che ogni prima domenica del mese si esegue una piccola cerimonia con lo sparo di benvenuto a cui prendono parte alcuni Consiglieri della Corona e, se possibile, la Principessa.

In piazza San Martino, invece, si incontra il Palazzo dei Monaci con i suoi archi e il suo fascino che rimanda al passato. Oggi è una dimora privata, ma è stato utilizzato per diversi scopi, compreso quello di sede del Municipio e delle scuole fino alle elementari.

La storia del Principato di Seborga
La storia del Principato di Seborga: cosa vedere

Tra gli edifici di tipo religioso, poi, è imperdibile la chiesa di San Bernardo che è stata realizzata nel XIV secolo e la chiesa parrocchiale di San Martino, databile 1615 e a opera dell’architetto genovese Arturo Fieschi.

E poi si deve passare anche da piazza della Libertà, un’altra zona pittoresca del borgo, così come quella dove sorgono quelle che un tempo venivano utilizzate come prigioni: oggi non sono visitabili al loro interno ma si possono ammirare da fuori. Da non perdere anche le antiche porte che conducevano all’interno della cittadina.

Infine, va menzionata un’altra delle tante particolarità di questo luogo, ovvero il fatto che ha una propria moneta: si tratta del Luigino e non è riconosciuta in maniera ufficiale.

Poi, come spesso accade in questi piccoli paesini, vale la pena girare e lasciarsi stupire dai tanti scorci tipici che rendono la visita davvero unica: Seborga è una meta perfetta per una gita di una giornata per chi vuole fare una vacanza nella Liguria di Ponente, lì vicino a dove l’Italia confina con la Francia.

Le informazioni utili per visitare Seborga

Incastonato nell’entroterra ligure di Ponente, alle spalle di cittadine ben note come Sanremo, Ospedaletti e Bordighera, Seborga è una piccola perla tutta da scoprire. La prima cosa da sapere è che si trova a un’altitudine di 500 metri rispetto al livello del mare e che è incastonata in un paesaggio da sogno composto da giardini, terrazzamenti, ginestre e ulivi.

Se alle spalle ha le Alpi Marittime, la sua altitudine permette di renderlo come una meravigliosa terrazza che permette di estendere lo sguardo fino alla Costa Azzurra, in Francia.

Vicino, poi, vi sono bellissimi boschi di pini: quelli del Monte Nero e del Monte Caggio. Insomma, un luogo davvero magico e facilissimo da raggiungere, basta infatti uscire dalla autostrada A 10 a Bordighera e poi percorrere la provinciale per circa sette chilometri.

Un posto da conoscere e da scoprire, perché Seborga regala tantissime cose da vedere.

La vista da Seborga
La meravigliosa vista da Seborga
Dal Midwest a Churchill, capitale mondiale di orsi bianchi e beluga. 1700 chilometri in Canada tra tundra e Artico in un treno che più lento non si può.

Dal Midwest a Churchill, capitale mondiale di orsi bianchi e beluga. 1700 chilometri in Canada tra tundra e Artico in un treno che più lento non si può.

Il viaggio sulla linea che da Winnipeg, il capoluogo del Manitoba, poco lontano dal confine con il North Dakota, porta alla Hudson Bay, e che è l’unica via per accedervi aereo escluso. Due giorni in treno da nord a sud, per ammirare dalle vetrate panoramiche un paesaggio che cambia con lo scorrere dei chilometri. E magari un’aurora boreale.

Un viaggio a tutta lentezza che da poco oltre il Midwest Usa porta nella Hudson Bay, immensa baia che altro non è che un mare secondario dell’Artico, cui è connessa a Nord da una serie di passaggi e canali separati da isole piccole e grandi. Milesettecento chilometri nord sud, attraverso la provincia canadese del Manitoba, dal suo capoluogo Winnipeg, città di quasi 800mila abitanti a un centinaio di chilometri dal confine con il North Dakota. Fino a Churchill, che poggia sulla baia, non molto distante dal 70mo parallelo di latitudine. Una piccola comunità di neanche 1000 anime, che ha una qualche notorietà anche dalle nostre parti, perché luogo al mondo dove è più facile avvistare gli orsi bianchi, che, in autunno, ripiegano in quell’area per svernare (senza andare in letargo, al contrario dei bruni) e vengono osservati attraverso speciali veicoli a ruote altissime che consentono avvistamenti sopraelevati in sicurezza. Un tour che si comincia a fare proprio in questa stagione, e che d’inverno si arricchisce dell’opportunità di ammirare, al coperto in questi particolarissimi veicoli, le aurore boreali. Come se non bastasse, tra giugno e settembre, la propaggine sud della baia di Hudson diventa la capitale mondiale delle balene beluga.

 

Travel Manitoba
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Winnipeg e Churchill non sono collegati da strade. Per andare dall’una all’altra si può solo scegliere tra l’aereo e il treno. Quest’ultimo, molto più economico, sembra battuto in partenza in considerazione del tempo di percorrenza, tra le 45 e le 49 ore. Ma la tipologia di viaggio panoramico, alla scoperta della tundra, sta attirando crescenti quote di appassionati del turismo slow. Un reporter dell’agenzia Associated Press lo ha provato, da Nord a Sud. Suggerendo un’opzione che potrebbe attirare anche un turista europeo. Un viaggio a Churchill per ammirare l’orso polare e le aurore boreali, con stop a Winnipeg e rotta verso la Hudson Bay: andata in aereo, ritorno in treno (o, a nostro avviso meglio, anche solo per la gratificazione finale dopo il due giorni su rotaia, al contrario. Ecco il racconto.

A Churchill solo in treno o aereo

Il sole al tramonto illumina una panoplia incontaminata di pini di diverse dimensioni e specie. La campagna dell’estremo nord del Canada scorre al ritmo lento, vista attraverso il ponte superiore, chiuso in vetro da uno speciale vagone con vetrate panoramiche. Onde di verde e marrone in sfumature leggermente diverse passano. Non esiste un Wi-Fi funzionante che possa interrompere con e-mail o social media che richiedono attenzione. È affascinante e calmante. Due o tre ore passano tranquillamente senza preavviso. Ora ripeti. Ripeti ancora. E ancora. Due ore diventano due giorni.

 

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Per spostarsi tra Churchill e Winnipeg, le opzioni sono un volo in aereo di due ore e mezza che costa, solo andata, 1.000 euro, o questa opzione su rotaia, da 180-190 euro. Che dal soffitto del vagone tutto vetro diventa un viaggio in treno con pochi eguali, una “avventura panoramica”, secondo la definizione della ferrovia canadese.

Tundra, foreste… poi alci

Partendo da sud, inizia con una vista della tundra priva di alberi ma non del tutto sterile, quindi attraversa ore di alte foreste. Alla fine lasciano il posto a terreni coltivati ??più curati con qualche animale occasionale, persino un branco di alci. Il tramonto brilla su un lago. Quando arriva la notte, c’è la speranza di un avvistamento dell’aurora boreale che si estende ovunque. Se non ci sono aurore scintillanti, c’è una bellezza speciale nel buio pesto esterno, interrotto solo dalle luci del treno.

Si va avanti per 1.697 chilometri. Ci sono 10 fermate elencate lungo il percorso, alcune solo per pochi minuti e altre per poche ore.

Sebbene sia promosso a scopo turistico, il treno è in realtà un’ancora di salvezza per Churchill. La comunità dispone di strade all’interno dell’abitato e per alcuni chilometri fino alla periferia, ma non c’è nessuna via interurbana verso le altre comunità. Quindi, la scelta obbligata è quella citata sopra.

 

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I treni, a frequenza bisettimanale, trasportano turisti, residenti, posta, cibo, carburante e altri beni di prima necessità. Da maggio 2017 a ottobre 2018, parte della linea ferroviaria era stata spazzata via a causa di temporali e scarsa manutenzione, bloccando un’intera comunità. I beni di prima necessità dovevano essere consegnate per via aerea e il carburante propano veniva portato via nave attraverso la Baia di Hudson. I prezzi in città salirono alle stelle, tanto che furono intentate cause legali su chi fosse responsabile dei costi di riparazione.

“Non abbiamo avuto un servizio ferroviario per circa 18 mesi, il che significa che i cittadini di Churchill non potevano andarre in treno a visitare le loro famiglie in altre parti del Manitoba”, ha detto il sindaco di Churchill Mike Spence. “È stato devastante.”

La linea sopravissuta grazie ai First Nations

La città e alcune comunità First Nations (comunità di nativi del Canada) della zona hanno rilevato la linea ferroviaria che è tornata a funzionare. Spence ha detto che, con la comunità che sta versando decine di milioni di dollari per le riparazioni, le linee dovrebbero rimanere aperte anche se il clima mondiale dovesse peggiorare le condizioni dell’area.

 

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Sul treno sono disponibili cuccette, insieme a cabine doccia delle dimensioni di quelle di una camera d’albergo di New York o Parigi, ma per chi viaggia a un prezzo più basso o prenota in ritardo, ci sono posti standard in cabina. I sedili sono reclinabili, per lo più. Ma non vanno giù completamente.

Anche il cibo è limitato. C’è una piccola “cambusa” sotto il ponte di osservazione. Offre delle porzioni che possono essere riscaldato con un microonde. Il treno serve birra, ma di marche limitate. I pendolari abituali e coloro che fanno le loro ricerche sanno di portare i propri spuntini a bordo e di sfruttare al meglio i ristoranti nelle soste più lunghe nelle città lungo il percorso.

Le soste lungo il percorso variano notevolmente: a Dauphin, i passeggeri aspettano fuori da una storica stazione di mattoni costruita nel 1912, ma a Wabowden, un unico cartello giallo inchiodato a un palo vicino al binario con la scritta Muster Point avvisa i passeggeri della fermata.

I residenti lasciano la macchina a metà itinerario

Per i residenti delle comunità più piccole lungo il percorso, lontane da strade e senza aeroporto, il treno è l’unico collegamento con le altre parti del Manitoba e del mondo. Molti prendono il treno settimanalmente, viaggiando da e per Thompson. Con circa 13.600 residenti, è la comunità più grande dove ferma il treno, esclusa Winnipeg, con servizi come grandi magazzini e ristoranti. Thompson, a poco meno della metà strada tra Churchill e Winnipeg, è il luogo in cui termina il viaggio in treno di molti

residenti della piccola comunità sulla Hudson Bay.

Una buona quota di chi, a Churchill, possiede un’automobile la lascia in questa piccola città, dove arrivano e ripartono in treno, per guidare fino e da Winnipeg. In questo modo possono risparmiare 17 ore di viaggio. Tutti i passeggeri tranne due dozzine scesero a Thompson, la comunità più vicina e più grande collegata al resto del Manitoba tramite strada. Lasciata Thompson, il treno si dirige verso le remote comunità della Prima Nazione su entrambi i lati del percorso. E anche se il percorso, in chilometri, è breve, ci vogliono ore in treno, con molti passeggeri che passano il tempo giocando a carte e chiacchierando tra loro nel vagone ristorante.

 

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“Sconfinamento” extra-schedule

La località di Pas, dove il treno fa la sosta più lunga del percorso, comprende un bar proprio accanto alla stazione. Ma la capotreno aveva avvertito i passeggeri, che non si aspettassero particolari lusso o comfort. A Thicket Portage, una località di circa 150 abitanti, i residenti si riuniscono alla fermata per incontrare i passeggeri che tornano, in quella che è una piccola baracca di legno vicino ai binari. Qui scaricano i bagagli e altri beni, cibo, pannolini e altri beni di prima necessità. Il treno a un certo punto sconfina in una zona diversa, nel Saskatchewan orientale, fino a fermarsi nel grazioso centro di Canora, che non era nell’orario dei treni per le fermate.

Mentre ci dirige sempre più a sud, il paesaggio cambia, la foresta settentrionale lascia il posto a campi coltivati ??e bestiame mentre il percorso si avvicina a Winnipeg. dove, finalmente, si arriva, dopo 49 ore. Un tuffo nella meravigliosa monotonia delle vaste distese di alberi incontaminati e tundra marrone chiaro. Per qualcuno è il viaggio di una vita. Per altri è semplicemente troppo lungo.

I Caraibi fuori stagione con Viva Resorts by Wyndham .

I Caraibi fuori stagione con Viva Resorts by Wyndham .

Adesso immagina tutto questo senza il caos dell’alta stagione, con più spazio per rilassarsi, temperature perfette e tariffe vantaggiose. La primavera è il momento ideale per offrire ai tuoi clienti una fuga nei Viva Resorts by Wyndham, dove il piacere del viaggio si trasforma in un’esperienza su misura, tra benessere, avventura e autenticità.

Le atmosfere latine – nonché tratto distintivo del soggiorno – avvolgono gli ospiti durante i Viva Vibe, party tematici che rendono ogni soggiorno ancora più coinvolgente. Nei resort Viva Resorts by Wyndham, il divertimento prende vita con feste a tema quali neon party, silent party e candy shop party (quest’ultimo con attività dedicate ai più piccoli). Le feste tematiche organizzate sotto il sole e le stelle rappresentano il fiore all’occhiello del programma di intrattenimento di tutti i Viva Resorts by Wyndham. Un’esperienza immersiva che combina energia, emozione e originalità, trasformando ogni vacanza in un momento da ricordare.

Messico per tutti in Riviera Maya

Se il giusto equilibrio tra relax e divertimento è ciò che i tuoi clienti cercano, la Riviera Maya è la meta perfetta. Qui sorgono Viva Maya by Wyndham e Viva Azteca by Wyndham, due resort che offrono soggiorni coinvolgenti e ricchi di attività.

• Viva Maya by Wyndham è l’indirizzo giusto per chi ama l’energia e l’intrattenimento: spettacoli, eventi tematici e persino un trapezio per chi vuole mettersi alla prova. Per le famiglie, il Vivito Club propone attività su misura per i più piccoli, mentre gli adulti possono concedersi il relax totale sotto il sole caraibico.

• Viva Azteca by Wyndham regala un’atmosfera più raccolta e intima. La proposta culinaria spazia tra sette ristoranti à la carte, mentre attività come massaggi al tramonto e laboratori di cucina o pittura su ceramica trasformano il soggiorno in un’esperienza multisensoriale.

E per chi vuole immergersi nella cultura locale, le meraviglie archeologiche di Tulum, Cobá e Chichen Itzá raccontano il passato millenario dei Maya, mentre i suggestivi cenotes invitano a tuffi rinfrescanti in acque cristalline.

Repubblica Dominicana: un’oasi di paradiso a Samaná

Un rifugio immerso nella natura, lontano dai ritmi frenetici della quotidianità: Viva V Samaná by Wyndham è pensato per chi desidera un’esperienza adults only all’insegna del comfort e della tranquillità. Situato nella splendida penisola di Samaná, questo resort offre room service 24 ore su 24, minibar rifornito ogni giorno, ristoranti gourmet e bungalows con servizio maggiordomo.

Viva Resorts by Wyndham

Benessere e scoperta si intrecciano perfettamente: dalla Coconut Whisper Spa, dove i trattamenti olistici avvolgono mente e corpo, alle avventure nel Parco Nazionale Los Haitises, fino alle escursioni in barca tra baie nascoste e cascate mozzafiato. Un luogo perfetto per chi desidera un soggiorno esclusivo con un tocco di autenticità.

Bahamas: energia e avventura con Viva Fortuna Beach by Wyndham

Un’isola tropicale, una spiaggia infinita e un mix perfetto tra relax e divertimento. Viva Fortuna Beach by Wyndham, a Grand Bahama Island, è il luogo ideale per giovani, coppie e gruppi di amici alla ricerca di un’esperienza dinamica e coinvolgente.

• Spiaggia senza confini: situato direttamente sul mare, il resort garantisce una location privilegiata senza strutture adiacenti.
• Sport e avventura: con Viva Diving, gli ospiti possono esplorare i 34 punti di immersione dell’isola e vivere esperienze indimenticabili sopra e sotto il mare.
• Evento speciale di primavera: dal 17 al 24 maggio, il resort ospiterà la Diving Week, con 10 immersioni guidate e 4 escursioni esclusive, tra cui il Lucayan National Park e la tradizionale Fish Fry a Smith’s Point, una festa sulla spiaggia tra musica calypso e pesce fresco cucinato al momento.

Perché proporre i Caraibi in primavera?

Un clima da sogno: giornate di sole, temperature miti e brezze leggere creano le condizioni perfette per una vacanza indimenticabile.

Spazi e tranquillità: fuori dall’alta stagione, le spiagge sono più godibili e i resort più rilassati!
Un’opportunità da cogliere: tariffe più vantaggiose permettono di offrire ai clienti un’esperienza esclusiva con il miglior rapporto qualità-prezzo.

Esperienze autentiche: non solo mare, dagli eventi coinvolgenti alla scoperta della cultura locale, ogni viaggio diventa un’occasione per vivere i Caraibi e Grand Bahama Island da una prospettiva più vera e profonda.

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Raffles Maldives Meradhoo Resort.

Raffles Maldives Meradhoo Resort.

Situata a 400 km. dalla capitale, nell’estremo sud delle Maldive, Raffles Maldives Meradhoo Resort è un’isola davvero spettacolare. Situato nell’atollo di Gaafu Alifu, a 400 km dalla capitale, si raggiunge con un’ora di volo ed un breve viaggio di 15 minuti in speed boat.

Un resort di lusso con spazi ben arredati, ogni villa su quest’isola ha la sua piscina privata e lettini, sia sulla spiaggia che sulla laguna, oltre a un servizio impeccabile con un maggiordomo privato e cuoco personale.

Vegetazione tropicale lussureggiante e rigogliosa, questo rifugio segreto offre panorami magnifici, spiagge incontaminate e alcuni dei coralli più rari, grandi e belli del mondo.

Nel Raffles Maldives Meradhoo Resort, i visitatori sperimenteranno, lontano dalle pressioni della vita moderna, l’affascinante bellezza di un luogo segreto dove tutti i loro desideri sono soddisfatti. Le sue ville

Dispone di ville e residence costruite sia sulla spiaggia che sull’acqua, di cui quelli costruiti sulla laguna, a 800 metri dall’isola sono totalmente autosufficienti e tuttavia integrati nel complesso in generale, garantendo la privacy più assoluta agli ospiti.

Nell Raffles Maldives Meradhoo Resort troverai inoltre la premiata Raffles Spa. Con prodotti naturali di marchi rinomati per la cura della pelle e scopri un mondo di relax e benessere personalizzato.

Situato sull’Atollo Gaafu Alifu, in 2 isole, il Raffles Maldives Meradhoo è un hotel a basso impatto ambientale che offre la connessione WiFi gratuita e 2 esperienze caratteristiche caratteristiche: un’isola privata con sabbia bianca, una laguna turchese e una vegetazione lussureggiante, e imponenti tramonti e tramonti sul tramonto a settembre. Avrete accesso a un’over water spa, a una villa per manicure e pedicure, a un centro yoga e a una sala fitness sull’acqua. Il personale sarà lieto di organizzare i trasferimenti aeroportuali. Tutte le camere sono dotate di bollitore. Le camere sono dotate di bagno privato. Tutte le sistemazioni del Raffles Maldives Meradhoo dispongono di aria condizionata e TV a schermo piatto. All’esterno sul ponte, una piscina privata e una doccia esterna sono perfette per le notti di cielo stellato. Tutte le ville sull’acqua vantano una terrazza con pannello di vetro, che vi permetterà di ammirare la colorata vita sottomarina sottostante. Il Thari è il ristorante aperto tutto il giorno, dove potrete godervi l’atmosfera rilassata e rilassata di fronte alla spiaggia. Come ospiti del Raffles Maldives Meradhoo potrete godere di un’esperienza unica sulla spiaggia presso il ristorante barbecue del Raffles Maldives Meradhoo, che propone cocktail freddi e un’eccezionale lista di vini. Lo Yuzu serve piatti della cucina peruviana – nikkei, mentre lo Yapa Sunset Bar è il bar sull’acqua che si ispira alle bevande nazionali del Sud America e del Giappone. Imperdibili i cocktail e lo champagne del Long Bar. La struttura organizza attività quali snorkeling, immersioni e snorkeling gratuiti. Al mattino vi attende una colazione con opzioni continentali e alla carta.

Il Ladakh in motocicletta.

Il Ladakh in motocicletta.

L’impervia strada per il Ladakh è un viaggio nell’anima e nel paesaggio dell’ India himalayana, ideale da affrontare in sella a una Enfield Bullet. Ecco all’ora un itinerario in motocicletta per lasciarsi conquistare da queste valli, tra spiritualità e natura, ma con il vento tra i capelli.

In moto tra le strade himalayane ©Soloviova Liudmyla/Shutterstock

In moto tra le strade himalayane .

Pensate di conoscere le montagne? Provate ad affrontare la strada che si snoda come un serpente attraverso le valli ad alta quota del Ladakh. Il viaggio in moto dall’Himachal Pradesh al Ladakh e al Kashmir è uno degli itinerari su strada più emozionanti del mondo: un gratificante test di determinazione e resistenza in uno scenario di bellezze naturali mozzafiato.

Come in una scalata alpinistica, questo viaggio vi costringerà a guardare dentro voi stessi, oltre a osservare il paesaggio. Tra Manali e Srinagar ci sono 894 km di strada attraverso una natura selvaggia sferzata dal vento, creste dentellate e aride vallate himalayane, con solo qualche sporadico essere vivente a ricordarvi che questa, dopotutto, non è la superficie della luna.

Il viaggio da Manali a Leh richiede due lunghi giorni e almeno 18 ore massacranti in sella; e dovrete affrontare un viaggio simile sul lato opposto per raggiungere Srinagar, capitale del bellissimo e tormentato Kashmir. Avrete molto tempo per pensare: preparatevi a un viaggio ricco di emozioni mentre macinate chilometri sull’asfalto polveroso.

Vista panoramica del monastero Lamayuru a Ladakh, India ©Checco2

Consigli essenziali per guidare sull’Himalaya

Il mezzo ideale per questo arduo viaggio è la Enfield Bullet 500cc, una moto bella e robusta costruita secondo le direttive dell’epoca coloniale. Ma la Bullet è, per usare le parole di un meccanico del Ladakh, una ‘bestia capricciosa’. Dovrete avere almeno un’infarinatura di conoscenze tecniche per affrontare perdite d’olio e altri inconvenienti meccanici.

Ma che scegliate una classica Enfield o una più moderna moto giapponese o europea, è fondamentale essere sicuri di sé in sella. Le strade del Ladakh sono accidentate, ricoperte di ghiaia e piene di buche, e dovrete condividere la carreggiata con jeep, autobus e giganteschi camion Tata che vi sfrecceranno accanto sollevando sassi e strombazzando il clacson. Consideratelo un corso intensivo di guida in montagna. Probabilmente non riuscirete a percorrere più di qualche chilometro prima di vivere il primo momento da brivido e di passare a uno stile di guida più prudente. I motociclisti sono all’ultimo posto nella gerarchia degli utenti delle strade himalayane, quindi guidate con cautela e valutate costantemente il manto stradale per individuare eventuali pericoli.

Per affrontare questo viaggio è fondamentale essere sicuri di sé in sella ©Snehal Jeevan Pailkar/Shutterstock

Per affrontare questo viaggio è fondamentale essere sicuri di sé in sella .

Una missione in montagna

La strada che collega Manali, Leh e Srinagar apre in genere a marzo, quando la Border Roads Organisation sgombera la neve dai passi ad alta quota, e chiude a fine ottobre o novembre con le prime nevicate. Di notte le temperature possono toccare lo zero anche in piena estate, quindi portatevi l’attrezzatura da campeggio in caso rimaniate bloccati dopo il tramonto.

Il tratto iniziale dalla stazione climatica di Manali al Rohtang La (3980 m) è un susseguirsi di camion, jeep per passeggeri e autobus sgangherati, con qualche motociclista avventuroso che entra ed esce dal traffico come un jet da combattimento che scorta una squadriglia di bombardieri. Se siete venuti sull’Himalaya in cerca di solitudine, potreste chiedervi se avete scelto il viaggio giusto. Ma il tragitto si fa più tranquillo dopo Keylong, capoluogo del distretto di Spiti e Lahaul attorniato dalle montagne.

Dopo una salita snervante sulle tortuose Gata Loops, sentirete il battito rallentare sulle More Plains, leggermente ondulate. Potrete provare un senso di calma quasi meditativa avvicinandovi al Taglang La, il punto più alto dell’itinerario (5328 m). Scendendo verso il fiume Indo si intravedono i gompa (monasteri buddhisti) del Ladakh, meravigliosi edifici imbiancati con pareti interne ricoperte da elaborati dipinti che raffigurano esseri illuminati. Se prima non avevate un’inclinazione spirituale, osservando il Thiksey Gompa potreste cambiare idea.

Taglang La è il punto più alto dell’itinerario (5328 m) ©Maurizio Bersanelli/Shutterstock

Taglang La è il punto più alto dell’itinerario (5328 m) .

Il viaggio interiore inizia a Leh

Quando arriverete a Leh, la città più grande del Ladakh, doloranti, stremati dal vento e coperti di polvere, ritroverete la vita normale. Dopo una meritata doccia, prendetevi qualche giorno per acclimatarvi ai 3524 m di altitudine.

Esplorate il labirinto della città vecchia, salite sulle terrazze del Palazzo Reale – un’icona architettonica come il Potala di Lhasa in Tibet – o iscrivetevi a un corso di yoga o di meditazione per entrare in sintonia con l’atmosfera spirituale della città. Lasciare la capitale del Ladakh può essere difficile, ma sulla strada deserta che corre a ovest verso il Kashmir vi attende la vera illuminazione.

Incontrerete brevi squarci di verde nei punti in cui l’acqua del disgelo scende dai ghiacciai, ma per il resto è un ambiente spoglio in cui vi perderete nel paesaggio e nei vostri stessi pensieri. Nei 420 km successivi le montagne scivolano via lontane e distaccate, mentre la strada diventa poco più di una sbavatura sul paesaggio. Spegnete il motore nel punto in cui l’Indo incontra il suo affluente Zanskar, e sentirete il peso di tutto quel vuoto abbattersi come una valanga: un richiamo inquietante ma liberatorio alla vostra irrilevanza nell’universo.

Il Palazzo Reale di Leh ©sittitap/Shutterstock

Il Palazzo Reale di Leh .

Scenari maestosi

Per chi vive tutto l’anno in questo luogo inclemente, la vita è un intreccio di risoluto pragmatismo e intensa spiritualità. Lasciando la strada principale ad Alchi, incontrerete alcune delle più belle opere d’arte dell’Himalaya nel complesso del tempio di Choskhor, le cui cappelle e chorten color ocra sono adornate all’interno da un tripudio di dipinti murali e statue del X secolo: una risposta in technicolor al paesaggio monocromatico dell’Himalaya.

Un’altra tappa obbligata è il monastero di Lamayuru, risalente all’XI secolo, un piccolo agglomerato di case imbiancate immerso in un paesaggio quasi marziano di guglie forate da grotte e di calanchi sgretolati. Unitevi ai monaci che recitano i mantra nella sala delle preghiere del gompa, decorata con dipinti murali, poi trovate un punto di osservazione sul bordo del crinale e riflettete sulle vostre risposte alle grandi domande della vita.

Potreste provare una fitta di solitudine quando vi allontanate dal fiume Zanskar verso il Fotu La (4108 m), il primo dei tanti passi esposti sulla strada per Srinagar. La strada esce dal Ladakh buddhista a Mulbekh ed entra nel Kashmir musulmano a Kargil, dove la cucina si orienta verso pietanze di carne speziata dopo i sapori più blandi dell’Himalaya buddhista.

La strada verso la valle del Kashmir sale tra cime innevate fino allo Zoji La (3528 m) passando per la desolata Drass, il luogo più freddo dell’India, dove le temperature possono scendere fino a -60°C. Sul lato opposto del passo, la vegetazione si riappropria del paesaggio, mentre si scende attraverso prati alpini sferzati dal vento e imponenti foreste di pini fino al gruppo di hotel con il tetto in lamiera di Sonamarg.

La discesa finale verso Srinagar vi farà ricordare perché ai tempi dell’hippy trail si parlava del Kashmir in toni sommessi e rispettosi. Eleganti file di pioppi e imponenti platani orientali formano una sorta di picchetto d’onore mentre si attraversa la periferia di questa antica città musulmana. Prenotate una casa galleggiante sul Dal Lake per godervi un ultimo momento di serenità prima di rituffarvi nell’India più frenetica dei caotici bazar di Srinagar.