Sardegna, cresce il numero delle spiagge a numero chiuso in cui si entra col ticket: ecco la lista

Sardegna, cresce il numero delle spiagge a numero chiuso in cui si entra col ticket: ecco la lista

Ecco la lista delle bellezze isolane ad ingresso limitato e le modalità per accedervi.

Cresce il numero delle spiagge libere a numero chiuso in Sardegna in cui, per poter stendere il telo, è necessario pagare un ticket. Va detto subito che non è questione di business, come qualche maligno potrebbe pensare, masi tratta di ecosistemi fragili da custodire e proteggere perché restino così come la natura li ha fatti. Pagare per entrare è un gesto che serve a preservare. Ecco quindi che, oltre ai lidi che già lo scorso anno erano entrati nella rosa di quelli a pagamento – le Piscine di Cannigione e La Rena Bianca di Santa Teresa Gallura – la lista si allunga.

 

 

 

 

A partire dalla fine di giugno 2025, primi di luglio diventano a numero chiuso le spiagge di Piscina Rei, Tziu Franciscu e Monte Nai, nel comune di Muravera. Come di accederà sarà comunicato nelle prossime settimane. Anche Mari Pintau, nel comune di Quartu Sant’Elena, applicherà delle regole per ridurre l’assalto al lido. E mentre a La Rena Bianca – Santa Teresa Gallura l’esperimento dello scorso anno verrà ripetuto (con numero contingentato e ticket da 3,50, gratuito per i residenti, dal primo giugno al 30 settembre), a La Pelosa – Stintino il periodo a numero chiuso scatta il 15 maggio, con prenotazioni online dal 13 maggio. Anche qui nel nord ovest il costo è di tre euro e 50 per 1500 i posti disponibili al giorno. Dalla homepage è possibile selezionare la data e il numero di persone per cui si desidera effettuare la prenotazione (massimo 4 persone per prenotazione) e procedere con il pagamento online tramite carta di credito o altri metodi di pagamento accettati dal sito.

 

 

 

Cala Golorotze’ – Baunei definita la spiaggia più bella del mondo ospiterà massimo 250 persone in contemporanea. Il sentiero apre alle 7,30 e chiude alle 15. Si può restare fino alle 17 per poi ripercorrere la strada del rientro in sicurezza. Il costo di accesso al sentiero è di 7 euro. Gratis i bambini sotto i sei anni e i residenti. Si può prenotare a partire da tre giorni prima utilizzando il sito Heart of Sardinia o l’app o comprare il ticket all’ingresso del sentiero. A Tuerredda – Teulada sono ammesse massimo 1.100 persone (729 nella spiaggia libera e 371 negli stabilimenti balneari) dall’11 giugno al 30 settembre. Per Cala Brandinchi e Lu Impostu – San Teodoro il numero comodo scatta il primo giugno fino al 30 settembre. Il tariffario e le modalità di accesso con i numeri aggiornati, saranno pubblicati a metà maggio.

 

 

 

 

Oasi Biderosa – Orosei. L’accesso alle spiagge come all’intera oasi naturalistica è a pagamento e con numero contingentato dal mese di maggio. Si può fare il biglietto all’ingresso, ma a luglio e agosto è molto difficile trovare posti liberi. Meglio la prenotazione digitale. Sono disponibili 100 posti per le auto, 30 per le moto, 100 per le bici. Le tariffe per i non residenti sono 15 euro per la macchina (8 euro per i residenti), 10 euro per le moto (5 residenti). I bambini al di sotto dei 3 anni di età entrano gratis. Per ogni persona vanno aggiunti 1 euro a persona e una quota fissa di 2 euro.

 

 

 

Cala Coticcio/Cala Brigantina – Parco nazionale arcipelago di La Maddalena Fragili, piccole, preziose. Le due perle dell’isola di Caprera sono zone a tutela integrale e possono essere raggiunte da un massimo di 60 persone al giorno e solo con le guide autorizzate dal Parco. Si paga un contributo di 3 euro a persona all’ente all’ente verde. Più la guida. La novità 2025 prevede che anche i residenti per raggiungere Cala Brigantina e Cala Coticcio debbano utilizzare una guida a pagamento. Alcune di loro si sono però offerte di accompagnare i maddalenini gratuitamente.

Disneyland Paris si trasforma in un palcoscenico musicale con il Music Festival e 12 spettacoli itineranti

Disneyland Paris si trasforma in un palcoscenico musicale con il Music Festival e 12 spettacoli itineranti

Disneyland Paris incanta con un evento musicale unico nel suo genere, offrendo ospiti e visitatori un affascinante mix di melodie e performance live.

Un tappeto dalle sfumature giallo oro si estende come un lungo abbraccio nei chilometri che separano la vibrante capitale francese dalla tranquilla Marne-la-Vallée, cuore di Disneyland Paris. È la colza in fiore che veste i campi con “abiti” primaverili e sembra disegnare con cura il percorso a ritroso verso il mondo della nostra infanzia, quello che non si smette mai di inseguire. Si cresce, in fondo, per restare un po’ bambini e varcati i cancelli del parco pronti a vivere emozioni e avventure senza tempo, continua il tour floreale tra varietà in sequenza perfetta che evidenziano l’armonia architettonica del Disneyland Hotel, di Main Street e del castello della Bella Addormentata nel Bosco che svetta sullo sfondo. Seguendo le tinte accese di tulipani, giacinti, narcisi, primule, viole del pensiero e non ti scordar di me, i profumi si fondono con note musicali che risuonano alla mente come una magia immortale: è il Disney Music Festival, la novità della stagione disponibile fino al 7 settembre, nel suo mix di bellezza e allegria e ben 12 spettacoli musicali e interattivi. I Personaggi Disney e Pixar sono ora impegnati a rendere strepitose le giornate degli ospiti con performance iconiche e melodie amate da tutti che negli anni hanno guadagnato ben 45 Grammy Awards e miliardi di streaming. Ai Grandi Classici si accompagnano nuove canzoni, a cominciare da Viva la Musique, l’inno dell’evento estivo che è già un tormentone e merita di entrare nelle nostre hit dei prossimi mesi. Ascoltare per credere! Questo brano sarà suonato in diverse versioni durante tutto il Festival, adattandosi a ogni concerto dal vivo e incontro musicale per riflettere la diversità di stili del Festival.

Disney Music Festival: le curiosità e il programma

I pezzi che in passato sono state eseguiti da alcune delle più grandi voci dell’industria musicale e hanno ispirato gli artisti di tutto il mondo, rivivono adesso in questo omaggio inedito per il parco, con un Festival dal programma ben variegato. Sono presenti in rotazione una dozzina di concerti dal vivo e incontri musicali, replicati quasi tutti più volte al giorno, con gli eroi dei film più noti e musicisti pronti a interpretare musiche tratte dai film Disney e Pixar. Un vero palcoscenico a cielo aperto con diverse aree che offrono altrettanti stili che vanno dalla musica classica al pop, al folk, al rock e all’elettronica, per un’esperienza eclettica, evocativa e completa. Qualche esempio? Frontierland è il regno di Miguel e della Fiesta Latina con l’energia dei mariachi a ricordare il capolavoro del film Coco, a Town Square, invece, ecco Mary Poppins con la Pearly Band, un’orchestra londinese di sonorità jazz e ad Adventureland, Vaiana e i suoi Musicisti fanno ballare tutti con musiche ispirate alle isole del Pacifico. Ancora, a Fantasyland, ci sono Rapunzel e Flynn pronti a un incontro musicale per scattare fotografie e firmare autografi e a Discoveryland c’è Stich con il suo spettacolo in stile rock-n’roll hawaiiano.

“Ogni performance del Disney Music Festival è il risultato di un lavoro meticoloso svolto in stretta collaborazione tra i gruppi creativi di Disneyland Paris e i musicisti per far riviver tutta l’emotività della narrazione che sta dietro ai Grandi Classici dell’animazione Disney e Pixar. Grazie all’esperienza delle squadre musicali di Disneyland Paris, questi brani emblematici sono stati riarrangiati, offrendo ai visitatori una riscoperta originale attraverso un sound contemporaneo”, spiega Guillaume Coignard, produttore musicale a Disneyland Paris.

Grande protagonista è la Banda Musicale di Minni, con la parata su Main Street, U.S.A., dove si scatena insieme ai suoi 12 musicisti, tra cui percussionisti e suonatori di ottoni. Per l’occasione, è possibile ascoltare “Hakuna Matata” (Il Re Leone), “Nell’ignoto” (Frozen 2) e la famosa melodia “Yo Ho, A Pirate’s Life for me” tratta dalla saga Pirati dei Caraibi. Come dimenticare, poi, il concerto Disney Music Hits, uno spettacolo dal vivo dal sapore pop-rock che infiamma il palco del Teatro Videopolis, dove il pubblico è guidato da Cip e Ciop e da un gruppo di 6 musicisti – un batterista, un bassista, due chitarristi, un tastierista e un sassofonista – e 5 cantanti. Durante lo spettacolo vengono rivisitati i brani preferiti Disney e Pixar come “Un Amico Come Me” (Aladdin), “Sei Dentro Me” (Tarzan), “Nobody Like U” (RED) e “Try Everything” (Zootropolis). A concludere la giornata il Gran Finale dell’Orchestra con una rappresentazione di venti minuti nei pressi del Castello della Bella Addormentata nel Bosco. Sotto la direzione di Topolino e dei suoi amici, circa 89 artisti e Personaggi dei film d’animazione Disney e Pixar – oltre ai musicisti che si sono esibiti durante la giornata, si incontrano ai quattro angoli del parco e inizia un medley di canzoni Disney e Pixar. Un carro colorato è, per l’occasione, un originale palcoscenico. Un racconto sulle sette note che attraversa la storia a ricordare il potere della musica che non ha tempo né spazio e riunisce per sempre le generazioni con il suo linguaggio universale.

Il Disney Music Festival è poi l’occasione per acquistare gadget a tema, dalla tazza isotermica al cerchietto di Topolino in versione direttore d’orchestra o per gustare cibo con spuntini ispitati agli spettacoli e ai concerti della kermesse (dai brookies di Cip e Ciop al milkshake alla vaniglia e alla fragola di Paperina). Questa stagione, come tutti gli spettacoli e le parate, è inclusa nel prezzo del biglietto del Parco Disneyland, insieme alla Disney Stars on Parade, agli spettacoli come Il Re Leone: i Ritmi delle Terre del Branco e al nuovissimo spettacolo serale Disney Tales of Magic.

Gli appuntamenti del Disney Music Festival

Quattro sono i concerti dal vivo:

  • La Banda Musicale di Minni (Main Street, U.S.A) marcia lungo Main Street U.S.A., reinterpretando i classici Disney per venti minuti e 5 volte al giorno.
  • L’Orchestra Immaginaria di Pippo [Main Street, U.S.A] si incontra al Central Plaza per un concerto unico nel suo genere della durata di 15 minuti per 8 volte al giorno.
  • Gran Finale dell’Orchestra [Main Street, U.S.A], sempre al Central Plaza per venti minuti, una sola volta al giorno.
  • Disney Music Hits [Discoveryland]: al teatro Videopolis si può prendere parte a uno spettacolo di 30 minuti per 4 volte al giorno, in cui vengono interpretati i classici della musica, con sorprese e ospiti speciali.

Gli otto incontri musicali

  • Un saluto da parte di Topolino con il suo abito speciale dalla balconata della stazione di Main Street, U.S.A.
  • Mary Poppins e la Pearly Band [Main Street, U.S.A] che passeggiano su Town Square per circa 20 minuti e 6 volte al giorno.
  • Fiesta Latina di Miguel [Frontierland] con i suoi amici mariachi per 15 minuti e 5 volte al giorno
  • Vaiana e i suoi musicisti [Adventureland] interpreta le melodie del Pacifico per 15 minuti e 5 volte al giorno.
  • Matadance di Timon [Adventureland]: Timon e Pumbaa partecipano al Disney Music Festival con il ritorno della famosa Matadance per venti minuti e 4 volte al giorno.
  • Fisarmonicista di Paperino e Paperina [Fantasyland] danti alla Pizzeria Bella Notte, con la coppia vestita con i colori della Commedia dell’Arte per 15 minuti e 6 volte al giorno.
  • Incontro musicale con Rapunzel e Flynn [Fantasyland] per 15 minuti e 4 volte al giorno
  • Incontro con il mitico Stitch [Discoveryland]

Disneyland Paris lancia il nuovo spettacolo serale Disney Tales of Magic!

A partire dallo scorso gennaio, grandi novità riguardano anche lo spettacolo serale al Castello della Bella Addormentata nel Bosco. Si tratta di Disney Tales of Magic con la nuovissima produzione ispirata alle più grandi storie di Walt Disney e Pixar Animation Studios – come Inside Out, Coco, Encanto, Pinocchio, Cenerentola, La Bella e la Bestia, Il Re Leone, Lilo & Stitch, Toy Story e WALL-E. Un evento che lascia tutti a bocca aperta, grazie alla presenza di droni che ricreano immagini  3D nel cielo e figure spettacolari, a cominciare dalla Rosa di Belle, fino al profilo di Topolino. Un’esperienza immersiva, arricchita da tecnologie all’avanguardia che integrano per la prima volta sia Main Street, U.S.A. che il Castello della Bella Addormentata nel Bosco per circa 20 minuti. A completare l’effetto suggestivo anche effetti pirotecnici, fontane, luci stroboscopiche, 15 laser ultra-colorati e nuove tecnologie, tra cui 60 riflettori di ultima generazione, oltre 200 proiettori architetturali a LED e un nuovo sistema audio immersivo. Disney Tales of Magic si compone di una colonna sonora, che cattura tutta l’essenza della magia Disney attraverso l’arrangiamento di più di 20 brani iconici tratti dai film di animazione Disney e Pixar e al centro della quale si trova “Live in Magic”, una canzone originale interpretata in francese e in inglese dalla talentuosa Noémie Legrand, accompagnata da un’orchestra di 100 musicisti, i quali hanno registrato le canzoni nel celebre Air Studio a Londra.

Rifugio per marinai e orizzonte di leggende, ecco la top 20 dei fari più amati d’Europa

Rifugio per marinai e orizzonte di leggende, ecco la top 20 dei fari più amati d’Europa

Dalla Torre della Fanciulla di Istanbul a Cabo de Formentor a Maiorca, un simbolo intramontabile di solitudine e coraggio.

 

Andar per fari. Da secoli hanno protetto i marinai e illuminato la notte sulle onde e fra gli scogli non segnalati. Oggi la loro utilità è relativa e certamente non richiedono più la presenza costante di un guardiano che vigili e viva in quell’affascinante struttura simbolo di solitudine e coraggio. Restano tuttavia strutture uniche, curiose che si affacciano sul mare, in posti spettacolari. Molti sono considerati monumenti storici la cui bellezza continua a stupire. In Europa ci sono centinaia di fari molti dei quali sono stati “riconvertiti” in soste dell’ospitalità o aperti a visite diurne che meritano la vista e l’esperienza. Ecco, dall’Algarve alla Sardegna, dall’Andalusia all’Estonia, la top 20 dei fari più amati d’Europa (da un sondaggio sul web di Jetcost il motore di ricerca più utilizzato nel mondo dei viaggi) di cui 3 sono in Italia: Capo Spartivento, in Sardegna, il Faro di Capri in Campania e il Faro di Genova in Liguria.

 

 

 

 

Capo Spartivento è il faro più antico della Sardegna, costruito nel 1856 a picco sul mare del sud dell’isola, dove il sottobosco profuma di mirto e ginepro. Oggi è uno dei fari più eleganti ed esclusivi d’Europa trasformato da qualche anno in un hotel che ha conservato i soffitti a volta dell’antica struttura rosso cremisi e in cui sono stati ampliati e restaurati i 700 metri quadrati di terrazze panoramiche con vista mozzafiato sulle baie di Malfatano e Capo Teulada.

 

 

 

 

A 3 km da Anacapri, sulla splendida isola di Capri, il faro di Punta Carena è un faro attivo dal 1867. É il secondo faro più luminoso d’Italia, dopo quello di Genova, ed è uno dei più antichi d’Italia. Sebbene sia uno spettacolo impressionante da vedere in azione, è consigliabile visitarlo prima che il sole tramonti e che entri in funzione per godere dell’incredibile vista sulla costa rocciosa.

 

 

 

 

Costruito per la prima volta nel 1128 e poi ricostruito nella forma attuale nel 1543, il faro di Genova è una torre quadrata, soprannominata Lanterna. Si eleva per 77 metri e raggiunge un’altezza di 117 metri sul livello del mare. Simbolo della città, la Lanterna domina il porto e offre una magnifica vista su Genova e sul suo centro storico.

 

 

 

 

A seguire, il giro dei fari nel resto d’Europa

Torre della Fanciulla – Istanbul – Turchia. Si erge su un isolotto all’ingresso meridionale dello Stretto del Bosforo, a 200 metri dalla costa di Üsküdar, a Istanbul. Il faro, che segnala le numerose navi che solcano le acque, è protagonista di una triste leggenda. Un oracolo profetizzò che la figlia dell’imperatore sarebbe stata avvelenata da un serpente velenoso il giorno del suo 18esimo compleanno. L’imperatore fece costruire così la torre in mezzo al Bosforo per proteggere la figlia fino al suo 18esimo compleanno. Il giorno della ricorrenza, l’imperatore portò come regalo alla principessa un cesto di sontuosi frutti esotici, felice di essere riuscito a evitare la profezia. Tuttavia, quando prese il cesto, un aspide che si era nascosto tra i frutti morse la giovane, che morì tra le braccia del padre, proprio come aveva predetto l’oracolo. Da qui il nome di Torre della Fanciulla.

 

 

 

 

Torre di Ercole – La Coruña – Galizia – Spagna è l’unico faro romano ancora attivo e che svolge le stesse funzioni di quando fu costruito. Con ogni probabilità fu realizzato nella seconda metà del I o all’inizio del II secolo d.C. dall’Impero Romano, nella finis terrae del mondo finora conosciuto, per accompagnare le navi in navigazione verso la fine del continente e il punto più lontano dell’Impero in Occidente. Oggi è Patrimonio dell’umanità Unesco.

 

 

 

 

Il faro di Rubjerg Knude – Hjoerring – Danimarca si trova sulla costa del Mare del Nord a Rubjerg ed è visitato ogni anno da 250.000 persone. Sia le sabbie mobili che l’erosione costiera sono un problema serio nella zona. La costa si erode in media di 1,5 metri all’anno, una reale minaccia anche per il faro, che si trovava in mezzo alle dune; ha comunque cessato la sua attività il primo agosto 1968 e il governo qualche anno fa ha deciso di salvarlo, spostandolo di 70 metri.

 

 

 

 

Faro di Santa Marta – Cascais – Lisbona – Portogallo. È situato all’ingresso di un piccolo estuario che ne fa una cornice da acrtolina, soprattutto se ammirato dal bar sulla spiaggia proprio di fronte mentre si gustano sardine alla griglia alla portoghese e si sorseggia un buon “vinho verde” (vino verde). Fu costruito nel 1864 come parte del Forte di Santa Maria a Cascais. La vecchia casa del guardiano del faro è stata sapientemente trasformata in un museo in cui vengono illustrate la vita degli antichi guardiani del faro, la tecnologia e la storia attraverso i secoli.

 

 

 

 

Faro di Cabo de Formentor – Maiorca – Isole Baleari – Spagna. È uno dei fari delle isole più difficili da costruire proprio per la sua posizione sulla penisola di Formentor a 210 metri sul livello del mare; è anche uno dei più antichi, in quanto inaugurato nel 1863. La sua bellezza e la spettacolare vista sulla costa mediterranea attraggono migliaia di turisti che devono arrampicarsi sulla tortuosa strada, cosa che ha portato a limitare le visite nei mesi estivi; ci si può arrivare solo in autobus, in bicicletta o a piedi.

 

 

 

 

Faro di Fastnet – Fastnet Rock – Irlanda. Fastnet Rock è un isolotto di ardesia argillosa con venature di quarzo. Si erge a circa 30 metri sopra il livello della bassa marea. Come ha appreso Jetcost.it, viene utilizzato come punto di passaggio per una delle classiche regate di yacht del mondo, la Fastnet Race, un itinerario di andata e ritorno di 1.126 chilometri da Cowes, sull’Isola di Wight, passando intorno allo scoglio e ritornando a Plymouth. A volte viene utilizzato anche come indicatore per le regate dei centri velici locali, come Schull e Baltimora.

 

 

 

 

Faro di Saint-Mathieu – Plougonvelin – Bretagna – Francia. Il promontorio di Saint-Mathieu ospita le rovine di un’abbazia, di un semaforo e di un faro. Questo strano accostamento si spiega con le connessioni che queste strutture hanno condiviso nel corso della storia di Saint-Mathieu.

 

 

 

 

Faro di Cabo de Gata – Almeria – Andalusia – Spagna. Nel cuore del Parco Naturale di Cabo de Gata-Níjar, questo faro alto 18 metri fu costruito a causa delle numerose navi che naufragavano sulla barriera corallina di Laja de Cabo. Già dalla sua base si gode di una vista spettacolare della costa e delle sue scogliere. Inoltre, da qui si può vedere la leggendaria barriera corallina delle sirene, dove anticamente vivevano le foche monache che i marinai scambiavano per creature mitologiche.

 

 

 

 

Faro di San Vicente – Algarve – Portogallo. Definita “finis terrae d’Europa”, in forte competizione con altri promontori e fari portoghesi e spagnoli, ha una posizione spettacolare, sul bordo di scogliere di 200 metri dove i pescatori pazienti lanciano le loro canne. Si trova in una fortezza eretta nel XVI secolo, anche se il faro risale al 1904, costruito per proteggere la costa dai frequenti attacchi dei pirati arabi. Sorge sul sito di un convento medioevale che, secondo la leggenda, ha custodito le spoglie di San Vincenzo. Questa zona – Sagres – era la residenza del principe Enrico il Navigatore.

 

 

 

 

Faro dell’Ile Vierge – Plouguerneau – Bretagna – Francia. L’Ile Vierge è un isolotto di sei ettari situato a 1,5 chilometri dalla costa Nord-occidentale della Bretagna, di fronte al villaggio di Lilia. Qui si trova il faro in pietra più alto d’Europa e il “faro tradizionale” più alto del mondo. Questo imponente edificio in pietra è accessibile solo in barca. Bisogna salire quasi 400 gradini prima di arrivare in cima, da dove però poi si gode di una vista magnifica. Accanto ad esso si trova il primo faro dell’Isola Vergine, costruito nel 1845; siccome però non era abbastanza visibile ne venne inaugurato un altro nel 1902.

 

 

 

 

Faro di Lindau – Baviera – Germania. Alto 37 metri, l’antico faro di Lindau, fu costruito nel XIII secolo. È una struttura che accresce il fascino di questa città insulare sulle rive del Lago di Costanza. Non lontano dal faro si trova l’emblema della città, un imponente leone di pietra, simbolo della Baviera, che sembra segnare l’orizzonte.

 

 

 

 

Faro di Chipiona – Cadice – Andalusia – Spagna. È il faro più alto della Spagna, con i suoi 69 metri dalla base, e uno dei più alti d’Europa. Curiosamente, è uno dei pochi fari aeromarittimi che proietta una luce orizzontale e una verticale, servendo da guida sia per barche che per aerei. Ai suoi piedi si incontrano le acque del Guadalquivir e dell’Atlantico. È possibile salire fino al lucernario, anche se bisogna fare 244 gradini. Dal 2018 si tiene la Vertical Race Faro de Chipiona, alla quale partecipano solitamente quasi 200 persone. La gara inizia con uno sprint di 50 metri su e giù fino alla cima del faro (688 gradini in totale): dopo aver suonato la campana del belvedere bisogna fare uno sprint di 450 metri fino alla base.

 

 

 

 

Faro di Tourlitis – Isola di Andros – Grecia. A 200 metri dalla costa dell’isola di Andros, nelle Cicladi, il pittoresco faro di Tourlitis sorge su una roccia all’ingresso del porto di La Chora. Costruito nel 1897 e poi distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, l’attuale faro è in realtà una replica dell’originale, venne ricostruito nel 1990.

 

 

 

 

Faro di Ponta do Arnel – Isole Azzorre – Portogallo. è stato il primo faro costruito nelle Azzorre ed era tradizionalmente utilizzato come faro di avvicinamento per le navi provenienti dal Portogallo continentale. Si trova all’estremità orientale dell’isola di Sao Miguel e vi si accede attraverso una strada impegnativa ma che vale la pena percorrere.

 

 

 

 

Faro di Hook Head – Wexford – Irlanda. Sulla penisola di Hook Head si trova l’’omonimo faro, il più antico d’Irlanda e uno dei più antichi fari attivi d’Europa. Costruito quasi 800 anni fa dai Normanni, è una delle attrazioni turistiche del Sud-Est dell’Irlanda. È possibile visitarne l’interno e godere di una vista mozzafiato sul mare dalla cima.

 

 

 

 

Faro di Kõpu – Isola di Hiiumaa – Estonia. Situato sull’isola estone di Hiiumaa, fra i più antichi del mondo, aiuta la navigazione dal 1531. Con i suoi 36 metri di altezza, l’orgogliosa struttura a forma di prisma si trova in cima a una collina di 68 metri, conquistando il titolo di faro costiero più alto di tutto il Mar Baltico. Nonostante la costruzione di un nuovo faro radar nel 1997, Kõpu è ancora utilizzato come guida per la navigazione dalle imbarcazioni locali da pesca, da diporto e per le navi di piccole dimensioni.

 

 

 

 

Faro di Maspalomas – Gran Canaria – Isole Canarie – Spagna. Le spiagge e le dune di Maspalomas sono senza dubbio le più apprezzate, visitate e fotografate di tutte le isole Canarie. L’intero bacino di Maspalomas, le dune e il palmeto costituiscono un’area di grande valore ecologico. La decisione di erigere il faro, alto 55 metri, fu presa nel 1861. All’epoca il luogo era disabitato e isolato dal resto dell’isola. La luce del faro fu accesa nel 1890 e servì da guida per le navi che percorrevano le rotte tra Europa e America.

Al ritmo dell’Africa Ghana, Togo, Benin Rep. Centrafricana e Camerun

Al ritmo dell’Africa Ghana, Togo, Benin Rep. Centrafricana e Camerun

Quattro emozionanti viaggi alla scoperta di culture e tradizioni africane autentiche, tra storia ed antropologia, di foreste tropicali, di parchi naturali, di piantagioni di caffè e di sorprendente fauna selvatica.
In Ghana, Togo e Benin, tre Paesi situati uno vicino all’altro ma con culture e tradizioni diverse, visitiamo i luoghi della tratta degli schiavi verso le Americhe con i castelli di Elmina e di Cape Coast. Incontriamo poi popolazioni come gli Ashanti, i Somba e i Taneka, partecipando alle loro cerimonie e ai loro riti tra guaritori, adepti in stato di trance e sacerdoti: una reale e unica esperienza di viaggio.
Nel cuore dell’Africa centrale, dove la natura è selvaggia e primordiale, viaggiamo nella Repubblica Centrafricana per visitare la Riserva di Dzanga-Sangha, seguendo le tracce di gorilla di pianura, elefanti della foresta, mandrie di bufali e antilopi. A piedi o a bordo di piccole imbarcazioni di legno, come veri esploratori, guidati dai cacciatori pigmei che qui si stabilirono in tempi antichi e che ancora vivono secondo le loro tradizioni, depositarie dei segreti della foresta e in totale armonia con la fitta vegetazione che li circonda.
In Camerun, con un viaggio che passa per cascate e foreste, botteghe di artigianato tradizionale e cattedrali, andiamo alla scoperta delle grandi chefferie medievali, vere e proprie città-stato con tradizioni e lingue profondamente diverse tra loro: Bafoussam, Foumban, Bandjoun, con case dagli alti tetti di paglia, colonne intarsiate e giganteschi granai, e Foumbot, con il suo mercato. Per terminare a Kribi, la più celebre località balneare del Paese, dove riposarsi sulle sue spiagge di sabbia bianca.
E sempre in Camerun ti accompagniamo in un viaggio di esplorazione tra foreste, montagne e villaggi, dove incontrare popolazioni che ancor oggi vivono secondo tradizioni antiche, lontani dalla modernità. Come i Mbororo, i Dupa tra i remoti monti Vokre, i Kama tra i monti Alantika. E i Pigmei Baka, in un villaggio nella selvaggia Riserva di Dja, per conoscere la loro vita tradizionale, come la raccolta del cibo, la caccia, la pesca, la musica, le cerimonie rituali e le danze notturne degli spiriti della foresta.
Toscana in bici, cinque percorsi mozzafiato per chi ama pedalare: e i consigli per uno spuntino speciale

Toscana in bici, cinque percorsi mozzafiato per chi ama pedalare: e i consigli per uno spuntino speciale

Lasciati alle spalle il traffico, il rumore e la fretta. Qui, su due ruote, la Toscana si svela per quello che è: una terra che pulsa, suda e racconta. Che tu sia un ciclista esperto o un viaggiatore lento, questi cinque percorsi ti condurranno nel cuore segreto della regione. Ecco la guida a cura del blogger Riccardo Franchini, che ha una pagina Facebook chiamata: Toscana Locali e Viaggi di Riccardo Franchini.

L’anima selvaggia dell’Isola d’Elba

    • Tipo di percorso: Anello impegnativo, per gambe forti e mente aperta
  • Lunghezza: 90 km di curve, panorami e sudore salmastro
  • Dislivello: 2.000 metri di salite spezzagambe
  • Durata media: 6–7 ore
  • Partenza/Arrivo: Marina di Campo (LI)
  • Da non perdere:

– Le rocce nere e le onde a Chiessi

– I tornanti storici di Marciana

– La visione antica di Portoferraio

– I profumi balsamici della pineta di Lacona

    • Perché farlo: È un pugno in faccia e un abbraccio nella stessa giornata. Un incontro crudo tra asfalto rovente e vento marino.
    • Sosta sacra: Totani e patate a Pomonte, vista scogliera.

Vino, pietra e silenzio: nel cuore del Chianti

  • Tipo di percorso: Anello classico, tra le colline del Chianti
  • Lunghezza: 70 km di poesia liquida
  • Dislivello: 1.100 metri
  • Durata media: 4–5 ore (più tempo per il vino)
  • Partenza/Arrivo: Porta Romana, Siena
  • Tappe imperdibili:

– Fonterutoli e le sue cantine silenziose

– Castellina in Chianti e le sue pietre antiche

– I profumi di Radda, patria del Chianti autentico

    • Perché farlo: Ogni tornante invita a rallentare, dove la fatica si fonde con la sobrietà della bellezza.
  • Fermati qui: Un bicchiere all’Osteria Le Panzanelle, tra Radda e Panzano.

Cipressi, terme e lentezza: la magia della Val d’Orcia

  • Tipo di percorso: Giro breve, ma intenso
  • Lunghezza: 25 km da vivere lentamente
  • Dislivello: 470 metri
  • Durata media: 2 ore vere… o un giorno intero
  • Partenza/Arrivo: Bagno Vignoni
  • Luoghi da attraversare:

– Le vasche termali di Bagno Vignoni

– Le geometrie di Pienza

– I cipressi perfetti di San Quirico

    • Perché farlo: È un poema breve. La Toscana da film, ma con il sudore sulla schiena.
  • Tappa golosa: Formaggio e miele a Pienza, in una bottega senza insegna.

Lucca e le sue campagne segrete

  • Tipo di percorso: Circuito per tutti, con saliscendi gentili
  • Lunghezza: 35 km tra mura e ville nobiliari
  • Dislivello: 400 metri
  • Durata media: 2 ore e mezza + caffè in piazza
  • Partenza/Arrivo: Antico Caffè delle Mura, Lucca
  • Tappe da non perdere:

– I giardini nascosti della Villa Reale di Marlia

– Il fiume Serchio

L’Anfiteatro romano di Lucca

– Perché farlo: Lucca accoglie con discrezione, ideale per chi cerca pace e architettura.

  • Tappa aperitivo: Negroni e stuzzichini al Barino di Giò, in centro.

Maremma pura: dove il mare abbraccia la pineta

  • Tipo di percorso: Giro costiero accessibile, ma vero
  • Lunghezza: 23 km tra sabbia e pini
  • Dislivello: 150 metri
  • Durata media: 1h 45m… più il tempo per un tuffo
  • Partenza/Arrivo: Alberese, Parco della Maremma
  • Da vedere lungo la strada:

– La Torre di Collelungo

– I cavalli bradi della pineta

– La spiaggia selvaggia di Marina di Alberese

– Perché farlo: La Maremma non si trucca. Ti offre sabbia, vento e libertà. E tu, se hai cuore, ti innamori.

  • Il pranzo migliore: Una schiacciata portata da casa, coi piedi nella sabbia.
Toscana da brividi, cinque manicomi abbandonati per chi ama le escursioni ad alta tensione: dove sono e come arrivarci

Toscana da brividi, cinque manicomi abbandonati per chi ama le escursioni ad alta tensione: dove sono e come arrivarci

Tra le dolci colline toscane, punteggiate da cipressi e vigneti, si celano luoghi che raccontano un’altra Toscana, dimenticata e inquieta. Sono gli ex ospedali psichiatrici, oggi abbandonati o parzialmente accessibili, che ancora conservano le tracce di un’epoca fatta di dolore, solitudine e a volte, incredibile creatività. Luoghi dove il silenzio pesa e ogni corridoio sembra raccontare storie che la società ha preferito dimenticare. Ecco cinque manicomi abbandonati nella guida del blogger Riccardo Franchini, che ha una pagina Facebook chiamata: Toscana Locali e Viaggi di Riccardo Franchini.

Le Ville Sbertoli di Pistoia

Situate in posizione panoramica, le Ville Sbertoli vennero trasformate in manicomio nel 1868. Oggi sono un complesso spettrale di padiglioni invasi dalla vegetazione. Camminando tra le stanze vuote si scoprono graffiti antichi, letti arrugginiti e documenti clinici sparsi: frammenti di vite sospese nel tempo. La struttura è tecnicamente chiusa al pubblico, ma resta meta di esploratori urbani attratti dalla sua aura di mistero.

Indirizzo: Via di Bigiano e Castel Bovani, Pistoia

L’ex Ospedale Psichiatrico di Volterra

Un colosso della psichiatria italiana, che un tempo ospitava fino a 6.000 pazienti. Qui nacque l’arte visionaria di Fernando Nannetti, conosciuto come NOF4, che incise sui muri del cortile chilometri di scritte e simboli. Oggi, grazie ad alcune visite guidate, è possibile percorrere le sue stanze, dove la bellezza delle incisioni contrasta con la durezza della reclusione.

Indirizzo: Via di Docciola, Volterra

La Villa Medicea dell’Ambrogiana a Montelupo Fiorentino

Alle porte di Firenze, questa residenza rinascimentale fu convertita in manicomio criminale nel XIX secolo. Un passato oscuro aleggia tra le celle vuote e le scale in rovina. Oggi chiusa e non accessibile, continua ad alimentare leggende su figure che vagano nelle notti senza luna.

Indirizzo: Via Ambrogiana, Montelupo Fiorentino

San Salvi a Firenze

Un tempo definito il “villaggio della follia”, San Salvi rappresenta un caso unico: parte dei suoi padiglioni sono stati recuperati e dedicati ad attività culturali, mentre altri giacciono ancora abbandonati. Passeggiare tra le sue strade significa confrontarsi con il passato recente della psichiatria italiana, tra memoria e abbandono.

Indirizzo: Via di San Salvi, Firenze

L’ex Manicomio di Maggiano a Lucca

Tra i più antichi manicomi del Paese, Maggiano è legato al nome dello psichiatra-scrittore Mario Tobino. La struttura è oggi visitabile tramite la Fondazione a lui dedicata (Fondazione Mario Tobino, ndr). Qui, il peso della storia si avverte soprattutto nei silenzi che riempiono gli spazi vuoti, come se le voci di un tempo fossero pronte a emergere da un momento all’altro.

Indirizzo: Via di Maggiano, Lucca

Un patrimonio fragile da rispettare

Questi luoghi non sono semplici mete turistiche. Sono cicatrici architettoniche che portano ancora impressi i segni di un passato complesso. Chi sceglie di visitarli dovrebbe farlo con consapevolezza e rispetto, evitando incursioni solitarie e privilegiando visite guidate quando possibili. Non si tratta solo di fotografare il decadimento, ma di ascoltare ciò che questi edifici dimenticati hanno ancora da raccontare.