Il rewilding delle Highlands scozzesi: foreste, lupi e il ritorno alla natura originaria

Il rewilding delle Highlands scozzesi: foreste, lupi e il ritorno alla natura originaria

Alberi autoctoni sradicati e fauna selvatica estinta dalla caccia: anche questa è la Scozia, ma ora le cose stanno cambiando.

Il paesaggio brullo delle Highlands scozzesi, dovuto all’intervento dell’uomo ©Douglas Hall Photography / Shutterstock

Il paesaggio brullo delle Highlands scozzesi, dovuto all’intervento dell’uomo

L’immagine che associamo alle Highlands scozzesi è quella di un paesaggio austero di colline spoglie, arida brughiera e ondulati glens contornati da foreste di pini della Caledonia. In gran parte, l’immagine è quella di una terra denudata. Quel che non si direbbe è che a renderla tale è stato l’intervento dell’uomo.

Se fosse possibile viaggiare indietro nel tempo, fino a 6000 anni fa, vedremmo un paesaggio completamente diverso. Una vegetazione rigogliosa di pini silvestri, piante di sorbo selvatico e querce, con foreste popolate di linci (specie estinta a livello locale), castori e cinghiali.

Per millenni, queste regioni silvestri costituivano l’habitat di orsi che catturavano salmoni nei fiumi e branchi di lupi che sulle Highlands andavano a caccia di cervi, alci e uri (grandi bovini selvatici estinti di recente). Non a caso gli antichi romani chiamavano il nord della Scozia ‘il grande bosco della Caledonia’

Con il passare dei secoli, tuttavia, queste foreste hanno subito un rapido declino. I primi responsabili furono gli agricoltori del Neolitico che bruciavano la brughiera e le pinete per favorire la crescita dell’erica fresca per il pascolo delle mandrie di bovini, capre e pecore. I loro discendenti, poi, tagliarono gli alberi per ricavarne legno e combustibile, prima che norreni e celti abbattessero i tronchi per costruire navi e abitazioni.

Nel XVIII secolo, all’epoca delle Highland Clearances, gli allevamenti di ovini avevano consumato il paesaggio e ridotto al minimo il manto della foresta. Il clima freddo e umido che aveva prodotto la diffusione delle torbiere non fu d’aiuto. Come non lo furono le due guerre mondiali del Novecento, che richiesero ingenti quantità di legno per lo sforzo bellico.

Nel frattempo è iniziata un’inversione di rotta. Un po’ alla volta hanno acquistato slancio le iniziative volte a ripristinare il paesaggio originario delle Highlands centrali e settentrionali, ripiantando e reintroducendo le specie che qui erano scomparse. Attualmente il ripristino delle foreste autoctone scozzesi è un obiettivo perseguito ufficialmente con grandi investimenti.

Il Glen Affric in autunno ©Andrew Peter Briggs / Shutterstock

Il Glen Affric in autunno

In prima linea opera Trees for Life, organizzazione no profit con sede nella Dundreggan Estate, vicino a Glenmoriston, a ovest del Loch Ness. Oltre a proseguire nell’attività di rigenerazione delle foreste autoctone iniziata nel 2008, Trees for Life ha avviato il Rewilding Centre, progetto all’avanguardia con lo scopo di offrire percorsi di ‘rewilding’ personale attraverso il contatto con la natura. Gruppi di volontari lavorano tutto l’anno nel vivaio della tenuta curando gli alberelli che andranno a ricostituire le antiche foreste di pini e ginepri.

Ancora più ambizioso è il progetto no profit per il ripristino del paesaggio delle Affric Highlands, portato avanti su scala nazionale – l’obiettivo è contribuire a fare della Scozia la prima nazione al mondo che possa definirsi ‘rewilded’. Come parte di questa iniziativa trentennale, Trees for Life sta provvedendo al ripristino di 2000 kmq di boschi dal Loch Ness alla costa occidentale, inglobando una serie di glens (Cannich, Affric, Moriston e Shiel) e promuovendo la connettività ecologica e la biodiversità. I risultati sono più che incoraggianti. A oggi sono già stati piantati due milioni di alberi autoctoni.

La Alladale Wilderness Reserve ©Sergej Kozacenko / Shutterstock

La Alladale Wilderness Reserve

Altri progetti di rewilding sono in corso un’ora a nord di Inverness. La ricostruzione dell’ecosistema sui 93 kmq della Alladale Wilderness Reserve, vicino al Dornoch Firth, contempla sia il ripristino delle torbiere sia la riforestazione – gli alberi piantati negli ultimi 15 anni sono circa un milione. L’utopico progetto prevede nuovi passi ogni anno, fra cui i tentativi di reintrodurre specie estinte o in pericolo.

La reintroduzione dell’alce europeo e del cinghiale per ora ha avuto scarso successo, mentre ha dato ottimi risultati il reinserimento di specie come lo scoiattolo rosso, l’aquila di mare coda bianca e il gatto selvatico della Scozia, noto anche come tigre delle Highlands. Al momento sono allo studio le modalità di reinserimento del lupo. La strada è ancora lunga e all’orizzonte si profilano le incognite del cambiamento climatico. In ogni caso, ne vale la pena.

Isole Vergini Britanniche: tra natura, sport e cultura locale, qui il viaggio ai Caraibi acquista significato

Isole Vergini Britanniche: tra natura, sport e cultura locale, qui il viaggio ai Caraibi acquista significato

Per chi cerca un viaggio autentico, a stretto contatto con il territorio, gli abitanti, i sapori e la cultura locale, le British Virgin Islands sono il paradiso. Che si tratti di una cena, un’uscita in barca a vela o un concerto per le strade, qui ogni cosa fa parte della vita isolana. E resta nel cuore per la sua unicità.

Secondo gli esperti il 2026 è l’anno del meaningful travel, il “viaggio significativo”. A confermarlo, il Global Travel Trends Report 2025 che registra come il 70% dei giovani Millennial e della Gen Z organizzi sempre più itinerari in cui il percorso abbia lo stesso peso della destinazione. In altre parole, ai viaggiatori non basta più solo “arrivare” in un luogo, ma sentirsene parte: lontano da casa si cerca un maggior contatto con la cultura del posto, con i sapori locali e con le abitudini del luogo.

Ai Caraibi in cerca di autenticità

Le Isole Vergini Britanniche, spettacolare arcipelago nel Mar dei Caraibi orientale, hanno saputo cogliere proprio questo bisogno. E, a differenza di altre destinazioni che puntano ad attrarre i viaggiatori inseguendo tendenze effimere e modaiole, hanno compreso come il vero lusso risieda proprio nell’autenticità e nella connessione degli ospiti con il territorio.

Per questo, diversamente rispetto a altre mete decisamente più “chiassose”, da tempo cercano di definirsi su un equilibrio raro, fatto di natura protetta, cultura radicata, tradizione marittima. E, soprattutto, un calendario di eventi che assomiglia più a un’estensione naturale della vita isolana che a uno spettacolo costruito ad arte per i turisti.

Alle Isole Vergini Britanniche non mancano gli eventi per valorizzare la cultura locale

Le Isole Vergini Britanniche tra autenticità e connessione

Alle BVI (British Virgin Islands) è ancora il mare a dettare il ritmo. Nella gastronomia, nel folklore, nello sport. Da tempo riconosciute tra le migliori destinazioni al mondo per la vela Isole Vergini Britanniche/Capitale Mondiale della Vela™ è un marchio registrato -, le Isole Vergini Britanniche ospitano alla fine di marzo la BVI Spring Regatta & Sailing Festival, accogliendo equipaggi internazionali pronti a sfidarsi tra alisei costanti e canali turchesi protetti.

Ma non si tratta di semplice competizione. Le brevi distanze tra Tortola, Virgin Gorda, Jost Van Dyke, Anegada e le numerose isole e scogli minori rendono la manifestazione un’esperienza immersiva tra le meraviglie naturali della costa, a cominciare dai massi granitici di The Baths.

A ciò si aggiungono le aree terrestri e marine protette gestite dal National Parks Trust, testimonianza dell’impegno del territorio nel tutelare il patrimonio fuori e dentro l’acqua nonché il legame secolare delle isole con il mare. Luoghi incantevoli come il Sage Mountain National Park, Sandy Cay, The Baths National Park e il RMS Rhone Marine Park, un parco sottomarino custode del celebre relitto del RMS Rhone, una nave postale reale affondata nel 1867.

La BVI Spring Regatta & Sailing Festival è tra gli eventi sportivi più rinomati dell’arcipelago

Una cucina con i sapori del mare

L’autenticità delle BVI si respira anche nei sapori della cucina locale, con la gastronomia che diventa, così, una chiave di lettura per comprendere il ritmo e la resilienza della vita isolana. Il pesce fresco, i frutti di mare e una consolidata tradizione legata al rum si incontrano in menu che coniugano creatività contemporanea e profondo rispetto per l’eredità culturale. Con l’aragosta caraibica, prelibatezza locale per eccellenza, che è protagonista ad Anegada, simbolo del legame indissolubile tra le isole e il mare.

Da qui la serie di eventi a tema nell’ambito della BVI Food Fête, celebrazione della vivace scena gastronomica del territorio. Strutturato come un percorso di appuntamenti culinari distribuiti da gennaio a dicembre, comprende eventi di punta come Jost Lime & Dine, Taste of Virgin Gorda, la Restaurant Week e l’amato Anegada Lobster Festival.

Il relitto della RMS Rhone, situato nel Rhone National Marine Park

Tra musica dal vivo e danze caraibiche

Anche il calendario culturale è all’insegna dell’autenticità e del legame con la tradizione. Le celebrazioni mensili della luna piena a Trellis Bay, Cane Garden Bay e Jost Van Dyke uniscono musica dal vivo, ritmi caraibici ed elegante informalità. Tra gli eventi di punta anche la leggendaria Foxy’s Old Year’s Night, sull’isola di Jost Van Dyke, per celebrare la serata di Capodanno in un inconfondibile spirito di festa.

Il tutto senza fretta, senza stress, senza ansia di dover dimostrare alcunché. In un’epoca in cui il viaggio sembra spesso inseguire la novità a ogni costo, le Isole Vergini Britanniche nel 2026 propongono qualcosa di ben più raro: la continuità, ben più rassicurante, con l’anima più profonda dell’arcipelago.

Relax, natura e borghi antichi. Il tesoro dei laghi poco conosciuti. A portata di road trip

Relax, natura e borghi antichi. Il tesoro dei laghi poco conosciuti. A portata di road trip

Tutti conosciamo i più importanti laghi italiani ed europei, specchi d’acqua meravigliosi che tra natura, relax e borghi pittoreschi accolgono migliaia di escursionisti ogni anno e fanno sognare i viaggiatori di tutto il mondo. Ce ne sono però anche tanti molto meno noti che offrono panorami altrettanto da cartolina e un’atmosfera sospesa, ideale per chi cerca un weekend lontano dal turismo di massa. Sceglierli non solo permette di scoprire borghi autentici e tenere in vita la Storia, ma aiuta a ritrovare il benessere psicofisico, perché la calma che offrono è un patrimonio raro. Ecco la nostra selezione. Con uno sguardo oltre confine.

La seconda vita del Lago di Nembia (Trentino)

Il Lago di Nembia, immerso nel Parco Naturale Adamello Brenta in Trentino, nel territorio della Paganella, si trova a pochi minuti dalle affollate sponde del lago di Molveno ed è una piccola oasi impreziosita dal contrasto tra le rocce, la vegetazione e il turchese delle acque. Perfetto per una vacanza in famiglia (c’è un parco giochi proprio vicino alla riva e l’area è attrezzata per i picnic) ha dimensioni ridotte (400 metri di lunghezza per 120 di larghezza) ed è poco profondo, ma ha una storia complessa alle spalle. A partire dal 1952, la zona subì infatti importanti lavori per il sistema idroelettrico del fiume Sarca, progetto che alterò il sistema idrico naturale: l’originario laghetto fu prosciugato e la sorgente, un ramo sotterraneo dell’emissario del Lago di Molveno, captata per potenziare l’impianto idroelettrico di S. Massenza. Fu anche costruita un’imponente diga. Negli anni successivi, l’area inaridita fu invasa da erbe e cespugli e rimase in stato di abbandono. Nel 1995, Enel avviò un progetto di recupero. La diga fu demolita e il Lago di Nembia ricostituito: il fondo venne scavato e compattato, garantendo un apporto idrico continuo, e il Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale della Provincia Autonoma di Trento si occupò della rinaturalizzazione delle rive.

Lago di Nembia, Trentino
Lago di Nembia, Trentino 

La collaborazione tra Enelò e Wwf ha portato alla creazione dell’Oasi naturalistica di Nembia. Il percorso didattico di circa 3 km è un invito a esplorare il territorio. Il cammino, interamente pianeggiante, richiede circa un’ora e mezza di tranquilla passeggiata ed è arricchito da pannelli descrittivi. Una curiosità: il lago è balneabile, le sue acque sono cristalline e molto basse (la profondità massima è di pochi metri), ed è quindi sicuro per le famiglie, anche se la temperatura resta piuttosto fredda (circa 12°C).

Il Lago delle Fate sul Monte Rosa (Piemonte)

Il Lago delle Fate, sul versante piemontese del Monte Rosa, è un bel bacino artificiale a circa 1300 metri di altitudine in Val Quarazza, una valle laterale di Macugnaga, ai piedi della parete est del Monte. Famoso per le acque color smeraldo, ha dato vita a leggende su gnomi che raccolgono pietre preziose dalle miniere circostanti per consegnarle alle fate. Piuttosto facili le escursioni da fare nei dintorni, perfette per tutta la famiglia. L’itinerario da Opaco scende lungo una comoda strada sterrata fino alla frazione Isella; dopo si lascia il paese sulla sinistra e si sale leggermente fino a raggiungere la frazione Motta e da qui ecco che compare il Lago delle Fate. Da Staffa è possibile raggiungere il sentiero dal Bosco dei Faggi dietro la chiesa parrocchiale, scendendo un ripido sentiero e attraversando un ponte. Da Isella si sale lungo la strada pastorale dietro al paese, si raggiunge Motta e si prosegue fino al Lago. Oppure, attraverso la frazione, dalla piazza si attraversa il centro abitato, si scende lungo i prati e si risale a Motta tramite la vecchia scalinata nel bosco; quindi si attraversa Motta e si raggiunge il Lago.

La leggenda del Lago Blu a Valtournenche (Valle d’Aosta)

Una popolare leggenda valdostana narra che, al posto di quello che oggi è il Lago Blu, poco distante da Breuil-Cervinia, tempo fa ci fosse una casa di legno abitata da una famiglia di pastori diffidenti e duri e abituati a vivere isolati. Una notte d’inverno bussò alla loro porta un viandante affamato e coperto di fango, chiedendo un po’ di polenta e una ciotola di latte, ma la padrona di casa lo scacciò insultandolo e gli offrì solo una scodella d’acqua sporca. Il figlio più piccolo, mosso a pietà, cercò di aiutarlo di nascosto, ma la madre lo sorprese e lo punì. Il viandante – forse un mago o uno spirito oscuro – si allontanò mormorando una maledizione. Quella stessa notte, i genitori costrinsero per punizione il bambino a uscire nel bosco per raccogliere legna. Quando tornò, la casa non c’era più. Al suo posto, solo un lago silenzioso e profondo, dalle acque limpide e azzurre. Sul fondo, sembrava di scorgere ancora il profilo della casa sommersa e i rami contorti come braccia. Il bambino pianse, ma capì che quella era la giusta punizione per la crudeltà dei genitori. Da allora, chi abita nei dintorni racconta la leggenda come monito a non dire mai di no a chi chiede aiuto. Il lago Blu si trova, a circa mezz’ora di cammino o ad alcuni minuti di macchina dal centro di Breuil-Cervinia, sulla strada regionale che sale da Valtournenche. Circondato da larici secolari, permette di ammirare l’incantevole riflesso del Monte Cervino.

Il Lago del Turano e i borghi di Castel di Tora e Paganico Sabino (Lazio)

Il Lago del Turano, Lazio, Appennino centrale, si trova in un territorio in cui borghi storici e natura incontaminata convivono in perfetta armonia. Castel di Tora e Paganico Sabino sono le due porte d’ingresso distinte e complementari della Sabina, nonché parte di una rete più ampia di percorsi lenti che si snodano intorno al lago, tra sentieri storici e panoramici, e antiche vie di collegamento. Da Castel di Tora, uno dei Borghi più belli d’Italia e tra i più riconoscibili del lago grazie alle sue case in pietra che si riflettono sull’acqua, partono escursioni brevi tra le quali la più famosa è quella verso Monte Antuni, il “borgo fantasma”, che domina il lago dall’alto. Meno conosciuto è il sentiero che porta alla Cascata delle Vallocchie, un salto d’acqua immerso in una gola verde, facilmente raggiungibile e adatto a tutti. La cascata si trova ai piedi del Monte Navegna: il salto principale, alto circa dodici metri, è seguito da una serie di cascatelle e tratti di torrente più tranquilli, immersi in una vegetazione molto fitta. Il paese è anche un punto di riferimento per chi pratica sport acquatici, dal pedalò al SUP, dalle canoe alle piccole imbarcazioni, e da qui parte anche il battello elettrico THIORA, alternativa lento e sostenibile per scoprire il territorio navigando.

Lago del Turano, Lazio @ Fernando Bernardi
Lago del Turano, Lazio @ Fernando Bernardi 

Poco distante, ecco Paganico Sabino, borgo anch’esso arroccato sul Lago del Turano, dotato di un centro storico ben conservato fatto di vicoli, case in pietra e piccoli slarghi panoramici. Il paese è immerso nella Riserva Naturale del Monte Navegna e Monte Cervia ed è circondato da boschi di faggi, querce e castagni. Tra i percorsi più caratteristici, il Sentiero delle Grotte, che si sviluppa sul versante sud-occidentale del Monte Cervia. Il territorio comprende anche ambienti più selvaggi come le Gole dell’Obito, scavate dal torrente omonimo. Si tratta di un’area poco frequentata, dove negli ultimi anni è tornata a nidificare l’aquila reale. Tra le novità più interessanti dell’area del Turano c’è infine il nuovo Cammino del Turano, percorso di circa 100 km, articolato in più tappe, che unisce 12 borghi, dedicato alla scoperta lenta e sostenibile di questa parte meravigliosa d’Italia

Cingoli e il Lago Castreccioni (Marche)

Noto come il Balcone delle Marche per la sua posizione privilegiata a circa 600 metri di altitudine, Cingoli, nelle Marche, è uno splendido borgo medievale in provincia di Macerata che affaccia su un panorama che abbraccia gli Appennini, il Monte Conero e il mare Adriatico. Una visuale unica al mondo, che rende questo borgo un luogo ideale per chi ama i paesaggi suggestivi. Frequentato già tra il IV e il III millennio a.C., con i suoi vicoli, le sue chiese e e i suoi palazzi questo paese racconta secoli di arte e cultura e tra i luoghi imperdibili spiccano la Collegiata di Sant’Esuperanzio, il Duomo di Santa Maria Assunta e la Chiesa di San Domenico, dove è custodita la celebre Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto. A pochi chilometri dal borgo, nel territorio del comune, si trova il Lago di Castreccioni, il più grande bacino artificiale delle Marche e dell’Italia centrale, vero e proprio punto di riferimento paesaggistico e naturalistico per l’intero territorio. Conosciuto anche come Lago di Cingoli, è circondato da boschi, colline e dalla Macchia del Montenero, un’area floristica protetta con vegetazione mediterranea e specie sempreverdi. Le sue acque calme sono meta di escursioni a piedi e in mountain bike lungo sentieri che si sviluppano tra boschi e colline. Inserito in un’oasi di protezione faunistica, è anche un lago che accoglie tantissime specie di uccelli acquatici, tappa significativa per le rotte migratorie. Infine, il Lago di Cingoli è anche uno spazio vissuto, amato da chi pratica sport acquatici. Nei dintorni si trovano anche le Cascatelle di Cingoli, dove il fiume Musone crea piccoli salti d’acqua immersi nel verde.

Villalago, il Lago di San Domenico e il Lago Pio (Abruzzo)

Villalago, in Abruzzo, è un borgo arroccato a quasi 1000 metri di altitudine, nel cuore della Riserva naturale delle Gole del Sagittario. Circondato da boschi, gole e specchi d’acqua, domina un paesaggio modellato nei secoli dall’acqua, tanto che il suo nome deriva da Valle de Lacu. Ancora oggi il legame è evidente e intorno al borgo si sviluppa un sistema lacustre unico, tra i più affascinanti dell’Appennino. Il centro storico, con vicoli in pietra, archi, scalinate e abitazioni antiche addossate le une alle altre, conserva l’impianto medievale e racconta una storia legata alla spiritualità benedettina. Il cuore del territorio è il Lago di San Domenico, specchio d’acqua color verde smeraldo tra pareti calcaree. Si tratta di un bacino artificiale nato nel Novecento dallo sbarramento del fiume Sagittario.

Villalago, Abruzzo
Villalago, Abruzzo 

Le sue acque limpide, fredde e profonde riflettono le rocce e la vegetazione, creando un colpo d’occhio scenografico. Il lago è attraversato da un ponte ad archi che conduce a un porticato medievale e all’Eremo di San Domenico. Qui il monaco benedettino, vissuto intorno all’anno Mille, si ritirò in preghiera in una grotta affacciata sull’acqua. La chiesetta conserva affreschi e racconti legati ai miracoli del Santo. Accanto al Lago di San Domenico si trova il Lago Pio, specchio d’acqua più piccolo di origine carsica, alimentato da sorgenti sotterranee collegate al vicino Lago di Scanno. Circondato da salici e aceri, questo specchio d’acqua rappresenta l’habitat di numerose specie animali e un punto privilegiato per osservare la fauna selvatica. Intorno al Lago Pio si sviluppa anche un percorso tematico dedicato alla fauna locale, con installazioni e punti informativi sulle Gole del Sagittario.

Il Lago Cerknica in Slovenia

Il turchese del Lago di Cerknica (Cerkniško jezero), uno dei più grandi laghi intermittenti d’Europa, scompare ogni anno proprio a causa della natura carsica del terreno su cui poggia il suo bacino. D’inverno spesso ci si può pattinare e in primavera è possibile attraversarlo in barca. In estate è invece un tripudio di fiori di tutti i colori, dal momento che l’acqua sparisce completamente. Vale insomma la pena visitarlo più volte nel corso delle stagioni.

Lago Cerknica, Slovenia
Lago Cerknica, Slovenia 

In questo misterioso luogo nel cuore del Parco Regionale della Notranjska trovano il proprio habitat molte specie animali – oltre 270 specie di uccelli (metà di quelle europee), 45 specie di mammiferi e numerose specie di farfalle e anfibie – e una vegetazione rigogliosa. Paradiso del birdwatching – è possibile ammirare specie rare come il Re di Quaglie o l’Allocco degli Urali –, è anche perfetto per gli sport acquatici come il kayak, la canoa o il SUP, l’escursionismo e il ciclismo, specialmente tra i villaggi di Otok e Dolenje Jezero. Per la prima volta descritto già nel XVII secolo da Valvasor, è un sito Natura 2000 e Ramsar di importanza internazionale e viene oggi tutelato come parco naturale.

Il Lago Czorsztyn in Polonia

Il Lago Czorsztyn (Jezioro Czorsztyńskie), in Malopolska, all’estremità meridionale della Polonia, pur essendo un bacino artificiale creato dalla diga costruita nel 1997 sul fiume Dunajec, ha acque cristalline e una bellissima vista delle montagne Pieniny e Gorce (Monti Tatra), tanto da essere considerato una delle mete turistiche più pittoresche del paese. I boschi rigogliosi che lo circondano appagano la vista ma il lago è celebre soprattutto per i due manieri che si fronteggiano sulle sponde opposte: il Castello di Niedzica – medievale, ben conservato, situato su un’altura sopra la diga – e il Castello di Czorsztyn – le cui suggestive rovine di fortezza gotica offrono un punto panoramico spettacolare su lago e montagne.

Lago di Czorsztyn, Polonia
Lago di Czorsztyn, Polonia 

Anche la Diga di Niedzica, imponente opera ingegneristica in cemento che separa il lago dal bacino inferiore, merita di essere vista, e per gli appassionati di bici c’è il Velo Czorsztyn, una delle piste ciclabili più belle della Polonia, che compie l’intero giro del lago offrendo vedute mozzafiato. Perfetto per gli sport acquatici, il Lago Czorsztyn offre la possibilità di praticare vela, nuoto e immersioni in aree dedicate e in loco sono disponibili noleggi di barche e pedalò. Sul fronte dell’escursionismo, la zona è ricca di sentieri, in primis quelli verso le rovine del castello, mentre per chi ama il rafting è possibile praticarlo sul Dunajec con molti tour che partono per la celebre discesa in zattera attraverso le gole dei Pieniny. Piccole imbarcazioni e gondole collegano infine regolarmente le due sponde, permettendo di spostarsi tra i castelli di Niedzica e Czorsztyn.

Tra Londra, Windsor e Balmoral, i luoghi di Elisabetta II nel centenario della nascita. Con sorprese

Tra Londra, Windsor e Balmoral, i luoghi di Elisabetta II nel centenario della nascita. Con sorprese

Il 21 aprile la ricorrenza. Un’occasione per esplorare o riesplorare i siti più amati dalla HMQ. Con alcune novità, come la mostra dedicata al suo stile nella King’s Gallery o il memoriale del St. James Park.

Il 21 aprile 2026 segna una data di straordinaria rilevanza storica e affettiva per il Regno Unito: il centenario della nascita della regina ElisabettaII . Sebbene la sovrana ci abbia lasciati nel settembre del 2022, il suo legame con il territorio britannico rimane indissolubile, impresso nelle mura dei castelli e nei sentieri delle campagne che ha amato per oltre settant’anni di regno. Questo anniversario non è solo un momento di ricordo istituzionale, ma l’occasione perfetta per un tour attraverso i luoghi che hanno plasmato la donna dietro la corona. Dalle highlands scozzesi alle sponde del Tamigi, il Paese si prepara a omaggiare la sua Regina con aperture straordinarie e percorsi dedicati che permettono di riscoprire l’eredità di una figura iconica, sia per il Regno Unito che per il resto del mondo.

Buckingham Palace rimane il punto di partenza imprescindibile, ma per il centenario il focus si sposta nella vicina King’s Gallery. Qui, dal 10 aprile, verrà aperta la più grande mostra mai dedicata al suo stile, Queen Elizabeth II: Her Life in Style, con oltre duecento pezzi del suo guardaroba, molti dei quali mai esposti prima, tra cui l’abito del matrimonio del 1947 e quello dell’incoronazione del 1953, entrambi disegnati da Norman Hartnell, insieme a bozzetti inediti e capi della sua collezione privata mai mostrati prima. A pochi passi, Westminster Abbey richiama il momento forse più solenne della sua vita pubblica: qui Elisabetta fu incoronata nel 1953 e, quasi settant’anni dopo, il Paese le ha reso l’ultimo omaggio durante il funerale di Stato.

 

Castello di Balmoral, Scozia
Castello di Balmoral, Scozia 

 

Il Memoriale del St. James Park

Poco distante, nel St. James’s Park, il nuovo memoriale nazionale offrirà un luogo di riflessione a pochi passi dalla sua residenza ufficiale. La data di inaugurazione ancora non è stata fissata, ma è stato confermato che si tratterà di una statua che vedrà la Regina in piedi, poco distante da un’altra statua che verrà allestita sempre nel parco di fronte alla principale residenza reale, quella che omaggerà il principe consorte Filippo, entrambe visibili al pubblico nel corso dei prossimi mesi. Tuttavia, per chi cerca l’essenza più intima della sovrana, è il Castello di Windsor la meta suggerita. Era qui che Elisabetta si rifugiava per trovare stabilità dai numerosi scandali di corte ed è qui, nella Cappella di San Giorgio, che oggi riposa. Passeggiare nel Long Walk o visitare gli appartamenti di Stato in questo periodo permette di percepire quel senso di “casa” che Elisabetta II ha sempre difeso con determinazione.

La Scozia della HMQ

Se Londra rappresentava il dovere, la Scozia era per Elisabetta II il luogo della libertà. Il Castello di Balmoral è forse il sito più emblematico del suo amore per la natura, oltre ad aver trascorso qui gli ultimi giorni della sua vita. Per il centenario, il suggerimento è di esplorare i dintorni della tenuta, dove la Regina amava guidare la sua Land Rover e organizzare picnic informali. Non lontano da Edimburgo, il Royal Yacht Britannia ancorato lungo le sponde di Leith, aggiunge una dimensione più intima e personale. Questo storico yacht reale, oggi visitabile, era considerato dalla sovrana uno dei pochi luoghi in cui potersi davvero rilassare, lontano dalle rigidità del protocollo.

In occasione delle celebrazioni del 2026, anche il Palace of Holyroodhouse assume un ruolo centrale: per la prima volta, infatti, sono stati aperti al pubblico i suoi appartamenti privati. È un’occasione rara per osservare da vicino gli spazi dove la sovrana riceveva i primi ministri e i dignitari durante la “Holyrood Week”, immersi in un’atmosfera che fonde rigore cerimoniale e gusto personale.

Le tenute meno note

Spostandosi nell’est dell’Inghilterra, la tenuta di Sandringham House rappresenta il legame della Regina con le tradizioni familiari e il periodo natalizio. Questo luogo, caro anche a suo padre Giorgio VI, è il simbolo di una monarchia che affonda le radici nella vita rurale britannica. Visitare Sandringham in aprile, proprio nei giorni del centenario, permette di godere della fioritura dei giardini che Elisabetta II curava con estrema attenzione.

 

Il Royal Yacht Britannia
Il Royal Yacht Britannia 

 

Per chi vuol vivere un’esperienza più moderna e sostenibile, il Regent’s Park inaugura proprio quest’anno un nuovo giardino commemorativo di due acri, progettato per favorire la biodiversità, un tema che la sovrana ha sostenuto con vigore attraverso il progetto Queen’s Green Canopy durante il suo Giubileo di Platino.

Il castello nordirlandese

Sebbene le residenze principali si trovino in Inghilterra e Scozia, il centenario invita a riscoprire anche angoli meno noti ma altrettanto significativi, come Hillsborough Castle, l’unica residenza reale ufficiale dell’Irlanda del Nord. Qui la sovrana ha trascorso momenti chiave della diplomazia britannica. Celebrare i cento anni dalla sua nascita visitando questi luoghi significa attraversare la storia del XX e XXI secolo, comprendendo come Elisabetta II sia riuscita a rendere ogni angolo del Regno Unito una parte integrante della propria identità. Non è solo un tour tra palazzi e castelli, ma un percorso nella memoria collettiva di una nazione che, il prossimo 21 aprile, si ritroverà ancora una volta unita nel segno della sua monarca più longeva.

 

La mostra degli abiti alla King's Gallery
La mostra degli abiti alla King’s Gallery 

 

 

Catalogna on the road (e non solo): 6 modi per scoprirla

Catalogna on the road (e non solo): 6 modi per scoprirla

È primavera, l’estate si avvicina ed è tempo di pensare alle vacanze, mini o maxi che siano, la parola d’ordine è: vicino. Dalle montagne dei Pirenei al mare Mediterraneo, la Catalogna è una regione a due passi dall’Italia che si presta ad essere scoperta con ogni mezzo, a piedi, in barca, in moto, in bici, in camper o in auto.

A PIEDI lungo il Camí de Ronda

Su e giù, in linea retta o ad anello, il Camí de Ronda è un percorso storico che, tra spiagge, calette e paesini, segue il soleggiato litorale della Costa Brava, tra le località di Blanes e di Portbou. Lungo i sentieri dove un tempo trovavano rifugio, in caso di naufragio, i pescatori locali e i marinai e allo stesso tempo i carrabiners e la guàrdia civil facevano “la ronda” per intercettare i contrabbandieri e i commercianti illegali, oggi si cammina, sempre con la vista sul mare: per 43 km, sul percorso lineare da Sant Feliu de Guíxols a Begur o per 140 km, su quello circolare da Girona a Girona. Da affrontare senza fretta e percorribile 365 giorni all’anno, con la primavera come stagione preferita per il clima più mite, le splendide fioriture e i profumi della macchia mediterranea e l’atmosfera rilassata, il Camí de Ronda è adatto a tutti i trekker, anche grazie ai puntuali servizi di trasporto in autobus e di trasferimento dei bagagli, che facilitano ogni viaggio.

IN BARCA sul Delta de l’Ebre

Grandi lagune che riflettono i capricci delle nuvole, stormi di fenicotteri rosa, ibis e trampolieri che si alzano da terra mettendo in scena le loro meravigliose coreografie e le case coloniche imbiancate a calce che spuntano all’improvviso dal verde delle risaie. Una gita in barca dal villaggio di Riumar fino alla Bahía del Fangar è un’esperienza unica, sicuramente il modo più emozionante per esplorare le bellezze naturalistiche del Parc Natural del Delta de l’Ebre. Siamo in Costa Daurada, nel più grande habitat acquatico della Catalogna, dove la biodiversità è così ricca da ospitare circa 400 specie di uccelli. Chi ha la passione del birdwatching, qui può anche noleggiare una canoa o un kayak e, ancora meglio se alle prime luci dell’alba o al tramonto, partire per una discesa di dodici chilometri lungo il fiume, tra l’imbarcadero del Castell de Miravet e Benifallet: in circa due ore e mezza di pagaiate si raggiungono le Coves Meravelles, bellissime grotte.

IN MOTO nei Pirenei di Lleida

Più curve uguale più divertimento. Nella regione delle Terres de Lleida, il progetto Moturisme Ara Lleida unisce dieci itinerari (lunghi da 200 fino a 300 km ognuno e percorribili in giornata) che attraversano il territorio dei Pirenei di Lleida, garantendo un successo assicurato per gli amanti delle due ruote. Grandi paesaggi, da scoprire principalmente sulle strade secondarie, con tante curve ma sicure e poco trafficate. Tra le opzioni più spettacolari, ci sono la Ruta dels ports, un itinerario di 205 km che tra valli, cime e passi di montagna, mette in bella mostra i paesaggi più emblematici della Val d’Aran e degli Alti Pirenei, e la Ruta dels llacs, un tortuoso percorso di 265 km, al confine tra la Catalogna e l’Aragona, che comprende una delle gallerie più lunghe dei Pirenei e poi cascate, calanchi e laghi artificiali. E all’arrivo di ogni tappa, ad aspettare centauri e centaure, si trovano servizi e strutture ricettive “motorcycle friendly”. Parola di Moturisme!

IN BICI sulle Vies Verdes

Che cosa c’è di più bello di pedalare alla scoperta del patrimonio storico-culturale della Catalogna? Semplice, farlo attraverso le Vies Verdes, le “vie verdi” ricavate sui vecchi tracciati ferroviari, ormai in disuso, ora adattati per il transito delle biciclette (ma anche per l’escursionismo). Le Vies Verdes sono tutti percorsi facili, pianeggianti, sicuri e accessibili in famiglia, ideali per godersi la natura e il patrimonio catalano in modalità slow travel. Nella regione di Girona se ne contano ben dodici, ognuna con la sua lunghezza e peculiarità. Perché non provare, ad esempio, il tracciato della Via verda del Tren Petit tra Palamós a Palafrugell, soltanto 6,5 km di strada, parte dell’antico percorso del trenino che collegava Palamós a Girona, passando per La Bisbal d’Empordà. Oppure il Camí Ramader de Campdevànol, 9,5 km da Sant Llorenç de Campdevànol a Ripoll, tra suggestive chiese romaniche, antiche fontane e importanti vie di transumanza. Caschetto e…via!

IN CAMPER nel Penedès

Mai sentito parlare del Penedès? Gli intenditori del buon vino conoscono molto bene questa regione della Catalogna, un vero e proprio paradiso enologico e paesaggistico perfetto da esplorare a bordo di un camper, per sperimentare una full immersion autentica nelle vigne, in piena libertà. Grazie alla rete RV Penedès-Sites & Vineyards (penedesturisme.cat), che riunisce tredici bellissime aree di sosta gratuite, ognuno organizza il viaggio secondo il proprio ritmo. A disposizione dei camper e delle roulotte, qui ci sono acqua, scarico delle acque reflue, aree picnic e sosta fino a 48 ore. Un’idea di itinerario su quattro ruote nel Penedès parte da Vilafranca del Penedès, con la visita al Vinseum (il Museo delle culture del vino della Catalogna), fa tappa al castello medievale di Sant Martí Sarroca, raggiunge Vilobí del Penedès per un’escursione a piedi tra le meraviglie geologiche del Parc dels Talls e si concede una pausa di piacere al mercato domenicale di Santa Margarida i els Monjos.

IN AUTO con il Grand Tour

Quante sono le strade panoramiche della Catalogna? Con il Grand Tour si possono percorrere le più panoramiche, una selezione di tanti chilometri (e precisamente ben 1.496!), da macinare lungo tredici tappe, dai Pirenei fino al Mediterraneo, passando per siti storici e città d’arte. Gli highlights principali che s’incontrano lungo il Grand Tour sono circa una quindicina, tra i quali gli imperdibili “stop” a Montserrat e al Parco naturale di Cap de Creus, ma dietro ad ogni angolo si nasconde un altro piccolo o grande tesoro da scoprire. Due esempi su tutti? La tappa di 129 km, da Ripoll a Roses, nella quale si ripercorrono i luoghi che hanno ispirato l’opera e la vita di Salvador Dalì, come Figures e Cadaqués, e la tappa da La Pobla de Segur a Boí, un itinerario paradisiaco di 70 km, completamente immerso nella natura selvaggia del Parco naturale di Aigüestortes i Estany de Sant Maurici, e anche nella bellezza autentica del patrimonio romanico della Vall de Boí.