Se avete mai dubitato del vecchio proverbio secondo cui “nella botte piccola c’è il vino buono”, trascorrete un po’ di tempo nei villaggi della Francia. I francesi hanno a cuore questi piccoli borghi, al punto che una serie televisiva, Le village préféré des Français, chiede agli spettatori di scegliere il borgo più bello del Paese. È un successo da più di una dozzina di stagioni.
Con letteralmente migliaia di potenziali candidati, stilare la mia lista non è affatto un compito facile. Ciononostante, spero che prenderete in considerazione questa rosa di candidati che rappresenta i miei villaggi preferiti in Francia. Le votazioni si chiuderanno una volta che li avrete visitati tutti.
Campi di lavanda a Château de Grignan
1. Grignan, Drôme, Auvergne-Rhône-Alpes
Il posto ideale per ammirare i paesaggi di lavanda
Candidato all’edizione 2024 di Le village préféré des Français, Grignan ha finito per cedere il passo alla località balneare di Collioure. Ma chi ha bisogno del mare quando, dal belvedere del castello del XII secolo, un mare viola si estende a perdita d’occhio in tutte le direzioni? La lavanda è il motivo principale per visitare questo villaggio e la circostante regione della Drôme, con la fioritura che va da metà giugno a metà luglio.
Consiglio per l’organizzazione: Le date esatte della fioritura e della raccolta della lavanda possono variare di anno in anno. Consultate Les Routes de la Lavande per le informazioni più aggiornate.
Candes-Saint-Martin nella Valle della Loira.
2. Candes-St-Martin, Indre-et-Loire, Centro-Valle della Loira
L’ideale per trascorrere giornate rilassanti in riva all’acqua
Con le sue case color torrone, ravvivate da vivaci fioriere piene di fiori, il villaggio di Candes-St-Martin sorge alla confluenza dei fiumi Vienne e Loira. È possibile fare gite in péniche, degustare vini d’annata nelle cantine lungo il fiume e visitare una chiesa del XII secolo, ma la cosa migliore da fare qui è tuffarsi nelle acque poco profonde della Loira o noleggiare un kayak a monte per lasciarsi trasportare dalla corrente fino al punto di partenza.
Il villaggio alpino di Manigod, nei pressi di Annecy.
3. Manigod, Alta Savoia, Auvergne-Rhône-Alpes
Ideale per gli sport invernali e le escursioni estive
Molte località sciistiche si trasformano in città fantasma fuori stagione, ma non Manigod. È vero, una fresca coltre di neve crea le condizioni ideali sulle piste di La Clusaz (la località di cui Manigod fa parte) o per le escursioni con le ciaspole che partono dal centro del paese. Eppure, con l’arrivo dell’estate, queste stesse montagne si trasformano in uno spettacolo floreale mozzafiato. Durante tutto l’anno, Lo Garâjo, un concept café e spazio per eventi ricavato da un garage ristrutturato, intrattiene i residenti con un’offerta che spazia dai quartetti jazz ai brunch con yoga.
Il porto di Camaret-sur-Mer, in Francia.
4. Camaret-sur-Mer, Finistère, Bretagna
L’ideale per dare libero sfogo al proprio lato artistico
Sembra del tutto naturale che l’indomabile e assolutamente affascinante Camaret-sur-Mer attiri gli artisti. Collegata al resto del Finistère da una stretta striscia di terra, sulla punta occidentale della Bretagna, la penisola di Crozon è un ammasso di massi granitici, erica viola e una costa più intricata di un albero di banyan. Il villaggio stesso offre una vista sul mare e sul cielo in continuo mutamento. Quando splende il sole, le sue strade si trasformano in una galleria a cielo aperto; quando arrivano le nuvole, gli artisti residenti si ritirano in fretta per dipingere scene grigie osservate attraverso finestre macchiate dalla pioggia.
Consiglio per l’organizzazione: Seguite il sentiero costiero fino alla Pointe de Pen-Hir per ammirare gli isolotti rocciosi che costellano il mare come schegge.
5. Viviers, Ardèche, Alvernia-Rodano-Alpi
Il miglior borgo medievale
Una visita a questo borgo sulle rive del Rodano vi riporterà indietro nel tempo fino al Rinascimento. Le stradine acciottolate si snodano tra i portici, che conducono alla cattedrale, simile a una corona, situata in cima al borgo. Questa struttura elaborata risale al IV secolo d.C., anche se la maggior parte dell’edificio attuale è del XII secolo. Forse proprio per questo, le rievocazioni medievali vanno per la maggiore qui, e molti residenti espongono con orgoglio foto dei loro calzoni di velluto alle finestre delle loro case.
Consiglio per l’organizzazione: Ogni anno a settembre, per un fine settimana, Viviers ospita un festival rinascimentale, con gare di tiro con l’arco, narrazioni e lanci di bandiere.
6. Naours, Somme, Hauts-de-France
Ideale per l’esplorazione sotterranea
Naours è già di per sé incantevole in superficie, ma è ciò che si nasconde sottoterra a valere al villaggio un posto nella nostra lista. Una vasta rete di cave di gesso scavata a mano (circa 300 camere in totale) offre un’esperienza sotterranea che sembra uscita direttamente da un romanzo d’avventura.
La storica regione della Piccardia è stata teatro di numerose guerre nel corso dei secoli e, dal Medioevo fino al XVII secolo, gli abitanti del luogo hanno utilizzato questo labirinto per nascondersi dagli invasori.
Ponte a campata unica sul fiume a La Malène.
7. La Malène, Lozère, Occitania
Ideale per tutte le età
Le scogliere alte 1000 m che fiancheggiano il fiume Tarn sono così impervie che la strada che scende verso La Malène ha più curve di un giro sulle giostre. Una volta giunti a valle, i panorami sono altrettanto vertiginosi: il cielo sembra così lontano che è come se lo si guardasse attraverso un telescopio capovolto. Vero e proprio parco giochi avventuroso, il fiume è perfetto per il kayak, il paddleboarding, il canyoning e il rafting in acque bianche, mentre le gole offrono una parete da arrampicata dalle infinite possibilità.
Una veduta di Fleurie, in Francia, al mattino presto.
8. Fleurie, Rhône, Auvergne-Rhône-Alpes
Il posto ideale per il vino
Nel XIV secolo, i duchi di Borgogna, intuendo un rivale per le proprie annate, vietarono l’uso del vitigno gamay, fondamento dei vini del Beaujolais. È solo ora che i vini della regione stanno cominciando a riconquistare credibilità. Oggi il Beaujolais comprende 10 crus (denominazioni vinicole) – e Fleurie vince per i panorami. Con il campanile a forma di stuzzicadenti che spunta tra vasti vigneti, case color burro fuso e innumerevoli châteaux (non perdetevi una degustazione allo Château de Poncié), questo è un villaggio che stuzzica tutti i sensi. È anche il punto di partenza della leggendaria Maratona del Vino del Beaujolais, che si tiene ogni anno.
Consiglio per l’organizzazione: La maratona del vino – con un percorso completo e un’opzione da 13 km – registra il tutto esaurito con diversi mesi di anticipo, quindi prenotate per tempo.
9. Arles-sur-Tech, Pirenei Orientali, Occitania
Il posto ideale per tradizioni bizzarre e meravigliose
Ai piedi dei Pirenei, questo ex villaggio minerario è prima di tutto catalano e poi francese. All’ombra del Monte Canigou, è un luogo ricco di miti e leggende – nessuna più curiosa di quella celebrata durante l’annuale Festival dell’Orso Catalano. Ogni febbraio, Arles-sur-Tech e i suoi vicini Prats-de-Mollo-la-Preste e St-Laurent-de-Cerdans si alternano nell’ospitare questo evento, durante il quale, per diversi giorni di fila, gli abitanti del villaggio inseguono un “orso” dall’aspetto mostruoso che, secondo la leggenda, avrebbe rapito una ragazza del posto; mangiano carne in abbondanza e bevono vino a fiumi; e consumano le loro vigatanes (espadrillas) ballando al ritmo di una combla (orchestra catalana). I concerti improvvisati di combla sono all’ordine del giorno durante tutto l’anno.
Tra le montagne più belle del mondo, patrimonio dell’Umanità Unesco, dove leggende e storia si mescolano e vivono ancora nei nomi dei percorsi di montagna, delle malghe e dei rifugi, nelle feste di paese, nell’arte del legno e nei documenti che raccontano di persecuzioni e processi.
Quando nel tardo pomeriggio, quasi ogni giorno, lampi e fulmini illuminano il cielo scuro dietro la sagoma inconfondibile dello Sciliar, monte simbolo dell’Alto Adige, non si può non pensare alle streghe che qui, dice la leggenda, erano di casa. Perché, sempre secondo la leggenda, erano proprio le streghe, che volavano sulle scope di legno e di saggina, a scatenare temporali e avversità meteorologiche. Per questo c’è un modo particolare di attraversare il territorio altoatesino: non seguendo soltanto la geografia delle sue meravigliose montagne, ma lasciandosi guidare anche dalle sue leggende. Che poi tanto leggende non sono.
È un viaggio che parte dai grandi prati verdi dell’Alpe di Siusi, sale alla Bullaccia, passa per le case decorate di Castelrotto, guarda verso la Val Gardena e arriva infine alle mura di Castel Prösels, passando per Fiè allo Sciliar dove la leggenda lascia il posto alla storia, quella documentata e drammatica dei processi alle streghe, donne sfortunatissime che proprio da questo paese arrivavano. Natura, tradizione popolare, artigianato e memoria raccontano un’unica storia. Perché qui le streghe non sono soltanto personaggi delle fiabe: il loro nome è rimasto impresso nei sentieri, nelle rocce, nelle malghe, nelle iniziative locali e nelle sculture di legno che punteggiano i percorsi, raccontando però anche una pagina reale della storia europea, fatta di accuse, processi e persecuzioni. E di condanne a morte.
La Bullaccia, dove comincia la leggenda
Castelrotto
Compaccio, sull’Alpe di Siusi, può essere il punto di partenza di questo ideale percorso che affianca il classico escursionismo di montagna a richiami culturali e storici. La prima tappa è la Bullaccia, o Puflatsch, una montagna che raggiunge i 2.176 metri e che offre uno dei più affascinanti balconi panoramici dell’Alpe. Da qui il paesaggio si apre in una delle sue forme più spettacolari: prati immensi, malghe, boschi e, sullo sfondo, la sagoma inconfondibile dello Sciliar che corre orizzontale fino a quando non si frantuma nelle due cime più famose, Punta Santner, con i suoi 2413 metri e l’Euringer, che spicca a 2394 metri.
Il giro della Bullaccia, a cui si arriva con la panoramica Cabinovia Alpe di Siusi – Seiser Alm Bahn a cui segue la più breve Seggiovia della Bullaccia (le mucche che pascolano sotto le cabine sospese nel vuoto accompagnano il tragitto verso l’alta quota) può partire direttamente dal Rifugio Bullaccia o Puflatsch, che con le due gigantesche scope folcloristiche perfette per i selfie davanti alla sua terrazza panoramica, introduce subito al mondo delle leggende. I grandi tavoli in legno affacciati sulla spettacolare vista a 360° sono il punto di partenza ideale per aprire le grandi mappe che segnalano sentieri e percorsi.
Il Sentiero delle Streghe
Si parte dopo una birra fresca e due chiacchiere con i gentilissimi ristoratori (anche per un consiglio sul percorso da scegliere) verso i grandi prati d’alpeggio: non a caso l’Alpe di Siusi è considerato l’alpeggio più grande d’Europa con i suoi 52 km quadrati ad una quota altimetrica compresa tra i 1680 e i 2350 metri sul livello del mare. Siamo nel cuore delle Dolomiti occidentali tra la Val Gardena a nord, il Gruppo del Sassolungo a nord-est e il massiccio dello Sciliar a sud-est. Da qui si vedono, e si ammirano le cime più belle: il Gruppo del Sella, il Seceda, il Catinaccio, la Marmolada, che circondano come una corona l’Alpe verde e fiorita di pascoli in estate, pianeggiante di neve perfetta per lo sci di fondo in inverno.
Cavalli sauri e streghe scolpite nel legno
Qui, partiti dalla Bullaccia, si prosegue incontrando cavalli dalle criniere biondissime liberi al pascolo e mucche sornione ben pasciute, ci si ferma per un godibilissimo uovo al tegamino con speck locale e patate al forno al Rifugio Arnica, e si continua a camminare al cospetto di streghe scolpite nel legno – la Val Gardena è infatti una delle grandi capitali dell’intaglio ligneo alpino – che indicano la via verso le celebri Panche, dove due grandi massi di porfido, modellati in forme che ricordano enormi sedili, sono conosciuti come le Panche delle Streghe. Secondo la tradizione, questo sarebbe stato uno dei luoghi in cui le streghe dello Sciliar si riunivano e si riposavano prima di volare verso la cima del maestoso massiccio.
La spiegazione storica e archeologica è naturalmente più prudente: la particolare disposizione delle rocce potrebbe indicare un antico luogo di culto, forse legato al sole. Il paesaggio tutto intorno è spettacolare: da lassù lo sguardo arriva fino alla Val Gardena, mentre sotto si riconoscono prima Ortisei, poi Castelrotto, i prati di Marinzen e le valli che circondano lo Sciliar. Scendendo dalla Bullaccia anche nel bosco sopra Castelrotto, il filo delle leggende continua a comparire quasi come una traccia nascosta. Proprio nei pressi della Malga Schafstall, infatti il percorso incontra le cosiddette Sedie delle Streghe, due blocchi di pietra che sembrano poltrone gigantesche, raggiungibili seguendo i sentieri 7 e 8 nella zona di Tiosels. Documenti non ce ne sono, ma la suggestione è tanta.
Vista del Gruppo delle Odle dalla Magdalena
Castelrotto: il paese ai piedi dello Sciliar
Cuore dell’Alpe di Siusi è Castelrotto, o Castelruth, dominato dal grande campanile e dove quasi ogni facciata dei palazzi è decorata elegantemente. Il pittore, Eduard Burgauner, alla fine dell’800 voleva infatti trasformare Castelrotto in un’opera d’arte. Si devono a lui le decorazioni che accompagnano il visitatore fin alle porte del paese, con richiami allo stile liberty che si mescola alle tradizioni locali. Un esempio tipico è quello della facciata dell’ex albergo Zum Wolf, a pochi passi dalla centralissima piazza Krausen, quella della torre a campanile. Le streghe che portavano il maltempo erano probabilmente di casa anche a Castelrotto, dove ogni anno, tra luglio ed agosto, vengono ancora oggi celebrate con serate folcloristiche. Ma per comprendere quanto profondamente il mito delle streghe sia entrato nell’identità contemporanea del territorio bisogna dirigersi verso Fiè allo Sciliar e Castel Prösels.
Dal mito alla storia: Castel Prösels
L’ultima tappa del percorso è Castel Prösels, sopra Fiè allo Sciliar. Austero e fiabesco allo stesso tempo, appare già dalla tortuosa strada che, staccatasi con una curva a gomito dalla provinciale 24, si ferma proprio sotto i vigneti che tappezzano le colline su cui sorge fin dal 1279, come testimoniano le prime menzioni ufficiali. Costruito dai signori di Fiè allo Sciliar, che si stende praticamente ai suoi piedi ancora oggi, per secoli è stato rifugio e castello residenziale per i funzionati ministeriali del vescovo di Bressanone. Fino all’arrivo di Leonhard von Völs-Colonna tra la metà del ‘400 e la metà del ‘500. Leonhard, tiranno che dotò il castello della più moderna tecnologia militare, fu anche colui che lo consegnò alla storia come il castello delle streghe. Perché è lui, in qualità di giudice, a sentenziare la sorte tremenda per otto donne dei dintorni, accusate di stregoneria e condannate a morire di fame e di freddo, sepolte vive nei sotterranei del castello.
Cavalli all’Alpe di Siusi
Qui, quindi, il racconto delle streghe cambia radicalmente tono. A Castel Prösels, infatti, non siamo più soltanto nel territorio della leggenda. Perché dei due processi per stregoneria che si svolsero nel 1506 e poi nel 1510 raccontano i documenti dell’epoca. Anzi, quello del 1506 è considerato uno dei più antichi processi di questo genere celebrati in Tirolo e molti studi storici hanno cercato di ricostruire il contesto sociale e culturale nel quale si svilupparono le persecuzioni di queste donne accusate in buona sostanza, come ricorda la guida altoatesina che ci accompagna nella visita, «di saperne di più dello stesso Leonhard». Le “streghe” che furono giustiziate per il loro sapere sceglievano le erbe per i loro poteri e le loro qualità, sapevano maneggiarle e trasformarle in infusi e pozioni, medicine diremmo oggi. Quelle streghe che nella memoria mitica ballano, volano, si siedono sulle rocce e governano, secondo la fantasia popolare, i fenomeni atmosferici, a Castel Prösels appartengono drammaticamente invece a una pagina reale della storia europea, fatta di accuse, processi e persecuzioni.
Il laghetto di Fiè allo Sciliar
Per distogliersi da una memoria così dolosamente reale anche se antica nei tempi, poco lontano c’è il Laghetto di Fiè, dove i bambini saltano in acqua dai pontili di legno e dove tutto intorno in estate si esercitano le cicale. Il laghetto, creato nel XVI secolo dallo stesso Leonhard von Völs-Colonna come vivaio di pesci, è balneabile d’estate (è profondo soltanto 3 metri e mezzo) e dedicato al pattinaggio sul ghiaccio d’inverno (quando gela).
Castello di Presul
Adagiato com’è sotto lo Sciliar, ci ricorda ad ogni passo che siamo sì nel cuore delle Alpi, ma anche nel mondo a parte rappresentato dalle Dolomiti. E mentre le Alpi centrali e occidentali presentano profili arrotondati e vette glaciali, le Dolomiti sono torri verticali, guglie e pareti a strapiombo. Se a scolpirle fosse stato un artista sarebbe stato il più drammatico degli artisti già a partire dalla scelta della roccia che le compone. La scienza ci spiega, infatti, che circa 250 milioni di anni fa quelle rocce, ricche di dolomia, emersero dai fondali marini, mescolate ad antichi coralli e resti del mare. Queste guglie affilate che sembrano avere forma e sostanza diversa da ogni altra montagna e si lasciano ammirare da ogni angolatura – patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2009 per il loro “eccezionale valore universale” dal punto di vista paesaggistico e geologico – con il loro colore chiaro, quasi bianco durante il giorno, rosa e arancione al tramonto grazie al fenomeno dell’enrosadira, hanno nel Gruppo delle Odle, tra la Val di Funes e la Val Gardena, la loro rappresentazione più intensa. Per osservarle, nella loro assoluta e perfetta bellezza, c’è un punto esatto, ed è Santa Magdalena, perfetto per quest’osservazione quasi mistica. Una sorta di finestra sulla bellezza più pura, a cui si accede con una passeggiata un po’ più intensa, che lascia storditi ma anche immensamente felici di essere stati al cospetto di tanta natura.
La capitale Scozzese è una vera perla, esaltata da tutti coloro che l’hanno visitata, esplorata e vissuta, per questo abbiamo scelto di raccontarla per scoprire tutti i suoi tesori architettonici e culturali.
Ogni agosto va in scena il Festival, una manifestazione di livello internazionale, in città non mancano i vicoli medievali e gli eleganti quartieri georgiani, e soggiornare in un hotel a Edimburgo nei pressi dell’Old Town, significa apprezzare l’anima della città in tutta la sua autenticità, vivendo l’esperienza di viaggio in un luogo inserito nel patrimonio Unesco.
Anche la New Town è inserita nel patrimonio UNESCO, diversi sono i musei, i pub caratteristici e anche i panorami dove ammirare la città. Una zona unica è il porto di Leith, quartiere indipendente dalla capitale fino agli inizi del ‘900, famoso perché è la scenografia naturale di Trainspotting: romanzo cult scritto da Irvine Welsh, poi diventato la famosa pellicola omonima di Danny Boyle.
Il Castello di Edimburgo e la Royal Mile
La strada più iconica è la Royal Mile, che percorre tutta la Vecchia Città e si srotola dal Castello che domina il paesaggio, dove è possibile visitare il Museo della Guerra, la Cappella di St. Margaret’s, i gioielli reali e tante altre curiosità di importanza storica inestimabile. Ai piedi del Castello lungo Royal Mile c’è la piazza vivace di Grassmarket, circondata da pub tipici, ristoranti e negozi.
I Musei e il Festival di Edimburgo
Sono diversi i musei presenti a Edimburgo, quindi è fondamentale approfondire secondo le proprie passioni, soprattutto se si ha poco tempo a disposizione. Il National Museum of Scotland propone la storia scozzese nella sua totalità, mentre il Writers Museum è legato alla tradizione letteraria della Scozia. Nei pressi del Castello c’è anche il Museo del Whisky, con tanto di tour degustativo.
Da non perdere ogni mese di agosto è il Festival di Edimburgo, che trasforma tutta la città in un grande palcoscenico di esibizioni teatrali, danza, musica e cinema. In generale dura quasi tutto il mese, con un programma molto vasto che abbraccia ogni prospettiva dell’arte.
Panorami, quartieri caratteristici e parchi La soluzione più semplice per ammirare i meravigliosi panorami di Edimburgo è Calton Hill, mentre per chi ama i panorami a 360 gradi e anche le passeggiate più impegnative, Arthur’s Seat è il luogo perfetto. Il porto di Leith e il suo quartiere, è stato annesso alla città soltanto nel 1920, per questo conserva tutte le sue caratteristiche più antiche, perché prima era un villaggio di pescatori.
I luoghi di Trainspotting: dal romanzo al film
Il celebre romanzo cult poi diventato il film Trainspotting ha prodotto un’eco enorme e diversi luoghi caratteristici soprattutto dell’opera letteraria di Irvine Welsh, sono oggetto di tour e pellegrinaggi dai fans.
Attenzione però, perché nel romanzo ci sono tantissime ambientazioni oltre al quartiere di Leith con il suo porto e il Walk, la strada che attraversa la zona, mentre nel film l’unica scena in cui la città è presente è quella iniziale, quando i protagonisti corrono per Princes Street, prima di essere investiti all’altezza del Calton Street Bridge, anche se le scale sono quelle di Leith Walk. Altre ambientazioni come pub e discoteche non esistono più: ironia della sorte, molte scene sono state girate nei locali di Glasgow.
Soggiorni che non sono semplici vacanze, ma opportunità per rigenerarsi. Tra un digiuno guidato e un rituale di purificazione nella natura.
A volte si viaggia non (solo) per scoprire posti nuovi ma per ritrovare l’equilibrio perduto. Sono viaggi che spesso si fanno da soli, immersi nel silenzio e nella Storia. Magari scegliendo di soggiornare in una abbazia o in un monastero, rinunciando a ogni tipo di comodità. Da antica tradizione di accoglienza per pellegrini a nuova frontiera del turismo lento e della disconnessione digitale, l’ospitalità religiosa permette di condividere la quotidianità con i monaci, sperimentare il digiuno guidato o provare rituali di purificazione nella natura. Offrendo in cambio un decisivo rinnovo interiore e in molti casi anche panorami spettacolari. Dalle vette dell’Alto Adige alle colline dell’Umbria, fino alla Francia e al Giappone, ecco una selezione dei luoghi che in Italia e nel mondo permettono di staccare da tutto e riscoprire il valore della quiete.
Abbazia di Monte Maria, Alto Adige
In Alto Adige l’abbazia Benedettina più alta d’Europa
L’ospitalità religiosa in Alto Adige trova il suo simbolo nell’Abbazia di Monte Maria, situata a Malles, in Val Venosta. Si tratta dell’abbazia benedettina più alta d’Europa, dove da oltre 900 anni la vita si svolge secondo la regola di San Benedetto. Un vero luogo di pace, forza, lavoro e preghiera. La foresteria, aperta tutto l’anno (eccetto dal 6 gennaio al 6 febbraio), accoglie gli ospiti in 8 stanze singole e 1 doppia con doccia/WC. I prezzi a notte per persona con colazione sono di 55 euro per la singola e 50 per la doppia (più tassa di soggiorno, con supplemento di 15 euro per i soggiorni di una sola notte). Gli animali domestici non sono ammessi. Durante il soggiorno, i visitatori possono partecipare alla preghiera mattutina dei monaci o richiedere un colloquio spirituale con un padre. Inoltre, viene fornita la Vinschgaucard per viaggiare gratis sulla Ferrovia della Val Venosta e sui mezzi pubblici altoatesini.
Istituto Bambin Gesù, Umbria
Sentieri dello spirito in Umbria
Nel cuore della regione, la città di Spoleto custodisce gemme d’accoglienza. Qui troviamo l’Istituto Bambin Gesù, una struttura accogliente gestita dalle suore. Poco distante, lo storico Monastero di S. Ponziano , che unisce spiritualità e accoglienza monastica in una cornice suggestiva. Per un’immersione totale nello spirito eremitico c’è poi il Convento di San Francesco a Monteluco, chenon è una struttura ricettiva standard ma può fornire occasionalmente ospitalità a pellegrini e a chi desidera un vero ritiro spirituale. L’ospitalità religiosa in Umbria ha però il suo fulcro ad Assisi, la città di San Francesco, dove l’accoglienza unisce fede, silenzio e natura. Nel centro storico, la Casa Madonna della Pace offre un ritiro intimo gestito dalle suore. Fuori dalle mura, la Domus Laetitiae e la Domus Pacis donano ampi spazi di preghiera e condivisione.
In Toscana tra meditazione e natura
L’ospitalità religiosa in Toscana è un’esperienza che unisce storia, spiritualità e bellezza paesaggistica. Tra i luoghi più suggestivi spicca l’Eremo delle Celle di Cortona, un santuario francescano fondato da San Francesco d’Assisi nel 1211. Immerso nella natura, con strutture accoglienti come Le Casette, questo luogo è perfetto per ritiri spirituali e momenti di meditazione profonda. Sempre a Cortona, le Clarisse del Monastero Santa Chiara e la Casa di Accoglienza Santa Margherita, in Piazzale Santa Margherita, offrono ospitalità a pellegrini e visitatori in un clima di profonda serenità. Le strutture distano circa 20 km da Castiglione del Lago. La tradizione di accoglienza non si limita ovviamente ad Arezzo, ma attraversa tutta la Regione: dai complessi del Casentino come Camaldoli e La Verna, fino ai monasteri della via Francigena.
Monastero di Santa Scolastica a Subiaco, Lazio
Lazio, ospitalità lungo i cammini di fede
L’ospitalità religiosa nel Lazio si sviluppa lungo i cammini di fede, offrendo rifugi di silenzio e storia. Tra i luoghi benedettini più celebri al mondo spicca la Foresteria del Monastero di Santa Scolastica a Subiaco (RM), tappa del Cammino di San Benedetto, che unisce comfort moderno, Wi-Fi e ristorazione. Nel rietino, l’Abbazia di Farfa accoglie gruppi e famiglie in un antico complesso, mentre il Monastero delle Clarisse Eremite a Fara in Sabina (RI) propone soggiorni in pensione completa con prodotti locali e spazi di profondo raccoglimento. Per chi percorre la Via Francigena, la Casa di Accoglienza Regina Pacis a Viterbo (VT) mette a disposizione oltre 35 camere essenziali e ampi giardini per la meditazione. Infine, la Foresteria dell’Abbazia di Casamari (FR) conserva un’accoglienza tradizionale e rigorosa, orientata quasi esclusivamente a piccoli gruppi di pellegrini e ritiri spirituali. Strutture ideali per rigenerare corpo e spirito nel cuore d’Italia.
In Puglia fra trulli, ulivi e abbazie millenarie
L’ospitalità religiosa in Puglia si sviluppa lungo antiche vie di pellegrinaggio, tra muretti di pietra e ulivi. A Lecce, il Monastero Benedettine di San Giovanni Evangelista apre le porte nel cuore del barocco, mentre nel Salento il Monastero Cistercense di Martano fonde spiritualità e tradizioni monastiche. Spostandosi a Noci, l’Abbazia Madonna della Scala è un faro di preghiera, parallelo alla bellezza del Monastero Benedettine San Pietro di Ostuni, la Città Bianca. Sul Gargano, l’Abbazia Santa Maria di Pulsano offre un eremo millenario affacciato sul golfo, ideale per la meditazione. Per un’esperienza tipica pugliese, la Casa Trullo dell’Immacolata alla Selva di Fasano accoglie i visitatori nei celebri trulli, immersi nella quiete. Infine, il Monastero di Santa Chiara ad Altamura custodisce una secolare tradizione delle Clarisse.
Con i monaci sull’isola di Saint-Honorat in Francia
Il Monastero di Lérins sull’isola di Saint-Honorat, di fronte a Cannes, offre un soggiorno molto particolare: non è un hotel, ma un’esperienza di ospitalità monastica e ritiro nel silenzio. La comunità attuale è composta da monaci cistercensi e accoglie persone che desiderano trascorrere alcuni giorni nell’isola condividendo, in parte, la vita della comunità. Gli ospiti possono partecipare alle preghiere liturgiche nella chiesa abbaziale, passeggiare tra i vigneti coltivati dagli stessi religiosi e assaporare vini e liquori artigianali locali. Per vivere questo momento di profonda spiritualità e pace a contatto con la natura mediterranea, è però fondamentale prenotare con notevole anticipo a causa della grande richiesta. Non esiste un prezzo fisso per notte: l’abbazia definisce la propria struttura una hôtellerie monastique e indica un costo orientativo di gestione, lasciando all’ospite la possibilità di contribuire secondo le proprie possibilità.
Monastero di Lérins sull’isola di Saint-Honorat, Francia
L’hôtellerie del monastero offre un’accoglienza molto semplice, con circa 40 camere suddivise in singole, con lavabo e servizi igienici separati, e doppie con bagno privato, destinate soprattutto alle coppie o a persone con esigenze particolari. C’è anche una camera accessibile specificamente attrezzata per persone con mobilità ridotta. Per preservare la semplicità del luogo, viene richiesto di portare da casa le proprie lenzuola (o un sacco a pelo) e gli asciugamani. Gli ospiti sono anche invitati a collaborare concretamente alla vita della casa, occupandosi della pulizia della propria camera e, se necessario, degli spazi comuni. I pasti vengono consumati nel refettorio e sono parte integrante dell’esperienza monastica. In linea con la tradizione del monastero, si svolgono in silenzio. La condivisione passa anche attraverso piccoli gesti di servizio quotidiano: gli ospiti aiutano ad apparecchiare e a lavare i piatti. Durante il soggiorno, le giornate possono essere scandite da ritmi personali e momenti di condivisione. Gli ospiti possono partecipare alla Messa e condividere i pasti con gli altri ospiti, dedicarsi alla lettura e trascorrere il tempo nel silenzio, passeggiare nella natura incontaminata dell’isola, chiedere un colloquio spirituale con un monaco o accostarsi alla confessione. Per prenotare è necessario scrivere o telefonare direttamente alla comunità per sapere se la data richiesta è disponibile. L’accoglienza è aperta a uomini e donne, singoli, coppie e gruppi, fino a un massimo di 35 persone. Il soggiorno deve essere di almeno 3 notti e massimo una settimana. L’hôtellerie rimane chiusa per tutto il mese di novembre. L’isola di St. Honorat, infine, è un luogo straordinario: lunga circa 1,5 km e larga 400 metri, con 8,5 ettari di vigneti, l’abbazia, il chiostro medievale, la torre-monastero e sei cappelle. Per arrivare bisogna prendere un battello dal porto di Cannes. La traversata è breve, circa 15-20 minuti, e porta direttamente al piccolo imbarcadero di Saint-Honorat, davanti all’isola.
Cortile interno del monastero di Wernberg, Austria
Tre oasi di pace in Austria, da Wernberg a Pernegg
L’Austria offre molte alternative affascinanti per una vacanza all’insegna del silenzio e dell’introspezione. Tra le tante, il Convento Wernberg in Carinzia, arroccato in una posizione idilliaca sopra la Drava, vicino a Villach. Nel castello rinascimentale di Wernberg attività spirituali e corsi creativi offrono l’opportunità di riconnettersi con sé stessi in un ambiente di rara bellezza. Dal 1935, le suore missionarie del Preziosissimo Sangue custodiscono e gestiscono il castello con dedizione, seguendo il principio di un “rapporto responsabile con il creato e con tutto ciò che è stato creato”. L’Abbazia Heiligenkreuz nel Wienerwald, fondata nel 1133, sorprende invece per la sua vitalità: la maggior parte degli 80 monaci ha meno di 50 anni. Molti hanno scoperto la loro vocazione proprio attraverso il web, grazie all’uso dei nuovi media da parte dei benedettini, che diffondono la propria missione nel mondo con strumenti moderni. Chi desidera essere ospite in questo luogo di pace deve compiere un solo gesto: abbracciare il silenzio. Perché qui, il silenzio è sacro. Infine, il Monastero Pernegg nel Waldviertel: qui, al ritiro nel silenzio è sempre associato il digiuno. Guide professionali accompagnano il cambiamento alimentare scelto al momento della prenotazione di una settimana. Quasi tutte le attività si svolgono all’aperto: nel giardino del monastero, nel bosco, sul prato, e ogni settimana ha un tema diverso: dallo yoga terapeutico tibetano alla scrittura, dal golf al canto, fino al digiuno escursionistico nel Waldviertel, alla danza, alla pittura o al teatro.
A Montserrat in Catalogna per un vero ritiro spirituale
La Hostatgeria de Montserrat è uno spazio all’interno del celebre monastero catalano – situato a circa 30 km da Barcellona, in Spagna – offerto a chiunque desideri dedicarsi al lavoro spirituale e interiore. Non è un hotel né una pensione ed è soggetto a specifiche regole di orario e alimentazione. La struttura è aperta ad accogliere, individualmente o in gruppo, tutti coloro che cercano una pausa basata su silenzio, preghiera, ritiro, studio, riflessione o meditazione, per uno o più giorni, a seconda della disponibilità. L’accesso richiede infatti una prenotazione specifica da effettuare in anticipo tramite i canali ufficiali della Abadía de Montserrat. Le camere sono semplici, essenziali e prive di fronzoli moderni, proprio per favorire il distacco dalle distrazioni esterne. C’è anche la possibilità di combinare la permanenza con un’esperienza di volontariato.
Rovine del convento di Pirita, Estonia
In Estonia tra silenzio, memoria e vita consacrata
Alle porte di Tallinn, in Estonia, il Convento di Santa Brigida di Pirita offre la possibilità di soggiornare non in un ex monastero trasformato in hotel, ma nel complesso di una comunità religiosa tuttora attiva. La storia del luogo risale agli inizi del Quattrocento: la costruzione dell’antico monastero cominciò nel 1417 e la sua chiesa fu consacrata nel 1436. Il complesso, un tempo il più grande monastero femminile dell’antica Livonia, subì le conseguenze della guerra di Livonia e fu gravemente devastato nel 1577 dalle truppe dello zar Ivan IV, conosciuto come Ivan il Terribile, durante l’assedio di Tallinn. Dell’antico monastero rimangono oggi l’imponente facciata della chiesa, parte delle mura, le cantine e il cimitero. Accanto alle rovine sorge il nuovo convento, consacrato nel 2001 e sede delle suore dell’Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida, che gestiscono una foresteria destinata all’accoglienza degli ospiti. Aperta a persone di ogni appartenenza religiosa, la foresteria permette di vivere un soggiorno improntato alla quiete, alla contemplazione e alla spiritualità: chi lo desidera può partecipare alla preghiera liturgica nella cappella, assistere alla Messa o dedicarsi alla meditazione personale.
Santuario Musashi Mitake, Giappone
La magia degli alloggi templari in Giappone
In Giappone gli shukubo sono alloggi tradizionali nati per ospitare pellegrini e fedeli, legati non solo ai templi buddhisti, ma in alcuni casi anche ai santuari shintoisti. Oggi alcuni di essi accolgono i visitatori, offrendo la possibilità di soggiornare in un ambiente tranquillo e spirituale e, a seconda della struttura, di partecipare a pratiche ed esperienze legate alla tradizione religiosa locale. Anche a Tokyo è possibile vivere questo tipo di esperienza, in particolare sul Monte Mitake, da secoli considerato una montagna sacra e sede del santuario Musashi Mitake, storica meta di culto e pellegrinaggio. Qui sorge Seizanso, uno shukubo custodito da una famiglia di sacerdoti shintoisti fin dal periodo Edo. In questa oasi montana, il benessere sposa la dimensione spirituale. Lontani da smartphone e schermi, gli ospiti possono sperimentare la meditazione respiratoria, il crystal bowl healing e l’intenso rituale del Takigyo (la purificazione sotto una cascata ghiacciata). Immersi nel silenzio delle vette e avvolti dall’aria pura, la disconnessione digitale diventa lo strumento per riscoprire una connessione autentica con la natura e con sé stessi. Seizanso sarà chiuso da ottobre 2026 a marzo 2027 per lavori di ristrutturazione.
Otto sentieri tra ovili e natura selvaggia per scoprire l’antica tradizione dei pastori e un territorio incontaminato. Una delle “blue zone” del mondo.
Antiche mulattiere e vecchi sentieri dei carbonai. Boschi selvaggi e altipiani brulli. Tradizioni ancestrali e un fiume che prova a lenire la sete della terra e disegna luoghi incantevoli, conservati come scrigni segreti. È la Sardegna interna, quella più lontana dalle spiagge affollate, dalle acque cristalline del mare e dal turismo di massa. Un luogo senza tempo dove comunità e tradizioni sopravvivono in una terra impenetrabile e misteriosa alle pendici del Gennargentu, nei territori che si stringono intorno al borgo di Seulo. Siamo in Barbagia, dove il mito dell’Accabadora (la levatrice del paese che toglieva la vita ai malati terminali, liberandoli dalle sofferenze, figura resa famosa dall’omonimo libro di Michela Murgia) e di riti al confine con la magia come il malocchio (s’ogu malu) si fondono e ruotano intorno alla figura della donna, detentrice, anzi monopolista, del confine esistenziale.
La terra dei centenari
Ma la Barbagia è anche una delle cosiddette blue zone del mondo, le terre dei centenari e il luogo più “longevo” d’Italia. Tanti studiosi (e anche una docuserie tv) hanno provato a scoprire il segreto della longevità in questa terra. “Siamo una comunità molto unita”, spiega Giovanni Locci, detto Pisciucheddu – 92 anni e uno sguardo vispo – quando gli chiediamo il perché ci siano così tanti centenari in questa terra. Lui è uno dei custodi dei segreti della Barbagia. Per Giovanni, quindi, è la comunità e una forte rete di relazioni a fare la differenza.
Escursionisti tra i monti e i boschi della Barbagia
Ma quando camminiamo al suo fianco tra sentieri appena accennati, impressiona la sua abilità nel salire e nello scendere su e giù per le montagne e nei boschi, tra pietre e pendii sabbiosi. In quei luoghi impervi in cui ha trascorso gran parte della sua vita di pastore. Aria aperta e incontaminata, contatto con la natura, movimento. Forse anche questo è un altro segreto della longevità di questo luogo.
I trekking di Seulo, il “Quadrifoglio blu”
E proprio per consentire di scoprire questo territorio, rivivere quel mondo senza tempo dei pastori e per frenare lo spopolamento delle aree interne, la comunità di Seulo sta sviluppando un”quadrifoglio” di otto sentieri intorno al borgo, sul Gennargentu, alla scoperta del Flumendosa e delle bellissime e particolarissime cascate di Sa Stiddiosa. “Essere la comunità più longeva al mondo non è un marchio da esibire, è una responsabilità”, spiega Enrico Murgia, sindaco di Seulo. “Questa longevità è nata su questi sentieri, tra fatica quotidiana, aria pura e legami di comunità. Questo progetto serve a restituire tutto questo, con rispetto, a chi arriva e a chi qui vuole rimanere”.
Il segreto della longevità è forse scritto in questi sentieri che scivolano tra i crinali spazzati dal vento, tra le pietre di Is Sciuscius e tra le foreste di Forau Murgia e Archennui. Foreste, pietre e crinali che hanno visto la fatica degli uomini, hanno assorbito il loro respiro affannato e li hanno avvolti come coperte nelle lunghe notti trascorse sotto un tetto di stelle. Sono sentieri non particolarmente lunghi (il più breve misura poco più di 5 chilometri, il più lungo 25), senza dislivelli eccessivi, almeno sulla carta. Tuttavia, non sono segnalati, talvolta effimeri e piuttosto sconnessi. Inoltre, raramente troverete la rete telefonica. Per questo è fortemente consigliato percorrerli con una delle guide che l’Ecomuseo dell’Alto Flumendosa di Seulo mette a disposizione.
La “piscina” di Sa Stiddiosa dall’alto
Un trekking selvaggio
Per un’esperienza veramente selvaggia, consigliamo il trekking n. 2 Tracalassoa (13 km e 750 metri di dislivello). Si parte dall’alto e il paesaggio brullo della sommità dei monti presto lascia spazio alla foresta che cresce tra le pareti scavate per millenni dal Flumendosa. Il percorso, in discesa verso il fiume, prosegue per un vecchio sentiero dei carbonai dei primi del ‘900. Il bosco si fa fittissimo e la luce del sole penetra appena. Tracalassoa è un antico terrazzo fluviale, coperto da lecci, un tempo rifugio di banditi e oggi scelto dai seulesi come luogo di bivacco, soprattutto nei periodi della pesca alla trota. Si prosegue per una delle zone più intatte del territorio della Barbagia: Is Sciuscius. Qui talvolta si incontrano gli antichi ovili e i corni lasciati dai mufloni. Si prosegue lungo l’ansa del fiume che ogni tanto regala limpide piscine naturali e si giunge a sfiorare la località di Forau Murgia dove c’è una fonte e una zona di bivacco. Poi una carrareccia in salita riporta al punto di partenza.
In cima alle montagne
Un sentiero facile ma decisamente affascinante è il n. 1 Perdedu (5,5 km e 160 metri di dislivello). Il percorso prende il nome dall’omonimo brullo monte dal quale si può ammirare un paesaggio unico sul Gennargentu. Nel raggiungere la sua sommità si incontrano greggi di pecore e capre, ma anche cavalli e vacche che riempiono il silenzio con il suono dei loro campanacci. Più in alto si possono scorgere talvolta i mufloni e l’aquila reale, mentre dalla terra salgono – alternandosi – i profumi di elicriso e timo. Il percorso termina in un’area di sosta sotto l’ombra di aceri montani, nei pressi di una sorgente.
Mucca al pascolo serale sul monte Perdedu
Tra fine luglio e inizio agosto, l’Ecomuseo dell’Alto Flumendosa rievoca l’antica tradizione di portare d’estate verso sera sul monte Perdedu le greggi. L’evento si chiama Sa Passillada a Murigada e richiama per questo trekking al tramonto tra le 80 e le 100 persone, turisti e abitanti del luogo. La camminata termina proprio alla sorgente dove viene organizzata una cena a base di prodotti locali, come la zuppa di cereali e verdure e la carne alla brace.
Verso il paradiso in terra
Sa Stiddiosa dà il nome al sentiero n. 6 (8 km e 500 metri di dislivello). È il sentiero che conduce nel luogo più bello: questa piscina naturale balneabile è stretta tra rocce scoscese ricoperte da un lato da un’infinità di piante di capelvenere, unica e verdissima. La piscina è in parte sovrastata da una roccia calcarea dalla quale cade una pioggia continua di gocce che penetrano per un effetto carsico. Sembra davvero un luogo magico e silenzioso, dove rimanere in contemplazione. Solo l’acqua che cade, solo i colori che cambiano con lo spostarsi del sole.
Corona ‘e Toni, nei pressi di Sa Stiddiosa
Ricorda alcuni paesaggi delle Blue Mountains in Australia, a ovest di Sydney. Tanta bellezza, però, va guadagnata. Il percorso è a tratti scosceso ed esposto. Quindi è bene arrivarci equipaggiati con acqua, scarpe e abiti da trekking. Si prosegue tra sali e scendi lungo una mulattiera nella fitta vegetazione. Lungo il percorso si incontra S’Arcu ‘e su Cuaddu, un dolmen naturale e poi un grande leccio secolare sulla sommità di una roccia e ancorata a essa attraverso le radici che nel tempo l’hanno fessurata. Pochi metri avanti c’è Corona ‘e Toni, uno sperone calcareo dai riflessi rosa che ricorda il Grand Canyon. Il percorso prosegue su uno scosceso sentiero con stretti tornanti che conduce giù al fiume.
I giovani che salvano gli animali (e le tradizioni)
Per combattere lo spopolamento e per ridare forza al territorio, oltre a questo progetto di sentieri, alcuni under 30 hanno deciso di creare una ong, Arrexini Asula, con l’obiettivo di creare un santuario per giovani e animali, per far avvicinare le persone alla natura e alla cultura locale. Il contatto con gli animali è il focus del progetto, rivolto soprattutto a chi vive problemi di disagio e difficoltà, come i neurodivergenti, e a chi proviene da contesti complessi. Oltre alla tutela dell’ambiente e degli animali e allo sviluppo delle aree rurali, l’ong promuove anche uno scambio tra generazioni, per mantenere vive le tradizioni locali.
Scorcio di Sa Stiddiosa, con la parete verdissima di Capelvenere