Navigare nel lusso, letteralmente. Ora l’hotel a cinque stelle galleggia e segue una rotta

Navigare nel lusso, letteralmente. Ora l’hotel a cinque stelle galleggia e segue una rotta

Camera con vista? Si, ma ogni giorno diversa. Dimenticate la crociera come l’abbiamo conosciuta finora. I grandi nomi dell’ospitalita’ di lusso ora prendono il largo, e rivoluzionano il settore della vacanza in mare portandola a tutto un altro livello, combinando la comodità di un hotel a cinque stelle con il piacere di svegliarsi ogni giorno in un posto diverso.

È una formula che mette insieme due modi di viaggiare apparentemente lontani: la libertà di un viaggio in mare, con i comfort di un grande albergo. Da Four Seasons a Orient Express, da Ritz-Carlton ad Aman, sono sempre di più marchi dell’hotellerie di alta gamma che hanno iniziato a guardare agli oceani come a una nuova frontiera da esplorare (letteralmente), trasformando il soggiorno stanziale in un tour dinamico. A bordo di panfili, velieri e yacht, si trovano suite spaziose con interni studiati da designer, ristoranti gourmet di chef stellati, bar d’autore e spa pensate come vere oasi di benessere, e ci si ritrova ogni mattina davanti a un paesaggio da esplorare.

Orient Express Corinthian

Varato il 29 aprile 2026, a Saint-Nazaire, in Francia, l’Orient Express Corinthian  è il più grande yacht a vela del mondo. Lungo 220 metri e battente bandiera francese, ospita 54 suite distribuite su quattro ponti, di cui 45 con superfici comprese tra 45 e 230 metri quadrati. Le cabine sono vere suite, con tanto di finestra panoramica (di ben 3,60 metri) e interni arredati con pelli, marmi e finiture in legno, oltre a un maggiordomo sempre a disposizione, come un vero hotel. Se i cinque ristoranti, affidati alla direzione dello chef Yannick Alléno, trasformano il viaggio in un’esperienza epicurea, a rendere le serate frizzanti ci pensano gli otto bar – compreso lo speakeasy in stile Art Déco – e un teatro cabaret. La curiosità? C’è anche uno studio di registrazione. Piscina e palestra non mancano, ma il pezzo forte è la spa firmata Guerlain.

 

Four Seasons I
Four Seasons I 

 

Per capire che tipo di esperienza propone basta guardare agli itinerari. Dal 12 al 26 ottobre 2026, per esempio, il Corinthian attraverserà l’Atlantico da Lisbona a Bridgetown, con una sosta di due giorni alle Azzorre. A bordo si prova il programma Ocean Rebirth, sviluppato da Guerlain, che si basa sull’approccio olistico al benessere articolato attorno a quattro pilastri: nutrizione, movimento, mindfulness e riposo. Ogni ospite segue un percorso personalizzato che inizia con una valutazione iniziale e viene progressivamente affinato nel corso della traversata, tappa dopo tappa.

Four Seasons Yachts

Non una nave da crociera tradizionale, ma un grande resort sul mare. Four Seasons I è il primo yacht del marchio, un rifugio di 207 metri con appena 95 suite nato con l’idea di far vivere il mare con la libertà di uno yacht privato, ma con tutto ciò che ci si aspetta da un grand hotel: servizio personalizzato, ristoranti, wellness e spazi per ogni esigenza. Il design eclettico di Martin Brudnizki Design Studio ha creato interni disegnando ambienti luminosi che guardano alla grande tradizione della nautica, combinando l’ispirazione del Christina O – il celebre superyacht di Aristotele Onassis, emblema dell’età d’oro della navigazione – con uno stile fresco e contemporaneo. Le grandi finestre a tutta altezza, le terrazze private e la continuità tra interni ed esterni lasciano che sia il paesaggio a fare da sfondo in ogni suite. Per chi sogna più privacy, non mancano sistemazioni dalle dimensioni record: la Funnel Suite, a prua, è una residenza di ben 929 metri quadrati, mentre la Loft Suite, a poppa, ne misura 743.

 

Luminara - Courtesy of The Ritz-Carlton Yacht Collection
Luminara – The Ritz-Carlton Yacht Collection 

 

Con 11 ristoranti e lounge, a bordo si vive un vero viaggio epicureo, che va dalla cucina mediterranea marinara all’omakase giapponese, con menù costruiti intorno alla stagionalità e agli ingredienti locali. Al Sedna, il ristorante principale, arriva inoltre il programma Chef-in-Residence, che porta a bordo alcuni degli chef dei ristoranti Four Seasons nel mondo, tra cui Christian Le Squer del Le Cinq di Parigi, Luca Piscazzi del Pelagos di Atene e Guillaume Galliot del Caprice di Hong Kong, Yoric Tièche de Le Cap a Cap-Ferrat e Paolo Lavezzini de Il Palagio a Firenze.

Il debutto è nel Mediterraneo, con itinerari che attraversano Grecia, Croazia, Montenegro e Turchia, alternando mete come Saint-Tropez, Bodrum e Idra ad approdi più piccoli e meno battuti, difficili da raggiungere con le grandi navi. In inverno si trasferisce ai Caraibi e alle Bahamas. Per le festività invernali 2027, poi Four Seasons I porta in mare anche il calendario delle celebrazioni, con tre itinerari dedicati a Thanksgiving, Natale e Capodanno. Durante il periodo natalizio lo yacht attraverserà le Piccole Antille, facendo tappa tra Saint Lucia, Martinica, Antigua e Nevis: giornate tra spiagge e visite a terra si alterneranno a occasioni speciali organizzate a bordo, per vivere le feste senza rinunciare alla dimensione del viaggio. Per Capodanno la rotta si allunga verso sud, con tappe a Curaçao e in Colombia, combinando isole caraibiche e destinazioni dal carattere più urbano e culturale.

The Ritz-Carlton Yacht Collection

Un numero di ospiti contenuto, suite spaziose con terrazza privata, ristoranti d’autore, spa e una marina da cui accedere direttamente al mare. The Ritz-Carlton Yacht Collection trasforma la crociera a uno yachting privato. Tre le navi tra cui scegliere: Evrima, entrata in servizio nel 2022, uno yacht da 190 metri, con 149 suite e una capacità di 298 passeggeri, oppure Ilma, lunga 241 metri, con 224 suite per un massimo di 448 ospiti, e Luminara, che ha iniziato a navigare nel luglio 2025 e conta 226 suite, tutte con terrazza privata, per 452 passeggeri. La novità in programma dal prossimo ottobre fino ad aprile, è soprattutto negli itinerari. Evrima navigherà per la prima volta nel Pacifico meridionale, tra Bora Bora, Moorea e Huahine, per poi raggiungere le Hawaii con soste a Honolulu, Maui, Hilo e Kona. Luminara sarà invece impegnata nell’Asia del Pacifico, con dieci nuovi porti da scoprire tra Indonesia, Malesia e Filippine.

 

 

Più che una crociera tradizionale, l’idea è quella di muoversi come su un piccolo yacht, raggiungendo anche approdi meno accessibili alle grandi navi e alternando la vita a bordo alle escursioni a terra. Tra le rotte più scenografiche, anche quella prevista per l’estate 2027. Luminara guarda verso nord, con una stagione dedicata soprattutto all’Alaska: 15 dei 21 itinerari in programma tra aprile e ottobre attraversano la regione, tra Vancouver e Whittier. Alcune rotte seguono l’Inside Passage, la grande via d’acqua tra coste boscose, fiordi e ghiacciai, mentre le traversate più lunghe includono una giornata dedicata alla navigazione davanti ai ghiacci e il passaggio nel Tracy Arm Fjord, tappa imperdibile per gli amanti dei paesaggi incontaminati.

Amangati di Aman

Debutta in mare anche Aman. Il nome dice già molto: in sanscrito Amangati significa “movimento pacifico”, e l’idea è quella di un viaggio in mare costruito intorno a ritmi più lenti e a una dimensione raccolta. Lo yacht, 47 suite per un massimo di 94 ospiti, debutta nel Mediterraneo nella primavera 2027, con itinerari tra la Costa Azzurra, la Riviera italiana, l’Egeo e l’Adriatico. Tutte le suite hanno una terrazza privata affacciata sul mare, mentre a bordo trovano spazio una Marina per accedere direttamente all’acqua e diversi ambienti all’aperto. Il cuore del benessere è la Aman Spa, distribuita su due livelli e progettata come un vero ritiro di pace, con tanto di giardino zen giapponese e sale per i trattamenti affacciate sull’oceano.

 

Guerlain Spa, Orient Express Cotinthian
Guerlain Spa, Orient Express Cotinthian 

 

La prima stagione di Amangati nel Mediterraneo, nella primavera 2027, sarà articolata in itinerari regionali che permettono di attraversare alcune delle coste più interessanti d’Europa senza seguire necessariamente le rotte delle grandi navi. Si può navigare dalla Costa Azzurra alla Riviera italiana, tra Nizza, Cannes e Saint-Tropez, oppure spingersi verso l’Adriatico, con rotte da Venezia a Dubrovnik che toccano Chioggia, Rovigno e Spalato, e da Dubrovnik a Corfù passando per Korčula, Kotor e la costa albanese. Non manca un itinerario tra Sicilia e Malta, mentre in autunno lo yacht attraverserà l’Atlantico da Málaga ad Antigua, con una sosta alle Azzorre, prima di dedicarsi ai Caraibi. Qui le rotte esplorano le Isole Sottovento e Sopravento e i Caraibi olandesi, tra Antigua, Montserrat, Saint Kitts e Nevis, Saba, Anguilla e Saint-Barthélemy. Un programma costruito più sulla scoperta di coste, isole e piccoli approdi che sulla semplice successione di porti: in alcuni casi si può infatti sostare in rada e raggiungere luoghi dove le grandi navi non arrivano.

Messico – La pesca al Marlin più famosa del mondo è quella presso Cabo San Lucas in Messico

Messico – La pesca al Marlin più famosa del mondo è quella presso Cabo San Lucas in Messico

La pesca al Marlin

Cabo San Lucas (Capo San Luca) è una città situata sulla punta meridionale dello stato della Bassa California del Sud, in Messico, seconda per estensione e numero di abitanti dello stato subito dopo La Paz.

La sua fama è quella di essere una delle cinque migliori destinazioni turistiche del Messico, grazie alla bellezza delle sue spiagge e dei numerosi resort e multiproprietà lungo la costa tra Cabo San Lucas e San Josè del Cabo.

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Tale sviluppo è stato promosso proprio dallo stesso governo messicano, che a partire dal 1974, ha incentivato la costruzione di infrastrutture destinate ad accogliere ed intrattenere ogni anno, un numero crescente di visitatori.

Questo posto ospita inoltre una ricca fauna marina, come razze, squali e tantissime altre specie, tra cui spicca in particolare il marlin a strisce, detto anche pesce vela, simile al pesce spada, ma se ne differenzia per alcune specifiche caratteristiche, la più evidente delle quali, è senza dubbio la presenza di una pinna dorsale lunga e molto alta, brillantemente colorata di blu e violetto con punti e macchie scuri.

Sono chiaramente dei pesci di grosse dimensioni, che possono superare anche i 5 metri di lunghezza e molto apprezzati, per la loro carne prelibata, molto simile a quella del pesce spada.

Un marlin blu di 12 piedi e 400 libbre catturato al largo della costa delle Hawaii da un amico quest'estate scorsa. : r/Fishing

 

A causa però della pesca intensiva di cui è oggetto, è considerato tra le specie marine a rischio di estinzione, pertanto rientra nella lista rossa realizzata da Greenpeace, che ne sconsiglia il consumo.

Ed è proprio in questa località messicana, che ogni anno nel mese di ottobre, numerosi appassionati di pesca sportiva, provenienti da tutto il mondo, si danno appuntamento, per partecipare alla competizione di pesca al Marlin più conosciuta del mondo, ovvero la “Bisbee’s Los Cabos Offshore”, praticata fin dal 1981.

La competizione si svolge in cinque giorni ed è seguita da migliaia di persone, che per l’occasione affollano le passerelle nei pressi del porto di Cabo San Lucas, per festeggiare con i pescatori la cattura di questi enormi pesci e assistere alla successiva fase di determinazione del peso, fatta alla presenza di una commissione di giudici, incaricata di esaminare che il tutto venga svolto seguendo le regole stabilite dagli organizzatori dell’evento.

Un’esperienza sicuramente indimenticabile!

Taormina, un viaggio nella Sicilia oltre la cartolina più tradizionale

Taormina, un viaggio nella Sicilia oltre la cartolina più tradizionale

 

Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che entrano nell’immaginario. Taormina appartiene alla seconda categoria. Arrivando dall’alto, il primo impatto è irreale: la città si affaccia sullo Ionio come un balcone naturale, incastonata tra la montagna e il mare. Sotto la costa disegna curve azzurre, davanti, quando l’aria è limpida, l’Etna domina il paesaggio con la presenza monumentale. Poi ci sono i vicoli, le piazze, i palazzi, le chiese e quella luce particolare che in Sicilia anche una parete consumata dal tempo si trasforma in qualcosa di indimenticabile. Taormina è elegante, mondana e teatrale. Lo è stata per secoli, quando viaggiatori, artisti e scrittori arrivavano qui per il “Grand Tour” attratti dal clima, dal paesaggio e da una certa idea di Mediterraneo che conserva qualcosa di scenografico: passeggiare lungo il corso principale implica attraversare una successione di scorci che sembrano studiati per una fotografia. Ma proprio per questo Taormina rischia di essere consumata in fretta, come uno scatto da fare e archiviare. Il modo migliore per conoscerla è invece rallentare, lasciare il corso principale, seguire un sentiero, prendere una funicolare e fermarsi davanti a un dettaglio. E soprattutto aspettare la sera, quando la luce cambia e la città sembra appartenere a chi la abita.

Taormina

Isola Bella, il piccolo mondo sotto Taormina

La prima deviazione porta verso il mare. Isola Bella è forse uno dei luoghi più fotografati della Sicilia orientale, ma dal vivo conserva una dimensione fiabesca. La piccola isola, collegata alla terraferma da una lingua di ciottoli bianchi che il mare a volte può quasi cancellare, è un luogo che cambia aspetto a seconda della luce, della marea e del colore dell’acqua. Il fascino, però, risiede nel piccolo ecosistema nel quale la vegetazione si mescola alle rocce e il mare arriva ovunque. Guardandola dal punto panoramico si coglie la sua forma, avvicinandosi, invece, si scoprono dettagli, sentieri e prospettive diverse. E poi c’è un modo inusuale per arrivarci: la funicolare, per cui la discesa è già parte dell’esperienza, una transizione cinematografica tra due anime della città. In pochi minuti si passa dall’atmosfera elegante del centro di Taormina alla costa, con il paesaggio che si apre davanti agli occhi. Una volta arrivati, vale la pena prendersi tempo non soltanto per il bagno e per la fotografia davanti all’isola: Isola Bella va osservata con calma, magari nelle ore in cui il sole comincia a scendere e le rocce assumono tonalità più calde. È allora che Taormina, vista dal basso, appare in tutta la sua spettacolare verticalità.

Castelmola, dove la Sicilia diventa un po’ folle

Poi c’è Castelmola. Basta salire su un autobus locale e la prospettiva cambia: Taormina diventa parte del panorama stesso. Il borgo è minuscolo, raccolto e sospeso sulla montagna. Le strade sono strette, le case si arrampicano sulla roccia e la vista dal castello è vertiginosa, ma Castelmola ha anche un lato più irriverente, quello del “Bar Turrisi”, uno dei locali più eccentrici e improbabili che si possano incontrare in Sicilia. Entrarci significa abbandonare per qualche minuto il concetto di buon gusto: il locale è volutamente kitsch, ironico, esagerato e costruito attorno a un simbolismo molto particolare. Il Turrisi non è solo un posto dove bere qualcosa: è un’esperienza antropologica. Si entra per curiosità, si sorride davanti agli arredi, ci si guarda intorno e alla fine ci si ritrova a parlare del locale molto più di quanto si sarebbe immaginato.

Per chi invece vuole guadagnarsi il panorama, esistono percorsi a piedi per vivere la montagna lontano dalle strade più battute: il Sentiero dei Saraceni è uno di quelli che restituiscono la dimensione più selvaggia del territorio tra scalini, pietra, vegetazione mediterranea e scorci che si aprono di colpo sulla costa. È una Taormina diversa, più fisica e meno mondana. Una Taormina da conquistare passo dopo passo.

 

Una granita, una cena e una notte con il mare come sfondo 

Storia e curiosità su Taormina

In Sicilia c’è un rito che non ha bisogno di spiegazioni: fermarsi per una granita. A Taormina il nome da segnare è “Bambar”, amato anche da Fiorello è uno di quei posti che hanno trasformato una pausa in un’istituzione. La granita è il punto di partenza, ma ciò che conta davvero è il rituale: sedersi, scegliere i gusti, accompagnarla con la brioche e abbandonarsi ai minuti di estasi. Limone, mandorla, pistacchio, gelsi, caffè o fragola: qui la Sicilia arriva al tavolo sotto forma di ghiaccio, frutta, profumi e zucchero. La sera, invece, si può cambiare registro apprezzando “Tischi Toschi”, uno di quei nomi che meritano di essere cercati tra le stradine del centro. Qui l’atmosfera è lontana dall’idea del ristorante costruito per il visitatore di passaggio: il rapporto con la cucina passa attraverso piatti, commenti, consigli dello chef-patron Luca, entrando in sapori che raccontano il territorio. Quando arriva il momento di dormire, è consigliabile scegliere un posto da dove Taormina continua a raccontarsi. Accade trascorrendo una notte all’ “NH Collection Taormina”: sceglierlo anche a settembre o ottobre significa soprattutto una cosa, viversi una vista indimenticabile a pochi metri dal centro. Lasciarsi consigliare dal general manager Amedeo Zaffino è un privilegio, tanto quanto quello di guardare la città e il mare dall’alto, quando le luci della costa si accendono e il giorno lascia spazio alla notte.

Il Teatro Antico, preferibilmente dopo il tramonto

Cosa vedere a Taormina: i 6 luoghi imperdibili

È ovvio, il Teatro Antico non si può perdere, ma c’è un momento in cui bisognerebbe cercarlo: di notte. Durante il giorno, la fama rischia quasi di precederlo e le colonne, le gradinate e l’apertura spettacolare verso il mare sono così celebri da sembrare familiari prima di averle viste. È difficile non pensare a quante persone, nei secoli, abbiano guardato quello stesso orizzonte e quasi impossibile non emozionarsi sentendo di farne parte. E forse è proprio questo il segreto del Teatro Antico: non è la sua età a emozionare, ma il fatto che continui ancora oggi a mettere insieme le stesse cose: la scena, il pubblico, il mare, la montagna e il cielo.

L’Odeon, la piccola sorpresa nel cuore della città

4 idee su cosa fare a Taormina

Poi, quasi nascosto tra gli edifici del centro, c’è l’Odeon: è molto più piccolo del Teatro Antico e per questo sorprende di più. Arrivarci significa imbattersi in una testimonianza romana che vive nel tessuto quotidiano della città. La posizione evidenzia quanto Taormina sia costruita per strati: basta cambiare direzione in un vicolo e ci si trova davanti a qualcosa che appartiene a un’altra epoca. L’Odeon è il genere di luogo che richiede attenzione: è una pausa breve, quasi una parentesi archeologica dentro la passeggiata. E forse è proprio questa la sua forza: mentre il Teatro Antico domina il paesaggio e reclama lo sguardo, l’Odeon chiede di essere scoperto. La stessa forza di Taormina, che chiede di essere scoperta oltre la tradizionale cartolina.

Le Isole di Tahiti

Le Isole di Tahiti

Le Isole di Tahiti custodiscono angoli ancora poco conosciuti, dove natura, tradizioni e autenticità regalano esperienze lontane dai circuiti più battuti.
Una proposta ideale per clienti repeaters o per chi desidera vivere la destinazione da una prospettiva diversa.
Isole Australi: natura e tradizioni

Lontane dal turismo di massa, le Isole Australi sorprendono per la natura incontaminata e il forte legame con le tradizioni locali.

Raivavae : La “piccola Bora Bora” delle Isole Australi, con una splendida laguna turchese punteggiata da motu incontaminati.

Rurutu: L’isola delle megattere, che tra luglio e ottobre passano a pochi metri dalla costa, regalando incontri indimenticabili.

Tubuai: Un’isola genuina dove scoprire la cultura locale, l’artigianato tradizionale e l’antica arte dell’intreccio.

Tuamotu: il fascino degli atolli
Tra lagune cristalline e fondali spettacolari, le Tuamotu regalano un’esperienza intima e remota, dove l’oceano è il vero protagonista.
Fakarava: Riserva della Biosfera UNESCO e destinazione d’eccellenza per immersioni, snorkeling e biodiversità marina.

Mataiva: Un atollo unico per la particolare conformazione della sua laguna, che sembra un mosaico di circa 70 piccoli bacini naturali.

Ahe: Un piccolo paradiso lontano, dove la vita scorre al ritmo della laguna e della tradizione della perlicoltura.

12 delle migliori cose da fare a Kōbe, in Giappone

12 delle migliori cose da fare a Kōbe, in Giappone

Secondo un vecchio adagio, gli abitanti della regione giapponese del Kansai aspirerebbero a «studiare a Kyoto, trovare lavoro a Osaka, vivere a Kōbe». Un bel riconoscimento per una città come Kōbe, molto vivibile eppure spesso trascurata, che da sempre gravita nell’orbita delle sue vicine Kyōto e Osaka, ben più conosciute e visitate. Ecco allora una rassegna delle migliori cose da fare a Kōbe. Seguite il nostro consiglio e dedicate alla città un po’ più di tempo di quello che occorre per assaggiare la sua famosa carne di manzo: non ve ne pentirete.

La cabinovia dei Monti Rokkō. © jikgoe/Getty Images

La cabinovia dei Monti Rokkō.

1. Scalare una montagna come si usa fare qui

Gli abitanti di Kōbe hanno coniato l’espressione mainichi tozan (毎日登山), che significa “escursione quotidiana in montagna”. Molti la interpretano alla lettera: la catena dei Monti Rokkō, vicinissima alla città, è solcata da sentieri ben tenuti che consentono di godersi agevolmente le bellezze naturali e i panorami di Kōbe e della baia di Osaka. Un’escursione di andata e ritorno dalla storica enclave collinare di Kitano-chō, un tempo sede della colonia straniera in città, al Giardino delle Erbe Aromatiche di Nunobiki può essere completata in un paio d’ore; per raggiungere il bacino idrico di Nunobiki, meno distante, e tornare indietro è sufficiente un’ora e mezza.

Il toponimo Rokkō viene spesso usato per indicare una montagna, ma in realtà si tratta di una catena montuosa che racchiude Kōbe tra sé e la baia di Osaka. Lungo le sue creste si trovano alcune delle attrazioni della città: il già citato Giardino delle Erbe Aromatiche, la minimalista Cappella del Vento dell’architetto Tadao Ando (aperta al pubblico solo durante l’evento annuale “Kōbe Rokkō Meets Art”) e la Rokkō Garden Terrace, uno spazio dedicato all’arte, con un belvedere. Sul versante opposto dei Monti Rokkō, Arima Onsen è un’antica località termale dove i viaggiatori possono rilassarsi nei numerosi ryokan (locande tradizionali giapponesi).

Suggerimento per la pianificazione: se l’alpinismo e le escursioni non fanno per voi, diverse funivie e cabinovie trasportano i visitatori da vari punti sulle pendici delle montagne. È poi sempre possibile optare per una via di mezzo: fare un’escursione a piedi in una direzione e poi prendere la funivia o la cabinovia per rientrare.

Una degustazione di sakè in una casa di produzione di Kōbe. © Applepy/Shutterstock

Una degustazione di sakè in una casa di produzione di Kōbe.

2. Assaggiare il sakè in una delle zone di produzione più antiche del Giappone

I Monti Rokkō garantiscono l’approvvigionamento idrico della città, e la qualità dell’acqua rende possibile produrre un sakè eccezionale. A est della stazione dello Shinkansen (treno proiettile) di Shin-Kōbe, il quartiere di Nadagogo (nome che significa “i cinque villaggi di Nada”) è noto per la produzione di sakè da quasi 700 anni: nel XVII secolo, l’80% del sakè consumato a Edo (l’odierna Tōkyō) proveniva proprio da Nadagogo. Il riso, l’altro ingrediente fondamentale del sakè, è quello di varietà Yamada Nishiki, coltivato nella prefettura di Hyōgo, di cui Kōbe è il capoluogo.

Nella zona rimangono circa 25 produttori di sakè, la maggior parte dei quali offre visite guidate e degustazioni. Il Grande Terremoto dello Hanshin del 1995 ha devastato la zona, ma la maggior parte delle strutture è stata ricostruita, cercando di recuperare il più possibile gli edifici originali. I magazzini ristrutturati, con legno grezzo e travi a vista, contribuiscono a creare l’atmosfera d’altri tempi di Nadagogo.

Suggerimento per la pianificazione: diversi produttori curano musei di grande interesse. Il mio preferito è il Museo della Birreria Hakutsuru, che si serve di diorami a grandezza naturale e filmati del procedimento tradizionale di produzione del sakè, con traduzioni in inglese disponibili tramite QR code.

Una strada di Nanchin-machi. © Malcolm Fairman/Shutterstock

Una strada di Nanchin-machi.

3. Immergersi nel passato di Kōbe, città cosmopolita

Quando, a metà Ottocento, il Giappone uscì dall’isolamento imposto per due secoli dallo shogunato Tokugawa, Kōbe fu una delle prime città in cui gli stranieri poterono stabilirsi. Inizialmente le aree di insediamento straniero erano costituite da agglomerati relativamente piccoli situati tra la stazione di Motomachi e il lungomare; con l’aumentare della popolazione, però, alcuni residenti stranieri cominciarono a interessarsi ai terreni situati ai piedi delle colline. Poiché si trattava di zone poco attraenti per la popolazione locale, composta in gran parte da pescatori, l’accesso a quei terreni venne concesso senza difficoltà e l’area si trasformò nel ricco quartiere di Kitano-chō.

La Kōbe moderna ha conservato in gran parte queste enclavi storiche. Fate una lunga passeggiata partendo da Kitano-chō, ai piedi delle colline, dove un tempo risiedevano ricchi commercianti e ambasciatori. Molte di queste dimore sono oggi dei musei: prendetevi il tempo necessario per scoprire, visitandoli, gli splendori del periodo Meiji giapponese (1868-1912). Da lì scendete verso il lungomare, passando davanti alla sinagoga di Kōbe, situata in un quartiere confinante con la zona musulmana, dove si trova la moschea. Il profumo invitante dello shawarma caldo (una specialità mediorientale a base di carne marinata) potrebbe attirarvi in uno dei ristoranti halal del quartiere, ma non abbuffatevi perché poco lontano c’è Nankin-machi, la Chinatown di Kōbe, con bancarelle che vendono cibi di ogni genere e negozietti di cianfrusaglie che invadono le strade. Il vostro giro si concluderà a Kaigandori, con i suoi edifici in stile art déco del primo Novecento (quelli risparmiati dal Grande Terremoto, perlomeno), dove risiedeva buona parte della locale comunità americana.

Suggerimento per la pianificazione: Kōbe si può dividere sommariamente in tre zone principali. Kitano-chō si trova a nord. A sud si estende il lungomare, con i suoi eleganti edifici contemporanei. Tra i due estremi ci sono Sannomiya e Motomachi, ricche di negozi e ristoranti, oltre a Chinatown.

L’Istituto per la Riduzione dei Disastri e la Riqualificazione Umana, © tantai pornchanthong/Shutterstock

L’Istituto per la Riduzione dei Disastri e la Riqualificazione Umana,

4. Scoprire come Kōbe si prepara al prossimo grande terremoto

Il 17 gennaio 1995, prima dell’alba, una scossa di magnitudo 6,9 si abbatté su Kōbe addormentata, causando la morte di oltre 6000 persone e provocando gravi danni a 400.000 edifici. Il terremoto rappresentò un drammatico campanello d’allarme per il Giappone, che si scoprì impreparato di fronte a eventi catastrofici purtroppo non improbabili considerata l’elevata sismicità del paese.

L’Istituto per la Riduzione dei Disastri e la Riqualificazione Umana è un museo-memoriale, dedicato al Grande Terremoto, che guarda anche al futuro per migliorare la risposta e la capacità di ripresa di fronte alle catastrofi. Nel contesto del sisma del 1995, la struttura mostra come le nuove tecnologie abbiano reso le costruzioni più resistenti, oltre a spiegare le procedure e i comportamenti corretti da seguire in caso di emergenza. Una sala riproduce il terremoto e i suoi effetti nei vari quartieri di Kōbe: un’esperienza spaventosa che fa riflettere. Questo è forse l’unico museo al mondo in cui il bookshop è rifornito di kit di emergenza.

Una deviazione: per apprezzare le più evolute tecnologie antisismiche giapponesi, date un’occhiata dietro l’edificio Merikan nel quartiere di Kaigandori. Gravemente danneggiato nel 1995, questo edificio è ora collegato a un enorme scheletro d’acciaio mobile in grado di sostenere le pareti in pietra in caso di nuovi sismi gravi.

Il santuario Ikuta-jinja. © nj.ap/Shutterstock

Il santuario Ikuta-jinja.

5. Apprezzare le tecniche di costruzione tradizionali giapponesi

I giapponesi hanno alle spalle una lunghissima tradizione architettonica. Il Museo degli Strumenti da Falegnameria Takenaka illustra il legame tra l’architettura e l’ingegneria del Giappone e il progresso della tecnologia degli utensili. Gli sviluppi storici sono esposti accanto alle applicazioni pratiche, dalla millenaria tecnica di falegnameria senza chiodi del “sashimono” alle complesse geometrie del “kumiko”, che consiste nell’incastrare listelli sottili di legno senza l’impiego di chiodi o colla e viene utilizzato nell’arredamento d’interni.

Questo museo, situato a pochi passi dalla stazione di Shin-Kōbe, si trova nella tenuta di un ex presidente della Takenaka Corporation, una società di ingegneria civile ed edilizia. La struttura, insieme a una splendida casa da tè tradizionale, è stata progettata e costruita utilizzando proprio le tecniche e gli strumenti che sono oggetto delle esposizioni del museo. Per osservare un altro esempio concreto di applicazione delle tecniche edilizie tradizionali visitate l’Ikuta-jinja di Kōbe, considerato uno dei santuari più antichi del Giappone.

Una deviazione: un po’ più lontano da Kōbe, il maestoso Himeji-jō, un castello che si erge da oltre 400 anni, ha resistito al Grande Terremoto e persino a una bomba alleata durante la Seconda guerra mondiale (l’ordigno, fortunatamente, non esplose). È raggiungibile in treno in meno di un’ora.

Il lungomare di Kōbe. © Sean Pavone/Shutterstock

Il lungomare di Kōbe.

6. Esplorare il lungomare di Kōbe

Dopo il Grande Terremoto, Kōbe ha perso il primato di porto più trafficato al mondo, ma questo potrebbe aver contribuito a renderla ancora più attraente per i visitatori. Sul lungomare sono state realizzate varie attrazioni, molte delle quali concentrate nel Parco Meriken, una piazza affacciata sul porto. Qui si trova anche la Torre del Porto di Kōbe, una struttura in acciaio a traliccio alta 108 metri che ricorda un tamburo giapponese; il vicino Museo Marittimo offre uno spaccato della storia portuale della città attraverso modelli navali splendidamente dettagliati e mostre interattive.

Più vicino alla stazione ferroviaria, il Kōbe Harborland è un complesso commerciale e di intrattenimento che si anima la sera, quando la via principale, Gaslight St, è illuminata da lampioni a gas e le luci dell’intero lungomare si riflettono sull’acqua.

Suggerimento per la pianificazione: la vista panoramica più spettacolare è quella che si gode dopo il tramonto dalla Torre del Porto, aperta ogni sera fino alle 23:00.

7. Apprezzare l’incontro tra arte e architettura al Vague Kōbe

Da una trentina d’anni Kōbe richiama artisti e designer contemporanei. L’architetto Tadao Ando, nato nella vicina Osaka, è stato talmente affascinato da Kōbe e dalla prefettura di Hyōgo da realizzare qui la maggior parte delle sue opere più importanti. Anche altri artisti hanno lavorato a Kōbe, tra cui il designer Teruhiro Yanagihara, che qui ha costruito uno dei suoi due spazi creativo-sperimentali chiamati “Vague” (l’altro si trova ad Arles, in Francia).

Yanagihara ha acquisito l’ex edificio della Chartered Bank, costruito nel 1930 e sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e al Grande Terremoto del 1995. Mantenendo inalterata la struttura portante dell’edificio, Yanagihara ha ripensato gli interni, creando uno spazio fluido in cui esporre i propri lavori e una galleria dedicata ad altri artisti. Situato nel quartiere di Kaigandori e aperto dal venerdì al lunedì, Vague Kōbe è un luogo di grande fascino per gli amanti del design contemporaneo.

Una deviazione: Yanagihara ha scelto Kōbe perché era la porta d’accesso a Shikoku, una delle quattro isole maggiori dell’arcipelago giapponese, collegata alla prefettura di Hyōgo tramite l’isola di Awaji. Attraversate il ponte Akashi-Kaikyo per raggiungere Awaji ed esplorate altre mete legate al design contemporaneo, come l’Awaji Yumebutai, un monumentale complesso multifunzionale progettato dall’architetto Ando, e il retreat di benessere Zenbo Seinei, firmato da Shigeru Ban.

La carne di manzo è una specialità di Kōbe. © Sarana Nakarat/Shutterstock

La carne di manzo è una specialità di Kōbe.

8. Deliziarsi con il gusto della carne di manzo di Kōbe

Nessuna visita a Kōbe può dirsi completa senza un assaggio della sua carne di manzo, annoverata tra le migliori del mondo. Questa carne, che deve soddisfare criteri rigorosi, proviene da mucche nere giapponesi di razza Tajima, nate, allevate e macellate nella prefettura di Hyōgo. È possibile documentarsi sulle sue caratteristiche fondamentali presso la Kōbe Beef Gallery, a pochi passi dalla stazione di Shin-Kōbe. In questo piccolo museo scoprirete il processo di produzione della carne e i criteri di classificazione, oltre a un elenco dei ristoranti e delle macellerie che trattano questo prodotto di eccellenza. Su un piccolo bancone vengono preparati piatti a base di carne di Kōbe in stile teppanyaki (su una piastra di acciaio); nei dintorni della stazione di Sannomiya, tuttavia, la scelta di ristoranti è molto più vasta.

Suggerimento per la pianificazione: il Kōbe Plaisir è un ottimo posto per provare la carne, preparata in vari modi. Al Kōbe Gyūdon Hiroshige la carne di prima scelta viene affettata sottile e servita su un letto di riso. Il Daichi è una scelta affidabile per lo stile teppanyaki, con una gamma di tagli e prezzi diversi.

La statua di un trombettista jazz nel quartiere di Kitano-chō. © Marlon Trottmann / Shutterstock

La statua di un trombettista jazz nel quartiere di Kitano-chō.

9. Godersi la musica dal vivo nella culla del jazz giapponese

Il titolo di capitale giapponese del jazz è tuttora conteso tra Kōbe e Yokohama, ma nessuno mette in dubbio che Kōbe sia stata la culla del jazz nipponico. Nel 1923 i Laughing Stars, la prima jazz band giapponese, debuttarono in un hotel di Kōbe, e da allora la città ha coltivato con orgoglio la propria vocazione jazzistica.

Il 1923 fu un anno significativo per il jazz a Kōbe perché il Grande Terremoto del Kantō distrusse un gran numero di locali e sale da ballo di Tōkyō, costringendo i musicisti a cercare luoghi alternativi in cui esibirsi. Molti jazzisti optarono per Kōbe, la cui reputazione di città cosmopolita garantiva un pubblico molto bendisposto che li avrebbe accolti a braccia aperte.

La zona della stazione di Sannomiya è costellata di jazz club e bar, locali dall’atmosfera intima che ospitano a rotazione talentuosi musicisti locali e, occasionalmente, alcuni grandi nomi internazionali. Tra le varie rassegna jazzistiche in calendario spiccano lo Shinkaichi Music Festival, a maggio, e il Kōbe Jazz Street a ottobre.

Suggerimento per la pianificazione: il Sone Jazz Bar, fondato nel 1969, ha ospitato leggende del jazz come Louis Armstrong, il che è difficile da credere considerando l’atmosfera raccolta del locale. Ogni sera si esibiscono diverse band, che potrete ascoltare mentre cenate o sorseggiate un drink.