Friuli. Nell’area, 24 mila ettari di “riserva orientata biogenetica” incastonata tra Austria e Slovenia, l’autunno trasforma boschi, laghi e vallate in un mosaico di colori vivi e intensi.
C’è un angolo di Alpi italiane ancora poco conosciuto. Una terra di confine, incastonata fra Austria e Slovenia, dove l’autunno trasforma boschi, laghi e vallate in un mosaico di colori vivi e intensi. È il Tarvisiano che in questa stagione offre il meglio di sé a chi cerca natura incontaminata, silenzio e cammini lenti.
Il cuore verde di quest’area è la Foresta Millenaria di Tarvisio, la più grande foresta demaniale italiana, esclusi i parchi, un patrimonio naturalistico tra i più preziosi del nostro Paese.
I comuni interessati
Dichiarata “Riserva naturale orientata biogenetica”, si estende per circa 24.000 ettari, di cui 15.000 ricoperti da boschi produttivi, e interessa i comuni di Tarvisio, Pontebba e Malborghetto-Valbruna fino a lambire i confini con Austria e Slovenia. In autunno i faggi e gli abeti rossi, tra i quali quelli preziosi “di risonanza” impiegati nella costruzione degli strumenti musicali, si accendono di tinte calde, dal giallo all’arancio al rosso, regalando panorami di rara bellezza. È proprio nei mesi di ottobre e novembre che la foresta raggiunge il suo massimo splendore.
Monte Forno
Il foliage nel Tarvisiano non è soltanto uno spettacolo da ammirare, ma un invito a mettersi in cammino lungo i numerosi sentieri che si snodano tra boschi, vallate e malghe. Ci sono percorsi adatti a tutti: facili camminate perfette per le famiglie e itinerari più impegnativi per escursionisti esperti. Uno dei luoghi simbolo del territorio sono i Laghi di Fusine, Inferiore e Superiore, circondati da boschi e dominati dal massiccio del Mangart. Qui un semplice giro ad anello consente di scoprire in poco più di un’ora la magia dei due specchi d’acqua, mentre chi desidera un’immersione più profonda nella foresta può partire da Aclete e raggiungere il Lago Superiore a piedi o in bicicletta, tra riflessi dorati e silenzi ovattati.
L’Orrido dello Stizza
Per chi cerca emozioni più particolari, l’Orrido dello Slizza regala atmosfere fiabesche: una gola scavata dall’acqua, percorribile grazie a passerelle sospese e gallerie naturali, che in autunno si veste di sfumature intense. Chi invece predilige i panorami aperti può percorrere il sentiero della Val Bartolo, che attraversa pascoli e malghe ancora attive, con vedute ampie sulle montagne circostanti.
Miniera, Cave del Predil
Restando più vicini al centro abitato, il Parco Cervi di Tarvisio permette di osservare da vicino questi animali eleganti e di percorrere il sentiero didattico “Naturalmente Tarvisio”. Un facile e piacevole percorso nel bosco di circa due chilometri, pensato per scoprire la natura e la storia del territorio senza allontanarsi troppo.
Chiese e miniere
Il Tarvisiano non è solo natura selvaggia. A Tarvisio merita una visita la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, un classico esempio di chiesa fortificata costruita in stile carinziano nel 1445 con particolari architettonici legati alla tradizione locale. Poco distante si trovano il Lago del Predil e la miniera di Cave del Predil, oggi trasformata in percorso museale. Da non perdere anche il panoramico Monte Lussari con il suo santuario e il borgo alpino che lo circonda, raggiungibile a piedi lungo il Sentiero del Pellegrino o più comodamente con la telecabina da Camporosso, e il Monte Forno, punto d’incontro tra Italia, Austria e Slovenia.
Monte Lussari
Ciò che rende speciale l’autunno tarvisiano è anche la sua autenticità. Qui il turismo di massa non è ancora arrivato, i villaggi conservano un’atmosfera genuina, i ritmi sono lenti e l’ospitalità ha il sapore della tradizione alpina. È il luogo ideale per chi cerca esperienze di viaggio lente, per chi vuole fermarsi, respirare e lasciarsi sorprendere dal continuo cambiamento della natura. Tra laghi che riflettono foreste dorate, gole che svelano paesaggi nascosti e malghe dove il tempo sembra essersi fermato, il Tarvisiano d’autunno è un invito a scoprire una montagna diversa, intima e autentica, pronta a svelarsi a chi sceglie di viverla senza fretta.
Sia che vi avviciniate al Karak dall’antica Kings Highway ad est o dal Mar Morto ad ovest, la sorprendente silhouette di questa città fortificata e del castello vi farà capire immediatamente perché le sorti dei re e delle nazioni sono state decise qui per millenni.
Antica roccaforte dei crociati, Karak si trova a 900 metri sul livello del mare, all’interno delle mura della città vecchia. La città oggi ha una popolazione di circa 170.000 persone e continua a vantare una serie di edifici ottomani del XIX secolo restaurati, ristoranti, luoghi di soggiorno e simili. Ma è senza dubbio il castello di Karak che domina su tutto.
La città è costruita su un altopiano triangolare, con il castello alla sua stretta punta meridionale. Il castello è lungo circa 220 m, largo 125 m all’estremità nord e largo 40 m all’estremità meridionale, dove una stretta vallata scavata da un fossato lo separa dalla collina adiacente e molto più alta, un tempo postazione di artiglieria preferita di Saladino. In tutto il castello, la muratura crociata scura e di forma rozza è facile da distinguere dai blocchi finemente lavorati di calcare più chiaro e morbido usati nei successivi lavori arabi.
Mentre il castello che vediamo oggi risale essenzialmente al 12° secolo, Kerak è stata una fortezza sin dai tempi biblici. La Bibbia racconta come il re d’Israele ei suoi alleati di Giuda ed Edom devastarono Moab e assediarono il suo re Mesha nella fortezza di Kir Heres, come era allora chiamata Kerak.
Secoli dopo, i crociati impiegarono una ventina d’anni per erigere il loro vasto castello. Una volta terminato nel 1161, divenne la residenza del signore della Transgiordania, allora il più importante feudo del regno crociato, ricco di prodotti e di entrate fiscali. Dopo aver resistito a diversi assedi all’inizio degli anni ‘1170 del XNUMX, Kerak passò sotto il governo di Reynald di Chatillon, un signore che divenne noto per la sua incoscienza e barbarie. Rompendo tutti i trattati, iniziò a saccheggiare carovane mercantili e pellegrini diretti alla Mecca, attaccò la vera patria dell’Islam – l’Hijaz – e fece irruzione nei porti arabi sul Mar Rosso, minacciando persino la Mecca stessa. Saladino, il sovrano della Siria e dell’Egitto, reagì rapidamente. Prese con la forza la città di Kerak, la bruciò e riuscì quasi a prendere d’assalto anche il castello.
La rapina in tempo di pace di Reynald di una grande carovana nel 1177 provocò una rapida punizione da parte di Saladino – che attaccò il regno dei crociati – che terminò con la sconfitta dell’esercito dei crociati nella battaglia di Hattin. Saladino ha risparmiato la maggior parte dei prigionieri tranne Reynald, che ha giustiziato lui stesso. I difensori di Kerak resistettero per otto mesi in un lungo assedio prima di arrendersi ai musulmani che, misericordiosamente, permisero loro di camminare liberi.
Ancora una volta in mano musulmana, Kerak divenne la capitale di un distretto che copriva gran parte della Giordania, svolgendo un ruolo centrale nella politica mediorientale per i due secoli successivi. Per un certo periodo, Kerak divenne persino la capitale dell’intero regno mamelucco quando Sultan an-Nasir Ahmad si stancò delle lotte di potere al Cairo. In effetti, ci vollero otto assedi separati prima che suo fratello e successore as-Salih Ismail prendesse la fortezza e restituisse le insegne reali. Fu durante questi assedi che Kerak ebbe il dubbio onore di essere il primo bersaglio dell’artiglieria moderna in Medio Oriente, come Salih Ismail facendo uso di cannoni e polvere da sparo.
Sotto gli Ayyubidi e i primi sultani mamelucchi, il castello fu sostanzialmente rinnovato e le fortificazioni della città furono rafforzate con massicce torri ma apparentemente senza porte: l’accesso alla città avveniva attraverso passaggi sotterranei con ingressi ancora visibili oggi.
In tempi successivi, la città divenne il più delle volte un rifugio per i ribelli, mentre il castello fu utilizzato come luogo di ritrovo dei consigli tribali. Dopo il 1894 fu imposta la ferma amministrazione turca e il palazzo mamelucco all’interno del castello fu utilizzato come prigione. La grande rivolta araba assestò l’ultimo colpo al dominio turco, che terminò nel 1918.
Castello di Karak
Il castello di Karak è un labirinto scuro di sale con volta in pietra e cunicoli senza fine. I meglio conservati sono quelli sotterranei e si possono raggiungere attraverso una porta massiccia (chiedere alla biglietteria). Più imponente che bello, il castello è comunque uno spaccato impressionante del genio architettonico militare dei Crociati.
Con un po’ di attenzione, si può camminare lungo la cima merlata della parete del Lato Occidentale e ammirare il panorama. Nelle giornate limpide si può vedere oltre il Mar Morto, scorgendo fino al Monte degli Ulivi che confina con Gerusalemme.
Piazza del Castello di Karak
All’esterno del castello, i visitatori possono visitare la Piazza del Castello, dove bellissimi edifici amministrativi ottomani del XIX secolo sono stati ridisegnati per ospitare un centro turistico, con ristoranti, un centro artigianale e altre strutture raggruppate intorno ad una piazza centrale.
Museo Archeologico di Karak
Il Museo Archeologico di Karak è stato creato all’interno dell’antico castello, che conserva resti del periodo Moabita nel primo millennio a.C., passando per i periodi nabateo, romano, bizantino, islamico e crociato. Il museo è stato inaugurato nel 1980.
La parte principale del museo è una grande sala a volta del castello, utilizzata come alloggio per i soldati nel periodo mamelucco. Le collezioni risalgono al Neolitico fino al tardo Islamico e provengono dalle regioni del Karak e della Tafila. Tra i siti c’è Bab Adh-Dhra’, famosa per le sue sepolture risalenti all’età del bronzo. Il museo ospita resti di scheletri e ceramiche provenienti dalle tombe di Bab Adh-Dhra’; manufatti della II età del ferro di Buseirah; vasi di vetro e iscrizioni bizantine e manufatti romani e nabatei di Rabbah e Qasr.
Museo Islamico di Mazar
Situato ad Al-Mazar vicino a Karak, il museo ospita una collezione di oggetti che rappresentano la civiltà e la cultura islamica, tra cui sculture, ceramiche e monete.
Santuario del Profeta Nuh (Noè)
È possibile visitare il santuario del Profeta Nuh (Noè) a Karak, e la sua tomba si trova vicino alla città. Dio mandò Noè ad avvertire il suo popolo della punizione divina se avessero continuato ad adorare gli idoli, e di costruire una solida arca che avrebbe resistito al diluvio che sarebbe arrivato.
Dalle riserve forestali alle aree protette del Lucomagno, il Cantone Ticino offre esperienze immersive tra alberi secolari, fauna selvaggia e fioriture uniche, ideali per famiglie, escursionisti e appassionati di botanica
Immersi nel verde, lontani dal trambusto cittadino, i boschi del Ticino offrono esperienze che coinvolgono tutti i sensi. Le riserve forestali, dove gli alberi crescono senza l’intervento dell’uomo, creano atmosfere magiche e paesaggi che lasciano senza fiato. Dalla Valle Onsernone al Bosco Sacro di Mergugno, i visitatori possono ammirare il maestoso abete bianco, il giallo intenso dei maggiociondoli in fiore e ascoltare i richiami della fauna selvatica, tra cui il bramito dei cervi e il verso della nocciolaia.
La Riserva forestale dei Denti della Vecchia è uno degli hotspot di biodiversità più rilevanti del Cantone. Qui la faggeta ombrosa lascia spazio alle impervie creste di roccia calcarea, dove crescono boschi di pino mugo, prati secchi e guglie rocciose. La ricchezza di flora protetta, dalle genziane ai ciclamini, si accompagna all’osservazione di rapaci come il falco pellegrino e il corvo imperiale, offrendo uno spettacolo unico agli escursionisti attenti.
Il Parco della Valle della Motta, esteso su 163 ettari, unisce natura e storia. Attraversato dal torrente Roncaglia, il parco ripristina una rete di sentieri che collegano i Comuni del Basso Mendrisiotto, con pannelli didattici lungo il percorso. Al cuore del parco si trova il Mulino del Daniello a Coldrerio, edificato nel 1801 e oggi visitabile su appuntamento, che testimonia la convivenza tra paesaggio naturale e storia locale.
La Riserva forestale dell’Onsernone, sotto il Pizzo Ruscada, è una vera perla per chi ama la natura selvaggia. Il bosco si sviluppa liberamente, con alberi di ogni età, tronchi in decomposizione e una flora mista di abeti bianchi e faggi. L’assenza di interventi forestali favorisce la fauna locale, dagli ungulati ai piccoli mammiferi, e ospita una settantina di specie di uccelli, tra cui il picchio nero.
Il Bosco Sacro di Mergugno rappresenta un unicum in Svizzera. Il maggiociondolo di montagna, con i suoi grandi fiori giallo-oro, trasforma il paesaggio tra maggio e giugno, attirando botanici e appassionati di natura. Gli alberi più antichi, corrugati e contorti, diventano dimore di funghi e microhabitat naturali, invitando a una camminata lenta tra scenari forestali e panorami sul Lago Maggiore.
Infine, il Centro Pro Natura Lucomagno offre un’esperienza completa di contatto con la natura alpina. Con albergo, ristorante, sale per seminari e campeggio, il centro propone escursioni guidate, corsi e seminari sul rapporto tra uomo e natura, il tutto gestito secondo criteri di sostenibilità energetica e idrica. Situato a cinque chilometri dal valico del Lucomagno, è punto di partenza per numerosi sentieri escursionistici immersi in scenari naturali di grande suggestione.
Il Ticino conferma così il suo ruolo di destinazione ideale per chi desidera rigenerarsi a contatto con boschi inviolati, fauna selvatica e panorami indimenticabili, senza allontanarsi dalle comodità delle città.
La perla nascosta sul lago di Brienz è tra i borghi più belli della Svizzera: cosa vedere a Bönigen, il paese dalle case in legno che respira autenticità.
Adagiato sulla sponda del lago di Brienz e abbracciato da catene montuose e prati verdeggianti, Bönigen è il pittoresco villaggio dalle suggestive case il legno del XVI secolo che merita di essere esplorato e vissuto. Non a caso è stato inserito nell’ottobre 2025 nella rete dei Borghi più belli della Svizzera: un prezioso riconoscimento che colloca questo paese sospeso tra acqua e montagne accanto a nomi iconici come Ascona, Bergün e Gruyères.
Bönigen ha un’anima autentica e custodisce identità, storia e paesaggio: ecco cosa non perdere esplorando questa perla dell’Oberland bernese.
Cosa fare e vedere a Bönigen
L’affascinante località sul lago di Brienz è la prima dell’Oberland bernese e della regione della Jungfrau ad entrare nella rete dei Borghi più belli della Svizzera. Non si tratta soltanto di un premio estetico, ma di un impegno verso la sostenibilità accolto anche dal sindaco Ueli Michel: “Con questa adesione il consiglio comunale si impegna a preservare e sviluppare l’immagine del luogo, con progetti di protezione delle rive e un turismo sostenibile orientato al futuro”.
Bönigen è a due passi da Interlaken, cuore pulsante del turismo alpino, ma ha saputo preservare la propria identità e autenticità, invitando tutti coloro che hanno la fortuna di raggiungerlo a riscoprire il piacere di camminare a passo lento, ammirando case secolari e scorci sul lago e ascoltando solo i suoni della natura.
Il centro storico
A caratterizzare il centro di Bönigen, appartenente ai siti protetti a livello nazionale in Svizzera (ISOS), sono le sue storiche case in legno: costruzioni risalenti al XVI-XIX secolo, ben conservate e finemente decorate con intagli e motivi tradizionali.
Case in legno tipiche di Bönigen
Testimone di tale eredità è il museo “Alte Pinte” (Dorfmuseum), uno chalet tipico dell’Oberland bernese del 1772, che permette di fare un viaggio nella storia del villaggio e dei suoi abitanti. Si può ammirare una cucina tipica contadina e una stanza con arredi e oggetti di uso quotidiano dal 1730 al 1900 circa, oltre a diverse mostre speciali nella galleria e nel KulturRaum nel corso dell’anno.
Dal cuore di Bönigen ci si può muovere per vivere emozionanti avventure nell’Oberland bernese. Alcuni esempi? Potrete raggiungere lo Jungfraujoch “Top of Europe”, la stazione ferroviaria più alta d’Europa a 3.454 metri sopra il livello del mare e simbolo di ingegneria e innovazione Svizzera.
Raggiungendo la vicina Interlaken, invece, potrete prendere la funicolare panoramica che attraversa 735 metri di bosco e accompagna i passeggeri fino al monte Harder Kulm a 1.322 metri. Qui si trova una delle attrazioni più adrenaliniche: la piattaforma panoramica a strapiombo che regala scorci meravigliosi su tutto il paesaggio circostante.
Lago di Brienz
Se il legno è l’elemento predominante del centro storico di Bönigen, è l’acqua la componente vitale del paesaggio in cui è immerso.
Il lago di Brienz, sul quale si affaccia, offre scenari di rara bellezza che cambiano aspetto insieme alle stagioni, ma anche tante opportunità di svago: potrete fare passeggiate lungo le rive fino al vicino comune di Interlaken, meta amata da chi vuole cimentarsi negli sport d’avventura sulle Alpi bernesi, oppure fare soste per contemplare il tranquillo specchio d’acqua sedendosi sulle numerose panchine panoramiche lungo le sponde.
In estate le spiagge di ghiaia accolgono coloro che vogliono fare un tuffo rigenerante e rilassarsi al sole, mentre lo stabilimento balneare pubblico offre una piscina riscaldata con vista.
Durante tutto l’anno, si può vivere il paesaggio tra sport acquatici, trekking ed escursioni in bici nei boschi che circondano il borgo e lungo i percorsi naturalistici che seguono le sponde del lago.
E per chi cerca un’esperienza raffinata e speciale, ci sono anche i battelli Lake Cruise BLS Schifffahrt AG, che accompagnano lentamente i passeggeri attraverso il lago, con tanto di aperitivo con champagne e stuzzichini e uno squisito menu di tre portate.
Dove si trova e come raggiungerlo
Bönigen è un villaggio che si trova nel distretto amministrativo Interlaken-Oberhasli, nel Cantone di Berna, in Svizzera. Sorge a pochi minuti da Interlaken, sulla sponda meridionale del lago di Brienz, vicino al punto in cui il fiume Lütschine sfocia nello specchio d’acqua.
Da Berna si può arrivare in circa 1 ora e 15 minuti con un treno per Interlaken Ost, da cui partono autobus locali per raggiungere Bönigen (in alternativa si può arrivare anche in bici o a piedi lungo la riva del lago). In auto, la distanza da Berna è di circa 70 km, percorribili in meno di un’ora.
Da Zurigo, invece, il viaggio dura circa due ore, sia in treno (con cambio a Berna) che in auto.
Immagina un luogo dove puoi svegliarti con il canto di uccelli tropicali, attraversare foreste nebbiose su ponti sospesi e nuotare tra le onde dell’oceano al tramonto.
Benvenuti in Costa Rica, un paese che non si visita soltanto: si vive con tutti i sensi.
In questo itinerario di 15 giorni, ti accompagniamo alla scoperta di un’avventura straordinaria.
Giorno per Giorno: un Viaggio nel Cuore Puro del Costa Rica
Giorno 1 – L’abbraccio verde di San José
Appena atterrati a San José, ci si sente subito altrove. L’aria è densa di umidità tropicale e i sorrisi dei locali sono contagiosi. Una sosta strategica? Il Parque La Sabana, per sgranchirsi le gambe e respirare il primo assaggio di Costa Rica. Se hai fame, lasciati tentare dai sapori locali in una delle tante sodas, i piccoli ristoranti a conduzione familiare.
Giorni 2-3 – Canali, giungla e tartarughe: benvenuti a Tortuguero
All’alba si parte verso nord-est, tra strade che si trasformano in fiumi e battelli che sembrano usciti da un romanzo d’avventura. Tortuguero è un universo a parte: non ci sono strade, solo canali avvolti dalla vegetazione. Qui potresti vedere bradipi sonnolenti, scimmie urlatrici, e se sei fortunato, la magia di una tartaruga che depone le uova sotto la luna. Dormire al Pachira Lodge, con la giungla tutto intorno, è un’esperienza che non si dimentica.
Giorni 4-5 – La Fortuna e il Vulcano Arenal: tra fuoco e acque termali
Il vulcano Arenal domina il paesaggio come un gigante silenzioso. A La Fortuna, ogni angolo è una sorpresa: cascate che rompono la quiete della foresta, sentieri che si snodano tra fiumi lavici e le rilassanti acque termali dove lasciar andare ogni tensione. Il nostro consiglio? Fai un salto al Red Frog Coffee Roaster: caffè superbo e atmosfera rilassata.
Giorni 6-7 – Nebbia, colibrì e zip-line: benvenuti a Monteverde
Il viaggio verso Monteverde è già poesia: costeggi il lago Arenal e ti arrampichi tra curve e panorami da cartolina. Una volta in cima, la nebbia accarezza gli alberi e la natura parla sottovoce. Vivi l’emozione dei ponti sospesi e lasciati sorprendere dalla velocità del colibrì. Per i più curiosi, il Don Juan Coffee & Chocolate Tour è un viaggio nei sapori del paese.
Giorni 8-10 – Onde, silenzi e tramonti infiniti: il Pacifico ti chiama
Scendendo verso la Penisola di Nicoya, il paesaggio cambia ancora. A Playa Sámara e Playa Carrillo, il tempo rallenta. Puoi passare ore a guardare l’oceano, camminare su spiagge semi-deserte, esplorare rifugi naturali o perderti tra le opere d’arte a cielo aperto di Islita. In una delle sodas locali, ordina un casado con pesce fresco e lasciati viziare dalla gentilezza dei “Ticos”.
Giorni 11-13 – Manuel Antonio: natura sfacciata e mare cristallino
Un luogo dove scimmie, procioni e iguane sono i tuoi compagni di spiaggia. Il Parco nazionale Manuel Antonio è uno dei più famosi del paese, e a ragione. Qui si cammina nella giungla e ci si ritrova all’improvviso su una spiaggia paradisiaca, con le onde che accarezzano la sabbia bianca. Attenzione al tuo pranzo: i procioni sono esperti borseggiatori!
Giorno 14 – Uvita e il miracolo della natura: il Parco Marino Ballena
Il sud del Pacifico è ancora più selvaggio. A Uvita, la marea disegna una gigantesca coda di balena nella sabbia, quasi a voler dire: “qui la natura comanda”. Tra balene megattere e tartarughe marine, la giornata vola. E la sera? Una cena romantica al Por Qué No?, con vista sull’oceano e un brindisi ai ricordi.
Giorno 15 – Ultimo saluto (o arrivederci?)
Tempo di tornare a San José, ma il Costa Rica ti è già entrato dentro. Guardi fuori dal finestrino e già sogni di tornare. Perché, come dice Ensy7, “ogni scusa è buona per tornare in Costa Rica”.
Cosa vedere in Costa Rica (e dove andare)
Ogni luogo è un mondo a parte:
Tortuguero, con i suoi canali e le tartarughe
La Fortuna e Arenal, tra fuoco e relax
Monteverde, silenziosa e magica
Manuel Antonio, dove la giungla incontra il mare
Le spiagge del Pacifico: Carrillo, Coyote, San Miguel… vere cartoline
E se cerchi il lato più autentico, visita Islita, dove l’arte spunta tra le case.
Quando andare in Costa Rica
Dicembre-aprile: stagione secca, perfetta per girare senza pensieri.
Giugno-ottobre: stagione verde, ideale per chi ama l’avventura e la natura in fermento. Bonus?
Tartarughe (luglio-agosto)
Balene megattere (agosto-ottobre)
Settembre e ottobre? Meglio evitarli sulla costa caraibica, dove piove parecchio.
Cosa mettere in valigia (e nello zaino)
Abbigliamento
Scarpe comode (e resistenti alla pioggia)
Sandali per la spiaggia
K-way, cappello, crema solare biodegradabile
Tecnologia e documenti
Powerbank e adattatore
Fotocamera (o smartphone con buona lente!)
Assicurazione di viaggio e documenti salvati in cloud
Farmacia
Repellente antizanzare (fidati, è fondamentale)
Antidolorifici, cerotti, disinfettante
Tips per viaggiare sereni
Auto? Sì, ma meglio 4×4: strade secondarie spesso sterrate
Sicurezza: zaini chiusi, oggetti mai in vista in auto
Budget: con 100-120 € al giorno vivi bene. E con Ensy7 organizzi tutto su misura e senza stress.
Checklist rapida per il Costa Rica
Documenti e assicurazione
Scarpe trekking + sandali
Costumi, K-way e torcia frontale
Powerbank, adattatore e repellente
Una conclusione? No, un nuovo inizio
Il Costa Rica ti accoglie con un sorriso e ti saluta con un abbraccio. E quando torni a casa, ti accorgi che qualcosa è cambiato. Forse è quel bradipo visto tra i rami, o quel tramonto sulla spiaggia. Forse sei semplicemente diventato un po’ più… Tico.
L’autunno è il periodo dell’anno perfetto per scoprire la capitale austriaca: ecco una guida alle attrazioni da non perdere.
I mesi che separano le vacanze estive da quelle natalizie sono una grande occasione per ricavare piccoli weekend di viaggio. In Italia come in tutta Europa, infatti, le destinazioni di certo non mancano, dalle città meno colpite dalle grandi ondate di turismo, alle capitali da vedere almeno una volta nella vita. Tra queste ultime rientra Vienna, un concentrato di storia e attrazioni che testimoniano il suo lungo e prestigioso passato imperiale.
Vediamo allora cosa vedere a Vienna in 2 giorni spaziando tra residenze reali, parchi, caffè e luoghi dedicati alla musica classica.
Cosa vedere a Vienna in 2 giorni: il primo, palazzi e storia degli Asburgo
Le prime 24 ore di una guida a cosa vedere a Vienna in 2 giorni non possono che essere dedicate alla scoperta della lunga storia imperiale della città, attraverso la visita dei luoghi simbolo degli Asburgo. Il primo è senza dubbio il complesso della Hofburg in pieno centro, ex residenza invernale e centro amministrativo della famiglia per oltre sette secoli e oggi sede del Presidente austriaco. Al suo interno è possibile vedere gli appartamenti reali, i musei della Principessa Sissi e delle Argenterie e il Tesoro imperiale.
In posizione leggermente più periferica, il Castello di Schönbrunn è stato la dimora estiva della dinastia e della sua corte, una magnifica reggia a ovest della città di cui è possibile ammirare l’immenso parco e gli interni del sontuoso edificio. Riavvicinandosi al centro, infine, si trova il Palazzo del Belvedere, un tempo proprietà del principe Eugenio. In pieno stile barocco, è attualmente lo scrigno di una delle più importanti collezioni d’arte austriaca che comprende diverse opere di Klimt.
Cosa vedere a Vienna in 2 giorni: il secondo, musei, caffè e musica classica
La seconda giornata della guida a cosa vedere a Vienna in 2 giorni può invece essere dedicata ai musei, ai luoghi della musica classica disseminati per la città e ai caffè storici più belli della capitale austriaca.
I primi si concentrano nel complesso MuseumsQuarter, un’isola urbana dedicata alla cultura e alla valorizzazione del ricco patrimonio storico-artistico locale. Qui si trovano ad esempio il Kunsthistorisches Museum, sede di una delle collezioni d’arte più importanti al mondo dall’Antico Egitto al XVIII secolo, il Naturhistorisches Museum, inaugurato a fine Ottocento e dedicato alla storia naturale, e il Leopold Museum, con sale riservate all’arte moderna austriaca.
Un tour a tema musica, invece, parte dalla Casa della Musica che, all’interno del Palazzo Erzherzog Karl, dedica spazio a grandi compositori del passato, alla tecnologia e ai fenomeni acustici. Meritano poi una tappa la Wiener Staatsoper, uno dei più importanti teatri d’opera del mondo, il Volksoper, destinato a operette e musical, il Musikverein, celebre per la sua acustica impeccabile, la Wiener Konzerthaus, palcoscenico di un ricco calendario di concerti, e il Theater an der Wien, con un’agenda musicale diversificata.
Da ultimo, tra i caffè storici imperdibili consigliamo una pausa al Café Sacher, dove è nata l’omonima torta nel 1831, al Café Central, un tempo punto di ritrovo di intellettuali e artisti, e al Café Frauenhuber, la più antica caffetteria in città frequentata anche da Mozart e Beethoven.
Cosa visitare a Vienna in 2 giorni gratis
Ricca di attrazioni e luoghi magici, la capitale austriaca mette anche a disposizione numerose opportunità di visita del tutto gratuite, da integrare alle attrazioni che invece richiedono il pagamento di un biglietto.
Tra le cose da visitare a Vienna in 2 giorni gratis rientrano ad esempio i giardini dei grandi palazzi imperiali come Schönbrunn e il Castello del Belvedere, oggi parchi pubblici a disposizione di cittadini e visitatori. La Hundertwasserhaus, invece, è un complesso di case popolari colorate e irregolari, opera di Friedensreich Hundertwasser. Ringstrasse è poi l’anello che circona il centro storico, da percorrere a piedi o in bici alla ricerca di spot come il Rathaus o il Parlamento.
Gratuito anche il Duomo di Santo Stefano, uno dei massimi esempi di architettura gotica in città, insieme al Prater, altro giardino pubblico. La prima domenica del mese, infine, i musei statalinon richiedono un biglietto di ingresso: bene allora programmare il proprio weekend a Vienna sfruttando questa occasione.
Eye Ubiquitous
Cosa vedere a Vienna in 2 giorni a piedi tra centro e parchi
Vediamo ora un itinerario da seguire se si preferisce passeggiare liberamente per le vie della città, ricorrendo il meno possibile ai mezzi di trasporto. Il tour tra le cose da vedere a Vienna in 2 giorni a piedi può ad esempio partire proprio da Duomo, per poi raggiungere il maestoso Teatro dell’Opera, la Casa di Mozart poco distante, l’Hofburg e il quartiere dei musei.
Dopo una breve pausa, si può proseguire in direzione Chiesa di San Carlo, edificio in stile barocco da ammirare dall’esterno e negli spazi interni, prima di passare alla Konzerthaus in stile Liberty, alla Casa della Musica e all’Albertina. Altri luoghi imperdibili sono inoltre il Parlamento, la Minoritenkirche e Bermudadreieck, uno dei distretti più antichi del centro storico.
I parchi cittadini, infine, offrono lunghe immersioni nel verde. Si consiglia allora una tappa a Stadtpark, primo giardino pubblico di Vienna, al Burggarten, al Volksgarten, all’Augarten, al Prater e ai già citati parchi dei palazzi imperiali.
Cosa vedere a Vienna in 2 giorni a dicembre: mercatini e luci scintillanti
L’autunno è indubbiamente una delle stagioni migliori per visitare Vienna, grazie allo spettacolo del foliage che rende ancora più incantevoli le aree verdi della città, e l’atmosfera che, verso dicembre, inizia ad assumere tinte natalizie. L’ultimo mese dell’anno, infatti, è l’occasione perfetta per completare l’itinerario con la scoperta delle luminarie e dei mercatini più belli.
L’intero centro storico si ricopre di luci e addobbi, esaltando così le sue infinite attrazioni, mentre l’albero di Natale viene solitamente allestito a Rathausplatz. La stessa piazza, peraltro, è sede dei mercatini natalizi più famosi che, allo scadere della stagione autunnale, riempiono lo spazio con centinaia di bancarelle dedicate all’artigianato locale e ai prodotti tipici. Altri stand si trovano poi nel centro pedonale, nel quartiere dei musei e al Palazzo del Belvedere, spesso accompagnati da grandi piste di pattinaggio.