I palmeti ricchi di datteri sono ovunque, tra le case basse in terracotta, ai lati delle disordinate e vivaci strade, nei cortili nascosti dei riad. Visitare Marrakech, la “città rossa”, in inverno è piacevole e rilassante, grazie alle temperature miti e i cieli tersi che regalano giornate piene di sole, che invitano a stare all’aperto e scoprire (anche) la natura che la città rossa offre.
Dominata da un “quattromila”
È proprio il verde inaspettato a colpire il visitatore quando scopre Marrakech la prima volta, una macchia lussureggiante che sbuca come un’oasi tra le rocce del deserto di Agafay, alle porte della città, in contrasto con le cime innevate del Jbel Toubkal, che con i suoi 4167 metri di altitudine è la vetta più alta del Marocco.
Una delle attrazioni più note è Le Jardin Majorelle: un grande giardino botanico, ricco di centinaia di varietà rare di alberi e piante tra cui cactus, palme, bambù, palme da cocco, cedri, salici, alberi di carrubo, gelsomini, agavi, gigli e tanto altro. Un tesoro verde che fa da cornice alla villa del paesaggista francese Jacques Majorelle, diventata il rifugio di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, famosa per lo speciale tono di blu elettrico che la veste, ribattezzato “blu Majorelle”. All’interno la villa oggi ospita il Museo Berbero, che conserva una collezione di circa 600 manufatti e pezzi storici che raccontano la storia del paese. Lì vicino, completa la visita il Musée YSL, che offre una mostra di capi d’abbigliamento e accessori del couturier, insieme a disegni e bozze delle sue creazioni.
Per visitare Marrakech bisogna farsi largo tra una miriade di taxi sgangherati, scooter e asini con carretti che trasportano ogni cosa. Soprattutto nella Medina, la parte storica della città, dove il caos diventa un allegro tassello della vita quotidiana. Qui i colori prendono vita e macchie di verde si scoprono inaspettate tra terrazze e cortili: in un labirinto caotico di stradine, vicoletti e slarghi si viene catturati da un vortice di banchi e negozi che vendono di tutto, dalle spezie profumate alle uova di razza, dai tappeti all’olio di argan, dalle borse in paglia intrecciate alle babouches, le ciabattine colorate in pelle di vitello e capra. Il consiglio è entrare dalla famosa Jamaa el Fna, la piazza centrale di Marrakech, cuore della Medina: un tempo centro della sua vita sociale, oggi è il ritratto più turistico della città, quindi dopo un giro tra fachiri, incantatori di serpenti, scimmie e caffè affollati, addentratevi nei vicoli più distanti. Nel dedalo vivace della Kasbah, ci sono anche zone specializzate in determinati prodotti, così per la pelletteria si va al Souk Cherratin, per i profumi e le spezie al Souk El Attarine, per l’artigianato all’Haddadine.
Gioiello Madrasa
Dal lato opposto, si trova la Madrasa di Ben Youssef, un tempo sede di una scuola coranica d’architettura arabo-andalusa: dietro alle importanti mura, si scopre un gioiello di mosaici e intarsi, che mostra un volto più autentico della città. Nella stessa strada, troverete gallerie d’arte, gioiellieri e spazi espositivi di ceramiche locali dipinte a mano. L’architettura della Madrasa ha ispirato Le MAP – Museum Monde des Arts de la Parure, che ospita la collezione di Marlène e Paolo Ponce-Gallone fatta di circa 3.000 pezzi tra ornamenti, gioielli, ornamenti e altri abiti cerimoniali che raccontano la ricchezza, la diversità e l’unicità di centinaia di territori diversi.
Poco più avanti si trova la Teahouse 1112, dove provare, nella corte ricca di palme di un antico riad del 1700, il rito del tè marocchino, proponendo dodici diverse miscele da altrettante zone del paese. Non dista molto il Musée du Parfum, nascosto dietro la porta di un riad del Diciannovesimo secolo, restaurato dal botanico Abderrazzak Benchaâbane e trasformato in un mondo di essenze: ci si può accomodare al bar a parfums e creare la propria fragranza personale.
Alle porte della Medina, passate per i giardini della Moschea della Koutobia, ovvero la “moschea dei librai” – cosiddetta perché in passato qui c’era il suq dei mercanti di manoscritti – per ammirare il suo imponente minareto del XII secolo: al centro del parco, alto 69 metri, domina la città dall’alto, essendo il punto di riferimento più importante. Proprio di fronte si trova un altro orgoglio della città: La Mamounia.
Mamounia, i giardini cari a Churchill
La sua storia risale al XVIII secolo, a quando il Re Sidi Mohammed Ben Abdellah, che era solito offrire come regalo di nozze ai suoi figli una casa con giardino fuori dalla Kasbah. L’arsat Al Mamoun divenne celebre e ispirò il nome de La Mamounia. “Questo è il posto più incantevole del mondo”, la descriveva nel 1943 Sir Winston Churchill a Franklin D. Roosevelt. Churchill ci passava almeno un mese l’anno, e stava ore a ritrarre i famosi giardini: i dipinti sono ancora esposti al Churchill Museum and Cabinet War Rooms del Regno Unito. Da allora ha ospitato tanti personaggi nel corso della storia, da Aristotele Onassis a Charles de Gaulle, per il quale il direttore dell’hotel fu obbligato a procurare un letto speciale fatto su misura, adatto alla sua altezza (quasi due metri). Nel libro d’oro degli ospiti illustri figurano Ronald Reagan, Jacques Chirac, Orson Welles, Nelson Mandela, Hillary Clinton, Elton John, e poi Jean Paul Belmondo a Kirk Douglas, Catherine Deneuve, Alain Delon, i Rolling Stones Qui Hitchcock ha girato il suo cult “L’uomo che sapeva troppo”. E Werner Herzog “Queen of the desert”.
A Crosby, Stills, Nash & Young ispirò “Marrakech Express”. Ma la storia è lunga più di un secolo, traguardo celebrato nel 2023 con un restyling firmato dai designer Patrick Jouin e Sanjit Manku, che ha dato uno stile più contemporaneo agli ambienti, seppur mantenendo lo spirito del posto. Per il secolo è stato realizzato un maestoso chandelier in stile moresco, omaggio alla cultura, alle arti locali e alla femminilità berbera: ispirato ai gioielli tradizionali, chiamati “tamazight”, tramandati di generazione in generazione, con oltre cinquecento pendenti in argento e alpacca, tutti realizzati a mano da artigiani locali utilizzando tecniche di martellatura, cesellatura e sbalzo. Gioielli, libri e antichità berbere sono esposte nelle sale comuni, una galleria d’arte visitabile che celebra la storia e la cultura del paese.
I sapori locali
A La Mamounia non si va solo per il soggiorno quindi. Gente del posto e turisti vengono proprio per visitare e fotografare i giardini storici, passeggiando tra gli ulivi bicentenari, le palme, i pini d’Aleppo, gli oleandri e i cactus, tigli, aranci, fichi, le pervinche del Madagascar e le bouganville. Ma anche per provare un autentico hammam, o anche per fare un viaggio tra i sapori del posto, dal rito del tè con i dolci del pasticcere Pierre Hermé, alla cena all’aperitivo al bancone del Churchill Bar, ispirato al vagone di un treno, dai sapori tipici del sud-est asiatico con L’Asiatique par Jean-Georges alla cucina italiana dello chef Simone Zanoni, che porta a tavola i sapori del Belpaese arricchiti da creatività e ingredienti (anche) locali. Meglio i sapori locali? Le Marocain, ospitato all’interno di un riad dallo stile architettonico arabo-andaluso, fonde in ogni piatto i colori e i profumi del paese con tutta la vivacità di Marrakech.





















