Marrakech, i suoi parchi e i suoi giardini. I segreti in verde della Città Rossa

Dai cactus di Majorelle ai giardini dipinti da Churchill a La Mamounia, fino ai palmeti ricchi di datteri: alla scoperta di un volto poco conosciuto della perla marocchina.

I palmeti ricchi di datteri sono ovunque, tra le case basse in terracotta, ai lati delle disordinate e vivaci strade, nei cortili nascosti dei riad. Visitare Marrakech, la “città rossa”, in inverno è piacevole e rilassante, grazie alle temperature miti e i cieli tersi che regalano giornate piene di sole, che invitano a stare all’aperto e scoprire (anche) la natura che la città rossa offre.

Dominata da un “quattromila”

È proprio il verde inaspettato a colpire il visitatore quando scopre Marrakech la prima volta, una macchia lussureggiante che sbuca come un’oasi tra le rocce del deserto di Agafay, alle porte della città, in contrasto con le cime innevate del Jbel Toubkal, che con i suoi 4167 metri di altitudine è la vetta più alta del Marocco.

Una delle attrazioni più note è Le Jardin Majorelle: un grande giardino botanico, ricco di centinaia di varietà rare di alberi e piante tra cui cactus, palme, bambù, palme da cocco, cedri, salici, alberi di carrubo, gelsomini, agavi, gigli e tanto altro. Un tesoro verde che fa da cornice alla villa del paesaggista francese Jacques Majorelle, diventata il rifugio di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, famosa per lo speciale tono di blu elettrico che la veste, ribattezzato “blu Majorelle”. All’interno la villa oggi ospita il Museo Berbero, che conserva una collezione di circa 600 manufatti e pezzi storici che raccontano la storia del paese. Lì vicino, completa la visita il Musée YSL, che offre una mostra di capi d’abbigliamento e accessori del couturier, insieme a disegni e bozze delle sue creazioni.

 

La Mamounia (foto Alan Keohane/La Mamounia)
La Mamounia  

 

Per visitare Marrakech bisogna farsi largo tra una miriade di taxi sgangherati, scooter e asini con carretti che trasportano ogni cosa. Soprattutto nella Medina, la parte storica della città, dove il caos diventa un allegro tassello della vita quotidiana. Qui i colori prendono vita e macchie di verde si scoprono inaspettate tra terrazze e cortili: in un labirinto caotico di stradine, vicoletti e slarghi si viene catturati da un vortice di banchi e negozi che vendono di tutto, dalle spezie profumate alle uova di razza, dai tappeti all’olio di argan, dalle borse in paglia intrecciate alle babouches, le ciabattine colorate in pelle di vitello e capra. Il consiglio è entrare dalla famosa Jamaa el Fna, la piazza centrale di Marrakech, cuore della Medina: un tempo centro della sua vita sociale, oggi è il ritratto più turistico della città, quindi dopo un giro tra fachiri, incantatori di serpenti, scimmie e caffè affollati, addentratevi nei vicoli più distanti. Nel dedalo vivace della Kasbah, ci sono anche zone specializzate in determinati prodotti, così per la pelletteria si va al Souk Cherratin, per i profumi e le spezie al Souk El Attarine, per l’artigianato all’Haddadine.

Gioiello Madrasa

Dal lato opposto, si trova la Madrasa di Ben Youssef, un tempo sede di una scuola coranica d’architettura arabo-andalusa: dietro alle importanti mura, si scopre un gioiello di mosaici e intarsi, che mostra un volto più autentico della città. Nella stessa strada, troverete gallerie d’arte, gioiellieri e spazi espositivi di ceramiche locali dipinte a mano. L’architettura della Madrasa ha ispirato Le MAP – Museum Monde des Arts de la Parure, che ospita la collezione di Marlène e Paolo Ponce-Gallone fatta di circa 3.000 pezzi tra ornamenti, gioielli, ornamenti e altri abiti cerimoniali che raccontano la ricchezza, la diversità e l’unicità di centinaia di territori diversi.

 

Madrasa (Ben Youssef)
Madrasa 

 

Poco più avanti si trova la Teahouse 1112, dove provare, nella corte ricca di palme di un antico riad del 1700, il rito del tè marocchino, proponendo dodici diverse miscele da altrettante zone del paese. Non dista molto il Musée du Parfum, nascosto dietro la porta di un riad del Diciannovesimo secolo, restaurato dal botanico Abderrazzak Benchaâbane e trasformato in un mondo di essenze: ci si può accomodare al bar a parfums e creare la propria fragranza personale.

Alle porte della Medina, passate per i giardini della Moschea della Koutobia, ovvero la “moschea dei librai” – cosiddetta perché in passato qui c’era il suq dei mercanti di manoscritti – per ammirare il suo imponente minareto del XII secolo: al centro del parco, alto 69 metri, domina la città dall’alto, essendo il punto di riferimento più importante. Proprio di fronte si trova un altro orgoglio della città: La Mamounia.

Mamounia, i giardini cari a Churchill

La sua storia risale al XVIII secolo, a quando il Re Sidi Mohammed Ben Abdellah, che era solito offrire come regalo di nozze ai suoi figli una casa con giardino fuori dalla Kasbah. L’arsat Al Mamoun divenne celebre e ispirò il nome de La Mamounia. “Questo è il posto più incantevole del mondo”, la descriveva nel 1943 Sir Winston Churchill a Franklin D. Roosevelt. Churchill ci passava almeno un mese l’anno, e stava ore a ritrarre i famosi giardini: i dipinti sono ancora esposti al Churchill Museum and Cabinet War Rooms del Regno Unito. Da allora ha ospitato tanti personaggi nel corso della storia, da Aristotele Onassis a Charles de Gaulle, per il quale il direttore dell’hotel fu obbligato a procurare un letto speciale fatto su misura, adatto alla sua altezza (quasi due metri). Nel libro d’oro degli ospiti illustri figurano Ronald Reagan, Jacques Chirac, Orson Welles, Nelson Mandela, Hillary Clinton, Elton John, e poi Jean Paul Belmondo a Kirk Douglas, Catherine Deneuve, Alain Delon, i Rolling Stones Qui Hitchcock ha girato il suo cult “L’uomo che sapeva troppo”. E Werner Herzog “Queen of the desert”.

 

Majorelle
Majorelle 

 

A Crosby, Stills, Nash & Young ispirò “Marrakech Express”. Ma la storia è lunga più di un secolo, traguardo celebrato nel 2023 con un restyling firmato dai designer Patrick Jouin e Sanjit Manku, che ha dato uno stile più contemporaneo agli ambienti, seppur mantenendo lo spirito del posto. Per il secolo è stato realizzato un maestoso chandelier in stile moresco, omaggio alla cultura, alle arti locali e alla femminilità berbera: ispirato ai gioielli tradizionali, chiamati “tamazight”, tramandati di generazione in generazione, con oltre cinquecento pendenti in argento e alpacca, tutti realizzati a mano da artigiani locali utilizzando tecniche di martellatura, cesellatura e sbalzo. Gioielli, libri e antichità berbere sono esposte nelle sale comuni, una galleria d’arte visitabile che celebra la storia e la cultura del paese.

I sapori locali

A La Mamounia non si va solo per il soggiorno quindi. Gente del posto e turisti vengono proprio per visitare e fotografare i giardini storici, passeggiando tra gli ulivi bicentenari, le palme, i pini d’Aleppo, gli oleandri e i cactus, tigli, aranci, fichi, le pervinche del Madagascar e le bouganville. Ma anche per provare un autentico hammam, o anche per fare un viaggio tra i sapori del posto, dal rito del tè con i dolci del pasticcere Pierre Hermé, alla cena all’aperitivo al bancone del Churchill Bar, ispirato al vagone di un treno, dai sapori tipici del sud-est asiatico con L’Asiatique par Jean-Georges alla cucina italiana dello chef Simone Zanoni, che porta a tavola i sapori del Belpaese arricchiti da creatività e ingredienti (anche) locali. Meglio i sapori locali? Le Marocain, ospitato all’interno di un riad dallo stile architettonico arabo-andaluso, fonde in ogni piatto i colori e i profumi del paese con tutta la vivacità di Marrakech.

 

 

Nala Maldives By Jawakara

Nala Maldives By Jawakara

ATOLLO LHAVIYANI
Nuova apertura: 1° dicembre 2025.
Questo rifugio intimo, con una superficie di 600 metri per 180 metri (10 ettari), offre un perfetto equilibrio tra avventura e serenità.

una passerella con sedie e ombrelloni su una spiaggia di Nala Maldives by Jawakara ad Atollo Lhaviyani

Posizione
Situato nell’Atollo di Lhaviyani e raggiungibile con un panoramico giro in idrovolante di 35 minuti dall’aeroporto internazionale di Velana, con questo trasferimento si ha la possibilità di godere di una vista mozzafiato dall’alto degli atolli maldiviani.

Sistemazione
80 ville progettate con attenzione, ognuna delle quali fonde eleganza tropicale con comfort moderno. La sostenibilità incontra il lusso – Le eco-consapevoli Sunrise Beach Villas e Sunset Beach Pool Villas sono alimentate da energia solare, garantendo che il tuo soggiorno sia tanto rispettoso del pianeta quanto lussuoso.
20 Sunrise Beach Villas (98 mq), 8 Romantic Beach Villas (98 mq), 22 Sunset Beach Pool Villas (130 mq), 30 Ocean Pool Villas (119 mq) . Ogni villa dispone di arredamento tropicale, un letto king-size lussuoso e un accogliente portico privato.

una camera d'albergo con un letto e un divano di Nala Maldives by Jawakara ad Atollo Lhaviyani

Ristorazione
Un viaggio culinario intorno al Mondo. Velu – Un buffet internazionale con postazioni di cucina dal vivo per un’esperienza gastronomica fresca e saporita. Milos – Cucina greca autentica con i più freschi frutti di mare e delizie mediterranee. Kumo – Un vivace mix di sapori asiatici, dal Giappone alla Cina e dal Corea al Sud-Est Asiatico. Snack Lab – Un locale informale per spuntini veloci, frullati e pasti da portare via, con opzioni vegane, senza glutine e vegetariane. Bubbles – qui si ha l’opportunità di sorseggiare champagne e gustare piccoli piatti gourmet mentre si osserva il tramonto dipingere il cielo di fuoco. Sand Bar – Un rifugio informale a bordo piscina. Milos Bar – Un angolo ispirato al mare, ideale per rilassarsi.

Paesaggio naturale nelle vicinanze del resort
Internet
Rete Wi-Fi disponibile nelle ville e in aree pubbliche selezionate.Sport e attività
La struttura offre campi da tennis, padel, calcio a 5, pallavolo, badminton, bocce e un centro fitness all’avanguardia.
Per gli amanti delle escursioni, qui vengono organizzate escursioni di pesca mattutine, pomeridiane o in mare aperto, escursioni guidate di immersione e snorkeling. o Corsi di formazione certificati PADI. o Attrezzatura per lo snorkeling gratuita, inclusi giubbotti di salvataggio. Per una maggiore tranquillità, è disponibile una camera di decompressione presso il Kuredu Island Resort & Spa nelle vicinanze.
Possibilità di noleggio moto d’acqua, Wakeboard, Kayak, stand-up paddle, Windsurf e vela su catamarano.
Nella Sala Giochi ci si po’ rilassare con una partita a ping pong, biliardo, calcio balilla, freccette o con giochi da tavolo. Presente anche una Piscina comune con bar dove godere un cocktail in completo relax.

Paesaggio naturale nelle vicinanze del resort

Wellness & Spa
Immergiti nel relax con trattamenti e terapie di benessere olistico che combinano la guarigione tradizionale con il benessere moderno. Lascia che la brezza oceanica e mani esperte ti trasportino verso il totale benessere.

Bambini
Adults Only – i bambini sono accettati dai 12 anni in su.

LE NOSTRE OSSERVAZIONI
Derivato dalla parola nativa Dhivehi per “bellezza”, Nala Maldives è un rifugio mozzafiato che incarna perfettamente lo splendore incontaminato delle Maldive. Immerso in una laguna scintillante, quest’isola privata unisce lusso a piedi nudi, relax e una profonda connessione con la natura.
A soli 3 minuti di barca, si ha accesso alle isole Mabin e Dheru di Jawakara, che offrono ulteriori strutture sportive, bar e ristoranti à la carte – tutto disponibile durante il vostro soggiorno al Nala Maldives.

Un uomo che galleggia nell'acqua dell'oceano di Nala Maldives by Jawakara ad Atollo Lhaviyani
5 avventure mozzafiato sui vulcani dell’America Centrale

5 avventure mozzafiato sui vulcani dell’America Centrale

L’arco vulcanico dell’America Centrale è un paradiso per gli amanti dell’adrenalina e gli appassionati di tutto il mondo. I vulcani, quiescenti o occasionalmente attivi, che costituiscono la spina dorsale dell’istmo centroamericano si prestano meravigliosamente a vivere una gran varietà di avventure. Cominciate dai cinque raccontati da questo articolo.

Il vulcano Santa Ana. Per gentile concessione della Central America Tourism Agency.

Il vulcano Santa Ana.

1. Sulla cima del Santa Ana, El Salvador

Con i suoi 2381 m sul livello del mare, il Santa Ana, noto anche come Ilamatepec, è il vulcano più alto del Salvador e la terza vetta del paese. Situato a meno di un’ora dalla capitale San Salvador, il suo cratere è uno dei più grandi del mondo. La più recente eruzione risale al 2005. L’apprezzatissima escursione (obbligatoriamente guidata) di 4 ore fino alla cima vi regalerà una vista mozzafiato sul lago Coatepeque e sull’Oceano Pacifico.

Il Rincón de la Vieja. © Serge Goujon/Shutterstock

Il Rincón de la Vieja.

2. Relax sul Rincón de la Vieja, Costa Rica

Situato in un parco nazionale esteso su 140 kmq, il Volcán Rincón de la Vieja, nome che si traduce “angolo della vecchia signora”, si trova a un’ora e mezza dalla città di Liberia. Le eruzioni del 2021 hanno imposto lo stop alle escursioni verso la vetta, alta 1892 m, ma ci si può consolare con diversi percorsi circolari più brevi e con le altre montagne della regione, come il Volcán Santa María (1917 m).

A pensarci bene, comunque, perché fare escursioni quando ci si può rilassare? Una serie di sorgenti termali, accreditate di proprietà curative, si trovano in tutto il parco e molte di esse si raggiungono con agevoli passeggiate. Varie agenzie di Liberia propongono tour nel parco nazionale e alla volta delle sorgenti termali.

Il vulcano Barú, a Panamá. © Alfredo Maiquez/Shutterstock

Il vulcano Barú, a Panamá.

3. Birdwatching sul Barú, Panamá

Il Barú, con i suoi 3492 m, è la vetta più alta di Panama’. Situato sugli altopiani di Chiriquí, questo vulcano quiescente, con i suoi sette crateri, è un paradiso per il birdwatching. Circa 250 specie di uccelli, tra cui l’elusivo quetzal, hanno infatti eletto il Parque Nacional Volcán Barú a loro dimora.

Due percorsi conducono alla cima del vulcano. Il sentiero che inizia a Boquete è il meno impegnativo, anche se rimane comunque piuttosto faticoso: impiegherete dalle 5 alle 6 ore per andare dall’ingresso del parco alla cima. L’altro percorso parte dalla città di Volcán ed è adatto solo agli alpinisti esperti: richiede dalle 10 alle 12 ore. Un’opzione popolare tra gli escursionisti più preparati è quella di iniziare un’ascesa guidata di notte, in modo da arrivare all’alba e godersi una vista indimenticabile. La stagione secca (da gennaio ad aprile) è il periodo migliore.

A rotta di collo giù per il Cerro Negro. © Nicaragua. PixieMe/Shutterstock

A rotta di collo giù per il Cerro Negro.

4. “Volcano boarding” sul Cerro Negro, Nicaragua

Formatosi nel 1850, il Cerro Negro (728 m) è il vulcano più giovane dell’America Centrale. Si trova appena fuori Leon, ed è uno dei più attivi della regione, il che non impedisce a un numero sempre crescente di persone di munirsi di tavole appositamente progettate e sfrecciare giù per i pendii di ghiaia nera.

Il “volcano boarding” è esattamente ciò che sembra: invece che sull’acqua si surfa sulle pietre, sollevando nuvole di polvere e cenere al posto degli spruzzi e della schiuma. È una combinazione perfetta di pura gioia e totale, insensata spensieratezza. Diverse agenzie della zona organizzano escursioni e surf sul vulcano.

Il Pacaya, in Guatemala. © Meghan Leblanc/Shutterstock

Il Pacaya, in Guatemala.

5. Osservare da vicino un vulcano attivo, Guatemala

Per un’esperienza all’insegna di lava appena sgorgata e fumo sulfureo, il Pacaya, in Guatemala, è il posto ideale. Questo vulcano fa registrare un’attività molto intensa, ma le tipiche piccole eruzioni di cenere non rappresentano una minaccia per i visitatori. Avrete così diverse possibilità di avvicinarvi e arrostire marshmallow grazie al calore emanato dalle rocce vulcaniche.

Il Pacaya è alto 2552 m e dista circa un’ora e mezza di auto da Antigua. L’escursione fino alla cima dura un paio d’ore e offre una splendida vista sull’Agua e sul Lago de Atitlán. Se non avete voglia di scarpinare, potrete muovervi a cavallo: se ne trovano a disposizione lungo il percorso.

Praga d’inverno tra Kafka e Mucha: cosa vedere in un weekend nella capitale ceca

Praga d’inverno tra Kafka e Mucha: cosa vedere in un weekend nella capitale ceca

Da dicembre a gennaio la “Città delle cento torri” diventa un quadro romantico fatto di guglie gotiche, ponti storici, musei e mercatini stagionali.

L’inverno a Praga ha un fascino tutto suo. La neve leggermente adagiata sui tetti rossi, le strade lastricate che brillano sotto le luci dei lampioni e i mercatini stagionali che animano le piazze storiche disegnano un’atmosfera sospesa, quasi cinematografica. Un fine settimana basta per cogliere l’essenza più profonda della capitale ceca, lasciandosi guidare dall’arte, dalla letteratura e da una bellezza che resiste al freddo.

 

Praga, Testa di Kafka realizzata dall’artista David Černý 

 

Percorsi d’autore tra edifici storici e taverne tradizionali

L’ingresso nella “Città delle cento torri” è spesso segnato da Piazza Venceslao, grande boulevard urbano, simbolo della storia recente del Paese e, ancora oggi, cuore pulsante della vita praghese. Tra edifici d’epoca, alberghi e caffè, si percepisce subito il contrasto tra lo spirito elegante dell’Impero austro-ungarico e la vitalità contemporanea. Quando le temperature scendono sotto lo zero, nulla è più accogliente di una taverna tradizionale: piatti robusti come il gulasch e lo svíčková (arrosto di manzo servito con confettura di mirtilli e verdure), accompagnati da una delle tipiche birre ceche, sono parte integrante del viaggio. Da non perdere, dopo il pasto, la “Porta delle polveri” (Prašná brána), maestosa torre gotica che, costruita nel 1475 come una delle celebri porte della “Città Vecchia”, serviva anche da deposito di polvere da sparo, segnando l’inizio della rinomata Strada Reale.

 

Praga, Porta delle polveri 

 

Dal Castello alla Cattedrale gotica di San Vito

La capitale della Repubblica Ceca svela il suo volto più solenne salendo verso il Castello di Praga, un vastissimo complesso che domina il fiume Moldava dall’alto. Qui l’immaginario si stratifica tra cortili, dimore e la splendida Cattedrale di San Vito, chiesa gotica che custodisce le tombe dei sovrani boemi e vetrate che, pure nel periodo invernale, filtrano una luce suggestiva. Poco distante, il “Vicolo d’Oro” racconta una cittadina più intima fra casette variopinte, botteghe minuscole e leggende che parlano di alchimisti e artigiani. Scendendo verso Staré Město (la “Città Vecchia”), il passo rallenta naturalmente tra facciate baroccheggianti e piazzette che danno l’idea di non aver mai cambiato aspetto.

Poi l’ “Orologio astronomico” (Orloj), installato nel 1410 sulla Torre del Vecchio Municipio: si tratta di uno degli orologi medievali più antichi ancora funzionanti, con un quadrante che mostra posizioni celesti e figure animate degli Apostoli che si muovono ogni ora.

 

 

Praga, Franz Kafka Museum 

 

Franz Kafka e l’anima letteraria della città

Nel quartiere di Malá Strana, fuori dal rumore delle grandi arterie, si incontra il Museo Franz Kafka, una delle mete più intense e meno convenzionali. L’allestimento, volutamente evocativo, trasporta il visitatore nella carriera e nel pensiero dello scrittore, mettendo in relazione le sue opere con i luoghi e le peculiarità urbane. Qui si comprende come la città non sia stata solo sfondo, ma vera e propria matrice dell’universo kafkiano: un intreccio di burocrazia, inquietudine, ironia e alienazione che rende l’autore de “La metamorfosi” e “Il processo” sorprendentemente attuale. All’esterno, l’installazione di David Černý, con le due statue in bronzo di “The Pissing Men” che “urinano” sulla mappa della Repubblica Ceca, aggiunge una nota sarcastica, ricordando come l’assurdo e la provocazione siano chiavi di lettura fondamentali dell’estro locale. Non lontano dalla statua equestre di San Venceslao si può ammirare la “Testa di Kafka”, un’innovativa scultura firmata da Černý che ritrae il letterato boemo nato nel 1883. Alta 10,6 metri, l’opera è formata da 42 elementi mobili in acciaio inossidabile che ruotano indipendentemente, scomponendo e ricomponendo il viso in un continuo gioco di trasformazioni. Proprio questo movimento perpetuo la rende uno degli esempi più emblematici e riconosciuti di arte cinetica.

 

Praga, Mucha Museum 

 

L’eleganza dell’Art Nouveau e il mondo di Mucha

A pochi passi dalle zone più trafficate del centro si trova il Mucha Museum, dedicato ad Alphonse Mucha, uno dei massimi interpreti dell’Art Nouveau. Manifesti, illustrazioni, bozzetti e fotografie d’archivio scandiscono il percorso umano e professionale di un artista che ha saputo tramutare la grafica commerciale e pubblicitaria in un linguaggio estetico raffinato e riconoscibile a livello internazionale. Il museo ripercorre anche la sua vicenda biografica, dal successo a Parigi e negli Stati Uniti fino al ritorno in patria, evidenziando il forte legame con la cultura ceca e l’impegno ideale che porterà alla realizzazione di importanti cicli monumentali. Le figure femminili, i motivi floreali e le linee morbide dei quadri creano un contrasto affascinante con il paesaggio innevato, mentre nelle sale interne trionfano colori caldi e delicate tonalità pastello.

 

Praga, Casa danzante 

 

La promenade sul Ponte Carlo e la “Casa danzante”

Passeggiare sul Ponte Carlo (Karlův most) nelle ore serali è un’esperienza quasi meditativa. Le statue barocche dei santi, avvolte dal nevischio, osservano il lento scorrere della Moldava e, intorno, i palazzi si riflettono nell’acqua con una calma rara. Lungo il fiume, una sosta sull’Isola di Kampa regala un’ulteriore prospettiva: qui il verde addormentato dal bianco della neve incornicia l’omonimo spazio museale, perfetto per chi vuole completare l’itinerario con uno sguardo attento alle tradizioni. La “Casa danzante” (Tančící dům) è, invece, un iconico edificio di architettura decostruttivista sul Rašínovo nábřeží, completato nel 1996 su progetto di Vlado Milunić e Frank Gehry, e sorto sul sito di un palazzo distrutto nel 1945. La sua forma sinuosa evoca una coppia di ballerini, ispirata al duo americano Fred Astaire e Ginger Rogers, e ospita uffici, una galleria, un ristorante panoramico e un boutique hotel, divenendo simbolo della modernità post-rivoluzionaria. Seppure amata come attrazione architettonica unica, fu sin dalle origini oggetto di un acceso dibattito per la sua contrapposizione con lo stile circostante.

 

Praga, Isola di Kampa 

 

Tuttavia, visitare Praga nei mesi invernali richiede qualche accortezza: vestirsi a strati, prevedere pause nei caffè d’antan e organizzare con anticipo gli ingressi ai musei per un soggiorno più piacevole. Il freddo, però, rende l’aria più raccolta e assolutamente poetica. In un solo weekend è possibile respirarne l’autenticità, muovendosi fra capolavori artistici, monumenti e personaggi rappresentativi come Kafka e Mucha, fino agli scorci più pittoreschi che sembrano appartenere a un altro tempo.

Perché navigare in Groenlandia prima che la storia la cambi per sempre

Perché navigare in Groenlandia prima che la storia la cambi per sempre

Mentre le mire geopolitiche degli Stati Uniti pongono la Groenlandia al centro di una nuova “Guerra Fredda” per le risorse e il controllo delle rotte, il mondo della vela si interroga sul futuro dell’isola. Tra ghiacci millenari, venti catabatici e una bellezza primordiale, ecco la guida per affrontare quella che potrebbe essere l’ultima vera spedizione nel Grande Nord incontaminato.

Groenlandia, paradiso primordiale

L’ombra delle stelle e strisce si allunga sui ghiacci millenari: per chi ama il mare e la libertà, il 2026 segna un punto di svolta. Le recenti e aggressive dichiarazioni del Presidente Donald Trump sulla “necessità strategica” di acquisire la Groenlandia — giustificata da ragioni di sicurezza nazionale e dal controllo delle rotte artiche contro l’influenza russa e cinese — hanno riacceso i riflettori su questo territorio.

Se la diplomazia danese resiste, la pressione geopolitica suggerisce che l’Artico che conosciamo, selvaggio e politicamente “neutro”, potrebbe presto cambiare volto sotto la spinta di nuove infrastrutture militari e minerarie. Per la comunità dei velisti, questa potrebbe essere davvero l’ultima chiamata per esplorare la Groenlandia nella sua purezza più autentica.

Groenlandia

Navigare nel “respiro del ghiaccio”: sfide e incognite

La Groenlandia non è una destinazione per tutti. È un deserto d’acqua e ghiaccio che richiede rispetto, umiltà e competenze veliche non banali. Oltre ai maestosi iceberg, c’è il pericolo silenzioso dei “growlers”, frammenti di ghiaccio vitreo quasi totalmente sommersi, duri come roccia e spesso invisibili al radar. Un impatto a soli 6 nodi con loro può causare danni strutturali gravissimi. Anche il meteo è una bella rogna. Le depressioni si muovono con una velocità disarmante. Sulla costa est, il Piteraq è un vento catabatico che può superare i 100 nodi, precipitando dalla calotta glaciale (Ice Cap) verso il mare senza quasi alcun preavviso barometrico.

Per quanto riguarda poi gli ancoraggi e le soste, i fondali della Groenlandia sono spesso troppo profondi o costituiti da roccia liscia. Trovare una tenuta sicura richiede catene sovradimensionate e, quasi sempre, l’uso di lunghe cime a terra (land lines) per fissare la barca ed evitare che il ghiaccio alla deriva la spinga verso la costa o blocchi l’uscita dalla baia.

Bisogna infine considerare l’isolamento totale di simili navigazioni. Una volta lasciati i centri principali, come Nuuk o Ilulissat, l’assistenza è praticamente inesistente. L’autosufficienza medica e tecnica deve essere assoluta.

Preparazione: equipaggiamento e strategia

Un equipaggio artico deve essere preparato psicologicamente alla gestione dell’imprevisto in un ambiente ostile. È indispensabile un sistema Starlink Maritime o un modem satellitare Iridium per scaricare le Ice Charts (mappe dei ghiacci) aggiornate quotidianamente. La navigazione “a vista” infatti non basta più quando la nebbia cala improvvisa.

Molto consigliato è un abbigliamento per l’equipaggio a strati con membrane tecnologiche, stivali stagni ad alto isolamento termico e tute da sopravvivenza pronte all’uso. Quanto alla barca ideale, sono caldamente raccomandati scafi in alluminio o acciaio. L’alluminio offre il miglior compromesso tra resistenza agli urti e leggerezza. Indispensabile una protezione per il timoniere (doghouse), un riscaldamento ridondante (sistemi Webasto o stufe a gasolio) e una riserva di carburante maggiorata per le lunghe ore a motore nei fiordi interni.

Groenlandia

Suggestivi scali artici: dove gettare l’ancora

Nonostante le difficoltà, la bellezza di queste coste è sconvolgente. Tra le tappe consigliate c’è Ilulissat Icefjord sulla costa Ovest. Si tratta di un sito Unesco dove nascono gli iceberg più imponenti dell’emisfero Nord. Navigare nella Baia di Disko tra giganti di ghiaccio alti come palazzi è un’esperienza mistica.

Molto interessante è anche Scoresby Sund sulla costa Est. Qui si estende il sistema di fiordi più grande del mondo: un labirinto di pareti di granito rosso, ghiacciai che toccano il mare e una fauna incredibile (buoi muschiati e orsi polari). Merita una visita anche Nuuk, la capitale più piccola del mondo, dove il design nordico incontra la cultura Inuit. Questo è anche un ottimo punto per rifornimenti prima del salto verso il grande Nord. Infine a Sud dell’isola si può esplorare Qaqortoq, centro noto per le sue acque relativamente calme e i resti archeologici delle colonie di Erik il Rosso.

Charter e spedizioni: tante opzioni per velisti avventurieri

Organizzare un viaggio in barca a vela in Groenlandia non è come noleggiare una barca alle Baleari o in Sardegna: la logistica è complessa, le imbarcazioni devono essere rinforzate per il ghiaccio e gli skipper devono avere una preparazione specifica per le acque polari. Esistono principalmente tre modi per farlo: affidarsi a grandi operatori di charter internazionali, scegliere società specializzate in spedizioni artiche (spesso con barche in acciaio o alluminio), oppure unirsi a viaggi organizzati da skipper italiani. Ecco le principali opzioni disponibili per il 2025/2026:

Società di Spedizione e Charter Specializzati. Queste realtà mettono a disposizione imbarcazioni “heavy duty” (spesso barche in alluminio Garcia o yacht d’esplorazione) nate apposta per i ghiacci.

  • Venturesail Holidays: gestiscono la “Valiente”, una barca da spedizione che opera sulla costa occidentale (da Nuuk a Ilulissat). Offrono viaggi “hands-on” dove puoi partecipare attivamente alle manovre.
  • GlobeSailor/Filovent: sono grandi portali di charter che collaborano con armatori locali. Spesso propongono catamarani o grandi velieri (come golette da 30 metri) che operano tra Upernavik e la Baia di Disko.
  • North Sailing: è una società islandese (basata a Húsavík) famosissima per i suoi velieri tradizionali in legno restaurati (come la “Donna Wood” o la “Opal”). Organizzano regolarmente crociere nello Scoresby Sund (Groenlandia Orientale) partendo dall’Islanda.
  • PolarQuest: più orientata verso piccoli yacht da spedizione (12-50 passeggeri) che combinano il comfort di una crociera con l’agilità di una barca a vela.

Progetti e skipper italiani. Alcuni skipper italiani hanno fatto delle acque artiche la loro seconda casa, organizzando viaggi di gruppo che facilitano molto la gestione linguistica e logistica.

  • Yuliya Vassilyeva (Le Vele Rosse): organizza spedizioni specifiche nella Baia di Disko con barche rinforzate. I programmi sono molto focalizzati sulla fotografia e l’esplorazione lenta dei villaggi Inuit.
  • Sailsquare: funziona come un marketplace. Cercando “Groenlandia” o “Artico”, puoi trovare skipper professionisti (spesso italiani o francesi) che propongono imbarchi individuali o per piccoli gruppi su imbarcazioni oceaniche.
  • 4Winds: un operatore italiano specializzato in mete insolite che propone spesso crociere-spedizione su velieri (come il Rembrandt van Rijn) che coprono la rotta dalle Svalbard alla Groenlandia.

 

Costi e cosa aspettarsi nelle terre ghiacciate

Navigare a vela in Groenlandia ha costi superiori alla media per via delle assicurazioni elevate e della manutenzione delle barche. Il prezzo medio a persona per una spedizione a vela parte da 3.500 per 12 giorni di crociera su un monoscafo o catamarano e arriva a 5.000 – 8.000 euro a bordo di barche più grandi e velieri d’epoca. Fino ad arrivare a 30.500 euro per il noleggio di yacht di lusso.

Per chi non dispone di una barca armata per il ghiaccio, ci sono diverse società di charter che offrono crociere-spedizione anche in questa stagione 2026. I prezzi di queste proposte riflettono naturalmente l’esclusività e la logistica estrema delle navigazioni.

 

L’Umbria di San Francesco. Un itinerario a tema, nell’800mo anniversario della scomparsa

L’Umbria di San Francesco. Un itinerario a tema, nell’800mo anniversario della scomparsa

 

La conversione, la rinuncia ai beni, l’incontro con il lupo, il cantico delle creature. A 800 anni dalla morte, la figura di San Francesco ancora oggi segna in maniera indelebile il territorio dell’Umbria. Non solo per le chiese e i santuari a lui dedicati, ma perché gran parte delle città e dei borghi custodisce leggende e storie del poverello d’Assisi. Nell’anno delle commemorazioni, proponiamo un itinerario alla scoperta dei luoghi della regione, sulle orme del Santo, tra la Valnerina e la Valle Umbra.

Narni, alla scoperta dei tesori nascosti

Uno dei primi borghi umbri raggiungibili dall’A1 all’uscita di Orte è Narni. Qui la leggenda vuole che San Francesco abbia compiuto alcune guarigioni, per poi ritirarsi nel vicino Sacro Speco, dove oggi sorge un’abbazia. Narni, che per la sua bellezza e le sue atmosfere ha ispirato lo scrittore britannico C.S. Lewis nell’ideazione di una delle opere letterarie più famose del ‘900, Le cronache di Narnia, conserva ancora la sua struttura medievale. I terremoti e i vari crolli che ci sono stati nei secoli non hanno cambiato il suo aspetto, ma hanno nascosto bellezze architettoniche uniche e veri e proprio pezzi di storia cittadina. Nel 1979 un gruppo di giovanissimi speleologi di Narni, capeggiati da Roberto Nini, scoprì un piccolo passaggio nei pressi di un antico convento domenicano. Da quel momento, anche grazie ad alcuni finanziamenti pubblici e grazie anche a informazioni recuperate negli archivi vaticani, non solo alcune aree sono state riportate alla luce e rese visitabili, ma è oggi possibile conoscere con relativa sicurezza il nome e la funzione delle varie aree come quella della Sala dei Tormenti. Oggi, sotto terra, è possibile visitare anche una chiesa e dipinti di origine medievale, oltre che ammirare graffiti lasciati sui muri da alcuni prigionieri. Roberto Nini oggi è una delle guide della Narni Sotterranea. Vi racconterà, con emozione malcelata, i primi giorni di questa incredibile scoperta.

Tra cascate, cammini e presepi

 

Ponte delle Torri a Spoleto (Foto di Paolo Ribichini)
Ponte delle Torri a Spoleto 

 

Risalendo verso nord, nei pressi di Terni si può fare un’interessante deviazione verso una delle cascate più belle e famose d’Italia: quella delle Marmore. Da qui, alla sua base, parte una tappa del Cammino di Francesco: 9 chilometri in leggera salita fino al bellissimo lago di Piediluco. Non lontano da qui, ma al di là del confine con il Lazio, c’è il borgo di Greccio, fortemente legato a San Francesco, perché proprio lì, nell’attuale santuario francescano, ci fu la prima rappresentazione del Presepe nel 1223.

Spoleto, la città dei due mondi

Poco più a nord di Terni si entra nella Valle Umbra. “Porta” della valle è la città di Spoleto. Qui in viaggio per diventare cavaliere, Francesco sente la chiamata a cambiare vita. Prima città romana e poi città ducale, Spoleto conserva quell’atmosfera medievale e allo stesso tempo rappresenta in Umbria ma anche in Italia un centro artistico e culturale molto importante, grazie al Festival dei Due Mondi, un festival di musica e teatro che lega l’Italia e l’Europa da una parte e gli Stati Uniti dall’altra. È una cittadina pittoresca da scoprire a piedi. A iniziare dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, conosciuta più comunemente come Duomo di Spoleto. La si raggiunge dalla scenografica scalinata che conduce il visitatore prima con lo sguardo e poi fisicamente verso la chiesa. Da non perdere anche la suggestiva casa romana, scoperta nei sotterranei di un edificio di origine medievale, il suggestivo teatro romano e la Rocca Albornoziana che ospitò più volte Lucrezia Borgia. Trasformata in un carcere, negli anni 80 è stata convertita in un’area museale del Ducato di Spoleto. Intorno alla Rocca c’è una bella passeggiata che conduce al Ponte delle Torri e al Monteluco dall’altra parte della valle. Dalla vecchia stazione si può oggi percorrere gran parte del vecchio tracciato della ferrovia che andava da Spoleto a Norcia, sia a piedi che in bicicletta, tra rampe elicoidali e ponti. Quest’anno il tracciato della vecchia ferrovia compie 100 anni.

Foligno, nella terra del Sagrantino

Tra ulivi e vigneti di Sagrantino, si prosegue verso nord, dove, al centro della valle, c’è Foligno. Qui San Francesco vende il suo cavallo e i suoi beni per restaurare la Chiesa di San Damiano. La città di Foligno, diversamente dagli altri borghi più o meno arroccati, si estende in piano. Da visitare sicuramente il suggestivo Palazzo Trinci, una delle dimore tardo-gotiche più belle d’Italia. Ospita cicli di affreschi attribuiti a Gentile da Fabriano e alla sua bottega. Da non perdere, poi, la vicina Cattedrale di San Feliciano che si affaccia su piazza della Repubblica, come anche Palazzo Orfini, dove nel 1472 venne stampata la prima edizione della Divina Commedia. A Foligno si tiene anche uno dei tornei più antichi d’Italia: la Giostra della Quintana. Cavalli e cavalieri si sfidano nella conquista dell’anello tenuto dall’effigie del saraceno.

Chiostro della Basilica di Sant'Ubaldo a Gubbio (Foto di Paolo Ribichini)
Chiostro della Basilica di Sant’Ubaldo a Gubbio 

 

Assisi, inizio e fine di tutto

Città simbolo di Francesco, Assisi è il luogo dove il santo è nato e dove poi è morto. L’inizio e la fine di un incredibile ciclo di leggende e fatti che hanno segnato profondamente la Chiesa cattolica e il territorio dell’Umbria. Adagiata alle pendici del Monte Subasio, la cittadina mantiene intatta la sua architettura medievale, con piccole stradine acciottolate. Simbolo di Assisi è certamente la Cattedrale di San Francesco, un complesso di due chiese sovrapposte e una cripta che conserva le spoglie del santo. È uno dei santuari più visitati al mondo. Al suo interno affreschi di Cimabue e Giotto, considerati vere e proprie pietre miliari della pittura moderna.

Gubbio, sulle tracce del lupo e dei “ceri”

Gubbio è legata al Santo d’Assisi in primo luogo per la leggenda del Lupo. Nel luogo dove Francesco ammansì l’animale che terrorizzava gli abitanti del borgo, c’è oggi una chiesa appena fuori dal centro storico: Santa Maria della Vittoria. Il paese si estende su più livelli terrazzati lungo il fianco del monte Ingino. Fondata dagli umbri, la città conserva ancora i segni della successiva dominazione romana, come il Teatro e il Mausoleo. Fulcro della cittadina è oggi la medievale Piazza Grande sulla quale si affacciano il Palazzo dei Consoli e quello del Podestà. Per raggiungere, invece, la Basilica di Sant’Ubaldo, si può scegliere la vecchia funivia a cesti. La Basilica si trova sul Colle Eletto e conserva, oltre che le spoglie del Santo, anche i famosi “ceri”, le grandi opere di legno che vengono sollevate e portate di corsa lungo le strade della cittadina ogni 15 maggio. I tre ceri sono oggi simbolo della Regione Umbria. Non si tratta di una gara. L’ordine d’arrivo è prestabilito. La sfida è la velocità e la capacità di mantenere in equilibrio i ceri. Gubbio è poi nota per il più grande albero di Natale al mondo. Dal 1981, ogni anno sulle pendici del Monte Ingino viene allestito un albero di Natale fatto solo di luci. È alto oltre 650 metri e largo 450. È entrato nel Guinness dei primati.