Un viaggio organizzato Nuova Zelanda inizia spesso da Auckland, porta d’ingresso del Paese e città affacciata su due oceani. Qui skyline moderno e natura convivono armoniosamente tra porti, vulcani spenti e quartieri vivaci.
Successivamente, la Penisola di Coromandel offre scenari completamente diversi. Hot Water Beach, ad esempio, permette di scavare una piscina termale naturale nella sabbia, mentre Cathedral Cove regala panorami iconici tra archi rocciosi e acque turchesi. Di conseguenza, questa tappa combina relax e meraviglia paesaggistica.
Hobbiton e Rotorua: tra cinema e geotermia
Durante un viaggio organizzato Nuova Zelanda, una sosta a Hobbiton è quasi imprescindibile. Il celebre set cinematografico immerso nelle colline verdi rappresenta un’esperienza unica per gli amanti del cinema e della natura.
Inoltre, Rotorua introduce un paesaggio completamente diverso, caratterizzato da geyser, pozze di fango bollente e vapori sulfurei. Allo stesso tempo, qui si entra in contatto con la cultura Māori attraverso racconti, tradizioni e cerimonie che arricchiscono profondamente l’esperienza.
Lago Taupo e Tongariro National Park
Un viaggio organizzato Nuova Zelanda prosegue verso il Lago Taupo, il più grande dell’Australasia, e le spettacolari Huka Falls, dove l’acqua assume tonalità turchesi sorprendenti.
Tuttavia, il cuore dell’esperienza naturalistica si trova nel Tongariro National Park. Qui i paesaggi vulcanici, i crateri e i laghi color smeraldo offrono uno scenario tra i più iconici dell’intero Paese. Per questo motivo, questa zona rappresenta una delle esperienze outdoor più memorabili.
Wellington e l’Abel Tasman National Park
In un viaggio organizzato Nuova Zelanda, Wellington rappresenta un passaggio culturale fondamentale. La capitale, dinamica e creativa, unisce musei, waterfront panoramici e una vivace scena gastronomica.
Attraversando poi lo Stretto di Cook si raggiunge l’Isola del Sud e l’Abel Tasman National Park. Qui spiagge dorate, sentieri costieri e acque cristalline creano un contrasto affascinante con i paesaggi vulcanici del nord. Inoltre, la possibilità di escursioni a piedi o in kayak permette di vivere il parco in modo attivo ma immersivo.
West Coast, Franz Josef e Queenstown
Un viaggio organizzato Nuova Zelanda rivela la sua anima più selvaggia lungo la West Coast. Le Pancake Rocks di Punakaiki, le foreste pluviali e i panorami costieri offrono scorci unici e poco antropizzati.
Proseguendo verso sud si incontra il ghiacciaio Franz Josef, dove il contrasto tra ghiaccio e vegetazione è sorprendente. Infine, Queenstown combina lago, montagne e spirito avventuroso. Qui, infatti, è possibile scegliere attività outdoor oppure semplicemente godersi l’atmosfera alpina.
Milford Sound e l’essenza della Nuova Zelanda
Un viaggio organizzato Nuova Zelanda trova il suo culmine al Milford Sound, fiordo iconico circondato da pareti rocciose e cascate spettacolari. Navigare tra queste montagne riflettenti sull’acqua è un’esperienza che sintetizza l’essenza del Paese: natura potente, silenzi profondi e panorami maestosi.
In definitiva, scegliere un itinerario organizzato consente di attraversare ambienti estremamente diversi tra loro, vivendo allo stesso tempo cultura, avventura e paesaggi unici. Se desideri scoprire nel dettaglio tappe, sistemazioni e servizi inclusi, puoi approfondire l’offerta dedicata e valutare la soluzione più adatta al tuo stile di viaggio.
Consigli di Viaggio e Logistica
Documenti: Passaporto valido e richiesta NZeTA prima della partenza secondo normativa vigente.
Clima e abbigliamento: Porta capi a strati, giacca impermeabile e scarpe da trekking per escursioni nei parchi nazionali.
Ritmo del viaggio: Itinerario dinamico con trasferimenti in pullman privato e traghetto inter-isole.
Valuta e pagamenti: Dollaro neozelandese (NZD). Carte accettate quasi ovunque, utili piccoli contanti.
Livello attività: Buona forma fisica consigliata per trekking come il Tongariro e camminate nei parchi.
Prese elettriche: Necessario adattatore tipo I (standard australiano/neozelandese).
Assicurazione: Raccomandata copertura medico-bagaglio e annullamento viaggio.
Conclusioni
La Nuova Zelanda è una destinazione che sorprende a ogni tappa: vulcani attivi, laghi color smeraldo, ghiacciai imponenti e fiordi leggendari convivono in un equilibrio naturale straordinario. Allo stesso tempo, la cultura Māori e l’accoglienza locale aggiungono profondità e autenticità all’esperienza.
Scegliere un viaggio organizzato in Nuova Zelanda significa attraversare due isole completamente diverse tra loro, vivendo paesaggi iconici e momenti autentici senza preoccuparsi della logistica. Inoltre, l’equilibrio tra attività incluse e tempo libero permette di personalizzare il ritmo secondo il proprio stile.
Se desideri scoprire nel dettaglio l’itinerario, le sistemazioni e le partenze disponibili, puoi approfondire l’offerta dedicata e valutare la soluzione più adatta al tuo modo di viaggiare. La Nuova Zelanda non è solo una meta: è un’esperienza che lascia il segno.
La capitale danese Copenaghen è un piccolo gioiello del Nord, bella come una fiaba, dallo spirito tranquillo e accogliente. Visitarla in primavera vuol dire essere testimoni di un mondo che si risveglia, invitando a stare all’aria aperta e ad apprezzare le tante, imperdibili attività che questa città ha da offrire.
Abbiamo raccolto alcune esperienze imperdibili da fare a Copenaghen e dintorni, tra città e natura: fatti catturare anche tu dalle magiche atmosfere del Nord!
8 esperienze imperdibili tra città e natura
Ammirare i ciliegi in fiore
In primavera Copenaghen si colora di rosa. Dai Tivoli Gardens al suggestivo tunnel di ciliegi del Cimitero di Bispebjerg, fino a Langelinie dove la fioritura arriva leggermente più tardi. Da non perdere anche il Giardino Botanico e Kongens Have, perfetti per una pausa tra fiori e sole.
Esplorare la città a piedi, in bici o sull’acqua
La bella stagione è ideale per scoprire Copenaghen all’aria aperta in bici, a piedi o lungo i canali. La città non si esaurisce tra Nyhavn e Strøget. La vera anima si scopre esplorando i suoi quartieri, ognuno con un’identità precisa e un’atmosfera diversa.
Conoscere i sapori locali
Visitare Copenaghen è l’occasione giusta per mangiare come un local: smørrebrød (Aamanns, Schønnemann), hot dog (DØP) e dolci appena sfornati (Hart, Juno, Andersen & Maillard, Andersen Bakery). Street food markets e tavolate condivise tornano protagonisti: Reffen, Broens Street Food o una terrazza sull’acqua come La Banchina o Kayak Bar sono perfetti per godersi il sole. Per concludere la giornata ci sono poi l’urban farming di Gro Spiseri, il ristorante sul tetto a Østerbro o una communal dinner da Kanalhuset o Absalon.
Scoprire architettura e design tra città e mare
Il design in Danimarca è dappertutto, semplice, elegante e funzionale. Per saperne di più, è possibile visitare il Danish Architecture Center e il Designmuseum, o esplorare il quartiere di Nordhavn. Fuori città, al Louisiana Museum of Modern Art, arte, natura e mare si incontrano, mentre a Ordrupgaard si può ammirare anche la casa dell’architetto Finn Juhl, perfetto esempio di design danese del XX secolo immerso nel verde.
Sfuggire alla pioggia rifugiandosi in un museo
Ny Carlsberg Glyptotek, SMK (Statens Museum for Kunst) o il Nationalmuseet sono ottime alternative nelle giornate più grigie. Si potrà scoprire il lato reale della capitale visitando il Castello di Rosenborg oppure assistendo al cambio della guardia ad Amalienborg. Christiansborg, sede del Parlamento ma anche luogo di rappresentanza reale, permette di accedere alle sale ufficiali e alla Torre con vista sulla città. Nei dintorni si trovano la casa-museo di Karen Blixen, il Frilandsmuseet (The Open Air Museum), il Museo Marittimo e la Cattedrale di Roskilde, Patrimonio UNESCO e luogo di sepoltura dei sovrani danesi, completano il percorso tra storia, architettura e monarchia.
Farsi ispirare pedalando per la città
Copenaghen è una delle capitali mondiali della mobilità ciclabile, e la primavera è il momento perfetto per scoprirla su due ruote. Piste ciclabili sicure, ponti iconici come l’Inderhavnsbroen e percorsi panoramici lungo l’acqua rendono ogni spostamento parte dell’esperienza. A giugno la città ospita la Copenhagen Sprint, evento ciclistico che celebra la passione danese per le due ruote e coinvolge sia professionisti sia amatori. Un’occasione in più per lasciarsi ispirare e vivere la destinazione in modo attivo. La bicicletta è senza dubbio il modo più autentico per esplorare Copenaghen e i suoi dintorni.
Fare una gita fuori porta per visitare le città vicine
La Danimarca è un paese compatto e le brevi distanze sono un suo punto di forza. In un’ora o poco meno si possono raggiungere queste città: Elsinore e il Castello di Kronborg, sito UNESCO, affacciato sull’Øresund, Roskilde con la sua Cattedrale UNESCO e il Museo delle Navi Vichinghe, Odense, città natale di Hans Christian Andersen.
Dedicarsi alle attività all’aria aperta
Per scoprire il rapporto che i danesi hanno con l’acqua, ci si può rilassare lungo i canali in centro città (i più temerari fanno il bagno tutto l’anno!) o anche, se si ha tempo, raggiungere le spiagge di Bellevue, Hornbæk o Amager Strandpark. In primavera le giornate si allungano e la vita si sposta naturalmente all’aperto, tra parchi, piazze e waterfront. Per immergersi ancora di più nella natura, fuori Copenaghen si può camminare tra i cervi a Dyrehaven (sito UNESCO), salire sulla torre panoramica di Camp Adventure o esplorare i paesaggi spettacolari di Stevns Klint e Møns Klint (siti UNESCO). La primavera è perfetta anche per escursioni in bici, trekking e kayak lungo la costa.
Capitali imperiali e villaggi ancestrali, montagne sacre e deserti sconfinati: la Cina è un universo culturale stratificato che vive nella materia dei luoghi. Un patrimonio millenario – in parte riconosciuto dall’UNESCO – si intreccia con tradizioni ancora vive, offrendo un viaggio che è insieme conoscenza, meraviglia e immersione.
Dalle ricchezze paesaggistiche e notevole varietà etnica dello Yunnan ai pinnacoli carsici del Parco Nazionale di Zhangjiajie nella foresta subtropicale e temperata dell’Hùnàn; dalla gigantesca statua del Buddha di Leshan, nel Sichuan, al leggendario tempio Shaolin di Zhengzhou. Dalle grandi città come Pechino e Shanghai alla Grande Muraglia e dall’imperdibile “Esercito di terracotta” a Xi’an alle provincie della Manciura nell’estremo nord-est del Paese.
Non mancano, inoltre, i suggestivi paesaggi lungo alcuni degli affascinanti e mitici percorsi della Via della Seta, così come una vera e propria mini-spedizione in 4×4 attraverso lo straordinario deserto di Badan Jaran (nella Mongolia Interna cinese). E l’occasione di assistere al Festival degli Sciamani, celebrato dalle minoranze etniche Tibetane e Tu nella provincia del Qinghai.
Un viaggio in Cina è un’autentica e unica immersione tra storia, tradizioni, natura e modernità.
Un’isola nell’Atlantico meridionale, a metà strada tra l’Africae il Sudamerica dove il servizio di telefonia mobile è arrivato nel 2015 e la tartaruga più vecchia del mondo vive sul prato del governatore.
Sant’Elena, l’isola lontana da tutto
Non esiste un modo comodo per arrivare a Sant’Elena. Esiste solo un modo possibile. Un volo settimanale da Johannesburg, cinque ore sospesi sopra l’oceano, e poi l’atterraggio: le scogliere di basalto nero che si avvicinano al finestrino, il vento che spinge di lato, la pista ricavata su un pianoro a strapiombo sul mare.
L’aeroporto – inaugurato nel 2017 dopo anni di ritardi causati dal wind shear che terrorizza i piloti – ha cambiato la storia di questo territorio britannico d’oltremare di 122 km e quattromila abitanti. Prima c’era solo una nave postale da Città del Capo. Oggi il tempo per raggiungerla si è accorciato, ma l’isolamento resta intatto. Non è un dato suggestivo: è una struttura che organizza ogni aspetto della vita, dai ritmi commerciali al turismo.
L’isola più vicina è Ascensione, quasi settecento miglia nautiche a nord, completa la triade l’ancora più remota Tristan da Cunha.
Il cellulare prende solo in alcuni punti e con una sim locale, per la connessione ad internet meglio affidarsi ai wifi locali, i carichi con le merci non sempre riescono a portare tutto quello che serve o ad arrivare sempre. La prima cosa che ho notato è che tutti ti salutano, sia per strada sia in auto.
Vista del centro
Cosa vedere
Jamestown, la capitale, è un corridoio stretto tra due pareti di roccia vulcanica. Le case georgiane, le facciate dipinte a colori pastello, un forte seicentesco con i cannoni ancora puntati verso il mare: tutto racconta una storia coloniale leggibile nello spazio con una chiarezza. La Jacob’s Ladder, 699 gradini che collegano il centro città a Ladder Hill Fort, è il monumento più fotografato dell’isola e probabilmente la scala più ripida che le vostre gambe incontreranno mai. Dalla cima, Jamestown sembra un modellino posato in fondo a una gola, e l’oceano dietro è di quel blu compatto, quasi solido, che si trova solo dove la terra è lontana da qualsiasi altra terra.
Napoleone Bonaparte arrivò qui nel 1815, dopo Waterloo. Non se ne andò mai: morì sei anni dopo a Longwood House, la residenza umida e ventosa che gli inglesi gli avevano assegnato nell’entroterra. La sua tomba originaria fu una lastra di pietra in una valle silenziosa chiamata Sane Valley, sotto un gruppo di salici. Il corpo fu trasferito a Parigi nel 1840. Longwood House è oggi un piccolo museo gestito dal consolato francese, un’enclave di Francia nel mezzo dell’Atlantico britannico.
Il Museum of St Helena
Ma Sant’Elena non è solo il suo passato. L’interno dell’isola è una sorpresa continua per chi si aspetta solo roccia vulcanica e vento. I microclimi cambiano nel giro di pochi minuti d’auto: si passa da paesaggi lunari e brulli, con pendii color marrone rossiccio completamente spogli, a foreste umide di felci arboree e piante endemiche che non esistono in nessun altro punto del pianeta.
Il Diana’s Peak, con i suoi 823 metri, è il punto più alto dell’isola e la camminata lungo il crinale attraversa l’ultima foresta pluviale naturale britannica – una cloud forest che ospita centinaia di specie rare – tra alberi endemici (oltre 500 tra specie vegetali e animali non si trovano in nessun’altra parte del mondo) e sterne (è il posto perfetto per fare birdwatching) che volteggiano sopra la testa come piccoli fantasmi bianchi. Dalla cima, nelle giornate limpide, si vede tutta l’isola.
Il mare intorno a Sant’Elena è protetto da una zona marina di duecento miglia ed è tra i più ricchi dell’Atlantico meridionale. Da gennaio a marzo è stagione degli squali balena, da aprile ad agosto arrivano tonni e wahoo, da giugno a dicembre le megattere per la riproduzione. I subacquei trovano relitti, grotte sottomarine e incontri con mante e squali martello. E poi ci sono i delfini, che ho visto volteggiare accanto alla barca.
Non è un’isola per la balneazione ma le acque sono perfette per immersioni, snorkeling, pesca, sport acquatici, nuoto, gite in barca e per avvistare una varietà di vita marina. I subacquei possono esplorare otto relitti accessibili.
Il Museum of St Helena si trova ai piedi della Jacob’s Ladder, appena oltre il Grand Parade, in un edificio in pietra di fine Settecento che un tempo ospitava la centrale elettrica dell’isola. L’ingresso è gratuito – si accettano donazioni – e il museo è gestito quasi interamente da volontari della St Helena Heritage Society, che dal 1979 raccoglie, cataloga e conserva la memoria materiale di questo angolo d’Atlantico. Su due piani si attraversano cinquecento anni di storia compressi in poche stanze: reperti recuperati dai numerosi relitti che punteggiano i fondali intorno all’isola, cimeli dell’epoca napoleonica, documenti sulla tratta degli schiavi — perché Jamestown fu anche uno snodo nella repressione britannica del traffico schiavista, e nella vicina Rupert’s Valley si trovano le sepolture di migliaia di africani liberati dalle navi negriere che non sopravvissero al viaggio. È un museo piccolo che vive di un accumulo paziente di oggetti quotidiani, lettere, strumenti nautici e fotografie sbiadite che qualcuno ha deciso di non buttare via.
I microclimi cambiano nel giro di pochi minuti d’auto
Da sapere
Viaggiare a Sant’Elena impone dei limiti concreti, e conviene saperlo prima di prenotare. Il volo settimanale di Airlink da Johannesburg è l’unico collegamento aereo: se lo perdete, aspettate sette giorni. Non esistono voli interni, non esistono alternative. Pochi esercizi commerciali accettano carte di credito internazionali: la Bank of St Helena offre una Tourist Card che permette di utilizzare il sistema di pagamento locale, e conviene attivarla prima della partenza scaricando l’app ufficiale. I contanti sono essenziali, e c’è uno sportello della banca per il cambio proprio all’areoporto. Il trasporto pubblico è essenziale: noleggiare un’auto è la soluzione più pratica per esplorare l’isola, ma le strade sono strette e le distanze brevi.
Il caffè di Sant’Elena è uno dei più apprezzati al mondo
Per dormire, l’offerta si è ampliata negli ultimi anni ma resta contenuta. A parte un paio di alberghi come il Mantis St Helena, un hotel ricavato in un’ex caserma ufficiali del 1774, c’è il Blue Lantern, esistono camere e case in affitto. Il cibo dell’isola riflette la sua storia, l’influenza culinaria che mescola tradizione britannica, sudafricana e isolana: pesce, cipolle fritte, riso, patate, curry e tante spezie.
C’è anche un ristorante cinese che non accettando la carta ci ha fatto credito segnando il nome su un grosso quaderno. Nei fine settimana è consuetudine organizzare un “cook-up” (barbecue/braai), portare un pranzo al sacco durante un giro in auto intorno all’isola o riunirsi in famiglia per un abbondante pranzo domenicale.
Il caffè di Sant’Elena è uno dei più apprezzati al mondo e la distilleria di Sant’Elena è nota per essere la distilleria più remota del mondo. Produce una gamma di distillati e liquori dal nome affascinante “Lo Spirito dei Santi”.
La tartaruga Jonathan
Quello che Sant’Elena offre davvero non è un’esperienza turistica nel senso convenzionale. Non ci sono resort, non ci sono spiagge attrezzate, la vita notturna non esiste, se non consideriamo il pub. C’è un’isola che funziona secondo regole proprie, dove Jonathan – la tartaruga gigante di oltre 190 anni, la più vecchia del mondo – vive sul prato della Plantation House, la residenza del governatore, e dove il tempo si misura in maree e voli settimanali. Per chi cerca esattamente questo – un luogo dove l’isolamento non è un problema da risolvere ma una condizione da abitare – Sant’Elena è perfetta.
Forse non tutti conoscono la regione dell’Ostro Botnia e probabilmente in pochi hanno sentito parlare di Oulu. Proprio per questo appare particolarmente significativa la scelta di ospitare in questa città la Capitale Europea della Cultura 2026, un’occasione perfetta per inserire la Finlandia tra le mete di viaggio del prossimo anno.
Sono ancora troppo pochi gli italiani che visitano la Finlandia e ancor meno quelli che si spingono verso nord. Ma quest’anno c’è una ragione in più per farlo: lasciarsi stuzzicare dal ricco programma di eventi culturali e dal rinnovato fermento che animano Oulu.
Tipiche casette di legno nel centro storico di Oulu
Verso il grande Nord
L’inaugurazione dell’anno da capitale è a metà gennaio 2026. Quando arrivo nevica, il termometro segna meno 8 gradi ma il freddo non si avverte, fa buio presto, molto presto e questa luce, anzi mancanza di luce, avvolge tutto in una dimensione onirica.
Da Helsinky, ho scelto di proseguire verso nord in treno. Nel vagone c’è un silenzio che neanche in biblioteca, molti passeggeri camminano senza scarpe, tanto per terra c’è una moquette immacolata. E’ un assaggio di quel che mi aspetta: gente silenziosa eppure allegra, voglia di fare festa ma rispettando i luoghi e le persone.
Inaugurazione di Oulu Capitale Europea della Cultura 2026 nella Piazza del Mercato
Una festa sul ghiaccio
Oulu è la città più importante del nord del paese, quinta per popolazione in Finlandia, tra le città con l’aria più pulita d’Europa. Si trova circa 150 chilometri a sud del Circolo Polare Artico, affacciata sul Mar Baltico che qui diventa golfo di Botnia. Sulla Piazza del Mercato, cuore pulsante della città, è stato allestito il grande palco dal quale si festeggia l’inizio di questo anno da capitale. Ci guardiamo attorno: case di legno colorate, un’enorme biblioteca in vetro e acciaio e il teatro cittadino, tutto con vista mare (che adesso è ghiacciato). Per terra ci sono 50 cm di neve, continua a nevicare ma qui il mezzo più usato per muoversi è la bicicletta. La usano i giovani, gli anziani, le mamme e i papà attrezzati con il carrello porta bimbi: da non crederci. Sarà per questo che le decine di migliaia di persone che arrivano sulla piazza per la cerimonia inaugurale non creano ingorghi. Tutto scorre come un meccanismo perfettamente oliato. Come il coro di 40 uomini urlanti che sale sul palco per aprire i festeggiamenti. Si chiama Mieskuoro Huutajat (The screming men’s choir), uno dei simboli di questa città. Si esibiscono in giacca e cravatta, a dispetto del freddo, un coro che non canta ma urla, produce suoni potenti e simpatia immediata. Eccentrico? Certo, come lo è organizzare un festival all’aperto a gennaio, a queste latitudini. E come lo è il festival di Air Guitar (quest’anno dal 27 al 29 agosto), la competizione che ogni anno assegna il titolo di miglior chitarrista…dell’aria. Sì, perché la chitarra non c’è, se la immaginano e la suonano a gesti, mentre sotto scorre la musica.
Felicità e cambiamento
Lo avete capito, qui hanno un’innata capacità di essere stravaganti, che forse è una delle ragioni che fanno della Finlandia il paese più felice del mondo per l’ottavo anno consecutivo, secondo un rapporto dell’ONU che effettua un’indagine molto seria su questo tema, dove la domanda centrale è “Quanto sei soddisfatto della tua vita?”. E allora, proviamo a imparare qualcosa da questo popolo che sa godersi la vita, a dispetto di condizioni climatiche estreme e di un vicino aggressivo come la Russia (che dista da qui meno di duecento chilometri), e nonostante il cambiamento climatico che, da queste parti, si avverte benissimo. Proprio per questo il tema scelto per il programma è ‘Cultural Climate Change’, a sottolineare il bisogno di un cambio di prospettiva nel nostro modo di pensare in un mondo che cambia a velocità vorticosa. E’ un tema che riguarda tutti, ed è per questo che l’anno da capitale della cultura vuole essere un laboratorio creativo, uno spazio di sperimentazione per ripensare il modo in cui ci rapportiamo con il pianetama anche al modo in cui ci relazioniamo tra noi, con gli altri, a livello sociale, artistico, culturale. Tutto questo, proprio in un territorio remoto, periferico, ma che non si arrende all’idea che ciò significhi isolamento o esclusione. Non a caso, Oulu è il simbolo finlandese dell’innovazione, un luogo che ha saputo cambiare nel corso della sua storia, passando da luogo di produzione del catrame a città sede della Nokia e di un’importante industria creativa. Buona parte degli appuntamenti in programma si svolge al di fuori del centro città, coinvolgendo complessivamente 39 località della regione. In più, circa il 50% degli eventi va oltre le sedi culturali tradizionali: tra questi il festival di musica elettronica Frozen People, che si terrà sul mare ghiacciato di Nallikari Beach. Oppure la mostra fotografica ‘Play’, che il museo della fotografia Fotografiska di Tallin ha allestito in un centro commerciale, dove sono esposte opere di 17 artisti internazionali.
Sámi e renne nei boschi finlandesi
La voce dei sámi
Sebbene Oulu non si trovi nel territorio tradizionale del popolo sámi, l’unico gruppo indigeno riconosciuto nell’Unione Europea, molti sámi considerano la città come la propria casa. Questo aspetto sarà centrale negli eventi del 2026, tra cui unamostra di arte sámi all’Oulu Museum of Art (‘Eanangiella: Voice of the Land’) e l’opera Ovllá, forse l’evento più memorabile a cui ho assistito durante i giorni d’inaugurazione. Racconta una storia di radici e patrimonio culturale che vengono strappati via. La musica evoca vasti paesaggi sonori, profondamente radicati nella natura sámi. Tuttavia, sotto questa bellezza si cela una dura narrazione del conflitto tra le forze coloniali e i popoli indigeni sámi, privati della loro armoniosa convivenza con la natura, nel tentativo di sostituirla con l’industrializzazione e l’istituzionalizzazione.
Insomma, le occasioni per riflettere non mancano, la gente del posto è ospitale, i bar della città sono pieni di vita, a pochi chilometri dal centro ci sono laghi, fiumi, foreste e ovunque c’è una sauna pronta ad accogliervi. Calda, comel’anno che si prospetta a Oulu, Ostrobotnia settentrionale, Finlandia.
Creatività per le strade di Oulu, Capitale Europea della Cultura 2026
Madrid sul gradino più alto del podio, accanto a due sorprese da Cipro e dalla Slovenia. Spopola l’Italia: Verona subito fuori dal podio, poi altre sei destinazioni.
1) Madrid
500 destinazioni, 154 Paesi, 1,33 milioni di voti. European Best Destination l’organizzazione con sede a Bruxelles, nata per promuovere i territori, la cultura, il dialogo e il turismo in Europa, anche quest’anno ha stilato la classifica delle 20 località che valgono il viaggio. La capitale dell’anno? Madrid. Ma l’Italia se la cava benissimo, con ben 7 località differenti nella top 20.
2) Nicosia, Cipro
Ma come nasce questa selezione? Dietro le quinte, c’è un processo lungo e accurato. Prima dell’apertura del voto pubblico, un team di esperti del settore turistico analizza oltre 500 destinazioni in tutta Europa. La selezione iniziale si basa su indicatori oggettivi — tra cui i dati di crescita dei flussi (Eurostat), l’andamento delle ricerche online e la visibilità sui social — insieme a criteri qualitativi come l’impegno in sostenibilità, accessibilità e sviluppo locale.
3) Stajerska, Slovenia
I parametri
Tra i parametri presi in considerazione ci sono anche riconoscimenti europei e internazionali, inclusi i siti UNESCO e i programmi UE dedicati alla valorizzazione territoriale. Le mete selezionate vengono quindi sottoposte al voto del pubblico internazionale, che determina la classifica finale, 20 destinazioni diverse per patrimonio storico, esperienze gastronomiche e paesaggi naturali, dalle gemme da scoprire alle grandi capitali culturali.
4) Verona
A partire proprio da Madrid, al primo posto. Sofisticata ma accessibile, vivace ma vivibile, la capitale spagnola riassume le ultime tendenze di viaggio, offrendo un’esperienza immersiva, esperienziale e profondamente connessa al luogo. Il cuore culturale della città è rappresentato dal Landscape of Light, sito UNESCO che riunisce in un unico asse urbano il Museo del Prado, il Museo Reina Sofía e il Museo Thyssen-Bornemisza, creando un dialogo continuo tra arte, architettura e natura.
Podio tra capitali e outsider
5) Parigi.
Ma l’energia culturale madrilena si estende ben oltre le istituzioni: quartieri come Carabanchel, un tempo industriali, sono stati reinterpretati da artisti e designer e oggi ospitano gallerie sperimentali, studi e spazi creativi che raccontano la costante reinvenzione della città. Madrid è anche uno dei luoghi simbolo del flamenco, che esprime l’identità culturale spagnola, portando avanti la tradizione. Con oltre 3.000 ore di sole all’anno, la città si vive soprattutto all’aperto, tra viali eleganti, piazze animate e il grande Parque del Retiro, che definiscono uno stile di vita basato su socialità e connessione.
6) Câmara de Lobos, Madeira, Portogallao
Al secondo posto c’è una meta meno nota, Nicosia: nominata Best Cultural Destination in Europe 2026, la capitale cipriota si afferma come una delle città più interessanti del Mediterraneo, dove passato e contemporaneità convivono in un equilibrio dinamico. Nel cuore della città vecchia si attraversano secoli di storia tra mura veneziane, architetture ottomane e cortili profumati di agrumi; appena fuori, emerge la sua modernità, animata da università, spazi creativi e una nuova generazione di designer e artisti. La gastronomia è parte integrante dell’identità urbana — tra meze condivisi, reinterpretazioni della cucina cipriota e wine bar locali — mentre musei e spazi d’arte contemporanea raccontano l’evoluzione dell’isola, affiancati da eventi e festival durante tutto l’anno. Nicosia offre un city break autentico, capace di raccontare un Mediterraneo tradizionale ma contemporaneo, colto e in continua evoluzione.
7) Alaçatı, Izmir (Smirne), Turchia.
In classifica città e regioni
Da scoprire anche la terza meta votata: non una città ma una regione, Štajerska, nel nord-est della Slovenia, entra tra le Top 3 Best Destinations in Europe 2026, confermandosi come una delle mete più interessanti del continente. Qui paesaggi, cultura, gastronomia e soprattutto tradizione vinicola. Il patrimonio storico arricchisce il viaggio, soprattutto a Ptuj, la città più antica del Paese e Best Cultural Heritage Town in Europe 2026, con il suo centro medievale e il castello affacciato sul fiume Drava. Intorno, la natura è protagonista: vigneti, colline boscose e il massiccio del Pohorje offrono attività all’aria aperta tutto l’anno, tra escursioni, sport invernali e terme. Completa l’esperienza una cucina radicata nel territorio — prodotti locali, olio di semi di zucca, formaggi e ricette tradizionali reinterpretate — che rende Štajerska una destinazione da scoprire con lentezza, oggi tra le più promettenti d’Europa.
8) Burano (VE).
Al quarto posto l’Italia, con Verona: “Verona si conferma nel 2026 una delle city break più irresistibili d’Italia. Raffinata e raccolta, immersa in una luce calda, la città unisce storia romana, eleganza rinascimentale, opera di livello internazionale e il ritmo rilassato della vita del Nord Italia. È una destinazione da vivere passeggiando senza fretta, tra strade di marmo, facciate pastello, cortili silenziosi e caffè dove il tempo sembra rallentare”, motiva l’ente europeo. “L’Arena di Verona è la protagonista, con spettacoli all’aperto che trasformano le notti estive in scenari quasi cinematografici. Non manca un’anima contemporanea: wine bar, giovani chef che reinterpretano la cucina veneta, boutique hotel ricavati in palazzi storici e negozi di design aggiungono un tocco creativo e attuale alla città”.
9) Lisbona.
Parigi chiude la top 5
Chiude la cinquina Parigi. Una scelta che non stupisce: la Ville Lumiere si conferma più luminosa che mai, in un equilibrio perfetto di arte, convivialità, caffè, verde e musei, che la rendono intramontabile.
10) Almeria, Spagna.
Voliamo in Portogallo per il sesto posto, nella sempre verde Madeira, il giardino fiorito d’Europa. A catturare l’attenzione dei viaggiatori è una località poco sconosciuta da esplorare, Câmara de Lobos: villaggio affacciato sull’Atlantico, conquista con il suo porticciolo barche variopinte del porto, le scogliere imponenti e una luce calda che esalta ogni scorcio. Tra vicoli stretti, terrazze soleggiate e case decorate di bouganville, la località — resa celebre anche dai dipinti di Winston Churchill — unisce il fascino locale a un nuovo fermento creativo fatto di caffè, enoteche e piccole botteghe di design.
11) Stavanger, Norvegia.
Da Madeira a Burano
Da non perdere il lato gastronomico: dall’espetada al pesce sciabola nero, fino ai ristoranti sul mare e ai bar di poncha al tramonto, i sapori raccontano l’anima più autentica dell’isola. Con vigneti, percorsi tra le levadas e Funchal a breve distanza, Câmara de Lobos offre un’esperienza completa tra natura, cultura e lifestyle rilassato.
12) Praia do Amado, Costa Vicentina, Portogallo.
Segue Alaçatı, in Turchia, un villaggio assolato nei pressi di İzmir dove case in pietra, boutique hotel e strade bordate di bouganville creano un clima rilassato. Una località consigliata per l’equilibrio tra vita di mare, design, gastronomia e slow living. Le giornate scorrono tra baie turchesi, beach club e passeggiate affacciate sull’Egeo.
13) Ano Koufonissi, Chora, Grecia.
Torniamo in Italia per l’ottavo posto con Burano, “un sogno dipinto a colori vivaci”, scrive European Best Destination, che la consiglia non solo per la vicinanza a Venezia, ma per la combinazione di architetture colorate, botteghe artigiane che raccontano la storia del luogo, i negozi di merletti, le trattorie familiari piene di gusto.
14) Playa Illa Roja, Begur, Costa Brava, Spagna.
Lisbona e Almeria chiudono top 10
Dopo Lisbona al nono posto, chiude la top ten la spagnola Almería, una delle fughe costiere più rilassanti d’Europa. Tra spiagge tranquille e paesaggi desertici, la città colpisce proprio per la sua semplicità: vicoli imbiancati, piazze con palme e caffè che si aprono sulle strade assolate. A pochi minuti, il Parque Natural Cabo de Gata offre calette selvagge, scogliere vulcaniche e acque cristalline, che permettono di scoprire un volto ancora inesplorato del Mediterraneo.
15) Cefalù (PA).
In nord Europa vale la pena puntare sulla Norvegia: la capitale gastronomica è Stavanger, una cittadina portuale dai ritmi slow da esplorare a piedi, tra case bianche in legno perfettamente conservate e tranquille vie, in una combinazione di architettura contemporanea, musei curati e una scena creativa vivace.
16) Avlemotas, Cerigo-Citèra, Grecia.
Algarve e isole greche
Torna in scena il Portogallo, poi, con la Costa Vicentina, descritta come “una delle destinazioni nascoste più affascinanti d’Europa: da Aljezur a Odeceixe, passando per Bordeira, dune infinite, scogliere selvagge e villaggi silenziosi raccontano un Portogallo autentico e preservato, ancora lontano dal turismo di massa”. Tra le perle della costa, Vale da Telha offre ville immerse nei pini, privacy e aria pura, perfetta per chi cerca natura, surf all’alba, passeggiate o semplicemente il lusso di non fare nulla. Qui creativi, artisti e designer trovano ispirazione in un’atmosfera discreta ed esclusiva.
17) Bosa (OR).
La Grecia non può mancare: Ano Koufonissi, sull’isola di Chora, conquista per i vicoli imbiancati, le porte blu brillanti, le bouganville e le acque turchesi che hanno reso famose le altre isole – prese d’assalto – ma con un turismo più defilato. La Costa Brava è un’altra meta molto amata dai viaggiatori, soprattutto d’estate. Il consiglio? Puntate su Begur. Adagiata sul mare tra pinete e case storiche in pietra, la cittadina offre un centro medievale, panorami e calette defilate come Sa Tuna, Aiguablava e Fornells.
18) Ravello (SA).
Le altre italiane
Torniamo in Italia con Cefalù, che conquista la posizione numero 15, “una delle città costiere più belle d’Europa – si legge sul sito – con un mix perfetto di fascino medievale, spiagge assolate, gastronomia eccellente e autentica atmosfera mediterranea”. Dopo il villaggio dei pescatori greco Avlemonas, Citèra, torniamo in Italia. Il Belpaese chiude la classifica: Bosa (17) è uno dei segreti custoditi al meglio in Sardegna, con le sue case pastello, il tranquillo fiume Temo, la luce mediterranea.
19) Procida (NA)
Se il centro storico è un labirinto di vicoli colorati, botteghe artigiane e piccoli caffè, dove assaporare dolci locali, pesce fresco e il celebre vino Malvasia della regione, a Bosa Marina ci si rilassa tra spiagge dorate e acque cristalline. Mentre Ravello (18) viene apprezzata per i grandi paesaggi della Costiera Amalfitana, Procida (19) viene definita “l’isola più genuina d’Italia”. Chiude Taormina (20) è “la più scenografica”, dove bellezza, cultura e fascino si incontrano.