𝗟𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼: 𝗖𝗮𝗹𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼𝗹𝘂

𝗟𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼: 𝗖𝗮𝗹𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼𝗹𝘂

𝗟𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼: 𝗖𝗮𝗹𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼𝗹𝘂 🏖

😍 Potrebbe darsi che non ne abbiate mai sentito parlare, ma nel nostro straordinario Paese, precisamente in Sardegna, si trova la spiaggia di Cala Mariolu, a Baunei nella provincia di Nuoro, che rappresenta un autentico paradiso terrestre!

📊 La sua bellezza è stata ampiamente confermata nel corso del tempo: numerose classifiche nazionali l’hanno riconosciuta, incluso il rinomato sito di recensioni TripAdvisor.

🎉 E ora, questa gemma nel Golfo di Orosei riceve un altro prestigioso riconoscimento. Grazie agli esperti del settore viaggi e a numerosi influencer del turismo, Cala Mariolu è stata ufficialmente nominata la spiaggia più bella d’Europa! E non finisce qui: a livello mondiale, ha ottenuto un meritatissimo secondo posto nella classifica “The World’s 50 Best Beaches”, redatta dal portale statunitense omonimo.

✋ Tuttavia, va preservata questa meraviglia: il comune di Baunei ha fissato un limite di accessi giornalieri, per tutelare un ecosistema così delicato quanto incantevole. Pertanto, l’accesso non è così immediato: il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente è di 700.

🤩 Ma Cala Mariolu non è l’unica spiaggia italiana ad essere stata onorata in questa prestigiosa classifica mondiale: al diciannovesimo posto troviamo Cala Goloritzé, con un massimo di 250 accessi giornalieri, mentre al cinquantesimo posto troviamo la spiaggia dei Conigli di Lampedusa.

🫂 Insomma, non potevamo aspettarci altro! L’Italia vanta un patrimonio paesaggistico straordinario, con spiagge altrettanto spettacolari che lasciano senza fiato: sono tesori da preservare e da godere con rispetto e gratitudine.

Barcellona perla della Catalogna: a zonzo tra musica, tapas e giardini dell’arte

Barcellona perla della Catalogna: a zonzo tra musica, tapas e giardini dell’arte

Musica, arte, fiori y tapas. Barcellona è un museo a cielo aperto e un parco giochi che attira turisti da tutto il mondo, in ogni stagione. E’ musica per le strade del Barrio Gotico, vetrate dai colori accesi, fiori sulla Rambla e code davanti ai migliori tapas bar. Case con pareti arrotondate e comignoli bizzarri, una cattedrale che sembra una foresta di pietra e la passeggiata sul mare che fa sognare la California. Non basta un weekend lungo per vedere tutto, ma il consiglio è di prenotare con anticipo le attrazioni più richieste per non rischiare di perderle. La città catalana è una macchina da turismo molto amata dagli italiani: secondo i dati di Idescat e Ine, nel primo trimestre del 2024 sono stati 348,46 mila i turisti italiani che hanno scelto di viaggiare in Catalogna – l’81,4 per cento di questi per vacanza – con un soggiorno medio di 4,4 notti. Uscire dai classici itinerari, però, perdersi per le stradine meno conosciute della città, riserva belle sorprese e conferisce un gusto più autentico al viaggio.

 

Barceloneta - (c) AL PHT Air Picture TAVISA
Barceloneta – (c) AL PHT Air Picture TAVISA 

 

Le opere di Antoni Gaudí

Le case di Antoni Gaudí sono capolavori di architettura e creatività, e la loro bellezza è proporzionale alla folla di persone che si mette in coda per visitarle. Il percorso si snoda lungo le stanze delle case che hanno forme arrotondate e un’architettura che non segue gli schemi standard, come il camino inconsueto all’ingresso di casa Batlló. Al termine della visita di questo museo è possibile immergersi in un’installazione che trasporta il visitatore nella mente del suo ideatore, con la riproduzione di immagini e frame che lasciano sbalorditi. “Ho immaginato la Pedrera come un mare con onde imponenti”, spiega nell’audio guida la voce di Gaudì, che per le sue opere si è lasciato ispirare dalla natura e dai suoi elementi. La Casa Milà sembra rivestita da pareti morbide ed è avvolgente nelle sue forme, quasi ad abbracciare il visitatore: non ci sono spigoli, ma angoli dolci. Alla fine della visita si sale sul tetto dai comignoli bizzarri per ammirare un tramonto che illumina la città.

 

Casa Batlló i Casa Amatller - (c) Gemma Miralda
Casa Batlló i Casa Amatller – (c) Gemma Miralda 

 

Programmando il viaggio a Barcellona, dopo aver prenotato i voli e l’hotel, bisogna necessariamente prendere anche il biglietto per la Sagrada Familia, l’opera monumentale – e ancora incompleta – a cui Gaudì dedicò gran parte degli ultimi anni della sua vita. Alla cattedrale si accede soltanto con prenotazione online e considerando che il flusso maggiore di turisti si verifica da maggio a ottobre, e che gli ingressi sono limitati, conviene muoversi per tempo. Varcando la porta di questo ‘tempio della luce’ si resta senza parole: da fuori sembra più grande, ma solo entrando si può cogliere la bellezza e il genio di chi l’ha progettata e che purtroppo non potrà vedere la sua opera realizzata (i lavori dovrebbero terminare nel 2026). Le colonne sembrano alberi che si protendono al cielo e le vetrate laterali sono state realizzate in diversi colori: la facciata della Natività ha i toni del blu che corrispondono alla luce più tenue del mattino, mentre su lato opposto della navata, rivolto a ovest, domina l’arancione che ricorda la luce del tramonto.

Palau de la musica Catalana e musei

Barcellona è musica: per le strade, nel metrò, fuori dai locali. Ma soprattutto nel suo tempio della musica: il Palau de la musica Catalana, un gioiello di bellezza e magnificenza dell’Art Nouveau catalano dichiarato Patrimonio Unesco, incastonato nel Barrio. Colonne intarsiate, muse e fiori scolpiti, vetrate luminose dai mille colori, un imponente organo sopra al palcoscenico e un lucernario a goccia al centro della sala che rappresenta il sole. L’effetto ottico è stupefacente, ma è ancora più emozionate poter assistere a un concerto o a uno spettacolo seduti in questo ‘giardino della musica’, immersi fra melodia e bellezza.

 

Palau de la musica Catalana
Palau de la musica Catalana 

 

Una chicca leggermente fuori dagli itinerari turistici – ma neanche troppo, visto che si trova accanto alla casa Batllò – è la casa-museo Amatller, celebre esempio del modernismo catalano progettata nel 1900 dall’architetto Josep Puig i Cadafalch, che conserva tutti i mobili e gli arredi dell’epoca. La visita è guidata e consente di fare un viaggio nel tempo fra le collezioni private di oggetti e opere d’arte, i lampadari e le decorazioni in stile moresco, i ricordi di viaggio di Antoni Amatller, proprietario di casa oltre che della fabbrica di cioccolato della famiglia. Impossibile riuscire a visitare tutti i musei della città in una volta sola, ma facendo una selezione merita quello dedicato a Pablo Picasso, dove si può ammirare una delle più vaste collezioni dell’artista spagnolo, ospitata in cinque palazzi di epoca gotica nel quartiere de La Ribera. Per gli appassionati di arte contemporanea e moderna – e per chi è a caccia di scatti instagrammabili – al Moco sono esposti capolavori interessanti di Damien Hirst, Keith Haring, Salvador Dalì e David LaChapelle, per citarne alcuni.

I giardini: opere d’arte a cielo aperto

La mattina presto la scalinata all’ingresso del parco è vuota, i vialetti di pietra e bougainvillea sono quasi silenziosi, si sente soltanto il passo di qualche podista che si sta allenando. Il parco Güell, altro simbolo della città dove l’architetto Gaudì ha dato sfogo alla sua immaginazione, fra colonne di ispirazione greca, mosaici e draghi giganti, è il secondo luogo più visitato dai turisti dopo la Sagrada Familia. Per questo motivo è meglio andarci la mattina presto appena apre, se no si rischia di dover sgomitare fra la folla per scattare una foto dall’alto del belvedere, che incornicia come in un quadro le due casette colorate e la vista su Barcellona.

 

Parc Guell
Parc Guell 

 

Per comprendere meglio una città, bisogna immergesi almeno in uno dei suoi parchi principali. E quello dove i catalani amano bivaccare nel weekend, prendendo il sole o facendo un picnic sotto gli alberi, è il Parc del la Ciutalella, che accoglie i visitatori con una serra di ferro e vetro, costruita nel 1884 in occasione dell’Esposizione Universale di Barcellona. Le coppie di turisti si concedono un momento romantico noleggiando una piccola barca per fare il giro del laghetto, mentre i bambini sono attratti dalle bolle di sapone davanti alla scultura della cascata monumentale. All’ora del tramonto, dal parco ci si incammina verso l’anima antica di Barcellona: il Barrio Gotico. Un labirintico insieme di carrers (viette), mura antiche, negozietti e locali che attirano i passanti. In una di queste piazze è incastonata la cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia che si erge in tutto il suo splendore gotico.

 

Parc de la Ciutadella
Parc de la Ciutadella 

 

Barceloneta, la passeggiata sul mare

La domenica mattina, in una giornata di maggio con un sole tiepido e una leggera brezza, è un piacere passeggiare lungo la Rambla, caotica e vivace, lasciarsi alle spalle il Mirador de Colom, statua alta 60 metri che rappresenta Cristoforo Colombo con il dito che indica il mare e che si vede da diversi punti della città, per poi scivolare lungo la Barceloneta, il quartiere affacciato sul mare. Qui si respira tutta l’atmosfera marittima, con i locali che preparano sangria e tapas, coppie che passeggiano mano nella mano, le alte palme e i grattacieli sullo sfondo che fanno sognare Los Angeles. Sulla spiaggia dorata si gioca a beach volley, qualcuno fa surf e altri seduti sulle panchine del lungomare ammirano le barche a vela a largo. Quest’anno da agosto a ottobre, Barcellona sarà l’epicentro dell’America’s Cup, la regata velica più antica del mondo e uno dei tornei sportivi più impegnativi. Per immergersi nella competizione, è possibile visitare la mostra America’s Cup Experience allestita a Port Vell nell’edificio Imax, che attraverso spazi interattivi consente di scoprire i segreti della regata, le squadre partecipanti e la tecnologia che fa volare le barche sul mare.

 

La Rambla - (c) Martí Petit
La Rambla – (c) Martí Petit 

 

Tapas e cocktail bar

Se vai a Barcellona e non pranzi in un tapas bar è come non esserci andati. I turisti più preparati arrivano con una mappa interattiva sullo smartphone con segnati i locali imperdibili. A costo di fare code lunghe ore. Complici anche i video virali sui social, come nel caso di Jon Cake, che sforna ogni giorno ‘le migliori cheesecake di Barcellona’ e attira soprattutto turisti asiatici in fremito più per fare una foto davanti al locale che per assaggiare le torte. Un tapas bar imperdibile – come consigliato da Elena Straccamore, You.Food su Instagram, profilo dedicato al food che racconta di cibi memorabili assaggiati in Italia, Europa e nel mondo, e che segnala una serie di locali molto validi proprio su Barcellona – è sicuramente El xampanyet: pochi tavoli nel Barrio e una coda di almeno un’ora e mezza la sera nei weekend. Qui, oltre ai piattini della cucina tipica, si respira la vera anima di Barcellona: la maggior parte dei clienti sono persone del posto, mentre i turisti cercano di infilarsi in questa grande famiglia fra spumante della casa che sgorga a fiumi sul bancone, piatti di acciughe e le tortilla di patate e maiale.

 

El xampanyet
El xampanyet 

 

Da non perdere, per chi ama il buon bere, quelli che sono stati rispettivamente nel 2022 e nel 2023 i migliori cocktail bar al mondo secondo la classifica World’s 50 Best Bars: Paradiso e Sips. I loro cocktail particolari sono un’esperienza da provare una volta nella vita. Altro storico è il bar del Pla, particolare per gli abbinamenti di pesce e carne in un unico piatto – che potrebbe far storcere il naso agli italiani e invece sorprende – come nel caso delle polpette di vitello con sugo di calamari. Sempre segnalato da You.Food c’è PetNat, locale gestito da italiani specializzato in vini naturali, mentre Casa Alfonso è un ristorante storico dal 1934, con uno stile tipico spagnolo che piace tanto ai turisti e propone tapas particolari come i carciofi fritti con sopra jamon iberico.

 

Vista della città Museu nacional d'art de Catalunya - (c) Vicente Zambrano González
Vista della città Museu nacional d’art de Catalunya – (c) Vicente Zambrano González 

 

Australia, l’urban safari che non ti aspetti

Australia, l’urban safari che non ti aspetti

 

La terra del “down under”, degli enormi spazi e contrasti, tanto lontana da sembrare immaginata. L’Australia in capo al mondo lo è per davvero, quasi agli antipodi rispetto all’Italia, un’isola-continente che per visitarla tutta ci vorrebbe un biglietto di sola andata. Difficile trovare l’itinerario perfetto capace di soddisfare tutti (o quasi) i desideri di un viaggio del sogno, soprattutto quando si tratta di centellinare il tempo, allora perchè non considerare due mete che racchiudono natura e cultura, divertimento ed avventura, un vero e proprio concentrato “aussie” come dicono i locali: Perth e Adelaide.

Preparati ad un urban safari davvero entusiasmante che esplora le verdissime capitali del Western Australia e del South Australia, e spazia nei luoghi più belli dei loro territori. Non solo circondate dalla natura, le due città sono immerse e in perfetta simbiosi con essa: in entrambe non mancano i parchi urbani, un assaggio perfetto di wildlife prima di partire per le avventure nell’outback. La vita green non limita il carattere cosmopolita e dinamico di queste metropoli, pronte a svelare tantissime proposte tra i grattacieli del business district, gli edifici d’epoca coloniale, e le vie della street art, tappezzate di coloratissimi murales. Una sorta di “stato di natura urbano”, in perfetta connessione con il creato che non preclude i comfort della vita moderna e dei suoi sfizi, propri di una high quality of life che le rendono due delle città più vivibili del pianeta, nonostante le distanze che le separano dal resto del mondo.

Tanta consapevolezza e rispetto per l’ambiente, ma anche un’inconfondibile rilassatezza rende i locals artefici di questa sorta di magia australe, tutta da vivere e scoprire , tra un’avventura e una degustazione di ottimo vino. Un viaggio unico che racchiude natura, easy life urbana, e il “Dreamtime” aborigeno che spiega l’origine dell’universo e dell’umanità, cultura ancestrale che si rispecchia nella quotidianità.

Perth, la perla dell’Ovest

Il Western Australia, o semplicemente WA, è il più grande stato australiano, un territorio sconfinato che occupa un terzo del Paese. Qui spaziano le terre selvagge del Kimberley serpeggiate dal leggendario fiume Gibb, contee come Esperance, dove il Golden Outback incontra le spiagge candide del Cape Le Grand National Park, dove i canguri amano spiaggiarsi al sole; lungo la costa settentrionale si trova invece la Coral Coast, più di 300 chilometri Patrimonio UNESCO, e Ningaloo Reef, uno degli ambienti marini biologicamente più eterogenei del pianeta.

La capitale Perth, con i suoi 2 milioni di abitanti, è la città più isolata del mondo, ma stanne certo, non le manca nulla. Affacciata sulle acque del fiume Swan, e situata ad un passo dall’Oceano Indiano, conta la bellezza di 19 spiagge incontaminate, perfette per praticare snorkeling, surfare o semplicemente rilassarsi in una delle pittoresche caffetterie che puntellano il litorale. Per un’alternativa very tasty, tappa nella regione di Margaret River, a sud-ovest di Perth. Qui è possibile fare delle ottime degustazioni complice l’ottimo vino prodotto nell’entroterra (tra i migliori del Paese).

Perth è un centro pieno di energia e creatività. L’arte si respira in ogni dove, lungo le vie della street art, tra gli edifici d’epoca di The State Buildings, a Cathedral Square, o passeggiando sull’Elizabeth Quay Bridge, l’iconico ponte sospeso sulle acque dello Swan River, 110 metri di struttura sinuosa che dimentica le linee rette e regala a chi l’attraversa splendidi panorami sulla città. Non aspettare le rare giornate di pioggia (Perth è la città più soleggiata d’Australia) per chiuderti in un museo: lo Japingka Aboriginal Art e l’Art Gallery of Western Australia sono tappe obbligate per conoscere ed apprezzare la cultura locale, intimamente connessa con quella aborigena.

La capitale del WA è una metropoli culturale ma anche in stretta connessione con la natura. Il cuore green batte a Kings Park, uno dei parchi urbani più grandi del mondo, amichevolmente chiamato dai locals “il bush” cittadino. Nel sobborgo di City Beach invece, a pochi chilometri ad ovest rispetto al business district, si trova il Bold Park Reserve, un altro polmone verde ammantato dalla flora autoctona e animato dall’inconfondibile richiamo del kookaburra, l’uccello “che ride”, un cinguettare argentino che si distingue dal concerto di gazze, galahs, cacatua e parrocchetti. Per un’altra avventura urbana nella natura, appuntate anche una gita alla scoperta della Swan Canning Riverpark, la riserva fluviale che comprende le acque dello Swan e i terreni adiacenti. Una vera e propria oasi di biodiversità che attraversa il centro della città e raggiunge la foce sull’Oceano Indiano, e allo stesso tempo un territorio culturale grazie al profondo legame con il popolo aborigeno Whadjuk che risale a 40.000 anni fa. Riverpark infatti ospita molti siti di rilevanza storica e culturale, tanto da essere tutelato dal Department of Biodiversity, Conservation and Attractions.

A poca distanza dalla città, da non perdere un’escursione al Karakamia Wildlife Sanctuary, 268 ettari di wilderness che preservano un biotopo di 200 anni fa. Infine Rottnest Island, da appuntare per una bellissima gita fuori porta a soli 19 km al largo della costa di Perth. Quest’isola è un vero paradiso naturale, dove fare escursioni a piedi o in bicicletta, rilassarsi sulle spiagge da sogno e tuffarsi nelle acque color smeraldo, ma soprattutto avvistare l’animale più felice delle Terra, il quokka, piccolo (e dolcissimo) wallaby dell’isola. Caratteristica particolare? Il sorriso.

Adelaide, la rivelazione del Sud

Lo stato del South Australia ospita alcune della località più selvagge del Paese, eden terrestri come la foce del Murray River e la Murray Mouth, la laguna più lunga dell’Australia, l’Eyre Peninsula, disegnata da spettacolari grotte erose dalle onde, habitat di numerose specie, e gli straordinari paesaggi di Flinders Ranges, che racchiudono 600 milioni di anni di storia geologica, così il suggestivo passato dei popoli aborigeni. Ma il SA è anche un belvedere di vigneti ordinati, scorci dai tratti mediterranei, non stupisce che sia una delle mete più ambite dagli estimatori del vino. Qui si produce il migliore della nazione e la Barossa Valley è un vero e proprio fiore all’occhiello, a un’ora di auto a nord della capitale Adelaide. Ed è così che shiraz, grenache, mataro, semillon cabernet sauvignon si fanno richiamo per una raffinata degustazione, così la carta dei vini di Fleurieu Peninsula, poco più a sud della città.

Adelaide è una delle undici capitali mondiali del vino, un titolo che le dona un’aura sofisticata calzandole a pennello, una rivalsa per il “fanalino di coda” delle aussie cities che per anni ha cercato la sua identità. Oggi la città svela una grande personalità e ha tantissimo da offrire, non sono in calici di rosso e bollicine: è una realtà intrigante con tanti locali alla moda, ristoranti gourmet, spiagge, come l’animata Glenelg Beach, architetture in arenaria e street art. Un mix tra glam e tradizioni, all’avanguardia ma strettamente legata alle radici, l’Art Gallery of South Australia lo conferma. Qui si può ammirare la più grande collezione di opere e cimeli aborigeni del Paese.

Anche Adelaide ha un cuore verde, il Morialta Conservation Park, a meno di 15 minuti ad est dal centro della città, immerso nelle Adelaide Hills. Luogo ideale dove fare bellissime escursioni e persino arrampicate, magari avvistando dolci koala, il bandicoot marrone meridionale e lo scricciolo d’oro, entrambi rarissimi e in pericolo di estinzione. Proprio come Perth, la città vive in simbiosi con il suo fiume: non perdere l’occasione di un’avventura in kayak lungo l’andare del Torrens River, per ammirare la città da un’altra prospettiva e raggiungere le aree verdi che lo costeggiano.

Zaino in spalla per l’ennesima avventura australe nel regno della Waite Conservation Reserve, la splendida zona pedemontana situata a sud di Adelaide. Qui potrai seguire un itinerario bellissimo tra eucalipti secolari, riparo di tantissime specie e delizia per i koala, ghiottissimi della loro foglie. Potresti avvistarne qualcuno appollaiato su qualche ramo a banchettare, oppure qualche canguro saltellare, udire il canto di uno spinoso echidne in amore, romantico nella sua pelliccia di aculei, o avvistare un cacatua, il pappagallo vanitoso dalla cresta dorata simile ad una corona. Niente male per un safari urbano.

 

Inebrianti giochi di colore, tra mille sfumature di turchese e smeraldo: benvenuti in Paradiso.

Inebrianti giochi di colore, tra mille sfumature di turchese e smeraldo: benvenuti in Paradiso.

Inebrianti giochi di colore, tra mille sfumature di turchese e smeraldo: benvenuti in Paradiso.

Polinesia. Solo a nominarla si evocano scenari unici come quelli fotografati dalle pennellate di Paul Gauguin, che in questi mari trovò il suo paradiso perduto. Centinaia di atolli (118 per l’esattezza) sparsi in cinque differenti arcipelaghi dell’Oceano Pacifico. Atolli corallini che sembrano sospesi tra cieli infiniti e acque turchesi, spiagge bianche contornate da palme di cocco e ylang-ylang. Isole vulcaniche le cui vette, ricoperte da una vegetazione verde e brillante, spiccano in cielo per poi ricadere a picco in lagune smeraldo ricche di pesci tropicali, tartarughe giganti, delfini, squali martello, razze e mante. Un viaggio in Polinesia avrà il profumo inconfondibile della vaniglia e di tiarè, il fiore simbolo di Thaiti e delle tipiche collane con cui gli abitanti vi daranno il benvenuto. Sarà dolce come la cucina locale a base di banane e animata dalle danze come il tamurè, ballato a ogni festa e a ogni occasione.

Un viaggio in Polinesia vi porterà a vivere luoghi dell’Oceania dove il ritmo della vita è scandito dalle piccole cose, dove l’alba inaugura un nuovo giorno di pesca o un nuovo giorno al mercato, inebriando i sensi di profumi avvolgenti, rumori vivaci e colori indescrivibili. Un lusso che a volte sta nella semplicità, nell’esclusività di un atollo quasi privato, popolato da poche decine di abitanti.

 

Tahiti con la capitale Papeete, cuore pulsante della vita polinesiana; Moorea, verde e lussureggiante; Bora Bora, celebre per gli incredibili colori dei fondali, per la ricchezza della fauna marina e per i numerosi piccoli motu che la circondano. Ma anche tantissime altre isole ancora poco toccate dagli itinerari di viaggio classici dove immergersi nella più autentica ospitalità ed atmosfera polinesiana come Huahine, con il fascino antico dei suoi mara e antichi siti archeologici; Manihi, famosa per le perle nere; Taha’a e Raiatea caratterizzate da un’acqua cristallina ed altre ancora di eguale bellezza.

Sei mai stato a Chioggia?

Sei mai stato a Chioggia?

Sei mai stato a Chioggia?
Conosciuta come la piccola Venezia, anche se dai chioggiotti ti sentirai dire:
“Non è Chioggia ad essere una piccola Venezia, ma Venezia ad essere una grande Chioggia!”

Questa piccola città si trova incastonata tra il Delta del Po e la Laguna Veneta, e tra ponti, panni stesi tra i palazzi, attracchi per le barche e case colorate ti ricorderà in effetti Venezia.

👣Si gira comodamente a piedi, anzi va percorsa a piedi, con gli occhi all’insù e senza una mappa precisa.

Passeggia lungo Corso del Popolo e soprattutto Canal Vena con i suoi scorci più romantici e suggestivi. Allontanati anche dalla parte più caotica dei locali, per un susseguirsi di luoghi e riflessi incantevoli sull’acqua.

🍤E ovviamente non dimenticare di assaggiare qualche tipicità chioggiotta, in uno dei tanti bacari.

Sant’Angelo di Roccalvecce, il paese delle fiabe a un’ora e mezza da Roma

Sant’Angelo di Roccalvecce, il paese delle fiabe a un’ora e mezza da Roma

Il Lazio è ricco di borghi da scoprire, luoghi pieni di storia, tradizione e magia. Sant’Angelo di Roccalvecce è uno di questi. Molto amato e “postato” sui social per le sue opere d’arte fiabesce, il paesino in provincia di Viterbo è anche conosciuto come il borgo delle fiabe. Vi portiamo a scoprire qualcosa in più su questo magico borgo della nostra regione.

Cosa vedere a Sant’Angelo di Roccalvecce

Da Alice nel Paese delle Meraviglie, con tanto di Cappellaio Matto, Bianconiglio, Regina di Cuori e Stregatto ad Hansel e Gretel; dalla Bella addormentana nel Bosco ad Alì Babà e i Quaranta ladroni. E ancora Pinocchio, Biancaneve, La Bella e la Bestia e tanti altri. Sant’Angelo di Roccalvecce, dalla fine del 2016 è stato arricchito da murales fantastici, che fanno sognare i più piccoli e tornare bambini anche i più grandi.

E stato Gianluca Chiovelli, cittadino di Sant’Angelo, che sul finire del 2016, ha fondato un’associazione culturale per dare un nuovo volto, fiabesco appunto, al suo paese natio. Ad oggi il borgo nel viterbese è unico, suggestivo, una favola da vivere come protagonisti e non come semplici spettatori.

Oltre ad una passeggiata piacevole per le vie di Sant’Angelo, dal borgo del viterbese partono interessanti itinerari che lo collegano ai paesi limitrofi, come ad esempio il “Sentiero dei Castelli delle Fiabe” che unisce Sant’Angelo, Roccalvecce e Celleno.

Di seguito la mappa delle opere e dei luoghi d’interesse a Sant’Angelo il Paese delle Fiabe:

mappa fiabe-2
mappa fiabe-2

Foto dalla pagina Facebook di Sant’Angelo “Il Paese delle Fiabe”

Cosa mangiare a Sant’Angelo di Roccalvecce

Nel borgo di Sant’Angelo si trova un solo ristorante, è L’Hostaria MastroCiliegia, un’osteria con vineria e piatti tipici del territorio, dai lombrichelli ai funghi porcini e salsiccia alle tagliatelle al ragù di cinghiale, fino alla tagliata, al coniglio porchettato e per finire dolci fatti in casa, dalla crostata al tiramisù. Nei dintorni di Sant’Angelo, si trova il ristorante San Rocco – vino e cucina tipica (Celleno), Almacivita (a Civita di Bagnoregio).

Dove dormire a Sant’Angelo di Roccalvecce

Se si vuole sostare a Sant’Angelo o nei dintorni per esplorare meglio il borgo viterbese e le bellezze che lo circondano, in zona sono presenti vari hotel e b&b, tra questi, la “Dimora turistica de piazza” e il “Wanderlust – Sant’Angelo il paese delle fiabe”, tutti situati a Roccalvecce.

Come arrivare a Sant’Angelo da Roma

Sant’Angelo di Roccalvecce è raggiungibile da Roma in auto in circa 1 ora e mezza. Percorrere l’A90 fino all’uscita 10, continuare sull’A1 per circa 21 km fino all’uscita A1/E35/E45 verso Firenze, proseguire su A1/E35 per 52 km, prendere l’uscita Attigliano, seguire le indicazioni per Bomarzo/Civitella D’ Agliano. Continuare su SP Bomarzese, poi lungo SP 19, SP 132, SP 5, Stradale Monte Secco fino a raggiungere Sant’Angelo di Roccalvecce.