Amsterdam, la Venezia del Nord.

Amsterdam, la Venezia del Nord.

Sui canali di Amsterdam nel“Secolo d’Oro” le due rive di Prinsengracht (Canale del Principe) si bordarono di depositi, mentre sull‘Herengracht (Canale dei Signori) e il Keizersgracht (Canale dell’Imperatore) sorsero dimore eleganti.

 

La maggior parte delle abitazioni che costeggiano l’Herengracht e il Keizersgracht hanno conservato tutto il loro fasto e possiedono anche dei giardinetti.


Amsterdam – Case lungo i canali – 

 

Nel XIV secolo il fiume Singel fu canalizzato e integrato nella cinta difensiva della città, di cui restano oggi solo poche vestigia: le torri fortificate del Muntplein e Nieuwmarkt. I lavori di questa cintura residenziale avviati verso il 1560 si prolungarono per oltre cent’anni.

 

Gli architetti di Amsterdam preferirono contenere il nucleo storico entro quattro canali concentrici e paralleli a mezzaluna. Risultato: armonia e semplicità.


Amsterdam –
Il progetto teneva conto dell’arco del sole, in modo che ogni casa ricevesse il suo raggio di luce in un dato momento della giornata. Furono piantati migliai di alberi, in maggioranza olmi. Le case più suntuose si trovano sul‘Gouden Bocht’(il Tornante d’oro)dell’Herengracht,tra il Koningsplein e Vijzelstraat. In questi piccoli palazzi e in questi alberghi particolari vivevano un tempo i mercanti del Secolo d’Oro,  mentre i banchieri, avvocati, medici, e armatori, i gioiellieri e gli scabini (giudici inquisitori) vivevanosul Keizersgracht.

 

Nel XVII secolo, questi ricchi borghesi si fecero costruire queste belle e slanciate dimore con le modalità più varie: mattone o pietra, ceramiche o verande, stile barocco, rinascimentale, neoclassico o Art Nouveau.


Le Houseboat di Amsterdam –

 

Numerosi sono anche i canali interrati in passato per facilitare la circolazione, negli anni Sessanta-Settanta se ne sarebbero dovuti colmare altri ancora. Grazie agli urbanisti che si sono opposti si è riusciti a conservare la tela di ragno dei Grachten.

 

Una visita di Amsterdam non è completa se non si gode dei suoi canali. Sono un simbolo di Amsterdam di grande valore culturale e storico. Nel 2010 il Comitato per il Patrimonio dell’umanità ha deciso di includere l’area dei canali di Amsterdam del XVII secolo alla lista del Patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO.

Amsterdam – La cinta dei canali

 

Ogni canale ha il suo fascino ed è bello da vedere, ma ci sono delle viste assolutamente da non perdere:

 

Gouden Bocht (Curvatura dorata): da Leidsestraat a Vijzelstraat, è il canale con le case più belle e prestigiose di Amsterdam.


Amsterdam –

 

Un panorama, quindici ponti: il ponte all’angolo tra Reguliersgracht e Herengracht ha una vista unica su ben quindici ponti.

 

Assicurati una vista stupenda, mettendoti al lato della strada con i numeri civici dispari.

Amsterdam –
Magere Brug: il ‘Ponte magro’ è uno dei ponti più pittoreschi di Amsterdam.

 

Di notte il ponte ha un’illuminazione che lo rende molto romantico.


Amsterdam – Magere Brug

 

Tour dei canali: goditi i bei canali e le case dall’acqua, grazie a uno dei tanti tour dei canali di Amsterdam.

 

I canali di Amsterdam tra i siti patrimonio dell’umanità
Secono l’UNESCO, i canali sono un patrimonio culturale di “notevole valore universale”, e la città di Amsterdam per questo dà il massimo per mantenere e proteggere i propri canali.
Ci sono tante ragioni per scoprire la ‘Venezia del Nord’: i canali di Amsterdam.

Amsterdam – Tour dei canali
A Parigi sali sulla torre Eiffel, a Barcellona visiti la Sagrada Familia, mentre un soggiorno ad Amsterdam non è completo senza un giro dei canali in battello.

 

E sebbene possa sembrare una trappola per turisti, si tratta in realtà di un’esperienza fantastica che ti consente di imparare molte cose sulla storia di Amsterdam.

Amsterdam – La casa di Anna Frank

 

I diversi itinerari in battello consentono di ammirare la chiesa Westertoren, i canali, la casa di Anna Frank, il ponte Magere Brug vicino al teatro Carré, il vecchio porto, il bacino Oosterdok  e numerose altre attrazioni più o meno conosciute.

 

Puoi vedere gli splendidi palazzi che si ergono lungo i canali, provvisti di scale che indicavano lo status di chi vi abitava, in base al numero di gradini. In breve, un bellissimo giro pieno di curiosità interessanti.

Amsterdam – Tour dei canali –

 

Generalmente i giri in battello durano circa mezz’ora e partono da diversi punti della città.

 

Ma sono disponibili anche numerosi pacchetti: giri serali con cena a lume di candela, escursioni per gruppi, noleggio di un’intera imbarcazione e così via. In ogni modo non perderti un giro in battello, perché Amsterdam mostra davvero il meglio di sé vista dall’acqua.

 

Clipperton Island: l’isola della Passione.

Clipperton Island: l’isola della Passione.

Uno dei luoghi più remoti, a più di 540 miglia nautiche dalle coste del pacifico Messicano, luogo di disperazione e follia che spesso caratterizza la reazione della mente umana all’isolamento e agli stenti.  

Un tempo, non troppi anni or sono, vi erano ancora dei luoghi inesplorati, non calpestati da alcun piede umano. Emblematica è l’isola di Clipperton, un atollo corallino di soli 6 km³ – se si conta anche la laguna, la terra calpestabile occupa un’area di ben 2 km³ – che langue, completamente disabitato, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. Tecnicamente, la presenza di alcune rocce vulcaniche permetterebbero una sua promozione al grado di ‘isola con barriera corallina’. Nonostante ciò, sembra che il trenddel momento sia quello di utilizzare un approccio approssimativo, utilizzando parole a caso senza conoscerne il significato preciso; ci si atterrà, dunque, a questa consuetudine moderna che afflige l’Italia, usando arbitrariamente i termini ‘isola’ e ‘atollo’ come se fossero sinonimi.

La storia di questo scampolo di terra si rivela complicata e colma di vicissitudini sin dall’epoca della sua scoperta, nei primi anni del 1700: la leggenda, infatti, narra come il primo uomo a posare piede su questo atollo fu John Clipperton, famoso per la sua carriera di pirata e corsaro, che devolse la sua vita al Regno Unito, per il conto del quale attaccava e derubava i galeoni spagnoli. Ufficialmente, nel 1711 due navi francesi scoprirono quest’isola e la ribattezzarono ‘Isola della Passione’, considerandola dominio francese. Molti storici ancora si chiedono quale motivazione recondita ci sia dietro la scelta di questo nome, considerando il fatto che l’unica attrazione dell’isola siano le tre palme e le montagne di guano lasciate dalle migliaia di uccelli marini, padroni incontrastati.

Nonostante l’atollo non rispecchi lo stereotipo di Paradiso Terrestre che siamo soliti associare alle isole dell’Oceano Pacifico, durante il 1800 e il 1900 USA, Francia e Messico si contesero furiosamente la sovranità dei ben 9 km³ – compresi di montagne di guano e di barriera corallina, senza scordare gli squali che nuotano pacificamente nelle acque circostanti. In realtà, la desiderabilità dell’isola risiedeva nella sua posizione strategica – a 1000 km di distanza dalle coste del Messico – e dal potere fertilizzante del guano. Finchè un gruppo di Inglesi non prese possesso dell’isola, per cercare di dimostrare il valore del guano, che purtroppo si rivelò di bassa qualità. Mentre nel 1909 il Re Vittorio Emanuele III d’Italia venne chiamato ad arbitrare la questione della sovranità contesa fra Francia e Messico, un gruppo di un centinaio di Messicani, incluse uomini, donne e bambini, sbarcarono a Clipperton Island. A causa dell’intensificarsi della Rivoluzione che imperversava in Messico, a partire dal 1914 le navi con i rifornimenti cessarono le loro visite. Ben presto, un’alimentazione basata sulle proteine – uccelli, uova di uccello e pesce – e lo scorbuto causarono un improvviso calo della popolazione, che raggiunse un totale di 26 unità. Un uragano e alcune dinamiche di potere fecero il resto, lasciando il solo guardiano del faro come unico uomo adulto; questa completa assenza di competizione, e una probabile psicosi maturata durante gli anni di solitudine, fecero sì che Álvarez si auto incoronò ‘Re’. Il suo regno di terrore, stupri e omicidi terminò per mano di Tirza Randon, che preferì ucciderlo piuttosto che essere oggetto delle sue attenzioni. Una nave statunitense, la Yorktown, salvò nel 1917 le donne e i bambini superstiti, che poterono tornare ad una vita ‘normale’.

Nel 1931, finalmente, Vittorio Emanuele prese la sua decisione, e concesse la sovranità di Clipperton Island alla Francia, che costruì un faro che venne, però, abbandonato ben presto. La marina USA occupò segretamente – e brevemente – l’isola durante la Seconda Guerra Mondiale.; da allora, solo alcune brevi spedizioni scientifiche vi approdarono.

L’immensa varietà faunistica è dovuta anche alla sua posizione bio-geografica, che la rende un paradiso naturalistico, sebbene alcuni interventi umani, come l’importazione di maiali o ratti, abbiano messo a repentaglio l’equilibrio biologico dell’isola. L’equilibrio non viene minimamente alterato, invece, dalla plastica che tende a comparire sulla battigia e che viene utilizzata dagli uccelli come materiale di costruzione dei loro nidi.

Il solo fatto che l’isola sia sotto la sovranità della Francia la rende parte dell’Unione Europea, nonostante il fatto che sia così vicina alle coste americane; questi ultimi scampoli del colonialismo fanno sì che, politicamente parlando, la tanto dibattuta ‘Europa Unita’ si estenda fino agli angoli più remoti del Pacifico. In un testo in Medio-Persiano, il sovrano Khosrow veniva chiamato ‘il Re dei Sette Climi’ a causa dell’estensione del suo impero, tanto variegato da poter registrare tutte le sette ‘fasce climatiche’ in cui all’epoca veniva diviso il mondo. Da qui, non è errato poter considerare l’Europea come ‘il continente dei Sette Climi’, il cui feroce colonialismo ha fatto sì che i suoi voraci tentacoli abbiano raggiunto ogni angolo del globo, soffocandolo. Senza neanche risparmiare un’isola sperduta con tanto di barriera corallina e laguna, testimone di sbarchi e tentativi di possesso che possono essere sintetizzati e incarnati dalle rovine arrugginite e dai rifiuti di plastica che popolano la battigia dell’isola della Passione.

Porto Cervo – Costa Smeralda.

Porto Cervo – Costa Smeralda.

Il borgo arzachenese di Porto Cervo è il perno attorno al quale si è sviluppato quel paradiso turistico conosciuto come Costa Smeralda. Porto Cervo vede la luce nel 1962, rivelandosi per il principe ismaelita un’autentica scommessa, se non un vero e proprio azzardo imprenditoriale.

 

LE ORIGINI DEL BORGO

I terreni che costituivano la Porto Cervo del tempo, come la maggior parte di quelli del resto della Sardegna costiera, erano privi di servizi e infrastrutture indispensabili per attrarre i vacanzieri.

Si trattava di progettare, organizzare e costruire tutto: dalle strade di collegamento, agli impianti idrici, a un aeroporto moderno (era attivo solo quello militare di Olbia Venafiorita).

Insomma, come evidenziato dagli analisti del Consorzio nel Piano di Sviluppo Integrato, era necessario mettere in moto un’economia che fino a quel momento era basata prevalentemente, se non esclusivamente, su agricoltura e pastorizia.
Per questa ragione, la realizzazione del villaggio di Porto Cervo andò di pari passo con la creazione di un porto, indispensabile per consentire l’attracco di yacht e velieri, e con la costruzione di un albergo di altissimo livello dotato di ogni comfort, l’hotel Cervo, tuttora in attività nel cuore del borgo, affacciato sulla piazzetta centrale.

UN FUTURO DA PARADISO DELLO SHOPPING

Non poteva mancare la progettazione di spazi necessari a ospitare nel centro della località un gran numero di esercizi commerciali che potessero soddisfare le esigenze di una clientela di alto profilo.

Dal punto di vista architettonico, il villaggio di Porto Cervo, ancora oggi decantato per il suo disegno urbanistico, è stato costruito secondo la concezione di borgo medioevale, con la piazza a fare da fulcro, con appartamenti, boutique e locali tutto attorno e una chiesa, poco distante, anch’essa scrigno di numerosi aneddoti.

Nel 1967, nell’ottica di ampliare l’offerta turistica, Porto Cervo si è dotata di due strutture ancora oggi esistenti e operative: il Pevero Golf Club e il Cervo Tennis Club.

PORTO CERVO OGGI

La Costa Smeralda, a partire dagli anni Settanta, è stata interessata dal Master Plan, progetto che nelle intenzioni dell’Aga Khan dei suoi collaboratori avrebbe dovuto trasformare ulteriormente il territorio, grazie alla costruzione di altre strutture ricettive, porti e percorsi dedicati al golf.

Nonostante lo stop al progetto, imposto da diverse sentenze della magistratura, Porto Cervo ha continuato ugualmente il suo cammino verso una sempre maggiore notorietà internazionale.

Un percorso passato attraverso la costruzione, negli anni Ottanta, del porto turistico che, con 700 posti barca e moderne attrezzature a supporto, si pone come struttura di primo livello nel bacino dell’intero Mediterraneo.

Porto Cervo continua a essere, ancora oggi, una destinazione di riferimento per il mercato turistico internazionale che mantiene intatto il suo fascino.

Cosa fare e vedere a Porto Cervo.

Porto Cervo è sicuramente un centro di glamour e del jet set. Le attività e le escursioni dipenderanno dal tuo budget. Come tutta la regione, la costa è costellata di calette e luoghi di balneazione, ma alcune aree sono privatizzate e ne è vietato l’accesso. Le colline presentano talvolta resti e resti nuragici, romani o medievali. Certo, l’arcipelago della Maddalena, così vicino, è una delle mete più gettonate.

Shopping a Porto Cervo

Lo shopping non è alla portata di tutti. Questo è noto a Porto Cervo, dove è più facile acquistare una Maserati o un grande yacht che un gelato. In ogni caso, vale la pena passeggiare per il centro di Porto Cervo, dalla Piazzetta delle Chiacchere a Sottopiazza, passando per negozi e belle case.

Si può godere della vista delle case di lusso che mixano lo stile tipico della Costa Smeralda, le loro finestre fiorite e i balconi ma anche le ville di lusso molto contemporanee. A Porto Cervo vengono lanciate in esclusiva e in anteprima molte collezioni dei più prestigiosi brand di moda. Le aziende espongono gioielli nelle loro vetrine a prezzi impossibili. Anche i negozi di antiquariato marino sono molto “popolari”.

Negozio Vuitton a Porto Cervo.

Non è affatto strano imbattersi in una celebrità o in una star del cinema, che è appena arrivata nel suo yacht privato, a fare shopping in centro. Cristiano Ronaldo, Messi, Mbappe e altri calciatori hanno casa qui.

Camminando, arriviamo alla piazzetta che si apre sul porto vecchio (quello nuovo è un formicaio di yacht): le banchine sono, notte e giorno, uno spettacolo. Durante il giorno, le acque cristalline e il verde della costa circondano le ville, e di notte, la gente cena guardando le luci che si riflettono nel mare.

Chiesa Stella Maris, l’unico vero monumento di Porto Cervo.

Non ci sono molti monumenti a Porto Cervo, il più importante è la chiesa, chiamata Stella Maris, che domina l’intero porticciolo turistico sulla costa. Per questo motivo, l’attività più frequente è la visita alla Marina, epicentro esclusivo della Costa Smeralda. Uno dei porti di partenza dei migliori yacht di lusso del mondo, nell’atmosfera di Marbella in Spagna o di Saint Tropez in Costa Azzurra. Ecco, lo sport nazionale – superficiale perché non dirlo – è quello di sfoggiare una barca migliore delle altre, e di farsi invidiare dagli altri.

Vita notturna a Porto Cervo

Imponenti yacht allineati sulle banchine di Porto Cervo.

La vita notturna è un’altra delle attrattive di Porto Cervo, dove i più svariati personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport ricevono lo sguardo dei “mortali”. I locali non mancano, anche se è vero che non è facile stare fianco a fianco con i vip senza rispolverare la carta di credito. Il più famoso è il Billionaire, che ha filiali a Marbella e Montecarlo. Aqua Lounge è un altro indirizzo molto popolare tra attori, top model e celebrità in generale.

Per prenderne un pezzo molto, molto costoso, perché non le Cantine Di Colombo, il Sottovento Porto Cervo o il ristorante Renato Pedrinelli. Tutti loro sono anche molto popolari.

 

 

Deserti, wadi e natura. Un’esperienza nelle aree più remote dell’Oman.

Deserti, wadi e natura. Un’esperienza nelle aree più remote dell’Oman.

Un itinerario nel Paese arabo, tra canyon rocciosi e oasi, fino all’antica capitale Nizwa e alla selvaggia isola di Masiraw, nell’Oceano Indiano.

Il volto autentico dell’Oman è fatto di wadi nascosti, spiagge segrete e villaggi dimenticati dal tempo: le mete ideali per chi desidera scoprire il lato meno turistico e più autentico del Paese. Dopo una breve sosta nella capitale Muscat, dove visitare (al mattino, eccetto il venerdì) la Grande Moschea del Sultano Qaboos, un gioiello architettonico contemporaneo con il suo immenso tappeto persiano e i lampadari di cristallo, il Muttrah Souq avvolto dai profumi di incenso e il lungomare con il suggestivo mercato mattutino del pesce, si può fare rotta verso Nizwa, l’antica capitale.

Tra sterrati e wadi

 

Dolina di Bimmah
Dolina di Bimmah 

 

Invece di percorrere le comode strade asfaltate, il nostro viaggio prende la via delle scomode e strette piste sterrate che attraversano il Jebel Akhdar, la Montagna Verde. Da non perdere una sosta al villaggio di Bilad Seit, immerso tra piantagioni di palme da dattero e melograni; la visita all’oasi terrazzata di Misfat Abryeen, dove è consigliato dormire in tradizionali case di terra; e alle rovine di argilla delle antiche città di Al-Hamra, con la sua casa museo e qualche segno di restauro, e di Tanuf. Il giovedì sera si arriva a Nizwa per immergersi nella vivace atmosfera del souk notturno, tra spezie, datteri e artigianato, e prepararsi al tradizionale mercato del bestiame del venerdì mattina, quando pastori e allevatori provenienti da tutto il Paese si riuniscono per la compravendita delle capre più pregiate dell’Oman.

 

Misfat
Misfat 

 

Il faticoso viaggio prosegue quindi verso il maestoso Jebel Shams, a quasi 3000 metri di altezza, per raggiungere lo spettacolare Wadi Ghoul, chiamato anche il “Grand Canyon d’Arabia” per la sua impressionante profondità e le pareti rocciose a strapiombo.

Spiagge e città bianche

A questo punto, stufi delle montagne e delle piste terrose, possiamo rinfrescarci con tre bagni in altrettanti scenari differenti. Il primo si svolge nel Wadi Shab, dove si cammina per circa un’ora tra canyon rocciosi e palme per poi tuffarsi in una serie di piscine naturali fino a raggiungere una spettacolare grotta nascosta, accessibile solo nuotando. Il secondo, decisamente più comodo e adatto a tutti, prevede una nuotata nelle acque cristalline del mare che lambisce la spiaggia di sabbia bianca di White Beach. L’ultimo tuffo lo facciamo nella piscina naturale di acque turchesi della dolina di Bimmah Sinkhole, alimentata da una sorgente sotterranea e da infiltrazioni marine.

 

Oasi di montagna
Oasi di montagna 

 

A concludere la giornata, una breve sosta al tramonto al faro della città bianca di Al-Ajah, nei pressi di Sur.

Ai più avventurosi è consigliato un’ulteriore escursione per un bagno nella gola segreta dell’Oman: Wadi Tiwi. Un gioiello nascosto, punteggiato da villaggi arroccati e terrazze coltivate, dove, salendo tra pozze smeraldine e orti di mango e banane, si arriva a Mibam, un villaggio remoto ai piedi di spettacolari cascate raggiungibili con un impegnativo trekking acquatico in stile canyoning.

La moschea delle 52 cupole

Poi c’è il deserto: quello delle dune rosse del Wahiba Sands, da scoprire passando una notte sotto le stelle nell’accampamento di Said Al-Harbi, immersi nel silenzio magico della vasta distesa di sabbia. Sulla via del ritorno verso la civiltà, vale la pena fare una sosta nel villaggio di Jalaan Bani Bu Hasan, per esplorare il grande forte abbandonato e la spettacolare moschea dalle 52 cupole, e nel villaggio fantasma di Mmrr, dove le dune hanno lentamente inghiottito vecchie abitazioni costruite nel luogo sbagliato.

L’ultima tappa del nostro viaggio omanita ci porta all’isola di Masirah, la più grande del Paese, un angolo remoto e selvaggio affacciato sull’Oceano Indiano, lungo la costa sud-orientale. Con spiagg incontaminate, paesaggi desertici e acque cristalline, Masirah regala natura autentica e tranquillità a chi cerca un’esperienza marina dopo tanto tempo passato tra deserti, montagne e wadi.

 

Masirah
Masirah 

 

 

Quando andare in Costa Rica. I periodi migliori per la natura e fare sport.

Quando andare in Costa Rica. I periodi migliori per la natura e fare sport.

Se stai pianificando un viaggio in Costa Rica, oltre a chiederti cosa vedere in Costa Ricati domanderai anche quale è il periodo migliore.
Scopri allora con me le diverse stagioni e scegli quando andare per osservare gli animali o per dedicarti al tuo sport preferito!

1. Quando andare in Costa Rica

La Costa Rica ha un clima tropicale con due stagioni principali: quella secca e quella delle piogge (soprannominata “stagione verde”). La stagione secca va da dicembre ad aprile, mentre la stagione verde va da maggio a novembre. Durante la stagione secca, il clima è caldo e soleggiato; il momento perfetto per le attività in spiaggia e le escursioni.
La stagione verde rende però più rigogliose le foreste e, in alcuni casi, è il momento migliore per avvistare gli animali, poiché escono per nutrirsi e accoppiarsi durante questo periodo. Attenzione però, perche il meteo può variare a seconda dell’area.

1.1 La stagione secca (dicembre-aprile)
La stagione secca in Costa Rica è, ovviamente,  il periodo più popolare per i turisti. Il tempo è statisticamente stabile per le attività all’aperto come l’ escursionismo, le zip line e il surf ma anche, più semplicemente, per stare sulla spiaggia a oziare.  Tuttavia, poiché è alta stagione, i prezzi possono essere più alti e si può avere anche molta difficoltà a trovare sistemazione negli hotel. È importante quindi prenotare sia gli alloggi che le attività in anticipo.

Attenzione:  la zona caraibica non segue alla lettera, purtroppo, questa regola.  Non aspettarti quindi di andare, ad esempio, a febbraio e trovare sicuramente il solleone stabilmente a Puerto Viejo e dintorni. In teoria, dati alla mano, febbraio e marzo sono i mesi con meno pioggia da queste parti; con questo non voglio dire che non ce ne sia, dico solo che, statisticamente, piove di meno.
Però la costa caraibica è talmente bella che merita sicuramente una scommessa e un soggiorno.

Quando Andare Costa Rica-Rana

1.1 La stagione verde (maggio-novembre)
La stagione verde (maggio-novembre) ha un suo fascino unico. Questo è il momento in cui la foresta pluviale si anima davvero; la vegetazione è  lussureggiante e la presenza della fauna selvatica è particolarmente vivace.

Da fine aprile/inizio maggio,  andando verso la stagione meno propizia (settembre/ottobre – prima metà di novembre) le mattine sono quasi sempre serene; ci possono essere delle piogge tropicali (precipitazioni breve ma intense) nel pomeriggio/serata/nottata. Dopodiché ritorna il sereno.
Per me la Costa Rica non è sicuramente da prendere in considerazione a settembre e ottobre per via delle piogge. Non faccio mai viaggiare i miei clienti in questo periodo anche se, teoricamente, la costa del Pacifico  potrebbe offrire maggiori possibilità di tempo stabile.

Baby Tartaruga

2. Quando andare in Costa Rica per la Natura

2.1. Il momento migliore per vedere le tartarughe marine.
Se sei un appassionato di tartarughe marine, il periodo migliore per visitare il Costa Rica è praticamente tutto l’anno.  Le tartarughe marine escono dal mare e risalgono le spiagge sia della costa caraibica che di quella del Pacifico per deporre le uova. Il Parco Nazionale Tortuguero è la destinazione più popolare per osservare le tartarughe marine e i piccolini  che nascono e corrono veloci verso il mare, ma anche altre spiagge come Ostional e Playa Grande offrono ottime possibilità per vivere in diretta questo incredibile fenomeno della natura

In ogni caso, ecco le principali zone dove puoi vedere le tartarughe marine deporre le uova:

Parco nazionale Tortuguero:
√ Quando osservare le tartarughe verdi: luglio – metà ottobre (picco: agosto – settembre)
√ Quando osservare le tartarughe liuto: febbraio – giugno (picco: marzo – aprile)

Parco nazionale marino Las Baulas
√ Quando osservare le tartarughe marine liuto: da ottobre a metà febbraio

Ostional Wildlife Refuge
√ Quando andare: settembre – novembre.

Parco marino Ballena
√ Quando andare: le tartarughe embricate e olivace vi compaiono da maggio a novembre, con un picco tra settembre e ottobre.

Quando Andare Costa Rica-Balena che salta

2.2 Il momento migliore per vedere balene e delfini.
Sembra impossibile ma la Costa Rica è uno dei Paesi al mondo dove hai la maggiore possibilità di vedere le balene. Tra l’altro è tra i Paesi con  la stagione più lunga al mondo per il whale watchingl’osservazione di questi enormi animali in natura.  Puoi infatti ammirare questi cetacei quasi tutto l’anno lungo la costa del Pacifico. Le balene megattere che provengono dall’Emisfero nord, – lato Pacifico, frequentano le acque del Paese da dicembre ad inizio aprile. Le megattere che arrivano invece in senso inverso, quindi dall’Emisfero australe, giungono a fine luglio per rimanere sino a novembre. Il punto migliore dove osservarle? Sicuramente il Parco marino Ballena.

Colibrì e estrelizia

2.3 Il momento migliore per osservare gli uccelli.
Se sei un amante dei volatili e il birdwatching è uno dei principali scopi del tuo viaggio in Costa Rica, il periodo migliore per visitare il Paese è durante la stagione secca, da metà novembre ad aprile. È durante questi mesi che gli uccelli si fanno vedere più frequentemente e si possono sentire cantare quasi ovunque. Inoltre, la visibilità è decisamente migliore durante questo periodo. Questo è anche il momento di massima attività degli uccelli; molte specie, infatti,  nidificano e si riproducono.

Se però vuoi osservare gli uccelli migratori, viaggiare in Costa Rica da settembre a novembre può darti molte soddisfazioni. La costa caraibica del Costa Rica, da metà settembre a ottobre, è uno dei posti migliori per vedere la spettacolare migrazione dei rapaci. In una giornata limpida, potrai  centinaia di falchi, nibbi e avvoltoi che si librano in alto nel cielo.

Quando Andare Costa Rica-Surf
3. Quando andare in Costa Rica per lo Sport

3.1 Surf
Sono davvero tante le spiagge su cui cimentarsi con questo sport per equilibristi. Decisamente da preferire la costa del Pacifico rispetto a quella caraibica.

Sul Pacifico, le onde migliori si trovano a ottobre, alla fine della stagione delle piogge, mentre il meglio della costa caraibica lo si ha tra novembre e maggio.
La stessa spiaggia, a seconda dell’ora della giornata ma anche dalla ubicazione può essere adatta per chi è agli inizi o per chi è alla ricerca di emozioni forti.

Trekking Parco Corcovado

3.2 Escursionismo
Canyon, montagne, giungle, foreste e vulcani e spiagge: ecco quello che il paese mette a disposizione a chi piace camminare, una delle miglior destinazioni dell’America centrale.

Il periodo migliore è da dicembre ad aprile, dove avrai  la magior probabilità di imbatterti  in cieli sereni.
Sarà così più facile camminare lungo i sentieri e goderti. Alcuni dei migliori punti escursionistici includono il Parco Nazionale del vulcano Arenal, il trekking nel Parco Nazionale del Corcovado e la salita al Chirripò che, con i suoi 3820 metri, è la montagna più alta del Paese.

3.3 Pesca
Se sei un appassionato di pesca, il periodo migliore per visitare la Costa Rica va da dicembre ad aprile. Durante questi mesi le acque sono più calme e limpide ed è più facile avvistare i pesci. Alcuni dei migliori aree sono Quepos  e Los Sueños, che ospitano tutti i loro principali tornei di pesca al pesce vela tra gennaio e aprile di ogni anno.

Quando Andare Costa Rica-Rafting

3.4 Rafting
Se sei un amante del brivido e vuoi fare rafting in Costa Rica, il periodo migliore per visitare è da maggio a dicembre. Durante questi mesi in cui la pioggia non si fa desiderare, i fiumi sono ai massimi livelli e le rapide sono più emozionanti e impegnative. Alcuni dei migliori fiumi sono il Pacuare, il Sarapiqui e il Reventazon.  Il rafting è un eccellente modo per esplorare zone in cui difficilmente si riuscirebbe ad arrivare in altro modo.

 

Vietnam e Giappone, Messico e Perù: alla ricerca della magia.

Vietnam e Giappone, Messico e Perù: alla ricerca della magia.

Il dolce richiamo dell’Asia, dove la modernità incontra la tradizione, il fascino delle leggende precolombiane del Centro e Sud America, tra le vette andine e la fitta giungla che orla il blu del Mar dei Caraibi. Ogni viaggio è una rivelazione, scegli la tua destinazione.

La fioritura dei ciliegi incornicia il monte Fuji ancora imbiancato di neve, lo scorrere del fiume Mekong sembra invece non conoscere stagioni nel suo andare calmo e rilassato, quasi una panacea che allieta le memorie del passato vietnamita. Le rovine Inca tra le Ande e quelle Maya nella giungla messicana suggellano un tempo sospeso, rendendo la storia immortale. I luoghi ci raccontano mille suggestioni, ci insegnano e incantano con la loro bellezza e le loro preziose testimonianze, un incontro millenario tra natura e civiltà, una magia da vivere. E poi ci sono una miriade di piccoli dettagli, peculiarità che impreziosiscono le esperienze, come i magnifici contrasti che rivela il Giappone, dove la lentezza dell’antica cerimonia del tè vive in un mondo che rincorre il domani, tra maxi schermi dalle immagini pop e luci al neon che colorano la notte. Il Vietnam e la poesia dei suoi paesaggi, le baie puntellate da speroni di roccia, le coltivazioni di tè e le risaie a perdita d’occhio, lì dove spuntano donne laboriose con il loro tipico cappello a cono, un accessorio che protegge il volto dal sole e svela sorrisi autentici. In Perù vive ancora l’essenza precolombiana, e le leggende prendono vita lungo la Valle Sacra e in quel di Machu Picchu, l’iconica cittadella incastonata tra le Ande a 2.350 metri di altezza. Sono tanti gli enigmi della storia ma anche le nuove rivelazioni, come Lima, la Capitale gourmet che brilla nel panorama mondiale della cucina stellata. Il Messico invece ha già le sue certezze dalle note piccanti, il guacamole e gli immancabili tacos, da accompagnare ad un goccio di tequila mezcal. Qui c’è sempre una valida occasione per brindare e fare “fiesta”, celebrare i santi e omaggiare le tradizioni che si perdono nella notte dei tempi.

Usi e costumi, leggende e realtà, presente e passato, sempre quel pizzico di magia che contraddistingue un viaggio autentico. Ensy7 ha selezionato per te le migliori destinazioni al mondo creando dei Tour Magic ricchi di emozioni e attività speciali, tutto a un prezzo leggero. Proposte immersive capaci di svelare l’identità dei luoghi, vere e proprie avventure in compagnia di guide esperte parlanti italiano, che sveleranno la natura, la storia e le tradizioni, con un’occhio di riguardo alla buona tavola. Che sia un sushi mangiato (rigorosamente) con le bacchette, un pho fumante, la zuppa di tagliolini vietnamita per eccellenza, un ceviche di pesce e lime peruviano, condito con olio di anacardi e aceto di banana, o un piatto con jalapenos ultra piccanti, sarà un’esperienza memorabile e gustosa (a tratti sfidante).

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La magia dell’Asia

Parti per la Terra del Sol Levante, con il tour Magic Giappone scoprirai alcune delle tappe più belle del Paese e le atmosfere che lo rendono unico. Ti immergerai nella storia e nelle tradizioni di una cultura millenaria, che sa essere sempre al passo con i tempi, a cominciare dalle grandi e vibranti metropoli come Tokyo e Kyoto, e la romantica Nara. L’itinerario punta alla triade delle città giapponesi per eccellenza, luoghi che concentrano l’essenza di questo Paese: dalle giungle di grattacieli moderni e all’avanguardia, alle antiche tradizioni custodite nei templi e nei pittoreschi quartieri, come la zona di Yanesen, considerata la “vecchia Tokyo”, un dedalo di viette dove si trovano negozietti tipici, chioschetti e neko-cafè, dove rilassarti in compagnia di qualche gatto sornione. Così l’antico quartiere Gion, a Kyoto, culla della cultura delle geishe e del teatro kabuki, caratterizzato dalle tradizionali case a schiera conosciute come “machiya” e quelle dei samurai. Anche il centro di Nara incanta con angoli autentici, bellissimi e inaspettati, come il Tempio di Todaiji, in cui è custodito il Buddha più grande del mondo, o il Parco di Nara, ai piedi del Monte Wakakusa, habitat di tantissimi esemplari di cervi e daini.

Il fascino orientale è di per sé una magia. Anche il Vietnam incanta con paesaggi suggestivi e molto vari, dal montuoso a Nord, al Sud pianeggiante e tropicale, dove baie orlate di sabbia dorata sono punteggiate da isole e isolette, tipiche della morfologia costiera vietnamita. Un Paese dalla terra fertile, solcata da fiumi che si fanno leggenda, come il Mekong, dove alla foce spazia un vero e proprio paradiso di biodiversità, basti pensare al Parco Nazionale di Con Dao e a quello di Phong Nha-Ke Bang, dichiarato Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Visitare il Vietnam significa tuffarsi nella natura selvaggia, ma anche conoscere la storia millenaria, tristemente nota per i suoi ultimi capitoli del Novecento. Scoprirai che le prime civiltà approdarono nel Golfo del Tonchino già nel IV secolo a.C. poiché venne considerato un vero e proprio paradiso terrestre per la grande fertilità, e proprio dalle terre che lo costeggiano affiorano antiche e preziose testimonianze. Con la proposta di viaggio Magi Vietnam potrai conoscere questa sorprendente realtà, un tour esclusivo che spazia da Nord a Sud, vivendo l’emozione di pernottare su una tipica giunca vietnamita nella Baia di Halong, visitando le più famose località come Hanoi, Hoi An, Hue, i tunnel di Cu Chi, Saigon, il Delta del Mekong, ma anche gustando i piatti prelibati e ricchi della cucina vietnamita.

Il richiamo Inca e Maya

Le proposte Ensy7 ti portano anche in Sud America, in uno dei luoghi più affascinanti ed enigmatici del continente. Con il tour Magic Todo Peru’seguirai un itinerario da condividere con un piccolo gruppo di compagni di viaggio, pronti a scoprire i gioielli nascosti, un’incredibile ricchezza culturale e i panorami incantevoli della Cordigliera delle Ande. Un viaggio autentico che svela la vera essenza dell’antica terra degli Inca, con tappa nelle città simbolo come la pittoresca Arequipa, la “ciudad blanca” per il candore della pietra locale, e a Cusco, l’iconica capitale dell’Impero del Sole oggi Patrimonio UNESCO, un mix di civiltà a 3.400 metri d’altezza. Qui le rovine inca si confondono tra palazzi in stile coloniale, troneggiati dalla maestosa Cattedrale, anch’essa costruita su fondamenta precolombiane. Percorrerai la Valle Sacra, fermandoti nei villaggi abitati da comunità di tessitori che ti accoglieranno raccontandoti il loro sapere, una straordinaria abilità tessile tramandata da generazioni. Una bellissima condivisione immersiva che descrive uno degli usi e costumi più autentici ed identitari del Perù prima di raggiungere la leggendaria Machu Picchu, l’iconica cittadella dove a regnare è ancora la magnificenza del popolo Inca. Al suo cospetto ci si chiede come l’uomo possa essersi adattato in un contesto tanto incantevole quanto impervio, un incredibile esempio di geografia possibilista. Tutt’altra rivelazione Lima, la moderna Capitale gourmet, frizzante e alla moda, che non smette di stupire per i piatti raffinati ma che rispecchiano le profonde radici con il territorio.

Le tracce della storia precolombiana ti portano anche in Messico dove sorgono le rovine di un’altra grande ed affascinante civiltà, quella dei Maya. Con la proposta di viaggio Magic Chiapas e Yucatan, vivi tutto il fascino del passato ma anche della natura dei due stati messicani, tra foreste e spiagge da sogno, così la bellezza dell’incontro con i locals. Dal Mar dei Caraibi di Cancun, a città identitarie come San Cristóbal de Las Casas nell’entroterra, importante centro culturale situato a più di 2.000 metri d’altezza, dove visitare i simboli della cristianità come la Cattedrale barocca di Santo Domingo, e sperimentare le tradizioni indigene come un bicchierino di Pox, il liquore dei Maya molto simile alla tequila. Ogni centro in Messico è custode di peculiarità, forti identità che legano le radici precolombiane alle eredità importate dall’Europa. I siti archeologici testimoniano splendidamente le magnificenze della civiltà Maya, e consentono di comprendere l’antico passato. Quello di Palenque è tra i più noti e risale al III secolo d.C., famoso per il Tempio delle Iscrizioni, la più grande delle piramidi mesoamericane. Nella zona archeologica di Uxmal è possibile visitare i resti della città maya fiorita tra il III ed il X secolo, in cui sorgono la Piramide dell’Indovino ed il Palazzo del Governatore. Il tour approda anche lungo la Riviera Maya dove sorge Chichén Itzà, capitale maya dello Yucatan, attiva tra il V ed il X secolo d.C., dichiarata una delle 7 Meraviglie del Mondo ModernoQuesto sito archeologico è il più importante del Messico nonché patrimonio UNESCO, campeggiato dall’iconica piramide di Kukulkan, nota come “El Castillo”. Qui tanti misteri sono ancora da svelare, e forse, per risolverli, ci vuole un pizzico di magia, quella passione che porta a conoscere il mondo, più forte di qualsiasi incantesimo.