Adrenalinica, rilassante o culturale: l’Italia può offrire una vacanza dalle infinite sfaccettature, con la possibilità di vivere emozionanti escursioni nel verde, tour in bici e pause benessere alle terme.
I ponti primaverili annunciano l’imminente l’arrivo dell’estate, spingendo molti viaggiatori indecisi a riflettere sulle destinazioni papabili da considerare in vista delle prossime vacanze. Che si tratti di un breve weekend o di una pausa più lunga, non è necessario andare oltre confine per scovare la meta ideale in cui concedersi qualche giorno di svago.
L’Italia, infatti, presenta una straordinaria varietà di bellezze paesaggistiche, storiche ed enogastronomiche che soddisfano ogni viaggiatore. C’è chi cerca un arricchimento culturale e chi, invece, è a caccia di avventure adrenaliniche o di momenti di puro benessere. E per chi è indeciso su quale esperienza scegliere, a rompere ogni indugio ci pensa Ensy7 che, con le sue variegate proposte, consente di esplorare tutte le diverse sfaccettature del Bel Paese e individuare la destinazione ideale per trascorrere le vacanze estive.
Dal relax in spiaggia alle passeggiate culturali
Oltre al mare c’è di più: l’offerta Ensy7, infatti, va ben oltre le classiche località balneari (con un ricco ventaglio di idee) come Cefalù, Tropea e Gallipoli dove combinare bagni di sole, relax, cultura e movida. Pagina dopo pagina, si scoprono numerose opzioni alternative che soddisfano ogni tipo di desiderio: se alle grandi città d’arte si preferiscono posti più a misura d’uomo, le proposte Patrimonio suggeriscono mete ricche di spunti che sollecitano i sensi, come Gubbio, dove camminare tra le strade acciottolate e scoprire un patrimonio architettonico e culturale unico. E per chi punta a una destinazione che unisce bellezze naturali e storia, la sezione Chicche propone autentici tesori come Lampedusa e Pantelleria, dove il mare cristallino non è l’unica ricchezza da scoprire.
La riscoperta del campeggio per vacanze green
Per dare un twist dinamico al viaggio, si può assecondare la propria voglia di libertà preferendo il campeggio al tradizionale hotel, un’opzione ideale soprattutto per famiglie o gruppi di amici. Ciò non significa dover scendere a compromessi in termini di comfort: tra le proposte Green, il Camping Riviera Village, ad esempio, propone diverse soluzioni di ospitalità – tra cui mobile home e bungalow – e servizi pensati per soddisfare le esigenze di ogni tipo di viaggiatore. Il tutto senza rinunciare al contatto con il verde, immersi nella pineta del Parco Naturale del Conero, e alla vicinanza alle spiagge della Riviera del Conero.
Escursioni a piedi o a due/quattro ruote
La montagna non è affascinante solo in inverno, ricoperta di un soffice manto dipinto di bianco, ma anche in estate, quando la natura si sveglia ed esplode di vita regalando numerose opportunità per escursioni memorabili. La Val Pusteria – inclusa tra le opzioni dedicate alla Montagna – invita a passeggiare lungo le rive del Lago di Anterselva, uno specchio d’acqua dai riflessi verde-turchese, dove cimentarsi in attività come il kayak.
Se invece si è mossi dallo spirito di avventura, alla voce Itinerari sono presentati affascinanti tragitti che consentono di spostarsi in piena autonomia – in moto, in macchina o in bici – decidendo quali soste prevedere lungo la percorrenza, come il Bike Tour delle terre Malatestiane e del Montefeltro oppure il Gran Tour delle cantine in Umbria, un’immersione totale nella tradizione vinicola locale.
A tutto relax
Le vacanze sono un’opportunità perfetta per prendersi cura di sé. Dopo una giornata in movimento, non c’è nulla di più rigenerante di un tuffo in piscina o di un massaggio per sciogliere le tensioni accumulate. Perché dunque non concedersi una visita a una delle oasi termali italiane curiosando tra le proposte dedicate al Benessere? A Salsomaggiore Terme, località rinomata per le proprietà terapeutiche della sua acqua salsobromoiodica, ad accogliere è il Grand Hotel Salsomaggiore, con un centro benessere di 1.800 metri quadrati dove rilassarsi in sauna o nel bagno turco, immergersi nelle vasche di acqua salata e dolce e ancora usufruire della stanza del sale e del percorso Kneipp.
Ma se nel profondo resti un amante del mare e del relax sotto l’ombrellone, nessun problema: con Eden avrai l’imbarazzo della scelta tra le più belle località marittime: Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria e tante altre proposte Mare tutte da vivere. Con Ensy7, dunque, ogni viaggiatore può vivere la vacanza perfetta e scoprire le mille sfaccettature del nostro meraviglioso Paese
La città universalmente nota per la Torre e la Piazza dei Miracoli è tappezzata di 25 opere arte urbana, che si estendono per 4mila metri quadri. Conosciamole meglio.
Pisa non è solo la città della Torre pendente, del Duomo e della Piazza dei Miracoli. Oggi offre anche un itinerario sorprendente tra arte urbana e patrimonio storico, grazie al più esteso museo a cielo aperto di street art in Italia: 4.000 metri quadrati di superfici dipinte, 25 opere distribuite in tutta la città, tra centro storico, Porta a Mare e Darsena.
Tappa imprescindibile è il celebre murale “Tuttomondo” di Keith Haring, ultima opera realizzata dall’artista statunitense nel 1989, sulla parete posteriore della Chiesa di Sant’Antonio Abate. Un’esplosione di colori e simboli che rappresentano l’armonia e la pace tra i popoli, e che continua ad emozionare visitatori da tutto il mondo.
Da qui si può partire per un percorso che attraversa diversi quartieri, arricchito da installazioni firmate da grandi nomi della street art internazionale.
Il deposito della Polizia Idraulica
A pochi passi, in via Silvio Pellico, si trova una delle opere più spettacolari: il murale di Kobra, artista brasiliano famoso per i ritratti monumentali e i colori sgargianti. Qui ha celebrato Pisa come città della scienza, con un omaggio a Galileo Galilei. L’opera, realizzata sulla facciata del Centro Maccarrone, è tra le più grandi in Italia.
Proseguendo verso Porta a Mare, si entra in un vero distretto dell’arte urbana. Qui i muri parlano con le firme di Zed1, Etnik, Moneyless, Gio Pistone, 108 e molti altri. Le opere non solo decorano, ma ridisegnano gli spazi, dialogano con il tessuto urbano e raccontano storie contemporanee. Una delle più suggestive è quella di Zed1, che trasforma l’edificio della Polizia Idraulica in un racconto visivo dal forte impatto emotivo.
Colonne d’arte sui piloni della superstrada
Molti dei murales sono visibili anche spostandosi in bicicletta, seguendo un percorso ad anello che conduce fino alla Darsena. Lungo il tragitto, alcuni piloni della superstrada Firenze-Pisa-Livorno sono stati trasformati in vere e proprie colonne d’arte, ridefinendo un paesaggio altrimenti anonimo.
Il percorso si arricchisce di tappe insolite e curiose, come il playground nel vicino comune di Vecchiano, dove Gio Pistone ha creato un intervento coloratissimo pensato per i bambini. Non mancano neppure le connessioni con il patrimonio storico: i murales convivono con scorci di antiche mura, chiese medievali, palazzi ottocenteschi, creando un dialogo continuo tra passato e futuro.
Tellas: Pisa River Stories
La forza di questo museo a cielo aperto sta anche nella partecipazione attiva della comunità. Alcune opere sono nate grazie alla collaborazione con l’Associazione Down Pisa, mentre Soci Coop e sponsor locali hanno sostenuto le produzioni.
Per chi desidera esplorare le opere di street art a Pisa in modo interattivo, è possibile consultare la mappa digitale di Street Art Cities (streetartcities.com/cities/pisa). Questo portale internazionale offre una panoramica dettagliata delle principali opere urbane della città, inclusi murales iconici come il celebre “Tuttomondo” di Keith Haring e il gigantesco omaggio a Galileo Galilei di Kobra. La mappa è facilmente consultabile e permette di scoprire ogni angolo della città attraverso l’arte, sia a piedi che in bicicletta.
Scopri un mix di natura selvaggia e storia cinematografica in Costa de Almería.
Ricami bianchi di nuvole barocche solcano un cielo terso, mentre la luce – ruvida, impietosa e cristallina – taglia l’orizzonte della Costa di Almería, in Andalusia. È una luce che sembra pensata per il grande schermo, un’illuminazione naturale che esalta il contrasto tra l’oro arido del deserto e l’azzurro accecante del Mediterraneo. Qui, nel territorio del Parque Natural de Cabo de Gata-Níjar e del deserto di Tabernas, il paesaggio è più di un’opera naturale: è finzione, mito, leggenda western. A San José, dopo un viaggio lungo strade ondulate che attraversano fichi d’India, agavi, saline tinte di rosa e montagne di pietra cruda, si arriva in un villaggio sospeso nel tempo, dove il candore delle case risplende sotto il sole cocente della Spagna meridionale. Una passeggiata in e-bike nel cuore vulcanico del Parco è il modo ideale per entrare nella dimensione più autentica e selvaggia dell’Andalusia orientale. Si pedala tra scogliere laviche, dune fossilizzate e calette nascoste – come quella di Cala Rajá o Cala Carbón – dove il silenzio è rotto solo dal vento e dal grido dei gabbiani. Il mare, ancora lontano dalle rotte del turismo di massa, si offre nella sua forma più primitiva, quasi biblica. Ma è nell’entroterra, verso Rodalquilar e le terre brulle dell’interno, che Almería mostra la sua anima cinematografica. I cactus, i letti prosciugati dei ramblas, i ranch abbandonati evocano il West. Non è un caso: il deserto di Tabernas, l’unico ufficialmente riconosciuto in Europa, è stato lo scenario di oltre 300 pellicole, in particolare tra gli anni ’60 e ’70, quando il cinema italiano vi scoprì la sua America.
San José e il cuore vulcanico di Cabo de Gata
Arrivare a San José, centro nevralgico del Parco Naturale di Cabo de Gata-Níjar, significa varcare una soglia temporale e ambientale. È uno dei pochi angoli d’Europa in cui la natura domina ancora incontrastata. Il percorso inizia sulle due ruote nei sentieri che serpeggiano tra colate laviche pietrificate, falesie mozzafiato e macchia mediterranea. Il Parco, istituito nel 1987 e dichiarato Riserva della Biosfera dall’Unesco, è il più grande tratto di costa vulcanica protetta dell’Europa continentale. Le sue spiagge, come Playa de los Genoveses, che prende il nome dallo sbarco di una flotta genovese nel XIII secolo, o la spettacolare Playa de Mónsul, teatro di film come “Indiana Jones e l’ultima crociata”, sono oggi iconiche. I raggi solari scolpiscono ogni dettaglio, rendendo il paesaggio un palcoscenico ideale per escursionisti, fotografi, e sognatori.
Rodalquilar e il silenzio minerario della memoria
Il piccolo borgo di Rodalquilar, incastonato tra montagne calcaree ed erose, è un luogo intriso di storia geologica e umana. Fu un importante centro minerario per l’estrazione dell’oro, in particolare tra il 1956 e il 1966, durante il regime franchista. La miniera, conosciuta come “La Casa de los Volcanes”, oggi accoglie un centro di interpretazione naturalistica ed ecomuseo. Fra ruderi industriali e scorci da epopea biblica, si risale fino al Cortijo del Fraile, una costruzione rurale del XVIII secolo divenuta famosa grazie al dramma “Bodas de sangre” (Nozze di sangue) di Federico García Lorca, ispirato a un tragico fatto di cronaca del 1928. La polvere che avvolge il cortijo, termine che indica le masserie locali, parla ancora di passioni spezzate, vendette e onori. Il contesto paesaggistico – canyon sabbiosi, piante grasse, e una luce radente quasi mistica – è il preludio perfetto al cielo stellato del Playazo de Rodalquilar, distante da ogni inquinamento luminoso.
Deserto di Tabernas, il Far West europeo
Poi, lui: il deserto di Tabernas. Si estende per oltre 280 km² ed è classificato come l’unico deserto caldo e semi-arido d’Europa. Rocce friabili, formazioni sedimentarie modellate dal vento e calanchi ne fanno una delle location naturali più versatili del continente. Fu il regsita Sergio Leone a consacrarlo al mito, trasformandolo, negli anni ’60, nel cuore pulsante del genere spaghetti western. Film leggendari come “Per qualche dollaro in più”(1965) e “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966) furono girati tra alture aride e pianure polverose. Clint Eastwood, Lee Van Cleef ed Eli Wallach divennero miti cinematografici proprio su questi terrirori. Il set del cimitero di Sad Hill, costruito per l’ultima scena del cult datato 1966, è ora oggetto di un’iniziativa di recupero e meta di pellegrinaggio cinefilo. Non solo Leone: Sergio Corbucci girò qui “Django” nello stesso anno, Enzo G. Castellari vi ambientò “Keoma” nel 1976, e persino Hollywood approdò nelle lande desertiche con “Lawrence d’Arabia” del 1962 e “Game of Thrones”, passando per “Exodus: Dei e Re” e “Il regno dei cieli” di Ridley Scott.
L’Oasys MiniHollywood, originariamente set, è oggi un parco tematico che ospita spettacoli, spazi espositivi dedicati al cinema e un giardino zoologico con oltre 800 animali. È una celebrazione vivente della settima arte, un’occasione unica per vivere l’atmosfera dei western senza attraversare l’Atlantico.
Almería: dove l’Oriente incontra l’Occidente
Ultima tappa è la città di Almería, fondata nel 955 d.C. dal califfo di Cordova ʿAbd al-Raḥmān III, come porto fortificato contro il califfato dei Fatimidi tunisini. La cittadina, il cui simbolo è il “Sol de Portocarrero”, conserva ancora intatta la sua anima moresca, visibile nella maestosa Alcazaba, seconda solo all’Alhambra di Granada. Con i suoi giardini pensili, cisterne arabe e mura ciclopiche, è un gioiello dell’architettura islamica in Spagna. Si prosegue con la Cattedrale-fortezza di Santa María de la Encarnación, costruita dopo l’attacco dei pirati berberi nel 1522 e progettata in stile gotico con torre barocca da Diego de Siloé, e con il suggestivo Cable Inglés, pontile in ferro pensato dall’ingegnere britannico John Ernst Harrison e in uso dal 1904 fino al 1970 per lo smercio dei minerali. Segno della rivoluzione industriale nella Spagna sud-est, richiama la Tour Eiffel per struttura e periodo, considerando la moda delle Expo universali. Il grande schermo è passato anche di qui: il centro storico fu location per “Il vento e il leone” (1975), e l’Alcazaba, che si affaccia sul Cerro de San Cristóbal, compare nella sesta stagione de “Il trono di spade” come palazzo dei Martell nella fittizia città di Dorne.
Realismo e armonie, la pittura si fonde con la musica
Il Museo del Realismo Español Contemporáneo (Murec) narra l’intreccio profondo tra identità e creatività attraverso l’arte contemporanea del posto. Lo spazio museale è un’istituzione inedita, interamente dedicata al realismo artistico dal XX secolo ai giorni nostri. Inaugurato il 15 marzo 2024, è ospitato sui due piani dell’antico Hospital de Santa María Magdalena, un edificio rinascimentale del XVI secolo recentemente restaurato, che conserva elementi architettonici di pregio come la facciata nord, l’artesonado mudéjar e la scala di Villalán. La collezione permanente comprende 269 opere, tra cui 187 dipinti, 64 sculture, 17 disegni e un’incisione. Tra gli artisti rappresentati figurano Joaquín Sorolla, Ignacio Zuloaga, Julio Romero de Torres, Mariano Benlliure, Antonio López e Andrés García Ibáñez. A pochi passi, il Museo de la Guitarra rende omaggio ad Antonio de Torres, padre della chitarra classica moderna, con esposizioni interattive e strumenti storici. Le sale vibrano di ritmi e legno, ricordando secoli di tradizione musicale andalusa. Visitare entrambi significa scoprire le due anime cittadine: quella che innova e quella che suona. Un itinerario culturale che si esprime con forza e, al contempo, delicatezza.
“Mar de Plástico”, il paesaggio alieno delle serre agricole
Nel cuore arido dell’Andalusia, tra El Ejido e Roquetas de Mar, si estende un paesaggio surreale: un oceano bianco, a tratti lunare, fatto non d’acqua ma di plastica. È il cosiddetto “Mar de Plástico”, un’immensa distesa di serre che trasforma il sole implacabile in risorsa e produce ortaggi per mezza Europa fra cui il caratteristico pomodoro “Raf”. Dall’alto sembra un ghiacciaio alieno, che contrasta con l’arsura circostante e racchiude in sé una doppia verità: quella del progresso tecnologico e quella, più scomoda, del lavoro invisibile. Sotto i teli, che riflettono come specchi, convivono innovazione e fragilità, mentre la voce di chi coltiva e dei braccianti resta spesso fuori inquadratura. Una realtà così ambivalente da divenire sceneggiatura, come nella serie tv “Mar de Plástico”, un thriller investigativo che ha acceso i riflettori su dinamiche sociali e tensioni razziali, portando alla ribalta il volto oscuro di questa frontiera agricola europea.
Viaggiare nella Costa di Almería è come attraversare una pellicola vivente. È percorrere luoghi dove la natura è padrona, ma l’uomo ha saputo raccontarla con arte e passione. È camminare in un deserto dove ogni roccia può essere una frontiera, un rifugio, la scena di un duello. E ogni tramonto, sulle acque turchesi di Cabo de Gata, sembra sussurrare una battuta finale, da western perfetto.
Dallo snorkeling al cricket, Barbados si racconta come paradiso attivo e autentico: lo sport diventa leva emozionale per il mercato italiano.
Barbados è una destinazione parte dell’immaginario paradisiaco dei viaggiatori. Il mare cristallino nonché le condizioni climatiche favorevoli durante tutto il corso dell’anno, la rendono una meta da sogno anche per gli amanti degli sport acquatici e non solo. Dal surf su spiagge iconiche come Bathsheba, nota come ‘la mecca del surf nei Caraibi’ al kitesurf a Silver Sands Beach passando per lo snorkeling tra pesci pappagallo, razze cavallucci marini. E ancora, per chi preferisce rimanere sulla terraferma, la possibilità di divertirsi con attività all’aria aperta come il golf, magari tra le buche panoramiche (e impegnative!) di Royal Westmoreland, il polo e il tennis. Chi, invece, volesse provare qualcosa di veramente tipico non può che innamorarsi del cricket, sport nazionale di Barbados e parte integrante della cultura locale. Il Kensington Oval, situato a Bridgetown, è uno degli stadi più importanti della regione e ospita regolarmente partite internazionali. Per i visitatori che desiderano immergersi nell’atmosfera sportiva, assistere a una partita è un’esperienza quanto mai coinvolgente.
Insieme a Lucilla Venditti, Sales & Marketing manager di Barbados Tourism Marketing Inc., abbiamo approfondito proprio il profilo sportivo del Paese e come quest’anima ‘active’ possa risultare seducente e accattivante per il mercato italiano.
D: Barbados viene oggi definita un paradiso per gli sportivi: quali sono le attività più richieste dal mercato italiano e quali, invece, vorreste promuovere di più?
R: Dal mercato italiano riscontriamo un forte interesse per attività acquatiche come snorkeling, nuoto con le tartarughe marine e immersioni, ma anche per il surf, in particolare nella celebre zona di Bathsheba, dove si svolgono anche i campionati del mondo di surf. I tour operator e le agenzie di viaggio italiane ci segnalano un’attenzione crescente verso esperienze sportive a contatto con la natura, che siano allo stesso tempo emozionanti e sostenibili. Vorremmo tuttavia promuovere maggiormente altre discipline outdoor come il trekking nelle riserve naturali, il ciclismo lungo le coste e il golf, che a Barbados può essere praticato in scenari spettacolari e poco affollati. L’isola, per la sua peculiarità della parte est, è frequentata da surfisti di fama mondiale.
D: Il surf a Bathsheba e lo snorkeling con le tartarughe al Folkestone Marine Park sono esperienze iconiche. Come vengono strutturati questi pacchetti per il trade?
R: Queste esperienze sono incluse in pacchetti creati ad hoc dal trade, spesso combinando sport e soggiorno in strutture attentamente selezionate come Ocean Spray Beach Resort Apartments e Atlantis hotel, vicine ai luoghi delle attività. Collaboriamo con operatori locali per offrire esperienze guidate e sicure, con il valore aggiunto della sostenibilità ambientale. I pacchetti possono includere anche momenti di relax e scoperta culturale, come tour verso siti patrimonio dell’Unesco o visite alle distillerie di rum, creando così un prodotto completo ed esperienziale.
D: I viaggiatori italiani sono sempre più interessati a esperienze autentiche. In che modo lo sport può diventare una leva di promozione esperienziale verso questo pubblico?
R: Lo sport, a Barbados, è profondamente legato alla vita quotidiana e alla cultura locale. Partecipare a una partita di cricket, o prenotare una lezione di surf con istruttori del posto o unirsi all’allenamento in mare dei cavalli sulla bellissima spiaggia di Carlisle Bay, consente ai viaggiatori italiani di entrare in contatto diretto con la comunità, condividendo passioni e ritmi di vita genuini. Questo tipo di esperienza trasmette l’anima dell’isola in modo diretto e memorabile, diventando così uno strumento di marketing emozionale molto potente.
D: Le attività outdoor sembrano ideali anche per target familiari e multi-generazionali. Barbados come si sta posizionando per attrarre questo segmento specifico? Qual è il profilo del viaggiatore tipo che sceglie queste attività?
R: Barbados è una destinazione ideale per famiglie e gruppi multi-generazionali grazie alla varietà di attività adatte a tutte le età: dalle escursioni in catamarano con snorkeling, che permette di vedere i relitti marini solamente con la maschera, alle gite nella natura per osservare la fauna locale come Hunte’s Gardens e Coco Hill Forest, fino ai percorsi di Zipline per i bambini all’ Harrison Cave Eco-Adventure Park. Il viaggiatore tipo in questo segmento cerca sicurezza, servizi di qualità, ma anche emozioni condivise da vivere all’aria aperta. Per questo, stiamo collaborando con operatori specializzati per sviluppare offerte family-friendly e promuovere soggiorni che uniscano comfort, avventura e scoperta. Moltissimi hotel a Barbados hanno una parte Adults Only ed una parte family-friendly.
D: Infine, ci sono novità o progetti futuri che coinvolgono il trade italiano per promuovere Barbados come destinazione sportiva e outdoor, magari con fam trip, partnership o campagne dedicate?
R: Sì, stiamo lavorando a diversi progetti in collaborazione con il trade italiano. Abbiamo appena organizzato un fam trip experience con 30 agenti di viaggio promuovendo il settore sportivo e outdoor, per far vivere in prima persona le potenzialità della destinazione. Inoltre, lanceremo una campagna dedicata al mercato italiano focalizzata sull’outdoor experience a Barbados, con contenuti personalizzati, eventi B2B e partnership con operatori selezionati. L’obiettivo è raccontare Barbados non solo come meta balneare, ma come luogo dove sport, natura e autenticità si incontrano.
Tra le centinaia di valli che solcano l’arco alpino, la Valle Camonica si distingue per un patrimonio artistico straordinario, ineguagliabile per varietà e rilevanza storica, da assaporare magari dopo aver visitato lungo il percorso di avvicinamento Brescia e il Lago d’Iseo. Per questo, la Valle dei Segni scolpirà una traccia profondissima nei vostri ricordi.
Il Castello di Breno in Val Camonica.
Un elemento identitario: le incisioni rupestri
La Valle Camonica è un luogo in cui l’ineludibilità del bisogno espressivo dell’uomo, del suo innato slancio creativo, trovano una concreta testimonianza: per migliaia di anni, a partire dalla profonda Preistoria, infatti, gli antichi abitanti del territorio hanno inciso le tipiche rocce di arenaria grigio-violacea che affiorano tra i boschi di abeti, betulle e carpini con figure di ogni tipo. Talvolta, le immagini rimandano a scene di vita quotidiana, in altri casi delineano simboli arcani, in altri ancora appaiono così misteriose che la loro interpretazione può essere demandata solo alla fantasia individuale. Sempre, le incisioni rupestri della Valle Camonica, racchiuse in diverse aree (la più importante presso Capo di Ponte), costituiscono un sito culturale di valore assoluto, il primo in tutta Italia a diventare patrimonio UNESCO, già nel 1979. In Valle Camonica ci sono 8 parchi in cui è possibile ammirare le incisioni rupestri. Per visitare i tre siti nazionali di Naquane, MuPre e Cividate esiste un biglietto cumulativo di 10€.
Le incisioni rupestri della Valle Camonica
Tracce archeologiche e sontuosi cicli di affreschi
Anche l’epoca romana ha lasciato sontuose vestigia: nel 16 a.C., l’esercito di Augusto riesce a conquistare la valle, stabilendo il principale insediamento presso l’odierna Cividate Camuno. Qui è possibile visitare il Parco Archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro Romano, addossato a un colle ed emblema della progressiva urbanizzazione dell’area, i resti di una domus, e soprattutto il Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica, che accoglie alcuni pezzi davvero superbi, tra cui una trionfale statua di Minerva. Seguendo il filo rosso del culto della dea della saggezza, non perdete il Santuario di Minerva, che sorge su un più antico santuario edificato intorno alla presenza dell’acqua del fiume e delle sorgive, nel territorio di Breno: la grande statua che avrete visto al Museo proviene proprio da qui.
Ed anche balzando in avanti di qualche secolo la concentrazione di meraviglia non accenna ad attenuarsi: gli amanti dell’arte potranno inseguire le orme di uno degli eroi della pittura bresciana del Cinquecento, Girolamo Romanino, anticipatore di Caravaggio e illustratore in grado di sviluppare un originalissimo e dissacrante stile anticlassico, nella Chiesa di Sant’Antonio a Breno e nella Chiesa di Santa Maria Annunciata a Bienno, ma anche le suggestioni tardogotiche di Giovanni Pietro da Cemmo, che alla fine del Quattrocento affrescò diverse chiese della zona. Tutti questi luoghi sono collegati dalla Via del Romanino, un itinerario a tappe per un viaggio alla scoperta dei lasciti del grande artista bresciano.
Il borgo alpino Case di Viso
Borghi dalla media all’alta valle
Anche il campionario di borghi che la Valle Camonica sfoggia è di quelli che non lasciano indifferenti: più ancora che per i cortili, i vicoli medievali e i palazzi signorili Bienno si contraddistingue per le fiorenti attività artigianali dei secoli passati, che oggi rifulgono ancora in un antico mulino (all’interno del quale è stato allestito il Museo della Civiltà Contadina), in una fucina perfettamente funzionante, e nella Mostra Mercato che si svolge tutti gli anni alla fine di Agosto, richiamando centinaia di migliaia di visitatori da ogni angolo della Lombardia. Cerveno, invece, merita una visita per una ragione specifica: la strabiliante Via Crucis che Beniamino Simoni intagliò nel legno tra il 1752 e il 1764, con quasi duecento statue a grandezza naturale. Se avete in mente le atmosfere ieratiche dei Sacri Monti diffusi tra Piemonte e Lombardia, potete farvi un’idea della suggestività del sito. Infine, segnaliamo Case di Viso, a quota 1750 metri: in questo caso, farete fatica ad associare il luogo a qualche ricordo del vostro passato, perché le casette tradizionali in pietra e legno che fiancheggiano il torrente, in uno scenario che pare immobilizzato nei secoli, rimandano più al set di un film d’epoca che a un luogo reale. Qui vicino, il riferimento principale è Ponte di Legno, tra le più rinomate località della Valle Camonica, che ha saputo negli anni arricchire la propria offerta turistica mantenendo intatto il fascino tipico dei paesi di montagna.
La Via Crucis di Cerveno
Emozioni enogastronomiche
Dato che anche l’enogastronomia è cultura, un’ultima doverosa menzione riguarda i sapori della Valle Camonica: considerando la morfologia del territorio, caratterizzato prevalentemente da montagne, non stupisce che sui formaggi da queste parti la sappiano lunga: il prodotto più iconico è il Silter, lavorato ancora con metodi tradizionali e il cui logo è una figura antropomorfa più volte replicata nelle incisioni rupestri di Capo di Ponte; il Fatulì è invece un caprino realizzato con il latte di una razza autoctona, mentre il Casolet è prodotto esclusivamente con latte crudo. Tra i dolci spicca la Spongada, una focaccia dolce che trasformerà le vostre colazioni in un’esperienza oltre ogni limite di golosità. Tra le altre specialità, ricordiamo gli Gnoc de la Cua, gustosi gnocchi a base di pane, patate e spinaci selvatici, la Salsiccia di Castrato e il Cuz, uno spezzatino di carne ovina ritenuto la pietanza più antica della Lombardia. Negli ultimi anni, poi, anche la produzione di vini, tutelata dal Consorzio I.G.T. Valle Camonica, sta raggiungendo risultati di grande interesse.
Gli amanti della buona cucina avranno di che divertirsi anche tralasciando i prodotti tipici: in tutta la valle, infatti, abbondano le trattorie come i ristoranti gourmet che declinano ogni tipo di tradizione gastronomica, per cui andrete sul sicuro qualunque siano le vostre inclinazioni. Anche per questo, la Valle Camonica rimarrà impressa indelebilmente nella vostra memoria.
Mai sentito parlare di Castelpetroso? Tranquillo, non sei l’unico. Ma se ti dicessi che è uno dei borghi più sorprendenti del Molise, ci crederesti? Un posto piccolo, arroccato a quasi 900 metri di quota, che però ti lascia di stucco per la bellezza della sua basilica e la tranquillità del suo centro storico.
Se hai una giornata libera e ti va di vedere qualcosa di nuovo, vale davvero la pena salirci.
Castelpetroso: la Basilica dell’Addolorata
Te la trovi davanti mentre stai ancora salendo in auto: alta, slanciata, con le guglie che sembrano toccare il cielo. La Basilica dell’Addolorata è il simbolo di Castelpetroso e sì, è molto più grande di quello che ti aspetteresti da un paesino così. Costruita dove, secondo la tradizione, nel 1888 la Madonna sarebbe apparsa a due contadine, oggi è un santuario molto visitato, non solo da pellegrini ma anche da appassionati di architettura (e da fotografi, ovviamente).
È in stile neogotico, con pietra chiara e vetrate colorate che cambiano faccia alla chiesa a seconda dell’ora del giorno. Dentro è altrettanto scenografica: silenziosa, ampia, e con una luce particolare.
Il borgo: silenzioso, in salita e tutto da scoprire
Dopo aver visto la basilica, ti consiglio di tornare verso il paese vero e proprio. Lascia l’auto in basso e sali a piedi: le strade sono strette, in pietra, con scale che si arrampicano tra case addossate l’una all’altra.
Il centro storico di Castelpetroso è piccolo ma genuino. Non è stato “rifatto” per i turisti – e si vede (nel senso migliore possibile). C’è la chiesa di San Martino, un vecchio palazzo marchesale, e scorci che si aprono all’improvviso sul panorama. E soprattutto, c’è calma.
La Via Matris: una passeggiata diversa dal solito
Se ti piace camminare, la Via Matris è un’esperienza da non perdere. Si tratta di un percorso a piedi che collega il borgo alla Basilica. Non è difficile, ma richiede scarpe comode. Lungo la strada trovi sette stazioni con statue che rappresentano i dolori della Madonna. Può essere un momento spirituale, ma anche solo una camminata bella nel verde. In primavera è piena di fiori, in autunno i colori cambiano tutto.
Per arrivarci, basta seguire le indicazioni da Isernia (ci vogliono circa 20 minuti). Se vieni da più lontano, puoi prendere l’A1, uscire a Caianello e proseguire verso il Molise. In treno puoi arrivare fino a Isernia e poi usare un autobus o un taxi per fare gli ultimi chilometri.
Dove mangiare a Castelpetroso: i migliori ristoranti tipici
Se ti stai chiedendo dove mangiare a Castelpetroso, in Molise, sappi che questo suggestivo borgo ai piedi del Santuario dell’Addolorata offre alcune eccellenti proposte di cucina tradizionale.
Tra i ristoranti più apprezzati c’è Trattoria Donna Carmela, rinomata per i suoi piatti tipici molisani come i ravioli con ricotta e borragine, la zuppa di funghi con pancetta e tartufo e l’agnello alla brace, il tutto in un’atmosfera accogliente a due passi dal Santuario.
Per chi desidera un’esperienza più raffinata, il Ristorante dell’Hotel La Fonte dell’Astore propone un menù variegato con specialità italiane e mediterranee, ideale anche per eventi e cene romantiche.
Infine, il ristorante Uno Dopo L’Altro è una scelta interessante per chi cerca un locale familiare con proposte a base di pesce e opzioni vegetariane.
Castelpetroso è uno di quei posti che non stanno nei radar del turismo di massa, e forse è proprio per questo che piacciono. Si visita in un giorno, non richiede una pianificazione complicata, e ti lascia addosso una bella sensazione. Non è la meta da “foto per Instagram” – o meglio, lo è, ma senza la folla. E forse è anche meglio così.