Il Forte Village premiato per la 26esima volta consecutiva come Resort più bello del mondo

Il Forte Village premiato per la 26esima volta consecutiva come Resort più bello del mondo

Un vero e proprio record per la celebre struttura a cinque stelle immersa nella natura incontaminata di Santa Margherita di Pula, che è stata insignita anche dei prestigiosi riconoscimenti di “World’s Leading Sports Academy” e “World’s Leading Sport Resort”.

Un luogo dove il lusso, l’eleganza e la cura incontrano la bellezza autentica di una paesaggi incontaminati, caratterizzati da un’incredibile biodiversità naturale, dove ogni dettaglio è pensato per trasformare il soggiorno in un’esperienza indimenticabile. Al Forte Village Resort l’eccellenza non è solo un obiettivo, ma una realtà consolidata che si rinnova stagione dopo stagione.

Immerso nella spettacolare cornice di Santa Margherita di Pula, a meno di quarantacinque minuti di macchina da Cagliari e a pochi passi da alcune delle spiagge più belle della Sardegna e dalle pittoresche rovine dell’antica città di Nora, questo iconico resort ha riscritto le regole dell’ospitalità isolana, celebrando quest’anno un traguardo straordinario: il riconoscimento, per la 26esima volta consecutiva, di “World’s Leading Resort”, ricevuto durante la cerimonia di gala degli ultimi World Travel Awards, veri e propri “Oscar del turismo”, che si sono svolti lo scorso dicembre a Funchal, la capitale dell’isola di Madeira.

Un prestigioso riconoscimento che da oltre 31 anni premia le eccellenze nel mondo del turismo di lusso, partendo dalle migliori destinazioni per passare da alberghi, resort, e, non per ultime, compagnie aeree e di crociere che durante l’anno appena trascorso si sono distinte per l’eccellenza e la cura dei servizi e per le innovazioni portate al settore.

E così, tra mete affascinanti e hotel da sogno, i “World Travel Awards” diventano una prestigiosa vetrina internazionale che, da un lato, celebra l’eccellenza raggiunta dagli operatori del turismo e, dall’altro, si propone come una preziosa fonte d’ispirazione per viaggiatori alla ricerca di nuove mete da scoprire e esperienze uniche ed esclusive da aggiungere alla propria wishlist.

L’inarrestabile eccellenza del Forte Village Sardegna, miglior resort al mondo per 26 anni consecutivi

“Siamo onorati di ricevere, per il 26° anno consecutivo, il prestigioso riconoscimento di World’s Leading Resort, un traguardo che ci stimola a proseguire il percorso di costante sviluppo e upgrading che da sempre contraddistingue la filosofia del Forte Village”, queste le parole con le quali Lorenzo Giannuzzi, dal 1995 alla guida del Forte Village Resort di Santa Margherita di Pula in qualità di Amministratore Delegato e Direttore Generale, ha riscosso il meritato premio, ulteriore riconoscimento dell’incredibile valore di una struttura che, negli ultimi tre decenni, si è affermata come una brillante case history di successo nel mondo dell’hôtellerie di pregio.

Si tratta di un riconoscimento frutto non solo di decenni di duro lavoro (il nucleo del Resort è stato aperto dal celebre imprenditore, ristoratore e albergatore italo-britannico Lord Charles Forte nel lontano 1974), ma anche di una visione, quella di Giannuzzi e del suo team, che ha saputo portare la qualità dei servizi offerti dal Resort a un livello superiore, valorizzando l’incredibile bellezza e ricchezza paesaggistica, artistica e culturale di questo incantevole angolo di Sardegna, e integrandola nell’offerta di prestigio della struttura.

Una leadership lungimirante, che ha permesso al Forte Village Resort di fare un incredibile salto di qualità e di divenire un simbolo di lusso globale, raggiungendo nel 1998, secondo i World Travel Awards, il prestigioso titolo di “Miglior Resort di Lusso al Mondo”. Con un totale di ben 8 alberghi e 714 camere, che si diversificano sia per categoria sia per target di clientela (sono parte della categoria 4 stelle gli alberghi Borgo, Bouganville e Palme, mentre di classe superiore sono il Pineta, il Dune, il Villa del ParcoCastello e Waterfront), a cui si aggiungono 13 prestigiose Ville che rappresentano la punta di diamante dell’offerta del Resort, il Forte Village si conferma una destinazione unica nel suo genere, capace di combinare un’ospitalità impeccabile con esperienze uniche e servizi esclusivi.

Tra questi, i trattamenti rigeneranti e rilassanti dell’Acquaforte Thalasso & Spa, una vera e propria oasi di pace e benessere per corpo e mente ispirata ai principi della talassoterapia, ma anche i concerti e gli spettacoli proposti dalla Forte Arena, un vero e proprio anfiteatro sotto le stelle che nel corso degli ultimi anni ha accolto importanti nomi dello spettacolo nazionale e internazionale, tra cui StingRenato Zero, e i Pooh, ma anche l’amatissimo “Peter Pan – Il Musical”.

Completano l’offerta del Forte Village Resort ben 22 ristoranti, tra cui diversi stellati, come il Belvedere di Giuseppe Molaro, la Terrazza San Domenico di Massimiliano Mascia e il Beachcomber di Heinz Beck, ma anche svariate proposte per un pranzo veloce o una cena informale, in grado di soddisfare i gusti di una clientela sempre più esigente e variegata, dalle coppie in luna di miele, ma anche famiglie con bambini (numerosi i laboratori e le accademie dedicate ai più piccoli, dalla Barbie Academy alla Forte Village Art Academy realizzata in collaborazione con il celebre scrittore e illustratore francese Hervé Tullet), partecipanti a eventi di team building o lanci di nuovi prodotti, ma anche a chi è in cerca di una pausa rigenerante dalla frenesia della vita quotidiana. Il tutto con uno sguardo sempre rivolto all’eccellenza, alla cura per i dettagli e alle esperienze individuali.

Filosofia che è stata ulteriormente consolidata nel 2024 grazie anche a una stagione straordinaria, arricchita da eventi iconici come l’esclusiva collaborazione con Dolce & Gabbana, iconica maison che ha scelto proprio l’antica isola di Ichnusa come cornice per la presentazione delle collezioni Alta Moda, Alta Sartoria e Alta Gioielleria 2024, un progetto che da oltre dieci anni viaggia, come in una sorta di Grand Tour contemporaneo, tra le regioni più care ai due stilisti e imprenditori italiani, siciliano il primo e milanese il secondo, con l’obiettivo di esaltare e mostrare al mondo le migliori eccellenze nostrane, il tutto in location semplicemente d’eccezione, ribadendo come la Sardegna non sia soltanto una meta turistica, ma anche un epicentro di cultura e stile.

Un evento che si inserisce perfettamente nell’identità del Forte Village Resort, da sempre portavoce di eleganza e raffinatezza, grazie anche a esperienze di luxury shopping e a un’esclusiva selezione di boutique dihaute couturee botteghe di artigianato, dove l’alta moda locale, italiana e internazionale trova la sua massima espressione in abiti sartoriali fatti su misura, abbinati a eleganti gioielli tradizionali in filigrana, tramandati di generazione in generazione, come la maninfide, la fede sarda e, non da ultimo, il su coccu, l’iconico talismano sardo.

Forte Village Santa Margherita di Pula, dove lo sport di alto livello incontra l’amore per il territorio

La vittoria del Forte Village Resort ai “World Travel Awards” non è solo il meritato riconoscimento di una struttura che negli anni ha saputo affermarsi come un punto di riferimento nel mondo dell’hotellerie di lusso, ma un vero e proprio record storico. Nessun altro resort al mondo può infatti vantare una tale continuità sia per quanto riguarda il numero consecutivo di primi posti raggiunti, ma anche per l’ampia rosa di prestigiosi premi ottenuti.

Durante la serata di gala tenutasi nella capitale della “Perla dell’Atlantico”, Madeira, il Forte Village ha infatti trionfato non solo nella categoria principale di “World’s Leading Resort”, ma ha ottenuto anche due ulteriori importanti riconoscimenti: quello di “World’s Leading Sports Academy 2024” (per quanto riguarda le accademie sportive migliori al mondo), e di “World’s Leading Sport Resort 2024” (per le eccellenze nel mondo degli sport resort), rispettivamente per la dodicesima e sesta volta consecutiva.

Due ambiti premi che riflettono il costante impegno del Forte Village, dall’ormai dal lontano 1995 guidato dal visionario top manager Lorenzo Giannuzzi, nel combinare lusso, comfort, servizi d’avanguardia e la passione per lo sport d’alto livello, rendendo la struttura un punto di riferimento per gli amanti dello dello stile di vita attivo, dell’avventura, e delle attività all’aria aperta e sviluppando nel tempo un’offerta sportiva che non ha rivali al mondo.

All’interno degli oltre 50 ettari di natura incontaminata che circondano i meravigliosi hotel e ville del Forte Village Resort sono infatti ospitate oltre venti accademie sportive d’eccellenza, tra cui le amatissime Forte Village Tennis Academy, dedicata non solo a chi desidera avvicinarsi al mondo del tennis, ma anche a chi desidera affinare la propria tecnica e strategia di gioco e, perchè no, diventare un vero e proprio campione mondiale della disciplina, ma anche la prestigiosa Swimming Academy, con lezioni individuali e di gruppo pensate sia per chi vuole muovere i primi passi in acqua, ma anche per chi già padroneggia l’elemento e desidera perfezionare la propria tecnica di nuoto sotto lo sguardo attento di leggende internazionali della disciplina, tra cui anche i campioni olimpionici Martina Morcavcová e Domenico Fioravanti.

Non meno amata anche la nuova Pickleball Academy, dedicata all’insegnamento di uno sport dinamico, versatile e avvincente, ancora poco conosciuto in Italia, ma destinato a diventare estremamente popolare negli anni a venire, il pickleball, un incrocio tra tennis, badminton e ping pong nato negli Stati Uniti nella metà degli anni Sessanta, e oggi sempre più praticato in tutto il mondo, e la Forte Village Triathlon Academy, con programmi personalizzati per tutti i livelli, dai principianti agli atleti esperti, che permetteranno davvero a tutti di scoprire il mondo fantastico mondo del triathlon, con un’attenzione speciale alle peculiarità del territorio e alle risorse naturali della Sardegna e la possibilità di partecipare a competizioni di alto livello come il Forte Village Triathlon, per cominciare subito a mettersi alla prova e mettere in pratica quanto appreso durante le lezioni dell’Academy.

Non da ultime, poi, la Mountain Bike e la Road Bike Academy, che offrono la possibilità agli ospiti del Forte Village Santa Margherita di Pula di immergersi nella natura selvaggia dell’Isola, cimentandosi su percorsi di diverso livello e durata sulle bici elettriche e le mountain bike fornite in dotazione dal Resort, e di far tesoro dei preziosi consigli di istruttori qualificati e leggende nazionali e internazionali del ciclismo, tra cui Fabian Cancellara, Fabio Aru, Paola Pezzo e Filippo Pozzato.

Un livello di eccellenza e prestigio reso possibile non solo dalla presenza presso il Forte Village Sardegna dei migliori istruttori italiani e internazionali, ma anche da infrastrutture sportive di ultima generazione, come ad esempio i ben 13 campi da tennis (12 in terra battuta e uno in cemento), tutti dotati di illuminazione notturna, che tra le altre cose ogni anno ospitano diversi eventi sportivi di primo piano nel panorama tennistico mondiale.

Primi tra tutti, i recenti tornei singolari e doppi parte dei Sardinia ITF Tournaments 2024, organizzati dall’International Tennis Federation (in italiano “Federazione Internazionale Tennis”), che tra il 16 settembre e il 27 ottobre scorsi hanno emozionato il pubblico presente sugli spalti dell’ASD Tennis Academy, configurandosi come un vero e proprio trampolino di lancio per le giovani promesse della disciplina (non a caso, tra le leggende del tennis contemporaneo che hanno fatto il loro debutto sui campi di terra rossa di Santa Margherita di Pula troviamo i nostrani Jannik Sinner e Matteo Berrettini, ma anche il greco Stefanos Tsitsipas e il norvegese Casper Ruud).

Forte Village Sardegna, in attesa della stagione 2025

In altre parole, il Forte Village Resort non è una normale destinazione per le vacanze, ma un rifugio in cui l’eccellenza si fonde armoniosamente con la bellezza incontaminata della Sardegna. Un luogo dove il tempo rallenta, invitando a riscoprire il contatto autentico con la natura e con sé stessi, in un contesto dal lusso discreto e accogliente e servizi attentamente studiati per trasformare ogni momento in un ricordo indimenticabile. Tra i pini profumati e le spiagge bianche di Santa Margherita di Pula, il Forte Village accoglie i suoi ospiti con un’offerta unica che spazia dal benessere alla gastronomia, dal divertimento all’intrattenimento.

Ma l’offerta a cinque stelle del Forte Village non si ferma qui. Per il 2025, il Resort si prepara a scrivere un nuovo capitolo con concept culinari innovativi, spettacoli esclusivi e importanti interventi di ristrutturazione che renderanno ogni soggiorno ancora più straordinario. La riapertura, prevista per la prossima primavera, sarà l’occasione perfetta per vivere una vacanza che non è solo un soggiorno, ma una promessa: quella di immergersi a trecentosessanta gradi nelle imperdibili eccellenze che l’antica isola di Ichnusa può offrire.

Non resta dunque che prepararsi a vivere un’esperienza senza eguali, dove l’eccellenza incontra l’autenticità della Sardegna.

Hawaii, Stati Uniti: 5 strade panoramiche per cui vale la pena allacciarsi le cinture!

Hawaii, Stati Uniti: 5 strade panoramiche per cui vale la pena allacciarsi le cinture!

Percorsi incredibili che invitano a rallentare e godere della bellezza naturale delle Hawaii.

Immagina di percorrere strade dove ogni curva svela un nuovo spettacolo naturale: cascate che si riversano dalle montagne, oceani che scintillano al sole e foreste che sussurrano storie antiche. Alle Hawaii, guidare non è solo spostarsi da un punto all’altro; è un’esperienza che ti invita a rallentare, a respirare profondamente e ad assorbire la bellezza che ti circonda. Queste isole ti invitano a un viaggio di scoperta e meraviglia. Allaccia le cinture, perché queste cinque strade panoramiche offrono non solo percorsi, ma veri e propri viaggi attraverso il cuore delle Hawaii.

Dalle autostrade alle strade di campagna, se trascorri solo un po’ di tempo alla guida alle Hawaii vedrai auto, minivan e camion addobbati con decalcomanie con messaggi in stile isolano. Un adesivo comune per paraurti consiglia alle persone di “rallentare, questa non è la terraferma”.

Anche se è intesa come una battuta, la frase è un utile promemoria per godersi il viaggio. E alle Hawaii è facile da fare.

Se stai guidando lungo la costa con il mare cristallino come compagno o serpeggiando tra le montagne con imponenti alberi di eucalipto tutt’intorno, rallenta e goditi il viaggio!

Hawaii
Dopo forti piogge, vedrai le cascate che scendono dalle montagne mentre guidi sull’Interstate H-3

Interstate H-3, Oʻahu

Tagliando la catena montuosa di Ko’olau su O’ahu, l’Interstate H-3 è nota per i suoi panorami incredibili.

È difficile tenere gli occhi sulla strada mentre si guida da Honolulu al lato est di O’ahu sull’Interstate H-3. Tagliando attraverso la catena montuosa di Ko’olau, viaggerai attraverso la verdeggiante valle di Hālawa per circa 6 miglia fino a raggiungere i tunnel di Tetsuo Harano. Dopo forti piogge, vedrai cascate che scendono dalle montagne e, quando i conducenti escono dal tunnel, vengono accolti da panorami mozzafiato sulla Windward Coast e sull’Oceano Pacifico. Quasi tutti i giorni, puoi vedere il banco di sabbia multicolore della baia di Kāne’ohe. Da qui, puoi continuare per Kāne’ohe, Kailua, North Shore o anche tornare a Honolulu lungo la pittoresca costa di Ka Iwi.

Hāmākua Heritage Corridor Drive, Hawaiʻi Island (Hawaiʻi Belt Road)

Hawaii
Dopo 40 miglia sulla Hāmākua Heritage Corridor Drive, arriverai al Waipi’o Valley Lookout. Basta uno sguardo per capire perché questo lungo trekking è così popolare

Con un’estensione di oltre 40 miglia, i visitatori possono trascorrere un’intera giornata esplorando le cascate, le valli lussureggianti e le foreste pluviali tropicali che punteggiano la costa di Hāmākua sull’isola di Big Island, l’isola più grande delle Hawaii. Conosciuto come Hāmākua Heritage Corridor Drive, il viaggio inizia a Hilo e termina al Waipi’o Valley Lookout, con ampie opzioni di deviazioni intermedie. Molti viaggiatori partono da Hilo nord sulla Onomea Scenic Drive lunga 4 miglia.

Qui passerai su vari ponti e godrai della vista sulla baia di Onomea. La strada conduce al Giardino Botanico Tropicale delle Hawaii, rinomato per la sua collezione di 2.000 specie di piante. Mentre ti avventuri più a nord, puoi fermarti all’Akaka Falls State Park per vedere una cascata alta quasi 135 metri. Quindi, si prosegue per Laupāhoehoe Point per sgranchirsi le gambe e immergersi nella vista delle spettacolari scogliere sul mare.

L’area ricreativa statale di Kalōpā è un altro ottimo pit stop; qui puoi fare una passeggiata sul Kalōpā Nature Trail, un breve anello di 0,7 miglia. Dopo aver stuzzicato l’appetito, premiati con le malasadas ricoperte di zucchero di Tex Drive In a Honoka’a. Dopo 40 miglia, arriverai al Waipi’o Valley Lookout. Dai uno sguardo al paesaggio lussureggiante e alla spiaggia di sabbia nera e capirai perché questo lungo trekking è così popolare.

Tree Tunnel, Kauaʻi (Maluhia Road)

Hawaii
Con la sua chioma di 500 alberi di eucalipto, Maluhia Road su Kaua’i è stata chiamata Tree Tunnel

Una bellissima chioma lunga un miglio composta da 500 alberi di eucalipto fiancheggia Maluhia Road a Kaua’i – il luogo è stato chiamato il Tree Tunnel. La strada è una porta d’accesso naturale alle città di Kōloa e Po’ipū sulla costa meridionale dell’isola. Piantati nel 1911 dall’allevatore di bestiame scozzese Walter Duncan McBryde, gli alberi sono sopravvissuti a due uragani e rimangono un sito mozzafiato.

Honoapiʻilani Highway, Maui

Hawaii
L’autostrada Honoapi’ilani porta i viaggiatori attraverso le città e il lato ovest di Maui, nonché alcune delle migliori spiagge e ristoranti dell’isola. Rimani sulla strada e puoi ritrovarti a Honolua Bay

Per raggiungere il lato ovest di Maui, il percorso migliore da percorrere è l’autostrada Honoapi’ilani. La strada di 35 miglia inizia a Wailuku e si dirige direttamente a sud verso la baia di Mā’alaea prima di svoltare a nord verso la baia di Honokōhau. Da Wailuku passerai Waikapū, una piccola città che offre uno scorcio della vecchia scuola delle Hawaii, e Mā’alaea, sede del Maui Ocean Center. Da lì, gli automobilisti si snodano lungo la costa e in inverno è facile avvistare le balene direttamente dall’autostrada. La strada porta i viaggiatori attraverso le città e il lato ovest di Maui come Olowalu, Lahaina, Kā’anapali e Kapalua, così come alcune delle migliori spiagge e ristoranti dell’isola.

The “Lower Road” from Kona to Waimea, Hawaiʻi Island (Queen Kaʻahumanu Highway)

Hawaii
Dai campi di lava alle dolci colline, attraverserai paesaggi diversi sulla strada per Waimea da Kailua-Kona sull’isola delle Hawaii

Se sei diretto a Waimea da Kailua-Kona sull’isola di Big Island, Hawaii, prendere l’autostrada 19 offre una finestra sui paesaggi unici e diversificati delle isole. La strada attraversa distese di lava nera con il blu brillante del Pacifico come sfondo e il contrasto è sorprendente. Conosciuta anche come la “Lower Road” o Queen Ka’ahumanu Highway, ripercorre la costa nord-occidentale dell’isola fino a sud di Kawaihae.

Prima di raggiungere Kawaihae, ti imbatterai in un bivio. Gira a destra e inizia la tua salita su per la collina fino a Waimea, il cuore della cultura paniolo (cowboy) sull’isola di Hawaii. La storia dei paniolo nelle isole precede i cowboy del vecchio West americano. Mentre la strada continua, attraverserai dolci colline lungo Kawaihae Road prima di raggiungere finalmente l’affascinante città di Waimea a un’altitudine di 800 metri.

Viaggio di nozze in Polinesia: il paradiso ritrovato

Viaggio di nozze in Polinesia: il paradiso ritrovato

Una luna di miele ne Le Isole di Tahiti è un’immersione totale in una cultura che ha fatto dell’armonia con la natura la sua filosofia di vita all’insegna del lusso essenziale, della semplicità autentica, dell’esclusività di trovarsi in un angolo di Eden.

La Polinesia entra nei sogni con gli scenari di bellezza assoluta che catturarono l’anima di Paul Gauguin. L’artista trovò il suo rifugio creativo in uno scrigno di 118 atolli sparsi come gioielli preziosi in cinque diversi arcipelaghi dell’Oceano Pacifico. Quando si arriva in Polinesia, la prima sensazione è quella di un abbraccio profumato, con la brezza che avvolge tra note dolci di vaniglia e di tiarè, il fiore simbolo di Tahiti.

Scegliere questo paradiso come cornice del proprio viaggio di nozze, significa superare l’immaginazione di un soggiorno già di per sé super wow. Solcare i cieli su un volo Air Tahiti Nui, nel massimo del confort, e atterrare tra infinite sfumature di smeraldo delle acque che lambiscono spiagge di sabbia bianca finissima: in questo modo i travel designer di Ensy7 hanno creato esperienze uniche per cogliere l’essenza di un luogo affine al giardino dell’Eden.

Fuga d’amore

Un esempio perfetto è il viaggio “Paradiso Segreto”, che unisce l’esplorazione di Tahiti e della spettacolare laguna di Bora Bora, con soggiorno in uno dei resort più esclusivi, e si conclude con le ultime notti in un intimo boutique hotel di sole nove camere situato su un motu privato nella straordinaria laguna di Taha’a.

Il Vahine Island rappresenta il massimo dell’ospitalità polinesiana: autentica, curata nei minimi dettagli, estranea al turismo di massa. Qui si esplora un “coral garden” dove i coralli sono fiori sbocciati appena sotto il pelo dell’acqua. Le esclusive proposte Ensy7 per un viaggio di nozze in Polinesia Francese spaziano dagli eleganti over water bungalow di Bora Bora ai boutique hotel su isolotti privati, dalle esperienze a contatto con la popolazione locale alle escursioni più emozionanti, tutto ciò che serve per suggellare un momento molto speciale della vita di coppia tra lusso e romanticismo.

Polinesia d’avventura

Mana” è un’espressione polinesiana che esprime energia e forza tratta dalla natura. A chi desidera vivere Le Isole di Tahiti a contatto con questa loro parte più autentica. Combinazione perfetta tra budget e qualità del viaggio, l’esperienza Mana e natura si svela tra due arcipelaghi e quattro isole tutte diverse tra loro.

Il viaggio inizia a Tahiti con tre giorni di immersione nelle atmosfere locali. Si prosegue dunque verso Huahine per immergersi nella cultura e bellezza naturale dell’isola che meglio conserva l’autenticità della tradizione polinesiana, con antichi marae nascosti nella vegetazione lussureggiante. Le leggende locali raccontano che in questi siti archeologici abitava la dea Hina.

A seguire, Bora Bora promette quattro giorni di pura magia tropicale, seguiti da Rangiroa per altrettante giornate di relax ed esplorazione. Secondo atollo più grande del mondo, qui la natura fa comprendere cosa significhi sentirsi veramente piccoli di fronte all’immensità dell’oceano. La famosa Laguna Blu è uno specchio d’acqua di un turchese così intenso da sembrare irreale mentre si nuota circondati da una miriade di pesci tropicali e la navigazione in barca non manca di essere scortata dai giochi d’acqua di simpatici delfini.

 

 

I cinque sensi nell’Eden polinesiano

Scoprire la Polinesia è un viaggio sensoriale difficile da descrivere a parole. Tahiti accoglie con Papeete, cuore pulsante dell’arcipelago e porta d’ingresso alla cultura locale: al mercato centrale, i profumi tropicali si mescolano alle voci dei venditori nella tavolozza vivace dei banchi di freschissimi frutti, fiori e verdure locali.

Proseguendo il viaggio verso Bora Bora, l’indiscussa regina della Polinesia francese, già dal volo il Monte Otemanu si staglia imponente all’orizzonte, offrendo un maestoso benvenuto al cuore di una laguna talmente incantevole da sembrare irreale. I bungalow sull’acqua dell’Intercontinental Bora Bora Resort sembrano sospesi tra cielo e mare, un’esperienza di lusso in perfetta armonia con la natura circostante.

Il risveglio diventa un momento magico mentre il pannello trasparente nel pavimento della suite lascia intravedere i pesci danzare nelle acque cristalline sottostanti: durante il giorno, si pratica snorkeling tra coralli vivaci, si nuota con le maestose mante o semplicemente ci si abbandona al dolce relax su un motu, uno degli isolotti di sabbia bianca che punteggiano la laguna, magari gustando un picnic tropicale preparato con cura dagli chef del resort.

Grazie alla varietà delle destinazioni Ensy7, poi, Le Isole di Tahiti possono essere combinate alla scoperta del Far East o dell’Australia con una proposta unica per esplorare paesaggi e culture che si incontrano una sola volta nella vita.

Un’opportunità imperdibile per rendere il viaggio di nozze ancora più straordinario.

 

Georgia, i segreti di una terra sospesa tra Asia ed Europa

Georgia, i segreti di una terra sospesa tra Asia ed Europa

Il vino e il cibo. Ma anche e soprattutto quel clima pieno di contrasti di una zona di frontiera. Dove si incontrano due continenti, mille culture e dove passa l’invisibile (o quasi) confine delle sfere d’influenza, tra Ue e Russia, tra il passato e il futuro.

“Noi siamo Europa”. È il leitmotiv di Tbilisi. Lo si legge sui muri del viale Rustaveli, e non solo sugli striscioni intorno al Parlamento. È un mantra sulla bocca di molti. L’Europa, come un sogno. L’Europa così vicina eppure così lontana. Sta lì, quasi come una chimera. E poi ci sono le bandiere, come simboli di un’idea: quella georgiana accanto a quella della Ue (e talvolta anche a quella della Nato). Non si può raccontare la Georgia e la sua capitale senza partire da qui. Perché da qui si comprende quel contrasto talvolta violento che c’è. Tra il vecchio grigio mondo sovietico e i colori e la libertà dell’ovest. Tra le architetture orientaleggianti che ricordano Istanbul e Baku, e i grattacieli (non molti per la verità) e i locali che riportano alla memoria quelli di New York. Poi ci sono i casermoni di periferia. Tutti uguali, tutti decadenti. Sotto la pioggia o avvolti da una leggera foschia. I polverosi mercatini delle pulci con cimeli di un’epoca lontana e i tanti cani randagi (curati dal governo, dicono) che dormono sereni sui marciapiedi. Una città che va piano, con prudenza. Che si sposta in auto, ma anche su moderni bus e lungo le due linee della metropolitana, elegante simbolo di un passato ormai lontano che non c’è più.

Il corpo in Asia, la testa in Europa

Vecchio e nuovo, Oriente e Occidente. Il corpo in Asia e la testa in Europa. È in questo intreccio talvolta brutale che trae forza la cultura di questo popolo gentile ma agguerrito. Un intreccio, però, nel quale i georgiani non vogliono rimanere strozzati. Non è solo il ricordo tragico dell’invasione russa del 2008 a pesare. È la paura che ciò accada di nuovo, il timore di rimanere schiacciati in un gioco geopolitico più grande di loro, ma anche la speranza di essere finalmente liberi di scegliere il proprio destino. Il viale Rustaveli di Tbilisi è il simbolo inconsapevole di tutto questo. È la via dello shopping e della movida notturna insieme a via Marab Kostava.

 

La Torre dell'Orologio di Tbilisi - Foto di Paolo Ribichini
La Torre dell’Orologio di Tbilisi

 

Qui il venerdì e il sabato sera, tra palazzi moderni e vecchi edifici sovietici, si ritrovano i giovani di Tbilisi ai quali glielo leggi negli occhi e sui vestiti che sognano quella libertà. Molti di quei ragazzi, che oggi animano i locali del centro, fino a pochi mesi fa affollavano viale Rustaveli per protestare contro la scelta del governo di interrompere il processo di integrazione con l’Unione europea. Ora a scendere in piazza ogni sera sono in pochi. Cento o forse duecento. Senza scontri o violenze in queste ultime settimane. Mentre una decina rimane giorno e notte a presidiare la facciata del Parlamento. Insomma, una città oggi tutto sommato tranquilla, anche se la Farnesina raccomanda ancora di tenersi lontani da assembramenti. Anche perché la crisi politica è tutt’altro che risolta.

La Chiesa, la cultura e la lingua. Tre pilastri di una resistenza

“I primi turisti in Georgia sono iniziati a venire dopo la Rivoluzione delle Rose del 2003”, spiega Kartlos, colui che mi accompagna in questo viaggio e che porta lo stesso nome del personaggio leggendario che fondò la Georgia. “Prima della rivoluzione talvolta avevamo la luce elettrica solo tre ore al giorno. Eravamo poveri e non c’era molto da vedere”. Dopo tutto è cambiato. Grazie all’ampio movimento non violento di protesta contro il regime di Eduard Shevardnadze, ex ministro degli Esteri dell’Unione sovietica di Gorbaciov, accusato di essere filo-russo e corrotto.

 

La Madre della Georgia, la statua in alluminio che domina la città di Tbilisi - Foto di Paolo Ribichini
La Madre della Georgia, la statua in alluminio che domina la città di Tbilisi

 

Shevardnadze si dimise e prese il suo posto Michelin Saak’ashvili, che avviò una serie di riforme e un’importante apertura verso occidente. Alla quale seguì, purtroppo, il conflitto con la Russia nel 2008. Proprio la pressione subita dall’ingombrante vicino ha spinto i georgiani a stringersi ancora di più intorno ai simboli patriottici: la lingua (unica al mondo con un particolarissimo alfabeto), la cultura secolare e la religione (qui sono prevalentemente cristiani ortodossi). “La religione è qualcosa che va al di là dell’andare in chiesa a pregare. È un vero e proprio stile di vita”, spiega Kartlos. E ti rendi conto che davvero è uno stile di vita quando vedi persone per le strade farsi ripetutamente il segno della croce o fedeli che visitano le chiese e baciano il vetro che protegge le varie icone, “una forma di umile riconoscenza verso il divino”, spiegano.

A piedi per la vecchia Tbilisi

Per scoprire Tbilisi non si può non percorrere tutto il viale Rustaveli, dedicato al celebre poeta medievale, tesoriere della mitica regina Tamara. Lungo la strada, partendo dalla Piazza della Rivoluzione delle Rose, si incontra lo storico Teatro dell’Opera, la Galleria nazionale, il Museo georgiano delle Belle arti, la prima scuola pubblica cittadina, il Museo nazionale e il Museo dell’occupazione sovietica. Con una piccola deviazione si può raggiungere il Dry Bridge Flea Market, un mercatino delle pulci (o dei ricordi, come preferiscono chiamarli i georgiani) dove si possono trovare cimeli e pezzi rari di un’epoca perduta. Il passato che rigurgita in una città che vuole essere moderna. Via Rustaveli termina in Piazza della Libertà, con la sua dorata statua di San Giorgio. A est della piazza inizia la vecchia Tbilisi. Seguendo via Pushkin si possono ammirare i resti delle imponenti mura che proteggevano la città. Poco più avanti si raggiunge l’eccentrica Torre dell’Orologio. Realizzata nel 2011, è diventata presto una delle attrazioni di Tbilisi. Ogni ora un angelo alato suona i rintocchi, mentre alle 12 e alle 19 si apre una porticina e si può assistere all’animazione che rappresenta il ciclo della vita in coppia. La Torre si trova a pochi passi dalla Basilica di Anchiskhati, una delle chiese più antiche della capitale, del V secolo dopo Cristo. Più volte distrutta, mostra i segni dei vari interventi di recupero. Dentro ospita icone molto antiche. Di fronte alla chiesa, c’è un piccolo locale, il Café Leila, dagli interni incredibili e finemente decorati che richiamano l’oriente. Poco oltre c’è il modernissimo Ponte della Pace, progettato dall’architetto italiano Michele De Lucchi in acciaio con una copertura in vetro.

 

Tbilisi dall'alto del monte della Madre della Georgia - Foto di Paolo Ribichini
Tbilisi dall’alto del monte della Madre della Georgia

 

Ricorda una morbida onda del mare e regala un tocco di azzurro allo scuro fiume Kura che gli scorre sotto. Il ponte conduce sulla sponda sinistra. Lì, all’interno di un parco c’è la stazione a valle della funivia (realizzata da una celebre ditta italiana) che conduce sulla collina che domina la città vecchia. In cima, oltre a godere di una vista ampia di Tbilisi, c’è anche l’enorme statua della Madre della Georgia. Realizzata in alluminio nel 1958, rappresenta una donna che tiene nella mano destra una spada e nella mano sinistra una coppa di vino. Come a ricordare ai georgiani di essere ospitali verso chi viene in pace (e l’ospitalità e la gentilezza non mancano da queste parti) ma anche un monito a chi giunge come nemico. Non a caso, forse, è rivolta verso nord. Dall’altra parte della collina improvvisamente la città sparisce e il verde invade ogni cosa. Il paesaggio, fatto di cipressi e arbusti, ricorda quello toscano. Ridiscesi in città con la funivia, non resta che visitare la suggestiva area delle terme nella zona di Abanotubani. La parola “Tbilisi” significa “sorgente”. La città, infatti, ha un’importante vena d’acqua termale che sgorga in una forra appena sotto la montagna. Questi bagni termali hanno una storia di trecento anni. Le varie vasche d’acqua calda e fredda sono coperte da cupole che richiamano l’oriente, come molti degli arredi. Per gli abitanti di Tbilisi trascorrere qualche ora alla settimana in questi bagni è una tradizione quasi irrinunciabile. Si inizia con tè e frutta candita. Poi ci si immerge nell’acqua calda solfurea. E infine, per chi vuole, è possibile farsi “curare” la pelle come da tradizione: un vero e proprio scrub fatto con un tessuto ruvido. Il tutto viene svolto da un addetto delle terme, spesso protagonista di aneddoti per il suo approccio decisamente vigoroso. Il trattamento termina, dopo un’abbondante insaponata, con una secchiata d’acqua gelata.

 

Un murale filo europeo realizzato lungo il viale Rustaveli a Tbilisi - Foto di Paolo Ribichini
Un murale filo europeo realizzato lungo il viale Rustaveli a Tbilisi

 

La sera in città

Di sera le strade di Tbilisi, soprattutto nel weekend, si animano di giovani. Camminando lungo viale Rustaveli e via Marab Kostava, si scorgono portoni socchiusi che nascondono misteriosi locali underground in edifici decadenti. Ma ci sono anche ristoranti rinomati e locali dall’architettura particolare. Tra questi il più curioso è Stamba. Si tratta di un boutique hotel, ristorante e cocktail bar realizzato in un vecchio edificio degli anni 50 in cemento armato dove un tempo veniva stampato il giornale sovietico locale. In pratica l’edificio simbolo della propaganda sovietica a Tbilisi. Il palazzo è stato completamente svuotato. Nella parte che guarda sulla strada, rimangono solo pilastri e travi rendendo quel vuoto, per chi guarda verso l’alto, quasi angosciante. Sempre in zona, locale decisamente più tradizionale sotto il profilo architettonico è Keto and Kote. Qui è possibile cenare in un ambiente romantico da soffitti antichi e affacciati su una veranda in legno e vetro. Per quanto riguarda il cibo, entrambi i locali sono di altissimo livello.

 

Vigneti nella regione della Cachezia - Foto di Paolo Ribichini
Vigneti nella regione della Cachezia 

 

Stamba oltre alla tradizione, propongono anche improbabili piatti italiani e interessanti cocktail. Ma cosa si mangia? Prima di tutto però dobbiamo dire che a Tbilisi e in Georgia si mangia davvero bene. Verdure dell’orto, piante spontanee, spezie, riso, pane, carne e il vino rendono la cucina georgiana qualcosa da scoprire e gustare. Anche se nei menu troverete la scritta “main course”, ogni pietanza ordinata arriverà su un piatto di portata, “perché il cibo è condivisione”, spiega Kartlos. Il piatto più rappresentativo della Georgia sono sicuramente i ravioli, chiamati khinkali che richiamano il lontano oriente. Rispetto ai ravioli cinesi, quelli georgiani sono più grandi e sono spesso speziati con il coriandolo. E si mangiano rigorosamente con le mani. Altra pietanza che non può mancare è il khachapuri, focaccia ripiena di formaggio, da mangiare calda. Poi c’è la zuppa di pollo, la chihirtma e la carne arrostita da accompagnare con il pane cotto sulle pareti di forni verticali detti tone. Capitolo a parte per il vino, ma bisogna lasciare Tbilisi e spostarsi a est per cogliere il significato che il nettare ha sulla cultura georgiana.

Il tour dell’est, tra monasteri e cantine

Per scoprire uno dei simboli della Georgia, cioè il particolarissimo vino che viene prodotto qui con una tecnica antichissima, è necessario spostarsi a est, nella regione della Cachezia (Kakheti), vicino al confine con il Daghestan russo e con l’Azerbaigian. Da Tbilisi si attraversa prima un territorio brullo fino poi a immergersi nel Parco nazionale, ricchissimo di alberi. Si sale fino a 1600 metri di quota per poi ridiscendere verso un altopiano costellato di vigneti, tra i 600 e i 700 metri d’altitudine. Lungo il percorso vale una visita il Monastero di Alaverdi. Appare così: una vera e propria cattedrale nel deserto, con la sua cupola a punta e le mura fortificate a proteggerla. Il primo insediamento cristiano risale al VI secolo, mentre l’attuale chiesa è stata eretta nell’XI secolo. Con i suoi 55 metri di altezza, questo edificio rappresenta l’esempio più imponente di architettura religiosa medievale della Georgia. Oltre all’aspetto religioso, qui i monaci hanno giocato un ruolo fondamentale per la trasmissione della cultura e della lingua georgiana grazie alla copiatura e alla conservazione di manoscritti, e nella produzione del vino. Il viaggio prosegue verso sud-est tra vigneti a perdita d’occhio. Nei pressi del villaggio Napareuli c’è la Twins Wine House, cantina con cucina tradizionale che ha anche un bel museo del vino. Qui è possibile scoprire i segreti di una produzione che affonda le proprie radici nell’antichità.

 

Dettaglio nello spazio dedicato all'antiquariato del mercato delle pulci di Tbilisi - Foto di Paolo Ribichini
Dettaglio nello spazio dedicato all’antiquariato del mercato delle pulci di Tbilisi

 

Il metodo è noto con il nome Qvevri. Il vino viene pestato con i piedi in un ampio contenitore di legno. Il liquido viene quindi fatto scivolare in alcuni buchi di 30 o 40 centimetri nel pavimento. Sotto il pavimento ci sono giare in terracotta più o meno grandi dove avviene la fermentazione del vino. Le bucce si depositano sul fondo ma rimangono a contatto con la parte liquida. Per questo molti vini georgiani hanno un colore ambrato, quasi arancio. Il bianco Tsinandali e il rosso Saperavi, con il Rkatsiteli (bianco fresco) e il Mitsvane sono i vitigni più celebri della Georgia. E qui è possibile degustarli tutti. Proseguendo verso sud-est, si raggiunge la cittadina di Tsinandali.

All’interno di un verdissimo giardino all’italiana c’è la casa-museo di Alexander Chavchavadze, patriota e scrittore, riconosciuto quale fondatore del romanticismo georgiano. Combattè prima contro i russi e poi entrò nell’esercito dello zar per combattere contro Napoleone. Proseguendo ancora verso sud-est lungo strade dall’asfalto irregolare con le alte montagne che delimitano il confine con il Daghestan sulla sinistra, scure e coperte da nuvole, e una ferrovia arrugginita sulla destra, si raggiunge il borgo fortificato di Sighnaghi. Fu fondato nel XVIII secolo da re Eraclio, è conosciuto negli ultimi anni come “la città dell’amore” in quanto un po’ da tutto il mondo le coppie vengono qui a sposarsi o per le promesse di matrimonio in un contesto romantico, dai paesaggi unici. Da non perdere un giro delle antiche mura e delle torri.

La facciata del Parlamento georgiano. In cima alla scalinata il presidio fisso dei manifestanti - Foto di Paolo Ribichini
La facciata del Parlamento georgiano. In cima alla scalinata il presidio fisso dei manifestanti.

Come arrivare in Georgia dall’Italia

Per raggiungere Tbilisi dall’Italia abbiamo volato con Easyjet. Dal 1° aprile è operativo un volo diretto due volte a settimana (il martedì e il sabato), operato dalla compagnia aerea britannica dall’aeroporto milanese di Malpensa. Il prezzo medio del biglietto per tratta è di circa 140 euro per poco più di 4 ore di volo. In alternativa, la Georgian Airways collega da meno di un mese Roma a Tbilisi con due voli diretti a settimana il mercoledì e il sabato. Il prezzo medio, in questo caso, è di circa 220 euro a tratta per un volo dalla durata di poco meno di 4 ore. Per entrare nel paese non è necessario un visto ma è obbligatorio il passaporto.

Cuba, un’isola di contrasti e magie

Cuba, un’isola di contrasti e magie

 

 

Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e allo stesso tempo scorre con una vibrante energia. Cuba, un’isola affascinante e complessa, accoglie i suoi visitatori con un abbraccio caloroso e un sorriso enigmatico. Passeggiando per le strade dell’Avana, si percepisce immediatamente un senso di storia e cultura che permea ogni angolo, ogni pietra

Le auto d’epoca, colorate e luccicanti, sfilano lungo il Malecón, il celebre lungomare che si estende per otto chilometri. Questi veicoli, reliquie di un’epoca passata, sono il simbolo di una nazione che ha saputo mantenere la sua identità nonostante le sfide economiche e politiche. Mentre le onde dell’Atlantico si infrangono contro le rocce, il vento porta con sé il ritmo contagioso della salsa, che risuona dai locali notturni e dalle case private.

L’Avana Vecchia, patrimonio dell’umanità UNESCO, è un labirinto di stradine acciottolate, edifici coloniali e piazze pittoresche. La Plaza de la Catedral, con la sua maestosa cattedrale barocca, e la Plaza Vieja, vivace e ricca di caffè, offrono uno spaccato della vita quotidiana cubana. Qui, il tempo sembra davvero sospeso, e ogni angolo racconta una storia.

Ma Cuba non è solo l’Avana. Viaggiando verso Trinidad, città coloniale perfettamente conservata, si ha l’impressione di essere tornati indietro nel tempo. Le strade acciottolate e le case dai colori pastello creano un’atmosfera magica, quasi irreale. Il ritmo della vita è lento, scandito dai carri trainati da cavalli e dalle risate dei bambini che giocano nelle piazze.

Poi c’è la natura. La Valle de Viñales, con i suoi mogotes – formazioni rocciose uniche che emergono dalle piantagioni di tabacco – offre un paesaggio mozzafiato. Qui, i campesinos lavorano la terra con metodi tradizionali, e il tabacco cubano, celebre in tutto il mondo, prende vita. La visita a una fabbrica di sigari è un’esperienza imperdibile, dove si può osservare la maestria artigianale di un mestiere antico.

E le spiagge? Cuba ne vanta alcune tra le più belle dei Caraibi. Varadero, con la sua sabbia bianca e le acque cristalline, è una destinazione da sogno per chi cerca relax e bellezza naturale. Ma le spiagge meno conosciute, come quelle di Cayo Largo o Playa Ancón, offrono un’esperienza più intima e autentica, lontano dal turismo di massa.

Non si può parlare di Cuba senza menzionare la sua musica. Il son cubano, la rumba, il mambo – questi ritmi fanno parte del DNA dell’isola. I musicisti di strada e le orchestre nei locali suonano con un’energia contagiosa che invita a ballare, a lasciarsi andare al ritmo della vita cubana. La Casa de la Música a Trinidad, ad esempio, è un luogo dove la notte si accende di passione e allegria, con spettacoli dal vivo che coinvolgono tutti, locali e turisti.

Ma Cuba è anche un’isola di contrasti. La modernità che avanza lentamente si scontra con una realtà fatta di difficoltà economiche e carenze. Tuttavia, la resilienza e la creatività dei cubani sono sorprendenti. La gente qui ha una capacità unica di trasformare le sfide in opportunità, e questa forza si riflette in ogni aspetto della vita quotidiana.

In un viaggio a Cuba, ciò che colpisce di più è la profondità dell’esperienza umana. I sorrisi sinceri, le chiacchiere spontanee con gli abitanti, la condivisione di un pasto semplice ma preparato con cura. È un luogo dove si impara a rallentare, ad apprezzare le piccole cose e a vivere il momento.

 

 

 

Tonga, l’ultimo paradiso segreto del Pacifico

Tonga, l’ultimo paradiso segreto del Pacifico

 

C’è un momento, sospeso tra cielo e mare, in cui il mondo sembra fermarsi. Questo momento lo trovi a Tonga, un arcipelago perduto nel cuore del Pacifico meridionale, dove il tempo non è scandito da orologi ma dai ritmi lenti della natura e dai sorrisi degli abitanti. Tonga non è solo una destinazione: è un rifugio per l’anima, un luogo dove la bellezza si svela lentamente, come un segreto sussurrato dal vento tra le palme.

L’Arrivo: un salto fuori dal mondo

Il viaggio verso Tonga inizia già in volo, quando l’aereo lascia alle spalle il trambusto delle Fiji e si inoltra nel blu infinito del Pacifico. Mentre l’isola principale di Tongatapu appare all’orizzonte, un senso di meraviglia e anticipazione prende il sopravvento. L’atterraggio è dolce, quasi come se l’aereo sapesse che sta per posarsi su un luogo speciale, dove il frastuono del mondo esterno è solo un ricordo lontano.

Vava’u: Un giardino di coralli

A Vava’u, una delle gemme dell’arcipelago, il mare non è semplicemente blu: è un caleidoscopio di colori, che passa dal turchese al cobalto, sfumando verso l’orizzonte. Le giornate qui si trascorrono tra nuotate nelle lagune cristalline, esplorazioni delle grotte marine e incontri ravvicinati con le balene megattere. Quando questi giganti gentili emergono dall’acqua, sembra quasi che il tempo si fermi: c’è solo il suono del loro respiro e la meraviglia di essere testimoni di un miracolo naturale.

La Vita a ritmo lento: tra tradizioni e semplicità

La bellezza di Tonga non risiede solo nei suoi paesaggi, ma soprattutto nella sua gente. Qui, l’ospitalità è sacra, e ogni visitatore è accolto come un membro della famiglia. Le serate sono fatte di risate e storie condivise intorno a un pasto tradizionale, spesso cucinato nel umu, il forno di terra. La danza lakalaka riempie l’aria di una vitalità contagiosa, mentre le note dei canti polinesiani raccontano storie di tempi antichi e di leggende lontane.

A Tonga, il silenzio ha una qualità diversa. Non è vuoto, ma pieno di vita: il fruscio delle foglie di palma, il suono delle onde che lambiscono dolcemente la riva, il canto degli uccelli all’alba. Qui, è facile dimenticare la frenesia del mondo moderno e riscoprire una connessione profonda con la natura e con se stessi. Passeggiare lungo le spiagge di sabbia bianca, con il sole che tramonta all’orizzonte, diventa un atto meditativo, un momento di pace pura.

Non è facile descrivere l’emozione che si prova quando si lascia Tonga. È un misto di gratitudine e nostalgia, come quando ci si separa da un caro amico. Ma Tonga non è un luogo che si lascia davvero: rimane nel cuore, nei ricordi di un tramonto dorato, nel sorriso di un bambino che gioca sulla spiaggia, nella melodia di una canzone lontana. È un angolo di mondo che, una volta scoperto, non si dimentica più.

Tonga è un invito a rallentare, a lasciarsi andare alla bellezza del presente. È un luogo dove ogni giornata è un dono e ogni incontro un’esperienza che arricchisce. Per chi ha il coraggio di cercare l’autenticità e di abbandonarsi all’incanto della semplicità, Tonga è l’ultimo paradiso segreto del Pacifico, un luogo da cui non vorrai mai davvero andare via.