Türkiye Culture Route Festivals: 234 giorni di eventi tra arte, città e sapori locali

Türkiye Culture Route Festivals: 234 giorni di eventi tra arte, città e sapori locali

La Turchia si conferma una delle destinazioni turistiche più dinamiche per il mercato italiano: nel 2025 oltre 810.000 viaggiatori italiani hanno scelto il Paese, con una crescita del 12,69% rispetto all’anno precedente. Un trend che riflette non solo l’attrattività della destinazione, ma anche un’offerta culturale sempre più strutturata e riconoscibile. Tra i progetti più emblematici spiccano i Türkiye Culture Route Festivals, oggi il festival diffuso più esteso d’Europapromosso dal Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia.Nato nel 2021 nel quartiere di Beyoğlu a Istanbul, il format ha conosciuto un’espansione rapida, arrivando nel 2025 a coinvolgere 20 città, con migliaia di eventi e artisti, e ottenendo nel 2023 il riconoscimento della European Festivals Association.

Le novità del 2026 segnano un ulteriore salto. Il calendario passa da 180 a 234 giorni, configurando un festival a ciclo quasi continuo. L’estensione di circa due mesi rispetto al 2025 significa che in qualsiasi momento della stagione turistica — dalla primavera all’autunno inoltrato — è in corso almeno un festival in Turchia. Il programma prende il via il 25 aprile e prosegue fino al 15 novembre. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito. Il palinsesto copre ogni forma d’arte dal vivo: concerti orchestrali e di musica contemporanea, mostre, opera, balletto, danza contemporanea, teatro, talk, workshop artigianali e performance site-specific. Le venue coincidono con il tessuto urbano e monumentale: piazze storiche, chiese e moschee antiche, teatri municipali, cortili di caravanserragli ottomani, anfiteatri romani. Il festival non costruisce spazi artificiali, ma utilizza i luoghi della storia millenaria della Turchia come palcoscenico.
Parallelamente cresce anche la dimensione territoriale. Il festival passa da 20 a 26 province con l’ingresso di Aydın, Eskişehir, Kahramanmaraş, Mersin, Ordu e Sakarya. Ognuna introduce un’identità culturale e gastronomica specifica: Aydın è il cuore della produzione di fichi DOP e olio d’oliva dell’Egeo; Eskişehir è una città universitaria con un’anima creativa e influenze tatare nella cucina; Kahramanmaraş è celebre per il dondurma, gelato artigianale elastico al salep; Mersin rappresenta un Mediterraneo ancora autentico; Ordu apre alla costa orientale del Mar Nero; Sakarya si caratterizza come porta verde del Marmara, tra noccioleti e foreste.

Ampio spazio a un programma gastronomico strutturato, per la prima volta organizzato in modo organico e parallelo all’offerta artistica. Il sistema si basa su tre pilastri: comitati culinari esperti, la figura del City Chef e le rotte del gusto tematiche. L’obiettivo è trasformare ogni città del festival in una destinazione gastronomica completa, in grado di affiancare il racconto culturale con quello culinario. La Turchia è uno dei Paesi con la più ampia diversità gastronomica al mondo, grazie alla sua posizione tra Mediterraneo, Medio Oriente e Asia centrale. Tuttavia, sul mercato italiano questa ricchezza è spesso ridotta a pochi elementi come kebab e baklava. I Culture Route Festivals 2026 intervengono su questo gap con un programma strutturato che valorizza la cucina di territorio. In ciascuna delle 26 città viene nominato un City Chef, figura di riferimento incaricata di curare il palinsesto gastronomico del festival, promuovere il patrimonio culinario locale attraverso dimostrazioni pubbliche e workshop pratici, e guidare degustazioni tematiche che collegano i piatti alla storia e alla geografia del territorio. Il City Chef diventa un ambasciatore della cucina locale: 26 città, 26 chef, 26 narrazioni. A supporto operano comitati consultivi composti da chef, storici dell’alimentazione, produttori e accademici. Il loro compito è identificare i piatti e i prodotti simbolo, distinguere le ricette autentiche dalle varianti commerciali e progettare percorsi gastronomici tematici tra ristoranti, mercati storici e laboratori artigianali. Il programma prevede workshop pratici, degustazioni guidate, percorsi culinari e showcase di prodotti locali. Tra le città coinvolte, Gaziantep si distingue per il baklava al pistacchio (DOP UE), oltre 30 varietà di kebab, lahmacun e katmer, ed è Città Creativa UNESCO della Gastronomia (2015) con oltre 500 ricette catalogate. Şanlıurfa propone una cucina legata alla Mesopotamia con Urfa kebab, çiğ köfte crudo e şıllık, in relazione al sito UNESCO di Göbeklitepe. Diyarbakır è rappresentata da piatti come kaburga dolmaşı e cigerli kebap, mentre Mardin offre una tradizione arabo-siriaca con sembusek e stufati di prugne. Adana è identificata dal kebab piccante e dallo şalgam. Aydın porta fichi DOP, olio d’oliva e piatti vegetali dell’Egeo. Kahramanmaraş è associata al dondurma. Konya propone etli ekmek e piatti legati alla tradizione sufi. Kayseri è il centro di produzione di pastırma e mantı. Eskişehir introduce influenze tatare con çibörek. Trabzon rappresenta il Mar Nero con kuymak e acciughe. Bursa è la città dell’İskender kebap. Van è nota per la colazione tradizionale con decine di portate. Istanbul concentra street food e alta cucina contemporanea. Nel circuito è presente una delle tre Città Creative UNESCO della Gastronomia turche, Gaziantep. Dal 2027 entrerà anche Hatay, riconosciuta nel 2017, con oltre 600 ricette che fondono tradizioni mediterranee, mediorientali e anatoliche.

L’edizione 2026 rafforza inoltre il programma dedicato alle famiglie con bambini, introducendo workshop creativi, spettacoli dal vivo, aree gioco e attività educative. Un ampliamento coerente con il trend del turismo multigenerazionale, tra i più rilevanti del 2026, che posiziona il festival tra i pochi eventi culturali europei di scala continentale adatti anche a questo target.
Il progetto è destinato a crescere ulteriormente. Nel 2027 le città coinvolte saliranno a 32 con l’ingresso di Balıkesir, Denizli, Hatay, Kocaeli, Muğla e Tekirdağ. L’integrazione di Hatay, Città Creativa UNESCO della Gastronomia, rafforzerà ulteriormente il posizionamento gastronomico internazionale del festival, consolidando il legame tra cultura, territorio e identità culinaria.

Estate 2026. Ecco i paradisi “sicuri” dove andare per salvaguardare l’ambiente

Estate 2026. Ecco i paradisi “sicuri” dove andare per salvaguardare l’ambiente

La sfida non è smettere di viaggiare, ma farlo in modo migliore e per periodi più lunghi. Dal SudAfrica all’Indonesia, sino alla sorpresa di Grado, ecco mete belle ma anche tranquille dal punto di vista della guerra.

Per festeggiare l’Earth Month, il mese di aprile dedicato alla consapevolezza ambientale e alla tutela del nostro pianeta, ecco una serie di proposte di viaggi sostenibili nel rispetto delle comunità locali e gli ecosistemi. Il turismo rappresenta quasi il 10% delle emissioni globali, tra cui in particolare quelle dei voli. L’analisi dell’impronta di carbonio condotta nel 2023 evidenzia che il vero impatto deriva da quelle indirette, e cioè i voli internazionali (76%) e le attività in destinazione come alloggi, trasporti e ristorazione (23%).

I viaggi consapevoli

 

Un viaggio in Madagascar con Evaneos
Madagascar

 

“Non si tratta di rinunciare ai viaggi, ma di trasformare radicalmente il modo in cui li affrontiamo: viaggiare meno spesso, per periodi più lunghi e con maggiore consapevolezza è la chiave per ridurre l’impatto senza rinunciare all’esperienza”, afferma Marion Phillips, Head of Sustainability di Evaneos (realtà che organizza viaggi sostenibili in collaborazione con un agente locale in oltre 160 paesi”. La decarbonizzazione Carbon30 di Evaneos punta a ridurre in modo strutturale le emissioni per viaggio intervenendo lungo tutta la customer journey: dalla scelta del trasporto alla durata del soggiorno, fino alle esperienze in destinazione. L’obiettivo è promuovere un modello basato su viaggi della durata prestabilita di un minimo di 7 giorni per il corto-medio raggio fino a 14 giorni per l’ultra-lungo, eliminando i soggiorni inferiori ai 5 giorni per i Paesi raggiungibili in aereo. Carbon30 si traduce inoltre anche in azioni concrete per la salvaguardia delle destinazioni. Un esempio per tutti? In Indonesia, la piattaforma ha avviato Indo 360, un piano strutturato in 5 punti insieme a partner locali, per riequilibrare i flussi turistici, oggi concentrati per circa il 40% soltanto a Bali. L’obiettivo è combattere l’overtourism in un Paese che ne è stato particolarmente colpito, incentivando al contempo soggiorni più lunghi e strutture sostenibili, nel rispetto del territorio.

Una meta vicina: Grado

 

Le pavoncelle a Grado
Le pavoncelle a Grado 

 

Il territorio di Grado vanta una straordinaria ricchezza naturale: la sua laguna, lunga 25 km e tra le più belle del Mediterraneo, e le riserve naturali custodiscono una biodiversità unica. Tra queste, la Foce dell’Isonzo – Isola della Cona rappresenta un autentico paradiso: considerata la migliore area d’Italia per il birdwatching, si estende su 2.400 ettari lungo gli ultimi 15 km del fiume Isonzo e ospita oltre 340 specie di uccelli, una varietà rara nel panorama nazionale. La laguna offre inoltre habitat di grande valore, con specie di flora e fauna presenti quasi esclusivamente nell’Adriatico settentrionale, come la salicornia, oltre a ecosistemi oggi minacciati a livello globale. Proprio per conservare questo ecosistema sono stati effettuati negli ultimi anni lavori di ripristino della foce dell’Isonzo sull’isola della Cona: il rafforzamento degli argini per contrastare erosione e innalzamento del livello del mare, e la creazione di un sistema che consente, quando necessario, di alimentare le aree con acqua dolce dal fiume Isonzo, evitando la salinizzazione e preservando le ultime paludi d’acqua dolce costiere. Questi interventi hanno favorito lo sviluppo di habitat di interesse comunitario, frequentati da numerose specie animali e vegetali.

Una meta lontana: SudAfrica

 

Il bush in Sud Africa
Il bush in Sud Africa 

 

Il Sudafrica rappresenta uno dei casi più concreti di turismo sostenibile applicato su larga scala, dove la conservazione ambientale non è solo una dichiarazione d’intenti ma una pratica supportata da dati, investimenti e risultati tangibili. Da oltre un secolo, il Paese ha costruito un sistema articolato di tutela del territorio che oggi comprende 19 parchi nazionali, per un totale di oltre 4 milioni di ettari protetti. A questi si aggiungono centinaia di riserve private e aree comunitarie, creando uno dei network di conservazione più estesi e diversificati al mondo. Inoltre, già nel 1996, il Paese è stato il pioniere del turismo responsabile, che venne integrato nella politica nazionale: un invito a enti pubblici e privati a prendersi cura della fauna, specialmente quella a rischio. Un esempio è Hluhluwe-iMfolozi, la più antica riserva africana, dove negli anni ’50 restavano meno di 100 esemplari di rinoceronte bianco. Grazie al programma “Operation Rhino”, il numero è cresciuto fino a diverse migliaia, permettendo la reintroduzione della specie in altri Paesi del continente. Oggi, il Sudafrica ospita circa l’80% della popolazione mondiale di rinoceronte bianco, un risultato straordinario che dimostra come la gestione attiva e il turismo possano finanziare la conservazione. Allo stesso modo, Addo Elephant National Park racconta una storia di recupero: nel 1931 vi sopravvivevano appena 11 elefanti; oggi la popolazione supera i 600 individui, inseriti in un ecosistema protetto che include anche specie marine lungo la costa. Nel Northern Cape, la riserva privata Tswalu Kalahari Reserve rappresenta un modello avanzato di conservazione rigenerativa. Qui il turismo è volutamente limitato: pochi ospiti, lodge a basso impatto e attività su misura riducono la pressione sull’ambiente. I ricavi finanziano progetti scientifici di lungo periodo, come il monitoraggio di specie rare (pangolini, leopardi del deserto) e il ripristino della vegetazione del Kalahari. Negli ultimi 30 anni, Tswalu ha reintrodotto oltre 20 specie e ha recuperato habitat degradati, dimostrando come anche il turismo di fascia alta possa avere un impatto ambientale positivo.

La California che ti sorprende

 

Channel Islands in California
Channel Islands in California 

 

Tra cantine vinicole a basso impatto, cucina zero-waste, città modello di sostenibilità e attività outdoor immerse in riserve naturali protette, la California propone un viaggio consapevole dal nord al sud, dove ogni tappa invita a godere del meglio della destinazione rispettando il pianeta. Nel Nord della California, a Morgan Hill, le esperienze eco-friendly spaziano dalle cantine sostenibili come Guglielmo Winery e Clos LaChance Vineyards, che adottano tecniche agricole naturali riducendo emissioni e consumo d’acqua, fino a realtà come The FillerUp Shop, punto di riferimento per prodotti zero-waste. Per chi ama l’outdoor, Coyote Valley Open Space Preserve e Anderson Lake County Park, aree dedicate alla conservazione e alla valorizzazione della bellezza naturale, offrono percorsi immersi nella natura incontaminata. A San Francisco l’esperienza green si sposta sull’acqua con la nave ibrido-elettrica Enhydra di Red and White Fleet, un modo panoramico e a basse emissioni per esplorare la baia. Anche la cultura si fa green: il Palm Theatre è il primo cinema degli Stati Uniti alimentato a energia solare. All’estremità meridionale della Costa Centrale, la Contea di Ventura celebra l’Earth Day con un calendario di eventi che unisce intrattenimento e consapevolezza ambientale. Tra questi, l’imperdibile Whale Festival (19 aprile) a Oxnard con laboratori educativi dedicati alle balene grigie del Pacifico, attività pensate per sensibilizzare sulla tutela degli oceani e concerti dal vivo. Il tutto in una città con chilometri di spiagge incontaminate di sabbia bianca, eleganti architetture vittoriane e un porto pittoresco, vera porta d’accesso al Channel Islands National Park, un arcipelago con cinque isole selvagge che custodisce un patrimonio unico di biodiversità, con centinaia di specie endemiche e habitat intatti. Spostandosi nella California del Sud, Irvine emerge come una delle città più green degli Stati Uniti, con oltre 6.600 ettari di spazi aperti preservati e il progetto del Great Park, destinato a superare Central Park per dimensioni, una volta completato. Qui Irvine Ranch Conservancy trasforma i visitatori in protagonisti attivi della tutela ambientale, guidandoli in iniziative di ripristino degli habitat, piantumazione di specie autoctone e rimozione di piante invasive, rendendo ogni passeggiata o attività all’aperto un gesto concreto per il pianeta.

8 luoghi imperdibili da vedere a Cordova, alla scoperta dell’Andalusia

8 luoghi imperdibili da vedere a Cordova, alla scoperta dell’Andalusia

Dalla straordinaria Mezquita al fascino dell’Alcázar, passando per i vicoli fioriti della Judería: ecco cosa vedere a Cordoba.

Cordova è una di quelle città indimenticabili: profumo di fiori d’arancio nei patios, pietra dorata al tramonto, vicoli bianchi che si aprono all’improvviso su cortili segreti. Se sei in procinto di partire per l’Andalusia ecco cosa vedere a Cordova, una città dove storia islamica, cristiana ed ebraica convivono in pochi isolati, in un centro storico unico in Europa. Scopri i quartieri più autentici, gli scorci meno turistici, idee di itinerario per 1 o 2 giorni e consigli pratici per organizzare al meglio la visita.

Cosa vedere nel centro storico di Cordova in 1 giorno

Il cuore di Cordova coincide con il suo centro storico, un labirinto di strade pedonali raccolte intorno alla Mezquita. In pochi chilometri quadrati si concentrano i luoghi simbolo della città, facilmente raggiungibili a piedi e perfetti per un itinerario compatto. Se hai solo 1 giorno e vuoi capire subito cosa vedere assolutamente, ecco le destinazioni tra cui scegliere.

Cosa non perdere a Cordoba: la Mezquita

La Mezquita–Cattedrale è il motivo per cui molti viaggiatori inseriscono Cordova nel loro itinerario andaluso. Entrare in questo edificio significa attraversare secoli di storia: prima moschea, poi cattedrale cristiana, oggi monumento che racconta il passaggio dal califfato omayyade alla Spagna cattolica. Il suo interno è una vera “foresta” di colonne, archi bicolori e giochi di luce che cambiano nell’arco della giornata.

La Mezquita si trova nel centro storico, a pochi passi dal fiume Guadalquivir, si riesce a visitare in 1 o 2 ore e, se devi scegliere una sola cosa da inserire in un itinerario di 1 giorno, la Mezquita viene prima di tutto. Prenota in anticipo il biglietto, soprattutto in primavera e nei weekend, e valuta una visita guidata se vuoi capire a fondo simboli, architettura e storia del sito.

cosa vedere a Cordova

La Juderia di Cordoba: il quartiere ebraico

Subito fuori dalla Mezquita si apre la Juderia, l’antico quartiere ebraico, che oggi è uno dei luoghi più piacevoli da esplorare con calma. Il bello della Juderia sta nei vicoli che si stringono, nelle case bianche ornate da vasi di gerani, nelle piazzette silenziose dove il tempo sembra rallentare.

Percorri la Calleja de las Flores, stretta via fotogenica con vista sulla Mezquita e visita la Sinagoga di Cordoba, una delle poche sinagoghe medievali rimaste in Andalusia.

cosa vedere a Cordova

Puente Romano e Torre de la Calahorra sul Guadalquivir

Il Puente Romano è il grande “palcoscenico” di Cordova. Attraversandolo a piedi passi dalle mura della città storica alla Torre de la Calahorra, da cui puoi osservare la silhouette della Mezquita che si riflette sul Guadalquivir. È uno dei punti migliori per avere un colpo d’occhio d’insieme sulla città, soprattutto all’ora d’oro.

La vista sulla Mezquita è spettacolare e sulle mura del centro storico l’atmosfera è ancora più suggestiva al tramonto e nelle ore serali. Il percorso pedonale è ideale per fotografie e passeggiate panoramiche

Alcazar de los Reyes Cristianos: giardini e panorami su Cordova

L’Alcazar de los Reyes Cristianos è una fortezza con mura, torri e splendidi giardini geometrici, fatta costruire dopo la riconquista cristiana. Qui si incontravano i Re Cattolici e Cristoforo Colombo prima del viaggio verso il Nuovo Mondo.

La struttura è adornata da giardini geometrici, fontane e agrumeti in perfetto stile andaluso, ci sono torri panoramiche affacciate sul rio Guadalquivir e mosaici romani esposti all’interno della fortezza.

cosa vedere a Cordova

Caballerizas Reales: cavalli andalusi e spettacoli equestri

A pochi metri dall’Alcazar si trovano le Caballerizas Reales, le antiche scuderie reali dove nacque la razza del cavallo andaluso. Oggi questo complesso ospita scuderie visitabili e spettacoli equestri serali di equitazione classica, musica e flamenco, per un’esperienza diversa rispetto alle classiche visite ai monumenti.

Lo spettacolo può essere abbinato alla visita pomeridiana dell’Alcazar e a una cena in una taverna vicina, senza dover usare mezzi di trasporto.

Cordoba e dintorni in 2 giorni: Azahara e altri luoghi

Una volta esplorato il centro storico, se si hanno un paio di giorni a disposizione vale la pena spingersi appena fuori dalle mura per scoprire l’altra faccia della città. Non si può ignorare Medina Azahara, la città palatina del califfato, né alcuni angoli meno noti che raccontano il passato romano e la vita quotidiana dei cordovesi di oggi.

Medina Azahara: la città califfale Patrimonio UNESCO

Medina Azahara, situata a circa 8–10 km dal centro, è uno dei complessi archeologici più importanti di tutta la Spagna. Fondata dal califfo Abd al-Rahman III nel X secolo come città palatina, fu simbolo del potere e del lusso del califfato di Cordova.

Oggi restano terrazze, portici, corti e resti di sale di rappresentanza che permettono di immaginare la magnificenza originaria. Il tempo di visita consigliato è di 2–3 ore tra sito archeologico e museo. La medina è raggiungibile con auto, taxi o navetta dedicata dal centro.

Palacio de Viana e la tradizione dei patios di Cordoba

Se ami i patios, il Palacio de Viana è una tappa imprescindibile. Questa residenza nobiliare, situata leggermente fuori dal flusso turistico principale, raccoglie dodici cortili interni, tutti diversi per stile, forma e decorazioni.

La primavera è il periodo migliore per includerlo nella tua lista di cosa vedere a Cordova, ma il Palacio de Viana è interessante in ogni stagione: in estate i cortili offrono ombra e frescura, in inverno si respira un’atmosfera più tranquilla.

cosa vedere a Cordova

Come arrivare a Cordoba e spostarsi

Raggiungere Cordova è semplice, grazie ai collegamenti veloci con le principali città spagnole. Una volta arrivato, quasi tutto ciò che rientra tra le classiche cose da vedere a Cordoba si trova a distanza pedonale.

  • In aereo: l’aeroporto di Cordova è in città, altrimenti si può utilizzare quello di Siviglia.
  • Arrivo in treno AVE o Media Distancia dalle principali città andaluse e da Madrid.
Trasforma l’estate nei tuoi ricordi

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Viaggi in Europa e Asia

Sei alla ricerca della tua meta estiva?

Lasciati ispirare dalle nostre partenze tra giugno e settembre per entrare in contatto con la natura e andare alla scoperta di popoli e tradizioni.

Le isole Azzorre, arcipelago in mezzo all’Oceano Atlantico, offrono paesaggi verdissimi e lussureggianti, tra crateri di vulcani e laghi di acque sulfuree, chiese e palazzi barocchi, echi di antiche tradizioni marinare e particolari produzioni agricole.

Nel nord del Pakistan, un viaggio dalle straordinarie caratteristiche paesaggistiche ed etnografiche ti conduce tra rovine di siti buddhisti, remote valli montane abitate dai Kalash, un popolo seguace di un’antica religione politeista, e lungo un tratto della Karakorum Highway che collega Kashgar, in Cina, con Islamabad seguendo l’antico tracciato della Via della Seta.

I tesori della Baia di Cenderawasih, in Indonesia, si svelano con la navigazione a bordo di un affascinante phinisi, il tipico veliero indonesiano in legno, solcando le acque lungo la costa nordoccidentale dell’isola di Nuova Guinea, esplorando non solo uno straordinario mondo marino, ma anche entrando in contatto con la cultura locale di questo remoto angolo di paradiso.

Infine, parti alla scoperta dell’atmosfera fiabesca di palazzi reali e fortezze, bazar e haveli, turbanti e sari in India: dal Rajasthan alla regione dello Shekhawati, da Agra (con il Taj Mahal) a Delhi.

Scegli ora il tuo viaggio e prenota la tua partenza.

In Bolivia per il Camino de la Muerte

In Bolivia per il Camino de la Muerte

La Carretera de los Yungas scende da La Paz verso Coroico attraverso uno dei paesaggi più vertiginosi delle Ande, fatto di cascate, gole profonde, foreste umide e strapiombi ai lati di una carreggiata sterrata larga in certi punti appena tre metri. Per decenni questa è stata l’unica via di collegamento tra la capitale della Bilivia e le valli amazzoniche degli Yungas e ogni giorno vi transitavano in entrambi i sensi un gran numero di camion carichi di merci. Oggi, grazie alla costruzione della Ruta Nacional 3, quasi nessun veicolo transita da queste parti, ma il vecchio tracciato sterrato è rimasto uno dei percorsi più spettacolari (e pericolosi) al mondo.

La Carretera de los Yungas © streetflash/Shutterstock

La Carretera de los Yungas

Com’è nato il Camino de la Muerte

La strada fu costruita negli anni Trenta del Novecento sfruttando la manodopera dei prigionieri paraguaiani catturati durante la Guerra del Chaco tra Bolivia e Paraguay. Per molti anni questa è stata l’unico collegamento tra La Paz e le valli amazzoniche, e per decenni camion carichi di merci la percorrevano di giorno e di notte. Era una strada sterrata, a doppio senso di marcia, larga in certi punti appena tre metri. Per gestire gli incroci tra veicoli provenienti da direzioni opposte, qui vigeva la regola della guida a sinistra, così gli autisti potevano controllare meglio il bordo del precipizio.

Per molti anni questa è stata l’unico collegamento tra La Paz e le valli amazzoniche © Galyna Andrushko/Shutterstock

Per molti anni questa è stata l’unico collegamento tra La Paz e le valli amazzoniche

Quando un tratto era troppo stretto, il camion in discesa faceva retromarcia fino a liberare il passaggio. Uomini e ragazzi del posto, chiamati barritas, stazionavano nei punti più pericolosi e segnalavano ai conducenti quando la strada era libera, in cambio di una mancia. Le croci disseminate lungo il percorso ricordano i numerosi incidenti mortali avvenuti lungo il Camino de la Muerte.

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Il Camino de la Muerte in bicicletta

Oggi il Camino de la Muerte si percorre quasi esclusivamente in mountain bike, con tour organizzati da La Paz. Il punto di partenza è La Cumbre, a 4.725 metri. Il primo tratto del percorso è una discesa ventosa che segue il ciglio della strada moderna, costeggiata da cascate. Dopo 24 chilometri c’è una salita. Qui le bici vengono caricate sui veicoli di supporto per arrivare al punto in cui inizia la vera e propria avventura sul Camino de la Muerte.

Oggi il Camino de la Muerte si percorre quasi esclusivamente in mountain bike © Martin Docar /Shutterstock

Oggi il Camino de la Muerte si percorre quasi esclusivamente in mountain bike

Un cartello coperto di adesivi indica l’inizio del tratto originale della Death Road: “Bienvenidos al Camino de la Muerte“. Da qui partono 31 chilometri di sterrato accidentato, con curve cieche, passaggi stretti e strapiombi senza protezioni. I tour si concludono a Yolosa, un piccolo centro a circa 1.100 metri. Quasi tutte le agenzie includono un van di supporto, attrezzatura tecnica e una guida esperta che accompagna il gruppo.