8 isole spettacolari da raggiungere a piedi camminando sul mare

8 isole spettacolari da raggiungere a piedi camminando sul mare

Dalla Normandia alla Corea del Sud, passando per Canada, Danimarca e Regno Unito, il filo conduttore resta lo stesso: il rapporto dinamico tra terra e mare.

L’idea di raggiungere un’isola camminando, senza traghetti né imbarcazioni, ha un fascino davvero particolare perché modifica il concetto stesso di mare in un passaggio naturale e quasi magico. In Italia e nel resto del mondo esistono diverse isole raggiungibili a piedi collegate alla terraferma da sottili lingue di sabbia, istmi naturali o tratti di fondale molto basso. Si tratta spesso di ambienti lagunari o costieri dove la morfologia del territorio crea collegamenti temporanei o permanenti, regalando panorami spettacolari e un’esperienza insolita.

Isola Bella a Taormina: l’isolotto che si raggiunge camminando

Isola Bella, situata ai piedi di Taormina, è probabilmente uno degli esempi più famosi di isola raggiungibile a piedi in Italia. L’isolotto è collegato alla costa da una sottile striscia di sabbia e ciottoli che emerge in modo evidente durante la bassa marea, permettendo di attraversare il breve tratto a piedi. Quando il livello del mare si alza, l’acqua può coprire parzialmente il passaggio, ma nella maggior parte delle giornate estive resta comunque percorribile camminando con l’acqua bassa.

Isola Bella è anche una riserva naturale regionale da vedere a Taormina, caratterizzata da una ricca biodiversità marina e da fondali particolarmente adatti allo snorkeling. L’area è tutelata per preservare l’equilibrio ambientale, motivo per cui alcune zone sono regolamentate. L’accesso alla spiaggia è libero, mentre l’eventuale visita agli spazi museali presenti sull’isolotto prevede un biglietto d’ingresso.

Isole raggiungibili a piedi
L’Isola Bella Pexels

Isola di Mozia nello Stagnone di Marsala: camminare nella laguna

Nella Riserva Naturale dello Stagnone, nei pressi di Marsala, si trova un piccolo isolotto conosciuto come Isola di Mozia, inserito in un contesto lagunare unico nel panorama italiano. Qui il fondale è estremamente basso per centinaia di metri, caratteristica che consente di raggiungere l’isola camminando lungo l’antica via punica sommersa, soprattutto nei periodi di bassa marea o quando il livello è particolarmente ridotto.

L’area dello Stagnone è famosa anche per le condizioni ideali per il kitesurf, grazie alla combinazione di vento costante e fondali bassi. Essendo una riserva naturale, l’accesso è soggetto a regolamenti finalizzati alla tutela dell’ecosistema lagunare. Prima di intraprendere l’attraversamento è consigliabile informarsi sulle condizioni meteo e sul livello dell’acqua.

Isole raggiungibili a piedi
Stagnone di Marsala

Mont Saint-Michel, Francia: l’isola che riappare con la marea

Mont Saint-Michel è uno degli esempi più celebri al mondo di isola raggiungibile con la bassa marea, ma solo in determinate condizioni. Situata in Normandia, questa straordinaria abbazia medievale sorge su uno scoglio circondato da sabbie e maree tra le più potenti d’Europa. Con la bassa marea, l’acqua si ritira per chilometri, lasciando emergere una vasta distesa sabbiosa. Con l’alta marea, invece, il mare circonda completamente il promontorio, trasformandolo in un’isola a tutti gli effetti.

Oggi Mont Saint-Michel è collegato anche da una passerella pedonale sopraelevata che garantisce l’accesso in sicurezza durante tutto l’anno, ma l’esperienza più suggestiva resta quella dell’attraversamento guidato sulla sabbia durante la bassa marea. Le correnti e le sabbie mobili rendono indispensabile la presenza di guide esperte. Inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO, il sito attira milioni di visitatori ogni anno ed è uno dei simboli più riconoscibili della Francia.

Isole raggiungibili a piedi
Mont Saint-Michel con l’alta marea Pexels

Brough of Birsay, UK: un sentiero tra le maree delle Orcadi

Nel nord della Scozia, nelle isole Orcadi, il Brough of Birsay rappresenta un perfetto esempio di isola tidale, ovvero collegata alla terraferma solo quando la marea si abbassa. Un antico sentiero in pietra emerge dal mare per alcune ore al giorno, permettendo di raggiungere a piedi questo piccolo isolotto ricco di testimonianze archeologiche risalenti all’epoca picta e norrena.

Quando la marea torna a salire, il passaggio viene completamente sommerso, isolando nuovamente il Brough. L’area è nota per la presenza di resti di insediamenti vichinghi e per un faro costruito nel XIX secolo. L’accesso è libero ma strettamente legato agli orari delle maree, che vengono segnalati localmente per garantire la sicurezza dei visitatori.

Isole raggiungibili a piedi
La passerella di Brough of Birsay 

Mandø, Danimarca: l’isola nel Mare dei Wadden

Mandø, nel Mare dei Wadden in Danimarca, è un’isola collegata alla terraferma da una strada rialzata percorribile solo durante la bassa marea. Quando il livello dell’acqua si abbassa, il collegamento emerge consentendo il passaggio di veicoli e, in alcuni tratti, anche a piedi. Durante l’alta marea la strada viene sommersa, interrompendo completamente l’accesso.

Il Mare dei Wadden è anch’esso Patrimonio UNESCO ed è famoso per il fenomeno delle maree e per l’eccezionale biodiversità. L’isola di Mandø è abitata da poche decine di residenti e offre un paesaggio fatto di prati, dighe e orizzonti. Gli orari di accesso vengono aggiornati quotidianamente e rappresentano un elemento fondamentale per pianificare la visita.

Jindo e Modo, Corea del Sud: il “miracolo del mare”

Tra le isole più spettacolari raggiungibili a piedi nel mondo spicca il collegamento tra Jindo e Modo, in Corea del Sud. Qui si verifica un fenomeno naturale che richiama ogni anno migliaia di visitatori: per pochi giorni, generalmente tra marzo e giugno a seconda del calendario lunare, il mare si ritira creando una strada naturale lunga circa 2,8 km e larga alcune decine di metri che unisce le due isole.

Questo evento è conosciuto come il “Miracolo del Mare di Jindo” ed è celebrato con un festival locale. Il fenomeno è dovuto alla particolare configurazione delle maree e delle correnti nella zona. Durante il periodo dell’evento, l’attraversamento avviene in un contesto organizzato e monitorato, mentre per il resto dell’anno le due isole restano separate dall’acqua.

Isole raggiungibili a piedi
Jindo Miracle Sea Road 

Minister’s Island, Canada: attraversare la Baia di Fundy

In Canada, nella provincia del New Brunswick, Minister’s Island è collegata alla terraferma da una strada naturale in ghiaia che emerge con la bassa marea nella Baia di Fundy, famosa per avere alcune delle maree più alte del pianeta. Quando l’acqua si ritira, è possibile raggiungere l’isola a piedi o in auto seguendo il tracciato indicato. Con l’alta marea, il collegamento viene completamente sommerso.

L’isola è nota per la presenza della residenza estiva di Sir William Van Horne, figura chiave nello sviluppo delle ferrovie canadesi. I visitatori devono attenersi rigorosamente agli orari ufficiali delle maree per evitare di restare isolati. La Baia di Fundy rappresenta uno degli ambienti marini più dinamici del mondo.

Lindisfarne, UK: l’isola sacra collegata dalla marea

Lindisfarne, conosciuta anche come Holy Island, si trova al largo della costa del Northumberland, in Inghilterra. È collegata alla terraferma da una strada asfaltata che può essere percorsa a piedi o in auto solo durante la bassa marea. Quando il mare sale, il collegamento viene sommerso e l’isola torna a essere isolata per diverse ore.

Lindisfarne è celebre per la sua abbazia medievale, uno dei centri più importanti del cristianesimo anglosassone. Le autorità locali pubblicano tabelle precise con gli orari sicuri di attraversamento, e lungo il percorso sono presenti punti di rifugio sopraelevati per emergenze. La combinazione di spiritualità, natura e fenomeno delle maree rende Lindisfarne una delle isole tidali più affascinanti d’Europa.

Isole raggiungibili a piedi
Strada del pellegrino
Viaggi sotto le stelle: cinque esperienze nel mondo tra natura, silenzio e paesaggi estremi

Viaggi sotto le stelle: cinque esperienze nel mondo tra natura, silenzio e paesaggi estremi

Dalla Lapponia alla Giordania, dalla Namibia all’India fino all’Argentina: cinque itinerari in luoghi remoti e autentici, dove la natura detta il ritmo del viaggio e dove il cielo, di giorno e di notte, è parte dell’esperienza.

C’è un nuovo modo di viaggiare che invita a rallentare. Non solo osservazione di stelle, costellazioni e aurore boreali, ma ricerca di luoghi remoti, silenziosi, lontani dall’inquinamento luminoso, dove la notte torna a essere parte dell’esperienza. Il nuovo mantra è meno fretta, più attenzione, meno rumore, più spazio. Il cielo notturno diventa un paesaggio da attraversare con gli occhi, un momento di connessione con la natura e con il luogo che si sta visitando. Desertici, artici, andini o africani, gli scenari ideali sono quelli in cui il buio non è assenza, ma presenza: una condizione preziosa, sempre più rara, capace di trasformare un itinerario in un’esperienza intima. Ecco alcune esperienze (suggerite dal tour operator Quality Group) per un’estate diversa e lontana dal rischio overtourism.

India, una cena sotto le stelle nel deserto del Thar Nel Rajasthan

 

Osservatorio Astronomico Sul Monte Abu, India
Osservatorio Astronomico Sul Monte Abu, India 

 

La notte indiana ha il colore caldo della sabbia e il suono delle danze tradizionali. Un tour ideale dovrebbe attraversare alcune delle mete più classiche del nord dell’India, Delhi, Mandawa, Bikaner, Jaisalmer, Jodhpur, Ranakpur, Udaipur, Jaipur, Fatehpur Sikri eAgra. Da non perdere Bikaner, con una cena sotto le stelle sulle dune ai confini del Deserto del Thar. Infine una visita dell’Osservatorio astronomico di Jaipur, luogo simbolico per chi ama leggere nel cielo anche la storia delle civiltà.

Argentina, costellazioni sopra il bianco delle Salinas Grandes

 

Salinas Grande
Salinas Grande 

 

Nel nord-ovest argentino, a circa 3.450 metri di altitudine, le Salinas Grandes sembrano appartenere a un altro pianeta: una distesa chiara, minerale, essenziale, dove l’orizzonte si allarga e il cielo appare più vicino. Decisamente particolare è la scelta di passare una notte al Pristine Salinas Grandes Luxury Camp dove quattro cupole per massimo dieci ospiti, immerse in una pianura salina di oltre 600 chilometri quadrati, accolgono i viaggiatori in un contesto raro.

Lapponia finlandese, l’aurora boreale dalla propria stanza

 

L'aurora boreale in Lapponia
L’aurora boreale in Lapponia 

 

In Lapponia finlandese, il cielo non si guarda soltanto: si aspetta. Si resta in silenzio, al caldo, con gli occhi puntati verso l’esterno, fino a quando la notte artica si accende. Tra le esperienze più suggestive c’è quella di dormire una notte al Lights of Lapland Resort. Il resort si trova nei pressi di Posio, lungo la linea del Circolo Polare Artico, ogni chalet dispone di un grande vetro riscaldato e di un’aurora room, una stanza panoramica da cui osservare il cielo artico restando comodamente all’interno. Intorno, la Lapponia più silenziosa: laghi ghiacciati, foreste, sauna finlandese, escursioni in motoslitta, incontri con husky e renne, e un sistema energetico alimentato da fonti rinnovabili.

Giordania, dormire nel silenzio rosso del Wadi Rum

 

Il deserto del wadi rom in Giordania
Il deserto del wadi rom in Giordania 

 

Non si può andare in Giordania senza un pernottamento in un campo tendato, suggeriscono i viaggiatori esperti di quella parte del mondo. Ed è infatti nel deserto che il viaggio in Giordania si apre a una dimensione più sospesa. Il Wadi Rum, lontano dalle luci urbane, diventa un teatro naturale per chi cerca cieli nitidi, silenzio e un contatto diretto con la notte. Soprattutto c’è un momento, nel deserto del Wadi Rum, in cui la roccia cambia colore e la sera sembra scendere lentamente tra le montagne di arenaria. Non vanno però dimenticate tappe fondamentali come Amman, Jerash, Ajloun, Petra e il Mar Morto.

Namibia, il cielo del deserto come compagno di viaggi

 

Il deserto della Namibia
Il deserto della Namibia 

 

In Namibia, la notte arriva dopo giornate passate tra dune, canyon, piste sabbiose, savane e orizzonti che sembrano non finire. Le ore più belle sono quelle del tramonto nel Kalahari e nel Namib. L’esplorazione di Sossusvlei e Deadvlei nelle ore di luce più morbida, le dune che incontrano l’Oceano a Sandwich Harbour e i safari nell’Etosha compongono un viaggio in cui il cielo, di giorno e di notte, resta sempre parte della scena.

Relitti, squali e reef variopinti nelle Filippine

Relitti, squali e reef variopinti nelle Filippine

Sicuramente vi bagnerete. Ma nelle Filippine, arcipelago monsonico di 7641 isole, è proprio questo il bello, poiché sotto le onde vi attende un mondo acquatico meraviglioso fatto di relitti e barriere coralline dai mille colori.

I colori ineguagliabili di Palawan ©photosounds/Shutterstock

I colori ineguagliabili di Palawan

L’arrivo nella capitale Manila non favorisce sempre piacevoli impressioni, intasata com’è dal traffico, eppure l’energia che emana questo paese sortirà presto il suo effetto. Puntate verso le tranquille isole dei dintorni e troverete sabbia finissima, feste scatenate che invadono le vie di quartieri dall’atmosfera spagnola e banchi di pesci che tingono il blu profondo del mare con un caleidoscopio di colori. E poi le palme, un’infinità di palme.

Per un primo assaggio di paradiso, prendete l’autobus fino a Batangas e poi fate la traversata in barca per Puerto Galera, il sito di immersioni più vicino a Manila. Sulla terraferma, spettacolari cascate si gettano su radure della foresta pluviale, mentre sott’acqua tonni, carangidi, plectorinchi e predatori pelagici pattugliano i canyon sommersi.

Una volta raggiunta l’isola di Mindoro, sarebbe imperdonabile non immergersi ad Apo Reef, dove si possono fare emozionanti incontri con squali pinna bianca e pinna nera, mante, squali balena e squali martello.

Il paesaggio tra campi di risaia, palme da cocco e montagne a Mindoro ©photosounds/Shutterstock

Il paesaggio tra campi di risaia, palme da cocco e montagne a Mindoro

Dalla punta meridionale di Mindoro, i traghetti raggiungono Caticlan, punto di partenza per l’idilliaco lembo di sabbia noto come Boracay – preparatevi a rigenerarvi l’anima crogiolandovi su spiagge di un bianco abbagliante e facendo immersioni in corrente tra grandi pesci pulitori e rari pesci luna.

Qualche isola più a sud-est, Cebu è leggendaria per gli scintillanti banchi di sardine intorno a Moalboal e per gli incontri ravvicinati con i curiosi squali volpe al largo dell’isola di Malapascua. Ma l’arcipelago non offre solo una barriera corallina dopo l’altra: nelle foreste umide e nelle Chocolate Hills della vicina Bohol vi attendono paesaggi incredibili e minuscoli primati.

Da Cebu City partono voli diretti a nord-ovest verso la splendida e selvaggia Lalawan, dove El Nido offre una realistica ricostruzione del paradiso terrestre, con sabbie scintillanti, lagune coralline incorniciate da frastagliati affioramenti carsici e siti di immersione frequentati da tartarughe, barracuda e razze. Abbiamo lasciato il meglio per ultimo.

Da El Nido partono traghetti per le Calamian, dove oltre una dozzina di navi da guerra giapponesi affondate durante la seconda guerra mondiale giacciono nelle acque scure e profonde di Coron Bay.

Nuotare con gli squali a Malapascua ©Kitjapat Film /Shutterstock

Nuotare con gli squali a Malapascua

Come arrivare e come muoversi

Voli, traghetti per auto e barche a bilanciere collegano ogni angolo delle Filippine, ma preparatevi a subire disagi durante la stagione delle piogge da giugno a settembre, soggetta a tifoni. Per spostarvi tra le isole potete utilizzare gli autobus o i coloratissimi jeepney, lunghe jeep con panche per sedili e un tripudio di luci superflue, clacson e ornamenti sul cofano.

Quando andare

Da novembre a giugno è la stagione della migrazione degli squali balena, che coincide con il picco della migliore visibilità sott’acqua e con il clima più secco sulla terraferma. È consigliabile però tenere un ombrello a portata di mano tutto l’anno.

Cavalcare le onde a Siargao, nelle Filippine

Cavalcare le onde a Siargao, nelle Filippine

Siargao sembra uscita dalle pagine di una rivista patinata dove pare che tutti vivano al massimo, non solo su Instagram. Lontana anni luce da Manila, l’isola ricorda la Bali di decenni fa: piena di gente bella, flessuosa e tatuata che in qualche modo è riuscita a trasformare i sogni di vacanza nella vita reale. Un piccolo gruppo di appassionati surfisti australiani, americani, europei e filippini, inizialmente attratti da onde favorevoli tutto l’anno e da una tranquillità che si è persa in altre isole delle Filippine, ha fatto conoscere Siargao, che oggi è una destinazione di primo piano nel paese. Oltre ai surfisti, Siargao richiama anche viaggiatori fai-da-te e nomadi digitali postpandemia, che finiscono per prolungare il loro soggiorno di settimane, mesi o addirittura anni. L’esplorazione vi porterà in piscine naturali tra le rupi, paludi di mangrovie, fiumi tortuosi, isole con strane formazioni rocciose e animali selvatici, cascate e foreste, con l’amaca ad attendervi alla fine di ogni giornata.

Il fiume Maasin a Siargao © thekelvinlachica/Shutterstock

Il fiume Maasin a Siargao

Una giornata sulla tavola

Il surf e la cultura del surf pervadono tutto a Siargao. La moda. Gli stili di vita. L’estetica. E, osiamo aggiungere, l’atmosfera. Ormai consolidata come destinazione internazionale, l’isola consente di fare surf tutto l’anno, ma il periodo migliore è considerato in genere quello da agosto a novembre, quando i venti dei tifoni danno origine a grandi mareggiate. I mesi da dicembre ad aprile sono soggetti a forti venti trasversali; quelli da febbraio ad aprile sono ideali per chi vuole usare la longboard su onde cristalline, alte fino alla vita, morbide e facili, mentre da maggio a luglio tendono a essere più deboli. In alcuni spot questa stagione è perfetta per i principianti. Da marzo a maggio in genere è la stagione secca; preparatevi a un sole cocente.

Presso i resort dell’isola si possono noleggiare le tavole e prendere lezioni. Si consiglia vivamente di usare le scarpette da surf, poiché alcuni break si trovano lungo la barriera corallina, per quanto ‘morbida’.

Cloud Nine è il break più famoso, ma ce ne sono altri lungo la costa di Siargao o intorno alle isole adiacenti. Uno dei preferiti dai surfisti di livello intermedio è Pesangan o Cemetery, noto per le sue svariate opzioni, mentre se siete alle prime armi e volete divertirvi, il posto migliore è Jacking Horse, ma assicuratevi di assumere solo istruttori certificati ISA. Lo stand-up paddling sta diventando sempre più popolare, e molti resort offrono tavole e lezioni.

Il break di Cloud Nine © Rodrigoreiss/Shutterstock

Il break di Cloud Nine

Una movimentata vita notturna

Dopo giornate trascorse al sole indossando solo il costume da bagno, Siargao offre una vivace vita notturna alimentata da drink a buon prezzo. Con una precisazione: i surfisti seri si svegliano presto per conquistare le onde migliori e molti seguono una filosofia di vita olistica e salutare. Tanti però non conoscono freni e poi giurano di non bere più… fino a quando ricadono in tentazione. Il fulcro della baldoria è GL ma, a dimostrazione del fatto che questa parte di Siargao è una vera comunità, i bar e i resort si animano in serate prestabilite. Chiedete in giro per conoscere il programma aggiornato. Il Mama Coco è noto per le serate tech e retrò; i suoi ‘turni’ cadono il lunedì e il venerdì.

Una laguna a Siargao © kudla/Shutterstock

Una laguna a Siargao

Immersioni con le bombole e in apnea

Il surf conquista gran parte dell’attenzione, ma vale la pena di scoprire anche cosa si cela sotto le onde. La presenza di grotte profonde come la Blue Cathedral fa sì che alcune delle immersioni più interessanti della zona siano riservate esclusivamente ai sub esperti. In genere, tuttavia, grazie alla visibilità eccellente e al gran numero di siti di immersione, questo è un buon posto per chi vuole imparare.

Coconut tree road a Siargao © Sanne Dost /Shutterstock

Coconut tree road a Siargao

Come muoversi

Il porto si trova nella municipalità principale, Dapa. All’arrivo, quasi tutti i visitatori puntano su uno dei resort situati tra General Luna (o semplicemente GL) e ‘Cloud Nine’. Prendete un habalhabal (mototaxi con sedili più larghi) per GL (P250, 30 minuti) o Cloud Nine (P300, 35 minuti). Il prezzo dipende dalle vostre capacità di negoziazione e dall’ora (la mattina presto costa di più). I tricicli sono più cari e molto più lenti. Un ottimo modo per trascorrere la giornata è girare per conto proprio (la ‘circumferential road’ è in gran parte asfaltata).

La tutela di Siargao

Siargao è piccola rispetto alla velocità con cui l’economia sta crescendo, quindi uno dei modi per sostenere la comunità e proteggere l’ambiente dell’isola è attraverso le ONG che sostengono un vero e proprio turismo locale e gli sforzi dell’agricoltura per preservare la bellezza naturale.

Visitate The Hub by Lokal Lab a Burgos e magari fate volontariato alla Tropical Academy. Hope for the Island è un’azienda agricola biologica che coltiva ortaggi e alleva capre e anatre (che fornisce ad alcuni resort). Prenotate una visita direttamente all’azienda o tramite il Pacifico Beach Resort. L’organizzazione affiliata gestisce un programma di borse di studio per i bambini di Siargao. I volontari (soprattutto per scavare e piantare) sono i benvenuti ogni martedì mattina.

Tubbataha reef marine park – Tre atolli nel mare di Sulu

Tubbataha reef marine park – Tre atolli nel mare di Sulu

Patrimonio mondiale UNESCO, Tubbataha Reef Marine Park si trova nel bel mezzo del Mare di Sulu. Ha un’elevata densità di specie marine e comprende una incontaminata barriera corallina con pareti perpendicolari, ampie lagune e due atolli corallini. Le isole più prossime, abitate da comunità di pescatori della municipalità di Cagayancillo, sono a circa 130 chilometri. L’area è di conseguenza isolata, raggiungibile solo con liveaboard, le imbarcazioni da crociera, con dieci ore di navigazione da Puerto Princesa. Il triangolo che racchiude questa specifica area si trova nell’esteso specchio d’acqua tra le lunghe e strette isole Palawan a ovest e il gruppo difforme delle Visayas ad est. Malgrado vi sia qualche striscia di terra emersa qui non vi è nessuno e non vi arrivano neppure i pescatori locali data la distanza. Possiamo pensare che sia un territorio intonso, integro, ottimo per le miglia di specie marine che vi hanno posto la residenza e per le altre decine che regolarmente visitano questo sito. I fondali sono dei più diversi, le pareti verticali si susseguono, la corrente può essere addirittura molto forte, ma è per questo che la fauna riesce comunque a proliferare in un arcipelago, come le Filippine, molto abitato. La letteratura biologica specifica su questo luogo ha argomenti a non finire. Giustamente, perché quest’area isolata è una gemma da mantenere per il benessere dell’intero Pianeta. Non per nulla si è scomodato anche l’UNESCO dichiarandolo patrimonio dell’umanità. L’area del Parco comprende due atolli, North e South, oltre ad un terzo, di minori dimensioni un po’ più a nord : Jessie Beazley Reef.

Tubbataha

I siti di immersione, una dozzina abbondanti, sono indicati con boe di ancoraggio in modo che la successione di ancore gettate a mare non distrugga parte del fondale corallino. A mantenere in vita questa meraviglia marina è la distanza da terre abitate: fatto incontestabile e prima considerazione. La corrente continua, molto forte, spazza questi fondali e porta nutrimenti ai coralli, che prosperano in maniera vigorosa, alle creature che si sono insediate in essi, e ai grandi cacciatori pelagici sempre in cerca di cibo. La seconda, ma non meno importante, è la stagionalità. Il Parco è disponibile alle visite subacquee solo per i mesi in cui le condizioni meteo marine sono ottime con visibilità subacquea eccezionale: da metà marzo a metà giugno. Negli altri il tempo atmosferico non permette lo stazionamento e la navigazione e quel poco di danno che i sub con la loro presenza potrebbero aver arrecato si cicatrizza in modo naturale. Quando si pensa alla vita sottomarina, e si parla di questo luogo, bisogna pensarla in grande. Proprio per la presenza di grossi branchi di pesce come barracuda o carangidi, squali e squalotti delle varie specie, dai martello ai chitarra, senza mai dimenticare che la quantità di madrepore di cui è ricco il fondale che mimetizza altre decine se non centinaia di creature tra le più variegate. Durante la stagione delle immersioni del 2015 i ricercatori che tengono sott’occhio le acque del Parco hanno potuto notare che gli avvistamenti di squali balena sono aumentati pur non riuscendo ad individuarne la ragione. Questo potrebbe essere un segno che c’è un abbondante approvvigionamento di plancton a Tubbataha, considerato che gli squali balena sono indicatori biologici della presenza di plancton e della salute generale degli oceani.