I riad sono le abitazioni tradizionali della medina di Marrakech. Dall’esterno si vedono solo una porta in legno scuro, qualche decorazione in ferro battuto e un numero civico. All’interno si apre un micro cosmo di quiete e bellezza. Molti riad sono stati ristrutturati e trasformati oggi in alloggi. Altri sono visitabili come musei o sale da tè. Ecco i più caratteristici da vedere nella medina di Marrakech.
Uno degli splendidi riad che si possono a Marrakech, Marocco
Cos’è un riad e perché è fatto così
La parola riad deriva dall’arabo rawdah, che significa giardino. In senso architettonico indica un’abitazione organizzata attorno aun cortile interno, quasi sempre con una fontana centrale circondata da aranci, limoni, palme, gelsomino o altre specie locali. I muri spessi e privi di aperture verso l’esterno servono a proteggere l’abitazione dalla polvere e dal caldo. Il cortile coperto da un lucernario crea un microclima naturale per ripararsi dal caldo d’estate e dalle intemperie d’inverno. Le camere si distribuiscono su due o tre piani attorno al cortile, collegate da scale strette. In cima c’è quasi sempre una terrazza, l’unica parte del riad aperta verso l’esterno.
I più caratteristici riad da visitare (senza dormirci)
Chi non soggiorna in un riad può comunque entrare in alcuni di quelli più rappresentativi della medina, sia come musei che come spazi aperti al pubblico.
Palais de la Bahia
Costruito tra il 1860 e la fine dell’Ottocento dal gran visir Ba Ahmed, il Palais de la Bahia è uno dei complessi architettonici più grandi della medina con oltre 150 stanze distribuite attorno a una serie di cortili e giardini. Le stanze oggi sono vuote perché saccheggiate dopo la morte del visir, ma i soffitti in cedro intagliato e dipinto sono uno spettacolo che merita una visita.
Le Jardin Secret
Questo complesso risale all’epoca saadiana. Passeggiando tra le stanze non arredate del riad vedrete mostre ben illustrate sulla storia del sito, l’importanza dell’acqua e il ruolo dei giardini nella cultura marocchina. Il sito comprende due giardini distinti, un giardino islamico tradizionale – che collega i due edifici del riad ed è disposto secondo rigide linee geometriche – e un giardino esotico più piccolo, con piante provenienti da tutto il mondo. La torre offre una delle viste migliori sulla medina e sulle montagne dell’Atlante.
Le Jardin Secret, Marrakech, Marocco
1112 Marrakech
In un riad del 1700 di fronte alla Medersa Ben Youssef, il 1112 Marrakech è una sala da tè dove poter gustare 12 tè provenienti da altrettante regioni del Marocco. Il nome riprende la data del calendario islamico incisa sul soffitto in cedro originale (e che corrisponde al 1700 d.C.). Nel museo al piano superiore si scopre quanto il tè leghi il Marocco e la città di Manchester.
Musée de la Musique
Ospitato in una riad nel quartiere Mouassine, il Musée de la Musique documenta le tradizioni musicali del Marocco attraverso strumenti, installazioni sonore e video. L’edificio è uno degli esempi meglio conservati dell’architettura saadiana della medina: gli stucchi originali della douiria, la sala al piano superiore sembrano un giardino verticale, mentre le camere da letto sono decorate con caratteri cufici scolpiti e incorniciati di azzurro, e con fasce rosso pompeiano. Tre volte a settimana si tengono dei concerti nelle sale al piano superiore: musica andalusa il lunedì, amazigh il mercoledì e gnaoua il venerdì.
Amore a prima vista e a prima guida, in questo caso. Partire da Cortina d’Ampezzo e arrivare su a 2.236 metri è un’esperienza che si augura a tutti gli appassionati di automobili. L’asfalto perfetto, la strada che sale verso le montagne, il paesaggio che si apre maestoso davanti e tutt’intorno. Salire e scendere, per risalire ancora e così via. Finché se ne ha. Finché ce n’è.
La perla delle Dolomiti
Punto di partenza è Cortina d’Ampezzo. Non potrebbe essere altrimenti: la Perla delle Dolomiti è il riferimento da cui iniziare il viaggio. Una passeggiata in Corso Italia – tra negozi di lusso e hotel di classe – per poi salire a bordo, accendere il motore e dedicarsi esclusivamente alla guida. Sebbene sia impossibile dimenticarsi del paesaggio, la strada tende a raccogliere tutte le forze. Bisogna restare concentrati per non sbagliare traiettoria e sfruttarne al meglio tutta la larghezza. Su verso l’alto, verso la sommità dove la vegetazione è sempre più rara e le rocce cominciano ad arricchire i tornanti. Non serve andare forte, il ritmo non lo decidi tu. Senza eguali
Per la qualità nel suo insieme e per le bellezze a vista, il Giau ha pochi altri rivali in Italia (e forse in Europa). Per affrontarlo non serve una particolare esperienza o predisposizione. Certo, una sportiva a due posti e un motore potente non possono che esaltare una strada già di per sé panoramica. Una volta raggiunta la cima – fra la val Boite e la val Cordevole – si apre il vasto alpeggio ai piedi del Nuvolau (2.574 metri) e l’Averau (2.647 metri): data l’altezza, la stagione invernale è inevitabilmente compromessa. La primavera – però – è un quadro e l’estate un acquerello di colori. Se arrivate affamati, il Rifugio Passo Giau a Colle Santa Lucia fa al caso vostro. Durante la bella stagione attenzione ai ciclisti: anche a loro piace salire.
Il Passo Giau o Passo di Giau è una forcella che mette in comunicazione la città di Cortina d’Ampezzo con Selva di Cadore e la Val Fiorentina e Colle Santa Lucia, tutte situate in territorio bellunese. È un passo particolarmente panoramico e tra i più elevati delle Dolomiti: da qui si possono scorgere le vette più belle, alcune Patrimonio dell’Umanità. Per i suoi tornanti, richiama ogni anno appassionati ciclisti e motociclisti, che ripercorrono queste curve meta anche del Giro d’Italia. In estate, si possono intraprendere diverse escursioni, in inverno è paradiso per lo snowkite.
Il Passo Giau nel cuore delle Dolomiti Bellunesi
Il Passo Giau può essere raggiunto sia da Cortina, che da Colle Santa Lucia che da San Vito: una volta arrivati in cima si rimane a bocca aperta per il panorama che da qui si può ammirare. Le Dolomiti più belle, sono proprio a portata di mano: il monte Nuvolau, l’Averau, la Marmolada, le Tofane, il Cristallo, la Croda Rossa, il Pelmo….
Il Passo Giau è da sempre stato un passo storicamente importante. Per molti secoli fu palcoscenico di accese dispute tra Ampezzani e Sanvitesi che volevano contendersi i verdi pascoli del passo, fino a quando non venne costruito un muro di pietra, la Muraglia del Giau, ancora oggi visibile. Un tempo segnava anche il confine tra Impero austriaco e la Repubblica di Venezia: a testimonianza resta un cippo confinario che oggi delimita i confini del comune di San Vito di Cadore e Colle Santa Lucia.
Il Passo Giau è conosciuto per essere stato inserito in una tappa del Giro d’Italia, e per la sua ripida ed impegnativa salita dal versante di Colle Santa Lucia: circa 10 km con una pendenza del 9,1%. E forse non tutti sanno che alcune scene del film Ladyhawke, con Matthew Broderick e Michelle Pfeiffer sono state girate proprio qui.
Passo Giau: estate
Sull’onda del Giro d’Italia, il Passo Giau ha cominciato ad essere frequentato da ciclisti e motociclisti che qui trovano terreno ideale per sfidare sé stessi o mettere alla prova i cavalli delle due ruote. I 30 km di strada sono un’esperienza da provare: l’arrivo in cima sarà davvero appagante!
In estate il passo è un ottimo punto di partenza per escursioni sulle Dolomiti: da qui si può ad esempio raggiungere il sito di Mondeval in Val Fiorentina, dove è stato rinvenuto uno scheletro di uomo del Mesolitico. Altro itinerario, ma più impegnativo per la lunghezza, è il percorso ad anello Passo Giau-Nuvolau-Passo Giau. Si possono inoltre raggiungere l’Averau, le 5 Torri e il Museo all’aperto della Grande Guerra, e il Cernera.
Il Passo Giau è inserito anche nel percorso dell’Alta Via nr. 1.
Passo Giau: i rifugi
4 sono i rifugi presenti su questo vasto alpeggio: il rifugio Passo Giau a 2.236 m, il Rifugio Da Aurelio a 2.175 m, il Rifugio Fedare a 2000 m e Malga Giau a 1900 m, tutti raggiungibili in macchina.
Il Rifugio Passo Giau è un hotel-ristorante situato nel comune di Colle Santa Lucia, da dove è possibile ammirare uno splendido panorama dolomitico.
Il Rifugio-ristorante Da Aurelio si trova poco sotto al valico, a 30 minuti da Cortina d’Ampezzo, poco distante dall’impianto di risalita di Fedare.
Il Rifugio Fedare si trova sulla valle del rio Codalonga, dalla sua terrazza si ammira la parete nord del Civetta. Di fianco parte la seggiovia che porta alle 5 Torri e al Lagazuoi.
La Malga Giau si trova 3 km prima dell’arrivo in cima al Passo Giau venendo da Cortina. Da qui si possono ammirare i Lastoi di Formin, inseriti tra le montagne Patrimonio Unesco.
Passo Giau: inverno
Quando arriva l’inverno, il Passo Giau si veste di bianco e diventa un luogo magico, amato da sportivi ed escursionisti. Gli ampi spazi aperti e i venti costanti lo hanno reso negli ultimi anni un punto di riferimento per lo snowkite: qui gli aquiloni colorati danzano nel cielo mentre sciatori e snowboarder si lasciano guidare in spettacolari evoluzioni. Una scuola dedicata propone corsi per principianti ed esperti, rendendo questa esperienza accessibile a tutti.
Ma il Passo Giau non è solo adrenalina. I più tranquilli possono scivolare lungo le piste di sci di fondo, immerse in un paesaggio incantato dove regnano silenzio e natura. Chi invece desidera spingersi oltre può intraprendere itinerari di sci alpinismo, che conducono verso scenari selvaggi come l’altopiano di Mondeval, luogo dal fascino intatto.
Con le ciaspole o i ramponcini si aprono ancora altre possibilità: dalle passeggiate verso il Rifugio Averau alle salite verso il Monte Nuvolau, fino agli itinerari panoramici attorno al Rifugio Fedare, sempre con viste spettacolari sulle Dolomiti.
E per gli amanti dello sci alpino, dal passo si raggiungono facilmente le piste della Ski Area 5 Torri – Lagazuoi, collegate al famoso Giro della Grande Guerra, un viaggio sugli sci tra natura e storia.
Passo Giau: come arrivare
Come arrivare in auto
Dall’A22 del Brennero, uscita Egna-Ora, proseguire per Cavalese, Moena, Falcade. Superato Canale d’Agordo tenere la sinistra in direzione Alleghe e Selva di Cadore.
Dall’A27 Venezia-Belluno, uscita Pian di Vedoia, proseguire per il Cadore. Arrivati a Longarone, svoltare per Forno di Zoldo, Zoldo Alto e Selva di Cadore, da qui seguire le indicazioni per il Passo Giau.
Da Cortina: da Pocol seguire le indicazioni per Passo Giau/Selva di Cadore.
Come arrivare in autobus
Con partenza da Cortina con autobus di linea locale (linea Cortina-Passo Giau-Selva di Cadore-Pescul).
Come arrivare in treno
La stazione di arrivo è quella di Calalzo. Da qui autobus per Cortina d’Ampezzo e per il Passo Giau.
Come arrivare in aereo
Gli aeroporti più vicini sono Treviso e Venezia. Prendere il treno fino alle stazioni di Calalzo per chi proviene da Venezia e di Belluno per chi proviene da Treviso/Padova. Poi autobus di linea.
Piccola, luminosa e sorprendentemente tranquilla: Chalki è una delle isole meno conosciute del Dodecaneso. Case color pastello affacciate sul porto, spiagge di acqua turchese e un’atmosfera lenta la rendono una meta perfetta per chi cerca una Grecia più autentica. Ecco cosa vedere e le spiagge più belle per organizzare una vacanza nel 2026.
Se stai sognando e programmando le tue vacanze in Grecia, l’isola di Chalki (conosciuta anche come Halki o Calchi) rappresenta la meta perfetta per staccare completamente la spina e immergersi in un’atmosfera sospesa nel tempo.
Situata a sole nove miglia a ovest dalla celebre e trafficata isola di Rodi, questa minuscola perla del Dodecaneso si posiziona orgogliosamente in cima alla lista delle isole greche poco turistiche.
Un rifugio esclusivo dove il caos è bandito, le auto non circolano e l’orologio sembra essersi fermato. L’approdo al suo porto ti accoglierà con un anfiteatro di graziose case neoclassiche dipinte in tenui colori pastello, regalando uno dei panorami più pittoreschi di tutto il Mar Egeo.
Ma Chalki non è solo bellezza statica: è anche la prima isola greca ad aver abbracciato un rivoluzionario progetto di ecosostenibilità, diventando al 100% verde.
Chalki
In questa guida completa e dettagliata esploreremo cosa vedere a Chalki, dai romantici borghi abbandonati ai castelli medievali, e ti porteremo alla scoperta delle meravigliose spiagge di Chalki, piccole baie incastonate tra rocce chiare e lambite da un mare incredibilmente cristallino.
L’isola di Chalki: il gioiello ecologico e poco turistico del Dodecaneso
Chalki
Con i suoi soli 28 chilometri quadrati di superficie e circa 300 abitanti stanziali che vivono nell’unico insediamento abitato dell’isola, Chalki offre un’esperienza di viaggio purissima.
Qui, il turismo di massa non è mai sbarcato, lasciando intatta l’autenticità dei sorrisi della gente locale e la lentezza tipica della vita insulare greca.
Oltre a essere un paradiso di pace, dichiarato nel 1983 dall’UNESCO “Isola dell’Amicizia e della Pace dei Giovani”, Chalki guarda al futuro. È stata infatti scelta come pioniere per il progetto governativo GR-eco Islands.
Cosa significa questo per il tuo viaggio? Che vivrai le tue vacanze in un’isola completamente autonoma dal punto di vista energetico, alimentata da un enorme parco fotovoltaico che fornisce energia pulita a tutti gli abitanti.
I veicoli della polizia e della guardia costiera sono elettrici, un innovativo bus ecologico permette di spostarsi silenziosamente tra le calette, e persino alcune barche turistiche sfruttano l’energia solare.
Cosa vedere a Chalki: tra borghi colorati, storia e castelli medievali
Chalki
Nonostante le dimensioni ridotte, l’isola offre spunti culturali, storici e architettonici di altissimo livello. Chi si chiede cosa vedere a Chalki rimarrà stupito dalla ricchezza dei suoi dettagli, che richiedono di essere esplorati rigorosamente a piedi o in barca, assaporando ogni singolo scorcio.
Il pittoresco porto di Nimporio (Emporio)
Il cuore pulsante dell’isola è il suo unico villaggio abitato, Nimporio, noto anche come Emporio. Questo porto naturale a forma di ferro di cavallo è circondato da splendide ed eleganti dimore neoclassiche del XIX secolo, dipinte nei toni del giallo ocra, del rosa salmone e del celeste, molte delle quali restaurate con infinita cura da discendenti di isolani emigrati decenni fa.
Passeggiando per le strette viuzze pedonali, dove è piacevole perdersi, incontrerai la maestosa Torre dell’Orologio, donata dagli isolani emigrati negli Stati Uniti e oggi sede del Municipio.
Da non perdere è la Chiesa di Agios Nikolaos (San Nicola), patrono dell’isola: vanta il campanile più alto di tutto il Dodecaneso e un magnifico cortile tradizionale pavimentato con i choklakia, mosaici realizzati con perfetti ciottoli di mare bianchi e neri.
L’antica capitale abbandonata: Chorio e il Castello dei Cavalieri
Fino all’Ottocento, per proteggersi dalle costanti incursioni dei pirati saraceni, gli abitanti di Chalki non vivevano sulla costa, ma si nascondevano nell’entroterra, nell’insediamento di Chorio.
Oggi Chorio è un suggestivo villaggio fantasma, formato da vecchie case in pietra diroccate che si fondono con il paesaggio aspro e montuoso. È raggiungibile con una magnifica passeggiata in salita (ti consigliamo di farla al mattino presto o al tramonto) lungo la vecchia strada lastricata. Sulla sommità della collina che domina Chorio svetta fiero il Castello dei Cavalieri di San Giovanni. E
retto nel XIV secolo sui resti di un’antica acropoli ellenistica, il castello conserva mura imponenti e uno stemma dei Gran Maestri scolpito nella roccia. All’interno delle rovine della fortezza si trova l’incantevole cappella di Agios Nikolaos, che custodisce ancora affreschi bizantini risalenti al XV e XVII secolo. Dalle mura del castello, la vista panoramica sul Mar Egeo e sulle sagome lontane di Rodi e Karpathos è, senza esagerare, uno dei tramonti più emozionanti che potrai mai ammirare.
I monasteri dell’entroterra: Agios Ioannis Alargas e Taxiarhis Michail Panormitis
La spiritualità e la tradizione ortodossa sono profondamente radicate nel tessuto di Chalki. Gli amanti del trekking possono esplorare l’interno arido e selvaggio dell’isola (il cui monte più alto, il Maistro, raggiunge i 500 metri) per visitare due importanti monasteri. I
l primo è il Monastero di Agios Ioannis Alargas (dove alarga significa “lontano”, a sottolineare la sua posizione isolata sul versante occidentale).
Questo vasto complesso monastico, ombreggiato da un immenso e antichissimo albero di cipresso, si anima alla fine di agosto con una grandiosa festa popolare. L’altro è il Monastero di Taxiarhis Michail Panormitis, immerso in una pace assoluta, ideale per ritemprare lo spirito dopo un’escursione lungo gli antichi sentieri di pietra dell’isola.
Escursione in barca all’isola deserta di Alimia
Alimia
Un’esperienza imperdibile da inserire nel tuo itinerario è un’escursione giornaliera in caicco alla scoperta di Alimia, un’isola disabitata situata proprio a metà strada tra Chalki e Rodi.
Alimia, abbandonata dopo la Seconda Guerra Mondiale, è un tesoro incontaminato. Presenta le rovine di un castello ellenistico e medievale, antichi rifugi militari e caserme usate sia dalle truppe italiane che tedesche, e spiagge selvagge lambite da un mare con mille sfumature di blu, paradiso per lo snorkeling e per chi cerca una connessione totale e ininterrotta con la natura.
Spiagge Chalki: dove fare il bagno nelle acque cristalline dell’Egeo
Halki
Le spiagge Chalki sono intime, raccolte e mai invase dal frastuono. Non aspettarti chilometriche distese sabbiose tipiche di altre mete greche; qui il mare è protagonista con baie riparate, ciottoli chiari e acque di una limpidezza disarmante, le cui sfumature variano dallo smeraldo al turchese acceso. Ecco le più belle da non perdere:
Pondamos: l’unica spiaggia di sabbia
A soli 10-15 minuti di facile passeggiata pianeggiante partendo dal porto di Nimporio, si raggiunge Pondamos (o Potamos).
È l’unica vera spiaggia di sabbia fine e dorata dell’isola, il che la rende particolarmente ambita, soprattutto dalle famiglie con bambini piccoli, grazie anche ai suoi fondali digradanti e morbidissimi. La baia è ben riparata dai venti forti.
È attrezzata con ombrelloni e comodi lettini, e ospita una deliziosa e tipica taverna direttamente sulla spiaggia dove poter pranzare a base di pescato freschissimo e specialità greche con i piedi letteralmente sulla sabbia.
Ftenagia: ciottoli bianchi e acque turchesi a due passi dal centro
Posizionata subito dietro i celebri mulini a vento diroccati che incorniciano il porto, Ftenagia è raggiungibile con una scenografica passeggiata di circa 15 minuti lungo un sentiero costiero roccioso (oppure seguendo la strada asfaltata).
Questa piccola baia è composta da ciottoli bianchi e rocce scoscese che si tuffano in un mare dall’azzurro irreale, ideale per chi ama fare snorkeling grazie alla ricca fauna marina. Anche questa spiaggia è dotata di ombrelloni e lettini e vanta un’ottima taverna rustica molto apprezzata dai locali per l’autenticità dei suoi piatti.
Kania: natura rigogliosa e relax totale
Situata a nord del porto di Nimporio, Kania è incorniciata da una lussureggiante e insolita vegetazione di alberi che offrono riparo naturale nelle ore più calde, elemento raro nella brulla orografia di Chalki.
È una deliziosa spiaggia di ciottoli perfettamente organizzata con lettini e un servizio mensa. Puoi arrivarci con una camminata di circa 30 minuti lungo la strada asfaltata, noleggiando una bicicletta, oppure usufruendo del comodo servizio di bus navetta elettrico che parte dalla zona del porto.
Yali, Trachia e Areta: i paradisi selvaggi e raggiungibili via mare
Spiaggia di Yali (o Giali): Incastonata nel versante meridionale dell’isola, proprio sotto le vertiginose scogliere dell’antica Chorio. Si tratta di una piccola lingua di ciottoli bianchissimi, totalmente incontaminata e non attrezzata. È la meta preferita di chi cerca la privacy assoluta, incorniciata da spettacolari rocce scoscese.
Spiaggia di Trachia: Un incredibile scherzo della natura. Trachia è una piccola penisola di terra collegata al corpo principale dell’isola da un sottilissimo istmo, creando così due spettacolari spiagge gemelle bagnate dai due lati. Accessibile comodamente solo in barca, offre uno scenario caraibico imperdibile.
Spiaggia di Areta: Conosciuta per le sue acque di un azzurro intenso e profondo e la maestosità delle alte scogliere che la circondano. Essendo di difficile accesso via terra, viene raggiunta principalmente tramite i caicchi tradizionali che offrono il servizio di taxi-boat dal porticciolo di Emporio.
Come arrivare all’isola di Chalki da Rodi e dall’Italia
Halki
L’assenza di un aeroporto contribuisce a preservare l’esclusività di Chalki. L’hub internazionale più vicino e comodo per i viaggiatori italiani è senza dubbio l’aeroporto di Rodi (Diagoras), servito da innumerevoli voli low-cost e di linea diretti dall’Italia.
Una volta atterrati a Rodi, il modo più rapido e suggestivo per raggiungere Chalki è dirigersi verso il piccolo porto di Kamiros Skala, situato sulla costa centro-occidentale di Rodi (a circa 45 minuti di taxi o autobus dall’aeroporto).
Da Kamiros Skala, pittoreschi caicchi e piccoli traghetti passeggeri salpano regolarmente, compiendo la breve traversata verso Chalki in soli 45-75 minuti. In alternativa, puoi imbarcarti dai porti principali della città di Rodi (Mandraki o Tourist Port), con una navigazione che sfiora le due ore. Per chi sta organizzando un viaggio itinerante nel Dodecaneso (il cosiddetto island hopping), Chalki è anche ottimamente collegata via mare con le isole di Tilos, Karpathos, Kasos, Nisyros e Kos.
Una città di medie dimensioni che si scopre per sottrazione: meno iconica di Copenaghen, ma (ancor) più innovativa; meno turistica e più abitata.
Non è una capitale né una meta da prima volta in Danimarca, e forse è proprio questo il suo punto di forza. Aarhus è una città che si scopre per sottrazione: meno iconica di Copenaghen, ma più sperimentale; meno turistica e più abitata. Affacciata sulla costa orientale dello Jutland, è oggi uno dei luoghi più interessanti del Nord Europa per capire come una città di medie dimensioni possa crescere senza perdere coerenza, mettendo insieme cultura, sostenibilità e spazio pubblico.
La seconda città del Paese
Seconda città del Paese, Aarhus ha consolidato il suo profilo internazionale nel 2017 con il titolo di Capitale Europea della Cultura, ma il cambiamento non si è esaurito in quell’anno simbolico. Al contrario, da allora la città ha continuato a investire in mobilità dolce, pianificazione urbana e riuso delle aree industriali, entrando nel Global Destination Sustainability Index tra le destinazioni più virtuose. Nel 2023 è stata inoltre inserita nella lista delle World’s Greatest Places del Time. Qui la sostenibilità è una pratica quotidiana, visibile nelle infrastrutture e nel modo in cui gli spazi vengono pensati e vissuti.
Il centro è compatto e facilmente esplorabile senza auto. Quartieri come il Latin Quarter o Møllestien, con le loro case basse e colorate, convivono con una città giovane, universitaria, attraversata da piste ciclabili e percorsi pedonali continui. La trasformazione più evidente è quella del waterfront: l’ex porto è diventato un fronte urbano aperto, dove edifici pubblici e residenziali dialogano con il mare. La futurista biblioteca Dokk1, affacciata sull’acqua, è uno dei luoghi simbolo di questa nuova centralità: non solo uno spazio per leggere, ma una vera piazza coperta, pensata per l’incontro e la vita quotidiana.
Aarhus Ø, vocazione contemporanea
Poco più in là, il quartiere di Aarhus Ø (Aarhus Docklands) racconta la vocazione contemporanea della città attraverso architetture che ridisegnano lo skyline senza eccessi spettacolari. Il Lighthouse, conosciuto anche come Aarhus Eye, domina la baia con i suoi 142 metri di altezza e offre una lettura dall’alto della città e del suo rapporto con il mare. La visita rappresenta un vero viaggio nel tempo: l’esposizione interattiva “Byen & Bugten” racconta come la natura e l’intervento umano abbiano trasformato Aarhus nel corso degli anni. Il punto culminante dell’esperienza è il 44° piano, da cui si può ammirare un panorama spettacolare sulla baia, sul profilo urbano e sui dintorni. Da vedere anche l’Iceberg, uno dei progetti architettonici più originali di Aarhus, dove si sperimentano forme residenziali che moltiplicano luce e viste sull’acqua.
KØN – Gender Museum Denmark
Aarhus è anche uno dei poli culturali più dinamici della Danimarca. L’ARoS Aarhus Art Museum– certificato Green Attraction – è un riferimento internazionale per l’arte contemporanea e nel 2026 completa il suo percorso di espansione con The Dome, una grande installazione immersiva firmata da James Turrell, che lavora sulla percezione della luce e del cielo. Il museo all’aperto Den Gamle By (La Città Vecchia) offre ai visitatori la possibilità di esplorare diversi momenti della storia danese, dal periodo precedente al 1900 fino agli anni Settanta. Alcune aree del museo sono animate da attori in costume, che ricreano mestieri e scene di vita quotidiana dell’epoca. Più a sud, immerso nel paesaggio, il Moesgaard Museum unisce archeologia, narrazione e architettura sostenibile in uno dei musei più riusciti del Nord Europa, capace di coinvolgere anche chi non è abitualmente attratto dalla storia.
La vocazione all’inclusività
L’identità aperta della città emerge anche sul piano sociale. Aarhus accoglie anche il KØN – Gender Museum Denmark e aderisce alla rete delle Rainbow Cities, continuando a proporsi come laboratorio di inclusione, con eventi e politiche che puntano a rendere lo spazio urbano accessibile e condiviso.
Case tradizionali nel centro storico
Uno dei vantaggi di Aarhus è la relazione immediata con il territorio circostante. In meno di un’ora si passa dal mare a laghi, foreste e colline. Silkeborg, nel cuore del Søhøjlandet, è considerata la capitale danese dell’outdoor, mentre la penisola di Djursland alterna spiagge, parchi naturali e piccoli centri storici. Sono luoghi che si prestano a un’esplorazione lenta, a piedi o in bicicletta, seguendo il ritmo delle stagioni.
Aarhus non cerca di stupire con immagini-cartolina. La sua originalità sta in un equilibrio raro: una città contemporanea, culturalmente vivace e ambientalmente responsabile, che funziona bene prima di tutto per chi la abita. Ed è proprio questa normalità ben progettata a renderla una meta sempre più interessante da osservare – e da vivere.
Città del Capo è la capitale legislativa del Sudafrica ed anche la seconda area urbana più popolosa della nazione dopo Johannesburg.
Situata sulla riva della Table Bay, la città è anche capoluogo di provincia del Western Cape ed è famosa per il suo porto e la magnifica posizione naturale, ma anche per altri punti di riferimento come Cape Point e Table Mountain, la vetta più famosa fra quelle che la circondano.
Il mix di elementi contrastanti che la caratterizzano rendono Città del Capo una delle più belle e suggestive città del mondo. In questo articolo ripercorreremo le tappe essenziali che hanno portato alla nascita della città e passeremo brevemente in rassegna le principali attrazioni che non dovresti mancare di visitare durante il tuo soggiorno nella capitale sudafricana.
Cenni storici
Fondata alla fine del XVII secolo dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, la colonia di Kaapstad divenne punto di scalo e rifornimento per le imbarcazioni che viaggiavano verso l’Asia. Il 6 aprile 1652 l’olandese Jan van Riebeeck vi istituì il primo insediamento europeo permanente in Sudafrica, portandovi dei contadini per coltivare la terra e rifornire di cibo i marinai delle navi. Pian piano l’insediamento si estese fino a tutta la Penisola del Capo e ad una parte dell’entroterra, diventando così fulcro economico e culturale del paese.
In seguito la colonia venne invasa dagli inglesi che proseguirono l’espansione, tanto che verso la fine del XIX secolo il territorio si spinse fino ai fiumi Fish River ed Orange. In realtà, si ritiene che la zona di Capo di Buona Speranza sia stata popolata almeno dal 200.000 avanti Cristo, come testimoniano i numerosi frammenti di ossa trovati a Langebaan.
Nel corso dei secoli si pensa che nella zona si siano insediati i nomadi Khoikhoi, appartenenti al gruppo dei Khoisan e probabilmente risalenti ai Fenici e agli Arabi, ma si tratta di un’ipotesi ancora oggi oggetto di discussione. Quello che è certo è che già allora la Penisola del Capo incantava con i suoi paesaggi mozzafiato e la presenza del suggestivo altopiano Table Mountain, che sembra quasi specchiarsi sulle acque dell’Oceano Atlantico vista la vicinanza alla costa della Mother City!
Nel 1910, con la formazione dell’Unione Sudafricana, ebbe fine l’esistenza della Colonia del Capo. L’Unione Sudafricana è anche ricordata per il regime della segregazione razziale che proprio a Città del Capo iniziò molto prima che in altre zone del Paese, addirittura agli inizi del ‘900, ma fu anche qui che nel 1990 tenne il primo discorso pubblico Nelson Mandela. Il resto, vale a dire l’irresistibile ascesa di questo leader dopo 27 anni di carcere, l’abolizione pacifica dell’Apatheid e la rinascita della nazione sudafricana a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, è storia recente.
Cosa vedere a Città del Capo
1. Table Mountain
Simbolo di Cape Town, Table Mountain è un promontorio dalla caratteristica sommità completamente piatta situato nel bel mezzo della città, visibile quasi da ogni angolo. Questa magnifica oasi naturalistica ricca di animali selvatici e di migliaia di specie botaniche è indicata per vivere escursioni fantastiche, e offre panorami incredibili su una delle metropoli più scenografiche e dinamiche del mondo.
2. Forte Olandese
Noto anche come il Castello di Buona Speranza, è l’edificio più antico del Sudafrica ed è stato costruito dalla Compagnia Olandese delle Indie Occidentali tra il 1666 e il 1679.
3. Bo-Kaap
Situato sulle pendici del Signal Hill, questo colorato quartiere è uno dei più antichi e caratteristici della città, suggestivo con le sue case in stile olandese e georgiano. Qui abita la comunità musulmana di Cape Town, discendente dagli schiavi importati dagli olandesi nei secoli XV e XVI.
4. Waterfront
Waterfront è il porto vittoriano di Cape Town dal quale si gode una vista magnifica sulla Table Mountain. Qui si trova il MOCAA, il più importante Museo di Arte Contemporanea di tutta l’Africa.
5. Kirstenbosch Gardens
Primo orto botanico del mondo ad essere riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, vantano una caratteristica interessante: il Boomslang Tree Canopy Walkaway, una passerella sospesa in acciaio e legno che si snoda attraverso gli alberi dell’Arboretum e dalla quale si gode un panorama mozzafiato.
6. Muizenberg
Muizenberg è un sobborgo ventoso che si affaccia sul mare vicino Cape Town, in cui pare sia nato il surf. Affascinanti sono le cabine colorate d’inizio secolo poste sulla spiaggia, dove ci sono anche diversi negozi di surf e tante caffetterie.
7. Chapman’s Peak Drive
Situata a meno di 40 chilometri di distanza da Città del Capo, la Chapman’s Peak Drive è una strada panoramica considerata una delle più belle al mondo.
8. Robben Island
Distante 9 chilometri dalla costa di Cape Town, l’isola è Patrimonio Mondiale dell’Unesco ed è famosa perché vi ha sede un carcere in cui fu tenuto prigioniero Nelson Mandela. Raggiungibile con uno dei tanti traghetti in partenza ogni ora, l’isola offre una visione singolare della vita carceraria.
9. I pinguini di Boulders Beach
Famosa per la colonia di pinguini africani, Boulders Beach è una spiaggia incontaminata situata nei pressi di Simon’s Town e dotata ai due estremi di alcune passerelle in legno dalle quali è possibile osservare questi magnifici animali.
10. Cape Point e il Capo di Buona Speranza
La Penisola del Capo è tradizionalmente identificata come il punto d’incontro di due oceani (Atlantico e Indiano) e punta più meridionale del continente africano, anche se entrambe le cose non sono geograficamente vere. E’ comunque un luogo molto suggestivo e dall’alto valore storico e simbolico, facilmente raggiungibile da Città del Capo. I due punti di interesse immancabili sono Cape Point, con le sue scogliere panoramiche dalle quali si possono avvistare le balene, e – sull’altra punta del promontorio – il Capo di Buona Speranza vero e proprio (poco più di una punta rocciosa con di fianco una spiaggia), collegati fra loro da un sentiero di circa un chilometro.