Milano, Parigi o Lisbona dalla mattina alla sera. Si spende poco e si rompe la routine. Molti viaggiatori sono convinti che i ricordi più belli siano le prime 12 ore, tutto il resto è noia. Ma gli ambientalisti protestano per le emissioni di gas serra.

ROMA – In tasca il passaporto e niente più. Cosa c’è di meglio di una vacanza all’estero per spezzare la routine. Durata? Un giorno. Della serie strano ma vero. Grazie anche alla rete sono sempre più diffuse delle mini vacanze note come “gite estreme di un giorno“. C’è chi visita Milano, Parigi, Firenze Lisbona, Amsterdam e persino Reykjavik per 12 ore. Così, per vedere l’effetto che fa. Molti viaggiatori sono infatti convinti che i ricordi più belli siano il primo giorno, tutto il resto è noia.

 

Poche ore e ci si sente in vacanza

La travel blogger Monica Stott decanta alla Bbc come un solo giorno sia più che sufficiente per volare in un altro paese, esplorarlo e tornare a casa prima di andare a letto. Ma soprattutto sentirsi – anche se per poche ore – veramente in vacanza. Monica racconta che l’idea di una gita estrema di un giorno le è venuta quando volava spesso per lavoro. “I miei primi viaggi estremi li ho fatti in Irlanda, dove avevo dei clienti – spiega – spesso facevo un salto per un incontro di una o due ore e poi tornavo a casa. Poi ho capito che potevo restare qualche ora e fare un giorno intero”. E ci sarebbe anche un valore aggiunto: “Ci sono ricerche che suggeriscono come la maggior parte dei ricordi migliori delle vacanze si creano nei primi uno o due giorni e io sono pienamente d’accordo”.

I gruppi Facebook

Spulciando su internet si scoprono diversi gruppi Facebook che condividono la passione per le fughe di 12 ore con il solo passaporto in tasca. Il mantra è aggirare il problema di non avere tempo o soldi per un lungo viaggio. Il sito Extreme Day Trips, ideato da un tizio del West Sussex ha più di 250.000 membri. Michael Cracknell, l’ideatore del gruppo, ha visitato Atene, Berlino e Gibilterra, solo per un giorno, per risparmiare su alloggio e ferie. Nel gruppo i membri condividono esperienze e consigli. Cosa piace di più? Il fatto che sia un’esperienza alla portata di chi ha un budget piuttosto limitato ma vuole portare i bambini in un posto diverso”. Un esempio per tutti: Atene in dodici ore al costo totale di 149 sterline. Ma c’è chi rende l’esperienza ancora più estrema. Luka Chijiutomi-Ghosh, uno studente diciottenne di Cardiff, ha anche invertito il giorno con la notte pur di risparmiare: “Tutto è iniziato la vigilia di Natale quando ho trovato un volo di andata e ritorno per Praga a meno di 15 sterline. L’ho prenotato subito, ma poi ho realizzato che il volo atterrava a Praga alle 21:00 e tornava nel Regno Unito alle 09:00”, così ho pensato che avrei potuto trattarlo come se fosse giorno, dormire durante il giorno e passeggiare per la città di notte.”Qualche settimana dopo, mentre era in vacanza a Parigi, è andato in Lussemburgo, Bruxelles e Amsterdam ed è tornato a Parigi, tutto nello stesso giorno. “Guardo quanto spendo per una serata studentesca, a volte fino a 70 sterline – conclude – se posso prendere un volo di andata e ritorno per meno di 20 e vivere un’esperienza in una città completamente nuova, perché non farlo?”. Dizzy Clarke è un insegnante che può viaggiare solo nei fine settimana e durante le vacanze scolastiche: “Ho una regola: se i voli sono più economici del treno per Londra, allora prendo l’aereo. Per me, un biglietto andata e ritorno in treno per Londra costa circa 30 sterline (36 euro), quindi è il mio punto di riferimento”.

Gli ambientalisti protestano.

 

Molto meno entusiasti delle gite estreme di un giorno sono gli ambientalisti: i voli sono responsabili del 2,4% delle emissioni globali di gas serra e dell’8% delle emissioni del Regno Unito e il loro impatto ambientale è da tempo sotto accusa. Questi gas riscaldano l’atmosfera, contribuendo al riscaldamento globale e al cambiamento climatico. Non c’è dubbio che volare causa molti più danni all’ambiente che prendere il treno ed è uno dei peggiori tipi di trasporto, insieme alle automobili. A livello globale, si stima che l’industria aeronautica sia responsabile di circa il 3-4 percento delle emissioni di CO2 e ha contribuito in modo significativo al riscaldamento globale negli ultimi decenni.