Un tempo fiorente centro diamantifero, Kolmanskop è oggi una città fantasma avvolta da un’atmosfera surreale e magica nel cuore del deserto del Namib. Visitare le sue case invase dalle sabbie in un silenzio incredibile è un’esperienza indimenticabile
Costruita in epoca coloniale dai tedeschi alle porte del deserto del Namib, un tempo era una tipica città teutonica destinata a svilupparsi sfruttando i ricchi giacimenti di diamanti. I coloni non immaginavano che le pietre preziose sarebbero presto finite… Oggi l’affascinante storia di Kolmanskop, dall’epoca della corsa ai diamanti al suo abbandono, riaffiora tre le sue case sommerse dalla sabbia. Scopri come organizzare una visita a questo seducente luogo del deserto namibiano.
La sabbia sospinta dal vento è inarrestabile: entra dalle fessure, penetra in ogni stanza, conquista il più piccolo degli anfratti. Milioni di granelli giallo-ocra scorrono come un fiume impetuoso nei corridoi abbandonati. Nel cuore del deserto del Namib, a pochi chilometri dalla cittadina portuale di Lüderitz, si trova un luogo avvolto da un’atmosfera che sembra uscita direttamente da un sogno, o forse da un incubo: Kolmanskop, la città fantasma più famosa della Namibia. Un tempo centro nevralgico dell’industria diamantifera, oggi Kolmanskop è un museo a cielo aperto, un luogo dove il deserto ha riconquistato il suo spazio, sommergendo case e ricordi sotto strati di sabbia dorata.
Gli edifici decrepiti affiorano dalle dune del Namib, nel sud-ovest della Namibia, a circa 850 chilometri dalla capitale Windhoek e a pochi chilometri dalla città portuale di Lüderitz. Il nome Kolmanskop (in tedesco Kolmannskuppe) in lingua afrikaans significa “la collina di Coleman”. Il termine pare derivi da un tale chiamato Johnny Coleman, un trasportatore che durante una tempesta di sabbia abbandonò il suo carro di buoi proprio in questo luogo.
La città fu costruita in seguito al ritrovamento casuale di un diamante, all’epoca in cui questo territorio era una colonia tedesca. La storia di Kolmanskop inizia nel 1908, quando un operaio ferroviario, Zacharias Lewala, trovò un diamante mentre lavorava lungo i binari. Questa scoperta scatenò una vera e propria corsa ai diamanti, attirando cercatori e investitori da tutto il mondo. In pochi anni, Kolmanskop si trasformò in una città ricca e prospera, dotata di tutti i comfort che si potevano desiderare all’epoca: un ospedale, una scuola, un teatro, persino una sala da ballo e una pista da bowling.
Le case in stile tedesco, eleganti e curate, riflettevano la ricchezza dei loro proprietari. Kolmanskop era il simbolo di un’epoca d’oro, alimentata dalle pietre preziose che si trovavano in abbondanza nelle sue sabbie.
Le autorità coloniali edificarono un ospedale, una scuola, una centrale elettrica. Nel bel mezzo del deserto sorsero un casinò, una sala da ballo, un teatro e una fabbrica di ghiaccio. Il centro diamantifero venne collegato alla costa tramite una ferrovia che giungeva a Lüderitz. Negli anni Trenta la città raggiunse il suo massimo sviluppo. Le cronache del tempo raccontano di ristoranti sempre pieni, ricevimenti sfarzosi, un’intensa attività ricreativa e culturale che nulla aveva da invidiare a una tipica città bavarese.
Tuttavia, questa opulenza aveva un prezzo: il clima era estremo, con temperature torride durante il giorno e gelide la notte, e l’isolamento della città nel deserto rendeva la vita difficile.
Come spesso accade con i boom economici, anche quello di Kolmanskop ebbe una fine repentina. Negli anni ’20, le riserve di diamanti cominciarono a esaurirsi e la Grande Depressione mondiale colpì duramente l’economia locale. Nel 1928, furono scoperti giacimenti più ricchi lungo la costa meridionale della Namibia, e molti abitanti di Kolmanskop si trasferirono in cerca di fortuna altrove. Nel 1954, la città fu completamente abbandonata, lasciata in balia del deserto.
Da allora, il vento ha continuato a soffiare attraverso le finestre rotte delle case, trasportando con sé la sabbia del deserto, che ha lentamente invaso le strade, le stanze e i cortili di Kolmanskop. Oggi, camminare tra le rovine della città è come fare un viaggio indietro nel tempo, in un luogo dove la natura ha riconquistato ciò che l’uomo aveva temporaneamente strappato
Visitare Kolmanskop è un’esperienza che lascia un’impressione indelebile. L’atmosfera è surreale: le case abbandonate, con mobili e oggetti ancora al loro posto, sembrano aspettare il ritorno dei loro abitanti, che però non arriveranno mai. Le dune di sabbia che si sono insinuate all’interno degli edifici creano scenari di una bellezza inquietante, con le porte che si aprono su stanze piene di sabbia, e i raggi del sole che filtrano attraverso le finestre, illuminando una scena sospesa nel tempo.
Ogni angolo di Kolmanskop racconta una storia, e passeggiare per le sue strade deserte è come sfogliare le pagine di un libro di storia che parla di sogni infranti e di una natura indomabile. Questo luogo ha ispirato fotografi e artisti da tutto il mondo, attratti dalla sua bellezza decadente e dal suo fascino misterioso.
Kolmanskop è oggi una delle principali attrazioni turistiche della Namibia, e visitarla è relativamente semplice. La città fantasma si trova a circa 10 chilometri da Lüderitz, e il modo migliore per raggiungerla è in auto. Il sito è aperto al pubblico e sono disponibili visite guidate in diverse lingue, tra cui inglese e tedesco. È consigliabile visitare Kolmanskop nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio, quando la luce è perfetta per scattare fotografie mozzafiato.
Per accedere a Kolmanskop è necessario acquistare un biglietto, il cui costo varia in base al tipo di visita scelta. È possibile esplorare la città in autonomia o con l’accompagnamento di una guida esperta, che potrà arricchire la visita con aneddoti e dettagli storici affascinanti. Consigliamo di avvalersi di un tour operator specializzato in viaggi in Namibia.
Costruita in epoca coloniale dai tedeschi alle porte del deserto del Namib, un tempo era una tipica città teutonica destinata a svilupparsi sfruttando i ricchi giacimenti di diamanti. I coloni non immaginavano che le pietre preziose sarebbero presto finite… Oggi l’affascinante storia di Kolmanskop, dall’epoca della corsa ai diamanti al suo abbandono, riaffiora tre le sue case sommerse dalla sabbia. Se hai in programma un viaggio in Namibia non perdere questo seducente luogo sospeso nel tempo e nel deserto.
Kolmanskop non è solo una città fantasma; è un pezzo di storia incastonato nel deserto del Namib, un luogo che racconta la fragilità dei sogni umani e la potenza implacabile della natura. Visitare Kolmanskop significa immergersi in un’atmosfera unica, dove il passato rivive attraverso le rovine di un’epoca d’oro. Che siate appassionati di fotografia, di storia o semplicemente di luoghi insoliti, Kolmanskop saprà regalarvi un’esperienza indimenticabile.
Perché scegliere un viaggio in Repubblica Dominicana.
Immagina di affondare i piedi nella sabbia fine, mentre il sole tramonta su un mare turchese che sembra dipinto. La brezza porta con sé le note di una bachata in lontananza e il profumo del cocco appena tagliato. Benvenuto in Repubblica Dominicana, un luogo dove il relax caraibico incontra una cultura vibrante, calorosa e genuina.
Non si tratta solo di scegliere una meta esotica, ma di lasciarsi guidare in un’esperienza completa, autentica, costruita su misura per te.
Quando andare in Repubblica Dominicana: stagioni e clima
Clima tropicale: cosa aspettarsi mese per mese
Partire per la Repubblica Dominicana significa entrare in un mondo dove il sole è quasi sempre protagonista. Ma ogni mese racconta una storia diversa.
L’inverno (dicembre-aprile) è la stagione regina: cieli limpidi, caldo secco e lunghe giornate di sole. In primavera e autunno, il tempo è più variabile, ma è proprio in questi mesi che il paese svela il suo volto più tranquillo e accogliente. L’estate porta con sé qualche pioggia tropicale, ma anche un’esplosione di colori e ritmi locali.
Periodo migliore per partire: tra meteo e convenienza
“Molti pensano che il pieno inverno europeo sia il momento ideale, ma in realtà i mesi di novembre e marzo offrono il miglior equilibrio tra prezzo e clima perfetto” ci racconta Luca Girardi. Quei momenti di transizione, poco affollati ma ancora splendidi, sono l’occasione ideale per scoprire la Repubblica Dominicana con occhi nuovi.
Stagioni a confronto
Gennaio-Marzo: clima ideale, alta stagione
Aprile-Giugno: temperature gradevoli, meno affollamento
Prezzi e budget: quanto costa un viaggio in Repubblica Dominicana
Prezzi medi per voli, resort, escursioni
Organizzare un viaggio qui è come costruire un abito su misura: tutto dipende dal tuo stile. Puoi scegliere un eco-lodge nascosto tra le palme o un resort all-inclusive con vista sull’oceano.
I voli partono dai 1000 euro se prenotati in anticipo, mentre per l’alloggio si può spaziare dai 50 euro a notte fino ai 200 euro e oltre per strutture luxury. Le escursioni? Un mondo da scoprire: tour in catamarano, visite alle piantagioni di cacao, trekking tra le montagne.
Quando conviene prenotare? Strategie per risparmiare
Chi ha esperienza lo sa: prenotare con anticipo o cogliere il momento giusto può fare la differenza.
“Con un budget medio, si può vivere un’esperienza autentica tra natura, cultura e relax. La chiave è affidarsi a un itinerario ben costruito.”
📝 Cosa considerare per definire il budget di viaggio
✈️ Volo internazionale
🏨 Alloggio (resort, hotel o eco-lodge)
🌍 Escursioni e attività
💼 Assicurazione viaggio
🩹 Mance e spese extra
Cosa fare in Repubblica Dominicana: esperienze imperdibili
Relax da cartolina: spiagge da sogno
Inizia dalla costa: Bayahibe, con le sue acque trasparenti, sembra uscita da una cartolina. Punta Cana, invece, è il cuore pulsante del turismo, ideale per chi cerca comfort senza rinunciare al mare cristallino. E poi c’è Playa Rincón, una spiaggia remota e selvaggia che lascia senza fiato.
Natura e avventura: escursioni nell’entroterra
La Repubblica Dominicana sorprende anche lontano dalle spiagge. Addentrarsi nel Parco Nazionale Los Haitises è come fare un salto nel tempo, tra grotte con pitture rupestri e foreste di mangrovie. Il Salto El Limón, una cascata raggiungibile a cavallo, è perfetto per gli amanti dell’avventura. Jarabacoa, nel cuore montuoso dell’isola, ti regala aria fresca e percorsi di trekking mozzafiato.
Cultura, villaggi e musica: l’anima dominicana
Passeggiare per le vie coloniali di Santo Domingo, ballare una bachata improvvisata con i locali, assaggiare il cibo di strada in un mercato rionale: questi sono i momenti che rendono il viaggio autentico.
Consigli pratici per organizzare un viaggio in Repubblica Dominicana
Documenti, vaccinazioni e sicurezza
Preparare i documenti è semplice: passaporto con almeno 6 mesi di validità e via! Nessun visto per soggiorni brevi.
Meglio avere con sé un’assicurazione sanitaria e informarsi sulle condizioni locali, specie in alcune zone urbane. La sicurezza è buona, ma come in ogni viaggio, il buon senso è il miglior compagno.
Come muoversi sull’isola
Vuoi esplorare? Noleggia un’auto e segui la tua curiosità. In alternativa, ci sono taxi privati, bus locali (le famose “guagua”) e transfer organizzati. Ogni opzione racconta un lato diverso del paese.
Cosa mettere in valigia (e cosa lasciare a casa)
Non servono troppi vestiti, ma quelli giusti: costumi, abiti leggeri, scarpe comode, crema solare, spray antizanzare. E non dimenticare un adattatore elettrico.
📋 Checklist: Prima di partire
Passaporto con validità
Biglietti e assicurazione
Valuta locale o carta prepagata
App per tradurre dallo spagnolo
Documentazione viaggio Evolution Travel
“La differenza tra una vacanza e un vero viaggio la fanno i dettagli. Conoscere i ritmi e le abitudini locali può trasformare completamente la tua esperienza,” .
Curiosità e aneddoti sulla Repubblica Dominicana
Ogni angolo dell’isola ha una storia da raccontare. Lo spagnolo qui ha un ritmo unico, cantato. La bachata non è solo musica: è passione, è racconto, è identità.
In cucina regna il sapore: dal “mangú” al pollo stufato, fino alla frutta tropicale raccolta la mattina. Ogni pasto è un piccolo rito.
Lo sapevi che… La splendida Cayo Levantado è stata la location dello spot Bacardi degli anni ’90 che mostrava un’isola deserta da sogno.
Parti con il piede giusto verso la Repubblica Dominicana
La Repubblica Dominicana non è solo una destinazione. È un invito a rallentare, a scoprire, a lasciarsi coinvolgere. Che tu voglia oziare su una spiaggia paradisiaca o perderti tra sentieri e villaggi, qui troverai il ritmo giusto per te.
Con Luca Girardi al tuo fianco, ogni dubbio sparisce e ogni dettaglio diventa opportunità.
Richiedi una consulenza gratuita per il tuo prossimo viaggio in Repubblica Dominicana
Quando si pensa a un viaggio in Tanzania, l’immaginario corre subito verso i parchi del Nord, come il Serengeti o il cratere di Ngorongoro. Ma c’è un’altra Tanzania, ancora poco esplorata, dove la natura domina incontrastata e i safari hanno il sapore dell’autenticità: è quella del Sud, dove si trovano i parchi di Selous e Ruaha.
In questo articolo ti porteremo a scoprire cosa rende speciali questi luoghi, perché sceglierli per il tuo prossimo safari e quali esperienze ti aspettano.
Tanzania, parchi del sud: dove il safari è ancora un’avventura autentica
Selous Game Reserve: il regno incontaminato dell’Africa selvaggia
Il Selous è una delle più grandi riserve faunistiche dell’Africa e patrimonio UNESCO. Conosciuta come Riserva del Selous, nel 2019, ha ottenuto lo status di parco nazionale e il nome è diventato Nyerere National Park.Con una superficie pari a quella della Svizzera, ospita un ecosistema vario fatto di fiumi, foreste, pianure e colline.
Qui si possono vivere safari in barca sul fiume Rufiji, camminate guidate nella savana e i classici safari in 4×4. Gli animali si muovono liberi e il contatto con la natura è totale. Si possono avvistare elefanti, ippopotami, leoni, giraffe e soprattutto i rari licaoni.
Ruaha National Park: un santuario remoto e grandioso
Il Ruaha è il secondo parco nazionale più grande della Tanzania. Caratterizzato da paesaggi mozzafiato con grandi baobab, fiumi stagionali e altopiani rocciosi, offre un’esperienza di safari estremamente intima e remota.
Qui si concentrano i predatori: leoni, leopardi e ghepardi, ma anche enormi branchi di elefanti. Pochi lodge, pochi turisti, tanto silenzio.
Cosa aspettarsi da un viaggio nei parchi del sud della Tanzania
Esperienze autentiche, lontano dal turismo di massa
Il fascino dei parchi del sud è proprio questo: vivere l’Africa senza filtri. Gli itinerari proposti da Evolution Travel sono disegnati su misura e permettono di assaporare la natura con calma.
Un esempio? Un viaggio di 7-10 giorni che combina safari in barca nel Selous e avvistamenti spettacolari nel Ruaha, con lodge selezionati per comfort e integrazione con l’ambiente.
Budget e logistica: quanto costa e come si organizza
Organizzare un viaggio nei parchi del sud richiede una logistica più articolata ma altamente gestibile. Il costo medio si aggira tra i 3.500 € e i 5.500 € a persona, includendo voli interni, alloggi in lodge, pasti e guide locali esperte.
I trasferimenti avvengono tramite voli interni da Dar Es Salaam , mentre per quanto riguarda gli spostamenti via terra, avvengono tramite 4×4 di gruppo o su base privata, e sono spessp utilizzati per raggiungere i parchi. Una vera avventura, ma con tutti i comfort.
Periodo migliore per partire nei parchi del sud
Il periodo ideale va da giugno a ottobre, durante la stagione secca, quando gli avvistamenti sono più facili e il clima è piacevole.
Chi cerca un’esperienza più verde, rigogliosa e meno costosa può optare per i mesi tra novembre e marzo. Attenzione: la vegetazione più fitta può rendere più difficile avvistare gli animali.
Una curiosità? In questa stagione migrano molti uccelli, rendendo la zona perfetta per il birdwatching.
Perché scegliere Selous e Ruaha per un viaggio in Tanzania
Rispetto ai parchi del Nord, Selous e Ruaha offrono un approccio più intimo e profondo al safari. Sono ideali per viaggiatori esperti, coppie in cerca di romanticismo e silenzio, o fotografi naturalisti.
Ogni viaggio viene costruito su misura da Evolution Travel, in base alla curiosità e allo stile di viaggio di ogni persona.
Consigli pratici
Cosa mettere in valigia (e cosa lasciare a casa)
Meglio viaggiare leggeri e con abiti tecnici. Sono consigliati:
vestiti comodi e traspiranti, di colori neutri
scarpe da trekking o scarpe chiuse comode
cappello, crema solare, repellente per insetti
binocolo e macchina fotografica
borraccia riutilizzabile
Evita valigie rigide: nei voli interni sono richieste borse morbide.
Approccio mentale al safari nei parchi del sud
Il vero safari è fatto di attesa, di sorpresa, di silenzi. Occorre essere pronti a vivere ogni istante con occhi nuovi, senza fretta.
📌 Info e curiosità
Lo sapevi? Selous è grande quanto la Svizzera e ospita oltre 400 specie di uccelli. Un paradiso anche per i birdwatcher!
Momenti wow
Safari in barca tra ippopotami e coccodrilli nel Selous
Incontro ravvicinato con un branco di elefanti a Ruaha
Silenzio assoluto al tramonto, rotto solo dal verso di un leone lontano
Checklist per il safari nei parchi del sud
Abbigliamento neutro e leggero
Scarpe comode
Repellente
Binocolo
Zainetto e borraccia
Adattatore universale e power bank
Un viaggio in Tanzania che ti cambia dentro
Selous e Ruaha non sono solo mete di viaggio, ma esperienze trasformative. Il contatto con la natura, l’autenticità delle persone, i paesaggi sconfinati: tutto contribuisce a lasciare un segno profondo.
Il lago del Segrino, incastonato tra le colline prealpine della Lombardia, è un piccolo gioiello naturale che affascina per la sua tranquillità e per i giochi di luce e colore che lo attraversano, soprattutto grazie alla predominanza del verde.
Il verde, al lago del Segrino, non è mai un colore solo: è una tavolozza vivente. C’è il verde intenso delle acque calme, che riflettono come uno specchio le fronde degli alberi e le colline circostanti. Quando il sole è alto, l’acqua sembra quasi smeraldo, luminosa e vibrante, mentre al tramonto diventa più cupa, profonda, quasi misteriosa. Il verde degli alberi che lo circondano – castagni, faggi, ontani – crea un abbraccio naturale che lo protegge dal tempo e dal rumore del mondo.
Passeggiando lungo il suo perimetro, che è facilmente percorribile a piedi o in bicicletta, si è avvolti da mille sfumature: il verde tenero dell’erba nuova in primavera, quello argentato delle foglie mosse dal vento, quello scuro e umido del muschio che si arrampica sulle rocce e sui tronchi lungo il sentiero.
In estate, il verde del Segrino si intensifica e diventa quasi un filtro magico che calma lo sguardo e rinfresca l’anima. È il colore della quiete, della vita che pulsa senza fretta. È un verde che invita a fermarsi, ad ascoltare il silenzio rotto solo dal canto degli uccelli e dal fruscio delle foglie.
Il lago del Segrino è un luogo dove il verde non è solo un colore: è una presenza, un modo di essere, un invito alla contemplazione e all’armonia con la natura. Chi vi si reca, anche solo per poco, porta con sé quel verde negli occhi e nel cuore.
Un piccolo lago verde incastonato nelle montagne
Il Lago del Segrino, una piccola pozza rispetto al Lago di Como, conserva in sé un fascino naturalistico unico per tutto il territorio. Luogo di relax e natura, ad esso sono collegate numerose leggende e fatti storici. Tra cui il suo nome, Segrino, che potrebbe essere stato dato da niente di meno che la Regina Teodolinda, che passando da questi territori, si sia lasciata abbagliare dallo smeraldo nascosto tra il Monte Cornizzolo e il Monte Scioscia. A tal proposito, una possibile radice del nome è nel See-Grün, in tedesco il “Lago Verde”. Questa leggenda, a cui seguono molte altre, è stata anche di ispirazione a Carlo Emilio Gadda, che come molti altri autori, ha trovato nel Lago del Segrino e in tutto il territorio del Lago di Como un’ispirazione travolgente.
Un’altra leggenda porta le vicende di San Giorgio e il Drago anche sul Lago del Segrino: il lago infatti fu dimora di una terribile bestia, a cui venne ceduta Cleodolinda, una principessa, per placare la sua ira animalesca. Cleodolinda venne lasciata all’ombra di un sambuco selvatico, in attesa del suo tragico destino… Ma il cavaliere del drago salvò la principessa, facendole dono di un rametto di sambuco. La principessa, per l’emozione di essere stata salvata, fece per sbaglio cadere dei fiori di sambuco in un impasto, dando origine ai gustosi Panmeini.
Sul Lago di Como ogni storia raccontata porta a qualcosa da assaporare, che sia un panorama, un dolce o un’eccitante escursione.
Ma il Lago del Segrino, quasi da baricentro tra Como, Lecco e Bellagio, è il luogo perfetto per una pausa ristoratrice. Il suo perimetro è completamente pedonabile ed interdetto al traffico a motore. La pista ciclopedonale è pressoché pianeggiante, pertanto è perfetta per famiglie con bambini. È consentito l’accesso ai cani, sempre muniti di guinzaglio ed eventuale museruola. Il Lago del Segrino è anche balneabile: non è consentito l’uso di imbarcazioni a motore, pertanto crogiolarsi al sole del Lido e poi fare un tranquillo bagno nelle sue acque può essere disturbato solo da qualche canoa o dalle folaghe. Guardandosi intorno si capisce però che l’uomo è un disturbo: la flora e la fauna in questo luogo coabitano in perfetto equilibrio… Tra i canneti è possibile ammirare come lo svasso si prende cura dei piccoli, oppure con perseveranza e pazienza un airone potrebbe sostare da queste parti. Non lasciarsi però incantare dai rospi in amore: possono essere davvero assordanti!
Ma come tradizione vuole, anche sugli animali vige una leggenda: pare che nel Lago del Segrino vivano anche dei lucci. Non sono aggressivi, eppure il fascino del pericolo attira i curiosi verso l’acqua.
Ad ogni modo, il Lago del Segrino può essere un’interessante uscita fuori dalla mappa che può riservare interessanti sorprese. L’intero percorso copre una distanza di 5 km, ma l’itinerario può essere ampliato, portandoti verso il Monte Cornizzolo oppure in direzione Canzo. Si consiglia, ai più pigri, la seconda soluzione, soprattutto d’estate: il Lago del Segrino è posizionato al termine della vallata della Vallassina; essendo ombreggiato e incastonato in uno stretto corridoio, è un’area sempre ventilata. Piacevole è dunque abbandonare l’auto ad Eupilio, passeggiare intorno al Lago e dirigersi verso Canzo, per poi sostare in uno dei graziosi locali che abbelliscono questo pittoresco borgo.
Viaggiare. Lentamente. E di notte. Con la crisi dei prezzi delle compagnie aeree low cost, il treno notturno – dato quasi per spacciato 14 anni fa – ritorna a essere scelto dagli italiani e dagli europei. Trenitalia oggi stima circa 2 milioni di viaggiatori per il 2025.
Si sceglie di viaggiare di notte non solo per motivi economici. Sì, è vero: viaggiare in cuccetta fa risparmiare una notte in hotel e costa spesso meno di un volo. Ma il treno notte viene scelto anche per la sostenibilità ambientale e per la relativa capillarità del sistema che consente di raggiungere anche località di piccole e medie dimensioni di prima mattina. Inoltre, sicuramente per i giramondo over 40, viaggiare di notte tra le stazioni ferroviarie, assume anche un sapore nostalgico. Quello delle gite scolastiche di fine anno, nelle cuccette di seconda classe, quello dell’Interrail dopo l’esame di Maturità.
Viaggiare di notte. Sì, ma dove?
Trenitalia offre 24 collegamenti, da nord a sud (e viceversa), che consentono di andare dai grandi centri come Roma, Milano e Torino in Puglia, Calabria, Sicilia, Trentino Alto-Adige e Friuli Venezia-Giulia, assicurando la capillarità del servizio tipica degli intercity: 148 stazioni in totale di cui, ad esempio, 18 in Sicilia.
L’intercity Notte è il treno delle vacanze. Ma anche il treno dei “fuori sede” che tornano a casa per l’estate o per il periodo di Natale. Secondo i dati forniti da Trenitalia, oltre il 60% degli utilizzatori, infatti, lo sceglie per un viaggio di piacere.
Le tratte preferite dai viaggiatori della notte sono quelle sulla linea Adriatica, soprattutto le Lecce-Milano e Bari-Milano. Seguono le destinazioni siciliane, con un’offerta corposa (6 collegamenti di cui 2 da/per Milano) per Siracusa e Palermo. Secondo una stima di Trenitalia, entro la fine del 2025 avranno viaggiato circa 260mila dal 1 gennaio. Altra tratta molto apprezzata è la Venezia-Roma.
All’estero, con il treno notturno
Dall’Italia partono ogni notte due collegamenti Euronight gestiti da Trenitalia verso Vienna e Monaco: due da Roma Tiburtina e due da Milano Lambrate. Ma 28 settembre, per lavori sulla linea Bologna-Prato, i viaggi da e per Roma sono sospesi almeno fino al 14 dicembre, e l’offerta viene rimodulata: una coppia di treni con partenza da Milano Porta Garibaldi e Lambrate, con fermate intermedie nelle città principali fino a Bologna, per Vienna e Monaco. Il treno dispone di carrozze di nuova concezione: vetture letto, carrozze cuccette con scomparti a 4 posti e le innovative mini-cabin, carrozza multifunzionale con posti bici, spazio per bagagli, passeggini e attrezzature sportive e vettura posti a sedere.
La stazione di Milano Centrale –
Unica alternativa – al momento – a Trenitalia per chi viaggia di notte nel centro-nord o dal centro-nord verso altri paesi europei è ÖBB. La compagnia austriaca viaggia con il marchio NightJet. Collega città come Roma, Milano, La Spezia, Verona, Venezia, Firenze e Bologna a Stoccarda, Vienna, Monaco, Salisburgo.
Quanto costa viaggiare di notte
Con Trenitalia, sono diverse le soluzioni in termini di comfort (e quindi di prezzo). Si va dalla soluzione “easy” delle carrozze posti a sedere, alle carrozze cuccette comfort per viaggiare sdraiati con la famiglia o gli amici in cabine da 4 posti, senza dimenticare i vagoni letto relax e superior (quest’ultimo presente solo sulle tratte da Roma verso Bolzano, Trieste e Lecce e prevede wc, lavabo e doccia in cabina).
Abbiamo detto che i prezzi dei treni notturni sono spesso più bassi dei voli low cost. Vediamo alcuni esempi. Con Trenitalia la tratta Roma-Palermo (con colazione inclusa) è disponibile con prezzi in supereconomy a partire da 46,90 euro in cuccetta comfort (promiscua) fino al prezzo base di 102,30 euro; per i vagoni letto relax (soluzione in tripla) sono disponibili prezzi in supereconomy a partire da 71,90 euro a persona fino al prezzo base di 109,30 euro.
Non sono previsti posti a sedere sui convogli Trenitalia diretti in Sicilia. Sono presenti, invece, su tutto il resto della rete: per le soluzioni smart (seconda classe Easy), i prezzi in supereconomy partono da 25,90 euro fino al prezzo base di 74,50 euro, senza colazione.
L’interno di una cuccetta sugli Intercity notte –
Prezzi mediamente più alti sul NightJet. Tre le categorie di viaggio: posti a sedere (in scompartimenti da 6 o a carrozza aperta), cuccetta da 4 persone (con possibilità di riservarla a uso esclusivo), vagone letto (per due o scompartimento a uso singolo, con wc e doccia privati). Prendendo ad esempio la tratta Roma-Monaco, si va dai 79,90 euro per i posti a sedere, fino ai 579,90 euro per lo scompartimento a uso singolo con doccia e wc in cabina. Il vagone letto da 194,90 euro, mentre un posto in cuccetta promiscua, da 159,90 euro.
Offerte per giovani e famiglie (e animali)
Trenitalia propone anche una serie di offerte dedicate alle famiglie e ai giovani. Il numero di famiglie trasportate, secondo i dati di Piazza della Crocerossa, è cresciuto esponenzialmente negli ultimi tre anni
Da fine aprile 2024 è stata introdotta l’offerta “Family night” che prevede uno sconto del 50% per gli adulti, e per i ragazzi uno sconto ulteriore del 50% sulla riduzione già prevista per loro. Per capirci: da Roma a Palermo per un adulto e un ragazzo (da 4 a 15 anni non compiuti) il prezzo è di 87 euro in cuccetta comfort promiscua, oppure, 130,10 euro per il vagone letto relax a uso esclusivo.
Per i giovani under 30 iscritti a X-GO, è possibile usufruire di sconti variabili dal 20% al 70%. ÖBB offre la possibilità di trasportare la propria bicicletta ma solo su alcune tratte. Sia con Intercity Notte che con NightJet è possibile portare in cabina anche il proprio animale domestico.
Nel futuro
“Il servizio Intercity è in costante crescita, con sempre più famiglie che scelgono di viaggiare di notte per ottimizzare i tempi e vivere insieme l’esperienza del viaggio”, spiega Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia. “Si tratta di un modo comodo, sostenibile e attento all’ambiente, che continueremo a rafforzare con nuovi servizi e maggior comfort, in linea con un trend destinato a crescere anche nel 2026”.
Anche ÖBB prevede di potenziare l’offerta con l’acquisto di 33 nuovi treni, mentre compagnie private stanno pianificando di entrare sul mercato italiano dei treni notturni, ma non senza qualche difficoltà, soprattutto per le tratte internazionali. Tra queste European Sleeper che punta a collegare Milano con alcune destinazioni del nord Europa, e Nox – startup tedesca – che dovrebbe entrare sul mercato europeo dal 2027 e offrire tratte nazionali e internazionali a prezzi molto concorrenziali, esclusivamente con cabine a uso singolo o doppio.
Campi di lavanda, cieli notturni sfavillanti e un cuore avventuroso, fra alture e gole da sogno perfette per il trekking: le Alpi dell’Alta Provenza sono solo una parte della regione, ma condividono con il resto di essa la luce che ha ispirato i grandi artisti, il maestrale che urlando sbatacchia le persiane e spazza via ogni nube, creando i presupposti per lunghe ore di cielo terso e sole splendente, e un’enciclopedia di prodotti agroalimentari sopraffini. Partendo dall’affascinante Aix en Provence, questo itinerario ne esplora vallate e creste.
Le Gorges du Verdon
Prima tappa: Aix-en-Provence
La placida Provenza, ammantata di lavanda e costellata di borghi collinari, è una regione che riassume il meglio della Francia. Il modo più bello per conoscerla è percorrerne le strade secondarie e gironzolare tra i mercati. L’artistica Aix-en-Provence racchiude la classica atmosfera provenzale, con gli edifici color pastello e i richiami a Cézanne, mentre la Montagna di Sainte-Victoire, a est, è meta di splendide escursioni.
Aix è certamente una meta da non perdere per i suoi tanti caffè e per la vita mondana un po’ vintage. Alcuni locali sono infatti in attività da secoli; altri, ugualmente amati dalle persone del posto, hanno comunque qualche decennio di onorato lavoro alle spalle. Insieme, gli uni e gli altri ricordano come fosse la Aix dell’era pre-internet.
La Brasserie de L’Archevêché, vicino all’Institut d’Études Politiques di Aix, è un vivace punto d’incontro per studenti e intellettuali, soprattutto all’ora di pranzo nel suo dehors ombreggiato. Anche la libreria internazionale Book in Bar attira una clientela giovane e cosmopolita. Il Le PTT, invece, è un piccolo bar frequentato da gente del posto, dove avvocati e ambulanti del mercato siedono fianco a fianco; chi sceglie un tavolo all’interno scoprirà un’atmosfera autentica e variegata. Nascosta ma imperdibile, La Brocherie propone carne alla griglia e piatti di mare in un contesto rustico e genuino. Il menu, con specialità come la bistecca con l’osso e la crème brûlée alla lavanda, offre un’esperienza retrò a prezzi accessibili.
Appena fuori dal centro, la Fondation Vasarely colpisce con la sua architettura anni ’70 e il gioco di riflessi sull’acqua. Il museo, progettato dall’artista ungherese Victor Vasarely, è un’immersione nella op art, con sette gallerie esagonali che avvolgono i visitatori tra illusioni ottiche e colori vibranti. Precursore dell’arte digitale, Vasarely lavorò anche nella pubblicità e disegnò copertine per David Bowie, anticipando di decenni il linguaggio visivo contemporaneo. La sua visione del futuro, ancora attuale, trasporta in un universo di pixel prima dell’era digitale
Tra le vie di Aix-en-Provence
Seconda tappa: Manosque
Se si sorvola sulla periferia un po’ squallida, Manosque è una pittoresca cittadina lungo le rive della Durance, con un centro storico medievale, immersa in paesaggi incantevoli. Il paese fu fondato in epoca romana, ma il suo fascino si deve soprattutto al Medioevo, artefice delle sue strette vie lastricate e delle porte Saunerie e Soubeyran, che un tempo facevano parte delle mura cittadine. La Chiesa di Saint-Sauveur, risalente al XIII secolo, è un altro gioiello architettonico.
Manosque è anche la città natale dello scrittore Jean Giono, che nei suoi romanzi ha raccontato la bellezza e la vita semplice della Provenza; la casa in cui visse è oggi un centro culturale dedicato alla sua opera. Immersa tra uliveti, vigneti e campi di lavanda, la cittadina è anche la porta d’accesso al Parco Naturale del Luberon, una delle zone più suggestive della Provenza, oltre a essere vicina al Plateau de Valensole, celebre per le sue distese di lavanda in fiore (tra giugno e luglio). Non a caso, Manosque ospita la sede di L’Occitane en Provence, uno dei marchi di cosmetici naturali più famosi al mondo. La fabbrica e il museo offrono visite guidate per scoprire i segreti della produzione di creme, profumi e saponi a base di ingredienti provenzali.
Terza tappa: Gorges du Verdon
La vostra avventura nell’Alta Provenza è pronta per una memorabile spedizione alle Gorges du Verdon, chiamate talvolta il Grand Canyon d’Europa. Queste gole profonde aprono un varco di 25 km negli altopiani dell’Alta Provenza e, in alcuni punti, presentano pareti che raggiungono i 700 m, due volte l’altezza della Tour Eiffel (321 m). I due villaggi in cui far base sono MoustiersSainte-Marie, a ovest, e Castellane, a est. Chi viaggia in auto o in moto può ammirare il panorama percorrendo due strade da brivido che rasentano le pareti rocciose, mentre il fondo del canyon è accessibile soltanto a piedi o facendo rafting.
La lavanda del Plateau de Valensole
Terza tappa: Digne-les-Bains
Digne-les-Bains, lo dice il nome stesso, è una cittadina termale, famosa per le sue acque sulfuree, i paesaggi montani e i campi di lavanda. Nota per le sue sorgenti termali fin dall’epoca romana, è oggi meta ambita per gli amanti del relax e della cura del corpo. Le Thermes de Digne-les-Bains offrono trattamenti a base di acqua solforosa, indicati per problemi respiratori e articolari.
La città è però anche circondata dalle Alpi dell’Alta Provenza ed è quindi un punto di partenza perfetto per le escursioni. La vicina Riserva Geologica dell’Alta Provenza è una delle più grandi d’Europa e ospita formazioni rocciose, fossili e il famoso Volo del Drago, una spettacolare opera di land art. A pochi chilometri si estende anche il Plateau de Valensole, con i suoi sterminati campi di lavanda. ù
L’artista contemporaneo Andy Goldsworthy ha creato diverse opere di arte ambientale nel territorio circostante, che possono essere meta di escursioni; se invece volete restare sul classico, il Musée Gassendi espone opere d’arte e reperti storici, mentre la Cattedrale di Saint-Jérôme e la Cattedrale di Notre-Dame-du-Bourg raccontano la storia medievale della città. Se visitate Digne in agosto, non perdetevi la Fête de la Lavande, una celebrazione del fiore simbolo della Provenza, con mercatini, sfilate e prodotti locali.
Quarta tappa: Beuil
Beuil, conosciuta in italiano come Boglio (sebbene questo nome sia ormai desueto), è un villaggio pittoresco nel dipartimento delle Alpi Marittime, immerso nella parte alta delle gole del Cianino a un’altitudine di 1450 m. Insieme alla località di Les Launes e a Valberg, nel comune di Péone, forma una delle principali stazioni sciistiche della regione Provenza-Costa Azzurra, con un comprensorio che offre oltre 90 km di piste, suddivise in 52 tracciati di varia difficoltà, serviti da 23 impianti di risalita. Oltre alle piste per lo sci alpino, ci sono più di 25 km di percorsi per lo sci di fondo e itinerari per escursioni con le ciaspole.
Beuil sembrerebbe quindi un polo per gli sport invernali, ma non è tutto qui: durante l’estate, si trasforma in un paradiso per gli amanti della natura e delle attività all’aperto. Con il Massiccio del Mercantour alle porte, è infatti immersa in una zona caratterizzata da una flora e fauna ricche e diversificate, con conifere, fiori alpini, marmotte e camosci. I suggestivi paesaggi delle gole rosse, attraversate dai fiumi Cians e Daluis, sono l’emozionante scenario dove dedicarsi a escursioni a piedi o in mountain bike, ma anche all’arrampicata. A Beuil, la quota culturale è infine rappresentata dalla Cappella dei Penitenti Bianchi, costruita tra il 1710 e il 1720, ed esempio significativo dell’architettura religiosa locale.
Quinta tappa: Nizza
Grinta da grande città, opulenza d’altri tempi e sole tutto l’anno: Nizza (Nice) è l’indiscussa capitale della Costa Azzurra. Nonostante il traffico intenso e la spiaggia di ciottoli (neanche un centimetro di sabbia, purtroppo), il suo fascino resta immutato. Dotata di alberghi, ristoranti e angoli caratteristici, è inoltre un’ottima base per esplorare la zona.
Iniziate con una passeggiata mattutina tra le bancarelle traboccanti di prelibatezze e fiori in cours Saleya, poi inoltratevi nel dedalo di vicoli di Vieux Nice, quartiere storico pieno di localini in cui assaggiare le specialità locali, come la pissaladière (focaccia a base di cipolle guarnita con olive nere e acciughe) e la socca (farinata di ceci). Addolcite il palato con un gelato dal famoso Fenocchio (tra i gusti figurano pomodoro, lavanda, oliva e fico) e trascorrete il pomeriggio prendendo il sole sulle spiagge della Promenade des Anglais, prima di godervi lo spettacolo del tramonto. Se avete tempo, dedicatene un po’ agli eccellenti musei della città. Calcolate almeno un pomeriggio per ammirare i capolavori del Musée d’Art Moderne et d’Art Contemporain (MAMAC).
Sesta tappa: Grasse
Sulle colline a nord di Nizza, la città di Grasse è sinonimo di arte profumiera fin dal XVI secolo e ospita tuttora una trentina di stabilimenti di produzione, molti dei quali offrono visite guidate dei laboratori e, talvolta, la possibilità di affinare le proprie abilità olfattive.
Per diventare perfumier occorre un’esperienza decennale, ma, dato che molto probabilmente non avrete a disposizione tutto questo tempo, dovrete accontentarvi di un corso accelerato. Il famoso Molinard organizza workshop di durata compresa tra 30 minuti e due ore, nel corso dei quali potrete creare un profumo tutto vostro a base di fragranze tra cui sandalo, vaniglia, giacinto, mughetto, muschio e petali di rosa; alla fine del corso vi sarà consegnato un flacone della vostra eau de parfum da portare a casa. Galimard e l’Usine Historique di Fragonard propongono workshop simili. Per un’introduzione al fantastico mondo dei profumi, fate visita al Musée International de la Parfumerie (MIP) e ai suoi giardini, che accolgono le piante e i fiori utilizzati nella produzione dei profumi. Inutile dire che sarà una visita molto fragrante.